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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 289

Posts Tagged ‘sani’

Figli: sempre più sani, ma sempre di meno

Posted by fidest press agency su domenica, 2 giugno 2019

Diagnosi prenatale sempre più precisa e precoce; maggiore sopravvivenza dei neonati pretermine; terapie geniche che consentono di guarire bambini affetti da malattie genetiche e rare per i quali un tempo l’unica soluzione proposta era l’aborto selettivo: tutto questo ha rivoluzionato in pochi anni la salute dei neonati in Italia. Ma ai progressi ottenuti nel campo della ricerca scientifica e della innovazione tecnologica si affiancano importanti fattori demografici e socioeconomici che stanno cambiando il profilo della nostra popolazione: i bambini sono sempre meno numerosi, l’età del concepimento si sposta in avanti, crescono le diseguaglianze territoriali che colpiscono in maniera particolare i bambini, sin dalla nascita, compromettendo l’omogeneità dei percorsi di cura. In sintesi: i bambini sono sempre più sani, ma sempre di meno, con madri e padri più attempati e con i diritti di salute tutelati in maniera diseguale a seconda della regione in cui nascono e crescono. Questi i temi al centro di una Tavola Rotonda che si è tenuta al 75° Congresso della Società Italiana di Pediatria dedicata alla promozione della natalità e della salute in Italia.
A fare il punto sui progressi ottenuti nel campo della ricerca e dell’innovazione tecnologica è stato Bruno Dallapiccola, genetista, Direttore scientifico dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù. “Il 3% dei neonati è affetto da una patologia genetica, una soglia al di sotto della quale è difficile scendere anche con le indagini prenatali più sofisticate. A parte i rischi specifici di singole coppie, ogni coppia che si riproduce va incontro a circa 50-100 mutazioni, alcune delle quali possono causare malattie. L’età dei genitori è critica, quella materna per le malattie cromosomiche, quella paterna per le mutazioni non cromosomiche”.
Tuttavia, questi dati positivi sono contrassegnati da forti diseguaglianze geografiche. In Italia la mortalità infantile (primo anno di vita) è del 2,8 per mille nati vivi, ma con ampie differenze territoriali: ad esempio nel Nord Est è pari a 2,3 e nelle isole a 3,7 per mille nati vivi. “Un bambino che nasce nelle regioni meridionali ha un rischio del 36% più elevato di morire rispetto ad uno nato nel Nord nel primo anno di vita”, ha spiegato Mario De Curtis, professore ordinario di Pediatria, Università la Sapienza di Roma. “Se nel 2016 l’Italia avesse avuto la stessa mortalità del Nord Est sarebbero sopravvissuti nel primo anno di vita 180 bambini nel Sud e Isole, 28 nel Centro e 42 nel Nord Ovest”.
Nel giro di un decennio l’Italia ha visto diminuire i nati di oltre un quinto passando dai 576.659 nati registrati nel 2008 ai 458.151 del 2017. Nello stesso periodo le donne in età fertile sono passate da 13.990.503 a 12.945.219. Negli ultimi 60 anni il numero di residenti di età pari o superiore a 65 anni è aumentato di oltre 30 volte. Bassa natalità, invecchiamento della popolazione e conseguente moltiplicarsi della spesa sanitaria sembrano un trend ineluttabile nel nostro Paese. “Siamo una bomba demografica a orologeria”, ha detto Walter Ricciardi, Ordinario di Igiene alla Università Cattolica di Roma.

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Ecco come riconoscere i cosmetici “sani”

