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Posts Tagged ‘sanità’

Libia:Foad Aodi (Amsi) 262 morti di cui 80 bambini, 18 professionisti della sanità e una donna incinta

Posted by fidest press agency su martedì, 23 aprile 2019

Amsi 1550 feriti di cui 400 gravi e più di 35 mila sfollati e numerose ambulanze distrutte e ospedali colpiti e 45 famiglie evacuate.Queste sono le cifre che fotografano la situazione tragica a Tripoli in Libia, aggiornata con i morti di oggi alle ore 16.00 del 22.04 ,seguita dal Fondatore dellAmsi(Associazione medici di origine straniera in Italia) e Consigliere OMCEO di Roma – Foad Aodi – che é in contatto con i medici libici locali che soccorrono e certificano la morte di bambini ,donne violentate, feriti gravi sia in ospedale che nelle strade e periferie della capitale. La situazione ormai è entrata in una fase cruciale e viene chiamata dall’esercito di Haftar la seconda fase e aspettano il semaforo verde proprio dallo stesso Haftar per il colpo finale prima dell’inizio del mese di Ramadan.La situazione degli ospedali peggiora giorno per giorno e non riesce a curare e operare tutti i feriti e sono a rischio anche i pazienti cronici ed i dializzati ,la direttrice del centro di dialisi di Ain Zara ha trasferito il materiale del deposito per la dialisi insieme ai medici libici in un posto più sicuro. Inoltre sono state distribuiti alimenti e cibo a più di 400 famiglie delle 800 registrate per ricevere sostegno e cibo nel sud della capitale. I combattenti stanno utilizzando i bambini, le donne e gli ospedali come scudo umano continua Aodi che denuncia l’utilizzo ancora più massiccio dei migranti irregolari nei conflitti specialmente quelli che sono stati fatti fuggire da Bengasi e Tobrok per mancanza di cibo e medicinali sufficienti per tutti i migranti e per poi reclutarli nel conflitto. Si parla di aerei che arrivano direttamente dall’estero con giovani reduci dalla Siria e nello stesso tempo la fuga di generali da Tripoli verso paesi amici a loro. Di recente è stata chiusa la strada verso l’aeroporto di Tripoli. Sicuramente la situazione tragica e la sofferenza della popolazione libica e il reclutamento dei bambini e migranti irregolari nel conflitto da parte di tutte e due le parti rimarrà una macchia pesante nella storia e sulla coscienza di chi sostiene uno contro l’altro senza pensare un attimo al popolo libico, ai migranti,alle donne e ai bambini sfruttati e violentati e sta aumentando giorno dopo giorno il pericolo di violenza sessuale sui minorenni e pedofilia ,il mercato nero e clandistino dei trapianti d’organi tra i numerosi orfani di numerose famiglie scomparse completamente conclude Aodi ricordando l’appello Amsi e Co-mai #SalviamolaLibia e la sua popolazione ,compreso i bambini e le donne ,dai giochi e conflitti politici internazionali e di leadership e di interesse economico più grande di lei.

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Sanità privata Lazio: la mobilitazione dei lavoratori non si ferma

Posted by fidest press agency su sabato, 30 marzo 2019

“La mobilitazione dei lavoratori non si ferma, andremo avanti fino alla firma del nuovo contratto”. Natale Di Cola, Roberto Chierchia e Sandro Bernardini – segretari generali di Fp Cgil Roma e Lazio, Cisl Fp Lazio e Uil Fpl Roma e Lazio – non cedono di un millimetro e lanciano la seconda fase delle iniziative di protesta nei posti di lavoro e nelle strutture della sanità privata accreditata della regione.”Se marzo è stato un mese caldo, aprile lo sarà ancora di più”, attaccano. “In queste settimane di lotta e azioni informative abbiamo registrato le prime aperture da parte datoriale. Ma non ci basta affatto: troppi imprenditori sono ancora asserragliati dietro la difesa dei profitti, la scusa della crisi o la proposta di un rinnovo a zero euro. Per noi è inaccettabile. E lo ribadiremo con tutta la determinazione e la rabbia accumulata in 12 anni di attesa. Vogliamo un contratto giusto, con più salario, più diritti, più riconoscimento professionale. Anche le migliaia di cittadini e utenti che abbiamo incontrato ne sono convinti: per avere una buona sanità e un sistema di salute d’eccellenza bisogna credere e investire nelle competenze delle lavoratrici e dei lavoratori”.
“Per questo abbiamo pronto un nuovo calendario di iniziative, assemblee e volantinaggi che toccheranno tutti i territori”, spiegano Di Cola, Chierchia e Bernardini. “Oggi si inizia con il frusinate, al San Raffaele di Cassino, all’Ini Città Bianca e a Villa Alba di Veroli. Il 3 aprile sarà la volta della casa di cura Città di Roma, il 4 aprile di Capodarco e Villa Fulvia, il 5 aprile dell’ospedale Cristo Re. L’8 aprile si riparte con Villa Tiberia, il 10 aprile con la clinica Sant’Anna di Pomezia, il 12 con l’Icot di Latina, il 15 con l’Aurelia Hospital e poi in tante altre strutture. Sempre ad aprile ci sarà poi una grande manifestazione nazionale con Furlan, Landini e Barbagallo”.”Ai datori di lavoro, Aris e Aiop in testa, non daremo tregua. I lavoratori della sanità privata meritano un contratto come i loro colleghi del pubblico: stesso lavoro, stesso salario, stessi diritti”, concludono i segretari di categoria di Cgil Cisl e Uil. “Ma anche Regione Lazio e Conferenza Stato-Regioni devono assumersi le loro responsabilità su regole e tariffe di accreditamento. Non siamo disposti a fare sconti e se sarà necessario arriveremo a un nuovo sciopero del comparto”

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Pensionati: Manifestazione dei “Gilet Bianchi” per dire basta alle cure ad intermittenza

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 marzo 2019

Napoli Venerdì 29 marzo si terrà una manifestazione pubblica dei Gilet Bianchi, il movimento fondato dal Partito Pensionati d’Europa a difesa della dignità degli anziani e dei pensionati, delle famiglie, dei giovani e delle donne. “La salute è un nostro diritto, basta cure ad intermittenza!”: è questo lo slogan del flash mob che porterà i napoletani a protestare sotto la sede dell’Assessorato alla Sanità della Regione Campania (in via Santa Lucia, 51). “Il commissariamento della Sanità Campana non è servito a risolvere il problema dell’assistenza sanitaria per tutti i cittadini ed in particolare per gli anziani, i pensionati e le famiglie appartenenti alle fasce meno abbienti della popolazione campana – dichiara Fortunato Sommella, leader del Partito -. Il fatto che ogni tanto si inauguri qualche nuovo reparto risolve poco se non addirittura nulla, visto che ci sono decine di altri ospedali che soffrono in termini strutturali, per la mancanza di attrezzature e per le risorse umane non in grado (per numero e materiali a loro disposizione) di sopperire alle centinaia di emergente giornaliere”. “I centri convenzionati, poi, assicurano assistenza solo 8 mesi l’anno – continua Sommella -,ai due mesi di assistenza ne segue uno senza. L’importanza del tema merita grande partecipazione: non possiamo accettare cure ad intermittenza o a zona, è nostro diritto poterci curare 12 mesi l’anno!”.

