Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

Posts Tagged ‘sanità’

Avanza sempre di più il progresso in termini di tecnologie digitali applicate alla sanità

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 novembre 2021

In questa direzione va la recente collaborazione stretta da 3M™ Littmann® Stethoscopes ed Eko con l’obiettivo di creare sinergie tra due eccellenze nel campo degli stetoscopi e dell’innovazione digitale. È stato lanciato anche in Italia dunque lo stetoscopio digitale CORE di 3M™ Littmann®, strumento che è rapidamente diventato una scelta accolta favorevolmente da numerosi medici degli Stati Uniti negli ultimi sei mesi. Il nuovo stetoscopio digitale CORE di 3M™ Littmann® consente infatti ai medici l’accesso alle opzioni di auscultazione analogica e digitale e può connettersi all’app software di Eko tramite Bluetooth. Il nuovo stetoscopio digitale CORE di 3M Littmann combina l’acustica superiore dello stetoscopio Littmann Cardiology IV con la tecnologia digitale e il software di Eko per contribuire e migliorare le valutazioni di auscultazione dei medici”.La collaborazione tra 3M Littmann Stethoscopes ed Eko riunisce due aziende innovative che si concentrano sulla fornitura di soluzioni sanitarie complete per ottenere migliori risultati per i pazienti. Per ulteriori informazioni sullo stetoscopio CORE di 3M Littmann o su dove acquistare il prodotto, visitare il sito web: http://www.littmann.it/CORE. Per ulteriori informazioni sul software Eko, visitare ekohealth.com/platform.

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Ds group investe nella sanità del futuro

Posted by fidest press agency su domenica, 7 novembre 2021

Il settore sanitario e in particolare quello farmaceutico stanno diventando sempre più digitali: è questa la tendenza che emerge dagli ultimi dati dedicati alla digital transformation. DS Group, azienda impegnata da 30 anni in soluzioni di digital evolution su misura, con la sua innovativa piattaforma Distance Touch incentiva questo nuovo trend.Dopo la pandemia, infatti, in tutto il mondo si è assistito a un’accelerazione nell’uso di soluzioni digitali come strumenti di informazione farmaceutica. Non solo, sembra che difficilmente si tornerà indietro: la tecnologia è diventata un cardine dell’intera comunicazione del comparto che si è perfettamente integrata con le modalità utilizzate precedentemente. Lo conferma anche uno studio condotto nei primi mesi del 2021 da Global Data, società di analisi di dati londinese. Il 75% degli intervistati totali pensa, infatti, che l’interazione virtuale nel mondo farmaceutico rimarrà anche dopo la fine della pandemia, sia come una modalità di interazione a sé stante, sia come strumento utilizzato al fianco del classico rapporto face to face.Le nuove tecnologie e le innovazioni presentano una serie di opportunità per migliorare e trasformare l’industria farmaceutica e soddisfare le future esigenze sanitarie. Distance Touch, la piattaforma di DS Group, offre un’esperienza perfettamente ibrida tra fisico e digitale andando incontro alle figure professionali interne alle aziende farmaceutiche (ISF, agenti OTC, ecc.) e, al tempo stesso, a quelle esterne (medici, specialisti, farmacisti) coinvolte nelle attività di informazione farmaceutica e sempre più attratte dalle potenzialità di relazionarsi in modalità remota.Distance Touch rispecchia perfettamente i trend del settore, offrendo agli utenti la possibilità di provare una total experience personalizzata come se fossero in presenza. L’obiettivo della piattaforma non è quello di annullare le “visite fisiche”, ma di affiancarle con “visite a distanza” permettendo di mantenere continuità informativa e relazionale tra le persone dell’azienda e i loro interlocutori esterni.“Sanità e settore farmaceutico in particolare sono già fortemente digitalizzati – commenta Romeo Quartiero, fondatore e CEO di DS Group –. Questo trend era già presente prima della pandemia, ma con il Covid19 ha avuto un grosso balzo in avanti. Distance Touch è uno strumento che rappresenta per il mondo dell’informazione farmaceutica un inedito canale che aiuta tutta la filiera del pharma ad essere più efficiente senza tuttavia tralasciare il contatto umano che rimane fondamentale in questo campo”.

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Fondi speculativi all’assalto della sanità americana

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 novembre 2021

By Mario Lettieri e Paolo Raimondi. Negli Usa, com’è noto, l’assistenza sanitaria è privata e coperta da polizze assicurative. Da qualche tempo, però, i fondi di private equity stanno comprando pezzi importanti del sistema sanitario americano e anche le reti sanitarie di base. Un fenomeno da tenere sotto la lente, perché “merce di esportazione”. Soprattutto in Europa. I fondi equity sono poco regolati e puntano al massimo profitto in tempi brevi. Solitamente operano attraverso dei manager che gestiscono capitali di un numero limitato di partner privati e istituzionali. Spesso le loro operazioni di acquisizioni sono fatte attraverso il cosiddetto “leveraged buyout”, cioè mediante lo sfruttamento della capacità d’indebitamento della società acquisita. Il che rende indispensabile un ritorno veloce di dimensioni rilevanti.La spesa sanitaria negli Usa è una parte notevole del pil. E’ passata dal 5% del 1960 al 18% del 2020. Dovrebbe arrivare al 20% nel 2024. I costi ospedalieri sono cresciuti del 42% nel periodo 2007-2014 e si ritiene che, in futuro, le spese per la sanità assorbiranno il 25-50% del salario della cosiddetta classe media americana. Fino alla legge Affordable Care Act (ACA) del 2010, meglio conosciuta come Obamacare, una parte del sistema sanitario era regolata e sostenuta con fondi pubblici da due strutture, Medicare per gli over 65 e Medicaid, per le famiglie a basso reddito. Pur con i suoi limiti, l’Obamacare ha dimezzato il numero delle famiglie americane ancora senza una copertura assicurativa sanitaria. All’interno dell’Obamacare era stato introdotto il concetto di Accountable Care Organizations (ACOs) per rendere la sanità più efficiente e meno costosa per i pazienti. Invece, si è avuto una maggiore concentrazione del settore sanitario con la formazione di veri e propri cartelli di ospedali, di cliniche e di centri diagnostici. Nel 2021 il processo di acquisizioni e di concentrazioni è cresciuto enormemente. Nel secondo trimestre del 2021, rispetto a quello del 2020, gli investimenti per gli acquisti di studi medici sarebbero cresciuti di 10 volte. La società di consulenza Solic Capital Mangement, sostiene che gli investimenti per acquisizioni nella sanità sarebbero stati ben 126,1 miliardi di dollari nel periodo menzionato rispetto ai 12,1 miliardi del 2020. Gli istituti di lunga degenza, gli ospedali e la medicina telematica sarebbero i settori più interessati. Oggi gli investitori nel sistema sanitario sono principalmente i fondi di private equità e certi enti finanziari specialmente creati per acquisizioni mirate. Il loro “appetito” è cresciuto anche in relazione all’American Family Bill, di circa 3.500 miliardi di dollari, proposta dal presidente Biden.Ovviamente, tra i fondi equity e le assicurazioni è scoppiata una “guerra” per il controllo del settore sanitario americano. Secondo un articolo del New York Times del 2019, un’organizzazione di medici, che fortemente si oppose alla proposta di legge per disciplinare il fenomeno delle “fatturazioni a sorpresa”, fatte attraverso la maggiorazione dei costi e la pratica delle prestazioni mediche più costose e, a volte, non indispensabili, aveva avuto un consistente appoggio di due grandi ditte fornitrici dei settori dell’emergenza sanitaria, la Envision, controllata dal fondo equity KKR, e la TeamHealth, controllata dal fondo Blackstone. Vanguard, BlackRock e Bain & Co. sono i fondi equity più attivi nella sanità mondiale con parecchie decine di miliardi di dollari di asset. Oltre ai fondi “leader” americani, vi sono quelli con base a Londra e in Francia, che operano soprattutto in Europa e in Italia. La privatizzazione della sanità, se non è regolata, può diventare il problema sociale ed economico più serio per le famiglie e per i governi. Lo abbiamo visto durante la pandemia, quando la debolezza delle strutture sanitarie pubbliche, soppiantate da quelle private, e la mancanza di imprese farmaceutiche funzionanti nell’interesse generale, hanno messo i governi e le sanità pubbliche in grande affanno nell’affrontare l’emergenza Covid. Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista

