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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 203

Posts Tagged ‘sanità’

Vaccini, Big Pharma e sanità europea

Posted by fidest press agency su sabato, 15 maggio 2021

La proposta del presidente degli USA, Joe Biden, di sospendere la proprietà intellettuale sui brevetti dei vaccini, per aumentarne la produzione, ha riaperto la discussione etica sulla disponibilità di farmaci per tutti.E’ un tema che ritorna, quando si verificano situazioni emergenziali o i farmaci costano troppo e, quindi, non disponibili per la maggioranza della popolazione.L’obiettivo di vaccinare, 8 miliardi di persone è più che giusto. In verità, il presidente Biden dovrebbe guardarsi allo specchio quando sostiene certe tesi, visto che gli USA praticamente non esportano vaccini, infatti, sono utilizzati per la somministrazione ai cittadini statunitensi, mentre l’Ue ha esportato la metà della propria produzione in 50 paesi. Inoltre, Biden, impone restrizioni alla esportazione di componenti indispensabili per la produzione di vaccini.Ricordiamo che la casa farmaceutica Moderna ha sospeso il brevetto sul proprio vaccino, ma nessun paese si è fatto avanti per produrlo, che Pfizer ha dichiarato che non intende lucrare sul vaccino esportato in paesi poveri e che Astrazeneca lo immette sul mercato al costo di produzione. E’, comunque, problematica l’allocazione di impianti sanitari nei paesi poveri, per difficoltà infrastrutturali, di gestione e mancanza di personale qualificato.Dunque, rimane il problema etico della produzione di farmaci: è giusto consentire alle case farmaceutiche produrli o il compito deve essere riservato allo Stato? Nel primo caso i costi e i guadagni sono riversati sul prodotto e allo Stato non rimane che acquistarlo, garantendone la disponibilità per i cittadini. Nel secondo caso lo Stato dovrebbe, con le Università e i centri pubblici, fare ricerca, produzione e distribuzione dei farmaci, ma così non è, almeno che non ci riferiamo ai vaccini cinesi la cui distribuzione mondiale rimarca più una volontà di presenza politica che di efficacia sanitaria; sicchè, invece di risolvere si è accentuato il problema sanitario, stimolando la formazione di varianti virali che si sviluppano quando si somministrano vaccini poco efficaci. Si veda l’esempio dei vaccini cinesi distribuiti alla popolazione del Cile e delle Seychelles. Il vaccino russo, nonostante la sponsorizzazione di esponenti politici nostrani, non riesce ad imporsi neanche in patria, dove solo il 9% dei russi è stato vaccinato contro il 28% degli europei. Eppure, l’organizzazione statale russa, così come è, avrebbe dovuto raggiungere percentuali elevate di somministrazione, considerato che la Russia ha una popolazione di 146 milioni di abitanti e l’Ue di 445 milioni.I vaccini cinesi e quello russo non sono stati certificati dall’Ema, l’agenzia europea del farmaco, né dall’equivalente americano, l’Fda. L’Ue non ha competenze sanitarie che sono dei singoli Stati. Alcuni hanno contribuito alla ricerca di un vaccino anti Covid-19, come la Germania che ha stanziato 375 milioni. L’Italia è al palo.Certo, si potrebbero istituire dei centri di ricerca farmacologica europei, concentrando le risorse ma, come detto, la Ue non ha competenze in merito. Dovrebbero essere i 27 Paesi comunitari a conferirle il mandato. Da tempo sosteniamo la necessità di istituire un commissario europeo sanitario, ma non troviamo ascolto. Ogni Stato vuole tenersi stretta la sanità. Logica miope.Primo Mastrantoni, segretario Aduc

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La pandemia spinge il mercato dei big data nella sanità

Posted by fidest press agency su domenica, 9 maggio 2021

Mai come nell’ultimo anno i dati sono stati i principali protagonisti in tutti i settori socio-economici e in particolar modo all’interno del sistema sanitario. Come riportato da una ricerca pubblicata su Statista, nel 2016 il mercato globale dei Big Data nella sanità era valutato 11.5 miliardi di dollari: secondo le previsioni, complice la pandemia da Coronavirus che ha messo in evidenza la loro importanza nei processi decisionali, si stima che nel 2025 possa raggiungere un valore di 70 miliardi di dollari, con una crescita esponenziale del 568%. L’evolversi dell’emergenza sanitaria ha spinto i governi e le imprese a adottare prodotti e strumenti che potessero tenere monitorato in maniera tempestiva il numero dei contagi e i dati complessivi relativi alla sanità pubblica. Inoltre, l’Italia, come il resto del mondo, ha dovuto affrontare un’altra grande sfida, ovvero l’organizzazione di una campagna di vaccinazione nazionale che potesse garantire il vaccino contro il Covid-19 a tutte le categorie di persone, in modo rapido ed efficace. Affinché queste iniziative diventino realtà, i dati devono poter “viaggiare” tra diverse applicazioni al fine di essere validati, elaborati e analizzati. Ma come è possibile attuare questa strategia? “Dati dettagliati e accurati relativi alla pandemia sono assolutamente necessari per l’implementazione di un processo decisionale veramente informato e consapevole sulla salute pubblica – afferma Stefano Musso, CEO di Primeur, multinazionale italiana leader nel settore della Data Integration – Strumenti informatici flessibili e facili da usare sono fondamentali per garantire una rapida integrazione e diffusione dei dati. L’Italia purtroppo sta affrontando con difficoltà la campagna vaccinale anche a causa di alcune lacune nella digitalizzazione del Sistema Sanitario Nazionale e nell’organizzazione regionale. Spesso si pensa che una massiccia digitalizzazione e l’adozione di nuove tecnologie, necessarie per erogare i servizi sanitari in modo efficiente e coordinato, passi inevitabilmente per un processo altamente invasivo e costoso. In realtà non è sempre così. Non bisogna sempre concentrarsi sulla dotazione di un nuovo, centrale e totalizzante sistema informatico, ma su come utilizzare al meglio i sistemi localizzati già presenti, permettendogli di comunicare tra loro in maniera automatica e sicura. I dati ci sono, le applicazioni in grado di gestirli verticalmente anche, bisogna però trovare il modo di far “viaggiare” i dati da un sistema all’altro in maniera automatica, controllata e sicura”. http://www.espressocommunication.it

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PA – Firmato l’atto d’indirizzo per il contratto del comparto funzioni centrali, entro l’anno tocca a Sanità e Scuola

