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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

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Storie di ordinaria mobilità sanitaria

Posted by fidest press agency su martedì, 7 agosto 2018

Cartone al posto del gesso. È la soluzione “fai da te” dell’Ospedale di Reggio Calabria per far fronte ad un approvvigionamento carente dei materiali necessari a garantire le cure ai cittadini. Una scelta “obbligata” dalla mancanza di risorse e da una programmazione finalizzata esclusivamente a garantire la compatibilità finanziaria dei livelli assistenziali messi a disposizione della popolazione.
Non c’è dunque da meravigliarsi se in molti, soprattutto, gli italiani che vivono nelle regioni del Centro Sud decidono di spostarsi presso i centri del Nord per sottoporsi a cure o interventi. È il fenomeno della mobilità sanitaria che, come si legge nel VII Rapporto RBM – Censis, lo scorso anno è tornato a crescere: +21,4% rispetto al 2015, coinvolgendo oltre 1,7 milioni di italiani – 950.000 malati e 825.000 accompagnatori – e raggiungendo quota 4,3 miliardi, con un aumento pari al 10,2% rispetto all’annualità precedente, che si era attestata a quota 3,9 miliardi. Ma se il saldo totale dei flussi della migrazione sanitaria a livello nazionale è ovviamente pari a zero ci sono Regioni che ci “guadagnano” e Regioni che ci “perdono” e queste ultime sono la maggioranza: 13 Regioni su 20 hanno infatti un saldo negativo tra crediti e debiti (Campania, Calabria e Lazio in testa)

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Allarme povertà sanitaria

Posted by fidest press agency su sabato, 4 agosto 2018

Secondo il Rapporto Svimez, ancora oggi al cittadino del Sud mancano (o sono carenti) diritti fondamentali e vi è il fenomeno della povertà sanitaria, per cui l’insorgere di patologie gravi costituisce una delle cause più importanti di impoverimento delle famiglie Italiane.
“Una grave denuncia. E’ già indegno di un Paese civile non garantire assistenza sanitaria realmente gratuita, come sanno tutti i malati gravi che, in tutta Italia, sono costretti a fare visite private, sia per accorciare i tempi di attesa sia per rivolgersi a professori conosciuti ed affermati. Ancor più grave, poi, che questo li faccia precipitare nella povertà” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.L’associazione di consumatori ricorda che, secondo gli ultimi dati Istat, relativi al 2016, al Sud il 14,9% delle famiglie dichiara di non avere soldi per le cure mediche, contro una media nazionale dell’8,8%, e che il 54% delle famiglie del Sud non riesce a far fronte ad una spesa imprevista di 800 euro, come può accadere in caso di malattie gravi, contro una media per l’Italia di 41,9% (in Sicilia il record, pari al 63,1% delle famiglie).

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Rapporto sulla mobilità sanitaria

Posted by fidest press agency su sabato, 4 agosto 2018

I cittadini italiani possono esercitare il diritto di essere assistiti in strutture sanitarie di Regioni differenti da quella di residenza, alimentando il fenomeno della mobilità sanitaria interregionale. Sotto questo “cappello” si collocano la mobilità attiva – che identifica l’indice di attrazione di una Regione tramite prestazioni offerte a cittadini non residenti e rappresenta una voce di credito – e la mobilità passiva – che esprime l’indice di fuga da una Regione con le prestazioni erogate ai cittadini al di fuori della Regione di residenza e rappresenta una voce di debito. Le compensazioni finanziarie tra Regioni vengono regolate secondo un Testo Unico approvato dalla Conferenza Stato-Regioni che ha individuato 7 flussi finanziari: ricoveri ospedalieri e day hospital (differenziati per pubblico e privato), medicina generale, specialistica ambulatoriale, farmaceutica, cure termali, somministrazione diretta di farmaci, trasporti con ambulanza ed elisoccorso.
Nel 2017 il valore della mobilità sanitaria ammonta a € 4.635,4 milioni, cifra che include anche i conguagli relativi al 2014 (€ 218,9 milioni) e al 2016 (€ 296,3 milioni), importi tuttavia non ancora definitivamente approvati dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome.
Mobilità attiva. Le Regioni con maggiori capacità attrattive sono Lombardia (25,2%) ed Emilia Romagna (13,3%), che insieme ricevono oltre 1/3 della mobilità attiva; un ulteriore 27% viene attratto da Veneto (8,7%), Toscana (7,8%), Lazio (7,7%) e Piemonte (4,5%). Il rimanente 33% della mobilità attiva si distribuisce nelle rimanenti 15 Regioni, oltre al Bambin Gesù (€ 195,4 milioni) e all’Associazione dei Cavalieri Italiani del Sovrano Militare Ordine di Malta (€ 43,7 milioni). In generale, esiste una forte capacità attrattiva delle grandi Regioni del Nord, a cui fa da contraltare quella estremamente limitata delle Regioni del Centro-Sud, con la sola eccezione del Lazio.
Mobilità passiva. Le Regioni con maggiore indice di fuga dei propri residenti sono Lazio (13,9%) e Campania (10,1%) che insieme contribuiscono a quasi il 25% della mobilità passiva; un ulteriore 29% riguarda Lombardia (7,7%), Calabria (7,5%), Puglia (7,4%), Sicilia (6,5%) e il 46,8% si distribuisce nelle rimanenti 15 Regioni. Rispetto alla mobilità passiva, se quasi tutte le Regioni meridionali hanno elevati indici di fuga, questi sono rilevanti anche in grandi Regioni del Nord, in particolare in Lombardia, ma anche in Piemonte, Emilia Romagna, Veneto e Toscana, un fenomeno verosimilmente attribuibile a preferenze dei pazienti e agevolato dalla facilità di spostamento tra Regioni limitrofe con elevata qualità dei servizi sanitari.
«Dalla valutazione comparativa dei saldi – puntualizza il Presidente – emerge che le Regioni con saldo positivo superiore a € 100 milioni sono tutte del Nord, mentre quelle con saldo negativo maggiore di € 100 milioni tutte del Centro-Sud».
«Considerata la complessità del fenomeno della mobilità sanitaria – conclude Cartabellotta – con i dati attualmente disponibili è impossibile effettuare analisi più dettagliate. Ecco perché la Fondazione GIMBE chiede ufficialmente al Ministro della Salute di rendere pubblicamente disponibili tutti i dati sulla mobilità sanitaria che le Regioni trasmettono al Ministero. Questo permetterebbe di analizzare, per ciascuna Regione, la distribuzione delle tipologie di prestazioni erogate in mobilità, la differente capacità di attrazione di strutture pubbliche e private accreditate e la Regione di residenza dei cittadini che scelgono di curarsi lontano da casa, al fine di identificare quali dinamiche regolano le varie tipologie di mobilità regionale, di cui alcune sono “fisiologiche” ed altre francamente “patologiche”». Il report dell’Osservatorio GIMBE “La mobilità sanitaria interregionale nel 2017” è disponibile a: http://www.gimbe.org/mobilita_sanitaria2017.

