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Posts Tagged ‘sanità pubblica’

Sanità Pubblica: in 10 anni un saccheggio da 37 miliardi

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 settembre 2019

«Nell’ultimo decennio – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – tutti i Governi hanno contribuito a sgretolare il Servizio Sanitario Nazionale (SSN), la maestosa opera pubblica costruita per tutelare la salute delle persone. Con il nuovo Esecutivo a breve impegnato nell’aggiornamento del Documento di Economia e Finanza 2019 e, soprattutto, nella stesura della Legge di Bilancio, la Fondazione GIMBE pubblica un report sul definanziamento 2010-2019 del SSN al fine di stimare, al di là dei proclami, la reale entità delle risorse necessarie a rilanciare la sanità pubblica».Il finanziamento pubblico è stato decurtato di oltre € 37 miliardi, di cui circa € 25 miliardi nel 2010-2015 per tagli conseguenti a varie manovre finanziarie ed oltre € 12 miliardi nel 2015-2019, quando alla sanità sono state destinate meno risorse di quelle programmate per esigenze di finanza pubblica.
In termini assoluti il finanziamento pubblico in 10 anni è aumentato di € 8,8 miliardi, crescendo in media dello 0,9% annuo, tasso inferiore a quello dell’inflazione media annua (1,07%).
Il DEF 2019 ha ridotto progressivamente il rapporto spesa sanitaria/PIL dal 6,6% nel 2019-2020 al 6,5% nel 2021 e al 6,4% nel 2022.
L’aumento del fabbisogno sanitario nazionale per gli anni 2020 (+€ 2 miliardi) e 2021 (+€ 1,5 miliardi) è subordinato alla stipula tra Governo e Regioni del Patto per la Salute 2019-2021, tuttora al palo.
I dati OCSE aggiornati al luglio 2019 dimostrano che l’Italia si attesta sotto la media OCSE, sia per la spesa sanitaria totale ($3.428 vs $ 3.980), sia per quella pubblica ($ 2.545 vs $ 3.038), precedendo solo i paesi dell’Europa orientale oltre a Spagna, Portogallo e Grecia. Nel periodo 2009-2018 l’incremento percentuale della spesa sanitaria pubblica si è attestato al 10%, rispetto a una media OCSE del 37%.
Tra i paesi del G7 le differenze assolute sulla spesa pubblica sono ormai incolmabili: ad esempio, se nel 2009 la Germania investiva “solo” $ 1.167 (+50,6%) in più dell’Italia ($ 3.473 vs $ 2.306), nel 2018 la differenza è di $ 2.511 (+97,7%), ovvero $ 5.056 vs $ 2.545. La Fondazione GIMBE lancia dunque un appello al nuovo Governo chiedendo di:
Prendere reale consapevolezza che il rilancio della sanità pubblica richiede volontà politica, investimenti rilevanti, un programma di azioni a medio-lungo termine e innovazioni di rottura.
Definire un piano di rifinanziamento del SSN che, nonostante le criticità della finanza pubblica, dovrebbe già trovare riscontri oggettivi sia nella Nota di Aggiornamento del DEF 2019, sia nella prossima Legge di Bilancio.
Mettere in campo in maniera tempestiva e integrata tutte le azioni per aumentare il ritorno in termini di salute (value for money) delle risorse investite in sanità: dalla ridefinizione del perimetro dei LEA secondo principi di efficacia e costo-efficacia all’integrazione della spesa sanitaria con la spesa sociale di interesse sanitario; dalla revisione delle detrazioni/deduzioni per spese sanitarie e contributi versati a fondi sanitari integrativi, al disinvestimento da sprechi e inefficienze. Il Report GIMBE “Il definanziamento 2010-2019 del Servizio Sanitario Nazionale” è disponibile a: http://www.gimbe.org/definanziamento-SSN.