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Sanità. Librandi (UIL FPL): “ Sulle assunzioni attendiamo la definizione del provvedimento”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 marzo 2019

Qualcosa si muove in merito alla necessità di superare il vincolo di spesa per il personale sanitario riferito al 2004 ridotto dell’1,4% che secondo la UIL FPL ha solo finito per produrre, nel lungo periodo, effetti distorsivi della spesa stessa, una riduzione della quantità e qualità dei servizi, oltre ad aggiramenti di tale vincolo, da parte delle strutture sanitarie, attraverso il ricorso alle esternalizzazioni.Le dichiarazioni del Ministro della Salute On. Grillo sulla possibilità che il riferimento per le assunzioni diventi il 2018 con la possibilità di sfruttare ogni anno il 5% degli aumenti del Fondo Sanitario sicuramente potrebbe garantire una importante maggiore boccata di ossigeno.
Tuttavia attendiamo la definizione del provvedimento per poterlo analizzare nel dettaglio.
Lo dichiara in una nota il Segretario Generale della UIL FPL Michelangelo Librandi.
Una cosa è certa- prosegue Librandi -, ad oggi la situazione nel Pubblico impiego è critica. Nella sola sanità negli ultimi anni abbiamo perso 50.000 unità di personale tra medici ed infermieri; numeri destinati ad aumentare con i nuovi pensionamenti e quota 100.
La UIL FPL insieme alle altre organizzazioni sindacali ha costruito una piattaforma rivendicativa che promuove soluzioni per l’occupazione, il rinnovo dei contratti e il miglioramento dei servizi. Il Governo – conclude Librandi – inizi seriamente a confrontarsi con noi attraverso l’istituzione di un tavolo permanente su tali problematiche.

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Il nuovo Consiglio Superiore di Sanità

Posted by fidest press agency su domenica, 3 marzo 2019

Il ministro Grillo ha espresso la sua soddisfazione per l’elezione del presidente, Franco Locatelli che rappresenta un’eccellenza italiana della medicina. “Spero di poter iniziare a lavorare quanto prima con il nuovo Consiglio – afferma il ministro – perché i temi sono tantissimi ed è assolutamente necessario mettere l’indiscutibile professionalità dei componenti a disposizione delle problematiche sanitarie del Paese”.Il professor Locatelli si è detto “Straordinariamente onorato della fiducia riposta nella mia persona dal ministro della Salute e da tutti i colleghi del Consiglio Superiore di Sanità, metterò al servizio di questa fondamentale istituzione tutte le mie capacità e la mia più incondizionata disponibilità a lavorare nel miglior interesse del Paese. Sono certo che, con il contributo determinante di tutte le componenti del Consiglio Superiore di Sanità, vi sarà modo di svolgere un servizio utile per rispondere nel modo più compiuto alle sempre più complesse sfide, anche biotecnologiche, che pertengono all’ambito sanitario e che connotano i tempi attuali e quelli prossimi venturi”.Il Consiglio Superiore di Sanità è composto da trenta membri di nomina, in carica per tre anni, individuati in base alle loro altissime competenze nelle discipline in cui si articola la sanità pubblica italiana e ventotto membri di diritto. Alla riunione di insediamento sono stati eletti:
Presidente: Prof. Franco Locatelli, direttore del dipartimento di Oncoematologia e terapia cellulare e genica dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma
Vicepresidenti:Prof.ssa Paola Di Giulio, associato di Scienze Infermieristiche all’Università di Torino
Prof. Paolo Vineis, ordinario di epidemiologia all’Imperial College di Londra
Sezione I
Presidente: Prof. Bruno Dalla Piccola, Direttore Scientifico dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù
Vicepresidente: Prof. Giovanni Scambia, Direttore Scientifico della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli
Sezione II
Presidente: Prof. Paolo Pederzoli, professore Ordinario di Chirurgia Generale – Università degli Studi di Verona
Vicepresidente: Prof. Luca Benci, professore di Diritto Sanitario – Università di Firenze
Sezione III
Presidente: Prof. Massimo Rugge, Ordinario di Anatomia Patologica ed Oncologia – Università degli studi di Padova
Vicepresidente: Prof. Carlo Foresta, ordinario di Endocrinologia – Università di Padova
Sezione IV
Presidente: Prof. Vito Martella, Ordinario di Malattie Infettive degli animali domestici – Università di Bari
Vicepresidente: Prof. Mario Alberto Battaglia, Professore Ordinario di Igiene e Sanità Pubblica – Università di Siena
Sezione V
Presidente: Prof. Giuseppe Remuzzi, Direttore dell’IRCCS “Mario Negri” di Milano
Vicepresidente: Prof. Mario Barbagallo, Professore Ordinario di Geriatria – Università di Palermo.

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Cambiare la governance della sanità

Posted by fidest press agency su martedì, 26 febbraio 2019

Per la Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani l’Assemblea delle rappresentanze delle professioni sanitarie svoltasi oggi sul tema del regionalismo differenziato rappresenta un momento di proposta e di collaborazione con le istituzioni, coerente con la funzione degli Ordini quali enti sussidiari dello Stato. “Il diritto alla salute, come diritto fondamentale della persona può essere realmente garantito solo in una logica di universalità, solidarietà ed equità” dice il presidente della FOFI, Andrea Mandelli. “Nei suoi quarant’anni di vita, il Servizio Sanitario Nazionale ha svolto questo compito dimostrandosi un’eccellenza a livello internazionale; è innegabile però – e lo sosteniamo da tempo – che oggi è necessario un cambio di governance di tutto il sistema salute”. La sanità italiana è infatti presa nella morsa dell’invecchiamento della popolazione e dell’aumento della cronicità, da una parte, e dall’altra, dall’innovazione, sempre più costosa, in campo biomedico, il tutto nel quadro di una crisi economica di lunga durata. E uno dei primi effetti di questa situazione è il crescente divario, registrato da tutti gli studi più recenti, nell’accesso all’assistenza tra una Regione e l’altra. “Siamo profondamente convinti che il ruolo delle Regioni sia fondamentale nel garantire concretamente l’accesso alle prestazioni sanitarie, perché costituiscono il livello decisionale più vicino al cittadino, capace di cogliere le esigenze organizzative e le peculiarità anche epidemiologiche dei territori” prosegue Mandelli. Tuttavia questa declinazione della tutela della salute trova un limite nell’applicazione dei LEA, il nucleo di diritti, essenziale e ineliminabile, che lo Stato deve garantire a tutti cittadini italiani a prescindere dall’area geografica di provenienza. “Come farmacisti abbiamo sperimentato nel recente passato eccessi di discrezionalità: è il caso della distribuzione diretta dei medicinali che è stata applicata con rilevanti differenze tra una Regione e l’altra, con il risultato che in alcuni contesti i cittadini, anche per ottenere farmaci di uso comune, devono recarsi presso le strutture ospedaliere mentre in altri no. Non esattamente l’equo e uniforme accesso ai medicinali che sta alla base del servizio farmaceutico e costituisce un LEA”. Per la FOFI è necessario quindi raggiungere un equilibrio stabile tra garanzia di universalità ed equità su base solidaristica e un’autonomia regionale coniugata a una responsabilità politico-amministrativa e gestionale che contrasti sperperi ed inefficienze e sostenga modelli virtuosi. “E siamo pronti alla massima collaborazione con il Ministero della salute e le Regioni per raggiungere questo obiettivo” conclude il presidente della FOFI.

