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Posts Tagged ‘salari’

Scuola, vietato trattare: Cgil Cisl Uil firmano un contratto indegno per salari da fame

Posted by fidest press agency su sabato, 10 febbraio 2018

moneteSullo schema già sperimentato con le Funzioni Centrali, ieri abbiamo assistito alla ormai consueta accelerazione della trattativa ferma da settimane e mai veramente decollata, che ha portato nell’arco di 18 ore alla firma dell’ennesimo contratto a perdere per i lavoratori pubblici.
Con le nostre continue denunce abbiamo costretto i confederali a non accettare le parti più irricevibili del nuovo contratto (tutoraggio e formazione nella funzione docente, aumento dei carichi a parità di salario), portandoli sulle nostre posizioni e condizionando la trattativa; questo li ha spinti a dare vita ad una trattativa vergognosa svolta su due tavoli: uno con le confederazioni complici di CGIL CISL e UIL e le loro organizzazioni della Scuola e l’altro ritenuto dall’ARAN marginale, con tutte le altre organizzazioni sindacali comprese quelle di CGIL CISL e UIL di Ricerca e Università.Cgil, Cisl e Uil, con questa indegna contrattazione separata, irrispettosa delle altre O.S. e dei lavoratori, hanno firmato l’ennesimo contratto “bidone” per tutta la categoria, con aumenti stipendiali ridicoli pari a un caffè al giorno e una parte normativa che lascia inalterati i peggiori aspetti della legge 107 e della legge Brunetta. Ancora più inaccettabile questa modalità da parte di un sindacato, la Flc Cgil, che ci propina costantemente solfe sulla democrazia sindacale e la partecipazione, mentre alla prova dei fatti nelle scuole e nei tavoli contrattuali assume atteggiamenti arroganti e antidemocratici.Rinviata a data successiva la trattazione delle sanzioni disciplinari, ma questo significa semplicemente che resta in vigore la legge 165 del 2001, che tanti contenziosi ha creato nelle scuole, consentendo ai Dirigenti di comminare sanzioni con trattenuta dello stipendio a troppi lavoratori.Alternanza scuola lavoro e formazione sono totalmente lasciate ai vari commi della legge 107 e pertanto, laddove nella bozza iniziale del contratto il tentativo di normare questi aspetti andava a ledere il capitolo relativo alla funzione docente, adesso la totale deregulation alla quale si torna senza alcun miglioramento contrattuale darà libera interpretazione e ampia discrezionalità ai Dirigenti Scolastici.Inquietante l’Art. 26, realizzazione del PTOF mediante l’organico dell’autonomia, in cui si afferma che: “i docenti in servizio in ciascuna istituzione scolastica appartengono al relativo organico dell’autonomia di cui all’articolo 1, comma 63, della legge 13 luglio 2015, n.107 e concorrono alla realizzazione del piano triennale dell’offerta formativa tramite attività individuali e collegiali: di insegnamento; di potenziamento; di sostegno; di progettazione; di ricerca; di coordinamento didattico e organizzativo”.
Da domani tutti i docenti potranno essere utilizzati in piena libertà dal Dirigente Scolastico, senza alcun rispetto delle professionalità acquisite e nel totale arbitrio gestionale.
A poco serve il “nuovo fondo per il miglioramento dell’offerta formativa” costituito da varie voci tra cui FIS e Bonus premiale, il cui taglio progressivo annuale dovrebbe servire solo a mettere pochi spicci sulla retribuzione professionale docente ma privando le scuole di risorse già all’osso e comunque destinando ancora una buona parte per la premialità. Con la connivenza delle RSU si lascia ai Dirigenti Scolastici il ruolo di assoluta discrezionalità e autocrazia nella gestione della distribuzione di questi soldi che appartengono a tutti i lavoratori e continueranno a essere assegnati a pochi con la solita fasulla propaganda sul riconoscimento del merito.
Inaccettabile il passaggio sulla mobilità. Il contratto diventa triennale, si potrà presentare domanda ogni anno, ma sarà impedito ai docenti che hanno ottenuto titolarità su scuola, dopo le operazioni di mobilità, di presentare domanda per i successivi tre anni.
L’assegnazione dei docenti alle classi è oggetto di mera informazione, l’assegnazione ai plessi e alle sezioni staccate si limita ad un semplice confronto tra Dirigente ed RSU, così come i cinque giorni di formazione il cui utilizzo può essere deciso unilateralmente dal DS anche se le RSU non concordano.Gli aumenti stipendiali vengono “pompati” con una perequazione che fa partire gli aumenti solo dal primo Marzo e non da Gennaio, senza alcuna garanzia che gli stessi siano riconfermati dal 2019, in quanto necessitano di un ulteriore ed eventuale intervento economico del futuro governo.Resta una sezione “obblighi dei dipendenti” totalmente legata ai doveri di diligenza e collaborazione, aprendo scenari pericolosissimi in relazione all’uso dei social con genitori ed alunni, con la possibilità di pesanti sanzioni future per quanti non utilizzino con “finalità educative” tali strumenti.
Che dire? Un cattivo contratto, inutile nella sua incapacità di contrastare gli effetti nefasti degli ultimi interventi normativi che hanno modificato la scuola pubblica statale e totalmente prono alla logica gerarchica del preside padrone e dei “gruppetti” di potere che ormai incarnano nelle scuole la svolta aziendalistica.Un contratto dal quale alcuni aspetti nefasti sono stati espunti grazie alla denuncia che come USB abbiamo fatto in totale solitudine e informando costantemente i lavoratori. A quel che è stato eliminato dalla bozza non è subentrato alcun aspetto positivo o di miglioramento delle condizioni dei lavoratori docenti e ATA, nessuno dei problemi relativi ai numerosi contenziosi che negli ultimi anni abbiamo portato avanti con i lavoratori viene sanato con questo nuovo contratto.Nella storia della contrattazione collettiva i lavoratori ad ogni rinnovo hanno ottenuto un aumento di diritti e salario. Questa volta i lavoratori fanno i conti con una firma indegna apposta da quei sindacati abituati a venderli dentro e fuori dall’Aran. I diritti sempre in bilico fanno il paio con un salario da fame che sarà eroso in pochi mesi dall’inflazione, dalle prossime finanziarie lacrime e sangue, da quanto il nuovo governo riuscirà a stanziare per il sistema perequativo perché, in assenza di nuovi stanziamenti, quel piccolo aumento che vedremo dal mese di aprile potrebbe tornare a decrescere a partire dal gennaio 2019.La truffa è servita, la teatrale presenza sullo sfondo dei sindacati rappresentativi inutili comparse è stata utile solo alla svendita dei lavoratori pubblici.Un’altra rappresentanza sindacale è possibile: siamo certi che i lavoratori della scuola daranno una sonora risposta alle prossime elezioni politiche, ma anche alle prossime elezioni RSU.
Lo sciopero del 23 febbraio rimane e lo confermiamo a gran voce nella consapevolezza che è necessaria più di prima una presenza forte e numerosa dei lavoratori in piazza.

