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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Posts Tagged ‘sanitaria’

Covid: Il disastro della politica sanitaria permissiva della Svezia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 aprile 2021

“Giudicatemi tra un anno”. Così la dichiarazione di Anders Tegnell, responsabile della Agenzia di Sanità Pubblica svedese, che ha ampia autonomia e ha condotto l’approccio alla lotta al Coronavirus: no alle mascherine, assembramenti consentiti fino a 500 persone, no ai confinamenti totali. Ecco i risultati, dopo un anno, paragonati ad altri Paesi con caratteristiche comuni. Morti per milione di abitanti: 1. Svezia 1359. 2. Norvegia: 130. 3. Finlandia:160. Tegnel è un teorico della immunità di gregge, al pari del premier britannico, Boris Johnson: infettarsi tutti per essere immuni. Come noto, Johnson ha cambiato idea lasciando solo Tegnel a sostenere le sue teorie, mentre i paesi vicini adottavano, fin dall’inizio, politiche sanitarie restrittive.Tegnell sosteneva che un approccio morbido alla lotta al Coronavirus avrebbe aiutato l’economia svedese (l’abbiamo sentito anche in Italia). Non è stato così, perché il PIL svedese è diminuito del 2,8%, analogamente al 2,9% della Finlandia e vicino al 2,5% della Norvegia. L’impatto della politica sanitaria di Tegnell ha indotto il re della Norvegia, Carlo XVI Gustavo, a dichiarare “Abbiamo fallito”. E’ stata, inoltre, istituita una Commissione di indagine e il Parlamento ha approvato una legge che consente al Governo di intervenire in caso di necessità.Tegnell ha dovuto rivedere le impostazioni iniziali della sua politica sanitaria ma i danni erano ormai fatti.Ci dovrebbe essere un approccio comune in caso di pandemia: evitare che l’infetto venga a contatto con il sano.Come è materia di valutazione ma da lì si dovrebbe partire. Primo Mastrantoni, segretario Aduc

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Ripensare “Il Sistema Extra-Ospedaliero di Emergenza Sanitaria”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 marzo 2021

E’ stato pubblicato oggi il Position Paper “Il Sistema Extra-Ospedaliero di Emergenza Sanitaria”, un documento messo a punto dalla Società Italiana di Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia intensiva (SIAARTI), dall’Associazione Anestesisti Rianimatori Ospedalieri Italiani – Emergenza Area Critica (AAROI-EMAC) e dal Collegio dei Professori di Anestesia e Rianimazione (CPAR). Il documento è stato elaborato e firmato da Flavia Petrini (Presidente SIAARTI), Alessandro Vergallo (Presidente AAROI-EMAC), Paolo Pelosi (Presidente CPAR), Emiliano Cingolani (Responsabile SIAARTI Medicina Critica dell’Emergenza). Il Position Paper prende l’avvio dalla considerazione che “a trent’anni dall’istituzione del 118 come numero unico per le chiamate di emergenza sanitaria e del decreto istitutivo della risposta territoriale, è necessaria una riorganizzazione del sistema che tenga presenti i cambiamenti intercorsi in questo periodo e i progressi registrati in campo scientifico-professionale”. La riorganizzazione, precisa il documento, deve tener conto del fatto che “la realtà italiana è disomogenea riguardo allo sviluppo e all’implementazione di modelli organizzativi che realmente assicurano una risposta di sistema con piena integrazione con le reti ospedaliere dell’emergenza e delle Terapie Intensive”. Il ripensamento del sistema extra-ospedaliero di emergenza sanitaria deve essere guidato da standard minimi basati sui principi di: appropriatezza e innovazione gestionale e clinico-assistenziale; tempestività dell’intervento di soccorso in emergenza sul territorio e in ambito ospedaliero; equità di organizzazione e risposta emergenziale sul territorio nazionale, in base alle necessità cliniche del paziente; efficienza e ottimizzazione nell’uso delle risorse disponibili.Poste queste premesse, il Position Paper presenta alcune chiare e sintetiche Proposte:
1- Definizione e avvio di una GOVERNANCE unitaria del sistema di emergenza-urgenza;
2- Coinvolgimento del personale sanitario e tecnico nella pianificazione del MODELLO organizzativo e della sua gestione;
3- Definizione e avvio di un nuovo modello organizzativo basato su idonee COMPETENZE e sul rifiuto dell’occasionalità;
4- Adeguata FORMAZIONE e specifico training nell’area della medicina critica dell’emergenza;
5- Percorsi specifici di formazione per gli INFERMIERI, visto il loro ruolo fondamentale (sia all’interno delle Centrali Operative 118-112, che sui mezzi di soccorso);
6- Percorsi formativi integrati e “team building” con il coinvolgimento delle figure tecniche di SUPPORTO (autisti, soccorritori, autisti-soccorritori).
Il Position Paper termina lanciando l’appello affinché tutti gli attori del sistema accolgano il Documento e possano avviare un programma di riforma “che veda unite Società Scientifiche, Organizzazioni Professionali e Sindacali afferenti alla Disciplina Anestesia, Rianimazione, Terapia Intensiva e Dolore, “come elemento fondamentale per il miglioramento della risposta al soccorso di emergenza territoriale e per la crescita professionale, didattica e scientifica con una stretta relazione interdisciplinare e multi-professionale”. Su queste basi SIAARTI, AAROI-EMAC E CPAR sono convinte si possa sviluppare una seria riflessione e rifondazione del sistema complessivo, a tutto vantaggio dei cittadini italiani e dei loro quotidiani bisogni di salute.

