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Probiotici, claim salutistici bocciati dall’Efsa: ecco i motivi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 settembre 2016

pills on the woman palm

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Vantare in etichetta le proprietà salutistiche di un alimento (claim) in virtù di uno o più dei suoi componenti non è obbligatorio; se lo si vuole fare, è però necessario attenersi scrupolosamente a quanto prescritto da una serie di Regolamenti europei che, dal 2006, disciplinano come devono essere veicolate in etichetta o in pubblicità le informazioni che riguardano i benefici salutistici e nutrizionali di un prodotto alimentare; Regolamenti elaborati con lo scopo di proteggere la salute dei consumatori e il diritto ad una corretta informazione. In merito ai claim salutistici, cioè alle frasi che descrivono la relazione fra l’alimento e la salute, la procedura prevede che il produttore dimostri con studi appropriati, quanto vuole sostenere; l’Autorità europea per la sicurezza Alimentare (Efsa), valutata la pertinenza delle prove portate, è chiamata a dare un parere vincolante. Dall’entrata in vigore del cosiddetto Regolamento Claim (Reg. 1924/2006) sono stati quindi sottoposti ad approvazione moltissimi claim salutistici relativi a svariate sostanze. Un numero elevato di richieste ha riguardato i benefici attribuiti a diversi batteri probiotici, aggettivo quest’ultimo già definito di per sé un claim, poiché può essere detto probiotico solo un batterio ben caratterizzato tassonomicamente e con capacità di resistenza e colonizzazione dell’intestino ben specifiche. Nessuno dei claim proposti è tuttavia mai stato autorizzato (a differenza dei molti accettati per le vitamine e i minerali): la lista delle indicazioni sulla salute autorizzate all’uso non contiene infatti claim che riguardino i probiotici. Come mai? Tali batteri non apportano benefici? Non esattamente. Per il legislatore, è più una questione di metodo. Molti claim e fra questi quelli relativi ai batteri probiotici, sono stati rigettati principalmente perché gli studi presentati a supporto non erano stati ben disegnati. Il Regolamento prevede infatti che qualsiasi claim sia veritiero e sia basato su dati scientifici, dimostrati con studi su persone sane e in buona salute. Un aspetto critico, quest’ultimo e non solo per i probiotici (solo in seguito alleggerito, consentendo che fossero arruolate anche persone in sovrappeso e obese) che implica la difficoltà di dimostrare un beneficio su un organismo sano. Le contestazioni di Efsa però hanno riguardato anche altri punti: deve infatti essere ben definito sia come è stato ottenuto, sia da cosa è composto il costituente cui si vuole attribuire il claim; nel caso dei probiotici significa che il batterio deve innanzi tutto essere ben caratterizzato, non semplicemente a livello di specie, ma a livello di ceppo; passaggio impegnativo che rende la ricerca costosa. Infine il claim stesso non deve essere troppo vago nell’enunciato vantando, per esempio, una semplice protezione dalle malattie. Tutti elementi che sembra abbiano allontanato le aziende alimentari dalla ricerca soprattutto per quando riguarda i probiotici. Anche per questo di recente è stata proposta una procedura “semplificata”, tuttora al vaglio, che potrebbe sostenere un rilancio della ricerca, senza tuttavia rinunciare, sostengono le Autorità, alla sicurezza e alla leale e corretta informazione ai consumatori. Francesca De Vecchi – esperta in scienze e tecnologie alimentari fonte Farmacista33) (foto: probiotici)

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Italiani e acquisti prodotti salutistici

Posted by fidest press agency su sabato, 25 settembre 2010

L’Italia affronta una vera e propria rivoluzione salutistica o si tratta solo di una moda passeggera? Con un mercato degli integratori alimentari e dei prodotti salutistici in continua crescita da anni, infatti, FederSalus, la Federazione Nazionale Produttori di Prodotti Salutistici, ha provato a sciogliere i dubbi su un fenomeno oramai divenuto di massa coinvolgendo istituzioni come Nielsen, Universita’ degli Studi di Milano e Universita’ Iulm nel convegno “Integratori e Consumatore – Scenario competitivo e Processi di acquisto” svoltosi oggi a Milano. Al centro del dibattito il consumatore finale che diventa il vero protagonista del nuovo modo di intendere un sano stile di vita dall’utilizzo degli integratori alimentari. Ma FederSalus, si è già adoperata per approfondire gli aspetti del consumo di integratori alimentari in maniera funzionale per un sano stile di vita. L’impegno dell’associazione, infatti, è duplice: se da un lato è quello di rappresentare gli interessi delle imprese associate sul mercato nazionale e internazionale, favorendone lo sviluppo e illustrando le opportunità e le insidie del settore stesso, dall’altro e’ far si’ che al consumatore finale venga garantita la massima qualità dei prodotti e una comunicazione chiara, comprensibile ed efficace. E con questo obiettivo, FederSalus ha dato vita ad un vero e proprio portale (www.sanostiledivita.it) per incentivare la conoscenza e la consapevolezza delle buone abitudini da seguire, avvalendosi del parere dei piu’ autorevoli esperti anche attraverso newsletter, campagne ed eventi.

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Prodotti salutistici

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 agosto 2010

FederSalus (Federazione italiana che riunisce le aziende produttrici di prodotti salutistici) ha presentato in occasione di Cosmofarma un’indagine su un campione di 500 persone sull’uso degli integratori alimentari. Un consumo che riguarda quasi un italiano su tre, che in sei casi su dieci li usa da oltre due anni. L’elenco dei prodotti acquistati con regolarità è lungo, e l’obiettivo è principalmente il benessere psico-fisico (46.1%), insieme a specifiche esigenze di salute (42.8%). Per l’acquisto si opta in prevalenza per la farmacia, anche se erboristeria e supermercati sono in crescita. Quanto alle preferenze, al primo posto figurano integratori di vitamine e minerali (52,5%), seguiti da fermenti lattici (36%) o integratori energetici sportivi a base di vitamine, sali minerali, aminoacidi e proteine (14,4%), particolarmente apprezzati dagli uomini (23% contro il 9,9% delle donne). Non mancano, poi, gli integratori dietetici a base di crusca e altre fibre (8,3%), gli estratti vegetali, come aloe o papaia (7,8%), ginseng, pappa reale e tonici (7,4%). Dallo studio promosso da FederSalus emerge, poi, che circa due terzi dei consumatori sono donne (in media il 66%, che diventano il 71,6% nel Nord Ovest), con un livello di istruzione medio-alta (51,7%). Inoltre il 42,1% fa sport e il 39,1% segue abitualmente un regime alimentare salutistico. Se per il 10% degli intervistati al momento dell’acquisto conta moltissimo il consiglio del farmacista, per molti non è secondario il fattore costo: il 17,8%, infatti, nella scelta si basa proprio sulla convenienza (cosa a cui sembrano particolarmente attenti gli uomini, con il 23,5%). L’indagine ha esaminato anche il diverso tipo di acquisti in base al negozio di riferimento: in farmacia gli acquirenti piu’ fedeli comprano, oltre ai medicinali, anche integratori alimentari (45,7%), prodotti per l’igiene personale (36,7%) e cosmetici (32,3%), confidando nella professionalità del farmacista e nella sicurezza dei prodotti. Fra gli acquisti più gettonati in erboristeria, invece, troviamo tisane e infusi (51,4%), ma anche cosmetici e prodotti di bellezza (33%). In molti, infine, acquistano prodotti per l’igiene personale (28,9%) ed erbe officinali (24,5%), oltre agli integratori alimentari (22%).

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