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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 221

Posts Tagged ‘sanitaria’

Politica sanitaria: Ricciardi: “Trasformare i piani europei in un grande piano nazionale”

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 marzo 2022

“Dall’Europa arriva il più grande programma di ricerca mai varato per la mission Cancer, che si allarga a tutti i settori della sanità pubblica. L’Europa oggi ci chiede di ottimizzare la diagnosi e la terapia, sottolineando il tema dell’equità, perchè in Europa esiste un’enorme inequità anche all’interno degli stessi Paesi. Io onestamente vedo un’eccessiva frammentazione per approcciare questi programmi. In Francia vedo un sistema paese che ha appena varato un piano di 10 anni, un piano nazionale articolato con obiettivi da raggiungere, con metodologie. Il mio suggerimento è cercare di fare la stessa cosa in Italia. Ci vorrebbe un coordinamento nazionale decennale che consenta al nostro Paese di massimizzare le risorse che vengono messe a disposizione. Noi abbiamo tra i più grandi professionisti del settore ma corriamo il rischio di non poterli valorizzare”. Lo dice Walter Ricciardi, Chair of the EU Cancer Mission, intervenendo all’evento “Sconfiggere il cancro: una priorità per l’Italia. Le nuove linee guida del Beating Cancer Plan. Dall’Europa all’Italia strategie per eliminare le diseguaglianze nell’accesso a diagnosi e cure”, organizzato da Beatrice Lorenzin, responsabile del Forum tematico Politica Sanitaria.

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Crisi Ucraina: L’emergenza è anche sanitaria

Posted by fidest press agency su sabato, 26 febbraio 2022

L’invasione russa nel territorio ucraino porterà ad una catastrofe umanitaria. L’offensiva ha già colpito in modo tragico la popolazione, facendo registrare numerose vittime civili. Sono tanti gli enti sanitari e assistenziali che si stanno muovendo per dare sostegno alla popolazione duramente colpita dai bombardamenti che si susseguono ad ogni ora del giorno. «Le immagini a cui assistiamo – di cittadini inermi costretti a nascondersi nei bunker e nelle metropolitane – sono terribili e ci riportano ai giorni più bui della storia europea». Il premier Mario Draghi apre così l’informativa alla Camera per riferire sul conflitto russo-ucraino. Poi l’affondo: «L’Italia condanna con assoluta fermezza l’invasione, che giudichiamo inaccettabile. L’attacco è una gravissima violazione della sovranità di uno stato libero e democratico, dei trattati internazionali, e dei più fondamentali valori europei», ribadisce il premier. «Qualsiasi ulteriore escalation» del conflitto in Ucraina «potrebbe portare a una catastrofe umanitaria in Europa, con un bilancio significativo in termini di vittime e ulteriori danni ai già fragili sistemi sanitari», dichiara l’Oms Europa che ha ribadito la sua «più profonda preoccupazione per la sicurezza, la salute e il benessere di tutti i civili colpiti dalla crisi nel Paese». Anche il presidente della Fnomceo, la Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri, Filippo Anelli, ha espresso preoccupazione per le conseguenze che potrebbero esserci in Europa e nel mondo intero. Gli ospedali sono in difficoltà a Kiev, sono stati bloccati gli interventi, anche quelli urgenti; sono state interrotte anche le cure urgenti come radioterapia e chemioterapia. «Il diritto alla salute e l’accesso ai servizi sanitari devono essere sempre tutelati, anche nei periodi di crisi – sottolinea l’Oms Europa – Gli operatori sanitari, gli ospedali e le altre strutture non devono mai essere un bersaglio e devono poter continuare a soddisfare i bisogni sanitari delle comunità. La protezione dei civili è un obbligo del diritto internazionale umanitario», rimarca l’Oms Europa. Secondo gli esperti, «la guerra potrebbe portare ad un disastro simile o peggiore del crollo del reattore di Chernobyl del 1986». «Il problema odierno – ha sottolineato all’ANSA, Damiano Rizzi, presidente di Soleterre – è che oggi il personale ospedaliero non si è presentato al lavoro. Tutti stanno cercando di mettere in sicurezza le famiglie. Questo impedisce oggi di fare interventi oltre che radioterapie e chemioterapie. Si tratta di pazienti che rischiano di morire. La guerra non ferma i tumori». Intanto, alcuni dei bambini malati e le loro famiglie (sei al momento), accolte nella casa di Soleterre, sono stati spostati in ospedale, nei rifugi anti bomba. «La prima cosa è mettere in sicurezza le persone. È una situazione difficile – ha precisato Rizzi – è difficile immaginare un bambino malato che si deve curare urgentemente e non può farlo». (fonte doctor33)

