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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

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Salvador Dalí, l’ebraismo e Freud

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 marzo 2017

salvador dalìBologna Museo Ebraico, Via Valdonica 1/5 15 marzo – 7 maggio 2017 per la mostra “Dalí. A Jewish Experience” (ORARI da domenica a giovedì h 10-18, venerdì h 10-16, chiuso sabato e festività ebraiche INGRESSO libero alla mostraIngresso alla collezione permanente del Museo Ebraico > Intero 4 euro, ridotto 2 euro).
Come annunciato da con-fine Art, organizzatore dell’evento espositivo dedicato al genio intramontabile di Dalí con circa 200 opere della collezione “The Dalí Universe”, Palazzo Belloni fa rete creando saldi rapporti con le realtà culturali bolognesi legate all’arte, alla cultura, alla storia e alla vita quotidiana dei cittadini, attraverso un approccio curatoriale non convenzionale e supportato da tecnologie interattive di ultima generazione.In collaborazione con la direzione del Museo Ebraico, le grafiche dell’artista catalano, parte della collezione di Beniamino Levi, curatore e mercante d’arte di origine ebraica, entrano dunque in un altro luogo suggestivo e significativo: il cinquecentesco Palazzo Pannolini, situato nella zona dell’ex-ghetto, sede del museo che dal 1999 è attivo sul territorio regionale come centro culturale di riferimento.
Salvator DalìIl racconto comincia con le “Dodici tribù d’Israele” pensate dall’artista in occasione del 25° anniversario dello Stato d’Israele. Si tratta di 13 grafiche – incisioni più colore applicato con stencil – risalenti al 1972, che ritraggono i capostipiti delle tribù ebraiche. Abba Eban, allora ministro degli affari esteri per Israele, affermava in proposito: “O per la loro ambiguità o per la loro ambivalenza questi ritratti hanno un grande significato per noi. Attraverso la sua immaginazione, abbondante e diversa, Dalí in questo album aiuta a raccontare la civiltà israeliana agli inizi, il suo carattere mistico e la sua evoluzione”.Si prosegue con le illustrazioni per “Moïse et monothéisme”, l’ultima opera di Sigmund Freud, in cui lo psicanalista esamina la natura delle religioni monoteiste, la figura di Mosè in relazione alla teoria sul complesso di Edipo e le similitudini che intercorrono tra figura paterna e divinità.
Dalí, da sempre affascinato dalla psicanalisi freudiana, nel 1975 crea 10 litografie incise su lastre d’oro e stampate su pelle di pecora, dove intreccia figure erotiche con simboli primitivi, illustrando molti credo di religioni diverse e immagini che rappresentano l’ipotetico Mosè non ebreo di Freud, liberatore degli ebrei dalla schiavitù.La multimedialità, tratto caratteristico di “Dalí Experience” e di tutte le iniziative che nascono a Palazzo Belloni, è protagonista anche al Museo Ebraico. Il gruppo creativo Loop ha qui ideato un’installazione di realtà aumentata che permette al visitatore di immergersi in un libro aperto e apparentemente bianco da cui magicamente prendono vita contenuti animati e tridimensionali. (foto: salbador dalì)

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Matta: Un surrealista a Roma

