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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 279

Posts Tagged ‘salute’

Ridurre le gravidanze multiple e migliorare lo stato di salute di madri e bambini

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 marzo 2020

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), ogni anno nascono più di 20 milioni di bambini con un peso inferiore ai 2,5 Kg, la maggior parte nei Paesi in via di sviluppo.In passato, la Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) era associata alla nascita di bambini sottopeso. Tuttavia, i dati emersi da un recente studio condotto da IVI mostrano che per la prima volta dall’avvento della fecondazione in vitro (FIV), avvenuta ormai 40 anni fa, i bambini nati con l’ausilio della PMA presentano un peso del tutto simile ai bambini concepiti naturalmente.“Abbiamo lavorato molto per invertire la percentuale dei bambini nati sottopeso e per equipararla a quella dei bambini concepiti naturalmente. Oggi possiamo affermare che, nel 2019, meno dell’8% dei bambini concepiti in IVI sia nato sottopeso. Considerando che, secondo gli ultimi dati del 2017, la percentuale dei bambini nati sottopeso in seguito a gravidanze spontanee era del 7,8%, il risultato raggiunto da IVI è davvero promettente e consente di abbattere alcuni pregiudizi che sinora hanno gravato su questo settore di ricerca. Il nostro obiettivo è sempre stato quello di assimilare la Fecondazione Assistita ad una gravidanza ottenuta naturalmente e risultati come questo ci mostrano che siamo sulla buona strada” ha affermato il Prof. Antonio Pellicer, Presidente e cofondatore IVI.Non tutti i neonati nati sottopeso sono prematuri. Si stima che il 3-5% dei nati al termine della gravidanza sia sottopeso o di altezza inferiore alla media, ma questo non vuol dire che subiranno uno sviluppo anormale.
La riduzione del rischio è strettamente legata al trasferimento nell’utero materno di un singolo embrione (SET). Tale procedimento, adottato ormai nelle cliniche IVI, consente ai medici di ridurre drasticamente le gravidanze multiple, che negli ultimi dieci anni sono diminuite del 75%. Nello stesso tempo, grazie al SET sono aumentate le possibilità di portare a termine la gravidanza con successo.
La progressiva riduzione del rischio di nascite di bambini sottopeso deriva dagli importanti progressi fatti nella ricerca sulla riproduzione medicalmente assistita negli ultimi vent’anni. I risultati più recenti mostrano notevoli avanzamenti in termini di sicurezza e successo nell’applicazione della Fecondazione in Vitro. Pertanto, i continui miglioramenti e le esperienze positive dei pazienti, determinano l’aumentare delle persone che quotidianamente si rivolgono a IVI per coronare il proprio desiderio di genitorialità.”I bambini nati con il nostro aiuto, e grazie al SET, presentano un peso e una percentuale di gravidanza a termine del tutto simile a quello dei bambini concepiti naturalmente. Questi dati costituiscono un’ulteriore prova del fatto che il divario tra Fecondazione in Vitro e concepimento naturale si stia gradualmente colmando. Un’ottima notizia per coloro che desiderano superare il problema dell’infertilità”, ha concluso la Dr.ssa Galliano.

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Bisogna tornare a scuola nel rispetto del diritto alla Salute

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 marzo 2020

Marcello Pacifico (Anief-Udir) ha affermato che, rispetto a una situazione che vede coinvolte soprattutto le aree individuate come focolai, “come sindacato abbiamo chiesto che venisse adottato un criterio univoco per la chiusura delle scuole, ma è evidente che ci sono casi differenti e in virtù di ciò si decide per la sospensione delle attività didattiche o per la chiusura vera e propria degli istituti. Intanto c’è da dire che anche noi, come forza sociale, stiamo facendo di tutto per contenere la diffusione del virus; infatti, abbiamo chiuso le sedi Anief laddove c’è stata la chiusura delle scuole e abbiamo sospeso pure le assemblee sindacali proprio per cercare di contenere quanto più possibile la diffusione di quella che potrebbe essere definita un’epidemia”.“Ricordiamo che siamo stai i primi a chiedere ai governatori delle regioni interessate, al premier Giuseppe Conte e alla ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina di chiudere le scuole a causa dell’emergenza, ma siamo anche i primi a dire che a scuola bisogna tornarci se l’emergenza rientra. Bisogna poi anche ribadire che è indispensabile seguire le linee guida diffuse dal ministero della Salute, che vanno anche esposte per essere di facile consultazione. Come Udir, oggi abbiamo inviato una comunicazione a tutti i dirigenti scolastici per fare in modo che appunto queste semplici regole siano al servizio di tutti; si tratta di piccole precauzioni che vanno osservate. Il Paese deve certamente andare avanti, si deve ripartire: è necessario riprendere la vita di tutti i giorni, comprese le lezioni scolastiche, nel rispetto della salute dei lavoratori e soprattutto dei nostri studenti”. In chiusura il presidente Pacifico ha anche affermato che “la scuola ha bisogno di maggiori risorse per poter risolvere tutti i suoi problemi: l’augurio è quello di poter comprendere quanto sia necessario investire sull’Istruzione”.

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Parchi a tema in prima linea nella tutela della salute pubblica

Posted by fidest press agency su sabato, 29 febbraio 2020

L’Associazione Parchi Permanenti Italiani (PPI), che raggruppa più di 230 parchi divertimento di carattere tematico, acquatico e faunistico, assicura sin d’ora l’adozione di tutte le misure straordinarie necessarie per fronteggiare l’emergenza legata alla diffusione del Coronavirus. In ottemperanza alle ordinanze emanate dalle Regioni coinvolte, le realtà interessate hanno già sospeso tutte le attività in corso, mentre l’Associazione è al lavoro per coordinare le azioni da intraprendere nei parchi la cui apertura, prevista nel corso delle prossime settimane, dovrà essere posticipata.Il comparto nel 2019 ha generato ricavi pari a 420 milioni di euro (stimato) per un totale di 20 milioni di visitatori provenienti dall’Italia e 1,5 milioni di arrivi dall’estero. Considerando ristorazione, trasporti, merchandising e hotel, il volume d’affari complessivo dell’indotto nel 2019 supera la barriera di 1 miliardo di euro.Cifre importanti anche sul fronte del lavoro: il settore genera 25.000 occupati diretti, di cui 10.000 fissi e 15.000 stagionali, a cui si sommano 60.000 posizioni legate all’indotto. In questi giorni le imprese erano alle prese con la fase di selezione delle migliaia di dipendenti stagionali, attualmente sospesa. I piani di assunzione dovranno purtroppo tenere conto della criticità di questo periodo e di una stagione 2020 che subirà un calo nei ricavi di decine di punti percentuali.Tutto ciò, alla luce del ruolo sempre più centrale dei parchi a tema sia per i costanti e cospicui investimenti, che nel solo 2019 superano i 100 milioni di euro, sia come volano per lo sviluppo dell’offerta turistica italiana. Lo scorso anno il settore ha generato 1,1 milioni di pernottamenti in hotel, intercettando tanto gli Italiani, quanto i turisti provenienti dall’estero, da sempre molto sensibili all’offerta degli “amusement park”.

