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Posts Tagged ‘sangue’

Il sangue della montagna di Massimo Maugeri

Posted by fidest press agency su martedì, 27 luglio 2021

Collana Oceani, pp. 608, 19 euro in libreria dal 16 settembre. Maugeri ci riporta in Sicilia con un romanzo sui nostri tempi, sul nostro rapporto inestricabile con la natura e sulla cronica crisi economica che attanaglia soprattutto certe zone del nostro territorio, ma è anche il racconto di una visione, di un nuovo sistema capace di mettere l’uomo, e non il mercato, al centro di tutto. Per gli abitanti del luogo l’Etna non è un vulcano, ma la Montagna. Marco Cersi, quarantasei anni, con la sua impresa specializzata nella realizzazione di prodotti in pietra lavica, tenta di rivalersi nei confronti di questa magmatica madre che gli ha segnato la vita. Paola Veltrami, vedova, quarantatré anni, è una docente universitaria di letteratura con il sogno di un modello economico più umano. Le loro vite si incrociano a causa della sparizione di un vecchio intagliatore di pietra lavica, amante della poesia: don Vito Terrazza. Mentre una nuova eruzione aumenta la propria intensità devastatrice, Marco e Paola rimangono schiacciati dal peso di problematiche enormi: l’uno deve fare i conti con il proprio doloroso passato e i risvolti sempre più aspri della crisi; l’altra deve gestire il difficilissimo rapporto con la figlia. Sarà la Montagna, con il fluire incandescente del suo sangue, a segnare il passo in un arco temporale ampissimo che ci conduce fino all’anno 1886 per poi catapultarci nuovamente nei nostri giorni inquieti.La crisi d’identità, i drammi famigliari, il tema del doppio e della follia, costruiscono un romanzo-mondo capace di coinvolgere, emozionare e sorprendere fino alle ultimissime righe. Editore La Nave di Teseo

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Coaguli di sangue? Sospesa in Danimarca la somministrazione del vaccino AstraZeneca

Posted by fidest press agency su sabato, 13 marzo 2021

Ancora problemi per il vaccino di AstraZeneca/Oxford che segue la sospensione di un lotto specifico di AstraZeneca imposto dall’autorità sanitaria del governo austriaco, come forma di precauzione dopo che una persona è morta dopo la vaccinazione. Questa volta è la Danimarca a sospendere temporaneamente la somministrazione dopo la segnalazione di alcuni eventi trombotici. Il Ministero della Salute del Paese scandinavo ha deciso di sospendere la somministrazione del vaccino AstraZeneca motivando la decisione come necessaria dopo diversi casi di coaguli di sangue tra le persone vaccinate. Tuttavia, non è ancora chiaro se i coaguli di sangue siano collegati al vaccino AstraZeneca. La conferma arriva dal ministro della Salute danese, Magnus Heunicke, attraverso un messaggio su Twitter. “Le autorità sanitarie hanno sospeso, a causa di misure precauzionali, la vaccinazione con AstraZeneca a seguito del segnale di un possibile effetto collaterale grave sotto forma di coaguli di sangue letali. Al momento non è possibile concludere se esiste una connessione.” La somministrazione del vaccino resterà sospesa per almeno 14 giorni, una decisione presa anche a seguito di un decesso. Eppure, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, gli eventi trombotici sono stati diagnosticati e riportati anche dall’attività di monitoraggio dell’Agenzia europea per i medicinali (EMA). Ad una persona in particolare sarebbero stati diagnosticati coaguli di sangue nei vasi sanguigni che lo avrebbero condotto alla morte 10 giorni dopo la vaccinazione. Ad un secondo caso sono stati riscontrati coaguli di sangue nei polmoni ed è stato ricoverato in ospedale. Alla luce di questi casi l’EMA perciò, ha avviato una attività investigativa per capire cosa sta avvenendo. Intanto ieri l’Aifa ha pubblicato il secondo rapporto sulla vigilanza farmacologia riservata a tutti i vaccini contro il coronavirus. Il rapporto si rivolge alla popolazione italiana, dove il 93% circa dei casi di effetti collaterali ha riguardato problemi lievi.

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Tumori del sangue: Conferenza virtuale

Posted by fidest press agency su sabato, 19 dicembre 2020

Lunedì 21 dicembre alle 12.30 diretta online. Dal Congresso della Società Americana di Ematologia (American Society of Hematology, ASH) che si è svolto recentemente, sono emerse novità importanti nel trattamento dei tumori del sangue. In particolare, il mieloma multiplo è una neoplasia molto difficile da trattare, perché circa il 90% dei pazienti va incontro a recidiva. Al Congresso ASH sono stati presentati i risultati aggiornati del primo studio su un nuovo tipo di immunoterapia basata su cellule CAR T nel mieloma multiplo refrattario. Nella mielofibrosi, una nuova terapia mirata ha mostrato risultati significativi a lungo termine. E, per la prima volta, si sta affermando una terapia di mantenimento efficace nella leucemia mieloide acuta, grave patologia soggetta a ricaduta. In un’altra forma di leucemia, quella mieloide cronica, si conferma l’efficacia di un vero e proprio gold standard.Per illustrare le evidenze scientifiche su queste patologie presentate al Congresso ASH, lunedì 21 dicembre alle 12.30 è prevista una conferenza stampa on line, in cui interverranno Elena Zamagni (Professoressa di Ematologia, Istituto di Ematologia ‘L. A. Seràgnoli’, IRCCS Università degli Studi – Policlinico S. Orsola-Malpighi Bologna), Francesco Passamonti (Ordinario di Ematologia all’Università dell’Insubria di Varese e Direttore Ematologia ASST Sette Laghi di Varese), Esther Natalie Oliva (Unità di Ematologia, “Grande Ospedale Metropolitano Bianchi Melacrino Morelli” di Reggio Calabria) e Massimo Breccia (Responsabile Unità Operativa Day Hospital Ematologia, Policlinico Umberto I, Università ‘Sapienza’ di Roma).

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Sangue del vostro sangue, ossa delle vostre ossa”

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 novembre 2020

Roma 17 novembre 2020, ore 16:00 – Facoltà di Storia e Beni Culturali della Chiesa Pontificia Università Gregoriana Piazza della Pilotta 4 “Sangue del vostro sangue, ossa delle vostre ossa”. Il Pontificato di Giovanni Paolo II (1978-2005) e le Chiese in Europa centro-orientale – Nel centenario della nascita di Karol Wojtyla Live streaming su bit.ly/centrooriente. «Questo papa, sangue del vostro sangue, ossa delle vostre ossa»: così si dichiarò Giovanni Paolo II il 3 giugno 1979 durante il suo primo viaggio in Polonia. Si rivolse a tutti i cristiani dell’Europa centro-orientale. Non era un proclama politico, ma l’espressione del carisma del «papa polacco, papa slavo» proprio ora chiamato a manifestare «l’unità spirituale dell’Europa cristiana». Il volume curato dal prof. Jan Mikrut dalla Pontificia Università Gregoriana contiene più di cinquanta contributi sul pontificato di Giovanni Paolo II e i suoi rapporti con i Paesi e le Chiese dell’Europa centro-orientale; gli autori ne sono figure di spicco a livello ecclesiastico, accademico e istituzionale, che offrono il frutto di ricerche compiute e la più recente letteratura. Si offrono qui le voci di autori cattolici, sia latini che greco-cattolici, e di autori ortodossi: affrontano dal loro punto di vista le relazioni di papa Wojtyła con le loro tradizioni e i loro Paesi; per lui l’Europa deve respirare a «due polmoni, ossia orientale e occidentale» che è diventato un paradigma dell’ecumenismo.

