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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 151

Posts Tagged ‘sanità’

Sanità, USB: il Cardarelli non è una sorpresa

Posted by fidest press agency su sabato, 7 Maggio 2022

La drammatica condizione nella quale versano i pronto soccorso della città di Napoli, su tutti Cardarelli e Ospedale del Mare, è ancora una volta portata all’attenzione dell’opinione pubblica rappresentandola come una sorpresa. Si tratta, invece, di una realtà che viene denunciata da anni ed è trasversale a tutta l’Italia. Il Covid ha invece aggravato ancora di più la situazione, anche se sembrava impossibile.A Napoli la chiusura del Loreto Mare e del San Giovanni Bosco, ormai da più di due anni dedicati in maniera esclusiva al Covid, ha dirottato la maggior parte della popolazione sui pronto soccorso più capienti della città e questo ha costretto quasi 3 milioni di abitanti a rivolgersi, per le urgenze, a tre soli punti di accesso. Di cosa vogliamo stupirci, dunque? Medici, infermieri e operatori sanitari sono scesi in piazza e si sono mobilitati, a più riprese, per denunciare le condizioni di lavoro e dell’assistenza nei pronto soccorso ma in risposta, invece di aiuto e soluzioni, hanno ricevuto un silenzio assordante.L’Ospedale del Mare, al pari del Cardarelli con i 15 medici che hanno minacciato le dimissioni in blocco, sono però solo la punta dell’iceberg, e rappresentano il non invidiabile emblema di un sistema nazionale dell’emergenza-urgenza che faceva acqua da tutte le parti ben prima dell’emergenza sanitaria legata al Covid.La carenza di personale nei reparti di emergenza è strutturale da anni in tutta Italia e la pandemia, rendendo le condizioni di lavoro ancor più pesanti, ha solo aggravato lo stato delle cose provocando l’abbandono e le dimissioni di tantissimo personale sanitario, in primis medici e infermieri. Carichi di lavoro insostenibili e tempi di attesa disumani sono il sintomo di un sistema salute che, mancando qualsiasi filtro sul territorio, non funziona più. A questo va aggiunto, e non paia aspetto secondario perché invece rappresenta bene quale considerazione si ha del personale, che infermieri e Oss aspettano ancora l’indennità di pronto soccorso tanto propagandata dal governo ma mai erogata, e che il rinnovo del contratto porterà solo aumenti irrisori a fronte di retribuzioni fra le più basse in Europa.Le Regioni continuano a non assumere, trincerandosi dietro al tetto di spesa per il personale e adducendo, quale ulteriore motivazione, l’impossibilità di reperire medici e infermieri. Queste sono scuse e giustificazioni non più tollerabili perché, in tutta Italia, troviamo decine di graduatorie di idonei ferme o utilizzate con il contagocce. Siamo certi che il personale in servizio non sia sufficiente, ma allora perché non vengono assunti i lavoratori che sono disponibili? Una soluzione a questo caos c’è: serve un piano assunzionale straordinario e immediato che permetta il miglioramento delle condizioni di lavoro, l’abbassamento dei tempi di attesa per i pazienti, la riapertura dei pronto soccorso chiusi e il potenziamento di quelli funzionanti a basso regime per la carenza di personale.

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L’Europa della sanità parte dalle Malattie Rare

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 marzo 2022

L’Europa della sanità parte dalle Malattie Rare (MR). È questo il messaggio emerso durante l’evento dal titolo “Gli stati generali sulle Malattie Rare della città di Padova”, organizzato dall’Azienda Ospedale-Università di Padova con l’Università degli Studi di Padova e Motore Sanità. Due giorni di studio, aggiornamento, sensibilizzazione e riflessione sul tema delle Malattie Rare in Italia e in Europa, che hanno visto a confronto medici, scienziati, politici, amministratori sanitari e specialisti di un settore talvolta poco noto, ma con un impatto importante su migliaia di pazienti. L’evento, incluso nella programmazione scientifica per gli 800 anni di istituzione dell’Università di Padova, ha messo in luce vari aspetti inerenti le MR, a partire dalla normativa. Il riferimento è la nuova legge quadro sulle Malattie Rare, licenziata negli ultimi mesi del 2021, che è stata illustrata dall’Onorevole Fabiola Bologna, Segretario della Commissione Affari Sociali e Sanità, Camera dei Deputati e da Pierpaolo Sileri, Sottosegretario di Stato al Ministero della Salute, Presidente Tavolo Tecnico in tema di Malattie Rare. L’Assessore alla Sanità e al Sociale Regione del Veneto Manuela Lanzarin ne ha poi tradotto il valore, a livello di politica regionale, evidenziando il fatto che il Veneto è all’avanguardia per quanto riguarda le Malattie Rare, specie per la registrazione, la presa in carico e in particolare la diagnosi precoce.Su questo punto il Professor Alberto Burlina, Direttore UOC Malattie Metaboliche Ereditarie, AOU Padova ha illustrato lo stato di avanzamento dello screening metabolico neonatale allargato, dando il senso di quanto il Veneto sia ai vertici per le MR. Notevole è stato anche il richiamo da parte delle Associazioni e del loro bisogno di federarsi per far sentire la loro voce. È stato un momento di riflessione anche riguardo la formazione, ovvero come formare la nuova generazione di personale sanitario che si appronta ad affrontare le sfide che le MR rappresentano, quale paradigma delle sfide della medicina del futuro. Ovvero la digitalizzazione, la capacità di gestire l’integrazione culturale, professionale, esperienziale. In merito al panorama europeo, mai come ora un’Istituzione come l’Azienda Ospedaliera di Padova, essendo parte di 21 delle 24 European Reference Networks sulle MR, si trova proiettato su un panorama europeo. “Un panorama che ora ci pone ai vertici, ma che è anche una sfida per essere in grado di confermare nel tempo quello che è il ruolo che abbiamo dimostrato in termini di qualità, quantità di prestazioni erogate”, sottolinea Perilongo. Infine la ricerca: “C’è una sfida che dobbiamo gestire”, chiosa Perilongo. “Nel mondo accademico bisogna formare la nuova generazione di ricercatori che pensino già a quella che è l’applicabilità dei loro portati della ricerca”. Si parte da Padova, insomma, per arrivare a un Sistema Sanitario Europeo dove i cittadini europei possano usufruire di quelle che sono le enormi risorse sanitarie che l’Europa nel suo complesso offre. L’evento è stato realizzato con il contributo incondizionato di R&I Genetics, R&I Rare Disease Genetics, Chiesi, Novartis, Gilead, Janssen Pharmaceutical Companies of Johnson & Johnson, Celgene | Bristol Myers Squibb Company, Kyowa Kirin, Roche, Takeda e Vifor Pharma.

