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Quotidiano di informazione – Anno 30 n°108

Posts Tagged ‘sanità’

Sanità: Le famiglie rischiano di indebitarsi per cure attraverso strutture private

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 aprile 2018

Sono circa 35 milioni gli italiani che nel 2016 hanno dovuto pagare di tasca propria le spese per un totale di 35 miliardi di euro. A ricorrere sempre di più ai propri risparmi sono gli anziani, che spendono in media una volta e mezzo in più rispetto alla popolazione generale, e circa 13 milioni di italiani hanno difficoltà a far fronte alla spesa sanitaria.Il dato è stato riportato dagli esperti della School di Padova 2018 in occasione di un evento organizzato da Motore Sanità. Il Segretario Nazionale di Codici Ivano Giacomelli ha dichiarato “Oggi sono molti gli italiani che fanno fatica ad arrivare alla fine del mese e una spesa improvvisa, come una multa o delle spese sanitarie possono diventare veramente un grande problema – prosegue il Segretario Nazionale del Codici – In tali condizioni aumentano le categorie di persone che versano in condizioni di povertà”. Secondo le cifre presentate, in 7,8 milioni hanno usato tutti i risparmi per fronte alle spese sanitarie. La spesa sanitaria privata nel 2017 si è attestata su circa 35 miliardi e solo 5 miliardi sono stati intermediati da forme sanitarie integrative, con 12 milioni di italiani che fanno ricorso alla ‘spesa intermediata’ di cui il 55% sono dipendenti e il 14% autonomi, e tale settore gestisce circa 5 milioni della spesa (2%). A questo scenario si accosta inevitabilmente una generale contrazione delle prestazioni e una forte sofferenza sociale.
La sanità pubblica e la sanità privata non dovrebbero entrare in competizione, ma anzi dovrebbero riuscire a collaborare, ognuna attraverso le proprie specifiche competenze.

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Emergenza sanità nel Lazio

Posted by fidest press agency su domenica, 8 aprile 2018

Nonostante l’indagine della società Demoskopika diffusa della Regione Lazio stabilisca che l’indice di performance sanitaria collochi il Lazio come prima tra le Regioni in piano di rientro, il problema delle lunghe liste d’attesa nel settore della sanità pubblica non è risolto. Per effettuare visite mediche in strutture pubbliche l’attesa media è ancora di 65 giorni, a fronte di un’offerta privata ben più rapida, circa 7 giorni di attesa per una visita e costi sempre meno distanti tra pubblico e privato.È quanto emerge dallo studio ‘Osservatorio sui tempi di attesa e sui costi delle prestazioni sanitarie nei Sistemi sanitari Regionali’, condotto da Crea, commissionato dalla Funzione Pubblica Cgil e dalla Fondazione Luoghi Comuni, che prende a riferimento un arco temporale che va dal 2014 al 2017. L’indagine, presentata a Roma, è stata effettuata su un campione di oltre 26 milioni di utenti, pari al 44% della popolazione totale, perché condotta sulla popolazione residente di 4 regioni: Lombardia, Veneto, Lazio e Campania; la ricerca prende in considerazione esclusivamente le prestazioni mediche senza esplicita indicazione di urgenza.
Nonostante i numerosi proclami politici della Regio Lazio e il fatto che sia uscita dal commissariamento, il cittadino si ritrova ancora a scontrarsi con tempi d’attesa eccessivamente lunghi. Ad esempio, per fare un ecocardiogramma o una ecografia alla tiroide bisogna attendere fino a quattro mesi. Ricorrendo al privato, dietro pagamento, le attese diventano di pochi giorni.Nel dettaglio delle prestazioni, i giorni di attesa della sanità pubblica sono estremamente lunghi: si va da 22,6 giorni per una Rx articolare a 96,2 per una colonscopia. Le stesse prestazioni registrano attese invece in intramoenia di 4,4 (Rx articolare) e 6,7 (colonscopia), privato convenzionato rispettivamente di 8,6 e 46,5; infine, privato a pagamento di 3,3 e 10,2.
Il fatto che i tempi di attesa per effettuare una visita medica attraverso il Sistema sanitario nazionale siano così lunghi, comporta inevitabilmente una maggiore spesa nella sanità privata, che è salita a 35,2 miliardi di euro, da quanto riporta l’ultimo Rapporto Censis-Rbm Assicurazione Salute. Inoltre, il Report sulla sanità in Italia rivela che, nell’ultimo anno 12,2 milioni di italiani hanno rinunciato o rinviato prestazioni sanitarie, ovvero 1,2 milioni in più rispetto all’anno precedente. Dato ancor più preoccupante è che per potersi curare si ricorra all’indebitamento o si dia fondo ai propri risparmi.Il diritto alla salute è un diritto fondamentale che va preservato ad ogni costo, soprattutto in ragione alle tasse che paghiamo, al diritto alla prevenzione che quindi non può essere rimandato per mesi.
CODICI, oltre ad assistere i cittadini con le varie campagne sulla sanità “Indignamoci”, “Riprendiamoci la salute”, “Piaghe da decubito”, ha aperto uno sportello dedicato alla malasanità dove gli utenti si potranno recare e presentare il loro caso.

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La chiave per mantenere la sanità accessibile a tutti

