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Posts Tagged ‘salario’

Europa: Dibattito sul salario minimo

Posted by fidest press agency su domenica, 23 Maggio 2021

Il ministro degli esteri Luigi Di Maio, parlamentari europei e nazionali e rappresentanti delle parti sociali discutono di uno degli ultimi strumenti pensati per proteggere i lavoratori contro i rischi di povertà. Entra in questi mesi nel vivo in Europa la discussione sulla direttiva che punta a introdurre lo strumento del salario minimo in tutti gli Stati membri. La norma, proposta dalla Commissione europea il 28 ottobre scorso e ora all’esame del Parlamento, punta, tra le varie cose, a garantire che i salari minimi siano sempre fissati al di sopra della soglia di povertà. Un dibattito che interessa da vicino anche l’Italia, uno dei 6 Paesi UE in cui questo sistema di protezione è fornito esclusivamente dai contratti collettivi. Della situazione italiana e dell’iter legislativo europeo si parlerà in un webinar organizzato dall’Ufficio in Italia del Parlamento europeo, in collaborazione con la Rappresentanza della Commissione europea in Italia, a cui parteciperà il ministro degli esteri Luigi Di Maio. Interverranno, inoltre, gli europarlamentari Antonio Tajani –Tbc (PPE – FI), Elisabetta Gualmini (S&D – PD), Elena Lizzi (ID – Lega), Vincenzo Sofo (ECR – FdI) e Daniela Rondinelli (M5S) e i deputati Susy Matrisciano (M5S) e Romina Mura (PD), presidenti, rispettivamente, della commissione Lavoro del Senato e della Camera. In rappresentanza delle parti sociali parteciperanno Maurizio Stirpe, vicepresidente Confindustria, Susanna Camusso, responsabile politiche internazionali della CGIL, Donatella Prampolini, vicepresidente Confcommercio, Giulio Romani, segretario confederale CISL, Tiziana Bocchi, segretaria confederale UIL e Francesco Paolo Capone, segretario generale UGL. Saluti istituzionali di Carlo Corazza, capo dell’Ufficio del Parlamento europeo in Italia, e di Antonio Parenti, capo della Rappresentanza in Italia della Commissione europea.Modera il giornalista di La7 Frediano Finucci.

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Sanders e il salario minimo: sconfitto ma non si arrende

