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Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 151

Posts Tagged ‘sanità’

Sanità: una legge che avvicina i cittadini alla professione medica

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 marzo 2017

montecitorio“Alla Camera diventa legge, finalmente, un provvedimento importante e atteso da molti, frutto di un lungo lavoro, una delle poche leggi di iniziativa parlamentare, che ha visto il contributo significativo di tante associazioni, operatori, professionisti del mondo della sanità. Una legge di grande equilibrio che vuole ricostruire un rapporto di fiducia tra cittadini e mondo della sanità e garantire la salute degli utenti e allo stesso tempo tutelare l’esercizio della professione medica e sanitaria. In altre parole questo provvedimento legislativo riconduce ad un sistema organico e armonico le questioni che riguardano il contenzioso in sanità superando la logica di interventi settoriali fino ad oggi perseguita”. Lo dice la senatrice Giuseppina Maturani, vice presidente del gruppo Pd al Senato commentando l’approvazione definitiva alla Camera del provvedimento sulla responsabilità delle professioni mediche.”Sulla sicurezza delle cure – spiega Maturani – Il provvedimento completa quanto già anticipato nella legge di stabilità del 2016. In particolare per quanto riguarda le misure che potenziano le attività di prevenzione e gestione del rischio clinico nelle strutture sanitarie e sociosanitarie. Ciò consentirà – aggiunge la senatrice Pd – di promuovere e calibrare nei contesti organizzativi e professionali specifici, attività educative e formative sulla sicurezza e la qualità delle cure. La trasparenza dei dati relativi al contenzioso sarà poi strumento di miglioramento delle capacità, per il cittadino, di orientarsi sulle scelte e, per le organizzazioni, di migliorare le proprie performances”.
“Sotto il profilo giuridico – continua la Maturani – queste norme toccano anche l’ordinamento penale: viene introdotta una profonda innovazione della responsabilità civile in ambito sanitario sia delle strutture sanitarie e socio sanitarie che dei professionisti che rispondono per fatto illecito e viene invece previsto il tentativo obbligatorio di conciliazione con la possibilità che la lite possa risolversi al di fuori del processo e in tempi rapidi e certi. Una riforma di sistema del contenzioso sanitario che affronta in modo organico gli obblighi assicurativi e le garanzie per le strutture, gli esercenti, le professioni sanitarie e che alleggerirà il problema dei premi assicurativi dei medici e allo steso tempo permetterà ai pazienti di far causa qualora ritengano di aver subito un danno per colpa grave del medico o dell’operatore sanitario”.
“Possiamo essere soddisfatti – conclude la senatrice del Pd – di aver messo a disposizione di tutti una legge che e offre soluzioni equilibrate a problemi da troppo tempo irrisolti e che stavano aggravando di costi inappropriati il nostro SSN, logorando la fiducia tra cittadini, professionisti e istituzioni sanitarie”.

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Sanità: Garantire l’erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA)

Posted by fidest press agency su sabato, 4 febbraio 2017

Ministero salute“I sindacati che si riconoscono in Alleanza per la Professione Medica (APM) sostengono l’importanza dell’unità della categoria e ritengono che i medici debbano rivendicare, insieme ai cittadini, l’erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). Questo deve avvenire in tutte le Regioni e con un adeguato livello di qualità e sicurezza delle cure”. E’ quanto hanno dichiarato i rappresentanti dell’APM dopo l’incontro, che si è svolto ieri, tra i vertici della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCeO) e le organizzazioni sindacali di medici e odontoiatri. “I sindacati medici hanno ripreso il dialogo con la FNOMCEO dopo una pausa di riflessione pre e post referendaria nella consapevolezza del delicato e complesso momento politico – afferma il dott. Giampietro Chiamenti presidente della Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) che aderisce all’APM -. Molti temi che riguardano la professione, la difesa del sistema sanitario e la salute del cittadino restano attuali e problematici e quindi dovrebbero essere oggetto di analisi e di provvedimenti tempestivi. Purtroppo l’instabilità del sistema politico non favorisce le decisioni operative pur nella pienezza del potere legislativo nazionale e regionale. Ne è prova, per esempio, il blocco delle trattative per il rinnovo dei contratti di lavoro scaduti da anni” “Per garantire i LEA su tutto il territorio nazionale sono necessari: un numero adeguato di medici e odontoiatri, una formazione mirata alle specifiche attività e soprattutto una politica di sintesi nazionale di interessi assistenziali che coinvolga la responsabilità delle Regioni – conclude l’APM -. Sono queste le condizioni primarie per garantire la “doverosa erogazione” del diritto incomprimibile alla salute come previsto dalla vigente Costituzione a tutela dei cittadini I soci che attualmente fanno parte di APM sono: Associazione Nazionale Dentisti Italiani (ANDI); Associazione Sindacale ANPO – ASCOTI – FIALS MEDICI; Sindacato dei Medici (CIMO); Confederazione Italiana Medici Ospedalità Privata (CIMOP); Federazione Sindacale Medici Dirigenti (FESMED); Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (FIMMG); Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP); Sindacato Unico Medicina Ambulatoriale Italiana (SUMAI) e Sindacato Polispecialistico Medici e Strutture Accreditate (SBV).

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Salute rubata: per l’OCSE 2 euro su 10 bruciati da inefficienze, sprechi e corruzione

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 gennaio 2017

Ministero saluteRoma. Intervenire in modo organico su sprechi e corruzione in sanità è la via necessaria per il recupero di risorse finanziarie da destinare a un’assistenza sanitaria più efficiente. Lo afferma, in modo autorevole e definitivo, il nuovo rapporto dell’OCSE Tackling Wasteful Spending on Health che fa il punto su come incidere contro la malagestio e i reati corruttivi che sottraggono risorse alla salute, un fenomeno diffuso in quasi tutti i sistemi sanitari nel mondo. Secondo l’OCSE, tra sprechi, inefficienze e corruzione i sistemi sanitari spendono male fino ad un quinto delle risorse: in Europa si buttano via 2 euro su 10. In particolare, si usano pochi farmaci generici, si effettuano troppi parti cesarei, si accettano ricoveri inutili e accessi anomali al pronto soccorso. Un paziente su dieci nei Paesi OCSE, poi, è inutilmente danneggiato presso il punto di cura e ciò costringe a impiegare altre risorse per correggere errori prevenibili“Non possiamo che accogliere con soddisfazione e con altrettanta preoccupazione – sottolinea Francesco Macchia, presidente di ISPE-Sanità, l’Istituto per la promozione dell’etica in sanità che studia il fenomeno della corruzione in sanità proponendo strumenti e sistemi per contrastarla efficacemente – il monito proveniente da OCSE. La soddisfazione sta nel veder confermati quegli aspetti della sanità pubblica che ISPE-Sanità aveva sottolineato come problematici – sprechi e corruzione – per una sanità finalmente responsabile ed ovunque efficiente. Preoccupazione – continua Macchia – poiché il recentissimo dramma assistenziale vissuto a Nola dettato dall’emergenza, impone un ripensamento improcrastinabile dei modelli organizzativi di erogazione delle prestazioni sanitarie sul territorio, da incardinare sulla lotta a sprechi e corruzione. Certamente bisogna conoscere il territorio, profilare il suo bacino d’utenza, coordinare e condividere in rete i dati provenienti dalle diverse strutture sanitarie presenti: solo così si può iniziare una pianificazione che consenta di attuare i Lea e soprattutto individuare i bisogni di cura dei cittadini, calibrando l’offerta sanitaria. I pazienti riversi a terra e sottoposti a cure mediche a Nola sono il sintomo più evidente di questa deriva in cui medici e professionisti fanno sì del proprio meglio ma trascurano di contribuire a risalire alle cause prime di questi fenomeni. Ripensare, e presto, i modelli organizzativi avviando processi di controllo e di formazione etica del personale volti allo sviluppo delle aziende e al miglioramento dei servizi sanitari consente di contenere lo spreco di risorse e ridurre gli spazi di arbitrio e di inefficienza in cui la corruzione si annida a ogni livello. Questo al fine di tutelare la salute dei cittadini, i loro diritti, e l’impianto universalistico del Servizio Sanitario Nazionale, affinché funzioni bene, sempre e ovunque”.
Sarà proprio questo uno dei focus intorno ai quali ruoterà la partecipazione attiva di cittadini, istituzioni e personale sanitario in occasione della seconda “Giornata Nazionale contro la Corruzione in Sanità per la salvaguardia del SSN” che, nell’ambito del progetto comune “Curiamo la corruzione”, si terrà a Roma il prossimo 6 aprile.

