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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 335

Posts Tagged ‘sanità’

“Next Generation Health: le priorità degli Italiani per la sanità del futuro”

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 novembre 2020

In programma giovedì 26 novembre alle ore 10:00.L’incontro prevede un dibattito sui risultati dell’indagine Doxapharma sulle priorità degli italiani per la sanità del futuro. Integrazione ospedale-territorio, digitalizzazione e uniformità nell’accesso alle cure sono i tre grandi miglioramenti irrinunciabili. Di questo e degli altri significativi dati emersi nell’indagine parleranno: · Paola Parenti, Vice President di Doxapharma · Walter Ricciardi, Consigliere scientifico del Ministro della Salute per la pandemia da coronavirus, Chairman del Mission Board for Cancer, Commissione Europea, Direttore Scientifico centrale di ICS Maugeri · Stefano Bonaccini*, Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, Presidente della Regione Emilia-Romagna · Massimo Scaccabarozzi, Presidente e Amministratore delegato Janssen Italia

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Il 25 novembre la Sanità sciopera

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 novembre 2020

Ogni giorno che passa si dimostrano sempre più fondate le motivazioni dello sciopero della Sanità Pubblica, delle ASP e delle IPAB indetto da USB per mercoledì 25 novembre. E ogni giorno che passa conferma l’esigenza e l’urgenza di rappresentare la rabbia e l’amarezza degli operatori sanitari, sacrificati una volta di più sull’altare della lotta alla pandemia. È la cronaca a ribadire quotidianamente, in modo impietoso, la carenza di personale, la sofferenza degli ospedali non solo in termini di posti letto, l’inconsistenza della medicina territoriale. Tutto questo perché nei mesi in cui il virus è sembrato in ritirata non sono state fatte poche e semplici cose che avrebbero evitato al Servizio Sanitario Nazionale di precipitare nella drammatica condizione attuale. Sarebbero state sufficienti assunzioni stabili e massicce di personale, il potenziamento della medicina territoriale e delle attività di prevenzione e tracciamento, il recupero di posti letto. C’è stata, evidente, la mancanza di volontà politica di imprimere un cambio di passo, confermata dalla bozza della Legge di Bilancio 2021: aumenta il finanziamento del SSN destinato all’esecuzione dei tamponi da parte dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta, si fanno contratti con i medici specializzandi e assunzioni di personale sanitario, ma tutto rigorosamente all’insegna della precarietà.Viene cioè colpevolmente e scientificamente prorogato il reclutamento di medici, infermieri e OSS con contratti di lavoro autonomo di durata non superiore ai sei mesi, una volta verificata l’impossibilità di attingere alle graduatorie concorsuali, ben sapendo che le graduatorie attive sono merce rara. Si vincola inoltre l’accesso al finanziamento integrativo del SSN alla sottoscrizione di accordi bilaterali fra regioni, orientati a eliminare la mobilità sanitaria. In pratica si impedisce a chi ne ha bisogno di curarsi nella maniera più appropriata. Dulcis in fundo, solamente briciole o addirittura nulla per il personale. Per gli infermieri è prevista una indennità complessiva lorda di 335 milioni di euro da destinarsi alla contrattazione collettiva. Considerando che gli infermieri e gli infermieri pediatrici della sanità pubblica sono circa 270.000, il riconoscimento sbandierato come una grande vittoria da parte dei sindacati corporativi infermieristici, ammonterà a circa 2 euro netti al giorno. L’ennesima beffa, un contentino a fronte di condizioni di lavoro inaccettabili.Va anche peggio per il resto del personale che, pur partecipando attivamente al contrasto della pandemia, in particolare OSS e Tecnici delle professioni sanitarie, non ha guadagnato sul campo nemmeno l’onore di una citazione. Il 25 novembre con il personale della Sanità sciopererà anche quello della Scuola, dei Servizi educativi e del Trasporto pubblico locale. Sono settori essenziali del servizio pubblico che, pur interagendo quotidianamente, non sono stati oggetto di una pianificazione integrata né sono stati messi in sicurezza, diventando ambiti di trasmissione del virus ed evidenziando nel corso della pandemia tutti i limiti della gestione affidata, in parte, ai privati e orientata al risparmio.Con lo sciopero del 25 novembre USB rivendica investimenti, assunzioni stabili, sicurezza e un nuovo ruolo dello Stato nella gestione dei Servizi Pubblici Essenziali.

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Governo. Coronavirus: ci cadono le braccia. Difendersi da soli

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 novembre 2020

Ci riferiamo alla vicenda della sanità calabrese, emblematica di quella nazionale. Il governo Conte1 (M5S-Lega) nominò un commissario alla sanità in Calabria, il quale davanti alle telecamere scopre che doveva predisporre il piano anti Covid. E’ licenziato in tronco dal governo Conte2 (M5S-PD) che nomina un successore (in isolamento perché positivo al virus), che è un medico igienista e pochi mesi fa, in un video, sosteneva la inutilità della mascherina e che per contrarre l’infezione occorreva limonare per almeno 15 minuti. Aggiungiamo che il neo commissario era candidato alle elezioni politiche con il partito del ministro della Salute, Roberto Speranza. Vero è che la nomina di un commissario ad acta è attribuita al presidente del Consiglio, ma la proposta è del ministro competente, cioè quella della Salute, vale a dire Speranza, che aggiunge benzina sul fuoco con una dichiarazione che ha dello sbalorditivo. Dichiara, infatti, il ministro Speranza: “Quel video è del tutto inappropriato e profondamente inopportuno. Il commissario si è scusato, ma viene da una stagione diversa in cui anche l’Oms parlava di mascherine per contagiati e sanitari. Ma 30 anni di curriculum non si possono cancellare con un video rubato. Credo che il messaggio di fondo sia far ripartire la sanità calabrese”. Insomma, la colpa è del video rubato.Ci chiediamo dove viva il ministro Speranza che dovrebbe tutelare la nostra salute.Non rimane che tutelarci da soli, seguendo le indicazioni più volte raccomandate: mascherina, distanza, niente assembramenti e lavaggio delle mani. Primo Mastrantoni, segretario Aduc