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 marzo 2021

By Domenico Maceri, PhD. “Vorrei proprio sentire da qualcuno in questo gruppo che potrebbe vivere con sette dollari l’ora”. Ecco come Bernie Sanders, senatore liberal del Vermont, ha sfidato nell’aula del Senato i suoi colleghi per incoraggiarli a votare a favore della proposta di aumentare il salario minimo federale da 7,25 a 15 dollari l’ora. Lo stipendio annuale dei senatori di questi giorni è 174mila dollari annui quindi notevolmente superiore al salario minimo federale. Da aggiungere inoltre che non pochi dei senatori attuali sono milionari.Sanders non è riuscito a convincere 60 dei suoi colleghi ad approvare il suo emendamento di includere la clausola dell’aumento del salario minimo a 15 dollari l’ora come parte della proposta di legge sullo stimolo. Tutti i senatori repubblicani e 8 dei democratici hanno votato contro. La parliamentarian, la garante delle regole al Senato, aveva indicato che l’aumento al salario minimo non poteva fare parte del disegno di legge di 1900 miliardi mediante la manovra della “reconciliation” che solo richiede una semplice maggioranza per l’approvazione. Il salario minimo è stato tolto e poco dopo il pacchetto di stimolo è stato approvato (50 sì, 49 no) ed è ritornato alla Camera dove è stato approvato anche lì con voti esclusivamente democratici (220 sì, 211 no). Biden firmerà la legge a breve.Nonostante la sconfitta in questo round Sanders non si arrende ed ha promesso di continuare la battaglia che per lui è divenuta una sorta di crociata iniziata anche prima delle primarie del 2016 e continuata in quelle del 2020. Il presidente Joe Biden aveva indicato che anche lui appoggiava l’aumento a 15 dollari l’ora ma il paladino dell’aumento è stato ovviamente Sanders.Il bisogno di aumentare il salario minimo viene spesso citato da Sanders come indispensabile a coloro che lo percepiscono. Influirebbe positivamente su 32 milioni di lavoratori, il 60 percento dei quali sono in grande misura lavoratrici di colore. Questo è un gruppo di persone che tipicamente vota per i democratici, riconoscendosi nelle politiche supportate da Sanders. Si tratta di individui che con frequenza guadagnano così poco che qualificano per sussidi governativi. In uno studio del governo richiesto da Sanders si viene a sapere che i dipendenti di Wal-Mart e McDonald’s sono le aziende più grosse con le più alte percentuali di lavoratori che ricevono sussidi a causa dei bassi stipendi.Il salario minimo è rimasto congelato a 7,25 dollari l’ora dal 2009, il che vuol dire che il potere di acquisto attuale equivale solo 5,97 dollari. Ecco perché 20 Stati e 32 città americane lo hanno già aumentato. L’aumento proposto da Sanders si applicherebbe a tutti gli Stati e beneficerebbe direttamente 17 milioni di lavoratori che adesso guadagnano meno di 15 l’ora. Inoltre altri 10 milioni che al momento guadagnano poco più di 15 dollari l’ora ci guadagnerebbero per la pressione verso l’alto su tutti i salari. Il 60 percento degli americani è favorevole all’aumento del salario minimo anche in alcuni Stati dominati dai repubblicani. In Florida, per esempio, Stato vinto da Trump nel 2016 e nel 2020, i cittadini hanno approvato l’aumento del salario minimo a 15 dollari l’ora mediante un referendum nella scorsa elezione. Storicamente, però, la filosofia dei repubblicani è sempre stata quella di salari sempre più bassi, lasciando al mercato e non al governo il compito di determinare i costi, incluso quello del lavoro. I legislatori repubblicani continuano ad essere contrari all’aumento come hanno dimostrato recentemente nell’emendamento di Sanders. Ciononostante alcuni si sono resi conto della popolarità dell’idea ed hanno cominciato ad offrire alternative. Il senatore Tom Cotton, (Arkansas) ha proposto un aumento a 10 dollari, includendo l’indicizzazione al Consumer Price Index (Indice di prezzi di consumo) ogni due anni. Il senatore Josh Hawley del Missouri ha proposto 15 dollari, limitando però la sua idea solo alle aziende con entrate di un miliardo di dollari.Si tratta però di proposte teoriche fatte solo per dare l’impressione di essere sensibili ai poveri. Aprono però all’idea che forse qualcuno dei repubblicani potrebbe accettare un aumento a meno di 15 dollari l’ora. Incoraggia anche quei pochi senatori democratici come Joe Manchin (West Virginia) e Kyrsten Sinema (Arizona) ad avvicinarsi alla posizione di Sanders. Il caso di questi due senatori è di vitale importanza poiché una delle strategie legislative dei democratici consiste di eliminare il “filibuster”, la regola al Senato di ottenere 60 consensi per procedere ai voti. Considerando che nessuno dei senatori repubblicani ha votato per lo stimolo si è iniziato a parlare di eliminare il filibuster o almeno di renderlo più difficile di applicarlo. Manchin ha dichiarato che i continui rifiuti di cooperazione dei colleghi repubblicani lo stanno convincendo ad alcune modifiche per ridurre il potere di 40 senatori di bloccare l’agenda legislativa del presidente Biden. Con il filibuster ancora in vigore, la strada aperta alle nuove proposte di legge rimane quella della manovra di reconciliation, limitata a questioni di bilancio, che solo richiede una semplice maggioranza. Un’altra manovra di reconciliation è già prevista per affrontare la questione delle infrastrutture nella quale Sanders e i democratici potrebbero tentare di nuovo l’inclusione dell’aumento al salario minimo. Il traguardo dell’aumento sarebbe utile non solo per i beneficiari ma anche dal punto di vista politico per i democratici i quali lo potrebbero usare nelle prossime elezioni di midterm del 2022.Alla fine, come ha dichiarato il senatore democratico Ron Wyden (Oregon), dato che la maggioranza degli americani favorisce l’aumento del salario minimo in qualche modo si farà. “Non lo abbiamo potuto fare entrando dalla porta principale né dalla porta di dietro, quindi lo dovremo compiere da una finestra” ha continuato Wyden. La “finestra” potrebbe riferirsi alla prossima reconciliation oppure l’eliminazione del filibuster.Domenico Maceri, PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California.

