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Posts Tagged ‘salute pubblica’

Coronavirus: prioritario preservare la salute pubblica

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 aprile 2020

Il dibattito sull’app Immuni, adottata dal Governo per contenere ed arginare il numero dei contagi da Covid-19 nella fase 2, si sta facendo sempre più acceso e controverso. Esistono molte perplessità su Immuni, in primis sulla non obbligatorietà. Per essere utile nel tracciamento dei contatti con chi è stato contagiato l’app, a detta degli esperti, dovrà essere scaricata da almeno il 60% della popolazione, in modo da garantire l’efficienza del sistema ed evitare una seconda ondata di contagi.
Chi non la scarica potrebbe, però, essere sottoposto a delle restrizioni nelle possibilità di spostamento, ancora non meglio definite. Per gli anziani che a volte hanno poca dimestichezza con la tecnologia, ma rimangono i più esposti al rischio Covid-19, è allo studio l’adozione di appositi braccialetti per il tracciamento. La questione è delicata, da un lato vede la tutela della privacy, dall’altro la sicurezza e la salute del Paese. Attendiamo di ricevere tutte le indicazioni e le informazioni necessarie a comprendere il funzionamento esatto dell’app per il tracciamento, ma a nostro avviso è necessario affermare un principio di priorità che, seppur ponendo la massima attenzione alla tutela dei diritti costituzionalmente garantiti, metta in primo piano la salute pubblica: la priorità in questo momento è, infatti, quella di garantire la sicurezza dei cittadini. Giudichiamo positivamente ogni azione intrapresa per garantire la salute dei cittadini, ivi compreso un sistema di tracciamento sicuro e garantito, anche obbligatorio, purché si rispettino alcuni parametri fondamentali come la raccolta di dati in forma anonima; una gestione assegnata a enti e istituzioni affidabili e certificate, in stretto raccordo con l’Autorità Garante della Privacy; un utilizzo ristretto e limitato unicamente ai tempi relativi all’emergenza.

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Veto del Parlamento al piombo nel PVC per proteggere la salute pubblica e l’ambiente

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 febbraio 2020

I deputati hanno posto il veto su una proposta della Commissione che avrebbe permesso una certa presenza di piombo nel PVC riciclato. La Commissione ha proposto di modificare le norme relative sulla concentrazione di piombo nel PVC, in tal senso: come regola generale, lo 0,1% di piombo nel PVC, mentre soglie più alte possibili per il PVC riciclato (2% nel PVC rigido e 1% nel PVC flessibile/morbido).Con 394 voti favorevoli, 241 voti contrari e 13 astensioni, i deputati hanno respinto mercoledì tale proposta.
Il Parlamento europeo ritiene che la proposta vada contro il principio fondamentale del regolamento REACH, che è quello di proteggere la salute umana e l’ambiente. I deputati ricordano che il piombo è una sostanza tossica che può danneggiare gravemente la salute, compresi danni neurologici irreversibili, anche a basse dosi. Ritengono che i livelli proposti dalla Commissione non corrispondano a “livelli di sicurezza” e sottolineano la disponibilità di alternative.L’obiezione del Parlamento significa che il progetto di misura non può essere adottato dalla Commissione. La Commissione può presentare un progetto modificato o uno nuovo.Il Parlamento ha da tempo sostenuto la posizione secondo cui il riciclaggio del PVC non deve perpetuare il problema della presenza nell’ambiente dei metalli pesanti. I produttori europei hanno iniziato a eliminare gradualmente il piombo nel PVC nel 2015, grazie all’impegno volontario dell’industria europea del PVC, ma il piombo è ancora presente nel PVC importato.

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Qualità dell’aria: polveri sottili (PM10) e tutela della salute pubblica

Posted by fidest press agency su sabato, 29 aprile 2017

inquinamento-atmosfericoBruxelles. La Commissione europea esorta l’Italia ad adottare azioni appropriate contro l’emissione di PM10 al fine di garantire una buona qualità dell’aria e salvaguardare la salute pubblica, dal momento che tale paese non è ancora riuscito a risolvere il problema dei livelli persistentemente elevati di polveri sottili (PM10), che rappresentano un grave rischio per la salute pubblica.In Italia l’inquinamento da PM10 è causato principalmente da emissioni connesse al consumo di energia elettrica e al riscaldamento, ai trasporti, all’industria e all’agricoltura.Ogni anno l’inquinamento da polveri sottili provoca nel paese più di 66 000 morti premature, rendendo l’Italia lo Stato membro più colpito in termini di mortalità connessa al particolato, secondo le stime dell’Agenzia europea dell’ambiente (AEA).Si tratta di un ultimo avvertimento riguardante 30 zone di qualità dell’aria in tutto il territorio italiano in cui dal 1° gennaio 2005, data dell’entrata in vigore dei valori limite giornalieri di polveri sottili in sospensione (PM10), si sono registrati dei superamenti. Una precedente sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea (cfr. sentenza della Corte di giustizia del 19 dicembre 2012, C-68/11) aveva già ritenuto l’Italia responsabile della violazione della legislazione UE pertinente

