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Quotidiano di informazione – Anno 31 n°56

Posts Tagged ‘sanità’

Formigoni. M5S Lombardia: Garantita certezza della pena, ora Lombardia faccia investimenti su sanità pubblica

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 febbraio 2019

“I privati non hanno mai reso eccellente la sanità lombarda. Al contrario, hanno generato un sistema di corruzione, di spreco di risorse pubbliche e di grandi disservizi come le liste d’attesa infinite. Finita l’era Formigoni la Lombardia deve voltare pagina e tornare a investire nel settore pubblico per ridurre gli sprechi, ogni forma di speculazione sanitaria e per garantire la sicurezza sanitaria e la salute dei cittadini.L’arresto di Formigoni dimostra che il Paese è cambiato. Abbiamo restituito ai cittadini la certezza delle pene: La chiedevano da anni.Prima del nostro ingresso nelle istituzioni solo i ladri di galline finivano in carcere. Ora ci va anche chi ha commesso reati gravi contro la collettività, i corrotti e i corruttori. Chi ha abusato della fiducia della persone e utilizzato il proprio enorme potere contro l’interesse dei cittadini se condannato è giusto che sconti la pena”, così Dario Violi, consigliere regionale del M5S Lombardia, torna sulla condanna e sull’arresto di Roberto Formigoni.

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Molise: La situazione sanitaria regionale

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 febbraio 2019

E’ stato un incontro a tutto tondo quello svoltosi a Roma tra il commissario alla Sanità molisana, Angelo Giustini, e i rappresentanti dell’associazione “Forche Caudine”, che da tempo denunciano come il decadimento dei servizi pubblici sanitari in Molise costituisca un ulteriore fattore di freno per i rientri estivi in regione da parte delle famiglie d’origine molisana. “Sono tante le persone anziane che da Roma, specie d’estate, non rientrano più nella terra d’origine perché mal presidiata in ambito di servizi sanitari – ha esordito il professor Luca Turrisi, tra i fondatori del conservatorio “Perosi” di Campobasso, raccontando come lui stesso manchi in Molise con la famiglia da quasi cinque anni, avendo riscontrato una drastica riduzione dei servizi a tutti i livelli, compresi quelli postali, bancari e commerciali in genere.Gabriele Di Nucci, segretario dell’associazione, ha posto l’accento sulla complicata situazione nei paesi dell’entroterra, quelli con i più alti tassi di emigrazione e con le maggiori potenzialità turistiche. “D’estate da Capracotta per ogni minimo problema di salute siamo costretti ad usufruire di ciò che rimane della sanità di Agnone – ha evidenziato. Francesco Caterina, coordinatore del Comitato Imprese dell’associazione, ha ribadito come l’impegno per promuovere il territorio molisano risulti spesso vanificato proprio da quell’inefficienza politica che ha concorso a collocare il Molise agli ultimi posti in Italia per infrastrutture e servizi, compresa la pessima condizione della sanità pubblica molisana.Giampiero Castellotti, presidente dell’associazione, ha manifestato soddisfazione per la scelta di un commissario esterno dopo anni di governatori-commissari, i frutti del cui operato sono davanti agli occhi di tutti.
Importante l’apporto dei medici che operano nella città metropolitana di Roma. Il professor Massimo Persia, originario di Bagnoli del Trigno, responsabile del Sert di Tivoli-Guidonia, ha incontrato il commissario Giustini per trasmettergli un quadro aggiornato del campo delle dipendenze giovanili, tematica su cui il professor Persia ha di recente scritto un libro di successo. Il professor Pasquale Fruscella, originario di Campobasso, non avendo potuto partecipare all’incontro, s’è offerto di illustrare i progressi svolti nella ricerca antinvecchiamento e anticancerogenesi e in genere le innovazioni in medicina e chirurgia rigenerativa.Il commissario Giustini, ringraziando l’associazione per la disponibilità e per la cordiale occasione d’incontro, ha ricordato come il Molise venga da ben dodici anni di commissariamento e come la situazione della sanità molisana non sia certo delle migliori, salvo qualche eccezione, in primis Neuromed e Cattolica.Ha quindi elencato alcune criticità, a cominciare dalla carenza di personale – in particolare anestesisti, rianimatori, radiologi, pediatri – con concorsi e avvisi pubblici che vanno deserti o calamitano professionalità che restano poco tempo in regione. Ha fatto poi il quadro poco edificante delle postazioni di primo soccorso e delle case della salute. Una situazione talmente complessa che anche i vari comitati di cittadini sorti in tutta la regione presentano istanze spesso in contrapposizione tra loro “e ciò non aiuta certo a risolvere i problemi” ha detto il commissario.Uno dei nodi è rappresentato dal decreto Balduzzi che impone rigidi criteri da rispettare: una regione con 306mila residenti non sempre, purtroppo, riesce a garantire i “numeri” minimi: è il caso dei parti, dove se Isernia è nei termini di legge, Termoli è fuori.Per poter ripartire, ha evidenziato il commissario, serve innanzitutto pareggiare il bilancio. Quindi le idee non mancano, anche per un territorio così urbanisticamente parcellizzato come quello molisano.In linea con la Strategia nazionale aree interne, il primo obiettivo è quello di valorizzare le “farmacie di servizi”. Ha spiegato il dottor Giustini: “In Molise ci sono circa 160 farmacie, di cui 130 in zone rurali. Questo presidio comunitario, a volte unico, potrebbe rafforzare il proprio ruolo di medicina preventiva e ambulatoriale, ad esempio con prelievi, analisi, elettrocardiogrammi, ecc. Parallelamente si potrebbe dare spazio alla figura dell’infermiere di comunità. La Regione potrebbe inoltre rafforzare campagne di prevenzione, programmi di educazione sanitaria e l’assistenza domiciliare integrata”.E’ intenzione del commissario riqualificare e potenziare le sedici postazioni di primo soccorso, portandole a venti, nonché le auto medicalizzate con medico a bordo.L’associazione, a chiusura dell’incontro, ha consegnato al commissario il proprio articolato documento ufficiale “Sanità in Molise, contrastare il declino” dove, dopo una panoramica delle criticità, vengono elencati tredici punti di proposte, redatti anche in sinergia con collaboratori dell’associazione residenti in Molise e particolarmente impegnati sul tema, come il professor Umberto Berardo di Duronia.L’associazione ha infine ribadito al commissario tutto il proprio sostegno, nonché la propria vicinanza a fronte di alcune discutibili iniziative promosse da vertici regionali, evidentemente infastiditi da presenze estranee al territorio.Non è mancata e non mancherà la consegna di altri documenti da parte di singoli associati.

