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L’Urologia in diretta live dalla Sala Operatoria

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 marzo 2019

Bergamo il 29 marzo Ivano Vavassori (Responsabile dell’Urologia dell’ASST Bergamo Ovest) ed il suo staff saranno protagonisti di tre dirette al SIU Live, evento organizzato dalla Società Italiana di Urologia, in collaborazione con la AUA (American Urological Association) e l’EAU (European Association of Urology), ed interamente dedicato alla chirurgia in diretta. Durante le sessioni di Sala Operatoria dagli Ospedali prescelti vengono presentate le più moderne tecniche chirurgiche in ambito urologico: procedure endourologiche, laparoscopiche e robotiche, eseguite da chirurghi nazionali e internazionali. L’Ospedale di Treviglio-Caravaggio sarà una di queste prestigiose sedi; nella giornata del 29 marzo tre interventi eseguiti dall’urologo ed il suo staff saranno proiettati in streaming sia al convegno, sia a tutti quelli che vorranno seguire l’intervento via web dalla pagina del SIU Live.Gli interventi prescelti sono:
Un intervento di laser per la patologia prostatica
Una ureterorenoscopia renale per calcoli
Un impianto di device temporaneo in uretra prostatica
“Il programma scientifico preliminare di SIU Live – ci spiega il Direttore Generale dell’ASST Bergamo Ovest, Peter Assembergs – è ambizioso e, per la nostra azienda è sicuramente un parterre de rois non indifferente: SIU trasmetterà su 9 schermi circa 100 procedure chirurgiche eseguite in Centri italiani ed esteri collegati (Italia, Cina, Turchia, America), più di 400 partecipanti all’assise all’Auditorium del Massimo di Roma e una diretta planetaria in streaming”.

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Il referto cito-istologico arriva in tempo reale in sala operatoria

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 maggio 2017

sala operatoria1Sovigliana. Venerdì 5 maggio ore 9 presso l’Aula Magna Alessandro Reggiani – via G. Oberdan 13, Sovigliana Spicchio Vinci, nell’ambito del Convegno Nazionale “Processi di qualità in anatomia patologica e chirurgica: presente e futuro nella gestione del paziente oncologico”, organizzato dall’AUSL Toscana Centro, sarà presentato il progetto di telepatologia. Massimi esperti a livello nazionale, chirurghi, patologi, oncologi, infermieri e tecnici di laboratorio si confronteranno anche sui risultati clinici ottenuti dalle terapie personalizzate, i nuovi percorsi e le opportunità per il paziente oncologico.
Il sistema di telepatologia tra le sedi di Empoli e Prato è solo l’inizio di un progetto più ambizioso per attivare anche percorsi paralleli in modo da definire una prima rete telematica e gettare le basi per collegare la Toscana con altre regioni. Il risultato del referto cito-istologico arriva in tempo reale dall’anatomia patologica al chirurgo in sala operatoria. Si tratta di Telepatologia, un progetto unico in Italia, promosso ed applicato dall’Anatomia patologica Empoli-Prato in collaborazione con Estar dipartimento ICT e TS. La sinergia tra l’anatomia patologica e la chirurgia ha un ruolo determinante nella cura dei tumori, grazie alla telepatologia sono garantiti percorsi rapidi, tracciabili, riproducibili che garantiscono alti livelli qualitativi nella gestione del paziente oncologico.
Il progetto Telepatologia consente alla sede di Empoli ed a quella di Prato di leggere e refertare preparati cito-istologici in tempo reale grazie ad una strumentazione all’avanguardia, ad un software modificato ed a una connessione telematica tra le due sedi.“Tutto questo, spiega Mauro Biancalani, direttore di anatomia patologica Empoli-Prato, permette consulti tra patologi in tempi molto più rapidi dei consueti, con strumentazioni in grado di realizzare vetrini digitali, consentendo anche di effettuare diagnosi intra-operatorie in condizioni di assoluta tracciabilità, nelle sedi dove non è fisicamente presente un patologo”.“La frontiera della medicina e delle tecnologie sanitarie, sottolinea Stefano Vezzosi, direttore dipartimento tecnologie informatiche e sanitarie Estar, sono sempre più vicine al mondo della information tecnology grazie a sistemi di avanguardia che non solo azzerano le distanze e avvicinano i professionisti, ma riescono a generare valore aggiunto incomparabile per il paziente.” La possibilità di connessione telematica tra due o più centri di anatomia patologica permette , non solo di ridurre i tempi di risposta per esami complessi, ma anche di rendere virtualmente disponibili, in tempo reale le migliori competenze a disposizione sul territorio per poter avere un teleconsulto secondo percorsi di eccellenze.