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Intelligenza Artificiale e sanità: portarla nei trattamenti domiciliari

Posted by fidest press agency su sabato, 23 ottobre 2021

Monza. Almawave, società italiana quotata all’AIM Italia e leader nell’Intelligenza Artificiale (AI), nell’analisi del linguaggio naturale e nei servizi Big Data, e Vivisol, società del Gruppo Sol, la cui capogruppo SOL Spa è quotata alla Borsa di Milano dal 1998, tra i principali player europei dell’assistenza domiciliare, ambito in cui eroga prestazioni sanitarie e terapie ad alta complessità tecnologica, annunciano un accordo di collaborazione.La partnership, primo esempio di questo tipo a livello nazionale, si prefigge lo scopo di sviluppare soluzioni di AI applicate alle cure domiciliari, nel più ampio obiettivo di favorire la deospedalizzazione e garantire al paziente un percorso terapeutico adeguato ed efficace all’interno del proprio domicilio. Almawave e Vivisol hanno già avviato una collaborazione a partire dallo scorso aprile nel progetto RicovAI-19, studio pilota con sperimentazione clinica volto al contrasto della pandemia da Covid-19, realizzato con Ospedali Riuniti di Ancona nel comune di Offagna (AN). Tale progettualità, grazie al cosiddetto Indicatore di Stabilità Clinica (AI-CSI) sviluppato da Almawave, ha permesso di monitorare costantemente e a domicilio 150 pazienti fornendo ai medici curanti uno strumento innovativo a supporto delle scelte clinico-terapeutiche.Le due società intendono ora analizzare, studiare e sperimentare congiuntamente prodotti e servizi utili a migliorare l’efficacia dei trattamenti domiciliari sul paziente, in particolare quello cronico o non autosufficiente, introducendo anche in questo ambito della sanità l’AI-CSI. Frutto di un calcolo tramite appositi software e tecnologie, tale indicatore elabora i dati generati dalla rilevazione di oltre 60 parametri, tra cui ad esempio saturazione, temperatura, frequenza cardiaca e respiratoria, pressione sanguigna, e restituisce al medico curante un valore che sintetizza lo stato di salute del paziente. Applicato congiuntamente ad altre soluzioni cliniche, l’AI-CSI può facilitare l’operato del personale medico e paramedico e, al tempo stesso, migliorare l’efficacia del trattamento e l’esperienza di cura domiciliare della persona. Il progressivo allungamento delle aspettative di vita unito ad un aumento delle malattie croniche, spinge Almawave e Vivisol a investire in soluzioni che – attraverso l’Intelligenza Artificiale – offrano risposte inedite a nuove necessità e garantiscano innovazione ed efficienza al mondo della sanità, anche nell’ottica di ridurre le ospedalizzazioni e i conseguenti costi di sistema.

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Sanità italiana: “Guardare con fiducia al futuro”

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 ottobre 2021

Innovazione, prevenzione, sanità di prossimità, sono le parole chiave che descrivono l’impegno delle Istituzioni, del mondo scientifico e del settore industriale per superare definitivamente il Covid-19, lasciando alle spalle la pandemia e innescando un cambiamento che porti a nuovi modelli di finanziamento e gestione del nostro Sistema Sanitario. Il punto di partenza è il capitale di fiducia che il nostro Sistema Sanitario Nazionale è riuscito a consolidare durante la pandemia: secondo l’indagine “Priorità e aspettative degli italiani per un nuovo SSN” realizzata da Ipsos e presentata oggi in esclusiva, oltre 7 italiani su 10 esprimono un parere positivo sul Servizio Sanitario sia a livello nazionale che regionale, mentre per un italiano su 4 la valutazione è di assoluta eccellenza. Per il 52% degli Italiani, la Sanità viene considerata l’area prioritaria su cui concentrare gli investimenti, seconda solo al Lavoro (59%) e ancora più urgente della transizione climatica (22%), dell’istruzione (16%) e della digitalizzazione (11%). Come gestire la fase di transizione verso la fine della pandemia, facendo tesoro delle lezioni apprese nell’ultimo anno e identificando le aree di miglioramento sulle quali intervenire con più urgenza: su questo tema si è sviluppato il primo grande confronto sulle prospettive post Covid, nell’ambito dell’edizione 2021 di “Inventing for Life Health Summit”, l’evento organizzato da MSD Italia che ha coinvolto alcuni tra i più autorevoli rappresentanti del mondo scientifico, istituzionale e industriale, tra i quali il Ministro della Salute, Roberto Speranza e la Ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti.

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Le professioniste della sanità afghane non si fidano dei talebani e non tornano al lavoro

Posted by fidest press agency su domenica, 29 agosto 2021

“L’Afghanistan è al penultimo posto in quanto a indicatori di Sviluppo Umano. Per 10.000 abitanti ci sono 2 medici, 5 infermieri / ostetriche , 4 letti di ospedale” “Il Presidente Foad Aodi ( AMSI) con il consigliere diplomatico del Movimento Uniti per Unire, Prof. Laura Mazza sono al fianco delle donne afgane e delle donne che operano nell’ambito sanitario, auspicando che non si vanifichi la loro professionalità e il loro costante lavoro possa essere il perno del cambiamento per le pari opportunità. Sensibilizzare alla solidarietà con un grazie particolare al Governo italiano per aver restituito il sorriso per un futuro migliore a molti afghani in una situazione drammatica. “Dall’inizio della crisi e dell’emergenza in Afghanistan e dopo le prime dichiarazioni dei talebani le professioniste della sanità afghane hanno dichiarato che non si fidano delle buone promesse e nelle dichiarazioni dei talebani visto che contemporaneamente violentano le donne nelle case e ci sono ragazze morte per emorragia, costringono le donne in matrimoni forzati , spose bambine, non vogliono fare vaccini ,i contagi sono triplicati nelle ultime tre settimane ,costringono i medici sia maschi che femmine a curare solo i loro feriti.cosi dichiara Foad Aodi presidente Amsi (Associazione medici di origine straniera in Italia)e UMEM(Unione medica euro Mediterranea) e membro del registro esperti Fnomceo che insieme a Laura Mazza,Consigliera Diplomatica del Movimento internazionale Transculturale interprofessionale Uniti per Unire,ringraziano il Governo italiano per aver salvato circa 5000 afghane di cui donne e bambini ma bisogna continuare a salvare chi rischia la vita ancora in Afghanistan. Ufficio Stampa Amsi