marcia per il clima1

Rome Italy, 29th November 2015To coincide with the Paris United Nations Climate summit this weekend an similar marches being held across the world, ten of thousands have taken to the streets of Rome to demand action on Climate change

per gli anni 2006 e 2007.Per quanto riguarda il valore limite giornaliero, le 30 zone interessate sono situate nelle seguenti regioni: Lombardia, Veneto, Piemonte, Toscana, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Umbria, Campania, Marche, Molise, Puglia, Lazio e Sicilia. L’avvertimento si riferisce inoltre ai superamenti del valore limite annuale in 9 zone: Venezia-Treviso, Vicenza, Milano, Brescia, due zone della Pianura padana lombarda, Torino e Valle del Sacco (Lazio).In caso di superamento dei valori limite, gli Stati membri sono tenuti ad adottare e attuare piani per la qualità dell’aria che stabiliscano misure atte a porvi rimedio nel più breve tempo possibile. Le misure legislative e amministrative finora adottate dall’Italia non sono bastate a risolvere il problema. La decisione odierna fa seguito a un’ulteriore lettera di costituzione in mora inviata all’Italia nel giugno 2016. Se l’Italia non si attiverà entro due mesi, la Commissione potrà deferire il caso alla Corte di giustizia dell’UE.
Le polveri sottili, note anche come “PM10”, sono presenti nelle emissioni connesse al consumo di energia e al riscaldamento, ai trasporti, all’industria e all’agricoltura. Il PM10 può provocare asma, problemi cardiovascolari e cancro ai polmoni, causando un numero di morti premature superiore al numero annuale di decessi per incidenti stradali.
La normativa UE relativa alla qualità dell’aria ambiente e per un’aria più pulita in Europa (direttiva 2008/50/CE) impone agli Stati membri di limitare l’esposizione dei cittadini a questo tipo di particolato e stabilisce valori limite per l’esposizione riguardanti sia la concentrazione annua (40 μg/m3), che quella giornaliera (50 μg/m3), da non superare più di 35 volte per anno civile. Nonostante l’obbligo per gli Stati membri di garantire una qualità dell’aria soddisfacente per i loro cittadini, sono ancora molte le zone in cui le concentrazioni di PM10 continuano a rappresentare un problema.
La Commissione ha ora avviato procedure di infrazione per livelli eccessivi di particolato PM10 nei confronti di 16 Stati membri (Belgio, Bulgaria, Francia, Germania, Grecia, Italia, Lettonia, Polonia, Portogallo, Repubblica ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia e Ungheria) e in due di questi casi (Bulgaria e Polonia) è stata adita la Corte di giustizia dell’Unione europea. La Commissione ha inoltre intrapreso un’azione legale riguardante l’NO2 nei confronti di 12 Stati membri, attualmente oggetto di procedure d’infrazione, segnatamente l’Austria, il Belgio, la Danimarca, la Francia, la Germania, l’Italia, la Polonia, il Portogallo, il Regno Unito, la Repubblica ceca, la Spagna e l’Ungheria.

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L’epatite C è una questione prioritaria di salute pubblica

