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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

Posts Tagged ‘sanità’

Sanità: Cgil Cisl Uil Fials Nursind, 29 ottobre mobilitazione nazionale a Roma

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 settembre 2022

Roma. Mobilitazione nazionale a Roma il prossimo 29 ottobre, promossa da Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl, Fials e Nursind, di tutte le lavoratrici e lavoratori che operano in sanità, nel pubblico, nel privato e nel terzo settore, per rivendicare interventi urgenti per garantire maggiori risorse per il fondo sanitario nazionale, lotta alle esternalizzazioni, superamento dei limiti di tetti di spesa per il personale, assunzioni e stabilizzazioni, adeguate risorse contrattuali, spazi per la contrattazione decentrata e la valorizzazione del personale, misure per l’integrazione fra pubblico e privato e fra sanitario e sociale.“I prossimi mesi e anni – affermano i segretari generali di Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl, Fials e Nursind, Serena Sorrentino, Maurizio Petriccioli, Michelangelo Librandi, Giuseppe Carbone e Andrea Bottega- saranno decisivi per il futuro del servizio sanitario nazionale. Le cause che hanno determinato la crisi del SSN vanno ricercate nelle politiche sanitarie degli ultimi 20 anni che, nel tentativo di contrastare l’espansione del debito pubblico, hanno di fatto tagliato indiscriminatamente le risorse destinate alla sanità (37 miliardi in un decennio), determinando una fragilità del sistema che ha rischiato di essere travolto dalla crisi pandemica. Unico argine alzatosi a contenere il disastro: il lavoro e il sacrificio, in troppi casi fino alle estreme conseguenze, delle lavoratrici e dei lavoratori, delle professioniste e dei professionisti della sanità, pubblica e privata”.“Ad oggi – aggiungono – non essendo utilizzabili le risorse del PNRR anche per la spesa per il personale, è forte il rischio che alla costruzione di strutture e all’ammodernamento del parco tecnologico non possa corrispondere un’adeguata dotazione di personale dipendente. Senza una significativa e duratura inversione di tendenza, quindi, è forte il rischio di una profonda mutazione della natura e della funzione del SSN e un potenziamento sbilanciato verso il sistema sanitario privato.“Per questi motivi, unitariamente e insieme a tutte le lavoratrici e ai lavoratori che operano in sanità, nel pubblico nel privato e nel terzo settore – proseguono Sorrentino, Petriccioli, Librandi, Carbone e Bottega- ci mobiliteremo a Roma il 29 Ottobre, chiedendo fin da subito a chi si candida ora, e al nuovo Parlamento, fra qualche giorno, un impegno concreto sulla Sanità. Diritti, salari, assunzioni e valorizzazione delle professionalità i punti cardine per garantire la tutela della salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”, concludono.

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Sanità: Liste d’attesa, ora basta: è tempo di cambiare marcia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 settembre 2022

Anche se le Regioni, anche a seguito dei solleciti di Senior Italia FederAnziani, hanno iniziato a rimboccarsi le maniche, gli interventi fatti fin qui non sono stati sufficienti e sul fronte del recupero delle liste d’attesa occorre ancora uno sforzo importante per rilanciare la sanità del territorio. L’emergenza della pandemia ha portato a livelli allarmanti il problema delle liste d’attesa, su cui, già prima, pesava la cronica mancanza di personale con cui far fronte ai bisogni di salute dei cittadini. Sono i numeri a dare la dimensione colossale del fenomeno: rispetto al 2019 (pre-pandemia) nel corso del 2020 abbiamo avuto 64.504.000 prestazioni di specialistica ambulatoriale in meno (-28,3%) e nel 2021 sono state 33.919.000 in meno (-14,9%), per un totale di 98.423.000 prestazioni di specialistica ambulatoriale in meno nel biennio; i ricoveri ospedalieri sono stati nel 2020 1.774.817 in meno rispetto al 2019 (-21%) (fonte: adattamento Agenas Portale Covid-19 su dati del Ministero della Salute). Il problema è confermato anche dai risultati di una survey condotta dall’ISTAT che ha valutato i numeri delle rinunce da parte dei cittadini alle prestazioni sanitarie (visite specialistiche ed esami diagnostici) per la difficoltà di accedere al servizio o motivi economici, evidenziando che le rinunce sono state 4.845.000 nel 2021 e ben 5.610.000 nel 2021 (nel 2019 erano 3.162.000), con un evidente trend in aumento (fonte: Rapporto BES 2021 su dati Istat, Indagine Aspetti della vita quotidiana). Occorre riaprire le sale operatorie per le cataratte, far ripartire l’oftalmologia perché l’emergenza sanitaria causata dal Covid-19 ha comportato notevoli ritardi alle attività legate alle patologie oftalmologiche: in questo periodo a livello nazionale sono state svolte 2.500.000 prestazioni ambulatoriali in meno e ciò ha determinato l’allungarsi delle liste d’attesa e disagi per l’utenza. Si è verificata una contrazione di più di 300.000 interventi chirurgici della cataratta, che in tempi pre-Covid raggiungevano i 600.000 in un anno; una parte degli over 80, che non sono stati operati, ha subito una frattura del femore a causa dell’ipovisione e della conseguente difficoltà ad evitare gli ostacoli; tutto ciò ha causato un aggravio delle spese dell’SSN; si è verificata una riduzione delle iniezioni endovitreali (IVT) per la cura della maculopatia essudativa, che, talvolta, ha reso impossibile il recupero funzionale della vista. Sono molti i modi in cui si può intervenire. E’ necessario, per esempio, migliorare i processi di cura dei pazienti, in particolare quelli anziani e cronici attraverso un coinvolgimento degli studi dei medici di medicina generale disseminati su tutto il territorio. Non è pensabile infatti riportare alla sanità territoriale funzioni che attualmente sovraccaricano impropriamente le strutture ospedaliere senza un pieno coinvolgimento dei medici di famiglia, e andrebbero superate alcune limitazioni alla facoltà di prescrizione da parte dei medici di medicina generale dei farmaci per alcune patologie, evitando le tante visite specialistiche prescritte solo per il rinnovo del piano terapeutico. Bisogna potenziare la specialistica ambulatoriale: se siamo giunti a questo punto è perché per anni il territorio è stato abbandonato e desertificato lasciando che i medici andassero in pensione senza che venissero sostituiti. Uno dei problemi delle liste d’attesa infatti è il mancato potenziamento della specialistica ambulatoriale, ovvero quel settore della medicina che opera nel territorio, anche al di fuori degli ospedali, e che ha negli anziani e nei cronici i propri pazienti. È ormai urgente quindi aumentare l’offerta di medici specialisti che ci sono e che sono sottoutilizzati rispetto al concreto fabbisogno. Ed è necessario soprattutto che le Regioni prendano in carico in modo definitivo questo grave problema del nostro Sistema Sanitario perché si restituisca una volta per tutte ai cittadini, soprattutto anziani, cronici e fragili il diritto ad avere le migliori opportunità di cura.