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Sanità pubblica: non merita il 22° posto nel programma di Governo

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 settembre 2019

Sul sito istituzionale della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche, http://www.fnopi.it, è pubblicato un editoriale di commento al programma del nuovo Governo, in cui si sottolinea che “Il 22° posto nel programma di Governo giallo-rosso per la “difesa della sanità pubblica e universale” non riconosce il peso che la sanità pubblica ha proprio nei singoli programmi e dichiarazioni dei partiti di governo mentre la Sanità pubblica deve tornare invece a essere in tutte le regioni la ‘prima scelta’ per i cittadini e i professionisti che vi lavorano, senza lasciare indietro nessuno”.Tonino Aceti, portavoce della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI), che raccoglie gli oltre 450mila infermieri presenti in Italia commenta il “peso” della sanità pubblica nel programma del nuovo Governo sottolineando che “al Servizio sanitario nazionale (Ssn), attraverso la sua legge istitutiva 833/78, è attribuita un’importantissima responsabilità che certamente non merita il 22° posto, neanche graficamente: la tutela della salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”. Aceti ricorda che il Ssn “è una delle più grandi opere pubbliche realizzate dal secondo dopoguerra, in grado di tenere unito il Paese e garantirne la coesione sociale. È uno degli esempi migliori di ‘Made in Italy’ al quale guardano con estrema attenzione molti altri Paesi. Un bene comune da garantire alle future generazioni”. E nel suo commento fa alcuni esempi che danno la dimensione del Ssn: è in grado di erogare circa 8,5 mln di ricoveri l’anno per 59 mln di giornate di degenza, circa 1miliardo di prestazioni di laboratorio, 57 milioni di prestazioni di diagnostica per immagini, 47 milioni per medicina fisica e riabilitazione, e così via. Guardando al suo capitale umano, nel 2017 il personale dipendente è di circa 647.000 unità, il 71,5% nel ruolo sanitario e di questi il 58,7%, circa 270.000, sono infermieri. Poi ci sono 105mila medici dipendenti e oltre 80 mila medici convenzionati, solo per fare alcuni esempi.

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Esperti a confronto sui grandi temi di Sanità Pubblica