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Sanità: oggi Grecia, domani Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 gennaio 2017

sanitadi Helena Smith. L’austerità portata avanti da Alexis Tsipras ha trasformato gli ospedali in “zone a rischio”, dicono i medici, e molti temono che il peggio debba ancora arrivare.La crescita dei tassi di mortalità, l’aumento delle infezioni potenzialmente letali e la scarsità di personale e di apparecchiature mediche stanno paralizzando il sistema sanitario greco, mentre l’ostinato perseguimento dell’austerità colpisce la fasce più deboli della popolazione del paese.I dati e gli aneddoti, riportati da medici e sindacati, suggeriscono che il paese più problematico della Ue si trovi al collasso della sanità pubblica. “In nome di obiettivi fiscali molto duri, stanno morendo persone che altrimenti potrebbero sopravvivere”, ha detto Michalis Giannakos, capo della Federazione Panellenica dei Lavoratori degli Ospedali Pubblici. “I nostri ospedali stanno diventando zone a rischio“.I dati recentemente pubblicati dal Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie rivelano che circa il 10 percento dei pazienti ospedalizzati in Grecia sono a rischio di contrarre infezioni potenzialmente letali, e ci sono già 3.000 morti attribuiti a questo problema.Il tasso di incidenza è drammaticamente alto soprattutto nelle unità di terapia intensiva e nei reparti neonatali. Sebbene i dati si riferiscano ad epidemie avvenute tra il 2011 e il 2012 – essendo i dati disponibili più recenti – Giannakos dice che da allora il problema si è solo aggravato.Come anche altri medici che hanno lavorato nel sistema sanitario nazionale greco da quando è stato istituito, nel 1983, il capo del sindacato attribuisce la responsabilità di questa situazione alla mancanza di personale, all’inadeguatezza delle misure igieniche e all’assenza di prodotti per la pulizia. I tagli sono stati aggravati da un uso eccessivo di antibiotici, ha detto. Non c’è altro settore dell’economia greca che sia stato colpito in modo così duro. Sovradimensionato, spendaccione e corrotto, secondo molte persone il sistema sanitario era indicativo di tutto ciò che non funzionava nel paese e, di conseguenza, si riteneva che avesse assoluto bisogno di riforme.Riconoscendo le carenze, lo scorso mese il governo ha annunciato di avere un piano per assumere 8.000 tra medici e infermieri nel 2017.In base ai dati dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), dal 2009 a oggi la spesa pro capite per la sanità pubblica è stata tagliata di circa un terzo – cioè per un totale di oltre 5 miliardi di euro. Dal 2014 è scesa al 4,7 percento del PIL, dal 9,9 percento che era prima della crisi. I tagli hanno causato 25.000 licenziamenti di personale, e le forniture sono diventate così scarse che gli ospedali si trovano spesso senza medicine, guanti, garze e lenzuola.All’inizio di dicembre Giannakos, che è infermiere, ha guidato una marcia di protesta, che è partita dal sudicio edificio che ospita il ministero della sanità, ed è arrivata a destinazione davanti all’ufficio in stile neoclassico del primo ministro Alexis Tsipras. Di fronte al ministero i tecnici ospedalieri hanno posto dei blocchi di cemento a cui hanno appeso un cartellone con la scritta “Il ministero si è trasferito a Bruxelles“.Poche altre economie occidentali avanzate hanno messo in atto aggiustamenti fiscali pesanti come quelli greci. Nei sei anni da quando ha ricevuto il primo dei tre bailout (per evitare la bancarotta) a oggi, il paese ha attuato misure draconiane per stringere la cinghia in cambio di oltre 300 miliardi di euro di prestiti di emergenza. La perdita di oltre il 25 percento del prodotto nazionale – e una recessione che ha spinto sempre più persone a ricorrere all’assistenza sanitaria di base – ha aggravato gli effetti corrosivi dei tagli che, nel caso degli ospedali pubblici, sono stati spesso tanto profondi quanto indiscriminati.Le pressioni per soddisfare gli obiettivi di bilancio imposti dai creditori hanno fatto sì che nel solo 2016 la spesa in questo settore sia diminuita di 350 milioni di euro, e questo sotto l’amministrazione di Syriza, il partito di sinistra che un tempo si batteva contro l’austerità; così ha detto Giannakos citando i dati del governo.Più di 2,5 milioni di greci non hanno più alcuna copertura sanitaria. La carenza di pezzi di ricambio è tale che macchinari e altre complesse apparecchiature diagnostiche risultano sempre più difettosi. Nella maggior parte degli ospedali non vengono più fatti nemmeno i più basilari esami del sangue, perché i fondi per i laboratori sono ormai esauriti. I tagli agli stipendi hanno abbattuto ulteriormente il morale, già basso.
Piccoli atti di eroismo hanno contribuito a mantenere il piedi il sistema: medici e infermieri che lavorano fuori orario, donatori e filantropi che contribuiscono. (fonte: blog beppe grillo) (foto: sanità)

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Il declino della sanità laziale

Posted by fidest press agency su sabato, 7 gennaio 2017

regione-lazio“E’ passata sotto silenzio la notizia, ma la sanità della Regione Lazio ha perso in un anno ben dieci posizioni, finendo ultima in classifica di categoria secondo l’indagine condotta da Demoskopika sulla performance sanitaria delle regioni italiane. E’ questa la fotografia più nitida della drammatica gestione Zingaretti, e della situazione con cui quotidianamente devono fare i conti i cittadini del Lazio. Un servizio che va peggiorando di anno in anno, di giorno in giorno dalla Capitale alla provincia, con il taglio dei posti letto, carenze di personale, costi esorbitanti, tempi delle prestazioni sanitarie che costringono gli utenti spesso a far ricorso a strutture private. In più i casi di sovraffollamento dei Pronto soccorso: basti pensare alle centinaia di persone in attesa di visita che solo alcuni giorni fa abbiamo evidenziato per ben sei ospedali romani. O ancora, le lunghe code e i costi onerosi per sottoporsi a vaccinazione antimeningococco, e l’ultimo caso che ha riguardato l’ospedale San Giovanni Addolorata dove una donna incinta ha partorito un bimbo morto dopo aver atteso oltre due ore prima di essere visitata. Una condizione allarmante che denunciamo da tempo e avviata verso un lento declino, di cui il governatore Nicola Zingaretti è il primo responsabile. Quello che preoccupa maggiormente è il silenzio assordante del ministro della Salute Beatrice Lorenzin che ha il dovere di intervenire prima che la situazione diventi irrecuperabile e il Lazio fanalino di coda per le cure ai propri cittadini”. E’ quanto dichiara Fabrizio Santori, consigliere regionale del Lazio di Fratelli d’Italia in merito a quanto emerge dall’IPS, l’Indice di Performance Sanitaria realizzato, per il secondo anno consecutivo, dall’Istituto Demoskopika, che ha evidenziato il crollo del Lazio che precipita di ben 10 posizioni rispetto all’anno precedente, collocandosi nell’area delle regioni “influenzate”.