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Migrazione sanitaria per tumore

Posted by fidest press agency su domenica, 31 gennaio 2021

Oltre 67.000 dei ricoveri ospedalieri per tumore, nel 2018, sono stati effettuati in mobilità passiva, ovvero con una migrazione dei pazienti dalla loro città di residenza abituale: il 9,5% di tutti i ricoveri oncologici e oncoematologici, percentuale che scende all’8,5% se si considera solo la mobilità extraregionale e non quella cosiddetta “di prossimità”.Campania, Calabria, Puglia, Sicilia e Lazio sono le Regioni dalle quali i pazienti con tumore si spostano maggiormente: oltre la metà dei ricoveri extraregionali proviene da queste 5 Regioni.A guidare la classifica delle Regioni che accolgono più pazienti extraregionali, Lombardia, lo stesso Lazio, Emilia-Romagna e Veneto, nelle quali vengono effettuati il 60% dei ricoveri per tumore in mobilità passiva.In termini economici, la mobilità passiva incide sui finanziamenti regionali nel campo dell’oncologia, con un range che va dal -3,2% della Lombardia al -40,9% del Molise. Tutte le Regioni del Sud perdono, esclusa la Sardegna (-9,0%), oltre il 13% del finanziamento per l’oncologia: di queste, Basilicata, Calabria e Molise perdono più del 30%.Il paziente oncologico si sposta dalla propria Regione prevalentemente per tumori della prostata, della vescica, del fegato e della tiroide, e circa un terzo dei ricoveri extraregione è associato a un intervento chirurgico.Sono le principali evidenze di un’indagine socio-economica realizzata dal Centro per la Ricerca Economica Applicata in Sanità (C.R.E.A. Sanità), nell’ambito delle attività del Gruppo “La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere”, coordinato da Salute Donna Onlus insieme a 35 Associazioni di pazienti oncologici e onco-ematologici, sulla migrazione sanitaria in oncologia, con un’analisi innovativa che mette a disposizione dati e proiezioni sull’impatto organizzativo ed economico di questo fenomeno, affrontando il tema della mobilità “di prossimità”, che non è sempre evitabile, e andando per la prima volta a profilare il paziente oncologico in mobilità. L’obiettivo è quello di collaborare con le Istituzioni per comprendere meglio le motivazioni alla base della migrazione sanitaria in oncologia, in vista della profonda riforma dell’assistenza e dell’organizzazione sanitaria che verrà posta in essere attraverso il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

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Covid-19 e migrazione sanitaria

Posted by fidest press agency su domenica, 4 ottobre 2020

Milano. Superate le fasi critiche nazionali a livello sanitario, l’Associazione A Casa Lontani da Casa – punto di riferimento per un servizio gratuito di ricerca di alloggio all’interno di una rete solidale di 50 realtà del terzo settore dedicate all’accoglienza di persone malate in arrivo in Lombardia – promuove un dibattito sull’impatto del virus sulla migrazione sanitaria, invitando al confronto tutte le associazioni del terzo settore: Covid_19 ha inciso sulla vita e sulla salute di decine di migliaia di persone, ma che ricaduta ha avuto sui pazienti già in cura per patologie a medio/lungo raggio, in particolar modo quelle che necessitano di spostamenti interregionali? E che impatto avrà sulla migrazione di nuovi pazienti, da oggi in avanti? Parliamo di un fenomeno, quello della migrazione sanitaria, che coinvolge in Italia oltre 800.000 persone ogni anno, di cui almeno 200.000 in viaggio verso la Lombardia. Che cosa è successo dunque ai “migranti sanitari” durante il lockdown? E ancora: che cosa succederà nei prossimi mesi a tutti quei pazienti che necessitano di uno spostamento interregionale verso il Nord e rischiano di essere impossibilitati a farlo? L’Associazione A Casa Lontani da Casa Onlus, con una rete che nel 2019 ha contato 190.000 pernottamenti e un osservatorio privilegiato per monitorare l’andamento del fenomeno, sta mettendo in campo idee e competenze per cercare di dare risposte al nuovo problema.A fronte di una media mensile di circa 4.000 nuove richieste di persone in cerca di alloggio temporaneo per motivi salute, l’analisi dei dati rilevati dall’Associazione nelle settimane più calde della pandemia mostra un calo del 50% dei contatti, che non hanno infatti superato le 2.000 richieste. E ancora: l’analisi del traffico di utenti in cerca di informazioni ci dice che sono 3.000 le persone malate costrette a interrompere o rimandare il proprio percorso di cura. Un quadro complessivo rilevante se si considera la delicatezza delle patologie coinvolte (15% neurologiche e oltre 40% oncologiche) e le dimensioni del campione analizzato.Come sta rispondendo il sistema sanitario a questa emergenza nell’emergenza? Alcuni ospedali hanno risposto con rapidità proponendo come parziale soluzione la “medicina a distanza” per poter assistere i pazienti già in carico, ma hanno certamente registrato un calo significativo dei nuovi accessi. Un trend che conferma quanto rilevato dall’osservatorio interno all’Associazione A Casa Lontani da Casa e che apre a una nuova domanda: cosa può fare invece il terzo settore? La risposta che suggerisce la stessa Associazione è una rete di case di accoglienza su scala nazionale. Grazie anche al sostegno di Teva Italia, che da diversi anni ha sposato la causa della migrazione sanitaria, l’Associazione ha quindi avviato un lavoro coeso di mappatura – a partire da Roma, Genova e Firenze – di nuove possibili mete di migrazione in Centro e Sud Italia, e relative case di accoglienza, per ampliare la sua rete a livello nazionale. E per far fronte a un’eventuale impossibilità di spostamento verso regioni come la Lombardia, considerando l’evidenza che mostrano i dati: anche la migrazione sanitaria sta cambiando, così come sono cambiate le nostre abitudini di vita. È verosimile pensare che le persone saranno sempre più orientate verso destinazioni di cura più vicine e accessibili. E di conseguenza che anche il terzo settore possa prendersi in carico il problema, proponendo nuove risposte a un bisogno che si sta trasformando. http://www.acasalontanidacasa.it

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La migrazione sanitaria vale 4,6 miliardi di euro

