Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 289

Posts Tagged ‘sanità’

Lavoro e sanità in cima alle priorità quando si pensa all’Europa

Posted by fidest press agency su sabato, 12 settembre 2020

Milano. Libera circolazione, mercato comune e difesa dei consumatori sono gli ambiti su cui i milanesi ritengono che l’Unione europea abbia avuto un impatto positivo rispetto alla propria vita. Il dato emerge dal sondaggio che l’Ufficio del Parlamento europeo a Milano ha proposto a chi vive, lavora e frequenta la città. Su 1250 partecipanti, ben 1068 pensano ad esempio che l’UE abbia permesso loro di andare in vacanza senza code alle frontiere e a lavorare in un altro paese senza problemi. Meno rilevanti sarebbero il ruolo dell’Unione nella propria formazione o l’impatto della promozione della produzione agricola e la difesa dei prodotti tipici.Il sondaggio ha esplorato anche la conoscenza da parte dei milanesi dei progetti nati dall’investimento dell’UE sulla città. I più popolari sono risultati “CLEVER CITIES/MILANOCLEVER”, il progetto dedicato alla rigenerazione urbana tramite soluzioni nature-based e “PON METRO”, il programma di sviluppo urbano sostenibile focalizzato sulla riprogettazione di Milano secondo il modello “Smart City” e sull’inclusione della popolazione più fragile.Per quanto riguarda la gestione della crisi legata a COVID-19, i cittadini si ritengono mediamente soddisfatti. Su una scala da “1” (del tutto insufficiente) a “5” (ottimo), 471 cittadini hanno dato “3”, la sufficienza (37,6%). I giudizi molto positivi (“4” e “5”) raggiungono insieme il 31,3%. Dovendo invece ordinare le priorità di intervento dell’UE, che ha proposto di stanziare 1.850 miliardi per rilanciare l’Europa dopo il COVID-19 e rafforzare l’Unione da qui al 2027, i milanesi mettono ai primi posti: “Sostegno alle imprese e all’occupazione”, “Sanità” e “Ricerca e istruzione”. Tra le parole più usate nei suggerimenti facoltativi finali spiccano per frequenza: “sostegno”, “diritti”, “fiscale”, “immigrazione”, “mobilità” e “cultura”.I quesiti sono stati online la prima settimana di settembre. Circa il 90% dei partecipanti è nato o vive a Milano. Il sondaggio, che non ha valore statistico, è stato organizzato dall’Ufficio del Parlamento europeo a Milano per coinvolgere i cittadini in vista del discorso sullo stato dell’Unione (SOTEU) che la presidente della Commissione Ursula von der Leyen terrà a Bruxelles il 16 settembre e ha avuto il sostegno del Comune di Milano, della Regione Lombardia, dello Europe Direct Lombardia e della Rappresentanza a Milano della Commissione europea. Alla presentazione online dei risultati hanno partecipato anche gli eurodeputati: Eleonora Evi (Movimento 5 Stelle – Gruppo Non iscritti), Pierfrancesco Majorino (Partito Democratico – Gruppo S&D) e Silvia Sardone (Lega- Gruppo Identità e Democrazia).

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Rafforzare la sanità a garanzia di tutti i cittadini

Posted by fidest press agency su martedì, 11 agosto 2020

Questo il titolo e lo scopo del documento messo a punto da Anp, l’Associazione nazionale pensionati di Cia-Agricoltori Italiani, per chiedere a Governo, Parlamento e Regioni di avviare una stagione di investimenti e innovazioni orientate al potenziamento del Sistema sanitario nazionale in tutto il Paese, nelle città come nelle aree rurali.Il sistema sanitario, nell’emergenza Coronavirus, ha mostrato tutto il suo valore e la sua professionalità -ricorda Anp- ma ha reso evidenti anche alcuni limiti nell’organizzazione sanitaria. E’ necessario un servizio pubblico nazionale che, con maggiore capacità e tempi adeguati, possa garantire l’accesso all’assistenza per tutti, senza discriminazione né sociale né territoriale, prestando particolare riguardo alle persone anziane, ai pensionati con assegni al minimo, a chi risiede nelle zone interne del Paese, spesso dimenticate dai servizi socio-sanitari.Per questo Anp-Cia chiede che, con le risorse dedicate previste dal Dl Rilancio (3,2 miliardi) e poi con i nuovi fondi europei, si apra una nuova stagione fatta di investimenti per potenziare la sanità, riqualificando le strutture ospedaliere e incrementando i servizi a disposizione dei cittadini, per colmare il deficit nelle aree rurali del Paese.Secondo l’Associazione, bisogna che le istituzioni concentrino la loro azione su alcune priorità a livello di politiche di prevenzione delle cure primarie e di assistenza domiciliare, in particolare per la disabilità e la non autosufficienza. Pertanto, è urgente potenziare i centri poliambulatoriali, le case della salute, gli h24 diffusi sui territori, diffondere la telemedicina, rivalutare le farmacie rurali.L’invecchiamento in buona salute è una conquista fondamentale che deve essere preservata con scelte lungimiranti -sottolinea Anp-Cia-. È sulla base di questa condizione che occorre dare valore alla tutela della salute, riaffermando alcuni principi che la rendono effettiva per il cittadino: potersi curare ovunque nel Paese, con qualità di servizi e di strutture; assicurare uniformità nell’accesso e nell’erogazione delle prestazioni; rendere fruibili i servizi agli abitanti delle aree rurali e montane e garantire gli utenti più bisognosi, superando le liste d’attesa per le visite specialistiche; riaffermare che il SSN, articolato nei servizi sanitari regionali, è fondato sul finanziamento attraverso la fiscalità generale; evitare che il costo a carico delle famiglie, che negli ultimi anni è ulteriormente aumentato, amplifichi ancora i divari e le disuguaglianze sociali.