Posted by fidest press agency su sabato, 22 aprile 2017

medicina sociale parte primaAmsterdam. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità sono circa 170 milioni le persone infette. Solo nel nostro Paese la prevalenza di individui positivi all’HCV potrebbe sfiorare il 2% della popolazione, con una stima di circa 1,2 milioni di infetti, dei quali un numero importante con infezione in atto. Sono sei i genotipi che causano l’infezione cronica. Il GT1 è il più comune in Europa, rappresentando più del 66% dei casi, e il sottotipo 1b è il più diffuso nella maggior parte dei Paesi europei, tra i quali l’Italia, dove costituisce il 51% del totale dei casi. Da qualche mese, nel nostro Paese, il Servizio Sanitario Nazionale ha a disposizione una nuova opzione terapeutica per l’eradicazione dell’epatite C: la combinazione di due antivirali diretti (DAAs), elbasvir, inibitore della proteasi NS5A del virus HCV e grazoprevir, inibitore della proteasi NS3/4A, entrambe necessarie per la replicazione virale.
Il profilo di efficacia, sicurezza e tollerabilità del farmaco è stato dimostrato in un ampio corpus di studi clinici (oltre 2000 pazienti arruolati), nel quale il tasso di Risposta Virologica Sostenuta (SVR) è sempre risultato superiore al 92%, raggiungendo anche il 100%. Un altro dato significativo emerge dallo studio sui pazienti con malattia renale avanzata o terminale, o in attesa di trapianto di rene (abstract THU-234): in questi pazienti la SVR12 viene raggiunta nel 94% dei casi.
Migliaia di pazienti con epatite C cronica sono stati coinvolti nel programma di sviluppo clinico di elbasvir/grazoprevir, sia naïve che experienced al trattamento, con e senza cirrosi, con comorbidità o coinfezioni. L’obiettivo, infatti, è l’individuazione di una risposta terapeutica per il maggior numero di persone con HCV.In questa direzione si sta muovendo la ricerca MSD, che punta a un regime semplificato a tre farmaci con una sola pillola al giorno, senza ribavirina, ridotta tossicità e minore durata di trattamento. I risultati degli studi di fase III sulla terapia MK-3682/grazoprevir/ruzasvir (abstract PS-159) saranno presentati in anteprima al congresso EASL.“Le nuove triplici combinazioni sono un ulteriore passo avanti nel trattamento dell’HCV – dichiara il prof. Antonio Craxì, Ordinario di gastroenterologia presso l’Università degli Studi di Palermo. “Gli studi disponibili sono promettenti, anche per quanto riguarda il superamento del problema delle resistenze che possono svilupparsi nei pazienti experienced e che, anche in Italia, hanno già generato un pool consistente di pazienti da ritrattare”. (n.r. La Fidest ha trattato i vari aspetti dell’epatite C nella sua annuale pubblicazione di medicina sociale di cui riportiamo il frontespizio del testo)

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Dichiarazione delle aziende farmaceutiche, biotecnologiche e diagnostiche sulla lotta alle resistenze batteriche agli antibiotici

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 Maggio 2016

resistenza microbicaIl fenomeno della resistenza agli antibiotici minaccia la salute dell’uomo ed è una delle maggiori sfide di salute pubblica, tanto da diventare priorità dei Governi di tutto il mondo. Nel corso del World Economic Forum di Davos che vede riuniti ogni anno politici, economisti, scienziati e rappresentanti della società civile, è stata presentata la “Declaration by the Pharmaceutical, Biotechnology and Diagnostics Industries on Combating Antimicrobial Resistance”.
Il documento è stato sottoscritto da oltre 80 aziende produttrici di farmaci, medicinali generici, biotecnologie e dispositivi diagnostici e da organismi di settore di 18 Paesi.
resistenza microbica3L’obiettivo del documento è sollecitare i Governi e le imprese a intraprendere un’azione sinergica e globale di investimenti per combattere il preoccupante e crescente fenomeno dell’antibiotico-resistenza. Tre i punti cruciali in cui si articola la Dichiarazione:
arginare il fenomeno della resistenza;
aumentare gli investimenti in ricerca e sviluppo di nuovi e più potenti antibiotici;
garantire un accesso universale ai nuovi farmaci.
Le aziende firmatarie reputano indispensabile un’azione comune fondata su alcuni principi fondamentali che rendano più appropriato l’uso degli antibiotici già disponibili e sostengano lo sviluppo di nuove molecole, vaccini, strumenti diagnostici e altri prodotti per la prevenzione e trattamento delle infezioni resistenti ai presidi terapeutici già disponibili.
Per favorire la ricerca e lo sviluppo di nuovi antibiotici, le aziende chiedono:
una riforma del mercato, sostenuta dai Governi, per favorire – attraverso incentivi adeguati – l’investimento in R&S delle aziende del farmaco in questa area;
meccanismi atti a far si che il prezzo degli antibiotici rifletta adeguatamente i benefici che i nuovi farmaci possono avere in termini di salute pubblica;
modelli innovativi di remunerazione che riducano il legame tra redditività di un antibiotico e il volume venduto, favorendo in questo modo una riduzione delle necessità di investimenti in attività promozionali da parte delle aziende.
Le aziende, d’altra parte, si impegnano:
a sostenere le iniziative del Piano di azione globale contro l’antibiotico-resistenza messo a punto dall’OMS per un utilizzo più appropriato dei farmaci già disponibili promuovendo anche progetti formativo-educazionali dei medici in modo da evitare un uso improprio;
a estendere la collaborazione tra privati, enti pubblici e mondo accademico per abbattere le barriere e coordinarsi in maniera più efficace al fine di individuare e aprire nuove linee di ricerca;
a mantenere i costi dei nuovi antibiotici accessibili a tutti e in ogni parte del mondo anche nelle fasce di reddito più svantaggiate.
La Dichiarazione di Davos verrà aggiornata ogni due anni sulla base dell’evoluzione delle condizioni globali dei focolai resistenti agli antibiotici e alle priorità che si presenteranno di volta in volta.