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 settembre 2020

I cittadini italiani hanno il diritto di essere assistiti in strutture sanitarie di Regioni differenti da quella di residenza, determinando il cosiddetto fenomeno della mobilità sanitaria interregionale, distinta in mobilità attiva (voce di credito che identifica l’indice di attrazione di una Regione) e mobilità passiva (voce di debito che rappresenta l’indice di fuga da una Regione). Annualmente vengono effettuate le compensazioni finanziarie tra Regioni su 7 flussi finanziari: ricoveri ospedalieri e day hospital (differenziati per pubblico e privato accreditato), medicina generale, specialistica ambulatoriale, farmaceutica, cure termali, somministrazione diretta di farmaci, trasporti con ambulanza ed elisoccorso.Nel 2018 il valore della mobilità sanitaria ammonta a € 4.618,98 milioni, importo approvato dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome il 31 marzo 2020, previa compensazione dei saldi.
Mobilità attiva. Le 6 Regioni con maggiori capacità di attrazione vantano crediti superiori a € 200 milioni: in testa Lombardia (26,1%) ed Emilia-Romagna (13,9%) che insieme drenano il 40% della mobilità attiva. Un ulteriore 31,9% viene attratto da Veneto (9,6%), Lazio (8,5%), Toscana (8,1%) e Piemonte (5,8%). Il rimanente 28,1% si distribuisce nelle altre 15 Regioni e Province Autonome, oltre che all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù (€ 244,7 milioni) e all’Associazione dei Cavalieri Italiani del Sovrano Militare Ordine di Malta (€ 43 milioni). In generale, emerge la forte attrazione delle grandi Regioni del Nord, a cui fa da contraltare quella estremamente limitata delle Regioni del Centro-Sud, con la sola eccezione del Lazio.
Mobilità passiva. Ciascuna delle 6 Regioni con maggiore indice di fuga genera debiti per oltre € 300 milioni: Lazio (13%) e Campania (10,5%) costituiscono circa un quarto della mobilità passiva; un ulteriore 28,7% riguarda Lombardia (8,2%), Puglia (7,3%), Calabria (6,7%), Sicilia (6,5%); il rimanente 47,8% si distribuisce nelle altre 15 Regioni e Province Autonome. La mobilità passiva presenta differenze Nord-Sud più sfumate: gli indici di fuga sono elevati in quasi tutte le Regioni del Sud, ma sono rilevanti anche in tutte le Regioni del Nord con elevata mobilità attiva, documentando specifiche preferenze dei cittadini agevolate dalla facilità di spostamento: Lombardia (-€ 379,9 milioni), Emilia-Romagna (-€ 275,9 milioni), Veneto (-€ 274,7 milioni), Piemonte (-€ 263,8 milioni), Toscana (-€ 207,6 milioni) e Liguria (-€ 206,4 milioni).

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Spesa sanitaria regionale

Posted by fidest press agency su domenica, 2 agosto 2020

Tutte le Regioni prevedono sistemi di compartecipazione alla spesa sanitaria, con un livello di autonomia che negli anni ha generato una giungla inestricabile di differenze relative alle prestazioni su cui vengono applicati (farmaci, prestazioni specialistiche, pronto soccorso, etc.), agli importi da corrispondere, alle regole per le esenzioni. Integrando i dati del Rapporto 2020 sul coordinamento della finanza pubblica della Corte dei Conti con quelli del Monitoraggio AIFA della spesa farmaceutica 2019, l’ultimo report dell’Osservatorio GIMBE analizza in dettaglio composizione e differenze regionali della compartecipazione alla spesa sanitaria che nel 2019 sfiora i 3 miliardi di euro.«Nel periodo 2014-2019 – spiega Cartabellotta – l’entità complessiva della compartecipazione alla spesa sanitaria si è mantenuta relativamente stabile, ma abbiamo assistito ad una sua progressiva ricomposizione. Infatti, rispetto al 2014, quando gli importi dei ticket per farmaci e prestazioni specialistiche erano sovrapponibili, nel 2019 quelli per le prestazioni si sono ridotti del 6,5% mentre sono aumentati quelli per i farmaci (+10,1%)».
Nel 2019, rispetto all’anno precedente, i ticket sono diminuiti di € 32,2 milioni (-1,1%), di cui € 5 milioni (-0,4%) per le prestazioni specialistiche e € 27,2 milioni (-1,7%) per i farmaci. Dall’analisi emergono notevoli differenze regionali relative sia all’importo totale della compartecipazione alla spesa, sia alla ripartizione tra farmaci e prestazioni specialistiche: in particolare, se il range della quota pro-capite totale per i ticket oscilla da € 33,5 in Sardegna a € 90,8 in Valle d’Aosta, per i farmaci l’importo varia da € 15,3 in Piemonte a € 36,4 in Campania, mentre per le prestazioni specialistiche si va da € 8,5 in Sicilia a € 65,3 in Valle d’Aosta.«Un dato di estremo interesse – precisa Cartabellotta – emerge dallo “spacchettamento” dei ticket sui farmaci, che include la quota fissa per ricetta e la quota differenziale sul prezzo di riferimento pagata dai cittadini che preferiscono il farmaco di marca al medicinale equivalente». Nel 2019 dei € 1.581,8 milioni sborsati per il ticket sui farmaci, solo il 29% è relativo alla quota fissa per ricetta (€ 459,3 milioni pari a € 7,6 pro-capite), mentre la quota differenziale sborsata per i farmaci “griffati” ammonta a € 1.122,5 milioni (€ 18,6 pro-capite). Complessivamente, nel periodo 2013-2019 la quota fissa sulle ricette si è ridotta del 17,7% (-€ 98,7 milioni), mentre è aumentata del 27,8% la quota prezzo di riferimento per la scelta dei farmaci di marca (+€ 244,5 milioni). Un comportamento che penalizza l’Italia nel confronto internazionale: su 26 paesi l’OCSE ci colloca al penultimo posto per valore e al terzultimo per volume di farmaci equivalenti.«Il nostro report indipendente – commenta il Presidente – conferma notevoli eterogeneità regionali che richiedono azioni differenziate. In particolare, se le risorse allocate per il superamento del superticket determineranno una progressiva riduzione della compartecipazione per le prestazioni specialistiche, mancano azioni concrete per promuovere l’utilizzo dei farmaci equivalenti, in particolare nelle Regioni del Centro-Sud». In altri termini, a fronte di un investimento di € 554 milioni/anno di risorse pubbliche per favorire l’accesso alle prestazioni specialistiche, stride l’esborso per i farmaci brand da parte dei cittadini di oltre € 1.120 milioni, il 38,2% della compartecipazione alla spesa sanitaria e il 71% di quella per i farmaci. Il report dell’Osservatorio GIMBE “Ticket 2019” è disponibile a: http://www.gimbe.org/ticket2019.

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Assistenza sanitaria per gli italiani all’estero che rientrano in vacanza in Italia

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 luglio 2020

“Ho scritto al Ministro della Salute, Roberto Speranza, per rappresentargli la situazione degli iscritti all’Aire per quanto concerne l’assistenza sanitaria italiana.Infatti, una volta iscritti all’Aire, tali connazionali vengono cancellati dal Sistema Sanitario Nazionale e possono usufruire delle sole cure di urgenza per un massimo di 90 giorni.Tale fatto ha una evidente ripercussione sulle opzioni di scelta per il ritorno ai luoghi di origine e credo che un’attenzione anche sul piano sanitario ai cittadini italiani residenti all’estero, e soprattutto ai pensionati, produrrebbe un ritorno in termini di promozione turistica rilevante. Inoltre, si tratta di riconoscere un diritto a chi risiede all’estero e torna in vacanza in Italia facendo sentire la vicinanza della madrepatria.Per tale ragione ho proposto al Ministro di permettere a chi è iscritto all’Aire di attivare l’iscrizione temporanea al Sistema Sanitario Nazionale presso la Sede ASL di competenza per il comune di iscrizione Aire, dando priorità ai pensionati italiani residenti in Paesi che non hanno stipulato una convenzione contro le doppie imposizioni fiscali con l’Italia.”Lo ha dichiarato l’on. Fucsia Fitzgerald Nissoli, deputata di Forza Italia eletta in Nord e Centro America.