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La sanità al collasso?

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 febbraio 2022

Mai come nel caso dello slogan scelto per lo sciopero della sanità proclamato da USB lo scorso 28 gennaio Operatori esauriti, sanità al collasso, ha saputo cogliere il segno di quella che si preannuncia come la pandemia nella pandemia e che è destinata ad avere conseguenze sulla sanità pubblica ben più a lungo della fine dello stato di emergenza fissata per il prossimo 31 marzo.I dati degli studi fin qui pubblicati sanciscono un quadro desolante: in due anni di pandemia medici, infermieri e operatori sanitari hanno accumulato talmente tanto stress lavoro correlato (paura, ansia, stanchezza, insonnia) da costringere tutte le ASL a correre ai ripari con l’attivazione di servizi di assistenza psicologica.Un malessere talmente vasto che tocca punte del 70% tra il personale infermieristico, il più colpito insieme agli specializzandi. Dalla paura iniziale di portare l’infezione a casa con il conseguente allontanamento dai propri familiari, al passaggio da eroi osannati dai balconi ad incapaci di rispondere efficacemente ad un virus che ha causato oltre 150mila morti. La difficoltà a gestire la morte in isolamento dei pazienti e il dramma dei loro familiari. E poi riposi e ferie negate, turni massacranti, migliaia di infortuni, tamponi continui, giornate intere trascorse con i DPI addosso. Persino peggiore, se possibile, la situazione dei neoassunti che si sono ritrovati da un giorno all’altro e senza formazione nei reparti Covid pagando un prezzo altissimo in termini di salute psicofisica. 2500 gli infermieri che si sono licenziati, ma la cifra oltre ad essere sottostimata è del tutto provvisoria. Il numero chiuso delle università e una pessima programmazione delle scuole di specializzazione di medicina, stanno invece permettendo l’esternalizzazione dei pronto soccorso, molti dei quali ormai privi di medici strutturati, a personale interinale per cifre giornaliere pari alla metà di uno stipendio mensile. Ma l’impatto del Covid è stato devastante anche sulle liste di attesa e sull’accesso alle prestazioni sanitarie. L’attività delle sale operatorie è diminuita dell’80% e sono circa 400mila gli interventi chirurgici rinviati, sono calate del 20% le prestazioni ambulatoriali e specialistiche e di 1,7 milioni i ricoveri – con riduzioni significative in chirurgia oncologica e cardiochirurgia. Le conseguenze dirette sono un aumento dei tumori nei prossimi anni e una diminuzione delle speranza di vita già stimata in oltre un punto percentuale.Per medici, infermieri e operatori sanitari le condizioni di lavoro non miglioreranno di pari passo alle misure di allentamento che il governo intende mettere in atto nei prossimi mesi ma proseguiranno con lo stesso affanno nel tentativo di smaltire le liste di attesa.E se, dal punto di vista ospedaliero, la situazione è critica, le cose non vanno meglio per quanto riguarda la medicina territoriale se più di un report segnala difficoltà con l’assistenza domiciliare e il sensibile peggioramento nell’erogazione del servizio dal periodo pre covid.Le cause di questo sfacelo sono tutte imputabili al progressivo smantellamento della sanità pubblica, nella massiccia riduzione di infermieri e operatori sanitari in nome della sostenibilità economica e nel costante definanziamento al quale è stato sottoposto il fondo sanitario nazionale.Sempre più urgente un cambio di rotta: assunzioni massicce, stabilizzazioni di tutto il personale precario, investimenti strutturali per garantire il diritto alla salute e la certezza dell’accesso alle cure. Fonte:USB Sanità.

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Dal Ministro Speranza una visione condivisa della sanità del futuro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 febbraio 2022

La Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani (Fofi) esprime soddisfazione per le dichiarazioni pronunciate dal Ministro della Salute, Onorevole Roberto Speranza, nel corso dell’audizione in Commissione Affari sociali sull’attuazione del Pnrr, che pongono la farmacia dei servizi al centro del nuovo modello di sanità di prossimità che si sta delineando con la riforma del territorio. Negli ultimi due anni i farmacisti hanno dato prova di saper rispondere in maniera immediata ed efficace alle esigenze dettate dalla pandemia, e la farmacia si è affermata come un presidio di prossimità fortemente radicato sul territorio, facilmente accessibile e vicino ai cittadini e parte integrante del Servizio Sanitario Nazionale. La sperimentazione della ‘Farmacia dei servizi’ che sarebbe dovuta partire nel 2020, si è pienamente realizzata in questi mesi con il pieno coinvolgimento dei farmacisti nell’esecuzione tamponi Covid per il tracciamento dei contagi e nelle campagne vaccinali anti Covid-19 e antinfluenzali.Si tratta di una svolta per la sanità territoriale, che conferma il ruolo del farmacista sempre più preparato e in grado di rispondere alle crescenti esigenze di salute dei cittadini, in sinergia con tutti gli altri professionisti del SSN.Chiediamo – conclude Fofi – che l’esperienza della ‘Farmacia dei servizi’ maturata durante la pandemia venga valorizzata e messa a sistema con l’adozione di atti concreti che consentano di superare la fase sperimentale, realizzando appieno la visione espressa dal Ministro Speranza che vede la farmacia come pilastro dell’assistenza territoriale e presidio fondante della sanità del futuro.

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Sanità, malumore tra i medici del SSN

Posted by fidest press agency su domenica, 6 febbraio 2022

Il malumore tra i medici italiani dipendenti del SSN è sempre maggiore. “Mentre attendiamo con ansia che il rilancio della sanità italiana passi dalla fase progettuale e degli annunci a quella imprescindibile dei fatti concreti dobbiamo raccogliere con preoccupazione il malessere che serpeggia tra i nostri camici bianchi” dichiara Gianluca Giuliano, Segretario Nazionale della Ugl Salute. “I lunghi mesi dell’emergenza Covid – prosegue il sindacalista – hanno portato in superficie delle problematiche già esistenti che, come è emerso da un report di pochi giorni fa, spingerebbero oggi molti medici, nel caso si presentasse un’opportunità, a decidere di abbandonare le corsie degli ospedali pubblici italiani con l’idea di trasferirsi all’estero, di preferire il lavoro in una struttura privata, di dedicarsi esclusivamente all’intramoenia o addirittura di anticipare il pensionamento. Lo stato di prostrazione dei medici nasce dalle condizioni di lavoro critiche in cui si trovano ad operare. È causato da carichi di lavoro sempre meno sostenibili, dalla poca sicurezza come testimoniato dalle continue aggressioni fisiche e verbali subite, dall’eccessiva burocrazia che li impegna troppo spesso alla compilazione di atti amministrativi allontanandoli dall’assistenza ai pazienti. Se è vero che prevenire è meglio che curare allora bisogna intervenire puntando sul giusto adeguamento economico rafforzando la rete ospedaliera con nuove assunzioni. Inoltre servirà adeguare le funzioni dei medici rendendoli sempre più partecipi della governance clinica. Tutto questo andrà fatto con la massima urgenza per evitare un collasso dell’assistenza ospedaliera”.