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Trasfusioni di sangue per i pazienti colpiti da sindromi mielodisplastiche e beta-talassemia

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 ottobre 2020

L’emancipazione dal continuo bisogno di trasfusioni di sangue sta diventando per la prima volta una realtà concreta per i pazienti colpiti da sindromi mielodisplastiche e beta-talassemia. L’anemia grave, spesso presente in queste patologie, li costringe, da un lato, a frequenti sedute in ospedale per il fabbisogno di globuli rossi, in alcuni casi anche tutte le settimane, dall’altro, ad assumere ogni giorno una terapia ferrochelante per evitare che il ferro in eccesso danneggi organi come cuore, fegato e pancreas. Oggi per alcuni di questi pazienti si sta delineando una vera e propria rivoluzione nella terapia perché, per la prima volta, una nuova molecola, luspatercept, ha dimostrato di ridurre il numero di trasfusioni necessarie, con un impatto significativo sul decorso clinico e sulla qualità di vita. Luspatercept, prodotto da Celgene ora parte di Bristol Myers Squibb, è stato approvato lo scorso giugno nel trattamento delle due patologie dall’Agenzia Europea del Farmaco (EMA), sulla base di due importanti studi pubblicati sul New England Journal of Medicine. Ai passi in avanti nel trattamento di queste malattie ematologiche è dedicata oggi una conferenza stampa virtuale. “Le sindromi mielodisplastiche sono un gruppo eterogeneo di tumori del sangue, in cui le cellule del midollo osseo non riescono a diventare cellule perfettamente funzionanti e sane ma si fermano a uno stadio immaturo – afferma la Prof.ssa Valeria Santini, Professore di Ematologia all’Università di Firenze e Responsabile MDS Unit dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Careggi di Firenze -. Sono definite malattie clonali perché il loro sviluppo è dovuto ad una singola cellula che, sfuggendo ai meccanismi di controllo, si moltiplica, dando origine a cellule alterate nella forma e nella funzionalità. I sintomi e il decorso variano in modo significativo in base al tipo di cellula ematica colpita. Si potrà avere quindi anemia (riduzione di globuli rossi), neutropenia (riduzione di globuli bianchi) o piastrinopenia (riduzione di piastrine). Le sindromi mielodisplastiche, nei casi più gravi, possono evolvere in leucemia mieloide acuta, un tumore più aggressivo”. “Il Registro della Fondazione Italiana Sindromi Mielodisplstiche (FISiM) raccoglie dati, su base volontaria, relativi a 6.000 pazienti, ma manca una registrazione ufficiale dei parametri epidemiologici – continua la Prof.ssa Santini, che è anche presidente FISiM -. Sappiamo che la malattia colpisce 4-5 persone ogni 100mila abitanti e, fra gli anziani, si arriva anche a 50 casi ogni 100mila. L’incidenza fra gli uomini è doppia rispetto alle donne. A Firenze, possiamo stimare, ad esempio, circa 500 persone colpite. I pazienti, in Italia, hanno in media 74 anni. L’età avanzata implica difficoltà nella gestione della malattia, in particolare dell’anemia grave, che ne rappresenta la manifestazione più frequente, le cui complicanze sono maggiori negli anziani rispetto ai giovani. Oggi vi è maggiore consapevolezza anche fra i medici di medicina generale, anche se talvolta si giunge ad una diagnosi certa di mielodisplasia solo dopo settimane. I sintomi più frequenti dovuti alla carenza di emoglobina sono rappresentati da stanchezza, perdita di peso, difficoltà respiratorie e battito cardiaco accelerato. L’impatto sulla qualità di vita è enorme, soprattutto per le persone con anemia grave che devono recarsi in ospedale, in alcuni casi ogni settimana, per le trasfusioni di sangue”. Proprio per migliorare la consapevolezza sia fra i clinici che fra i cittadini, il 25 ottobre si è celebrata la Giornata Mondiale delle Sindromi Mielodisplastiche. “Anche la beta-talassemia costringe i malati a sottoporsi a trasfusioni di sangue ogni 2-3 settimane per tutta la vita e ad assumere ogni giorno una terapia ferrochelante, per evitare i danni causati dall’accumulo di ferro a organi vitali – spiega la Prof.ssa Maria Domenica Cappellini, Ordinario di Medicina Interna all’Università degli Studi di Milano -. In Italia, vivono circa 7.000 persone con la beta-talassemia trasfusione dipendente, una malattia genetica, ereditaria, causata da un difetto di produzione delle catene globiniche, che costituiscono la struttura dell’emoglobina, la proteina responsabile del trasporto di ossigeno in tutto l’organismo. L’Italia è uno dei Paesi al mondo più colpiti dalla beta-talassemia. La malattia era presente soprattutto tra le popolazioni di aree paludose, poiché la malaria è stato un fattore di selezione naturale del difetto talassemico. Gli individui portatori di difetto talassemico o malati erano quindi più presenti nelle isole, nelle regioni del Sud e nell’area del delta del Po. Oggi la talassemia è uniformemente distribuita in tutta la penisola”. “I sintomi della beta-talassemia major compaiono già nei primi mesi di vita – sottolinea la Prof.ssa Cappellini – e, se non si interviene con adeguate terapie, le conseguenze possono essere grave anemia, deformazioni ossee (facies talassemica), ingrossamento di milza e fegato, problemi di crescita, complicazioni epatiche, endocrine (ad esempio ipotiroidismo e ipogonadismo) e cardiovascolari. Negli anni Sessanta del secolo scorso, i pazienti affetti da talassemia major non sopravvivevano oltre i 10/15 anni, oggi grazie alla combinazione della terapia trasfusionale e ferrochelante, la loro aspettativa di vita supera la quarta, quinta decade di vita”. “Oggi, per la prima volta, una molecola, luspatercept, ha la potenzialità per cambiare la storia della malattia riducendo la necessità delle continue trasfusioni – continua la Prof.ssa Cappellini -. Consiste in un farmaco iniettabile sottocute ogni 21 giorni, che il paziente in futuro potrà eseguire a casa. Luspatercept riduce l’eritropoiesi inefficace (che è la causa principale delle manifestazioni cliniche della talassemia), consentendo la produzione di globuli rossi maturi. Lo dimostrano i risultati dello studio di fase III, BELIEVE, che sono estremamente suggestivi”. Nello studio (randomizzato, in doppio cieco), pubblicato sul New England Journal of Medicine a marzo 2020, sono stati arruolati 336 pazienti affetti da talassemia trasfusione dipendente in 65 centri di 15 Paesi: 224 pazienti hanno ricevuto luspatercept, 112 placebo. “L’obiettivo primario dello studio era ridurre di almeno il 33% il fabbisogno di trasfusioni (con un calo di almeno 2 unità di sangue) rispetto al basale, cioè alle unità che il paziente era abituato a trasfondere nei sei mesi prima di assumere il farmaco – spiega la prof.ssa Cappellini -. Il risultato è stato raggiunto dal 70% dei pazienti. Il secondo obiettivo era valutare una riduzione superiore al 50% del fabbisogno trasfusionale, osservata in più del 40% dei pazienti. Inoltre, la risposta è stata mantenuta nel tempo. In maniera preliminare, possiamo addirittura affermare che alcuni malati sono arrivati, dopo circa un anno di terapia, a ottenere quasi l’indipendenza dalla trasfusione. Luspatercept può essere somministrato potenzialmente a tutti i pazienti colpiti da beta-talassemia, a differenza di altre opzioni disponibili come il trapianto di midollo, unica terapia che può condurre alla guarigione ma con il limite della disponibilità di un donatore compatibile, o della terapia genica, ancora da consolidare”. “Anche nelle sindromi mielodisplastiche – conclude la prof.ssa Santini – l’unica terapia definitiva è il trapianto di cellule staminali, praticabile solo in un numero limitato di casi e nei pazienti più giovani, al di sotto dei 70 anni. Nelle forme a più basso rischio, la linea cellulare più colpita è quella dei globuli rossi, con grave anemia che causa sintomi debilitanti. La terapia, in questi casi, è costituita dai fattori di crescita dei globuli rossi come l’eritropoietina, dalle trasfusioni di sangue e dalla terapia ferrochelante. Solo in alcuni pazienti giovani con caratteristiche particolari di malattia e in buone condizioni generali è indicata la terapia immunosoppressiva per abbassare la risposta immunitaria. Luspatercept apre nuove prospettive, come evidenziato nello studio di fase III, MEDALIST, pubblicato sul New England Journal of Medicine a gennaio 2020. Sono stati arruolati 229 pazienti con sindrome mielodisplastica a rischio molto basso, basso o intermedio, con accumulo locale di ferro nei precursori dei globuli rossi, chiamati pertanto sideroblasti ad anello. I pazienti richiedevano emotrasfusioni periodiche e regolari. Due terzi sono stati assegnati al trattamento con luspatercept, i restanti al placebo, entrambi somministrati come iniezione per via sottocutanea ogni tre settimane per almeno sei mesi. Il farmaco è stato ben tollerato. Se si considera tutto il periodo del trattamento, i dati aggiornati indicano che il 47% dei pazienti trattati con luspatercept, contro il 15% del braccio placebo, ha raggiunto l’obiettivo primario dello studio, ovvero la indipendenza dalle trasfusioni per almeno otto settimane, dunque circa 2 mesi. Si tratta di un passo importante verso un netto miglioramento della qualità di vita dei pazienti”.