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“Dopo la vittoria plebiscitaria del No in Sicilia, è in arrivo un bel 7 in condotta per i precari della Sanità nell’Isola?”

Posted by fidest press agency su domenica, 18 dicembre 2016

Lorenzin beatriceQuesto l’interrogativo alla base della riflessione proposta stamane da Claudio Giustozzi, segretario nazionale dell’Associazione per il diritto alla Salute Giuseppe Dossetti.“Solo qualche settimana fa – ha subito chiosato Giustozzi – la ministra Beatrice Lorenzin varcava lo stretto tra Scilla e Cariddi per caldeggiare la vittoria del Sì, annunciando buone notizie per la Sanità siciliana che avrebbe beneficiato del fondo per la stabilizzazione dei precari e dell’iniezione di 7mila nuove unità di personale. Ora che la Sicilia ha risposto alla chiamata referendaria con un sonoro 68% di voti negativi, che ne sarà delle promesse che, neanche un mese fa, giungevano dal Capo del Dicastero in terra di Trinacria?”.Ma di carne sul fuoco, nel calderone incandescente della Sanità siciliana, ce n’è parecchia. A rischio potrebbero esservi il tanto atteso Piano di adeguamento del livello d’assistenza essenziale per i malati e la riorganizzazione dei presidi medici sul territorio. “Vogliamo sapere da Lorenzin se c’è l’intenzione di andare avanti con il progetto di rimodulazione della Rete Ospedaliera regionale, con quello di immissione di nuovo personale e di stabilizzazione di molti medici, infermieri e tecnici – ha poi rincarato la dose il Segretario – o la Ministra ha intenzione di mettere in castigo l’intera Sanità dell’Isola?” Dalla protesta, il Segretario passa subito alla proposta: “ Serve continuità e senso di responsabilità tra un Governo e il successivo. Siamo pronti a scendere in piazza per chiedere a gran voce a Lorenzin la garanzia del rispetto degli impegni presi con l’Ars. Lo dobbiamo ai malati del nostro meridione che, come la manna dal cielo, aspettano il diritto alle pari opportunità nell’accesso alle cure mediche. A prescindere dal voto referendario, la Sicilia chiama… Ma Roma risponde?”Nel frattempo, questo è il messaggio di chiusura, lanciato forte e chiaro dall’associazione Dossetti: “Ci aspettiamo risposte chiare da Lorenzin. E poiché se Maometto non va alla montagna, è la montagna ad andare da Maometto, non esiteremo a sostenere le istanze dei malati di Sicilia, nelle piazze della regione così come di fronte alla sede ministeriale di viale Ribotta. Ci prenda pure in parola”. (Il segretario nazionale, Claudio Giustozzi)

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Sanità, Idi: La Regione Lazio taglia 10 milioni di Budget e la Fondazione mette in cassa integrazione 500 dipendenti

Posted by fidest press agency su sabato, 17 dicembre 2016

regione-lazioRoma Torna ancora una volta l’angoscia tra il lavoratori dell’IDI e di Villa Paola. Rischiano nuovamente il posto di lavoro la metà dei dipendenti. Oggi, l’assemblea dei lavoratori riunita presso l’istituto, ha rispedito al mittente la richiesta della Fondazione Luigi Maria Monti, proprietaria dell’ospedale. La proposta di un altro anno di cassa integrazione per 485 lavoratrici e lavoratori è irricevibile, uno schiaffo per chi da anni fa sacrifici e porta sulle proprie spalle il peso di un buco di bilancio che non ha certo prodotto. “Non può essere sempre e solo chi lavora a pagare” dichiarano in una nota unitaria, Marco Giobbi e Domenico Frezza, responsabili regionali di Cisl Fp e Uil Fpl, comunicano la ripresa della mobilitazione dei lavoratori dell’Istituto Dermopatico dell’Immacolata, da anni al centro di una vertenza partita nel 2012 con l’occupazione del tetto da parte dei delegati sindacali, quando la crisi iniziò con il mancato pagamento degli stipendi e la scoperta di un debito monstre.
“La situazione debitoria, sempre rimasta nell’incertezza, viene usata contro i lavoratori. È evidente che senza investimenti l’ospedale non può essere rilanciato. Metteremo in campo tutti gli strumenti per difendere la dignità di questi professionisti della salute – concludono i sindacalisti – e la salute dei cittadini a cui offrono, nonostante tutto e contro tutti, servizi di eccellenza”.
Infine chiediamo alla Regione Lazio in qualità di istituzione, che non ha soltanto la responsabilità del governo della Sanità, di tornare sulle sue decisioni riportando il budget dell’IDI, ormai tornato in piena operatività, a quello precedente alla procedura fallimentare senza imputare ulteriori oneri a carico dei dipendenti e dei cittadini derivanti dai costi della Cassa Integrazione.

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De Luca commissario sanità campana?

Posted by fidest press agency su domenica, 27 novembre 2016

vincenzo-de-luca«Il Pd ha fatto approvare un emendamento alla manovra con il quale stabilisce che i presidenti di Regione possano essere anche commissari per la sanità. È una norma cucita addosso al governatore della Campania De Luca, che così potrà essere commissario di se stesso. Parliamo della stessa persona che solo qualche giorno fa ha detto pubblicamente che bisogna fare “una clientela organizzata, scientifica, razionale come Cristo comanda” e di concentrarsi sulla sanità privata per fare campagna elettorale per il sì al referendum. Perché in tv Renzi i suoi ministri strumentalizzano le vite dei bambini malati di diabete infantile, ma poi nella pratica usano la sanità per pagare i conti interni al Pd. Renzi ci aveva promesso di portare l’Italia nel futuro ma la verità è che ci sta facendo rivivere le peggiori pagine della Prima Repubblica. Achille Lauro sarebbe orgoglioso di lui». Lo scrive su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni.

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Sanità: Lotta alla cronicità