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Non si fa la riforma della sanità senza medici

Posted by fidest press agency su sabato, 31 luglio 2021

Le sette sigle che costituiscono Alleanza per la Professione Medica, APM, ovvero ANDI, CIMOP, Federazione CIMO-FESMED, FIMMG, FIMP, SBV e SUMAI nel loro manifesto chiedono in sostanza di: promuovere e difendere l’indispensabile autonomia decisionale del medico, che deve sostanziarsi anche nella possibilità di partecipare concretamente al governo del contesto organizzativo in cui esercita la propria attività professionale; – promuovere una diversa progressione professionale e di carriera nel corso della vita lavorativa che esalti la sfera professionale, anche attraverso una valutazione/certificazione periodica delle abilità professionali individuali in una logica meritocratica; – rivendicare una corretta programmazione delle attività formative, sia per quanto riguarda i tempi e le modalità di accesso al corso di laurea, alle specialità universitarie e al corso di formazione in medicina generale; sia per quanto riguarda contenuti e luoghi di formazione specialistica, propedeutica per la successiva immissione nel mondo del lavoro eliminando una volta per tutte l’imbuto formativo; – recuperare l’autonomia e la centralità del proprio ruolo, all’interno del SSN; – salvaguardare la libera professione medica e odontoiatrica dalla sempre più incombente pressione burocratica e fiscale; – proporre modelli organizzativi e di governance che sappiano coniugare gli obiettivi del PNRR con le reali esigenze dei professionisti e dei cittadini; – consentire la libera scelta del medico e odontoiatra curante da parte del cittadino che ne esalti il rapporto fiduciario Medico paziente sia nella medicina generale che nella specialistica ambulatoriale convenzionata e accreditata che nella pediatria di libera scelta valorizzando il lavoro in team impedendo anche il protrarsi dei condizionamenti esercitati dai providers di reti di sanità integrativa. – equilibrare in sanità il rapporto fra professione e capitale. “Soddisfazione per la partecipazione degli esponenti politici che ci hanno ascoltato e si sono dichiarati disponibili a recepire le nostre proposte riguardanti il PNRR. Il Recovery oggi è completamente privo di riferimenti ai professionisti medici, senza i quali non solo le Case della Comunità e gli Ospedali di Comunità rischiano di essere delle scatole vuote ma anche il Servizio sanitario nazionale rischia di non essere più tale, non potendo svolgere il suo ruolo di tutela della salute dei cittadini. Tutto ciò in un momento storico in cui, anche a causa del Covid, la gobba pensionistica sta per raggiungere il suo apice e il carico burocratico è sempre più preponderante, a discapito del tempo da dedicare al rapporto medico-paziente”. “Alla luce di queste considerazioni come APM ribadiamo alla politica l’esigenza di ascoltarci e di coinvolgerci nei piani di riforma che riguardano, direttamente o indirettamente, la professione medica perché come la pandemia ha ulteriormente dimostrato senza i medici non si fa la sanità”.

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Innovazione in sanità

Posted by fidest press agency su martedì, 13 luglio 2021

Gli investimenti del pharma in R&S, nel mondo, sono in costante aumento, con una crescita del 25% tra 2020-2026. L’Italia, che ricopre una leadership con Francia e Germania nel campo della produzione farmaceutica, può concorrere ad attrarre una quota importante di questi investimenti nella ricerca e sviluppo, incrementando gli 1,62 miliardi di € investiti nel 2020, che già rappresentano ben il 13% del totale dell’industria manifatturiera italiana. Gli investimenti nel pharma generano importanti ricadute: infatti il rapporto tra risorse investite dalle aziende e valore economico totale generato è di 1 a 3.Questi alcuni dei dati e delle riflessioni condivise oggi durante il secondo incontro organizzato da The European House – Ambrosetti, con il sostegno dell’Italian American Pharmaceutical Group (IAPG) e del Gruppo Europeo e Nipponico di Farmindustria (EUNIpharma). Si è discusso di come promuovere l’innovazione e di quali politiche economiche, industriali e sanitarie possono aumentare l’attrattività del nostro Paese per gli investimenti esteri nel settore farmaceutico.La pandemia ha accresciuto notevolmente la consapevolezza delle istituzioni italiane sull’importanza strategica del settore farmaceutico per il nostro Paese. Per cogliere queste opportunità di crescita occorre tradurre questa consapevolezza in misure in grado di migliorare l’attuale governance della farmaceutica.Nel dibattito sono state, infatti, ricordate le criticità connesse all’equivalenza terapeutica, con le sue ricadute negative sulla tutela brevettuale. Ma il vero problema rimane il sottofinanziamento cronico della spesa farmaceutica per acquisti diretti, che accresce inoltre le difficoltà di accesso per i pazienti alle terapie innovative. L’innovazione e la tutela brevettuale sono inoltre penalizzate dall’attuale sistema di governance della spesa farmaceutica. Infatti, il sistema del payback impatta fortemente la spesa per acquisti diretti in cui sono presenti la quasi totalità dei farmaci innovativi e quelli coperti da brevetto.Esiste un sottofinanziamento strutturale della spesa per acquisti diretti, solo in parte ridotto, dalla creazione dei fondi per i farmaci innovativi e dalla revisione dei tetti di spesa introdotta con la Legge di Bilancio 2021.Un altro esempio di limiti strutturali è rappresentato dal processo di approvazione di nuovi farmaci, questi quando approvati a livello EMA vengono messi a disposizione dei pazienti italiani moltissimi mesi dopo perché soggetti ad un doppio passaggio approvativo, una valutazione da parte di Aifa (418 giorni in media) e passaggi burocratici a livello delle regioni. L’effetto prodotto da tali lungaggini è un -19% di consumi pro-capite in Italia verso la media dei grandi paesi europei.

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Gelli, “Bene Speranza su potenziamento sanità territoriale”

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 luglio 2021

“In questo ultimo anno e mezzo la pandemia da Covid ha reso evidente due cose: l’importanza di avere un forte Sistema sanitario pubblico e quella di avere una sanità territoriale funzionante e pienamente integrata. Su quest’ultimo punto c’è ancora molto da fare, soprattutto in diverse regioni italiane. La crisi deve diventare un’opportunità non solo per potenziare la sanità territoriale, come giustamente auspicato dal ministro Speranza, ma anche per ripensarla e renderla adeguata alle sfide che ci attendono”. Così Federico Gelli, presidente della Fondazione Italia in Salute, ha commentato le parole del ministro Speranza oggi in visita a Prato e a Firenze.”Abbiamo urgenza di migliorare la formazione del personale che lavora sul territorio, implementare i processi di digitalizzazione e gli investimenti in nuove tecnologie che rendano possibile la presa in carico a domicilio delle cronicità e poter contare un management preparato anche alle nuove sfide tecnologiche e pronto a ‘rischiare’ su modelli innovativi di assistenza. Su questo a breve uscirà un lavoro che abbiamo messo a punto come Fondazione Italia in Salute per proporre alla politica nuove idee per la sanità territoriale di domani”, conclude Gelli

