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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘salvini’

Scuola: Salvini convocherà i sindacati entro luglio, Anief vuole esserci

Posted by fidest press agency su martedì, 25 giugno 2019

“Entro luglio inviterò i sindacati al Viminale, con altri rappresentanti del lavoro, del commercio, dell’impresa e dell’agricoltura per confrontarci e ragionare insieme sulla prossima manovra economica”, ha detto il vicepremier Matteo Salvini, annunciando anche che ai sindacati presenterà la “proposta sull’autonomia che finalmente porterà merito e responsabilità anche ai politici del Sud. Sono sicuro che in un anno questo governo abbia fatto di più rispetto ai governi di sinistra che ci hanno preceduto per lavoratori e precari. Con la flat tax per famiglie, lavoratori e imprese faremo ancora di più”, ha concluso il vicepremier. Anief replica sin d’ora a Matteo Salvini, sostenendo che il lavoro realizzato dal Governo per i precari è al di sotto di quello necessario: nella scuola, ad esempio, mentre si sta andando incontro al record di supplenze annuali, si punta su procedure concorsuali non risolutive, con due terzi dei supplenti storici che non verranno comunque assunti in ruolo, oltre che lente, mentre servono soluzioni immediate. Queste soluzioni, inoltre, vanno ad escludere un’ampia fetta degli attuali precari che permettono quotidianamente di sopperire ai larghi vuoti di docenti e Ata titolari, sempre a causa dell’inettitudine di chi gestisce le sorti dell’Istruzione e che continua ad opporsi strenuamente alla riapertura delle GaE e del doppio canale di reclutamento con utilizzo, all’occorrenza, delle graduatorie d’Istituto anche ai fini del reclutamento.
Per non parlare del personale Ata, sempre più dimenticato, per il quale si continuano a ravvisare organici tagliati, stipendi vicini alla soglia di povertà, mancate attivazioni di profili professionali superiori, come quella dei coordinatori di ogni profilo, anche laddove sono previsti per legge, oltre che l’opposizione all’avvio di concorsi riservati, a partire da quelli per gli amministrativi facenti funzione Dsga. In generale, preoccupa molto il mancato rilancio del comparto dell’Istruzione, per il quale si prevede addirittura un taglio progressivo di investimenti pubblici nel Documento di economia e finanza, con la spesa per il settore in calo continuo – dal 3,9% del 2010 al 3,1% – fino al 2040. “Se il vicepremier e ministro del Lavoro ci convocherà come annunciato – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief –, saremo prontissimi a indicare quali sono le priorità da affrontare nel mondo della Scuola, spiegandogli perché l’accordo del 24 di Palazzo Chigi è tutt’altro che risolutivo. Lo abbiamo fatto di recente con il ministero dell’Istruzione, al quale abbiamo inviato una serie di proposte, come quella di risollevare per davvero gli stipendi senza oneri per lo Stato”. “Sinora, però, non abbiamo avuto risposte. E siccome il nuovo anno scolastico è alle porte – conclude Pacifico -, presto i nodi verranno al pettine, sotto forma di mancata copertura di decine di migliaia di posti, niente continuità didattica e scuole nel caos, con i dirigenti scolastici costretti a compiere acrobazie di ogni genere per tamponare situazioni sempre più difficili”.

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La vittoria di Salvini è un capolavoro politico di Di Maio

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 maggio 2019

“Ci saremo alle prossime elezioni regionali e, in caso di voto anticipato, anche alle Politiche. Questo risultato delle Europee era ampiamente previsto, con il ribaltamento dei rapporti di forza tra Lega e M5S. Tutto questo è frutto anche del capolavoro politico, si fa per dire, di Luigi Di Maio che ha fatto diventare Salvini agli occhi degli italiani un leader politico e fatto perdere consensi a M5S” A dirlo è il Sindaco di Napoli Luigi De Magistris nel corso di Rebus, l’approfondimento politico settimanale condotto dal direttore editoriale del VG21 Gianni Ambrosino, in onda stasera alle 19,50 e alle 23,30 circa.“Adesso abbiamo una avanzata forte delle destre in Italia. – continua il sindaco – Noi invece continuiamo a lavorare ad una coalizione civica ampia, larga, innovativa che va dalla destra moderata alla sinistra, coinvolgendo il mondo delle professioni e l’associazionismo. Tra giugno e luglio avvieremo consultazioni anche con Pd e con M5S. Noi potremmo essere l’alternativa ed è chiaro che il nostro primo interlocutore è M5S. Vediamo cosa emerge e poi da settembre tireremo le somme. Estate: abbiamo approvato il rendiconto di bilancio e ora utilizzeremo una serie di fondi per opere pubbliche. Siamo alla vigilia di una estate piena di importanti avvenimenti per Napoli con la visita del Santo Padre, le Universiadi, ma anche iniziative culturali e sociali. Per quanto riguarda la raccolta rifiuti l’abbiamo potenziata e facciamo appello ai napoletani affinché rispettino orari di depositi dei rifiuti per avere una città sempre più bella e decorosa” (fonte: vg21 Canale 21)

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Castelli a Salvini: “Non c’è sempre un nemico, sui Comuni stiamo facendo un grande lavoro”

Posted by fidest press agency su martedì, 23 aprile 2019

Roma – “Voglio rassicurare il Ministro Salvini, non c’è nessun “Salva Roma”, dalla lettura della norma, peraltro non replicabile, si comprende che così viene chiusa l’operazione voluta dal Governo Berlusconi nel 2008, con un considerevole risparmio per lo Stato e per i cittadini.Non c’è sempre bisogno di un nemico, perché in questo caso non c’è un nemico.
I Comuni vanno salvati tutti, perché così si salvano i servizi ai cittadini, l’ho detto anche nei giorni scorsi e lo confermo. Anche con quelli capoluogo di Città Metropolitana, nei giorni scorsi, abbiamo avviato un dialogo proficuo.Stiamo facendo un ottimo lavoro, da quando siamo al Governo, con norme puntuali e specifiche, con il coinvolgimento di tutti i livelli istituzionali. I problemi delle Amministrazioni sono diversi, e le soluzioni da adottare sono differenti. Purtroppo abbiamo trovato solo macerie, da cui è necessario ricostruire.Noi lavoriamo per rimetterli tutti in piedi, dal più grande al più piccolo, ognuno con la sua cura, perché ognuno ha una malattia diversa. A questo si può reagire solo rimboccandosi le maniche, con il dialogo e la comprensione.È un lavoro, puntuale, che stiamo facendo anche assieme al Sottosegretario all’Interno, Stefano Candiani”.