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Doveroso celebrare uomini e donne della sanità italiana

Posted by fidest press agency su sabato, 7 novembre 2020

“L’approvazione definitiva dell’istituzione della Giornata nazionale del personale sanitario, sociosanitario, socioassistenziale e del volontariato è un atto doveroso verso le migliaia di operatori che hanno consentito al Paese di superare la prima terribile ondata della pandemia. Ancora di più oggi che siamo tutti chiamati a fronteggiare una nuova fase emergenziale” dice Andrea Mandelli, presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani. “Se il 20 febbraio, ogni anno, ricorderemo le donne e gli uomini che si sono sacrificati per la collettività, anche a prezzo della loro vita, dovremo necessariamente considerare quanto stiamo facendo per rendere più forte il nostro Servizio Sanitario e per tutelare chi lavora per la salute della collettività. Come ho già detto in altre occasioni, sono convinto che medici, farmacisti, infermieri e tutti gli operatori e i volontari vadano celebrati anche con uno sforzo complessivo per proteggere, migliorare e rendere sempre più efficace ed efficiente la sanità italiana”.

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La sanità nel Lazio? “Un disastro”

Posted by fidest press agency su domenica, 1 novembre 2020

<p style=”text-align:justify;font-family:arial;font-size:15px;”><<Da quando Zingaretti ha iniziato la sua battaglia personale contro la sanità regionale, Fdi ha denunciato la mancanza di visione progettuale e organizzativa e i possibili effetti devastanti dei tagli indiscriminati. Dopo anni di scadimento e riduzione dei servizi, smantellamento e delocalizzazione dei presidi, siamo arrivati addirittura oltre l’impossibilità del ricovero, siamo arrivati all’impossibilità del soccorso. Il blocco delle ambulanze si verifica perché non ci sono i posti letto necessari, mancavano in tempi normali, figuriamoci in piena epidemia.Nemmeno dopo la prima ondata di Covid 19, l’assessore D’Amato ha preso in considerazione le proposte Fdi, formulate già da Marzo, per una riorganizzazione e razionalizzazione in funzione anti Coronavirus del sistema dei soccorsi. Ha trascorso l’estate a vantarsi del “Modello Lazio” senza approntare misure adeguate a fronteggiare una ripresa del virus. Ecco perché oggi l’insufficiente numero di medici, infermieri e operatori sanitari non consente di svolgere in tempi rapidi le procedure di accettazione. I Pronto Soccorso, presi d’assalto quotidianamente prima del Covid, stanno scoppiando, tra contagiati e sospetti tali, pazienti di altre patologie, feriti e traumatizzati del giorno. Tutte queste problematiche ricadono sugli operatori del 118, costretti a sostare per molte ore, a volte per un’intera giornata, in attesa che il paziente che hanno soccorso sia ricoverato e senza poter rispondere ad altre richieste d’aiuto, come più volte rilevato e segnalato anche a mezzo tv e stampa da Stefano Barone segretario provinciale NurSind Roma e Alessandro Saulini segretario Nursind ARES118. Invece di girare l’Italia in campagna elettorale, Zingaretti avrebbe dovuto lavorare al potenziamento del servizio di 118 territoriale che manca di tutto, dalle ambulanze agli infermieri, dagli autisti ai barellieri.>> Così in un comunicato stampa Giancarlo Righini, consigliere regionale del Lazio di Fdi, Rachele Mussolini consigliere comunale di Roma e Federico Rocca dirigente di Fdi Roma.

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Sanità: Cgil e Fp, 10 ottobre manifestazione con Speranza e Landini

Posted by fidest press agency su domenica, 11 ottobre 2020

Roma sabato 10 ottobre in piazza del Popolo dalle ore 10.30 alle ore 14. Una manifestazione, nel rispetto delle norme di sicurezza anti-Covid, che vedrà interventi di delegate e delegati del settore, insieme a un confronto tra il ministro della Salute, Roberto Speranza, e il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, moderato dal giornalista della Rai, Riccardo Iacona.

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Una sanità a misura di anziano

