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Posts Tagged ‘salvataggio’

“Lezioni da un decennio di piani di salvataggio per le banche”

Posted by fidest press agency su sabato, 9 febbraio 2019

A cura di Mark Burgess, Vice CIO Globale e CIO EMEA. A un decennio di distanza, in alcune delle maggiori economie le banche si sono ampiamente riprese dalla crisi finanziaria globale. In altre, tuttavia, l’eredità lasciata dagli attivi deteriorati continua a soffocare il sistema bancario, intralciando il motore della crescita economica. Questo divario è dovuto in ampia misura agli approcci divergenti adottati dai vari governi per ricapitalizzare le rispettive banche dopo la crisi ed è dipeso, in particolare, dalla volontà degli stessi di affrontare i problemi in maniera approfondita e tempestiva.
Gli Stati Uniti riconobbero velocemente la portata della crisi e reagirono con il piano di aiuti TARP (Troubled Asset Relief Program) a ottobre del 2008. L’intero settore bancario fu costretto ad accettare iniezioni di capitale dalla Federal Reserve. In breve tempo, tale intervento permise di sostenere la fiducia del mercato, consentendo alle banche di assorbire rapidamente le ingenti svalutazioni nei rispettivi portafogli di mutui subprime e le perdite registrate dai portafogli prestiti sulla scia del deterioramento dell’economia statunitense.
Il Regno Unito adottò un approccio simile. Il governo iniettò capitale negli istituti più in difficoltà, in particolare RBS e Lloyds, istituendo un piano di protezione dai titoli tossici garantito dallo Stato. Due istituti di credito ipotecario in dissesto, Northern Rock e Bradford & Bingley, furono inseriti in un sistema di classificazione di tipo “good bank/bad bank”, con il trasferimento dei titoli deteriorati a UK Asset Resolution, controllata dallo Stato. Contestualmente, la Bank of England mise a disposizione liquidità illimitate per far fronte ai timori legati alla solvibilità.Inizialmente, l’Irlanda garantì i debiti di tutte le sue banche, sottoponendo a forte pressione il bilancio dello Stato. Successivamente, verso la fine del 2009, il governo decise di spostare i titoli problematici in una struttura di dismissione garantita dallo Stato, la National Asset Management Agency. Le cosiddette “good bank” (banche solide) ricevettero iniezioni di capitale, mentre gli attivi tossici furono acquistati dalla NAMA al valore di mercato o quasi, lasciando un po’ di respiro per consentire la ripresa delle banche ristrutturate. Tuttavia, la ricapitalizzazione delle banche irlandesi provocò enormi buchi di bilancio.Nel resto d’Europa non vi fu un approccio uniforme alla ricapitalizzazione. Istituti come UBS, ING e KBC vennero ristrutturati con piani ad hoc, ma in linea generale si può affermare che i governi, le banche centrali e le autorità di regolamentazione del Vecchio Continente siano stati più lenti nell’affrontare la debolezza sistemica dei rispettivi apparati bancari. Di conseguenza, molti istituti restarono paralizzati dalla mole di crediti incerti e deteriorati, innescando una flessione dei prestiti all’economia reale.Nel 2012, iniziando a riconoscere la gravità del problema, la Spagna istituì una “bad bank”, Sareb, votata a ricevere oltre 50 miliardi di euro di attivi immobiliari tossici che gravavano sui suoi prestatori commerciali. Questa mossa permise al settore bancario spagnolo di rafforzarsi, nonché di ricapitalizzare i bilanci degli istituti, sancendo l’inizio della ripresa per il paese.
In Italia il quadro è alquanto diverso, poiché i problemi delle sue banche non sono mai stati affrontati in maniera esaustiva. Sono state promosse unicamente soluzioni ad hoc per istituti come Monte dei Paschi e le banche venete, senza nessun intervento di ricapitalizzazione approfondito.La Germania ha avuto grossi problemi con la sua rete di banche locali all’ingrosso controllate da enti locali (Landesbanken), che avevano investito somme cospicue in attivi immobiliari tossici statunitensi. Quando i problemi hanno iniziato a emergere, diverse Landesbanken sono andate in fallimento e hanno richiesto l’intervento del governo in vista della ricapitalizzazione. Nel settore bancario privato tedesco, la situazione più grave ha riguardato Commerzbank, anch’essa salvata dallo Stato.
A un decennio di distanza, lo stato di salute delle banche di questi paesi riflette ampiamente i diversi approcci adottati dai governi per la ricapitalizzazione dopo la crisi finanziaria globale. Le banche statunitensi si sono rimesse rapidamente, sostenute dalle brillanti performance economiche a livello nazionale. Oggi vantano solide situazioni patrimoniali, come dimostrato dagli stress test periodici della Fed, ed esibiscono quote di utile distribuito superiori al 100%, in altre parole restituiscono l’eccedenza di capitale agli azionisti.
I bilanci delle banche inglesi appaiono in salute e capaci di sopravvivere a un’uscita disordinata dall’Unione europea, stando ai recenti stress test della BoE. Le banche esibiscono un eccesso di capitale che potrebbe essere restituito agli azionisti, ma la ripresa degli utili dopo la recessione ha risentito pesantemente dei conduct costs, essenzialmente legati alla vendita impropria di assicurazioni sulla protezione dei pagamenti (PPI). Ciononostante, questo fattore è destinato a venire meno a breve, considerando che la scadenza per la presentazione di reclami connessi a prodotti PPI è agosto 2019.
In Europa continentale il quadro è molto più variegato. I grandi istituti che hanno beneficiato di piani di salvataggio su misura, tra cui ING, UBS e KBC, si sono ripresi relativamente in fretta. Analogamente, al momento le banche spagnole appaiono in buona salute, dopo la decisione del governo di trasferire i titoli problematici a Sareb e ristrutturare il settore.Per contro, il sistema bancario tedesco deve ancora riprendersi del tutto e l’Italia non ha affrontato il problema degli attivi tossici delle banche. Di conseguenza, questi paesi non sono in grado di sostenere la crescita: l’economia dell’eurozona è finanziata per due terzi dalle banche e le PMI rappresentano una porzione analoga dell’economia italiana, eppure il volume di prestiti bancari a tali soggetti è in calo da 10 anni a questa parte.È evidente che l’approccio adottato dagli Stati Uniti per ricapitalizzare il sistema bancario dopo la crisi finanziaria globale ha permesso di assorbire le perdite e di continuare a erogare prestiti nell’economia reale, stimolando la crescita delle società e il PIL negli anni successivi la crisi. La situazione è invece ben diversa in Europa, dove gli effetti a catena del mancato supporto delle banche alle PMI hanno fatto sì che, nel complesso, la crescita del PIL abbia segnato il passo rispetto a quella di USA e Regno Unito per gran parte del periodo successivo alla crisi finanziaria globale.