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Il metodo scientifico per guidare il cambiamento in Sanità

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 febbraio 2019

“Come, e forse anche più che in altri settori, in Sanità si registra un evidente paradosso: da una parte c’è l’esigenza di cambiare radicalmente il modello organizzativo, dall’altra una fortissima resistenza a che questo cambiamento avvenga effettivamente”: così esordisce il Presidente Alessandro Beux, per spiegare la posizione della FNO TSRM e PSTRP alla vigilia della primo Consiglio nazionale congiunto delle professioni socio-sanitarie, in programma il 23 febbraio prossimo a Roma.“La situazione della nostra società, dal punto di vista demografico ed epidemiologico, è sotto gli occhi di tutti: la popolazione sta progressivamente invecchiando e di conseguenza sono in aumento le patologie cronico degenerative, spesso multiple”, ha continuato Beux. “Questo imporrebbe un cambiamento radicale dell’organizzazione complessiva del sistema socio-sanitario, da quello attuale, prevalentemente improntato sul modello ospedaliero per la gestione delle acuzie, a un modello fortemente basato sulla territorialità e sulla domiciliarizzazione delle cure: se ne parla e se ne scrive da molti anni ma non si vedono azioni concrete in questa direzione”.Le ragioni sono presto dette.
“ll modello ospedaliero è quello che ha consentito la creazione, il consolidamento e l’ampliamento di poteri che oggi resistono a un cambiamento organizzativo che potrebbe metterli in discussione”, ha sottolineato ancora Beux.
Come definire dunque una road map che convinca tutte le parti in gioco a progettare un nuovo modello organizzativo per la Sanità? “La nostra nuova proposta si base sul metodo scientifico: non diamo per scontato che un modello organizzativo alternativo a quello in uso sia migliore, quindi da adottare in modo acritico, ma trattiamolo in modo ipotetico e sottoponiamolo a sperimentazione, dandoci un tempo per verificarne la bontà, sulla base di indicatori di sicurezza, efficacia e di sostenibilità condivisi”, ha concluso Beux. “Se questo nuovo modello non funzionerà, lo si potrà dire a buon diritto, sulla base dei risultati ottenuti attraverso una metodologia validata e internazionalmente riconosciuta, e non sulla base di pregiudizi e/o finalità diverse; se, invece, funzionerà, lo si potrà adottare diffusamente”.

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Lazio: sanità in crisi

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 febbraio 2019

Fuga di camici bianchi dal sistema pubblico, blocco del turnover, liste d’attesa interminabili, costi sociali per la formazione di ogni medico con cifre a piu’ zeri. In attesa di capire se la Regione Lazio uscira’ dal commissariamento, Antonio Magi, presidente dell’Ordine provinciale di Roma dei Medici, Chirurghi e Odontoiatri riguardo il problema della sanita’ italiana e quella del Lazio che perdono sempre piu’ camici bianchi che emigrano all’estero o nel privato dichiara:
“In realta’ il problema e’ che in questo momento la mancata programmazione, sia in ospedale che sul territorio, ha creato una carenza numerica di camici bianchi, in particolar modo nelle branche della medicina che possono sviluppare conflittualita’ medico-legali e risarcimenti. Questo stato di cose, associato poi al blocco del turnover e al conseguente precariato dovuto a contratti soprattutto a termine e malpagati, spinge i giovani medici ad abbandonare il Paese per proposte molto piu’ attrattive. In questo momento ci sono societa’ che reclutano medici offrendo compensi alti fino a 4mila e 400 euro piu’ alloggio e altri benefit. E’ naturale che il medico che riceve un’offerta di questo tipo rispetto a quanto proposto in Italia, magari un contratto con retribuzione di 1.200 euro senza alloggio, assicurazione e formazione, sia spinto ad emigrare. I posti maggiormente vacanti per concorso sono quelli al Nord, mentre al Sud – e’ una amara realta’ – non si pone proprio il problema: i bandi di concorso non vengono programmati. Negli ultimi 5 anni in Italia abbiamo contato 4.500 medici giovani specializzati che hanno abbandonato il Paese per lavorare all’estero. Poi c’e’ tutta la parte di medici non specializzati che sono andati in Ue od Oltreoceano. Insomma, stiamo perdendo quote di specialisti anche perche’ le universita’ italiane formano bene: non a caso i medici italiani sono richiesti in tutto il mondo. A Roma sono 44mila gli iscritti all’Ordine, quindi i medici ancora ci sono. Il problema e’ un altro: se non si fanno i concorsi e non si stabilizzano le persone dando loro una prospettiva, sia lavorativa che di vita, perderemo sempre piu’ cervelli. Se passa poi il regionalismo differenziato forse avremmo qualche problema in piu’, in quanto ci potrebbe essere una autonomia contrattuale tra una Regione e l’altra per cui Regioni piu’ ricche possono essere piu’ attrattive generando ulteriori disparita’ di cure tra Nord e Sud”.
Analizzando che nel Lazio l’eta’ media dei medic e’ di 57 anni, 6 in piu’ rispetto alla media nazionale che si attesta a 51, afferma:
“Il Lazio e’ nella media nazionale, ma nel Nord Italia sono piu’ giovani solo perche’, essendoci state per concorso nuove assunzioni, nell’organico sono entrati piu’ giovani che hanno abbassato la media. Mentre nelle Regioni con piano di rientro – che non possono assumere – ci sono, naturalmente, medici con eta’ media superiore. Quindi al Nord abbiamo una media di 50-52 anni d’eta’ mentre piu’ ci sposta al Centro-Sud piu’ la media sale sfiorando i 57 anni d’eta’. Questo non va bene, perche’ se pensiamo che intorno ai 60-62 anni d’eta’ si potra’ andare in pensione questo vuol dire che nel Lazio abbiamo solamente 5 anni per riorganizzarci. Bisogna capire anche se la Regione Lazio uscira’ dal piano di rientro. A maggior ragione i medici piu’ validi potranno anche decidere di andare in pensione e spostarsi nel privato depauperando ulteriormente il Ssn. Anche i giovani piu’ competenti potranno fare la stessa scelta. Secondo me, e’ assolutamente importante potenziare gli specialisti ambulatoriali in modo che possano fare da filtro tra territorio e ospedale, cosi’ da evitare l’inutile e dannoso sovraccarico di lavoro al Pronto soccorso. Cominciamo ad avere anche qualche carenza nei medici di medicina generale, poi c’e’ il problema delle liste d’attesa. Ribadisco, nel Lazio vanno potenziati gli specialisti del territorio in modo che gli ospedalieri possano, come dovrebbe essere, concentrarsi sulle acuzie e non sulla cronicita’, in modo anche da abbattere i costi del Servizio sanitario a vantaggio della salute di tutti i cittadini”.

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Fp Cgil: salta emendamento per assunzioni in Sanità

Posted by fidest press agency su sabato, 2 febbraio 2019

“Una nuova ‘manina’ fa saltare dal dl semplificazioni l’emendamento dello stesso governo che si proponeva di eliminare il tetto di spesa per le assunzioni del personale del Servizio sanitario nazionale, il famigerato -1,4% sulla spesa del personale del 2004”. A denunciarlo è la Funzione Pubblica Cgil Nazionale, nel sottolineare come “la manina rappresenti un accanimento particolare nei confronti delle misure che riguardano il Servizio Sanitario Nazionale e la sua messa in sicurezza”.Per la Fp Cgil si tratta di “un fatto gravissimo ma che non sorprende, dato che l’abolizione di quel provvedimento viene annunciato ad ogni varo di provvedimento normativo salvo non essere adottato mai. Quella che pare evidente è la spregiudicatezza e la leggerezza con cui viene trattato un tema così delicato come quello del turnover in sanità, che tocca la vita di centinaia di migliaia di professionisti che operano tutti i giorni con carichi di lavoro pesantissimi e che si sentono, giustamente, presi in giro da troppo tempo, blanditi a parole e colpiti ogni volta coi fatti. La situazione, anche a seguito dei pensionamenti programmati, è destinata a peggiorare ulteriormente nel giro di poche settimane”.
La Funzione Pubblica Cgil sottolinea che “è bene che i cittadini siano consapevoli di quanto sta accedendo, perché al di là delle parole vuote dei ministri Grillo e Buongiorno, il Servizio sanitario continua ad essere pesantemente attaccato, anche da questo Governo, con un depauperamento continuo di risorse umane e materiali e questo processo d’impoverimento è quello che ogni giorno le persone pagano sulla propria pelle con liste d’attesa più lunghe, meno operatori a disposizione, personale più stanco”.Per noi, osserva la categoria dei servizi pubblici della Cgil, “il Ssn è un patrimonio che, invece, va difeso e rilanciato come strumento di equità e di garanzia del diritto costituzionale alla salute; per noi è urgente un piano straordinario di assunzioni che si occupi concretamente di immettere nel Servizio sanitario nazionale giovani professionisti perché una sanità di qualità, senza personale, non può esistere. Per questo è il momento di costruire risposte e argini al processo di sgretolamento che anche questo Governo favorisce, alimentando un mercato privato che disegna una sanità sempre più diseguale, sempre più ingiusta. Per quanto ci riguarda lo faremo ogni giorno, a partire dal valorizzare il tema della sanità all’interno delle rivendicazioni che porteremo nella grande manifestazione unitaria che Cgil Cisl Uil hanno proclamato per sabato 9 febbraio”, conclude la Funzione Pubblica Cgil.