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Errori medici in ospedale: la “scatola nera” è atterrata in sala operatoria

Posted by fidest press agency su sabato, 11 giugno 2016

sala operatoria1Tutti i medici possono sbagliare, anche nel nostro Paese. Quanto sbaglino e quanto sia diffuso questo problema, è ancora poco chiaro, soprattutto in Italia. Rompere, però, questi “eventi avversi” è possibile. Basta adottare una politica di gestione del rischio che consenta di intervenire a monte delle cause di errore in ambito sanitario. A questo ci ha pensato l’Ospedale Universitario di Amsterdam che dal 7 giugno ha attrezzato, una tra le venti delle sue sale operatorie con un computer la cui missione è quella di registrare i fatti e le azioni della squadra chirurgica, una vera e propria “scatola nera”. Come per l’aviazione, raccoglie e analizza tutti i dati elettronici durante l’operazione, come la pressione sanguigna, temperatura, frequenza cardiaca, ecc. La sicurezza può significare la differenza tra la vita e la morte: secondo gli studi condotti nel paese, questo dispositivo ha lo scopo di ridurre il numero di incidenti medici in quanto è in grado di rilevare le fasi critiche di un intervento dopo aver esaminato ogni pezzo di informazione. Teodor Grantcharov, il chirurgo canadese a cui si deve l’iniziativa ha sfruttato la sua esperienza per portare a termine il processo. Il medico ha esaminato la propria performance al computer. “Dopo l’intervento chirurgico, ho spesso pensato di avere fatto un ottimo lavoro, ha dichiarato. Ma quando ho guardato le foto, pochi giorni dopo, la mia sensazione era diversa: ho notato cose che potrei migliorare. Tuttavia, la chirurgia, la sicurezza può significare la differenza tra la vita e la morte. ” I dati registrati verranno salvati ed i pazienti vittime d’incidente come le loro famiglie hanno la possibilità di consultare i record qualora ne facciano richiesta. I volti e le voci dei medici sarebbero poi offuscate e distorte per salvaguardare l’anonimato. “L’idea non è quella di creare una cultura in cui scoprire il colpevole, ma di immaginare un ambiente favorevole per l’apprendimento”, ha dichiarato il Prof. Marlies Schijven, il chirurgo responsabile del progetto di Amsterdam. Su 8 milioni di persone che ogni anno vengono ricoverate negli ospedali italiani, commenta Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, 320 mila (il 4% circa) subiscono danni o conseguenze più o meno gravi che potrebbero essere evitati. Di queste, una cifra variabile tra le 14 mila (secondo le stime più ottimiste) e le 50 mila (secondo quelle più pessimiste) muoiono a causa di errori compiuti dai medici o causati da una non adeguata organizzazione delle strutture sanitarie. In fredde cifre sono questi i numeri principali dell’errore medico in Italia. Inoltre questi “eventi avversi” (come asetticamente vengono definiti) spingono gli utenti a ricorrerre sempre più frequentemente al tribunale: sono circa 12 mila le cause pendenti, per una richiesta di risarcimento danni pari a circa 2,5 miliardi di euro. Le cause principali degli errori in ambito sanitario sono gli eccessivi carichi di lavoro, la supervisione inadeguata, la struttura edilizia dell’ambiente di lavoro, la comunicazione inadeguata fra gli operatori, la scarsa competenza o esperienza, l’ambiente di lavoro stressante, una recente modificazione dell’organizzazione del lavoro e la presenza di obiettivi in conflitto (ad esempio tra limiti economici dell’assistenza ed esigenze cliniche). Tra le cause immediate, invece, si annoverano: l’omissione di un intervento necessario, gli errori per scarsa attenzione, le violazioni di un procedimento diagnostico o terapeutico, l’inesperienza in una procedura diagnostica, il difetto di conoscenza (di un nuovo trattamento di documentata efficacia o dei rischi di effetti avversi o della manifestazione clinica di una malattia), l’insufficiente competenza clinica, l’insufficiente capacità di collegare i dati del paziente clinico, la prescrizione illeggibile di una ricetta, le spiegazioni insufficienti, la mancanza di coordinamento da parte del medico di medicina generale rispetto alle varie prescrizioni degli specialisti. Per insufficienza dei meccanismi di controllo, invece, si intende il fallimento di quei meccanismi o procedure che avrebbero dovuto impedire le conseguenze negative dell’errore, come ad esempio la mancanza di un esperto che avrebbe dovuto supervisionare una procedura tecnica eseguita da un medico meno esperto, oppure il mancato controllo di una prescrizione. Pertanto ben venga la “scatola nera” anche nelle nostre sale operatorie.