Posted by fidest press agency su sabato, 31 marzo 2018

A cura di: Marie-Laure Schaufelberger, Product Specialist del fondo Pictet-Health di Pictet Asset Management. Spostando l’attenzione dalla cura delle malattie alla loro prevenzione, possiamo ridurre i costi sanitari e migliorare la qualità della nostra vita.La spesa per la sanità incide più del 10% 1 sul bilancio europeo di 14.800 miliardi di euro 2. La crescita e l’invecchiamento della popolazione stanno rendendo difficile controllare i costi sanitari sempre in aumento. In tutto il mondo, queste spese sono destinate ad aumentare ad oltre 7.000 miliardi di euro nel 2020, secondo le stime della società di consulenza Deloitte3.
Marie-Laure Schaufelberger, Product Specialist del fondo Pictet-Health, sottolinea che i costi delle medicine sono solo una piccola parte delle spese totali: “Gli Stati Uniti sono di gran lunga il mercato più grande per servizi e prodotti sanitari. Solo il 10% della spesa complessiva riguarda i farmaci con prescrizione4. Ospedali, medici e case di cura concorrono per più della metà della spesa sanitaria. Ma la riflessione principale che emerge da questi dati è che l’80-90% della spesa totale è destinato a curare persone che sono già malate o disabili. Spostando l’attenzione sulla prevenzione di questi disturbi, si ottengono evidenti benefici.”
La prevenzione può assumere tante forme. “Inizia con uno stile di vita sano”, spiega Schaufelberger. “Che comprende comportamenti legati al buon senso, come smettere di fumare, mantenere il peso forma e tenere sotto controllo il colesterolo. La sfida consiste nel fornire incentivi a chi segue queste buone pratiche. A questo riguardo, le aziende svolgono un ruolo importante.”
Negli Stati Uniti, spesso le società offrono iniziative volte alla promozione della salute che forniscono incentivi monetari a chi mantiene uno stile di vita sano. In un recente intervento alla Commissione del Senato americano su salute, istruzione, lavoro e pensioni, il CEO di Burd Health ha dichiarato che la sua società è riuscita ad abbattere i costi sanitari di circa il 40% e quello dei dipendenti del 10% grazie a un programma per il benessere fisico dei collaboratori. Solo il 15% dei dipendenti non ha aderito al programma.“La consapevolezza del proprio stile di vita può contribuire a diminuire i costi di trattamento e a promuovere una qualità della vita migliore.”Secondo Schaufelberger, i governi dovrebbero impegnarsi di più per prevenire le malattie. “Ad esempio, circa il 40% dei pazienti affetti da Alzheimer ha anche problemi di udito. Per questo motivo è più probabile che si sentano isolati, il che aumenta il processo degenerativo. Identificando questo sintomo in fase iniziale e migliorando la disponibilità di apparecchi acustici, i pazienti potrebbero vivere più a lungo con cure meno intensive e quindi meno costose. Inoltre, in questo modo si potrebbe migliorare il benessere di questi pazienti. Un’attenzione crescente alla prevenzione invece che al trattamento costituirebbe uno sviluppo positivo per tutti. Ovviamente il risparmio in termini finanziari sarebbe enorme. Tuttavia il guadagno maggiore sarebbe una migliore qualità della vita per grande parte della popolazione.”Questo articolo fa parte di una serie di articoli che analizzano i temi che guidano i nostri fondi tematici dedicati al tema “Healthy Living”: quattro fondi azionari globali a gestione attiva.
Concentrandosi sulle forze strutturali che modellano il nostro mondo, i nostri gestori degli investimenti cercano di offrire un rendimento interessante rettificato al rischio nel lungo termine.

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Sanità: Report Fp Cgil, cresce attesa visite nel pubblico, media 65 giorni

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 marzo 2018

Sempre più lunghi i tempi di attesa per effettuare visite mediche nella sanità pubblica, con una media di 65 giorni, a fronte di un’offerta privata ben più rapida, circa 7 giorni di attesa per una visita, e costi sempre meno distanti tra pubblico e privato. È quanto emerge dallo studio ‘Osservatorio sui tempi di attesa e sui costi delle prestazioni sanitarie nei Sistemi Sanitari Regionali’, condotto da Crea, commissionato dalla Funzione Pubblica Cgil e dalla Fondazione Luoghi Comuni, che prende a riferimento un arco temporale che va dal 2014 al 2017. Un’indagine effettuata su un campione di oltre 26 milioni di utenti, pari al 44% della popolazione totale, perché condotta sulla popolazione residente di 4 regioni: Lombardia, Veneto, Lazio e Campania; prendendo in considerazione esclusivamente le prestazioni mediche (11) senza esplicita indicazione di urgenza. Tempi di attesa – Ma entriamo nel merito dei dati emersi dallo studio. Il primo dato evidente, relativo all’anno 2017, è che i tempi medi di attesa per effettuare una visita medica attraverso il Sistema Sanitario Nazionale sono nettamente maggiori rispetto a quelli dell’offerta privata: 65 giorni nel pubblico a fronte di 6 nell’intramoenia, 7 nel privato e 32 per il privato convenzionato. Nel dettaglio delle prestazioni, i giorni di attesa della Sanità pubblica sono estremamente lunghi: si va da 22,6 giorni per una Rx articolare a 96,2 per una Colonscopia. Le stesse prestazioni registrano attese invece in intramoenia di 4,4 (Rx articolare) e 6,7 (Colonscopia), privato convenzionato rispettivamente di 8,6 e 46,5; infine, privato a pagamento di 3,3 e 10,2. Un altro elemento appurato dai dati dello studio Crea e Fp Cgil è relativo all’aumento dei tempi di attesa nell’arco degli anni. Infatti, una visita oculistica nel pubblico richiedeva nel 2014 dei tempi di circa 61 giorni a fronte degli attuali 88 (+26 giorni in 3 anni) mentre nel privato a pagamento, sempre lo scorso anno, si registravano soli 6 giorni di attesa. Quanto invece alla stessa visita oculistica condotta in intramoenia l’attesa lo scorso anno era di 7 giorni mentre nel privato convenzionato 55. Per una visita ortopedica nel pubblico invece i giorni di attesa nel 2014 erano 36, oggi sono 56 (+20 giorni); nel privato a pagamento, guardando al solo 2017, 6 giorni, anche in intramoenia 6 nel privato accreditato 27. Infine per una colonscopia nel pubblico nel 2014 avremmo dovuto attendere 69 giorni, oggi 96 (+27 giorni); guardando allo scorso anno per la stessa prestazione nel privato a pagamento l’attesa aera di 10 giorni, in intramoenia 7 e nell’accreditato 46. “Emerge dunque con evidenza come il privato – si legge nel rapporto – riduca drasticamente i tempi di attesa per prestazioni mediche e come anche il privato convenzionato garantisca un servizio notevolmente più rapido a quello del sistema pubblico degli ultimi anni”.
Costi – Per quanto riguarda i costi sostenuti dai pazienti, rilevati solo per intramoenia e privato a pagamento, dallo studio Crea e Funzione Pubblica Cgil emerge che “essi risultano mediamente abbastanza consistenti ma in molti casi non molto distanti dal costo del ticket pagato nelle strutture pubbliche e private accreditate”. Un aspetto interessante da notare è come i costi del privato talvolta siano persino inferiori a quelli dell’intramoenia. Per una visita oculistica in sanità privata, lo studio rileva come nel 2017 si siano spesi circa 97 euro a fronte dei 98 euro dell’intramoenia. Lo stesso vale per la visita ortopedica che nel privato ha un costo di circa 103 euro contro i 106 euro dell’intramoenia.
“La sanità privata fa riferimento all’offerta pubblica per calibrare la propria e rendersi competitiva, puntando sul rapporto qualità/prezzo e dunque accorciando notevolmente, con prezzi di poco superiori al ticket, i tempi di attesa”, osserva la Fp Cgil a commento dei dati che emergono dal report. Quanto alle prestazioni in regime Ssn, spiega la Fp Cgil, queste hanno “tempi di attesa molto alti e in incremento negli anni, laddove per quelle a pagamento i tempi di accesso sono al contrario molto ridotti”; mentre i costi, al contrario, “risultano molto vicini tra pubblico e privato”. Infine, la tempestività di accesso “sembra una condizione garantita dal Sistema sanitario nazionale solo per le prestazioni urgenti, mentre è ‘a pagamento’ nei casi restanti”.