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Assistenza a lungo termine: l’Italia investe solo il 10% della spesa sanitaria

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 luglio 2018

L’Italia, il Paese più vecchio d’Europa, sta vivendo – e sempre più lo farà – le conseguenze della pressione demografica: aumento del carico di cronicità, disabilità e non autosufficienza. Il sistema, però, ‘resta al palo’ nell’organizzazione di una rete capillare e sostenibile di servizi sul territorio, a partire dalle cure domiciliari: siamo il fanalino di coda in Europa per quanto riguarda la Long-Term Care, alla quale destiniamo poco più del 10% della spesa sanitaria – a fronte di percentuali che superano il 25% nei Paesi del Nord Europa –, pari a circa 15 miliardi di euro. Di questi, solo 2,3 miliardi (l’1,3% della spesa sanitaria totale) sono destinati all’erogazione di cure domiciliari, con un contributo a carico delle famiglie di circa 76 milioni di euro.
I dati emergono dalla seconda Indagine sull’Assistenza Domiciliare in Italia (ADI): chi la fa, come si fa e buone pratiche, realizzata da Italia Longeva e presentata al Ministero della Salute nel corso della terza edizione degli Stati Generali dell’assistenza a lungo termine, la due giorni di approfondimento e confronto sulle soluzioni sociosanitarie a supporto della Long-Term Care. L’Indagine, che ha aperto una finestra sulla Long-Term Care in Europa, completa la panoramica sullo stato dell’arte dell’ADI nelle diverse regioni, avviata nel 2017, includendo ulteriori 23 Aziende Sanitarie, che si sommano alle 12 esaminate lo scorso anno, per un totale di 35 ASL distribuite in 18 Regioni, che offrono servizi territoriali a circa 22 milioni di persone, ossia oltre un terzo della popolazione italiana.Il trend dell’offerta di cure domiciliari agli anziani si conferma in crescita (+0,2% rispetto al 2016), ma resta ancora un privilegio per pochi: ne gode solo 3,2% degli over65 residenti in Italia, con una forte variabilità a seconda delle aree del Paese, se non all’interno della stessa Regione, per quanto riguarda l’accesso al servizio, le prestazioni erogate rispetto quelle inserite nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), le ore dedicate a ciascun assistito, la natura pubblica o privata degli operatori e il costo pro capite dei servizi. Mediamente, le ASL coinvolte nell’indagine garantiscono ai loro anziani l’87% delle 31 prestazioni a più alta valenza clinico-assistenziale previste nei LEA, arrivando, in alcuni casi, ad offrire fino al 100% dei servizi, come avviene a Catania, Chieti e Salerno. Un’evidente disomogeneità riguarda invece il numero di accessi in un anno – si va da un minimo di 8 ad un massimo di 77 della ASP di Potenza – e le ore di assistenza dedicate al singolo anziano, che oscillano da un minimo di 9 ad un massimo di 75 nella ASL Roma 4. In tutti i casi, si tratta di interventi principalmente a carattere infermieristico e, a seguire, fisioterapico e medico. All’ampia variabilità in termini di assistiti ed attività erogate, corrispondono anche costi differenti per la singola presa in carico che variano dai 543 euro della ATS Montagna agli oltre 1000 euro della ASP Potenza, e non sempre ad un maggior carico assistenziale corrisponde una spesa più elevata.

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Lombardia: Riforma della Sanità a pezzettini

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 febbraio 2017

regione lombardia“Abbiamo votato contro il terzo troncone di una riforma sanitaria malgestita e che sta creando il caos nel mondo sanitario lombardo. Maroni e i suoi hanno proposto e approvato una riforma spezzatino, che strizza l’occhio sempre di più alla sanità privata.Tra accelerazioni e frenate l’iter di un provvedimento così importante è risultato confuso e decisamente improntato più ad accontentare i vari animi politici dei gruppi in coalizione di maggioranza che di prendersi il tempo opportuno per fare un unico progetto organico e chiaro. Hanno continuato a ripeterci che dovevamo volare alto ma la realtà è che si cercano di fare leggi di indirizzo in modo che poi la giunta possa avere il massimo agio di deliberare quello che vuole”, così Paola Macchi e Dario Violi, consiglieri regionali del M5S Lombardia.”Nel corso della discussione sono stati approvati alcuni ordini del giorno del M5S sul tema della prevenzione delle malattie cardio-respiratorie legate all’inquinamento, ma era inevitabile per la Giunta, in previsione delle sanzioni europee che dovrebbero arrivare a causa dello stato pessimo dell’aria e per il quale non si fa nulla di davvero risolutivo in regione Lombardia, continuando a destinare fondi ad autostrade invece di concentrarsi sui trasporti pubblici. Approvato anche un secondo ordine del giorno per il riconoscimento dell’attività motoria quale strumento di prevenzione ma e’ ancora insufficiente in legge la volontà di riconoscere all’attività fisica quel ruolo fondamentale che ha per mantenere in salute le persone e aiutare i malati cronici a migliorare le proprie condizioni. Abbiamo lavorato anche sul diabete con due ordini del giorno che impegneranno la Giunta regionale ad aprire centri in tutta la regione per i piccoli pazienti diabetici e perché tutte le ex ASL forniscano uguale numero di presidi (aghi pungidito) ai malati. Abbiamo impegnato Regione Lombardia a dotare i malati di diabete di tecnologie di controllo sanguigno senza l’uso del pungi dito sei volte al giorno. L’approvazione di questi atti del M5S è una piccola vittoria ma rimane ancora tantissimo lavoro da fare per avere un sistema sociosanitario lombardo davvero efficiente e rispondente non solo agli indirizzi più avanzati su prevenzione e appropriatezza ma anche alle esigenze dei cittadini”, concludono i consiglieri.

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Una nuova strategia per la formazione sanitaria basata sul valore