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Seminario “La ricerca interdisciplinare nell’ambito della salute

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 febbraio 2020

Parma giovedì 20 febbraio, dalle 10, nell’Aula Cavalieri (Palazzo Centrale dell’Università di Parma), si terrà il seminario “La ricerca interdisciplinare nell’ambito della salute. Nuovi approcci teorici e Metodologici”, coordinato da Vincenza Pellegrino, professore associato di Sociologia dei processi culturali e comunicativi del Dipartimento di Giurisprudenza, Studi Politici e Internazionali dell’Università di Parma, e da Ivo Quaranta (Università di Bologna).L’evento si inserisce nelle iniziative del Convegno Internazionale – Laboratorio italo-brasiliano 2020.
Il Laboratorio italo-brasiliano, dal 17 al 22 febbraio, è una collaborazione attiva dal 2014 basata su un accordo di collaborazione tra diversi enti – tra cui: Regione Emilia-Romagna, Università di Bologna, Università di Parma, Universidade Federal Rio Grande do Sul Porto Alegre, Universidade Federal Fluminense Niteroi – finalizzato alla produzione di conoscenze a partire dalle esperienze realizzate nei servizi sanitari e sociali locali, allo scopo di programmare attività di cooperazione nell’ambito della ricerca e della formazione. Anche quest’anno, l’articolazione del programma riflette il consolidamento della cooperazione maturata in questi anni e le sinergie che si sono create, e che permettono di rafforzare l’investimento necessario verso l’assistenza territoriale e le strategie per compiere innovazioni. In particolare, il tema di quest’anno 2020 riguarda l’evoluzione dei servizi territoriali e di prossimità, in collegamento con il Piano sociale e sanitario regionale (2017-2019) che costituisce la cornice di riferimento entro cui si collocano le diverse attività previste.

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“Più tutela della salute di tutti i cinesi ovunque si trovino”

Posted by fidest press agency su domenica, 16 febbraio 2020

Cosi l’associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi),l’Unione Medica Euro .Mediterranea (UMEM) e il movimento internazionale Transculturale interprofessionale Uniti per Unire (UXU) ribadiscono la loro solidarietà ai medici e cittadini cinesi in Italia condannando tutti i pregiudizi e aggressioni vergognosi nei confronti dei cittadini, ristoranti e professionisti della sanità cinesi in Italia.
Noi dall’inizio abbiamo lanciato il nostro allarme che l’epidemia in Cina è stata sottovalutata per motivi geopolitici e lo dimostrano i fatti gravissimi di oggi ed il numero dei morti e i contagiati è in aumento continuo. Inoltre tanti pazienti cinesi non contagiati da Coronavirus vengono penalizzati nelle cure e lo stesso le strutture sanitarie private e alberghi vengono coinvolti tutti per ospitare i pazienti contagiati o mettere altri in quarantena ,è doveroso farlo ma molto pericoloso trascurare i pazienti cronici e gravi e lasciarli senza cura come ci riferiscono i nostri colleghi cinesi che hanno tutti paura di denunciare i fatti visto che la situazione in Cina sta peggiorando giorno dopo giorno. Lo dimostra il fatto sono stati cambiati numerosi esponenti del partito cinese a Wuhan con uomini di Fiducia del Leader Cinese Xi. Cosi Dichiara Foad Aodi Fondatore Amsi e Umem e membro del registro esperti Fnomceo che si appella prima alla Comunità cinese in Italia non sieti soli e avete il nostro appoggio ma bisogna che vi apriate e collaborate di più con istituzioni e comunità straniere per l’interesse comune e inoltre si Appella all’OMS e ONU di sostenere i medici e le strutture sanitarie private cinesi perché il SSN è al collasso e fornire medicinali, medici, mascherini e assistere tutti i malati e professionisti della sanità senza trascurare i pazienti non contagiati da Coronavirus.

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Tutti i pazienti reumatici dovrebbero svolgere attività fisica compatibilmente con le proprie condizioni di salute