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L’UNHCR mette in guardia sulla capacità di salvataggio nel Mediterraneo

Posted by fidest press agency su martedì, 2 ottobre 2018

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, esprime gratitudine a Malta per la sua decisione di consentire lo sbarco di 58 persone salvate dalla nave della ONG Aquarius, ponendo così fine dopo giorni di navigazione al loro calvario. L’UNHCR è inoltre grato a Francia, Germania, Portogallo e Spagna che si sono offerti di ricevere queste persone una volta sbarcate a Malta.La leadership e la solidarietà di tutti e cinque questi Paesi è stata la chiave per risolvere questa situazione e dovrebbe essere un esempio per gli altri. L’umanità, la compassione e l’incrollabile impegno a salvare vite e assicurare l’accesso alla protezione internazionale a chi ne ha bisogno devono essere al centro della questione di come l’Europa gestisce le sue frontiere, marittime e terrestri.L’UNHCR continua a incoraggiare che siano stabiliti accordi prevedibili per l’area del Mediterraneo per lo sbarco delle persone soccorse in mare. L’UNHCR esorta gli Stati ad aumentare rapidamente i loro sforzi per migliorare questi accordi. In questo modo si potranno salvare vite umane.La soluzione di oggi è un successo per chi è a bordo dell’Aquarius, ma arriva tra le crescenti incertezze sulle capacità di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale. In questo periodo l’anno scorso, 5 ONG erano impegnate in operazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale. Nel 2017, le ONG hanno salvato oltre 46.000 vite secondo la Guardia Costiera Italiana. La revoca della registrazione dell’Aquarius è profondamente preoccupante e rappresenterebbe una drastica riduzione della capacità di ricerca e salvataggio proprio nel momento in cui dovrebbe essere intensificata.”Il rafforzamento della capacità di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo centrale e lo sbarco in porti sicuri devono essere l’obiettivo di tutti”, ha affermato l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati Filippo Grandi. “Stiamo parlando delle vite delle persone. Rifugiati e migranti non possono essere continuamente messi a rischio mentre gli Stati dibattono sulle loro reciproche responsabilità”. L’UNHCR continua a chiedere con forza di aumentare la capacità di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo centrale e di lasciare spazio alle ONG affinché contribuiscano in modo coordinato a tali sforzi. Questa è una responsabilità collettiva e salvare le vite la preoccupazione prioritaria.

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Banche: “Governo ingannò i risparmiatori, ristabilire giustizia”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 marzo 2018

“L’accoglimento da parte dell’arbitrato Anac della stragrande maggioranza dei ricorsi presentati ristabilisce la giustizia nei confronti delle vittime del decreto salva-banche. Fratelli d’Italia fin dal primo momento si è schierato a fianco dei risparmiatori truffati dal governo Renzi: ora si pensi anche a tutti i risparmiatori rimasti esclusi da ogni forma di ristoro dal decreto firmato da Renzi”. E’ quanto affermano il deputato Giovanni Donzelli e la presidente delle vittime del Salva-banche Letizia Giorgianni, commentando l’accoglimento dei ricorsi avvenuto oggi davanti all’arbitrato dell’Anac.”La decisione di oggi è una tappa importante verso la legittima restituzione dei soldi a coloro i quali sono stati ingiustamente azzerati – sottolineano Donzelli e Giorgianni – metteremo subito la questione all’ordine del giorno sul tavolo del prossimo governo. Noi lo abbiamo sempre sostenuto ed oggi è arrivata la conferma dell’organismo preposto: a pagare il salvataggio delle banche non avrebbero dovuto essere i risparmiatori. A questo punto i nuovi acquirenti delle banche salvate, che hanno acquistato gli attivi delle banche andate in risoluzione per un solo euro – concludono – garantiscano titoli infruttiferi agli esclusi da rimborso forfettario e arbitrato”.