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Burberry London, dopo la lotta l’accordo: sancita la facoltatività del lavoro festivo e aumentati i salari

Posted by fidest press agency su sabato, 11 novembre 2017

Milano. I lavoratori Burberry, sostenuti dall’USB, hanno lottato facendo leva sul blocco del lavoro festivo ed hanno vinto. Un accordo che si estende su tutto il territorio nazionale e uniforma le condizioni degli Outlet a quelle delle Boutique.“La lotta condotta dai lavoratori Burberry London, che hanno bloccato compattamente la disponibilità al lavoro festivo già dal mese di agosto, ha portato nella giornata di oggi a perfezionare un accordo su quella e altre materie che i lavoratori stessi hanno posto come obbiettivi.”, dichiara Francesco Iacovone, dell’USB Lavoro Privato.“Gli istituti contrattuali che sono stati migliorati sono sostanzialmente 3 – prosegue il rappresentante USB – si è esteso il benefit di 30 euro mensili, riservato ai lavoratori boutique, anche ai lavoratori outlet; è’ aumentato il valore economico dei tiket restaurant da € 5.20 a € 7.00 e l’eventuale lavoro festivo, che non diviene in alcun modo obbligatorio e lascia inalterato il diritto a godere le festività nazionali e infrasettimanali, vedrà aumentata la maggiorazione della retribuzione oraria che passerà dal 30% previsto dal CCNL di categoria al 100%.”.“L’accordo, frutto delle rivendicazioni dei lavoratori del distretto di Roma aderenti alla nostra organizzazione sindacale, è esteso in tutta Italia. Ed è un segnale chiaro alle controparti: l’USB sa fare la lotta e coglierne i frutti con accordi che migliorano le condizioni salariali. Raggiungere questo risultato nel giorno dello sciopero generale è la classica ciliegina sulla torta.”, conclude Iacovon.