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Sanità privata

Posted by fidest press agency su domenica, 13 gennaio 2019

Dopo gli emendamenti recepiti nella legge di stabilità regionale, è stato approvato oggi in Consiglio Regionale un ordine del giorno sulla sanità privata affinché si intraprendano tutte le azioni necessarie ad arrivare in tempi brevi al rinnovo del contratto nazionale, per introdurre maggiori regole nel sistema dell’accreditamento e più trasparenza nella gestione delle risorse pubbliche. “Prosegue – commentano i segretari generali di Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl Natale di Cola, Roberto Chierchia e Sandro Bernardini – grazie a una lunga mobilitazione che da luglio scorso ha portato i lavoratori in piazza, fino al partecipatissimo sciopero del 14 dicembre, il percorso istituzionale che impegna la Regione Lazio sui punti indicati nella petizione rivolta al Presidente Zingaretti, su cui abbiamo raccolto le firme di oltre 10 mila lavoratrici e lavoratori. L’ordine del giorno dà una chiara indicazione politica sia a sostenere la prosecuzione delle trattative sul rinnovo del contratto, fermo da oltre 10 anni, sia a procedere a una rivisitazione delle regole sulla gestione economica e finanziaria delle strutture. Come da anni denunciamo, dietro a presunte crisi aziendali le proprietà delle strutture mascherano spesso azioni unilaterali che penalizzano i lavoratori su diritti, tutele e condizioni di lavoro, mettendo a rischio gli stessi i livelli occupazionali. “Sulla sanità privata accreditata – proseguono i segretari generali – si regge poco meno della metà dei servizi sanitari del Lazio. La trasparenza nella gestione delle risorse e il controllo dei bilanci deve essere la regola, e non potrebbe essere altrimenti, dato che si tratta di risorse pubbliche. Così come deve esserci un quadro omogeneo dei sistemi di accreditamento e deve essere uno solo il contratto applicato ai lavoratori nelle strutture, aspetto su cui già in legge di bilancio regionale si era intervenuti, per un fermo contrasto al precariato e al dumping causato dall’applicazione di contratti “pirata”. Concludono Di Cola, Chierchia e Bernardini: “Ora ci aspettiamo che la commissione sanità e gli assessorati competenti ci convochino per andare avanti con atti concreti sugli impegni presi. Rimaniamo perplessi di fronte all’astensione dei Consiglieri del gruppo M5S, su un tema che riguarda da vicino il livello dei servizi alla salute dei cittadini di Roma, città da loro stessi amministrata, e di tutto il Lazio, oltre che la tutela del lavoro, la legalità e la trasparenza, che vada verso un maggiore controllo del pubblico sull’imprenditoria privata che investe – e fa profitto – nei servizi sanitari”.

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I dati ISTAT mostrano una sanità e una spesa dei Comuni per i servizi sociali molto disomogenea tra le varie Regioni Italiane

Posted by fidest press agency su sabato, 5 gennaio 2019

Lo dichiara in una nota il Seg.Gen. UIL FPL Michelangelo Librandi.Si evidenzia una ulteriore riduzione della dotazione dei posti letto ordinari negli anni 2014 -15 a 3,2 posti per mille abitanti rispetto alla normativa nazionale che ne prevede 3,7 ogni mille abitanti. In questo caso le differenze tra le varie regioni italiane sono importanti: si passa dal 2,8% al Sud al 3,5% ogni mille abitanti al Nord.Nell’ambito dell’assistenza territoriale, anche quella fornita presso le strutture per l’assistenza residenziale e semiresidenziale, che garantisce una risposta adeguata alla domanda sanitaria da parte di persone non autosufficienti o con gravi problemi di salute, nonostante nel periodo 2014-2016 sia stata potenziata con più posti letto passati da 240 mila nel 2014 a 250 mila nel 2016, presenta una significativa disparità fra Nord e Sud, con valori per le regioni settentrionali decisamente più elevati rispetto a quelli del Mezzogiorno.Infine nonostante l’ammontare delle risorse impiegate per il welfare locale sia in aumento, sul fronte della spesa dei Comuni per i servizi Sociali il divario tra le varie regioni Italiane è marcato; nel Sud in cui risiede il 23% della popolazione, si spende solo il 10% delle risorse destinate ai servizi socio-assistenziali. Per non parlare della spesa pro-capite per i servizi socio-assistenziali: si passa dai 22 euro della Calabria ai 517 della Provincia Autonoma di Bolzano.Una delle poche note positive di questi dati sono invece le risorse quasi raddoppiate destinate ai disabili. Tuttavia anche per l’assistenza rivolta ai disabili le differenze territoriali sono rilevanti: mediamente un disabile residente al Nord-est usufruisce di servizi e interventi per una spesa annua di oltre 5.150 euro mentre al Sud il costo dei servizi ricevuti è di quasi 865 euro pro-capite.Da troppo tempo – conclude Librandi – stiamo denunciando questo divario tra Nord e Sud sia in Sanità che nel Sociale senza tuttavia riscontrare alcun cenno di miglioramento.

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Sanità: Dimissioni prof. Ricciardi e il futuro dell’ISS

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 dicembre 2018

Dopo mesi di inspiegabile silenzio da parte del ministro Grillo sull’Istituto Superiore di Sanità, organo tecnico scientifico del Ministero, è urgente per l’Unione Sindacale di Base che a seguito delle odierne dimissioni del presidente Walter Ricciardi, si apra il confronto con il ministro sul futuro dell’Ente. Sarebbe grave se non vi fosse da parte del ministro la disponibilità ad ascoltare il personale per comprendere le problematiche legate al ruolo e alla funzione dell’ISS, soprattutto in funzione della difesa della propria terzietà.USB ha già richiesto allo staff del ministro che l’iter di nomina del nuovo presidente sia celere e trasparente, e, diversamente dal caso ISTAT, che la figura di alto valore che prenderà il posto del prof. Ricciardi dia priorità alla funzione dell’ISS al servizio della committenza sociale nell’ambito del Servizio sanitario nazionale. USB, primo sindacato dell’Ente, è pronta a chiamare i lavoratori alla mobilitazione qualora dovesse essere messa a rischio la terzietà dell’ISS rispetto alla politica e al settore privato.