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Sanità: presentazione studio su tempi attesa e costi

Posted by fidest press agency su sabato, 17 marzo 2018

Roma lunedì 19 marzo dalle ore 10 alle ore 13 nella sede della Cgil Nazionale in corso d’Italia 25 studio condotto sui Tempi di attesa e costi delle prestazioni sanitarie nei sistemi sanitari regionali. Il focus è stato condotto da Crea (Consorzio per la Ricerca Economica Applicata), commissionato dalla Funzione Pubblica Cgil e della Fondazione Luoghi Comuni. Diversi gli interventi previsti alla presentazione di questo primo rapporto: parteciperanno al dibattito Federico Spandonaro, professore dell’Università di Tor Vergata e presidente del Crea Sanità; Carla Collicelli, professoressa e ricercatrice senior associata Cnr-Itb; Rossana Dettori, segretaria nazionale della Cgil; Serena Sorrentino, segretaria generale della Funzione Pubblica Cgil.Lo studio si concentra prevalentemente sui tempi di attesa e sui costi per effettuare prestazioni sanitarie nel Sistema sanitario nazionale, con un approfondimento sul confronto con l’offerta della sanità privata. Intende inoltre analizzare l’andamento del fenomeno nel corso degli anni. Lunedì 19 marzo a Roma alle ore 10 nella sede nazionale della Cgil in corso d’Italia la presentazione dell’indagine Crea fornirà un quadro chiaro e ricco di approfondimenti dell’andamento della sanità pubblica degli ultimi anni.

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PA: Con la Sanità si chiude il cerchio sui contratti del pubblico impiego

Posted by fidest press agency su sabato, 24 febbraio 2018

Secondo il giovane sindacato, il rinnovo di un contratto per dei dipendenti, ancora più perché fermo da quasi dieci anni, va accolto con favore. Tuttavia, ci sono molti aspetti che vanno approfonditi. Ad iniziare dall’esiguità delle risorse che, in assoluto, continuano a mancare per i lavoratori che operano per lo Stato. Ma fa riflettere, soprattutto, la mancata assegnazione dei fondi più cospicui a chi detiene gli stipendi minori: il settore scolastico, visto che a quasi parità di aumenti, i docenti e gli Ata percepiscono in media 10mila euro in meno del comparto sanitario. Sovvertendo anche gli accordi Aran-Sindacati, dell’autunno 2016, il comparto della Scuola è giunto a questa tornata di rinnovi buono ultimo tra tutti quelli della PA. Anche dietro alle Regioni e agli Enti Locali. Ora, di fronte a certi dati ufficiali, ci si sarebbe aspettati un incremento di finanziamenti per chi detiene buste paga vicine alla soglia di povertà. Invece, con il rinnovo contrattuale della scuola, sottoscritto all’Aran il 9 febbraio, si è deciso di corrispondere una manciatina di euro netti al mese, trovando un accordo che assicura a coloro che percepiscono gli stipendi più bassi della Scuola una “copertura” per raggiungere gli 85 euro medi mensili, ma solo fino al prossimo mese di dicembre. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Il personale docente e Ata rimane fortemente sottopagato rispetto al loro prezioso operato quotidiano: gli aumenti ridicoli corrisposti con il contratto del 9 febbraio rimangono due volte sotto l’inflazione, con gli arretrati dell’ultimo biennio che corrispondono ad una mancia e dopo aver dimenticato gli ultimi quattro mesi del 2015, come invece aveva detto il giudice: alla fine della fiera, il milione e 200 mila dipendenti del comparto Scuola si ritrova con 190 euro mensili in meno nel 2018, più altri quasi 3mila euro sottratti per il periodo che va dal 1° settembre 2015 al 28 febbraio 2018. Così, mentre Flc-Cgil, assieme agli altri sindacati Confederali, spende anche parole di soddisfazione per il risultato raggiunto e sottoscritto, il nostro giovane sindacato si rivolge a chi non vuole soccombere a queste ingiustizie, rimanendo impassabile alla sottrazione dei propri diritti: per costoro l’unica strada rimane quella del tribunale e dei ricorsi che continuiamo a patrocinare, a partire dallo sblocco dell’indennità di vacanza contrattuale che farebbe recuperare un bel po’ di soldi.

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Elezioni 2018. Regione Lazio. Sanità. Analisi e proposte

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 febbraio 2018

Roma. Il 4 marzo, oltre alle elezioni nazionali, si svolgeranno anche quelle nella Regione Lazio. Ci sembra opportuno fare un’analisi della situazione. La sanità del Lazio dispone di un finanziamento di circa 10,7 miliardi di euro (anno 2016) come parte del Fondo Sanitario Nazionale. La sanità costituisce circa i tre quarti del bilancio regionale. Per comprendere l’attuale situazione della sanità del Lazio è necessario accennare sinteticamente alla sua storia a partire dagli anni ’90/2000.
A seguito della riforma sanitaria del 1992-93 alle Regioni è stata affidata la gestione dei servizi sanitari ma, contestualmente, è stato imposto di essere responsabili dei propri costi.
Il Lazio già in partenza (anni 90) aveva un surplus di letti e ospedali (specialmente privati e religiosi) e degenza media sensibilmente più alta della media italiana; dunque avrebbe avuto bisogno di interventi incisivi e lungimiranti, anche se è vero che il debito sanitario è passato dai 5.678 miliardi del 2000-2005 ai 163 miliardi del 2016. La progressiva diminuzione del deficit dipende anche dal fatto che a partire dal 2007 leggi sanitarie nazionali hanno portato al commissariamento della sanità del Lazio per eccesso di deficit. La prossima Giunta regionale dovrà essere molto attenta a non sprecare l’occasione che si offre a partire dalla seconda metà del 2018 (fine del Commissariamento), quando tornerà in possesso di tutti gli strumenti di governo della sanità regionale.Alcuni suggerimenti ci appaiono utili:
* Continuare con maggiore decisione nella ristrutturazione degli ospedali e dei posti letto, senza rimanere prigionieri degli interessi consolidati all’interno della sanità ma con decisioni che tengano conto solo ed esclusivamente degli interessi della salute dei cittadini; avere ben presente che le nuove esigenze demografiche e dell’invecchiamento richiedono meno servizi per acuti e più servizi per malati cronici e disabili.
* Affrontare il “buco nero” dei Policlinici universitari che scaricano i loro costi sulla sanità laziale.
* Incrementare i servizi extra-ospedalieri (assistenza domiciliare, centri di cura primaria, medici di base, centri diurni Alzheimer, ecc..)
* A livello generale, spostare risorse dal sistema ospedaliero (cure per acuti) a quello per la cura e assistenza della cronicità e disabilità. Tale diversa allocazione delle risorse andrà fatta progressivamente nell’ambito della legislatura regionale; ad esempio, spostare 100milioni di euro ogni anno per arrivare a fine legislatura a uno movimento di 500 milioni di euro l’anno (su un totale di 10,7 miliardi di spesa)
* Controllare alcuni centri; ad esempio l’ospedale Bambino Gesù (peraltro ottima struttura) di proprietà del Vaticano, riceve ogni anno, in aggiunta al rimborso da parte della regione Lazio delle prestazioni erogate, circa 80 milioni dal Bilancio dello Stato.
* Controllare a tappeto le numerose strutture sanitarie private (religiose e non) accreditate o con accreditamento provvisorio, selezionando solo quelle realmente utili e con servizi di qualità.
* Predisporre un’operazione trasparenza sulla spesa sanitaria, sui servizi utili e quelli inappropriati, sulle nomine e sugli appalti, rendendo accessibili i dati a tutti.
* Impostare una generale opera di valutazione di tutti i servizi e le strutture; dosare finanziamenti e strategie in base agli esiti delle valutazioni; rendere pubblici e comprensibili a tutti (operatori, utenti, cittadini) i risultati delle valutazioni.
* Per le liste di attesa, controllare l’attività intramoenia degli operatori (attività a pagamento in regime privato all’interno della struttura pubblica, effettuata dai dipendenti della struttura) introducendo la regola che l’attività intramoenia è sospesa quando e se le liste di attesa del servizio pubblico superano valori “accettabili”. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Dagli amministratori della sanità italiana: le nuove sfide che dovrà affrontare il Ssn