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“Ricerca e salvataggio” nel Mediterraneo

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 settembre 2017

mediterraneoI deputati della commissione libertà civili (LIBE) sono in Tunisia per raccogliere informazioni sulle operazioni di “ricerca e salvataggio” nel Mediterraneo e sulla situazione in Libia e discutere di liberalizzazione dei visti e accordi di riammissione con le autorità nazionali e locali e i rappresentanti di organismi internazionali e di ONG. Nel contesto della cooperazione dell’UE con i paesi dell’Africa in materia di migrazione e del lavoro legislativo in corso al Parlamento europeo sugli accordi di riammissione, la missione ha l’obiettivo di comprendere meglio la situazione dei migranti e dei richiedenti asilo, nonché il nuovo quadro di partenariato tra l’UE e la Tunisia.”Proprio la settimana scorsa la commissione LIBE ha discusso con la Commissione europea gli accordi di riammissione, in particolare sui negoziati in corso tra l’UE e la Tunisia. La delegazione arriva in tempo utile e sosterrà il lavoro della commissione per valutare un futuro accordo di riammissione con la Tunisia”, ha dichiarato Claude Moraes (S&D, Regno Unito), presidente della commissione LIBE e della delegazione.I deputati discuteranno inoltre con varie ONG, tra cui l’UNHCR, e l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, i progetti finanziati in Libia dal Fondo dell’UE per la migrazione. “Il monitoraggio dei fondi dell’UE, la formazione e il rispetto del principio di non respingimento sono questioni che continuano a riemergere nei dibattiti sulla migrazione della nostra commissione ed è fondamentale utilizzare questa delegazione per valutare se siano presenti meccanismi adeguati per monitorare le salvaguardie sui diritti umani”, aggiunge la presidenza.

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Aggiornamento sulle operazioni di salvataggio in mare nel Mediterraneo Centrale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 31 Mag 2017

mediterraneoGinevra. Il numero totale di persone che hanno attraversato il Mediterraneo Centrale dall’inizio dell’anno ha superato quota 60mila, con quasi 9.500 migranti e rifugiati salvati durante la settimana scorsa e fatti sbarcare in vari porti italiani.Negli ultimi giorni un totale di 50 corpi sono stati consegnati nei porti di Crotone, Palermo e Catania, dopo un numero indefinito di incidenti, nei quali si teme che decine di altre persone siano morte o comunque disperse in mare. Il numero totale di morti e dispersi dall’inizio del 2017 ha già superato quota 1.720.Circa 33 persone hanno perso la vita in un naufragio particolarmente drammatico; tra di esse 13 donne e 7 bambini, mentre si teme che siano decine i dispersi. L’incidente è avvenuto la mattina presto del 24 maggio. Quando sono iniziate le operazioni di soccorso, i rifugiati e i migrati si sono agitati per il panico e la nave ha iniziato a imbarcare acqua. L’imbarcazione di legno a tre livelli era partita dalla Libia la sera prima, con a bordo un numero di passeggeri compreso tra i 700 e i 900, di cui 300 stipati nella stiva. Sabato scorso un totale di 593 sopravvissuti sono stati fatti sbarcare a Crotone e stanno ricevendo aiuto, anche nella forma di sostegno psicologico, dal momento che molti sono profondamente traumatizzati. La maggior parte di essi viene dal Sudan, dall’Eritrea, dalle Isole Comore, dall’Egitto e dal Marocco.Un secondo naufragio è stato segnalato dai sopravvissuti sbarcati a Crotone nella giornata di venerdì. Un gommone con a bordo 126 persone, soprattutto dalla Nigeria, dal Ghana, dal Sudan e dal Camerun, ha lasciato Sabratha, in Libia, nella tarda mattinata di mercoledì 23 maggio. Dopo poche ore, si è sgonfiato e le persone hanno iniziato a cadere in acqua. Un peschereccio egiziano si è avvicinato per salvarli, ma 82 persone risultano morte o disperse.Il 27 maggio la Guardia Costiera Tunisina ha tratto in salvo una nave che trasportava 126 persone, tra cui 48 donne, un bambino di 5 anni e 3 neonati, e li ha portati nel porto di Zarzis. Il corpo di una donna nigeriana è stato recuperato dalla barca che era partita dal porto libico di Sabratha due giorni prima. In stretto coordinamento con le autorità tunisine, i controlli medici sono stati effettuati da MSF al momento dello sbarco e le persone in difficoltà sono state trasferite nell’ospedale regionale di Zarzis per essere curate. I volontari locali hanno fornito cibo e acqua potabile ai sopravvissuti, registrati dalle autorità tunisine. Le persone più vulnerabili sono state alloggiate in un dormitorio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), dove ricevono assistenza, compresi vestiti e aiuti umanitari, dall’UNHCR e dal suo partner, la Mezzaluna Rossa tunisina.
L’UNHCR ha ricevuto informazioni profondamente preoccupanti rispetto a incidenti in mare durante le traversate. I sopravvissuti sbarcati a Salerno lo scorso sabato hanno dichiarato agli operatori dell’UNHCR che la loro barca è stata avvicinata da criminali che li hanno derubati dei loro beni e che hanno sottratto il motore, sparando in aria in diverse occasioni. Fortunatamente nessuno è stato ferito nell’incidente.Diversi rifugiati e migranti che sono sbarcati a Lampedusa durante il fine settimana riportavano ferite da arma da fuoco. Un uomo ha dichiarato al personale dell’UNHCR che membri di milizie libiche lo hanno colpito con un’arma da fuoco su una gamba, oltre a derubarlo dei suoi beni. Un altro uomo è stato colpito a un braccio e torturato da un trafficante per prelevargli il denaro. Molti sopravvissuti hanno anche riferito di essere stati testimonia di amici colpiti o uccisi mentre si trovavano in Libia.Salvare vite continua a essere la priorità assoluta. L’UNHCR elogia la Guardia Costiera Italiana per il suo costante impegno nel coordinamento delle operazioni di soccorso, nonché la Guardia Costiera Tunisina e l’equipaggio di tutte le navi coinvolte per il salvataggio di tante vite. L’Agenzia richiama la necessità di individuare alternative percorribili a queste traversate pericolose per le persone che hanno bisogno di protezione internazionale, compresi canali accessibili e sicuri per raggiungere l’Europa tra cui il ricongiungimento familiare, il reinsediamento e la sponsorizzazione privata.