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Il movimento Cinque Stelle è da sempre per la sanità pubblica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 settembre 2022

On. Stefania Mammì (M5S): “Mi dispiace leggere sulla stampa le parole del Segretario nazionale del Nursind Andrea Bottega, che con scoramento denuncia un’assenza della politica sul tema della salute. Sicuramente sono parole dettate dalla preoccupazione per la situazione sanitaria ed in particolare quella delle unità di emergenza-urgenza dei nostri ospedali. Proprio per questo, da infermiera, non condivido la sua denuncia trasversale verso tutta la classe politica. Durante gli incontri avuti con le associazioni di infermieri ho sempre cercato di trasformare l’ascolto in azioni concrete. In questi anni in parlamento ho presentato molti atti per tutelare professionisti di tutto il comparto socio-sanitario e al contempo per cercare di garantire le cure ed i servizi ai cittadini. In particolare, con la legge 113 del 2020, fortemente voluta dal M5S e dall’allora Ministra Giulia Grillo, abbiamo inasprito le pene fino a 16 anni di carcere per chi aggredisce e causa lesioni agli operatori sanitari ed abbiamo istituito un Osservatorio per monitorare gli episodi di violenza, vista la situazione preoccupante. Già nel programma con cui ci siamo presentati ai cittadini, sia nel 2013 che nel 2018, abbiamo posto al centro la medicina territoriale e la restituzione della dignità della sanità pubblica. La mia prima proposta di legge depositata in parlamento riguarda l’istituzione della figura dell’infermiere di famiglia: l’abbiamo fortemente voluta ed ottenuta proprio per valorizzare la nostra professione e contemporaneamente avvicinare il cittadino alle cure. L’infermiere di famiglia ha un ruolo fondamentale perché facilità i percorsi terapeutici e di monitoraggio del paziente, fronteggia i problemi della diffusione della cronicità ed evita che il paziente vada in ospedale quando non necessario. Il MoVimento 5 Stelle in Regione Lombardia, durante la discussione dell’ultima riforma sanitaria, (che avrebbe dovuto mettere una pezza alla visione ospedalo-centrica del centrodestra), ha provato in tutti i modi a migliorare l’impianto e la proposta Moratti che purtroppo continua a presentare numerose criticità, in particolare nelle regole di accreditamento. Pensiamo che la direzione giusta sia quella di rendere la sanità privata complementare al servizio pubblico, in modo da cooperare soltanto dove lo richiede la stessa programmazione di sanità pubblica. Oggi, invece, viviamo in una situazione dove la sanità pubblica e quella privata concorrono in un sistema di “quasi mercato”. Si è perso completamente il governo della spesa sanitaria, con le prestazioni maggiormente retributive ad appannaggio degli imprenditori degli enti accreditati. Questo è avvenuto a causa del modello sanitario perpetrato dal cdx, da Formigoni passando per Maroni ed in continuità con la Moratti: anche per questo è ingiusto affermare che tutta la politica di questo paese è sorda alla situazione sanitaria. Con il M5S al Governo abbiamo invertito il trend di tagli che ha dovuto subire la Sanità negli ultimi decenni. Se in questo momento disponiamo di nuovi fondi del PNRR per le case della comunità e per stabilizzare il personale, lo dobbiamo al Presidente Giuseppe Conte, che pochi giorni fa in Veneto ha incontrato gli infermieri Nursind, garantendo che sui temi dell’aumento degli stipendi e del riconoscimento del lavoro usurante per la categoria, il Movimento è con noi”.

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Ritorna la Summer School 2022 di Motore Sanità

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 agosto 2022

Tre giorni di confronti e tavole rotonde con i massimi esperti della sanità italiana per disegnarne il futuro. Il 21, 22 e 23 settembre si terrà ad Asiago la IX edizione della SUMMER SCHOOL 2022 di Motore Sanità. Al centro dell’evento le grandi sfide a cui il Paese è andato incontro in questo ultimo biennio che hanno cambiato il mondo, facendo comprendere come la salute sia un impegno globale che va sostenuto con più risorse e più energia. Al centro dell’attenzione una ripartenza difficile che richiederà azioni rapide e concrete da mettere in campo.Le prospettive demografiche ed epidemiologiche continueranno ad essere al centro di interventi che, specialmente in ambito sanitario, dovranno essere appropriati e utili. In tutto questo la notizia positiva è che la scienza non si è fermata, ma ha prodotto una innovazione straordinaria che deve però essere supportata da una analoga velocità del sistema di recepirla e metterla a terra in modo uniforme.Come nelle passate edizioni della Summer School di Motore Sanità, gli opinion leader della sanità italiana si incontreranno per affrontare alcuni dei temi più importanti riguardo la salute e la sanità. Ma non possiamo trascurare il fatto che questa edizione si svolgerà a pochi giorni dal voto per il rinnovo del nostro Parlamento. Per questo motivo la Direzione Scientifica di Motore Sanità ha deciso di contribuire ad un dibattito costruttivo della politica italiana in ambito sanitario offrendo spazio a quelle forze politiche che vorranno esprimere le proprie indicazioni riguardo il vasto tema della sanità italiana, con lo scopo di essere sempre aggiornati e tempestivamente operativi.