Posted by fidest press agency su domenica, 28 gennaio 2018

chiostro comoComo. Migliorare la prevenzione delle malattie e l’efficienza delle strutture sanitarie, ridurre le disparità tra le prestazioni, definire una politica sanitaria nazionale integrata con le priorità industriali del Paese e semplificare la burocrazia. Queste sono le nuove sfide che dovrà affrontare il Servizio Sanitario Nazionale di fronte allo straordinario progresso tecnologico, alla crescita della domanda di prestazioni sanitarie dei cittadini (che vivono più a lungo rispetto al passato) alla gestione della cronicità (che in Italia interessa il 30 per cento della popolazione) fino ai vincoli e ai limiti delle risorse economiche che hanno un peso sempre maggiore nei processi decisionali.I due temi affrontati nel corso della prima giornata Winter School 2018 di giovedì 25 gennaio sono stati il futuro della sanità italiana e la sostenibilità e revisione del farmaco e dei dispositivi in Italia. Quale modello sanitario potrà rispondere al diritto alla salute dei cittadini? I massimi esperti della sanità presenti alla tavola rotonda di Como hanno cercato di rispondere al quesito proponendo modelli di sostenibilità che rispondono a concetti chiave,come semplificazione (a dispetto di una burocratizzazione del sistema salute nel suo complesso), centralismo versus federalismo e lavoro in rete tra Asl e all’interno delle stesse; un buon strumento possono essere i Dipartimenti interaziendali diffusi sul territorio. La ricomposizione, altra necessaria chiave di volta, è intesa come omogeneizzazione di gestione, programmazione ed integrazione dei servizi e dei professionisti che operano nel campo della cronicità al fine di ottenere una unica modalità di approccio nei confronti del paziente cronico. Risulta essere determinante nel processo di cambiamento anche la sinergia tra gli attori del sistema, nonché modelli organizzativi (che non dimentichino, però, il rapporto paziente-medico e paziente-infermiere), la richiesta di autonomia differenziata e la proposta di una sanità integrativa. Se la tecnologia è un potenziale driver di cambiamento (si pensi, ad esempio, alla prospettiva di sviluppo della robotica nella domiciliazione delle cure) e fattore di crescita, resterà fondamentale il ruolo del medico di famiglia e dei farmacisti sul fronte della cura sul ‘territorio’, della prevenzione e nell’educazione sanitaria.Altro tema di rilievo affrontato è stato quello della legge Gelli-Bianco: se ha ampliato l’ambito di tutela del diritto alla salute ricomprendendovi la sicurezza delle cure, le strutture sanitarie, socio-sanitarie e gli esercenti la professione, proprio per salvaguardare tale diritto, dovranno adottare risorse strutturali, tecnologiche ed organizzative adeguate, tra le quali deve ricomprendersi necessariamente anche il rispetto della normativa sulla privacy. Infine, considerando la necessità di delisting, la rimozione dal prontuario dei farmaci e dei dispositivi obsoleti, anche strumenti digitali innovativi all’interno della sanità hanno un ruolo strategico: servono non solo per portare l’innovazione nel servizio digitale al cittadino oppure la telemedicina, ma anche per raccogliere le informazioni e supportare i processi decisionali in campo farmaceutico e generale, come prescrivere e somministrare i farmaci in ospedale o impiegare protesi e dispositivi in tempo reale per il cittadino.

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Pa: Cgil Cisl Uil al governo, preoccupa modalità trattative contratti Sanità e Enti Locali

Posted by fidest press agency su sabato, 27 gennaio 2018

ministero salute“Preoccupazione ma anche indignazione di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl per la modalità con la quale si sta dando corso alle trattative per il rinnovo del contratto nazionale delle Funzioni locali e della Sanità pubblica”. A scriverlo sono i segretari generali delle tre organizzazioni sindacali, Serena Sorrentino, Maurizio Petriccioli e Michelangelo Librandi, in una lettera inviata al presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, nonché ai ministri, Pier Carlo Padoan, Marianna Madia e Beatrice Lorenzin, insieme al presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini, e dell’Anci, Antonio Decaro.I ritardi, affermano i tre segretari generali, “nello svolgimento del confronto tecnico sui testi normativi e l’assenza di indicazioni puntuali sulla parte economica non è rispettosa delle aspettative legittime di più di un milione di lavoratrici e lavoratori che attendono da oltre otto anni il rinnovo del CCNL. Le regioni con le quali abbiamo interloquito in questi mesi ci segnalano ritardi da parte del Ministero dell’Economia che rallentano inopinatamente l’integrazione agli atti di indirizzo che ci consentirebbero di procedere in tempi celeri alla sottoscrizione dei CCNL”.Inoltre, aggiungono Sorrentino, Petriccioli e Librandi, “riteniamo che tutti i lavoratori abbiano pari dignità dell’attenzione da dedicare alla trattativa relativa alla stesura dei testi dei contratti di comparto. Tutti i livelli in indirizzo hanno sottoscritto l’intesa del 30 Novembre del 2016 che fa da cornice a questo confronto e ne traccia linee di intervento ed obiettivi. Ulteriori ritardi ed inadempienze sono intollerabili. Per questa ragione preannunciandovi una prima mobilitazione per il prossimo 5 Febbraio, siamo a richiedervi un incontro urgente Governo e Autonomie per sciogliere quei nodi che ad oggi non consentono di svolgere la trattativa”, concludono.