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Sanità, gli italiani rinunciano a curarsi

Posted by fidest press agency su sabato, 15 gennaio 2022

Per gli italiani curarsi è diventata una missione impossibile. “Aggrapparsi, come giustificazione, solo a questi difficili anni di pandemia sarebbe delittuoso. La realtà è che oltre il 50% dei cittadini rinuncia, lo dice una recente indagine, al diritto alla salute per problemi economici, indisponibilità del servizio o inadeguatezza dell’offerta” dichiara il Segretario Nazionale della Ugl Salute Gianluca Giuliano. “Il virus ha portato a galla le falle di un sistema che era già assolutamente insufficiente e che si è mostrato colpevolmente impreparato ad affrontare le ondate di diffusione del covid. Lo Stato avrebbe il dovere di garantire cure di qualità per tutti restituendo agli italiani parte di quello che versano in tasse per i servizi, come il diritto alla salute, che invece sono sempre meno accessibili. Visite, accertamenti diagnostici, ricoveri diventano sempre più un miraggio. La prevenzione è un vocabolo ormai dimenticato dalle famiglie italiane. E ci sono casi limite, come quello della Campania, dove le prestazioni sono state addirittura sospese. È un quadro terribile nel presente – prosegue il sindacalista – ma che potrebbe diventare apocalittico nel futuro quando inevitabilmente si pagheranno le conseguenze di questi anni di stop alle cure”. Il Segretario dice ancora: “Il SSN deve essere rivoluzionato non a parole ma con i fatti e in tempi brevissimi. Bisogna restituire ai cittadini la possibilità di accedere ai servizi sanitari e per farlo c’è bisogno di una riforma strutturale che non può più attendere. Serve assumere operatori sanitari con forme di contratto a tempo indeterminato, bisogna potenziare la medicina territoriale e farne uno scudo che allenti la pressione sugli ospedali, procedere ad ammodernare strutture ormai obsolete e crearne di nuove. E servirà costruire un nuovo SSN che garantisca in ogni parte d’Italia la stessa qualità e la stessa assistenza, perché la nostra nazione non può e non deve viaggiare a velocità diverse. La salute in un paese civile è e deve restare un diritto di tutti” conclude Giuliano.

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“Rinnovare macchinari ospedalieri e mezzi di soccorso per una sanità al passo con i tempi”

Posted by fidest press agency su domenica, 5 dicembre 2021

La Ugl Salute chiede di fare luce sulla denuncia del Codacons che nei giorni scorsi ha segnalato come, in tante strutture italiane, i macchinari diagnostici siano ormai datati. “Viene citato – commenta il Segretario Nazionale Gianluca Giuliano – l’ultimo rapporto del Ministero della Salute in cui risulterebbe come negli ospedali pubblici e privati convenzionati in media il 36% dei macchinari abbia più di 5 anni e il 32% oltre 10. L’adeguamento degli strumenti medici delle strutture è un fondamento basilare per garantire l’adeguato diritto alla salute dei cittadini”. Giuliano poi amplia l’analisi: “Anche nella medicina d’emergenza bisognerà intervenire con la massima tempestività. Troppi mezzi di soccorso sono obsoleti e serve sostituirli con nuove ambulanze, dotate delle più moderne tecnologie, che servano a garantire la qualità del primo intervento prima del trasporto in ospedale. Nei fondi del Pnrr chiediamo che una parte consistente sia destinata a queste voci per dare impulso a un nuovo modo di intendere la sanità italiana al passo con i tempi” conclude il Segretario Nazionale della Ugl Salute.

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Avanza sempre di più il progresso in termini di tecnologie digitali applicate alla sanità

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 novembre 2021

In questa direzione va la recente collaborazione stretta da 3M™ Littmann® Stethoscopes ed Eko con l’obiettivo di creare sinergie tra due eccellenze nel campo degli stetoscopi e dell’innovazione digitale. È stato lanciato anche in Italia dunque lo stetoscopio digitale CORE di 3M™ Littmann®, strumento che è rapidamente diventato una scelta accolta favorevolmente da numerosi medici degli Stati Uniti negli ultimi sei mesi. Il nuovo stetoscopio digitale CORE di 3M™ Littmann® consente infatti ai medici l’accesso alle opzioni di auscultazione analogica e digitale e può connettersi all’app software di Eko tramite Bluetooth. Il nuovo stetoscopio digitale CORE di 3M Littmann combina l’acustica superiore dello stetoscopio Littmann Cardiology IV con la tecnologia digitale e il software di Eko per contribuire e migliorare le valutazioni di auscultazione dei medici”.La collaborazione tra 3M Littmann Stethoscopes ed Eko riunisce due aziende innovative che si concentrano sulla fornitura di soluzioni sanitarie complete per ottenere migliori risultati per i pazienti. Per ulteriori informazioni sullo stetoscopio CORE di 3M Littmann o su dove acquistare il prodotto, visitare il sito web: http://www.littmann.it/CORE. Per ulteriori informazioni sul software Eko, visitare ekohealth.com/platform.