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 aprile 2021

Dopo la sottoscrizione nei giorni scorsi all’Aran dell’accordo per rinnovare comparti e aree pubbliche, il ministro per la Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, ha firmato l’atto di indirizzo per il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto delle funzioni centrali. “Nei prossimi giorni – ha spiegato la Funzione Pubblica – l’Aran potrà convocare le organizzazioni sindacali per l’avvio delle trattative. Se non ci saranno intoppi, il contratto si potrà chiudere entro la primavera, per consentire l’arrivo in busta paga degli aumenti entro la fine del 2021”. Il prossimo contratto in via di approvazione dovrebbe essere quello della sanità, il cui atto di indirizzo è in fase di definizione da parte delle Regioni. Poi sarà la volta anche dalla Scuola, dove opera il più alto numero di lavoratori della Pa, con oltre 3,3 milioni di dipendenti. Decisiva, ai fini di questo passaggio contrattuale, è stata la sottoscrizione di Cisal e della maggior parte delle confederazioni sindacali della stipula dell’accordo quadro sulla definizione dei comparti, che disciplina il corretto inserimento del personale nei singoli settori, anche questo preludio dell’avvio delle trattative per il rinnovo dei contratti delle varie categorie.Un altro passo in avanti verso il rinnovo dei contratti del pubblico impiego: la novità arriva con la firma da parte della Funzione Pubblica del contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto delle funzioni centrali, vero preludio della sottoscrizione dei vari Ccnl della pubblica amministrazione, alcuni dei quali bloccati da più anni. Una situazione di stand by resa ancora più pesante dalla crisi della pandemia. “Mi auguro – ha detto il ministro Brunetta – che lo sblocco delle trattative consenta la conclusione dei contratti collettivi, almeno quelli riferiti ai comparti (funzioni centrali, sanità, istruzione e funzioni locali), con i relativi aumenti in busta paga entro la fine dell’anno, per chiudere poi i contratti della dirigenza nei primi mesi del 2022″.Presto prenderà quindi il via la dei vari comparti pubblici. Compresa quella che porterà, si spera entro la fine dell’anno corrente, all’aumento in busta paga per un milione e trecentomila dipendenti della scuola, quindi docenti, assistenti amministrativi, tecnici, Dsga, collaboratori scolastici, educatori, guardarobieri e tante altre figure professionali che operano negli istituti scolastici e nei convitti nazionali. Da un punto di vista normativo, la nuova piattaforma contrattuale a già a buon punto, con una serie di accordi sottoscritti, come quello per la didattica a distanza, che si è adeguata alla pandemia da Covid19, con cui stiamo convivendo ormai da oltre un anno. Servono comunque ancora adeguamenti, a partire dal ricorso meno difficile allo smart working, ma anche al diritto alla disconnessione, alla tutela dei lavoratori fragili, a una nuova organizzazione dell’orario di lavoro.

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Covid, l’indagine: “Sanità sospesa per 35 milioni di italiani”

Posted by fidest press agency su sabato, 17 aprile 2021

In un anno di pandemia, 35 milioni di Italiani hanno avuto problemi a utilizzare servizi e prestazioni sanitarie per patologie non-Covid. In particolare, le cancellazioni e rinunce hanno coinvolto circa 10 milioni di persone. Di queste circa 400 mila hanno rinunciato (o visto cancellare) interventi di ricovero; 600 mila non hanno potuto fare interventi chirurgici e circa 1 milione di persone non hanno avuto le prestazioni di day hospital. Il servizio a cui hanno dovuto rinunciare maggiormente sono le visite specialistiche, cancellate o a cui hanno dovuto rinunciare circa 7 milioni di Italiani. Da segnalare che la cancellazione o rinuncia delle visite specialistiche ha riguardato in specifico l’83,9% degli over 65 anni.È il quadro che emerge dalla ricerca della Fondazione Italia in Salute, e realizzata da Sociometrica, per quantificare su scala nazionale le conseguenze dell’epidemia sul sistema sanitario impegnato nelle patologie non-Covid. Il titolo dell’indagine è: “Gli italiani e il Covid-19. Impatto socio-sanitario, comportamenti e atteggiamenti della popolazione Italiana”. I risultati sono stati illustrati questa mattina nel corso di una conferenza stampa. Sono intervenuti Federico Gelli, Presidente della Fondazione Italia in Salute e da Antonio Preiti, direttore Sociometrica. Si tratta di un ampio studio condotto su un campione rappresentativo della popolazione italiana adulta che affronta, oltre le patologie non-Covid, anche l’impatto sui comportamenti collettivi, lo stato psicologico del Paese e l’atteggiamento di fiducia o di diffidenza verso i vaccini.Molti Italiani, anche al di là delle disposizioni di legge, hanno modificato spontaneamente alcuni comportamenti quotidiani. Il 63,3% evita di prendere mezzi pubblici, oltre la metà non frequenta più negozi, bar e ristoranti; circa 7 persone su 10 hanno scelto di non vedere più amici e conoscenti dentro casa. Altre modifiche comportamentali e d’impatto sullo status psicologico messe in rilievo dalla ricerca sono il 49,1% della popolazione che avverte una crescita dello stress; il 43,9% che ha smesso, o fortemente ridotto, l’attività fisica; il 28,8% che ha difficoltà del sonno; il 27,1% che ha malesseri psicologici di tipo generale; il 25,7% che mangia di più o ha smesso di controllare la propria dieta; il 16,5% che accusa sintomi di depressione. La ricerca promossa da Fondazione Italia In Salute ha un focus anche sulle conseguenze dell’epidemia sui minori. Quasi il 60% dei genitori intervistati ritiene che la pandemia abbia avuto un impatto psicologico sui figli minorenni. Per 1 genitore su 4, i minori sono stati “colpiti molto pesantemente”, soprattutto nel caso di famiglie poco istruite. La ricerca rivela, al proposito, una “legge di proporzionalità” tra livello di istruzione dei genitori e impatto sui minori: più basso è il titolo di studio dei genitori e più grave è l’effetto dell’epidemia sui minori. Discorso tutto particolare per i vaccini. Gli italiani mostrano un atteggiamento molto differenziato: il 7,5% non intende farlo, il 9,9% attende di capire di più, mentre il 7,6% vorrebbe poter scegliere quale vaccino fare. Un Italiano su quattro, però, “non vede l’ora” di fare il vaccino e il 40,5% (Tab. 4) attende tranquillamente il proprio turno. Le persone che però hanno patologie di vario tipo vogliono tutte essere vaccinate, e anche dal punto di vista sociale ci sono significative differenziazioni, perché sono le persone più istruite a essere più favorevoli ai vaccini. Il pericolo del contagio ha determinato effetti psicologici anche sull’utilizzo dei servizi sanitari, perché il 63,9% della popolazione preferisce evitare di frequentare ospedali e ambienti della sanità. Solo il 13,8% non ha timore a entrare in strutture mediche. La paura maggiore si riscontra tra la popolazione più giovane. “Abbiamo cercato di andare oltre i dati già sconvolgenti del numero dei decessi, dei ricoveri e dei contagi, per fare un’analisi a tutto campo di quel che l’epidemia sta provocando nella società italiana – commenta Federico Gelli, Presidente di Fondazione Italia in Salute – Ci siamo chiesti quale impatto abbia sui malati non-Covid, quali conseguenze ci siano sugli stili di vita che si possano trasformare in comportamenti dannosi e portare anche a nuove patologie. Siamo convinti che dalla ricerca e dalle consapevolezze che ne derivano, possa arrivare un contributo importante per il conseguimento dell’obiettivo comune: uscire dalla pandemia al meglio e al più presto”.