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Base Aviano: Rojc (Pd): interrogazione su sicurezza sanitaria

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 maggio 2020

“Le dimissioni dei rappresentanti sindacali italiani della Base Usaf di Aviano perché ampiamente motivate. Il loro è un grido di allarme più che condiviso e dobbiamo avere al più presto un quadro preciso della situazione sanitaria all’interno della base”. Cosi la senatrice del Partito democratico Tatjana Rojc, componente la commissione Difesa, che ha presentato una interrogazione urgente ai ministri della Salute Roberto Speranza e della Difesa Lorenzo Guerini al fine di “verificare se nell’area del territorio italiano della base militare Usaf di Aviano le regole sanitarie italiane a tutela dei lavoratori e dei territorio vengano correttamente rispettate.”
Rojc, cui il caso è stato segnalato dal componente della segreteria regionale del Pd Renzo Liva, ha ricordato ai ministri Speranza e Guerini che le dimissioni sono state motivate dal “mancato rispetto delle norme di sicurezza previste dai Dpcm, dai decreti regionali e protocollo del controllo del Coronavirus” e che le Organizzazioni sindacali “non vedendo applicate le norme che dovrebbero valere per tutto il territorio italiano, hanno dapprima proclamato lo stato di agitazione e successivamente coinvolto anche il Prefetto di Pordenone Maria Rosaria Maiorino”. “E’ quanto mai urgente – ha concluso Rojc – verificare la situazione sanitaria della Base, tenendo conto che oltre ai dipendenti americani vi lavorano anche 700 cittadini italiani. La Base è una grande comunità che non si ferma al perimetro della stessa ma coinvolge un territorio vasto che ospita le famiglie dei lavoratori italiani e americani ed è quanto mai opportuno che tutto sia in sicurezza”.

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Esami di stato ed emergenza sanitaria

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 maggio 2020

Reso pubblico il Documento inviato dal Comitato Tecnico Scientifico al Ministero dell’Istruzione sulla rimodulazione delle misure contenitive nel settore scolastico per lo svolgimento dell’esame di stato nella scuola secondaria di secondo grado. Marcello Pacifico (Anief): “Nel documento del CTS ci sono delle criticità che ci preme evidenziare in modo che le misure che andrà ad adottare il Ministero tutelino effettivamente i diritti di tutti i soggetti interessati. Gli esami di stato in presenza devono essere svolti all’insegna della salvaguardia effettiva della salute di lavoratori e alunni”.L’Anief, sindacato da sempre attento alla tutela dei diritti dei lavoratori della scuola e degli alunni, analizza il documento prodotto dal Comitato Tecnico Scientifico e inviato al Ministero dell’Istruzione, reso pubblico ieri, evidenziando criticità, alcune di non poco rilievo, e avanzando proprie proposte di modifica e integrazione dello stesso che porterà all’attenzione del Ministero dell’Istruzione affinché gli esami di stato conclusivi della scuola secondaria, in questa particolare situazione di emergenza, si svolgano effettivamente in sicurezza e nel rispetto dei diritti di tutti.Il Comitato Tecnico Scientifico approfondisce, come primo punto della sua analisi, l’impatto degli spostamenti correlati all’effettuazione dell’esame di stato sulla motilità e invita, pertanto, il Ministero dell’Istruzione a predisporre un calendario di convocazione dei candidati scaglionato suggerendo, inoltre, “l’utilizzo del mezzo proprio”.Pur comprendendo le motivazioni alla base dell’indicazione di suggerire l’utilizzo di mezzo proprio per raggiungere la sede di svolgimento degli esami, secondo il sindacato Anief appare utile pensare anche a predisporre l’attivazione di protocolli specifici in grado di fornire alternative alla mobilità individuale. In tal senso, è necessario – soprattutto nelle grandi città – adottare tutte le misure che incentivino l’utilizzo dei mezzi pubblici, anche eventualmente organizzati ad hoc, garantendo, ovviamente, livelli adeguati di sicurezza per i fruitori. “Non dobbiamo dimenticare – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – che la mobilità non riguarda esclusivamente i candidati ma anche i docenti, i Dirigenti Scolastici e tutto il personale ATA che saranno interessati dall’espletamento del complesso delle operazioni di svolgimento degli esami di stato in presenza e la cui mobilità non può essere “scaglionata”. Appare utile e non secondario, quindi, valutare in base all’effettiva realtà territoriale e al numero dei soggetti interessati la possibilità di organizzare anche mezzi di trasporto pubblico che, in sicurezza, garantiscano l’afflusso verso le scuole sede d’esame, non affidandosi esclusivamente all’utilizzo del mezzo di trasporto individuale”.

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36 strutture nate per gestire l’emergenza sanitaria

Posted by fidest press agency su martedì, 5 maggio 2020

4 di queste sono in Italia.La superficie tecnologicamente in grado di rallentare la proliferazione di virus e batteri (in questo caso fino al 99%, secondo le norme internazionali ISO 22196) rallenta di molto lo sviluppo di infezioni nosocomiali.Secondo i dati pubblicati dall’AMNDO – Associazione Nazionale Medici delle Direzioni Ospedaliere – si stima che ogni anno in Italia un numero compreso tra il 5% e il 15% dei pazienti ricoverati in ospedale sviluppi almeno una ICA (Infezione Correlata all’Assistenza), causata proprio dalla permanenza nella struttura sanitaria; rischio a cui sono sottoposti anche medici, operatori sanitari e visitatori. Si calcola che in Italia vi siano un numero di casi tra 350.000 e 700.000 direttamente responsabili di circa 5000 decessi all’anno.