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Formigoni. M5S Lombardia: Garantita certezza della pena, ora Lombardia faccia investimenti su sanità pubblica

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 febbraio 2019

“I privati non hanno mai reso eccellente la sanità lombarda. Al contrario, hanno generato un sistema di corruzione, di spreco di risorse pubbliche e di grandi disservizi come le liste d’attesa infinite. Finita l’era Formigoni la Lombardia deve voltare pagina e tornare a investire nel settore pubblico per ridurre gli sprechi, ogni forma di speculazione sanitaria e per garantire la sicurezza sanitaria e la salute dei cittadini.L’arresto di Formigoni dimostra che il Paese è cambiato. Abbiamo restituito ai cittadini la certezza delle pene: La chiedevano da anni.Prima del nostro ingresso nelle istituzioni solo i ladri di galline finivano in carcere. Ora ci va anche chi ha commesso reati gravi contro la collettività, i corrotti e i corruttori. Chi ha abusato della fiducia della persone e utilizzato il proprio enorme potere contro l’interesse dei cittadini se condannato è giusto che sconti la pena”, così Dario Violi, consigliere regionale del M5S Lombardia, torna sulla condanna e sull’arresto di Roberto Formigoni.

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Molise: La situazione sanitaria regionale

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 febbraio 2019

E’ stato un incontro a tutto tondo quello svoltosi a Roma tra il commissario alla Sanità molisana, Angelo Giustini, e i rappresentanti dell’associazione “Forche Caudine”, che da tempo denunciano come il decadimento dei servizi pubblici sanitari in Molise costituisca un ulteriore fattore di freno per i rientri estivi in regione da parte delle famiglie d’origine molisana. “Sono tante le persone anziane che da Roma, specie d’estate, non rientrano più nella terra d’origine perché mal presidiata in ambito di servizi sanitari – ha esordito il professor Luca Turrisi, tra i fondatori del conservatorio “Perosi” di Campobasso, raccontando come lui stesso manchi in Molise con la famiglia da quasi cinque anni, avendo riscontrato una drastica riduzione dei servizi a tutti i livelli, compresi quelli postali, bancari e commerciali in genere.Gabriele Di Nucci, segretario dell’associazione, ha posto l’accento sulla complicata situazione nei paesi dell’entroterra, quelli con i più alti tassi di emigrazione e con le maggiori potenzialità turistiche. “D’estate da Capracotta per ogni minimo problema di salute siamo costretti ad usufruire di ciò che rimane della sanità di Agnone – ha evidenziato. Francesco Caterina, coordinatore del Comitato Imprese dell’associazione, ha ribadito come l’impegno per promuovere il territorio molisano risulti spesso vanificato proprio da quell’inefficienza politica che ha concorso a collocare il Molise agli ultimi posti in Italia per infrastrutture e servizi, compresa la pessima condizione della sanità pubblica molisana.Giampiero Castellotti, presidente dell’associazione, ha manifestato soddisfazione per la scelta di un commissario esterno dopo anni di governatori-commissari, i frutti del cui operato sono davanti agli occhi di tutti.
Importante l’apporto dei medici che operano nella città metropolitana di Roma. Il professor Massimo Persia, originario di Bagnoli del Trigno, responsabile del Sert di Tivoli-Guidonia, ha incontrato il commissario Giustini per trasmettergli un quadro aggiornato del campo delle dipendenze giovanili, tematica su cui il professor Persia ha di recente scritto un libro di successo. Il professor Pasquale Fruscella, originario di Campobasso, non avendo potuto partecipare all’incontro, s’è offerto di illustrare i progressi svolti nella ricerca antinvecchiamento e anticancerogenesi e in genere le innovazioni in medicina e chirurgia rigenerativa.Il commissario Giustini, ringraziando l’associazione per la disponibilità e per la cordiale occasione d’incontro, ha ricordato come il Molise venga da ben dodici anni di commissariamento e come la situazione della sanità molisana non sia certo delle migliori, salvo qualche eccezione, in primis Neuromed e Cattolica.Ha quindi elencato alcune criticità, a cominciare dalla carenza di personale – in particolare anestesisti, rianimatori, radiologi, pediatri – con concorsi e avvisi pubblici che vanno deserti o calamitano professionalità che restano poco tempo in regione. Ha fatto poi il quadro poco edificante delle postazioni di primo soccorso e delle case della salute. Una situazione talmente complessa che anche i vari comitati di cittadini sorti in tutta la regione presentano istanze spesso in contrapposizione tra loro “e ciò non aiuta certo a risolvere i problemi” ha detto il commissario.Uno dei nodi è rappresentato dal decreto Balduzzi che impone rigidi criteri da rispettare: una regione con 306mila residenti non sempre, purtroppo, riesce a garantire i “numeri” minimi: è il caso dei parti, dove se Isernia è nei termini di legge, Termoli è fuori.Per poter ripartire, ha evidenziato il commissario, serve innanzitutto pareggiare il bilancio. Quindi le idee non mancano, anche per un territorio così urbanisticamente parcellizzato come quello molisano.In linea con la Strategia nazionale aree interne, il primo obiettivo è quello di valorizzare le “farmacie di servizi”. Ha spiegato il dottor Giustini: “In Molise ci sono circa 160 farmacie, di cui 130 in zone rurali. Questo presidio comunitario, a volte unico, potrebbe rafforzare il proprio ruolo di medicina preventiva e ambulatoriale, ad esempio con prelievi, analisi, elettrocardiogrammi, ecc. Parallelamente si potrebbe dare spazio alla figura dell’infermiere di comunità. La Regione potrebbe inoltre rafforzare campagne di prevenzione, programmi di educazione sanitaria e l’assistenza domiciliare integrata”.E’ intenzione del commissario riqualificare e potenziare le sedici postazioni di primo soccorso, portandole a venti, nonché le auto medicalizzate con medico a bordo.L’associazione, a chiusura dell’incontro, ha consegnato al commissario il proprio articolato documento ufficiale “Sanità in Molise, contrastare il declino” dove, dopo una panoramica delle criticità, vengono elencati tredici punti di proposte, redatti anche in sinergia con collaboratori dell’associazione residenti in Molise e particolarmente impegnati sul tema, come il professor Umberto Berardo di Duronia.L’associazione ha infine ribadito al commissario tutto il proprio sostegno, nonché la propria vicinanza a fronte di alcune discutibili iniziative promosse da vertici regionali, evidentemente infastiditi da presenze estranee al territorio.Non è mancata e non mancherà la consegna di altri documenti da parte di singoli associati.