Posted by fidest press agency su martedì, 15 novembre 2016

medicoRoma. Tre giorni di approfondimento e confronto tra decine di medici ed esperti con un unico comune denominatore: il tema della cronicita’. Si è svolto a Roma da venerdì a domenica scorsi il 29esimo Congresso della Snamid, la Società di aggiornamento per il medico di Medicina generale, che ha affrontato la questione da numerosi punti di vista: dalla diagnosi al trattamento terapeutico di numerose patologie, fino alla comunicazione medico-paziente e alle prospettive future per i giovani medici. Numerosi i punti di vista e le opinioni presentate da professionisti provenienti da tutta Italia.
“La cronicita’ ricorre in vari ambiti e rappresenta la sfida principale da affrontare nel prossimo futuro”, ha sottolineato il presidente di Snamid, Roberto Stella, ricordando ad esempio malattie come diabete, ipertensione, Bpco.
FIBRILLAZIONE ATRIALE E CARDIOPATIA ISCHEMICA – Tra gli argomenti al centro della discussione, con il patrocinio di Fnomceo e Omceo Roma, due i più rilevanti. Prima di tutto fibrillazione atriale e cardiopatia ischemica, patologie di grande impatto epidemiologico e clinico. “Il punto e’ ottimizzare le cure- ha spiegato il coordinatore della Segreteria scientifica del Congresso, Alfredo Cuffari- Una indagine realizzata a Milano proprio dalla Snamid ha evidenziato diverse criticita’ nella diagnosi della malattia ma poi anche nella gestione e nella terapia. Tanti i motivi per cui questo accade, dalle difficolta’ di accesso a prescrizione specialistiche a quelle organizzative”. In quest’ultimo caso, ha detto ancora Cuffari, “bisogna eliminare le barriere culturali e territoriali che ostacolano la piena applicazione delle Linee guida per avere una definizione di percorsi di cura virtuosi”.
CRONICITA’ E ONCOLOGIA – Nei pazienti anziani non sono due problematiche separate ma sommate, a rendere il quadro clinico ancora piu’ gravoso. “Per tanti, troppi anni questo aspetto e’ stato ignorato”, ha detto Adriano Tocchi, vicepresidente dell’Ordine dei medici di Roma. “Bisogna sapere che la maggioranza dei pazienti oncologici ha 70 anni: da qui puo’ partire tutto il programma assistenziale e sociale. Un anziano, infatti- ha concluso Tocchi- presenta altre patologie croniche oltre al cancro e deve essere studiato in modo multidiciplinare con l’affiancamento del medico di famiglia”.
LA MTC – Tra le problematiche che interessano sempre più una parte la popolazione e che sono state discusse durante il Congresso, troviamo poi la malattia tiroidea cronica, per lo piu’ rappresentata dell’ipotiroidismo sia franco che sub-clinico. “La patologia tiroidea nei soggetti sopra i 14 anni ha un’incidenza dal 4 all’8%, considerando anche l’ipotiroidismo subclinico- ha spiegato Maurizio Lucarelli, respondabile area Endocrinologia della Snamid- Si tratta di una patologia che assorbe delle risorse a livello specialistico-ambulatoriale, a livello diagnostico e farmacologico. Ecco perche’ la sua gestione associata a problematiche come lo scompenso cardiaco, l’osteoporosi, e’ una sfida importante che merita appropriatezza e oculatezza”. La Mtc e’ una patologia ad elevato indice di incidenza e prevalenza spesso non percepita dal medici. Inoltre impatta sulla qualita’ di vita del paziente, soprattutto per quanto riguarda monitoraggio, gestione della terapia e i sintomi. Considerati tutti questi elementi, “la Snamid, insieme alle due societa’ scientifiche specialistiche Ame e Fadoi, ha promosso e curato un documento di consenso che da’ indicazioni pratiche al medico di Assistenza primaria e agli specialisti- ha aggiunto Lucarelli- Lo scopo e’ far capire come, quando e da chi vada gestito il paziente con malattia tiroidea cronica: offrire ai pazienti un’assistenza di qualita’; evitare esami inutili o poco appropriati; ottimizzare i percorsi diagnostici, specie nel follow-up; ottimizzare la terapia farmacologica anche in un contesti di politrattamento farmacologico che espongono a inevitabili interazioni”.
LA MALATTIA RENALE CRONICA – In presenza di malattia renale cronica, invece, “riuscire a rallentare il processo che porta il paziente alla dialisi significa aumentare il valore dell’intervento medico, non solo in termini di costi ma anche di qualita’ della vita del paziente. Non e’ un caso, infatti, che il piano della cronicita’ del ministero della Salute ponga questa problematica tra le piu’ importanti” ha detto il dottor Andrea Zamboni, coresponsabile dell’Area Nefrologia della Snamid. “Abbiamo dimostrato con uno studio- ha aggiunto- come la Medicina generale possa essere il driver vincente per intercettare il paziente all’esordio dei sintomi, mettere in atto interventi educazionali e terapeutici, ma soprattutto approntare cure adeguate che possano rallentare, se non evitare, il ricorso alla dialisi”.
FARMACI INNOVATIVI – Infine, tema non secondario quello dei farmaci innovativi. “Il medico di famiglia prima di tutto deve individuare il paziente che ha bisogno di un farmaco nuovo”, ma purtroppo “lo fa senza avere le conoscenze adeguate su quando e come utilizzarlo, ma soprattutto sulla comparsa di nuovi sintomi da associare non a una nuova patologia, ma a una interferenza farmacologica” ha spiegato Marco Cambielli, responsabile dell’Area Farmaci della Snamid. Secondo Cambielli la soluzione “non e’ solo una rete tra medici di medicina generale e specialisti, ma maggiore conoscenza, dal momento che i primi sono esclusi da iter formativi e informativi e non hanno dimestichezza”.

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La corruzione in Lombardia danneggia la sanità pubblica

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 ottobre 2016

buffagniI politici lombardi giocano coi soldi dei cittadini come fossero quelli del Monopoli, e derubano il sistema sanitario regionale delle sue risorse. Il sistema privatistico concepito da Formigoni, e portato avanti da Maroni, sottrae milioni di euro alle cure dei malati lombardi. Pensate a Mario Mantovani, ex assessore alla Sanità lombarda, arrestato perché accusato di turbativa d’asta e corruzione nel settore sanitario, o all’ex Presidente della Commissione Sanità della Regione Fabio Rizzi, arrestato lo scorso febbraio per aver favorito, in cambio di tangenti, l’imprenditrice Maria Paola Canegrati e il suo gruppo, specializzato in servizi e forniture dentistiche. Grazie ai cosiddetti “appalti cappottino” (bandi preparati su misura per far vincere una certa azienda) il gruppo di imprese si è insediato negli ospedali di mezza Lombardia, e in cambio venivano versati centinaia di migliaia di euro a politici e funzionari, fra cui anche Rizzi, beccato con i soldi nel congelatore. Il tutto a scapito della qualità dei servizi erogati ai cittadini; risparmiavano su tutto, dallo stipendio di dentisti e operatori sanitari ai materiali utilizzati per impianti e protesi. Quello che ci chiediamo è: com’è possibile che i dirigenti delle aziende ospedaliere coinvolte in questi scandali siano ancora al loro posto e abbiano ricevuto anche premi aziendali? Non dovrebbero restituirli? E’ evidente che i controllori incaricati di sorvegliare la regolarità degli appalti negli ospedali lombardi hanno fallito. Serve competenza e forza per non girarsi dall’altra parte davanti alla corruzione. Tant’è che è bastato un revisore onesto Giovanna Ceribelli, all’epoca componente del collegio sindacale dell’ospedale di Vimercate, per scoprire questo giro di tangenti milionario! Per questo motivo, oggi più che mai, c’è bisogno del nostro lavoro, ed è per questo che stiamo verificando cosa è veramente accaduto ai cittadini in cura e ai loro soldi. Abbiamo fatto partire delle verifiche sulle prestazioni perché è necessario quantificare i danni e risarcire i cittadini! Dalle nostre ultime ricerche risulta inoltre che molte prestazioni venivano gonfiate con visite e interventi inutili, e che spesso per una sola prestazione erogata al cittadino è stata emessa più di una fattura. Ad esempio abbiamo trovato un’operazione di estrazione di un dente da latte corredata da sette visite, una devitalizzazione e altri interventi privi di qualsiasi senso e utilità. E per prestazioni di questo tipo, palesemente gonfiate, sono state fatte due fatture differenti da due diversi ambulatori. E’ chiaro che una delle due fatture è stata pagata dal cittadino, ma una domanda sorge spontanea: chi ha pagato la seconda? Le doppie fatture trovate nell’ambito di questa indagine sono veramente tante, e sfido qualsiasi commercialista, in un caso analogo di doppia fatturazione, a non pensare all’ipotesi di riciclaggio di denaro. Noi vogliamo capire chi ha pagato per le fatture in più; perché o è stata perpetrata un’ulteriore frode ai danni dei cittadini, oppure i soldi li ha messi qualcun altro. Noi vogliamo sapere chi, come, ma sopratutto… perché! Un’idea l’abbiamo, e continueremo a scavare, poiché i soldi della corruzione sono soldi sottratti ai malati e al servizio sanitario: per noi tutto questo é inaccettabile. (Stefano Buffagni – Portavoce Regionale del M5S Lombardia)(foto: buffagni)

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Sanità allo sbando?