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M5S Lombardia. Bilancio regionale: I nostri emendamenti per una sanità più vicina ai cittadini

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 dicembre 2018

“È una sanità di cittadinanza quella che abbiamo in mente. Deve essere, oggi come non mai, vicina ai lombardi, attenta ai più deboli, capillare sui territori e capace di interpretare le sfide del futuro. Deve prendersi cura dei cittadini oltre che curare e guarire”, così Gregorio Mammì, consigliere regionale del M5S Lombardia, sugli emendamenti e sugli ordini del giorno al Bilancio regionale depositati dal Movimento in previsione della discussione in Consiglio regionale della settimana prossima.
Sono decine gli emendamenti e gli ordini del giorno presentati. Tra questi la richiesta di risorse per la sperimentazione per l’infermiere di famiglia, su cui il M5S ha anche depositato una proposta di legge, nuove “culle per la vita”, risorse per l’acquisto di giochi per i bambini ricoverati e ospedalizzati e fondi per le persone non autosufficienti.
Tra gli emendamenti spazio anche alla richiesta di finanziamenti per i controlli sull’amianto e per sostenere le persone affette da Fibromialgia, ludopatie e sindrome da burnout. È del M5S anche la proposta di stanziare maggiori risorse per la promozione e l’incremento di programmi di screening finalizzati a prevenire l’infertilità nei giovani adulti e di rendere gratuite le cure veterinarie per i proprietari d’animali d’affezione con Isee basso. Per Mammì, “Non stiamo chiedendo l’impossibile. Interveniamo in decine di ambiti con la richiesta di fondi che possono davvero fare la differenza nel sostegno alle fragilità. La crisi e le politiche vergognose dei Governi precedenti hanno tolto risorse alla Sanità colpendo soprattutto i più deboli. Con i nostri emendamenti e ordini del giorno vogliamo invertire la rotta”.

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Convegno: Qualità in sanità

Posted by fidest press agency su venerdì, 14 dicembre 2018

Napoli Non accenna a diminuire il divario tra la qualità della Sanità al Nord e al Sud. Nel Mezzogiorno un quarto dei cittadini è costretto a mettere mano al proprio portafoglio e, troppo spesso, a rinunciare a curarsi a causa del proprio reddito (28%). Basti pensare che per far fronte alle mancanze del SSN il 70% di chi vive al Sud ricorre a visite specialistiche pagate di tasca propria (+7,6% rispetto alla media nazionale). Superiore alla media anche la frequenza di ricorso ai farmaci pari all’87%, una cifra che si discosta di oltre 15 punti percentuali rispetto alla media nazionale.Sulle possibili soluzioni per cercare di mettere fine a questa preoccupante situazione, si focalizzerà l’intervento di Marco Vecchietti, Amministratore Delegato e Direttore Generale di RBM Assicurazione Salute durante il convegno “Qualità in Sanità, tra equità e sostenibilità” in programma oggi e domani a Napoli.“Il Welfare supplementare in Sanità è doveroso per tentare di ridurre l’Health Divide che spezza in due il nostro Paese – spiega Vecchietti – e per ottemperare al dettato della Costituzione che impone il diritto alla salute, oggi spesso negato o ridotto per alcune categorie di cittadini, le più fragili e quelle che risiedono nelle aree meridionali del Paese”.Dal capoluogo partenopeo, il numero uno di RBM Assicurazione Salute rilancerà il progetto di un Welfare supplementare per il Sud, presentato ad ottobre al Convegno “Mezzogiorno d’Italia: ultima spiaggia” organizzato da EUR.A.PRO.MEZ (Associazione Nazionale per il Progresso del Mezzogiorno d’Italia). Un progetto che, se avviato, potrebbe ridurre i gap assistenziali con il resto del Paese, ristabilendo quell’equità e quell’universalismo che dovrebbero essere alla base del nostro Servizio Sanitario. Il Welfare supplementare potrebbe essere finanziato attraverso i Fondi Europei, oggi pericolosamente a rischio per mancato utilizzo, che quindi sarebbero finalizzati a garantire la perequazione territoriale.
“Le Forme Sanitarie Integrative – afferma Vecchietti – possono finanziare aree di prestazioni economicamente non più sostenibili dal SSN garantendo comunque la loro erogazione mediante delle strutture pubbliche o convenzionate. Le Regioni potrebbero trasferire ad un terzo (fondi sanitari/compagnia di assicurazioni) in tutto o in parte l’onere economico connesso all’erogazione delle prestazioni sanitarie di una determinata area di trattamenti, garantendo comunque al cittadino il rispetto dei LEA predefiniti su base territoriale e a fronte di un budget di spesa predeterminato (il premio assicurativo). Analizzando il quadro complessivo credo sia necessario investire su fondi pensione e fondi sanitari territoriali. Inoltre, si potrebbero promuovere fondi welfare territoriali per assicurare tutele integrative in campo pensionistico, sanitario ed assistenziale, consorziare gli enti locali e favorire una pianificazione integrata. Coinvolgendo aziende, ordini professionali e categorie presenti sul territorio sarebbe possibile dare vita ad un welfare del territorio e ampliare così le esperienze di welfare occupazionale.” “Come evidenziato dall’VIII Rapporto RBM-Censis cresce il rancore degli italiani nei confronti del SSN – segnala Vecchietti -. Questo sentimento negativo dilaga nel Mezzogiorno dove quasi la metà degli intervistati si dichiara arrabbiato di fronte ad un Servizio Sanitario che non sembra essere in grado di curarli nei tempi e nei modi adeguati e li obbliga a diventare migranti della salute. Il fenomeno della mobilità sanitaria, infatti, è aumentato del 21% rispetto al 2015 e lo scorso anno ha coinvolto 1,7 milioni di italiani E la situazione pare in peggioramento poichè il federalismo fiscale non ha fatto che accrescere il divario. Se prima del 2017 la speranza di vita era pressappoco la stessa in tutto il Paese, oggi per un uomo campano è di 74 anni contro i 76 di un lombardo e per quanto riguarda le donne è di 80 contro 83.” Preoccupanti anche i dati relativi alla cronicità e all’obesità, superiori alla media nazionale. Infatti, il 15,9% degli abitanti del Sud presenta una malattia cronica grave, mentre negli over 65 il tasso di persone in condizione di multicronicità è addirittura del 47% (+5% rispetto al Nord). Per quanto riguarda l’obesità, in Campania oltre la metà delle persone sono in sovrappeso o obese, anche a causa di una maggiore sedentarietà (un fenomeno che riguarda il 57,7% dei campani) dovuta a una minore offerta di strutture sportive e ad un PIL pro-capite inferiore.A contribuire alla più bassa speranza di vita, anche una minore attenzione alla prevenzione: il tasso di adesione allo screening mammografico, ad esempio, è del 55% al Nord, mentre si ferma al 36% nel Mezzogiorno.Ad aggravare la situazione il meccanismo delle detrazioni, attualmente vigente: quasi il 60% dei costi sostenuti da tutti i cittadini italiani attraverso la Finanza Pubblica per garantire le risorse necessarie al funzionamento di tale sistema, viene assorbito dalle regioni del Nord, meno del 20% da quelle del Sud e delle Isole.“Analizzando il quadro complessivo – prosegue Vecchietti – credo sia necessario investire su fondi pensione e fondi sanitari territoriali. Pubblico e privato potrebbero affiancarsi e garantire il diritto alla Salute, riconosciuto anche dalla nostra Costituzione, a tutti. Per farlo perché non seguire la strada di un reddito di salute? Inoltre, si potrebbero promuovere fondi welfare territoriali per assicurare tutele integrative in campo pensionistico, sanitario ed assistenziale, consorziare gli enti locali e favorire una pianificazione integrata. Coinvolgendo aziende, ordini professionali e categorie sarebbe possibile dare vita ad un welfare del territorio e ampliare così le esperienze di welfare occupazionale”.Ad oggi, la macro-area Sud e Isole è quella con il minor numero di assicurati (soltanto 1 cittadino su 10 usufruisce di polizze sanitarie collettive/Fondi Integrativi e poco meno del 10% di polizze sanitarie individuali). Di conseguenza, in questa zona del Paese la Spesa Sanitaria Intermediata pro-capite è di soli 18,90 € a fronte di una Spesa Sanitaria Privata pro-capite pari a 495,42 € (3,8% contro il 13,3% del Nord-Est).E ancora: “Attualmente gli italiani che già hanno una forma sanitaria integrativa beneficiano di una riduzione della loro spesa sanitaria privata di 2/3. Ed essendo l’attuale impianto della Sanità Integrativa di matrice prevalentemente occupazionale anche la sua diffusione ricalca la struttura produttiva del Paese favorendo inevitabilmente le Regioni del Centro Nord dove sono presenti la maggior parte delle Pubbliche Amministrazioni (Centro) – conclude Vecchietti – e del tessuto produttivo delle Piccole Medie Imprese (Nord) che rappresenta la spina dorsale della nostra economia”.