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Il metodo scientifico per guidare il cambiamento in Sanità

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 febbraio 2019

“Come, e forse anche più che in altri settori, in Sanità si registra un evidente paradosso: da una parte c’è l’esigenza di cambiare radicalmente il modello organizzativo, dall’altra una fortissima resistenza a che questo cambiamento avvenga effettivamente”: così esordisce il Presidente Alessandro Beux, per spiegare la posizione della FNO TSRM e PSTRP alla vigilia della primo Consiglio nazionale congiunto delle professioni socio-sanitarie, in programma il 23 febbraio prossimo a Roma.“La situazione della nostra società, dal punto di vista demografico ed epidemiologico, è sotto gli occhi di tutti: la popolazione sta progressivamente invecchiando e di conseguenza sono in aumento le patologie cronico degenerative, spesso multiple”, ha continuato Beux. “Questo imporrebbe un cambiamento radicale dell’organizzazione complessiva del sistema socio-sanitario, da quello attuale, prevalentemente improntato sul modello ospedaliero per la gestione delle acuzie, a un modello fortemente basato sulla territorialità e sulla domiciliarizzazione delle cure: se ne parla e se ne scrive da molti anni ma non si vedono azioni concrete in questa direzione”.Le ragioni sono presto dette.
“ll modello ospedaliero è quello che ha consentito la creazione, il consolidamento e l’ampliamento di poteri che oggi resistono a un cambiamento organizzativo che potrebbe metterli in discussione”, ha sottolineato ancora Beux.
Come definire dunque una road map che convinca tutte le parti in gioco a progettare un nuovo modello organizzativo per la Sanità? “La nostra nuova proposta si base sul metodo scientifico: non diamo per scontato che un modello organizzativo alternativo a quello in uso sia migliore, quindi da adottare in modo acritico, ma trattiamolo in modo ipotetico e sottoponiamolo a sperimentazione, dandoci un tempo per verificarne la bontà, sulla base di indicatori di sicurezza, efficacia e di sostenibilità condivisi”, ha concluso Beux. “Se questo nuovo modello non funzionerà, lo si potrà dire a buon diritto, sulla base dei risultati ottenuti attraverso una metodologia validata e internazionalmente riconosciuta, e non sulla base di pregiudizi e/o finalità diverse; se, invece, funzionerà, lo si potrà adottare diffusamente”.

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Lazio: sanità in crisi

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 febbraio 2019

Fuga di camici bianchi dal sistema pubblico, blocco del turnover, liste d’attesa interminabili, costi sociali per la formazione di ogni medico con cifre a piu’ zeri. In attesa di capire se la Regione Lazio uscira’ dal commissariamento, Antonio Magi, presidente dell’Ordine provinciale di Roma dei Medici, Chirurghi e Odontoiatri riguardo il problema della sanita’ italiana e quella del Lazio che perdono sempre piu’ camici bianchi che emigrano all’estero o nel privato dichiara:
“In realta’ il problema e’ che in questo momento la mancata programmazione, sia in ospedale che sul territorio, ha creato una carenza numerica di camici bianchi, in particolar modo nelle branche della medicina che possono sviluppare conflittualita’ medico-legali e risarcimenti. Questo stato di cose, associato poi al blocco del turnover e al conseguente precariato dovuto a contratti soprattutto a termine e malpagati, spinge i giovani medici ad abbandonare il Paese per proposte molto piu’ attrattive. In questo momento ci sono societa’ che reclutano medici offrendo compensi alti fino a 4mila e 400 euro piu’ alloggio e altri benefit. E’ naturale che il medico che riceve un’offerta di questo tipo rispetto a quanto proposto in Italia, magari un contratto con retribuzione di 1.200 euro senza alloggio, assicurazione e formazione, sia spinto ad emigrare. I posti maggiormente vacanti per concorso sono quelli al Nord, mentre al Sud – e’ una amara realta’ – non si pone proprio il problema: i bandi di concorso non vengono programmati. Negli ultimi 5 anni in Italia abbiamo contato 4.500 medici giovani specializzati che hanno abbandonato il Paese per lavorare all’estero. Poi c’e’ tutta la parte di medici non specializzati che sono andati in Ue od Oltreoceano. Insomma, stiamo perdendo quote di specialisti anche perche’ le universita’ italiane formano bene: non a caso i medici italiani sono richiesti in tutto il mondo. A Roma sono 44mila gli iscritti all’Ordine, quindi i medici ancora ci sono. Il problema e’ un altro: se non si fanno i concorsi e non si stabilizzano le persone dando loro una prospettiva, sia lavorativa che di vita, perderemo sempre piu’ cervelli. Se passa poi il regionalismo differenziato forse avremmo qualche problema in piu’, in quanto ci potrebbe essere una autonomia contrattuale tra una Regione e l’altra per cui Regioni piu’ ricche possono essere piu’ attrattive generando ulteriori disparita’ di cure tra Nord e Sud”.
Analizzando che nel Lazio l’eta’ media dei medic e’ di 57 anni, 6 in piu’ rispetto alla media nazionale che si attesta a 51, afferma:
“Il Lazio e’ nella media nazionale, ma nel Nord Italia sono piu’ giovani solo perche’, essendoci state per concorso nuove assunzioni, nell’organico sono entrati piu’ giovani che hanno abbassato la media. Mentre nelle Regioni con piano di rientro – che non possono assumere – ci sono, naturalmente, medici con eta’ media superiore. Quindi al Nord abbiamo una media di 50-52 anni d’eta’ mentre piu’ ci sposta al Centro-Sud piu’ la media sale sfiorando i 57 anni d’eta’. Questo non va bene, perche’ se pensiamo che intorno ai 60-62 anni d’eta’ si potra’ andare in pensione questo vuol dire che nel Lazio abbiamo solamente 5 anni per riorganizzarci. Bisogna capire anche se la Regione Lazio uscira’ dal piano di rientro. A maggior ragione i medici piu’ validi potranno anche decidere di andare in pensione e spostarsi nel privato depauperando ulteriormente il Ssn. Anche i giovani piu’ competenti potranno fare la stessa scelta. Secondo me, e’ assolutamente importante potenziare gli specialisti ambulatoriali in modo che possano fare da filtro tra territorio e ospedale, cosi’ da evitare l’inutile e dannoso sovraccarico di lavoro al Pronto soccorso. Cominciamo ad avere anche qualche carenza nei medici di medicina generale, poi c’e’ il problema delle liste d’attesa. Ribadisco, nel Lazio vanno potenziati gli specialisti del territorio in modo che gli ospedalieri possano, come dovrebbe essere, concentrarsi sulle acuzie e non sulla cronicita’, in modo anche da abbattere i costi del Servizio sanitario a vantaggio della salute di tutti i cittadini”.