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“Salari-produttività”: L’iniziativa della Link Campus

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 ottobre 2015

moneteLa Link Campus University ha incoraggiato un gruppo di “volenterosi” (accademici, rappresentanti delle parti sociali, esperti) ad approfondire le tematiche della crescita e il posizionamento in tale contesto delle politiche salariali. Tema quanto mai presente in questa stagione di rinnovi contrattuali nel privato e nel pubblico. Difficile prevedere lo sbocco della partita contrattuale aperta in mancanza di paradigmi condivisi, sia in materia di assetto contrattuale che di politica salariale.
Il rischio è che le soluzioni siano affidate ai soli rapporti di forza.
L’iniziativa della Link Campus University approfondisce il legame tra innovazione-produttività e crescita economica ed individua il ruolo di politiche salariali competitive per l’attivazione di tale circuito.
La politica di distribuzione del reddito viene ancorata all’incentivazione della produzione di “nuova ricchezza” offrendo lo scenario entro cui ricostruire un Sistema di relazioni contrattuali condiviso nei suoi obiettivi, equo nei suoi processi di distribuzione della nuova ricchezza ed affidabile nelle sue regole di funzionamento.
Il contributo allegato si avvantaggia di discussioni collettive alle quali hanno partecipato anche rappresentanti sindacali.
L’obiettivo dell’iniziativa non è quello di rinverdire un dibattito tra esperti ma di avviare una riflessione che coinvolga anche le parti sociali, partendo dalla constatazione che l’attuale combinazione bassi salari – bassa produttività è risultata una strategia perdente per la competitività del nostro sistema produttivo, con i suoi risvolti negativi in termini di ridotta capacità produttiva ed occupazionale.
Ricostruire un nuovo tessuto di relazioni tra parti sociali e fra le parti sociali e Governo è un obiettivo non di breve termine nelle circostanze attuali. Ma non si realizzerà mai in assenza di impegno progettuale che armonizzi le diverse convenienze lungo un asse di obiettivi condivisi. I tempi sono stretti ed illusorio pensare che il Governo risolva i problemi delle parti sociali, per le quali vale il detto latino: “simul stabunt – simul cadent” (insieme staranno oppure insieme cadranno)

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In italia i salari ai primi posti… per la tassazione!