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“Sanità selettiva” e anziani

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 giugno 2020

Questa mattina Papa Francesco ha ricevuto in udienza Andrea Riccardi. Tra i temi del colloquio con il fondatore della Comunità di Sant’Egidio, in primo piano la protezione degli anziani nelle nostre società, il contrasto a una “sanità selettiva” e un nuovo sistema che punti sulla domiciliarità della cura e dell’assistenza, anche alla luce dell’altissimo e inaccettabile numero di vittime tra gli anziani in istituto per il covid-19 in Italia e in Europa. Riccardi si è fatto recentemente promotore di un appello internazionale “Senza anziani non c’è futuro”, che ha già raccolto migliaia di firme.
Forte preoccupazione è stata espressa anche, nel corso dell’udienza, per le zone del mondo in cui la guerra non si è fermata, anche in questo tempo di pandemia. Come anche per i campi profughi e quelli di detenzione in cui i migranti soffrono in modo particolare in questo momento, privati di sostegno concreto, a partire dal cibo, e per i quali appare urgente implementare i corridoi umanitari, modello di accoglienza e integrazione, che la Comunità, con le chiese evangeliche e successivamente la CEI, ha attivato a partire dal 2016, e che oggi sono considerati una best practice a livello internazionale per il soccorso e l’integrazione dei migranti.

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La sanità deve cambiare. Se non ora quando?

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 giugno 2020

“Ringraziamo il Presidente del Consiglio e il Governo per l’incontro avuto nel corso degli Stati Generali dell’Economia. E’ il concreto riconoscimento sia del formidabile impegno delle professioni sanitarie in questa emergenza, nell’ospedale e nella comunità, sia dell’importanza di tutto il comparto sanitario nella vita, anche economica, del Paese” . Così Andrea Mandelli, presidente della FOFI, commenta l’audizione della Consulta delle Professioni Sanitarie svoltasi ieri a Villa Pamphili. Nel suo intervento Mandelli ha ricordato i sanitari vittime della COVID-19, tra i quali 15 farmacisti, per sottolineare che da questa tragedia occorre trarre insegnamenti e stimoli importanti. “Sono convinto che nulla potrà essere come prima, a cominciare dalla sanità italiana, e questo significa innanzitutto rinforzare l’assistenza nel territorio attraverso la collaborazione interprofessionale, come indicato recentemente anche dal Rapporto ‘Realising the Potential of Primary Health Care’ dell’OCSE” spiega Mandelli. “La farmacia dei servizi, il cui modello è stato messo a punto dalla Federazione e di cui riprenderà presto la sperimentazione interrotta dalla pandemia, è la chiave per offrire alla prima linea dell’assistenza strumenti che sarebbero stati utili a risolvere molti dei disagi per i pazienti che si sono presentati nella fase acuta dell’emergenza. Basti pensare alla telemedicina. Altri due punti per noi fondamentali sono la semplificazione – la lotta alla burocrazia – e la digitalizzazione della sanità. Fascicolo sanitario elettronico e Dossier farmaceutico sono già stati strutturati e resta soltanto da “azionare l’interruttore”. Per quanto riguarda la necessità di semplificare le procedure amministrative, ho ricordato che il Testo Unico delle leggi sanitarie, promulgato nel 1934, ha di gran lunga superato l’età pensionabile, ed è ora di mettere mano a questa materia”. La Federazione, anche attraverso un documento presentato nell’occasione alla Presidenza del Consiglio, ha toccato tutti i punti della sua visione dell’evoluzione del SSN: dall’ampliamento delle funzioni del farmacista ospedaliero alla revisione della distribuzione del farmaco, per rendere i medicinali di nuova generazione prescrivibili e dispensabili sul territorio, al coinvolgimento dei farmacisti nelle campagne vaccinali. E ha sottolineato che si devono affrontare il tema della remunerazione della rete delle farmacie, “che oggi fronteggia una situazione economica negativa, e il contratto dei collaboratori che, soprattutto dopo quanto accaduto in questi mesi, deve riconoscere anche sul piano retributivo il loro status di professionisti sanitari” prosegue il presidente della FOFI. “Ma se vogliamo perseguire l’evoluzione della nostra professione è fondamentale rivedere la formazione universitaria, il trattamento degli specializzandi in farmacia ospedaliera e l’esame di Stato, per adeguarli alle nuove competenze e all’innovazione scientifica e tecnologica. La terribile esperienza della pandemia deve tradursi in una spinta al cambiamento, al progresso, ad atti concreti. Se non ora quando?” conclude Mandelli.

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Le indicazioni dell’OCSE sulla sanità territoriale

Posted by fidest press agency su domenica, 21 giugno 2020

“Il documento dell’OSCE che affronta il tema dell’assistenza territoriale, il suo valore dal punto di vista dei risultati e dell’ottimizzazione dell’impiego delle risorse, riassume molto efficacemente quanto la letteratura scientifica ha dimostrato in almeno un ventennio e cioè che l’ospedale deve farsi carico della complessità e dell’acuzie, mentre i pazienti affetti da malattie croniche, se stabilizzati, devono essere presi in carico sul territorio. Non a caso l’OCSE riporta come esempi di patologie cui si deve una quota rilevante di ricoveri impropri asma e BPCO, diabete e ipertensione” dice il presidente della FOFI, Andrea Mandelli, a commento del report “Realising the Potential of Primary Health Care” da poco pubblicato. “E’ su queste evidenze scientifiche che la FOFI ha proposto e avviato alla sperimentazione il modello della farmacia dei servizi. Un modello di presidio polifunzionale che un altro rapporto, quello dello scorso anno del PGEU, ha indicato come una delle proposte più importanti in tema di assistenza territoriale e collaborazione interprofessionale”. L’OCSE ha altresì sottolineato che per ottenere un’efficiente sanità territoriale occorre investire di più “e questo è fondamentale” prosegue Mandelli “ perché le riforme a costo zero non esistono; tuttavia l’Italia in questo senso potrebbe essere avvantaggiata, perché conta sulla presenza capillare di farmacisti di comunità, medici di medicina generale e infermieri. Quello che manca è l’interconnessione di queste reti e la possibilità di operare sulla base di protocolli condivisi, senza invasioni di campo ma mettendo al centro il paziente. Sono certo che il Ministro della Salute, Roberto Speranza, ha ben presenti le questioni sollevate dall’OCSE, così come la necessità di intervenire rapidamente per potenziare la prima linea del SSN, soprattutto sulla base dei dolorosi insegnamenti di questa pandemia”.