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Difesa: Rojc (Pd), Salvini ciancia su leva obbligatoria. Intanto Governo taglia fondi a Forze Armate

Posted by fidest press agency su martedì, 23 aprile 2019

“Questo Governo taglia fondi indispensabili alle nostre Forze Armate e intanto Salvini ciancia ancora di ritorno alla leva obbligatoria. I militari italiani devono essere rispettati per la loro specifica professionalità e messi in condizione di difendere il Paese: il Governo metta risorse per il turnover del personale”. Lo afferma la senatrice Tatjana Rojc, componente dem della commissione Difesa a Palazzo Madama, replicando al al ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che durante un comizio ha annunciato la reintroduzione del servizio di leva obbligatoria nel Corpo degli Alpini.
“Dal Friuli Venezia Giulia – aggiunge Rojc – dico a Salvini che conosciamo bene i meriti degli Alpini e grandissimo è il nostro attaccamento a questo corpo, ma proprio per questo gli chiedo di evitare uscite strumentali e solo elettorali. Il tempo della leva obbligatoria è finito perché le esigenze della difesa sono cambiate. Anche Salvini lo sa bene, per questo – conclude – le sue dichiarazioni sono moneta fasulla”.

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Governo: Salvini e la bufala dei porti chiusi

Posted by fidest press agency su domenica, 21 aprile 2019

Il vicepremier e ministro dell’Interno, Matteo Salvini ha più volte dichiarato che i porti sono chiusi, riferendosi ai migranti. Se vogliamo essere precisi, la frase esatta è “I colleghi ministri possono dire quello che vogliono, ma finché faccio il ministro i porti in Italia rimangono chiusi”. Non è vero. I porti possono essere chiusi con un decreto del ministro delle Infrastrutture e Trasporti, che oggi è Danilo Toninelli, il quale non ha emanato nessuna decreto in proposito.A conferma, citiamo l’art.83 del Codice della Navigazione, che recita:
“Il Ministro dei trasporti e della navigazione può limitare o vietare il transito e la sosta di navi mercantili nel mare territoriale, per motivi di ordine pubblico, di sicurezza della navigazione e, di concerto con il Ministro dell’Ambiente, per motivi di protezione dell’ambiente marino, determinando le zone alle quali il divieto si estende.”Quindi, la competenza per la chiusura dei porti non è del ministro Salvini.
Le frasi di Salvini, tipo “i porti sono chiusi”, che sentiamo nei vari telegiornali o che leggiamo nei giornali, sono propaganda elettorale.Come mai, allora, si chiederà qualcuno, le navi Diciotti e Sea Watch sono state fermate al largo dei porti italiani?Informiamo i lettori che i migranti sono stati in seguito sbarcati, quindi non è vero che sono stati respinti.Inoltre, l’aver imposto alla nave Diciotti di rimanere a largo, ha comportato l’accusa, da parte della magistratura, di “plurime violazioni di normative nazionali e internazionali”, per la quale è stata chiesta l’autorizzazione a procedere nei confronti del ministro Salvini (negata dal Senato), e per la nave Sea Watch è in corso una indagine della magistratura nei confronti dei ministri Salvini, Di Maio, Toninelli e dello stesso premier Conte.In sintesi, se i porti sono aperti e si costringe chiunque, anche i migranti, a rimanere su una nave al largo per giorni, si incorre nell’accusa di violazione di norme nazionali e internazionali.Siamo in piena campagna elettorale e il ministro Salvini racconta bufale, per il popolo che vuol crederci. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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La mossa politica di Salvini in Israele

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 dicembre 2018

Forse per celebrare il settantesimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, il ministro Salvini si è recato l’11 dicembre in Israele dove dapprima ha perlustrato il confine col Libano “terrorista” e poi, ignorando del tutto i palestinesi, ha incontrato Netanyahu e i suoi ministri a un duplice scopo: riorientare la politica italiana stabilendo un asse tra Italia e Israele per la lotta al terrorismo e alle migrazioni e per pianificare una comune penetrazione in Africa, e in secondo luogo riorientare anche”tutte” le grandi Istituzioni internazionali, l’ONU, l’UNESCO, l’Unione Europea, il cui atteggiamento “è sbilanciato in senso antisraeliano”. A tal fine, agendo da Amministratore unico dell’Italia, ha annunciato a sorpresa un incontro bilaterale ai massimi livelli tra i governi d’Italia e d’Israele a Gerusalemme all’inizio del prossimo anno.
Molti autorevoli ebrei italiani, guardando agli interessi supremi delle comunità ebraiche e dello stesso Stato d’Israele, avevano espresso una viva preoccupazione per l’annunciata visita del ministro degli Interni in Israele. Essi ritengono distruttivi per il popolo d’Israele e per gli Ebrei del mondo “rapporti del governo d’Israele con partiti e movimenti di estrema destra in Europa e nel mondo” in quanto “l’appoggio, pur strumentale e provvisorio, di partiti di destra inquinati dall’antisemitismo ma ostili all’Islam è una seduttiva lusinga. Un’illusione autodistruttiva”. Per questa ragione il presidente della Conferenza dei Rabbini europei Pinchas Goldshmidt ha chiesto ad Israele di “interrompere le relazioni con partiti di estrema destra in Europa, indipendentemente dalle posizioni che essi assumono sullo Stato ebraico. Infatti quando un partito è razzista, ostile a parti della società, “e intollerante rispetto alle minoranze, gli ebrei, pur non essendo oggetto di violenza oggi, lo saranno in un prossimo futuro”.
Gli ebrei si sentono in pericolo quando “nello spazio pubblico irrompono atteggiamenti o atti di razzismo contro stranieri e migranti” o atteggiamenti e atti aggressivi diretti contro le comunità Rom e Sinti; perciò gli ebrei italiani, firmatari di tale appello, avevano chiesto a Salvini una condanna di tutto ciò nella visita in Israele e “un impegno sul piano delle istituzioni a combatterne e rimuoverne le radici”
Ma egli non ne ha tenuto conto. Commentando l’attentato di Strasburgo egli ha detto che “occorre individuare, ricercare, bloccare e arrestare con ogni mezzo, verificare chi entra e chi esce da un Paese” e che il caso di Strasburgo doveva servire di lezione per chi “in Europa parla di porte e porti aperti. Casa mia e il mondo sono aperti alle persone perbene, chi porta violenza e distruzione non deve avere nessun tipo di compassione e di ospitalità”.
Quando il ministro italiano pronunciava queste parole si sapeva tuttavia che l’attentatore omicida, Cherif Chekatt, era un cittadino francese, nato a Strasburgo, però di un altro colore. Sicché inevitabilmente i non meritevoli di compassione e di ospitalità diventavano, nel messaggio così trasmesso, tutti i cittadini presenti in un Paese diversi per etnia dalla maggioranza degli altri cittadini. In sostanza un preavviso di pulizia etnica.
Questo messaggio sta entrando di giorno in giorno nella mente degli italiani. Come una volta avveniva per il calcio, Salvini ha trasmesso la sua visita e le sue parole in Israele “minuto per minuto” mediante Twitter, con cui parla direttamente con 933.000 persone che lo seguono e con cui attraverso il rilancio di TV e giornali raggiunge tutti gli altri. Molti si lamentano perché Salvini non fa solo il ministro degli Interni, ma fa anche il Primo Ministro, il ministro degli Esteri e il ministro dell’Economia. Ma questa non è la cosa più rilevante. La cosa più rilevante è che egli fa il ministro della Cultura Popolare (l’ultimo, prima di Salò, fu Pavolini). Non sarebbe poi così grave se ci fossero gli antidoti. Ma gli antidoti non ci sono perché tutto il coro degli oppositori di Salvini, giornali e partiti, lo sono per tutto tranne che per questo; la parola della caccia allo straniero, al profugo, al migrante, al musulmano, al rom, la parola della sicurezza e dell’autodifesa sta correndo indisturbata in Italia, lavora ai fianchi l’opinione pubblica per entrare nel senso comune. E se questo si compie, non ci sarà bisogno di arrivare fino agli ebrei per avere una società non più democratica e un regime senza Costituzione, come teme Zagrebelsky, e più nessuno sarà tutelato.
Questo ci pare oggi il vero caso italiano. Il ministro Salvini non vuole il fascismo, la sua è una resistibile ascesa, non è il cattivo che ci vuole dominare, ma la sua cultura lo è. È questa che non deve governare. Il resto si discuta, ma senza sbagliare le priorità. Non poniamo qui la questione del governo, che è politica e propria di un’altra sede. Ma poniamo il problema che si blocchi la pretesa di governare la cultura popolare, che non solo non ci sia un Ministero della Cultura Popolare, ma nemmeno ne venga esercitata la funzione in qualsiasi forma. Questo dovrebbero fare e pretendere le stesse forze di governo, proprio in forza del loro patto; questo di sicuro farebbero e otterrebbero gli altri partiti se ancora fossero tali, se ancora usassero del loro potere residuo non per sé, ma per il bene del Paese: non c’è neanche bisogno di essere di sinistra, basterebbe esserci.
Il sito Chiesa di tutti Chiesa dei poveri pubblica la presa di posizione degli ebrei italiani, il resoconto di un respingimento alla Malpensa, una rilettura, risalente a Pier Cesare Bori, della matrice interculturale della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, non solo “occidentale” ma confuciana laica e spirituale, e uno sviluppo del discorso sulla Costituzione e il suo inadempimento avviato da Zagrebelsky. (Fonte: Chiesa di tutti Chiesa dei poveri)