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Ds group investe nella sanità del futuro

Posted by fidest press agency su domenica, 7 novembre 2021

Il settore sanitario e in particolare quello farmaceutico stanno diventando sempre più digitali: è questa la tendenza che emerge dagli ultimi dati dedicati alla digital transformation. DS Group, azienda impegnata da 30 anni in soluzioni di digital evolution su misura, con la sua innovativa piattaforma Distance Touch incentiva questo nuovo trend.Dopo la pandemia, infatti, in tutto il mondo si è assistito a un’accelerazione nell’uso di soluzioni digitali come strumenti di informazione farmaceutica. Non solo, sembra che difficilmente si tornerà indietro: la tecnologia è diventata un cardine dell’intera comunicazione del comparto che si è perfettamente integrata con le modalità utilizzate precedentemente. Lo conferma anche uno studio condotto nei primi mesi del 2021 da Global Data, società di analisi di dati londinese. Il 75% degli intervistati totali pensa, infatti, che l’interazione virtuale nel mondo farmaceutico rimarrà anche dopo la fine della pandemia, sia come una modalità di interazione a sé stante, sia come strumento utilizzato al fianco del classico rapporto face to face.Le nuove tecnologie e le innovazioni presentano una serie di opportunità per migliorare e trasformare l’industria farmaceutica e soddisfare le future esigenze sanitarie. Distance Touch, la piattaforma di DS Group, offre un’esperienza perfettamente ibrida tra fisico e digitale andando incontro alle figure professionali interne alle aziende farmaceutiche (ISF, agenti OTC, ecc.) e, al tempo stesso, a quelle esterne (medici, specialisti, farmacisti) coinvolte nelle attività di informazione farmaceutica e sempre più attratte dalle potenzialità di relazionarsi in modalità remota.Distance Touch rispecchia perfettamente i trend del settore, offrendo agli utenti la possibilità di provare una total experience personalizzata come se fossero in presenza. L’obiettivo della piattaforma non è quello di annullare le “visite fisiche”, ma di affiancarle con “visite a distanza” permettendo di mantenere continuità informativa e relazionale tra le persone dell’azienda e i loro interlocutori esterni.“Sanità e settore farmaceutico in particolare sono già fortemente digitalizzati – commenta Romeo Quartiero, fondatore e CEO di DS Group –. Questo trend era già presente prima della pandemia, ma con il Covid19 ha avuto un grosso balzo in avanti. Distance Touch è uno strumento che rappresenta per il mondo dell’informazione farmaceutica un inedito canale che aiuta tutta la filiera del pharma ad essere più efficiente senza tuttavia tralasciare il contatto umano che rimane fondamentale in questo campo”.

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Fondi speculativi all’assalto della sanità americana

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 novembre 2021

By Mario Lettieri e Paolo Raimondi. Negli Usa, com’è noto, l’assistenza sanitaria è privata e coperta da polizze assicurative. Da qualche tempo, però, i fondi di private equity stanno comprando pezzi importanti del sistema sanitario americano e anche le reti sanitarie di base. Un fenomeno da tenere sotto la lente, perché “merce di esportazione”. Soprattutto in Europa. I fondi equity sono poco regolati e puntano al massimo profitto in tempi brevi. Solitamente operano attraverso dei manager che gestiscono capitali di un numero limitato di partner privati e istituzionali. Spesso le loro operazioni di acquisizioni sono fatte attraverso il cosiddetto “leveraged buyout”, cioè mediante lo sfruttamento della capacità d’indebitamento della società acquisita. Il che rende indispensabile un ritorno veloce di dimensioni rilevanti.La spesa sanitaria negli Usa è una parte notevole del pil. E’ passata dal 5% del 1960 al 18% del 2020. Dovrebbe arrivare al 20% nel 2024. I costi ospedalieri sono cresciuti del 42% nel periodo 2007-2014 e si ritiene che, in futuro, le spese per la sanità assorbiranno il 25-50% del salario della cosiddetta classe media americana. Fino alla legge Affordable Care Act (ACA) del 2010, meglio conosciuta come Obamacare, una parte del sistema sanitario era regolata e sostenuta con fondi pubblici da due strutture, Medicare per gli over 65 e Medicaid, per le famiglie a basso reddito. Pur con i suoi limiti, l’Obamacare ha dimezzato il numero delle famiglie americane ancora senza una copertura assicurativa sanitaria. All’interno dell’Obamacare era stato introdotto il concetto di Accountable Care Organizations (ACOs) per rendere la sanità più efficiente e meno costosa per i pazienti. Invece, si è avuto una maggiore concentrazione del settore sanitario con la formazione di veri e propri cartelli di ospedali, di cliniche e di centri diagnostici. Nel 2021 il processo di acquisizioni e di concentrazioni è cresciuto enormemente. Nel secondo trimestre del 2021, rispetto a quello del 2020, gli investimenti per gli acquisti di studi medici sarebbero cresciuti di 10 volte. La società di consulenza Solic Capital Mangement, sostiene che gli investimenti per acquisizioni nella sanità sarebbero stati ben 126,1 miliardi di dollari nel periodo menzionato rispetto ai 12,1 miliardi del 2020. Gli istituti di lunga degenza, gli ospedali e la medicina telematica sarebbero i settori più interessati. Oggi gli investitori nel sistema sanitario sono principalmente i fondi di private equità e certi enti finanziari specialmente creati per acquisizioni mirate. Il loro “appetito” è cresciuto anche in relazione all’American Family Bill, di circa 3.500 miliardi di dollari, proposta dal presidente Biden.Ovviamente, tra i fondi equity e le assicurazioni è scoppiata una “guerra” per il controllo del settore sanitario americano. Secondo un articolo del New York Times del 2019, un’organizzazione di medici, che fortemente si oppose alla proposta di legge per disciplinare il fenomeno delle “fatturazioni a sorpresa”, fatte attraverso la maggiorazione dei costi e la pratica delle prestazioni mediche più costose e, a volte, non indispensabili, aveva avuto un consistente appoggio di due grandi ditte fornitrici dei settori dell’emergenza sanitaria, la Envision, controllata dal fondo equity KKR, e la TeamHealth, controllata dal fondo Blackstone. Vanguard, BlackRock e Bain & Co. sono i fondi equity più attivi nella sanità mondiale con parecchie decine di miliardi di dollari di asset. Oltre ai fondi “leader” americani, vi sono quelli con base a Londra e in Francia, che operano soprattutto in Europa e in Italia. La privatizzazione della sanità, se non è regolata, può diventare il problema sociale ed economico più serio per le famiglie e per i governi. Lo abbiamo visto durante la pandemia, quando la debolezza delle strutture sanitarie pubbliche, soppiantate da quelle private, e la mancanza di imprese farmaceutiche funzionanti nell’interesse generale, hanno messo i governi e le sanità pubbliche in grande affanno nell’affrontare l’emergenza Covid. Mario Lettieri già sottosegretario all’Economia e Paolo Raimondi economista

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Intelligenza Artificiale e sanità: portarla nei trattamenti domiciliari