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Trasformazione digitale della sanità

Posted by fidest press agency su domenica, 24 luglio 2022

Roma, 27 luglio 2022, ore 14.30 Hotel St. Regis (Via Vittorio E. Orlando 3) la grande sfida del prossimo futuro è la trasformazione digitale della sanità. La pandemia sta favorendo l’utilizzo di strumenti come la telemedicina. La digitalizzazione offre soluzioni efficaci per rendere i servizi più accessibili ed inclusivi, ponendo il cittadino al centro dei sistemi sanitari. Un settore sanitario più tecnologico e digitale può migliorare il processo di cura e assistenza, riducendo le lunghe attese, le disuguaglianze, le ospedalizzazioni e ottimizzando i costi. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) mette a disposizione ingenti risorse per traghettare il Servizio Sanitario verso la nuova dimensione digitale. Ma è necessario mettere in campo anche altri strumenti, che saranno analizzati nella seconda edizione dell’“Health&BioTech Summit”, promosso da MSD, Deloitte e Intesa Sanpaolo RBM Salute, che si svolgerà mercoledì 27 luglio alle 14.30 a Roma all’Hotel St. Regis (Via Vittorio E. Orlando 3).L’evento è organizzato in due tavole rotonde: la prima sarà dedicata alla “Trasformazione digitale della Sanità: le opportunità del PNRR per un Servizio Sanitario più efficiente e vicino al cittadino”, la seconda verterà su “La collaborazione tra aziende e start up come volano di innovazione nell’Health&BioTech”.Interverranno, tra gli altri, Alessio D’Amato (Assessore Sanità e integrazione Socio-Sanitaria, Regione Lazio), Anna Lisa Mandorino (Segreteria Generale di Cittadinanzattiva), Alessandro Fusacchia (Commissione Cultura, Scienza e Istruzione, Camera dei Deputati), Domenico Mantoan (Direttore Generale AGENAS) e Marco Baccanti (Direttore Generale della Fondazione “ENEA Tech e Biomedical”).L’evento sarà aperto dai saluti istituzionali del Sottosegretario di Stato alla Salute, Andrea Costa, e di Annamaria Parente (Presidente Commissione Igiene e Sanità, Senato della Repubblica).

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Una sola ricetta per la Sanità in crisi: assunzioni e stabilizzazioni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 luglio 2022

Ha avuto successo la mobilitazione nazionale di USB nell’ultima settimana di giugno per denunciare lo stato di profonda crisi della sanità e per chiedere con forza assunzioni, scorrimento delle graduatorie e stabilizzazione del personale precario.In attesa dell’ultima manifestazione, a Milano il 5 luglio, i presidi tenuti davanti alle sedi istituzionali regionali hanno visto la partecipazione di tante lavoratrici e di tanti lavoratori della sanità oltre a riscuotere una notevole attenzione mediatica, dalla Calabria alla Campania, dal Lazio alla Sardegna, in Toscana e nelle Marche così come in Liguria, Friuli Venezia Giulia e in Puglia, dove l’azione si è caratterizzata con l’occupazione della sede della ASL di Taranto per ottenere l’assunzione delle lavoratrici e dei lavoratori impiegati durante l’emergenza Covid e poi messi da parte.Sono state tante le interlocuzioni istituzionali ottenute ed in tutte le sedi è stato ribadito che senza assunzioni e senza investimenti la sanità pubblica è destinata a morire. Abbiamo evidenziato quanto questo stato di cose abbia conseguenze pesantissime sul personale in termini di stress lavoro correlato, quanto le aggressioni siano diretta conseguenza delle carenze di organico, quanto sia immorale mantenere il tetto di spesa sul personale e quanto abbiano subito una incredibile accelerazione i processi di privatizzazione, che producono solo sfruttamento.Le risposte purtroppo non sono state incoraggianti ed abbiamo assistito al solito scaricabarile sulle politiche sanitarie nazionali ed a una totale mancanza di assunzione di responsabilità da parte delle governance sanitarie regionali.È indispensabile quindi continuare con la protesta e con le iniziative perché non abbiamo nessuna intenzione di permettere lo smantellamento della sanità pubblica e di consentire che le risorse vengano destinate magari alle armi e alla guerra.Per questo il settore Sanità sarà parte attiva della mobilitazione che USB ha lanciato per l’autunno con l’obiettivo della cacciata di Draghi e del suo governo, che nulla sta facendo per migliorare le nostre condizioni di vita e anzi, con le folli scelte intraprese sul piano internazionale, contribuisce in maniera determinante all’aumento dell’inflazione e della conseguente erosione del potere di acquisto dei salari, che sta mettendo sempre più in difficoltà ampi strati di popolazione. By Unione Sindacale di Base – Sanità

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Alla sanità pubblica italiana mancano 4 miliardi e personale

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 giugno 2022

E le regioni che hanno più sanità pubblica rischiano di pagare di più. Inoltre, la mancanza di personale sanitario rischia di diventare un problema molto grosso a breve termine”. Sono gli allarmi che arrivano dalla convention “Donne protagoniste in sanità”, in corso oggi e domani a Bologna. E’ il presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, a far presente questi temi nel suo intervento davanti a una folta platea di professioniste e professionisti della sanità. Il governatore aggiunge poi che “se queste risorse arrivano, devono essere distribuite sulle reali spese sostenute, dato che ci sono regioni che sono state colpite di più. Si è curato, ricoverato e vaccinato tutto il possibile, e non vorrei che la contraddizione di un governo che io applaudo perché ha messo risorse come mai prima nella sanità, poi portasse le Regioni con più sanità pubblica ad andare in difficoltà. Al Governo abbiamo chiesto una parte di risorse straordinarie subito, poi per la parte rimanente chiediamo di spalmarla in una pluralità di anni, 10 o 20, e a quel punto potremmo farcene carico noi, ma con un carico ragionevole”. Al governatore risponde in diretta il sottosegretario per la Salute, Pierpaolo Sileri: “Quelle risorse devono arrivare e devono arrivare prontamente. Io sono tra quelli che preme perché quelle risorse arrivino sia per il personale, sia per le spese, dato che i tetti di spesa vanno eliminati”. Quanto alla questione della carenza dei professionisti, il sottosegretario sottolinea come, per esempio in medicina, il problema sia “evitare che i medici di 35-40 anni se ne vadano, magari all’estero, perché il nostro sistema è poco attrattivo. Dunque la maggioranza delle risorse deve andare per il personale, perché è ben formato e va trattenuto”.Durante la convention, che si svolge oggi e domani all’Hotel Savoia Regency, la nutrita comunità delle donne che si occupano di sanità, coordinate dalla dottoressa Monica Calamai, si confronta su una serie di questioni strategiche, dalla salute di genere alla governance in sanità, fino all’innovazione e il gender gap. Ai temi sono dedicati 14 tavoli di lavoro ai quali siedono professioniste di ogni settore della sanità i cui esiti serviranno per costruire una serie di proposte per il futuro.