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Prevenzione e salute pubblica

Posted by fidest press agency su sabato, 28 Maggio 2011

Roma 31 maggio, alle ore 11.30 presso l’Auditorium del Ministero della Salute Lungotevere Ripa 1, si terrà la conferenza stampa “Promuovere gli stili di vita salutari, la prevenzione e la comunicazione pubblica sulla salute”, nel corso della quale saranno presentati i risultati di un sondaggio dalla Società Italiana di Medicina Generale (SIMG) e la trasmissione tv “Benessere – Il ritratto della salute”, in onda dal 13 giugno su Rete 4. Interverranno: il ministro della Salute Ferruccio Fazio; il senatore Antonio Tomassini, presidente della Commissione “Igiene e Sanità” del Senato e presidente dell’Associazione Parlamentare per la tutela e la promozione del diritto alla prevenzione; il dott. Claudio Cricelli; la conduttrice Emanuela Folliero; il dott. Giuseppe Feyles, direttore di Rete 4; il prof. Sergio Pecorelli, presidente dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA); Mauro Boldrini, presidente di Intermedia.

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Quattro mesi per un vaccino anti-A/H1N1

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 aprile 2009

Stando a quanto riferito dal portavoce di Sanofi Pasteur occorrono almeno quattro mesi per allestire un nuovo vaccino anti-influenzale. Tuttavia l’azienda dichiara di non essere stata ancora contattata dalla Organizzazione mondiale della sanità in seguito ai casi di febbre suina. “Tra la comunicazione per rendere noto un nuovo ceppo influenzale, qualunque esso sia, soprattutto se di tipo A/H1N1, e la produzione delle prime dosi di vaccino, bisogna contare almeno quattro mesi” ha spiegato il portavoce della divisione vaccini di Sanofi-Aventis. “E’ possibile provare ad accelerare per questioni di urgenza di salute pubblica – ha continuato – ma quattro mesi è il termine standard, perchè c’è un processo biologico che richiede un tempo che non può essere compresso”. Il laboratorio di ricerca, fa sapere l’azienda, tuttavia, è pronto a lavorare per mettere a punto un prototipo di vaccino”. L’Oms ha contattato per lo sviluppo di un vaccino il gruppo svizzero Novartis.

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Nuovo centro contro bioterrorismo e pandemie

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 aprile 2009

Una struttura “chiave per l’Italia, in termini di risposta a minacce bioterroristiche e a possibili pandemie, che ci permetterà di giocare un ruolo in Europa”. Così il sottosegretario alla Salute, Francesca Martini, illustra le caratteristiche del nuovo Centro polifunzionale per la salute pubblica del ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali, in occasione della posa della prima pietra della struttura a Roma. Il progetto di realizzare un Centro polifunzionale per la salute pubblica risale alla fine del 2005, sulla scorta dell’emergenza legata all’influenza aviaria. Ma nel futuro prossimo il Centro avrà un duplice ruolo: “Formativo, con la realizzazione di aule e di un auditorium da 800 posti, ma anche di stoccaggio delle scorte di farmaci speciali, destinati a contrastare eventuali pandemie”, prosegue la Martini. La struttura, infatti, sarà utilizzata per corsi di formazione del personale tecnico dell’amministrazione e per i Carabinieri dei Nas. In particolare, l’aggiornamento e la formazione professionale riguarderanno anche il Centro nazionale per la salute animale, i carabinieri dei Nas, l’Agenzia italiana del farmaco (AIFA) e l’Istituto superiore per la prevenzione e sicurezza del lavoro (Ispesl). Inoltre sono previsti locali idonei alla conservazione di farmaci “di raro riscontro, con livelli di sicurezza elevati”, che faranno della struttura anche una sorta di super-laboratorio attrezzato a rispondere a emergenze bioterroristiche e non.

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