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Il Molise si presenti unito all’appuntamento con la sanità del futuro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 giugno 2020

L’associazione degli ex-consiglieri regionali del Molise Chiede:
– a tutti i rappresentanti delle istituzioni e privati cittadini, di non disperdere il prezioso lavoro fatto e di sostenere fino in fondo la strategia, che i sindaci molisani hanno elaborato, affinché si ottenga l’inserimento del Molise nella rete nazionale dei centri covid, raccoman-dando a ciascuno di restare vigile affinché la molteplicità delle proposte non si traduca nella nullità del risultato.
– a quanti – sussidiariamente – hanno la responsabilità di pronunziarsi per decidere, di non ritenere bastevole, per ottenere il positivo risultato, un voto di astensione o di rinvio alle decisioni governative. Abbiamo voluto l’autonomia del Molise, per decidere noi il nostro futuro. La Regione Molise e le sue democratiche rappresentanze hanno il diritto-dovere di decidere da sé!
Al Presidente della Regione Donato Toma è rivolto l’appello particolare,
– affinché non mortifichi i sindaci (che sono in permanente servizio di presidio territoriale) e quanti, democraticamente, vogliano dare risposte di prevenzione, cura e riabilitazione alla salute propria e a quella dei concittadini molisani,
– perché consideri le autonomie locali, baluardo e rafforzamento dell’autonomia della stessa Regione,
– affinché le scelte fatte in Molise con coraggio e senso di appartenenza alle istituzioni e alla comunità molisana, contribuiscano a rendere merito e ed evidenza a Roma alla identità regionale dei primi cinquanta anni della prima Assemblea legislativa regionale. (by Il Presidente dell’Associazione ex Cons. Reg.li Gaspero Di Lisa)

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Scegliere chi curare e chi no. Ennesimo fallimento della sanità lombarda

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 giugno 2020

Sono le tragiche conseguenze del Covid-19 e di una sanità, quella lombarda, che ha fatto male i conti con la realtà”. Esordisce così il consigliere pentastellato di regione Lombardia Marco Degli Angeli, che ha deciso di presentare un’interrogazione rivolta all’Assessore Giulio Gallera, che sarà discussa in Consiglio regionale martedì 9 giugno prossimo, che chiede di chiarire se con il Covid la Sanità Lombarda si è trovata a scegliere chi curare e chi no. “Più medici”, spiega Degli Angeli, “dichiarano che hanno dovuto decidere chi salvare e chi no. E’ esattamente l’opposto di quello che l’assessore alla Sanità Giulio Gallera ha dichiarato: ‘smentisco ogni presunta selezione di pazienti’. Scegliere chi curare e chi no è una decisione orrenda che nessun dovrebbe mai assumere. Il tempo delle conferenze stampa monodirezionali è finito: mi auguro che Gallera chiarisca, spieghi in che modo e con quali tempistiche regione Lombardia abbia cercato di far fronte al virus. Non vogliamo però ascoltare la solita propaganda sull’ospedale in Fiera”.

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Mobilitazione nazionale USB Sanità

Posted by fidest press agency su martedì, 2 giugno 2020

Il Ministero della Salute si impegnerà affinché in sede di conversione del Decreto Rilancio sia reintrodotta con un emendamento la proroga a dicembre 2020 della legge Madia per la stabilizzazione dei precari, la cui cancellazione aveva colpito le migliaia di operatori che durante l’emergenza hanno garantito l’assistenza.Sono i primi risultati della mobilitazione nazionale odierna dell’Unione Sindacale di Base del settore Sanità, con manifestazioni e presidi affollati e colorati, oltre che davanti al Ministero della Salute, anche agli assessorati regionali alla Sanità di Torino, Milano, Genova, Padova, Bologna, Firenze, Ancona, Campobasso, Napoli, Bari, Potenza, Catanzaro, Palermo e Cagliari.A Roma una delegazione USB ha incontrato nella sede del ministero Rossana Ugenti, direttore generale delle Professioni sanitarie e delle risorse umane SSN, e Giuseppe Celotto, direttore generale Personale, organizzazione e bilancio. Sul tavolo le assunzioni e le stabilizzazioni (in piazza con USB c’era il Movimento permanente degli infermieri delle graduatorie del Sant’Andrea, e ha partecipato con un intervento un rappresentante dei Medici specializzandi del Lazio), e il ristoro economico dopo che un colpo di mano ha eliminato dal Decreto Rilancio il bonus di 1000 euro per chi è stato impegnato nella lotta al coronavirus. Su questi punti il Ministero della Salute ha assicurato attenzione e disponibilità.
Al di là degli impegni ministeriali, lo scoglio è rappresentato dalla regionalizzazione selvaggia del sistema sanitario italiano, che ha prodotto negli anni una galassia di compartimenti stagni nei quali la sanità pubblica è deperita mentre quella privata ingrassava con i finanziamenti regionali, salvo poi chiamarsi fuori sotto l’impatto del Covid-19. Una pandemia affrontata in solitudine dal settore pubblico.Su questo, come sui rubinetti chiusi dal MEF, USB continuerà la lotta a tutti i livelli, per le assunzioni, le stabilizzazioni, il ritorno al Sistema Sanitario Nazionale, unico, universale e pubblico, una volta constatato il fallimento dei 20 sistemi sanitari regionali. A giugno sarà proclamato uno sciopero dell’intero settore della Sanità, sia pubblica che privata.

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Sanità, libertà ed economia

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 maggio 2020

Conciliare le libertà fondamentali, le necessità economiche e la salute non è facile. Ogni sostenitore di questi argomenti ha le sue ragioni. Affermare le libertà pubbliche, anche di movimento, rilevare che una nazione tutelata dal punto di vista sanitario può morire economicamente è il problema che si pone a chi governa.Occorre una sintesi che è propria della Politica. E’ stato fatto? Non proprio.L’incapacità di dare risposte razionali è diffusa. In Europa il problema sanitario è stato sottovalutato fin dall’inizio: in Italia sono stati predisposti piani sanitari ma subito secretati per non creare allarme sociale, nel Regno Unito si è avanzata la tesi darwiniana del più debole che soccombe per l’infezione e del più forte che sopravvive, in Francia si sorrideva dell’allarme, in Germania si è affrontata la situazione con maggiore razionalità grazie alla capacità organizzativa e alla disciplina dei cittadini. “Ognuno per sé”, il che non ha comportato “il Dio per tutti”, anzi. E’ un problema di classe dirigente e dei cittadini che la esprimono. Ognuno guarda alla punta del proprio naso: chi ritiene il problema sanitario prevalente, chi grida all’attentato alle libertà fondamentali e chi ritiene che gli interessi economici debbano prevalere.Usciremo da questa emergenza? Si certo, quando saremo vaccinati, nel frattempo dobbiamo convivere con il virus limitandone i danni.E’ questo il compito della Politica.L’esperienza dovrebbe insegnare che affrontare i problemi congiuntamente risolve più che chiudersi nel proprio orticello.Insieme, appunto, non solo a livello nazionale, ma europeo: non avremmo avuto questi problemi, perlomeno non con questa intensità, se l’Europa si fosse mossa all’unisono.Chissà se questa esperienza tragica e drammatica servirà a qualcosa. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Il “Decreto Rilancio sulla sanità” apre le porte al territorio