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Un nuovo modello di sanità per il mondo post-COVID

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 giugno 2021

A cura di Lydia Haueter, Senior Investment Manager del Pictet-Health e del Pictet-Biotech di Pictet Asset Management. Poco tempo fa l’OMS ha pubblicato un rapporto sulla gestione globale della pandemia. Pur ammettendo i propri errori (ad esempio il fatto di non aver dichiarato subito lo stato di pandemia mondiale), l’organizzazione ha anche sottolineato il grande fallimento della cooperazione internazionale, che ha determinato situazioni tanto diverse nelle varie parti del mondo. Di recente, inoltre, The Economist ha presentato un modello per stimare il numero reale delle vittime della pandemia di COVID-19. In tutto il mondo i decessi ufficiali ammontano a 3 milioni circa, ma considerando le morti non dichiarate, soprattutto in Asia (con particolare riferimento all’India) e in Africa, si stima che il numero reale delle vittime sfiori i 10 milioni.Solo lo 0,2% delle forniture globali di vaccini è destinato ai mercati emergenti e, benché vi siano diversi vaccini in via di sviluppo che potrebbero ampliare l’offerta mondiale, le società produttrici hanno difficoltà con la produzione e ricevono poco aiuto dai Paesi avanzati, la cui domanda è in gran parte soddisfatta dai vaccini a mRNA. Le disuguaglianze emerse con la pandemia interessano anche i Paesi più ricchi, come gli Stati Uniti o la Svizzera: la morbosità (incidenza della malattia) e la mortalità (decessi) della malattia COVID-19 sono più alte tra le fasce più povere della popolazione, probabilmente a causa di una maggiore esposizione legata alla densità di persone sul luogo di lavoro o nelle abitazioni, ma anche a causa di uno stato generale di salute peggiore per via di comorbilità come l’obesità e la mancanza di attività fisica, che possono provocare danni più gravi. È difficile ridurre le ineguaglianze sul fronte sanitario nei Paesi più ricchi, figuriamoci su scala globale. Ad esempio, negli Stati Uniti una discriminante costante nell’esito delle cure sanitarie a pazienti ricchi e poveri è il livello di istruzione e la capacità di richiedere l’assistenza medica necessaria. L’onere del controllo della qualità delle prestazioni sanitarie e della continuità delle misure preventive ricade quindi interamente sul paziente. Fortunatamente, le cose stanno lentamente cambiando. I nuovi modelli di business allineano gli incentivi per compagnie assicurative e centri medici a quelli dei pazienti. Parliamo di assistenza sanitaria basata sul valore (“value based care”), un sistema che prevede il pagamento di un servizio sanitario in base al risultato e non per la prestazione in sé. In altre parole il paziente (o il governo) acquista un “pacchetto sanitario” e poi spetta al fornitore del servizio determinare come meglio occuparsi della salute del paziente. I professionisti del settore sanno bene che prevenire le malattie è più facile (e meno costoso) che curarle, quindi a parità di compenso la scelta è obbligata. Economicamente è più conveniente assegnare al paziente un case manager che coordini i trattamenti e faccia da intermediario fra i vari specialisti, piuttosto che lasciare che il paziente faccia due risonanze magnetiche invece di una sola o si sottoponga a tre procedure non strettamente necessarie, per poi magari sentirsi esattamente come prima. Come è più conveniente far iscrivere il paziente a una palestra specializzata dove i fisioterapisti supervisionano ogni progresso anziché sottoporlo a un’operazione altamente invasiva di fusione spinale. La bellezza di questo approccio è che toglie un peso al paziente e crea un sistema che lo accompagna nella giusta direzione.

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Vaccini, Big Pharma e sanità europea

Posted by fidest press agency su sabato, 15 Maggio 2021

La proposta del presidente degli USA, Joe Biden, di sospendere la proprietà intellettuale sui brevetti dei vaccini, per aumentarne la produzione, ha riaperto la discussione etica sulla disponibilità di farmaci per tutti.E’ un tema che ritorna, quando si verificano situazioni emergenziali o i farmaci costano troppo e, quindi, non disponibili per la maggioranza della popolazione.L’obiettivo di vaccinare, 8 miliardi di persone è più che giusto. In verità, il presidente Biden dovrebbe guardarsi allo specchio quando sostiene certe tesi, visto che gli USA praticamente non esportano vaccini, infatti, sono utilizzati per la somministrazione ai cittadini statunitensi, mentre l’Ue ha esportato la metà della propria produzione in 50 paesi. Inoltre, Biden, impone restrizioni alla esportazione di componenti indispensabili per la produzione di vaccini.Ricordiamo che la casa farmaceutica Moderna ha sospeso il brevetto sul proprio vaccino, ma nessun paese si è fatto avanti per produrlo, che Pfizer ha dichiarato che non intende lucrare sul vaccino esportato in paesi poveri e che Astrazeneca lo immette sul mercato al costo di produzione. E’, comunque, problematica l’allocazione di impianti sanitari nei paesi poveri, per difficoltà infrastrutturali, di gestione e mancanza di personale qualificato.Dunque, rimane il problema etico della produzione di farmaci: è giusto consentire alle case farmaceutiche produrli o il compito deve essere riservato allo Stato? Nel primo caso i costi e i guadagni sono riversati sul prodotto e allo Stato non rimane che acquistarlo, garantendone la disponibilità per i cittadini. Nel secondo caso lo Stato dovrebbe, con le Università e i centri pubblici, fare ricerca, produzione e distribuzione dei farmaci, ma così non è, almeno che non ci riferiamo ai vaccini cinesi la cui distribuzione mondiale rimarca più una volontà di presenza politica che di efficacia sanitaria; sicchè, invece di risolvere si è accentuato il problema sanitario, stimolando la formazione di varianti virali che si sviluppano quando si somministrano vaccini poco efficaci. Si veda l’esempio dei vaccini cinesi distribuiti alla popolazione del Cile e delle Seychelles. Il vaccino russo, nonostante la sponsorizzazione di esponenti politici nostrani, non riesce ad imporsi neanche in patria, dove solo il 9% dei russi è stato vaccinato contro il 28% degli europei. Eppure, l’organizzazione statale russa, così come è, avrebbe dovuto raggiungere percentuali elevate di somministrazione, considerato che la Russia ha una popolazione di 146 milioni di abitanti e l’Ue di 445 milioni.I vaccini cinesi e quello russo non sono stati certificati dall’Ema, l’agenzia europea del farmaco, né dall’equivalente americano, l’Fda. L’Ue non ha competenze sanitarie che sono dei singoli Stati. Alcuni hanno contribuito alla ricerca di un vaccino anti Covid-19, come la Germania che ha stanziato 375 milioni. L’Italia è al palo.Certo, si potrebbero istituire dei centri di ricerca farmacologica europei, concentrando le risorse ma, come detto, la Ue non ha competenze in merito. Dovrebbero essere i 27 Paesi comunitari a conferirle il mandato. Da tempo sosteniamo la necessità di istituire un commissario europeo sanitario, ma non troviamo ascolto. Ogni Stato vuole tenersi stretta la sanità. Logica miope.Primo Mastrantoni, segretario Aduc

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La pandemia spinge il mercato dei big data nella sanità