Posted by fidest press agency su sabato, 23 ottobre 2021

Monza. Almawave, società italiana quotata all’AIM Italia e leader nell’Intelligenza Artificiale (AI), nell’analisi del linguaggio naturale e nei servizi Big Data, e Vivisol, società del Gruppo Sol, la cui capogruppo SOL Spa è quotata alla Borsa di Milano dal 1998, tra i principali player europei dell’assistenza domiciliare, ambito in cui eroga prestazioni sanitarie e terapie ad alta complessità tecnologica, annunciano un accordo di collaborazione.La partnership, primo esempio di questo tipo a livello nazionale, si prefigge lo scopo di sviluppare soluzioni di AI applicate alle cure domiciliari, nel più ampio obiettivo di favorire la deospedalizzazione e garantire al paziente un percorso terapeutico adeguato ed efficace all’interno del proprio domicilio. Almawave e Vivisol hanno già avviato una collaborazione a partire dallo scorso aprile nel progetto RicovAI-19, studio pilota con sperimentazione clinica volto al contrasto della pandemia da Covid-19, realizzato con Ospedali Riuniti di Ancona nel comune di Offagna (AN). Tale progettualità, grazie al cosiddetto Indicatore di Stabilità Clinica (AI-CSI) sviluppato da Almawave, ha permesso di monitorare costantemente e a domicilio 150 pazienti fornendo ai medici curanti uno strumento innovativo a supporto delle scelte clinico-terapeutiche.Le due società intendono ora analizzare, studiare e sperimentare congiuntamente prodotti e servizi utili a migliorare l’efficacia dei trattamenti domiciliari sul paziente, in particolare quello cronico o non autosufficiente, introducendo anche in questo ambito della sanità l’AI-CSI. Frutto di un calcolo tramite appositi software e tecnologie, tale indicatore elabora i dati generati dalla rilevazione di oltre 60 parametri, tra cui ad esempio saturazione, temperatura, frequenza cardiaca e respiratoria, pressione sanguigna, e restituisce al medico curante un valore che sintetizza lo stato di salute del paziente. Applicato congiuntamente ad altre soluzioni cliniche, l’AI-CSI può facilitare l’operato del personale medico e paramedico e, al tempo stesso, migliorare l’efficacia del trattamento e l’esperienza di cura domiciliare della persona. Il progressivo allungamento delle aspettative di vita unito ad un aumento delle malattie croniche, spinge Almawave e Vivisol a investire in soluzioni che – attraverso l’Intelligenza Artificiale – offrano risposte inedite a nuove necessità e garantiscano innovazione ed efficienza al mondo della sanità, anche nell’ottica di ridurre le ospedalizzazioni e i conseguenti costi di sistema.

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Sanità italiana: “Guardare con fiducia al futuro”

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 ottobre 2021

Innovazione, prevenzione, sanità di prossimità, sono le parole chiave che descrivono l’impegno delle Istituzioni, del mondo scientifico e del settore industriale per superare definitivamente il Covid-19, lasciando alle spalle la pandemia e innescando un cambiamento che porti a nuovi modelli di finanziamento e gestione del nostro Sistema Sanitario. Il punto di partenza è il capitale di fiducia che il nostro Sistema Sanitario Nazionale è riuscito a consolidare durante la pandemia: secondo l’indagine “Priorità e aspettative degli italiani per un nuovo SSN” realizzata da Ipsos e presentata oggi in esclusiva, oltre 7 italiani su 10 esprimono un parere positivo sul Servizio Sanitario sia a livello nazionale che regionale, mentre per un italiano su 4 la valutazione è di assoluta eccellenza. Per il 52% degli Italiani, la Sanità viene considerata l’area prioritaria su cui concentrare gli investimenti, seconda solo al Lavoro (59%) e ancora più urgente della transizione climatica (22%), dell’istruzione (16%) e della digitalizzazione (11%). Come gestire la fase di transizione verso la fine della pandemia, facendo tesoro delle lezioni apprese nell’ultimo anno e identificando le aree di miglioramento sulle quali intervenire con più urgenza: su questo tema si è sviluppato il primo grande confronto sulle prospettive post Covid, nell’ambito dell’edizione 2021 di “Inventing for Life Health Summit”, l’evento organizzato da MSD Italia che ha coinvolto alcuni tra i più autorevoli rappresentanti del mondo scientifico, istituzionale e industriale, tra i quali il Ministro della Salute, Roberto Speranza e la Ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia, Elena Bonetti.

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Le professioniste della sanità afghane non si fidano dei talebani e non tornano al lavoro

Posted by fidest press agency su domenica, 29 agosto 2021

“L’Afghanistan è al penultimo posto in quanto a indicatori di Sviluppo Umano. Per 10.000 abitanti ci sono 2 medici, 5 infermieri / ostetriche , 4 letti di ospedale” “Il Presidente Foad Aodi ( AMSI) con il consigliere diplomatico del Movimento Uniti per Unire, Prof. Laura Mazza sono al fianco delle donne afgane e delle donne che operano nell’ambito sanitario, auspicando che non si vanifichi la loro professionalità e il loro costante lavoro possa essere il perno del cambiamento per le pari opportunità. Sensibilizzare alla solidarietà con un grazie particolare al Governo italiano per aver restituito il sorriso per un futuro migliore a molti afghani in una situazione drammatica. “Dall’inizio della crisi e dell’emergenza in Afghanistan e dopo le prime dichiarazioni dei talebani le professioniste della sanità afghane hanno dichiarato che non si fidano delle buone promesse e nelle dichiarazioni dei talebani visto che contemporaneamente violentano le donne nelle case e ci sono ragazze morte per emorragia, costringono le donne in matrimoni forzati , spose bambine, non vogliono fare vaccini ,i contagi sono triplicati nelle ultime tre settimane ,costringono i medici sia maschi che femmine a curare solo i loro feriti.cosi dichiara Foad Aodi presidente Amsi (Associazione medici di origine straniera in Italia)e UMEM(Unione medica euro Mediterranea) e membro del registro esperti Fnomceo che insieme a Laura Mazza,Consigliera Diplomatica del Movimento internazionale Transculturale interprofessionale Uniti per Unire,ringraziano il Governo italiano per aver salvato circa 5000 afghane di cui donne e bambini ma bisogna continuare a salvare chi rischia la vita ancora in Afghanistan. Ufficio Stampa Amsi

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Non si fa la riforma della sanità senza medici