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 maggio 2015

prodotti cosmeticiIl Nuovo Regolamento Europeo REGULATION (EC) No 1223/2009 in vigore dal 11 luglio 2013, che supera e unifica tutte le normative nazionali, ha posto l’accento su due punti a difesa del consumatore: l’innocuità dei prodotti cosmetici, certificata dalla scritta: “Dermatologicamente o Clinicamente testato” e la veridicità dei claim, cioè delle informazioni fornite al consumatore attraverso i prodotti e attraverso la pubblicità. Su questi argomenti abbiamo sentito la professoressa Carla Scesa,esperta cosmetologa. Dott.ssa Scesa, Quale è oggi il ruolo del medico nella prescrizione di un trattamento cosmetico? In una popolazione che invecchia (e l’Italia è al primo posto in Europa) la prescrizione cosmetica individuale fatta da un Medico specialista diventa sempre più importante poiché tiene conto dello stato generale di salute e dei punti critici dell’invecchiamento cutaneo, che variano da individuo a individuo: c’è chi forma molte rughe, chi ha soprattutto rilassamento cutaneo, chi si copre di macchie oltre alla formazione di borse, occhiaie e cedimenti perioculari. Ma per poter scegliere fra le migliaia di cosmetici posti sul mercato, tutti con promesse di efficacia, cosa deve sapere il medico per poter prescrivere cosmetici sicuri e in grado di risolvere i problemi estetici?
La sessione del Congresso dedicata alla cosmetologia approfondirà i numerosi aspetti di questo fondamentale problema per poter capire i cosmetici e i loro contenuti. In particolare si pone l’accento sulla sicurezza, oggi messa in discussione da una informazione spesso fuorviante. Se è vero che il numero di ingredienti a disposizione dei formulatori cosmetici è estremamente elevato (circa 20.000 nomi) è anche vero che ci sono legislazioni sempre più attente e restrittive, per tutelare la salute del consumatore e la veridicità di quanto promesso. In particolare il Nuovo Regolamento europeo entrato in vigore il 13 luglio 2013, impone test sperimentali per la valutazione della sicurezza e dell’efficacia, con test in vitro e in vivo (dopo l’assoluto divieto di sperimentare su animali) che forniscono una elevata garanzia per il medico e per il consumatore.Assistiamo sempre più spesso a diciture che presentano cosmetici senza SLS, senza parabeni, senza olio minerale e l’elenco potrebbe continuare. Possono dunque essere presenti sostanze nocive? La Commissione europea di Cosmetologia (e la Food and Drug Administration negli USA) pongono grande attenzione alla tossicologia degli ingredienti, definendone i limiti quali-quantitativi e le aree di utilizzo fino alla proibizione delle sostanze non sicure. Nelle relazioni presentate al Congresso si approfondirà, per i medici, l’aspetto di una comunicazione non sempre scientifica ma fuorviante, che invece di permettere al consumatore di scegliere, crea paure e insicurezza. Il medico rappresenta quindi una garanzia di scelta e di utilizzo, analizzando non soltanto la composizione dei prodotti, attraverso la lettura degli ingredienti contenuti, ma il rapporto con eventuali allergie del paziente. Le altre relazioni approfondiranno l’assorbimento cutaneo e la biodisponibilità dei prodotti cosmetici, i test effettuati e la loro efficacia, senza dimenticarne l’impatto sensoriale all’origine di quel benessere che tutti noi ci aspettiamo, insieme a risultati rapidi e duraturi, da un trattamento cosmetico.

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Per la ricerca occorre semplificare il consenso

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 gennaio 2013

Quando si conduce una ricerca che coinvolge i bambini, ottenere il consenso informato di entrambi i genitori non è oggi sempre facile, ma è di norma necessario, soprattutto per la ricerca in cui il soggetto è esposto a rischi significativi senza neanche la prospettiva di benefici diretti. La bioetica ha elaborato il concetto di genitore “ragionevolmente reperibile” (reasonably available) per consentire in casi specifici di procedere con il consenso di un solo genitore, ma questo concetto – secondo un ampio studio pubblicato su Pediatrics – non è privo di ambiguità, ed è quindi soggetto a diverse interpretazioni da parte dei diversi comitati etici. Lo studio diretto da Daniel Nelson, dell’Office of human research ethics dell’Università di Chapel Hill in North Carolina, ha studiato in dettaglio la situazione delle oltre 3.000 famiglie contattate per una ricerca che prevedeva uno screening neonatale della sindrome dell’X fragile, che era stata approvata dal comitato etico a condizione di avere il consenso di entrambi i genitori. Il test individua sia la mutazione completa del gene Fmr1 coinvolto nella sindrome sia l’assai più frequente permutazione, e il suo valore è controverso perché non esistono terapie per la sindrome dell’X fragile e non è chiaro il valore di un’individuazione precoce dei portatori. Secondo l’analisi di Nelson e colleghi, in 589 casi (quasi il 20% del totale) i padri sono risultati assenti (158 di loro hanno dato prova chiara di non voler essere coinvolti): le cause principali dell’assenza sono state identicate nella partecipazione a missioni militari all’estero, detenzione in carere, cambiamento di residenza e di Stato o mancato coinvolgimento nella vita della madre. Quando entrambi i genitori sono stati interpellati, l’approvazione è arrivata in due casi su tre (64%). Partendo da queste osservazioni, i ricercatori hanno elaborato un semplice algoritmo per codificare ogni passaggio prima di poter affermare “ragionevolmente” che uno dei genitori (in questo caso il padre) è irreperibile o non ha un ruolo nelle decisioni (perché oltre a non essere presente non figura sul certificato di nascita). Pediatrics. 2013 Jan;131(1):e223-9 (fonte pediatria33)

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