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Grecia: discussione sul piano di salvataggio di 86 miliardi di euro

Posted by fidest press agency su domenica, 12 febbraio 2017

ateneBruxelles parlamento europeo. I deputati discuteranno il piano di salvataggio greco di 86 miliardi di euro e le tensioni fra il più grande debitore europeo e i suoi creditori, per tentare di superare le divergenze riguardo le politiche di bilancio e le riforme di Atene. All’inizio di questa settimana, uno dei creditori, il Fondo monetario internazionale, ha emesso una valutazione pessimistica sull’economia greca e sulla capacità di rimborsare i debiti senza una drastica ristrutturazione del debito stesso. Tale valutazione ha indotto Bruxelles e Atene ad accusare il Fondo monetario internazionale di essere “troppo pessimista”. Le Istituzioni dell’UE desiderano raggiungere un accordo sul piano di salvataggio prima che l’Eurogruppo si riunisca il 20 febbraio. Si tratta infatti di una delle ultime riunioni di ministri delle finanze europei prima delle elezioni nei Paesi Bassi e, più tardi nel corso dell’anno, in Francia e in Germania.

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Codici: Salvataggio banche costerà una manovra bis da almeno 3,4 miliardi

Posted by fidest press agency su martedì, 17 gennaio 2017

monte dei paschi di sienaNon appena 6 mesi fa il Governo ci rassicurava sul fatto che su Mps non avrebbero pagato i cittadini e che non ci sarebbe stata alcuna manovra bis. Come volevasi dimostrare, siamo già a metà dell’opera, infatti non riusciremo a scampare nemmeno alla manovra bis da 3,4 miliardi di euro. L’Unione europea boccia il piano di bilancio per l’Italia e il nostro deficit si attesterà attorno al 2,4€% del Pil.
L’Unione Europea infatti ci ha dato un ultimatum, se non aggiusteremo i conti pubblici entro il 1° febbraio 2017, ovvero domani, ci aspetta una procedura di infrazione per deficit eccessivo.
L’ultimatum di Bruxelles era uscito dalla porta alla vigilia del referendum, per rientrare dalla finestra con l’anno nuovo, con un ulteriore regalo da parte nostra: al debito pubblico italiano abbiamo aggiunto 20 miliardi di euro per salvare le banche nostrane.
Tenendo presente che questi 20 miliardi, a detta degli esperti, non sarebbero nemmeno sufficienti, come risultato abbiamo ottenuto: un ulteriore aumento del debito pubblico ed un declassamento del rating italiano. (fonte: codici)

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Salvataggio banche e nomi degli insolventi

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 gennaio 2017

salva banche“Nel caso in cui, con erogazioni di denaro o con l’accensione di linee di credito speciali o con la concessione di prestiti a titolo oneroso o non oneroso o sotto qualsiasi altra forma d’intervento finanziario, lo Stato o enti pubblici o organismi pubblici o anche semplicemente partecipati dallo Stato o da enti od organismi pubblici, concorrano al riequilibrio finanziario o al salvataggio di una banca o di un istituto di credito o di una cassa di risparmio o di un qualsiasi altro istituto o azienda operante nei campi del credito e della finanza, è fatto obbligo allo Stato o agli enti pubblici eroganti pretendere dalle aziende o dagli istituti beneficiari dell’intervento pubblico l’elenco delle persone fisiche e giuridiche eventualmente esposte con debiti verso quegli stessi istituti per cifre superiori ai 100 mila euro e con la sola deroga per le persone fisiche o giuridiche titolari di mutui per l’acquisto della prima casa, e di darne adeguata pubblicità, anche in deroga alle vigenti normative sulla “privacy” e sul “segreto bancario”. Questo il testo di una proposta di legge che presenterà Fratelli d’Italia, primo firmatario Ignazio La Russa.