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Manovra 2019: alla Sanità oltre 4,5 miliardi di euro in tre anni

Posted by fidest press agency su sabato, 3 novembre 2018

Il testo della Legge di Bilancio 2019 inviato alle Camere per la discussione parlamentare si presenta con buone nuove per la sanità pubblica: aumento del fondo sanitario nazionale di € 3,5 miliardi che si aggiungono al miliardo già stanziato dalla precedente legislatura, fondi dedicati alla governance delle liste di attesa ed alle borse di studio per specializzandi e futuri medici di famiglia, oltre ad un incremento di € 2 miliardi destinati al programma di ristrutturazione edilizia e ammodernamento tecnologico. Confermato il miliardo già assegnato per il 2019 dalla precedente legislatura e previsto un aumento di € 2 miliardi nel 2020 e di € 1,5 miliardi nel 2021, per un incremento complessivo di € 4,5 miliardi nel triennio. Le risorse assegnate per il 2020 e per il 2021 sono subordinate alla stipula, entro il 31 gennaio 2019, di una Intesa Stato-Regioni per il Patto per la Salute 2019-2021 che contempli varie “misure di programmazione e di miglioramento della qualità delle cure e dei servizi erogati e di efficientamento dei costi”. Oltre all’incremento del fabbisogno sanitario nazionale standard 2019-2021, la Legge di Bilancio prevede risorse finalizzate a specifici obiettivi:
Riduzione dei tempi di attesa delle prestazioni sanitarie.
Borse di studio. Per quelle destinate al corso di formazione specifica in Medicina generale stanziati € 10 milioni a decorrere dal 2019 che garantiscono ogni anno circa 300 borse aggiuntive.
Rinnovo contrattuale 2019-2021. Per il personale dipendente e convenzionato gli oneri per i rinnovi contrattuali, nonché quelli derivanti dalla corresponsione dei miglioramenti economici al personale, sono posti a carico dei bilanci regionali.
Finanziamento dei programmi di edilizia sanitaria.
Restano fuori dalla manovra alcune indifferibili priorità per evitare il collasso della sanità: Rinnovi contrattuali, Sblocco turnover, Nuovi LEA, Residuo pay-back farmaceutico 2013-2016. Parte degli oltre € 900 milioni contabilizzati come entrate nel bilancio dello Stato sono oggetto di contenzioso e potrebbero diventare una voce di passività. Tuttavia, alcune lacune che rischiano di peggiorare lo “stato di salute” del SSN non possono essere ulteriormente rinviate: ecco perché è indispensabile destinare interamente ai rinnovi contrattuali il miliardo già previsto dalla precedente legislatura ed anticipare al 2019 almeno un miliardo per sdoganare i nuovi LEA, eliminare il superticket e avviare lo sblocco del turnover». (fonte: Fondazione gimbe in abstract)

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Sanità: Foad Aodi(Amsi), presentato manifesto “Buona Sanità internazionale” a Sileri

Posted by fidest press agency su martedì, 11 settembre 2018

L’Associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi) , il Movimento Uniti per Unire e la Confederazione Internazionale Unione Medica Euro-Mediterranea (UMEM) hanno incontrato Pierpaolo Sileri, senatore del Movimento 5 Stelle e presidente della Commissione Igiene e Sanità. Al centro dell’ incontro la presentazione e la discussione del progetto la “Buona Sanità Internazionale”, un’ iniziativa che tende a “tutelare il diritto universale alla salute e promuovere campagne di prevenzione e sensibilizzazione sulle patologie emergenti per incentivare l’aggiornamento professionale, gemellaggi universitari e una collaborazione sul fronte della ricerca e dell’aggiornamento professionale”.
E ancora: gli altri punti focali del Manifesto sono “risolvere la questione dei concorsi per i professionisti della sanità di origine straniera con la deroga di poter sostenere i concorsi per chi ha esercitato regolarmente in italia per 5 anni vista la carenza dei medici e degli infermieri in Italia, programmare i posti presso le facoltà di medicina e delle scuole di specializzazione in base ai fabbisogni del mercato di oggi e della carenza dei medici che e’ in aumento sia a livello italiano che europeo, combattere le discriminazioni e le aggressioni contro i professionisti della sanità in Italia, intervenire sulla fuga dei cervelli e dei giovani laureati all’estero promuovendo di più il loro ingresso nel mercato del lavoro compensando il numero alto dei medici che vanno in pensione.
“Sì a gemellaggi universitari – ha commentato Sileri -, sì a una collaborazione sul fronte della ricerca e dell’aggiornamento professionale. In un mondo globalizzato, in continuo cambiamento, anche la sanità deve fare la sua parte. È fondamentale combattere le aggressioni contro i medici nei pronto soccorso, colmare le lacune sulla mancanza dei medici ed eliminare qualsiasi discriminazione nel mondo sanitario, allargare gli orizzonti per offrire ai cittadini professionisti migliori sul campo puntando solo alla meritocrazia”.
Il Fondatore dell’Amsi e del Movimento Uniti per Unire Prof.Foad Aodi nonché consigliere dell’OMCEO Roma ha illustrato e discusso il Manifesto la “Buona Sanita’ internazionale” con il Presidente Sileri apprezzando la sua grande disponibilità ad ascoltare e approfondire i punti proposte nel manifesto dall’Amsi ,Uniti per Unire ,UMEM insieme all’Ong Emergenza Sorrisi e le Comunita’ del mondo arabo in Italia e tutte le comunita’ ed associazioni italiane e di origine straniera aderenti al Movimento Uniti per Unire. “E’ un momento molto delicato per il SSN e l’esercizio della professione dei medici, infermieri, fisioterapisti, farmacisti, odontoiatri e gli altri professionisti della sanità per la grave mancanza di medici ed infermieri, per le continue aggressioni contro i professionisti della sanità, l’aumento del costo della medicina difensiva, le cure fai di te e l’allarmismo che si crea sulla salute dei cittadini di origine straniera e dei migranti”. L’Amsi, aggiunge, “nei primi 8 mesi dell’anno ha ricevuto più di 200 richieste di medici e professionisti della sanità di origine straniera per poter esercitare presso le strutture sanitarie pubbliche e private e tali richieste sono in continua crescita. Ci preoccupa molto anche perché le domande da parte dei medici italiani giovani sono altrettanto in crescita all’Amsi per poter esercitare all’estero. Bisogna lavorare in questo senso per rendere la professione medica sempre più internazionale”.