Posted by fidest press agency su sabato, 31 luglio 2021

Le sette sigle che costituiscono Alleanza per la Professione Medica, APM, ovvero ANDI, CIMOP, Federazione CIMO-FESMED, FIMMG, FIMP, SBV e SUMAI nel loro manifesto chiedono in sostanza di: promuovere e difendere l’indispensabile autonomia decisionale del medico, che deve sostanziarsi anche nella possibilità di partecipare concretamente al governo del contesto organizzativo in cui esercita la propria attività professionale; – promuovere una diversa progressione professionale e di carriera nel corso della vita lavorativa che esalti la sfera professionale, anche attraverso una valutazione/certificazione periodica delle abilità professionali individuali in una logica meritocratica; – rivendicare una corretta programmazione delle attività formative, sia per quanto riguarda i tempi e le modalità di accesso al corso di laurea, alle specialità universitarie e al corso di formazione in medicina generale; sia per quanto riguarda contenuti e luoghi di formazione specialistica, propedeutica per la successiva immissione nel mondo del lavoro eliminando una volta per tutte l’imbuto formativo; – recuperare l’autonomia e la centralità del proprio ruolo, all’interno del SSN; – salvaguardare la libera professione medica e odontoiatrica dalla sempre più incombente pressione burocratica e fiscale; – proporre modelli organizzativi e di governance che sappiano coniugare gli obiettivi del PNRR con le reali esigenze dei professionisti e dei cittadini; – consentire la libera scelta del medico e odontoiatra curante da parte del cittadino che ne esalti il rapporto fiduciario Medico paziente sia nella medicina generale che nella specialistica ambulatoriale convenzionata e accreditata che nella pediatria di libera scelta valorizzando il lavoro in team impedendo anche il protrarsi dei condizionamenti esercitati dai providers di reti di sanità integrativa. – equilibrare in sanità il rapporto fra professione e capitale. “Soddisfazione per la partecipazione degli esponenti politici che ci hanno ascoltato e si sono dichiarati disponibili a recepire le nostre proposte riguardanti il PNRR. Il Recovery oggi è completamente privo di riferimenti ai professionisti medici, senza i quali non solo le Case della Comunità e gli Ospedali di Comunità rischiano di essere delle scatole vuote ma anche il Servizio sanitario nazionale rischia di non essere più tale, non potendo svolgere il suo ruolo di tutela della salute dei cittadini. Tutto ciò in un momento storico in cui, anche a causa del Covid, la gobba pensionistica sta per raggiungere il suo apice e il carico burocratico è sempre più preponderante, a discapito del tempo da dedicare al rapporto medico-paziente”. “Alla luce di queste considerazioni come APM ribadiamo alla politica l’esigenza di ascoltarci e di coinvolgerci nei piani di riforma che riguardano, direttamente o indirettamente, la professione medica perché come la pandemia ha ulteriormente dimostrato senza i medici non si fa la sanità”.

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Innovazione in sanità

Posted by fidest press agency su martedì, 13 luglio 2021

Gli investimenti del pharma in R&S, nel mondo, sono in costante aumento, con una crescita del 25% tra 2020-2026. L’Italia, che ricopre una leadership con Francia e Germania nel campo della produzione farmaceutica, può concorrere ad attrarre una quota importante di questi investimenti nella ricerca e sviluppo, incrementando gli 1,62 miliardi di € investiti nel 2020, che già rappresentano ben il 13% del totale dell’industria manifatturiera italiana. Gli investimenti nel pharma generano importanti ricadute: infatti il rapporto tra risorse investite dalle aziende e valore economico totale generato è di 1 a 3.Questi alcuni dei dati e delle riflessioni condivise oggi durante il secondo incontro organizzato da The European House – Ambrosetti, con il sostegno dell’Italian American Pharmaceutical Group (IAPG) e del Gruppo Europeo e Nipponico di Farmindustria (EUNIpharma). Si è discusso di come promuovere l’innovazione e di quali politiche economiche, industriali e sanitarie possono aumentare l’attrattività del nostro Paese per gli investimenti esteri nel settore farmaceutico.La pandemia ha accresciuto notevolmente la consapevolezza delle istituzioni italiane sull’importanza strategica del settore farmaceutico per il nostro Paese. Per cogliere queste opportunità di crescita occorre tradurre questa consapevolezza in misure in grado di migliorare l’attuale governance della farmaceutica.Nel dibattito sono state, infatti, ricordate le criticità connesse all’equivalenza terapeutica, con le sue ricadute negative sulla tutela brevettuale. Ma il vero problema rimane il sottofinanziamento cronico della spesa farmaceutica per acquisti diretti, che accresce inoltre le difficoltà di accesso per i pazienti alle terapie innovative. L’innovazione e la tutela brevettuale sono inoltre penalizzate dall’attuale sistema di governance della spesa farmaceutica. Infatti, il sistema del payback impatta fortemente la spesa per acquisti diretti in cui sono presenti la quasi totalità dei farmaci innovativi e quelli coperti da brevetto.Esiste un sottofinanziamento strutturale della spesa per acquisti diretti, solo in parte ridotto, dalla creazione dei fondi per i farmaci innovativi e dalla revisione dei tetti di spesa introdotta con la Legge di Bilancio 2021.Un altro esempio di limiti strutturali è rappresentato dal processo di approvazione di nuovi farmaci, questi quando approvati a livello EMA vengono messi a disposizione dei pazienti italiani moltissimi mesi dopo perché soggetti ad un doppio passaggio approvativo, una valutazione da parte di Aifa (418 giorni in media) e passaggi burocratici a livello delle regioni. L’effetto prodotto da tali lungaggini è un -19% di consumi pro-capite in Italia verso la media dei grandi paesi europei.

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Gelli, “Bene Speranza su potenziamento sanità territoriale”

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 luglio 2021

“In questo ultimo anno e mezzo la pandemia da Covid ha reso evidente due cose: l’importanza di avere un forte Sistema sanitario pubblico e quella di avere una sanità territoriale funzionante e pienamente integrata. Su quest’ultimo punto c’è ancora molto da fare, soprattutto in diverse regioni italiane. La crisi deve diventare un’opportunità non solo per potenziare la sanità territoriale, come giustamente auspicato dal ministro Speranza, ma anche per ripensarla e renderla adeguata alle sfide che ci attendono”. Così Federico Gelli, presidente della Fondazione Italia in Salute, ha commentato le parole del ministro Speranza oggi in visita a Prato e a Firenze.”Abbiamo urgenza di migliorare la formazione del personale che lavora sul territorio, implementare i processi di digitalizzazione e gli investimenti in nuove tecnologie che rendano possibile la presa in carico a domicilio delle cronicità e poter contare un management preparato anche alle nuove sfide tecnologiche e pronto a ‘rischiare’ su modelli innovativi di assistenza. Su questo a breve uscirà un lavoro che abbiamo messo a punto come Fondazione Italia in Salute per proporre alla politica nuove idee per la sanità territoriale di domani”, conclude Gelli