Posted by fidest press agency su martedì, 6 ottobre 2020

Da troppo tempo l’Italia ha bisogno di una sanità a misura di anziano. L’istituzione di una Commissione per la riforma dell’assistenza sanitaria e sociosanitaria della popolazione anziana, tiene finalmente conto di un’esigenza reale del Paese alle prese con un inarrestabile processo di invecchiamento. Così Anp, l’Associazione nazionale pensionati di Cia-Agricoltori Italiani, esprimendo soddisfazione per il decreto emanato dal ministro per la Salute, Roberto Speranza.In Italia, sottolinea Anp-Cia, gli over 65 sono quasi 14 milioni, ovvero il 22,8% del totale. Considerato il trend in atto, il numero dei non autosufficienti, a oggi oltre 2 milioni, è destinato a raddoppiare entro 2030. E’, dunque, urgente fare presto e procedere con la pianificazione di politiche e strumenti che già ora, e non solo in prospettiva, emergono come estremamente necessari per molti anziani e per le loro famiglie. Per questo, commenta Anp-Cia, accogliamo positivamente l’istituzione della Commissione per rivedere le forme di assistenza sociosanitaria verso gli anziani. Ciò, tenuto anche conto dell’emergenza Covid che l’Italia sta affrontando da mesi e senza dimenticare le condizioni di estremo disagio in cui vivono per servizi inadeguati e prestazioni pensionistiche al minimo, gli abitanti più fragili delle aree interne e rurali del Paese. Anp-Cia torna, quindi, a ribadire il suo impegno, condiviso con le altre associazioni della rappresentanza sociale, perché venga approvata una legge sull’invecchiamento attivo, con lo scopo di ampliare gli strumenti e le politiche fondamentali per la valorizzazione del ruolo sociale dell’anziano nella società. Inoltre, Anp-Cia rinnova il sostegno alla proposta di una normativa chiara sulla non autosufficienza.“E’ chiaramente sul terreno dei servizi che occorre investire e innovare -ha dichiarato il presidente nazionale di Anp-Cia, Alessandro Del Carlo-. Serve una sanità territoriale più vicina alle persone, in grado di garantire assistenza domiciliare, prevenzione, cure primarie, nonché strutture ospedaliere pensate per gli anziani. Sulle Residenze Sociali Assistite è, invece, necessario -ha chiarito Del Carlo- rilanciare un ruolo e una presenza forte del sistema pubblico che ne imponga le condizioni di idoneità strutturale e di congruenza nella gestione”.

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Professionisti della sanità di origine straniera in Italia e in Europa

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 ottobre 2020

In Italia ci sono al momento ben 22 mila Medici stranieri, 5 mila Odontoiatri , 38mila Infermieri, 5mila Fisioterapisti, 5 mila Farmacisti,1000 Psicologi,1500 tra podologi ,tecnici di radiologia, biologi ,chimici ,fisici .Circa 2500 sono in attesa di riconoscimento del titolo di studio eseguito all’estero . Tra arrivi e partenze, negli ultimi 5 anni c’è anche un esercito di Professionisti che abbandona il nostro Paese; laureati e specializzati, preferiscono andare a lavorare in Università, Ospedali e Cliniche del Medio Oriente, del Nordafrica, dell’Europa dell’Est ed anche della Gran Bretagna. In Europa ci sono circa 500 mila medici di origine straniera di cui 400 mila stabili e 100 mila mobili nei vari paesi europei Secondo il Bilancio dell’Amsi, realizzato in collaborazione con il movimento Uniti per unire e l’Unione Medica Euro Mediterranea (Umem), sino ad Agosto 2020: 1) In Italia i professionisti della Sanità risultano 77.500mila,In Italia ci sono al momento ben 22 mila Medici stranieri, 5 mila Odontoiatri , 38mila Infermieri, 5mila Fisioterapisti,5mila Farmacisti, 1000 Psicologi,1500 tra podologi ,tecnici di radiologia, biologi ,chimici ,fisici .Circa 2500 in attesa di riconoscimento del titolo di studio (oltre a 2500 Professionisti in attesa di riconoscimento dei titoli conseguiti all’Estero, nella Patria d’origine o in altre Nazioni e Stati); 2) Questi sono in misura maggiore Professionisti provenienti da Paesi Africani(maggiormente da Camerun ,Congo ,Nigeria) ,paesi Arabi(Siria ,Libano ,Palestina, Giordania, Egitto, Iraq, Tunisia ,Marocco ,Algeria ,Libia) , paesi dell’Est (Russia ,Albania ,Polonia ,Romania ,Ucraina ,Moldavia ,Croazia ), da paesi sudamericani (Argentina ,Brasile ,Peru ,Colombia ) , dai paesi europei ,America ,Cuba ,Israele ,Cina ,Giappone e Filippine che hanno caratterizzato le tre fasi dell’Immigrazione di massa nel nostro Paese tra il 1965-2020; 3)Si registra che negli ultimi 5 anni circa il 35% dei professionisti stranieri tornano nei loro Paesi di origine (in particolare paesi dell’Est e Paesi Arabi) e fanno parte di due categorie: i giovani precari e quelli in pensione oppure quelli che hanno subito discriminazione e sfruttamento lavorativo nonché violenza verbale; 4) il 65% dei Professionisti laureati della Sanità e della Salute non ha Cittadinanza Italiana (in particolare quelli della seconda e terza fase dell’Immigrazione, vale a dire a seguito della Caduta del Muro di Berlino -1989 -e della cosiddetta Primavera Araba -2011-); 5) l’80% di loro lavora nelle strutture private (Cliniche, Centri di Fisioterapia, Centri Analisi, Pronto soccorso, Guardia medica, Studi medici e poliambulatori privati), anche a causa delle difficoltà ad inserirsi nel sistema pubblico in virtù, in primis ,dei concorsi riservati ai cittadini italiani; 6) il 10% di questi Professionisti d’origine straniera esercita come Medici di Famiglia (Medici di Medicina Generale) e Pediatri convenzionati; 7) ma anche il 10% degli Stranieri esercita presso le strutture Pubbliche (in particolare Pronto Soccorso, Medicina interna, area chirurgica; 8) negli ultimi 5 anni si registra una diminuzione di arrivo dei Professionisti tranne dall’Egitto, dalla Tunisia, dalla Siria e dal Messico; 9) negli ultimi 5 anni si sta registrando una diminuzione di arrivo di studenti stranieri.