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Investimenti in sanità priorità assoluta per il 93,2% degli italiani

Posted by fidest press agency su domenica, 11 aprile 2021

A oltre un anno dallo scoppio della pandemia da Covid-19, una parte degli italiani ritiene che non sia ancora stata impressa la spinta necessaria per segnare un cambio di passo al Servizio Sanitario Nazionale. Secondo uno studio Censis, infatti, oltre il 40% degli italiani – pensando al ritorno alla situazione ordinaria – non crede che la sanità della propria regione sarebbe pronta ad affrontare nuove eventuali emergenze. La quasi totalità della popolazione (93,2%) ritiene prioritario che siano investite maggiori risorse nella sanità e nel personale dedicato.Gli italiani hanno idee ben chiare anche su come dovrebbero essere allocate queste risorse. L’esperienza che ha segnato il nostro Paese e il mondo intero nell’ultimo anno ha fatto comprendere quanto sia importante essere preparati di fronte alle emergenze. Il 91,7% dei cittadini ritiene che bisognerebbe dare un forte impulso alle attività di prevenzione dai virus come dalle patologie. Quasi all’unanimità (94%), gli italiani chiedono inoltre il potenziamento della sanità di territorio. Un ulteriore aspetto che secondo i cittadini non potrà mancare nella sanità del futuro è infine il digitale: il 70,3% ritiene necessario un maggior ricorso a telemedicina e soluzioni digitali per controlli, diagnosi e cure a distanza.Un’inversione di rotta è quanto mai urgente, considerato che la sanità “sospesa” tornerà presto a premere significativamente sul Servizio sanitario, essendovi stati 46 milioni di visite specialistiche e accertamenti diagnostici in meno (-31%), 700 mila ricoveri di medicina interna in meno (-70%) e 3 milioni di screening oncologici in meno (-55%) nel 2020 rispetto all’anno precedente. Maggiori investimenti nella sanità sono necessari anche nel lungo periodo, considerando che tra 20 anni gli over 64 costituiranno un terzo del totale della popolazione del nostro Paese e assorbiranno il 66% della spesa sanitaria pubblica.Dopo un lungo periodo di razionalizzazione della spesa, nell’ultimo anno si è assistito a un aumento consistente dei finanziamenti per la sanità (+5,6 miliardi di euro), che sono destinati a incrementare ulteriormente grazie alle risorse messe appositamente a disposizione della salute attraverso il Next Generation EU. Si tratta di un’opportunità che è doveroso cogliere, al fine di ridefinire il Servizio Sanitario del futuro.Proprio per questo nasce il progetto I Cantieri per la sanità del futuro, promosso da Censis in collaborazione con Janssen Italia. Partendo dall’ascolto delle Sanità regionali, responsabili di gestire il servizio per i cittadini, l’iniziativa si propone di individuare le azioni utili per dare risposte concrete alle esigenze degli italiani, sia nelle emergenze che nella situazione ordinaria. Attraverso un’analisi specifica di alcune regioni – Piemonte, Veneto, Lazio, Puglia – il progetto si propone di individuare quali cantieri aprire oggi per avere un sistema Salute più efficiente, efficace e sempre più in grado di rispondere alle esigenze del cittadino e della società per come è oggi e per come sarà nel futuro, considerando aspetti come composizione demografica, cronicità, prevenzione ed assistenza. Una sfida che deve vedere la massima collaborazione possibile tra tutti i soggetti del sistema Salute, siano essi pubblici o privati.

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“Sanità, Integrazione e Internazionalizzazione”

Posted by fidest press agency su martedì, 6 aprile 2021

Si è svolto recentemente l’incontro tra il sottosegretario Pierpaolo Sileri e il Presidente dell’Amsi(Associazione medici di origine straniera in Italia ) e l’UMEM (Unione medica euromediterranea) dove si sono discusse le problematiche dei professionisti della sanità di origine straniera e alcuni punti su sanità ,integrazione e internazionalizzazione del SSN. “Oggi in Italia operano 77.500 professionisti della sanità di origine straniera, che presto saliranno a 80.000 quando saranno terminate le procedure di riconoscimento dei titoli, distribuiti in molte specialità: 22.000 medici, 5.000 odontoiatri, 38.000 infermieri, 5.000 fisioterapisti, 5.000 farmacisti, 1.000 psicologhi e altri 1.500 tra podologi, tecnici di radiologia, biologi, chimici, fisici. Ad oggi solo il 10% dei professionisti di origine straniera lavora in strutture pubbliche, soprattutto nei pronto soccorso, nella medicina interna e in chirurgia. Gli altri sono spinti verso la sanità privata che apre volentieri loro le porte (80%) o iniziano a rimpiazzare i vuoti nei medici di famiglia (10%). A fronte di questa realtà e in attesa che la cultura istituzionale si adegui, le Associazioni firmatarie propongono al Ministero della Salute alcune azioni immediate, tutte possibili a legislazione vigente, al fine di ridurre il danno al SSN e in fin dei conti ai cittadini italiani: 1. Consentire, in applicazione dell’art. 13 del Decreto Cura Italia, anche ai professionisti della sanità di origine straniera che hanno esercitato 5 anni in Italia, di partecipare ai concorsi del SSN senza l’obbligo della cittadinanza. 2. Riattivare presso il Ministero della salute il “Gruppo di Lavoro sanità e integrazione”, che era composto dal ex sottosegretario Armando Bartolazzi , dal Presidente AMSI e UMEM Foad Aodi e dal Presidente FNOMCEO Filippo Anelli. 3. Concedere alle strutture sanitarie pubbliche l’autorizzazione alla pratica della circoncisione rituale, al fine di ridurre i rischi alla vita di un numero sempre maggiore di bambini visto le richieste negli ultimi 3 anni sono aumentate del 30% . 4. Riattivare la collaborazione diretta con il Dipartimento delle Professioni Sanitarie al fine di coordinare all’interno del SSN e in tutto il territorio nazionale l’informazione sul riconoscimento dei titoli ottenuti all’estero. 5. Intensificare la collaborazione tra il Ministero della Salute e le strutture formative di AMSI, UMEM e Uniti per Unire finalizzate alla diffusione dei corsi in Ecm per l’aggiornamento professionale in sanità e immigrazione a tutti i medici in attività sul territorio nazionale. 6. Promuovere politiche a favore dello scambio socio sanitario tra l’Italia e l’estero per maggiore internazionalizzazione del servizio sanitario italiano e consentire ai professionisti della sanità italiani di arricchirsi con esperienze sanitarie e scientifiche.

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Il punto degli esperti alla Luiss: “La sanita’ da curare, MES e Recovery Fund le prime terapie?”