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Servizi digitali innovativi nella sanità

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 settembre 2018

Il software solution provider parmigiano, con un aumento di capitale di 2 milioni di euro e il conferimento della controllata IG Consulting s.r.l., ha dato vita a una realtà tra le più grandi nel settore dei servizi di accoglienza delle strutture sanitarie con un fatturato di circa 6 milioni di euro. Maps Group è stata assistita in questa operazione dall’advisor Thymos Business & Consulting.Artexe è leader nello sviluppo di soluzioni tecnologiche innovative a supporto delle strutture sanitarie, in particolare per la gestione dell’accoglienza e delle attese. L’obiettivo di questa operazione è creare un’azienda specializzata nel settore ICT per il mercato sanità, con un piano industriale che prevede investimenti per oltre 3 milioni di euro nei prossimi tre anni e l’apertura ai mercati internazionali.Maps Group intende far crescere la nuova realtà, che conserva il nome Artexe, attraverso investimenti, un piano industriale e una vision per il futuro, che prevede per il mercato sanitario nazionale la nascita di nuovi attori o la profonda modifica di quelli attuali, verso una sanità più efficiente e più attenta ai bisogni del paziente. Secondo questa vision il paziente non è un malato, ma si andrà sempre di più verso un percorso di umanizzazione in cui al centro della cura vi è prima di tutto la persona. Tale cambio di paradigma comporterà un adeguamento delle esigenze di gestione dei rapporti tra paziente e struttura sanitaria e di conseguenza una maggiore attenzione sulla qualità e la tempestività dei servizi sanitari. La mission della nuova realtà sarà quella di offrire i supporti tecnologici e consulenziali alle strutture sanitarie, al fine di contribuire alla loro trasformazione in data-driven company sostenibili per gestire la relazione con i loro pazienti in un’ottica di servizi a misura d’uomo. Nel futuroArtexe si avvantaggerà delle esperienze R&D, gestionali e commerciali di Maps; potenzierà un’offerta basata su consulenza e tecnologie per la gestione della relazione tra paziente e struttura sanitaria, mediante strumenti per l’analisi dei dati (semantica, IA) e sistemi di supporto alla governance e alla comunicazione della struttura stessa; rafforzerà ulteriormente il suo ruolo di player di riferimento, per questo tipo di offerta, nel mercato italiano.

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Ridurre i ritardi della sanità meridionale è possibile

Posted by fidest press agency su mercoledì, 22 agosto 2018

“La sanità al Sud: best practices e nuovi scenari, non solo sprechi”: è stato il titolo del convegno nazionale del Sindacato dei medici italiani (Smi) tenutosi a Bari cinque anni fa e dove è emersa, tra l’altro, una situazione sanitaria nel meridione diversa da come spesso viene dipinta.
Da allora ad oggi è forse cambiata qualcosa? Diremmo proprio di no. Se lasciamo parlare i medici di allora ci accorgeremo ben presto che le loro parole continuano ad essere d’attualità.
Secondo lo Smi, condizione necessaria per combattere la malasanità è che siano messe a disposizione risorse adeguate e che si attui una programmazione che permetta di ridurre gli sprechi esistenti; occorre estendere le pratiche virtuose e sottrarre il governo delle Asl alla mala politica. Il segretario nazionale Smi, Salvo Calì, era convinto che sia possibile eliminare gli sprechi e le logiche clientelari: “Basta premiare la competenza e dialogare con chi opera in prima linea nel Ssn, cioè i medici.”
Il messaggio che cogliamo nella sua interezza è che nel sud esiste buona sanità ma è schiacciata dal clientelismo. Vi sono esperienze in settori sensibili e strategici per l’offerta di servizi sul territorio che sanno incontrare il gradimento dei cittadini e che contribuiscono a intercettare le mutate domande di salute di una popolazione che affronta problemi diversi rispetto a trenta anni fa, innanzitutto il nodo della cronicità e dell’invecchiamento della popolazione. In buona sostanza possiamo dire che se la domanda di prestazioni di un certo tipo aumenta non vi corrisponde, a livello istituzionale, una risposta adeguata e meno che mai nel suo approccio sul territorio. Vi sono nosocomi nel sud che presentano delle eccellenze in determinate discipline mediche ma difettano in personale medico ed infermieristico, in dotazione di fondi e nella logistica. Occorre concentrarsi sull’organizzazione dei servizi, nel seguire i malati anche dopo il dimissionamento ospedaliero e nel tenere aperto il dialogo con i medici di base. (Servizio Fidest)

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“Rivoluzione digitale in sanità”

Posted by fidest press agency su sabato, 18 agosto 2018

Sappiamo bene che la spesa sanitaria è in continua crescita in Italia e che non è facile gestirla. Ad aggravare il tutto vi sono gli sprechi, le pratiche burocratiche oltre il dovuto e più in generale la mala sanità. Eppure posiamo incominciare ad adottare espedienti che ci permettano una riduzione dei costi utilizzando i progressi tecnologici presenti. Penso ai 25 milioni di certificati l’anno gestiti online con il risultato di un risparmio per la collettività di 40 milioni di euro l’anno oltre al fatto che sono stati evitati errori nell’immissione dei dati e consentito la disponibilità in tempo reale dei dati trasmessi. Da qui la considerazione che è un primo step verso una sanità più paperless “per tagliare le spese improduttive al fine di recuperare le risorse per le cure mediche e, al tempo stesso, di dotarsi di strumenti di controllo della spesa sempre più accurati”. Se seguiamo questo ragionamento, gli steps successivi vanno, a mio avviso, percorsi su due distinti fronti.
Il primo è di passare dalla “medicina universale” alla “prevenzione universale” per consentire a tutti la possibilità di controlli sistematici della salute allo scopo di individuare per tempo talune malattie che per la loro caratteristica sono, lungo un loro percorso iniziale, asintomatiche o poco riconoscibili. Il secondo è quello d’offrire al medico di base, o di famiglia a dir si voglia, di diventare il primo attore di un rapporto con i pazienti che vada oltre la sua funzione burocratica. Oggi, infatti, è frequente che di là di una visita specialistica, richiesta per il proprio paziente, il medico di base si ritrovi a gestire unicamente la richiesta dello specialista di accertamenti diagnostici e di prescrizioni di farmaci. Questo discorso potrebbe valere anche nel rapporto con lo specialista, i laboratori di analisi e quanto altro. A questo punto tralasciando l’aspetto tecnico, che va considerato per realizzare tali passaggi, si deve porre l’accento sugli effetti pratici dei vari collegamenti che si possono attuare e i dati e le informazioni che ne deriverebbero. Penso ad esempio a un chip contenuto nella tessera sanitaria dove possa essere trascritto l’anamnesi del paziente. In questo caso il vantaggio è indubbio in specie per un ricovero urgente e anche per il fatto che non sempre gli interessati ricordano la loro storia sanitaria in specie se anziani.
A conclusione possiamo dire che esiste un diverso modo di praticare l’assistenza sanitaria e questo discorso dovremmo già porcelo per valutarne in maniera approfondita i suoi vari aspetti e i mutamenti che ne deriverebbero. E’ tempo che si riconosca la necessità di stabilire un diverso approccio degli addetti ai lavori e dei pazienti con la medicina e la sua pratica nell’interesse generale della salute per un migliore benessere collettivo. Questo percorso è ben chiaro, sia agli addetti ai lavori sia al grosso pubblico, è stato già dibattuto in tutte le sedi sia istituzionali sia nelle assisi congressuali. E tale è restato per l’incapacità della politica di esserne conseguente con opportuni atti legislativi. Manca la forza per vincere le resistenze corporative orientate dal timore che la lasciare la via vecchia per la nuova si sa quel che si ha ma non certo ciò che potrebbe derivarne in termini di profitti e d’interessi settoriali.
Quest’etica civile e religiosa che noi cerchiamo di tenere in piedi per restituire dignità all’uomo la vediamo, purtroppo, perdere mordente anche in ambienti dove dovrebbe essere più alta e solenne la sua tenuta. Non scendo nei dettagli né indico i luoghi di tali devianze, ma chi mi legge può trarne le dovute riflessioni e riferimenti nella cronaca di tutti i giorni e nelle inchieste che riescono, almeno per una breve frazione di tempo, a rivelarci tali e tanti segreti prima di essere di nuovo ammantate dalle logiche perverse della disinformazione. (Riccardo Alfonso)