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L’Associazione Italiana Chirurgia Plastica Estetica (Aicpe) sostiene lo spot di Amami

Posted by fidest press agency su sabato, 1 marzo 2014

chirurgia esteticaIn merito alle polemiche seguite alla grande risonanza che ha ottenuto la presentazione dello spot «Medici-Pazienti-Avvoltoi» di Amami, l’Associazione Italiana di Chirurgia Plastica Estetica (Aicpe), che è tra le firmatarie dell’iniziativa, ritiene opportuno fare alcune precisazioni: «Sosteniamo lo spot di Amami (Associazione per i medici accusati di malpractice ingiustamente) e ne condividiamo i contenuti. Tuttavia vogliamo prendere le distanze da alcune interpretazioni che sono state date, in particolare quelle in cui si identifica nella figura degli avvoltoi una sola categoria professionale» afferma Mario Pelle Ceravolo, vice-presidente dell’Associazione Italiana Chirurgia Plastica Estetica.«L’intento del messaggio pubblicitario di Amami è denunciare l’attività di una serie di persone che operano in diverse categorie, approfittando dei pazienti per ricavarne profitto. Quello che si vuole condannare quindi non è una particolare categoria professionale, ma un comportamento che è, purtroppo, trasversale. È erroneo quindi identificare gli avvoltoi dello spot con gli avvocati».
Conclude Pelle Ceravolo: «Ci sono due diritti importanti da difendere: quello dei pazienti, che devono essere curati da medici responsabili e conservare il proprio diritto ad ottenere la migliore qualità della cura, e quello dei medici, che devono essere posti nelle condizioni di esercitare la propria professione con coscienza e tranquillità senza avvoltoi intorno che possano disturbare ed inquinare il rapporto medico-paziente».
AICPE. L’Associazione Italiana Chirurgia Plastica Estetica (www.aicpe.org), la prima in Italia dedicata esclusivamente all’aspetto estetico della chirurgia, è nata nel settembre 2011 con l’obiettivo di dare risposte concrete in termini di servizi, tutela, aggiornamento e rappresentanza. Ad Aicpe al momento hanno aderito oltre 200 chirurghi in tutta Italia, tra cui si annoverano professionisti di fama e docenti universitari. Membri di Aicpe possono essere esclusivamente professionisti con una specifica e comprovata formazione in chirurgia plastica estetica, che aderiscono a un codice etico e di comportamento da seguire fuori e dentro la sala operatoria. L’associazione ha elaborato e pubblicato le prime linee guida del settore, consultabili sul sito internet, in cui si descrive il modus operandi dei principali interventi. Scopo di Aicpe è tutelare pazienti e chirurghi plastici in diversi modi: disciplinando l’attività professionale sia per l’attività sanitaria sia per le norme etiche di comportamento; rappresentando i chirurghi plastici estetici nelle sedi istituzionali, scientifiche, tecniche e politiche per tutelare la categoria e il ruolo; promuovendo la preparazione culturale e scientifica. Tra gli obiettivi c’è anche l’istituzione di un albo professionale nazionale della categoria.