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Luca Speciani racconta una dittatura sanitaria in “I sacrificabili”

Posted by fidest press agency su martedì, 15 febbraio 2022

Intrighi e misteri dell’industria farmaceutica tornano con un nuovo romanzo controcorrente e sovversivo a firma di Luca Speciani, medico, agronomo, nutrizionista e creatore della celebre DietaGIFT. Dopo il successo de Il medico che scelse di morire, torna il personaggio di Matteo Rinaldi nell’atteso sequel I sacrificabili. Sopravvissuto miracolosamente a un attentato organizzato dalle big pharma, il protagonista si ritrova questa volta in piena crisi pandemica. Per sfuggire alle restrizioni imposte dal governo, sceglie un isolamento dorato con Flavia, la donna che ama, e pochi altri amici. Insieme riscopriranno i loro valori più profondi attraverso un contatto sempre più intimo con la natura: impareranno a fare il pane in casa, alleveranno animali da fattoria, raccoglieranno e si nutriranno di erbe, faranno lunghe camminate nei boschi, ridurranno sprechi e consumi, scegliendo uno stile di vita sempre più minimalista e ricca di eros. Nel frattempo intorno a loro si consuma il dramma di una dittatura sanitaria sempre più soffocante, che riduce giorno dopo giorno libertà e spazi di fuga per chi non vuole farsi sottomettere.Un intreccio narrativo coinvolgente e capace di mescolare gli elementi del romanzo distopico con il tenore del saggio, una lettura perfetta per i tempi oscuri che viviamo, tra emergenza sociale, interessi delle lobby farmaceutiche e istinti No Vax. Edito da Paesi Edizioni, I sacrificabili di Luca Speciani è disponibile in libreria e negli store online a partire dal 17 febbraio. Editore: Paesi Edizioni Pagine: 288 Prezzo: € 15,00

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Misiani: “Spesa sanitaria di fondamentale importanza”

Posted by fidest press agency su martedì, 16 novembre 2021

“Credo che sia potenzialmente virtuoso un intreccio tra chi si occupa di medicina e di politiche sanitarie a livello sanitario e scientifico e chi invece cerca di discutere e si rapporta con il governo in merito alle politiche di bilancio. In questa fase il tema della spesa sanitaria è di formidabile importanza”. Lo dice il senatore Antonio Misiani durante l’evento “Oncologia Mutazionale in Italia: sviluppo, organizzazione e sostenibilità”, in collaborazione con Edra, in corso al Centro Studi Americani, moderato da Beatrice Lorenzin, coordinatore Health & Science Bridge. “La sanità pubblica – spiega Misiani – deve essere messa in condizione di affrontare le sfide e di cogliere le opportunità della medicina che diventa medicina di precisione, una frontiera completamente nuova che ha bisogno di un adeguato investimento di risorse se vogliamo far fare questo salto di qualità alla scienza. Il Ministero ha presentato una bozza di riparto di una prima tranche di 8 miliardi di euro alle Regioni che andranno a finanziare una serie di obiettivi che sono scritti nero su bianco nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, dopodiché il compito passerà alle Regioni. La legge di Bilancio – conclude Misiani – va letta in connessione con il PNRR che finanzia soprattutto gli investimenti. Imparare la lezione della pandemia deve poter dire voltare pagina rispetto a quello approccio di politica di bilancio, dobbiamo iniziare a considerare la sanità come una spesa di investimento, un investimento che aiuta lo sviluppo complessivo del Paese. La legge di bilancio contiene una serie di scelte che vanno già nella direzione giusta dal rifanziamento del sistema sanitario nazionale che nel triennio passerà da 122 miliardi a 128 miliardi nel 2024, alla quantificazione dei costi correnti che verranno prodotti dagli investimenti del PNRR, alle 12mila borse di studio per i medici specializzati”.