Posted by fidest press agency su lunedì, 10 febbraio 2020

Questo, infatti, rappresenta un prezioso aiuto per chi sta affrontando malattie come i reumatismi infiammatori e l’osteoartrosi. Attualmente meno del 20% dei pazienti pratica attività fisica ed è necessario incrementare il loro numero. L’appello degli specialisti, agli oltre 5 milioni di italiani colpiti da malattie reumatologiche, arriva dal convegno Reumasport organizzato con il supporto del Provider Dynamicom Education che si svolge oggi a Torino e che prevede la partecipazione di oltre 100 specialisti di diverse aree mediche. L’evento vuole offrire un’occasione di aggiornamento e confronto multidisciplinare su un aspetto della reumatologia di cui si dibatte ancora poco nel nostro Paese. “Per colpa di un retaggio culturale del passato, ad ancora troppi pazienti viene erroneamente sconsigliata l’attività fisica – afferma il dott. Simone Parisi, della SC Reumatologia AOU Città della Salute e della Scienza di Torino -. Oggi sono disponibili farmaci immunomodulatori sempre più personalizzati ed estremamente efficaci. Agiscono diminuendo il dolore e stabilizzando la patologia fino a contribuire al raggiungimento della remissione della malattia. Inoltre quelle reumatologiche non sono malattie solo appannaggio degli anziani ma colpiscono sempre di più anche giovani adulti, adolescenti e addirittura bambini. Sono quindi categorie di persone che possono e devono continuare a praticare attività sportiva”. “Se il paziente mantiene una corretta tonicità muscolare l’organismo riesce a rispondere meglio alla malattia – prosegue il prof. Ezio Ghigo, Direttore della SCDU Endocrinologia, Diabetologia e Metabolismo, AOU Città della Salute e della Scienza di Torino -. Dal punto di vista metabolico un fisico allenato può avere una migliore risposta terapeutica e tollerabilità farmacologica. Il paziente affetto da artrite reumatoide corre un rischio doppio di sviluppare una malattia cardiovascolare rispetto al resto della popolazione. Per tutti questi motivi si rende necessaria l’attività fisica che però deve essere correttamente “prescritta” e svolta in modo consapevole. La profilazione di un’adeguata attività sportiva è un parametro importante come lo è la scelta del trattamento farmacologico più opportuno”. “Gli sport acquatici come il nuoto sono tra quelli indicati perché permettono di allenarsi in scarico gravitazionale e ciò aiuta chi ha problemi a livello articolare – sottolinea il dott. Marco Alessandro Minetto, della SCDU Medicina Fisica e Riabilitazione, AOU Città della Salute e della Scienza di Torino -. Esercizio aerobico o attività atletica modulata sono altre discipline tra le più consigliate”. “Le malattie reumatologiche sono oltre 150 – conclude il dott. Enrico Fusaro, Direttore della SC Reumatologia, AOU Città della Salute e della Scienza di Torino -. Per alcune di queste in particolare l’osteoartrosi, è possibile praticare una prevenzione, costituita in gran parte dall’attività fisica, dal controllo del peso corporeo e dal controllo delle alterazioni metaboliche. Per molte altre, come le artriti, non è possibile una prevenzione. Tuttavia un fisico allenato e tonico sopporta meglio le problematiche articolari qualora dovessero insorgere. Per questo anche noi reumatologi dobbiamo impegnarci per contrastare la sedentarietà, una pericolosa abitudine che riguarda oltre il 40% degli italiani”.

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Progetto Salute Parma: Prevenzione primaria e secondaria del danno da fumo”

Posted by fidest press agency su domenica, 19 gennaio 2020

 

E’ un’iniziativa di ricerca coordinata dall’Università di Parma, con la collaborazione dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria e dell’Azienda USL, cofinanziata da Fondazione Cariparma e patrocinata dal Comune.Il responsabile scientifico del progetto è Nicola Sverzellati, docente di Diagnostica per immagini al Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Parma e Direttore dell’Unità Operativa Scienze Radiologiche dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, affiancato da Paolo Carbognani e Luca Ampollini, docenti di Chirurgia Toracica, e da Caterina Caminiti, Direttrice della Struttura complessa Ricerca e Innovazione dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria.Questa mattina la presentazione al ParmaUniverCity Info Point, con interventi del Rettore Paolo Andrei, del Direttore generale dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Massimo Fabi, della Direttrice generale dell’Ausl Elena Saccenti, dell’Assessora alla Sanità del Comune di Parma Nicoletta Paci, della Vice Presidente della Fondazione Cariparma Anna Mazzucchi, del Principal Investigator Nicola Sverzellati, di Paolo Carbognani e Caterina Caminiti. Presente all’incontro anche il Direttore del Dipartimento di cure primarie dell’Ausl Antonio Balestrino.Il tumore del polmone è una malattia ancora frequente e molto grave: nel 2018, nel mondo, ci sono stati più di 2.000.000 di nuovi casi e 1.700.000 decessi.La sopravvivenza a cinque anni del tumore del polmone è pari al 17.7%, molto inferiore rispetto a quella del tumore del colon (64.4%), della mammella (89.7%) e alla prostata (98.9%).Il fattore di rischio più importante per lo sviluppo del tumore del polmone è rappresentato dall’esposizione – attiva o passiva – al fumo di sigaretta. Circa l’80 % dei casi è collegato al fumo di sigaretta. Studi scientifici nazionali e internazionali hanno mostrato l’efficacia della diagnosi precoce del tumore del polmone mediante screening con TAC a bassa dose di radiazioni ionizzanti. Con la TAC sarebbe possibile individuare tumori in individui che non presentano sintomi, permettendo di intervenire in uno stadio precoce di malattia.
Il “Progetto Salute Parma: Prevenzione primaria e secondaria del danno da fumo” è finalizzato alla valutazione della fattibilità di un programma di prevenzione del tumore del polmone. Lo studio è indirizzato a 500 soggetti (di età compresa tra 50 e 75 anni) residenti a Parma e provincia, forti fumatori o ex fumatori (da meno di 10 anni), che hanno fumato almeno 15 sigarette al giorno per almeno 25 anni o almeno 10 sigarette al giorno per almeno 30 anni. Per la partecipazione, i volontari dovranno rivolgersi al proprio medico di famiglia che, dopo valutazione dei criteri di eleggibilità, consiglierà un colloquio di approfondimento con il Responsabile scientifico del progetto per valutare insieme l’adesione allo studio.I partecipanti allo studio saranno sottoposti a un esame TAC del torace a bassa dose di radiazioni ionizzanti per la ricerca di lesioni polmonari e a una spirometria per testare la funzionalità polmonare. Contestualmente verrà proposta loro una visita al Centro antifumo coordinato dal prof. Alfredo Chetta per favorire l’interruzione all’abitudine tabagica dei soggetti fumatori attivi. Queste valutazioni si svolgeranno nell’Unità Operativa di Scienze Radiologiche dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma: in questo reparto, nel padiglione Barbieri, è disponibile un’apparecchiatura TAC di ultima generazione che sarà utilizzata per l’esecuzione dell’esame TAC il sabato mattina. I soggetti arruolati che alla TAC presenteranno reperti sospetti per tumore del polmone saranno indirizzati all’esecuzione di approfondimenti diagnostici nell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma.

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«Invecchiare in salute: quali percorsi?»