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Lavoro e sanità in cima alle priorità quando si pensa all’Europa

Posted by fidest press agency su sabato, 12 settembre 2020

Milano. Libera circolazione, mercato comune e difesa dei consumatori sono gli ambiti su cui i milanesi ritengono che l’Unione europea abbia avuto un impatto positivo rispetto alla propria vita. Il dato emerge dal sondaggio che l’Ufficio del Parlamento europeo a Milano ha proposto a chi vive, lavora e frequenta la città. Su 1250 partecipanti, ben 1068 pensano ad esempio che l’UE abbia permesso loro di andare in vacanza senza code alle frontiere e a lavorare in un altro paese senza problemi. Meno rilevanti sarebbero il ruolo dell’Unione nella propria formazione o l’impatto della promozione della produzione agricola e la difesa dei prodotti tipici.Il sondaggio ha esplorato anche la conoscenza da parte dei milanesi dei progetti nati dall’investimento dell’UE sulla città. I più popolari sono risultati “CLEVER CITIES/MILANOCLEVER”, il progetto dedicato alla rigenerazione urbana tramite soluzioni nature-based e “PON METRO”, il programma di sviluppo urbano sostenibile focalizzato sulla riprogettazione di Milano secondo il modello “Smart City” e sull’inclusione della popolazione più fragile.Per quanto riguarda la gestione della crisi legata a COVID-19, i cittadini si ritengono mediamente soddisfatti. Su una scala da “1” (del tutto insufficiente) a “5” (ottimo), 471 cittadini hanno dato “3”, la sufficienza (37,6%). I giudizi molto positivi (“4” e “5”) raggiungono insieme il 31,3%. Dovendo invece ordinare le priorità di intervento dell’UE, che ha proposto di stanziare 1.850 miliardi per rilanciare l’Europa dopo il COVID-19 e rafforzare l’Unione da qui al 2027, i milanesi mettono ai primi posti: “Sostegno alle imprese e all’occupazione”, “Sanità” e “Ricerca e istruzione”. Tra le parole più usate nei suggerimenti facoltativi finali spiccano per frequenza: “sostegno”, “diritti”, “fiscale”, “immigrazione”, “mobilità” e “cultura”.I quesiti sono stati online la prima settimana di settembre. Circa il 90% dei partecipanti è nato o vive a Milano. Il sondaggio, che non ha valore statistico, è stato organizzato dall’Ufficio del Parlamento europeo a Milano per coinvolgere i cittadini in vista del discorso sullo stato dell’Unione (SOTEU) che la presidente della Commissione Ursula von der Leyen terrà a Bruxelles il 16 settembre e ha avuto il sostegno del Comune di Milano, della Regione Lombardia, dello Europe Direct Lombardia e della Rappresentanza a Milano della Commissione europea. Alla presentazione online dei risultati hanno partecipato anche gli eurodeputati: Eleonora Evi (Movimento 5 Stelle – Gruppo Non iscritti), Pierfrancesco Majorino (Partito Democratico – Gruppo S&D) e Silvia Sardone (Lega- Gruppo Identità e Democrazia).

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Rafforzare la sanità a garanzia di tutti i cittadini

Posted by fidest press agency su martedì, 11 agosto 2020

Questo il titolo e lo scopo del documento messo a punto da Anp, l’Associazione nazionale pensionati di Cia-Agricoltori Italiani, per chiedere a Governo, Parlamento e Regioni di avviare una stagione di investimenti e innovazioni orientate al potenziamento del Sistema sanitario nazionale in tutto il Paese, nelle città come nelle aree rurali.Il sistema sanitario, nell’emergenza Coronavirus, ha mostrato tutto il suo valore e la sua professionalità -ricorda Anp- ma ha reso evidenti anche alcuni limiti nell’organizzazione sanitaria. E’ necessario un servizio pubblico nazionale che, con maggiore capacità e tempi adeguati, possa garantire l’accesso all’assistenza per tutti, senza discriminazione né sociale né territoriale, prestando particolare riguardo alle persone anziane, ai pensionati con assegni al minimo, a chi risiede nelle zone interne del Paese, spesso dimenticate dai servizi socio-sanitari.Per questo Anp-Cia chiede che, con le risorse dedicate previste dal Dl Rilancio (3,2 miliardi) e poi con i nuovi fondi europei, si apra una nuova stagione fatta di investimenti per potenziare la sanità, riqualificando le strutture ospedaliere e incrementando i servizi a disposizione dei cittadini, per colmare il deficit nelle aree rurali del Paese.Secondo l’Associazione, bisogna che le istituzioni concentrino la loro azione su alcune priorità a livello di politiche di prevenzione delle cure primarie e di assistenza domiciliare, in particolare per la disabilità e la non autosufficienza. Pertanto, è urgente potenziare i centri poliambulatoriali, le case della salute, gli h24 diffusi sui territori, diffondere la telemedicina, rivalutare le farmacie rurali.L’invecchiamento in buona salute è una conquista fondamentale che deve essere preservata con scelte lungimiranti -sottolinea Anp-Cia-. È sulla base di questa condizione che occorre dare valore alla tutela della salute, riaffermando alcuni principi che la rendono effettiva per il cittadino: potersi curare ovunque nel Paese, con qualità di servizi e di strutture; assicurare uniformità nell’accesso e nell’erogazione delle prestazioni; rendere fruibili i servizi agli abitanti delle aree rurali e montane e garantire gli utenti più bisognosi, superando le liste d’attesa per le visite specialistiche; riaffermare che il SSN, articolato nei servizi sanitari regionali, è fondato sul finanziamento attraverso la fiscalità generale; evitare che il costo a carico delle famiglie, che negli ultimi anni è ulteriormente aumentato, amplifichi ancora i divari e le disuguaglianze sociali.