Posted by fidest press agency su domenica, 9 Maggio 2021

Mai come nell’ultimo anno i dati sono stati i principali protagonisti in tutti i settori socio-economici e in particolar modo all’interno del sistema sanitario. Come riportato da una ricerca pubblicata su Statista, nel 2016 il mercato globale dei Big Data nella sanità era valutato 11.5 miliardi di dollari: secondo le previsioni, complice la pandemia da Coronavirus che ha messo in evidenza la loro importanza nei processi decisionali, si stima che nel 2025 possa raggiungere un valore di 70 miliardi di dollari, con una crescita esponenziale del 568%. L’evolversi dell’emergenza sanitaria ha spinto i governi e le imprese a adottare prodotti e strumenti che potessero tenere monitorato in maniera tempestiva il numero dei contagi e i dati complessivi relativi alla sanità pubblica. Inoltre, l’Italia, come il resto del mondo, ha dovuto affrontare un’altra grande sfida, ovvero l’organizzazione di una campagna di vaccinazione nazionale che potesse garantire il vaccino contro il Covid-19 a tutte le categorie di persone, in modo rapido ed efficace. Affinché queste iniziative diventino realtà, i dati devono poter “viaggiare” tra diverse applicazioni al fine di essere validati, elaborati e analizzati. Ma come è possibile attuare questa strategia? “Dati dettagliati e accurati relativi alla pandemia sono assolutamente necessari per l’implementazione di un processo decisionale veramente informato e consapevole sulla salute pubblica – afferma Stefano Musso, CEO di Primeur, multinazionale italiana leader nel settore della Data Integration – Strumenti informatici flessibili e facili da usare sono fondamentali per garantire una rapida integrazione e diffusione dei dati. L’Italia purtroppo sta affrontando con difficoltà la campagna vaccinale anche a causa di alcune lacune nella digitalizzazione del Sistema Sanitario Nazionale e nell’organizzazione regionale. Spesso si pensa che una massiccia digitalizzazione e l’adozione di nuove tecnologie, necessarie per erogare i servizi sanitari in modo efficiente e coordinato, passi inevitabilmente per un processo altamente invasivo e costoso. In realtà non è sempre così. Non bisogna sempre concentrarsi sulla dotazione di un nuovo, centrale e totalizzante sistema informatico, ma su come utilizzare al meglio i sistemi localizzati già presenti, permettendogli di comunicare tra loro in maniera automatica e sicura. I dati ci sono, le applicazioni in grado di gestirli verticalmente anche, bisogna però trovare il modo di far “viaggiare” i dati da un sistema all’altro in maniera automatica, controllata e sicura”. http://www.espressocommunication.it

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PA – Firmato l’atto d’indirizzo per il contratto del comparto funzioni centrali, entro l’anno tocca a Sanità e Scuola

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 aprile 2021

Dopo la sottoscrizione nei giorni scorsi all’Aran dell’accordo per rinnovare comparti e aree pubbliche, il ministro per la Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, ha firmato l’atto di indirizzo per il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto delle funzioni centrali. “Nei prossimi giorni – ha spiegato la Funzione Pubblica – l’Aran potrà convocare le organizzazioni sindacali per l’avvio delle trattative. Se non ci saranno intoppi, il contratto si potrà chiudere entro la primavera, per consentire l’arrivo in busta paga degli aumenti entro la fine del 2021”. Il prossimo contratto in via di approvazione dovrebbe essere quello della sanità, il cui atto di indirizzo è in fase di definizione da parte delle Regioni. Poi sarà la volta anche dalla Scuola, dove opera il più alto numero di lavoratori della Pa, con oltre 3,3 milioni di dipendenti. Decisiva, ai fini di questo passaggio contrattuale, è stata la sottoscrizione di Cisal e della maggior parte delle confederazioni sindacali della stipula dell’accordo quadro sulla definizione dei comparti, che disciplina il corretto inserimento del personale nei singoli settori, anche questo preludio dell’avvio delle trattative per il rinnovo dei contratti delle varie categorie.Un altro passo in avanti verso il rinnovo dei contratti del pubblico impiego: la novità arriva con la firma da parte della Funzione Pubblica del contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto delle funzioni centrali, vero preludio della sottoscrizione dei vari Ccnl della pubblica amministrazione, alcuni dei quali bloccati da più anni. Una situazione di stand by resa ancora più pesante dalla crisi della pandemia. “Mi auguro – ha detto il ministro Brunetta – che lo sblocco delle trattative consenta la conclusione dei contratti collettivi, almeno quelli riferiti ai comparti (funzioni centrali, sanità, istruzione e funzioni locali), con i relativi aumenti in busta paga entro la fine dell’anno, per chiudere poi i contratti della dirigenza nei primi mesi del 2022″.Presto prenderà quindi il via la dei vari comparti pubblici. Compresa quella che porterà, si spera entro la fine dell’anno corrente, all’aumento in busta paga per un milione e trecentomila dipendenti della scuola, quindi docenti, assistenti amministrativi, tecnici, Dsga, collaboratori scolastici, educatori, guardarobieri e tante altre figure professionali che operano negli istituti scolastici e nei convitti nazionali. Da un punto di vista normativo, la nuova piattaforma contrattuale a già a buon punto, con una serie di accordi sottoscritti, come quello per la didattica a distanza, che si è adeguata alla pandemia da Covid19, con cui stiamo convivendo ormai da oltre un anno. Servono comunque ancora adeguamenti, a partire dal ricorso meno difficile allo smart working, ma anche al diritto alla disconnessione, alla tutela dei lavoratori fragili, a una nuova organizzazione dell’orario di lavoro.

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Covid, l’indagine: “Sanità sospesa per 35 milioni di italiani”