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 marzo 2019

In uno scenario dove il futuro della salute è sempre più connesso con i grandi temi globali, la centralità del paziente resta il criterio guida per identificare le priorità da affrontare e per misurare l’efficacia dei sistemi sanitari e la loro capacità di rispondere ai bisogni di salute. In Italia, secondo quanto emerge da un’indagine quantitativa svolta da Istituto Piepoli per conto di MSD Italia, i cittadini soddisfatti del Servizio Sanitario Nazionale sono ancora la maggioranza (57%), ma il dato risulta in calo rispetto al 2018 quando, sempre secondo l’Istituto Piepoli, a dichiararsi molto o abbastanza soddisfatti era il 65% della popolazione.
Secondo l’opinione degli italiani, il compito primario della sanità pubblica dovrebbe essere quello di accelerare i percorsi di cura delle persone con malattia e di evitare che le persone sane si ammalino: le priorità sulle quali dovrebbero concentrarsi nei prossimi anni gli sforzi del Servizio Sanitario Nazionale sono, nell’ordine, la riduzione dei tempi di attesa per esami e interventi (79%) e la prevenzione delle malattie (51%) seguiti dal sostegno alle fasce deboli, come famiglie a basso reddito, malati cronici, disabili (49%).
L’indagine è stata presentata oggi nel corso di Inventing for Life – Health Summit, evento istituzionale organizzato a Roma da MSD Italia, che ha riunito clinici, rappresentanti di Istituzioni, Società Scientifiche e associazioni di Pazienti per fare il punto sulle grandi priorità della sanità pubblica a livello globale nella prospettiva della centralità dei pazienti e del difficile equilibrio tra innovazione e sostenibilità.
Ospiti prestigiosi e autorevoli si sono avvicendati sul palco: ad aprire i lavori il Vice Ministro per l’Istruzione, l’Università e la Ricerca, Lorenzo Fioramonti, che ha inquadrato lo scenario Italiano.
Sono seguiti gli interventi del Premio Nobel per la Pace 2011 Ellen Eugenia Johnson Sirleaf, già presidente della Liberia, e di Julie Gerberding, M.D., M.P.H. Executive Vice President & Chief Patient Officer per MSD, che hanno delineato le principali sfide dei prossimi anni, in primis la minaccia delle grandi malattie infettive, come Ebola e HIV, identificando nelle partnership internazionali pubblico-privato un modello per sostenere l’innovazione e promuovere la salute globale.
Gli spunti emersi dall’indagine dell’Istituto Piepoli sono stati poi discussi nella prima tavola rotonda “La centralità del paziente nel percorso diagnostico-assistenziale” da Luca Coletto, Sottosegretario Ministero della Salute, Antonio Gaudioso, Segretario Generale Cittadinanzattiva, Annamaria Mancuso, Presidente Salute Donna onlus, Silvestro Scotti, Segretario Generale Nazionale FIMMG, Pierpaolo Sileri, Presidente XII Commissione del Senato.
Al termine dell’incontro sono stati proclamati i vincitori della prima Edizione del ‘Premio Umberto Mortari’ per la ricerca scientifica nell’ambito delle Life Sciences istituito per onorare, a pochi mesi dalla sua scomparsa, la memoria di Umberto Mortari, Presidente e Amministratore Delegato di MSD Italia dal 1992 al 2007. Obiettivo del riconoscimento è quello di valorizzare le giovani eccellenze italiane che si siano distinte nel campo delle Life Sciences all’estero, dando lustro al nostro Paese, o rientrando in Italia.
Sono stati premiati rispettivamente: Ricercatore italiano under 40 che lavora stabilmente all’estero Simone Sidoli, che dal Febbraio 2019 dirige il Laboratorio di Proteomica e Biologia Strutturale dell’Albert Einstein College of Medicine (New York, USA), è stato premiato per lo sviluppo di tecniche innovative di spettrometria di massa (middle-down proteomics e bottom-up proteomics) dedicate all’analisi delle modificazioni epigenetiche degli istoni, che sono alla base della regolazione dell’espressione genica.
Ricercatore italiano under 40 che lavora stabilmente in Italia
Velia Siciliano, giovane biologa che guida il suo gruppo di ricerca presso il Center for Advanced Biomaterials for Healthcare dell’Istituto Italiano di Tecnologia (diretto da Paolo Netti). La sua attività si è indirizzata all’utilizzo della biologia sintetica per sviluppare terapie per malattie infettive e tumorali.

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No ai tagli alla sanità pubblica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 febbraio 2018

ministero salute“Nell’ultimo decennio la capacità assistenziale del nostro Servizio Sanitario Nazionale si è ridotta dal 92% a meno dell’80%, e questo significa che è diminuito significativamente il finanziamento pubblico per la Sanità. La conseguenza semplice è che nel 2016 oltre 11 milioni di Italiani hanno rinunciato alle cure almeno una volta, non solo per il reddito ma anche per l’allungarsi continuo delle liste di attesa secondario ai tagli insensati fatti. La popolazione aumenta, gli anziani aumentano e sono coloro che hanno più probabilità di stare male ed allo stesso tempo con minori possibilità economiche in un sistema sanitario pubblico che ha tagliato 25 miliardi di euro dal 2012 ad oggi. Tagliare significare eliminare direttamente ed indirettamente prestazioni e servizi. Oggi la spesa pro-capite è di circa 500 euro, ma è stimato un raddoppio in 10 anni. D’altro canto chi ha la possibilità si rivolge al privato che spesso fa in modo di avere costi inferiori ai rimborsi standard che il sistema sanitario gli offre per le prestazione erogate. Ed in questa maniera aumenta la spesa della famiglia. È quindi semplicemente assurdo pensare ad una riduzione con tagli della spesa sanitaria, quando invece dovrebbe essere razionalizzata ed aumentata per andare incontro ai cittadini malati. Razionalizzare ed investire sono la via da seguire. Gli sprechi esistono sicuramente ma certo non si risolvono con i tagli lineari o con la riduzione del personale”. Lo scrive su Facebook Pierpaolo Sileri, candidato al Senato al Collegio uninominale Roma 4 del Lazio.