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Banche. Il falco Draghi e il gufo Weidmann

Posted by fidest press agency su domenica, 15 marzo 2015

WeidmannE’ iniziato il Qe, cioe’ l’acquisto di titoli pubblici, sul mercato secondario, da parte della Banca Centrale Europea (BCE). Il presidente della BCE, Mario Draghi, ritiene che questo abbassera’ i tassi di interesse (l’Italia dovrebbe beneficiarne per circa 3 miliardi), diminuiranno i mutui e aumenteranno le esportazioni. Di traverso si mette il presidente della Banca Federale Tedesca (BUBA), Jens Weidmann, che dichiara l’ovvio: e’ troppo presto per valutare gli effetti del Qe e, ancora, “Il miglioramento dell’economia dimostra che il QE non era necessario” che contraddice la precedente affermazione. Ora, per fare i primi della classe bisognerebbe essere proprio i primi. La BUBA lo e’? Abbiamo dei dubbi ad iniziare dall’incredibile salvataggio delle banche locali tedesche, lottizzate dai partiti, e il cui salvataggio e’ costato ben 290 miliardi. La Germania, inoltre, non rispetta gli accordi e le regole europee sul surplus commerciale che nel 2014, per loro, e’ stato del 7,5% mentre il limite e’ il 6%? Insomma, di maestrini, non ne abbiamo proprio bisogno. E neanche di gufi. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Tragedia del mare

Posted by fidest press agency su martedì, 30 luglio 2013

L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) esprime il proprio cordoglio per la morte di 31 migranti che tentavano di raggiungere l’Italia via mare.Secondo quanto riportato dai 22 sopravvissuti – giunti a Lampedusa nella serata di sabato 27 – durante il terzo giorno di viaggio il gommone sul quale viaggiavano 53 passeggeri avrebbe subito una foratura, cominciato ad imbarcare acqua e a sgonfiarsi. Il carburante presente nel motore e nelle taniche di riserva sarebbe poi fuoriuscito, ustionando cinque passeggeri.Fra le 31 persone annegate ci sarebbero 8 donne (4 in stato di gravidanza) e un neonato. Dopo esser rimasti per circa 5 ore in mare i migranti sono stati soccorsi da una nave mercantile che ha avvisato la guardia costiera per il trasporto dei migranti a Lampedusa.Tra i deceduti risultano esserci parenti dei superstiti che si trovano tuttora in evidente stato di shock. L’Agenzia ONU per i rifugiati auspica un rapido trasferimento di queste persone accompagnato da misure di sostegno psicologico.Questa ennesima tragedia del mare evidenzia ancora una volta come persone in fuga da guerre e persecuzioni rischino la propria vita in pericolosi viaggi attraverso il Mar Mediterraneo per trovare sicurezza in Europa. Sono circa 7.800 – secondo le stime dell’UNHCR – i migranti e i richiedenti asilo che nei primi 6 mesi dell’anno sono approdati sulle coste italiane. I principali luoghi d’origine di questi migranti e richiedenti asilo sono i paesi dell’Africa sub-sahariana – in particolare Somalia ed Eritrea – ma anche Egitto, Pakistan e Siria.L’UNHCR esprime apprezzamento nei confronti della Guardia Costiera italiana e del mercantile coinvolti nelle operazioni di salvataggio, reitera l’esortazione a tutte le imbarcazioni in navigazione affinché restino costantemente allerta sulla presenza di migranti e rifugiati che hanno bisogno di essere soccorsi e a tutti gli stati a proseguire nell’adempimento dei loro obblighi derivanti dal diritto internazionale dei rifugiati e dal diritto del mare.

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Spiagge: diritti e doveri del cittadino

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 giugno 2011

Spiagge aperte con il bel tempo e la stagione balneare. Quali i diritti e di dovere dei bagnanti? Abbiamo predisposto un piccolo vademecum. Eccolo.
• Le spiagge sono demaniali, di proprieta’ dello Stato, cioe’ nostre.
• Vengono date in concessione a gestori, che possono chiedere un biglietto di ingresso, per poter usufruire di alcuni servizi quali le docce, i bagni, gli spogliatoi, il servizio di salvataggio e la pulizia dell’arenile.
• L’affitto di sdraio, ombrelloni e cabine in genere e’ aggiunto al biglietto di ingresso, ma non e’ obbligatorio affittarle, perche’ una volta pagato l’ingresso ci si puo’ sdraiare sul proprio asciugamano.
• Si puo’ accedere alla spiaggia di uno stabilimento balneare, per raggiungere il mare, senza pagare il biglietto di ingresso, ma non si può sostare nè sulla spiaggia in concessione nè sulla battigia, spazio che deve essere costantemente libero da persone o cose.
• Non è consentito l’accesso e la sosta agli animali, se non dove espressamente previsto.
• E’ vietato giocare a pallone, a racchette o altri giochi che possano arrecare disturbo ai bagnati, a meno che non ci siano aree allestite allo scopo.
(Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Cile: salvataggio minatori e lavori disumani