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Emergenza sanitaria e attività degli ortodontisti

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 marzo 2020

Il decreto Ministeriale limita, infatti, l’attività clinica odontoiatrica unicamente alle prestazioni a carattere di urgenza o non differibili e invita a procrastinare tutte le altre, così da limitare le possibili occasioni di contagio e diffusione del virus. ASIO pertanto, come riportato dal decreto Ministeriale dello scorso 9 marzo ed in linea con le maggiori Società Scientifiche ed Associazioni di categoria, invita tutti i suoi SOCI a limitare l’attività clinica odontoiatrica unicamente alle prestazioni a carattere di urgenza o non differibili, procrastinando tutte le altre, così da ridurre le possibili occasioni di contagio e diffusione del virus. Queste in concreto saranno le modalità in caso di intervento urgente odontoiatrico:
1. Sarà effettuato un triage telefonico con il proprio specialista per verificare insieme il problema ortodontico in essere, nonché lo stato di salute del paziente stesso. Sarà richiesto al paziente se: presenta febbre (>37.5°C), raffreddore, tosse, difficoltà respiratorie, dolori muscolari, mal di testa insorti negli ultimi 14 giorni
è stato in contatto con persone con questi sintomi negli ultimi 14 giorni
è stato in contatto con persone infette negli ultimi 14 giorni
proviene da aree a rischio al di fuori dal territorio nazionale
Se sintomatici, i pazienti dovranno rivolgersi telefonicamente al proprio medico di famiglia o chiamare il numero 1500 e possibilmente posizionarsi in uno stato di autoquarantena. Il trattamento odontoiatrico di tali pazienti, se possibile, deve essere procrastinato.
2. In corso di valutazione telefonica, se ritenuto utile, lo specialista potrà richiedere di inviare una fotografia o video del problema riscontrato al proprio apparecchio ortodontico. I sistemi e le applicazioni che utilizziamo quotidianamente (videochiamate, foto e video realizzati direttamente con il cellulare, ecc.) possono difatti essere particolarmente utili per comprendere la problematica a distanza e risolverla nel migliore dei modi
3. Qualora ne ravvisi lo stato di emergenza e la necessità di visitare il paziente, lo specialista programmerà per il paziente un appuntamento tale da evitare la presenza di più pazienti in contemporanea in sala d’attesa, così da rimanere a distanza corretta (almeno un metro) l’uno con l’altro, cercando di evitare accompagnatori non necessari
4. La sala d’attesa e gli ambienti extra clinici saranno predisposti secondo i rigidi protocolli emessi in questi giorni: un periodico e adeguato ricambio di aria, eliminando giornali, riviste, libri dalla sala d’attesa, disinfezione di ogni maniglia e superficie a contatto, fornendo al personale dispositivi di protezione (DPI) adeguati come mascherina, guanti, occhiali e camice monouso, ecc.
5. Mettere a disposizione del paziente, in sala d’attesa, un disinfettante alcolico e mascherine, e detergere, per ogni nuovo paziente, con soluzioni a base di alcool o di cloro tutte le superfici, maniglie o bottoni oggetto di contatto
6. Praticare, come di routine, tutte le norme di sterilizzazione nell’uso degli strumenti, minimizzando in particola modo l’impiego di strumenti rotanti e che prevedono nebulizzazione.
7. Nell’area clinica durante la fase pre-terapia e post terapia, saranno rigorosamente applicati i protocolli stilati ed inoltrati di recente dalle Associazioni e dagli Ordini di categoria

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Azioni intraprese da Assologistica per far fronte all’emergenza sanitaria in atto

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 marzo 2020

“Grande attenzione, adeguata prudenza e conseguenti interventi operativi attraverso protocolli condivisi e coordinati con le Autorità di riferimento. Questo è quanto stanno mettendo in campo le Associazioni della logistica e dei trasporti – e quindi anche Assologistica – nell’affrontare l’emergenza da Covid-19. Il tutto secondo una logica di collaborazione da parte degli attori di un settore che intende fare fronte comune, in vista non solo della difficile situazione presente, ma anche del post-evento emergenziale”. Esordisce così Andrea Gentile, presidente di Assologistica, Associazione che nei giorni scorsi ha incontrato – insieme alle altre Organizzazioni della logistica e dei trasporti – la ministra De Micheli per rappresentare le difficoltà che il settore sta incontrando nell’emergenza coronavirus e le ricadute economiche che si prospettano nei prossimi mesi.Oltre ad aderire ai contributi delle Confederazioni (Confetra e Confindustria) di cui fa parte, Assologistica ha dato immediato seguito all’incontro, come richiesto dalla ministra, con una lettera nella quale sono state avanzate richieste per fronteggiare il calo dei volumi nel settore portuale. E in particolare focalizzando l’attenzione su rivisitazione dei canoni concessori sulla base dei minimi stabiliti con Decreto ministeriale; su annullamento dell’addizionale IRES per redditi derivanti dallo svolgimento di attività di concessione; su azzeramento delle accise dei combustibili per trazione utilizzati dai mezzi operativi portuali.Inoltre per il settore della logistica Assologistica è intervenuta nella lettera e con l’Avviso Comune sottoscritto con le parti firmatarie del contratto di logistica, trasporto merci e spedizione con la richiesta di estensione e semplificazione delle procedure per l’accesso agli ammortizzatori sociali (affinché ne sia universalmente consentita l’erogazione in tempi rapidi), nonché sollecitando misure di natura economica, quali la sospensione dei termini per il versamento dei contributi previdenziali e delle imposte, l’esclusione per tutto il 2020 dei contributi a carico degli operatori per il funzionamento di ART (Autorità di Regolazione dei Trasporti) e infine lo sgravio contributivo per le imprese che mantengano i livelli occupazionali pre-emergenza, senza ricorrere agli ammortizzatori sociali.In merito al decreto di urgenza del Governo per contenere il dilagare del contagio in Lombardia e altre 14 province, ricordiamo che nessuna limitazione o restrizione è prevista per il transito delle merci e di tutta la filiera produttiva da e per i territori indicati dall’art. 1 del decreto 8 marzo 2020. In attesa di chiare linee guida sulla movimentazione delle merci, sul sito del ministero dei Trasporti si legge infatti che: “L’attività degli operatori addetti al trasporto è un’esigenza lavorativa: il personale che conduce i mezzi di trasporto può quindi entrare e uscire dai territori interessati e spostarsi all’interno degli stessi, limitatamente alle esigenze di consegna o prelievo delle merci”.