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La politica ha deciso: la sanità pubblica deve morire

Posted by fidest press agency su domenica, 11 giugno 2017

ospedalichiusi(fonte: MoVimento 5 Stelle) Era tra le prime tre sanità pubbliche del mondo. Ma la sanità italiana oggi sta morendo -uccisa- e i numeri spaventosi del rapporto Censis certificano, per l’ennesima volta, che il nostro sistema sanitario pubblico arretra a velocità sempre maggiore e, di questo passo, in pochi anni, il diritto universale alla salute come sancito dalla Costituzione diventerà lettera morta.I numeri sono inappellabili. La spesa sanitaria (privata) degli italiani è salita a 35,2 miliardi di euro, con un balzo in avanti del 4,2% nel triennio 2013-2016. Ma il dato più impressionante è quello dei cittadini che nell’ultimo anno hanno rinunciato o rinviato prestazioni sanitarie. Si tratta di 12, 2 milioni: 1,2 milioni in più rispetto all’anno precedente. La sintesi della situazione è preso fatta: da un lato, ogni anno un esercito crescente di cittadini rinuncia alle cure o le rimanda – principalmente a causa di difficoltà economiche -, dall’altro chi può permetterselo è costretto a migrare verso la sanità privata.Questa è la verità. Nel frattempo il ministro della Salute, all’Assemblea mondiale della Sanità, afferma giuliva che in Italia abbiamo uno degli ultimi servizi sanitari universali rimasti, con standard elevati a costi ragionevoli. Cosa non si riesce a dire, pur di fare bella figura.Ma se si volesse davvero fare bella figura con i cittadini, e non con i comitati internazionali, basterebbe investire molte più risorse e spendere meglio i fondi, invece di chiudere gli ospedali. Le ricette per salvare la sanità pubblica esistono, ma ci vuole la volontà politica di farlo. Certo, “se si volesse”: perché noi pare, invece, che la volontà politica qui vada proprio in direzione opposta. (foto: ospedali chiusi)

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L’ELPA organizza un vertice politico sulla sfida per la sanità pubblica