Posted by fidest press agency su domenica, 19 gennaio 2020

Roma venerdì 24 gennaio 2020, dalle 14,30 alle 19.00, presso la Sala Zuccari del Senato della Repubblica a Palazzo Giustiniani a Roma in Via Dogana Vecchia 29 organizzato dal Rotary Club Roma Capitale convegno intitolato «Invecchiare in salute: quali percorsi?»
Il convegno-evento, realizzato grazie alla fattiva collaborazione della senatrice Paola Binetti, è organizzato dal Rotary Club Roma Capitale (distretto 2080) con la partecipazione (ad oggi) di 20 differenti club appartenenti a 5 diversi distretti italiani del Rotary International. «Non è un convegno medico-scientifico a favore di qualche casa farmaceutica, ma è un convegno “rotariano”» puntualizza il responsabile e portavoce del Progetto Alzheimer del Rotary Club Roma Capitale.E con ciò il dottor Renato Boccia intende dire che il convegno si occuperà di un problema attuale di grande interesse sociale per il quale il Rotary è in grado di fornire una lettura del problema alla luce dei valori che propugna, quali il «servire al di sopra di ogni interesse personale».In Italia i malati conclamati di Alzheimer sono 1,2 milioni, ma ci sono anche oltre 700 mila persone che ancora non sanno di essere malate. Nel mondo invece i malati sono addirittura 49 milioni, il che equivarrà a dire tra 10 anni un nuovo malato ogni tre secondi. «Cifre che devono far pensare e che devono essere prese seriamente in considerazione» conclude il presidente del Rotary Club Roma Capitale. Anche solo una notte di sonno persa da giovani potrebbe avere effetti gravissimi sul cervello. Questa è la più recente scoperta sull’Alzheimer basata su uno studio condotto da Jonathan Cedernaes, senior researcher dell’«Università di Uppsala» in Svezia, pubblicato sulla rivista «Neurology», che ha messo in evidenza come perdere una notte di sonno porti all’aumento del 17% della proteina tau presente nel sangue, il più probabile marker del rischio di malattia di Alzheimer.«Nel frattempo, però, nuove ricerche aprono la strada verso un vaccino contro questa malattia e il decennio appena iniziato potrebbe così segnare la svolta. Bisogna solo trovare più fondi per finanziare la ricerca e di questo possiamo farci carico noi rotariani, proprio come abbiamo fatto per la poliomelite» commenta il dottor Renato Boccia, portavoce e responsabile -insieme al consocio Claudio Pernazza- del Progetto Alzheimer del Rotary Club Roma Capitale.Combinando due vaccini, i risultati ottenuti sui topi da un team composto da ricercatori dell’Istituto di Medicina Molecolare e dell’Università della California, a Irvine, sono promettenti e sono già stati pubblicati su «Alzheimer’s Research & Therapy», prevedendo di arrivare alla sperimentazione umana entro 2 anni.La sfida più grande, però, parte ora da Roma, più precisamente dal Rotary Club Roma Capitale (distretto rotariano 2080) che -essendo la poliomelite prossima ad estinguersi- sta proponendo ai rotariani di tutto il mondo di concentrarsi nella lotta ad un’altra malattia: l’Alzheimer.Negli ultimi 30 anni l’associazione internazionale fondata da Paul Harris si è concentrata proprio sulla poliomelite ed ha consentito di vaccinare 2,5 miliardi di bambini in 122 Paesi, con un impegno economico di circa 2 miliardi di dollari da parte dei rotariani di tutto il mondo. Ma questa malattia è oggi quasi del tutto debellata.Ci vuole allora un altro ambizioso obiettivo da raggiungere: sconfiggere l’Alzheimer. E d’altra parte gli studiosi italiani stanno dando un contributo fondamentale, con in prima linea i ricercatori della Fondazione EBRI (European Brain Research Institute) “Rita Levi-Montalcini”.In pratica, i ricercatori italiani hanno scoperto una molecola che «ringiovanisce» il cervello bloccando l’Alzheimer nella prima fase: è l’anticorpo A13 che favorisce la nascita di nuovi neuroni e contrasta così i difetti che accompagnano le fasi precoci della malattia.Lo studio coordinato da Antonino Cattaneo, Giovanni Meli e Raffaella Scardigli, presso la Fondazione EBRI in collaborazione con il CNR, la Scuola Normale Superiore e il Dipartimento di Biologia dell’Università di Roma Tre, è stato recentemente pubblicato sulla rivista «Cell Death and Differentiation».

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Salute mentale

Posted by fidest press agency su sabato, 18 gennaio 2020

In particolare, la depressione rappresenta una delle tematiche su cui Fondazione Onda è fortemente impegnata da oltre 10 anni, considerato anche il maggior coinvolgimento delle donne sia come pazienti sia come caregiver. La depressione, malattia riconosciuta dall’Organizzazione Mondale della Sanità come prima causa di disabilità a livello mondiale, in Italia riguarda 3 milioni di persone di cui 2 sono donne”, dice Francesca Merzagora, Presidente Fondazione Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere.
In questo contesto, prende il via il percorso di sensibilizzazione di Fondazione Onda «Uscire dall’ombra della depressione» nelle Regioni italiane, con il Patrocinio di SIP – Società Italiana di Psichiatria, SINPF – Società Italiana di Neuropsicofarmacologia, Cittadinanzattiva e Progetto Itaca, e grazie al contributo incondizionato di Janssen Italia. Il progetto farà tappa in otto Regioni italiane per sensibilizzare sul tema della depressione attraverso una serie di incontri che vedranno il coinvolgimento degli attori Istituzionali e sanitari locali per superare lo stigma associato alla depressione e per facilitare l’accesso alla diagnosi e alle cure più appropriate.
Secondo le stime dell’Organizzazione Mondale della Sanità (OMS), la depressione riduce l’aspettativa di vita di oltre 20 anni e oltre il 60% dei suicidi che si verificano annualmente a livello globale possono essere ricondotti a questa malattia. La depressione non ha solo un enorme impatto sulla qualità di vita di chi ne soffre, ma anche sul dispendio di risorse socio-economiche. Secondo i dati divulgati in occasione della presentazione alla Camera dei deputati del Manifesto, il costo diretto a carico del Servizio Sanitario Nazionale – ad esempio in termini di ricoveri ospedalieri, farmaci antidepressivi, specialistica ambulatoriale – ammonta in media a circa 5.000 euro all’anno per paziente. I costi sociali, in termini di ore lavorative perse, ammontano a circa 4 miliardi di euro l’anno, pur senza considerare la mancata produttività associata ai caregiver, spesso 2 o 3 familiari per ogni paziente. Complessivamente, secondo i dati Cerismas 2019, i costi indiretti rappresentano il 70% dei costi totali. Diagnosi tempestiva e diffusione dei trattamenti sono fondamentali per ridurre questo impatto economico, considerato che le complicanze della malattia e la loro gestione comportano un dispendio nettamente superiore ai soli costi della cura.“La depressione è un problema di salute pubblica in continua crescita in tutte le fasce di età – spiega Claudio Mencacci, Presidente Comitato Scientifico Fondazione Onda. Questa malattia ha notevoli effetti sia sulla qualità che sulla quantità di vita, con un aumento della mortalità non solo per il maggiore rischio di suicidi, ma anche per l’adozione di stili di vita negativi e lo sviluppo di altre malattie, come quelle cardiologiche, metaboliche e oncologiche. Tra le forme più comuni, ma anche più gravi, c’è la depressione maggiore che colpisce circa un milione di persone nel nostro Paese e si manifesta in genere tra la seconda e la terza decade di vita con un picco nella decade successiva, dunque nel periodo più florido e produttivo della vita con gravi ripercussioni sul piano affettivo-familiare, socio-relazionale e professionale. Purtroppo, si stima che meno della metà delle persone con depressione maggiore ricevano un’adeguata diagnosi e trattamento e che circa 130.000 persone con depressione maggiore risultino ‘resistenti ai trattamenti’, necessitando così di un intervento clinico e sociale particolarmente urgente. L’intervento tempestivo per tenere sotto controllo la depressione è infatti di fondamentale importanza per ridurre il rischio di ricadute, cronicizzazione e ospedalizzazione”.
La prima tappa del percorso si terrà a Napoli il prossimo 24 gennaio.

