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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 289

Posts Tagged ‘sanitaria’

La migrazione sanitaria vale 4,6 miliardi di euro

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 settembre 2020

I cittadini italiani hanno il diritto di essere assistiti in strutture sanitarie di Regioni differenti da quella di residenza, determinando il cosiddetto fenomeno della mobilità sanitaria interregionale, distinta in mobilità attiva (voce di credito che identifica l’indice di attrazione di una Regione) e mobilità passiva (voce di debito che rappresenta l’indice di fuga da una Regione). Annualmente vengono effettuate le compensazioni finanziarie tra Regioni su 7 flussi finanziari: ricoveri ospedalieri e day hospital (differenziati per pubblico e privato accreditato), medicina generale, specialistica ambulatoriale, farmaceutica, cure termali, somministrazione diretta di farmaci, trasporti con ambulanza ed elisoccorso.Nel 2018 il valore della mobilità sanitaria ammonta a € 4.618,98 milioni, importo approvato dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome il 31 marzo 2020, previa compensazione dei saldi.
Mobilità attiva. Le 6 Regioni con maggiori capacità di attrazione vantano crediti superiori a € 200 milioni: in testa Lombardia (26,1%) ed Emilia-Romagna (13,9%) che insieme drenano il 40% della mobilità attiva. Un ulteriore 31,9% viene attratto da Veneto (9,6%), Lazio (8,5%), Toscana (8,1%) e Piemonte (5,8%). Il rimanente 28,1% si distribuisce nelle altre 15 Regioni e Province Autonome, oltre che all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù (€ 244,7 milioni) e all’Associazione dei Cavalieri Italiani del Sovrano Militare Ordine di Malta (€ 43 milioni). In generale, emerge la forte attrazione delle grandi Regioni del Nord, a cui fa da contraltare quella estremamente limitata delle Regioni del Centro-Sud, con la sola eccezione del Lazio.
Mobilità passiva. Ciascuna delle 6 Regioni con maggiore indice di fuga genera debiti per oltre € 300 milioni: Lazio (13%) e Campania (10,5%) costituiscono circa un quarto della mobilità passiva; un ulteriore 28,7% riguarda Lombardia (8,2%), Puglia (7,3%), Calabria (6,7%), Sicilia (6,5%); il rimanente 47,8% si distribuisce nelle altre 15 Regioni e Province Autonome. La mobilità passiva presenta differenze Nord-Sud più sfumate: gli indici di fuga sono elevati in quasi tutte le Regioni del Sud, ma sono rilevanti anche in tutte le Regioni del Nord con elevata mobilità attiva, documentando specifiche preferenze dei cittadini agevolate dalla facilità di spostamento: Lombardia (-€ 379,9 milioni), Emilia-Romagna (-€ 275,9 milioni), Veneto (-€ 274,7 milioni), Piemonte (-€ 263,8 milioni), Toscana (-€ 207,6 milioni) e Liguria (-€ 206,4 milioni).

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Spesa sanitaria regionale

Posted by fidest press agency su domenica, 2 agosto 2020

Tutte le Regioni prevedono sistemi di compartecipazione alla spesa sanitaria, con un livello di autonomia che negli anni ha generato una giungla inestricabile di differenze relative alle prestazioni su cui vengono applicati (farmaci, prestazioni specialistiche, pronto soccorso, etc.), agli importi da corrispondere, alle regole per le esenzioni. Integrando i dati del Rapporto 2020 sul coordinamento della finanza pubblica della Corte dei Conti con quelli del Monitoraggio AIFA della spesa farmaceutica 2019, l’ultimo report dell’Osservatorio GIMBE analizza in dettaglio composizione e differenze regionali della compartecipazione alla spesa sanitaria che nel 2019 sfiora i 3 miliardi di euro.«Nel periodo 2014-2019 – spiega Cartabellotta – l’entità complessiva della compartecipazione alla spesa sanitaria si è mantenuta relativamente stabile, ma abbiamo assistito ad una sua progressiva ricomposizione. Infatti, rispetto al 2014, quando gli importi dei ticket per farmaci e prestazioni specialistiche erano sovrapponibili, nel 2019 quelli per le prestazioni si sono ridotti del 6,5% mentre sono aumentati quelli per i farmaci (+10,1%)».
Nel 2019, rispetto all’anno precedente, i ticket sono diminuiti di € 32,2 milioni (-1,1%), di cui € 5 milioni (-0,4%) per le prestazioni specialistiche e € 27,2 milioni (-1,7%) per i farmaci. Dall’analisi emergono notevoli differenze regionali relative sia all’importo totale della compartecipazione alla spesa, sia alla ripartizione tra farmaci e prestazioni specialistiche: in particolare, se il range della quota pro-capite totale per i ticket oscilla da € 33,5 in Sardegna a € 90,8 in Valle d’Aosta, per i farmaci l’importo varia da € 15,3 in Piemonte a € 36,4 in Campania, mentre per le prestazioni specialistiche si va da € 8,5 in Sicilia a € 65,3 in Valle d’Aosta.«Un dato di estremo interesse – precisa Cartabellotta – emerge dallo “spacchettamento” dei ticket sui farmaci, che include la quota fissa per ricetta e la quota differenziale sul prezzo di riferimento pagata dai cittadini che preferiscono il farmaco di marca al medicinale equivalente». Nel 2019 dei € 1.581,8 milioni sborsati per il ticket sui farmaci, solo il 29% è relativo alla quota fissa per ricetta (€ 459,3 milioni pari a € 7,6 pro-capite), mentre la quota differenziale sborsata per i farmaci “griffati” ammonta a € 1.122,5 milioni (€ 18,6 pro-capite). Complessivamente, nel periodo 2013-2019 la quota fissa sulle ricette si è ridotta del 17,7% (-€ 98,7 milioni), mentre è aumentata del 27,8% la quota prezzo di riferimento per la scelta dei farmaci di marca (+€ 244,5 milioni). Un comportamento che penalizza l’Italia nel confronto internazionale: su 26 paesi l’OCSE ci colloca al penultimo posto per valore e al terzultimo per volume di farmaci equivalenti.«Il nostro report indipendente – commenta il Presidente – conferma notevoli eterogeneità regionali che richiedono azioni differenziate. In particolare, se le risorse allocate per il superamento del superticket determineranno una progressiva riduzione della compartecipazione per le prestazioni specialistiche, mancano azioni concrete per promuovere l’utilizzo dei farmaci equivalenti, in particolare nelle Regioni del Centro-Sud». In altri termini, a fronte di un investimento di € 554 milioni/anno di risorse pubbliche per favorire l’accesso alle prestazioni specialistiche, stride l’esborso per i farmaci brand da parte dei cittadini di oltre € 1.120 milioni, il 38,2% della compartecipazione alla spesa sanitaria e il 71% di quella per i farmaci. Il report dell’Osservatorio GIMBE “Ticket 2019” è disponibile a: http://www.gimbe.org/ticket2019.