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Si dimezzano quasi i numeri delle assunzioni extra per l’emergenza sanitaria nelle scuole

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 agosto 2021

Come indicato nel parere tecnico ministeriale n. 1237, risulta una riduzione secca di 20 mila insegnanti e 22 mila tra amministrativi, tecnici e collaboratori scolastici. Quindi, a settembre si tornerà a scuola nelle stesse condizioni del 2020, con il Cts che chiede distanziamento sociale e mascherina, le vaccinazioni che non garantiscono di certo il possibile propagarsi dei contagi.“È incredibile – commenta ancora il presidente Anief – che alla ripresa delle lezioni vi saranno 33 mila dipendenti Covid in meno. Significa che ogni scuola dovrà in media fare a meno di 4 lavoratori rispetto ad un anno fa. E la garanzia, per quelli che verranno assunti, è che non rimarranno sino alla fine dell’anno scolastico, ma solo al 31 dicembre 2021”.“Poi, è vero che nel protocollo di sicurezza sottoscritto da ministero e sindacati, l’amministrazione si impegna in relazione all’andamento del quadro epidemiologico e ad individuare le soluzioni più efficaci ad assicurare l’erogazione dell’offerta formativa in presenza nell’intero anno scolastico 2021/2022. Ma ad oggi questi sono i fatti. E noi – conclude Marcello Pacifico – a queste condizioni non ci stiamo”.

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Assistenza domiciliare: Deve diventare il nuovo modello del Servizio sanitario

Posted by fidest press agency su martedì, 17 agosto 2021

“Ha ragione il ministro Speranza: l’assistenza domiciliare è la chiave di volta del nuovo modello che deve caratterizzare il Servizio sanitario nazionale”, afferma Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI) che raccoglie gli oltre 456mila infermieri presenti in Italia, commentando l’intesa Stato Regioni sottoscritta a inizio agosto e ora in vigore. “E bene è – continua – che il PNRR dedichi a questa novità già 4 miliardi per organizzare cure e assistenza che finora è stata a macchia di leopardo nelle Regioni”.“Ma la chiave dell’assistenza domiciliare – precisa la presidente FNOPI – sono gli infermieri che h24 sono accanto alle persone e che le stesse associazioni di cittadini -pazienti chiedono siano di più e più presenti proprio nel nuovo modello di prossimità delle cure”.Il medico di medicina generale indica la diagnosi e la terapia da seguire, ma accanto al paziente c’è l’infermiere che ne garantisce appropriatezza, esecuzione, aderenza clinica.E in particolare proprio l’intesa indica tra i principali attori di tutto questo l’infermiere di famiglia e comunità per il quale l’Agenas, Agenzia nazionale per l’assistenza sanitaria, nella sua proposta di decreto per la regolamentazione dell’assistenza sul territorio, ha indicato un fabbisogno che passa dagli 8 ogni 50mila abitanti indicati nel decreto Rilancio (legge 77/2020) a uno ogni 2000-2.500 abitanti, proprio per assicurare le cure e l’assistenza di prossimità.“Il territorio è il luogo privilegiato per la risposta ai bisogni di assistenza infermieristica, la prevenzione e il monitoraggio; insiste sulla necessità di riconfigurare tutti i sistemi di presa in carico e di continuità assistenziale poiché la risposta ai bisogni di salute è ancora culturalmente ospedalocentrica”, ha detto Mangiacavalli.“L’ospedalizzazione – aggiunge – è una parentesi nella vita della persona che continua fuori dall’ospedale, laddove deve continuare anche la risposta. Il futuro del Servizio sanitario nazionale e quello di un’assistenza a misura di cittadino è nella multi-professionalità: ogni figura, ogni professionista della salute in questo gioca un ruolo essenziale e importantissimo perché il castello della salute sia stabile e indistruttibile e abbia come suo apice gli assistiti e il loro assoluto benessere. In questo conclude – ogni professionista è una carta importante, senza la quale il castello inesorabilmente crolla”

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Covid: Il disastro della politica sanitaria permissiva della Svezia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 aprile 2021