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 febbraio 2017

Milano. Medtronic ha annunciato oggi il lancio di Medtronic Impact, un programma di formazione rivolto a medici e personale sanitario, che interesserà l’Italia e tutta l’Europa, Medio Oriente & Africa (EMEA) e che fa parte delle iniziative dell’azienda per una Sanità basata sul Valore.Medtronic Impact introduce un approccio completamente nuovo nei confronti delle attività formative e di crescita professionale nell’area healthcare, andando oltre gli schemi tradizionali. L’obiettivo di Medtronic Impact è di offrire una formazione ampia con l’obiettivo di migliorare gli ‘esiti’ clinici dei pazienti, misurando i risultati sui benefici e sul valore generato in un’ottica di accessibilità e sostenibilità. Il programma riguarderà un ampio spettro di argomenti ed è rivolto agli operatori sanitari di tutte le discipline e specialità, con l’obiettivo di coinvolgere oltre 500.000 operatori sanitari nell’arco di 5 anni.Medtronic Impact prevede la realizzazione di percorsi formativi ad hoc, mirati al grado di preparazione e specializzazione dei “fruitori”. Si tratta di un programma diviso in più fasi, che riguarderà diverse tematiche e utilizzerà differenti metodi di training.
“Il programma Impact rappresenta un investimento importante e stabilisce uno standard assolutamente nuovo per la crescita professionale nel settore sanitario” – ha dichiarato Rob ten Hoedt, Presidente EMEA di Medtronic – “Questa nuova e ampia offerta formativa consentirà agli operatori sanitari di accrescere le proprie competenze non solo in ambito clinico ma anche su percorsi che possano sviluppare una sanità basata sul valore”.
“Medtronic Impact segna una trasformazione fondamentale e rivoluzionaria per la formazione medico sanitaria. La collaborazione tra la comunità scientifica e l’industria – dichiara Michele Perrino, Amministratore Delegato di Medtronic Italia – favorisce l’innovazione medico-scientifica. Per questo motivo sosteniamo il programma Medtronic Impact anche in Italia; vogliamo contribuire ad un miglior percorso di cura del paziente, con migliori benefici clinici ad un costo accessibile e sostenibile per il sistema sanitario”.
Medtronic Impact prevede anche una rete di collaborazioni con Centri d’eccellenza a livello internazionale. Collaborazioni che sono fondamentali per consentire agli operatori sanitari e a Medtronic di centrare i propri obiettivi formativi e che, per il momento, riguardano il Campus di Barcellona, l’IRCAD (Research Institute against Digestive Cancer) di Strasburgo, il Laboratorio Sunskill dell’Università di Stellenbosch, in Sudafrica e la Facoltà di Medicina dell’Università di Dundee in Scozia.
Medtronic Impact prevedrà anche nuove esperienze di training online ‘immersive’ a complemento del portfolio di Medtronic e sessioni face to face. Ci sarà, inoltre, un portale web a piattaforma personalizzata che consentirà ai singoli operatori sanitari di accedere a percorsi individuali, sulla base delle proprie esigenze. A questa piattaforma saranno associate tecnologie innovative quali Aule Virtuali, Realtà Aumentata e l’opportunità di osservare casi in remoto, per far vivere l’esperienza formativa come la più ricca e articolata possibile.
Medtronic Impact è un programma pluriennale, che vedrà la propria attuazione nel corso del 2017.

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Terremoto, Anaao: in edilizia sanitaria governo privilegi adeguamenti antisismici

Posted by fidest press agency su sabato, 27 agosto 2016

ospedale«Non è più sufficiente parlare di ammodernamento in modo generico. Se lo stato investe in edilizia sanitaria, voce per la quale purtroppo l’afflusso di risorse è altalenante, il legislatore deve indicare i singoli capitoli dove si deve “ammodernare” e le regioni devono darsi delle priorità di spesa. A nostro avviso il rischio sismico è la priorità assoluta come testimonia l’inagibilità dell’Ospedale di Amatrice». Costantino Troise segretario Anaao Assomed lancia una riflessione a 48 ore dal rovinoso terremoto che tra Marche e Lazio ha fatto oltre 240 vittime. Nel comunicato in cui invita gli iscritti a devolvere un’ora di lavoro per le popolazioni terremotate, Troise sottolinea come, superata la fase di emergenza, si debba provvedere alla messa in sicurezza delle strutture ospedaliere «chiamate a rispondere alle necessità delle popolazioni in momenti di urgenza e di massimo bisogno. Occorre un piano straordinario di investimenti che metta in sicurezza sismica gli ospedali per impedire che vengano a mancare, proprio quando sono più necessari».Troise non mette in discussione l’impegno dei governi nell’edilizia sanitaria. La Finanziaria 2008 stanziò 3 miliardi di euro per ammodernare le strutture e costruire nuovi ospedali, quella del 2015 ha promosso un investimento da 3,3 miliardi sul Fondo edilizia sanitaria, poi però decurtato di 600 milioni per il 2016 e 900 per il 2017. A fronte di tali sforzi, arrivano notizie come quella relativa all’ospedale di Amatrice per il quale non erano stati spesi gli ultimi 2 milioni stanziati. «Non è in discussione l’impegno dello stato – premette Troise – ma “ammodernamento” può significare: ascensori nuovi, una mano di bianco, aria condizionata. Invece, in un paese che vive una catastrofe ogni 5 anni, deve significare prioritariamente adeguamento antisismico. La commissione d’inchiesta parlamentare del 2009 guidata da Ignazio Marino, ricordo, segnala a grande rischio con una scossa di 6,5 gradi Richter il 70% delle strutture presenti in Italia, ma se la scossa scendesse intorno ai 6 gradi Richter, resta a rischio il 60% degli ospedali. Si reindirizzino dunque gli investimenti nell’edilizia sanitaria e scolastica. Le Regioni dovrebbero inoltre decidere modalità e priorità, posto l’obbligo principale di mettere in sicurezza le strutture».
E se i soldi non bastassero? «I Democratici Usa affermano che spesso una ripresa parte da investimenti pubblici: se ciò è vero non si abbia paura in Italia a chiedere flessibilità all’Unione Europea per gli investimenti rivolti a salvare vite umane». Anaao è impegnata anche sul fronte della solidarietà alle popolazioni terremotate e chiama i propri iscritti e tutti i medici e i dirigenti sanitari del Ssn a devolvere 1 ora di lavoro come avvenuto in passato: è sufficiente l’autorizzazione del singolo alla struttura a togliere un’ora di lavoro dagli emolumenti e a devolverla al netto degli oneri riflessi. «Occorreva lanciare un segnale da parte di una categoria bistrattata – dice Troise – ma che di fronte a queste tristi ricorrenze non si tira mai indietro». (Mauro Miserendino – fonte Doctor33)