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Fp Cgil: salta emendamento per assunzioni in Sanità

Posted by fidest press agency su sabato, 2 febbraio 2019

“Una nuova ‘manina’ fa saltare dal dl semplificazioni l’emendamento dello stesso governo che si proponeva di eliminare il tetto di spesa per le assunzioni del personale del Servizio sanitario nazionale, il famigerato -1,4% sulla spesa del personale del 2004”. A denunciarlo è la Funzione Pubblica Cgil Nazionale, nel sottolineare come “la manina rappresenti un accanimento particolare nei confronti delle misure che riguardano il Servizio Sanitario Nazionale e la sua messa in sicurezza”.Per la Fp Cgil si tratta di “un fatto gravissimo ma che non sorprende, dato che l’abolizione di quel provvedimento viene annunciato ad ogni varo di provvedimento normativo salvo non essere adottato mai. Quella che pare evidente è la spregiudicatezza e la leggerezza con cui viene trattato un tema così delicato come quello del turnover in sanità, che tocca la vita di centinaia di migliaia di professionisti che operano tutti i giorni con carichi di lavoro pesantissimi e che si sentono, giustamente, presi in giro da troppo tempo, blanditi a parole e colpiti ogni volta coi fatti. La situazione, anche a seguito dei pensionamenti programmati, è destinata a peggiorare ulteriormente nel giro di poche settimane”.
La Funzione Pubblica Cgil sottolinea che “è bene che i cittadini siano consapevoli di quanto sta accedendo, perché al di là delle parole vuote dei ministri Grillo e Buongiorno, il Servizio sanitario continua ad essere pesantemente attaccato, anche da questo Governo, con un depauperamento continuo di risorse umane e materiali e questo processo d’impoverimento è quello che ogni giorno le persone pagano sulla propria pelle con liste d’attesa più lunghe, meno operatori a disposizione, personale più stanco”.Per noi, osserva la categoria dei servizi pubblici della Cgil, “il Ssn è un patrimonio che, invece, va difeso e rilanciato come strumento di equità e di garanzia del diritto costituzionale alla salute; per noi è urgente un piano straordinario di assunzioni che si occupi concretamente di immettere nel Servizio sanitario nazionale giovani professionisti perché una sanità di qualità, senza personale, non può esistere. Per questo è il momento di costruire risposte e argini al processo di sgretolamento che anche questo Governo favorisce, alimentando un mercato privato che disegna una sanità sempre più diseguale, sempre più ingiusta. Per quanto ci riguarda lo faremo ogni giorno, a partire dal valorizzare il tema della sanità all’interno delle rivendicazioni che porteremo nella grande manifestazione unitaria che Cgil Cisl Uil hanno proclamato per sabato 9 febbraio”, conclude la Funzione Pubblica Cgil.

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Sanità privata

Posted by fidest press agency su domenica, 13 gennaio 2019

Dopo gli emendamenti recepiti nella legge di stabilità regionale, è stato approvato oggi in Consiglio Regionale un ordine del giorno sulla sanità privata affinché si intraprendano tutte le azioni necessarie ad arrivare in tempi brevi al rinnovo del contratto nazionale, per introdurre maggiori regole nel sistema dell’accreditamento e più trasparenza nella gestione delle risorse pubbliche. “Prosegue – commentano i segretari generali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl Natale di Cola, Roberto Chierchia e Sandro Bernardini – grazie a una lunga mobilitazione che da luglio scorso ha portato i lavoratori in piazza, fino al partecipatissimo sciopero del 14 dicembre, il percorso istituzionale che impegna la Regione Lazio sui punti indicati nella petizione rivolta al Presidente Zingaretti, su cui abbiamo raccolto le firme di oltre 10 mila lavoratrici e lavoratori. L’ordine del giorno dà una chiara indicazione politica sia a sostenere la prosecuzione delle trattative sul rinnovo del contratto, fermo da oltre 10 anni, sia a procedere a una rivisitazione delle regole sulla gestione economica e finanziaria delle strutture. Come da anni denunciamo, dietro a presunte crisi aziendali le proprietà delle strutture mascherano spesso azioni unilaterali che penalizzano i lavoratori su diritti, tutele e condizioni di lavoro, mettendo a rischio gli stessi i livelli occupazionali. “Sulla sanità privata accreditata – proseguono i segretari generali – si regge poco meno della metà dei servizi sanitari del Lazio. La trasparenza nella gestione delle risorse e il controllo dei bilanci deve essere la regola, e non potrebbe essere altrimenti, dato che si tratta di risorse pubbliche. Così come deve esserci un quadro omogeneo dei sistemi di accreditamento e deve essere uno solo il contratto applicato ai lavoratori nelle strutture, aspetto su cui già in legge di bilancio regionale si era intervenuti, per un fermo contrasto al precariato e al dumping causato dall’applicazione di contratti “pirata”. Concludono Di Cola, Chierchia e Bernardini: “Ora ci aspettiamo che la commissione sanità e gli assessorati competenti ci convochino per andare avanti con atti concreti sugli impegni presi. Rimaniamo perplessi di fronte all’astensione dei Consiglieri del gruppo M5S, su un tema che riguarda da vicino il livello dei servizi alla salute dei cittadini di Roma, città da loro stessi amministrata, e di tutto il Lazio, oltre che la tutela del lavoro, la legalità e la trasparenza, che vada verso un maggiore controllo del pubblico sull’imprenditoria privata che investe – e fa profitto – nei servizi sanitari”.

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I dati ISTAT mostrano una sanità e una spesa dei Comuni per i servizi sociali molto disomogenea tra le varie Regioni Italiane

Posted by fidest press agency su sabato, 5 gennaio 2019

Lo dichiara in una nota il Seg.Gen. UIL FPL Michelangelo Librandi.Si evidenzia una ulteriore riduzione della dotazione dei posti letto ordinari negli anni 2014 -15 a 3,2 posti per mille abitanti rispetto alla normativa nazionale che ne prevede 3,7 ogni mille abitanti. In questo caso le differenze tra le varie regioni italiane sono importanti: si passa dal 2,8% al Sud al 3,5% ogni mille abitanti al Nord.Nell’ambito dell’assistenza territoriale, anche quella fornita presso le strutture per l’assistenza residenziale e semiresidenziale, che garantisce una risposta adeguata alla domanda sanitaria da parte di persone non autosufficienti o con gravi problemi di salute, nonostante nel periodo 2014-2016 sia stata potenziata con più posti letto passati da 240 mila nel 2014 a 250 mila nel 2016, presenta una significativa disparità fra Nord e Sud, con valori per le regioni settentrionali decisamente più elevati rispetto a quelli del Mezzogiorno.Infine nonostante l’ammontare delle risorse impiegate per il welfare locale sia in aumento, sul fronte della spesa dei Comuni per i servizi Sociali il divario tra le varie regioni Italiane è marcato; nel Sud in cui risiede il 23% della popolazione, si spende solo il 10% delle risorse destinate ai servizi socio-assistenziali. Per non parlare della spesa pro-capite per i servizi socio-assistenziali: si passa dai 22 euro della Calabria ai 517 della Provincia Autonoma di Bolzano.Una delle poche note positive di questi dati sono invece le risorse quasi raddoppiate destinate ai disabili. Tuttavia anche per l’assistenza rivolta ai disabili le differenze territoriali sono rilevanti: mediamente un disabile residente al Nord-est usufruisce di servizi e interventi per una spesa annua di oltre 5.150 euro mentre al Sud il costo dei servizi ricevuti è di quasi 865 euro pro-capite.Da troppo tempo – conclude Librandi – stiamo denunciando questo divario tra Nord e Sud sia in Sanità che nel Sociale senza tuttavia riscontrare alcun cenno di miglioramento.

