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La “firma” del Covid-19 nella saliva dei pazienti

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 marzo 2021

E’ una diagnosi rapida, sicura e per nulla invasiva, grazie a un’innovativa tecnica in ambito clinico, chiamata spettroscopia Raman. La traccia del virus identificabile anche dopo l’esito negativo del tampone molecolare, in grado di rivelare inoltre la gravità della patologia respiratoria intercorsa e il tempo trascorso dall’infezione, orientando così da subito il percorso terapeutico più appropriato.Sono i risultati di un importante lavoro frutto della collaborazione fra clinici e ricercatori dell’IRCCS di Milano della Fondazione Don Gnocchi e dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca. Lo studio ideato e coordinato dal LABION -Laboratorio di Nanomedicina e Biofotonica Clinica della Fondazione, guidato da Marzia Bedoni sarà ora pubblicato sulla rivista “Scientific Reports” (gruppo Nature, DOI: 10.1038/s41598-021-84565-3).La saliva è prelevata grazie a un tampone masticato senza alcun disagio anche da parte di pazienti anziani o fragili, limitando tra l’altro ogni contatto fra soggetto potenzialmente infetto e operatore sanitario. Il campione è poi analizzato con lo spettroscopio Raman, strumento che utilizza la luce laser per studiare la composizione chimica di campioni complessi. L’analisi individua la presenza del virus, una “firma” che rimane anche dopo la negativizzazione del paziente. Inoltre, decifrando le informazioni raccolte, si può risalire alla gravità della patologia respiratoria intercorsa e al tempo trascorso dall’infezione.
I ricercatori del Labion “Don Gnocchi” sono impegnati da alcuni anni nell’analisi della saliva come biofluido facilmente accessibile e prelevabile in modo non invasivo per il paziente. La collaborazione tra Fondazione Don Gnocchi e Università di Milano-Bicocca (gruppo di ricerca diretto dalla professoressa Vincenzina Messina) ha inoltre permesso di combinare l’analisi spettroscopica a complessi modelli matematici di classificazione di Intelligenza Artificiale basati su machine learning e deep learning, che hanno consentito di differenziare con elevata accuratezza i soggetti infetti.L’esistenza in commercio di spettroscopi Raman portatili e la rapidità di tale procedura hanno risvolti estremamente significativi, non solo per la possibilità di diagnosi rapide di positività al Covid, ma anche nel monitoraggio dei pazienti fragili dopo la malattia. «L’ obiettivo – concludono i ricercatori – è ora quello di trasferire nel più breve tempo possibile il metodo definito a livello di laboratorio in procedure utilizzabili nei reparti, negli ambulatori o comunque in ambiti facilmente accessibili alla popolazione».

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La saliva è un campione diagnostico ideale per eseguire la ricerca del virus

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 ottobre 2020

E può essere utilizzata con sistemi commerciali già disponibili, veloci e sensibili. È quanto emerge da una ricerca appena pubblicata sulla rivista Viruses, realizzata all’Istituto Nazionale Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” di Roma (INMI) in collaborazione con l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, lo University College di Londra e la società biomedicale DiaSorin.Obiettivo dello studio, che è stato realizzato sul numero più consistente di pazienti e di campioni sinora analizzato al mondo, lungo un arco di tempo di diversi mesi, era determinare in maniera rigorosa come si comportano i campioni di saliva in termini di sensibilità nell’identificazione del virus nel corso dell’infezione. I risultati dimostrano che la saliva è un campione altrettanto valido rispetto al tampone naso-faringeo ed al lavaggio bronco-alveolare attualmente utilizzati come gold standard per il rilevamento del SARS-CoV-2 attraverso sistemi RT-PCR (Reverse Transcription-Polymerase Chain Reaction).Il campione salivare è meno invasivo e più facile da raccogliere rispetto al tampone naso-faringeo e, a maggior ragione, rispetto al lavaggio bronco-alveolare; lo studio realizzato presso l’INMI dimostra adesso che esso permette di ottenere risultati diagnostici altrettanto affidabili, ed apre quindi una nuova prospettiva anche all’industria biomedicale per la realizzazione di nuove generazioni di sistemi diagnostici che permettano l’individuazione del virus in maniera più semplice e rapida, ma altrettanto affidabile di quelli attualmente utilizzati.Il team di ricercatori ha analizzato 337 campioni salivari di 164 pazienti ricoverati presso l’INMI, mettendoli a confronto con altrettanti tamponi naso-faringei e riscontrando un elevatissimo grado di concordanza dei risultati. Sia la quantità di virus, rappresentata dai valori Ct (Cycle treshold value) del test molecolare, che la durata del rilascio del virus, si sono mostrati sostanzialmente sovrapponibili nella saliva e nel tampone, con un rilascio virale che può perdurare fino a 100 giorni. Nei pazienti con manifestazioni gravi è stato possibile, per la prima volta, estendere il paragone del test salivare anche a 50 campioni di lavaggio bronco-alveolare, ed anche in questo caso i risultati ottenuti sono stati sostanzialmente sovrapponibili. Il sistema utilizzato per la ricerca è quello prodotto dalla società italiana DiaSorin: si tratta dunque di un sistema commerciale già utilizzato correntemente per i tamponi naso-faringei, marcato CE anche sulla saliva, che non richiede estrazione separata e che restituisce il risultato in poco più di un’ora. Esso è quindi particolarmente adatto per gli esami da eseguire in urgenza, anche se il format del test prevede la gestione di un limitato numero di campioni per volta.Questo studio ha fornito la base scientifica per l’applicazione ad un progetto pilota della Regione Lazio, che è volto allo screening nelle scuole dell’infanzia. Il progetto prevede la raccolta di un unico campione salivare che viene dapprima analizzato con un test antigenico; in caso di positività, lo stesso campione salivare viene analizzato con il test rapido molecolare per la conferma della positività, con un percorso che si conclude nel giro di poche ore e rende possibile la tempestiva adozione di misure di contenimento.