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 Mag 2011

Aleardo Pelacchi, con riferimento a quanto evidenziato dall’OCSE sui temi dei bassi salari e dell’alta tassazione – degli stessi -, ribadisce quanto proposto nella piattaforma di rinnovo del CCNL di Unità Sindacale Falcri Silcea: “Ancora una volta dobbiamo sottolineare come sia stato il fattore lavoro ad assumersi, grazie al contributo fondamentale fornito con impegno e professionalità dalle lavoratrici e dai lavoratori, quelle sostanziali responsabilità che stanno consentendo al Sistema del credito di superare la menzionata “crisi reputazionale” e l’attuale crisi finanziaria. In un contesto come quello attuale diventa, pertanto, inaccettabile continuare a rinviare l’ineludibile recupero salariale indispensabile affinché si gettino le basi per affermare il principio fondamentale della giustizia distributiva. Unità Sindacale, al fine di proporre la giusta rivendicazione economica, intende partire da un’analisi estremamente sintetica di due problemi strutturali presenti nel nostro Paese: la questione fiscale ed i bassi salari. Il tema del “cuneo fiscale” è, evidentemente, un problema che andrebbe definitivamente affrontato e risolto. Il costo vivo sostenuto da parte delle aziende per il lavoro dipendente è tra i più alti tra tutti i paesi aderenti all’OCSE, mediamente occorre moltiplicare per 1,6 la retribuzione lorda per ottenere la cifra indicativa del costo unitario sostenuto da un’azienda per mantenere la collaborazione da parte del dipendente: sembra evidente che questo, in un’ottica di mercati competitivi globalizzati non sia più sostenibile. Il risparmio sul mero costo del lavoro dovrebbe essere ottenuto mediante una riduzione della pressione fiscale sul lavoro dipendente (IRAP e addizionali IRES). Il Sindacato e la Parte Datoriale devono poter rappresentare un unico interesse, capace di influenzare opportunamente le decisioni del Governo, in merito alla riforma fiscale atta al rilancio dell’economia che non può e non deve passare a discapito dei lavoratori che oggi vedono già fortemente compressa la loro capacità di spesa e di investimento bloccando, di fatto, la creazione di quel mercato interno che permetterebbe ad una Nazione sana di superare molto più agevolmente qualsivoglia stato di crisi globale.” Aleardo Pelacchi, infine, ricorda che “come riportato dal Rapporto 2010 sul Mercato del Lavoro nell’Industria Finanziaria, nel settore bancario, il rapporto tra la retribuzione netta percepita dal lavoratore ed il relativo costo aziendale è pari a 1:1,90”.

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La sfida di Marchionne

Posted by fidest press agency su martedì, 26 ottobre 2010

Dichiarazione dell’On. Giorgio Merlo (Pd) “La sfida lanciata da Marchionne non può essere banalmente rispedita al mittente o semplicemente irrisa, come fa il leader di Futuro e Libertà Fini. E’ persino scontato ricordare che in un mercato globale o si compete o si è marginali ed emarginati. Se è indubbio che Marchionne deve dire quali sono i contenuti del piano di Fabbrica Italia, è altrettanto indubbio che i sindacati italiani, in particolare la Cgil e la Fiom, invece di fermarsi alla difesa dei vecchi modelli, dovrebbero concentrare l’attenzione e la sfida sulla produttività e sui salari. Ma non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire”.

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Dall’idraulico polacco al medico rumeno

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 settembre 2010

Ai tempi della direttiva Bolkenstein del 2006 ci fu chi agitò lo spettro dell’idraulico polacco. Il timore era che con la liberalizzazione del mercato dei servizi, l’Unione sarebbe stata invasa da manodopera specializzata di paesi dai salari e dal tenore di vita talmente basso che la concorrenza sarebbe stata insostenibile. Tempora currunt e oggi c’è già chi parla di una nuova invasione, quella dei medici rumeni. All’argomento ha dedicato un articolo di prima pagina il giornale tedesco “Sueddeutsche Zeitung”, secondo il quale l’emigrazione di medici dai paesi Ue dell’est a quelli dell’ovest – quindi all’interno dei confini di Schengen – sarebbe in costante crescita. La Romania, in particolare, avrebbe perso in circa tre anni (cioè dal suo ingresso nell’Unione, datato 2007) più di seimila tra medici, dentisti e farmacisti, trasferitisi nei paesi occidentali che riconoscono la loro laurea. Stesso discorso per la Bulgaria (anch’essa nell’Ue dal 2007), dove ogni giorno ci sarebbe un medico che abbandona il Paese, almeno ad ascoltare il ministro della Sanità Annamaria Borissowa. Per il giornale tedesco a spingere i medici dell’est all’emigrazione sono gli stipendi (in Romania un giovane laureato guadagna non più di 350 euro al mese; in Germania, Francia o Gran Bretagna può arrivare a prendere dieci volte tanto) e i tagli dei governi nazionali alla spesa pubblica. E poi c’è la situazione dei paesi d’arrivo, a corto di personale sanitario come la Germania (i cui giovani preferiscono andare a lavorare in Scandinavia oppure in Svizzera).
E l’Italia? Anche qui il fenomeno si sente, più al Nord che altrove. Dei 15mila medici stranieri iscritti all’Ordine nazionale, il 52 per cento lavora nelle Regioni settentrionali, Lombardia, Piemonte e Veneto in particolare. Prevalgono le nazionalità extracomunitarie (Iran, Venezuela, Argentina) ma è comunque robusta la rappresentanza di paesi come Romania o Grecia. E anche in Italia come altrove i medici stranieri mettono piede per coprire carenze o settori dove i colleghi italiani sono in ritirata: «A Milano quasi la metà del medici di Ca è straniera» conferma Roberto Carlo Rossi, vicepresidente dell’Ordine provinciale, e condizioni non molto diverse si registrano nei Pronto soccorso e nei servizi della medicina ambulatoriale. Tutta l’Europea è paese. (fonte doctor news)