Posted by fidest press agency su martedì, 9 marzo 2021

“L’Italia e’ a tutt’oggi un’osservata speciale, si e’ costruita una narrazione un po’ trionfalistica sulle risorse ottenute dal nostro Paese con il Next Generation Ue, dal Recovery Fund. Ecco, in realta’ non e’ stato un successo ma una presa d’atto da parte dell’Europa perche’ l’Italia si e’ rivelata aggravata da maggiori vulnerabilita’, la stagnazione economica, un mercato del lavoro asfittico, le grandi e drammatiche difficolta’ del sistema sanitario; per questo le risorse ottenute sono state destinate con l’idea di neutralizzare e risolvere queste vulnerabilita’ per disinnescare l’instabilita’ che dall’Italia puo’ derivare”. Cosi’ la professoressa Veronica De Romanis, economista, docente alla LUISS e alla Stanford University, ha spiegato la ratio della terapia rappresentata dal Recovery Fund per l’Italia nel corso del webinar “La sanita’ da curare, MES e Recovery Fund le prime terapie?” durante il quale e’ stato presentato anche il nuovo numero della rivista di politica sanitaria ‘Italian Health Policy Brief’. Ma per tornare al cuore della terapia d’urto che potrebbe aiutare l’intero sistema sanitario, ovvero il Mes, De Romanis ricorda e stressa alcuni punti fondamentali della narrazione sullo strumento economico: “Si puo’ richiedere fino al 2022, ed e’ bene precisare che e’ debito. Ma siamo anche l’unico paese che ha dibattuto in modo distorto sul Mes perche’ lo ha associato alla crisi finanziaria che ha affossato la Grecia, anche se all’epoca il Mes non esisteva. Tutt’oggi l’utilizzo del Mes e’ piu’ semplice: spese sanitarie dirette e indirette, dove la parola ‘indirette’ assume un carattere ampio e ambiguo per consentire di finanziare, per esempio, gli stipendi agli infermieri, per esempio. Basta rendicontare. Eppure – prosegue la Professoressa De Romanis – chi era contrario al Mes ha sfruttato l’effetto stigma e il dibattito ha creato una grande perdita di tempo. L’effetto stigma pero’ puo’ essere letto anche come l’occasione per portare in evidenza cosa serve nel piano sanitario, concretamente. Il vantaggio del Mes e’ quello, infatti, di obbligare a fare un piano dettagliato attraverso il PNRR. Nelle due bozze del piano che sono gia’ circolate, nel precedente governo, l’allocazione delle risorse sono state cambiate e raddoppiate: come? Con quali capitoli di spesa modificati? È chiaro quindi che non esisteva un piano dettagliato. Vediamo quindi cosa ci serve per fare il piano e quanto ci serve per realizzarlo. Senza confondere il Mes con il PNRR, facendo una valutazione di impatto su come questi soldi impattano e dove, perche’ il problema sara’ anche individuare aree fertili, almeno per quanto riguarda il PNRR. Pertanto, visto che le risorse del PNRR arriveranno sostanzialmente nel 2022, non vedo perche’ non accedere al Mes”. (fonte agenzia stampa Dire)

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Dal Presidente Draghi una visione condivisa del futuro della sanità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 febbraio 2021

“Il discorso al Senato del Presidente Draghi ha affrontato tutti gli aspetti cruciali per la ripartenza del paese, che non solo deve superare la crisi drammatica in cui in trova ma deve rapidamente attuare una serie di riforme che già erano urgenti prima della pandemia. L’innovazione tecnologica, la scuola, il riassetto del sistema produttivo e, naturalmente, la tutela della salute. Il Presidente Draghi ha giustamente posto l’accento sulla necessità di accelerare la campagna di vaccinazione anti Covid, e ha sottolineato che non serve attendere che siano disponibili strutture ex novo ma è bene sfruttare a pieno regime gli spazi pubblici e privati già oggi a nostra disposizione. E’ una visione che condividiamo, e ribadiamo al Presidente che i 60mila farmacisti che esercitano nelle oltre 19mila farmacie sono da subito a disposizione”. Così il presidente della FOFI, Onorevole Andrea Mandelli, a commento delle dichiarazioni programmatiche del Presidente del Consiglio svolte oggi al Senato.Per Mandelli, “la rete delle farmacie italiane rappresenta infatti una infrastruttura con una straordinaria capillarità sul territorio, già pronta e operativa perché ha al suo interno le professionalità necessarie, come stabilito dalla legge di Bilancio di quest’anno, per somministrare in sicurezza le vaccinazioni anti Covid alla popolazione generale”. In merito alla proposta di una riforma della sanità centrata sull’assistenza territoriale – un’altra delle priorità indicate nel discorso – il Presidente della FOFI ha sottolineato che “la farmacia dei servizi rappresenta già oggi un’esperienza assolutamente in linea con questa impostazione. Con i servizi assistenziali e sanitari erogati al suo interno ma anche al domicilio del paziente, questo presidio sanitario polifunzionale costituisce infatti un pilastro fondamentale di quella “casa come luogo principale di cura” indicata da Draghi come prospettiva futura di una sanità moderna, efficace e vicina al cittadino”.

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Governo Draghi: urgono risposte in sanità, economia, lavoro, scuola ed immigrazione

Posted by fidest press agency su martedì, 16 febbraio 2021

Foad Aodi: “Le nostre associazioni sempre in prima linea a sostenere l’Italia, chiediamo di coinvolgere di più il mondo del volontariato e le associazioni e comunità straniere per una nuova legge d’immigrazione”. Cosi l’associazione medici di origine straniera in Italia(Amsi), la comunità del mondo arabo in Italia(Co-mai), l’unione medica euromediterranea (Umem) presente in 80 paesi ed il movimento internazionale transculturale interprofessionale Uniti per Unire con le 1000 associazioni e comunità internazionali aderenti esprimono le loro congratulazioni e buon lavoro al Governo Draghi che comprende e coinvolge quasi tutte le forze politiche. Auspichiamo che il Governo possa subito lavorare con tutti i suoi ministri per rispondere e risolvere tutte le criticità in particolare in sanità, economia, lavoro, scuola ed immigrazione con unità e responsabilità.” “E’ un momento storico e difficile in Italia e in tutto il mondo per colpa dell’emergenza sanitaria e umanitaria causate dalla pandemia, noi siamo impegnati dal primo giorno in Italia e all’estero per combattere il coronavirus, facciamo i nostri auguri e buon lavoro al Presidente Draghi, al Ministro Speranza e a tutti i ministri del Governo Draghi. Auspichiamo che venga intensificata la politica dell’ascolto coinvolgendo di più la società civile, il mondo del volontariato ed il terzo settore. La priorità assoluta oggi in Italia e nel mondo è vincere la guerra contro il coronavirus e far arrivare i vaccini a tutti i professionisti della sanità pubblici e privati, cittadini italiani e di origine straniera, anziani e non, paesi ricchi e poveri per arrivare il più presto possibile all’immunità di gregge in Italia e nel mondo. Inoltre per vincere questa battaglia occorre valorizzare le buone pratiche, correggere gli sbagli, migliorare la comunicazione ed informazione da parte di tutti ed in particolare da parte dei medici e politici per non creare maggiore confusione e conflitti politici e scientifici, tutelare il diritto alla salute, il diritto al lavoro, internazionalizzare di più il SSN, intensificare la collaborazione con l’Oms ed i ministeri della salute in Europa e nel mondo. Per l’immigrazione urge una nuova legge d’immigrazione, d’unità e non di divisione, rispettare la reciprocità degli accordi bilaterale tra l’Italia ed i paesi di origine dei migranti ed i rifugiati, promuovere politiche d’integrazione per chi sta in difficoltà, rispettare i diritti umani e combattere la violenza contro i migranti, donne, bambini ai confini italiani e nei Balcani. Infine al nuovo Governo chiediamo di coinvolgere maggiormente i professionisti della sanità di origine straniera nella sanità italiana pubblica e privata che fino adesso ha ricevuto solo promesse senza mai concretizzarle”. Cosi Dichiara Foad Aodi Presidente Amsi e Co-mai e membro esperti Fnomceo. http://www.unitiperunire.org