“Giudicatemi tra un anno”. Così la dichiarazione di Anders Tegnell, responsabile della Agenzia di Sanità Pubblica svedese, che ha ampia autonomia e ha condotto l’approccio alla lotta al Coronavirus: no alle mascherine, assembramenti consentiti fino a 500 persone, no ai confinamenti totali. Ecco i risultati, dopo un anno, paragonati ad altri Paesi con caratteristiche comuni. Morti per milione di abitanti: 1. Svezia 1359. 2. Norvegia: 130. 3. Finlandia:160. Tegnel è un teorico della immunità di gregge, al pari del premier britannico, Boris Johnson: infettarsi tutti per essere immuni. Come noto, Johnson ha cambiato idea lasciando solo Tegnel a sostenere le sue teorie, mentre i paesi vicini adottavano, fin dall’inizio, politiche sanitarie restrittive.Tegnell sosteneva che un approccio morbido alla lotta al Coronavirus avrebbe aiutato l’economia svedese (l’abbiamo sentito anche in Italia). Non è stato così, perché il PIL svedese è diminuito del 2,8%, analogamente al 2,9% della Finlandia e vicino al 2,5% della Norvegia. L’impatto della politica sanitaria di Tegnell ha indotto il re della Norvegia, Carlo XVI Gustavo, a dichiarare “Abbiamo fallito”. E’ stata, inoltre, istituita una Commissione di indagine e il Parlamento ha approvato una legge che consente al Governo di intervenire in caso di necessità.Tegnell ha dovuto rivedere le impostazioni iniziali della sua politica sanitaria ma i danni erano ormai fatti.Ci dovrebbe essere un approccio comune in caso di pandemia: evitare che l’infetto venga a contatto con il sano.Come è materia di valutazione ma da lì si dovrebbe partire. Primo Mastrantoni, segretario Aduc

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Ripensare “Il Sistema Extra-Ospedaliero di Emergenza Sanitaria”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 24 marzo 2021

E’ stato pubblicato oggi il Position Paper “Il Sistema Extra-Ospedaliero di Emergenza Sanitaria”, un documento messo a punto dalla Società Italiana di Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia intensiva (SIAARTI), dall’Associazione Anestesisti Rianimatori Ospedalieri Italiani – Emergenza Area Critica (AAROI-EMAC) e dal Collegio dei Professori di Anestesia e Rianimazione (CPAR). Il documento è stato elaborato e firmato da Flavia Petrini (Presidente SIAARTI), Alessandro Vergallo (Presidente AAROI-EMAC), Paolo Pelosi (Presidente CPAR), Emiliano Cingolani (Responsabile SIAARTI Medicina Critica dell’Emergenza). Il Position Paper prende l’avvio dalla considerazione che “a trent’anni dall’istituzione del 118 come numero unico per le chiamate di emergenza sanitaria e del decreto istitutivo della risposta territoriale, è necessaria una riorganizzazione del sistema che tenga presenti i cambiamenti intercorsi in questo periodo e i progressi registrati in campo scientifico-professionale”. La riorganizzazione, precisa il documento, deve tener conto del fatto che “la realtà italiana è disomogenea riguardo allo sviluppo e all’implementazione di modelli organizzativi che realmente assicurano una risposta di sistema con piena integrazione con le reti ospedaliere dell’emergenza e delle Terapie Intensive”. Il ripensamento del sistema extra-ospedaliero di emergenza sanitaria deve essere guidato da standard minimi basati sui principi di: appropriatezza e innovazione gestionale e clinico-assistenziale; tempestività dell’intervento di soccorso in emergenza sul territorio e in ambito ospedaliero; equità di organizzazione e risposta emergenziale sul territorio nazionale, in base alle necessità cliniche del paziente; efficienza e ottimizzazione nell’uso delle risorse disponibili.Poste queste premesse, il Position Paper presenta alcune chiare e sintetiche Proposte:
1- Definizione e avvio di una GOVERNANCE unitaria del sistema di emergenza-urgenza;
2- Coinvolgimento del personale sanitario e tecnico nella pianificazione del MODELLO organizzativo e della sua gestione;
3- Definizione e avvio di un nuovo modello organizzativo basato su idonee COMPETENZE e sul rifiuto dell’occasionalità;
4- Adeguata FORMAZIONE e specifico training nell’area della medicina critica dell’emergenza;
5- Percorsi specifici di formazione per gli INFERMIERI, visto il loro ruolo fondamentale (sia all’interno delle Centrali Operative 118-112, che sui mezzi di soccorso);
6- Percorsi formativi integrati e “team building” con il coinvolgimento delle figure tecniche di SUPPORTO (autisti, soccorritori, autisti-soccorritori).
Il Position Paper termina lanciando l’appello affinché tutti gli attori del sistema accolgano il Documento e possano avviare un programma di riforma “che veda unite Società Scientifiche, Organizzazioni Professionali e Sindacali afferenti alla Disciplina Anestesia, Rianimazione, Terapia Intensiva e Dolore, “come elemento fondamentale per il miglioramento della risposta al soccorso di emergenza territoriale e per la crescita professionale, didattica e scientifica con una stretta relazione interdisciplinare e multi-professionale”. Su queste basi SIAARTI, AAROI-EMAC E CPAR sono convinte si possa sviluppare una seria riflessione e rifondazione del sistema complessivo, a tutto vantaggio dei cittadini italiani e dei loro quotidiani bisogni di salute.