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Premio “LEADS – Donne Leader in Sanità”

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 giugno 2022

A Roma, presso l’Auditorium “Cosimo Piccinno” del Ministero della Salute (sede di Lungotevere Ripa), sono stati annunciati i vincitori del Premio “LEADS”: il riconoscimento istituito dall’Associazione Donne Leader in Sanità per promuovere le best practice di Aziende pubbliche e private che si sono distinte nel favorire la leadership al femminile. Sono stati 27 i progetti candidati. Sei i vincitori delle 3 categorie (aziendale, associazioni, enti pubblici e privati accreditati) e due menzioni speciali decretate dalla giuria del Premio, presieduta da Beatrice Lorenzin accanto a figure che hanno ricoperto il ruolo di ministro della Salute o che operano nel settore dell’associazionismo come Renato Balduzzi, Carolina Gianardi, Lella Golfo, Maurizia Iachino, Paola Mascaro, Alessia Mosca, Maurizio Sacconi, Livia Turco. Tra i progetti premiati: UBC farmaceutica S.p.A nella categoria impresa per aver adottato una politica di assunzioni orientata all’equità retributiva e alla flessibilità e autonomia nell’organizzazione e nella gestione del lavoro; Women in Surgery nella categoria associazioni per l’efficacia deli percorsi di mentorship nel sostenere l’avanzamento della carriera delle giovani laureande e specializzande in chirurgia. Tra le Aziende sanitarie pubbliche e private sono state premiate la Fondazione Policlinico Agostino Gemelli, la ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo, la Fondazione IRCCS Carlo Besta di Milano, e l’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Pisa per i diversi programmi di formazione a supporto dello sviluppo professionale e manageriale e per gli interventi volti a favorire l’assunzione da parte delle donne di incarichi di maggior complessità.

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Sanità pubblica, firmato contratto per 550mila sanitari

Posted by fidest press agency su martedì, 21 giugno 2022

Rinnovato il contratto di lavoro dei circa 550mila dipendenti della Sanità pubblica del Servizio sanitario nazionale. È stata infatti sottoscritta nella tarda serata di ieri l’ipotesi di rinnovo del contratto nazionale dei lavoratori del comparto sanità, dagli infermieri ai radiologi al personale amministrativo, oltre, tra gli altri, a ostetriche e ricercatori. Il primo risultato raggiunto, affermano i sindacati, è un riconoscimento sul fronte economico: l’aumento minimo medio lordo mensile è infatti di 90 euro, ma sono anche previste specifiche indennità di categoria. Il contratto ha una vigenza 2019/2021 e interessa precisamente 545 mila lavoratrici e lavoratori. L’accordo è stato firmato da Aran e dalle organizzazioni sindacali Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl, Fials, Nursind e Nursing Up che esprimono “grande soddisfazione per un risultato importante e atteso da tempo”. Con questo rinnovo, “a fronte delle risorse stanziate dal governo – affermano i sindacati – riconosciamo salario, diritti e tutele a lavoratrici e lavoratori che in questi anni difficili hanno affrontato l’emergenza pandemica garantendo la tenuta del Servizio sanitario e la salute dei cittadini. Il contratto rappresenta un punto di partenza per un effettivo rilancio del Servizio sanitario, che dovrà passare adesso da maggiori risorse e da assunzioni stabili”.Varie le novità, oltre agli aumenti economici. Il contratto prevederà pure ‘incarichi di posizione elevati’ con bonus di indennità da 10 a 20mila euro. Tali posizioni saranno assegnate tramite concorso pubblico. Questi i punti principali del nuovo contratto: Riforma dell’ordinamento professionale e nuovo sistema di classificazione (“una rivoluzione – spiega la Fp Cgil – che semplifica il sistema delle responsabilità e delle competenze per Sanitari, Sociosanitari, Tecnici Amministrativi, Arpa, Irccs e Izs”); nuovo sistema degli incarichi (“per dare maggiore valorizzazione delle professionalità espresse dai lavoratori”); differenziali stipendiali (“in sostituzione del precedente modello delle fasce, ciò consente di valorizzare l’esperienza e di aumentare il valore economico stipendiale”); miglioramento e qualificazione del sistema indennitario e rafforzamento delle relazioni sindacali (“con lo spostamento di materie significative in contrattazione anche di secondo livello”); regolamentato il ricorso al lavoro agile e lavoro da remoto nelle sue articolazioni e migliorate sensibilmente le modalità di fruizione di permessi e congedi (“previsti dal Ccnl e da disposizioni di legge”). “Un gran bel risultato: 545mila lavoratrici e lavoratori del comparto sanità avranno finalmente il nuovo contratto. La firma dell’intesa è arrivata stanotte con il consenso di tutte le organizzazioni sindacali. L’accordo accresce diritti e tutele e porta un meritato incremento retributivo per tutto il personale del comparto. In particolare, per i circa 270mila infermieri, c’è una valorizzazione con aumenti tra i 146 e i 170 euro al mese. È un passo avanti importante che indica la direzione giusta. Grazie a tutti coloro che sia per la parte pubblica sia in rappresentanza dei lavoratori hanno incessantemente lavorato all’accordo” ha scritto su Facebook il ministro della Salute Roberto Speranza. “Il personale sanitario è la nostra risorsa più preziosa per il futuro del Servizio sanitario nazionale. Non dobbiamo dimenticarlo mai”, aggiunge il ministro. (fonte doctor33)

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Senza personale la Sanità pubblica muore

Posted by fidest press agency su sabato, 11 giugno 2022

Il cortocircuito che si sta abbattendo sulla sanità pubblica attraverso il combinato disposto di assenza di medici e infermier grazie ad una programmazione della formazione universitaria miope e politicamente colpevole, di carenza di posti letto, di bassi stipendi, di tetto alle spese del personale, di acuirsi delle disuguaglianze dovute alla regionalizzazione del sistema, rischia di rendere irreversibile il processo di smantellamento del Servizio Sanitario Nazionale. Il personale, in particolare medici e infermieri, è ridotto all’osso, tanto che le ferie – dopo oltre due anni di lavori forzati a causa della pandemia, possono essere garantite solo attraverso la chiusura di interi reparti e a ulteriore discapito dei cittadini. E non va meglio alle altre professioni sanitarie. Le regioni del Nord, che hanno possibilità di spesa, non trovano personale da assumere e i reparti si svuotano; le regioni del Centrosud hanno migliaia di precari che non possono assumere perché non hanno i soldi per farlo.Inoltre i pochi, insufficienti, neolaureati scelgono spesso di andare a lavorare all’estero, nel Nord Europa, dove gli stipendi sono di gran lunga più dignitosi e la funzione sociale non squalificata come in Italia, dove “gli eroi” subiscono migliaia di infortuni l’anno a causa di violenze, aggressioni e minacce da parte di una cittadinanza esasperata da tempi d’attesa biblici. Sono più di 12 mila gli infortuni denunciati all’Inail tra il 2016 e il 2020, ma parliamo ovviamente solo della punta dell’iceberg, perché il grosso resta sommerso.Il taglio dei posti letto e la chiusura di interi ospedali, rispettivamente quasi 50 mila posti letto e circa 200 ospedali solo nel periodo 2007/2017, secondo l’annuario statistico del SSN, completa il quadro di una sanità pubblica in coma irreversibile.È facile in fondo: basterebbe avere la volontà di investire subito nella Sanità pubblica almeno l’equivalente di quanto il governo Draghi ha deciso di concedere, nonostante la contrarietà popolare, per l’invio delle armi da guerra in Ucraina. Più ospedali pubblici, più posti letto, abolizione del numero chiuso nelle Università, investimenti in prevenzione e cure territoriali, ripubblicizzazione delle cure riabilitative, alzare i salari. Non esistono altre ricette!