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Speciale sanità. L’agenda Draghi

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 febbraio 2021

Dopo la “convenzione dei tamponi” del 2020 sarebbe già pronta una prima bozza di “convenzione dei vaccini anti-Covid 19” per i medici di famiglia. Il ministro della Salute, Roberto Speranza, con il presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini, e il Commissario straordinario al Covid-19, Domenico Arcuri, ha incontrato le rappresentanze dei medici di medicina generale (non c’erano specialisti o pediatri): circa 60 mila unità potenziali da impiegare, contando medici di guardia servizi e 118, che avranno un ruolo fondamentale nella campagna aggiungendosi al drappello di 15 mila tra medici ed infermieri mobilitati dal bando nazionale del Commissario Arcuri e dai bandi regionali. Dalla riunione è uscita una bozza di protocollo quadro nazionale che è attualmente all’esame dei sindacati di categoria. Una volta approvato, l’accordo firmato andrebbe poi portato nelle varie regioni dove funzionerebbe da “addendum” agli accordi già siglati (come in Lombardia, Piemonte, Lazio) o farebbe da ossatura a nuove intese.”Angelo Testa, presidente Snami, protagonista al tavolo virtuale insieme ai suoi colleghi di Fimmg, Smi, Intesa sindacale (sigla che a sua volta comprende Cisl, Cgil, Simet, Sumai), che tutte le sigle hanno dato una disponibilità di massima al coinvolgimento dei medici di medicina generale nel piano vaccinale, ovviamente a certe condizioni. «Ci è stato detto che il nostro apporto è importante per il paese, e siamo d’accordo. Ci sono dei temi da affrontare comunque. Intanto, per quanto riguarda la retribuzione, più del “quantum” sarebbe per noi interessante sapere che cosa si deve e si può fare a fronte del compenso, e dove. Ad esempio, abbiamo ribadito che nei nostri studi non si può conservare il vaccino Pfizer, e dovremmo alla fine utilizzare l’AstraZeneca che però al momento non offre abbastanza dati di efficacia sulla popolazione oltre i 55 anni». Il piano dovrebbe contenere l’indicazione di chi vaccinare, tra i destinatari probabili nella fascia sotto i 55 anni, secondo illazioni che fin qui non ci sono state confermate anche perché sul punto nella controparte si discute tuttora, ci sarebbe il personale della scuola e della pubblica amministrazione.Testa si sofferma poi sul nodo dei locali, «la somministrazione non può essere fatta negli studi dei medici di famiglia posti in condomìni. Meglio i centri adibiti dalle Asl, con un’organizzazione amministrativa alle spalle. Per vaccinare ci vogliono pochi secondi, ma la permanenza dei pazienti nei locali sarebbe comunque prolungata da operazioni quali la raccolta del consenso informato, il cambio fiala tra due dosi, i 10 minuti che ci vogliono per vedere se si è verificato un eventuale effetto collaterale, e soprattutto la registrazione della vaccinazione nei portali delle Asl, indispensabile perché offre il polso dell’andamento della campagna vaccinale in tempo reale. In terzo luogo, si deve ipotizzare l’impatto della campagna sul lavoro quotidiano del medico di famiglia, che si stacca per vaccinare ma in quelle due tre ore le chiamate degli altri pazienti arrivano. In generale, bisogna quantificare la disponibilità reale di medici e di personale, oltre che dei locali: in una medicina di gruppo è più semplice, ma se a vaccinare un medico single non deve trovarsi di fronte limitazioni. Oggi sono tanti i medici single e tante sono le medicine che non possono contare su livelli di personale anche infermieristico adeguati perché le regioni hanno esaurito le disponibilità per gli incentivi, legate a tetti che rappresentano un “confine” tra realtà più e meno organizzate anche nell’ambito della stessa Asl. Infine -afferma il presidente Snami- più che chi fa il vaccino è importante che i vaccini siano disponibili in quantità adeguate e che siano utilizzati prontamente. Quello è il punto di svolta. E noi siamo qui». By Mauro Miserendino fonte Doctor33

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Sanità Regione Lazio: assunzioni ferme al palo

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 febbraio 2021

La Regione Lazio ha sospeso le assunzioni nella Sanità? Così sembra. Le ultime chiamate a tempo indeterminato degli infermieri idonei della graduatoria del Sant’Andrea risalgono al 4 dicembre 2020. L’avviso pubblico per OSS, emesso in tutta fretta i primi di dicembre, dalla ASL RM2 non ha prodotto ancora nessuna graduatoria. La graduatoria degli autisti soccorritori vincitori del concorso di Ares 118 è uscita da qualche giorno e ancora non è stata attivata e approvata dalla Regione.L’attuazione dell’infermiere di comunità, votato dalla Commissione Salute a metà dicembre, è ferma a prendere polvere in attesa dell’approvazione e della copertura economica in Commissione Bilancio e, visti i tempi biblici della burocrazia, l’iter prima di agosto non sarà concluso. La figura è stata approvata dal governo con il decreto “Cura Italia” a marzo 2020… un anno fa! Però alcune ASL stanno chiamando da avvisi pubblici per emergenza Covid con massimo contrattuale di 12 mesi di contratto, oltre gli infermieri “vaccinatori” affidati dal commissario Arcuri a cinque agenzie interinali immettendo nuove sacche di precariato nel servizio sanitario.La sensazione che abbiamo è che ci sia un blocco volontario delle assunzioni nella sanità pubblica da parte della Regione Lazio. Non vorremmo che i soggetti privati che fino ad ora hanno lucrato sulla sanità e su lavoratori e lavoratrici possano aver esercitato una qualsivoglia pressione temendo di veder lesi i propri interessi economici. Non possiamo permettere che la scelta di riqualificare la sanità pubblica, appena iniziata nella Regione Lazio, venga bruscamente interrotta. Non ci stancheremo mai di dirlo, dove c’è precariato tutto è precario.