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Migrazione sanitaria per tumore

Posted by fidest press agency su domenica, 31 gennaio 2021

Oltre 67.000 dei ricoveri ospedalieri per tumore, nel 2018, sono stati effettuati in mobilità passiva, ovvero con una migrazione dei pazienti dalla loro città di residenza abituale: il 9,5% di tutti i ricoveri oncologici e oncoematologici, percentuale che scende all’8,5% se si considera solo la mobilità extraregionale e non quella cosiddetta “di prossimità”.Campania, Calabria, Puglia, Sicilia e Lazio sono le Regioni dalle quali i pazienti con tumore si spostano maggiormente: oltre la metà dei ricoveri extraregionali proviene da queste 5 Regioni.A guidare la classifica delle Regioni che accolgono più pazienti extraregionali, Lombardia, lo stesso Lazio, Emilia-Romagna e Veneto, nelle quali vengono effettuati il 60% dei ricoveri per tumore in mobilità passiva.In termini economici, la mobilità passiva incide sui finanziamenti regionali nel campo dell’oncologia, con un range che va dal -3,2% della Lombardia al -40,9% del Molise. Tutte le Regioni del Sud perdono, esclusa la Sardegna (-9,0%), oltre il 13% del finanziamento per l’oncologia: di queste, Basilicata, Calabria e Molise perdono più del 30%.Il paziente oncologico si sposta dalla propria Regione prevalentemente per tumori della prostata, della vescica, del fegato e della tiroide, e circa un terzo dei ricoveri extraregione è associato a un intervento chirurgico.Sono le principali evidenze di un’indagine socio-economica realizzata dal Centro per la Ricerca Economica Applicata in Sanità (C.R.E.A. Sanità), nell’ambito delle attività del Gruppo “La salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere”, coordinato da Salute Donna Onlus insieme a 35 Associazioni di pazienti oncologici e onco-ematologici, sulla migrazione sanitaria in oncologia, con un’analisi innovativa che mette a disposizione dati e proiezioni sull’impatto organizzativo ed economico di questo fenomeno, affrontando il tema della mobilità “di prossimità”, che non è sempre evitabile, e andando per la prima volta a profilare il paziente oncologico in mobilità. L’obiettivo è quello di collaborare con le Istituzioni per comprendere meglio le motivazioni alla base della migrazione sanitaria in oncologia, in vista della profonda riforma dell’assistenza e dell’organizzazione sanitaria che verrà posta in essere attraverso il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

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Covid-19 e migrazione sanitaria