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Assistenza sanitaria per gli italiani all’estero che rientrano in vacanza in Italia

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 luglio 2020

“Ho scritto al Ministro della Salute, Roberto Speranza, per rappresentargli la situazione degli iscritti all’Aire per quanto concerne l’assistenza sanitaria italiana.Infatti, una volta iscritti all’Aire, tali connazionali vengono cancellati dal Sistema Sanitario Nazionale e possono usufruire delle sole cure di urgenza per un massimo di 90 giorni.Tale fatto ha una evidente ripercussione sulle opzioni di scelta per il ritorno ai luoghi di origine e credo che un’attenzione anche sul piano sanitario ai cittadini italiani residenti all’estero, e soprattutto ai pensionati, produrrebbe un ritorno in termini di promozione turistica rilevante. Inoltre, si tratta di riconoscere un diritto a chi risiede all’estero e torna in vacanza in Italia facendo sentire la vicinanza della madrepatria.Per tale ragione ho proposto al Ministro di permettere a chi è iscritto all’Aire di attivare l’iscrizione temporanea al Sistema Sanitario Nazionale presso la Sede ASL di competenza per il comune di iscrizione Aire, dando priorità ai pensionati italiani residenti in Paesi che non hanno stipulato una convenzione contro le doppie imposizioni fiscali con l’Italia.”Lo ha dichiarato l’on. Fucsia Fitzgerald Nissoli, deputata di Forza Italia eletta in Nord e Centro America.

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Base Aviano: Rojc (Pd): interrogazione su sicurezza sanitaria

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 maggio 2020

“Le dimissioni dei rappresentanti sindacali italiani della Base Usaf di Aviano perché ampiamente motivate. Il loro è un grido di allarme più che condiviso e dobbiamo avere al più presto un quadro preciso della situazione sanitaria all’interno della base”. Cosi la senatrice del Partito democratico Tatjana Rojc, componente la commissione Difesa, che ha presentato una interrogazione urgente ai ministri della Salute Roberto Speranza e della Difesa Lorenzo Guerini al fine di “verificare se nell’area del territorio italiano della base militare Usaf di Aviano le regole sanitarie italiane a tutela dei lavoratori e dei territorio vengano correttamente rispettate.”
Rojc, cui il caso è stato segnalato dal componente della segreteria regionale del Pd Renzo Liva, ha ricordato ai ministri Speranza e Guerini che le dimissioni sono state motivate dal “mancato rispetto delle norme di sicurezza previste dai Dpcm, dai decreti regionali e protocollo del controllo del Coronavirus” e che le Organizzazioni sindacali “non vedendo applicate le norme che dovrebbero valere per tutto il territorio italiano, hanno dapprima proclamato lo stato di agitazione e successivamente coinvolto anche il Prefetto di Pordenone Maria Rosaria Maiorino”. “E’ quanto mai urgente – ha concluso Rojc – verificare la situazione sanitaria della Base, tenendo conto che oltre ai dipendenti americani vi lavorano anche 700 cittadini italiani. La Base è una grande comunità che non si ferma al perimetro della stessa ma coinvolge un territorio vasto che ospita le famiglie dei lavoratori italiani e americani ed è quanto mai opportuno che tutto sia in sicurezza”.

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Esami di stato ed emergenza sanitaria

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 maggio 2020

Reso pubblico il Documento inviato dal Comitato Tecnico Scientifico al Ministero dell’Istruzione sulla rimodulazione delle misure contenitive nel settore scolastico per lo svolgimento dell’esame di stato nella scuola secondaria di secondo grado. Marcello Pacifico (Anief): “Nel documento del CTS ci sono delle criticità che ci preme evidenziare in modo che le misure che andrà ad adottare il Ministero tutelino effettivamente i diritti di tutti i soggetti interessati. Gli esami di stato in presenza devono essere svolti all’insegna della salvaguardia effettiva della salute di lavoratori e alunni”.L’Anief, sindacato da sempre attento alla tutela dei diritti dei lavoratori della scuola e degli alunni, analizza il documento prodotto dal Comitato Tecnico Scientifico e inviato al Ministero dell’Istruzione, reso pubblico ieri, evidenziando criticità, alcune di non poco rilievo, e avanzando proprie proposte di modifica e integrazione dello stesso che porterà all’attenzione del Ministero dell’Istruzione affinché gli esami di stato conclusivi della scuola secondaria, in questa particolare situazione di emergenza, si svolgano effettivamente in sicurezza e nel rispetto dei diritti di tutti.Il Comitato Tecnico Scientifico approfondisce, come primo punto della sua analisi, l’impatto degli spostamenti correlati all’effettuazione dell’esame di stato sulla motilità e invita, pertanto, il Ministero dell’Istruzione a predisporre un calendario di convocazione dei candidati scaglionato suggerendo, inoltre, “l’utilizzo del mezzo proprio”.Pur comprendendo le motivazioni alla base dell’indicazione di suggerire l’utilizzo di mezzo proprio per raggiungere la sede di svolgimento degli esami, secondo il sindacato Anief appare utile pensare anche a predisporre l’attivazione di protocolli specifici in grado di fornire alternative alla mobilità individuale. In tal senso, è necessario – soprattutto nelle grandi città – adottare tutte le misure che incentivino l’utilizzo dei mezzi pubblici, anche eventualmente organizzati ad hoc, garantendo, ovviamente, livelli adeguati di sicurezza per i fruitori. “Non dobbiamo dimenticare – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – che la mobilità non riguarda esclusivamente i candidati ma anche i docenti, i Dirigenti Scolastici e tutto il personale ATA che saranno interessati dall’espletamento del complesso delle operazioni di svolgimento degli esami di stato in presenza e la cui mobilità non può essere “scaglionata”. Appare utile e non secondario, quindi, valutare in base all’effettiva realtà territoriale e al numero dei soggetti interessati la possibilità di organizzare anche mezzi di trasporto pubblico che, in sicurezza, garantiscano l’afflusso verso le scuole sede d’esame, non affidandosi esclusivamente all’utilizzo del mezzo di trasporto individuale”.

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36 strutture nate per gestire l’emergenza sanitaria

Posted by fidest press agency su martedì, 5 maggio 2020

4 di queste sono in Italia.La superficie tecnologicamente in grado di rallentare la proliferazione di virus e batteri (in questo caso fino al 99%, secondo le norme internazionali ISO 22196) rallenta di molto lo sviluppo di infezioni nosocomiali.Secondo i dati pubblicati dall’AMNDO – Associazione Nazionale Medici delle Direzioni Ospedaliere – si stima che ogni anno in Italia un numero compreso tra il 5% e il 15% dei pazienti ricoverati in ospedale sviluppi almeno una ICA (Infezione Correlata all’Assistenza), causata proprio dalla permanenza nella struttura sanitaria; rischio a cui sono sottoposti anche medici, operatori sanitari e visitatori. Si calcola che in Italia vi siano un numero di casi tra 350.000 e 700.000 direttamente responsabili di circa 5000 decessi all’anno.