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Salario minimo come rimedio alla disuguaglianza e alla povertà lavorativa

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 febbraio 2021

Bruxelles.Per combattere disuguaglianza e povertà lavorativa, il PE chiede un salario minimo, condizioni eque per i lavoratori delle piattaforme digitali ed equilibrio tra lavoro e vita privata.Il principio secondo cui il lavoro è il mezzo migliore per combattere la povertà non si applica ai settori a bassa retribuzione e a quelli che lavorano in condizioni di lavoro precarie e atipiche. I deputati esortano dunque la Commissione e i Paesi UE ad includere la prevenzione della povertà lavorativa nell’obiettivo globale di porre fine alla povertà nell’Unione.I deputati accolgono la proposta della Commissione di direttiva UE su salari minimi adeguati, descrivendola come un passo importante per garantire che tutti possano guadagnarsi da vivere con il proprio lavoro e partecipare attivamente alla società. Dove applicabile, la direttiva dovrebbe garantire che i salari minimi legali siano sempre fissati al di sopra della soglia di povertà.Inoltre, i datori di lavoro non dovrebbero adottare prassi che prevedono la deduzione dai salari minimi dei costi necessari per l’esecuzione del lavoro, come l’alloggio, gli indumenti necessari, gli strumenti, i dispositivi di protezione personale e altre attrezzature.I deputati sottolineano che il quadro legislativo relativo alle condizioni minime di lavoro deve essere applicato a tutti i lavoratori come ulteriore elemento della lotta contro la povertà dei lavoratori, inclusi i lavoratori precari e atipici della gig economy.I lavoratori delle piattaforme digitali devono essere inclusi nelle leggi vigenti in materia di lavoro e nelle disposizioni in materia di sicurezza sociale. Inoltre, la proposta legislativa della Commissione dovrebbe garantire che i lavoratori delle piattaforme possano costituire rappresentanze dei lavoratori e formare sindacati per concludere contratti collettivi.I deputati invitano gli Stati membri a recepire rapidamente la direttiva sull’equilibrio tra attività professionale e vita familiare e a darle piena attuazione. Poiché, tendenzialmente, le donne sono in media più esposte degli uomini al rischio di povertà e di esclusione sociale rispetto agli uomini, è fondamentale far fronte al divario retributivo di genere e garantire l’accesso a un’assistenza all’infanzia di qualità ed economicamente accessibile. Il testo non legislativo è stato approvato con 365 voti favorevoli, 118 contrari e 208 astensioni.

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Scuola: Stipendi docenti, potere d’acquisto fermo da 4 anni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 ottobre 2020