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Il Piano Nazionale di Governo delle Liste d’attesa

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 luglio 2018

(PNGLA) 2010-2012, approvato con l’Intesa Stato-Regioni del 28 ottobre 2010, ha definito 58 prestazioni tra visite specialistiche, esami diagnostici e interventi chirurgici per cui ASL ed ospedali devono garantire i tempi massimi di attesa. A seguito del recepimento del PNGLA, a Regioni e Province Autonome spettava di pubblicare il loro Piano regionale di governo delle liste d’attesa ed, entro 60 giorni, ogni Azienda sanitaria era tenuta ad adottare il proprio programma attuativo, garantendone adeguata diffusione ai cittadini. «Le analisi dell’Osservatorio GIMBE – afferma Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione GIMBE – dimostrano che, a parte la rilevazione effettuata da Agenas nel 2010, non è disponibile alcun monitoraggio nazionale aggiornato sui recepimenti regionali del PNGLA e sulla redazione dei piani aziendali, né tantomeno sulla rendicontazione pubblica dei tempi di attesa, oggetto solo di indagini a campione effettuati da varie organizzazioni: CREA Sanità, Censis, Cittadinanzattiva, Eurispes. Per tale ragione abbiamo deciso di finanziare con la borsa di studio “Gioacchino Cartabellotta” lo studio “Governance delle liste d’attesa: analisi recepimenti regionali del PNGLA e valutazione dei piani attuativi aziendali».
Lo scorso 14 giugno, in vista della predisposizione del nuovo PNGLA, la neo Ministra Giulia Grillo ha inviato a Regioni e Province autonome una circolare mirata a raccogliere informazioni capillari sulle modalità di gestione delle liste di attesa e dell’attività libero-professionale intramuraria. «Considerato l’interesse del nuovo Esecutivo per la spinosa questione dei tempi di attesa – puntualizza il Presidente – la Fondazione GIMBE ha deciso di rendere noti i risultati preliminari del monitoraggio indipendente sugli adempimenti di Regioni e Province autonome». Preme sottolineare chetali informazioni, secondo quanto previsto dal cosiddetto “decreto trasparenza” (Dlgs 14 marzo 2013, n. 33), dovrebbero essere rese pubblicamente disponibili a tutti i cittadini con l’obiettivo di favorire il controllo diffuso sull’operato delle Istituzioni e sull’utilizzo delle risorse pubbliche.In questa prima fase dello studio, la ricerca dei documenti è stata effettuata sia tramite la consultazione diretta dei siti web istituzionali di Regioni e Province autonome sia tramite ricerche Google utilizzando varie parole chiave: “liste di attesa”, “liste d’attesa”, “tempi di attesa”, “tempi d’attesa”.
Piani Regionali. Tutte le Regioni e Province autonome rendono disponibili sia le delibere di recepimento del PNGLA 2010-2012 sia i Piani Regionali per il governo delle liste di attesa. Dopo la pubblicazione della prima versione, tali piani sono stati variamente aggiornati e/o integrati dal dal 2010 al 2018.Rendicontazione pubblica dei tempi di attesa. Dai siti istituzionali emerge un quadro molto eterogeneo:
• Campania, Molise e Toscana non rendono disponibile alcun report.
• Calabria, Lombardia e Umbria rimandano ai siti web delle aziende sanitarie, senza effettuare alcuna aggregazione dei dati a livello regionale.
• 9 Regioni e una Provincia autonoma rendono disponibile solo l’archivio storico sui tempi di attesa con range temporali e frequenza degli aggiornamenti molto variabili: Provincia autonoma di Trento dal 2013 al 2017, Abruzzo dal 2013 al 2014, Friuli-Venezia Giulia dal 2009 al 2014, Liguria dal 2017 a marzo 2018, Marche da settembre 2014 a maggio 2018, Piemonte dal 2009 al 2017, Puglia da aprile 2012 a ottobre 2017, Sardegna da ottobre 2014 ad aprile 2018, Sicilia solo ottobre 2013, Veneto da gennaio 2017 ad aprile 2018.
• Solo 5 Regioni offrono sistemi avanzati di rendicontazione pubblica sui tempi di attesa:
La Provincia autonoma di Bolzano riporta per le 58 prestazioni i tempi di attesa nelle aziende sanitarie riferiti ad un preciso giorno di riferimento del mese precedente (30 maggio 2018).
La Valle d’Aosta riporta i tempi di attesa nelle aziende sanitarie per oltre 100 prestazioni riferite al mese precedente (giugno 2018).
L’Emilia-Romagna, tramite un portale ad hoc, permette di conoscere per 50 prestazioni il numero e la percentuale di prenotazioni erogate dalle aziende sanitarie entro i tempi massimi previsti. I report sono elaborati a cadenza settimanale dal gennaio 2016 e sono disponibili anche report storici dal gennaio 2015. Il sistema permette anche di confrontare le performance per singola prestazione tra differenti aziende sanitarie.
Il portale della Regione Lazio offre per 44 prestazioni le stesse modalità di rendicontazione dell’Emilia Romagna, ma non permette di confrontare le performance per singola prestazione tra differenti aziende sanitarie. I dati sono elaborati a cadenza settimanale a partire dal 21 maggio 2018, ma non è disponibile alcun archivio storico.
La Basilicata, tramite un portale ad hoc, permette di conoscere in tempo reale i tempi di attesa per le prestazioni erogate da ciascuna azienda sanitaria e di consultare l’archivio storico 2014-2018 dei tempi medi di attesa per tutte le prestazioni in tutte le strutture sanitarie. Non consente, invece, di confrontare in tempo reale i tempi di attesa per singola prestazione tra differenti strutture.I risultati preliminari dello studio GIMBE dimostrano pertanto che la trasparenza sui tempi di attesa, di fatto prevista per legge, rimane in larga parte disattesa da Regioni e Province autonome: accanto ad alcuni sistemi avanzati di rendicontazione che permettono di conoscere in tempo reale i tempi di attesa per ciascuna prestazione in tutte le aziende sanitarie, vi sono addirittura Regioni che non rendono disponibile alcun dato, nonostante qualcuna sia in pole position nella “classifica” degli adempimenti LEA.