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La sanità digitale vale 1,69 Mld di euro, +12,5% rispetto al 2020

Posted by fidest press agency su sabato, 28 Maggio 2022

Nel 2021 la spesa per la Sanità digitale in Italia è cresciuta del 12,5% rispetto al 2020, toccando quota 1,69 miliardi di euro, pari all’1,3% della spesa sanitaria pubblica. Una crescita superiore a quella degli ultimi anni, ma non ancora sufficiente a imprimere il “cambio di marcia” necessario a colmare il ritardo accumulato. La tanto attesa trasformazione digitale potrebbe arrivare grazie agli investimenti previsti dal PNRR, che dedica a riforme e investimenti nel settore Salute l’intera Missione 6, con ben 15,63 miliardi di euro di risorse. La pandemia ha influito decisamente sulla conoscenza e l’utilizzo del Fascicolo Sanitario Elettronico, spinto dalla necessità di scaricare green Pass, referti dei tamponi e certificati vaccinali. Dalla rilevazione svolta in collaborazione con Doxapharma, emerge che il 55% dei cittadini ne ha sentito parlare almeno una volta (era il 38% nel 2021) e il 33% lo ha già utilizzato (il 12% nel 2021). Tra i pazienti cronici o con problematiche gravi – coinvolti nella ricerca svolta in collaborazione con AISC, Alleanza Malattie Rare, APMARR, FAND, FederASMA, Onconauti e ROPI – le percentuali di conoscenza e utilizzo dello strumento sono ancora più elevate: l’82% lo conosce e il 54% lo ha utilizzato (nel 2021 era il 37%). Il digitale è molto utilizzato dagli italiani per cercare informazioni in ambito salute: il 53% dei cittadini ha utilizzato internet per identificare possibili diagnosi sulla base dei sintomi e il 42% per cercare informazioni su sintomi e patologie anche prima di una visita. Inoltre, il 73% di chi ha utilizzato Internet dichiara di prendere decisioni sulla salute basandosi sulle informazioni trovate online. Ma soprattutto, il digitale si è ormai affermato nella comunicazione tra professionista sanitario e paziente, come emerso dalla rilevazione svolta sui medici specialisti, in collaborazione con AME, ANMCO, FADOI, PKE e SIMFER, sui medici di medicina generale (MMG), grazie alla collaborazione con FIMMG, e sugli infermieri, in collaborazione con FNOPI. Il 73% degli specialisti, il 79% dei MMG e il 57% degli infermieri utilizza App di messaggistica (come WhatsApp) per comunicare con i pazienti, che sono molto interessati al loro uso soprattutto per la rapidità con cui è possibile ricevere risposte. Sono alcuni risultati della ricerca dell’Osservatorio Sanità Digitale della School of Management del Politecnico di Milano*, presentata oggi durante il convegno “Sanità Digitale: ora serve un cambio di marcia!”. Sin dai primi mesi della pandemia l’utilizzo dei servizi di Telemedicina è molto aumentato, perché ha facilitato la collaborazione tra i professionisti e garantito continuità di cura e assistenza ai pazienti. Per le aziende sanitarie è prioritario investire nella formazione del personale sanitario, soprattutto su ambiti come la Cartella Clinica Elettronica, privacy e sicurezza dei dati e Telemedicina, oltre alla formazione sugli strumenti informatici di base, necessaria per fornire ai professionisti una preparazione più completa”. Guardando alle Digital Soft Skills, la competenza maggiormente presidiata dai professionisti sanitari è legata alla capacità di comunicare in modo efficace con i colleghi utilizzando strumenti digitali. Per i medici sono da sviluppare le competenze di eLeadership, relative alla gestione del cambiamento e alla valutazione dei risultati dei progetti, aspetti chiave nel processo di trasformazione digitale. Per gli infermieri, invece, è migliorabile l’efficacia della comunicazione attraverso strumenti digitali con i pazienti, che sarà ancora più cruciale per poter utilizzare strumenti di Telemedicina.

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Sanità, USB: il Cardarelli non è una sorpresa

Posted by fidest press agency su sabato, 7 Maggio 2022

La drammatica condizione nella quale versano i pronto soccorso della città di Napoli, su tutti Cardarelli e Ospedale del Mare, è ancora una volta portata all’attenzione dell’opinione pubblica rappresentandola come una sorpresa. Si tratta, invece, di una realtà che viene denunciata da anni ed è trasversale a tutta l’Italia. Il Covid ha invece aggravato ancora di più la situazione, anche se sembrava impossibile.A Napoli la chiusura del Loreto Mare e del San Giovanni Bosco, ormai da più di due anni dedicati in maniera esclusiva al Covid, ha dirottato la maggior parte della popolazione sui pronto soccorso più capienti della città e questo ha costretto quasi 3 milioni di abitanti a rivolgersi, per le urgenze, a tre soli punti di accesso. Di cosa vogliamo stupirci, dunque? Medici, infermieri e operatori sanitari sono scesi in piazza e si sono mobilitati, a più riprese, per denunciare le condizioni di lavoro e dell’assistenza nei pronto soccorso ma in risposta, invece di aiuto e soluzioni, hanno ricevuto un silenzio assordante.L’Ospedale del Mare, al pari del Cardarelli con i 15 medici che hanno minacciato le dimissioni in blocco, sono però solo la punta dell’iceberg, e rappresentano il non invidiabile emblema di un sistema nazionale dell’emergenza-urgenza che faceva acqua da tutte le parti ben prima dell’emergenza sanitaria legata al Covid.La carenza di personale nei reparti di emergenza è strutturale da anni in tutta Italia e la pandemia, rendendo le condizioni di lavoro ancor più pesanti, ha solo aggravato lo stato delle cose provocando l’abbandono e le dimissioni di tantissimo personale sanitario, in primis medici e infermieri. Carichi di lavoro insostenibili e tempi di attesa disumani sono il sintomo di un sistema salute che, mancando qualsiasi filtro sul territorio, non funziona più. A questo va aggiunto, e non paia aspetto secondario perché invece rappresenta bene quale considerazione si ha del personale, che infermieri e Oss aspettano ancora l’indennità di pronto soccorso tanto propagandata dal governo ma mai erogata, e che il rinnovo del contratto porterà solo aumenti irrisori a fronte di retribuzioni fra le più basse in Europa.Le Regioni continuano a non assumere, trincerandosi dietro al tetto di spesa per il personale e adducendo, quale ulteriore motivazione, l’impossibilità di reperire medici e infermieri. Queste sono scuse e giustificazioni non più tollerabili perché, in tutta Italia, troviamo decine di graduatorie di idonei ferme o utilizzate con il contagocce. Siamo certi che il personale in servizio non sia sufficiente, ma allora perché non vengono assunti i lavoratori che sono disponibili? Una soluzione a questo caos c’è: serve un piano assunzionale straordinario e immediato che permetta il miglioramento delle condizioni di lavoro, l’abbassamento dei tempi di attesa per i pazienti, la riapertura dei pronto soccorso chiusi e il potenziamento di quelli funzionanti a basso regime per la carenza di personale.