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Emergenza sanitaria e attività degli ortodontisti

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 marzo 2020

Il decreto Ministeriale limita, infatti, l’attività clinica odontoiatrica unicamente alle prestazioni a carattere di urgenza o non differibili e invita a procrastinare tutte le altre, così da limitare le possibili occasioni di contagio e diffusione del virus. ASIO pertanto, come riportato dal decreto Ministeriale dello scorso 9 marzo ed in linea con le maggiori Società Scientifiche ed Associazioni di categoria, invita tutti i suoi SOCI a limitare l’attività clinica odontoiatrica unicamente alle prestazioni a carattere di urgenza o non differibili, procrastinando tutte le altre, così da ridurre le possibili occasioni di contagio e diffusione del virus. Queste in concreto saranno le modalità in caso di intervento urgente odontoiatrico:
1. Sarà effettuato un triage telefonico con il proprio specialista per verificare insieme il problema ortodontico in essere, nonché lo stato di salute del paziente stesso. Sarà richiesto al paziente se: presenta febbre (>37.5°C), raffreddore, tosse, difficoltà respiratorie, dolori muscolari, mal di testa insorti negli ultimi 14 giorni
è stato in contatto con persone con questi sintomi negli ultimi 14 giorni
è stato in contatto con persone infette negli ultimi 14 giorni
proviene da aree a rischio al di fuori dal territorio nazionale
Se sintomatici, i pazienti dovranno rivolgersi telefonicamente al proprio medico di famiglia o chiamare il numero 1500 e possibilmente posizionarsi in uno stato di autoquarantena. Il trattamento odontoiatrico di tali pazienti, se possibile, deve essere procrastinato.
2. In corso di valutazione telefonica, se ritenuto utile, lo specialista potrà richiedere di inviare una fotografia o video del problema riscontrato al proprio apparecchio ortodontico. I sistemi e le applicazioni che utilizziamo quotidianamente (videochiamate, foto e video realizzati direttamente con il cellulare, ecc.) possono difatti essere particolarmente utili per comprendere la problematica a distanza e risolverla nel migliore dei modi
3. Qualora ne ravvisi lo stato di emergenza e la necessità di visitare il paziente, lo specialista programmerà per il paziente un appuntamento tale da evitare la presenza di più pazienti in contemporanea in sala d’attesa, così da rimanere a distanza corretta (almeno un metro) l’uno con l’altro, cercando di evitare accompagnatori non necessari
4. La sala d’attesa e gli ambienti extra clinici saranno predisposti secondo i rigidi protocolli emessi in questi giorni: un periodico e adeguato ricambio di aria, eliminando giornali, riviste, libri dalla sala d’attesa, disinfezione di ogni maniglia e superficie a contatto, fornendo al personale dispositivi di protezione (DPI) adeguati come mascherina, guanti, occhiali e camice monouso, ecc.
5. Mettere a disposizione del paziente, in sala d’attesa, un disinfettante alcolico e mascherine, e detergere, per ogni nuovo paziente, con soluzioni a base di alcool o di cloro tutte le superfici, maniglie o bottoni oggetto di contatto
6. Praticare, come di routine, tutte le norme di sterilizzazione nell’uso degli strumenti, minimizzando in particola modo l’impiego di strumenti rotanti e che prevedono nebulizzazione.
7. Nell’area clinica durante la fase pre-terapia e post terapia, saranno rigorosamente applicati i protocolli stilati ed inoltrati di recente dalle Associazioni e dagli Ordini di categoria

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Azioni intraprese da Assologistica per far fronte all’emergenza sanitaria in atto

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 marzo 2020

“Grande attenzione, adeguata prudenza e conseguenti interventi operativi attraverso protocolli condivisi e coordinati con le Autorità di riferimento. Questo è quanto stanno mettendo in campo le Associazioni della logistica e dei trasporti – e quindi anche Assologistica – nell’affrontare l’emergenza da Covid-19. Il tutto secondo una logica di collaborazione da parte degli attori di un settore che intende fare fronte comune, in vista non solo della difficile situazione presente, ma anche del post-evento emergenziale”. Esordisce così Andrea Gentile, presidente di Assologistica, Associazione che nei giorni scorsi ha incontrato – insieme alle altre Organizzazioni della logistica e dei trasporti – la ministra De Micheli per rappresentare le difficoltà che il settore sta incontrando nell’emergenza coronavirus e le ricadute economiche che si prospettano nei prossimi mesi.Oltre ad aderire ai contributi delle Confederazioni (Confetra e Confindustria) di cui fa parte, Assologistica ha dato immediato seguito all’incontro, come richiesto dalla ministra, con una lettera nella quale sono state avanzate richieste per fronteggiare il calo dei volumi nel settore portuale. E in particolare focalizzando l’attenzione su rivisitazione dei canoni concessori sulla base dei minimi stabiliti con Decreto ministeriale; su annullamento dell’addizionale IRES per redditi derivanti dallo svolgimento di attività di concessione; su azzeramento delle accise dei combustibili per trazione utilizzati dai mezzi operativi portuali.Inoltre per il settore della logistica Assologistica è intervenuta nella lettera e con l’Avviso Comune sottoscritto con le parti firmatarie del contratto di logistica, trasporto merci e spedizione con la richiesta di estensione e semplificazione delle procedure per l’accesso agli ammortizzatori sociali (affinché ne sia universalmente consentita l’erogazione in tempi rapidi), nonché sollecitando misure di natura economica, quali la sospensione dei termini per il versamento dei contributi previdenziali e delle imposte, l’esclusione per tutto il 2020 dei contributi a carico degli operatori per il funzionamento di ART (Autorità di Regolazione dei Trasporti) e infine lo sgravio contributivo per le imprese che mantengano i livelli occupazionali pre-emergenza, senza ricorrere agli ammortizzatori sociali.In merito al decreto di urgenza del Governo per contenere il dilagare del contagio in Lombardia e altre 14 province, ricordiamo che nessuna limitazione o restrizione è prevista per il transito delle merci e di tutta la filiera produttiva da e per i territori indicati dall’art. 1 del decreto 8 marzo 2020. In attesa di chiare linee guida sulla movimentazione delle merci, sul sito del ministero dei Trasporti si legge infatti che: “L’attività degli operatori addetti al trasporto è un’esigenza lavorativa: il personale che conduce i mezzi di trasporto può quindi entrare e uscire dai territori interessati e spostarsi all’interno degli stessi, limitatamente alle esigenze di consegna o prelievo delle merci”.