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I Panthers invitano a donare il sangue

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 luglio 2020

Roma. I Panthers, Gruppo sportivo dell’Università Europea di Roma, invitano alla solidarietà in questo momento difficile per l’emergenza sanitaria. Una delegazione di studenti si è recata presso l’IFO Regina Elena – San Gallicano per donare il sangue. All’iniziativa hanno partecipato membri della squadra di calcio a 5 femminile, basket e volley. L’idea è nata per rispondere all’appello lanciato da EMA-ROMA Associazione Donatori Volontari di Sangue, storico partner dell’ateneo nell’ambito delle attività di Responsabilità Sociale. Con il Covid-19, infatti, le donazioni sono molto diminuite, anche per le difficoltà ad accedere alle strutture ospedaliere.“In questo momento di emergenza il mondo dello sport può dare il buon esempio e promuovere iniziative di solidarietà”, spiega Matteo Anastasi, coordinatore dell’area Sport dell’Università Europea di Roma. “Siamo un’unica famiglia umana e le donazioni di sangue possono rappresentare un contributo prezioso per salvare tante vite. Per questa ragione i Panthers (le Pantere) si uniscono all’appello di EMA-ROMA e invitano tutti a dare il proprio contributo”. Il sito di EMA-ROMA è http://www.emaroma.it

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Vene varicose: È un disturbo che non permette una corretta circolazione del sangue

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 aprile 2020

L’insufficienza venosa può essere cronica e acuta. La prima è tipica degli arti inferiori e, a differenza di quella acuta, è causata da un’alterazione circolatoria continua e continuata nel tempo che può determinare importanti ripercussioni sui tessuti.
È oggi noto che fra gli stimoli nocivi che possono ripercuotersi sull’evoluzione della IVC (insufficienza venosa cronica) si possono ritrovare tutte quelle patologie del piede che, oltre ad alterare la struttura ed il passo, rendono difficile il ritorno intravenoso. Essa, quindi, intende l’incapacità del sistema venoso a bene eseguire le proprie funzioni circolatorie. Si tratta, in definitiva, di una “sindrome” caratterizzata da un difettoso ritorno venoso con conseguente presenza di stasi, reflusso e ipertensione venosa. Tutto ciò si trova associato a un deficit del decremento pressorio orto-dinamico tipico del sistema venoso nella fase della deambulazione. E’ un quadro morboso, nosograficamente ben definito, in cui si raggruppano i sintomi derivanti dalle alterazioni circolatorie conseguenti principalmente all’insufficienza valvolare, sia essa primitiva sia secondaria, del circolo venoso superficiale, profondo o delle perforanti. A differenza dell’insufficienza venosa acuta che insorge d’emblée per effetto di una trombosi ed ha una durata limitata nel tempo, l’IVC è lenta nell’insorgenza, poiché compare soltanto quando si fanno risentire gli effetti dell’ipertensione venosa sui tessuti, è controllabile con la terapia, ma irreversibile. Secondo la vecchia classificazione di Widmer (1978), che segue esclusivamente un certo criterio clinico, l’IVC è divisa in tre stadi:
È caratterizzato da edema lieve e comparsa della corona phlebectasica.
Sono presenti oltre ai chiari segni di stasi, iperpigmentazione e ipercheratosi.
Le vene varicose non sono altro che delle spie che denotano un problema di funzionamento delle valvole venose. Esse chiudendosi temporaneamente dopo ogni battito cardiaco impediscono al sangue di rifluire verso il basso dove lo trascinerebbe la forza di gravità. Se queste valvole s’indeboliscono, il sangue non scorre più come dovrebbe. Le pareti della vena, a questo punto, incominciano a gonfiarsi e a infiammarsi, provocando la comparsa di una vena varicosa. I sintomi provocati dalle vene varicose vanno dal dolore ai piedi, al gonfiore, alle ulcerazioni della pelle, fino ad arrivare alle emorragie gravi, se una vena è lesa. Il disturbo può essere alleviato con qualche semplice accorgimento. Si possono stendere le gambe appoggiandole su un cuscino o utilizzando le calze elastiche in modo da favorire il ritorno venoso.
La terapia fitoterapica suggerisce l’utilizzo di flavonoidi pigmenti che si trovano in tutte le specie vegetali quali il biancospino. Il ginkgo, la camomilla tedesca, la calendula e il mirtillo. I cibi ricchi di flavonoidi sono: ciliegie, frutti di rosa canina, more albicocche, grano saraceno, cipolle, asparagi, peperoni, cavoletti di Bruxelles, mele e pere. Alcuni studi danno molta importanza agli effetti terapeutici dei prodotti a base d’ippocastano (aesculus hippocastanum). La dose da somministrare per via orale è di 600 mg d’estratto al giorno, contenenti in 100 mg di escina, il principio attivo dell’ippocastano. I prodotti per uso topico a base di creme sono assorbiti a livello sistemico. Anche il rusco è un buon rimedio contro le vene varicose. Diminuisce l’infiammazione e restringe i vasi sanguigni. La dose standard giornaliera è di 300 mg di estratto secco, che contiene dai 7 agli 11 mg di principio attivo, la ruscogenina. Un’altra pratica suggerita è quella dell’idroterapia. Si basa sull’effetto combinato del movimento e dell’impatto termico. Occorre, inizialmente, scaldare i piedi con un pediluvio e poi immergerli in una vasca d’acqua fredda (20 cm. d’altezza) e calpestandola alzando le ginocchia e abbassando energicamente i piedi. Un analogo metodo è stato suggerito dall’abate Sebastian Kneipp, considerato, a buon diritto, il padre dell’idroterapia moderna. Il tutto si finalizza alla riattivazione della circolazione sanguigna e a rafforzarne i vasi e i capillari.
Sin qui abbiamo parlato del trattamento medico della patologia venosa sia dal punto di vista della medicina ufficiale sia di quella tradizionale. È un ampio capitolo che non esclude ogni tipo di tecnologia e punta soprattutto l’indice sul laser. Il suo scopo è di essere una reale alternativa alla scleroterapia, che lavora in tre tempi successivi: Flebite chimica, Processo riparativo, Fibrosi del vaso. Il problema, che la tecnologia laser ha cercato di risolvere, è come oltrepassare la barriera della pelle senza danneggiarla, senza causare bruciature o iper-ipopigmentazioni, e raggiungere il sangue all’interno del capillare o della vena con abbastanza energia da distruggere la parete del vaso. La soluzione qualcuno l’ha trovata con l’underskin contact laser. Si tratta di un particolare manipolo provvisto di un attacco per aghi disponibile che permette l’inserimento della fibra ottica attraverso la pelle dentro la vena e può spingere la fibra ottica fuori dall’ago. In questo modo l’azione del laser colpirà direttamente il sangue senza l’interferenza della pelle e senza effetti collaterali al derma. L’energia trasmessa sarà totalmente assorbita solo dal bersaglio. La vaporizzazione del sangue, all’interno della vena, determina una specie d’esplosione di una bolla di sangue che coagula sia il sangue sia la parete venosa. Esistono, ovviamente, altre metodiche laser che non cito, avendo dato la precedenza ad una che ci sembra più innovativa.
È un discorso che andrebbe affrontato con qualche particolare in più, consci del fatto che una malformazione vascolare cutanea è, spesso, causa di disagio emotivo ed ha una notevole incidenza nel sociale. I vari studi, infatti, hanno dimostrato come questo forte disagio sia molto importante negli adulti e negli adolescenti, affetti da malformazione vascolare, e come il trattamento, mediante tecnica laser, risulti efficace sia per la correzione della lesione cutanea sia in termini psicosociali. (redazionale)