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Malattie neurodegenerative

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 ottobre 2015

università studi milanoE’ uscito su Nature Communications uno studio dove si dimostra che Montelukast, farmaco già in commercio da anni per la cura dell’asma, è in grado di revertire l’invecchiamento cerebrale e la perdita delle funzioni cognitive in animali anziani ai quali il farmaco è stato somministrato per 6 settimane a dosaggi compatibili con quelli già in uso nell’uomo. Lo studio, che ha coinvolto diversi gruppi di ricerca in Europa – fra cui quello della professoressa Maria Pia Abbracchio dell’Università Statale di Milano – e che è stato coordinato da Ludwig Aigner, professore di Medicina Molecolare Rigenerativa presso l’Università Medica Paracelsus di Salisburgo, apre prospettive concrete per la cura delle malattie neurodegenerative associate all’invecchiamento e caratterizzate da impoverimento delle capacità cognitive, perdita della memoria e, nei casi peggiori, demenza.A causa dell’aumento della durata della vita media, che ora in Italia sfiora gli 83 anni, i problemi legati al declino cognitivo e all’aumentata incidenza di demenza nell’anziano rappresentano un’emergenza sanitaria e sociale di enorme portata. Alla perdita cognitiva contribuiscono vari fattori: la presenza di infiammazione cerebrale, il deterioramento delle cellule nervose e, nell’ippocampo, l’area del cervello deputata ad apprendimento e memorizzazione, la riduzione della neurogenesi, vale a dire la formazione di nuovi neuroni dove vengono immagazzinate le nuove informazioni che apprendiamo dall’ambiente. Da sempre, correggere queste disfunzioni rappresenta l’ambizioso obiettivo di nuove terapie rigenerative in grado di ringiovanire il cervello e ripristinarne le funzioni.Nello studio pubblicato su Nature Communications si dimostra che la somministrazione a roditori anziani di Montelukast, il cui uso nell’uomo è caratterizzato da un alto profilo di sicurezza e dalla bassa incidenza di effetti collaterali, riduce marcatamente i livelli di infiammazione cerebrale, ripristina la neurogenesi ippocampale e migliora significativamente le capacità di apprendimento e memorizzazione, riportandole quasi al livello degli animali giovani. Grazie all’impiego di biotecnologie di avanguardia, lo studio dimostra anche che, almeno in parte, gli effetti positivi di Montelukast sono dovuti alla sua interazione con GPR17, un recettore identificato anni fa proprio dal gruppo della professoressa Abbracchio dell’Università Statale (Ciana P et al., EMBO J, 2006), e a modulazione della sua influenza sulla neurogenesi ippocampale.“Da tempo si sa che il cervello non è separato dal resto del corpo e che le sue funzioni possono risentire fortemente dei fenomeni infiammatori presenti in altri organi. – spiega Abbracchio – Già 10 anni fa avevamo fatto presente come l’infiammazione sistemica cronica, che è a sua volta influenzata dall’ambiente e dall’alimentazione, possa accellerare l’invecchiamento del cervello e aumentare l’incidenza di malattie neurodegenerative quali Alzheimer e Parkinson” (Marchetti B e Abbracchio MP, Trends Pharmacol Sci, 2005).
“Nel lungo termine – aggiunge Aigner – la presenza di infiammazione in organi periferici, quali il polmone e l’intestino, riduce la capacità del cervello di autoripararsi e ne deteriora il funzionamento. Studi precedenti avevano dimostrato che una delle cause principali della perdita cognitiva nell’anziano è l’accumulo nel sangue (e da lì nel cervello) di eotaxina, una sostanza infiammatoria coinvolta nell’asma (Villeda et al., Nature, 2011). Da qui l’ipotesi – oggi confermata – che un farmaco antiasmatico come Montelukast potesse bloccare l’infiammazione anche nel cervello e mostrare effetti rigenerativi sulle sue funzioni”.Gli studi clinici confermeranno se, come atteso, Montelukast possa rappresentare un esempio positivo di “riposizionamento” di farmaci già disponibili per indicazioni terapeutiche diverse da quelle originali, accellerando così la messa a punto di terapie per pazienti affetti da malattie incurabili.Nei prossimi mesi verrà strutturato uno studio clinico nel quale le proprietà di Montelukast verranno valutate in alcune popolazioni selezionate di pazienti con difetti cognitivi. Lo studio è stato finanziato anche dalla Fondazione Italiana Sclerosi Multipla da anni partner dell’Università degli Studi di Milano sul progetto GPR17 confluito in un brevetto depositato congiuntamente da Università e da AISM con la sua Fondazione (FISM). L’Associazione attraverso la sua Fondazione FISM, sostiene le ricerche della professoressa Maria Pia Abbracchio sul ruolo del recettore di GPR17 nelle sindromi neurodegenerative.

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La Turchia si afferma come regione chiave per la sanità a livello globale

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 Mag 2015

turchia-ist3Guidata da riforme e investimenti privati, la Turchia si sta affermando sempre più come uno dei mercati più interessanti per la sanità nel panorama mondiale. Il paese ha raddoppiato la propria spesa sanitaria negli ultimi dieci anni, raggiungendo quota 62,3 miliardi di dollari, con la sua popolazione di 74,7 milioni di abitanti e un crescente bacino di pazienti.
La Turchia è stata un tema di interesse chiave nel corso del Breakfast Briefing sulla crescita nelle regioni emergenti di Frost & Sullivan, che si è tenuto a Milano la scorsa settimana. Il briefing si è focalizzato sulle opportunità di investimento in Turchia, così come nei paesi CIS e in Africa, in tutti i settori. Philipp Reuter, Direttore Sud Europa e Turchia di Frost & Sullivan, a seguito del proprio intervento nell’ambito della conferenza, commenta: “Parallelamente alla sua crescita economica, la Turchia ha attraversato una trasformazione socio-economica significativa negli ultimi dieci anni. Tra il 2005 e il 2015, il numero di pazienti affetti da varie malattie croniche è raddoppiato nel paese, raggiungendo 9 milioni di pazienti diabetici e 1 milione di pazienti affetti da cancro. Inoltre, si osserva una rapida tendenza all’invecchiamento nel paese, che porterà a un ampliamento del bacino di pazienti dopo il 2020.” L’assistenza sanitaria ha rappresentato il focus principale dell’attuale governo turco, che è salito al potere nel 2002 e ha immediatamente lanciato il programma di trasformazione sanitaria nel paese, concentrandosi su un piano di assicurazione sanitaria nazionale. Mentre il budget sanitario del governo è raddoppiato durante il periodo della riforma, la copertura assicurativa pubblica è aumentata dal 50% del 2003 al 100% raggiunto nel 2015. “Un altro risultato significativo del programma di trasformazione sanitaria è stato l’aumento della qualità dei servizi sanitari nel paese, – aggiunge Hilal Cura, Consulente per il settore Healthcare di Frost & Sullivan, che ha affrontato il tema della sanità turca durante il Breakfast Briefing di Milano. – Tra il 2006 e il 2010, il numero di ospedali privati è aumentato dell’86%, mentre la percentuale di posti letto qualificati è aumentata dal 12% del 2002 al 40% del 2011. Inoltre, il numero delle unità MRI installate è aumentato di 12 volte, da 58 a 781.” Come hotspot emergente nel mercato globale della sanità, la Turchia ha attirato notevoli investimenti da tutto il mondo in vari segmenti, tra cui servizi sanitari privati, dispositivi medici e prodotti farmaceutici. Dopo il 2010, molte aziende attive in ambito sanitario hanno reso la Turchia il proprio quartier generale CEE/MENA, mentre i maggiori gruppi ospedalieri privati della Turchia sono stati acquisiti da gruppi di private equity. Attualmente, le prime dieci catene ospedaliere private in Turchia rappresentano il 30% delle entrate relative ai servizi sanitari privati in Turchia, pari a 10 miliardi di dollari, mentre il mercato farmaceutico turco è il sesto più grande d’Europa, con entrate pari a 13,5 miliardi di dollari. “La Turchia ha un grande potenziale per tutte le tipologie di aziende nel settore sanitario. Da sempre considerata un centro di ricerca e sviluppo nel settore sanitario, – conclude Reuter – il paese è ora diventato un mercato immenso e ancora non saturo, che offre opportunità significative nell’ambito di servizi sanitari, tecnologie innovative per dispositivi medici, diagnostica e farmaceutica.”