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Saliva samples are as effective as naso-pharingeal swabs for COVID-19 molecular diagnosis

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 ottobre 2020

Roma. Saliva samples are ideal for virus detection, and can be used with an already available commercial system, fast and sensitive. This is the main outcome of a research just published on Viruses journal, carried out by the National Institute of Infectious Diseases “Lazzaro Spallanzani” (INMI) in Rome in cooperation with the Bambino Gesù Pediatric Hospital in Rome, the University College of London and the DiaSorin biomedical company. The aim of the research, which was carried out on the largest number of patients and samples analyzed so far in the world, over a period of several months, was to precisely verify how saliva samples behave in terms of sensitivity in virus detection through the entire course of infection. Study results clearly show that saliva samples are as good as nasopharyngeal swabs (NFS) and Bronco-alveolar lavages (BAL), currently used as a gold standard for the detection of SARS-CoV-2 through RT-PCR (Reverse Transcription-Polymerase Chain Reaction). Saliva samples are easy and safer to collect than NFS and, of course, BAL; the study carried out at INMI demonstrates that they are equally reliable. This evidence opens a new perspective to the biomedical industry as well: we can expect a new generation of diagnostic systems allowing virus detection in a simpler and faster way, but just as reliable as those currently used. The research team analyzed 337 saliva samples from 164 patients admitted to the INMI hospital facility, then compared them with respective NFS. Results showed a very high concordance degree of saliva test results with NFS results. Both viral loads, as showed by CT values (Cycle Treshold Value) in molecular tests, and duration of viral shedding, lasting up 100 days, were virtually superimposable to NFS results. For patients with severe symptoms the comparison of saliva tests, for the first time, was extended to BAL tests, and again test results were highly concordant. The testing system used to analyze saliva samples, produced by the Italian company DiaSorin, is a widely available commercial solution, currently used to perform NFS tests, recently CE marked also for saliva testing, not requiring separate extraction, able to get test results in just over an hour. This solution is therefore particularly suitable for timely testing, even if testing format allows for just few tests at once, and is therefore more suitable for urgent confirmation of rapid tests carried out with other methods. This study is also a scientific base for its use in a beta test currently ongoing in the Lazio region, aimed for COVID-19 screening in kindergartens. The project involves the collection of a single salivary sample, which is first analyzed with a rapid antigen test. In case of positivity, the same salivary sample is analyzed with the rapid molecular test for final confirmation. The whole process ends within a few hours, allowing early and timely containment measures.Licia Bordi, Giuseppe Sberna, Eleonora Lalle, Pierluca Piselli, Francesca Colavita, Emanuele Nicastri, Andrea Antinori, Evangelo Boumis, Nicola Petrosillo, Luisa Marchioni, Giulia Minnucci, Elena D’Agostini, Concetta Castilletti, Franco Locatelli, Alimuddin Zumla, Giuseppe Ippolito and Maria Rosaria Capobianchi on behalf of INMI ReCOVeRI Study Group, Frequency and Duration of SARS-CoV-2 Shedding in Oral Fluid Samples Assessed by a Modified Commercial Rapid Molecular Assay. Viruses, October 20, 2020, doi: https://doi.org/10.3390/v12101184

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SLA: Individuato un nuovo metodo per la diagnosi precoce su prelievi di saliva