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Non c’è pace per la sanità del Lazio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 gennaio 2018

regione lazio“Nonostante Zingaretti come Pinocchio Renzi continui a dire che tutto va bene e migliora. I cittadini fanno i conti con liste d’attesa infinite ma soprattutto un livello di insicurezza preoccupante. Abbiamo più volte denunciato in passato la presenza di sbandati, a volte anche tossicodipendenti che usano le zone più recondite degli ospedali per i propri comodi. Le situazioni di emergenza la mancanza di sicurezza dipendono fondamentalmente dalla carenza di personale e da un mancato controllo. Tantissimi medici e infermieri soprattutto del pronto soccorso sono degli eroi perché in pochi riescono a gestire, con turni massacranti, interi reparti. Sono spesso abbandonati al loro destino dall’azienda ospedaliera o dall’Asl senza mai premiare la loro grande professionalità. Abbiamo inoltre segnalazioni di cittadini e operatori sanitari di intere aree degradate, dall’ospedale Sandro Pertini fino al San Camillo. Abbiamo anche presentato diverse interrogazioni su questa situazione diffusa e pericolosa per cittadini e personale che sempre più spesso denunciano aggressioni e violenze. Per non parlare dei posti letto insufficienti rispetto alle necessità, e addirittura dei problemi strutturali, come le infiltrazioni d’acqua nei locali degli ospedali nonostante i fondi del giubileo. Questa è la Sanità di Zingaretti che una volta conquistata la Regione Lazio ci impegneremo a risanare”. Lo dichiara Fabrizio Santori consigliere regionale di fratelli d’Italia.

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Rapporto sulla sanità italiana: non ci siamo proprio

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 dicembre 2017

sanitàL’Italia investe per il servizio sanitario il 14,1% della spesa pubblica, cioè l’1,1% in meno rispetto alla media europea e ben il 5,2% in meno rispetto all’Irlanda, il paese che vi dedica la quota più alta.Il rapporto mette inoltre in evidenza tre punti fondamentali: l’invecchiamento del personale sanitario, il precariato e la cronica insufficienza degli organici.Solo per quel che riguarda i medici di base, entro il 2023 andranno in pensione circa 21.700 medici su poco più di 45mila, a fronte di solo 6mila giovani medici in ingresso. Eppure si continua a praticare il numero chiuso per l’iscrizione alle facoltà di medicina, nonostante si preveda, con questi numeri, che entro il prossimo decennio almeno un terzo dei cittadini non potrà avere un medico di famiglia.
Già nel 2011 nella sanità pubblica operavano 35mila precari, di cui 10mila medici. La situazione sicuramente è peggiorata negli ultimi anni, vista la malsana tendenza da parte delle Regioni a fare ricorso al lavoro precario per far fronte alla carenza di personale causata dal mancato turn-over.
Ma non finisce qui. Se ai già scarsi fondi previsti per la sanità pubblica si aggiungono i danni provocati dalla corruzione, dall’inefficienza della spesa pubblica nel comparto sanitario e dagli sprechi, il quadro diventa drammatico. Sommando il peso di solo questi tre fattori il danno ammonterebbe a ben 26,6 miliardi di euro all’anno.Una delle contraddizioni più difficili da digerire è quella della lunghezza delle liste di attesa per le visite specialistiche e per i ricoveri ospedalieri. Inutile dire che il ricorso all’intramoenia è non solo inutile, ma addirittura dannoso, in quanto finisce per dilatare i tempi di accesso per chi non vi fa ricorso e genera un forte disparità nell’erogazione della cura, alla faccia dell’uguaglianza di tutti i cittadini sancita dalla Costituzione.E sempre in tema di disuguaglianze, si registra una forte disparità tra nord e sud in quanto a dotazione di apparecchiature tecnicobiomediche, che comunque risultano, in generale, carenti e non aggiornate.Secondo qualcuno staremmo uscendo dalla crisi. Nulla di più falso, se uscire dalla crisi significa continuare a ridurre la spesa pubblica a discapito della salute di tutti.
Continuando ad obbedire ai dettami di provvedimenti come il Fiscal Compact che, imponendo come priorità assolute il pareggio di bilancio e la riduzione del debito, spingono sempre di più a tagliare i servizi sociali come la Sanità, si risponde solo agli interessi della sanità privata e delle assicurazioni.Quindi non è così che si esce dalla crisi. Anzi, è esattamente il contrario. È proprio questa continua riduzione della spesa pubblica, a favore degli interessi di pochi, ad aver generato e fatto crescere questa crisi, che sta assumendo sempre di più i connotati di un intenzionale attacco nei confronti del bene comune.Solo difendendo il bene comune, invece, possiamo migliorare la qualità di vita della maggioranza dei cittadini. Questo significa per noi uscire dalla crisi. (fonte partito umanista) (foto: sanità)

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E’ Vincenzo Zagà il nuovo Presidente della Società Italiana di Tabaccologia (SITAB)