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Coronavirus ed emergenza sanitaria

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 marzo 2020

In una settimana sono esplose tutte le contraddizioni in seno alla sanità così come è stata organizzata e gestita nel nostro Paese negli ultimi vent’anni. I cardini sui quali si poggia l’attuale servizio sanitario, che impropriamente ancora definiamo “nazionale”, sono aziendalizzazione, regionalizzazione, privatizzazione e hanno prodotto carenza di personale, precarizzazione, chiusura di ospedali con conseguente mancanza di posti letto, e tagli di risorse che fonti autorevoli misurano in 37 miliardi.Adesso, di fronte all’emergenza, si mettono le toppe che spesso sono peggiori del buco. Prima l’idea di richiamare in servizio il personale medico e infermieristico andato in pensione, sulla quale abbiamo già motivato la nostra contrarietà, ora la “collaborazione” con la sanità privata. Apprendiamo che in Lombardia già sarebbe in essere, ma non si capisce con quali modalità. Non vorremmo che l’emergenza Covid-19 si rivelasse l’occasione per incrementare il profitto della sanità privata!Quindi, se c’è necessità, vanno requisiti posti letto e strutture di rianimazione e terapia intensiva, ma senza costi aggiuntivi per lo Stato.In ogni caso, chiarito questo aspetto tutt’altro che secondario, sarà il caso di discutere seriamente se questo sistema perverso messo in piedi da governi di qualsiasi colore sia sostenibile dal punto di vista della tutela della salute pubblica e non solo da quello del nuovo modello sociale, finalizzato esclusivamente al profitto dei padroni della sanità privata.

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Chiusura del contratto della dirigenza sanitaria

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 novembre 2019

“La chiusura del contratto della dirigenza sanitaria (medici, dirigenti non medici e, dalla riforma Madia, dirigenti delle professioni sanitarie tra cui circa 350 infermieri”), rappresenta un ulteriore passo avanti nell’organizzazione del Servizio sanitario nazionale e di conseguenza dei servizi che ne fanno parte. Il contratto ormai assente da oltre dieci anni, anche se come nel caso del comparto sanità rappresenta un momento di transizione verso conquiste di livello più elevato, non può far altro che dare ossigeno a tutti quei professionisti che non hanno mai lasciata sguarnita l’assistenza e che anzi hanno dato tutto ciò che la loro professionalità ha consentito per mantenere alta la qualità dei servizi. “Ovviamente – dice Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI) – un grazie va ai ministri – Speranza della Salute e Dadone della Pubblica amministrazione – che hanno confermato col loro impegno l’interesse al servizio sanitario e soprattutto al personale che ne rappresenta l’ossatura portante”. Ora, per quanto riguarda i dirigenti delle professioni sanitarie, spiega la presidente FNOPI, mancano ancora alcune tessere perché il quadro della loro dirigenza sia completo e uniforme con gli altri colleghi dirigenti, ma sicuramente l’occasione di sistemarle è vicina. A partire dalla stessa manovra di bilancio dove già sono stati presentati emendamenti di maggioranza per estendere anche a loro quell’indennità di esclusiva che fa parte del bagaglio della dirigenza sanitaria. “Anche di questo – conclude – ringraziamo la sensibilità dei senatori, come dell’altro emendamento che reintroduce anche per gli infermieri la Retribuzione individuale di anzianità, ‘dimenticata’ nella manovra dello scorso anno”,
Un contratto quindi, che rappresenta un altro passo avanti verso un’organizzazione oltre che multiprofessionale e patient centered, anche una garanzia in più di qualità per l’assistenza che il nostro Ssn eroga.

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Storie di ordinaria mobilità sanitaria

Posted by fidest press agency su martedì, 7 agosto 2018

Cartone al posto del gesso. È la soluzione “fai da te” dell’Ospedale di Reggio Calabria per far fronte ad un approvvigionamento carente dei materiali necessari a garantire le cure ai cittadini. Una scelta “obbligata” dalla mancanza di risorse e da una programmazione finalizzata esclusivamente a garantire la compatibilità finanziaria dei livelli assistenziali messi a disposizione della popolazione.
Non c’è dunque da meravigliarsi se in molti, soprattutto, gli italiani che vivono nelle regioni del Centro Sud decidono di spostarsi presso i centri del Nord per sottoporsi a cure o interventi. È il fenomeno della mobilità sanitaria che, come si legge nel VII Rapporto RBM – Censis, lo scorso anno è tornato a crescere: +21,4% rispetto al 2015, coinvolgendo oltre 1,7 milioni di italiani – 950.000 malati e 825.000 accompagnatori – e raggiungendo quota 4,3 miliardi, con un aumento pari al 10,2% rispetto all’annualità precedente, che si era attestata a quota 3,9 miliardi. Ma se il saldo totale dei flussi della migrazione sanitaria a livello nazionale è ovviamente pari a zero ci sono Regioni che ci “guadagnano” e Regioni che ci “perdono” e queste ultime sono la maggioranza: 13 Regioni su 20 hanno infatti un saldo negativo tra crediti e debiti (Campania, Calabria e Lazio in testa)

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Allarme povertà sanitaria

Posted by fidest press agency su sabato, 4 agosto 2018

Secondo il Rapporto Svimez, ancora oggi al cittadino del Sud mancano (o sono carenti) diritti fondamentali e vi è il fenomeno della povertà sanitaria, per cui l’insorgere di patologie gravi costituisce una delle cause più importanti di impoverimento delle famiglie Italiane.
“Una grave denuncia. E’ già indegno di un Paese civile non garantire assistenza sanitaria realmente gratuita, come sanno tutti i malati gravi che, in tutta Italia, sono costretti a fare visite private, sia per accorciare i tempi di attesa sia per rivolgersi a professori conosciuti ed affermati. Ancor più grave, poi, che questo li faccia precipitare nella povertà” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.L’associazione di consumatori ricorda che, secondo gli ultimi dati Istat, relativi al 2016, al Sud il 14,9% delle famiglie dichiara di non avere soldi per le cure mediche, contro una media nazionale dell’8,8%, e che il 54% delle famiglie del Sud non riesce a far fronte ad una spesa imprevista di 800 euro, come può accadere in caso di malattie gravi, contro una media per l’Italia di 41,9% (in Sicilia il record, pari al 63,1% delle famiglie).