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Joanna Courtney: Regina di sangue (BEAT)

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 aprile 2020

Inverness, Highlands scozzesi, 1025. Nel Regno di Alba – il nome gaelico per la Scozia nell’XI secolo – due casati reali, che discendono rispettivamente da Aed e da Costantino, si contendono il trono. In base alle norme dell’eredità alterna, i discendenti di entrambi i casati dovrebbero sedere sul trono a turno, ma Re Malcom, del ramo di Costantino, vuole fare del nipote Duncan il suo successore. Per eliminare ogni possibile minaccia e impedimento, il sovrano di Alba non esita a ordinare ai suoi uomini di sterminare l’intero ramo cugino dei MacDuff. La giovane Cora MacDuff riesce, tuttavia, a scampare alla morte e, dopo una fuga disperata, trova rifugio nella provincia settentrionale del Moray. Lì trascorre i giorni, finché il riscatto non tarda a venire nelle belle sembianze del giovane Macbeth, l’ultimo discendente della linea di Aed. Capelli color del grano e penetranti occhi scuri, Macbeth la chiede in sposa per riunire i due casati reali e rivendicare il trono per sé. La giovane donna accetta con entusiasmo: in questo modo diventerà Lady Macbeth, sarà regina e avrà la sua vendetta. Ma alla vigilia delle nozze un terribile urlo spezza il silenzio della notte, e in pochi istanti tutti i sogni di Cora sono miseramente infranti. Per riavere indietro la vita che le è stata promessa, la giovane MacDuff dovrà diventare una donna più dura del metallo, capace di usare, con spietata freddezza, ogni arma a sua disposizione. Frutto di un’accurata ricerca storica, e animato da personaggi di grande spessore, Regina di sangue racconta, con una prosa elegante e fluida, la vera storia della donna da cui Shakespeare trasse ispirazione per la più sanguinaria fra le sue regine: Lady Macbeth.
Collana: Superbeat Pagine: 367 Tradotto da: Chiara Brovelli Prezzo cartaceo: €19,00 Prezzo ebook: €9,99 Neri Pozza Editore
Joanna Courtney è una scrittrice inglese, autrice di una trilogia che esplora il mondo delle donne di Shakespeare: Lady Macbeth, Ophelia e Cordelia.

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Coronavirus: Nel sangue due marcatori per cure mirate

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 marzo 2020

“Si chiamano citochine, funzionano come segnali di comunicazione tra sistema immunitario e cellule e tessuti dell’organismo, e in alcuni casi sono in grado di promuovere e mantenere importanti processi infiammatori.L’aumento nel sangue di due di queste sostanze: la Interleuchina 6 (IL 6) e il recettore della Interleuchina 2 (IL-2R) può far capire ai medici l’evoluzione e la gravità della polmonite da nuovo coronavirus. E’ quanto si evince da uno studio pubblicato sul Chinese Journal of Tuberculosis and Respiratory Diseases, condotto nel Tongji Hospital su 29 pazienti affetti da polmonite indotta da CoViD-19.” Lo afferma Mauro Minelli immunologo e responsabile per il centro sud della Fondazione Italiana Medicina Personalizzata.“Nello studio, i cui risultati sono stai pubblicati poche settimane fa, i pazienti con polmonite da Coronavirus sono stati suddivisi in tre gruppi a seconda della gravità dei rispettivi quadri clinici: un gruppo “moderato”, un gruppo “grave” e un gruppo “critico” – prosegue Minelli – Dopo aver misurato i livelli di espressione nel sangue di IL-2R e IL-6 si è visto come questi fossero significativamente più alti nel gruppo dei pazienti “critici”, rispetto al gruppo “grave” nel quale l’incremento risultava comunque più importante rispetto al gruppo “moderato” Contestualmente, in Cina, 21 pazienti sono stati trattati con Tocilizumab, farmaco attivo proprio contro il recettore dell’IL-6, noto per il suo impiego ordinario in alcune malattie de sistema immunitario. I pazienti con CoViD-19 trattati con questo farmaco hanno mostrato un netto miglioramento della sintomatologia già nelle prime 24-48 ore dall’inizio del trattamento. Lo stesso farmaco è stato anche utilizzato in Campania su due pazienti che manifestavano le stesse caratteristiche cliniche”

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La depurazione del sangue nuovo alleato nella lotta alle leucemie

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 febbraio 2020

Aferetica (PMI del biomedicale con sede a San Giovanni in Persiceto – BO) e CytoSorbents Corporation (società statunitense leader nei sistemi salva-vita) annunciano il primo caso clinico al mondo di paziente leucemico trattato con la terapia aferetica CytoSorbTM, in associazione all’immunoterapia con cellule Car-T (Chimeric antigen receptor T-cell), per contenere le complicanze di questa terapia, considerata la nuova frontiera nella lotta ai tumori del sangue. Si tratta di un paziente del Bambin Gesù di Roma, affetto da una grave forma di leucemia acuta, trattato dal team della Terapia Intensiva d’Urgenza e Oncoematologia pediatrica. La leucemia acuta rappresenta la forma più diffusa in età pediatrica: a livello nazionale si contano circa 400 nuovi casi/anno. La pubblicazione dello studio della Dott.ssa Gabriella Bottari e dei suoi colleghi su Critical Care Explorations (Crit Care Expl 2020; 2:e0071) suggerisce che l’uso di CytoSorbTM, combinato con la terapia monoclonale, possa rappresentare una soluzione promettente per controllare le complicazioni causate da questa terapia antitumorale, senza inficiarne in alcun modo l’azione.
Allo stato attuale, l’immunoterapia con cellule Car-T rappresenta la nuova e avanzata frontiera per il trattamento dei tumori del sangue refrattari alla chemioterapia. Nel 25% dei pazienti trattati – sia in ambito pediatrico, sia in ambito adulto – si sviluppano però gravi effetti collaterali, la cosiddetta Cytokine Release Syndrome (CRS), caratterizzata, analogamente a quanto avviene nei pazienti settici, da una risposta infiammatoria incontrollata e potenzialmente letale. Sino ad oggi, questa grave sindrome è stata trattata con farmaci che non sempre riescono a controllare lo stato infiammatorio, oltre a sopprimere il sistema immunitario e aumentando il rischio di infezione grave.
Il team del Bambin Gesù ha deciso quindi – in questo caso così grave – di ricorrere alla terapia Aferetica, con l’obiettivo di depurare il sangue del paziente nella maniera più efficace e rapida possibile. L’applicazione di CytoSorbTM ha consentito di ridurre drasticamente i valori delle citochine, i mediatori dell’infiammazione e della sepsi, sino a livelli di equilibrio impensabili con le attuali terapie farmacologiche, tutto questo senza compromettere il sistema immunitario. Lo studio del team della Dottoressa Bottari attesta che il paziente è stato salvato e dimesso dalla terapia intensiva, dopo 15 giorni.