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 marzo 2012

Roma dal 16 marzo al 20 maggio Viale Pietro de Coubertin 30, inaugurazione giovedì 15 marzo ore 19AuditoriumArte e Foyer Sinopoli. Orari di apertura: tutti i giorni dalle 11.00 alle 18.00 Ingresso libero Dieci anni fa l’Auditorium di Roma, in occasione dell’apertura, ospitava una grande mostra di Roberto Sebastian Matta. Nato a Santiago del Cile l’11 novembre 1911, l’artista moriva a Civitavecchia il 23 novembre 2002, alcuni giorni prima dell’inaugurazione. Nel centenario della nascita, Matta torna all’Auditorium con un’esposizione di importanti opere storiche a cura diClaudia Salaris e realizzata in collaborazione con la Fondazione Echaurren Salaris, il cui fulcro è rappresentato da quelle realizzate a Roma tra il 1949 e il 1954. In quel periodo, mentre l’Italia rinasceva dopo la seconda guerra mondiale, Matta era la testimonianza vivente di ciò che accadeva nelle trincee più avanzate dell’arte in Europa e negli Stati Uniti.
Lasciato il Cile nella prima metà degli anni Trenta, Matta è approdato nel vecchio continente in cerca di fortuna. Giovane architetto si stabilisce a Parigi, dove lavora nello studio di Le Corbusier. Durante un viaggio a Madrid, conosce Federico Garcia Lorca, che lo mette in contatto con Salvador Dalí. Quest’ultimo gli suggerisce di andare a trovare il fondatore del surrealismo, André Breton. Nel 1937 Matta lo incontra, portandogli i suoi primi disegni, e viene presto cooptato nel gruppo. Nel 1938 partecipa all’Exposition Internationale du Surréalisme. Mette a punto la ricerca delle cosiddette “morfologie psicologiche”, in cui adotta la tecnica dell’automatismo che non abbandonerà mai: le macchie di colore steso sulla tela indirizzano il tracciato del pennello, le forme,la costruzione. Nel 1939 partecipa alla trasmigrazione dei surrealisti dall’Europa agli Stati Uniti, in una fuga morale e politica di fronte alle prime avvisaglie dell’espansionismo bellicista hitleriano. A New York è uno dei pochi surrealisti emigrati che parla inglese e con il suo temperamento comunicativo diventa un intermediario prezioso tra gli artisti europei e quelli americani. Conosce i giovani pittori d’avanguardia, tra cui Jackson Pollock, i futuri protagonisti dell’espressionismo astratto, dell’action painting, portando loro uno stimolo a creare e tentare vie nuove con la sua esplorazione visionaria dell’inconscio, in cui assume un ruolo centrale il gesto.
Matta è un nomade, un irregolare anche all’interno del movimento surrealista: a causa di comportamenti e scelte personali nel 1948 viene espulso dal gruppo di Breton (sarà riammesso solo dopo un decennio). Isolato e in crisi, torna dopo molti anni in Cile, dove pubblica un manifesto sul “ruolo dell’artista rivoluzionario”. Quando, nel 1949, arriva in Italia il suo stato d’animo è quello di chi cerca una rigenerazione. Roma nel dopoguerra è una città viva, che lancia segnali di risveglio anche a chi, come lui, ha seguito le principali rotte dell’arte. Lo attira la Roma povera ma originale degli artisti orbitanti tra le osterie del centro, via Margutta e piazza del Popolo, nelle cui interminabili discussioni i problemi dell’arte non sono disgiunti dalle idee di giustizia sociale. Ma lo attira anche la Hollywood sul Tevere che con un cinema fatto con poche lire, il neorealismo, si è imposta nel mondo. E proprio a Roma egli da un lato accentua la sua politicizzazione, dall’altro si fa coinvolgere dalla dolcezza del vivere e del paesaggio, con esiti che contribuiscono a rinnovare la sua pittura. Nella città eterna l’ulisside si ferma e (per la seconda e non ultima volta) mette su famiglia, sposando l’attrice Angela Faranda da cui ha il figlio Pablo.
Matta ha avuto una vita lunga, segnata dal successo e all’insegna del nomadismo in senso lato. Gran viaggiatore, ha avuto varie residenze da un capo all’altro del mondo. Nel corso del tempo ha avuto quattro mogli e altrettante famiglie, sei figli. Egli stesso si sentì come Ulisse per la febbre che lo portava a varcare sempre nuovi confini, non solo geografici ma anche esperienziali e culturali. Parlava molte lingue, spagnolo, francese, inglese, italiano, e spesso le mescolava, dando luogo a una lingua mista che era tutta sua. Di lui molto si sa, ma poco si conosce della stagione romana. Questa mostra vorrebbe fornire un contributo per far luce su quel periodo breve e intenso. Catalogo: Giunti Editore, Firenze. http://www.fondazioneechaurrensalaris.it

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Il genio di Salvador Dalì

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 marzo 2011

The elephant from Salvador Dalí's Dream Caused...