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La telecamera in sala operatoria

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 luglio 2011

Bukavu Il professor GianBattista Parigi, presidente del Centro Cooperazione Internazionale e della Fondazione Policlinico San Matteo di Pavia, ha registrato ieri mattina per la prima volta un’operazione chirurgica all’Hospital Provincial General de Reference di Bukavu. L’intervento, una osteosintesi con placca e viti di frattura scomposta dell’avambraccio destro su un ragazzo di 18 anni, è stato effettuato dall’equipe del chirurgo George Kwigwa, capo del dipartimento chirurgico, è durato 75 minuti ed è perfettamente riuscito. Particolarità dell’evento, in sé poco più che di ordinaria amministrazione in un ospedale, è stata la videoripresa rilanciata real time in una sala attigua dove Etienne Busha-Bu-Kete Budik, consigliere accademico del ministro dell’ensignement superior, e Joseph Gwamuhanya hanno potuto assistere ed apprendere direttamente dalla vivavoce del chirurgo quanto stava accadendo sul campo operatorio. L’impianto, costituito da una telecamera ad alta definizione fissata alla lampada scialitica, da un personal computer, un impianto audio e un monitor e’ stato messo a disposizione dal Cicops nell’ambito della pluriennale cooperazione tra l’Università di Pavia e l’Université Catholique di Bukavu finanziata da Banca Intesa SanPaolo. L’evento, che già di per sé rappresenta una “première” nella realtà della Repubblica Democratica del Congo, non è però che un primo passo. La soluzione prevede infatti una serie di ampliamenti. Innanzitutto gli studenti della UCB potranno “partecipare” al lavoro dei loro professori seguendo in tempo reale le operazioni chirurgiche. Le immagini, che potranno essere rilasciate su monitor dislocati in sale attigue alla camera operatoria, su singoli pc o in un’aula magna (mediante un proiettore professionale in grado di coprire oltre 50 mq di schermo- andranno infatti a costituire anche la futura mediateca della Facoltà di Medicina. Ogni ripresa, elaborabile tramite un semplice Movie Maker, potrà essere completata dalle parole e dai commenti del professore/chirurgo e messa a disposizione degli studenti su diversi supporti magnetici. L’UCB, con questo evento, conferma ancora una volta la sua eccellenza come centro di studio e di ricerca che troverà ulteriore forza nell’ormai prossima apertura ufficiale del Campus di Kalambo. Questa realtà, fortemente voluta dal Rettore, ospiterà quattro delle cinque Facoltà dell’UCB (Agraria, Diritto, Economia e Informatica), centri di ricerca, alloggi per studenti e professori locali e internazionali, strutture congressuali, ristoranti ed hotel, divenendo così una vera e propria “Cittadella universitaria gioiosa dello studio e della scienza”.

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Sicurezza in sala operatoria

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 novembre 2010

Nell’ambito delle attività per promuovere la qualità e la sicurezza delle cure, il Ministero ha pubblicato un manuale che comprende le linee guida e la checklist, elaborate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nell’ambito del programma “Safe Surgery Saves Lives”, adattate al contesto nazionale. I documenti sono stati predisposti con il contributo dei professionisti operanti in sala operatoria. Tra le associazioni ACOI, SIC, FNOMCEO, IPASVI. Obiettivo del manuale, rivolto ai manager del SSN e a tutto il personale delle équipe chirurgiche, è di migliorare la qualità e la sicurezza degli interventi chirurgici eseguiti nel Servizio sanitario nazionale attraverso la diffusione di raccomandazioni e standard di sicurezza e l’adozione della Checklist per la sicurezza in sala operatoria nel corso di tutte le procedure chirurgiche.

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Meno rischi in sala operatoria