Posted by fidest press agency su venerdì, 30 settembre 2016

Ministero salute“Siamo allibiti e perplessi e ci chiediamo: ma qualcuno sta governando la sanità italiana?”: è quanto si chiede Claudio Giustozzi, segretario nazionale dell’Associazione Culturale Giuseppe Dossetti: i Valori- Sviluppo e Tutela dei Diritti. “In questi giorni stiamo assistendo ad uno spettacolo indegno per la politica seria. Ogni giorno qualche ministro o sottosegretario dichiara che si taglia la sanità, che si introducono nuovi ticket, che i fondi a favore del SSN devono essere ridimensionati, che l’universalità e gratuità delle cure deve essere messa in discussione. Il giorno dopo – oppure il giorno stesso – altri esponenti del governo affermano l’esatto contrario, contraddicendo le affermazioni del giorno prima, magari attraverso lo stesso intervento stizzito del Primo Ministro Renzi. Sembra di essere nel caos più assoluto”.
In tutta questa ambiguità e mancanza di coordinamento e trasparenza, la vicenda-Lorenzin assume contorni imbarazzanti: “Il ministro Beatrice Lorenzin nelle ultime settimane è stata vittima di scivolate comunicative davvero singolari. Campagne comunicative non efficaci e di profilo basso, errori nei messaggi visivi, contraddizioni nelle scelte, scaricabarile sulle responsabilità, ma con i soldi dei contribuenti tutto è PERMESSO tanto poi vengono recuperati con le nuove ACCISE. Il tutto fa pensare ad una sanità italiana non ben governata, disattenta, non concentrata e senza visione sulla reale situazione sociale, dove sono i nuovi bisogni di salute e le nuove povertà ad reclamare forte di essere ascoltate, in nome dell’art.32. Chi ci potrà tirar fuori da queste paludi decisionali?”. La conclusione di Giustozzi è radicale: “L’Associazione Culturale Giuseppe Dossetti: i Valori- Sviluppo e Tutela dei Diritti si chiede, e lo chiede a tutti quanti stanno lavorando per dar vita ad una nuova governance della sanità: a che gioco stanno giocando i nostri governanti? E soprattutto: per quanto ancora continueranno a non curarsi della salute dei cittadini italiani? Occorre per caso il fallimento tecnico-economico del SSN per correre ai ripari? E a quel punto, chi salverà l’Italia dalla bancarotta in perfetto stile-Grecia? E la Lorenzin continuerà a raccontare tutto e il contrario di tutto ai contribuenti?”

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Renzi: tagli alla sanità: può dirsi ancora pubblica?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 settembre 2016

europa comunitaria2Secondo il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, l’Italia deve smetterla con i tagli lineari. Sulla sanità è evidente che si è tagliato anche troppo. Inoltre la nostra spesa per la sanità sul Pil non è più alta degli altri paesi. “Giustissimo, secondo gli ultimi dati Eurostat, relativi al 2014, la spesa sanitaria in Italia è il 7,2% del Pil, in media rispetto all’Ue ma sotto l’Eurozona, dove si attesta al 7,3% del Pil. In Italia spendiamo per la salute il 14% della spesa pubblica, inferiore alla media Ue (15%) e all’Area Euro (14,8%)” afferma Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori.
“Questo vuol dire, però, che vanno i rivisti i nuovi Livelli di assistenza (Lea), che non sono altro che un aumento di tasse a carico dei malati, spostando prestazioni dal regime Day Surgery a quello ambulatoriale. Peraltro si tratta di nuovi ticket a carico spesso di persone anziane, visto che, ad esempio, non sarà più gratuito l’intervento della cataratta” conclude Dona.

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Spending review, si fa largo l’ipotesi di tagli in sanità

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 settembre 2016

Lorenzin beatricePuntuale come ogni anno in coincidenza con le prime ipotesi sui contenuti della legge di stabilità si torna a parlare di tagli alla sanità. Le indiscrezioni arrivano da un articolo di Repubblica secondo il quale “la sanità rappresenta circa il 25% della spesa centrale dello Stato e non può rimanere fuori dalla spending review”. In particolare secondo le ipotesi del quotidiano “Palazzo Chigi ha deciso di chiedere alla ministra Beatrice Lorenzin 1-1,7 miliardi di sacrifici. In pratica il Fondo sanitario nazionale, oggi a quota 111 miliardi, rimarrebbe sostanzialmente stabile senza salire ai 113 miliardi previsti dall’ultimo Def quota che le Regioni avevano già reclamato lo scorso anno in attuazione delle precedenti intese”.L’ennesimo progetto di tagli lineari al settore che ha generato la pronta reazione delle associazioni di categoria e delle Regioni ma che è stato tempestivamente smentito dal premier Renzi e dal ministro della Salute Lorenzin. «I fondi alla sanità nel 2017 continueranno a crescere» ha commentato Renzi, per il quale non è corretto parlare di tagli. «Certo il ministro della Sanità chiede dieci e magari otterrà uno, ma non è che ha avuto un taglio: voleva dieci e ha avuto uno. Se ci saranno tagli non sarà sul passato ma sulle richieste dei ministeri». Il premier esclude anche un aumento delle tasse.«Con me premier le tasse non aumenteranno quest’anno né negli anni successivi. Non si possono spremere i cittadini come un bancomat». Una smentita prontamente raccolta dal ministro Lorenzin che parla di «gossip». «Nessuno» ha commentato Lorenzin «mi ha parlato di tagli al Fondo Sanitario e le parole odierne di Renzi mi rassicurano, come tutti gli italiani, abbiamo obiettivi comuni per il 2017: garantire i nuovi farmaci antitumorali, rifinanziare il fondo per i farmaci anti-epatite C e rispondere al fabbisogno per il personale, stabilizzare il precariato e sbloccare il turn over». «Il fondo sanitario» ha aggiunto «è fissato a 113 miliardi». (fonte doctor33)

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I tagli in Sanità peggio di Attila ma “Al Peggio non c’è mai fine”