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Coronavirus ed emergenza sanitaria

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 marzo 2020

In una settimana sono esplose tutte le contraddizioni in seno alla sanità così come è stata organizzata e gestita nel nostro Paese negli ultimi vent’anni. I cardini sui quali si poggia l’attuale servizio sanitario, che impropriamente ancora definiamo “nazionale”, sono aziendalizzazione, regionalizzazione, privatizzazione e hanno prodotto carenza di personale, precarizzazione, chiusura di ospedali con conseguente mancanza di posti letto, e tagli di risorse che fonti autorevoli misurano in 37 miliardi.Adesso, di fronte all’emergenza, si mettono le toppe che spesso sono peggiori del buco. Prima l’idea di richiamare in servizio il personale medico e infermieristico andato in pensione, sulla quale abbiamo già motivato la nostra contrarietà, ora la “collaborazione” con la sanità privata. Apprendiamo che in Lombardia già sarebbe in essere, ma non si capisce con quali modalità. Non vorremmo che l’emergenza Covid-19 si rivelasse l’occasione per incrementare il profitto della sanità privata!Quindi, se c’è necessità, vanno requisiti posti letto e strutture di rianimazione e terapia intensiva, ma senza costi aggiuntivi per lo Stato.In ogni caso, chiarito questo aspetto tutt’altro che secondario, sarà il caso di discutere seriamente se questo sistema perverso messo in piedi da governi di qualsiasi colore sia sostenibile dal punto di vista della tutela della salute pubblica e non solo da quello del nuovo modello sociale, finalizzato esclusivamente al profitto dei padroni della sanità privata.

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Chiusura del contratto della dirigenza sanitaria

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 novembre 2019

“La chiusura del contratto della dirigenza sanitaria (medici, dirigenti non medici e, dalla riforma Madia, dirigenti delle professioni sanitarie tra cui circa 350 infermieri”), rappresenta un ulteriore passo avanti nell’organizzazione del Servizio sanitario nazionale e di conseguenza dei servizi che ne fanno parte. Il contratto ormai assente da oltre dieci anni, anche se come nel caso del comparto sanità rappresenta un momento di transizione verso conquiste di livello più elevato, non può far altro che dare ossigeno a tutti quei professionisti che non hanno mai lasciata sguarnita l’assistenza e che anzi hanno dato tutto ciò che la loro professionalità ha consentito per mantenere alta la qualità dei servizi. “Ovviamente – dice Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI) – un grazie va ai ministri – Speranza della Salute e Dadone della Pubblica amministrazione – che hanno confermato col loro impegno l’interesse al servizio sanitario e soprattutto al personale che ne rappresenta l’ossatura portante”. Ora, per quanto riguarda i dirigenti delle professioni sanitarie, spiega la presidente FNOPI, mancano ancora alcune tessere perché il quadro della loro dirigenza sia completo e uniforme con gli altri colleghi dirigenti, ma sicuramente l’occasione di sistemarle è vicina. A partire dalla stessa manovra di bilancio dove già sono stati presentati emendamenti di maggioranza per estendere anche a loro quell’indennità di esclusiva che fa parte del bagaglio della dirigenza sanitaria. “Anche di questo – conclude – ringraziamo la sensibilità dei senatori, come dell’altro emendamento che reintroduce anche per gli infermieri la Retribuzione individuale di anzianità, ‘dimenticata’ nella manovra dello scorso anno”,
Un contratto quindi, che rappresenta un altro passo avanti verso un’organizzazione oltre che multiprofessionale e patient centered, anche una garanzia in più di qualità per l’assistenza che il nostro Ssn eroga.

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Storie di ordinaria mobilità sanitaria

Posted by fidest press agency su martedì, 7 agosto 2018

Cartone al posto del gesso. È la soluzione “fai da te” dell’Ospedale di Reggio Calabria per far fronte ad un approvvigionamento carente dei materiali necessari a garantire le cure ai cittadini. Una scelta “obbligata” dalla mancanza di risorse e da una programmazione finalizzata esclusivamente a garantire la compatibilità finanziaria dei livelli assistenziali messi a disposizione della popolazione.
Non c’è dunque da meravigliarsi se in molti, soprattutto, gli italiani che vivono nelle regioni del Centro Sud decidono di spostarsi presso i centri del Nord per sottoporsi a cure o interventi. È il fenomeno della mobilità sanitaria che, come si legge nel VII Rapporto RBM – Censis, lo scorso anno è tornato a crescere: +21,4% rispetto al 2015, coinvolgendo oltre 1,7 milioni di italiani – 950.000 malati e 825.000 accompagnatori – e raggiungendo quota 4,3 miliardi, con un aumento pari al 10,2% rispetto all’annualità precedente, che si era attestata a quota 3,9 miliardi. Ma se il saldo totale dei flussi della migrazione sanitaria a livello nazionale è ovviamente pari a zero ci sono Regioni che ci “guadagnano” e Regioni che ci “perdono” e queste ultime sono la maggioranza: 13 Regioni su 20 hanno infatti un saldo negativo tra crediti e debiti (Campania, Calabria e Lazio in testa)

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Allarme povertà sanitaria

Posted by fidest press agency su sabato, 4 agosto 2018

Secondo il Rapporto Svimez, ancora oggi al cittadino del Sud mancano (o sono carenti) diritti fondamentali e vi è il fenomeno della povertà sanitaria, per cui l’insorgere di patologie gravi costituisce una delle cause più importanti di impoverimento delle famiglie Italiane.
“Una grave denuncia. E’ già indegno di un Paese civile non garantire assistenza sanitaria realmente gratuita, come sanno tutti i malati gravi che, in tutta Italia, sono costretti a fare visite private, sia per accorciare i tempi di attesa sia per rivolgersi a professori conosciuti ed affermati. Ancor più grave, poi, che questo li faccia precipitare nella povertà” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.L’associazione di consumatori ricorda che, secondo gli ultimi dati Istat, relativi al 2016, al Sud il 14,9% delle famiglie dichiara di non avere soldi per le cure mediche, contro una media nazionale dell’8,8%, e che il 54% delle famiglie del Sud non riesce a far fronte ad una spesa imprevista di 800 euro, come può accadere in caso di malattie gravi, contro una media per l’Italia di 41,9% (in Sicilia il record, pari al 63,1% delle famiglie).

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Rapporto sulla mobilità sanitaria