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FDI della Meloni al centro? La vera destra con la Lega di Salvini!

Posted by fidest press agency su martedì, 4 dicembre 2018

Fratelli d’Italia ha ufficialmente aderito al gruppo europeo dei Conservatori Riformisti di Raffaele Fitto, ed ha accolto, con tutti gli onori, dopo il contestatissimo ex assessore regionale lombardo di Forza Italia, Mario Mantovani, ed il democristiano Roberto Rosso in Piemonte, anche l’eurodeputato Stefano Maullo. Il partito di Giorgia Meloni si è spostato al centro, e spera di superare la soglia del 4% alle prossime elezioi europee 2019, imbarcando nelle proprie liste i notabili locali naufraghi (traditori) di Forza Italia e Silvio Berlusconi. Per questo, in tutta Italia, dalla Lombardia alla Campania, sono centinaia i gli storici militanti e dirigenti locali che stanno aderendo al Movimento Sociale Europeo (MSE), movimento politico apartitico che sostiene l’unità del fronte nazionalpopolare, identitario e sovranista, intorno alla nuova Lega nazionale di Matteo Salvini. FDI con queste operazioni, da una parte, guadagna, al centro, politicanti organizzati e clientelari, ma, dall’altra, perde, a destra, credibilità, militanti e voti: alle prossime europee vedremo quale sarà il saldo politico di queste scelte.
“L’otto dicembre, a Roma, saremo in piazza, con la Lega, a sostegno del fronte nazional-popolare, del governo verde-giallo del cambiamento e dell’Europa dei popoli. Con noi, centinaia di militanti da tutta Italia, il sindacato nazionale UGL e tanti altri gruppi ed esponenti della destra sociale e sovranista.” ha dichiarato il presidente nazionale del MSE, Roberto Bigliardo.
“Noi siamo coerenti con la nostra storia, fedeli ai valori e principi della nostra tradizione, alleati leali della Lega di Salvini, del Front Nazional di Marini Le Pen e degli altri patrioti delle destre europee. Ed abbiamo una visione geopolitica multipolare ed eurasiatica. FDI è un vecchio partitino moderato, liberale, atlantista… La Meloni raccatta i rifiuti di Forza Italia? La vecchia destra va con la nuova Lega!” ha aggiunto il coordinatore del MSE, Roberto Jonghi Lavarini.

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Maroni a 24 Mattino su Radio 24: “Salvini ha un progetto egemone”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 novembre 2018

“Non credo che l’alleanza tra Lega e Forza Italia sopravvivrà alle elezioni europee perché Salvini ha un progetto egemone, con la Lega che assorbe tutto il resto. Non dico che Forza Italia si farà assorbire, ma se vanno sotto il 5 per cento di fatto spariscono, ed è un rischio per loro se non si danno una mossa”. Lo ha detto Roberto Maroni, ex segretario delle Lega ed ex governatore della Lombardia a 24 Mattino di Maria Latella e Oscar Giannino su Radio 24. Maroni, ex segretario delle Lega ed ex governatore della Lombardia a 24 Mattino su Radio 24: “Nascerà presto un nuovo sistema bipolare, e il leader di sinistra e grillini sarà Di Battista” “Un grande successo elettorale della Lega potrebbe far nascere un nuovo sistema bipolare, la vera Terza Repubblica, con Salvini e la Lega da un lato e dall’altro un guazzabuglio con grillini e sinistra. Secondo me il leader di questa formazione potrebbe essere più Alessandro Di Battista che Roberto Fico. Per fare il leader politico non serve la dimensione istituzionale ma la leadership, che mi sembra Di Battista abbia”. Così Roberto Maroni, ex segretario delle Lega ed ex governatore della Lombardia a 24 Mattino di Maria Latella e Oscar Giannino su Radio24.