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Sanità: Il fallimento delle Regioni

Posted by fidest press agency su martedì, 2 febbraio 2021

La maggioranza dei bilanci regionali sono dedicati alla sanità. Figuratamente, si può dire che il ministero della Salute definisce la cornice, ma il quadro da dipingere è di competenza regionale. E’ passato un anno da quando è stato proclamato lo stato di emergenza sanitaria a causa del Coronavirus. Secondo il report dell’Istituto superiore di sanità ci sono stati 85 mila morti, dei quali 35 mila nella prima ondata (marzo-maggio 2020) e 50 mila nella seconda ondata (ottobre 2020-gennaio 2021).Sono gli effetti, tragici, di chi ha voluto aprire la stagione turistica estiva; nonostante ciò, il mese scorso, le Regioni del Nord Italia sollecitavano l’apertura della stagione turistica invernale. Le Regioni che hanno avuto il maggior numero di decessi sono la Lombardia (31%), l’Emilia Romagna (11%) e il Veneto (10%). Sono proprio quelle che rivendicano l’autonomia federalista.Il virus ha ignorato l’etichetta partitica delle Giunte regionali ma, la Lombardia, che si riteneva essere il modello sanitario per eccellenza, è quella che ha registrato la maggior percentuale di decessi.Altro flop regionale è stato quella della somministrazione del vaccino antinfluenzale: la competenza è regionale, così come la disorganizzazione registrata. Il piano vaccini Covid-19 prevedeva la somministrazione del vaccino per categorie, privilegiando, in primis, il personale sanitario. Ovviamente, le Regioni sono andate in ordine sparso: la Lombardia ha vaccinato il 41% del personale sanitario e il 51% non sanitario; l’Abruzzo, invece, ha vaccinato l’89% del personale sanitario e l’8% non sanitario (dati GIMBE).E’ di tutta evidenza che una delle riforme, alle quali il prossimo Governo dovrebbe mettere mano, è quella di ridefinire le competenze Stato-Regioni modificate da una deleteria riforma costituzionale del 2001, che ha moltiplicato centri decisionali e di spesa. Invece di semplificare si è complicato. Gli effetti si vedono. Tragicamente.Primo Mastrantoni, segretario Aduc

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“Fondi siano usati per digitalizzare la sanità pubblica”

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 gennaio 2021

Gli italiani sono il popolo meno alfabetizzato digitalmente d’Europa, con competenze inadeguate, e questo crea una voragine tra quello che si potrebbe fare e ciò che è la realtà del sistema sanitario nazionale.“Nella gestione di una pandemia, la tecnologia fa la differenza. Basta guardare la Cina”, continua la professoressa Cascini. Il colosso dell’Oriente ha affrontato l’emergenza Covid-19 mettendo in campo, tra l’altro “tecnologie di posizionamento per guidare gli interventi di soccorso e la pianificazione dei trasporti, robot per spruzzare disinfettanti e testare la temperatura corporea delle persone ovunque, per preparare pasti e distribuire cibo negli ospedali, nonché droni per trasportare piccole apparecchiature mediche e i campioni biologici dei pazienti”. C’è sempre una “sana via di mezzo”, ma il confronto con l’Italia è impietoso: “L’Italia è stata colta impreparata anche da una app di contact tracing che non è stata ancora connessa digitalmente con i servizi di prevenzione regionali, a supporto dei quali è stata progettata”.
. E’ necessario porsi le giuste domande e fare raffronti su basi scientifiche per capire come la gestione della salute e della pandemia stia diventando l’ago della bilancia mondiale e abbia accelerato la corsa, ormai inarrestabile, della Cina”.La scienziata evidenzia i dati del rapporto della China International Development Cooperation Agency secondo cui sono stati donati materiali a più di 150 paesi e regioni del mondo. Tra questi sono inclusi forniture medico-sanitarie inviate in oltre 50 paesi africani e a 81 appartenenti alla Nuova Via della Seta. Dal 1° marzo al 31 maggio 2020, la Cina ha esportato materiali sanitari in 200 tra Paesi e regioni per un totale in soli tre mesi di: 70,6 miliardi di mascherine, 340 milioni di tute protettive, 115 milioni di occhiali, 225 milioni di test, oltre 40 milioni di termometri a infrarossi, 97 mila ventilatori e ha anche annunciato la sospensione del rimborso del debito di 77 paesi in via di sviluppo.“Uno studio della Stanford University ha identificato parte di questi aiuti come uno sforzo della Cina di dare di sé l’immagine di un leader globale responsabile, la chiamano mask diplomacy. Parte di questa immagine è stata appositamente creata utilizzando i social media. Nel frattempo i giornalisti e gli attivisti che denunciano vengono arrestati e torturati. Insieme a Zhang Zhan, la giornalista indipendente cinese condannata da un tribunale di Shanghai a 4 anni di carcere per aver documentato l’esordio della pandemia a Wuhan, ce ne sono almeno altri 47 attualmente detenuti per lo stesso motivo”.E intanto le vaccinazioni interne proseguono, con volumi prodotti dalle case farmaceutiche nazionali cinesi “per schermare la popolazione, rendersi pronti a un nuovo sforzo produttivo e a cavalcare un nuovo modello di sviluppo che la vedrà protagonista nei prossimi anni”. Secondo la Bloomberg World Map of Vaccine Contracts, la Cina ha già coperto il 16% della sua popolazione e la sua capacità interna di produzione è stimata in 1,4 miliardi di dosi all’anno. Ne ha già somministrate 4,5 milioni. “Noi resteremo a guardare tutto questo – conclude la dottoressa Fidelia Cascini – impassibili e paralizzati da misere lotte intestine. Così, mentre i nostri politici si guardano l’ombelico, il mondo corre da tutt’altra parte, verso Oriente. Chissà che ne sarà dei nostri valori occidentali”.

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Sanità Lombardia, il ‘nuovo’ che avanzava