Posted by fidest press agency su sabato, 4 agosto 2018

I cittadini italiani possono esercitare il diritto di essere assistiti in strutture sanitarie di Regioni differenti da quella di residenza, alimentando il fenomeno della mobilità sanitaria interregionale. Sotto questo “cappello” si collocano la mobilità attiva – che identifica l’indice di attrazione di una Regione tramite prestazioni offerte a cittadini non residenti e rappresenta una voce di credito – e la mobilità passiva – che esprime l’indice di fuga da una Regione con le prestazioni erogate ai cittadini al di fuori della Regione di residenza e rappresenta una voce di debito. Le compensazioni finanziarie tra Regioni vengono regolate secondo un Testo Unico approvato dalla Conferenza Stato-Regioni che ha individuato 7 flussi finanziari: ricoveri ospedalieri e day hospital (differenziati per pubblico e privato), medicina generale, specialistica ambulatoriale, farmaceutica, cure termali, somministrazione diretta di farmaci, trasporti con ambulanza ed elisoccorso.
Nel 2017 il valore della mobilità sanitaria ammonta a € 4.635,4 milioni, cifra che include anche i conguagli relativi al 2014 (€ 218,9 milioni) e al 2016 (€ 296,3 milioni), importi tuttavia non ancora definitivamente approvati dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome.
Mobilità attiva. Le Regioni con maggiori capacità attrattive sono Lombardia (25,2%) ed Emilia Romagna (13,3%), che insieme ricevono oltre 1/3 della mobilità attiva; un ulteriore 27% viene attratto da Veneto (8,7%), Toscana (7,8%), Lazio (7,7%) e Piemonte (4,5%). Il rimanente 33% della mobilità attiva si distribuisce nelle rimanenti 15 Regioni, oltre al Bambin Gesù (€ 195,4 milioni) e all’Associazione dei Cavalieri Italiani del Sovrano Militare Ordine di Malta (€ 43,7 milioni). In generale, esiste una forte capacità attrattiva delle grandi Regioni del Nord, a cui fa da contraltare quella estremamente limitata delle Regioni del Centro-Sud, con la sola eccezione del Lazio.
Mobilità passiva. Le Regioni con maggiore indice di fuga dei propri residenti sono Lazio (13,9%) e Campania (10,1%) che insieme contribuiscono a quasi il 25% della mobilità passiva; un ulteriore 29% riguarda Lombardia (7,7%), Calabria (7,5%), Puglia (7,4%), Sicilia (6,5%) e il 46,8% si distribuisce nelle rimanenti 15 Regioni. Rispetto alla mobilità passiva, se quasi tutte le Regioni meridionali hanno elevati indici di fuga, questi sono rilevanti anche in grandi Regioni del Nord, in particolare in Lombardia, ma anche in Piemonte, Emilia Romagna, Veneto e Toscana, un fenomeno verosimilmente attribuibile a preferenze dei pazienti e agevolato dalla facilità di spostamento tra Regioni limitrofe con elevata qualità dei servizi sanitari.
«Dalla valutazione comparativa dei saldi – puntualizza il Presidente – emerge che le Regioni con saldo positivo superiore a € 100 milioni sono tutte del Nord, mentre quelle con saldo negativo maggiore di € 100 milioni tutte del Centro-Sud».
«Considerata la complessità del fenomeno della mobilità sanitaria – conclude Cartabellotta – con i dati attualmente disponibili è impossibile effettuare analisi più dettagliate. Ecco perché la Fondazione GIMBE chiede ufficialmente al Ministro della Salute di rendere pubblicamente disponibili tutti i dati sulla mobilità sanitaria che le Regioni trasmettono al Ministero. Questo permetterebbe di analizzare, per ciascuna Regione, la distribuzione delle tipologie di prestazioni erogate in mobilità, la differente capacità di attrazione di strutture pubbliche e private accreditate e la Regione di residenza dei cittadini che scelgono di curarsi lontano da casa, al fine di identificare quali dinamiche regolano le varie tipologie di mobilità regionale, di cui alcune sono “fisiologiche” ed altre francamente “patologiche”». Il report dell’Osservatorio GIMBE “La mobilità sanitaria interregionale nel 2017” è disponibile a: http://www.gimbe.org/mobilita_sanitaria2017.

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Assistenza a lungo termine: l’Italia investe solo il 10% della spesa sanitaria

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 luglio 2018

L’Italia, il Paese più vecchio d’Europa, sta vivendo – e sempre più lo farà – le conseguenze della pressione demografica: aumento del carico di cronicità, disabilità e non autosufficienza. Il sistema, però, ‘resta al palo’ nell’organizzazione di una rete capillare e sostenibile di servizi sul territorio, a partire dalle cure domiciliari: siamo il fanalino di coda in Europa per quanto riguarda la Long-Term Care, alla quale destiniamo poco più del 10% della spesa sanitaria – a fronte di percentuali che superano il 25% nei Paesi del Nord Europa –, pari a circa 15 miliardi di euro. Di questi, solo 2,3 miliardi (l’1,3% della spesa sanitaria totale) sono destinati all’erogazione di cure domiciliari, con un contributo a carico delle famiglie di circa 76 milioni di euro.
I dati emergono dalla seconda Indagine sull’Assistenza Domiciliare in Italia (ADI): chi la fa, come si fa e buone pratiche, realizzata da Italia Longeva e presentata al Ministero della Salute nel corso della terza edizione degli Stati Generali dell’assistenza a lungo termine, la due giorni di approfondimento e confronto sulle soluzioni sociosanitarie a supporto della Long-Term Care. L’Indagine, che ha aperto una finestra sulla Long-Term Care in Europa, completa la panoramica sullo stato dell’arte dell’ADI nelle diverse regioni, avviata nel 2017, includendo ulteriori 23 Aziende Sanitarie, che si sommano alle 12 esaminate lo scorso anno, per un totale di 35 ASL distribuite in 18 Regioni, che offrono servizi territoriali a circa 22 milioni di persone, ossia oltre un terzo della popolazione italiana.Il trend dell’offerta di cure domiciliari agli anziani si conferma in crescita (+0,2% rispetto al 2016), ma resta ancora un privilegio per pochi: ne gode solo 3,2% degli over65 residenti in Italia, con una forte variabilità a seconda delle aree del Paese, se non all’interno della stessa Regione, per quanto riguarda l’accesso al servizio, le prestazioni erogate rispetto quelle inserite nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), le ore dedicate a ciascun assistito, la natura pubblica o privata degli operatori e il costo pro capite dei servizi. Mediamente, le ASL coinvolte nell’indagine garantiscono ai loro anziani l’87% delle 31 prestazioni a più alta valenza clinico-assistenziale previste nei LEA, arrivando, in alcuni casi, ad offrire fino al 100% dei servizi, come avviene a Catania, Chieti e Salerno. Un’evidente disomogeneità riguarda invece il numero di accessi in un anno – si va da un minimo di 8 ad un massimo di 77 della ASP di Potenza – e le ore di assistenza dedicate al singolo anziano, che oscillano da un minimo di 9 ad un massimo di 75 nella ASL Roma 4. In tutti i casi, si tratta di interventi principalmente a carattere infermieristico e, a seguire, fisioterapico e medico. All’ampia variabilità in termini di assistiti ed attività erogate, corrispondono anche costi differenti per la singola presa in carico che variano dai 543 euro della ATS Montagna agli oltre 1000 euro della ASP Potenza, e non sempre ad un maggior carico assistenziale corrisponde una spesa più elevata.