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La manovra economica Di Maio – Salvini dentro la gabbia dell’Unione Europea

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 ottobre 2018

Con le dichiarazioni di Dombrovskis e Moscovici, che hanno bocciato la manovra economica e chiesto al governo italiano di scriverne una nuova, è arrivata la posizione ufficiale della Commissione europea sul DEF del governo Conte. Il testo che uscirà dalla trattativa che ora si avvia tra il governo italiano e la Commissione potrebbe risultare molto diverso da quello varato nei giorni scorsi.Che la Nota di Aggiornamento al DEF del governo Conte costituisca una novità rispetto alle manovre degli ultimi anni lo hanno già detto e scritto in tanti. La filosofia che guida il documento è quella di utilizzare il debito pubblico per rilanciare la domanda interna ed anche i consumi, contravvenendo ad una delle regole base dell’UE sulla riduzione del debito ed il contenimento della spesa. Ma questa posizione non può essere sbandierata ai quattro venti e poi sempre più ridimensionata nel corso delle trattative. Già, rispetto alla prima stesura annunciata alla stampa, il rapporto debito/PIL al 2,4% è stato limitato al solo 2019, con significative riduzioni per i due anni successivi, mentre in un primo tempo si era dichiarato di voler mantenere quella percentuale per tutto il triennio. E questo concretamente significa minori investimenti pubblici per miliardi di euro ed un forte indebolimento di tutta la manovra. Ora, le prime dichiarazioni del governo dopo la risposta ufficiale della UE, lasciano intendere la disponibilità a rivedere ulteriormente al ribasso la manovra, magari mettendo mano alle misure più attese dai settori popolari, ossia il rialzo delle pensioni al minimo e l’introduzione del reddito di cittadinanza.In tutti questi anni a governare la politica economica del nostro paese è stata una sorta di pilota automatico, sia che fosse al governo Berlusconi o il Pd oppure tecnici come Monti. Ora il governo gialloverde manifesta la volontà di interrompere questa abitudine mortificante ma il rischio evidente è che tutto si risolva in frasi roboanti e apparenti braccia di ferro, e che la manovra alla fine risulti più la sintesi di promesse mancate che l’inizio di una nuova fase.Del resto i condizionamenti della Commissione europea sono già ben presenti nella attuale stesura del DEF. Pur avendo introdotto margini di flessibilità nella gestione del debito ben più ampi di quelli concessi dalle regole europee, il governo Conte ha comunque previsto interventi limitati sia sul fronte delle pensioni che sul tema del reddito. Certo, finalmente si registra uno stop al periodico innalzamento dell’età pensionabile, ma l’intervento previsto con quota 100 andrà a favore di una platea limitata. Per il reddito è innegabile che i 10 miliardi annunciati sono superiori di cinque volte a quelli stanziati per il REI dal governo precedente, ma è altrettanto evidente che le persone che beneficeranno della misura non saranno i 6 milioni e mezzo annunciati, ma solo poco più di un milione.La manovra peraltro non risente solo dei vincoli europei, ma anche delle contraddizioni tra le forze al governo. Il sostegno ai settori sociali più in difficoltà viene subordinato ad obblighi e condizioni che trasformano la disoccupazione in una colpa e la manovra economica viene accostata ad altre disposizioni (vedi il Decreto Salvini) finalizzate ad una regolazione autoritaria della società. La stessa enfasi adottata nel tornare a dare centralità all’amministrazione pubblica non è utilizzata per rimettere al centro i diritti sociali ma come strumento di disciplinamento della società. La nuova centralità riconosciuta ai Centri per l’Impiego, per esempio, non serve a contenere l’influenza del mercato nelle modalità di assunzione ma a controllare il disoccupato che percepisce il sussidio.
E poi c’è il capitolo del fisco. Da una parte c’è un po’ di ossigeno per chi muore di debiti, ma sul piatto dall’altra parte compare l’ennesimo condono. E soprattutto è stata fugata ogni preoccupazione sulla possibile introduzione di una patrimoniale sui redditi da capitale e sui grandi patrimoni, mentre all’orizzonte resta lo spettro della flat tax che rappresenterebbe un ulteriore attacco al sistema di tassazione progressiva.La manovra del popolo l’hanno soprannominata i leader del governo e così la sbandierano contro le ingiunzioni dei tecnocrati UE. Ma una manovra del popolo richiederebbe ben altro, a cominciare da un vero piano di rinazionalizzazione delle aziende strategiche, come abbiamo rivendicato in tanti sabato 20 nella bella manifestazione di Roma. Servirebbe una scelta chiara a sostenere le ragioni di chi in questi anni ha subito gli effetti delle politiche di austerity imposte dall’UE e non una manovra contraddittoria e la disponibilità di rivederla al ribasso. E una manovra per il popolo rispettando i vincoli dei Trattati europei e rimanendo dentro l’euro è semplicemente impossibile.Lo scenario che ci aspetta nei prossimi mesi non è brillante. Il governo continuerà a sbandierare la sua opposizione ai vincoli UE ma avrà il coraggio di sfidare I diktat dell’Unione Europea?Le opposizioni di sua maestà, vedi Cgil, Cisl e Uil, che non hanno mai messo in discussione l’adesione all’UE, balbetteranno piattaforme in aperta contraddizione con quello che hanno sostenuto per anni e anni sotto i governi precedenti. Mentre le opposizioni parlamentari di Pd e Forza Italia continueranno a fare il tifo per il rialzo dello spread. In questo contesto, l’unico modo per ristabilire la verità è quello di misurarsi con i dati concreti e chiamare questo governo a fare i conti con le aspettative suscitate. Il cambiamento non può essere solo evocato per guadagnare consensi, deve produrre effetti concreti e perché questo avvenga servono scelte ben più coraggiose di quelle promosse dal duo Salvini-Di Maio.

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Sicurezza: “Grazie Salvini per visita a Napoli”

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 ottobre 2018

“La presenza del ministro dell’Interno Matteo Salvini a Napoli per presiedere domani in Prefettura il comitato di Ordine e sicurezza pubblica è sicuramente un segnale di attenzione del Governo verso Napoli e la Campania”: lo afferma in una nota Edmondo Cirielli, Questore della Camera dei Deputati.“Dal ministro Salvini attendiamo ora risposte certe sui tempi di espulsione degli immigrati irregolari che si trovano nella città di Napoli e che occupano il quartiere Vasto” – spiega Cirielli, “E soprattutto dal titolare del Viminale domani ci attendiamo parole chiare sull’espulsione degli immigrati che commettono reati. Perché, come chiede da tempo Fratelli di Italia, è giusto che gli stranieri che delinquono scontino la pena nella propria Nazione e non a spese degli italiani” – conclude il parlamentare di Fdi.

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Tutte le destre europee con Orban, Salvini e Le Pen?