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 maggio 2020

E lo fa anche secondo alcune linee che la Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI) chiede ormai da tempo, prevedendo un aumento degli organici. La misura prevista per gli infermieri è di 8 ogni 50mila abitanti: 9.600 in più cioè, circa la cifra che FNOPI aveva già sottolineato come necessaria per dare il via alla figura dell’infermiere di famiglia/comunità durante la pandemia, anche se a regime ne serviranno secondo la Federazione almeno 20mila. In un primo tempo le assunzioni sono previste fino a fine anno, poi dal 2021 saranno stabilizzate a tempo indeterminato.“Questo passo – sottolinea Barbara Mangiacavalli, presidente FNOPI – riconosce la necessità già scritta da Governo e Regioni nel Patto per la salute 2019-2021 di introdurre a pieno titolo la figura dell’infermiere di famiglia/comunità. E non solo come supporto alla prima linea di COVID-19 che si sposta ormai sul territorio, ma anche per l’assistenza sempre necessaria a cronici e fragili non Covid”.Una figura che col Decreto Rilancio viene confermata e istituita “per legge”, aprendo la porta alla sua istituzione omogena su tutto il territorio nazionale per il miglioramento dell’assistenza.Dove l’infermiere di famiglia/comunità è già attivo infatti (ad esempio dal 2004 in Friuli-Venezia Giulia, ma lo ha regolamentato anche la Toscana che lo affianca già in micro-équipe ai medici del territorio e altre Regioni hanno deliberato la sua in introduzione come il Piemonte, la Liguria, il Lazio ecc.) ha già dato risultati eccellenti: riduzione del 20% dei “codici bianchi” al pronto soccorso, del 10% delle ospedalizzazioni, interventi più rapidi sul territorio con una riduzione dei tempi di percorrenza dal 33 al 20%, maggior gradimento dei cittadini.“Questo – aggiunge la presidente FNOPI – è il primo passo: ora si deve proseguire con un modello di assistenza in cui Governo e Regioni prevedano l’organizzazione omogenea sul territorio di queste nuove forze. Un passo a cui deve seguire un ampliamento della figura di questi professionisti che deve essere da subito ben definita, strutturata e riconosciuta a livello formativo. Per farlo la FNOPI è come sempre pronta alla collaborazione più ampia con le istituzioni”.Ma c’è un’ombra secondo FNOPI tra le righe del decreto che va risolta in fretta. Giustissimo e indispensabile prevedere nuovi posti di terapia intensiva: “Non possiamo farci trovare impreparati un’altra volta”, sottolinea Mangiacavalli. Per assicurare l’indispensabile assistenza di cui c’è bisogno in un settore così delicato, è necessario prevedere un ampliamento dell’organico. Gli standard nazionali e internazionali indicano che sono necessari ogni 8 posti letto di terapia intensiva 24 infermieri e 12 ogni 8 posti letto di terapia sub-intensiva: circa 17mila infermieri in più – senza considerare le carenze attuali sotto gli occhi di tutti – in funzione solo dei nuovi posti previsti dal decreto. Secondo gli standard internazionali, ogni infermiere dovrebbe assistere in media non più di sei pazienti per ridurre il rischio di mortalità del 20-30%, ma ci sono regioni dove il rapporto raggiunge 1:16 e comunque non si scende sotto 1:9. E per le terapie intensive il dato è più rigido: un infermiere, ovviamente specializzato nell’emergenza, dovrebbe seguire al massimo poco più di un paziente e due in sub-intensiva per garantire un’assistenza all’altezza della gravità dei ricoveri. Oggi personale a sufficienza non c’è e i pazienti rischiano di restare soli.

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Per una pianificazione della sanità pubblica molisana

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 maggio 2020

Ci avviamo verso l’auspicato superamento del dramma della pandemia e siamo chiamati a ragionare sui profondi cambiamenti da introdurre nel nostro Servizio Sanitario Nazionale per proteggere al meglio la salute dei nostri concittadini e dell’ambiente nel quale vivono.E’ ormai chiaro che questo Paese ha bisogno di un indirizzo unitario nell’ organizzazione dei servizi sanitari territoriali senza intaccare le competenze attribuite alle regioni, ma riconducendo le loro scelte nell’alveo del dettato costituzionale e dei principi sanciti dalla legge 833/78. Negli ultimi decenni molte regioni si sono prese la libertà di indebolire e, in alcuni casi, di smantellare la rete dei presidi sanitari territoriali. Le numerose morti causate da tali inopinate scelte segneranno a lungo le coscienze di quanti hanno preso decisioni illegittime e di coloro che non le hanno contrastate. Di fronte a questo dramma serve una concreta e leale collaborazione delle varie istituzioni regionali con il governo nazionale su due obiettivi cruciali: la creazione di una robusta e omogenea rete di servizi socio-sanitari per tutti i cittadini italiani e la realizzazione di una rete nazionale di centri covid. Il secondo obiettivo merita, da parte di noi molisani, un supplemento di riflessione. La disponibilità di ingenti risorse europee per la riqualificazione della nostra sanità, consente al governo nazionale di mettere in piedi una rete di ospedali dedicati alle malattie infettive. Noi molisani possiamo ignorare tutto questo e immergerci in perniciosi e inconcludenti dibattiti campanilistici? In alternativa, dobbiamo partire dalla proposta del Commissario ad acta, dr.Giustini, di destinare a tale scopo l’ospedale di Larino, come centro interregionale a servizio di una popolazione di gran lunga superiore a quella molisana, e fare fronte comune per ottenerne l’approvazione da parte del governo nazionale. Quest’ultima ipotesi richiede che tutte le forze politiche, culturali, sociali ed economiche si uniscano per raggiungere lo scopo e che la battaglia sia condotta, in prima persona, dal Presidente della Regione Molise, Donato Toma, anche a mente della risposta favorevole che ha dato alla nostra proposta del 22 Marzo u.s.. Convinti come siamo che la battaglia è tutta politica da combattere esige senso di responsabilità, unità, piena solidarietà ed è per questo Signor Presidente Toma, che siamo a chiederle se vuole averci a suo fianco in questo momento così decisivo per il futuro del Molise. (By Associazione fra ex consiglieri regionali del Molise – il Presidente Gaspero Di Lisa)