Posted by fidest press agency su sabato, 9 gennaio 2021

C’è il rimpasto della giunta lombarda. L’indifendibile Gallera paga il prezzo della sua incompetenza e della sua inadeguatezza, che avrebbero fatto ridere se non avessero causato la morte di tante persone. Al suo posto arriva Letizia Moratti, non certo un volto nuovo. Un cambio che arriva dopo che la Lombardia ha pagato e paga tuttora un prezzo altissimo per un sistema socio-sanitario sacrificato sull’altare del profitto, in una logica di complicità che, da Formigoni in poi, nessuno ha voluto rompere. Se da oggi Gallera non sarà più l’assessore al Welfare in Lombardia, buona parte della “merito” è anche dell’USB che, spesso in solitudine nel panorama sindacale, ha condotto coraggiose battaglie contro questo sistema criminale con manifestazioni, denunce, scioperi, esposti e iniziative che hanno aggregato, sotto la bandiera della stessa indignazione e della stessa rabbia, lavoratori e cittadini. USB non si è mai fermata, nemmeno durante questa infinita pandemia.Oggi, al posto di Gallera arriverà Letizia Moratti, il cui operato come sindaca di Milano ricordiamo ancora molto bene. Il plauso che si leva da Salvini e da tutta la destra che ha “gestito” l’ecatombe lombarda non è un buon biglietto da visita e certifica la continuità con le politiche sanitarie precedenti, fatte di privatizzazioni, tagli, desertificazione sanitaria del territorio e tanta, tanta, troppa corruzione, in barba al diritto alla salute.L’USB proporrà, sin da subito, anche alla nuova assessora la propria idea di modello sanitario, fatto di assunzioni stabili di personale; trasferimento di risorse e investimenti dalla sanità privata a quella pubblica; costruzione di un sistema socio-assistenziale pubblico che sottragga le vite dei nostri anziani all’esclusiva logica del business geriatrico; costruzione di un sistema di medicina territoriale che sia un riferimento costante per i cittadini, a partire dalla prevenzione. In sintesi, una sanità che torni a mettere al centro delle proprie scelte la salute e il diritto alla salute, e non il profitto.Il primo banco di prova sarà l’attesa riforma del sistema sanitario regionale che, finita la sperimentazione di quello attuale, determinato dalla scellerata Legge 23/2015, ha bisogno di essere totalmente ripensato. L’USB invierà immediatamente una richiesta di incontro per proporre le proprie idee, sperando che, almeno nella tracotanza, ci sia qualche discontinuità rispetto al precedente assessorato, incapace di ascolto, davanti alle istanze del personale sanitario e persino di fronte al dolore dei parenti delle vittime nelle (e delle) RSA.Una pagina della nostra storia da voltare in fretta. Da cancellare. Da bruciare. Esecutivo Regionale USB Pubblico Impiego

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Vaccinazione Covid-19: all’Italia serve una buona sanità pubblica

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 gennaio 2021

L’avvio della prima fase delle operazioni di vaccinazione contro il Covid-19 mette ancora una volta a nudo i reali problemi della sanità italiana e relega finalmente nella cerchia degli odiatori seriali dei dipendenti pubblici e del servizio pubblico, la campagna mediatica (a base di licenziamenti, provvedimenti disciplinari e penalizzazioni economiche) avviata contro il personale che eventualmente si rifiutasse di sottoporsi al vaccino. Oltretutto l’alta adesione nelle strutture sanitarie nazionali, rende inutile e velleitario il dibattito sull’obbligo di vaccinazione per gli operatori sanitari.Il continuo scontro e il rimpallo di responsabilità fra Stato e Regioni, questa volta sulla fornitura di vaccini e sulla loro effettiva somministrazione, evidenzia una volta di più la necessità e l’urgenza di rivedere la riforma del Titolo V della Costituzione, riportando le competenze in materia di sanità, nell’ambito di un unico Servizio Sanitario Nazionale. Nei fatti, a fronte dell’evidenza di non poter sostenere con il personale a disposizione nemmeno le vaccinazioni per gli Operatori sanitari e i pazienti delle RSA, la realtà racconta di ritardi nell’emanazione del bando per il reclutamento di medici e infermieri, rigorosamente precari e in affitto, da destinare alla campagna vaccinale; di carenza di guanti e siringhe: di mancanza di sicurezza e formazione; di mancato rafforzamento dei servizi territoriali e della prevenzione.Inoltre la difficoltà di conservazione dell’unico vaccino attualmente a disposizione esclude dalla possibilità di effettuare le vaccinazioni i medici di medicina generale e riporta in primo piano l’esigenza di un riordino della medicina territoriale con la realizzazione di Case della Salute realmente rispondenti ai bisogni della comunità e la diretta dipendenza dal SSN dei medici di base. Solo così sarà possibile, insieme al reclutamento di massa di personale attraverso assunzioni stabili, un deciso potenziamento del servizio territoriale, vera arma di prevenzione nonché strumento di utile, corretta e capillare informazione per i cittadini/utenti.Ritardi, contraddizioni, mancato incremento sostanziale del fondo sanitario nazionale e mancanza di un piano nazionale di vaccinazione trasparente ed efficace sono gli argomenti ai quali porre rimedio e per far questo la ricetta è sempre e solamente una e cioè invertire la tendenza dell’ultimo decennio, immettendo finanziamenti nel Servizio Sanitario pubblico, dopo i numerosissimi e scriteriati tagli, investendo massicciamente in salute e assunzioni stabili.

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“Next Generation Health: le priorità degli Italiani per la sanità del futuro”

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 novembre 2020

In programma giovedì 26 novembre alle ore 10:00.L’incontro prevede un dibattito sui risultati dell’indagine Doxapharma sulle priorità degli italiani per la sanità del futuro. Integrazione ospedale-territorio, digitalizzazione e uniformità nell’accesso alle cure sono i tre grandi miglioramenti irrinunciabili. Di questo e degli altri significativi dati emersi nell’indagine parleranno: · Paola Parenti, Vice President di Doxapharma · Walter Ricciardi, Consigliere scientifico del Ministro della Salute per la pandemia da coronavirus, Chairman del Mission Board for Cancer, Commissione Europea, Direttore Scientifico centrale di ICS Maugeri · Stefano Bonaccini*, Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, Presidente della Regione Emilia-Romagna · Massimo Scaccabarozzi, Presidente e Amministratore delegato Janssen Italia

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Il 25 novembre la Sanità sciopera