Posted by fidest press agency su sabato, 17 aprile 2021

In un anno di pandemia, 35 milioni di Italiani hanno avuto problemi a utilizzare servizi e prestazioni sanitarie per patologie non-Covid. In particolare, le cancellazioni e rinunce hanno coinvolto circa 10 milioni di persone. Di queste circa 400 mila hanno rinunciato (o visto cancellare) interventi di ricovero; 600 mila non hanno potuto fare interventi chirurgici e circa 1 milione di persone non hanno avuto le prestazioni di day hospital. Il servizio a cui hanno dovuto rinunciare maggiormente sono le visite specialistiche, cancellate o a cui hanno dovuto rinunciare circa 7 milioni di Italiani. Da segnalare che la cancellazione o rinuncia delle visite specialistiche ha riguardato in specifico l’83,9% degli over 65 anni.È il quadro che emerge dalla ricerca della Fondazione Italia in Salute, e realizzata da Sociometrica, per quantificare su scala nazionale le conseguenze dell’epidemia sul sistema sanitario impegnato nelle patologie non-Covid. Il titolo dell’indagine è: “Gli italiani e il Covid-19. Impatto socio-sanitario, comportamenti e atteggiamenti della popolazione Italiana”. I risultati sono stati illustrati questa mattina nel corso di una conferenza stampa. Sono intervenuti Federico Gelli, Presidente della Fondazione Italia in Salute e da Antonio Preiti, direttore Sociometrica. Si tratta di un ampio studio condotto su un campione rappresentativo della popolazione italiana adulta che affronta, oltre le patologie non-Covid, anche l’impatto sui comportamenti collettivi, lo stato psicologico del Paese e l’atteggiamento di fiducia o di diffidenza verso i vaccini.Molti Italiani, anche al di là delle disposizioni di legge, hanno modificato spontaneamente alcuni comportamenti quotidiani. Il 63,3% evita di prendere mezzi pubblici, oltre la metà non frequenta più negozi, bar e ristoranti; circa 7 persone su 10 hanno scelto di non vedere più amici e conoscenti dentro casa. Altre modifiche comportamentali e d’impatto sullo status psicologico messe in rilievo dalla ricerca sono il 49,1% della popolazione che avverte una crescita dello stress; il 43,9% che ha smesso, o fortemente ridotto, l’attività fisica; il 28,8% che ha difficoltà del sonno; il 27,1% che ha malesseri psicologici di tipo generale; il 25,7% che mangia di più o ha smesso di controllare la propria dieta; il 16,5% che accusa sintomi di depressione. La ricerca promossa da Fondazione Italia In Salute ha un focus anche sulle conseguenze dell’epidemia sui minori. Quasi il 60% dei genitori intervistati ritiene che la pandemia abbia avuto un impatto psicologico sui figli minorenni. Per 1 genitore su 4, i minori sono stati “colpiti molto pesantemente”, soprattutto nel caso di famiglie poco istruite. La ricerca rivela, al proposito, una “legge di proporzionalità” tra livello di istruzione dei genitori e impatto sui minori: più basso è il titolo di studio dei genitori e più grave è l’effetto dell’epidemia sui minori. Discorso tutto particolare per i vaccini. Gli italiani mostrano un atteggiamento molto differenziato: il 7,5% non intende farlo, il 9,9% attende di capire di più, mentre il 7,6% vorrebbe poter scegliere quale vaccino fare. Un Italiano su quattro, però, “non vede l’ora” di fare il vaccino e il 40,5% (Tab. 4) attende tranquillamente il proprio turno. Le persone che però hanno patologie di vario tipo vogliono tutte essere vaccinate, e anche dal punto di vista sociale ci sono significative differenziazioni, perché sono le persone più istruite a essere più favorevoli ai vaccini. Il pericolo del contagio ha determinato effetti psicologici anche sull’utilizzo dei servizi sanitari, perché il 63,9% della popolazione preferisce evitare di frequentare ospedali e ambienti della sanità. Solo il 13,8% non ha timore a entrare in strutture mediche. La paura maggiore si riscontra tra la popolazione più giovane. “Abbiamo cercato di andare oltre i dati già sconvolgenti del numero dei decessi, dei ricoveri e dei contagi, per fare un’analisi a tutto campo di quel che l’epidemia sta provocando nella società italiana – commenta Federico Gelli, Presidente di Fondazione Italia in Salute – Ci siamo chiesti quale impatto abbia sui malati non-Covid, quali conseguenze ci siano sugli stili di vita che si possano trasformare in comportamenti dannosi e portare anche a nuove patologie. Siamo convinti che dalla ricerca e dalle consapevolezze che ne derivano, possa arrivare un contributo importante per il conseguimento dell’obiettivo comune: uscire dalla pandemia al meglio e al più presto”.

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Investimenti in sanità priorità assoluta per il 93,2% degli italiani

Posted by fidest press agency su domenica, 11 aprile 2021

A oltre un anno dallo scoppio della pandemia da Covid-19, una parte degli italiani ritiene che non sia ancora stata impressa la spinta necessaria per segnare un cambio di passo al Servizio Sanitario Nazionale. Secondo uno studio Censis, infatti, oltre il 40% degli italiani – pensando al ritorno alla situazione ordinaria – non crede che la sanità della propria regione sarebbe pronta ad affrontare nuove eventuali emergenze. La quasi totalità della popolazione (93,2%) ritiene prioritario che siano investite maggiori risorse nella sanità e nel personale dedicato.Gli italiani hanno idee ben chiare anche su come dovrebbero essere allocate queste risorse. L’esperienza che ha segnato il nostro Paese e il mondo intero nell’ultimo anno ha fatto comprendere quanto sia importante essere preparati di fronte alle emergenze. Il 91,7% dei cittadini ritiene che bisognerebbe dare un forte impulso alle attività di prevenzione dai virus come dalle patologie. Quasi all’unanimità (94%), gli italiani chiedono inoltre il potenziamento della sanità di territorio. Un ulteriore aspetto che secondo i cittadini non potrà mancare nella sanità del futuro è infine il digitale: il 70,3% ritiene necessario un maggior ricorso a telemedicina e soluzioni digitali per controlli, diagnosi e cure a distanza.Un’inversione di rotta è quanto mai urgente, considerato che la sanità “sospesa” tornerà presto a premere significativamente sul Servizio sanitario, essendovi stati 46 milioni di visite specialistiche e accertamenti diagnostici in meno (-31%), 700 mila ricoveri di medicina interna in meno (-70%) e 3 milioni di screening oncologici in meno (-55%) nel 2020 rispetto all’anno precedente. Maggiori investimenti nella sanità sono necessari anche nel lungo periodo, considerando che tra 20 anni gli over 64 costituiranno un terzo del totale della popolazione del nostro Paese e assorbiranno il 66% della spesa sanitaria pubblica.Dopo un lungo periodo di razionalizzazione della spesa, nell’ultimo anno si è assistito a un aumento consistente dei finanziamenti per la sanità (+5,6 miliardi di euro), che sono destinati a incrementare ulteriormente grazie alle risorse messe appositamente a disposizione della salute attraverso il Next Generation EU. Si tratta di un’opportunità che è doveroso cogliere, al fine di ridefinire il Servizio Sanitario del futuro.Proprio per questo nasce il progetto I Cantieri per la sanità del futuro, promosso da Censis in collaborazione con Janssen Italia. Partendo dall’ascolto delle Sanità regionali, responsabili di gestire il servizio per i cittadini, l’iniziativa si propone di individuare le azioni utili per dare risposte concrete alle esigenze degli italiani, sia nelle emergenze che nella situazione ordinaria. Attraverso un’analisi specifica di alcune regioni – Piemonte, Veneto, Lazio, Puglia – il progetto si propone di individuare quali cantieri aprire oggi per avere un sistema Salute più efficiente, efficace e sempre più in grado di rispondere alle esigenze del cittadino e della società per come è oggi e per come sarà nel futuro, considerando aspetti come composizione demografica, cronicità, prevenzione ed assistenza. Una sfida che deve vedere la massima collaborazione possibile tra tutti i soggetti del sistema Salute, siano essi pubblici o privati.