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Una dieta povera in colesterolo per una buona salute del cuore

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 gennaio 2020

Seguire modelli dietetici salutari per il cuore, intrinsecamente con bassi livelli di colesterolo, può aiutare a ridurre il rischio di malattie cardiovascolari (CVD). Questo è ciò che suggerisce lo Science Advisory dell’American Heart Association (AHA) pubblicato su Circulation. Secondo gli autori, una raccomandazione che indica un obiettivo specifico di colesterolo alimentare è difficile da implementare. «Pertanto, una guida focalizzata sui modelli dietetici ha maggiori probabilità di migliorare la qualità della dieta e promuovere la salute cardiovascolare» scrive il primo autore Jo Ann S. Carson, del UT Southwestern Medical Center negli Stati Uniti. Questi modelli sono caratterizzati dal consumo di frutta, verdura, cereali integrali, latticini a basso contenuto o senza grassi, fonti di proteine magre, noci, semi e oli vegetali, con acidi grassi saturi rimpiazzati dai polinsaturi. Come spiegato dagli autori, le attuali linee guida americane per il rischio di CVD non includono una guida esplicita per il colesterolo alimentare e la ricerca scientifica sul suo legame con il colesterolo LDL non è conclusiva. Studi osservazionali non indicano un’associazione significativa tra il colesterolo alimentare e il rischio di CVD, mentre una meta-regressione, che ha incluso studi randomizzati e controllati di intervento dietetico, mostra una sua relazione dose-dipendente con le concentrazioni di colesterolo LDL, anche dopo aver aggiustato per il tipo di grasso alimentare. La meta-regressione di dati di studi sull’alimentazione controllata indica che il colesterolo alimentare aumenta il colesterolo totale, ma non mostra una sua associazione significativa con le concentrazioni di colesterolo LDL o HDL. Analisi però limitate dal piccolo numero di partecipanti e dall’impossibilità di confrontare adeguatamente il ruolo del colesterolo LDL e HDL con il totale. «La considerazione della relazione tra colesterolo alimentare e rischio di CVD non può ignorare 2 aspetti della dieta. Innanzitutto, la maggior parte degli alimenti che contribuiscono al colesterolo nella dieta degli Stati Uniti sono solitamente ricchi di grassi saturi o sono consumati con cibi ricchi di grassi saturi. In secondo luogo, modelli dietetici salutari per il cuore (Mediterranean-style e DASH), sono intrinsecamente bassi nel colesterolo con menu tipici contenenti <300 mg/giorno di colesterolo, simili all’attuale consumo negli Stati Uniti» spiega Carson. (fonte: doctor33)

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SIMA e l’Università IUG di Sarajevo in prima linea per la salute e l’ambiente

Posted by fidest press agency su domenica, 12 gennaio 2020

Milano. È stato siglato un importante accordo tra la Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA), l’Istituto Scientifico Biomedico Euro Mediterraneo (ISBEM) e l’Università Internazionale di Goradze (IUG) per portare l’Alta Formazione universitaria in tema di determinanti ambientali della salute e di cambiamenti climatici e salute nel primo Corso di Laurea internazionale in Medicina e Chirurgia che si svolgerà, a partire dal 2 marzo 2020, nella sede IUG di Sarajevo e sarà rivolto a studenti italiani.
“Grazie all’accordo appena siglato, già dal primo anno di corso, gli studenti di Medicina e Chirurgia della IUG saranno formati sui temi del binomio ambiente – salute, potendo contare sulle competenze scientifiche fornite da SIMA e ISBEM. Si tratta del primo passo internazionale del programma ‘U4ALL’ – University Rectors for Health and Environment, promosso da SIMA e presentato lo scorso 23 ottobre alla Camera dei Deputati, con il supporto e la partecipazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e della Commissione Europea”, dichiara il professor Alessandro Miani, Presidente SIMA e titolare della Cattedra di Environmental Medicine alla IUG.
“Crediamo che si tratti di una grande opportunità per una piena integrazione tra le due sponde dell’Adriatico – così vicine da essere già ricomprese dall’Unione Europea in un’unica macro – regione – con la possibilità di scambi di risorse umane, nella prospettiva della crescita di competenze e professionalità attraverso percorsi di laurea, programmi di training di alta formazione o specializzazione e Dottorati di Ricerca congiunti”, afferma il professor Alessandro Distante, Presidente ISBEM.
Il Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia della IUG – in lingua italiana dal I anno e in lingua inglese o italiana dal II anno – attua programmi modulati esattamente su quelli delle Università Italiane, nell’ottica di un completo inserimento in chiave europea – con la possibilità di ottenere il riconoscimento giuridico nei Paesi UE – dei medici formatisi alla IUG di Sarajevo.L’anno accademico prenderà il via il 2 marzo 2020. Gli aspiranti medici di nazionalità italiana hanno la possibilità di iscriversi al Corso di Laurea internazionale in Medicina e Chirurgia fino al 28 febbraio.