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 novembre 2020

Ogni giorno che passa si dimostrano sempre più fondate le motivazioni dello sciopero della Sanità Pubblica, delle ASP e delle IPAB indetto da USB per mercoledì 25 novembre. E ogni giorno che passa conferma l’esigenza e l’urgenza di rappresentare la rabbia e l’amarezza degli operatori sanitari, sacrificati una volta di più sull’altare della lotta alla pandemia. È la cronaca a ribadire quotidianamente, in modo impietoso, la carenza di personale, la sofferenza degli ospedali non solo in termini di posti letto, l’inconsistenza della medicina territoriale. Tutto questo perché nei mesi in cui il virus è sembrato in ritirata non sono state fatte poche e semplici cose che avrebbero evitato al Servizio Sanitario Nazionale di precipitare nella drammatica condizione attuale. Sarebbero state sufficienti assunzioni stabili e massicce di personale, il potenziamento della medicina territoriale e delle attività di prevenzione e tracciamento, il recupero di posti letto. C’è stata, evidente, la mancanza di volontà politica di imprimere un cambio di passo, confermata dalla bozza della Legge di Bilancio 2021: aumenta il finanziamento del SSN destinato all’esecuzione dei tamponi da parte dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta, si fanno contratti con i medici specializzandi e assunzioni di personale sanitario, ma tutto rigorosamente all’insegna della precarietà.Viene cioè colpevolmente e scientificamente prorogato il reclutamento di medici, infermieri e OSS con contratti di lavoro autonomo di durata non superiore ai sei mesi, una volta verificata l’impossibilità di attingere alle graduatorie concorsuali, ben sapendo che le graduatorie attive sono merce rara. Si vincola inoltre l’accesso al finanziamento integrativo del SSN alla sottoscrizione di accordi bilaterali fra regioni, orientati a eliminare la mobilità sanitaria. In pratica si impedisce a chi ne ha bisogno di curarsi nella maniera più appropriata. Dulcis in fundo, solamente briciole o addirittura nulla per il personale. Per gli infermieri è prevista una indennità complessiva lorda di 335 milioni di euro da destinarsi alla contrattazione collettiva. Considerando che gli infermieri e gli infermieri pediatrici della sanità pubblica sono circa 270.000, il riconoscimento sbandierato come una grande vittoria da parte dei sindacati corporativi infermieristici, ammonterà a circa 2 euro netti al giorno. L’ennesima beffa, un contentino a fronte di condizioni di lavoro inaccettabili.Va anche peggio per il resto del personale che, pur partecipando attivamente al contrasto della pandemia, in particolare OSS e Tecnici delle professioni sanitarie, non ha guadagnato sul campo nemmeno l’onore di una citazione. Il 25 novembre con il personale della Sanità sciopererà anche quello della Scuola, dei Servizi educativi e del Trasporto pubblico locale. Sono settori essenziali del servizio pubblico che, pur interagendo quotidianamente, non sono stati oggetto di una pianificazione integrata né sono stati messi in sicurezza, diventando ambiti di trasmissione del virus ed evidenziando nel corso della pandemia tutti i limiti della gestione affidata, in parte, ai privati e orientata al risparmio.Con lo sciopero del 25 novembre USB rivendica investimenti, assunzioni stabili, sicurezza e un nuovo ruolo dello Stato nella gestione dei Servizi Pubblici Essenziali.

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Governo. Coronavirus: ci cadono le braccia. Difendersi da soli

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 novembre 2020

Ci riferiamo alla vicenda della sanità calabrese, emblematica di quella nazionale. Il governo Conte1 (M5S-Lega) nominò un commissario alla sanità in Calabria, il quale davanti alle telecamere scopre che doveva predisporre il piano anti Covid. E’ licenziato in tronco dal governo Conte2 (M5S-PD) che nomina un successore (in isolamento perché positivo al virus), che è un medico igienista e pochi mesi fa, in un video, sosteneva la inutilità della mascherina e che per contrarre l’infezione occorreva limonare per almeno 15 minuti. Aggiungiamo che il neo commissario era candidato alle elezioni politiche con il partito del ministro della Salute, Roberto Speranza. Vero è che la nomina di un commissario ad acta è attribuita al presidente del Consiglio, ma la proposta è del ministro competente, cioè quella della Salute, vale a dire Speranza, che aggiunge benzina sul fuoco con una dichiarazione che ha dello sbalorditivo. Dichiara, infatti, il ministro Speranza: “Quel video è del tutto inappropriato e profondamente inopportuno. Il commissario si è scusato, ma viene da una stagione diversa in cui anche l’Oms parlava di mascherine per contagiati e sanitari. Ma 30 anni di curriculum non si possono cancellare con un video rubato. Credo che il messaggio di fondo sia far ripartire la sanità calabrese”. Insomma, la colpa è del video rubato.Ci chiediamo dove viva il ministro Speranza che dovrebbe tutelare la nostra salute.Non rimane che tutelarci da soli, seguendo le indicazioni più volte raccomandate: mascherina, distanza, niente assembramenti e lavaggio delle mani. Primo Mastrantoni, segretario Aduc

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Doveroso celebrare uomini e donne della sanità italiana

Posted by fidest press agency su sabato, 7 novembre 2020

“L’approvazione definitiva dell’istituzione della Giornata nazionale del personale sanitario, sociosanitario, socioassistenziale e del volontariato è un atto doveroso verso le migliaia di operatori che hanno consentito al Paese di superare la prima terribile ondata della pandemia. Ancora di più oggi che siamo tutti chiamati a fronteggiare una nuova fase emergenziale” dice Andrea Mandelli, presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani. “Se il 20 febbraio, ogni anno, ricorderemo le donne e gli uomini che si sono sacrificati per la collettività, anche a prezzo della loro vita, dovremo necessariamente considerare quanto stiamo facendo per rendere più forte il nostro Servizio Sanitario e per tutelare chi lavora per la salute della collettività. Come ho già detto in altre occasioni, sono convinto che medici, farmacisti, infermieri e tutti gli operatori e i volontari vadano celebrati anche con uno sforzo complessivo per proteggere, migliorare e rendere sempre più efficace ed efficiente la sanità italiana”.

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La sanità nel Lazio? “Un disastro”

Posted by fidest press agency su domenica, 1 novembre 2020

<p style=”text-align:justify;font-family:arial;font-size:15px;”><<Da quando Zingaretti ha iniziato la sua battaglia personale contro la sanità regionale, Fdi ha denunciato la mancanza di visione progettuale e organizzativa e i possibili effetti devastanti dei tagli indiscriminati. Dopo anni di scadimento e riduzione dei servizi, smantellamento e delocalizzazione dei presidi, siamo arrivati addirittura oltre l’impossibilità del ricovero, siamo arrivati all’impossibilità del soccorso. Il blocco delle ambulanze si verifica perché non ci sono i posti letto necessari, mancavano in tempi normali, figuriamoci in piena epidemia.Nemmeno dopo la prima ondata di Covid 19, l’assessore D’Amato ha preso in considerazione le proposte Fdi, formulate già da Marzo, per una riorganizzazione e razionalizzazione in funzione anti Coronavirus del sistema dei soccorsi. Ha trascorso l’estate a vantarsi del “Modello Lazio” senza approntare misure adeguate a fronteggiare una ripresa del virus. Ecco perché oggi l’insufficiente numero di medici, infermieri e operatori sanitari non consente di svolgere in tempi rapidi le procedure di accettazione. I Pronto Soccorso, presi d’assalto quotidianamente prima del Covid, stanno scoppiando, tra contagiati e sospetti tali, pazienti di altre patologie, feriti e traumatizzati del giorno. Tutte queste problematiche ricadono sugli operatori del 118, costretti a sostare per molte ore, a volte per un’intera giornata, in attesa che il paziente che hanno soccorso sia ricoverato e senza poter rispondere ad altre richieste d’aiuto, come più volte rilevato e segnalato anche a mezzo tv e stampa da Stefano Barone segretario provinciale NurSind Roma e Alessandro Saulini segretario Nursind ARES118. Invece di girare l’Italia in campagna elettorale, Zingaretti avrebbe dovuto lavorare al potenziamento del servizio di 118 territoriale che manca di tutto, dalle ambulanze agli infermieri, dagli autisti ai barellieri.>> Così in un comunicato stampa Giancarlo Righini, consigliere regionale del Lazio di Fdi, Rachele Mussolini consigliere comunale di Roma e Federico Rocca dirigente di Fdi Roma.

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