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Lombardia: Riforma della Sanità a pezzettini

Posted by fidest press agency su giovedì, 23 febbraio 2017

regione lombardia“Abbiamo votato contro il terzo troncone di una riforma sanitaria malgestita e che sta creando il caos nel mondo sanitario lombardo. Maroni e i suoi hanno proposto e approvato una riforma spezzatino, che strizza l’occhio sempre di più alla sanità privata.Tra accelerazioni e frenate l’iter di un provvedimento così importante è risultato confuso e decisamente improntato più ad accontentare i vari animi politici dei gruppi in coalizione di maggioranza che di prendersi il tempo opportuno per fare un unico progetto organico e chiaro. Hanno continuato a ripeterci che dovevamo volare alto ma la realtà è che si cercano di fare leggi di indirizzo in modo che poi la giunta possa avere il massimo agio di deliberare quello che vuole”, così Paola Macchi e Dario Violi, consiglieri regionali del M5S Lombardia.”Nel corso della discussione sono stati approvati alcuni ordini del giorno del M5S sul tema della prevenzione delle malattie cardio-respiratorie legate all’inquinamento, ma era inevitabile per la Giunta, in previsione delle sanzioni europee che dovrebbero arrivare a causa dello stato pessimo dell’aria e per il quale non si fa nulla di davvero risolutivo in regione Lombardia, continuando a destinare fondi ad autostrade invece di concentrarsi sui trasporti pubblici. Approvato anche un secondo ordine del giorno per il riconoscimento dell’attività motoria quale strumento di prevenzione ma e’ ancora insufficiente in legge la volontà di riconoscere all’attività fisica quel ruolo fondamentale che ha per mantenere in salute le persone e aiutare i malati cronici a migliorare le proprie condizioni. Abbiamo lavorato anche sul diabete con due ordini del giorno che impegneranno la Giunta regionale ad aprire centri in tutta la regione per i piccoli pazienti diabetici e perché tutte le ex ASL forniscano uguale numero di presidi (aghi pungidito) ai malati. Abbiamo impegnato Regione Lombardia a dotare i malati di diabete di tecnologie di controllo sanguigno senza l’uso del pungi dito sei volte al giorno. L’approvazione di questi atti del M5S è una piccola vittoria ma rimane ancora tantissimo lavoro da fare per avere un sistema sociosanitario lombardo davvero efficiente e rispondente non solo agli indirizzi più avanzati su prevenzione e appropriatezza ma anche alle esigenze dei cittadini”, concludono i consiglieri.

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Una nuova strategia per la formazione sanitaria basata sul valore

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 febbraio 2017

Milano. Medtronic ha annunciato oggi il lancio di Medtronic Impact, un programma di formazione rivolto a medici e personale sanitario, che interesserà l’Italia e tutta l’Europa, Medio Oriente & Africa (EMEA) e che fa parte delle iniziative dell’azienda per una Sanità basata sul Valore.Medtronic Impact introduce un approccio completamente nuovo nei confronti delle attività formative e di crescita professionale nell’area healthcare, andando oltre gli schemi tradizionali. L’obiettivo di Medtronic Impact è di offrire una formazione ampia con l’obiettivo di migliorare gli ‘esiti’ clinici dei pazienti, misurando i risultati sui benefici e sul valore generato in un’ottica di accessibilità e sostenibilità. Il programma riguarderà un ampio spettro di argomenti ed è rivolto agli operatori sanitari di tutte le discipline e specialità, con l’obiettivo di coinvolgere oltre 500.000 operatori sanitari nell’arco di 5 anni.Medtronic Impact prevede la realizzazione di percorsi formativi ad hoc, mirati al grado di preparazione e specializzazione dei “fruitori”. Si tratta di un programma diviso in più fasi, che riguarderà diverse tematiche e utilizzerà differenti metodi di training.
“Il programma Impact rappresenta un investimento importante e stabilisce uno standard assolutamente nuovo per la crescita professionale nel settore sanitario” – ha dichiarato Rob ten Hoedt, Presidente EMEA di Medtronic – “Questa nuova e ampia offerta formativa consentirà agli operatori sanitari di accrescere le proprie competenze non solo in ambito clinico ma anche su percorsi che possano sviluppare una sanità basata sul valore”.
“Medtronic Impact segna una trasformazione fondamentale e rivoluzionaria per la formazione medico sanitaria. La collaborazione tra la comunità scientifica e l’industria – dichiara Michele Perrino, Amministratore Delegato di Medtronic Italia – favorisce l’innovazione medico-scientifica. Per questo motivo sosteniamo il programma Medtronic Impact anche in Italia; vogliamo contribuire ad un miglior percorso di cura del paziente, con migliori benefici clinici ad un costo accessibile e sostenibile per il sistema sanitario”.
Medtronic Impact prevede anche una rete di collaborazioni con Centri d’eccellenza a livello internazionale. Collaborazioni che sono fondamentali per consentire agli operatori sanitari e a Medtronic di centrare i propri obiettivi formativi e che, per il momento, riguardano il Campus di Barcellona, l’IRCAD (Research Institute against Digestive Cancer) di Strasburgo, il Laboratorio Sunskill dell’Università di Stellenbosch, in Sudafrica e la Facoltà di Medicina dell’Università di Dundee in Scozia.
Medtronic Impact prevedrà anche nuove esperienze di training online ‘immersive’ a complemento del portfolio di Medtronic e sessioni face to face. Ci sarà, inoltre, un portale web a piattaforma personalizzata che consentirà ai singoli operatori sanitari di accedere a percorsi individuali, sulla base delle proprie esigenze. A questa piattaforma saranno associate tecnologie innovative quali Aule Virtuali, Realtà Aumentata e l’opportunità di osservare casi in remoto, per far vivere l’esperienza formativa come la più ricca e articolata possibile.
Medtronic Impact è un programma pluriennale, che vedrà la propria attuazione nel corso del 2017.

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Terremoto, Anaao: in edilizia sanitaria governo privilegi adeguamenti antisismici

Posted by fidest press agency su sabato, 27 agosto 2016

ospedale«Non è più sufficiente parlare di ammodernamento in modo generico. Se lo stato investe in edilizia sanitaria, voce per la quale purtroppo l’afflusso di risorse è altalenante, il legislatore deve indicare i singoli capitoli dove si deve “ammodernare” e le regioni devono darsi delle priorità di spesa. A nostro avviso il rischio sismico è la priorità assoluta come testimonia l’inagibilità dell’Ospedale di Amatrice». Costantino Troise segretario Anaao Assomed lancia una riflessione a 48 ore dal rovinoso terremoto che tra Marche e Lazio ha fatto oltre 240 vittime. Nel comunicato in cui invita gli iscritti a devolvere un’ora di lavoro per le popolazioni terremotate, Troise sottolinea come, superata la fase di emergenza, si debba provvedere alla messa in sicurezza delle strutture ospedaliere «chiamate a rispondere alle necessità delle popolazioni in momenti di urgenza e di massimo bisogno. Occorre un piano straordinario di investimenti che metta in sicurezza sismica gli ospedali per impedire che vengano a mancare, proprio quando sono più necessari».Troise non mette in discussione l’impegno dei governi nell’edilizia sanitaria. La Finanziaria 2008 stanziò 3 miliardi di euro per ammodernare le strutture e costruire nuovi ospedali, quella del 2015 ha promosso un investimento da 3,3 miliardi sul Fondo edilizia sanitaria, poi però decurtato di 600 milioni per il 2016 e 900 per il 2017. A fronte di tali sforzi, arrivano notizie come quella relativa all’ospedale di Amatrice per il quale non erano stati spesi gli ultimi 2 milioni stanziati. «Non è in discussione l’impegno dello stato – premette Troise – ma “ammodernamento” può significare: ascensori nuovi, una mano di bianco, aria condizionata. Invece, in un paese che vive una catastrofe ogni 5 anni, deve significare prioritariamente adeguamento antisismico. La commissione d’inchiesta parlamentare del 2009 guidata da Ignazio Marino, ricordo, segnala a grande rischio con una scossa di 6,5 gradi Richter il 70% delle strutture presenti in Italia, ma se la scossa scendesse intorno ai 6 gradi Richter, resta a rischio il 60% degli ospedali. Si reindirizzino dunque gli investimenti nell’edilizia sanitaria e scolastica. Le Regioni dovrebbero inoltre decidere modalità e priorità, posto l’obbligo principale di mettere in sicurezza le strutture».
E se i soldi non bastassero? «I Democratici Usa affermano che spesso una ripresa parte da investimenti pubblici: se ciò è vero non si abbia paura in Italia a chiedere flessibilità all’Unione Europea per gli investimenti rivolti a salvare vite umane». Anaao è impegnata anche sul fronte della solidarietà alle popolazioni terremotate e chiama i propri iscritti e tutti i medici e i dirigenti sanitari del Ssn a devolvere 1 ora di lavoro come avvenuto in passato: è sufficiente l’autorizzazione del singolo alla struttura a togliere un’ora di lavoro dagli emolumenti e a devolverla al netto degli oneri riflessi. «Occorreva lanciare un segnale da parte di una categoria bistrattata – dice Troise – ma che di fronte a queste tristi ricorrenze non si tira mai indietro». (Mauro Miserendino – fonte Doctor33)