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Stato agitazione per rinnovo Sanità Privata e Rsa

Posted by fidest press agency su domenica, 10 maggio 2020

“Le lavoratrici e i lavoratori della Sanità Privata e delle Rsa hanno diritto al rinnovo del contratto nazionale. Per interrompere l’assordante silenzio che investe questa vicenda Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl proclamano lo stato di agitazione del personale, con iniziative di mobilitazione in tutti i territori”. I sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil rilanciano così la mobilitazione della Sanità Privata e delle Rsa per il rinnovo del contratto nazionale, disegnando un percorso per arrivare, in assenza di un riscontro risolutivo, all’indizione dello sciopero generale nazionale.Da oltre 13 anni, scrivono Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl in una lettera indirizzata ai vertici di Aris e Aiop e, per conoscenza, al ministro della Salute Speranza e al presidente delle Regioni Bonaccini, “le lavoratrici e i lavoratori che operano presso le strutture della Sanità Privata stanno attendendo il rinnovo del contratto nazionale: professioniste e professionisti che, al pari dei loro colleghi che operano nelle strutture pubbliche, sono stati pienamente coinvolti nella gestione dell’emergenza Covid-19, subendone anche loro le conseguenze. A differenza però dei loro pari colleghi del settore pubblico non stanno vedendo riconosciuto in alcun modo il loro ‘lavoro quotidiano’, sia nell’ordinarietà che dovrebbe tradursi nel diritto al giusto rinnovo del contratto nazionale di lavoro, che nella straordinarietà dell’attuale momento che vedrà riconoscere al personale pubblico ulteriori elementi economici”.Dopo oltre due anni e mezzo di trattativa per giungere al rinnovo del contratto della Sanità Privata, ripercorrono i sindacati, “di accordi raggiunti anche al Ministero della Salute e disattenti dalle controparti Aris e Aiop, pur nella consapevolezza della delicata situazione che il paese sta vivendo, non possiamo più accettare che tale problema continui ad essere rinviato. Siamo in attesa, ormai da diverse settimane, di una convocazione che possa porre fine a questa situazione e consenta la rapida conclusione della trattativa”. Insieme a questa vertenza, continuano, “si aggiunge la situazione nella quale versano i lavoratori delle Rsa che meritano una risposta altrettanto tempestiva, che garantisca anche a loro di vedere rinnovato il contratto collettivo nazionale”.Per queste ragioni, “alla luce dell’assordante silenzio a cui stiamo assistendo, non siamo più disposti ad attendere ancora: i lavoratori della Sanità Privata e delle Rsa hanno diritto al rinnovo del loro contratto nazionale di lavoro. È pertanto proclamato lo stato di agitazione a livello nazionale, con conseguente sospensione di ogni forma di lavoro supplementare e/o straordinario di tutto il personale delle suddette strutture. In tutte le regioni saranno definite ulteriori iniziative da svolgersi a livello regionale/locale/aziendale. Contestualmente si procede con la formale comunicazione agli organismi preposti di richiesta del tentativo obbligatorio di conciliazione onde poter procedere, in assenza di qualsiasi riscontro che consenta la rapida conclusione della vertenza, all’indizione dello sciopero generale nazionale”, concludono Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl.

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“Sanità, fare l’unità d’Italia. La salute dopo il coronavirus”

Posted by fidest press agency su martedì, 5 maggio 2020

Il libro di Antonio Saitta nasce, potremmo dire, sul campo. Saitta infatti è stato Assessore alla Sanità della Regione Piemonte dal 2014 al 2019 e coordinatore degli assessori regionali alla sanità nella Conferenza delle Regioni. Il libro, com’è facile intuire, contiene un’interessante parte di analisi ma, soprattutto, una serie di proposte concrete e attuabili. Saitta muove da una considerazione di fondo, ovvero la necessità che per quel che concerne la sanità, lo Stato, pur garantendo l’autonomia regionale, svolga in maniera più attiva e diretta il ruolo di coordinatore che dovrebbe avere, specie in occasione di grandi emergenze come quella che stiamo vivendo. Per Saitta la “cura dimagrante” alla quale è stata sottoposta la sanità in questi anni, ha prodotto tanti effetti positivi a cominciare da un miglioramento dei LEA, i Livelli Essenziali di Assistenza, che sono stati ampiamente raggiunti quasi ovunque con l’unica eccezione della Calabria.Secondo l’Autore però l’attuale emergenza covid rischia di far perdere il terreno guadagnato e di far retrocedere ulteriormente il nostro paese. Quasi ovunque la politica sembra agire in maniera miope e localistica, invocando l’aumento dei posti letto e tornando, di fatto, a una sanità simile a quella che ha preceduto l’introduzione dei piani di rientro regionali con gli ospedali “sotto casa”.«La comunità scientifica internazionale – osserva Saitta – è concorde sul fatto che, per garantire sicurezza, si evitino interventi chirurgici complessi da parte di strutture e chirurghi con bassa attività. È in fondo – nota l’autore – la stessa opinione che abbiamo tutti noi quando abbiamo la necessità di una cura particolare: ci spostiamo per rivolgerci alle strutture pubbliche dove si è consolidata una maggiore specializzazione perché questa garantisce maggiore sicurezza». Vale a dire: meno ospedali ma più specializzati, garantendo al contempo più medicina territoriale mediante l’istituzione reale e concreta di case della salute e più personale sanitario.Lo Stato deve però garantire una maggiore uniformità nelle cure sul territorio nazionale recuperando risorse anche da un più oculato uso dei farmaci.
Ogni anno gettiamo nel cestino 1 miliardo e 600 mila euro di farmaci: 600.000 metri cubi.
Usiamo i generici solo per il 25% mentre a livello europeo la media è del 40%.
Inoltre continuiamo ad assumere farmaci inutili, secondo quanto sostiene il farmacologo Silvio Garattini dell’Istituto Mario Negri secondo cui buona parte delle prescrizioni sono inappropriate.
L’emergenza covid ci pone a un bivio di fronte al futuro della nostra sanità. Alla politica spetta l’onere di decidere. Le generiche dichiarazioni sull’importanza del SSN in assenza di azioni concrete, servono a poco.