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I deputati europei approvano un piano per un’assistenza sanitaria più sicura

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 Mag 2015

Nurses treat a patient at the intensive care unit at the hospital St. Josefskrankenhaus in Freiburg, Germany, 21 March 2014. Photo: PATRICK SEEGER/dpa

Nurses treat a patient at the intensive care unit at the hospital St. Josefskrankenhaus in Freiburg, Germany, 21 March 2014. Photo: PATRICK SEEGER/dpa

I deputati rilevano che l’attuale crisi economica sta incidendo sui bilanci sanitari nazionali – © BELGAIMAGE/DPA/P.SEEGER
In una risoluzione approvata martedì i deputati suggeriscono come migliorare l’assistenza sanitaria e in particolare come far fronte alla crescente resistenza agli antibiotici dell’uomo e degli animali, attraverso un utilizzo più responsabile dei trattamenti a disposizione e promuovendo l’innovazione.Secondo le stime, tra l’8 e il 12% dei pazienti ricoverati negli ospedali comunitari è vittima di eventi avversi, come le infezioni sanitarie correlate, che causano 37.000 decessi all’anno e rappresentano un pesante onere che grava sulle risorse sanitarie limitate.“Non si possono imporre misure di austerità che incidono sulla sicurezza dei pazienti, sul personale o sugli specialisti negli ospedali. 25.000 cittadini muoiono ogni anno in Europa a causa della crescente resistenza agli antibiotici esistenti, quindi dobbiamo stimolare la ricerca su nuove tipologie di sostanze. Nel settore veterinario, le vendite online di antimicrobici e il loro uso profilattico dovrebbe essere impedito,” ha dichiarato il relatore, l’italiano Piernicola Pedicini (EFDD), la cui relazione è stata approvata con 637 voti a favore, 32 contrari e 10 astensioni.I deputati evidenziano che l’attuale crisi economica ha creato una forte pressione sui bilanci sanitari nazionali e ha, quindi, avuto un impatto sulla sicurezza dei pazienti. S’invitano, pertanto, gli Stati membri a garantire che la sicurezza dei pazienti non sia messa a rischio dalle misure di austerità e che il sistema sanitario resti adeguatamente finanziato.Le misure proposte per garantire che gli antibiotici siano usati in maniera più responsabile includono:
il rigoroso divieto dell’uso senza ricetta,
la richiesta di una diagnosi microbiologica prima di prescrivere gli antibiotici,
l’attuazione di pratiche di marketing volte a prevenire i conflitti di interesse tra i produttori e colui che prescrive gli antibiotici, e
il miglioramento delle informazioni sul controllo del consumo di antimicrobici e sulla resistenza antimicrobica e il controllo delle infezioni.
I deputati europei sollecitano le industrie farmaceutiche a investire nello sviluppo di nuovi agenti antimicrobici e chiedono alla Commissione di considerare la possibilità di presentare una proposta legislativa per stimolare la ricerca in questo campo.
Nel documento si raccomanda l’uso responsabile degli antimicrobici nella medicina veterinaria, compresi i mangimi medicati, consentendone il loro uso solo per il trattamento a seguito della diagnosi veterinaria. Due proposte legislative in materia sono attualmente in discussione al Parlamento.L’uso di antibiotici per gli animali dovrebbe, quindi, essere gradualmente ristretto ai soli scopi terapeutici, eliminando progressivamente il loro uso profilattico. L’impiego di metafilassi, come le medicazioni di massa di animali volta a curare gli esemplari malati degli allevamenti prevenendo le infezioni nei capi sani, dovrebbe essere limitato al massimo.Tra l’8 e il 12% dei pazienti ricoverati negli ospedali dell’Unione europea è vittima di eventi avversi connessi alle cure ricevute e circa la metà dei casi potrebbe essere evitata. Gli eventi avversi più frequenti sono le infezioni associate all’assistenza sanitaria, quelli connessi ai farmaci e le complicanze che sopravvengono durante o dopo un intervento chirurgico. (foto: assistenza sanitaria)

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I deputati presentano un progetto per un’assistenza sanitaria più sicura

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 Mag 2015

farmaciBruxelles. Parlamento europeo. Una risoluzione che propone misure per migliorare la sicurezza del paziente, tra l’altro eliminando la crescente resistenza agli antibiotici dell’uomo e degli animali, sarà discussa lunedì e messa ai voti martedì. Gli eurodeputati si dicono preoccupati dalle infezioni associate all’assistenza sanitaria, che interessano tra l’8 e il 12% dei pazienti ricoverati negli ospedali dell’UE. Negli Stati membri, le ICA (infezioni correlate all’assistenza) rappresentano uno dei maggiori problemi legati alla salute pubblica. Secondo il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, nell’UE in media un paziente su 20 soffre di un’ICA, vale a dire 4,1 milioni di pazienti all’anno e 37.000 persone muoiono. Il 20-30% di queste infezioni potrebbe essere prevenuto grazie a programmi d’igiene e di controllo intensivo.La resistenza antimicrobica è in aumento in tutto il mondo e nell’UE. La situazione è preoccupante per i batteri patogeni (la resistenza agli antibiotici, per alcuni batteri, raggiunge il 25% in alcuni Stati membri) e sono in aumento le infezioni correlate all’assistenza causate da batteri resistenti ai farmaci. Le misure proposte mirano a utilizzare i trattamenti esistenti in modo più responsabile e a promuovere l’innovazione.Dibattito: lunedì 18 maggio Voto: martedì 19 maggioProcedura: risoluzione non legislativa.