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Malattie neurodegenerative

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 ottobre 2015

università studi milanoE’ uscito su Nature Communications uno studio dove si dimostra che Montelukast, farmaco già in commercio da anni per la cura dell’asma, è in grado di revertire l’invecchiamento cerebrale e la perdita delle funzioni cognitive in animali anziani ai quali il farmaco è stato somministrato per 6 settimane a dosaggi compatibili con quelli già in uso nell’uomo. Lo studio, che ha coinvolto diversi gruppi di ricerca in Europa – fra cui quello della professoressa Maria Pia Abbracchio dell’Università Statale di Milano – e che è stato coordinato da Ludwig Aigner, professore di Medicina Molecolare Rigenerativa presso l’Università Medica Paracelsus di Salisburgo, apre prospettive concrete per la cura delle malattie neurodegenerative associate all’invecchiamento e caratterizzate da impoverimento delle capacità cognitive, perdita della memoria e, nei casi peggiori, demenza.A causa dell’aumento della durata della vita media, che ora in Italia sfiora gli 83 anni, i problemi legati al declino cognitivo e all’aumentata incidenza di demenza nell’anziano rappresentano un’emergenza sanitaria e sociale di enorme portata. Alla perdita cognitiva contribuiscono vari fattori: la presenza di infiammazione cerebrale, il deterioramento delle cellule nervose e, nell’ippocampo, l’area del cervello deputata ad apprendimento e memorizzazione, la riduzione della neurogenesi, vale a dire la formazione di nuovi neuroni dove vengono immagazzinate le nuove informazioni che apprendiamo dall’ambiente. Da sempre, correggere queste disfunzioni rappresenta l’ambizioso obiettivo di nuove terapie rigenerative in grado di ringiovanire il cervello e ripristinarne le funzioni.Nello studio pubblicato su Nature Communications si dimostra che la somministrazione a roditori anziani di Montelukast, il cui uso nell’uomo è caratterizzato da un alto profilo di sicurezza e dalla bassa incidenza di effetti collaterali, riduce marcatamente i livelli di infiammazione cerebrale, ripristina la neurogenesi ippocampale e migliora significativamente le capacità di apprendimento e memorizzazione, riportandole quasi al livello degli animali giovani. Grazie all’impiego di biotecnologie di avanguardia, lo studio dimostra anche che, almeno in parte, gli effetti positivi di Montelukast sono dovuti alla sua interazione con GPR17, un recettore identificato anni fa proprio dal gruppo della professoressa Abbracchio dell’Università Statale (Ciana P et al., EMBO J, 2006), e a modulazione della sua influenza sulla neurogenesi ippocampale.“Da tempo si sa che il cervello non è separato dal resto del corpo e che le sue funzioni possono risentire fortemente dei fenomeni infiammatori presenti in altri organi. – spiega Abbracchio – Già 10 anni fa avevamo fatto presente come l’infiammazione sistemica cronica, che è a sua volta influenzata dall’ambiente e dall’alimentazione, possa accellerare l’invecchiamento del cervello e aumentare l’incidenza di malattie neurodegenerative quali Alzheimer e Parkinson” (Marchetti B e Abbracchio MP, Trends Pharmacol Sci, 2005).
“Nel lungo termine – aggiunge Aigner – la presenza di infiammazione in organi periferici, quali il polmone e l’intestino, riduce la capacità del cervello di autoripararsi e ne deteriora il funzionamento. Studi precedenti avevano dimostrato che una delle cause principali della perdita cognitiva nell’anziano è l’accumulo nel sangue (e da lì nel cervello) di eotaxina, una sostanza infiammatoria coinvolta nell’asma (Villeda et al., Nature, 2011). Da qui l’ipotesi – oggi confermata – che un farmaco antiasmatico come Montelukast potesse bloccare l’infiammazione anche nel cervello e mostrare effetti rigenerativi sulle sue funzioni”.Gli studi clinici confermeranno se, come atteso, Montelukast possa rappresentare un esempio positivo di “riposizionamento” di farmaci già disponibili per indicazioni terapeutiche diverse da quelle originali, accellerando così la messa a punto di terapie per pazienti affetti da malattie incurabili.Nei prossimi mesi verrà strutturato uno studio clinico nel quale le proprietà di Montelukast verranno valutate in alcune popolazioni selezionate di pazienti con difetti cognitivi. Lo studio è stato finanziato anche dalla Fondazione Italiana Sclerosi Multipla da anni partner dell’Università degli Studi di Milano sul progetto GPR17 confluito in un brevetto depositato congiuntamente da Università e da AISM con la sua Fondazione (FISM). L’Associazione attraverso la sua Fondazione FISM, sostiene le ricerche della professoressa Maria Pia Abbracchio sul ruolo del recettore di GPR17 nelle sindromi neurodegenerative.