Posted by fidest press agency su martedì, 5 dicembre 2017

Vincenzo ZagàE’ stato eletto durante il XIII Congresso Nazionale della Società da poco conclusosi a Bologna. Zagà, medico pneumologo, già responsabile del Centro Antifumo dell’AUSL di Bologna e giornalista medico-scientifico, succede a Biagio Tinghino, Dirigente Responsabile UOS Alcologia e Nuove Dipendenze Dipartimento di Salute Mentale e delle Dipendenze dell’ASST di Vimercate (MB).
In questo XIII Congresso Nazionale della Società Italiana di Tabaccologia (SITAB) sono stati affrontati alcuni scottanti temi come i nuovi scenari in tema di tobacco control, l’inquinamento e la ricerca in tabaccologia e in fatto di dipendenza da tabacco, una serie di overview su alcune delle principali patologie fumo-correlate e le strategie di sostegno al paziente fumatore intenzionato a smettere.
Inoltre è stata messa a fuoco la specificità clinica dei fumatori resistenti, gli irraggiungibili, quelli che proprio non ce la fanno a smettere. Per questi il focus dell’offerta è nella riduzione del danno, argomento dibattuto in una accesa ma costruttiva tavola rotonda. Infine sono stati affrontati gli stili di vita, i sentimenti e i comportamenti che inevitabilmente condizionano le prime sperimentazioni del fumo di tabacco da parte degli adolescenti.“Il messaggio forte scaturito dal Congresso – afferma Zagà – è stato quello che l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) da anni continua a proporre per evitare ciò che chiama Epidemia da Tabacco (Tobacco Epidemic): la lotta al fumo di tabacco come l’intervento di maggiore efficacia in termini di prevenzione primaria delle patologie fumo-correlate”.
“Come Società Italiana di Tabaccologia siamo sempre più determinati a diffondere informazioni al pubblico e scambiare esperienze tra noi specialisti. Dobbiamo iniziare a pensare al tabagismo come una malattia mortale e non solo come un fattore di rischio. E per salvarsi la vita esiste un solo modo, smettere di fumare. I costi del tabagismo però non sono solo quelli dei morti precoci e, lo sottolineiamo con forza, evitabili. Ma anche quelli per curare le centinaia di malattie che derivano da questa dipendenza. Si tratta di circa 6,5 miliardi di euro, senza considerare i danni sociali e il carico di sofferenza umana.”“Uno studio del Ministero della Salute inglese, già alcuni anni fa ha dimostrato come un counseling breve, associato all’uso di farmaci di provata efficacia, è capace di salvare molte più vite di altri (e pur importanti) progetti di screening. Ma la chiarezza dei dati scientifici si scontra con l’idea che il fumo di tabacco sia un problema risolvibile con la sola ‘buona volontà” e perciò non abbia bisogno di trattamenti e servizi di cura. Mentre smettere di fumare da soli è il metodo più diffuso, ma anche quello meno efficace, che produce un esito dell’1-3% a distanza di un anno, i trattamenti farmacologici riescono ad amplificare fino a decuplicare le percentuali di successo”.La politica di Zagà e della Società per i prossimi anni è sollecitare la definizione degli standard per l’accreditamento dei servizi sul territorio nazionale come i Centri Antifumo, stimolare e contribuire alla stesura di linee guida sui trattamenti e di strumenti formativi di tabaccologia, e il coinvolgimento di specialisti di tutte le specialità in un fronte comune in una “Alleanza Tobacco Endgame”. (D.ssa Elis Viettone)

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Nella finanziaria poche risorse per la sanità

Posted by fidest press agency su sabato, 2 dicembre 2017

Ministero salute“La Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) esprime grande preoccupazione per l’assenza di finanziamento del sistema sanitario pubblico ed in particolare per il rinnovo dei contratti della Sanità nella legge di bilancio in fase di approvazione in Parlamento. Questa scarsa attenzione testimonia un preoccupante disimpegno nel sostenere l’esigenza di rinnovare l’organizzazione dei modelli assistenziali territoriali delle cure primarie. Sottoscriviamo inoltre il forte disagio dei dipendenti della sanità che hanno infatti già proclamato una protesta nazionale per la totale mancanza di provvedimenti di contrasto al precariato e alle progressive carenze organizzative dell’assistenza ospedaliera”. E’ quanto dichiara il dott. Giampietro Chiamenti Presidente Nazionale della FIMP. “Questo chiaro segnale politico di mancato sostegno al Sistema Sanitario pubblico e convenzionato è testimoniato anche dalle riserve espresse dal mondo sanitario delle professioni e dei rappresentanti di categoria per un progressivo abbandono dell’assistenza sanitaria nazionale equa e solidale a favore dell’intervento del privato – prosegue Chiamenti -. Quest’ultimo ha raggiunto livelli di spesa in costante progressivo aumento con danno alle fasce deboli della popolazione. Fra queste rientra sicuramente l’età pediatrica che non necessita di interventi a spot ma di un piano organico di sostegno ai bisogni e alle cure che solo un sistema basato sul rapporto fiduciario e sulla capillarizzazione può continuare a garantire. I positivi dati internazionali sullo stato di salute della popolazione italiana hanno riempito nei giorni scorsi le pagine dei giornali ma, se i nostri decisori politici pensano che questi risultati siano dovuti alla provvidenza, dimostrano un forte ignoranza delle problematiche legate ai determinanti della salute. Nè possono pensare che i sistemi di cura possano reggere nel tempo senza adeguati interventi programmatori, a meno che non abbiano deciso di abbandonare il sostegno pubblico alla salute che fino ad oggi è stato una prerogativa tipica del sistema Italia. La FIMP, come principale interprete della pediatria di libera scelta, figura introdotta nel SSN nel lontano 1981 e cresciuta esponenzialmente negli anni, rappresenta l’esistenza di un peculiare modello assistenziale invidiata da tutta Europa – sottolinea Chiamenti -. Rivendichiamo, in nome e per conto della popolazione infantile, una maggiore e più puntuale attenzione che non si può esplicare a parole ma necessita di atti concreti testimoniati nelle scelte di indirizzo nazionali e regionali della classe politica”.

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Sanità: Fondazione Cuore Domani per una cardiochirurgia del futuro

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 novembre 2017

cardiopatiaDurante il convegno che si è tenuto a Roma per festeggiare i 50 anni dalla fondazione della Società Italiana di Chirurgia Cardiaca è stata annunciato l’avvio della “Fondazione Cuore Domani Sicch Research Onlus”, che avrà il compito di promuovere lo studio, la ricerca, la cura e la prevenzione delle malattie cardiovascolari con particolare attenzione alle patologie dell’anziano.
“Le malattie cardiovascolari sono la causa più frequente di morte in Italia, essendo responsabile di circa il 36% dei decessi. L’incidenza di queste patologie – spiega il prof. Alessandro Parolari, presidente del Consiglio d’amministrazione della Fondazione – aumenta all’aumentare dell’età e sappiamo che la vita media in Italia è andata costantemente crescendo, con un conseguente aumento del costo sociale. Il rischio più concreto di questa situazione è una crescita progressiva della spesa sanitaria con una presumibile riduzione delle risorse disponibili pro-capite e minori possibilità di cura. A tal fine la Fondazione avrà anche l’obiettivo di stimolare, sviluppare e coordinare progetti di ricerca scientifica orientati non solo all’innovazione, ma – sottolinea – alla valutazione dell’efficacia e del rapporto costo/beneficio delle diverse terapie disponibili per le patologie cardiovascolari della popolazione italiana”. “Ma è sulla formazione che si gioca il futuro – conclude Parolari – così la Fondazione Cuore Domani promuoverà il training dei nuovi cardiochirurghi italiani verso tecniche sempre più personalizzate sull’anziano, per porre, come ha fatto negli ultimi 50 anni, il paziente al centro delle cure”.