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“Sanità selettiva” e anziani

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 giugno 2020

Questa mattina Papa Francesco ha ricevuto in udienza Andrea Riccardi. Tra i temi del colloquio con il fondatore della Comunità di Sant’Egidio, in primo piano la protezione degli anziani nelle nostre società, il contrasto a una “sanità selettiva” e un nuovo sistema che punti sulla domiciliarità della cura e dell’assistenza, anche alla luce dell’altissimo e inaccettabile numero di vittime tra gli anziani in istituto per il covid-19 in Italia e in Europa. Riccardi si è fatto recentemente promotore di un appello internazionale “Senza anziani non c’è futuro”, che ha già raccolto migliaia di firme.
Forte preoccupazione è stata espressa anche, nel corso dell’udienza, per le zone del mondo in cui la guerra non si è fermata, anche in questo tempo di pandemia. Come anche per i campi profughi e quelli di detenzione in cui i migranti soffrono in modo particolare in questo momento, privati di sostegno concreto, a partire dal cibo, e per i quali appare urgente implementare i corridoi umanitari, modello di accoglienza e integrazione, che la Comunità, con le chiese evangeliche e successivamente la CEI, ha attivato a partire dal 2016, e che oggi sono considerati una best practice a livello internazionale per il soccorso e l’integrazione dei migranti.

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La sanità deve cambiare. Se non ora quando?

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 giugno 2020

“Ringraziamo il Presidente del Consiglio e il Governo per l’incontro avuto nel corso degli Stati Generali dell’Economia. E’ il concreto riconoscimento sia del formidabile impegno delle professioni sanitarie in questa emergenza, nell’ospedale e nella comunità, sia dell’importanza di tutto il comparto sanitario nella vita, anche economica, del Paese” . Così Andrea Mandelli, presidente della FOFI, commenta l’audizione della Consulta delle Professioni Sanitarie svoltasi ieri a Villa Pamphili. Nel suo intervento Mandelli ha ricordato i sanitari vittime della COVID-19, tra i quali 15 farmacisti, per sottolineare che da questa tragedia occorre trarre insegnamenti e stimoli importanti. “Sono convinto che nulla potrà essere come prima, a cominciare dalla sanità italiana, e questo significa innanzitutto rinforzare l’assistenza nel territorio attraverso la collaborazione interprofessionale, come indicato recentemente anche dal Rapporto ‘Realising the Potential of Primary Health Care’ dell’OCSE” spiega Mandelli. “La farmacia dei servizi, il cui modello è stato messo a punto dalla Federazione e di cui riprenderà presto la sperimentazione interrotta dalla pandemia, è la chiave per offrire alla prima linea dell’assistenza strumenti che sarebbero stati utili a risolvere molti dei disagi per i pazienti che si sono presentati nella fase acuta dell’emergenza. Basti pensare alla telemedicina. Altri due punti per noi fondamentali sono la semplificazione – la lotta alla burocrazia – e la digitalizzazione della sanità. Fascicolo sanitario elettronico e Dossier farmaceutico sono già stati strutturati e resta soltanto da “azionare l’interruttore”. Per quanto riguarda la necessità di semplificare le procedure amministrative, ho ricordato che il Testo Unico delle leggi sanitarie, promulgato nel 1934, ha di gran lunga superato l’età pensionabile, ed è ora di mettere mano a questa materia”. La Federazione, anche attraverso un documento presentato nell’occasione alla Presidenza del Consiglio, ha toccato tutti i punti della sua visione dell’evoluzione del SSN: dall’ampliamento delle funzioni del farmacista ospedaliero alla revisione della distribuzione del farmaco, per rendere i medicinali di nuova generazione prescrivibili e dispensabili sul territorio, al coinvolgimento dei farmacisti nelle campagne vaccinali. E ha sottolineato che si devono affrontare il tema della remunerazione della rete delle farmacie, “che oggi fronteggia una situazione economica negativa, e il contratto dei collaboratori che, soprattutto dopo quanto accaduto in questi mesi, deve riconoscere anche sul piano retributivo il loro status di professionisti sanitari” prosegue il presidente della FOFI. “Ma se vogliamo perseguire l’evoluzione della nostra professione è fondamentale rivedere la formazione universitaria, il trattamento degli specializzandi in farmacia ospedaliera e l’esame di Stato, per adeguarli alle nuove competenze e all’innovazione scientifica e tecnologica. La terribile esperienza della pandemia deve tradursi in una spinta al cambiamento, al progresso, ad atti concreti. Se non ora quando?” conclude Mandelli.

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Le indicazioni dell’OCSE sulla sanità territoriale

Posted by fidest press agency su domenica, 21 giugno 2020

“Il documento dell’OSCE che affronta il tema dell’assistenza territoriale, il suo valore dal punto di vista dei risultati e dell’ottimizzazione dell’impiego delle risorse, riassume molto efficacemente quanto la letteratura scientifica ha dimostrato in almeno un ventennio e cioè che l’ospedale deve farsi carico della complessità e dell’acuzie, mentre i pazienti affetti da malattie croniche, se stabilizzati, devono essere presi in carico sul territorio. Non a caso l’OCSE riporta come esempi di patologie cui si deve una quota rilevante di ricoveri impropri asma e BPCO, diabete e ipertensione” dice il presidente della FOFI, Andrea Mandelli, a commento del report “Realising the Potential of Primary Health Care” da poco pubblicato. “E’ su queste evidenze scientifiche che la FOFI ha proposto e avviato alla sperimentazione il modello della farmacia dei servizi. Un modello di presidio polifunzionale che un altro rapporto, quello dello scorso anno del PGEU, ha indicato come una delle proposte più importanti in tema di assistenza territoriale e collaborazione interprofessionale”. L’OCSE ha altresì sottolineato che per ottenere un’efficiente sanità territoriale occorre investire di più “e questo è fondamentale” prosegue Mandelli “ perché le riforme a costo zero non esistono; tuttavia l’Italia in questo senso potrebbe essere avvantaggiata, perché conta sulla presenza capillare di farmacisti di comunità, medici di medicina generale e infermieri. Quello che manca è l’interconnessione di queste reti e la possibilità di operare sulla base di protocolli condivisi, senza invasioni di campo ma mettendo al centro il paziente. Sono certo che il Ministro della Salute, Roberto Speranza, ha ben presenti le questioni sollevate dall’OCSE, così come la necessità di intervenire rapidamente per potenziare la prima linea del SSN, soprattutto sulla base dei dolorosi insegnamenti di questa pandemia”.