Posted by fidest press agency su domenica, 4 ottobre 2020

Milano. Superate le fasi critiche nazionali a livello sanitario, l’Associazione A Casa Lontani da Casa – punto di riferimento per un servizio gratuito di ricerca di alloggio all’interno di una rete solidale di 50 realtà del terzo settore dedicate all’accoglienza di persone malate in arrivo in Lombardia – promuove un dibattito sull’impatto del virus sulla migrazione sanitaria, invitando al confronto tutte le associazioni del terzo settore: Covid_19 ha inciso sulla vita e sulla salute di decine di migliaia di persone, ma che ricaduta ha avuto sui pazienti già in cura per patologie a medio/lungo raggio, in particolar modo quelle che necessitano di spostamenti interregionali? E che impatto avrà sulla migrazione di nuovi pazienti, da oggi in avanti? Parliamo di un fenomeno, quello della migrazione sanitaria, che coinvolge in Italia oltre 800.000 persone ogni anno, di cui almeno 200.000 in viaggio verso la Lombardia. Che cosa è successo dunque ai “migranti sanitari” durante il lockdown? E ancora: che cosa succederà nei prossimi mesi a tutti quei pazienti che necessitano di uno spostamento interregionale verso il Nord e rischiano di essere impossibilitati a farlo? L’Associazione A Casa Lontani da Casa Onlus, con una rete che nel 2019 ha contato 190.000 pernottamenti e un osservatorio privilegiato per monitorare l’andamento del fenomeno, sta mettendo in campo idee e competenze per cercare di dare risposte al nuovo problema.A fronte di una media mensile di circa 4.000 nuove richieste di persone in cerca di alloggio temporaneo per motivi salute, l’analisi dei dati rilevati dall’Associazione nelle settimane più calde della pandemia mostra un calo del 50% dei contatti, che non hanno infatti superato le 2.000 richieste. E ancora: l’analisi del traffico di utenti in cerca di informazioni ci dice che sono 3.000 le persone malate costrette a interrompere o rimandare il proprio percorso di cura. Un quadro complessivo rilevante se si considera la delicatezza delle patologie coinvolte (15% neurologiche e oltre 40% oncologiche) e le dimensioni del campione analizzato.Come sta rispondendo il sistema sanitario a questa emergenza nell’emergenza? Alcuni ospedali hanno risposto con rapidità proponendo come parziale soluzione la “medicina a distanza” per poter assistere i pazienti già in carico, ma hanno certamente registrato un calo significativo dei nuovi accessi. Un trend che conferma quanto rilevato dall’osservatorio interno all’Associazione A Casa Lontani da Casa e che apre a una nuova domanda: cosa può fare invece il terzo settore? La risposta che suggerisce la stessa Associazione è una rete di case di accoglienza su scala nazionale. Grazie anche al sostegno di Teva Italia, che da diversi anni ha sposato la causa della migrazione sanitaria, l’Associazione ha quindi avviato un lavoro coeso di mappatura – a partire da Roma, Genova e Firenze – di nuove possibili mete di migrazione in Centro e Sud Italia, e relative case di accoglienza, per ampliare la sua rete a livello nazionale. E per far fronte a un’eventuale impossibilità di spostamento verso regioni come la Lombardia, considerando l’evidenza che mostrano i dati: anche la migrazione sanitaria sta cambiando, così come sono cambiate le nostre abitudini di vita. È verosimile pensare che le persone saranno sempre più orientate verso destinazioni di cura più vicine e accessibili. E di conseguenza che anche il terzo settore possa prendersi in carico il problema, proponendo nuove risposte a un bisogno che si sta trasformando. http://www.acasalontanidacasa.it

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La migrazione sanitaria vale 4,6 miliardi di euro

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 settembre 2020

I cittadini italiani hanno il diritto di essere assistiti in strutture sanitarie di Regioni differenti da quella di residenza, determinando il cosiddetto fenomeno della mobilità sanitaria interregionale, distinta in mobilità attiva (voce di credito che identifica l’indice di attrazione di una Regione) e mobilità passiva (voce di debito che rappresenta l’indice di fuga da una Regione). Annualmente vengono effettuate le compensazioni finanziarie tra Regioni su 7 flussi finanziari: ricoveri ospedalieri e day hospital (differenziati per pubblico e privato accreditato), medicina generale, specialistica ambulatoriale, farmaceutica, cure termali, somministrazione diretta di farmaci, trasporti con ambulanza ed elisoccorso.Nel 2018 il valore della mobilità sanitaria ammonta a € 4.618,98 milioni, importo approvato dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome il 31 marzo 2020, previa compensazione dei saldi.
Mobilità attiva. Le 6 Regioni con maggiori capacità di attrazione vantano crediti superiori a € 200 milioni: in testa Lombardia (26,1%) ed Emilia-Romagna (13,9%) che insieme drenano il 40% della mobilità attiva. Un ulteriore 31,9% viene attratto da Veneto (9,6%), Lazio (8,5%), Toscana (8,1%) e Piemonte (5,8%). Il rimanente 28,1% si distribuisce nelle altre 15 Regioni e Province Autonome, oltre che all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù (€ 244,7 milioni) e all’Associazione dei Cavalieri Italiani del Sovrano Militare Ordine di Malta (€ 43 milioni). In generale, emerge la forte attrazione delle grandi Regioni del Nord, a cui fa da contraltare quella estremamente limitata delle Regioni del Centro-Sud, con la sola eccezione del Lazio.
Mobilità passiva. Ciascuna delle 6 Regioni con maggiore indice di fuga genera debiti per oltre € 300 milioni: Lazio (13%) e Campania (10,5%) costituiscono circa un quarto della mobilità passiva; un ulteriore 28,7% riguarda Lombardia (8,2%), Puglia (7,3%), Calabria (6,7%), Sicilia (6,5%); il rimanente 47,8% si distribuisce nelle altre 15 Regioni e Province Autonome. La mobilità passiva presenta differenze Nord-Sud più sfumate: gli indici di fuga sono elevati in quasi tutte le Regioni del Sud, ma sono rilevanti anche in tutte le Regioni del Nord con elevata mobilità attiva, documentando specifiche preferenze dei cittadini agevolate dalla facilità di spostamento: Lombardia (-€ 379,9 milioni), Emilia-Romagna (-€ 275,9 milioni), Veneto (-€ 274,7 milioni), Piemonte (-€ 263,8 milioni), Toscana (-€ 207,6 milioni) e Liguria (-€ 206,4 milioni).