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 ottobre 2010

Finalmente in Cile dopo mesi sul filo della morte, i minatori tornano in superficie dalle profondità della terra. L’incubo è finito. Il primo minatore è uscito dopo un viaggio nella  minuscola capsula di salvataggio, attraverso 600 metri di tunnel.  A gettarsi per primo tra le sue braccia il figlio, otto anni, ai bordi del pozzo, sconvolto, angosciato e ora finalmente, felice. Parlando di lavoro disumano, qui in Italia non c’è da esser felici: proprio in questi giorni a Massa Carrara due operai ustionati ed in gravi condizioni per una esplosione nelle cave del marmo. In Italia sono stati stimati 1.000.000 di morti e feriti gravi dal dopoguerra, e tutt’oggi ogni anno muoiono 1200-1500 lavoratori. Ogni 100 morti bianche circa 96 sono di maschi e 4 di femmine.  La classe di eta con maggiore frequenza è tra 15 e 35 anni,  43,3 lavoratori ogni 1.000 occupati (fonte italialavoro.it)

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Miniera cilena di San Josè: Salvataggio minatori

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 ottobre 2010

I 33 minatori prigionieri nella miniera cilena di San Josè sono in salvo. I primi due ad uscire sono stati  Florencio Avalos, 31 anni e Mario Sepulveda, 39 anni. L’operazione di salvataggio è stata complessa ma ha sortito buoni risultati. La speciale capsula Phoenix costruita appositamente per l’operazione ha dato i risultati sperati. Le modalità dell’operazione salvataggio hanno dovuto tener conto di vari fattori. Quello climatico, ad esempio, tra i 35 gradi sopra lo zero della grotta sotterranea e il freddo pungente della notte nel deserto di Atacama. Non solo. Si son dovuti mantenere magri per entrare nella stretta capsula che ha 54 centimetri diametro e 4 metri di altezza. Il percorso è durato 17 minuti. La dotazione della capsula, costruita dalla marina cilena,  era dotata di bombole di ossigeno, cinture speciali per monitorare i segni vitali del viaggiatore e una linea di comunicazione per l’esterno. Ai minatori sono stati fatti indossare calze e corpetto speciali per assicurare la regolare circolazione del sangue. In superficie è stato allestito un ospedale da campo per gli interventi riabilitativi del caso e per il riadattamento dei minatori all’ambiente esterno.

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L’ombra degli speculatori sull’Italia