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Per la Sanità campana è crisi “greca”

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 Mag 2010

Sta rientrando l’emergenza-stipendi esplosa la settimana scorsa all’Asl Napoli 1: il pagamento dei salari di aprile dei diecimila dipendenti in forza all’azienda sanitaria ha ricevuto il via libera martedì scorso, assieme ai cedolini di marzo dei medici di famiglia e degli altri convenzionati. Crisi rientrata in una settimana grazie a una procedura contabile straordinaria, ma il problema di fondo rimane: la Sanità campana è sull’orlo della bancarotta, tanto da ispirare al neopresidente della Regione, Stefano Caldoro, un paragone con la Grecia. È una metafora utile soprattutto a preparare la strada al piano di razionalizzazione messo a punto dal subcommissario Giuseppe Zuccatelli. Le prime anticipazioni parlano di un taglio di oltre 200mila posti letto, da ottenere con la chiusura di tutte le strutture con meno di cento posti. «Una riorganizzazione è urgente» commenta Carlo Melchionna, segretario regionale di Anaao-Assomed «ma avremmo voluto essere consultati e abbiamo forti perplessità sui tempi. Il piano di Zuccatelli è quinquennale, qua servono risultati già dopo un anno. E poi si parla di chiusure a tutto campo  – su un’ottantina di case di cura campane, non più di tre o quattro superano i cento posti letto – ma non si prevede alcuna integrazione ospedale-territorio per assorbire il vuoto che si verrà a creare». «Il dissesto in cui versa la Sanità campana» osserva invece Gennaro Caiffa, presidente di Snami Napoli e responsabile nazionale del settore medicina fiscale «è il risultato di 15 anni di politica dissennata. Serviranno sacrifici pesanti e noi siamo pronti a fare la nostra parte, a patto che si adottino misure concrete. Le nostre proposte? Per esempio un ticket generalizzato, per scoraggiare l’inappropriatezza». (fonte doctor news)

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Recupero efficienza ed economia di scala