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Spesa sanitaria regionale

Posted by fidest press agency su domenica, 2 agosto 2020

Tutte le Regioni prevedono sistemi di compartecipazione alla spesa sanitaria, con un livello di autonomia che negli anni ha generato una giungla inestricabile di differenze relative alle prestazioni su cui vengono applicati (farmaci, prestazioni specialistiche, pronto soccorso, etc.), agli importi da corrispondere, alle regole per le esenzioni. Integrando i dati del Rapporto 2020 sul coordinamento della finanza pubblica della Corte dei Conti con quelli del Monitoraggio AIFA della spesa farmaceutica 2019, l’ultimo report dell’Osservatorio GIMBE analizza in dettaglio composizione e differenze regionali della compartecipazione alla spesa sanitaria che nel 2019 sfiora i 3 miliardi di euro.«Nel periodo 2014-2019 – spiega Cartabellotta – l’entità complessiva della compartecipazione alla spesa sanitaria si è mantenuta relativamente stabile, ma abbiamo assistito ad una sua progressiva ricomposizione. Infatti, rispetto al 2014, quando gli importi dei ticket per farmaci e prestazioni specialistiche erano sovrapponibili, nel 2019 quelli per le prestazioni si sono ridotti del 6,5% mentre sono aumentati quelli per i farmaci (+10,1%)».
Nel 2019, rispetto all’anno precedente, i ticket sono diminuiti di € 32,2 milioni (-1,1%), di cui € 5 milioni (-0,4%) per le prestazioni specialistiche e € 27,2 milioni (-1,7%) per i farmaci. Dall’analisi emergono notevoli differenze regionali relative sia all’importo totale della compartecipazione alla spesa, sia alla ripartizione tra farmaci e prestazioni specialistiche: in particolare, se il range della quota pro-capite totale per i ticket oscilla da € 33,5 in Sardegna a € 90,8 in Valle d’Aosta, per i farmaci l’importo varia da € 15,3 in Piemonte a € 36,4 in Campania, mentre per le prestazioni specialistiche si va da € 8,5 in Sicilia a € 65,3 in Valle d’Aosta.«Un dato di estremo interesse – precisa Cartabellotta – emerge dallo “spacchettamento” dei ticket sui farmaci, che include la quota fissa per ricetta e la quota differenziale sul prezzo di riferimento pagata dai cittadini che preferiscono il farmaco di marca al medicinale equivalente». Nel 2019 dei € 1.581,8 milioni sborsati per il ticket sui farmaci, solo il 29% è relativo alla quota fissa per ricetta (€ 459,3 milioni pari a € 7,6 pro-capite), mentre la quota differenziale sborsata per i farmaci “griffati” ammonta a € 1.122,5 milioni (€ 18,6 pro-capite). Complessivamente, nel periodo 2013-2019 la quota fissa sulle ricette si è ridotta del 17,7% (-€ 98,7 milioni), mentre è aumentata del 27,8% la quota prezzo di riferimento per la scelta dei farmaci di marca (+€ 244,5 milioni). Un comportamento che penalizza l’Italia nel confronto internazionale: su 26 paesi l’OCSE ci colloca al penultimo posto per valore e al terzultimo per volume di farmaci equivalenti.«Il nostro report indipendente – commenta il Presidente – conferma notevoli eterogeneità regionali che richiedono azioni differenziate. In particolare, se le risorse allocate per il superamento del superticket determineranno una progressiva riduzione della compartecipazione per le prestazioni specialistiche, mancano azioni concrete per promuovere l’utilizzo dei farmaci equivalenti, in particolare nelle Regioni del Centro-Sud». In altri termini, a fronte di un investimento di € 554 milioni/anno di risorse pubbliche per favorire l’accesso alle prestazioni specialistiche, stride l’esborso per i farmaci brand da parte dei cittadini di oltre € 1.120 milioni, il 38,2% della compartecipazione alla spesa sanitaria e il 71% di quella per i farmaci. Il report dell’Osservatorio GIMBE “Ticket 2019” è disponibile a: http://www.gimbe.org/ticket2019.