Per Anief è arrivato il momento di adeguarli all’inflazione con una salario minimo di cittadinanza, di prevedere per il personale della scuola indennità minima di dieci euro giornaliere per rischio biologico in tempo di Covid-19, di stabilire risorse nella legge di bilancio per aumenti di ulteriori 50 euro rispetto ai cento euro già stanziati. In questo modo, conclude Pacifico, nel prossimo contratto potremmo dare aumenti di 450 euro mensili a ogni dipendente dei nostri istituti.Il gap di mille euro medi in meno al mese rispetto alla media UE rimane intatto. Si confermano significative le differenze tra i paesi europei negli stipendi tabellari iniziali degli insegnanti: i compensi possono infatti variare, a seconda del paese, da 5 a 80 mila euro lordi all’anno. Scorrendo il Rapporto Eurydice 2020, risultano infatti decisamente più alti gli stipendi iniziali degli insegnanti in Belgio, Irlanda, Spagna, Paesi Bassi, Austria, Finlandia, Svezia e Scozia. Stipendi ancora più maggiori si registrano in paesi con PIL pro-capite alto: Danimarca, Germania, Lussemburgo, Svizzera, Islanda, Liechtenstein e Norvegia. Le stime europee indicano che gli stipendi dei nostri prof possono aumentare di circa il 50% solo dopo 35 anni di servizio. Secondo Bruxelles, i nostri insegnanti hanno bisogno di una significativa anzianità di servizio per raggiungere aumenti salariali modesti, poiché gli stipendi possono aumentare di circa il 50% solo dopo 35 anni di servizio. Per contro, in Irlanda, Paesi Bassi e Polonia, gli stipendi tabellari iniziali dei docenti possono addirittura aumentare di oltre il 60% già nei primi quindici anni di servizio, e ancor di più negli anni successivi. Infine, va rilevato che in Spagna, Francia, Paesi Bassi, Regno Unito, esattamente come in Italia, il potere di acquisto degli insegnanti è rimasto più o meno lo stesso negli ultimi 4 anni.Ma perché il disavanzo stipendiale si mantiene così alto? Ad oggi, l’unica certezza è quella dell’aumento stipendiale del 3,48% del 2018, giunto dopo quasi un decennio di blocco; gli stipendi dei docenti italiani hanno subito gli influssi di un nuovo stop contrattuale che perdura ormai da un biennio. A ben vedere, c’è anche una recente novità in busta paga, che ha avuto effetto la scorsa estate, a partire dalla mensilità di luglio 2020: è quella del taglio del cuneo fiscale, quindi dell’imposta sul reddito delle persone fisiche (con trattamento integrativo di importo pari a 600 euro nel 2020 e di 1.200 euro a decorrere dal 2021, ma solo se il reddito annuo complessivo individuale non supera i 28.000 euro), introdotto per tutti i dipendenti pubblici, compresi i docenti e il personale Ata. A fronte di questa situazione, Anief reputa indispensabile avviare al più presto la trattativa per il rinnovo del contratto del comparto scuola, al fine di procedere con l’assegnazione di aumenti stipendiali “veri” a tre cifre, come accordato dai ministri Marco Bussetti prima (aprile 2019) e Lorenzo Fioramonti (nella seconda parte dello stesso anno): si ricorda che se in media lo stipendio di docenti e Ata non supera i 30 mila euro, guardando alle stime ufficiali della PA la media è di 34.491 euro. Anche i dipendenti ministeriali (con 30.140 euro annui medi) superano il personale docente. Nella presidenza del Consiglio gli stipendi medi annui sono di 64.611 euro e nelle Autorità indipendenti superano i 91.259 euro. Per non parlare dei magistrati, che sforano i 140 mila euro.

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Definitivamente chiuso il Tmb Salario. Revocata l’AIA

Posted by fidest press agency su domenica, 15 settembre 2019

Roma. È stata revocata l’Autorizzazione integrata ambientale (AIA) per il l’impianto Tmb (trattamento meccanico biologico) di proprietà di Ama in via Salaria, distrutto da un incendio lo scorso 11 dicembre. “Il Tmb Salario non riaprirà mai più: questa è una bella notizia e una grande vittoria per la città e i residenti. A tre mesi dalla mia lettera con la richiesta di revoca alla Regione Lazio, finalmente l’atto che rende definitivamente inutilizzabile quell’impianto per i rifiuti è una realtà” dichiara la sindaca di Roma Virginia Raggi. Spetterà ad Ama effettuare le operazioni di bonifica e ripristino, previa attuazione delle relative procedure di “fine vita”, come previsto dall’Aia stessa.

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Sciopero scuola: 23 febbraio 2018

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 febbraio 2018

Roma Venerdì 23 febbraio alle ore 9,00 saremo davanti al MIUR insieme al sindacalismo alternativo e conflittuale per dire basta a tutto questo, per aprire una nuova stagione di lotte per un salario dignitoso, per la dignità professionale da riconquistare e per ridare centralità ai diritti dei lavoratori nella scuola-azienda dei presidi-sceriffo. Il 23 febbraio si avvicina. Sarà uno sciopero significativo, una opportunità che i docenti e il personale ATA non possono che cogliere per continuare a porre con forza i temi del lavoro pubblico, dei carichi di lavoro, della precarizzazione. Il ridicolo aumento salariale contrattato per la scuola da Cgil Cisl e Uil, al quale si aggiunge la firma del contratto delle funzioni centrali da parte della Cisal e dello Snals, è solo una inutile marchetta preelettorale. I lavoratori hanno assistito con questo rinnovo contrattuale alla debolezza di una rappresentanza sindacale vecchia e ormai logora di complicità con i vari governi, prona alla svendita dei diritti di tutti, completamente inerme e incapace di organizzare la benché minima forma di resistenza e freno all’attacco che i docenti e il personale ATA subiscono quotidianamente: dalle vicende di cronaca, che dimostrano quanto la scuola-azienda sia fallimentare nello smantellamento delle relazioni con l’utenza, all’insipienza di un ministro dell’istruzione che finge di non vedere il pubblico dissenso.USB Scuola ha proclamato lo sciopero del 23 febbraio, lo ha mantenuto contro la firma di un contratto indecente perché occorre ritrovare dignità e coscienza di classe per rispondere duramente:
– al disprezzo manifestato da chi emana decreti d’urgenza per missioni militari in Niger, ma si dichiara impossibilitato a decretare d’urgenza per tutti i maestri e le maestre;
– al disprezzo di un ridicolo aumento salariale che lascia centinaia delle nostre ore di lavoro di docenti e ATA sommerse e non riconosciute né economicamente né di fronte alla pubblica opinione;
– al disprezzo verso la futura classe docente che dopo il superamento di un pubblico concorso si ritroverà nuovamente precarizzata dal percorso Fit, una sorta di nuovo Jobs act applicato al pubblico impiego;
– al disprezzo verso tutti i docenti immobilizzati ed esiliati a causa della buonascuola e dei vergognosi contratti sulla mobilità firmati dai sindacati complici.