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Spettacolo: Sangue

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 gennaio 2020

Roma dal 30 gennaio al 2 febbraio 2020 CineTeatro L’Aura Via Pietro Blaserna, 37 (Angolo Vicolo di Pietra Papa, 64 zona Viale Marconi) Dal giovedì al sabato ore 21, domenica ore 18 Il costo del biglietto è 13 € biglietto intero / 10 € biglietto ridotto, più 2 € di tessera associativa obbligatoria. Uno spettacolo di emozioni scritto e diretto da Mariella Pizziconi. La prima e la seconda guerra mondiale narrate attraverso i racconti e le lettere dei soldati italiani al fronte. Diversi dialetti, ma un’unica indicibile sofferenza: il dolore, il freddo, le ferite, i soprusi, l’ignoranza… e una stampa bugiarda che provava a nascondere tutto. Al fronte si ritrovano uomini esautorati della loro umanità, mandati a morire mentre gli ufficiali restavano nascosti e al sicuro. Attimi di vita intima, raccontata spesso in modo sgrammaticato, ma vero. Una testimonianza sugli aspetti più tragici di una guerra assurda… uno spettacolo ricco di sensazioni, suoni, rumori, odori e poesia che solo la vita vera sa dare.I racconti saranno portati in scena dai bravissimi Simona Ciammaruconi, e Ivan Ristalo accompagnati dalla musica dal vivo della chitarra da Kristian Maroncelli. Un emozionante spettacolo che ci fa riflettere sull’inutilità e l’insensatezza della guerra attraverso i racconti di chi l’ha vissuta.

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Due alghe marine riducono i valori di glicemia nel sangue

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 maggio 2019

Il 6% dei cittadini italiani soffre di ridotta tolleranza glucidica. Si tratta di una condizione che aumenta di quattro volte il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2 e le sue complicanze. In totale nel nostro Paese questi potenziali pazienti sono oltre due milioni e mezzo e devono prestare grande attenzione al proprio stile di vita controllando il peso, seguendo una dieta equilibrata e praticando regolare attività fisica. Ma oltre a queste imprescindibili abitudini, oggi c’è un’arma in più che può venire in loro aiuto. Dalla ricerca nutraceutica, branca che si occupa dello studio dei benefici per la salute determinati da alcuni nutrienti, arriva un integratore alimentare derivato, con una particolare metodica produttiva, da due alghe marine: Ascophyllum nodosum e Fucus vesiculosus. Si chiama Gdue ed è in grado di rallentare la digestione degli zuccheri a livello intestinale e abbassare così il livello della glicemia. Utile quindi anche per chi non è ancora diabetico ma corre il serio rischio di diventarlo. Alle ultime novità della ricerca scientifica sul trattamento del pre-diabete domani sarà dedicata una speciale sessione del IX Congresso Nazionale della SINut (Società Italiana di Nutraceutica) di Bologna. “Attraverso la somministrazione di prodotti come Gdue possiamo contenere il continuo aumento d’incidenza della malattia metabolica – sottolinea il prof. Arrigo Cicero, Presidente della SINut e Ricercatore presso il Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche dell’Università di Bologna -. I vantaggi maggiori sono per tutti quei giovani adulti che presentano già un’alterazione importante del glucosio ma non hanno ancora sviluppato il diabete vero e proprio. Il nutraceutico è una soluzione efficace ma non impegnativa come un farmaco ipoglicemizzante orale. Possiamo così migliorare il quadro clinico ed evitare che i pazienti siano costretti ad assumere per il resto della vita una terapia cronica antidiabetica. Oppure ritardiamo in modo determinante la necessità di cure più pesanti e il presentarsi delle complicanze della patologia diabetica che spesso sono già evidenti alla diagnosi. E’ fondamentale però riuscire ad intervenire il prima possibile”. Da oltre 10 anni la SINut dedica particolare attenzione alla ricerca scientifica sulla prevenzione e il trattamento precoce di condizioni metaboliche che possono determinare gravi patologie croniche. “Il diabete è una tra le più diffuse a livello mondiale – prosegue il presidente SINuT -. Il numero di nuovi casi è in aumento soprattutto tra i giovani adulti. In Italia colpisce ben il 3% degli under 50 e quindi non va sottovalutata o considerata solo come una malattia della terza età. Gdue rappresenta un rimedio naturale per migliorare il metabolismo degli zuccheri. Rispetto ai farmaci tradizionali ha dimostrato di essere meglio tollerato e di non provocare effetti collaterali. Inoltre, seppur efficace, non determina repentine riduzioni del livello di glicemia che possono avere effetti negativi sulla qualità di vita. Quindi, nella maggioranza dei casi, è ben accettato da chi lo assume e viene considerato come un trattamento “meno pesante”. Al congresso di Bologna sono infine discussi, da specialisti di diverse discipline, i risultati di uno studio condotto dall’Università di Pavia e dall’Università di Bologna su 65 persone e recentemente pubblicato su Phytotherapy Research. “La ricerca dei due prestigiosi atenei italiani ha dimostrato tutte le potenzialità del nuovo nutraceutico – conclude Cicero -. Abbiamo analizzato uomini e donne in condizione di pre-diabete e i vantaggi che derivano dall’utilizzo dell’integratore. I prossimi studi che vogliamo avviare saranno invece indirizzati verso pazienti cronici che già assumono farmaci contro la malattia”.

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I tumori del sangue con la ricerca scientifica