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Un nuovo modello di sanità per il mondo post-COVID

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 giugno 2021

A cura di Lydia Haueter, Senior Investment Manager del Pictet-Health e del Pictet-Biotech di Pictet Asset Management. Poco tempo fa l’OMS ha pubblicato un rapporto sulla gestione globale della pandemia. Pur ammettendo i propri errori (ad esempio il fatto di non aver dichiarato subito lo stato di pandemia mondiale), l’organizzazione ha anche sottolineato il grande fallimento della cooperazione internazionale, che ha determinato situazioni tanto diverse nelle varie parti del mondo. Di recente, inoltre, The Economist ha presentato un modello per stimare il numero reale delle vittime della pandemia di COVID-19. In tutto il mondo i decessi ufficiali ammontano a 3 milioni circa, ma considerando le morti non dichiarate, soprattutto in Asia (con particolare riferimento all’India) e in Africa, si stima che il numero reale delle vittime sfiori i 10 milioni.Solo lo 0,2% delle forniture globali di vaccini è destinato ai mercati emergenti e, benché vi siano diversi vaccini in via di sviluppo che potrebbero ampliare l’offerta mondiale, le società produttrici hanno difficoltà con la produzione e ricevono poco aiuto dai Paesi avanzati, la cui domanda è in gran parte soddisfatta dai vaccini a mRNA. Le disuguaglianze emerse con la pandemia interessano anche i Paesi più ricchi, come gli Stati Uniti o la Svizzera: la morbosità (incidenza della malattia) e la mortalità (decessi) della malattia COVID-19 sono più alte tra le fasce più povere della popolazione, probabilmente a causa di una maggiore esposizione legata alla densità di persone sul luogo di lavoro o nelle abitazioni, ma anche a causa di uno stato generale di salute peggiore per via di comorbilità come l’obesità e la mancanza di attività fisica, che possono provocare danni più gravi. È difficile ridurre le ineguaglianze sul fronte sanitario nei Paesi più ricchi, figuriamoci su scala globale. Ad esempio, negli Stati Uniti una discriminante costante nell’esito delle cure sanitarie a pazienti ricchi e poveri è il livello di istruzione e la capacità di richiedere l’assistenza medica necessaria. L’onere del controllo della qualità delle prestazioni sanitarie e della continuità delle misure preventive ricade quindi interamente sul paziente. Fortunatamente, le cose stanno lentamente cambiando. I nuovi modelli di business allineano gli incentivi per compagnie assicurative e centri medici a quelli dei pazienti. Parliamo di assistenza sanitaria basata sul valore (“value based care”), un sistema che prevede il pagamento di un servizio sanitario in base al risultato e non per la prestazione in sé. In altre parole il paziente (o il governo) acquista un “pacchetto sanitario” e poi spetta al fornitore del servizio determinare come meglio occuparsi della salute del paziente. I professionisti del settore sanno bene che prevenire le malattie è più facile (e meno costoso) che curarle, quindi a parità di compenso la scelta è obbligata. Economicamente è più conveniente assegnare al paziente un case manager che coordini i trattamenti e faccia da intermediario fra i vari specialisti, piuttosto che lasciare che il paziente faccia due risonanze magnetiche invece di una sola o si sottoponga a tre procedure non strettamente necessarie, per poi magari sentirsi esattamente come prima. Come è più conveniente far iscrivere il paziente a una palestra specializzata dove i fisioterapisti supervisionano ogni progresso anziché sottoporlo a un’operazione altamente invasiva di fusione spinale. La bellezza di questo approccio è che toglie un peso al paziente e crea un sistema che lo accompagna nella giusta direzione.

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Vaccini, Big Pharma e sanità europea

Posted by fidest press agency su sabato, 15 Maggio 2021

La proposta del presidente degli USA, Joe Biden, di sospendere la proprietà intellettuale sui brevetti dei vaccini, per aumentarne la produzione, ha riaperto la discussione etica sulla disponibilità di farmaci per tutti.E’ un tema che ritorna, quando si verificano situazioni emergenziali o i farmaci costano troppo e, quindi, non disponibili per la maggioranza della popolazione.L’obiettivo di vaccinare, 8 miliardi di persone è più che giusto. In verità, il presidente Biden dovrebbe guardarsi allo specchio quando sostiene certe tesi, visto che gli USA praticamente non esportano vaccini, infatti, sono utilizzati per la somministrazione ai cittadini statunitensi, mentre l’Ue ha esportato la metà della propria produzione in 50 paesi. Inoltre, Biden, impone restrizioni alla esportazione di componenti indispensabili per la produzione di vaccini.Ricordiamo che la casa farmaceutica Moderna ha sospeso il brevetto sul proprio vaccino, ma nessun paese si è fatto avanti per produrlo, che Pfizer ha dichiarato che non intende lucrare sul vaccino esportato in paesi poveri e che Astrazeneca lo immette sul mercato al costo di produzione. E’, comunque, problematica l’allocazione di impianti sanitari nei paesi poveri, per difficoltà infrastrutturali, di gestione e mancanza di personale qualificato.Dunque, rimane il problema etico della produzione di farmaci: è giusto consentire alle case farmaceutiche produrli o il compito deve essere riservato allo Stato? Nel primo caso i costi e i guadagni sono riversati sul prodotto e allo Stato non rimane che acquistarlo, garantendone la disponibilità per i cittadini. Nel secondo caso lo Stato dovrebbe, con le Università e i centri pubblici, fare ricerca, produzione e distribuzione dei farmaci, ma così non è, almeno che non ci riferiamo ai vaccini cinesi la cui distribuzione mondiale rimarca più una volontà di presenza politica che di efficacia sanitaria; sicchè, invece di risolvere si è accentuato il problema sanitario, stimolando la formazione di varianti virali che si sviluppano quando si somministrano vaccini poco efficaci. Si veda l’esempio dei vaccini cinesi distribuiti alla popolazione del Cile e delle Seychelles. Il vaccino russo, nonostante la sponsorizzazione di esponenti politici nostrani, non riesce ad imporsi neanche in patria, dove solo il 9% dei russi è stato vaccinato contro il 28% degli europei. Eppure, l’organizzazione statale russa, così come è, avrebbe dovuto raggiungere percentuali elevate di somministrazione, considerato che la Russia ha una popolazione di 146 milioni di abitanti e l’Ue di 445 milioni.I vaccini cinesi e quello russo non sono stati certificati dall’Ema, l’agenzia europea del farmaco, né dall’equivalente americano, l’Fda. L’Ue non ha competenze sanitarie che sono dei singoli Stati. Alcuni hanno contribuito alla ricerca di un vaccino anti Covid-19, come la Germania che ha stanziato 375 milioni. L’Italia è al palo.Certo, si potrebbero istituire dei centri di ricerca farmacologica europei, concentrando le risorse ma, come detto, la Ue non ha competenze in merito. Dovrebbero essere i 27 Paesi comunitari a conferirle il mandato. Da tempo sosteniamo la necessità di istituire un commissario europeo sanitario, ma non troviamo ascolto. Ogni Stato vuole tenersi stretta la sanità. Logica miope.Primo Mastrantoni, segretario Aduc