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 settembre 2016

Ministero saluteRoma Giovedì 15 Settembre 2016 Ore 9.00 – 13.00 Camera dei Deputati – Sala della Regina. Ridisegnare la nuova Governance della Salute è l’obiettivo del simposio “Modelli innovativi di Governance e riforma dell’art. 117 del Titolo V” organizzato dall’Associazione Culturale “Giuseppe Dossetti: i Valori – Sviluppo e Tutela dei Diritti”. Nel corso della mattinata sarà presentato un primo documento di sintesi, frutto di cinque mesi di lavoro con gli stakeholders del comparto nazionale della Salute riuniti all’interno del Tavolo indipendente promosso dall’Associazione”. Documento che delinea e puntualizza, in 10 punti che saranno offerti al dibattito politico nazionale, un importante restyling del SSN, con l’obiettivo di ripensare – tra gli altri – il rapporto tra Governo centrale e Regioni, il ruolo dell’innovazione, il ruolo delle associazioni di pazienti, le relazioni tra ricerca e industria. “I tagli lineari come strategia di razionalizzazione della spesa sanitaria nazionale – dichiara Claudio Giustozzi, Segretario Nazionale Associazione Culturale “Giuseppe Dossetti: i Valori – Sviluppo e Tutela dei Diritti” – hanno mostrato tutta la loro fallacia, lo dice la Corte dei Conti “la spending review sta mettendo a rischio l’accesso dei cittadini ai servizi sanitari” e lo ribadisce l’Istat “aumento della mortalità nel 2015, 54 mila decessi in più rispetto al 2014”. Facile ipotizzare una correlazione tra le politiche di definanziamento della sanità e la malasanità, fino a domandarsi se quest’ultimo fenomeno stia diventando non un’eccezione al sistema, ma la sua reale rappresentazione. D’altra parte la cronaca è ricca ogni giorno di casi di persone curate male o non curate affatto, di storiche liste d’attesa, di ticket da pagare, e, tutto in assenza di servizi. Quella, cioè, che in sintesi si può definire una specifica politica di tagli alle tutele e ai Diritti sanitari”. In Toscana, come letto sui giornali, ammontano a 20-25 milioni di euro/anno le spese di risarcimento per i casi di Malasanità e la Sardegna è arrivata a ben 67 milioni di euro tra il 2012 e il 2014. E non dimentichiamo come nel Lazio, e in molti ospedali del Sud Italia, le terapie intensive neonatali sono state messe in ginocchio dal blocco del turnover e dai tagli, con l’assistenza ai piccoli pazienti sempre più variabile in base alla regione di provenienza.“Molti altri esempi potrei elencare – continua Giustozzi – ma, da Segretario nazionale dell’Associazione, mi preme, invece, ricordare i presunti 570 casi di malasanità approdati, tra aprile 2009 e dicembre 2012, alla Commissione di Inchiesta della Camera sugli errori in campo sanitario 400 dei quali avrebbero portato alla morte del paziente. Possiamo definirli presunte “Vittime della Sostenibilità” o “Casi di Malasanità?”.E la Sanità Negata è in aumento, scrive il Censis “Erano 9 milioni nel 2012, sono diventati 11 milioni nel 2016 (2 milioni in più) gli Italiani che hanno dovuto rinviare o rinunciare a prestazioni sanitarie nell’ultimo anno a causa di difficoltà economiche, non riuscendo a pagare di tasca propria le prestazioni. Fenomeno che riguarda, in particolare, 2,4 milioni di anziani e 2,2 milioni di millennials”.Siamo agli ultimi posti tra i Paesi Ocse per la spesa sanitaria destinata alla prevenzione (4,1%) un dato che dovrebbe farci gridare allo scandalo, soprattutto di fronte ai nuovi tagli previsti nel DEF I tagli alla Sanità per i prossimi anni sono stati già decisi in una recente Intesa Stato Regioni, faranno scendere la spesa sanitaria a -3,5 mld nel 2017 e -5 mld dal 2018. Ciò significa che la spesa sanitaria in percentuale sul PIL, come ipotizzata dal DEF, scende dal 6,8% attuale (già sotto la media dei Paesi Ocse) al 6,7% del 2017, al 6,6% del 2018 fino al 6,5% del 2019, incredibile a credersi, al di sotto del livello di rischio per la salute indicato dall’OMS. Un colpo ben assestato al SSN ed ai malati tirato dallo stesso Premier Renzi il quale sulla sanità si limita ad intervenire (e di rado) con due tormentoni: riduzione del numero delle poltrone dei manager e degli sprechi, uniformare il costo delle siringhe.
L’Associazione rifiuta la protesta a favore del dialogo e della proposta, secondo il motto dossettiano “Riflessione in azione” e da anni è impegnata a garantire che il fondamentale diritto alla Salute mantenga il suo carattere di universalità e di equità nell’accessibilità alle cure per ogni cittadino.“Il documento ampio e puntuale che l’Associazione presenterà giovedì 15 offre contenuti e prospettive a supporto di quella che si presenta come una delle maggiori sfide che lo Stato e le Regioni si trovano ad affrontare, la Sanità, ANCHE IN VISTA DEL VOTO REFERENDARIO AUTUNNALE. In questo momento storico così impegnativo per il nostro Paese è importante sviluppare politiche chiare e non approssimative proprio nell’ambio della Sanità, tese, tra gli altri interventi – conclude Giustozzi – ad istituire un Super Ministero della Salute e delle Politiche Sociali che possa superare una visione a compartimenti stagni dei capitoli di spesa socio-sanitaria e farmaceutica, in difesa dell’Art. 32 della nostra Costituzione e del diritto inalienabile alla Salute”.Quello alla Salute, infatti, non è un diritto minore, occasionale o residuale, ma uno dei capisaldi e dei fondamenti della nostra Repubblica, fondata sul lavoro e sul riconoscimento di valori universali.(foto. sanità)

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“Sicilia sanità, Musumeci: Scelta sbagliata dell’asse Renzi-Crocetta”

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 settembre 2016

sicilia-regione-default-120718100156_big“È una scelta politica sbagliata quella voluta dai governi a guida Pd di Roma e Palermo per privare intere aree dell’Isola del diritto alla sicurezza sanitaria”. A dichiararlo il deputato dell’opposizione all’Ars Nello Musumeci.“In particolare, basterebbe guardare una cartina geografica – rileva Musumeci – per capire come, dopo il riordino del Piano sanitario, diversi ospedali dell’entroterra e i bacini circostanti resterebbero tagliati fuori da ogni rete di emergenza e urgenza. Come si fa, ad esempio, a sopprimere i Pronto soccorso in strutture che da decenni assicurano un servizio efficiente e insostituibile a livello regionale? Come si fa a non capire che in questa proposta del governo Crocetta non c’è alcuna sinergia tra ospedale e territorio?”
“Ho già inviato all’assessore Gucciardi una nota di protesta – conclude l’esponente dell’opposizione – proponendo di modificare la Rete. Lo farò ancora in commissione Sanità e in Aula, con la nostra ferma e convinta opposizione. Questo ulteriore scippo a danno dei territori “non raccomandati” non può essere tollerato”.

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La sanità va a rotoli

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 settembre 2016

Ministero saluteLa sanità va a rotoli, ci sono province italiane che contano 2 posti letto ogni mille abitanti, pari alla media dei paesi africani, e nessuno si è mai accorto che la Menarini, un colosso farmaceutico di Firenze, ha frodato il sistema sanitario nazionale aumentando il prezzo dei suoi prodotti farmaceutici con false fatturazioni, per oltre trenta anni.Si legge dalla stampa, che il tribunale ha condannato la Menarini anche a risarcire la Presidenza del Consiglio in re…lazione ad uno specifico addebito corruttivo.
Dunque la Presidenza del Consiglio era costituita parte civile nel processo contro i fratelli Aleotti, proprietari della Menarini.
Eppure il Presidente del Consiglio Renzi, circa un anno fa, in viaggio a Berlino, ha visitato gli stabilimenti Menarini, con grande compiacimento della Presidente Aleotti, oggi condannata a dieci anni.
La Aleotti proprio un anno fa dichiarava la propria soddisfazione alla stampa, tronfia della sensibilità mostrata dal Governo presieduto da Renzi nel comprendere le loro “necessità”.Curioso che mentre Renzi dichiarava di comprendere le esigenze della Menarini, nel contempo la Presidenza del Consiglio era costituita parte civile nel processo per frode contro la medesima casa farmaceutica.E’ improbabile che Renzi non fosse stato informato della vicenda, è verosimile che lo sapesse e che, nella sua incommensurabile arroganza politica, non si sia posto nemmeno il problema della prudenziale inopportunità di incontrare e abbracciare amichevolmente chi stava sotto processo per aver frodato il servizio sanitario nazionale. (fonte: http://www.democrazia-atea.it)