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Protesta precari

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 febbraio 2012

Roma. L’Unione Sindacale di Base sarà in presidio per tre giorni fila davanti al ministero del Lavoro – il 28 e 29 febbraio e il 1 marzo – contro il precariato, per mettere in evidenza la drammatica situazione di molti giovani, ex interinali, cassaintegrati, disoccupati, precari formati e specializzati, a cui la riforma del mercato del lavoro, presentata dal governo Monti come la panacea che dovrebbe assicurare il ritorno alla crescita economica e all’aumento dell’occupazione, non assicurerà alcuna prospettiva. La fase due del governo Monti, di cui gli attuali incontri con le parti sociali dovevano costituire la spina dorsale, si sta rivelando in realtà un’operazione il cui unico risultato sarà togliere quel minimo di protezione sociale a chi oggi ce l’ha per darne ancora di meno a chi oggi non gode di alcun ammortizzatore sociale, né riguarderà minimamente chi il lavoro lo ha già perso. Sembra un film già visto, quando la flessibilità in entrata, che ha dato luogo a 47 forme di contatto atipico, veniva spacciata come il miglior rimedio contro la disoccupazione. La realtà è sotto gli occhi di tutti: migliaia di precari che non hanno il tempo di annoiarsi, impegnatissimi a cercarsi ogni giorno un mezzo per sbarcare il lunario, un’intera generazione condannata all’instabilità, all’insicurezza alla povertà. Insieme a tutti i precari, USB rivendica risposte concrete per un lavoro vero e un salario dignitoso, non il Welfare dei miserabili che ci prospetta il Ministro Fornero.

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Contro l’attacco ai diritti e al salario

Posted by fidest press agency su sabato, 29 Maggio 2010

Manifestazione nazionale del 5 giugno a Roma e di quella regionale che si svolgerà in pari data a Milano, indette da USB insieme alla Confederazione Cobas contro l’attacco ai diritti ed il salario dei lavoratori,  alle quali hanno già dato la loro adesione innumerevoli forze politiche, sindacali e sociali. Dopo i lavoratori della Presidenza del Consiglio, che a Roma hanno portato la loro protesta contro la manovra fino a Palazzo Chigi, la manifestazione spontanea e fortemente partecipata dai lavoratori del Comune di Milano rappresenta un anticipo di ciò che sarà il raduno romano.

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Lazio: Reddito minimo garantito

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 settembre 2009

«Come  pensa il centro sinistra di poter soddisfare le richieste dei tanti disoccupati ed inoccupati della nostra regione, quando in due settimane c’è stata una pioggia di domande  per accedere al reddito minimo garantito? La legge istitutiva dice a chiare lettere che le richieste saranno soddisfatte fino ad esaurimento fondi. E’ evidente  che si tratta di una manovra puramente elettorale, di una farsa con cui si sta speculando sui bisogni della gente creando false aspettative con fantomatici piani triennali privi di copertura finanziaria».  E’ quanto dichiara Luigi Celori, consigliere del Pdl alla Regione Lazio «In realtà, – conclude  Celori –  il centro sinistra sta investendo pezzi di carta tentando di impegnare fondi che vanno al di là di questa legislatura lasciandone l’eredità a chi governerà dopo».

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