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 settembre 2018

orban salviniBy Italo Balbo. ROBERTO JONGHI LAVARINI, coordinatore nazionale del MSE (MOVIMENTO SOCIALE EUROPEO – EURASIA) ha ufficialmente espresso a JUDITH VILMA TIMAFFY (diplomatica ungherese, già console generale dell’Ungheria a Milano) tutta la solidarietà ed il sostegno del suo movimento politico apartitico (alleato sia di Fratelli d’Italia che della Lega di Salvini), annunciando una serie di manifestazioni patriottiche a sostegno del popolo ungherese e della sua identità e sovranità nazionale. Jonghi, storico esponente della destra sociale italiana, con solidi contatti internazionali, ha anche annunciato un viaggio a Budapest per convincere sia il il partito Fidez del premier Viktor Orban che la potente estrema destra di Jobbik a unirsi nel fronte sovranista europeo (lega delle leghe) promosso da Matteo Salvini e Marine Le Pen, con il sostegno antimondialista sia dell’americano Steve Bannon che del russo Alexander Dugin. (foto: salvini orban copyright eurasia)

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Diciotti, Cirielli: “Solidarietà a Salvini ma presto Decreto sicurezza adeguato a emergenza”

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 agosto 2018

“Oggi mi sento di esprimere piena e incondizionata solidarietà al ministro dell’Interno Matteo Salvini. Nonostante in questi mesi siamo stati critici per una politica basata molto su annunuci e poco su azioni concrete”: lo afferma in una nota Edmondo Cirielli, Questore della Camera dei Deputati e responsabile Giustizia di Fdi, commentando il caso della nave Diciotti e il rifiuto da parte dei Paesi dell’Ue di accogliere i migranti fermi a Catania. “Le sguaiate e incredibili polemiche delle sinistre, oltre che una dubbia azione della magistratura sul caso della nave Diciotti, mi spingono a solidarizzare con il ministro Salvini” – spiega Cirielli. “Il ministro certamente nel suo dire e fare interpreta il pensiero dell’80 % degli italiani ma soprattutto comportamenti di buon senso” – puntualizza il Questore della Camera. “Il vero tema da affrontare non riguarda solo i 5 miliardi che l’Italia spende per mantenere il 99 per cento di clandestini abusivi ma il fatto che molti di questi ogni giorno commettono oltre 700 reati. Lo stupro di Jesolo è solo l’ultimo tra i gravi fatti che accadono per colpa delle politiche buoniste della sinistra”- osserva Cirielli“Ora oltre forte alla solidarietà, dal ministro Salvini ci attendiamo fatti concreti. Soprattutto un decreto sicurezza coerente con le aspettative degli italiani e con quanto annunciato in questi mesi. Se Salvini sarà conseguente non solo siamo pronti a votare la sua eventuale proposta ma anche a fargli meritati applausi” – conclude il parlamentare di Fdi.

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Stati Uniti d’Europa. Due mondi a confronto: Salvini e Veil

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 luglio 2018

Oggi ci sono stati due mondi a confronto nell’Europa. La deposizione del corpo di Simone Veil al Panthéon di Parigi e la manifestazione di Matteo Salvini, neo-ministro dell’Interno, a Pontida, nel nord della penisola italiana.
Entrambi i personaggi, in questi giorni, sono al centro dell’informazione a livello europeo.
Simone Veil, giusto un anno fa moriva, ed oggi i francesi hanno deciso, dopo che è stata esposta insieme al marito Antoine il 29 e 30 giugno al Memorial della Shoah, di farla diventare la quinta donna presente nel Panthéon. Artefice della legge sul diritto di aborto in Francia (quando in Italia chi abortiva commetteva un reato contro la stirpe), è stata anche la prima presidente del Parlamento Europeo. E come ascoltavo nella cronaca della cerimonia alla tv France24, mentre il corteo con i feretri entrava nel Panthéon al suono dell’inno alla gioia di Ludwig Van Beethoven, colei che, anche grazie al n.78651 tatuato sul braccio perché rinchiusa da ebrea nel campo di concentramento di Auschwitz, “ha consentito ai giovani che sono qui a ricordarla, di vivere in una Europa senza guerre”. Matteo Salvini, neo-ministro dell’Interno, non ha bisogno di tante presentazioni, visto che è anche onnipresente sui media italiani e, in queste ultime settimane, anche su quelli europei. A quanto ogni lettore già sa, aggiungiamo quanto ha detto oggi a Pontida, tra un gazebo del Veneto e uno del Molise, rispetto all’argomento che lo ha fatto diventare molto noto: i porti italiani resteranno aperti o chiusi solo per decisione del ministero dell’Interno. Ed ora sono chiusi, anche se il presidente del Parlamento, il pentastellato Roberto Fico, sostiene che dovrebbero essere aperti. Due mondi che oggi, domenica 1 luglio, sono a confronto mediatico e che, a nostro avviso, dovrebbero e potrebbero servire per meglio ascoltare, meglio riflettere, meglio valutare dove e come stiamo vivendo. Da una parte chi ha fatto dello straniero e del diverso il vessillo della sua cultura e della sua politica. Dall’altra chi reputa che straniero e diverso debbano essere messi fuori delle mura del proprio castello. Una impostazione, anche filosofica ed economica, che nel 2018 sta riprendendo (se mai si fosse sopita…) vigore per delineare, definire e incastonare le politiche degli Stati, delle Nazioni e dei Territori, per chi -ovviamente – crede che siano ancora queste entità a dover essere punto di riferimento per la nostra felicità. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Def: Brunetta, non c’è più tempo da perdere, riforme e rigore