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Sanità: Dimissioni prof. Ricciardi e il futuro dell’ISS

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 dicembre 2018

Dopo mesi di inspiegabile silenzio da parte del ministro Grillo sull’Istituto Superiore di Sanità, organo tecnico scientifico del Ministero, è urgente per l’Unione Sindacale di Base che a seguito delle odierne dimissioni del presidente Walter Ricciardi, si apra il confronto con il ministro sul futuro dell’Ente. Sarebbe grave se non vi fosse da parte del ministro la disponibilità ad ascoltare il personale per comprendere le problematiche legate al ruolo e alla funzione dell’ISS, soprattutto in funzione della difesa della propria terzietà.USB ha già richiesto allo staff del ministro che l’iter di nomina del nuovo presidente sia celere e trasparente, e, diversamente dal caso ISTAT, che la figura di alto valore che prenderà il posto del prof. Ricciardi dia priorità alla funzione dell’ISS al servizio della committenza sociale nell’ambito del Servizio sanitario nazionale. USB, primo sindacato dell’Ente, è pronta a chiamare i lavoratori alla mobilitazione qualora dovesse essere messa a rischio la terzietà dell’ISS rispetto alla politica e al settore privato.

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M5S Lombardia. Bilancio regionale: I nostri emendamenti per una sanità più vicina ai cittadini

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 dicembre 2018

“È una sanità di cittadinanza quella che abbiamo in mente. Deve essere, oggi come non mai, vicina ai lombardi, attenta ai più deboli, capillare sui territori e capace di interpretare le sfide del futuro. Deve prendersi cura dei cittadini oltre che curare e guarire”, così Gregorio Mammì, consigliere regionale del M5S Lombardia, sugli emendamenti e sugli ordini del giorno al Bilancio regionale depositati dal Movimento in previsione della discussione in Consiglio regionale della settimana prossima.
Sono decine gli emendamenti e gli ordini del giorno presentati. Tra questi la richiesta di risorse per la sperimentazione per l’infermiere di famiglia, su cui il M5S ha anche depositato una proposta di legge, nuove “culle per la vita”, risorse per l’acquisto di giochi per i bambini ricoverati e ospedalizzati e fondi per le persone non autosufficienti.
Tra gli emendamenti spazio anche alla richiesta di finanziamenti per i controlli sull’amianto e per sostenere le persone affette da Fibromialgia, ludopatie e sindrome da burnout. È del M5S anche la proposta di stanziare maggiori risorse per la promozione e l’incremento di programmi di screening finalizzati a prevenire l’infertilità nei giovani adulti e di rendere gratuite le cure veterinarie per i proprietari d’animali d’affezione con Isee basso. Per Mammì, “Non stiamo chiedendo l’impossibile. Interveniamo in decine di ambiti con la richiesta di fondi che possono davvero fare la differenza nel sostegno alle fragilità. La crisi e le politiche vergognose dei Governi precedenti hanno tolto risorse alla Sanità colpendo soprattutto i più deboli. Con i nostri emendamenti e ordini del giorno vogliamo invertire la rotta”.

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Convegno: Qualità in sanità

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 dicembre 2018

Napoli Non accenna a diminuire il divario tra la qualità della Sanità al Nord e al Sud. Nel Mezzogiorno un quarto dei cittadini è costretto a mettere mano al proprio portafoglio e, troppo spesso, a rinunciare a curarsi a causa del proprio reddito (28%). Basti pensare che per far fronte alle mancanze del SSN il 70% di chi vive al Sud ricorre a visite specialistiche pagate di tasca propria (+7,6% rispetto alla media nazionale). Superiore alla media anche la frequenza di ricorso ai farmaci pari all’87%, una cifra che si discosta di oltre 15 punti percentuali rispetto alla media nazionale.Sulle possibili soluzioni per cercare di mettere fine a questa preoccupante situazione, si focalizzerà l’intervento di Marco Vecchietti, Amministratore Delegato e Direttore Generale di RBM Assicurazione Salute durante il convegno “Qualità in Sanità, tra equità e sostenibilità” in programma oggi e domani a Napoli.“Il Welfare supplementare in Sanità è doveroso per tentare di ridurre l’Health Divide che spezza in due il nostro Paese – spiega Vecchietti – e per ottemperare al dettato della Costituzione che impone il diritto alla salute, oggi spesso negato o ridotto per alcune categorie di cittadini, le più fragili e quelle che risiedono nelle aree meridionali del Paese”.Dal capoluogo partenopeo, il numero uno di RBM Assicurazione Salute rilancerà il progetto di un Welfare supplementare per il Sud, presentato ad ottobre al Convegno “Mezzogiorno d’Italia: ultima spiaggia” organizzato da EUR.A.PRO.MEZ (Associazione Nazionale per il Progresso del Mezzogiorno d’Italia). Un progetto che, se avviato, potrebbe ridurre i gap assistenziali con il resto del Paese, ristabilendo quell’equità e quell’universalismo che dovrebbero essere alla base del nostro Servizio Sanitario. Il Welfare supplementare potrebbe essere finanziato attraverso i Fondi Europei, oggi pericolosamente a rischio per mancato utilizzo, che quindi sarebbero finalizzati a garantire la perequazione territoriale.
“Le Forme Sanitarie Integrative – afferma Vecchietti – possono finanziare aree di prestazioni economicamente non più sostenibili dal SSN garantendo comunque la loro erogazione mediante delle strutture pubbliche o convenzionate. Le Regioni potrebbero trasferire ad un terzo (fondi sanitari/compagnia di assicurazioni) in tutto o in parte l’onere economico connesso all’erogazione delle prestazioni sanitarie di una determinata area di trattamenti, garantendo comunque al cittadino il rispetto dei LEA predefiniti su base territoriale e a fronte di un budget di spesa predeterminato (il premio assicurativo). Analizzando il quadro complessivo credo sia necessario investire su fondi pensione e fondi sanitari territoriali. Inoltre, si potrebbero promuovere fondi welfare territoriali per assicurare tutele integrative in campo pensionistico, sanitario ed assistenziale, consorziare gli enti locali e favorire una pianificazione integrata. Coinvolgendo aziende, ordini professionali e categorie presenti sul territorio sarebbe possibile dare vita ad un welfare del territorio e ampliare così le esperienze di welfare occupazionale.” “Come evidenziato dall’VIII Rapporto RBM-Censis cresce il rancore degli italiani nei confronti del SSN – segnala Vecchietti -. Questo sentimento negativo dilaga nel Mezzogiorno dove quasi la metà degli intervistati si dichiara arrabbiato di fronte ad un Servizio Sanitario che non sembra essere in grado di curarli nei tempi e nei modi adeguati e li obbliga a diventare migranti della salute. Il fenomeno della mobilità sanitaria, infatti, è aumentato del 21% rispetto al 2015 e lo scorso anno ha coinvolto 1,7 milioni di italiani E la situazione pare in peggioramento poichè il federalismo fiscale non ha fatto che accrescere il divario. Se prima del 2017 la speranza di vita era pressappoco la stessa in tutto il Paese, oggi per un uomo campano è di 74 anni contro i 76 di un lombardo e per quanto riguarda le donne è di 80 contro 83.” Preoccupanti anche i dati relativi alla cronicità e all’obesità, superiori alla media nazionale. Infatti, il 15,9% degli abitanti del Sud presenta una malattia cronica grave, mentre negli over 65 il tasso di persone in condizione di multicronicità è addirittura del 47% (+5% rispetto al Nord). Per quanto riguarda l’obesità, in Campania oltre la metà delle persone sono in sovrappeso o obese, anche a causa di una maggiore sedentarietà (un fenomeno che riguarda il 57,7% dei campani) dovuta a una minore offerta di strutture sportive e ad un PIL pro-capite inferiore.A contribuire alla più bassa speranza di vita, anche una minore attenzione alla prevenzione: il tasso di adesione allo screening mammografico, ad esempio, è del 55% al Nord, mentre si ferma al 36% nel Mezzogiorno.Ad aggravare la situazione il meccanismo delle detrazioni, attualmente vigente: quasi il 60% dei costi sostenuti da tutti i cittadini italiani attraverso la Finanza Pubblica per garantire le risorse necessarie al funzionamento di tale sistema, viene assorbito dalle regioni del Nord, meno del 20% da quelle del Sud e delle Isole.“Analizzando il quadro complessivo – prosegue Vecchietti – credo sia necessario investire su fondi pensione e fondi sanitari territoriali. Pubblico e privato potrebbero affiancarsi e garantire il diritto alla Salute, riconosciuto anche dalla nostra Costituzione, a tutti. Per farlo perché non seguire la strada di un reddito di salute? Inoltre, si potrebbero promuovere fondi welfare territoriali per assicurare tutele integrative in campo pensionistico, sanitario ed assistenziale, consorziare gli enti locali e favorire una pianificazione integrata. Coinvolgendo aziende, ordini professionali e categorie sarebbe possibile dare vita ad un welfare del territorio e ampliare così le esperienze di welfare occupazionale”.Ad oggi, la macro-area Sud e Isole è quella con il minor numero di assicurati (soltanto 1 cittadino su 10 usufruisce di polizze sanitarie collettive/Fondi Integrativi e poco meno del 10% di polizze sanitarie individuali). Di conseguenza, in questa zona del Paese la Spesa Sanitaria Intermediata pro-capite è di soli 18,90 € a fronte di una Spesa Sanitaria Privata pro-capite pari a 495,42 € (3,8% contro il 13,3% del Nord-Est).E ancora: “Attualmente gli italiani che già hanno una forma sanitaria integrativa beneficiano di una riduzione della loro spesa sanitaria privata di 2/3. Ed essendo l’attuale impianto della Sanità Integrativa di matrice prevalentemente occupazionale anche la sua diffusione ricalca la struttura produttiva del Paese favorendo inevitabilmente le Regioni del Centro Nord dove sono presenti la maggior parte delle Pubbliche Amministrazioni (Centro) – conclude Vecchietti – e del tessuto produttivo delle Piccole Medie Imprese (Nord) che rappresenta la spina dorsale della nostra economia”.