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Regione Lombardia e la sanità del territorio

Posted by fidest press agency su sabato, 2 maggio 2020

Marco Fumagalli, capogruppo M5S Regione Lombardia: “Chi ha gestito la sanità in Lombardia dovrà rispondere alla fine dell’emergenza a svariate questioni e tra queste ci sarà il perché della completa assenza della sanità territoriale. Eppure la legge 23 del 2015 prevedeva la creazione di AFT e cioè aggregazioni funzionali territoriali tra i medici di medicina generale o le Unità Complesse di Cure Primarie in cui insieme ai medici di base si possono trovare specialisti di bassa e media intensità per ridurre la pressione sulle strutture ospedaliere. Abbiamo depositato un proposta affinché le USCA create dal Governo per dare una risposta sul territorio al COVID, per cui in Lombardia si prevede la costituzione di 200 unità ma al momento sono solo una cinquantina, possano essere trasformate in UCCP al termine dell’emergenza. Si tratta di non disperdere un patrimonio di esperienze maturate durante l’emergenza per dare una risposta al territorio con i medici di medici generale che possano collaborare con taluni specialisti insieme all’infermiere di comunità e una buona dose di telemedicina. E’ probabile che coloro che hanno contratto il COVID debbano poi essere adeguatamente monitorati. E importante continuare l’esperienza USCA in un’ottica di stabilizzazione dell’organizzazione in UCCP come del resto previsto dalla Legge 23. Ci auguriamo che la maggioranza non sia ancora sorda alle esigenze del territorio e voglia collaborare in questa direzione. Finora di UCCP non né abbiamo vista una chissà che almeno il COVID ci possa lasciare anche qualche lieta sorpresa”.

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Covid, la sanità lombarda e RSA sotto inchiesta

Posted by fidest press agency su sabato, 18 aprile 2020

Nel sistema delle case di riposo qualcosa non ha funzionato. “Regione – denuncia il gruppo consiliare del M5S di Regione Lombardia – ha fatto un errore aprendo le porte delle Rsa ad un reparto Covid e non ha applicato controlli e protocolli efficaci nei primi giorni dell’emergenza ”. Alla luce delle dichiarazioni, delle denunce, riportate per mezzo stampa e soprattutto con l’avvio delle indagini da parte delle diverse procure provinciali lombarde, il M5S di regione Lombardia si è affiancato alle magistrature: “L’azione messa in campo – spiega il consigliere lombardo del M5S Marco Degli Angeli -, nasce con lo scopo di giungere ad una verità. In modo congiunto, il Consiglio del gruppo 5S ha quindi elaborato domande puntuali alle ATS e Regione che si son poi formalizzate mediante accesso ad atti ufficiali. Il nostro intento – spiega Degli Angeli – è quello di fornire alle procure provinciali, che hanno già hanno aperto diversi fascicoli, tutti quei dati che ci è stato possibile richiedere in ottemperanza al nostro mandato in modo chiaro e trasparente”. Come è stata gestita l’emergenza sanitaria, e perché le Rsa non sono state protette in modo adeguato “soprattutto quando – sottolinea Degli Angeli – come gruppo consiliare e in tempi non sospetti, denunciavamo le numerose criticità che emergevano da testimonianze di lavoratori delle Rsa ?”.
Queste le domande di partenza, quando i drammatici dati forniti dai tanti medici e dai quotidiani, purtroppo, parlano chiaro.
Il dado è tratto: le domande sono state poste, ora c’è l’attesa delle risposte che aiuteranno la magistratura a far chiarezza. “Come consiglieri del M5S – puntualizza Degli Angeli – ci siamo messi a disposizione con tutti gli strumenti previsti dal nostro mandato ispettivo istituzionale e, in modo congiunto, abbiamo elaborato un accesso agli atti presso tutte le Ats di rispettiva competenza. Abbiamo indagato, ad esempio, sul personale e su come questi sia stato gestito. Abbiamo cercato chiarimenti sulla mancanza di tamponi e dpi, sull’eventuale correlazione con l’aumento dei decessi e, soprattutto, abbiamo chiesto spiegazioni su come le diverse RSA abbiano cercato di sopperire alla carenza di dpi nell’operare quotidianamente. Precisa Degli Angeli: “Il nostro intento, giungendo ad una adeguata ricostruzione dei fatti, è quello di contribuire a un miglioramento o se necessario ad una riqualifica della sanità lombarda”.

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Microsoft conferma il proprio impegno per la trasformazione digitale della Sanità Italiana