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 aprile 2018

“Mentre i leader di Lega e Movimento 5 Stelle, Matteo Salvini e Luigi di Maio, sono ancora impegnati nella loro personale guerra di posizione, nella difficile fase post-elettorale che porterà alla formazione di un nuovo Governo, il semestre europeo di bilancio va avanti imperterrito per la sua strada, senza aspettare l’evolversi del quadro politico italiano. Le istituzioni europee e i mercati finanziari possono forse pazientare un altro po’, ma non sono certamente disposti ad accettare che lo stallo istituzionale nel quale l’Italia è entrata si protragga ancora a lungo. I principali gestori di fondi internazionali hanno già lasciato capire da tempo che c’è un rischio svendita dei nostri titoli di Stato. Forse non adesso, più probabilmente il prossimo autunno, quando la Banca Centrale Europea cesserà definitivamente di acquistare i nostri titoli di Stato.Mentre il Presidente delle Repubblica Sergio Mattarella è in procinto di iniziare il secondo giro di colloqui con i leader dei partiti, a causa dell’assenza di un governo pienamente legittimato e di un ministro dell’Economia dotato di pieni poteri, il Documento di Economia e Finanza non è stato ancora presentato alle Camere e i parlamentari che saranno tenuti ad esaminarlo non sanno ancora qual è il suo contenuto, dato che l’attuale ministro senza poteri Pier Carlo Padoan non ha fatto trapelare nulla sul quadro macroeconomico e sui saldi di bilancio che il suo ministero sta predisponendo.E’ forse opportuno ricordare che il DEF deve essere presentato alla Commissione Europea entro il 30 aprile, dopo un obbligatorio passaggio parlamentare. Anche se Bruxellles ha già dichiarato di voler concederci qualche giorno di tempo in più, i giorni a disposizione per poter scrivere il quadro programmatico del documento, farlo esaminare dalla Commissione istituita ad hoc e assoggettarlo alle risoluzioni che verranno presentate dai partiti, sono ormai molto pochi.Presentare alla Commissione un DEF senza quadro programmatico, contenente il preciso impegno scritto di voler disinnescare le clausole di salvaguardia sull’aumento dell’IVA per il 2019, è una ipotesi da scongiurare in ogni modo. Vorrebbe dire lasciare totalmente nelle mani dell’Europa il destino dei nostri conti pubblici, soprattutto considerando che la Commissione ha sempre lasciato intendere di essere favorevole ad un inasprimento della tassazione indiretta, in quanto la giudica meno distorsiva di altre.C’è anche un altro rischio da tenere presente. Gli ultimi dati sulla produzione industriale italiana sono stati negativi per il secondo mese di fila e diversi indicatori macro sull’andamento dell’economia europea lasciano intuire che il picco di crescita potrebbe essere stato superato nell’eurozona, Germania compresa. Complice il deteriorato quadro politico internazionale, con la guerra commerciale in corso tra Stati Uniti e Cina, la guerra in Medio Oriente, e l’imminente uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, il secondo semestre dell’anno potrebbe, quindi, riservare sorprese negative per la nostra economia e per i nostri conti pubblici. Scrivere il quadro programmatico a settembre, quindi, potrebbe essere molto rischioso.L’unico modo per scongiurare tutti questi rischi è avere un Governo in breve tempo. Un governo di tutti, per le famiglie e per le imprese. Un Governo che prosegua la strategia della crescita senza tralasciare il percorso virtuoso di risanamento dei conti pubblici, che rispetti i parametri europei su deficit e debito. Se la Germania ha potuto permettersi 6 mesi di stallo prima di vedere la nascita di un nuovo esecutivo, l’Italia non lo può fare in alcun modo. La nostra situazione economica e finanziaria non ce lo permette. Non è tanto per il gusto di obbedire ciecamente alle regole europee che abbiamo l’obbligo di essere virtuosi, quanto perché conviene presentarci alle istituzioni europee e ai mercati finanziari con i conti in ordine, con una spending review fatta, con un serio piano di attacco al debito fatto, con la revisione del sistema fiscale fatta. Per questo ci auguriamo che l’ormai imminente giro di consultazioni del presidente Mattarella possa finalmente rompere l’impasse politica e permetta ad un governo a trazione centrodestra di poter da subito riprendere in mano il controllo della nostra economia”.Lo afferma in una nota Renato Brunetta, deputato di Forza Italia.

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Salvini o Di Maio: E’ questo il problema?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 aprile 2018

All’indomani del voto del 4 marzo scorso non si è fatto altro che parlare sulla carta stampata e online sul chi avrebbe potuto ascendere a Palazzo Chigi per la presidenza del consiglio. E’ stato un tambureggiare continuo di argomentazioni in pro e contro tali candidature e del come avrebbero potuto elidersi a vicenda in favore di un altro nome. In questo caso molti sguardi si sono rivolti al colle coinvolgendo il ruolo del capo dello Stato se non altro perché si tratta della figura costituzionalmente indicata per faccende di questo genere. Ma il presidente Mattarella non si è lasciato coinvolgere in questa specie di risico che avrebbe potuto fargli perdere il suo compito di giudice imparziale e quindi tace. Ci tocca attendere qualche giorno ancora per capire se si tratterà di una fumata nera o bianca o persino grigia.
Di là della necessaria dialettica politica non dimentichiamo che il paese attende non un governo qualsiasi, non un nome ma un programma, delle decisioni da assumere in campo nazionale e comunitario per rendersi interpreti di un disagio della maggioranza della popolazione e delle sue varie componenti e status sociale.
Non dimentichiamo che è un paese lacerato ed emotivamente instabile che è tentato da una parte di chiudersi a riccio nel suo piccolo mondo familiare per cercare di evitare il peggio serrando le file e chiudendo la porta di casa a doppia mandata e dall’altra di proiettarsi nell’agone politico, nel volontariato, nel sociale per cercare una via di sbocco accettabile e possibilmente condivisibile con il vicino di casa.
E con questo andazzo si matura il problema esistenziale degli italiani e ci riconduce ai primi attori Salvini e Di Maio perché ad essi è riservato un compito, che forse non ne sono del tutto consapevoli, nell’imprimere una svolta decisiva per la tenuta dello stesso sistema paese. Per farlo s’impone loro una valutazione forse dolorosa e anche cinica nel sancire la fine di un modo di governare che ha fatto il suo tempo e che si ritrova solo con una manciata di nostalgici. Quel sistema, per intenderci, che conosceva figure del taglio di Prodi, Berlusconi, D’Alema, ecc. Oggi per loro non è riservata la rottamazione ma la sommessa preghiera di mettersi da parte nell’interesse generale del Paese. Non è una questione anagrafica. E’ che non riescono a reggere il passo con i nostri tempi continuando ad interpretare un ruolo della politica rivolto all’inciucio. Forse i loro eredi continuano a non reggere del tutto il passo con gli attuali standard esistenziali ma dobbiamo accontentarci di ciò che abbiamo e augurarci che sappiano reggere l’impatto con il diverso che si sta maturando intorno e dentro di noi. (Riccardo Alfonso)

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La “svolta” di Salvini e il centro destra si sgrana

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 marzo 2018

«Rivolgo l’ultimo appello alle forze politiche del centrodestra perché questo delicato passaggio sulle presidenze delle Camere non si risolva in un “liberi tutti”, soprattutto per rispetto dei milioni di elettori che ci hanno votato credendo nella nostra capacità di dare all’Italia un governo concreto e coeso. Facciamo tutti un passo indietro perché se ne possa fare insieme uno in avanti. Ricordo che tutti insieme abbiamo dato la disponibilità a votare un nome di Forza Italia per la presidenza di una delle due camere, segnatamente il senato, per favorire la maggiore coesione possibile anche in vista del percorso verso la costituzione del futuro governo. Questo lavoro lungo e prezioso non può essere interrotto da divergenze sui metodi o sui nomi. Disponibile a un nuovo incontro di vertice tra i partiti del centrodestra nella speranza che ci sia ancora un margine per ricomporre la coalizione. Se questo non dovesse accadere Fratelli d’Italia riunirà i suoi organi e prenderà le sue decisioni». È quanto dichiara in una nota il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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Prossimo governo: Per Brunetta il candidato del centro-destra è Salvini o un suo delegato