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Assistenza sanitaria in ambito europeo

Posted by fidest press agency su sabato, 12 aprile 2014

parlamento europeoE’ entrato in vigore il D.lgs.38/2014 che ha recepito la Direttiva 2011/24/UE di disciplina dell’assistenza sanitaria in ambito europeo, “concernente l’applicazione dei diritti dei pazienti relativi all’assistenza sanitaria transfrontaliera”.Le nuove norme sono andate ad integrare quelle già esistenti in materia di “coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale” (Regolamento CE 883/2004), e quindi anche di assistenza sanitaria diretta, che già offre al cittadino di un Paese europeo (UE, SEE e la Svizzera) la possibilità di fruire di assistenza sanitaria all’estero previa autorizzazione della ASL, con pagamento diretto da parte del servizio sanitario nazionale, quando i tempi di attesa nel proprio Paese risultino inadeguati rispetto alle esigenze terapeutiche. Qual’è quindi la novità? A parte la maggiore omogeneità e chiarezza delle norme, il più funzionale coordinamento delle informazioni tra Paesi diversi, i più stretti e precisi controlli sulla qualità delle prestazioni sanitarie, viene sancito il diritto del cittadino europeo a scegliere dove fruire di cure, con la possibilità di mettere le stesse a carico del sistema sanitario nazionale (tramite rimborso delle spese sostenute) anche nei casi diversi dall’assistenza diretta già detta, quindi anche se è stata scelta una struttura privata o una cura particolarmente specializzata. La condizione per fruire del rimborso è l’ottenimento di una autorizzazione preventiva da parte della ASL di residenza; quest’ultima fissa l’importo rimborsabile, calcolato in base alle tariffe regionali vigenti, tenendo conto delle normative nazionali e regionali. La legge consente di ottenere il rimborso solo per le prestazioni comprese nei “livelli essenziali di assistenza”, ma le Regioni possono prevedere coperture anche per gli interventi di livello diverso (come per esempio le operazioni di chirurgia estetica o particolari cure dentistiche) nonché per le spese si viaggio e di accompagnamento. Le due soluzioni (assistenza diretta e indiretta) coesistono e il cittadino può essere in difficoltà a capire a quale possa aver diritto. Un aiuto in tal senso deve venire dalle autorità sanitarie (Ministero salute, ASL), che son tenute a suggerire al paziente la soluzione per lui più vantaggiosa. La ASL di residenza è il punto di riferimento per ogni informazione e adempimento. Resta da vedere come si svilupperà la cosa e se le nuove norme risulteranno davvero efficaci, soprattutto in merito ai rimborsi che, a detta di molti, rischiano di rivelarsi difficili da ottenere e, visto il criterio con il quale vengono calcolati, insufficienti a coprire la cifra effettivamente spesa.

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Il Parlamento approva la riforma dei controlli sanitari sulla carne suina

Posted by fidest press agency su sabato, 12 ottobre 2013

I deputati mercoledì hanno approvato una proposta legislativa che permetterà di dichiarare idonea al consumo umano la carne suina dopo un controllo visivo da parte del veterinario ufficiale, senza necessità sistematica di palpazione o incisione.La proposta autorizzerà i veterinari ufficiali, responsabili per la certificazione de bollo sanitario sulla carne, a ricorrere alle procedure d’incisione e palpazione solo se i dati di provenienza dell’animale, delle ispezioni precedenti o dei controlli visivi hanno indicato possibili rischi per la salute pubblica o per il benessere degli animali.La commissione ambiente aveva in precedenza approvato una risoluzione, che è stata oggi respinta per 368 voti contro 268 contrari e 13 astensioni, che poneva il veto a tali misure.

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Adiconsum, allarme per decrescita dell’assistenza sanitaria

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 novembre 2012

Trenta per cento in meno della Germania, 23% in meno della Francia e 16% in meno del Regno Unito: questa, secondo un’indagine Adiconsum, la differenza tra la spesa italiana e quella dei principali stati europei per l’assistenza ai cittadini. Come evidenziano i dati percentuali riportati, si assiste quindi a un decrescere dell’assistenza sanitaria da parte dello Stato (con un divario di circa 10 punti superiore rispetto a 10 anni fa) e a un conseguente aumento delle spese da parte dei cittadini. Una situazione preoccupante, destinata ad aggravarsi ancora, a causa della politica economica nazionale, e in particolare d el piano di rientro dei Servizi Sanitari Regionali, che potrebbero provocare, secondo i rappresentanti Adiconsum, la diminuzione della qualità del servizio e del numero di prestazioni erogate. Se si aggiunge che dall’ “VIII Rapporto Sanità” del CEIS – Università di Roma Tor Vergata, emerge che, con i nuovi ticket, 42.000 famiglie passano “a rischio di povertà” per pagare le spese mediche e che il Censis ha parlato di “sanità negata” per 9 milioni di italiani, il quadro si fa ancora più chiaro. A tal proposito, Pietro Giordano, segretario generale dell’Adiconsum (Associazione difesa consumatori e ambiente), sottolinea come, in questo periodo, «il privato low cost avanzi, risultando più efficiente e competitivo in termini di costi», ma non sempre di qualità, mentre «una inesorabile transizione alla sanità privata tradizionale comporti costi elevati a svantaggio delle famiglie e delle categorie debol i». Sempre secondo Giordano, per realizzare un welfare sociale che integri il SSN, diventerebbe indispensabile quindi , tra le altre soluzioni, «favorire la creazione e l’implementazione di forme integrative mutualistiche».(fonte doctornews)

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Assistenza Sanitaria Domiciliare

Posted by fidest press agency su martedì, 22 febbraio 2011

Il mercato delle tecnologie e delle apparecchiature per l’assistenza sanitaria domiciliare è in continua crescita e ha generato 116.3 milioni di euro nel solo 2009 in tutta Europa. Questo grazie anche alla presenza di Paesi come il Regno Unito e la Germania, da sempre molto interessati all’introduzione di queste nuove tecnologie (rispettivamente 32.3 e 38.2 milioni di euro). In questo scenario, l’Italia gioca senza alcun dubbio un ruolo di rilievo, con un tasso composto di crescita annuo pari al 18% tra il 2010 e il 2015, anno in cui il valore del mercato nazionale per l’assistenza domiciliare sanitaria raggiungerà un livello pari a 13 milioni di euro. E’ quanto emerge da un recente studio sulle tecnologie a supporto dell’assistenza sanitaria domiciliare a cura di Frost & Sullivan, società di consulenza globale che analizza le dinamiche di crescita e di sviluppo economico.Il Ministero della Sanità in Italia ha il compito fondamentale di investire, come continua a fare dal 2002 ad oggi, in programmi come l’Ambient Assisted Living (AAL), progetto Europeo che ha come obiettivo il miglioramento delle condizioni di vita degli anziani. “Questo programma – spiega Paolo Martino – ha un budget totale di circa 700 milioni di euro da suddividere tra i Paesi che hanno aderito all’iniziativa. Più di venti progetti sono stati iniziati dal 2008 ad oggi in diversi Paesi; un esempio fra tutti è il progetto AGNES, ideato in Svezia, che risponde al bisogno della persona anziana di sentirsi utile e di essere considerata dalla società come ancora indipendente. Tale progetto ha previsto la progettazione di strumenti ICT in grado di creare un ambiente confortevole per persone anziane con lievi deficit cognitivi”.Frost & Sullivan, la Growth Partnership Company, lavora in stretta collaborazione con i propri clienti per aiutarli ad accelerare la loro crescita e a raggiungere risultati di rilievo in termini di crescita, innovazione e leadership di mercato. Il Growth Partnership Service di Frost & Sullivan offre ai manager e ai loro team una serie di strumenti quali ricerche e modelli di best practice che permettono l’identificazione, la valutazione e l’implementazione di significative strategie di crescita. Frost & Sullivan ha oltre 50 anni di esperienza maturata lavorando per conto e in collaborazione con importanti societa’ a livello globale fra cui le prime 1000, aziende emergenti e investitori e vanta una rete di piu’ di 40 uffici in cinque continenti. Per far parte della nostra Growth Partnership, si prega di visitare il sito http://www.frost.com