Posted by fidest press agency su domenica, 19 settembre 2010

(fonte Italiaoggi) Fa un certo effetto vedere «Italy» in cima alla lista dei paesi oggetto di interesse da parte di chi opera e specula in Credit Default Swaps (Cds), i derivati finanziari che dovrebbero fungere da assicurazione contro i fallimenti. Erano diventati noti nel mezzo della crisi greca, quando si temeva il default dei debiti sovrani ellenici. Allora, per garantirsi da questo rischio, un contratto quinquennale Cds sui bond di Atene per un valore di 10 milioni di euro costava a giugno 970 punti, cioè 970.000 euro all’anno. A marzo erano 300 punti. Oggi, dopo il salvataggio europeo della Grecia e la creazione di un fondo speciale d’intervento Eu per 750 miliardi di dollari, un simile Cds sui bond greci si paga ancora quasi 850.000 euro. È come un termometro che si può manomettere alterando la temperatura. L’ultimo rapporto ufficiale della International swaps and derivatives association (ISDA) indica che sull’Italia vi sono Cds per un valore nozionale di 242, 6 miliardi di dollari. E i punti base del costo sono intorno ai 240. Mentre a marzo 2009 erano 158, saliti già a 220 nel turbolento marzo scorso. Il secondo paese europeo sulla lista, dopo l’Italia, è la Spagna, con Cds per un valore nozionale di 113 miliardi di dollari. Dai bollettini si può notare che i costi per i Cds sono in costante crescita sia per l’Italia che per la media europea. Dai dati risulta anche che i maggiori operatori ribassisti sul debito italiano sono 4 grandi hedge fund americani, tra cui spicca quello di Soros. Ricordiamo che nel 1992 il finanziere speculatore George Soros, per sua stessa ammissione, scommise enormi somme sul collasso dell’allora sistema monetario europeo e di alcune monete, tra cui la lira, provocando sia la fine dell’accordo monetario che una gigantesca svalutazione della nostra moneta. Dai resoconti dell’Isda si evince anche che banche e corporation americane e città e stati degli Usa sono menzionati nella lista per valori paragonabili a quelli di grandi paesi. Contro il pericolo di default della JP Morgan Bank, per esempio, ci sono Cds per 84 miliardi di dollari. Vi sono poi decine di miliardi di Cds sul rischio insolvenza dei residential mortgage-backed securities (Mbs), i famigerati titoli tossici legati ai mutui subprime. Si scopre che i costi dei Cds per la California sono superiori a quelli del Portogallo. Per assicurasi contro l’eventuale collasso dello stato dell’Illinois bisogna pagare più che per l’Irlanda. Assicurare il debito di New York costa più che per l’Italia.
Ciò deve indurre a riflessioni più attente. Siamo certamente in una grave crisi globale che attanaglia tutti, Europa compresa. Non possiamo nascondere il grave problema del debito pubblico europeo, ne tanto meno quello dell’Italia che si avvicina al 120% del Pil. Nondimeno, a differenza dal debito americano, quello europeo e italiano è stato fino ad oggi in gran parte coperto dai risparmi dei cittadini, che comprano Bot o Cct. Il crescente debito pubblico e privato americano, invece, dipende da investitori internazionali, come la Cina, oppure dagli acquisti fatti dalle banche americane con i prestiti concessi dalla stessa Federal Reserve a tasso zero. Infatti, a livello mondiale oltre il 40% di tutti i titoli in scadenza sono americani. Per immaginare le dimensioni globali si consideri che soltanto il sistema bancario europeo, secondo uno studio della Deutsche Bank, ha titoli di debito in circolazione per circa 5.000 miliardi di euro, di cui più di 1.500 miliardi in scadenza entro il 2012. Ecco perché gli hedge fund americani, legati alle grandi banche, hanno buon gioco a speculare contro l’Europa! Di conseguenza, alzare il rischio Europa inevitabilmente comporta lo spostamento degli investitori verso altri lidi. Quando la coperta è corta, bisogna fare attenzione se qualcuno, di nascosto, la tira dalla sua parte. Occorre inoltre ricordare che, poiché le operazioni in derivati «nudi» e short (al ribasso) sono a tutt’oggi permesse, gli speculatori possono comprare contratti Cds su titoli che non possiedono, scommettendo sul loro deterioramento finanziario. Facendo salire progressivamente i costi dell’assicurazione contro il fallimento, possono lucrare sulla differenza. Ecco perché i governi, in primis quelli europei, sulla questione dei titoli di debito, dei Cds e degli hedge fund speculativi non possono essere molli, lenti o peggio accondiscendenti. Ne va della sopravivenza degli stessi stati e del benessere della collettività. Urge l’immediata entrata in funzione delle nuove recenti autorità europee di vigilanza. Così come impellenti sono le regole su derivati Otc, short selling, hedge fund, e altri rilevanti questioni finanziarie su cui la Commissione Ue è chiamata prossimamente a decidere. Auspichiamo che anche il governo italiano sia più deciso in merito. L’Italia ha il dovere di impegnarsi in sede europea con maggiore convinzione. Procrastinare l’intervento per lasciare le cose come stanno, cioè senza regole, sarebbe un segno di debolezza e un invito agli speculatori ad affondare la lama nel cuore dell’Europa. (di Mario Lettieri Sottosegretario all’economia nel governo Prodi  e Paolo Raimondi Economista)

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Profughi africani in Sardegna

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 agosto 2010

Cagliari. Profughi africani in Sardegna. Una imbarcazione di 7 metri con 22 migranti africani (più di 25 secondo altre fonti) è affondata a 50 miglia a sud di capo Spartivento, dopo essere stata avvistata, da un aereo lussemburghese della missione Frontex in pattuglia nel canale di Sardegna. Dopo il tentativo fallito di salvataggio da parte di una motovedetta italiana, una nave tanker algerina che si trovava in zona ha tratto in salvo gli occupanti della barca, che ormai andava a fondo. Un migrante ha perso la vita, mentre un altro è disperso; le possibilità di ritrovarlo in vita sono minime. Il Gruppo EveryOne ha trasmesso all’Alto Commissario Onu per i Rifugiati, Antonio Guterres, e al Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d’Europa, Thomas Hammarberg, una richiesta affinché siano chiarite le dinamiche del naufragio e vengano tutelati i diritti dei profughi alla protezione umanitaria. L’organizzazione per i Diritti Umani ribadisce inoltre – nel messaggio agli organismi umanitari internazionali – come le misure anti-immigrazione rendano sempre più ardue e pericolose le condizioni di chi fugge da paesi in crisi umanitaria per cercare asilo in Italia e nell’Ue.