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Seduta straordinaria delle Regioni per l’approvazione dei nuovi Lea

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 settembre 2016

regione lombardiaMilano. “Se curarsi ormai è diventato un lusso per pochi, la soluzione non può essere rappresentata dai nuovi LEA (Livelli essenziali di assistenza), caratterizzati da mille paradossi. La soluzione è l’istituzione di un Secondo Pilastro Sanitario aperto a tutti i cittadini”. Marco Vecchietti, Consigliere Delegato di RBM Assicurazione Salute, torna a parlare della necessità di dar vita ad un nuovo Welfare che possa coniugare pubblico e privato, garantendo sostenibilità e salute a tutti gli italiani.La priorità: il taglio delle lunghissime liste d’attesa e l’attenzione agli utenti del Sistema Sanitario Nazionale: “troppi cittadini oggi rinunciano alle cure” – aggiunge Vecchietti. Una cosa è certa, secondo il consigliere delegato della più grande compagnia assicurativa nel ramo salute: “Così come sono stati istituiti, i nuovi LEA sono destinati a non essere effettivamente fruibili dai cittadini. Partiamo da dati oggettivi: il 9,5% degli italiani rinuncia a curarsi per questioni economiche o tempi di attesa. I nuovi LEA prevedono un aumento della compartecipazione a carico dei cittadini per circa 18 milioni di euro, con maggiore incidenza nelle Regioni in piano di rientro, dove peraltro la garanzia dei LEA è più a rischio e le tasse sono più alte. Peraltro non bisogna trascurare che se da un lato i nuovi LEA garantiscono giustamente prestazioni innovative – precedentemente escluse dal campo di azione del Servizio Sanitario Nazionale – nel contempo prevedono tutta una serie misure volte ad eliminare le prestazioni a maggior rischio di appropriatezza, anche per superare le difficoltà nel rapporto con i medici che hanno portato al ritiro del c.d. “Decreto sull’appropriatezza prescrittiva. In latri termini, l’impressione è che stiamo ancora cercando di fare le nozze con i fichi secchi…”.Al riguardo, la ricetta di RBM Assicurazione Salute è molto concreta e si chiama Secondo Pilastro Sanitario aperto:”Si continua a sottovalutare la capacità che il Secondo Pilastro Sanitario avrebbe di garantire nuove risorse per finanziare il sistema sanitario nel suo complesso evitando di dover scegliere tra innovazione scientifica e sostenibilità. Perché non apriamo un tavolo di confronto?”. L’occasione è dietro l’angolo, perché è prevista per il 7 settembre una seduta straordinaria delle Regioni per l’approvazione dei nuovi LEA, del nomenclatore delle protesi e del Piano nazionale vaccini.Il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin nell’annunciare l’incontro aveva, infatti, dichiarato: “Abbiamo anche individuato le differenze dei prezzi per lo stesso prodotto nelle diverse regioni e addirittura nelle stesse aziende. Abbiamo ragionato su un meccanismo di benchmark del prezzo e fatto in modo di spingere l’aggregazione ulteriormente, anche sulla parte informatica. Insomma, abbiamo fatto il punto sull’attuazione del patto della salute e sui sistemi di efficienza. Il nostro obiettivo è migliorare ancora”.Dal canto suo Marco Vecchietti si augura che sia l’occasione giusta per riaccendere i riflettori su quella che è stata la sua proposta nei mesi scorsi, ovvero l’istituzione di un Secondo Pilastro Sanitario e nello specifico spiega qual è la situazione attuale e quali potrebbero essere le opportunità future: “Costruendo un sistema di sanità integrativa diffusa aperto a tutti i cittadini – oggi la sanità integrativa nei fatti, anche per motivi fiscali, è riservata solamente ai lavoratori dipendenti – si potrebbe far risparmiare a ciascun cittadino almeno il 30% dei costi che già sostiene di tasca propria per curarsi privatamente e garantire al sistema sanitario 15 miliardi di risorse aggiuntive, ovvero quasi il 50% dell’attuale spesa sanitaria privata (pari a 34,5 miliardi di euro nel 2015). Queste risorse potrebbero essere investite anzitutto nel garantire maggiore accessibilità alle cure tagliando le liste di attesa, nel promuovere programmi di prevenzione diffusa per la popolazione, nel sostenere i costi crescenti dei nuovi farmaci innovativi e, in generale, nel ridurre il costo delle cure private (569 Euro a testa nel 2015, con un incremento di oltre 80 Euro nell’ultimo biennio)”.

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Sanità e medicina: Svelate le 10 tecnologie emergenti che trasformeranno il settore

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 luglio 2016

Il gruppo TechVision, la divisione di consulenza tecnologica di frost sullivan, ha identificato le nuove tecnologie che influenzano il settore di salute e benessere. Queste tecnologie offrono svariate opportunità alle aziende farmaceutiche e biotecnologiche innovative per inserire i propri prodotti nel mercato. L’innovazione gioca un ruolo chiave per le aziende che cercano di trovare la nicchia di clienti ottimale. Pertanto, gli investimenti nella ricerca e sviluppo continuano ad essere un fattore strategico chiave.
I produttori di dispositivi medici e di farmaci stanno formando alleanze a lungo termine con lo scopo di combinare i dispositivi per la somministrazione dei farmaci con le terapie più attive, abbassando in questo modo i costi operativi e facendo risparmiare una notevole quantità di tempo durante il processo. Allo stesso modo, anche la ricerca nelle scienze biologiche, la bioinformatica basata sul cloud e le aziende nanotech stanno stringendo partnership con le grosse case farmaceutiche per favorire l’innovazione nelle nicchie di clienti e nei segmenti di servizio.
Nel 2015, più di 8,2 milioni di persone sono morte di cancro e più di 5 milioni di persone di diabete e altre malattie collegate. La cattiva alimentazione e fattori come l’inquinamento, il fumo e gli elevati livelli di stress causano un maggior carico di malattia. Il carico di malattia globale e l’eccessiva spesa sanitaria hanno portato alla creazione di diversi programmi di ricerca e investigazione. La crescente applicazione di strumenti di analisi dei big data ha reso possibile una migliore gestione dei dati genetici, aiutando a identificare i biomarcatori e a comprendere meglio le malattie. “Una maggiore preoccupazione e impegno all’interno della comunità scientifica e clinica per fornire strutture e terapie migliori è essenziale. L’invecchiamento della popolazione e le malattie croniche continuano ad avere una crescita vertiginosa, aumentando la domanda di nuove soluzioni nel settore di salute e benessere”, afferma Cecilia Van Cauwenberghe, analista di Frost & Sullivan. “Ciò dà slancio al sostegno pubblico e privato ai finanziamenti e agli investimenti in ambito terapeutico e delle tecnologie rivoluzionarie.” L’adozione precoce di strumenti come analisi operativa, modificazione genetica, stampa 3D, telemedicina, informatica basata su cloud e biosensori avanzati porterà l’innovazione ad un nuovo livello. Le tecniche avanzate per accelerare la scoperta dei farmaci hanno migliorato la selezione dei target, l’identificazione dei lead, i test preclinici, gli studi clinici, la sintesi chimica, lo studio delle formulazioni e la gestione del prodotto. “La medicina di precisione è in grado di affrontare le malattie con terapie mirate e specializzate, favorendo l’identificazione di soluzioni promettenti. La tecnologia di ultima generazione per la somministrazione dei farmaci per via transdermica offre ai pazienti strumenti di somministrazione e monitoraggio delle terapie più precisi e accurati”, osserva Van Cauwenberghe. “Tuttavia, la rapida ascesa delle micro e nanotecnologie crea un ambiente di fiducia per i venture capitalist e gli investitori privati intenzionati a finanziare le innovazioni collegate alla medicina di precisione”. Lo studio “Health & Wellness Top 10 Technologies”, parte del programma TechVision, offre un resoconto dettagliato delle diverse tecnologie produttive emergenti e del loro impatto sulla produzione dei dispositivi medici nei prossimi cinque anni. Questo servizio di ricerca fornisce agli operatori di questo segmento le tendenze, gli approfondimenti e le tecnologie su cui focalizzarsi. Presenta inoltre una panoramica delle macro tendenze in ambito tecnologico che influenzano i dispositivi medici e identifica le nuove esigenze del mercato che plasmeranno le attività di ricerca e sviluppo nel prossimo futuro.