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 aprile 2010

Editoriale Fidest. In tempi di “vacche magre” il buon padre di famiglia sa di certo mettere a frutto le sue risorse per migliorare il trend familiare a fronte di una flessione delle entrate o in conseguenza ad un aumento del costo della vita o della sommatoria di entrambi. Lo Stato come una famiglia più grande non dovrebbe essere da meno. Non è così purtroppo e gli sprechi, gli scarsi controlli, gli errori di programmazione, ecc. producono una spirale avversa nella quale si richiede al cittadino un maggiore tributo fiscale e non si fa nulla per adeguare i salari e le pensioni al costo della vita. La risposta è inevitabile: aumenta l’evasione e ognuno cerca d’arrangiarsi come può trasformando un necessario e ordinato sviluppo della società in un assalto generalizzato alla diligenza pubblica. Si moltiplicano le lobby, i gruppi di pressione, si esaltano le chiusure corporative e si riduce il legislatore a un mero terreno di conquista per leggine ad hoc permissive e clientelari. Occorrono a questo punto degli interventi urgenti per invertire la tendenza che è autolesionista poiché in una società complessa come la nostra l’effetto domino che produce un disservizio si riflette inevitabilmente anche nelle attività virtuose. Non solo. Siamo maniacalmente portati a ritenere appagante introdurre provvedimenti tampone, mentre bisogna agire su tutta la filiera per ottenere quelle economie di scala necessarie per far funzionare a pieno regime l’intero sistema produttivo del Paese. Pensiamo, ad esempio, alla riforma fiscale. Bene. Facciamola ma con essa anche la riforma della pubblica amministrazione, degli organi amministrativi di controllo, della giustizia amministrativa, ecc. Lo stesso possiamo dire per la giustizia, la scuola, il welfare, ecc. Tutti noi sappiamo molto bene che se nasce un contenzioso nel civile come nel penale la brevità dei processi è fondamentale per renderli credibili. Ma non è certo la scorciatoia che si paventa della prescrizione se il processo va oltre un certo numero di anni. Al contrario dobbiamo mettere in conto che non dobbiamo arrivarci ma per questo è necessario snellire le procedure, informatizzarle individuare e neutralizzare i tempi morti. Tutto questo diventa una sfida che dobbiamo a noi stessi, alla classe politica e agli stessi poteri forti che vivono nell’ombra e si adagiano sulla rendita parassitaria delle disfunzioni statuali, perché ne va del nostro avvenire, quello dei nostri figli e nipoti. Noi stiamo entrando di prepotenza nella cultura del fare e non più in quella del dire e degli annunci e degli slogan e non c’è tempo per altro perché la crescita paese in un mondo globalizzato si misura con la regola del confronto e del successo. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Prezzi e salari. Roma più cara di Milano

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 agosto 2009

Secondo l’indagine dell’UBS Roma risulta piu’ cara di Milano pur avendo stipendi inferiori. La ricerca confronta i prezzi di un paniere di 122 beni e servizi (non solo, quindi, del BigMac o dell’IPod), salari, deduzioni dai salari e orari lavorativi con il potere d’acquisto di 71 citta’ del mondo. I corsi di cambio e le differenze d’inflazione hanno un impatto decisivo sui confronti. Dal momento che il livello dei prezzi non e’ di per se’ indicativo delle effettive possibilita’ d’acquisto in loco, si effettua un raffronto a livello di potere d’acquisto, ossia si rapporta il livello dei prezzi a quello salariale nelle varie citta’ in questione. L’indagine sfata un mito: nella Capitale dei pubblici dipendenti, a reddito “statale”, i prezzi sono piu’ alti di Milano che in aggiunta ha salari maggiori. Insomma, Milano ha un maggior potere di acquisto rispetto a Roma. E allora, che senso hanno tutti i discorsi che abbiamo sentito in questi giorni sulle “gabbie salariali”? Di fatto le “gabbie” gia’ esistono, come aveva fatto rilevare la Banca d’Italia nei giorni passati, ma cio’ non e’ bastato. Ora si aggiunge l’indagine dell’UBS a confermare quanto gia’ detto. Evidentemente a qualche nostro politico il caldo estivo fa male, o meglio, bisogna straparlare senza sapere cosa si dice. Tanto, fra qualche giorno, nessuno ricordera’ piu’ nulla.

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Roma:¨precari in rivolta

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 luglio 2009

Duecento precari, fra collaboratori coordinati e continuativi e a tempo determinato, perdono il posto di lavoro dopo anni di servizio in Apat e Icram, gli Enti che dal 2008 hanno costituito ISPRA. “È paradossale che il governo parli di interventi contro la crisi e per difendere l’occupazione e poi, di fatto, licenzi sui dipendenti, per giunta in un ente di ricerca”, dichiara Enrico Morreale del coordinamento nazionale precari USI RdB Ricerca. “In un momento di crisi, con professionalità alte e specializzate, equivale a metterci sulla strade, noi e le nostre famiglie. Per questo abbiamo deciso che rimarremo ad oltranza nella sede centrale, perché noi siamo importanti per ISPRA e da ISPRA traiamo i nostri salari”. “E’ importante che si sappia che ci sono i fondi e anche le norme per rinnovarci i contratti – prosegue Morreale – basterebbe un’autorizzazione del Ministro alla struttura commissariale. Ma fallito il tentativo di rinnovare i contratti attraverso una norma specifica il Ministro ed il Ministero ci ha abbandonato. Chiediamo un intervento immediato della Prestigiacomo, che ha il dovere di intervenire per evitare i nostri licenziamenti. La lotta è iniziata solo adesso e non abbandoneremo il nostro lavoro”, conclude il lavoratore licenziato.