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 maggio 2019

La ricerca scientifica sulle malattie neoplastiche del sangue negli ultimi decenni non si è mai fermata, e anzi adesso riparte dall’impegno di AIL – Associazione Italiana contro le leucemie, i linfomi e il mieloma, che celebra quest’anno i suoi 50 anni di storia e la sua battaglia contro i tumori del sangue, e lo fa in collaborazione con Leukemia, il meeting annuale in programma a Roma dedicato alle leucemie.
Un’alleanza importante quella di AIL con Leukemia che uniscono le forze per migliorare le conoscenze sui meccanismi all’origine di molti tumori ematologici e per rendere queste patologie, un tempo infauste, sempre più curabili, e spesso anche guaribili.È stato il professor Sergio Amadori, Presidente Nazionale AIL, ad annunciare la partnership tra l’ematologia clinica e una delle più grandi e storiche associazioni italiane di volontariato nel settore della sanità, nel corso di una conferenza stampa oggi a Roma dove è stato presentato il Convegno “Leukemia 2019 – 50 anni di AIL”, patrocinato dalla SIE – Società Italiana di Ematologia e coordinato dall’ematologo Angelo Michele Carella, già Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Ematologia e Centro trapianti di midollo, AOU Policlinico San Martino di Genova, che si terrà il 24 e 25 maggio presso il Crowne Plaza Rome – St. Peter’s.Una grande storia quella di AIL, realizzata giorno dopo giorno sotto la guida illuminata del Professor Franco Mandelli. Una storia che è stata protagonista e testimone dello sviluppo dell’Ematologia italiana e internazionale. Fondamentale l’impegno di AIL nel collaborare in sinergia con i Centri di ematologia, universitari e ospedalieri, con il gruppo di ricerca clinica italiano GIMEMA – Gruppo Italiano Malattie Ematologiche dell’adulto, e con il territorio grazie al grande lavoro delle 81 sezioni provinciali, presenti in 20 regioni italiane, e delle migliaia di volontari, sempre al fianco dei malati ematologici e delle loro famiglie, e a sostegno della ricerca scientifica per i tumori del sangue con le operazioni di raccolta fondi e le campagne di sensibilizzazione e informazione. Centinaia i progetti di ricerca sostenuti nel corso degli anni, oltre 133 milioni di euro stanziati, in particolare nella ricerca. “È stato un percorso non sempre facile ma possiamo dire con orgoglio di aver contribuito a scrivere pagine importanti dell’Ematologia italiana – dichiara Sergio Amadori, Presidente Nazionale AIL – è in questa cornice e con uno sguardo al futuro dei malati, che abbiamo deciso di collaborare alla realizzazione della edizione 2019 di Leukemia, partecipando attivamente con la nostra storia e l’impegno di proseguire con più forza e passione sulla strada già tracciata”.
AIL ha collaborato a costruire, insieme ai medici, ai ricercatori e ai volontari, giorno dopo giorno, il futuro dei malati. Negli anni Sessanta ammalarsi di un tumore del sangue significava non avere speranze. Oggi, i pazienti affetti da leucemie, linfomi e mieloma possono contare sempre più spesso su un domani libero da malattia e soprattutto sanno di poter tornare a una vita il più possibile normale. Tutto questo è potuto avvenire per l’enorme lavoro che AIL ha portato avanti in mezzo secolo, impegnandosi nella raccolta di fondi che sono stati investiti in assoluta trasparenza sia per finanziare la ricerca per lo sviluppo di nuove terapie che hanno rivoluzionato l’Ematologia e le cure dei pazienti, sia per i servizi di assistenza sul territorio. “Siamo convinti che la partnership tra Leukemia, che riunisce gli esperti più importanti dell’Ematologia italiana e straniera, e AIL, potrà diventare una realtà molto importante nel panorama dell’Ematologia – sottolinea Angelo Michele Carella, – è per tutti noi un privilegio questa simbiosi scientifica con AIL e auspichiamo di proseguire sul nuovo solco tracciato in modo che Leukemia possa diventare il braccio armato di AIL per la ricerca scientifica sui tumori del sangue”.Un programma corposo attende gli esperti nelle due giornate dei lavori, che ospiteranno, tra gli altri, alcuni ematologi di fama internazionale. Si comincerà dai progressi reali compiuti nella biologia molecolare e nei trattamenti delle leucemie ma anche di altre importanti patologie del sangue; e all’ordine del giorno ci saranno le prospettive future dell’Ematologia, sempre più all’insegna di terapie innovative, come la CAR-T, la rivoluzionaria terapia genica di cui si discuterà ampiamente in diverse sessioni del meeting. http://www.ail.it

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Raccolta di sangue all’Università Europea di Roma

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 aprile 2019

Roma. Giovedì 4 e venerdì 5 aprile 2019, dalle 8.00 alle 12.00, all’Università Europea di Roma (via degli Aldobrandeschi 190) si terranno due giornate di raccolta di sangue organizzate dall’Ufficio di Formazione Integrale, in collaborazione con l’Associazione Donatori Volontari di Sangue EMA-Roma.Per donare il sangue si può prenotare il giorno e una delle quattro fasce orarie disponibili comprese tra le 8.00 e le 12.00 telefonando al numero 06 66543922. Queste giornate di solidarietà fanno parte delle attività sociali dell’Università Europea di Roma, che ha tra i suoi obiettivi principali la formazione della persona. Una formazione che consenta non solo l’acquisizione di competenze professionali, ma che orienti lo studente ad una crescita personale e sviluppi uno spirito di servizio per gli altri.Gli studenti collaborano alle iniziative dell’Associazione EMA-Roma non solo durante le raccolte del sangue, ma anche con incontri di informazione e di sensibilizzazione alla donazione volontaria.Questi incontri hanno l’obiettivo di sviluppare la conoscenza del mondo della donazione del sangue e i principi che ne derivano. Illustrano le pratiche operative che vengono utilizzate per poter realizzare, migliorare e sviluppare donazioni e gruppi di donatori, con lo scopo di raggiungere una donazione periodica e volontaria.L’Università Europea di Roma organizza la raccolta di sangue due volte all’anno. Sono momenti di solidarietà che riuniscono l’intera comunità dell’ateneo: studenti, professori, familiari, dipendenti, amici, collaboratori.

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Svelato l’albero genealogico delle staminali del sangue

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 ottobre 2018

Bastano poche settimane, a seguito di un trapianto di midollo, perché l’intero tessuto sanguigno, comprensivo di un sistema immunitario funzionante, si rigeneri. Comprendere come avviene questo processo permetterebbe di migliorare efficacia e sicurezza dei trapianti, con implicazioni per il trattamento di moltissime patologie diffuse, dai tumori alle malattie autoimmuni. Attraverso le analisi di follow-up dei primi bambini trattati con terapia genica per la sindrome di Wiskott-Aldrich (WAS) – una malattia genetica rara del sistema immunitario – un gruppo di ricercatori dell’Istituto San Raffaele Telethon per la Terapia Genica (SR-Tiget), guidati dal professor Alessandro Aiuti, vice-direttore SR-Tiget, insieme a Luca Biasco, oggi all’Harvard Medical School di Boston, è riuscito per la prima volta a tracciare la storia di oltre 140.000 cellule trapiantate nei cinque anni successivi al trattamento. Lo studio, pubblicato oggi sulla prestigiosa Nature Medicine e possibile grazie al sostegno di Fondazione Telethon, svela il ruolo delle diverse famiglie di staminali sia nella fase – successiva al trapianto – di ricostruzione da zero del sistema ematopoietico che in quella stazionaria di mantenimento. I risultati della ricerca aprono nuove prospettive per tutto l’ambito ematologico, dimostrando ancora una volta che la ricerca per le malattie rare produce conoscenze e innovazioni preziose per la vita di molti. A dispetto della sua importanza clinica e scientifica, il processo attraverso il quale le cellule del sangue vengono continuamente rigenerate a partire dalle staminali del midollo è sempre stato difficile, se non impossibile, da studiare in vivo nell’uomo. L’avvio delle prime sperimentazioni cliniche di terapia genica per le immunodeficienze primitive ha però cambiato le cose. In questi approcci terapeutici – di cui l’SR-Tiget dell’Ospedale San Raffaele è un punto di riferimento a livello mondiale – le cellule staminali del midollo, che nei pazienti presentano un gene mutato (causa della malattia), vengono estratte e corrette, inserendo al loro interno una copia funzionante dello stesso gene. La modifica genetica avviene attraverso un virus svuotato del suo contenuto replicativo e usato come vettore per consegnare la terapia nelle cellule. Una volta corrette, queste ultime vengono infuse nuovamente nel paziente, dove per duplicazione e differenziazione riproducono tutte le altre cellule del tessuto sanguigno.
I ricercatori hanno analizzato i campioni di sangue e midollo che nel corso di 5 anni sono stati prelevati dai pazienti trattati per WAS come parte del normale follow-up alla terapia, necessario per controllarne sicurezza ed efficacia. All’interno dei campioni hanno “contato” le cellule identificate da ciascun codice a barre e le hanno classificate per tipologia. Attraverso dei modelli matematici sono poi riusciti a ricostruire la loro posizione all’interno di un vero e proprio albero genealogico. Facendolo hanno scoperto che ci sono specifiche famiglie di cellule staminali che giocano ruoli diversi nella rigenerazione del sangue. Alcuni tipi di cellule sono fondamentali nei primi mesi successivi al trapianto, in cui il sistema ha bisogno di ricostruirsi da zero, e a grande velocità. Altri rimangono invece dormienti, per entrare in azione solo più avanti e dare il loro fondamentale contributo durante la fase cosiddetta stazionaria, quella di mantenimento del tessuto nelle normali condizioni di salute. “Uno dei risultati più sorprendenti dello studio – e che potrebbe avere ripercussioni dirette nel campo dei trapianti di midollo – è la capacità delle staminali specializzate nel produrre linfociti di mantenere la propria popolazione stabile in modo pressoché autonomo, senza cioè aver bisogno di essere costantemente ripopolati dalle cellule staminali di livello superiore, non ancora specializzate” spiega Serena Scala, giovane ricercatrice del SR-Tiget, tra i primi autori del lavoro.Il gruppo di ricerca ha lavorato grazie ai finanziamenti ricevuti da Fondazione Telethon, dal Ministero della Salute e della Commissione Europea.
La sindrome di Wiskott-Aldrich (WAS) è una malattia genetica rara causata da una mutazione nel gene che codifica per la proteina WASp, una proteina espressa principalmente nelle cellule del sangue. Questa proteina svolge, tra gli altri, un ruolo chiave nella formazione del citoscheletro, “l’impalcatura” interna della cellula. Chi nasce con questa sindrome e possiede dunque una copia non funzionante della proteina, soffre di una grave immunodeficienza e di continue emorragie, dovute al numero insufficiente di piastrine nel sangue. Ad oggi sono stati trattati con la terapia genica sperimentale messa a punto al San Raffaele 16 pazienti affetti da WAS, 8 dei quali sono inclusi in uno studio clinico finalizzato alla registrazione della terapia sponsorizzato da Orchard Therapeutics. Di questi 8 pazienti, 6 sono quelli descritti in questa ricerca pubblicata su Nature Medicine. La terapia si sta dimostrando sicura ed efficace.