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Manovra 2019: alla Sanità oltre 4,5 miliardi di euro in tre anni

Posted by fidest press agency su sabato, 3 novembre 2018

Il testo della Legge di Bilancio 2019 inviato alle Camere per la discussione parlamentare si presenta con buone nuove per la sanità pubblica: aumento del fondo sanitario nazionale di € 3,5 miliardi che si aggiungono al miliardo già stanziato dalla precedente legislatura, fondi dedicati alla governance delle liste di attesa ed alle borse di studio per specializzandi e futuri medici di famiglia, oltre ad un incremento di € 2 miliardi destinati al programma di ristrutturazione edilizia e ammodernamento tecnologico. Confermato il miliardo già assegnato per il 2019 dalla precedente legislatura e previsto un aumento di € 2 miliardi nel 2020 e di € 1,5 miliardi nel 2021, per un incremento complessivo di € 4,5 miliardi nel triennio. Le risorse assegnate per il 2020 e per il 2021 sono subordinate alla stipula, entro il 31 gennaio 2019, di una Intesa Stato-Regioni per il Patto per la Salute 2019-2021 che contempli varie “misure di programmazione e di miglioramento della qualità delle cure e dei servizi erogati e di efficientamento dei costi”. Oltre all’incremento del fabbisogno sanitario nazionale standard 2019-2021, la Legge di Bilancio prevede risorse finalizzate a specifici obiettivi:
Riduzione dei tempi di attesa delle prestazioni sanitarie.
Borse di studio. Per quelle destinate al corso di formazione specifica in Medicina generale stanziati € 10 milioni a decorrere dal 2019 che garantiscono ogni anno circa 300 borse aggiuntive.
Rinnovo contrattuale 2019-2021. Per il personale dipendente e convenzionato gli oneri per i rinnovi contrattuali, nonché quelli derivanti dalla corresponsione dei miglioramenti economici al personale, sono posti a carico dei bilanci regionali.
Finanziamento dei programmi di edilizia sanitaria.
Restano fuori dalla manovra alcune indifferibili priorità per evitare il collasso della sanità: Rinnovi contrattuali, Sblocco turnover, Nuovi LEA, Residuo pay-back farmaceutico 2013-2016. Parte degli oltre € 900 milioni contabilizzati come entrate nel bilancio dello Stato sono oggetto di contenzioso e potrebbero diventare una voce di passività. Tuttavia, alcune lacune che rischiano di peggiorare lo “stato di salute” del SSN non possono essere ulteriormente rinviate: ecco perché è indispensabile destinare interamente ai rinnovi contrattuali il miliardo già previsto dalla precedente legislatura ed anticipare al 2019 almeno un miliardo per sdoganare i nuovi LEA, eliminare il superticket e avviare lo sblocco del turnover». (fonte: Fondazione gimbe in abstract)

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Sanità: Foad Aodi(Amsi), presentato manifesto “Buona Sanità internazionale” a Sileri