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 aprile 2020

E si schiera al fianco delle strutture sanitarie del Paese, mettendo a disposizione le proprie tecnologie e le proprie competenze per aiutarle a reagire all’emergenza Covid-19, anche attraverso l’ecosistema di partner attivi sul territorio. La piattaforma di collaborazione Microsoft Teams, che a livello globale conta 44 milioni di utenti giornalieri e che nell’ultimo mese in Italia ha registrato un incremento del +775% in termini di chiamate e meeting, è già gratuitamente a disposizione di tutte le strutture e i professionisti della sanità per abilitare smartworking ed esperienze di telemedicina. Inoltre, grazie alla collaborazione con INAIL, Microsoft ha reso in questi giorni disponibile il proprio Healthcare Bot, che può essere facilmente adottato o personalizzato da istituti di qualsiasi dimensione per affrontare la pandemia attraverso una migliore autovalutazione dei sintomi. Facendo leva sulla piattaforma cloud Azure e sull’Intelligenza Artificiale di Microsoft, il Chatbot integra set di informazioni sul Covid-19 in riferimento a valutazione del rischio, triage clinico, FAQ e metriche globali e può rispondere in modo interattivo alle domande dei pazienti e aiutarli a discernere le azioni da intraprendere, liberando così il tempo del personale medico e ospedaliero ed evitando rallentamenti nell’erogazione delle cure. A livello globale nell’ultimo mese il bot ha già offerto consulenza a 18 milioni di persone e gestito circa 160 milioni di messaggi. In dieci giorni sono quasi 10.000 le persone che ne hanno già beneficiato in Italia – con una mole di oltre 42.000 messaggi – riconoscendo l’utilità dello strumento (89%).Tra le prime realtà del Paese ad attivare il Chatbot per supportare le persone nell’autovalutazione dei sintomi del Coronavirus spicca l’Istituto Nazionale Malattie Infettive IRCCS “Lazzaro Spallanzani”, che sulla sua home page ha reso accessibile il nuovo assistente virtuale. Eccellenza in ambito virologia, lo Spallanzani è stato da subito in prima linea nella gestione dei primi casi di Covid-19 in Italia e ha ricevuto un sempre crescente numero di richieste da parte dei cittadini. Per riuscire a offrire risposte immediate e a garantire un servizio puntuale ai pazienti, ha quindi scelto di introdurre il Bot come canale informativo a disposizione di tutti gli utenti online. Grazie al supporto degli esperti Microsoft in collaborazione con il team IT, è stato possibile attivare la soluzione in poche ore senza defocalizzare le risorse interne dalle priorità del momento. Nella fase attuale il focus della struttura resta sul servizio ai pazienti e sulla gestione dell’emergenza sanitaria in corso: nel giro di pochi giorni il Bot si sta già rivelando utile per offrire indicazioni su come comportarsi in caso di sospetto Coronavirus e sulle precauzioni che tutti, in particolare i soggetti a rischio, devono adottare. Quando i tempi lo consentiranno, il progetto evolverà a più ampio raggio e si prevede già di arricchire il Bot con informazioni utili per l’utenza tipica dell’istituto, come ad esempio gli immunodepressi. Il bot è estremamente discreto e, nel massimo rispetto delle norme su sicurezza e privacy, consente di ottenere informazioni chiave in pochi click. Un supporto strategico non solo nella relazione con i pazienti, ma anche in una prospettiva più ampia di valorizzazione del patrimonio informativo per l’analisi epidemiologica e la sorveglianza sanitaria proattiva.
Il servizio Microsoft Healthcare Bot fa leva sull’AI per aiutare le strutture sanitarie a rispondere più efficientemente alle richieste, liberando così il tempo del personale medico e amministrativo alle prese con cure prioritarie. L’Healthcare Bot è un servizio scalabile, basato sul public cloud di Azure, che consente alle organizzazioni di sviluppare e implementare rapidamente bot abilitati dall’AI su siti o applicazioni, che possono offrire ai pazienti accesso personalizzato a informazioni sanitarie attraverso un’esperienza di conversazione naturale. Il Bot può essere facilmente customizzato per rispondere agli scenari e ai protocolli propri di ogni organizzazione. Per supportare le realtà sanitarie nella rapida adozione di Bot tarati sul COVID-19, Microsoft sta rendendo disponibile un set di template con risposte predefinite sulla nuova epidemia, che gli ospedali possono facilmente utilizzare e modificare: Valutazione del rischio COVID-19, Triage clinico COVID-19, Risposte aggiornate alle FAQ sul COVID-19, Metriche globali sul COVID-19. In linea con l’impegno di Microsoft in ambito Cybersecurity, il servizio offre massime garanzie di sicurezza e privacy in conformità con i più elevati standard di settore, come ISO 27001, 27018, CSA Gold e GDPR.

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Costa crociere sostiene la sanità ligure

Posted by fidest press agency su domenica, 29 marzo 2020

Alla luce della difficile situazione che sta attraversano l’intero Paese, Costa Crociere scende in prima linea nella lotta contro l’emergenza COVID-19, sostenendo il lavoro di medici e infermieri della Regione Liguria che ogni giorno si impegnano nel salvaguardare la salute pubblica.In particolare, l’azienda italiana contribuirà alla battaglia contro il Coronavirus donando materiale sanitario al Presidio Ospedaliero Asl 2 di Savona e all’Ospedale San Martino di Genova in accordo con la Regione Liguria. In tempi brevissimi verranno infatti consegnati alle strutture ospedaliere 40.000 mascherine, 5.000 guanti, 1.000 kit protettivi, 100 occhiali e 200 tute ad alta protezione.“Questa donazione è un segno di gratitudine e apprezzamento da parte della compagnia verso i medici, gli infermieri e tutto il personale sanitario italiano, ligure in particolare, per l’eroico lavoro che stanno affrontando ormai da settimane” – ha dichiarato Neil Palomba, Direttore Generale di Costa Crociere – “Ora più che mai c’è bisogno dell’aiuto di tutti per sostenere chi è in prima linea per tutelare la nostra salute”. La compagnia sta lavorando con impegno e determinazione, sotto il coordinamento della Protezione Civile e delle autorità locali e regionali, con l’unica priorità di riportare a casa in sicurezza nel più breve tempo possibile ospiti ed equipaggi delle sue navi.

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Coronavirus: Fp Cgil, governo riconosca sforzo lavoratori sanità

Posted by fidest press agency su martedì, 24 marzo 2020

“Nei provvedimenti adottati dal Governo, in particolare il decreto ‘Cura Italia’, non ci sono misure espressamente dedicate al riconoscimento del lavoro incredibile che gli operatori della Sanità stanno compiendo in questa emergenza”. A sostenerlo è la Funzione Pubblica Cgil nel ricordare il lancio, pochi giorni, di una petizione on line per chiedere riconoscimenti concreti per lo sforzo dei professionisti della sanità cui tutto il paese plaude.La Fp Cgil fa sapere di essere “a oltre 26 mila firme sulla petizione mentre nei provvedimenti del Governo adottati fino ad oggi non c’è nulla di espressamente dedicato a loro, se non il pagamento delle ore di straordinario (e ci mancherebbe) e il bonus di 100 euro che spetta a tutte le lavoratrici e i lavoratori che nel mese di marzo sono rimasti in servizio. Non si tratta di un provvedimento all’altezza del sacrificio che medici, infermieri, operatori socio-sanitari e tecnici stanno mettendo a disposizione del paese”.Per il sindacato, “non basta chiamarli eroi, servono gesti concreti. Per questo rilanciamo le nostre richieste e chiediamo a tutte e tutti di sostenerle firmando la nostra petizione (change.org/SosteniamoOperatoriSSN): che alle prime assunzioni autorizzate si affianchi subito un nuovo provvedimento che a regime riporti l’organico del servizio sanitario nazionale a un fabbisogno adeguato; che si stanzino risorse tali da incrementare la retribuzione di quei lavoratori per ogni settimana di lavoro svolto in emergenza, oltre il valore dello straordinario per ogni ora lavorata; che si riconosca un’indennità specifica oraria Covid-19 per chi ha lavorato e lavora in questa battaglia per salvare la nostra salute. Non basta la retorica e le sole parole, servono gesti concreti per sostenere che lotta in prima linea contro il coronavirus”, conclude la Fp Cgil.