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 marzo 2018

“Abbiamo convenuto prima del voto che il partito della coalizione con più consensi avrebbe espresso il nome, e ora spetta alla Lega. Il candidato è Salvini; ma potrebbe anche essere qualcuno che lui indicherà, sempre dentro un metodo di consenso”.Così Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un’intervista al “Corriere della Sera”.
Andrete al Quirinale in delegazioni separate? “Non ne abbiamo ancora parlato. Ma intendiamo dare rappresentazione di unità sia formale che sostanziale”. Il vostro interlocutore privilegiato è il Pd. Con i 5 Stelle esclude di dialogare? “In politica non si deve mai dire mai. Però, per la loro natura e per le cose che hanno detto non solo negli ultimi giorni, si sono autoesclusi. Credono di essere il centro del mondo, ma non lo sono: non hanno la maggioranza assoluta e hanno pochissimo potere di coalizione”.Contrariamente a quanto credevate, neppure il centrodestra ha ottenuto la maggioranza assoluta. Che errori avete commesso? “Il punto è un altro: nessuno pensava a un Pd sotto il 20%, e da LeU ci si aspettava un 6. Il crollo della sinistra ha liberato milioni di voti che sono andati verso i 5 Stelle. Soprattutto in Campania, Puglia e Sicilia questo ci ha fatto perdere i collegi, allontanandoci da una vittoria netta”. In Forza Italia c`è chi, come il presidente della Liguria Giovanni Toti, critica la scelta delle candidature e arruolamento della quarta gamba centrista. “All`amico Toti ricordo che circa 170 eletti in Parlamento non sono una sconfitta”. Ma la Lega vi ha superato. “Stiamo analizzando i motivi. Forse il flusso in uscita da sinistra è andato in parte alla Lega: sulla sicurezza è apparsa più credibile rispetto ai nostri toni responsabili”.

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Speciale elezioni 2018

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 marzo 2018

Movimento cinque stelle e la lega sono le forze politiche che hanno lasciato il segno in questa tornata elettorale. Dai primi risultati elettorali, sia pure ancora parziali (23.000 sezioni su 61.401), risulta che Il Movimento 5 stelle ha raggiunto il 31% dei consensi e la Lega il 17%.
Un altro dato significativo è che il centro destra come coalizione ha ottenuto il 37,24% dei consensi ma non sembra sufficiente per un governo di larghe intese con i voti del PD che crolla al 20% nonostante che la somma matematica superi il 57%.
Se i dati dovessero restare in questo modo o con piccoli aggiustamenti i commentatori politici mostrano tutto il loro pessimismo sulla possibilità che si possano costruire alleanze alternative agli attuali schieramenti e coalizioni così come sono stati i pronunciamenti dei loro leader alla vigilia del voto.
Noi avevamo auspicato un balzo più netto del Movimento cinque stelle per imprimere una svolta significativa al paese. Sarebbe stata l’occasione per voltare pagina definitivamente a un sistema di governo che ha mostrato tutti i segni di un decadimento fatale e di chiudere, al tempo stesso, con il vecchio mondo rappresentato da Forza Italia con un leader che ha perso del tutto il suo carisma e che resta in piedi solo per aver saputo imporre una legge elettorale che lo ha favorito umiliando di fatto i tanti italiani che la pensano diversamente e sono la maggioranza del Paese.

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L’irriverente guarda la campagna elettorale e si chiede: ho sbagliato Pianeta?

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 febbraio 2018

L’irriverente se ne stava buono buono ad osservare la campagna elettorale e a registrare il possibile, quando ha fatto un sobbalzo sulla seggiola, complice il leader leghista Matteo Salvini che, in una manifestazione a Milano ha brandito Vangelo e rosario per meglio qualificarsi e cercare di ottenere consensi al suo partito e, soprattutto, alla sua candidatura alla guida del governo nazionale (ma non erano federalisti? Va buo’, questo gli offre il convento… ma non entriamo in un altro discorso). Certo, ci eravamo “abituati” a proclami e cortei polacchi che, in fatto di uso della religione cattolica a fini politici, i nostri partner comunitari della benemerita rivoluzione di Danzica sembrava non fossero secondi a nessuno… cosi’ come eravamo “abituati” ad alcuni proclami mediatici tipo crociate dei secoli passati con giornali “organi di partito” e quindi pagati da tutti i contribuenti in nome della pluralita’ dell’informazione… ma
dall’opinione mediatica alle proposte di governo, l’uso e il proposito di certi metodi, ci lasciano un po’ piu’ perplessi.
Certo, in era globalizzazione di idee e costumi, dovremmo esserci abituati, per esempio, ai proclami e ai metodi dell’Isis o alle leggi interne di diversi Stati di origine culturale islamica, ma non riusciamo a rassegnarci per il Paese in cui continuiamo a vivere. Il prurito culturale, la ricerca degli sguardi per capire se ci prendono in giro o meno, fanno parte del nostro Dna. Nel contempo, siccome siamo attenti curiosi anche di capire in termini antropologici e scientifici, in questi ultimi anni non siamo rimasti indifferenti alla scoperta di, per esempio, un Pianeta gemello del nostro, oppure alla foto di alcuni giorni fa dell’esplosione di un Pianeta di non poche centinaia di milioni di anni fa che solo in questi giorni un invidiabile dilettante astronomo e’ riuscito ad immortalare. Si sa, l’astrofisica, specialmente in questi ultimi decenni, mette sempre in discussione, come conseguenza, ogni minimo riferimento religioso (per alcuni, invece, li rafforza)… ma questo vuol dire che siamo prevenuti?
Chiudiamo il cerchio invitando chi ha l’ardire di seguirci, a riflettere sui possibili collegamenti tra queste due notizie. Ognuno col suo bagaglio culturale, ovviamente. Ma che questo ognuno lo faccia, e non liquidi questo invito come irreale poiche’, mentre “ci si fa le seghe al cervello con queste cose”, occorre governare il presente.
Un’amica dell’irriverente, relativamente ai cosiddetti nazionalisti di questo secolo che brandiscono vangelo, rosari e che vorrebbero espellere tutti i clandestini immigrati, chiudere le frontiere, far tornare i monopoli economici magari chiamandoli in modo contrario, etc.. proprio l’altro giorno gli raccontava di una proposta tra la fantapolitica e la satira: tutti questi dovrebbero potersi rinchiudere in un loro Stato con tutte le caratteristiche che evocano per prendere voti alle elezioni, andrebbero lasciati li’ da soli per qualche decina d’anni; dopo che in questi decenni quelli diversi da loro avrebbero “visto di nascosto l’effetto che fa”, dovrebbero fare toc toc alle loro porte e vedere cosa e’ rimasto. (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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Il veleno Berlusconi-Salvini