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“Sanità, Integrazione e Internazionalizzazione”

Posted by fidest press agency su martedì, 6 aprile 2021

Si è svolto recentemente l’incontro tra il sottosegretario Pierpaolo Sileri e il Presidente dell’Amsi(Associazione medici di origine straniera in Italia ) e l’UMEM (Unione medica euromediterranea) dove si sono discusse le problematiche dei professionisti della sanità di origine straniera e alcuni punti su sanità ,integrazione e internazionalizzazione del SSN. “Oggi in Italia operano 77.500 professionisti della sanità di origine straniera, che presto saliranno a 80.000 quando saranno terminate le procedure di riconoscimento dei titoli, distribuiti in molte specialità: 22.000 medici, 5.000 odontoiatri, 38.000 infermieri, 5.000 fisioterapisti, 5.000 farmacisti, 1.000 psicologhi e altri 1.500 tra podologi, tecnici di radiologia, biologi, chimici, fisici. Ad oggi solo il 10% dei professionisti di origine straniera lavora in strutture pubbliche, soprattutto nei pronto soccorso, nella medicina interna e in chirurgia. Gli altri sono spinti verso la sanità privata che apre volentieri loro le porte (80%) o iniziano a rimpiazzare i vuoti nei medici di famiglia (10%). A fronte di questa realtà e in attesa che la cultura istituzionale si adegui, le Associazioni firmatarie propongono al Ministero della Salute alcune azioni immediate, tutte possibili a legislazione vigente, al fine di ridurre il danno al SSN e in fin dei conti ai cittadini italiani: 1. Consentire, in applicazione dell’art. 13 del Decreto Cura Italia, anche ai professionisti della sanità di origine straniera che hanno esercitato 5 anni in Italia, di partecipare ai concorsi del SSN senza l’obbligo della cittadinanza. 2. Riattivare presso il Ministero della salute il “Gruppo di Lavoro sanità e integrazione”, che era composto dal ex sottosegretario Armando Bartolazzi , dal Presidente AMSI e UMEM Foad Aodi e dal Presidente FNOMCEO Filippo Anelli. 3. Concedere alle strutture sanitarie pubbliche l’autorizzazione alla pratica della circoncisione rituale, al fine di ridurre i rischi alla vita di un numero sempre maggiore di bambini visto le richieste negli ultimi 3 anni sono aumentate del 30% . 4. Riattivare la collaborazione diretta con il Dipartimento delle Professioni Sanitarie al fine di coordinare all’interno del SSN e in tutto il territorio nazionale l’informazione sul riconoscimento dei titoli ottenuti all’estero. 5. Intensificare la collaborazione tra il Ministero della Salute e le strutture formative di AMSI, UMEM e Uniti per Unire finalizzate alla diffusione dei corsi in Ecm per l’aggiornamento professionale in sanità e immigrazione a tutti i medici in attività sul territorio nazionale. 6. Promuovere politiche a favore dello scambio socio sanitario tra l’Italia e l’estero per maggiore internazionalizzazione del servizio sanitario italiano e consentire ai professionisti della sanità italiani di arricchirsi con esperienze sanitarie e scientifiche.

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Il punto degli esperti alla Luiss: “La sanita’ da curare, MES e Recovery Fund le prime terapie?”

Posted by fidest press agency su martedì, 9 marzo 2021

“L’Italia e’ a tutt’oggi un’osservata speciale, si e’ costruita una narrazione un po’ trionfalistica sulle risorse ottenute dal nostro Paese con il Next Generation Ue, dal Recovery Fund. Ecco, in realta’ non e’ stato un successo ma una presa d’atto da parte dell’Europa perche’ l’Italia si e’ rivelata aggravata da maggiori vulnerabilita’, la stagnazione economica, un mercato del lavoro asfittico, le grandi e drammatiche difficolta’ del sistema sanitario; per questo le risorse ottenute sono state destinate con l’idea di neutralizzare e risolvere queste vulnerabilita’ per disinnescare l’instabilita’ che dall’Italia puo’ derivare”. Cosi’ la professoressa Veronica De Romanis, economista, docente alla LUISS e alla Stanford University, ha spiegato la ratio della terapia rappresentata dal Recovery Fund per l’Italia nel corso del webinar “La sanita’ da curare, MES e Recovery Fund le prime terapie?” durante il quale e’ stato presentato anche il nuovo numero della rivista di politica sanitaria ‘Italian Health Policy Brief’. Ma per tornare al cuore della terapia d’urto che potrebbe aiutare l’intero sistema sanitario, ovvero il Mes, De Romanis ricorda e stressa alcuni punti fondamentali della narrazione sullo strumento economico: “Si puo’ richiedere fino al 2022, ed e’ bene precisare che e’ debito. Ma siamo anche l’unico paese che ha dibattuto in modo distorto sul Mes perche’ lo ha associato alla crisi finanziaria che ha affossato la Grecia, anche se all’epoca il Mes non esisteva. Tutt’oggi l’utilizzo del Mes e’ piu’ semplice: spese sanitarie dirette e indirette, dove la parola ‘indirette’ assume un carattere ampio e ambiguo per consentire di finanziare, per esempio, gli stipendi agli infermieri, per esempio. Basta rendicontare. Eppure – prosegue la Professoressa De Romanis – chi era contrario al Mes ha sfruttato l’effetto stigma e il dibattito ha creato una grande perdita di tempo. L’effetto stigma pero’ puo’ essere letto anche come l’occasione per portare in evidenza cosa serve nel piano sanitario, concretamente. Il vantaggio del Mes e’ quello, infatti, di obbligare a fare un piano dettagliato attraverso il PNRR. Nelle due bozze del piano che sono gia’ circolate, nel precedente governo, l’allocazione delle risorse sono state cambiate e raddoppiate: come? Con quali capitoli di spesa modificati? È chiaro quindi che non esisteva un piano dettagliato. Vediamo quindi cosa ci serve per fare il piano e quanto ci serve per realizzarlo. Senza confondere il Mes con il PNRR, facendo una valutazione di impatto su come questi soldi impattano e dove, perche’ il problema sara’ anche individuare aree fertili, almeno per quanto riguarda il PNRR. Pertanto, visto che le risorse del PNRR arriveranno sostanzialmente nel 2022, non vedo perche’ non accedere al Mes”. (fonte agenzia stampa Dire)

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Dal Presidente Draghi una visione condivisa del futuro della sanità

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 febbraio 2021

“Il discorso al Senato del Presidente Draghi ha affrontato tutti gli aspetti cruciali per la ripartenza del paese, che non solo deve superare la crisi drammatica in cui in trova ma deve rapidamente attuare una serie di riforme che già erano urgenti prima della pandemia. L’innovazione tecnologica, la scuola, il riassetto del sistema produttivo e, naturalmente, la tutela della salute. Il Presidente Draghi ha giustamente posto l’accento sulla necessità di accelerare la campagna di vaccinazione anti Covid, e ha sottolineato che non serve attendere che siano disponibili strutture ex novo ma è bene sfruttare a pieno regime gli spazi pubblici e privati già oggi a nostra disposizione. E’ una visione che condividiamo, e ribadiamo al Presidente che i 60mila farmacisti che esercitano nelle oltre 19mila farmacie sono da subito a disposizione”. Così il presidente della FOFI, Onorevole Andrea Mandelli, a commento delle dichiarazioni programmatiche del Presidente del Consiglio svolte oggi al Senato.Per Mandelli, “la rete delle farmacie italiane rappresenta infatti una infrastruttura con una straordinaria capillarità sul territorio, già pronta e operativa perché ha al suo interno le professionalità necessarie, come stabilito dalla legge di Bilancio di quest’anno, per somministrare in sicurezza le vaccinazioni anti Covid alla popolazione generale”. In merito alla proposta di una riforma della sanità centrata sull’assistenza territoriale – un’altra delle priorità indicate nel discorso – il Presidente della FOFI ha sottolineato che “la farmacia dei servizi rappresenta già oggi un’esperienza assolutamente in linea con questa impostazione. Con i servizi assistenziali e sanitari erogati al suo interno ma anche al domicilio del paziente, questo presidio sanitario polifunzionale costituisce infatti un pilastro fondamentale di quella “casa come luogo principale di cura” indicata da Draghi come prospettiva futura di una sanità moderna, efficace e vicina al cittadino”.