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Plusimple a supporto della sanità contro il Corona Virus

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 marzo 2020

«Il governo ha emanato misure cautelative estremamente importanti per limitare il contagio che si sta diffondendo in tutta la Penisola, ma l’evoluzione dei contagi da Coronavirus sta mettendo a dura prova il sistema sanitario italiano, portando allo stremo il personale addetto e sottoponendolo a rischi diretti» sottolineano gli esperti e lo staff scientifico di Plusimple (www.plusimple.com), società innovativa di sanità digitale che ha deciso di offrire supporto e know-how gratuitamente per fronteggiare in maniera più agile l’attuale emergenza sanitaria, condividendo la loro piattaforma web e app per il coordinamento della rete sanitaria.Dopo la recente scomparsa di Roberto Stella, 67 anni, medico di base di Busto Arsizio, per l’aggravarsi delle sue condizioni, Plusimple ha deciso di focalizzare i propri sforzi fornendo strumenti sia per i cittadini che per gli operatori sanitari, in forma totalmente gratuita. La piattaforma è stata resa disponibile, a titolo non oneroso, quale spazio di lavoro digitale, web e app, che da la possibilità al professionista di comunicare con pazienti e colleghi via chat e videochat e di seguire in team il paziente, riducendo così i rischi di contagi. La soluzione, lanciata all’interno del programma «Solidarietà Digitale» in collaborazione con il Ministero dell’Innovazione è disponibile sul portale http://www.plusimple.com.
Entrando nella community di Plusimple.com -che già ad oggi conta più di 600 medici ed 11 mila pazienti- è inoltre possibile accedere a strumenti di comunicazione video o chat per dirimere dubbi o condividere procedure riguardo prevenzione e riscontro dei sintomi del Coronavirus con il proprio medico o reparto di cura.Secondo quanto condiviso dai medici in videoconferenza sulla piattaforma, il dato generale di letalità è attualmente più alto nella popolazione italiana rispetto a quella cinese. «L’età media della popolazione italiana è maggiore e tale fattore contribuisce e contribuirà al possibile inasprirsi dei dati: 44 anni in Italia contro un’età media di 37 anni in Cina» spiegano i medici di Plusimple.
Nel dettaglio -secondo quanto rileva Plusimple.com- in Italia la mortalità da Coronavirus è pari a zero per le fascia di età da 0 a 58 anni, per salire gradualmente allo 0,1% tra i 50 ed i 59 anni, all’1,4% tra i 60 ed i 69 anni, al 4% tra i 70 ed i 79 anni, all’8,2% tra gli 80 e gli 89 anni ed al 14,3% oltre i 90 anni, nonostante la patologia possa manifestarsi in forma aggressiva in tutte le età.
Altro fattore determinante ai fini della letalità del virus è la concomitanza di più patologie preesistenti. Nel dettaglio -sottolinea Plusimple.com- la mortalità da Coronavirus nel 60% dei casi si ha in pazienti che presentano 3 o più patologie e nel 19% in pazienti che ne presentavano 2. «Ipertensione e cardiopatia ischemica che si collocano ai primissimi posti tra le patologie presenti nei casi di decesso» mettono in evidenza gli analisti.Il tema del GPDR e della riservatezza dei dati è uno dei più importanti e principali e Plusimple è stato progettato come privacy «by design». La discussione è aperta a livello europeo da anni e nonostante vi siano delle soluzioni che permettono di collegarsi da remoto con i pazienti il loro limite è la promiscuità di utilizzo -pensate a whatsapp o ad altre app come zoom- e soprattutto il fatto che i dati viaggiano su server extraeuropei.
SupportoCoronaVirus.it si rivela così uno strumento utile e veloce per mantenere aggiornato il proprio screening. Usare Plusimple serve poi a garantire il continuum assistenziale in maniera agile, riducendo il rischio di contagi e di contaminazioni e consentendo di ottimizzare il coordinamento tra le parti coinvolte nei processi di cura.Per richiedere gratuitamente i servizi di Plusimple basta registrarsi alla url http://www.plusimple.com oppure scaricare l’APP Plusimple disponibile sia in versione iOS che Android sul proprio smartphone. (AJ-Com.Net). AJ/LL 13 mar 2020 09:30 NNNN

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Sanità affossata?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 marzo 2020

Se analizziamo la spesa del finanziamento ordinario del Servizio sanitario nazionale, dal 2000 al 2017, con governi di vari colori e periodo antecedente al governo Conte 1 e 2, rileviamo che la spesa è passata da 66 miliardi a 112 miliardi, con un incremento medio annuo del 3,2%, dinamica maggiore del Pil nominale che, nello stesso periodo, è aumentato del 2% . L’Eurostat stima la spesa sanitaria complessiva dell’Italia nell’8,9% del Pil, mentre la media europea è del 9,9%. Un punto percentuale in meno, ma uno studio di Bloomberg (2) sull’efficienza dei sistemi sanitari nel mondo, analizzando il rapporto tra costi e aspettative di vita, pone l’Italia al 4° posto dopo Hong Kong, Singapore e Spagna. Il Regno Unito è crollato al 35° posto, la Francia è in 16° posizione. Vero è che la nostra salute è determinata, anche, da situazioni ambientali (clima, alimentazione, ecc.) ma i “punteggi di efficienza” ci pongono tra i primi Paesi.Tutto bene, dunque? Sarebbe sciocco affermarlo, ma non si può dire che i governi, precedenti all’attuale, hanno affossato la sanità pubblica. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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