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Cgil Cisl e Uil, subito via libera contratto sanità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 giugno 2009

Stringere i tempi sul via libera al contratto nazionale di lavoro del comparto sanità. A chiederlo sono i sindacati confederali Cgil Fp, Cisl Fp, Uil Fpl, secondo cui “la richiesta di chiarimenti avanzata dal ministero dell’Economia e della Funzione pubblica sull’ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto sottoscritto il 14 maggio, non può e non deve essere elemento di ulteriore ritardo nella procedura di certificazione dell’accordo stesso”. L’accordo riguarda circa 600 mila lavoratori tra infermieri, personale tecnico e amministrativo della sanità pubblica. “Questi lavoratori – sottolineano i confederali in una nota – aspettano il rinnovo del contratto, ormai scaduto da dicembre 2007, per rafforzare il potere d’acquisto dei loro salari e per cogliere le nuove opportunità di valorizzazione economica e professionale introdotte con la contrattazione decentrata. Il Servizio sanitario nazionale richiede politiche attente ai bisogni dei cittadini sul territorio attraverso l’apporto di professionisti motivati e valorizzati”. Per i tre sindacati, “un Ssn moderno deve saper ottimizzare le risorse investite nella programmazione sanitaria attraverso una maggiore responsabilizzazione delle Istituzioni regionali e l’introduzione di nuovi e più adeguati strumenti di partecipazione dei lavoratori”.

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Il 23 aprile è Sciopero Generale

Posted by fidest press agency su martedì, 31 marzo 2009

Dopo la manifestazione del sindacalismo di base Il 28 marzo scorso con oltre 50.000 lavoratori, precari e studenti scesi in piazza a Roma il 23 aprile si riprende la protesta. Un no soprattutto per non far pagare la crisi nuovamente a chi lavora ed alle fasce più deboli della società, un no alla precarietà ed ai licenziamenti, per aumenti dei salari e delle pensioni. Lo sciopero generale del 23 aprile, come la manifestazione del 28 marzo avrà quindi come obiettivo quello di sostenere la piattaforma unitaria del Patto di Base approvata dall’ultima assemblea unitaria del 7 febbraio. Si fermeranno i trasporti, i lavoratori pubblici e quelli privati e si svolgeranno manifestazioni regionali in tutto il Paese. Questa è e sarà la risposta dei lavoratori ai provvedimenti del governo ed agli accordi che Confindustria, Cisl, Uil e Ugl stanno concordando ormai da mesi e che tendono alla distruzione del contratto nazionale, alla cancellazione del diritto di sciopero e, in definitiva, alla trasformazione del conflitto ed anche del confronto in una sorta di “collaborazione” che vede i lavoratori qualisoggetti passivi di tale “mutazione” sociale ed unici a pagare i costi dell’attuale crisi economica

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Ires – Cgil: “Salari in crisi”

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 marzo 2009

Venerdì 27 marzo, alle ore 10.30, presso la sede della Cgil (Sala Santi) in Corso d’Italia 25, a Roma, in conferenza stampa si farà il punto su salari, produttività e distribuzione del reddito. Presenti Agostino Megale, segretario confederale Cgil e presidente Ires, Riccardo Leoni, Professore di Economia del lavoro presso l’Università degli studi di Bergamo e Guglielmo Epifani, segretario generale Cgil. L’onda recessiva che si sta abbattendo sull’economia mondiale rischia di aggravare nel nostro paese una situazione già critica, a partire dalla questione salariale. Siamo in una fase di pesante recessione in cui sono cresciute le diseguaglianze sociali, a partire da quelle redistributive della ricchezza. Nel corso della Conferenza sarà presentato il IV rapporto delI’Ires l’Istituto di ricerche economiche e sociali della Cgil: “Salari in crisi” edizioni Ediesse.

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