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Governo Draghi: urgono risposte in sanità, economia, lavoro, scuola ed immigrazione

Posted by fidest press agency su martedì, 16 febbraio 2021

Foad Aodi: “Le nostre associazioni sempre in prima linea a sostenere l’Italia, chiediamo di coinvolgere di più il mondo del volontariato e le associazioni e comunità straniere per una nuova legge d’immigrazione”. Cosi l’associazione medici di origine straniera in Italia(Amsi), la comunità del mondo arabo in Italia(Co-mai), l’unione medica euromediterranea (Umem) presente in 80 paesi ed il movimento internazionale transculturale interprofessionale Uniti per Unire con le 1000 associazioni e comunità internazionali aderenti esprimono le loro congratulazioni e buon lavoro al Governo Draghi che comprende e coinvolge quasi tutte le forze politiche. Auspichiamo che il Governo possa subito lavorare con tutti i suoi ministri per rispondere e risolvere tutte le criticità in particolare in sanità, economia, lavoro, scuola ed immigrazione con unità e responsabilità.” “E’ un momento storico e difficile in Italia e in tutto il mondo per colpa dell’emergenza sanitaria e umanitaria causate dalla pandemia, noi siamo impegnati dal primo giorno in Italia e all’estero per combattere il coronavirus, facciamo i nostri auguri e buon lavoro al Presidente Draghi, al Ministro Speranza e a tutti i ministri del Governo Draghi. Auspichiamo che venga intensificata la politica dell’ascolto coinvolgendo di più la società civile, il mondo del volontariato ed il terzo settore. La priorità assoluta oggi in Italia e nel mondo è vincere la guerra contro il coronavirus e far arrivare i vaccini a tutti i professionisti della sanità pubblici e privati, cittadini italiani e di origine straniera, anziani e non, paesi ricchi e poveri per arrivare il più presto possibile all’immunità di gregge in Italia e nel mondo. Inoltre per vincere questa battaglia occorre valorizzare le buone pratiche, correggere gli sbagli, migliorare la comunicazione ed informazione da parte di tutti ed in particolare da parte dei medici e politici per non creare maggiore confusione e conflitti politici e scientifici, tutelare il diritto alla salute, il diritto al lavoro, internazionalizzare di più il SSN, intensificare la collaborazione con l’Oms ed i ministeri della salute in Europa e nel mondo. Per l’immigrazione urge una nuova legge d’immigrazione, d’unità e non di divisione, rispettare la reciprocità degli accordi bilaterale tra l’Italia ed i paesi di origine dei migranti ed i rifugiati, promuovere politiche d’integrazione per chi sta in difficoltà, rispettare i diritti umani e combattere la violenza contro i migranti, donne, bambini ai confini italiani e nei Balcani. Infine al nuovo Governo chiediamo di coinvolgere maggiormente i professionisti della sanità di origine straniera nella sanità italiana pubblica e privata che fino adesso ha ricevuto solo promesse senza mai concretizzarle”. Cosi Dichiara Foad Aodi Presidente Amsi e Co-mai e membro esperti Fnomceo. http://www.unitiperunire.org

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Speciale sanità. L’agenda Draghi

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 febbraio 2021

Dopo la “convenzione dei tamponi” del 2020 sarebbe già pronta una prima bozza di “convenzione dei vaccini anti-Covid 19” per i medici di famiglia. Il ministro della Salute, Roberto Speranza, con il presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini, e il Commissario straordinario al Covid-19, Domenico Arcuri, ha incontrato le rappresentanze dei medici di medicina generale (non c’erano specialisti o pediatri): circa 60 mila unità potenziali da impiegare, contando medici di guardia servizi e 118, che avranno un ruolo fondamentale nella campagna aggiungendosi al drappello di 15 mila tra medici ed infermieri mobilitati dal bando nazionale del Commissario Arcuri e dai bandi regionali. Dalla riunione è uscita una bozza di protocollo quadro nazionale che è attualmente all’esame dei sindacati di categoria. Una volta approvato, l’accordo firmato andrebbe poi portato nelle varie regioni dove funzionerebbe da “addendum” agli accordi già siglati (come in Lombardia, Piemonte, Lazio) o farebbe da ossatura a nuove intese.”Angelo Testa, presidente Snami, protagonista al tavolo virtuale insieme ai suoi colleghi di Fimmg, Smi, Intesa sindacale (sigla che a sua volta comprende Cisl, Cgil, Simet, Sumai), che tutte le sigle hanno dato una disponibilità di massima al coinvolgimento dei medici di medicina generale nel piano vaccinale, ovviamente a certe condizioni. «Ci è stato detto che il nostro apporto è importante per il paese, e siamo d’accordo. Ci sono dei temi da affrontare comunque. Intanto, per quanto riguarda la retribuzione, più del “quantum” sarebbe per noi interessante sapere che cosa si deve e si può fare a fronte del compenso, e dove. Ad esempio, abbiamo ribadito che nei nostri studi non si può conservare il vaccino Pfizer, e dovremmo alla fine utilizzare l’AstraZeneca che però al momento non offre abbastanza dati di efficacia sulla popolazione oltre i 55 anni». Il piano dovrebbe contenere l’indicazione di chi vaccinare, tra i destinatari probabili nella fascia sotto i 55 anni, secondo illazioni che fin qui non ci sono state confermate anche perché sul punto nella controparte si discute tuttora, ci sarebbe il personale della scuola e della pubblica amministrazione.Testa si sofferma poi sul nodo dei locali, «la somministrazione non può essere fatta negli studi dei medici di famiglia posti in condomìni. Meglio i centri adibiti dalle Asl, con un’organizzazione amministrativa alle spalle. Per vaccinare ci vogliono pochi secondi, ma la permanenza dei pazienti nei locali sarebbe comunque prolungata da operazioni quali la raccolta del consenso informato, il cambio fiala tra due dosi, i 10 minuti che ci vogliono per vedere se si è verificato un eventuale effetto collaterale, e soprattutto la registrazione della vaccinazione nei portali delle Asl, indispensabile perché offre il polso dell’andamento della campagna vaccinale in tempo reale. In terzo luogo, si deve ipotizzare l’impatto della campagna sul lavoro quotidiano del medico di famiglia, che si stacca per vaccinare ma in quelle due tre ore le chiamate degli altri pazienti arrivano. In generale, bisogna quantificare la disponibilità reale di medici e di personale, oltre che dei locali: in una medicina di gruppo è più semplice, ma se a vaccinare un medico single non deve trovarsi di fronte limitazioni. Oggi sono tanti i medici single e tante sono le medicine che non possono contare su livelli di personale anche infermieristico adeguati perché le regioni hanno esaurito le disponibilità per gli incentivi, legate a tetti che rappresentano un “confine” tra realtà più e meno organizzate anche nell’ambito della stessa Asl. Infine -afferma il presidente Snami- più che chi fa il vaccino è importante che i vaccini siano disponibili in quantità adeguate e che siano utilizzati prontamente. Quello è il punto di svolta. E noi siamo qui». By Mauro Miserendino fonte Doctor33

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