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“Positive le dichiarazioni del Ministro Grillo sulla Sanità”

Posted by fidest press agency su sabato, 23 giugno 2018

Apprendiamo positivamente le dichiarazioni del Ministero della Salute Grillo rilasciate a margine della commissione salute della Conferenza Regioni. Lo dichiara in una nota il Segretario Generale UIL FPL Michelangelo Librandi.
Da anni – prosegue Librandi – il nostro sindacato denuncia la situazione in cui riversa la sanità. In Italia, ad oggi, sono in continuo aumento il numero di cittadini che a causa delle difficoltà economiche ed il costo elevato dei ticket hanno rinunciato ad effettuare prestazioni sanitarie o a rinviarle. Chi invece ha potuto permetterselo ha scelto la sanità privata che, sempre più spesso, offre servizi a costi identici, se non più bassi, rispetto al pubblico.
Il Ssn – prosegue Librandi – è stato sottoposto negli ultimi anni a notevoli restrizioni che hanno prodotto effetti preoccupanti sulla capacità di erogare i servizi e sul funzionamento stesso contribuendo ad alimentare le gravi disomogeneità presenti tra le varie Regioni e di conseguenza l’equità del sistema. Inoltre, se da un lato vi è stata una maggiore attenzione alla prevenzione e alle cure, cosi come suggerito da sempre dalla nostra organizzazione sindacale UIL FPL, che ha ridotto l’incidenza di malattie e mortalità, dall’altro riscontriamo una differenza sostanziale tra regioni in tema di qualità dell’assistenza sanitaria.Pertanto accogliamo positivamente la volontà del Governo di voler ridare ossigeno alla sanità pubblica, con la speranza di soddisfare tutti i livelli essenziali di assistenza e soprattutto nel tentativo di ridurre questo divario insopportabile per una società civile.A tutto questo deve seguire una seria politica volta a: migliorare l’aspetto organizzativo dei servizi; investire in infrastrutture e strumentazioni; rafforzare le reti territoriali. Questo deve essere accompagnato da una implementazione in tecnologie ed informatizzazione per ridurre la carenza di comunicazione che riteniamo essere tra le cause di principali di errori sanitari.
Ed infine occorre risolvere il problema principale, che ha messo in ginocchio la sanità, ossia la carenza di personale infermieristico e medico. Ricordiamo – continua Librandi – che mancano all’appello 10.444 professionisti sanitari. Per questo occorre porre fine al blocco del turn over e togliere la norma che fissa il tetto alle spese per il personale.E’ doveroso comunque ricordare che se la nostra sanità è tra le migliori al mondo, lo si deve agli addetti ai lavori capaci di operare con professionalità nonostante le tante criticità e difficoltà.Pertanto ci aspettiamo dal Ministro alla Salute Grillo un confronto per trovare soluzioni condivise che risolvano tali problematiche e per riconoscere la competenza dei lavoratori della sanità a partire dalle professioni sanitarie, a partire dal rinnovo del contratto in scadenza il 31.12.2018.

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Sanità Lazio: appalti illegali di manodopera per centinaia di milioni

Posted by fidest press agency su domenica, 10 giugno 2018

Nonostante la sentenza del Consiglio di Stato 1571/2018 dello scorso 12 marzo censuri il ricorso agli appalti di manodopera illegalmente fatti passare per acquisto di beni e servizi, le ASL regionali e le Aziende Ospedaliere continuano a indire gare e ad affidare appalti alla vecchia maniera.L’ultimo caso è il bando emesso dal Policlinico Umberto I per quasi 23 milioni di euro, rinnovabile sino ad oltre 45 milioni, per un anno di fornitura di supporto infermieristico, in pratica infermieri e ausiliari per il policlinico.La ragione è presto detta, contrabbandare manodopera per acquisto di beni e servizi costa mediamente il 20% in più di quanto si spenderebbe aggiudicandoli in modo legittimo. Chi si aggiudica l’appalto quindi si arricchisce più di quanto sia consentito a scapito di tutti gli utenti.Fa specie il silenzio di Zingaretti. Dei sindacati legati alle cooperative, maggiori fruitori di questi appalti meglio tacere. Nonostante l’USB che rappresenta centinaia di lavoratori del settore già all’indomani della sentenza avesse chiesto un incontro al riguardo, per avviare un processo certo di reinternalizzazione dei servizi appaltati e dei lavoratori coinvolti in essi da decenni, lo stesso Governatore e Commissario alla Sanità non solo rifiuta di interloquire con l’USB, ma di fatto non interviene in nessun modo e così facendo avalla comportamenti dei vari Direttori Generali che disconoscono l’importante sentenza.Come USB chiediamo un’immediata convocazione alla Commissione Sanità della Regione. Se necessario ci rivolgeremo alla Corte dei Conti e alla magistratura penale. All’Anticorruzione la pratica illegale è già stata segnalata da tempo. (fonte: Unione Sindacale di Base)

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Individuare i fattori chiave per il futuro della sanità in Italia

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 giugno 2018

Milano Lunedi 4 Giugno, ore 9.30-13.30, Aula Magna, Via Gobbi 5 si svolgerà il Convegno Nazionale “Valutare Aziende, Processi di cura e di ricerca” dell’Academy of Health Care Management and Economics, partnership nata nel 2010 su iniziativa di Novartis e SDA Bocconi.
L’appuntamento ha l’intento di proporre un focus su alcuni aspetti cruciali per il futuro della salute in Italia, per la stabilità e sostenibilità del sistema e per la sua efficacia nel rispondere alle esigenze di pazienti e cittadini. Con l’occasione, saranno illustrati i dati del lavoro condotto in questi otto anni di collaborazione, che ha coinvolto 40 aziende sanitarie e 10 regioni, durante i quali sono stati sperimentati con successo sul campo gli strumenti sviluppati dall’Academy.L’evento rappresenterà un’occasione di confronto per manager della sanità pubblica, accademici e rappresentanti delle istituzioni politico-sanitarie nazionali e regionali.

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Prevenzione over 60

Posted by fidest press agency su sabato, 12 maggio 2018

Una grande alleanza per mettere in campo percorsi ottimali di prevenzione delle patologie più comuni nella terza età: è quella che è nata oggi tra Senior Italia FederAnziani e 20 società scientifiche, riunite nell’evento Punto Insieme Sanità. Un lavoro comune, questo, che coinvolgerà i medici di medicina generale, gli infermieri, i farmacisti e, come promotori e insieme fruitori, gli stessi pazienti. I protagonisti del comparto sanitario, riuniti in due giorni di lavoro a Roma, presso il Rome Marriott Park Hotel, in Commissioni Tecniche dedicate alle diverse aree patologiche, hanno lavorato per individuare linee idonee per la prevenzione e la diagnosi precoce che ciascun paziente o soggetto in età avanzata dovrà adottare alfine di tutelare al meglio la propria salute. I risultati dei lavori nelle 13 aree, che saranno raccolti in un documento guida che costituirà un vero e proprio Manifesto per la Prevenzione degli over 60, sono stati presentati alla presenza delle istituzioni, rappresentate dai Direttori Generali del Ministero della Salute Marcella Marletta (Dispositivi Medici e Servizio Farmaceutico) e Claudio d’Amario (Prevenzione), dal Presidente dell’AIFA Stefano Vella, in rappresentanza anche del National Center for Global Health dell’Istituto Superiore di Sanità, dal Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Walter Riccardi, intervenuto con un video messaggio, e da Ranieri Guerra, Assistant Director General OMS, in video collegamento. I rappresentanti istituzionali hanno espresso il loro plauso e il loro forte sostegno verso il Manifesto della Prevenzione e la nuova alleanza nata oggi.Il Manifesto avrà l’obiettivo di contribuire alla costruzione di una concreta cultura della prevenzione, attraverso l’indicazione agli anziani dei passi da compiere per identificare precocemente le malattie o le condizioni di particolare rischio che devono essere seguite da un immediato intervento terapeutico efficace, in modo da potersi curare al meglio, vivendo più a lungo e in salute e facendo risparmiare il Servizio Sanitario Nazionale. Dai lavori svoltisi in questa due giorni nasce quindi un percorso comune e concreto che vedrà la scienza e i pazienti uniti e che giungerà fino al banco di prova del VII Congresso della Corte di Giustizia Popolare per il Diritto alla Salute (Rimini, 30 novembre – 2 dicembre 2018), dove i medesimi attori si ritroveranno per fare il punto sulle strategie messe in campo nei prossimi mesi.

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