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Raccolta di farmaci e di sangue all’Università Europea di Roma

Posted by fidest press agency su martedì, 10 aprile 2018

Roma Mercoledì 11 aprile 2018 l’Università Europea di Roma organizza una giornata di solidarietà, con due iniziative: una raccolta di farmaci, in collaborazione con la Fondazione Banco Farmaceutico ONLUS, e una raccolta di sangue, in collaborazione con l’Associazione Donatori Volontari di Sangue EMA-Roma.Questa giornata di solidarietà fa parte delle attività sociali dell’Università Europea di Roma, che ha tra i suoi obiettivi principali la formazione della persona. Una formazione che consenta non solo l’acquisizione di competenze professionali, ma che orienti lo studente ad una crescita personale e sviluppi uno spirito di servizio per gli altri.
La giornata di solidarietà è aperta a tutti. Chiunque può recarsi nell’ateneo e fare la sua donazione di farmaci o di sangue, negli orari dedicati alle due iniziative.
La raccolta di farmaci si terrà nell’atrio dell’ateneo in via degli Aldobrandeschi 190, dalle ore 10.00 alle 15.00. Nel mondo esistono persone talmente povere da non potersi comprare neppure le medicine per poter sopravvivere.Gli studenti dell’Università Europea di Roma affiancheranno gli operatori della Fondazione Banco Farmaceutico ONLUS ed inviteranno a donare farmaci da destinare ad iniziative di solidarietà.
Potranno essere donati medicinali in buono stato di conservazione con almeno 8 mesi di validità, rimasti inutilizzati nelle nostre case, oppure farmaci da banco appositamente acquistati per questa iniziativa. Il farmacista presente provvederà a verificare la scadenza e l’integrità dei medicinali.La raccolta di sangue, altra iniziativa della giornata di solidarietà, si terrà dalle 8.00 alle 12.00 all’Università Europea di Roma.
Gli studenti collaborano alle iniziative dell’Associazione EMA-Roma non solo durante le raccolte del sangue, ma anche con incontri di informazione e di sensibilizzazione alla donazione volontaria.Questi incontri hanno l’obiettivo di sviluppare la conoscenza del mondo della donazione del sangue e i principi che ne derivano. Illustrano le pratiche operative che vengono utilizzate per poter realizzare, migliorare e sviluppare donazioni e gruppi di donatori, con lo scopo di raggiungere una donazione periodica e volontaria.L’Università Europea di Roma organizza la raccolta di sangue due volte all’anno. Sono momenti di solidarietà che riuniscono l’intera comunità dell’ateneo: studenti, professori, familiari, dipendenti, amici, collaboratori.

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Tumore: Mieloma multiplo

Posted by fidest press agency su martedì, 27 giugno 2017

madridMadrid. Ogni anno in Italia sono registrate più di 4.400 nuove diagnosi di mieloma multiplo, un tumore del sangue che ha origine nel midollo osseo. Nonostante i recenti progressi nel trattamento della malattia, soltanto il 51% dei pazienti sopravvive 5 anni dopo la diagnosi. Oggi nuove prospettive sono offerte dall’immuno-oncologia, protagonista al 22° Congresso della Società Europea di Ematologia (European Hematology Association, EHA) in corso a Madrid fino al 25 giugno. In particolare elotuzumab, una nuova molecola immuno-oncologica, ha dimostrato un beneficio clinico duraturo garantendo una buona qualità di vita. “Fino ai due terzi dei malati presenta dolore osseo, in particolare alla schiena, al momento della diagnosi e circa il 75% mostra fratture ai raggi X – spiega il prof. Mario Boccadoro, Direttore del Dipartimento di Oncologia ed Ematologia, Città della Salute e della Scienza di Torino -. Sono sintomi debilitanti con un impatto significativo sulla qualità di vita: spesso per queste persone diventa difficile camminare, fare le scale e talvolta non possono più guidare l’automobile. Altro sintomo è l’insufficienza renale che si manifesta alla diagnosi nel 20% dei casi e compare durante l’evoluzione della malattia in almeno il 50% dei pazienti. Molti malati evidenziano cicliche remissioni e recidive, durante le quali sospendono il trattamento per un breve periodo per eventualmente riprenderlo. L’immuno-oncologia, che rinforza il sistema immunitario contro il cancro, ha già dimostrato di essere efficace nel trattamento dei tumori solidi, a partire dal melanoma fino a neoplasie più frequenti come quelle del polmone e del rene in fase avanzata. E oggi sta mostrando risultati importanti anche nei tumori del sangue, in particolare nel mieloma multiplo. Il del beneficio a lungo termine di quest’arma innovativa potrebbe portarci all’obiettivo della cronicizzazione, come già avviene ad esempio in patologie come il diabete”. Elotuzumab ha ricevuto nel maggio 2016 l’approvazione dall’agenzia regolatoria europea (EMA) in base ai risultati dello studio di fase III (ELOQUENT-2) che ha coinvolto 646 pazienti che hanno ricevuto almeno una precedente terapia ed è disponibile in Italia da aprile 2017. Al Congresso di Madrid sono presentati i dati aggiornati a 4 anni di questo studio. “L’Italia ha offerto un contributo importante allo studio ELOQUENT-2 – afferma il prof. Michele Cavo, Direttore Istituto di Ematologia e Oncologia Medica ‘L. A. Seràgnoli’ Università degli Studi-Policlinico S. Orsola-Malpighi Bologna -. Il follow up a 4 anni conferma l’efficacia di elotuzumab nel mantenere la risposta a lungo termine con un buon profilo di tollerabilità. Il 21% dei pazienti trattati con questo nuovo farmaco immuno-oncologico in combinazione con lenalidomide e desametasone (braccio sperimentale) era libero da progressione di malattia o morte rispetto al 14% dei pazienti nel braccio di controllo (trattati con lenalidomide e desametasone), con un incremento relativo del 50% della sopravvivenza libera da progressione”. Per i pazienti trattati nel braccio con elotuzumab si è mantenuta la riduzione del 29% del rischio di progressione o morte rispetto al braccio di controllo (in linea con i dati presentati a 2 e 3 anni di follow up). “Questo beneficio è costante in tutti i sottogruppi di pazienti, compresi quelli a prognosi sfavorevole – sottolinea il prof. Cavo -. Inoltre a quattro anni circa il doppio dei pazienti nel braccio sperimentale (17%) è rimasto in trattamento rispetto al braccio di controllo (9%). E la durata mediana della risposta è stata di 21 mesi con la molecola immuno-oncologica rispetto a 16,8 nel braccio di controllo”.
Il mieloma multiplo origina dalle plasmacellule, cellule localizzate prevalentemente nel midollo osseo e specializzate nella produzione delle immunoglobuline (anticorpi che ci permettono di difenderci dalle infezioni). L’incidenza della malattia aumenta con l’età: è più frequente negli over 65 (il 38% è over 70), solo il 2% dei pazienti è under 40. “In un terzo dei casi – continua il prof. Boccadoro – la diagnosi è ‘casuale’, dopo esami del sangue di routine che possono fornire una prima indicazione della presenza del tumore, attraverso l’osservazione di elevati livelli di immunoglobuline”. “La terapia si è basata per molti decenni sulla somministrazione di farmaci chemioterapici, con l’eventuale aggiunta della radioterapia – conclude il prof. Cavo -. I risultati ottenuti però sono stati modesti, per l’elevata resistenza delle cellule tumorali ai trattamenti utilizzati. In seguito, l’applicazione del trapianto di cellule staminali ha migliorato i risultati, ma ancora più rilevante è stato l’impatto derivante dall’uso dei ‘nuovi farmaci’, non chemioterapici. In particolare le molecole immuno-oncologiche aprono nuove vie sia per il loro meccanismo d’azione che permette di controllare con più efficacia la malattia che per l’ottimo profilo di tossicità che le rende ‘partner’ ideali di altre terapie target. Nell’immediato futuro si stanno aprendo importanti prospettive anche grazie alla combinazione delle molecole immuno-oncologiche”.