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Governo: Boccia (Pd), Titanic affonda

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 agosto 2010

“Un mix di nervosismo e parole in libertà: le reazioni smodate dei berlusconiani più zelanti alle parole di Enrico Letta ci convincono sempre di più che quella del governo di transizione, sostenuto da un’alleanza larga con dentro Casini e Fini, sia la strada giusta per superare il berlusconismo. Hanno paura perché sentono che il Titanic sta affondando. Era ora. Mi auguro solo che gli amici dell’IDV e della sinistra radicale non si ostinino a volergli lanciare  una scialuppa di salvataggio. Oggi l’imperativo è mandare a casa Berlusconi, non cercare di tornare in Parlamento o strappare qualche punto percentuale di consenso in più per il proprio partito, restando all’opposizione”. Così Francesco Boccia, deputato PD, tra i fondatori di TrecentoSessanta, l’associazione che fa riferimento ad Enrico Letta.

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La speculazione all’attacco dell’Euro

Posted by fidest press agency su lunedì, 15 febbraio 2010

I mercati dei derivati, come quello del Chicago Mercantile Exchange, confermano che è in corso un attacco speculativo a breve contro l’euro. In pochi giorni gli hedge fund e altri finanzieri d’assalto hanno ammassato 8 miliardi di euro in oltre 40.000 contratti speculativi per scommettere al ribasso sul valore dell’euro. Si teme un effetto valanga.  Gli analisti dicono che la crisi generale e quella del debito di Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna (che cinicamente definiscono PIGS, e che diventa spesso sulla stampa economica internazionale PIIGS, con l’aggiunta dell’Italia) hanno portato ad un grave indebolimento politico dell’EU e ad una crisi finanziaria nel sistema dell’euro.   Si calcola che un salvataggio delle 4 nazioni menzionate potrebbe costare 320 miliardi di euro.   E’ l’”onda perfetta” per gli speculatori in quanto possono anticipare e accelerare una tendenza che reputano sicura: l’UE e la BCE dovranno inevitabilmente intervenire con operazioni finanziarie di salvataggio per affrontare insolvenze e fallimenti. L’alternativa sarebbe il collasso dell’UE. Nei calcoli di lor signori, si punta sul calo del valore della moneta europea. D’altra parte le banche in crisi, soprattutto quelle americane ma non solo, hanno fatto incetta di nuova liquidità a basso costo messa a disposizione dai bail out dei governi. La BCE li ha recentemente quantificati intorno al 25% del Pil mondiale.  E’ irritante registrare che quelle stesse banche che avevano speculato nel 2007 sui mercati dei sub prime e che erano state salvate dalla bancarotta con i soldi dello Stato, adesso li usano per speculare sulla debolezza prodotta dall’aumento dei debiti pubblici. E’ il cane che morde la mano del padrone che gli porta da mangiare!  Infatti contro la Grecia e gli altri stati più esposti, si sono moltiplicati i derivati CDS, credit default swaps, una sorta di assicurazione misurata sul crescente rischio di insolvenza del debito. Si ricorda che questo mercato è per il 75% controllato da tre banche, la JPMorgan, la Goldman Sachs e la Deutsche Bank. Il loro effetto immediato è quello di far lievitare i tassi di interessi e quindi i costi del debito e i buchi di bilancio.
Non si tratta di un problema greco o mediterraneo, bensì del riemergere della crisi sistemica che potrebbe investire tutti. Anche il Financial Times titola che “Una crisi greca sta arrivando in America”.  In mutate condizioni, il paragone con l’attacco speculativo del ‘92 contro la lira, la sterlina e altre monete é pertinente. Allora la speculazione portò alla rottura del Sistema Monetario Europeo con un pesante ritardo nelle politiche unitarie dell’Europa e ad una forte svalutazione della lira che favorì la politica di acquisizioni da parte di interessi internazionali di alcune delle nostre industrie più competitive e tecnologicamente avanzate.   Oggi questa è la sfida prioritaria per il futuro dell’Europa. Essa, secondo noi, dovrebbe mettere in campo le azioni più efficaci per bloccare la speculazione sostenendo in modo concreto l’appello di Obama per una riforma della finanza globale. Nel suo discorso del 21 gennaio contro l’armata dei lobbysti di Wall Street calata su Capitol Hill per bloccare le sue proposte, il presidente americano aveva detto “Questa è la battaglia che sono pronto a combattere”. E per la prima volta aveva esplicitamente indicato “gli swaps di copertura per le insolvenze sui crediti e gli altri derivati fuori di ogni controllo “ come le aree che necessitano di un immediato intervento legislativo globale e condiviso. (Di Mario Lettieri e Paolo Raimondi  sottosegretario all’Economia nel governo Prodi economista)

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Indesit di None: piano salvataggio

Posted by fidest press agency su sabato, 18 aprile 2009

“I numeri comunicati dall’azienda sono troppo bassi”: questo il commento di Maria Luisa SIMEONE, Sindaco di None, una delle promotrici del movimento a difesa dello stabilimento dell’Indesit e candidata per il Partito Democratico del Piemonte alle Elezioni europee di giugno. “Su questi livelli è difficile pensare di trattare. Spero che nel prossimo incontro si possa registrare una maggiore disponibilità da parte della proprietà. La trattativa si annunciava ovviamente difficile, questo lo sapevamo, ma ora ci attiveremo e faremo un‘altra lotta affinché i numeri del piano di salvataggio vengano rivisti al rialzo”.

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