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 giugno 2017

BruxellesBruxelles /PRNewswire/ Leader politici europei e nazionali, responsabili delle decisioni, esperti, specialisti medici e gruppi per la difesa del paziente attivi nel campo delle malattie epatiche si sono incontrati in occasione del primo Vertice politico europeo riguardo a NAFLD-NASH (steatosi epatica non alcolica-steatoepatite non alcolica). Hanno richiesto azioni concrete in tutta l’Europa per far fronte alla prossima grande sfida per la salute pubblica in Europa.Il vertice è stato organizzato dall’associazione europea dei pazienti epatici (ELPA, European Liver Patients’ Association), in collaborazione con l’Associazione Europea per lo Studio del Fegato (EASL, European Association for the Study of the Liver). L’evento si è svolto presso il Parlamento europeo (a Bruxelles) ed è stato ospitato da Alojz Peterle, membro del Parlamento europeo.I partecipanti hanno esplorato le potenziali misure per ridurre il peso della malattia e per mitigare l’impatto che steatosi epatica non alcolica (NAFLD, Non-Alcoholic Fatty Liver Disease) e steatoepatite non alcolica (NASH, non-alcoholic steatohepatitis) avranno sulla sostenibilità dei sistemi sanitari. “La serietà della steatosi epatica non alcolica e il potenziale impatto che avrà sui sistemi sanitari devono essere riconosciuti e affrontati prima di trovarci a far fronte a un’epidemia in tutta l’Europa”, ha dichiarato Tatjana Reic, presidente dell’ELPA.
La steatosi epatica non alcolica, che è diventato il più comune disturbo epatico cronico in Europa e negli Stati Uniti, e la steatoepatite non alcolica, sono considerati come disturbi dovuti alle condizioni di vita. I costi socio-economici non sono ancora riconosciuti appieno. La ricerca attuale suggerisce che l’essere sovrappeso o obesi e le sindromi metaboliche come il diabete di tipo 2 e l’ipertensione sono disturbi comuni nei pazienti affetti dalla steatosi epatica non alcolica. La prevalenza della steatosi epatica non alcolica nella popolazione generale varia dal 20% al 30% in Europa e diventerà la causa principale di trapianto del fegato entro i prossimi 10-20 anni.Queste malattie non sono una priorità politica o di trattamento nell’UE. Le strategie relative alle malattie epatiche sono mancanti o non attuate in tutta Europa. In questo scenario, Carlos Moedas, Commissario per la ricerca e l’innovazione, ha sottolineato la “necessità di aumentare gli sforzi nella ricerca e nell’innovazione [allo scopo di] sviluppare test semplici, economici e non invasivi” che consentiranno di “migliorare la guida ai paesi membri in materia di cure di base e migliore gestione”, ha continuato.La professoressa Helena Cortez-Pinto, il Consigliere dell’UE presso EASL, ha ricordato agli eurodeputati che si sono trovati con un ruolo fondamentale da svolgere nella prevenzione, ma ha sottolineato che avevano appena perso una rara opportunità di limitare la commercializzazione di alimenti spazzatura ai minori quando è stata discussa la direttiva sui servizi di media audiovisivi. “L’obesità infantile è la peste del ventunesimo secolo e gli eurodeputati avrebbero potuto rafforzare le restrizioni alla commercializzazione ai minori”, ha detto. “Purtroppo hanno scelto di non fare questo passo. Parlano bene, ma poi non agiscono di conseguenza”. Spenderemo molti miliardi di euro nei prossimi decenni, cercando di curare malattie che avrebbero potuto essere state facilmente oggetto di prevenzione grazie a misure semplici, come quelle restrizioni. Ha invitato gli eurodeputati e i paesi membri a risolvere questo problema durante i triloghi sulla proposta che inizieranno a giugno o luglio.
La steatosi epatica non alcolica (NAFLD), si riferisce all’accumulo di grasso in eccesso nel fegato di persone che non consumano alcool o ne consumano poco. Le persone possono anche avere una condizione più grave, denominata steatoepatite non alcolica (NASH). SOURCE ELPA – European Liver Patients Association

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“150 anni di sanità pubblica”

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 maggio 2011

Roma 31 Marzo 9-13 Aula Convegni del CNR Piazzale Aldo Moro, Il 150° anniversario dell’Unità d’Italia rappresenta un’occasione irripetibile per rafforzare l’identità nazionale e per stimolare sentimenti di amore alla patria, di fratellanza e solidarietà. Questo straordinario Giubileo della Nazione deve essere utilizzato ad ogni livello per riflettere sulla Storia d’Italia. Una lettura della storia dello Stato Italiano può venire offerta dall’analisi dei cambiamenti avvenuti nello stato di salute della popolazione, dell’evoluzione delle conoscenze medico-scientifiche e delle forme di assistenza erogate dal 1861 ad oggi. Il convegno rientra tra le iniziative sostenute ufficialmente dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri nell’ambito delle celebrazioni dei 150 anni di Unità Nazionale. (dr. Walter Pasini)

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Campagna vaccinazione antinfluenzale