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Fnopi su decreto Salute

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 gennaio 2020

“Apprezzabile, condivisibile e necessario lo sprint del ministro della Salute Roberto Speranza che passando dalle parole ai fatti ha dato gambe alla Consulta delle Federazioni degli ordini professionali”, commenta l’iniziativa del responsabile del dicastero di Lungotevere Ripa Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI), la più numerosa d’Italia: rappresenta il 41% del personale del Ssn e quasi il 60% di quello del ruolo sanitario.“L’idea – prosegue – conferma ancora una volta l’attenzione del ministro al tema delle professioni sanitarie e ci trova naturalmente e inequivocabilmente d’accordo. Quello che ci aspettiamo ora da questa Consulta è la sua capacità di permettere finalmente l’innovazione che serve nelle politiche professionali sanitarie, con la valorizzazione e il rafforzamento delle competenze di ciascuno, acquisite ormai da oltre un quarto di secolo nelle università, con le lauree, i master e i dottorati di ricerca, i ruoli di docenza, con una formazione capillare insomma, ognuno nel suo ruolo, per far crescere davvero il Servizio sanitario nazionale”. “Ci aspettiamo però una Consulta che veda tutti protagonisti e allo stesso modo – conclude la presidente FNOPI – senza professioni di serie A e serie B, con un ministero e il suo ministro a garanzia di tutto questo. In tal caso i 450mila infermieri impegnati ogni giorno nel prendersi cura della comunità e dei più fragili, saranno al fianco del ministro Speranza per disegnare davvero tutti insieme un percorso di confronto e condivisone tra le Federazioni, dove tutti abbiano stessa dignità e stesso rilievo per realizzare percorsi di assistenza virtuosi, necessari alla crescita e allo sviluppo reale del nostro Ssn”.

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Codici: delusi dal Patto per la Salute

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 dicembre 2019

L’Associazione Codici esprime forti perplessità in merito al nuovo Patto per la Salute. “Ci sono tanti impegni e belle intenzioni, ma al momento per quanto ci riguarda prevale il timore che siano soltanto parole”, il commento del Segretario Nazionale di Codici Ivano Giacomelli. “Nei punti principali del Patto – aggiunge l’avvocato Giacomelli – non c’è traccia di criticità importanti come liste di attesa ed intramoenia, non si parla della riforma della Legge Gelli, che sta determinando la crisi delle aziende sanitarie. Vedremo nei prossimi mesi come si tradurrà nel concreto il Patto per la Salute – conclude il Segretario Nazionale di Codici – per ora il nostro giudizio non può che essere negativo, non c’è l’inversione di rotta auspicata”.

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Sottoscritto Patto per la salute tra Governo e Regioni

Posted by fidest press agency su sabato, 21 dicembre 2019

Sottoscritto in Conferenza Stato-Regioni il Patto per la salute, che tra i suoi punti annovera un Programma nazionale per la mobilità sanitaria. «Siamo molto soddisfatti del Patto per la salute siglato fra il Governo centrale e le Regioni – commenta Annamaria Mancuso, Presidente di Salute Donna onlus e coordinatrice del progetto “La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere” – la mobilità sanitaria è un male assoluto di questo Paese e la metodologia descritta nel Patto potrebbe andare nella direzione giusta per arginare questo fenomeno, che coinvolge centinaia di migliaia di pazienti oncologici e onco-ematologici e da sempre è una delle priorità del nostro progetto».Secondo il Censis (Rapporto Rbm-Censis 2018) sono circa 750.000 l’anno i ricoveri in mobilità ospedaliera interregionale. Il 25 per cento di questi pazienti si allontana di non oltre cento chilometri da casa, mentre il 23 per cento si allontana oltre quattrocento chilometri. Gran parte di loro sono persone che lottano contro un tumore.«La nostra volontà – continua Annamaria Mancuso – è da una parte quella di aiutare le Istituzioni a combattere il fenomeno della mobilità sanitaria, dall’altra vigilare affinché le statuizioni contenute nel Patto per la salute siano effettivamente osservate da parte degli Enti preposti. È importante che ci sia una condivisione di questi aspetti con tutti gli attori, gli stakeholder del settore, e bene ha fatto il Patto per la salute a riferirsi anche ai cittadini, spesso vittime di poca trasparenza nell’erogazione dei processi sanitari. Anche su questo punto il nostro progetto farà in modo che il paziente oncologico sia sempre più tutelato nel processo di presa in carico».
Il Patto per la salute, oltre al tema della mobilità sanitaria, tocca altri punti chiave come l’ampliamento delle fasce d’età dello screening mammografico e l’estensione dell’attività del Comitato che verifica l’aderenza da parte delle Regioni all’erogazione dei Livelli Essenziali d’Assistenza, manifestando la volontà da parte di Governo e Regioni di migliorare l’accesso alle prestazioni sanitarie per i pazienti oncologici.Il progetto “La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere” accoglie dunque con positività il Patto per la salute, augurandosi che possa fattivamente contribuire a migliorare l’assistenza e la presa in carico dei pazienti e vigilando affinché gli intenti siano rispettati e tramutati in interventi utili e concreti, anche attraverso il coinvolgimento attivo delle Associazioni.

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Salute: emicrania, le donne ne soffrono di più, ma si curano di meno