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Rapporto sulla mobilità sanitaria

Posted by fidest press agency su sabato, 4 agosto 2018

I cittadini italiani possono esercitare il diritto di essere assistiti in strutture sanitarie di Regioni differenti da quella di residenza, alimentando il fenomeno della mobilità sanitaria interregionale. Sotto questo “cappello” si collocano la mobilità attiva – che identifica l’indice di attrazione di una Regione tramite prestazioni offerte a cittadini non residenti e rappresenta una voce di credito – e la mobilità passiva – che esprime l’indice di fuga da una Regione con le prestazioni erogate ai cittadini al di fuori della Regione di residenza e rappresenta una voce di debito. Le compensazioni finanziarie tra Regioni vengono regolate secondo un Testo Unico approvato dalla Conferenza Stato-Regioni che ha individuato 7 flussi finanziari: ricoveri ospedalieri e day hospital (differenziati per pubblico e privato), medicina generale, specialistica ambulatoriale, farmaceutica, cure termali, somministrazione diretta di farmaci, trasporti con ambulanza ed elisoccorso.
Nel 2017 il valore della mobilità sanitaria ammonta a € 4.635,4 milioni, cifra che include anche i conguagli relativi al 2014 (€ 218,9 milioni) e al 2016 (€ 296,3 milioni), importi tuttavia non ancora definitivamente approvati dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome.
Mobilità attiva. Le Regioni con maggiori capacità attrattive sono Lombardia (25,2%) ed Emilia Romagna (13,3%), che insieme ricevono oltre 1/3 della mobilità attiva; un ulteriore 27% viene attratto da Veneto (8,7%), Toscana (7,8%), Lazio (7,7%) e Piemonte (4,5%). Il rimanente 33% della mobilità attiva si distribuisce nelle rimanenti 15 Regioni, oltre al Bambin Gesù (€ 195,4 milioni) e all’Associazione dei Cavalieri Italiani del Sovrano Militare Ordine di Malta (€ 43,7 milioni). In generale, esiste una forte capacità attrattiva delle grandi Regioni del Nord, a cui fa da contraltare quella estremamente limitata delle Regioni del Centro-Sud, con la sola eccezione del Lazio.
Mobilità passiva. Le Regioni con maggiore indice di fuga dei propri residenti sono Lazio (13,9%) e Campania (10,1%) che insieme contribuiscono a quasi il 25% della mobilità passiva; un ulteriore 29% riguarda Lombardia (7,7%), Calabria (7,5%), Puglia (7,4%), Sicilia (6,5%) e il 46,8% si distribuisce nelle rimanenti 15 Regioni. Rispetto alla mobilità passiva, se quasi tutte le Regioni meridionali hanno elevati indici di fuga, questi sono rilevanti anche in grandi Regioni del Nord, in particolare in Lombardia, ma anche in Piemonte, Emilia Romagna, Veneto e Toscana, un fenomeno verosimilmente attribuibile a preferenze dei pazienti e agevolato dalla facilità di spostamento tra Regioni limitrofe con elevata qualità dei servizi sanitari.
«Dalla valutazione comparativa dei saldi – puntualizza il Presidente – emerge che le Regioni con saldo positivo superiore a € 100 milioni sono tutte del Nord, mentre quelle con saldo negativo maggiore di € 100 milioni tutte del Centro-Sud».
«Considerata la complessità del fenomeno della mobilità sanitaria – conclude Cartabellotta – con i dati attualmente disponibili è impossibile effettuare analisi più dettagliate. Ecco perché la Fondazione GIMBE chiede ufficialmente al Ministro della Salute di rendere pubblicamente disponibili tutti i dati sulla mobilità sanitaria che le Regioni trasmettono al Ministero. Questo permetterebbe di analizzare, per ciascuna Regione, la distribuzione delle tipologie di prestazioni erogate in mobilità, la differente capacità di attrazione di strutture pubbliche e private accreditate e la Regione di residenza dei cittadini che scelgono di curarsi lontano da casa, al fine di identificare quali dinamiche regolano le varie tipologie di mobilità regionale, di cui alcune sono “fisiologiche” ed altre francamente “patologiche”». Il report dell’Osservatorio GIMBE “La mobilità sanitaria interregionale nel 2017” è disponibile a: http://www.gimbe.org/mobilita_sanitaria2017.

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Assistenza a lungo termine: l’Italia investe solo il 10% della spesa sanitaria

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 luglio 2018

L’Italia, il Paese più vecchio d’Europa, sta vivendo – e sempre più lo farà – le conseguenze della pressione demografica: aumento del carico di cronicità, disabilità e non autosufficienza. Il sistema, però, ‘resta al palo’ nell’organizzazione di una rete capillare e sostenibile di servizi sul territorio, a partire dalle cure domiciliari: siamo il fanalino di coda in Europa per quanto riguarda la Long-Term Care, alla quale destiniamo poco più del 10% della spesa sanitaria – a fronte di percentuali che superano il 25% nei Paesi del Nord Europa –, pari a circa 15 miliardi di euro. Di questi, solo 2,3 miliardi (l’1,3% della spesa sanitaria totale) sono destinati all’erogazione di cure domiciliari, con un contributo a carico delle famiglie di circa 76 milioni di euro.
I dati emergono dalla seconda Indagine sull’Assistenza Domiciliare in Italia (ADI): chi la fa, come si fa e buone pratiche, realizzata da Italia Longeva e presentata al Ministero della Salute nel corso della terza edizione degli Stati Generali dell’assistenza a lungo termine, la due giorni di approfondimento e confronto sulle soluzioni sociosanitarie a supporto della Long-Term Care. L’Indagine, che ha aperto una finestra sulla Long-Term Care in Europa, completa la panoramica sullo stato dell’arte dell’ADI nelle diverse regioni, avviata nel 2017, includendo ulteriori 23 Aziende Sanitarie, che si sommano alle 12 esaminate lo scorso anno, per un totale di 35 ASL distribuite in 18 Regioni, che offrono servizi territoriali a circa 22 milioni di persone, ossia oltre un terzo della popolazione italiana.Il trend dell’offerta di cure domiciliari agli anziani si conferma in crescita (+0,2% rispetto al 2016), ma resta ancora un privilegio per pochi: ne gode solo 3,2% degli over65 residenti in Italia, con una forte variabilità a seconda delle aree del Paese, se non all’interno della stessa Regione, per quanto riguarda l’accesso al servizio, le prestazioni erogate rispetto quelle inserite nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), le ore dedicate a ciascun assistito, la natura pubblica o privata degli operatori e il costo pro capite dei servizi. Mediamente, le ASL coinvolte nell’indagine garantiscono ai loro anziani l’87% delle 31 prestazioni a più alta valenza clinico-assistenziale previste nei LEA, arrivando, in alcuni casi, ad offrire fino al 100% dei servizi, come avviene a Catania, Chieti e Salerno. Un’evidente disomogeneità riguarda invece il numero di accessi in un anno – si va da un minimo di 8 ad un massimo di 77 della ASP di Potenza – e le ore di assistenza dedicate al singolo anziano, che oscillano da un minimo di 9 ad un massimo di 75 nella ASL Roma 4. In tutti i casi, si tratta di interventi principalmente a carattere infermieristico e, a seguire, fisioterapico e medico. All’ampia variabilità in termini di assistiti ed attività erogate, corrispondono anche costi differenti per la singola presa in carico che variano dai 543 euro della ATS Montagna agli oltre 1000 euro della ASP Potenza, e non sempre ad un maggior carico assistenziale corrisponde una spesa più elevata.