Posted by fidest press agency su domenica, 3 ottobre 2010

Comincia ufficialmente la campagna per l’immunizzazione antinfluenzale, dopo la comunicazione inviata dal Ministero della Salute alle Regioni. “Si tratta di una misura che ha dimostrato negli anni e in tutto il mondo la sua efficacia nella tutela della salute pubblica” dice il Presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Andrea Mandelli “eppure secondo gli ultimi dati ancora oggi l’Italia è lontana dagli obiettivi indicati dalle autorità sanitarie che fissano al 75% la soglia minima di copertura vaccinale per la popolazione anziana”. Per Mandelli serve un’opera di informazione mirata e capillare, e a questo fine la Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani ha deciso di collaborare alla sensibilizzazione dei cittadini alla prevenzione antinfluenzale con una camp agna educazionale nelle farmacie del Paese. ‘Se la conosci la eviti. Conosci meglio l’influenza e proteggiti’, è l’headline della campagna, che prevede la distribuzione nelle farmacie di più di un milione di leaflet informativi sul tema. “Non sempre le persone hanno il tempo di recarsi dal medico, soprattutto se si tratta di giovani e adulti. Il posto dove più frequentemente si chiedono informazioni è la farmacia. La Federazione, come ha fatto anche in occasione dell’epidemia di influenza H1N1, vuole mettere in condizione i farmacisti di poter informare al meglio il cittadino e, in questo caso, di fornire direttamente a chi entra in farmacia un guida chiara, semplice e soprattutto utile. E’ un’iniziativa che mira anche a dare ai farmacisti italiani un ruolo attivo nell’attuazione delle politiche di prevenzione che vada al di là della semplice erogazione di un prodotto farmaceutico”. La campagna vacci nale contro l’influenza stagionale è dunque una prima occasione di dare reale applicazione alla legge che ha istituito la farmacia dei servizi, che vede nella collaborazione alle campagne di educazione, screening e prevenzione uno degli elementi qualificanti.

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Contratto sanità pubblica

Posted by fidest press agency su sabato, 16 maggio 2009

Nella notte, come sempre da un po’ di tempo a questa parte, Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl hanno firmato un’ipotesi di accordo per il rinnovo del contratto della sanità pubblica (biennio 2008-2009). Gli incrementi contrattuali sono miserabili come quelli degli altri comparti della pubblica amministrazione firmati nei mesi scorsi. La novità è che anche la Cgil ha firmato tradendo così le aspettative delle lavoratrici e dei lavoratori del settore, oltre che dei suoi iscritti, che erano stati chiamati a manifestare a Roma lo scorso 13 febbraio su una piattaforma che parlava di “incrementi in linea con l’inflazione reale”. Invece anche il sindacato di Epifani si è accontentato di molto meno. Meno di 10 euro lordi mensili medi in più sul tabellare rispetto ai ministeriali bastano alla Cgil per “tornare all’ovile” dopo alcuni mesi di dichiarazioni battagliere contro la svendita da parte di Cisl e Uil del potere d’acquisto dei dipendenti pubblici. Gli altri 20 euro lordi medi sulla produttività, sbandierati come ulteriore grande conquista, non sono certi e comunque non per tutti. Anche la Cgil si unisce quindi al coro e abbandona il rigore con cui aveva analizzato i contratti pubblici che non aveva sottoscritto (ministeri, scuola ecc) per tornare a difendere l’indifendibile. Tornano i comunicati unitari con cui i firmatari esprimono “grande soddisfazione”, scompare il calcolo del netto in busta paga e si prende a riferimento una categoria, la D, che media non è, per indicare l’aumento lordo mensile di 72 euro a partire dal gennaio 2009. Cala il silenzio sull’aumento lordo mensile medio di 8 euro per tutto il 2008. Unico dato positivo: il ritiro delle decurtazioni tanto odiose quanto punitive sulle assenze per donazione di midollo osseo, per assistenza all’handicap, per la prevenzione e screening oncologico, per le attività di volontariato. Una decisione che il ministro Brunetta aveva annunciato di voler prendere anche per tutti gli altri dipendenti e che ora non potrà non essere estesa. Come non capire la disaffezione, quando non l’ira vera e propria, dei lavoratori contro sindacati che firmano?

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