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L’Europa della sanità parte dalle Malattie Rare

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 marzo 2022

L’Europa della sanità parte dalle Malattie Rare (MR). È questo il messaggio emerso durante l’evento dal titolo “Gli stati generali sulle Malattie Rare della città di Padova”, organizzato dall’Azienda Ospedale-Università di Padova con l’Università degli Studi di Padova e Motore Sanità. Due giorni di studio, aggiornamento, sensibilizzazione e riflessione sul tema delle Malattie Rare in Italia e in Europa, che hanno visto a confronto medici, scienziati, politici, amministratori sanitari e specialisti di un settore talvolta poco noto, ma con un impatto importante su migliaia di pazienti. L’evento, incluso nella programmazione scientifica per gli 800 anni di istituzione dell’Università di Padova, ha messo in luce vari aspetti inerenti le MR, a partire dalla normativa. Il riferimento è la nuova legge quadro sulle Malattie Rare, licenziata negli ultimi mesi del 2021, che è stata illustrata dall’Onorevole Fabiola Bologna, Segretario della Commissione Affari Sociali e Sanità, Camera dei Deputati e da Pierpaolo Sileri, Sottosegretario di Stato al Ministero della Salute, Presidente Tavolo Tecnico in tema di Malattie Rare. L’Assessore alla Sanità e al Sociale Regione del Veneto Manuela Lanzarin ne ha poi tradotto il valore, a livello di politica regionale, evidenziando il fatto che il Veneto è all’avanguardia per quanto riguarda le Malattie Rare, specie per la registrazione, la presa in carico e in particolare la diagnosi precoce.Su questo punto il Professor Alberto Burlina, Direttore UOC Malattie Metaboliche Ereditarie, AOU Padova ha illustrato lo stato di avanzamento dello screening metabolico neonatale allargato, dando il senso di quanto il Veneto sia ai vertici per le MR. Notevole è stato anche il richiamo da parte delle Associazioni e del loro bisogno di federarsi per far sentire la loro voce. È stato un momento di riflessione anche riguardo la formazione, ovvero come formare la nuova generazione di personale sanitario che si appronta ad affrontare le sfide che le MR rappresentano, quale paradigma delle sfide della medicina del futuro. Ovvero la digitalizzazione, la capacità di gestire l’integrazione culturale, professionale, esperienziale. In merito al panorama europeo, mai come ora un’Istituzione come l’Azienda Ospedaliera di Padova, essendo parte di 21 delle 24 European Reference Networks sulle MR, si trova proiettato su un panorama europeo. “Un panorama che ora ci pone ai vertici, ma che è anche una sfida per essere in grado di confermare nel tempo quello che è il ruolo che abbiamo dimostrato in termini di qualità, quantità di prestazioni erogate”, sottolinea Perilongo. Infine la ricerca: “C’è una sfida che dobbiamo gestire”, chiosa Perilongo. “Nel mondo accademico bisogna formare la nuova generazione di ricercatori che pensino già a quella che è l’applicabilità dei loro portati della ricerca”. Si parte da Padova, insomma, per arrivare a un Sistema Sanitario Europeo dove i cittadini europei possano usufruire di quelle che sono le enormi risorse sanitarie che l’Europa nel suo complesso offre. L’evento è stato realizzato con il contributo incondizionato di R&I Genetics, R&I Rare Disease Genetics, Chiesi, Novartis, Gilead, Janssen Pharmaceutical Companies of Johnson & Johnson, Celgene | Bristol Myers Squibb Company, Kyowa Kirin, Roche, Takeda e Vifor Pharma.

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La sanità al collasso?