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La Turchia si afferma come regione chiave per la sanità a livello globale

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 maggio 2015

turchia-ist3Guidata da riforme e investimenti privati, la Turchia si sta affermando sempre più come uno dei mercati più interessanti per la sanità nel panorama mondiale. Il paese ha raddoppiato la propria spesa sanitaria negli ultimi dieci anni, raggiungendo quota 62,3 miliardi di dollari, con la sua popolazione di 74,7 milioni di abitanti e un crescente bacino di pazienti.
La Turchia è stata un tema di interesse chiave nel corso del Breakfast Briefing sulla crescita nelle regioni emergenti di Frost & Sullivan, che si è tenuto a Milano la scorsa settimana. Il briefing si è focalizzato sulle opportunità di investimento in Turchia, così come nei paesi CIS e in Africa, in tutti i settori. Philipp Reuter, Direttore Sud Europa e Turchia di Frost & Sullivan, a seguito del proprio intervento nell’ambito della conferenza, commenta: “Parallelamente alla sua crescita economica, la Turchia ha attraversato una trasformazione socio-economica significativa negli ultimi dieci anni. Tra il 2005 e il 2015, il numero di pazienti affetti da varie malattie croniche è raddoppiato nel paese, raggiungendo 9 milioni di pazienti diabetici e 1 milione di pazienti affetti da cancro. Inoltre, si osserva una rapida tendenza all’invecchiamento nel paese, che porterà a un ampliamento del bacino di pazienti dopo il 2020.” L’assistenza sanitaria ha rappresentato il focus principale dell’attuale governo turco, che è salito al potere nel 2002 e ha immediatamente lanciato il programma di trasformazione sanitaria nel paese, concentrandosi su un piano di assicurazione sanitaria nazionale. Mentre il budget sanitario del governo è raddoppiato durante il periodo della riforma, la copertura assicurativa pubblica è aumentata dal 50% del 2003 al 100% raggiunto nel 2015. “Un altro risultato significativo del programma di trasformazione sanitaria è stato l’aumento della qualità dei servizi sanitari nel paese, – aggiunge Hilal Cura, Consulente per il settore Healthcare di Frost & Sullivan, che ha affrontato il tema della sanità turca durante il Breakfast Briefing di Milano. – Tra il 2006 e il 2010, il numero di ospedali privati è aumentato dell’86%, mentre la percentuale di posti letto qualificati è aumentata dal 12% del 2002 al 40% del 2011. Inoltre, il numero delle unità MRI installate è aumentato di 12 volte, da 58 a 781.” Come hotspot emergente nel mercato globale della sanità, la Turchia ha attirato notevoli investimenti da tutto il mondo in vari segmenti, tra cui servizi sanitari privati, dispositivi medici e prodotti farmaceutici. Dopo il 2010, molte aziende attive in ambito sanitario hanno reso la Turchia il proprio quartier generale CEE/MENA, mentre i maggiori gruppi ospedalieri privati della Turchia sono stati acquisiti da gruppi di private equity. Attualmente, le prime dieci catene ospedaliere private in Turchia rappresentano il 30% delle entrate relative ai servizi sanitari privati in Turchia, pari a 10 miliardi di dollari, mentre il mercato farmaceutico turco è il sesto più grande d’Europa, con entrate pari a 13,5 miliardi di dollari. “La Turchia ha un grande potenziale per tutte le tipologie di aziende nel settore sanitario. Da sempre considerata un centro di ricerca e sviluppo nel settore sanitario, – conclude Reuter – il paese è ora diventato un mercato immenso e ancora non saturo, che offre opportunità significative nell’ambito di servizi sanitari, tecnologie innovative per dispositivi medici, diagnostica e farmaceutica.”

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I deputati europei approvano un piano per un’assistenza sanitaria più sicura

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 maggio 2015

Nurses treat a patient at the intensive care unit at the hospital St. Josefskrankenhaus in Freiburg, Germany, 21 March 2014. Photo: PATRICK SEEGER/dpa

Nurses treat a patient at the intensive care unit at the hospital St. Josefskrankenhaus in Freiburg, Germany, 21 March 2014. Photo: PATRICK SEEGER/dpa

I deputati rilevano che l’attuale crisi economica sta incidendo sui bilanci sanitari nazionali – © BELGAIMAGE/DPA/P.SEEGER
In una risoluzione approvata martedì i deputati suggeriscono come migliorare l’assistenza sanitaria e in particolare come far fronte alla crescente resistenza agli antibiotici dell’uomo e degli animali, attraverso un utilizzo più responsabile dei trattamenti a disposizione e promuovendo l’innovazione.Secondo le stime, tra l’8 e il 12% dei pazienti ricoverati negli ospedali comunitari è vittima di eventi avversi, come le infezioni sanitarie correlate, che causano 37.000 decessi all’anno e rappresentano un pesante onere che grava sulle risorse sanitarie limitate.“Non si possono imporre misure di austerità che incidono sulla sicurezza dei pazienti, sul personale o sugli specialisti negli ospedali. 25.000 cittadini muoiono ogni anno in Europa a causa della crescente resistenza agli antibiotici esistenti, quindi dobbiamo stimolare la ricerca su nuove tipologie di sostanze. Nel settore veterinario, le vendite online di antimicrobici e il loro uso profilattico dovrebbe essere impedito,” ha dichiarato il relatore, l’italiano Piernicola Pedicini (EFDD), la cui relazione è stata approvata con 637 voti a favore, 32 contrari e 10 astensioni.I deputati evidenziano che l’attuale crisi economica ha creato una forte pressione sui bilanci sanitari nazionali e ha, quindi, avuto un impatto sulla sicurezza dei pazienti. S’invitano, pertanto, gli Stati membri a garantire che la sicurezza dei pazienti non sia messa a rischio dalle misure di austerità e che il sistema sanitario resti adeguatamente finanziato.Le misure proposte per garantire che gli antibiotici siano usati in maniera più responsabile includono:
il rigoroso divieto dell’uso senza ricetta,
la richiesta di una diagnosi microbiologica prima di prescrivere gli antibiotici,
l’attuazione di pratiche di marketing volte a prevenire i conflitti di interesse tra i produttori e colui che prescrive gli antibiotici, e
il miglioramento delle informazioni sul controllo del consumo di antimicrobici e sulla resistenza antimicrobica e il controllo delle infezioni.
I deputati europei sollecitano le industrie farmaceutiche a investire nello sviluppo di nuovi agenti antimicrobici e chiedono alla Commissione di considerare la possibilità di presentare una proposta legislativa per stimolare la ricerca in questo campo.
Nel documento si raccomanda l’uso responsabile degli antimicrobici nella medicina veterinaria, compresi i mangimi medicati, consentendone il loro uso solo per il trattamento a seguito della diagnosi veterinaria. Due proposte legislative in materia sono attualmente in discussione al Parlamento.L’uso di antibiotici per gli animali dovrebbe, quindi, essere gradualmente ristretto ai soli scopi terapeutici, eliminando progressivamente il loro uso profilattico. L’impiego di metafilassi, come le medicazioni di massa di animali volta a curare gli esemplari malati degli allevamenti prevenendo le infezioni nei capi sani, dovrebbe essere limitato al massimo.Tra l’8 e il 12% dei pazienti ricoverati negli ospedali dell’Unione europea è vittima di eventi avversi connessi alle cure ricevute e circa la metà dei casi potrebbe essere evitata. Gli eventi avversi più frequenti sono le infezioni associate all’assistenza sanitaria, quelli connessi ai farmaci e le complicanze che sopravvengono durante o dopo un intervento chirurgico. (foto: assistenza sanitaria)

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