Image by Secret Pilgrim via Flickr

Castello Aragonese di Otranto (Le) dal 28 maggio al 25 settembre (ingresso 6/4 euro) i ospita “Il genio di Salvador Dalì”. La mostra, a cura di Alice Devecchi, apre la terza stagione artistica del Castello di Otranto, contenitore culturale gestito dalla Società cooperativa Sistema Museo di Perugia e dall’Agenzia di Comunicazione Orione di Maglie. Dopo il grande successo degli ultimi due anni con le mostre di Joan Mirò e Pablo Picasso, che hanno registrato 90mila presenze complessive, il Castello apre le porte a uno dei più importanti artisti contemporanei del ‘900, affermandosi come punto di riferimento per l’arte e la cultura a livello nazionale e internazionale. La mostra – che sarà  inaugurata il 27 maggio alle ore 18.00 – accoglie sei sculture originali in bronzo, tra le quali “Elefante cosmico” (di grandi dimensioni – h 120 x 90 x 350 cm), e una selezione di cinquantaquattro litografie originali, che spaziano nel mondo del surreale per illustrare temi e testi letterari e che ancora una volta testimoniano la grande capacità grafica del maestro spagnolo. Dal clima gotico travasato in surrealismo bianco/nero del “Castello di Otranto”, ai colori pallidi delle “Fiabe Giapponesi”, al vuoto di colore della carta lasciata nuda in “Tristano e Isotta”, al nero e oro glitterato degli “Amours Jaunes”, Dalì precipita con la sua gamma espressiva multiforme nel vero Castello Aragonese di Otranto. Lo invade, lo trasforma, semina il panico con il suo ingombrante mistero, proprio come il gigantesco elmo che mette in moto la trama del romanzo di Walpole che l’artista spagnolo illustra in una delle serie di incisioni in mostra. Dalì si muove, agile e rapido come un gatto, tra testi completamente diversi per registro, tono, epoca, con l’unico filo rosso che è l’indubbia riconoscibilità delle sue figurette allungate, delle sue fughe vertiginose di linee, della sua irreprensibile indole provocatoria. Le sculture in bronzo paiono la materializzazione dei personaggi che Dalì dirige nella sua opera grafica, attori che si muovono in scena nonostante le loro articolazioni molli, senz’ossa, raccontando ognuna la sua storia più o meno eroica. Personalità complessa e ricca di fantasia, Salvador Dalì (Figueras, Catalogna, 1904-1989) ha operato con vivace sensibilità e singolare estro creativo in vari campi dell’arte: pittore, scultore, scrittore, illustratore, scenografo, disegnatore di gioielli e di mobili. Le sue molteplici manifestazioni artistiche hanno suscitato da parte della critica giudizi contrastanti che coinvolgono assieme all’opera anche l’uomo, anzi, il personaggio, per taluni atteggiamenti di vistoso gusto eccentrico.  La curatrice Alice Devecchi  lavora a Urbino, con due architetti, un grafico e una storica dell’arte nel campo della progettazione di allestimenti di mostre e di musei, cura di cataloghi, realizzazione di prodotti multimediali per esposizioni, cura di mostre.

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Presentazione: Jose’ Van Roy Dali’

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 novembre 2010

Roma  12 novembre – ore 18  via Ostiense, 95  Caffe’ Letterario di Roma ingresso gratuito Jose’ Van Roy Dali’  presenta  “Il figlio del venditore di sogni” con  l’editore Federico Illesi, della casa editrice “Pensieri Parole”.  «Io sono cresciuto all’ombra del Demonio ed ancora provoco, intorno a me, dolore», affermava il trentasettenne Salvador Dalí al termine della sua precocissima biografia, quasi a rammaricarsi della fatale “scomodità” del suo genio rispetto al mondo.  A distanza di circa settant’anni la biografia di un altro Dalí, nascosto ai più, un testimone forse scomodo che qualcuno teme e altri non vogliono accettare, svelerà i misteri che ancora avvolgono la sua esistenza.
Un ritratto di se stesso e di un padre, non solo Maestro, non solo artista immortale del ’900. Una storia raccontata dall’interno, vissuta in prima persona e mostrata oggi al mondo. Aneddoti familiari, la scomodità di un cognome, il dover dimostrare ogni istante della propria vita che, oltre all’onore di chiamarsi Dalí, c’è anche un gravoso onere.   Un atto di sfida alla società  che ha sempre gettato un’ombra su un rapporto genuino, reso apparentemente difficoltoso per la grandezza artistica del padre e una dichiarazione d’intenti: «Io continuerò a dipingere con successo, a vivere con dignità, a rappresentare me stesso, la mia famiglia, la mia arte superlativa e a chiamarmi Dalí con la consapevolezza che detta distrazione contribuirà alla mia “immortalità” poiché solo chi “non esiste” non potrà mai morire».  Alla presentazione interverrà  l’autore, accompagnato dall’editore Federico Illesi. http://www.caffeletterarioroma.it

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Posa d’artista

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 aprile 2010

Mestre (VE) fino al 30/5/2010 via Carducci 32 Centro Regionale di Cultura Veneta Paola di Rosa Settembrini Ritratti a Venezia dall’archivio Graziano Arici 1946/2010 Una parata di grandi artisti, la nuova mostra intitolata Posa d’artista. Ritratti a Venezia dall’archivio Graziano Arici 1946/2010. La mostra, composta da oltre 120 fotografie in bianco e nero e a colori di Graziano Arici e circa 30 provenienti al suo archivio – il piu’ ricco in Italia per i ritratti di artisti- e’ prodotta e organizzata dal Centro Culturale Candiani e dalla Regione del Veneto-Mediateca Regionale. Da Salvador Dali’ a Pegghy Guggenheim, da Matisse a Juan Miro’, da Picasso a Andy Warhol, ma anche Lucio Fontana e de Pisis, per arrivare a Jeff Koons e Maurizio Cattelan, sono tantissimi gli artisti in posa a “giocare”. Altri ancora sono al lavoro cosi’ da poterne catturare la relazione profonda con la loro opera: Luciano Fabro, Rebecca Horn, Jannis Kounellis, Giulio Paolini, Gilberto Zorio… Catalogo Marsilio da lunedi’ a venerdi’ 15.30 – 19.30, sabato e festivi 10.30 – 12.30 e 15.30 – 19.30, chiuso 1 maggio  Ingresso libero (posa d’artista)

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