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L’Agenzia regionale controlli sanità deve essere totalmente indipendente

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 luglio 2016

regione lombardia“La neonata Agenzia di controllo sul sistema socio-sanitario non sarà totalmente autonoma. La Giunta regionale e l’Assessorato alla salute faranno da raccordo tra l’ente e altri istituti regionali come ARAC o l’osservatorio epidemiologico. Riteniamo che il passaggio attraverso l’Assessorato ala salute, per un ente nato per fare accertamenti sia sbagliato. L’Agenzia deve essere in grado di operare in piena autonoma anche nelle azioni di coordinamento. Se vogliamo davvero un’agenzia di controllo, questa deve essere totalmente indipendente”, così Paola Macchi, consigliere regionale del M5S Lombardia, motiva il voto di astensione del M5S Lombardia sulle regole di funzionamento dell’ Agenzia di controllo sul sistema socio-sanitario. (Stefano Bolognini)

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3 milioni gli “esodati della sanità”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 luglio 2016

Ministero salute“Il milione di pazienti assistiti in Italia fra ADI, Hospice e RSA è in realtà una parte delle persone che avrebbero bisogno di cure a lungo termine. Altri 3 milioni di pazienti non sono gestiti dal sistema sanitario. È ipotizzabile che alcuni di loro si possano permettere un’assistenza privata – un badante o un infermiere –, ma è facile immaginare che molte di queste persone gravino pesantemente sui familiari e su altri caregiver ‘di fortuna’, e che quindi rappresentino veri e propri ‘esodati della sanità’. Si tratta per inciso di cittadini votanti, che dovrebbero divenire una priorità della politica: se non per virtù, almeno per tornaconto elettorale”.
Con questi dati e con questo forte appello alla politica, il professor Roberto Bernabei, Presidente di Italia Longeva, ha aperto questa mattina il primo simposio generale dedicato alle cure a lungo termine. L’evento – dal titolo “Long Term Care One”, perché si propone di essere il primo appuntamento di una lunga serie – si svolge oggi e domani al Ministero della Salute. “Il principale obiettivo di questi due giorni – ha spiegato ancora Bernabei – è cancellare dal concetto di cronicità quella patina di rassegnazione caratteristica dell’attuale modalità di presa in carico – e a volte di presa in carico mancata – dei pazienti che hanno bisogno di cure continuative a lungo termine. Così abbiamo scelto di superare la definizione stessa di cronicità, e di riferirci alla long term care: per sottolineare che non ci interessa discettare per l’ennesima volta sulle patologie e sulle condizioni che renderebbero necessaria un’assistenza continuativa e a tempo indeterminato, ma piuttosto individuare soluzioni pragmatiche in funzione di servizi da offrire concretamente ai cittadini. E a più cittadini possibile”. Al centro di “Long Term Care One”, infatti, ci sono i nuovi approcci all’assistenza domiciliare, le prospettive offerte dalla tecnoassistenza, le novità in tema di residenzialità assistita, le ultime frontiere nel campo delle cure palliative e le nuove proposte per la gestione della post-acuzie. Per ciascuno di questi ambiti, nel corso dei due giorni di convegno Italia Longeva lancerà proposte concrete e presenterà progetti già in fase di realizzazione. In apertura della “due giorni” non è mancato un focus sul principale strumento di programmazione e di ridefinizione dell’intera materia dell’assistenza a lungo termine: il Piano Nazionale Cronicità.“Questo strumento – ha spiegato Renato Botti, Direttore Generale della Programmazione sanitaria del Ministero della Salute–rappresenta una vera rivoluzione, anzitutto perché si prefigge di realizzare in concreto quella integrazione fra ospedale e territorio di cui si parla da tanto tempo. Per ottenere questa effettiva integrazione, il Piano Nazionale Cronicità farà leva sulla figura di raccordo rappresentata dal medico di Medicina Generale. Per questo è importante che sia correttamente attuata la riforma delle cure primarie: quest’ultima e il nuovo Piano Cronicità sono riforme imprescindibili e legate a doppio filo. L’altra sfida fondamentale è far sì che, nelle macro-aree terapeutiche individuate dal Piano, siano adottate linee d’indirizzo comuni da parte di Regioni che ad oggi hanno Piani Diagnostico Terapeutici Assistenziali (PDTA) differenti. L’obiettivo del Piano – ha proseguito Botti – è consentire al maggior numero di pazienti di continuare ad essere assistiti a domicilio, e per far questo abbiamo bisogno di valorizzare anche la figura degli infermieri. In generale – ha concluso il DG –promuovere le buone pratiche e diffondere i risultati positivi che saranno raggiunti sono i due cardini strategici del nuovo Piano, che sarà alla firma del Ministro in settimana, arriverà presto in Conferenza Stato-Regioni e dovrebbe essere operativo già dal 2017, perché il documento è già stato analizzato in dialogo con diverse Regioni e quindi dovrebbe essere approvato rapidamente”.
Il tema del progressivo invecchiamento della popolazione, e delle conseguenti ricadute sul sistema sanitario determinate dall’aumento di persone che necessitano di cure a lungo termine, è stato affrontato di recente anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, rappresentata questa mattina, all’evento promosso da Italia Longeva, dal Direttore del Dipartimento della World Health Organization dedicato proprio all’invecchiamento. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, infatti, ha adottato di recente uno strumento definito “Global Strategy and Action Plan on Ageing and Health”, destinato ad “assicurare che tutti i Paesi abbiano un sistema di long-term care – ha detto John Beard, Director of WHO’s Department of Ageing and Life Course –: questo è infatti uno degli elementi chiave della Strategia varata dall’OMS. Venire incontro ai bisogni degli anziani con significative limitazioni fisiche, o in generale con perdite di funzionalità fisica – prosegue Beard – può consentire loro di continuare a condurre una vita piena di significato e di dignità, al di là dei limiti fisici. E anche supportare meglio le persone che garantiscono l’assistenza agli anziani, più frequentemente care giver donne, può consentire di ripartire più equamente l’impatto complessivo delle limitazioni fisiche della terza età, e così permettere anche alle persone che prestano assistenza di avere più tempo da dedicare ad altre attività e aspirazioni”.

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