Posted by fidest press agency su martedì, 11 settembre 2018

L’Associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi) , il Movimento Uniti per Unire e la Confederazione Internazionale Unione Medica Euro-Mediterranea (UMEM) hanno incontrato Pierpaolo Sileri, senatore del Movimento 5 Stelle e presidente della Commissione Igiene e Sanità. Al centro dell’ incontro la presentazione e la discussione del progetto la “Buona Sanità Internazionale”, un’ iniziativa che tende a “tutelare il diritto universale alla salute e promuovere campagne di prevenzione e sensibilizzazione sulle patologie emergenti per incentivare l’aggiornamento professionale, gemellaggi universitari e una collaborazione sul fronte della ricerca e dell’aggiornamento professionale”.
E ancora: gli altri punti focali del Manifesto sono “risolvere la questione dei concorsi per i professionisti della sanità di origine straniera con la deroga di poter sostenere i concorsi per chi ha esercitato regolarmente in italia per 5 anni vista la carenza dei medici e degli infermieri in Italia, programmare i posti presso le facoltà di medicina e delle scuole di specializzazione in base ai fabbisogni del mercato di oggi e della carenza dei medici che e’ in aumento sia a livello italiano che europeo, combattere le discriminazioni e le aggressioni contro i professionisti della sanità in Italia, intervenire sulla fuga dei cervelli e dei giovani laureati all’estero promuovendo di più il loro ingresso nel mercato del lavoro compensando il numero alto dei medici che vanno in pensione.
“Sì a gemellaggi universitari – ha commentato Sileri -, sì a una collaborazione sul fronte della ricerca e dell’aggiornamento professionale. In un mondo globalizzato, in continuo cambiamento, anche la sanità deve fare la sua parte. È fondamentale combattere le aggressioni contro i medici nei pronto soccorso, colmare le lacune sulla mancanza dei medici ed eliminare qualsiasi discriminazione nel mondo sanitario, allargare gli orizzonti per offrire ai cittadini professionisti migliori sul campo puntando solo alla meritocrazia”.
Il Fondatore dell’Amsi e del Movimento Uniti per Unire Prof.Foad Aodi nonché consigliere dell’OMCEO Roma ha illustrato e discusso il Manifesto la “Buona Sanita’ internazionale” con il Presidente Sileri apprezzando la sua grande disponibilità ad ascoltare e approfondire i punti proposte nel manifesto dall’Amsi ,Uniti per Unire ,UMEM insieme all’Ong Emergenza Sorrisi e le Comunita’ del mondo arabo in Italia e tutte le comunita’ ed associazioni italiane e di origine straniera aderenti al Movimento Uniti per Unire. “E’ un momento molto delicato per il SSN e l’esercizio della professione dei medici, infermieri, fisioterapisti, farmacisti, odontoiatri e gli altri professionisti della sanità per la grave mancanza di medici ed infermieri, per le continue aggressioni contro i professionisti della sanità, l’aumento del costo della medicina difensiva, le cure fai di te e l’allarmismo che si crea sulla salute dei cittadini di origine straniera e dei migranti”. L’Amsi, aggiunge, “nei primi 8 mesi dell’anno ha ricevuto più di 200 richieste di medici e professionisti della sanità di origine straniera per poter esercitare presso le strutture sanitarie pubbliche e private e tali richieste sono in continua crescita. Ci preoccupa molto anche perché le domande da parte dei medici italiani giovani sono altrettanto in crescita all’Amsi per poter esercitare all’estero. Bisogna lavorare in questo senso per rendere la professione medica sempre più internazionale”.

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Servizi digitali innovativi nella sanità

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 settembre 2018

Il software solution provider parmigiano, con un aumento di capitale di 2 milioni di euro e il conferimento della controllata IG Consulting s.r.l., ha dato vita a una realtà tra le più grandi nel settore dei servizi di accoglienza delle strutture sanitarie con un fatturato di circa 6 milioni di euro. Maps Group è stata assistita in questa operazione dall’advisor Thymos Business & Consulting.Artexe è leader nello sviluppo di soluzioni tecnologiche innovative a supporto delle strutture sanitarie, in particolare per la gestione dell’accoglienza e delle attese. L’obiettivo di questa operazione è creare un’azienda specializzata nel settore ICT per il mercato sanità, con un piano industriale che prevede investimenti per oltre 3 milioni di euro nei prossimi tre anni e l’apertura ai mercati internazionali.Maps Group intende far crescere la nuova realtà, che conserva il nome Artexe, attraverso investimenti, un piano industriale e una vision per il futuro, che prevede per il mercato sanitario nazionale la nascita di nuovi attori o la profonda modifica di quelli attuali, verso una sanità più efficiente e più attenta ai bisogni del paziente. Secondo questa vision il paziente non è un malato, ma si andrà sempre di più verso un percorso di umanizzazione in cui al centro della cura vi è prima di tutto la persona. Tale cambio di paradigma comporterà un adeguamento delle esigenze di gestione dei rapporti tra paziente e struttura sanitaria e di conseguenza una maggiore attenzione sulla qualità e la tempestività dei servizi sanitari. La mission della nuova realtà sarà quella di offrire i supporti tecnologici e consulenziali alle strutture sanitarie, al fine di contribuire alla loro trasformazione in data-driven company sostenibili per gestire la relazione con i loro pazienti in un’ottica di servizi a misura d’uomo. Nel futuroArtexe si avvantaggerà delle esperienze R&D, gestionali e commerciali di Maps; potenzierà un’offerta basata su consulenza e tecnologie per la gestione della relazione tra paziente e struttura sanitaria, mediante strumenti per l’analisi dei dati (semantica, IA) e sistemi di supporto alla governance e alla comunicazione della struttura stessa; rafforzerà ulteriormente il suo ruolo di player di riferimento, per questo tipo di offerta, nel mercato italiano.

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Ridurre i ritardi della sanità meridionale è possibile

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 agosto 2018

“La sanità al Sud: best practices e nuovi scenari, non solo sprechi”: è stato il titolo del convegno nazionale del Sindacato dei medici italiani (Smi) tenutosi a Bari cinque anni fa e dove è emersa, tra l’altro, una situazione sanitaria nel meridione diversa da come spesso viene dipinta.
Da allora ad oggi è forse cambiata qualcosa? Diremmo proprio di no. Se lasciamo parlare i medici di allora ci accorgeremo ben presto che le loro parole continuano ad essere d’attualità.
Secondo lo Smi, condizione necessaria per combattere la malasanità è che siano messe a disposizione risorse adeguate e che si attui una programmazione che permetta di ridurre gli sprechi esistenti; occorre estendere le pratiche virtuose e sottrarre il governo delle Asl alla mala politica. Il segretario nazionale Smi, Salvo Calì, era convinto che sia possibile eliminare gli sprechi e le logiche clientelari: “Basta premiare la competenza e dialogare con chi opera in prima linea nel Ssn, cioè i medici.”
Il messaggio che cogliamo nella sua interezza è che nel sud esiste buona sanità ma è schiacciata dal clientelismo. Vi sono esperienze in settori sensibili e strategici per l’offerta di servizi sul territorio che sanno incontrare il gradimento dei cittadini e che contribuiscono a intercettare le mutate domande di salute di una popolazione che affronta problemi diversi rispetto a trenta anni fa, innanzitutto il nodo della cronicità e dell’invecchiamento della popolazione. In buona sostanza possiamo dire che se la domanda di prestazioni di un certo tipo aumenta non vi corrisponde, a livello istituzionale, una risposta adeguata e meno che mai nel suo approccio sul territorio. Vi sono nosocomi nel sud che presentano delle eccellenze in determinate discipline mediche ma difettano in personale medico ed infermieristico, in dotazione di fondi e nella logistica. Occorre concentrarsi sull’organizzazione dei servizi, nel seguire i malati anche dopo il dimissionamento ospedaliero e nel tenere aperto il dialogo con i medici di base. (Servizio Fidest)

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