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 dicembre 2017

salviniInvece di ingegnarsi a parlare al Paese della concretezza dei problemi e di come risolverli – approfondendo l’analisi, fin qui inesistente o nel migliore dei casi superficiale, e dando un po’ di respiro strategico alla proposta programmatica, per ora approssimativa e viziata dal populismo – i leader politici si apprestano ad animare l’ennesima campagna elettorale all’insegna della delegittimazione, che ai tempi del bipolarismo era reciproca e ora è diventata generalizzata, e della demagogia, con la gara a chi la spara più grossa in termini di promesse tanto illusorie quanto irrealizzabili. Insomma, un film già visto, che come sempre finirà con l’alimentare il doppio fenomeno dell’astensionismo e del voto di protesta.
Questa volta, però, un elemento nuovo c’è. Ed è lo scatenarsi di giochi e giochetti tattici sul dopo elezioni. Infatti, al di là dei proclami, tutti sanno bene che nessun partito o schieramento che si presenterà al giudizio degli italiani avrà la maggioranza alle Camere. E dunque, fin d’ora ci si ingegna a delineare scenari, quasi che ciascuno si senta autorizzato ad essere un piccolo Mattarella, suggerendo soluzioni con la stessa facilità con cui gli appassionati di calcio almanaccano la formazione della Nazionale sentendosene allenatori.Il primo a uscire allo scoperto è stato Berlusconi. Ha detto che in caso di empasse è opportuno che il governo Gentiloni rimanga in carica per quella manciata di mesi necessari per tornare al voto. Suscitando la veemente reazione di Salvini, che ovviamente dell’attuale presidente del Consiglio non vuole nemmeno sentir parlare. Dietro questo balletto ci sono però cose più serie, su cui vale la pena di ragionare. L’uscita del Cavaliere, che pure è stata accolta da diversi osservatori come la conferma di una maturità politica che (purtroppo) non aveva quando stava a palazzo Chigi, è strumentale. Nel suo egocentrismo senza limiti – solo Renzi riesce a competere – il padrone di Forza Italia pensa ancora a se stesso come unico possibile salvatore della patria. E siccome spera che in sede europea gli venga restituita la legittimità che gli è stata tolta, senza la quale non può candidarsi ad un ruolo istituzionale, e sa che la sentenza non arriverà in tempo per il voto a marzo, ecco che un ritorno alle urne a giugno o addirittura settembre causa pareggio rappresenterebbe per lui il classico cacio sui maccheroni.Se questi sono i presupposti – e lo sono – ovvio che il capo della Lega sia contrario. Ma questo vi fa capire, cari lettori, quanto sia da un lato fragile e dall’altro strumentale l’intesa tra i due. Anzi, tra i tre, considerato che c’è anche Meloni. Altro che rinascita del centro-destra, questa non è un’alleanza politica ma a mala pena un cartello elettorale, che tutti i partecipanti sono pronti a smontare una volta chiuse le urne. E se per il dopo Berlusconi è per un mini Gentiloni-bis, Salvini si prepara a rendersi disponibile ad un accordo con Grillo. Cercando di trascinare con sé anche Fratelli d’Italia. Magari solo un appoggio esterno, una volta che i 5stelle dovessero avere dal capo dello Stato un mandato esplorativo e tentassero di formare un governo. Certo, bisognerà vedere se la somma dovesse fare 51%. Ma questa è l’unica combinazione post elettorale a cui ci sentiamo di accreditare una potenziale maggioranza, non tanto sulla base dei sondaggi attuali quanto del nostro percepito (e, ci sia concesso un pizzico di immodestia, finora ci abbiamo azzeccato). Difficile ce l’abbiano Pd e Forza Italia, o i 5stelle e quello che starà a sinistra del Pd. Certo, per saperlo dovremo attendere che si formino i gruppi parlamentari, perché solo allora sapremo chi di coloro che risulteranno eletti con il centro-destra nei collegi uninominali starà con Berlusconi, chi con Salvini e chi con Meloni. E solo dopo sarà possibile fare di conto.Tutto questo significa due cose. La prima è che il governo Gentiloni, che non si presenterà dimissionario perché provvederà l’arbitro Mattarella a fischiare la fine della legislatura, è destinato ad avere, a partire da ora, almeno cinque mesi di tempo davanti a sé. Il che significa la possibilità di poter fare ancora molte cose, se si interpreta la prassi del disbrigo degli affari correnti in modo non restrittivo. Sarà bene che il presidente del consiglio e i ministri abbiano piena consapevolezza di questo, per non buttare al vento tempo prezioso.
BerlusconiLa seconda cosa è che la vera alternativa alla sciagurata ipotesi di tornare a votare a giugno o settembre – sciagurata non per le obiezioni sollevate da Salvini, ma perché significherebbe esporre l’Italia ad una pressione speculativa sui mercati del tipo di quella che ci fu nel 2011 – è quella di un governo di larghissime intese, cioè aperto alla disponibilità di tutte le forze parlamentari.
È l’ipotesi fin qui chiamata, impropriamente, “governo del presidente”. Mai etichetta fu più sbagliata, perché capace solo di irritare il capo dello Stato, il cui profilo istituzionale – diversamente dal suo predecessore – non contempla un interventismo ritenuto improprio. Stiamo quindi parlando di un governo che deve avere piena legittimità parlamentare e politica, anche se fosse in qualche misura formato da figure tecniche. Qualcosa di più vicino al governo Dini, nato nel gennaio 1995 e rimasto in carica per 486 giorni, che all’esecutivo Monti, non fosse altro perché nel primo caso era più chiaro il fatto che avesse un mandato temporalmente circoscritto. Meglio dire fin dall’inizio che si vara una soluzione da 12-18 mesi piuttosto che avventurarsi senza bussola né limiti. Cosa dovrebbe fare un governo del genere lo abbiamo già detto e lo ribadiamo: sostenere un minimo la ripresa economica, o quantomeno evitare di soffocarla; cambiare la legge elettorale, nella speranza che gli scienziati che hanno prodotto quella con cui a marzo andremo a votare nel frattempo siano rimasti a casa; convocare un’Assemblea Costituente, da far eleggere in parallelo alle Camere quando si tornerà a votare.Si dirà: ma come è possibile che si riesca a mettere insieme forze politiche che si saranno sanguinosamente azzuffate nella prossima campagna elettorale? Certo l’impresa è ardua, ma non impossibile. Molto dipenderà da Grillo. Se, come qualche suo amico genovese dice a mezza bocca, l’uomo fosse davvero stanco e preoccupato, e soprattutto consapevole che la stagione del vaffa non può protrarsi all’infinito, e decidesse di far indossare ai 5stelle l’inedita veste dei “responsabili”, allora tutto sarebbe più facile. Se invece così non fosse, allora ci dovremo rassegnare al voto estivo dopo quello di fine inverno. E allo spread di nuovo alle stelle. (Enrico Cisnetto direttore http://www.terzarepubblica.it)

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