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Il Molise si presenti unito all’appuntamento con la sanità del futuro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 giugno 2020

L’associazione degli ex-consiglieri regionali del Molise Chiede:
– a tutti i rappresentanti delle istituzioni e privati cittadini, di non disperdere il prezioso lavoro fatto e di sostenere fino in fondo la strategia, che i sindaci molisani hanno elaborato, affinché si ottenga l’inserimento del Molise nella rete nazionale dei centri covid, raccoman-dando a ciascuno di restare vigile affinché la molteplicità delle proposte non si traduca nella nullità del risultato.
– a quanti – sussidiariamente – hanno la responsabilità di pronunziarsi per decidere, di non ritenere bastevole, per ottenere il positivo risultato, un voto di astensione o di rinvio alle decisioni governative. Abbiamo voluto l’autonomia del Molise, per decidere noi il nostro futuro. La Regione Molise e le sue democratiche rappresentanze hanno il diritto-dovere di decidere da sé!
Al Presidente della Regione Donato Toma è rivolto l’appello particolare,
– affinché non mortifichi i sindaci (che sono in permanente servizio di presidio territoriale) e quanti, democraticamente, vogliano dare risposte di prevenzione, cura e riabilitazione alla salute propria e a quella dei concittadini molisani,
– perché consideri le autonomie locali, baluardo e rafforzamento dell’autonomia della stessa Regione,
– affinché le scelte fatte in Molise con coraggio e senso di appartenenza alle istituzioni e alla comunità molisana, contribuiscano a rendere merito e ed evidenza a Roma alla identità regionale dei primi cinquanta anni della prima Assemblea legislativa regionale. (by Il Presidente dell’Associazione ex Cons. Reg.li Gaspero Di Lisa)

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Scegliere chi curare e chi no. Ennesimo fallimento della sanità lombarda

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 giugno 2020

Sono le tragiche conseguenze del Covid-19 e di una sanità, quella lombarda, che ha fatto male i conti con la realtà”. Esordisce così il consigliere pentastellato di regione Lombardia Marco Degli Angeli, che ha deciso di presentare un’interrogazione rivolta all’Assessore Giulio Gallera, che sarà discussa in Consiglio regionale martedì 9 giugno prossimo, che chiede di chiarire se con il Covid la Sanità Lombarda si è trovata a scegliere chi curare e chi no. “Più medici”, spiega Degli Angeli, “dichiarano che hanno dovuto decidere chi salvare e chi no. E’ esattamente l’opposto di quello che l’assessore alla Sanità Giulio Gallera ha dichiarato: ‘smentisco ogni presunta selezione di pazienti’. Scegliere chi curare e chi no è una decisione orrenda che nessun dovrebbe mai assumere. Il tempo delle conferenze stampa monodirezionali è finito: mi auguro che Gallera chiarisca, spieghi in che modo e con quali tempistiche regione Lombardia abbia cercato di far fronte al virus. Non vogliamo però ascoltare la solita propaganda sull’ospedale in Fiera”.

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Mobilitazione nazionale USB Sanità

Posted by fidest press agency su martedì, 2 giugno 2020

Il Ministero della Salute si impegnerà affinché in sede di conversione del Decreto Rilancio sia reintrodotta con un emendamento la proroga a dicembre 2020 della legge Madia per la stabilizzazione dei precari, la cui cancellazione aveva colpito le migliaia di operatori che durante l’emergenza hanno garantito l’assistenza.Sono i primi risultati della mobilitazione nazionale odierna dell’Unione Sindacale di Base del settore Sanità, con manifestazioni e presidi affollati e colorati, oltre che davanti al Ministero della Salute, anche agli assessorati regionali alla Sanità di Torino, Milano, Genova, Padova, Bologna, Firenze, Ancona, Campobasso, Napoli, Bari, Potenza, Catanzaro, Palermo e Cagliari.A Roma una delegazione USB ha incontrato nella sede del ministero Rossana Ugenti, direttore generale delle Professioni sanitarie e delle risorse umane SSN, e Giuseppe Celotto, direttore generale Personale, organizzazione e bilancio. Sul tavolo le assunzioni e le stabilizzazioni (in piazza con USB c’era il Movimento permanente degli infermieri delle graduatorie del Sant’Andrea, e ha partecipato con un intervento un rappresentante dei Medici specializzandi del Lazio), e il ristoro economico dopo che un colpo di mano ha eliminato dal Decreto Rilancio il bonus di 1000 euro per chi è stato impegnato nella lotta al coronavirus. Su questi punti il Ministero della Salute ha assicurato attenzione e disponibilità.
Al di là degli impegni ministeriali, lo scoglio è rappresentato dalla regionalizzazione selvaggia del sistema sanitario italiano, che ha prodotto negli anni una galassia di compartimenti stagni nei quali la sanità pubblica è deperita mentre quella privata ingrassava con i finanziamenti regionali, salvo poi chiamarsi fuori sotto l’impatto del Covid-19. Una pandemia affrontata in solitudine dal settore pubblico.Su questo, come sui rubinetti chiusi dal MEF, USB continuerà la lotta a tutti i livelli, per le assunzioni, le stabilizzazioni, il ritorno al Sistema Sanitario Nazionale, unico, universale e pubblico, una volta constatato il fallimento dei 20 sistemi sanitari regionali. A giugno sarà proclamato uno sciopero dell’intero settore della Sanità, sia pubblica che privata.