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 febbraio 2022

Mai come nel caso dello slogan scelto per lo sciopero della sanità proclamato da USB lo scorso 28 gennaio Operatori esauriti, sanità al collasso, ha saputo cogliere il segno di quella che si preannuncia come la pandemia nella pandemia e che è destinata ad avere conseguenze sulla sanità pubblica ben più a lungo della fine dello stato di emergenza fissata per il prossimo 31 marzo.I dati degli studi fin qui pubblicati sanciscono un quadro desolante: in due anni di pandemia medici, infermieri e operatori sanitari hanno accumulato talmente tanto stress lavoro correlato (paura, ansia, stanchezza, insonnia) da costringere tutte le ASL a correre ai ripari con l’attivazione di servizi di assistenza psicologica.Un malessere talmente vasto che tocca punte del 70% tra il personale infermieristico, il più colpito insieme agli specializzandi. Dalla paura iniziale di portare l’infezione a casa con il conseguente allontanamento dai propri familiari, al passaggio da eroi osannati dai balconi ad incapaci di rispondere efficacemente ad un virus che ha causato oltre 150mila morti. La difficoltà a gestire la morte in isolamento dei pazienti e il dramma dei loro familiari. E poi riposi e ferie negate, turni massacranti, migliaia di infortuni, tamponi continui, giornate intere trascorse con i DPI addosso. Persino peggiore, se possibile, la situazione dei neoassunti che si sono ritrovati da un giorno all’altro e senza formazione nei reparti Covid pagando un prezzo altissimo in termini di salute psicofisica. 2500 gli infermieri che si sono licenziati, ma la cifra oltre ad essere sottostimata è del tutto provvisoria. Il numero chiuso delle università e una pessima programmazione delle scuole di specializzazione di medicina, stanno invece permettendo l’esternalizzazione dei pronto soccorso, molti dei quali ormai privi di medici strutturati, a personale interinale per cifre giornaliere pari alla metà di uno stipendio mensile. Ma l’impatto del Covid è stato devastante anche sulle liste di attesa e sull’accesso alle prestazioni sanitarie. L’attività delle sale operatorie è diminuita dell’80% e sono circa 400mila gli interventi chirurgici rinviati, sono calate del 20% le prestazioni ambulatoriali e specialistiche e di 1,7 milioni i ricoveri – con riduzioni significative in chirurgia oncologica e cardiochirurgia. Le conseguenze dirette sono un aumento dei tumori nei prossimi anni e una diminuzione delle speranza di vita già stimata in oltre un punto percentuale.Per medici, infermieri e operatori sanitari le condizioni di lavoro non miglioreranno di pari passo alle misure di allentamento che il governo intende mettere in atto nei prossimi mesi ma proseguiranno con lo stesso affanno nel tentativo di smaltire le liste di attesa.E se, dal punto di vista ospedaliero, la situazione è critica, le cose non vanno meglio per quanto riguarda la medicina territoriale se più di un report segnala difficoltà con l’assistenza domiciliare e il sensibile peggioramento nell’erogazione del servizio dal periodo pre covid.Le cause di questo sfacelo sono tutte imputabili al progressivo smantellamento della sanità pubblica, nella massiccia riduzione di infermieri e operatori sanitari in nome della sostenibilità economica e nel costante definanziamento al quale è stato sottoposto il fondo sanitario nazionale.Sempre più urgente un cambio di rotta: assunzioni massicce, stabilizzazioni di tutto il personale precario, investimenti strutturali per garantire il diritto alla salute e la certezza dell’accesso alle cure. Fonte:USB Sanità.

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Dal Ministro Speranza una visione condivisa della sanità del futuro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 febbraio 2022

La Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani (Fofi) esprime soddisfazione per le dichiarazioni pronunciate dal Ministro della Salute, Onorevole Roberto Speranza, nel corso dell’audizione in Commissione Affari sociali sull’attuazione del Pnrr, che pongono la farmacia dei servizi al centro del nuovo modello di sanità di prossimità che si sta delineando con la riforma del territorio. Negli ultimi due anni i farmacisti hanno dato prova di saper rispondere in maniera immediata ed efficace alle esigenze dettate dalla pandemia, e la farmacia si è affermata come un presidio di prossimità fortemente radicato sul territorio, facilmente accessibile e vicino ai cittadini e parte integrante del Servizio Sanitario Nazionale. La sperimentazione della ‘Farmacia dei servizi’ che sarebbe dovuta partire nel 2020, si è pienamente realizzata in questi mesi con il pieno coinvolgimento dei farmacisti nell’esecuzione tamponi Covid per il tracciamento dei contagi e nelle campagne vaccinali anti Covid-19 e antinfluenzali.Si tratta di una svolta per la sanità territoriale, che conferma il ruolo del farmacista sempre più preparato e in grado di rispondere alle crescenti esigenze di salute dei cittadini, in sinergia con tutti gli altri professionisti del SSN.Chiediamo – conclude Fofi – che l’esperienza della ‘Farmacia dei servizi’ maturata durante la pandemia venga valorizzata e messa a sistema con l’adozione di atti concreti che consentano di superare la fase sperimentale, realizzando appieno la visione espressa dal Ministro Speranza che vede la farmacia come pilastro dell’assistenza territoriale e presidio fondante della sanità del futuro.

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Sanità, malumore tra i medici del SSN

Posted by fidest press agency su domenica, 6 febbraio 2022

Il malumore tra i medici italiani dipendenti del SSN è sempre maggiore. “Mentre attendiamo con ansia che il rilancio della sanità italiana passi dalla fase progettuale e degli annunci a quella imprescindibile dei fatti concreti dobbiamo raccogliere con preoccupazione il malessere che serpeggia tra i nostri camici bianchi” dichiara Gianluca Giuliano, Segretario Nazionale della Ugl Salute. “I lunghi mesi dell’emergenza Covid – prosegue il sindacalista – hanno portato in superficie delle problematiche già esistenti che, come è emerso da un report di pochi giorni fa, spingerebbero oggi molti medici, nel caso si presentasse un’opportunità, a decidere di abbandonare le corsie degli ospedali pubblici italiani con l’idea di trasferirsi all’estero, di preferire il lavoro in una struttura privata, di dedicarsi esclusivamente all’intramoenia o addirittura di anticipare il pensionamento. Lo stato di prostrazione dei medici nasce dalle condizioni di lavoro critiche in cui si trovano ad operare. È causato da carichi di lavoro sempre meno sostenibili, dalla poca sicurezza come testimoniato dalle continue aggressioni fisiche e verbali subite, dall’eccessiva burocrazia che li impegna troppo spesso alla compilazione di atti amministrativi allontanandoli dall’assistenza ai pazienti. Se è vero che prevenire è meglio che curare allora bisogna intervenire puntando sul giusto adeguamento economico rafforzando la rete ospedaliera con nuove assunzioni. Inoltre servirà adeguare le funzioni dei medici rendendoli sempre più partecipi della governance clinica. Tutto questo andrà fatto con la massima urgenza per evitare un collasso dell’assistenza ospedaliera”.

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Sanità, gli italiani rinunciano a curarsi