Posted by fidest press agency su domenica, 15 dicembre 2019

Quasi l’80% dei pazienti che soffrono di emicrania è costituito da donne, il 18,3% da uomini. L’esordio della malattia si registra in media a 21,4 anni di età per le donne contro i 26,1 anni degli uomini. La patologia si manifesta in maniera precoce, cioè prima dei 18 anni, per il 42,1% delle pazienti donne, rispetto al 26% degli emicranici uomini. È quanto emerge dalla ricerca «Vivere con l’emicrania» realizzata dal Censis con la sponsorizzazione di Eli Lilly, Novartis e Teva. Grazie alla collaborazione delle Società scientifiche che si occupano di emicrania e cefalea a grappolo e delle Associazioni dei pazienti è stato possibile interpellare un campione di 695 pazienti dai 18 ai 65 anni con diagnosi di emicrania ed è stato realizzato anche un focus sui pazienti colpiti da cefalea a grappolo, una forma non frequente di cefalea primaria particolarmente dolorosa.Le donne si trascurano e dilatano i tempi della diagnosi. L’emicrania è una patologia che tende ad essere trascurata e riconosciuta con ritardo. Il 58,9% dei pazienti si rivolge al medico entro un anno dalla comparsa dei primi sintomi (il 55,9% delle donne contro il 73,2% degli uomini), ma il 20,7% aspetta più di cinque anni. Sono le femmine a indugiare di più (il 23,3% contro il 9,4% dei maschi). Il tempo medio per arrivare a una diagnosi è di 7,1 anni: 7,8 anni per le donne, solo 4,1 anni per gli uomini. La patologia rimane quindi in molti casi non diagnosticata per molto tempo: il 28,1% dei pazienti ha avuto la diagnosi entro un anno dai primi sintomi, il 30,5% ha dovuto aspettare tra due e cinque anni, il 23,4% più di dieci anni.Una patologia dolorosa e penalizzante. La malattia appare più debilitante per le donne colpite, che definiscono «scadente» il proprio stato di salute nel 34,1% dei casi (contro il 15% degli uomini). Il 36,3% delle donne colpite soffre di emicrania cronica, cioè con più di 14 giornate di emicrania al mese (per gli uomini il dato scende al 29,9%). E il 47,9% delle donne soffre contemporaneamente di altre patologie (contro il 33,9% degli uomini). La durata media per singolo attacco, se non debitamente trattato, nel 46% dei casi è pari a 24-48 ore e nel 34% dura più di 48 ore. Sono le donne a lamentare gli attacchi più lunghi, con il 39,2% che soffre di attacchi che superano le 48 ore contro l’11,8% degli uomini. Si tratta di una patologia che impatta fortemente sulle attività quotidiane, in misura maggiore per le pazienti femmine. L’aspetto più penalizzante è considerato il dolore (per l’81,7% delle donne e il 72,4% degli uomini), seguito da stanchezza ed energie ridotte (rispettivamente per il 50,3% e il 44,1%). Sempre le femmine lamentano una riduzione delle attività sociali in misura maggiore rispetto ai maschi (il 42,9% contro il 21,3%) e a causa del mal di testa hanno più problemi di vario tipo: sul lavoro, il 39,7% delle donne, nello svolgimento dei propri compiti familiari e domestici, il 36,3%, ad occuparsi dei figli, il 18,7% (contro rispettivamente il 26,8%, il 18,1% e il 7,9% degli uomini). Il condizionamento esistenziale può essere ancora più penalizzante per coloro i cui sintomi si manifestano più precocemente: il tempo medio per arrivare a una diagnosi in questi casi è in media di 11,5 anni. Inoltre, chi ha avuto un esordio precoce (cioè prima dei 17 anni) descrive in misura maggiore un impatto negativo sul lavoro (il 43,9%, contro il 27,6% di chi aveva oltre 30 anni). Lo stesso vale per l’impatto negativo sulle attività sociali, citato dal 42,8% dei primi contro il 32,7% dei secondi.Questi sono i principali risultati contenuti nel volume «Vivere con l’emicrania», presentato oggi a Roma da Ketty Vaccaro, Responsabile dell’Area Welfare e salute del Censis, e discusso da Paola Boldrini, Membro della 12ª Commissione Igiene e Sanità del Senato della Repubblica, Maria Teresa Bressi, Coordinamento nazionale Associazioni malati cronici di Cittadinanza Attiva, Gianluca Coppola, Neurologo Ricercatore dell’Università Sapienza di Roma, Cherubino Di Lorenzo, Neurologo Centro Irccs-Fondazione Don Gnocchi, Alessandro Giua, Vice Presidente di Ouch Italia, Lara Merighi, Coordinatrice Al.Ce. Group Italia, Maria Rizzotti, Membro della 12ª Commissione Igiene e Sanità del Senato della Repubblica, Pierpaolo Sileri, Viceministro del Ministero della Salute.

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Salute: arrivano gli smartwatch per proteggere la salute dei propri cari

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 dicembre 2019

Da oggi gli anziani e gli ammalati hanno un nuovo strumento a disposizione a tutela della loro salute e delle loro vite. Le tecnologie d’avanguardia e salva vita stanno sbarcando infatti anche sugli orologi di ultimi generazione, i cosiddetti smartwatch, ovvero gli orologi intelligenti, capaci per proteggere la vita di chi lo indossa.Come? Grazie alla rilevazione dei parametri vitali, come la pressione e il battito cardiaco, la rilevazione perfino di una eventuale caduta di chi lo indossa, comunicando la posizione esatta ai soccorsi ed a propri cari.
Dati che vengono raccolti all’interno di una applicazione e messi a disposizione della famiglia e del personale medico in caso di bisogno.
Il primo smartwatch ad implementare queste tecnologie è lo SOS MYO, un orologio intelligente dotato perfino di un pulsante di Sos, in grado di avvisare tempestivamente con una telefonata o un sms sia i parenti che la Centrale Medica Operativa messa a disposizione dalla Helpcodelife, produttrice dello smartwach salvavita.Un servizio unico nel suo genere, in grado di mettere a disposizione dell’utente, 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, un team di medici specialistici in grado di offrire un responso in tempo reale e offrire assistenza in caso di emergenza“Sos Myo è un innovativo orologio salvavita, unico nel suo genere, che apre un nuovo mercato sanitario, andando incontro alle esigenze degli anziani e delle loro famiglie, che da sempre aiutiamo nella tutela della loro salute”, ha detto Ivano Labruna, amministratore di Helpcodelife. sito internet http://www.helpcodelife.com.

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La salute degli adulti concepiti con fecondazione assistita

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 dicembre 2019

Pubblicato su Fertility and Sterility il più grande studio condotto finora a livello globale, per indagare sulla salute di adulti concepiti tramite fecondazione assistita messa a confronto con quella adulti concepiti naturalmente.Dai risultati non sono emerse evidenze di aumento del rischio vascolare o cardiometabolico, né di problemi di crescita o respiratori nel gruppo concepito con PMA rispetto a quello concepito naturalmente, appartenente alla stessa popolazione di origine.Lo studio ha coinvolto uomini e donne adulti di età compresa tra 22 e 35 anni, 193 concepiti con PMA e 86 concepiti naturalmente. Le indagini mediche hanno riguardato: struttura vascolare e funzione vascolare, i marker metabolici, le misurazioni antropometriche e la funzione respiratoria.“Sebbene il campione preso in esame sia esiguo, questi risultati fanno ben sperare – dichiara la Dottoressa Daniela Galliano, Direttrice del Centro IVI di Roma – L’impatto della fecondazione assistita sulla salute delle persone è un tema di grande importanza al quale noi esperti prestiamo molta attenzione. Parallelamente alla continua ricerca scientifica per migliorare le tecniche di pma, è fondamentale quindi che nascano queste indagini.”