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Lombardia: Riforma della Sanità a pezzettini

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 febbraio 2017

regione lombardia“Abbiamo votato contro il terzo troncone di una riforma sanitaria malgestita e che sta creando il caos nel mondo sanitario lombardo. Maroni e i suoi hanno proposto e approvato una riforma spezzatino, che strizza l’occhio sempre di più alla sanità privata.Tra accelerazioni e frenate l’iter di un provvedimento così importante è risultato confuso e decisamente improntato più ad accontentare i vari animi politici dei gruppi in coalizione di maggioranza che di prendersi il tempo opportuno per fare un unico progetto organico e chiaro. Hanno continuato a ripeterci che dovevamo volare alto ma la realtà è che si cercano di fare leggi di indirizzo in modo che poi la giunta possa avere il massimo agio di deliberare quello che vuole”, così Paola Macchi e Dario Violi, consiglieri regionali del M5S Lombardia.”Nel corso della discussione sono stati approvati alcuni ordini del giorno del M5S sul tema della prevenzione delle malattie cardio-respiratorie legate all’inquinamento, ma era inevitabile per la Giunta, in previsione delle sanzioni europee che dovrebbero arrivare a causa dello stato pessimo dell’aria e per il quale non si fa nulla di davvero risolutivo in regione Lombardia, continuando a destinare fondi ad autostrade invece di concentrarsi sui trasporti pubblici. Approvato anche un secondo ordine del giorno per il riconoscimento dell’attività motoria quale strumento di prevenzione ma e’ ancora insufficiente in legge la volontà di riconoscere all’attività fisica quel ruolo fondamentale che ha per mantenere in salute le persone e aiutare i malati cronici a migliorare le proprie condizioni. Abbiamo lavorato anche sul diabete con due ordini del giorno che impegneranno la Giunta regionale ad aprire centri in tutta la regione per i piccoli pazienti diabetici e perché tutte le ex ASL forniscano uguale numero di presidi (aghi pungidito) ai malati. Abbiamo impegnato Regione Lombardia a dotare i malati di diabete di tecnologie di controllo sanguigno senza l’uso del pungi dito sei volte al giorno. L’approvazione di questi atti del M5S è una piccola vittoria ma rimane ancora tantissimo lavoro da fare per avere un sistema sociosanitario lombardo davvero efficiente e rispondente non solo agli indirizzi più avanzati su prevenzione e appropriatezza ma anche alle esigenze dei cittadini”, concludono i consiglieri.

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Una nuova strategia per la formazione sanitaria basata sul valore

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 febbraio 2017

Milano. Medtronic ha annunciato oggi il lancio di Medtronic Impact, un programma di formazione rivolto a medici e personale sanitario, che interesserà l’Italia e tutta l’Europa, Medio Oriente & Africa (EMEA) e che fa parte delle iniziative dell’azienda per una Sanità basata sul Valore.Medtronic Impact introduce un approccio completamente nuovo nei confronti delle attività formative e di crescita professionale nell’area healthcare, andando oltre gli schemi tradizionali. L’obiettivo di Medtronic Impact è di offrire una formazione ampia con l’obiettivo di migliorare gli ‘esiti’ clinici dei pazienti, misurando i risultati sui benefici e sul valore generato in un’ottica di accessibilità e sostenibilità. Il programma riguarderà un ampio spettro di argomenti ed è rivolto agli operatori sanitari di tutte le discipline e specialità, con l’obiettivo di coinvolgere oltre 500.000 operatori sanitari nell’arco di 5 anni.Medtronic Impact prevede la realizzazione di percorsi formativi ad hoc, mirati al grado di preparazione e specializzazione dei “fruitori”. Si tratta di un programma diviso in più fasi, che riguarderà diverse tematiche e utilizzerà differenti metodi di training.
“Il programma Impact rappresenta un investimento importante e stabilisce uno standard assolutamente nuovo per la crescita professionale nel settore sanitario” – ha dichiarato Rob ten Hoedt, Presidente EMEA di Medtronic – “Questa nuova e ampia offerta formativa consentirà agli operatori sanitari di accrescere le proprie competenze non solo in ambito clinico ma anche su percorsi che possano sviluppare una sanità basata sul valore”.
“Medtronic Impact segna una trasformazione fondamentale e rivoluzionaria per la formazione medico sanitaria. La collaborazione tra la comunità scientifica e l’industria – dichiara Michele Perrino, Amministratore Delegato di Medtronic Italia – favorisce l’innovazione medico-scientifica. Per questo motivo sosteniamo il programma Medtronic Impact anche in Italia; vogliamo contribuire ad un miglior percorso di cura del paziente, con migliori benefici clinici ad un costo accessibile e sostenibile per il sistema sanitario”.
Medtronic Impact prevede anche una rete di collaborazioni con Centri d’eccellenza a livello internazionale. Collaborazioni che sono fondamentali per consentire agli operatori sanitari e a Medtronic di centrare i propri obiettivi formativi e che, per il momento, riguardano il Campus di Barcellona, l’IRCAD (Research Institute against Digestive Cancer) di Strasburgo, il Laboratorio Sunskill dell’Università di Stellenbosch, in Sudafrica e la Facoltà di Medicina dell’Università di Dundee in Scozia.
Medtronic Impact prevedrà anche nuove esperienze di training online ‘immersive’ a complemento del portfolio di Medtronic e sessioni face to face. Ci sarà, inoltre, un portale web a piattaforma personalizzata che consentirà ai singoli operatori sanitari di accedere a percorsi individuali, sulla base delle proprie esigenze. A questa piattaforma saranno associate tecnologie innovative quali Aule Virtuali, Realtà Aumentata e l’opportunità di osservare casi in remoto, per far vivere l’esperienza formativa come la più ricca e articolata possibile.
Medtronic Impact è un programma pluriennale, che vedrà la propria attuazione nel corso del 2017.

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