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La burocrazia negli enti di assistenza sanitaria

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 dicembre 2010

Negli ultimi dieci anni il costo della macchina amministrativa locale è aumentato del 34,5% rispetto alla spesa effettiva per la protezione sociale degli stessi enti». Il dato rilevato dalle analisi del dottor Enrico Quintavalle, responsabile dell’Ufficio studi di Confartigianato, è stato commentato da Fabio Menicacci, segretario nazionale di Anap Confartigianato Persone. La “burocrazia mangiasoldi” è solo una delle disfunzioni emerse dallo studio di Confartigianato che, nella spesa per il sistema del welfare, si propone proprio di individuare le possibili voci di risparmio e di indicare quelle verso cui deviare i fondi risparmiati, anche a fronte del cambiamento demografico della società italiana che – dopo quella giapponese – ha il tasso più elevato di “over 65” (il 19,5% della popolazione totale, per una spesa sanitaria pubblica pari al 44,2%). «Nel nostro sistema assistenziale c’è qualcosa che non va – ha proseguito Menicacci – se l’Italia possiede il triplo delle apparecchiature diagnostiche che ci sono in Francia, il doppio di quelle in Germania e Spagna e, paradossalmente, le lunghe liste d’attesa per una Tac costringono poi 4 anziani su 10 a rivolgersi a strutture private!». Le proporzioni di un sistema che spreca risorse sono ben esemplificate dai dati sulla diffusione del parto cesareo in Italia. «Nel 2004 i bambini nati in Italia sono stati 562.599 – ha detto Menicacci -, il 37,8% è nato con il parto cesareo, laddove l’Organizzazione mondiale della Sanità raccomanda una percentuale del 15%! Il parto cesareo costa il 60,1% in più rispetto ad un parto naturale. Se riuscissimo ad avvicinarci al dato del Friuli Venezia Giulia, dove solo il 23,1% dei bambini nasce con il cesareo, il sistema sanitario pubblico risparmierebbe 73,7 milioni di euro che potrebbero essere dirottati altrove».Sono gli stessi “assistiti anziani” ad aver indicato, in diverse ricerche tra cui l’ Osservatorio nazionale Anap Confartigianato sulla terza età, la direzione verso cui dirigere gli sforzi per rendere più efficiente il sistema. «Circa la metà degli anziani intervistati – ha sottolineato Menicacci – ritiene prioritario favorire l’assistenza domiciliare integrata. Un terzo chiede di incentivare case di riposo, case albergo e comunità alloggio, mentre un quinto si è dichiarato a favore della creazione e diffusione degli ospedali a domicilio». Anche la distribuzione diretta dei farmaci, dicono le statistiche, permetterebbe un notevole risparmio di risorse. «Se le Aziende Sanitarie e ospedaliere avessero adottato il metodo previsto dalla legge ed applicato dalla Asl 1 di Imperia– ha commentato Menicacci -, solo nel 2006 avremmo avuto un risparmio di ben 456 milioni di euro». La via da percorrere è stata indicata anche dal Procuratore Generale presso la Corte dei Conti (Memoria pp. 235-236 diffusa nel 2007), dal cui intervento può essere ricavato un vero e proprio Vademecum: «Strutture sanitarie incompiute oppure completate ma mai entrate in funzione; attrezzature, spesso di alta e sofisticata tecnologia, rimaste inutilizzate; farmaci sospettati di essere assolutamente inutili e tuttavia posti in commercio, prestazioni diagnostiche inutili ma particolarmente costose, ecc. A tutto questo – ha concluso Menicacci – si aggiunge la disfunzione di un paese in cui il 30% dei pensionati di vecchiaia ha meno di 65 anni. Per riequilibrare il sistema dovremmo coscientemente ragionare sull’età di accesso alla pensione tenendo presente i lavori realmente usuranti sia nel settore privato che in quello autonomo».

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L’ipertensione è un’emergenza sanitaria

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 ottobre 2010

Riguarda un miliardo di persone in tutto il mondo, vale a dire un sesto della popolazione globale. Si tratta di un disturbo della circolazione caratterizzato dall’aumento stabile della pressione arteriosa, cioè dalla forza esercitata dal sangue sulle pareti delle arterie. Nell’ipertensione la spinta del cuore è superiore alle esigenze normali dell’organismo e mette sotto stress l’intero apparato cardiocircolatorio, comportando diversi rischi: insufficienza cardiaca, infarto, angina pectoris, ictus, danni alle pareti delle arterie, insufficienza renale. Gli studi più recenti hanno evidenziato che l’ipertensione rappresenta la principale causa di ictus, essendo all’origine di 12,7 milioni di episodi di malattia nel mondo (186.000 nuovi casi di ictus all’anno solo in Italia), pari a circa il 70% del totale dei casi. Ciò che è meno noto è che uno dei maggiori problemi dei pazienti affetti da ipertensione è la mancata aderenza alla terapia; in molti casi, infatti, chi soffre di ipertensione deve assumere diversi tipi di farmaci in più dosi giornaliere. Questa difficoltà di somministrazione fa sì che molti pazienti dimentichino di assumere i farmaci, saltino qualche dose, ne prendano in eccesso o facciano confusione. Si calcola che dal 60 all’80% dei soggetti ipertesi non seguono la cura prescritta in modo corretto. E questa è una delle cause dell’alta incidenza di rischi cardiovascolari (ictus in primo luogo) nelle persone che soffrono di ipertensione. Per difendersi dai rischi aggiuntivi è perciò indispensabile seguire le terapie in modo rigoroso. Tenere sotto controllo la pressione sanguigna, inoltre, è uno dei mezzi più sicuri per prevenire e riuscire a intervenire là dove si manifesti un’anomalia cronica. Solo un tale monitoraggio, infatti, può consentire di conoscere bene i propri valori, individuando per tempo una patologia tanto discreta e sfuggente da essere definita il “killer silenzioso”, data l’assenza di sintomi evidenti da cui generalmente è caratterizzata. Solo in alcuni casi, infatti, l’ipertensione si accompagna a sintomi quali cefalea, vertigini, emorragie nasali, sudorazione. L’iperteso, dunque, in molti casi non sa di esserlo, benché sottoporsi a una misurazione della pressione sia un’operazione semplice e rapida, che può essere effettuata ormai in pochi minuti in tutte le farmacie. I valori normali di pressione arteriosa devono essere inferiori a 140/90 mmHg. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità si parla di ipertensione arteriosa quando, in più rilevazioni, la pressione sistolica (la massima) risulta uguale o superiore a 140 mmHg e quella diastolica (la minima) supera i 90 mmHg. L’origine della patologia è ereditaria nel 98% dei casi; altri fattori di rischio sono l’età e il sovrappeso. Uno stile di vita sano, una moderata attività fisica e un’alimentazione equilibrata con un ricco apporto di frutta e verdure contribuiscono a ridurre considerevolmente i rischi. La combinazione farmacologica include diuretici, beta-bloccanti, ace-inibitori e calcio-antagonisti. Ed ecco entrare in gioco la responsabilità del paziente, tenuto a rispettare con regolarità le regole terapeutiche, senza mai interrompere la cura, se non a rischio di improvvisi e pericolosi sbalzi di pressione. (fonte  Federanziani – SIC Magazine)