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Sanità, libertà ed economia

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 maggio 2020

Conciliare le libertà fondamentali, le necessità economiche e la salute non è facile. Ogni sostenitore di questi argomenti ha le sue ragioni. Affermare le libertà pubbliche, anche di movimento, rilevare che una nazione tutelata dal punto di vista sanitario può morire economicamente è il problema che si pone a chi governa.Occorre una sintesi che è propria della Politica. E’ stato fatto? Non proprio.L’incapacità di dare risposte razionali è diffusa. In Europa il problema sanitario è stato sottovalutato fin dall’inizio: in Italia sono stati predisposti piani sanitari ma subito secretati per non creare allarme sociale, nel Regno Unito si è avanzata la tesi darwiniana del più debole che soccombe per l’infezione e del più forte che sopravvive, in Francia si sorrideva dell’allarme, in Germania si è affrontata la situazione con maggiore razionalità grazie alla capacità organizzativa e alla disciplina dei cittadini. “Ognuno per sé”, il che non ha comportato “il Dio per tutti”, anzi. E’ un problema di classe dirigente e dei cittadini che la esprimono. Ognuno guarda alla punta del proprio naso: chi ritiene il problema sanitario prevalente, chi grida all’attentato alle libertà fondamentali e chi ritiene che gli interessi economici debbano prevalere.Usciremo da questa emergenza? Si certo, quando saremo vaccinati, nel frattempo dobbiamo convivere con il virus limitandone i danni.E’ questo il compito della Politica.L’esperienza dovrebbe insegnare che affrontare i problemi congiuntamente risolve più che chiudersi nel proprio orticello.Insieme, appunto, non solo a livello nazionale, ma europeo: non avremmo avuto questi problemi, perlomeno non con questa intensità, se l’Europa si fosse mossa all’unisono.Chissà se questa esperienza tragica e drammatica servirà a qualcosa. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Il “Decreto Rilancio sulla sanità” apre le porte al territorio

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 maggio 2020

E lo fa anche secondo alcune linee che la Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI) chiede ormai da tempo, prevedendo un aumento degli organici. La misura prevista per gli infermieri è di 8 ogni 50mila abitanti: 9.600 in più cioè, circa la cifra che FNOPI aveva già sottolineato come necessaria per dare il via alla figura dell’infermiere di famiglia/comunità durante la pandemia, anche se a regime ne serviranno secondo la Federazione almeno 20mila. In un primo tempo le assunzioni sono previste fino a fine anno, poi dal 2021 saranno stabilizzate a tempo indeterminato.“Questo passo – sottolinea Barbara Mangiacavalli, presidente FNOPI – riconosce la necessità già scritta da Governo e Regioni nel Patto per la salute 2019-2021 di introdurre a pieno titolo la figura dell’infermiere di famiglia/comunità. E non solo come supporto alla prima linea di COVID-19 che si sposta ormai sul territorio, ma anche per l’assistenza sempre necessaria a cronici e fragili non Covid”.Una figura che col Decreto Rilancio viene confermata e istituita “per legge”, aprendo la porta alla sua istituzione omogena su tutto il territorio nazionale per il miglioramento dell’assistenza.Dove l’infermiere di famiglia/comunità è già attivo infatti (ad esempio dal 2004 in Friuli-Venezia Giulia, ma lo ha regolamentato anche la Toscana che lo affianca già in micro-équipe ai medici del territorio e altre Regioni hanno deliberato la sua in introduzione come il Piemonte, la Liguria, il Lazio ecc.) ha già dato risultati eccellenti: riduzione del 20% dei “codici bianchi” al pronto soccorso, del 10% delle ospedalizzazioni, interventi più rapidi sul territorio con una riduzione dei tempi di percorrenza dal 33 al 20%, maggior gradimento dei cittadini.“Questo – aggiunge la presidente FNOPI – è il primo passo: ora si deve proseguire con un modello di assistenza in cui Governo e Regioni prevedano l’organizzazione omogenea sul territorio di queste nuove forze. Un passo a cui deve seguire un ampliamento della figura di questi professionisti che deve essere da subito ben definita, strutturata e riconosciuta a livello formativo. Per farlo la FNOPI è come sempre pronta alla collaborazione più ampia con le istituzioni”.Ma c’è un’ombra secondo FNOPI tra le righe del decreto che va risolta in fretta. Giustissimo e indispensabile prevedere nuovi posti di terapia intensiva: “Non possiamo farci trovare impreparati un’altra volta”, sottolinea Mangiacavalli. Per assicurare l’indispensabile assistenza di cui c’è bisogno in un settore così delicato, è necessario prevedere un ampliamento dell’organico. Gli standard nazionali e internazionali indicano che sono necessari ogni 8 posti letto di terapia intensiva 24 infermieri e 12 ogni 8 posti letto di terapia sub-intensiva: circa 17mila infermieri in più – senza considerare le carenze attuali sotto gli occhi di tutti – in funzione solo dei nuovi posti previsti dal decreto. Secondo gli standard internazionali, ogni infermiere dovrebbe assistere in media non più di sei pazienti per ridurre il rischio di mortalità del 20-30%, ma ci sono regioni dove il rapporto raggiunge 1:16 e comunque non si scende sotto 1:9. E per le terapie intensive il dato è più rigido: un infermiere, ovviamente specializzato nell’emergenza, dovrebbe seguire al massimo poco più di un paziente e due in sub-intensiva per garantire un’assistenza all’altezza della gravità dei ricoveri. Oggi personale a sufficienza non c’è e i pazienti rischiano di restare soli.