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Innovazione e nuove tecnologie nella sanità

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 novembre 2017

berlinoBerlino. Sono i temi centrali di Frontiers Health, l’evento sulla salute digitale più importante d’Europa. Speaker ed esperti di fama internazionale si riuniscono a Berlino per due giorni di dialoghi, dimostrazioni pratiche e sessioni di approfondimento sulle innovazioni all’avanguardia e sulle tendenze future. Oltre a nuove prospettive su cure e procedure, l’evento è anche l’occasione per conoscere le startup più promettenti in ambito healthcare. Si tratta di un settore in fase di trasformazione e sempre più interessato dalle tecnologie digitaliper aspetti che, ad esempio, riguardano il rapporto con i pazienti, le soluzioni di diagnostica, i trattamenti, l’assistenza sanitaria.Nel panel dedicato alla “Trasformazione Digitale nel Pharma”, l’intervento di Eugene Borukhovich, Global Head of Digital Health Incubation & Innovation di Bayer, tratterà delle iniziative di Open Innovation dell’azienda. Prima tra tutte il progetto Grants4Apps, un felice esempio di collaborazione con le startup che si muovono sui grandi temi della salute e dell’agricoltura. “Il nostro obiettivo è creare un vero e proprio ponte tra innovatori e Bayer, per contaminarci a vicenda, creare valore per azienda e utilizzatori, scoprire talenti in grado di proporre nuove idee per una salute migliore”. Bayer sta investendo molto in questo progetto globale che ha declinazioni in 23 Paesi, tra cui l’Italia, affiancando le startup nel loro sviluppo con percorsi di incubazione, accelerazione, investimenti, workshop ed eventi con esperti del settore.A testimoniare gli sviluppi italiani del programma, Alessandro Rancitelli, Responsabile di G4A Italy con gli esempi concreti di progetti pilota attivati in seguito al lancio dell’incubatore G4A nella sede Bayer a Milano.
L’evento Frontiers Health rientra nelle Conference Frontiers dedicate al settore sanitario, che realizza conferenze internazionali sulla tecnologia e l’innovazione sin dal 2005.

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Finanziaria: Niente risorse alla sanità

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 novembre 2017

Nino CartabellottaSi è svolta ieri l’audizione della Fondazione GIMBE presso la 12a Commissione Igiene e Sanità del Senato della Repubblica, in vista dell’esame del Disegno di Legge di Bilancio 2018. Tenendo conto che il testo inviato al Parlamento – ad eccezione di € 21,5 milioni “assegnati” dall’art. 18 – non prevede alcuna misura per la sanità, il Presidente Nino Cartabellotta è intervenuto per rilevare l’inaccettabile entità del definanziamento pubblico, fare chiarezza sugli impegni di Stato e Regioni sulle risorse destinate ai rinnovi di contratti e convenzioni del personale sanitario, proporre l’eliminazione del superticket attraverso la rimodulazione delle detrazioni IRPEF per le spese mediche e “lasciare una traccia” per il prossimo esecutivo sull’inderogabile necessità di un riordino normativo della sanità integrativa.
I dati riportati dal Presidente hanno documentato che nel periodo 2015-2018 l’attuazione degli obiettivi di finanza pubblica ha determinato una riduzione cumulativa del finanziamento del SSN di € 11,537 miliardi rispetto ai livelli programmati dai Documenti di Economia e Finanza (DEF). Cartabellotta ha riportato l’esempio paradigmatico del 2018, per il quale la spesa sanitaria stimata dal DEF 2014 in € 121,3 miliardi è precipitata a € 117,7 miliardi nel DEF 2015 per poi essere ulteriormente ridotta a € 116,2 miliardi nel DEF 2016 e a € 115,1 nel DEF 2017. Il finanziamento nominale per il 2018, invece, dai € 115 miliardi fissati dell’Intesa 11 febbraio 2016, è stato ridotto a € 114 dalla Legge di Bilancio 2017 ai € 113,39 dal DM 5 giugno 2017 sulla rideterminazione del fabbisogno del SSN e rischia di lasciare per strada altri 300 milioni con la Legge di Bilancio 2018. «Peraltro– ha precisato Cartabellotta – le previsioni a medio termine non lasciano intravedere alcun rilancio del finanziamento pubblico: infatti, se la nota di aggiornamento del DEF 2017 da un lato certifica la crescita del PIL del 1,5% per gli anni 2017-2019, dall’altro riduce progressivamente il rapporto tra spesa sanitaria e PIL dal 6,6% del 2017 al 6,5% del 2018, al 6,4% nel 2019 e addirittura al 6,3% nel 2020».
Il Presidente ha fatto chiarezza su posizioni e responsabilità di Governo e Regioni che hanno infiammato le legittime richieste sindacali in un momento storico per il rinnovo di contratti e convenzioni. Vero è che la Legge di Bilancio 2017 ha formalmente vincolato (comma 412) le somme per i rinnovi di contratti e convenzioni, ma oltre a non averle quantificate, non le ha nemmeno incluse nel comma 393 che ha vincolato un miliardo di euro a farmaci oncologici innovativi, farmaci innovativi, vaccini, assunzioni e stabilizzazioni. «Purtroppo – ha spiegato Cartabellotta – solo alcune Regioni hanno effettuato l’accantonamento previsto e oggi, di fatto, mancano all’appello sia le risorse assegnate dalla Legge di Bilancio 2017 per i rinnovi contrattuali relativi agli anni 2016 e 2017, sia quelle che la nuova Legge di Bilancio dovrebbe destinare alla quota 2018, sostanzialmente erose dal contributo di cui si sono fatte carico le Regioni a statuto ordinario: € 423 milioni nel 2017 e € 604 nel 2018». Secondo le stime riportate dal Presidente, sono necessari € 802 milioni per il rinnovo del contratto del personale dipendente relativo al triennio 2016-2018, oltre ai fondi necessari per il rinnovo del personale in regime di convenzione, il cui metodo di calcolo non è riportato dal DPCM 27 febbraio 2017.
In presenza di un definanziamento pubblico di tale portata, per arginare il continuo aumento della spesa out-of-pocket, che oggi ha raggiunto il 90% della spesa privata e contenere l’espansione selvaggia del mercato assicurativo, il Presidente ha suggerito due azioni integrate: ridefinire il perimetro dei LEA attraverso quel delisting programmato e mai attuato e destinare le risorse della sanità integrativa esclusivamente a prestazioni extra-LEA. Tuttavia, per non compromettere il modello universalistico, Cartabellotta ha indicato come indifferibile un riordino della normativa, oggi estremamente frammentata e iniqua. «Con la presente audizione – ha precisato Cartabellotta – intendiamo lasciare una “traccia ufficiale” per la prossima legislatura sulla necessità di un testo unico per tutte le forme di sanità integrativa al fine di pervenire a un impianto regolatorio capace di assicurare una governance nazionale, di garantire a tutti gli operatori del settore le condizioni per una sana competizione, ma soprattutto di tutelare i cittadini, evitando derive consumistiche e di privatizzazione».