Posted by fidest press agency su martedì, 30 giugno 2020

Una delle patologie più invalidanti e ancora non comprese a fondo è la Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA), che colpisce in Italia più di 6 mila persone, con un’incidenza di 2 mila nuovi casi ogni anno (dati EURALS Consortium). Tra le principali difficoltà nella presa in carico di questi pazienti ci sono certamente i tempi della diagnosi, che a volte, ancora oggi, possono sfiorare l’anno.
Un importante passo in avanti in questa direzione arriva dalla collaborazione tra l’IRCCS Fondazione Don Gnocchi e l’IRCCS Istituto Auxologico Italiano, i cui ricercatori hanno individuato nella saliva – grazie a una tecnica innovativa – un biomarcatore utile alla diagnosi precoce della malattia.Il progetto dei due Istituti – che fanno parte della rete IRCCS delle Neuroscienze e Neuroriabilitazione (RIN) – è stato ideato e coordinato dal Laboratorio di Nanomedicina e Biofotonica Clinica (LABION) dell’IRCCS Fondazione Don Gnocchi di Milano, guidato dalla dottoressa Marzia Bedoni, in collaborazione con l’Unità di Riabilitazione Intensiva Polmonare dello stesso IRCCS, diretta dal dottor Paolo Banfi. Primo autore e responsabile dello studio – finanziato dal ministero della Salute e pubblicato su “Scientific Reports” (gruppo Nature) – è il dottor Cristiano Carlomagno, ricercatore “Don Gnocchi.La SLA è una malattia degenerativa che porta alla progressiva e inesorabile paralisi della muscolatura. Ad oggi non esistono esami di laboratorio da eseguire sul sangue o su altri fluidi corporei capaci di garantire una diagnosi veloce e certa, o in grado di monitorarne la velocità di progressione.«La possibilità di utilizzare un semplice e non traumatico prelievo di saliva per definire un biomarcatore diagnostico per la SLA – commenta il professor Vincenzo Silani, ordinario dell’Università degli Studi di Milano e direttore dell’ Unità Operativa di Neurologia e Laboratorio di Neuroscienze dell’IRCCS Istituto Auxologico Italiano – rappresenta un’opportunità di rilevanza storica. La metodologia utilizzata ha richiesto un’attenta messa a punto iniziale, ma poi è stata dirimente nel definire uno spettro diversificato nella SLA rispetto ai controlli sani e rispetto ad altre patologie egualmente invalidanti come le malattie di Alzheimer e Parkinson».

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Giornata mondiale contro la rabbia

Posted by fidest press agency su lunedì, 28 settembre 2009

Il 28 settembre si celebra in tutto il mondo la Giornata Mondiale contro la Rabbia, una malattia che è ancora diffusa nel mondo: sono infatti più di 55.000 le persone che muoiono ogni anno di rabbia.. Più del 95% delle morti avviene in Asia ed in Africa. In Asia i morti sono più di 31.000 l’anno  Il 40-60% delle vittime riguarda bambini. I cani continuano ad essere infatti i principali veicoli della malattia, che è causata, come è noto, da un virus che viene trasmesso all’uomo attraverso la saliva dell’animale che viene in contatto con il sangue dell’uomo attraverso morsi o graffi.  Oltre ai cani, anche i gatti, animali selvatici ( specie le volpi) e pipistrelli possono trasmettere l’infezione. Quando compaiono i sintomi della rabbia, non vi è cura in grado di fermare l’evoluzione della malattia che porta a morte la persona colpita nel 100% dei casi.  Nei paesi dove la rabbia è endemica, è importante prevenire la malattia con la vaccinazione pre-esposizione che consiste in 3 dosi di vaccino date nell’arco di 28 giorni. I viaggiatori che si recano in Asia ed in Africa devono pertanto considerare sempre la possibilità di contrarre questa terribile malattia e vaccinarsi alla partenza specie se il loro soggiorno è prolungato ed il viaggio avventuroso. In caso di morso di animale con sospetta rabbia essi dovranno comunque lavare scrupolosamente  la ferita e fare comunque la vaccinazione post-esposizione  che, nei soggetti non immunizzati, è la sola misura in grado di salvare loro la vita. In Italia la malattia è stata da tempo eliminata negli animali, ma nelle province nord-orientali è stata riscontrata più di una volta nelle volpi.  Come per altre zoonosi, anche nella lotta alla rabbia, la collaborazione tra medici e veterinari è di fondamentale importanza. Massina vigilanza deve essere attuata nei controlli alla frontiera. L’importazione clandestina di cuccioli da parte di bande criminali potrebbero in teoria reintrodurre casi di malattia anche nel nostro Paese. (Walter Pasini, Direttore Centro di Global Health)

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