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Per una pianificazione della sanità pubblica molisana

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 maggio 2020

Ci avviamo verso l’auspicato superamento del dramma della pandemia e siamo chiamati a ragionare sui profondi cambiamenti da introdurre nel nostro Servizio Sanitario Nazionale per proteggere al meglio la salute dei nostri concittadini e dell’ambiente nel quale vivono.E’ ormai chiaro che questo Paese ha bisogno di un indirizzo unitario nell’ organizzazione dei servizi sanitari territoriali senza intaccare le competenze attribuite alle regioni, ma riconducendo le loro scelte nell’alveo del dettato costituzionale e dei principi sanciti dalla legge 833/78. Negli ultimi decenni molte regioni si sono prese la libertà di indebolire e, in alcuni casi, di smantellare la rete dei presidi sanitari territoriali. Le numerose morti causate da tali inopinate scelte segneranno a lungo le coscienze di quanti hanno preso decisioni illegittime e di coloro che non le hanno contrastate. Di fronte a questo dramma serve una concreta e leale collaborazione delle varie istituzioni regionali con il governo nazionale su due obiettivi cruciali: la creazione di una robusta e omogenea rete di servizi socio-sanitari per tutti i cittadini italiani e la realizzazione di una rete nazionale di centri covid. Il secondo obiettivo merita, da parte di noi molisani, un supplemento di riflessione. La disponibilità di ingenti risorse europee per la riqualificazione della nostra sanità, consente al governo nazionale di mettere in piedi una rete di ospedali dedicati alle malattie infettive. Noi molisani possiamo ignorare tutto questo e immergerci in perniciosi e inconcludenti dibattiti campanilistici? In alternativa, dobbiamo partire dalla proposta del Commissario ad acta, dr.Giustini, di destinare a tale scopo l’ospedale di Larino, come centro interregionale a servizio di una popolazione di gran lunga superiore a quella molisana, e fare fronte comune per ottenerne l’approvazione da parte del governo nazionale. Quest’ultima ipotesi richiede che tutte le forze politiche, culturali, sociali ed economiche si uniscano per raggiungere lo scopo e che la battaglia sia condotta, in prima persona, dal Presidente della Regione Molise, Donato Toma, anche a mente della risposta favorevole che ha dato alla nostra proposta del 22 Marzo u.s.. Convinti come siamo che la battaglia è tutta politica da combattere esige senso di responsabilità, unità, piena solidarietà ed è per questo Signor Presidente Toma, che siamo a chiederle se vuole averci a suo fianco in questo momento così decisivo per il futuro del Molise. (By Associazione fra ex consiglieri regionali del Molise – il Presidente Gaspero Di Lisa)

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Stato agitazione per rinnovo Sanità Privata e Rsa

Posted by fidest press agency su domenica, 10 maggio 2020

“Le lavoratrici e i lavoratori della Sanità Privata e delle Rsa hanno diritto al rinnovo del contratto nazionale. Per interrompere l’assordante silenzio che investe questa vicenda Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl proclamano lo stato di agitazione del personale, con iniziative di mobilitazione in tutti i territori”. I sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil rilanciano così la mobilitazione della Sanità Privata e delle Rsa per il rinnovo del contratto nazionale, disegnando un percorso per arrivare, in assenza di un riscontro risolutivo, all’indizione dello sciopero generale nazionale.Da oltre 13 anni, scrivono Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl in una lettera indirizzata ai vertici di Aris e Aiop e, per conoscenza, al ministro della Salute Speranza e al presidente delle Regioni Bonaccini, “le lavoratrici e i lavoratori che operano presso le strutture della Sanità Privata stanno attendendo il rinnovo del contratto nazionale: professioniste e professionisti che, al pari dei loro colleghi che operano nelle strutture pubbliche, sono stati pienamente coinvolti nella gestione dell’emergenza Covid-19, subendone anche loro le conseguenze. A differenza però dei loro pari colleghi del settore pubblico non stanno vedendo riconosciuto in alcun modo il loro ‘lavoro quotidiano’, sia nell’ordinarietà che dovrebbe tradursi nel diritto al giusto rinnovo del contratto nazionale di lavoro, che nella straordinarietà dell’attuale momento che vedrà riconoscere al personale pubblico ulteriori elementi economici”.Dopo oltre due anni e mezzo di trattativa per giungere al rinnovo del contratto della Sanità Privata, ripercorrono i sindacati, “di accordi raggiunti anche al Ministero della Salute e disattenti dalle controparti Aris e Aiop, pur nella consapevolezza della delicata situazione che il paese sta vivendo, non possiamo più accettare che tale problema continui ad essere rinviato. Siamo in attesa, ormai da diverse settimane, di una convocazione che possa porre fine a questa situazione e consenta la rapida conclusione della trattativa”. Insieme a questa vertenza, continuano, “si aggiunge la situazione nella quale versano i lavoratori delle Rsa che meritano una risposta altrettanto tempestiva, che garantisca anche a loro di vedere rinnovato il contratto collettivo nazionale”.Per queste ragioni, “alla luce dell’assordante silenzio a cui stiamo assistendo, non siamo più disposti ad attendere ancora: i lavoratori della Sanità Privata e delle Rsa hanno diritto al rinnovo del loro contratto nazionale di lavoro. È pertanto proclamato lo stato di agitazione a livello nazionale, con conseguente sospensione di ogni forma di lavoro supplementare e/o straordinario di tutto il personale delle suddette strutture. In tutte le regioni saranno definite ulteriori iniziative da svolgersi a livello regionale/locale/aziendale. Contestualmente si procede con la formale comunicazione agli organismi preposti di richiesta del tentativo obbligatorio di conciliazione onde poter procedere, in assenza di qualsiasi riscontro che consenta la rapida conclusione della vertenza, all’indizione dello sciopero generale nazionale”, concludono Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl.

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