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Manifesto per la sanità “intelligente”

Posted by fidest press agency su sabato, 21 ottobre 2017

senato-della-repubblica[1]Roma 23 ottobre a Roma dalle ore 15:45 alle ore 19:00 presso il Senato della Repubblica, Sala Capitolare di Palazzo della Minerva, in Piazza della Minerva 38, sarà presentata in anteprima una proposta di Manifesto per la sanità “intelligente”, che sarà discusso con i rappresentanti di cittadini, istituzioni, imprese, clinici e operatori della salute. I sistemi di intelligenza artificiale stanno trasformando il modo in cui pensiamo alla diagnosi e alla cura delle malattie. Per questo, è stato promosso un Tavolo di lavoro e un Manifesto, di cui in occasione del convegno verrà presentata una versione aperta al contributo di tutti coloro che vorranno partecipare alla rivoluzione digitale in atto, in base alle proprie idee e alle proprie competenze, per fare dell’Italia uno dei Paesi leader nell’innovazione a livello internazionale.

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Monza: Far west tangenti nella Sanità lombarda

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 settembre 2017

regione lombardiaMilano. “Dopo le tangenti sulle dentiere arrivano quelle sulle protesi ortopediche; sono anni che ripetiamo che non esistono controlli sufficienti nella Sanità Lombarda e che chiediamo una verifica a tappeto su anomalie arcinote. Siamo riusciti a inserire nella legge sull’evoluzione del sistema sanitario lombardo l’Agenzia dei controlli ma evidentemente un sistema di controlli efficaci a prevenire queste speculazioni indegne sulla pelle di malati indifesi non c’è. Maroni e la sua Giunta continuano a vantare un sistema eccellente che però fa acqua da molte parti, la direzione della struttura accreditata prende le distanze dai medici accusati ma intanto pare che a centinaia di pazienti siano state impiantate protesi di qualità scarsa pagate dal sistema sanitario pubblico. Altro che eccellenza, il sistema sanitario lombardo ha bisogno di intensificare i controlli e i dipendenti che denunciano fattacci del genere devono essere ascoltati dalle direzioni e tutelati”, così Paola Macchi e Dario Violi, consiglieri regionali del M5S Lombardia.
“Se le persone continuano a vedere che succedono fatti del genere non c’è poi da stupirsi che perdano fiducia anche in medici che lavorano coscienziosamente e onestamente, è quindi un dovere preciso della Regione prevedere i controlli rigorosi per evitare una perdita di credibilità dei medici e delle cure che vengono prestate. A pagarne le conseguenze sono sempre i cittadini che si vedono curati male, a costi maggiori e secondo interessi dei fornitori e dei medici corrotti che partecipano al giro di mazzette. Ancora una volta è grazie a un dipendente, e non all’agenzia regionale dei controlli di Maroni, che lo scandalo è emerso. Da questo punto di vista, oltre a chiedere controlli a tappeto nella Sanità Lombarda, chiederemo un rafforzamento delle tutele per i dipendenti di enti pubblici che denunciano queste porcate”, concludono i portavoce del M5S.

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Sanità: Acoi, specializzazione negli ospedali pubblici per qualità e sicurezza

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 agosto 2017

medicinadifensiva“Che molte scuole di specializzazione di medicina hanno dimostrato che il sistema formativo post laurea è in crisi, notizia che non ci stupisce. Sono anni che denunciano le carenze della formazione in ambito medico, anche sulla base di quanto ci viene riportato dagli specializzandi, in particolare in quello chirurgico”.
– così Pierluigi Marini, presidente dell’Associazione dei Chirurghi Ospedalieri Italiani, ha commentato quanto emerso oggi da organi di stampa in merito alla irregolarità formativa di 1 scuola di specializzazione su 10
– “Gli specializzandi troppo spesso non hanno l’opportunità di effettuare una vera pratica chirurgica e concludono il proprio corso di studi senza aver eseguito un numero di interventi chirurgici sufficienti a conseguire una adeguata esperienza.
Aprire la formazione agli ospedali riconosciuti, con strutture e volumi adeguati – spiega Marini – rappresenta l’unica soluzione per il futuro, prospettiva su cui Acoi si sta impegnando da tempo, e che consentirà di avere nuovi chirurghi competenti e cure sicure per i pazienti”. “Proprio per venire incontro alle esigenze di tanti medici, che lamentano la mancata pratica, non avendo altri mezzi, Acoi ha creato delle scuole che consentono una vera e propria attività chirurgica teorica e pratica. È dunque arrivato il momento che gli ospedali pubblici possano essere protagonisti della formazione degli specialisti, perché – sottolinea – solo attraverso una pratica laddove c’è l’eccellenza e gli adeguati volumi si potranno formare medici che garantiscono la qualità ela sicurezza delle cure. È importante, però, che non si ceda alla tentazione di usare gli specializzandi, che ricordo sono medici in formazione, soltanto per supplire alla carenza di organici ospedalieri”.
“Acoi, di concerto con Agenas, è in grado di fornire al Ministero della Salute un elenco delle strutture in grado di sostenere il carico formativo.
Speriamo che la legge sulla riorganizzazione delle scuole di specializzazione sia applicata nella correttezza e nella trasparenza, senza trovare facili scorciatoie, che metterebbero in discussione l’efficacia del piano formativo post laurea. Il nostro impegno – conclude Marini – per garantire una corretta formazione e una sanità pubblica sicura e di eccellenza è già in campo”.

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Segreterie scolastiche caricate di tensioni e oneri afferenti a sanità e famiglie

Posted by fidest press agency su martedì, 22 agosto 2017

scuola_01Per il sindacato, attraverso le due circolari esplicative si è riusciti nell’impresa di fare peggio della norma-madre: sono state imposte rigide disposizioni che precludono la possibilità di far frequentare la scuola agli alunni fino a 6 anni non in regola, minando il diritto allo studio previsto dalla Costituzione italiana, e si conferisce ai presidi una responsabilità, con tutte le incombenze che comporta, che per ovvi motivi non può essere a carico dell’istruzione pubblica ma rimane di carattere puramente medico-sanitario. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Serviva un dibattito e un adeguato confronto con le parti sociali, inoltre lo Stato si è spinto oltre le proprie competenze dimenticando di attivare un adeguato raccordo con la scuola. Il nostro studio legale sta approfondendo i contenuti delle circolari applicative del decreto, per verificare se vi sono i presupposti giuridici per bloccarne gli effetti pratici, anche ricorrendo contro lo stesso decreto. La scuola non può continuare a fungere da ‘imbuto’ dove infilare i problemi sociali. Perché, ad esempio, non si è previsto lo stesso obbligo per tutti coloro che fanno una visita o si ricoverano in ospedale? In altri luoghi di affollamento, se i vaccini sono così rilevanti per la salute pubblica, per quali motivi non è stato adottato lo stesso criterio di indispensabilità delle certificazioni per l’accesso?

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