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Incontro sulla tutela sanitaria nello sport

Posted by fidest press agency su martedì, 5 ottobre 2010

Castelfiorentino 12 ottobre prossimo, a partire dalle ore 17, nella Sala rossa del palazzo comunale di Castelfiorentino. Nel corso dell’incontro si parlerà della sorveglianza e del controllo delle attività sportive, ma anche della prevenzione dei rischi ad esse correlati. L’iniziativa è rivolta ai presidenti delle società sportive e agli assessori allo sport dei comuni di Castelfiorentino, Montaione, Certaldo, Gambassi Terme e Montespertoli, nonché ai centri medici convenzionati con l’Asl 11 per il rilascio delle certificazioni sportive. Parteciperanno: Gabriele Mazzoni direttore dell’unità operativa igiene e sanità pubblica, Nicola Mochi medico della medicina dello sport che farà il punto sulle certificazioni di idoneità sportiva agonistica e non agonistica e Dimitri Fattore medico dell’unità operativa igiene e sanità pubblica che tratterà l’igiene nello sport ed il ruolo svolto in merito dalla sanità pubblica. L’incontro si concluderà con un dibattito aperto al pubblico.

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Emergenza sanitaria in Pakistan

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 agosto 2010

L’emergenza sanitaria in mezzo all’acqua infetta: le cliniche mobili di Save the Children L’elevata disidratazione causata dalla diarrea acuta, se non curata immediatamente, può rivelarsi fatale in poche ore. Nelle ultime ore cinque bambini sono morti per la disidratazione in un ospedale della provincia meridionale di Sindh. E’ indispensabile che chi è colpito possa essere prontamente curato, che vengano predisposti centri di trattamento specifici per questa malattia e che l’accesso all’acqua potabile sia una priorità degli interventi. A Swat, nella provincia di Khyber Pakhtunkhwa, Save the Children ha attivato il primo centro per il trattamento della diarrea che si aggiunge a 5 cliniche e 3 cliniche mobili che operano da due settimane sul territorio con l’ausilio di equipe mediche mobili. 4 cliniche mobili sono state dispiegate più a sud, nel distretto di Rajanpur nel Punjab, dove sono stati raggiunti e curati in un solo giorno 5.300 pazienti. Malattie trasmesse dall’acqua come la scabbia e la dissenteria si stanno diffondendo rapidamente nella popolazione della zona che beve acqua contaminata ed è circondata da acque infette. Nel Sindh Save the Children fornisce cure mediche in 10 cliniche nei distretti di Sukkur e Shikarpur e un’equipe medica mobile sta visitando i villaggi rurali nella’area di Sukkur. L’emergenza alimentare nelle zone più isolate: 12 ore di marcia degli operatori di Save the Children Nel centro sud, Punjab e provincia di Sindh, che sono le più povere, le piogge che continuano forti e il deflusso dei corsi d’acqua stanno peggiorando la situazione. Il nordovest, dove si trova la valle di Swat nell’area della provincia di Khyber Pakhtunkhwa al confine con l’Afghanistan, è la zona più remota, impervia e difficile da raggiungere via terra con i pochi mezzi a disposizione. Qui la corsa contro il tempo, ancora più intensa dopo le prime notizie di bambini morti di fame giunte da Kohistan, si tocca con mano. Ci vogliono ad esempio  più di 12 ore di marcia attraverso montagne, ponti di fortuna fatti di assi pericolanti e tratti da percorrere con l’acqua fino alla vita per raggiungere Kalam, tagliata fuori dai collegamenti per 50 Km da Swat. Nel percorso si incontrano villaggi distrutti e persone che vanno e vengono in cerca di aiuto e bambini con 20 kg di cibo sulle spalle per le loro famiglie. Kalam è irriconoscibile, completamente distrutta, senza energia e acqua potabile, per attraversare il fiume si usa un cestello appeso a corde e carrucole, è come fosse tornata cent’anni indietro. Qui Save the Children, che è stata scelta come partner dal Programma Alimentare Mondiale dell’ONU, ha distribuito 5 tonnellate di razioni di cibo ma la distribuzione si sospende spesso per le piogge che continuano e bloccano gli elicotteri di trasporto a terra.

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Assistenza sanitaria agli immigrati

Posted by fidest press agency su domenica, 25 luglio 2010

E’ stato respinto dai giudici della Consulta il ricorso depositato dal Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi a seguito dell’approvazione, il 9 giugno 2009, da parte del Consiglio Regionale della Toscana, della legge regionale che consente l’estensione dell’assistenza socio-sanitaria agli immigrati irregolari. Ne hanno dato notizia nel pomeriggio di ieri il Governatore della Toscana, Enrico Rossi, e l’assessore al welfare Salvatore Allocca. “Si tratta di una straordinaria vittoria dei Diritti Umani sull’intolleranza e sull’indifferenza nei confronti di una categoria di persone già discriminate e spesso perseguitate in Patria, che vedono nell’Italia una meta per ricostruirsi un futuro con le loro famiglie”. Lo afferma il co-presidente dell’ONG EveryOne Matteo Pegoraro, che vive a Firenze. “La Toscana ha dimostrato che la salvaguardia della dignità umana vince su tutto, anche sulla bieca intolleranza di correnti politiche integraliste e antieuropee,” aggiunge Pegoraro, “e ha lanciato a tutta l’Italia un messaggio di civiltà che speriamo venga accolto e imitato da altri enti locali. Ora ci aspettiamo che il presidente toscano Enrico Rossi non ceda alle pressioni del Ministero dell’Interno e che fermamente rimarchi l’opposizione della Toscana, che da sempre rivendica ideali di civiltà, uguaglianza e democrazia, alla costruzione entro l’anno di un Centro di Identificazione ed Espulsione nei pressi dell’aeroporto di Campi Bisenzio (Firenze), in un ex campo d’atterraggio dirigibili. I CIE sono veri e propri lager, dove sono stati documentati – dal nostro Gruppo e dalle principali ONG per i diritti umani – trattamenti inumani e degradanti, dalla mancata assistenza sanitaria a veri e propri pestaggi da parte delle forze dell’ordine, dai suicidi alle tragiche condizioni igieniche dei detenuti, privati di cibo e acqua per giorni.

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