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La pandemia spinge il mercato dei big data nella sanità

Posted by fidest press agency su domenica, 9 Maggio 2021

Mai come nell’ultimo anno i dati sono stati i principali protagonisti in tutti i settori socio-economici e in particolar modo all’interno del sistema sanitario. Come riportato da una ricerca pubblicata su Statista, nel 2016 il mercato globale dei Big Data nella sanità era valutato 11.5 miliardi di dollari: secondo le previsioni, complice la pandemia da Coronavirus che ha messo in evidenza la loro importanza nei processi decisionali, si stima che nel 2025 possa raggiungere un valore di 70 miliardi di dollari, con una crescita esponenziale del 568%. L’evolversi dell’emergenza sanitaria ha spinto i governi e le imprese a adottare prodotti e strumenti che potessero tenere monitorato in maniera tempestiva il numero dei contagi e i dati complessivi relativi alla sanità pubblica. Inoltre, l’Italia, come il resto del mondo, ha dovuto affrontare un’altra grande sfida, ovvero l’organizzazione di una campagna di vaccinazione nazionale che potesse garantire il vaccino contro il Covid-19 a tutte le categorie di persone, in modo rapido ed efficace. Affinché queste iniziative diventino realtà, i dati devono poter “viaggiare” tra diverse applicazioni al fine di essere validati, elaborati e analizzati. Ma come è possibile attuare questa strategia? “Dati dettagliati e accurati relativi alla pandemia sono assolutamente necessari per l’implementazione di un processo decisionale veramente informato e consapevole sulla salute pubblica – afferma Stefano Musso, CEO di Primeur, multinazionale italiana leader nel settore della Data Integration – Strumenti informatici flessibili e facili da usare sono fondamentali per garantire una rapida integrazione e diffusione dei dati. L’Italia purtroppo sta affrontando con difficoltà la campagna vaccinale anche a causa di alcune lacune nella digitalizzazione del Sistema Sanitario Nazionale e nell’organizzazione regionale. Spesso si pensa che una massiccia digitalizzazione e l’adozione di nuove tecnologie, necessarie per erogare i servizi sanitari in modo efficiente e coordinato, passi inevitabilmente per un processo altamente invasivo e costoso. In realtà non è sempre così. Non bisogna sempre concentrarsi sulla dotazione di un nuovo, centrale e totalizzante sistema informatico, ma su come utilizzare al meglio i sistemi localizzati già presenti, permettendogli di comunicare tra loro in maniera automatica e sicura. I dati ci sono, le applicazioni in grado di gestirli verticalmente anche, bisogna però trovare il modo di far “viaggiare” i dati da un sistema all’altro in maniera automatica, controllata e sicura”. http://www.espressocommunication.it

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PA – Firmato l’atto d’indirizzo per il contratto del comparto funzioni centrali, entro l’anno tocca a Sanità e Scuola

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 aprile 2021

Dopo la sottoscrizione nei giorni scorsi all’Aran dell’accordo per rinnovare comparti e aree pubbliche, il ministro per la Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, ha firmato l’atto di indirizzo per il rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto delle funzioni centrali. “Nei prossimi giorni – ha spiegato la Funzione Pubblica – l’Aran potrà convocare le organizzazioni sindacali per l’avvio delle trattative. Se non ci saranno intoppi, il contratto si potrà chiudere entro la primavera, per consentire l’arrivo in busta paga degli aumenti entro la fine del 2021”. Il prossimo contratto in via di approvazione dovrebbe essere quello della sanità, il cui atto di indirizzo è in fase di definizione da parte delle Regioni. Poi sarà la volta anche dalla Scuola, dove opera il più alto numero di lavoratori della Pa, con oltre 3,3 milioni di dipendenti. Decisiva, ai fini di questo passaggio contrattuale, è stata la sottoscrizione di Cisal e della maggior parte delle confederazioni sindacali della stipula dell’accordo quadro sulla definizione dei comparti, che disciplina il corretto inserimento del personale nei singoli settori, anche questo preludio dell’avvio delle trattative per il rinnovo dei contratti delle varie categorie.Un altro passo in avanti verso il rinnovo dei contratti del pubblico impiego: la novità arriva con la firma da parte della Funzione Pubblica del contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto delle funzioni centrali, vero preludio della sottoscrizione dei vari Ccnl della pubblica amministrazione, alcuni dei quali bloccati da più anni. Una situazione di stand by resa ancora più pesante dalla crisi della pandemia. “Mi auguro – ha detto il ministro Brunetta – che lo sblocco delle trattative consenta la conclusione dei contratti collettivi, almeno quelli riferiti ai comparti (funzioni centrali, sanità, istruzione e funzioni locali), con i relativi aumenti in busta paga entro la fine dell’anno, per chiudere poi i contratti della dirigenza nei primi mesi del 2022″.Presto prenderà quindi il via la dei vari comparti pubblici. Compresa quella che porterà, si spera entro la fine dell’anno corrente, all’aumento in busta paga per un milione e trecentomila dipendenti della scuola, quindi docenti, assistenti amministrativi, tecnici, Dsga, collaboratori scolastici, educatori, guardarobieri e tante altre figure professionali che operano negli istituti scolastici e nei convitti nazionali. Da un punto di vista normativo, la nuova piattaforma contrattuale a già a buon punto, con una serie di accordi sottoscritti, come quello per la didattica a distanza, che si è adeguata alla pandemia da Covid19, con cui stiamo convivendo ormai da oltre un anno. Servono comunque ancora adeguamenti, a partire dal ricorso meno difficile allo smart working, ma anche al diritto alla disconnessione, alla tutela dei lavoratori fragili, a una nuova organizzazione dell’orario di lavoro.

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