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Presentazione del Passaporto di Milano per Camminare e della Salute

Posted by fidest press agency su martedì, 3 dicembre 2019

Milano 4 Dicembre 2019, ore 11.00 Sala Stampa “Franco Brigida” Comune di Milano, Palazzo Marino. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’inattività fisica è il quarto fattore di rischio di mortalità a livello globale ed è responsabile della drammatica crescita di sovrappeso e obesità, potenti fattori di rischio per le malattie croniche non trasmissibili, come diabete, tumori e malattie cardiovascolari. Il Passaporto di Milano “Città per Camminare e delle Salute”, attraverso percorsi urbani e turistici, promuove il cammino come attività di prevenzione primaria e a basso costo per la salute dei cittadini. Intervengono: Roberta Guaineri, Assessore allo Sport del Comune di Milano, Martina Cambiaghi, Assessore allo Sport della Regione Lombardia, Federico Serra, Direttore Italia Cities Changing Diabetes, Michele Carruba, Health City Institute e Presidente Centro Studio e Ricerca sull’Obesità Università Statale di Milano, Livio Luzi, Health City Institute e Direttore Endocrinologia e Malattie Metaboliche Policlinico San Donato, Elisabetta Lovati, Presidente SID Lombardia, Regina Dagani, Presidente AMD Lombardia, Fabio Pagliara, Segretario Generale FIDAL Federazione Italiana Atletica Leggera Maurizio Damilano, Presidente A.s.d. Scuola del Cammino e campione olimpico di marcia Eleonora Giorgi, Marciatrice medaglia di bronzo ai Campionati Mondiali di Doha Modera: Luca Gregorio, Giornalista

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Il nipote può e deve diventare un educatore di salute del nonno e …viceversa

Posted by fidest press agency su martedì, 3 dicembre 2019

In particolare i giovani possono spiegare ai parenti più anziani l’importanza di assumere regolarmente i farmaci. Dall’alto della loro esperienza invece i nonni devono far comprendere quanto sia fondamentale crescere seguendo stili di vita sani, primo fra tutti l’attività fisica. Su questo principio innovativo di reciprocità saranno realizzate delle Linee di Indirizzo per favorire l’educazione degli italiani di diverse generazioni. E’ quanto è concordato tra la Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) e Senior Italia FederAnziani in un Work Shop che si è svolto in occasione del settimo congresso di Senior Italia FederAnziani. L’evento si è concluso ieri a Rimini e rappresenta il più grande appuntamento nazionale dedicato ai cittadini over 65 residenti nel nostro Paese. La FIMP è l’unica organizzazione della pediatria italiana che partecipa a questa iniziativa che rientra nelle attività del Comitato Italiano per l’Aderenza alla Terapia (CIAT) che riunisce oltre 20 società scientifiche, federazioni di medici, sindacati, associazioni di pazienti e rappresentanti delle istituzioni. “L’aderenza terapeutica è un aspetto della salute dell’intera collettività a cui teniamo particolarmente – afferma il dott. Antonio D’Avino, ‎Vice Presidente FIMP -. Come pediatri di famiglia vediamo e curiamo ogni giorno migliaia di bambini e adolescenti. Abbiamo quindi un osservatorio privilegiato dal quale poter analizzare alcuni comportamenti e tendenze. Siamo profondamente convinti che nel nostro Paese tra nonni e nipoti ci sia un legame davvero unico e sempre più forte. Vogliamo sfruttarlo creando un percorso educativo che fornisca ai giovani la consapevolezza di quanto possano essere importanti per la salute dell’intera famiglia”. Tra gli aspetti che verranno meglio approfonditi nelle Linee di indirizzo future c’è anche l’uso degli strumenti digitali. “Come è noto sono spesso i nipoti a insegnare ai nonni l’utilizzo delle nuove tecnologie – prosegue D’Avino -. I dispositivi elettronici sono infatti una risorsa utile per favorire l’aderenza alle cure da parte dei più anziani. App, timer, suonerie sono strumenti che vanno utilizzati per ricordare l’ora e le dosi esatte dei vari farmaci. Si tratta quindi di un’ulteriore convergenza che dobbiamo saper sfruttare in modo adeguato”.

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Milano: Città per Camminare e della Salute

Posted by fidest press agency su domenica, 1 dicembre 2019

Milano 4 Dicembre 2019, ore 11.00 Sala Stampa “Franco Brigida” Comune di Milano, Palazzo Marino. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’inattività fisica è il quarto fattore di rischio di mortalità a livello globale ed è responsabile della drammatica crescita di sovrappeso e obesità, potenti fattori di rischio per le malattie croniche non trasmissibili, come diabete, tumori e malattie cardiovascolari.
Il Passaporto di Milano “Città per Camminare e delle Salute”, attraverso percorsi urbani e turistici, promuove il cammino come attività di prevenzione primaria e a basso costo per la salute dei cittadini. Intervengono:
Roberta Guaineri, Assessore allo Sport del Comune di Milano
Martina Cambiaghi, Assessore allo Sport della Regione Lombardia
Federico Serra, Direttore Italia Cities Changing Diabetes
Michele Carruba, Health City Institute e Presidente Centro Studio e Ricerca sull’Obesità Università Statale di Milano
Livio Luzi, Health City Institute e Direttore Endocrinologia e Malattie Metaboliche Policlinico San Donato
Elisabetta Lovati, Presidente SID Lombardia
Regina Dagani, Presidente AMD Lombardia
Fabio Pagliara, Segretario Generale FIDAL Federazione Italiana Atletica Leggera
Maurizio Damilano, Presidente A.s.d. Scuola del Cammino e campione olimpico di marcia
Eleonora Giorgi, Marciatrice medaglia di bronzo ai Campionati Mondiali di Doha
Modera: Luca Gregorio, Giornalista

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