Posted by fidest press agency su sabato, 15 gennaio 2022

Per gli italiani curarsi è diventata una missione impossibile. “Aggrapparsi, come giustificazione, solo a questi difficili anni di pandemia sarebbe delittuoso. La realtà è che oltre il 50% dei cittadini rinuncia, lo dice una recente indagine, al diritto alla salute per problemi economici, indisponibilità del servizio o inadeguatezza dell’offerta” dichiara il Segretario Nazionale della Ugl Salute Gianluca Giuliano. “Il virus ha portato a galla le falle di un sistema che era già assolutamente insufficiente e che si è mostrato colpevolmente impreparato ad affrontare le ondate di diffusione del covid. Lo Stato avrebbe il dovere di garantire cure di qualità per tutti restituendo agli italiani parte di quello che versano in tasse per i servizi, come il diritto alla salute, che invece sono sempre meno accessibili. Visite, accertamenti diagnostici, ricoveri diventano sempre più un miraggio. La prevenzione è un vocabolo ormai dimenticato dalle famiglie italiane. E ci sono casi limite, come quello della Campania, dove le prestazioni sono state addirittura sospese. È un quadro terribile nel presente – prosegue il sindacalista – ma che potrebbe diventare apocalittico nel futuro quando inevitabilmente si pagheranno le conseguenze di questi anni di stop alle cure”. Il Segretario dice ancora: “Il SSN deve essere rivoluzionato non a parole ma con i fatti e in tempi brevissimi. Bisogna restituire ai cittadini la possibilità di accedere ai servizi sanitari e per farlo c’è bisogno di una riforma strutturale che non può più attendere. Serve assumere operatori sanitari con forme di contratto a tempo indeterminato, bisogna potenziare la medicina territoriale e farne uno scudo che allenti la pressione sugli ospedali, procedere ad ammodernare strutture ormai obsolete e crearne di nuove. E servirà costruire un nuovo SSN che garantisca in ogni parte d’Italia la stessa qualità e la stessa assistenza, perché la nostra nazione non può e non deve viaggiare a velocità diverse. La salute in un paese civile è e deve restare un diritto di tutti” conclude Giuliano.

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“Rinnovare macchinari ospedalieri e mezzi di soccorso per una sanità al passo con i tempi”

Posted by fidest press agency su domenica, 5 dicembre 2021

La Ugl Salute chiede di fare luce sulla denuncia del Codacons che nei giorni scorsi ha segnalato come, in tante strutture italiane, i macchinari diagnostici siano ormai datati. “Viene citato – commenta il Segretario Nazionale Gianluca Giuliano – l’ultimo rapporto del Ministero della Salute in cui risulterebbe come negli ospedali pubblici e privati convenzionati in media il 36% dei macchinari abbia più di 5 anni e il 32% oltre 10. L’adeguamento degli strumenti medici delle strutture è un fondamento basilare per garantire l’adeguato diritto alla salute dei cittadini”. Giuliano poi amplia l’analisi: “Anche nella medicina d’emergenza bisognerà intervenire con la massima tempestività. Troppi mezzi di soccorso sono obsoleti e serve sostituirli con nuove ambulanze, dotate delle più moderne tecnologie, che servano a garantire la qualità del primo intervento prima del trasporto in ospedale. Nei fondi del Pnrr chiediamo che una parte consistente sia destinata a queste voci per dare impulso a un nuovo modo di intendere la sanità italiana al passo con i tempi” conclude il Segretario Nazionale della Ugl Salute.

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Avanza sempre di più il progresso in termini di tecnologie digitali applicate alla sanità

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 novembre 2021

In questa direzione va la recente collaborazione stretta da 3M™ Littmann® Stethoscopes ed Eko con l’obiettivo di creare sinergie tra due eccellenze nel campo degli stetoscopi e dell’innovazione digitale. È stato lanciato anche in Italia dunque lo stetoscopio digitale CORE di 3M™ Littmann®, strumento che è rapidamente diventato una scelta accolta favorevolmente da numerosi medici degli Stati Uniti negli ultimi sei mesi. Il nuovo stetoscopio digitale CORE di 3M™ Littmann® consente infatti ai medici l’accesso alle opzioni di auscultazione analogica e digitale e può connettersi all’app software di Eko tramite Bluetooth. Il nuovo stetoscopio digitale CORE di 3M Littmann combina l’acustica superiore dello stetoscopio Littmann Cardiology IV con la tecnologia digitale e il software di Eko per contribuire e migliorare le valutazioni di auscultazione dei medici”.La collaborazione tra 3M Littmann Stethoscopes ed Eko riunisce due aziende innovative che si concentrano sulla fornitura di soluzioni sanitarie complete per ottenere migliori risultati per i pazienti. Per ulteriori informazioni sullo stetoscopio CORE di 3M Littmann o su dove acquistare il prodotto, visitare il sito web: http://www.littmann.it/CORE. Per ulteriori informazioni sul software Eko, visitare ekohealth.com/platform.

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Ds group investe nella sanità del futuro

Posted by fidest press agency su domenica, 7 novembre 2021

Il settore sanitario e in particolare quello farmaceutico stanno diventando sempre più digitali: è questa la tendenza che emerge dagli ultimi dati dedicati alla digital transformation. DS Group, azienda impegnata da 30 anni in soluzioni di digital evolution su misura, con la sua innovativa piattaforma Distance Touch incentiva questo nuovo trend.Dopo la pandemia, infatti, in tutto il mondo si è assistito a un’accelerazione nell’uso di soluzioni digitali come strumenti di informazione farmaceutica. Non solo, sembra che difficilmente si tornerà indietro: la tecnologia è diventata un cardine dell’intera comunicazione del comparto che si è perfettamente integrata con le modalità utilizzate precedentemente. Lo conferma anche uno studio condotto nei primi mesi del 2021 da Global Data, società di analisi di dati londinese. Il 75% degli intervistati totali pensa, infatti, che l’interazione virtuale nel mondo farmaceutico rimarrà anche dopo la fine della pandemia, sia come una modalità di interazione a sé stante, sia come strumento utilizzato al fianco del classico rapporto face to face.Le nuove tecnologie e le innovazioni presentano una serie di opportunità per migliorare e trasformare l’industria farmaceutica e soddisfare le future esigenze sanitarie. Distance Touch, la piattaforma di DS Group, offre un’esperienza perfettamente ibrida tra fisico e digitale andando incontro alle figure professionali interne alle aziende farmaceutiche (ISF, agenti OTC, ecc.) e, al tempo stesso, a quelle esterne (medici, specialisti, farmacisti) coinvolte nelle attività di informazione farmaceutica e sempre più attratte dalle potenzialità di relazionarsi in modalità remota.Distance Touch rispecchia perfettamente i trend del settore, offrendo agli utenti la possibilità di provare una total experience personalizzata come se fossero in presenza. L’obiettivo della piattaforma non è quello di annullare le “visite fisiche”, ma di affiancarle con “visite a distanza” permettendo di mantenere continuità informativa e relazionale tra le persone dell’azienda e i loro interlocutori esterni.“Sanità e settore farmaceutico in particolare sono già fortemente digitalizzati – commenta Romeo Quartiero, fondatore e CEO di DS Group –. Questo trend era già presente prima della pandemia, ma con il Covid19 ha avuto un grosso balzo in avanti. Distance Touch è uno strumento che rappresenta per il mondo dell’informazione farmaceutica un inedito canale che aiuta tutta la filiera del pharma ad essere più efficiente senza tuttavia tralasciare il contatto umano che rimane fondamentale in questo campo”.

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