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Progetto di sangue di Graeme Macrae Burnet

Posted by fidest press agency su sabato, 17 giugno 2017

Progetto di sangueUn magistrale thriller letterario ambientato in un paesaggio spietato, quello delle Highlands scozzesi, in cui l’esercizio del potere è arbitrario e ogni verità, anche la più lampante, può essere contestata. Highlands scozzesi, 1869. La remota comunità di Culduie viene sconvolta da un brutale triplice omicidio, che porta all’arresto di un giovane uomo di nome Roderick Macrae. Figlio di un povero contadino, con una sorella di poco più grande, Jetta, e due fratelli gemelli molto più piccoli, Roddy è un ragazzo intelligente che ha dovuto abbandonare gli studi per aiutare il padre nei campi. Il giovane Macrae è infatuato di Flora MacKenzie, la figlia del conestabile del villaggio, Lachlan MacKenzie, colui che ha il compito di assicurarsi che gli abitanti, che vivono e lavorano i terreni del lord locale, a cui pagano un affitto e verso cui hanno degli obblighi, seguano le regole e lavorino la terra con profitto. Tra la famiglia dei Macrae e quella dei MacKenzie non corre buon sangue e Lachlan approfitta della sua posizione per far pesare il suo potere, togliendo loro una parte di terreno per darlo alla famiglia vicina e decidendo, in seguito, di sfrattarli dalla proprietà. Il giorno seguente alla notifica di sfratto Lachlan e i due figli vengono trovati assassinati e Roderick si dichiara responsabile dell’omicidio. Nel corso del processo l’avvocato di Roddy, Andrew Sinclair, punta a far dichiarare l’imputato insano di mente e quindi non colpevole. Spetterà dunque alle migliori menti legali e psichiatriche del paese scoprire cosa lo ha spinto a commettere tali atti di spietata violenza. Roderick ha raccontato la verità? La sua condanna è giusta o immeritata? Solo il potere di persuasione dell’avvocato Sinclair potrà salvarlo dalla forca. Una storia irresistibile e originale che, attraverso i resoconti del processo e avvalendosi di un narratore non sempre attendibile, non offre al lettore alcuna certezza, lasciandolo davanti a un mistero che, fino alla fine, sembra insolubile.
Graeme Macrae Burnet si è creato una reputazione come autore di ingegnosi thriller con il suo precedente romanzo, The Disappearance of Adele Bedeau, che è stato a lungo nella classifica dei migliori libri scozzesi del 2014. È nato e cresciuto a Kilmarnock e ha vissuto a Praga, Bordeaux, Porto, e Londra. Attualmente vive a Glasgow, in Scozia.Euro 17,00 288 pagine EAN 9788854514805 (foto: Progetto di sangue)

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Donazione di sangue all’Università Europea di Roma

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 maggio 2017

università europea romaRoma Mercoledì 10 e giovedì 11 maggio 2017, dalle 8.00 alle ore 12.00, l’Università Europea di Roma organizza una raccolta di sangue aperta a tutti, nella sua sede, in via degli Aldobrandeschi 190, in collaborazione con l’Associazione Donatori Volontari di Sangue EMA-Roma.
All’attività parteciperanno gli studenti dello stesso ateneo. L’Università Europea di Roma, infatti, ha tra i suoi obiettivi principali la formazione della persona. Una formazione che consenta non solo l’acquisizione di competenze professionali, ma che orienti anche lo studente ad una crescita personale e sviluppi uno spirito di servizio per gli altri.In questo solco si inserisce l’attività di donazione di sangue, che è tra le iniziative di responsabilità sociale dell’università. Gli studenti collaborano alle iniziative dell’Associazione EMA-Roma che si svolgono nel corso dell’anno, non solo durante le raccolte del sangue, ma anche con incontri di informazione e di sensibilizzazione alla donazione volontaria.
Questi incontri hanno l’obiettivo di sviluppare la conoscenza del mondo della donazione del sangue e i principi che ne derivano. Illustrano le pratiche operative che vengono utilizzate per poter realizzare, migliorare e sviluppare donazioni e gruppi di donatori, con lo scopo di raggiungere una donazione periodica e volontaria.
L’Università Europea di Roma organizza la raccolta di sangue due volte all’anno. Sono momenti di solidarietà che riuniscono l’intera comunità dell’ateneo: studenti, professori, familiari, dipendenti, amici, collaboratori. Inoltre la raccolta è aperta a tutti. Tutti possono recarsi all’Università Europea di Roma il 10 e l’11 maggio e donare il sangue.

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Donazione del sangue

Posted by fidest press agency su martedì, 6 dicembre 2016

Roma Martedì 6 Dicembre 2016, ore 8:00 Dipartimento d’Ingegneria, area parcheggio Via Volterra 62 sarà possibile donare il sangue. La raccolta sangue è organizzata da AdSpem ed è aperta a tutti gli studenti e al personale dell’ateneo. Possono donare il sangue anche amici e parenti. Il prelievo sarà effettuato all’interno di un’autoemoteca.L’evento è organizzato dall’Ufficio Iniziative Sportive di Roma Tre in collaborazione con il Dipartimento d’Ingegneria.

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