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 marzo 2010

Bergamo Ospedali riuniti. L’Associazione Amici del Trapianto di Fegato ha donato agli Ospedali Riuniti un tromboelastografo, uno strumento per il monitoraggio della coagulazione molto utile negli interventi chirurgici che causano importanti sanguinamenti. In pochi secondi lo strumento consente agli operatori di capire se qualcosa non va e quindi di intervenire tempestivamente per ristabilire il corretto equilibro del complesso meccanismo che regola la formazione dei coaguli nel sangue.  E’ il tromboelastografo. E’ usato soprattutto negli interventi chirurgici che portano a sanguinamenti importanti, come i trapianti e le operazioni di cardiochirurgia.  Conosciuta anche con il nome di emostasi, la coagulazione è un processo dinamico e complesso, con il quale il nostro corpo tiene sotto controllo la formazione dei coaguli, senza causare emorragie o trombi. Come molti processi del nostro organismo, la coagulazione è però anche un processo delicato, che può essere influenzato da diverse patologie e da alcune procedure chirurgiche, che possono causare repentini spostamenti da una condizione emorragica a una pro-trombotica.
Il tromboelastografo in 15 minuti restituisce ai clinici una visione d’insieme delle alterazioni coagulative dei pazienti, consentendo loro di procedere a trasfusioni di sangue più mirate e aiutandoli nella scelta degli emocomponenti più appropriati in base alla situazione del paziente. Questo può contribuire a ridurre il numero di trasfusioni e portare a trattamenti più tempestivi e adeguati. (Federica Belli – in sintesi)

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“Scatola nera” in sala operatoria

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 aprile 2009

“Medici, tranquilli: è in arrivo un supporto didattico e scientifico. Nasce la proposta di legge per l’inserimento della scatola nera in sala operatoria. Non dovrà essere vissuta dal chirurgo come una sorta di “Grande Fratello” che controlla il suo operato, bensì come un supporto utile al suo lavoro, un mezzo per evitare errori e rischi.” Lo sostiene il Consigliere Regionale del Pdl Erder Mazzocchi. “Siamo convinti che inserire una “scatola nera” in sala operatoria che effettui un filmato completo, permette di controllare e valutare ciò che fa il chirurgo e ciò che contemporaneamente accade nel corpo del paziente.”  Prosegue Mazzocchi. “Per evitare di mettere a disagio il professionista ed il paziente e tutelare la loro privacy, dovranno essere utilizzate solo telecamere ambientali. Siamo convinti che questa innovazione permetterebbe non solo di scoprire casi di malasanità ma salvare anche vite umane”. Precisa il consigliere regionale: ”Da un lato rappresenterebbe una sicurezza per il paziente poiché l’intervento sarebbe completamente monitorato, e dall’altro servirebbe anche ad evitare richieste di risarcimento danni nei confronti delle strutture sanitarie in caso di denunce senza fondato motivo. Insomma: una sicurezza per tutti.”.  Conclude, a dovere, Mazzocchi: ”La giunta Marrazzo crede di risanare il bilancio della Regione Lazio, chiudendo gli ospedali. Dobbiamo invece puntare ad investire in tecnologie avanzate, modernizzando la sanità pubblica”.

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Risarcimento danni per infezioni ospedaliere

Posted by fidest press agency su mercoledì, 8 aprile 2009

La diligente sterilizzazione dell’ambiente ospedaliero, della sala operatoria, dei luoghi di degenza e delle attrezzature, costituisce obbligo precipuo della casa di cura che, in virtù del contratto di spedalità, è tenuta ad offrire ambienti salubri ed attrezzature conformi ai parametri della scienza e tecnica medica. Le conseguenze dannose non possono attribuirsi al medico esecutore dell’intervento che si sia avvalso sia di strumenti chirurgici monouso e sia di ulteriore strumentazione custodita presso la struttura, essendo l’evento derivato, nel caso specifico, dalla violazione di obblighi gravanti in linea principale proprio sulla struttura sanitaria. La casa di cura, pur avendo dimostrato di aver seguito di consueto la disinfestazione e sterilizzazione delle sale operatorie nel giorno precedente ed in quello successivo ad ogni seduta operatoria; l’ esecuzione in sale operatorie separate degli interventi a rischio di inquinamento batterico; il  campionamento dell’aria delle sale operatorie; la sterilizzazione delle attrezzature chirurgiche mediante autoclavi; la sostituzione delle parti intercambiabili delle attrezzature; la sterilizzazione dei set di intervento e il posizionamento di idonei terreni di coltura, si riteneva non avesse comunque provato di aver disinfettato e sterilizzato con successo la sala e le apparecchiature medesime, o provata, in alternativa, l’inesistenza del rapporto di causalità fra l’inadempimento ed il danno, per la preesistenza dell’infezione. (Avv. Ennio Grassini – http://www.dirittosanitario.net)

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