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Assistenza sanitaria per gli italiani all’estero che rientrano in vacanza in Italia

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 luglio 2020

“Ho scritto al Ministro della Salute, Roberto Speranza, per rappresentargli la situazione degli iscritti all’Aire per quanto concerne l’assistenza sanitaria italiana.Infatti, una volta iscritti all’Aire, tali connazionali vengono cancellati dal Sistema Sanitario Nazionale e possono usufruire delle sole cure di urgenza per un massimo di 90 giorni.Tale fatto ha una evidente ripercussione sulle opzioni di scelta per il ritorno ai luoghi di origine e credo che un’attenzione anche sul piano sanitario ai cittadini italiani residenti all’estero, e soprattutto ai pensionati, produrrebbe un ritorno in termini di promozione turistica rilevante. Inoltre, si tratta di riconoscere un diritto a chi risiede all’estero e torna in vacanza in Italia facendo sentire la vicinanza della madrepatria.Per tale ragione ho proposto al Ministro di permettere a chi è iscritto all’Aire di attivare l’iscrizione temporanea al Sistema Sanitario Nazionale presso la Sede ASL di competenza per il comune di iscrizione Aire, dando priorità ai pensionati italiani residenti in Paesi che non hanno stipulato una convenzione contro le doppie imposizioni fiscali con l’Italia.”Lo ha dichiarato l’on. Fucsia Fitzgerald Nissoli, deputata di Forza Italia eletta in Nord e Centro America.

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Base Aviano: Rojc (Pd): interrogazione su sicurezza sanitaria

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 Maggio 2020

“Le dimissioni dei rappresentanti sindacali italiani della Base Usaf di Aviano perché ampiamente motivate. Il loro è un grido di allarme più che condiviso e dobbiamo avere al più presto un quadro preciso della situazione sanitaria all’interno della base”. Cosi la senatrice del Partito democratico Tatjana Rojc, componente la commissione Difesa, che ha presentato una interrogazione urgente ai ministri della Salute Roberto Speranza e della Difesa Lorenzo Guerini al fine di “verificare se nell’area del territorio italiano della base militare Usaf di Aviano le regole sanitarie italiane a tutela dei lavoratori e dei territorio vengano correttamente rispettate.”
Rojc, cui il caso è stato segnalato dal componente della segreteria regionale del Pd Renzo Liva, ha ricordato ai ministri Speranza e Guerini che le dimissioni sono state motivate dal “mancato rispetto delle norme di sicurezza previste dai Dpcm, dai decreti regionali e protocollo del controllo del Coronavirus” e che le Organizzazioni sindacali “non vedendo applicate le norme che dovrebbero valere per tutto il territorio italiano, hanno dapprima proclamato lo stato di agitazione e successivamente coinvolto anche il Prefetto di Pordenone Maria Rosaria Maiorino”. “E’ quanto mai urgente – ha concluso Rojc – verificare la situazione sanitaria della Base, tenendo conto che oltre ai dipendenti americani vi lavorano anche 700 cittadini italiani. La Base è una grande comunità che non si ferma al perimetro della stessa ma coinvolge un territorio vasto che ospita le famiglie dei lavoratori italiani e americani ed è quanto mai opportuno che tutto sia in sicurezza”.

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Esami di stato ed emergenza sanitaria

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 Maggio 2020

Reso pubblico il Documento inviato dal Comitato Tecnico Scientifico al Ministero dell’Istruzione sulla rimodulazione delle misure contenitive nel settore scolastico per lo svolgimento dell’esame di stato nella scuola secondaria di secondo grado. Marcello Pacifico (Anief): “Nel documento del CTS ci sono delle criticità che ci preme evidenziare in modo che le misure che andrà ad adottare il Ministero tutelino effettivamente i diritti di tutti i soggetti interessati. Gli esami di stato in presenza devono essere svolti all’insegna della salvaguardia effettiva della salute di lavoratori e alunni”.L’Anief, sindacato da sempre attento alla tutela dei diritti dei lavoratori della scuola e degli alunni, analizza il documento prodotto dal Comitato Tecnico Scientifico e inviato al Ministero dell’Istruzione, reso pubblico ieri, evidenziando criticità, alcune di non poco rilievo, e avanzando proprie proposte di modifica e integrazione dello stesso che porterà all’attenzione del Ministero dell’Istruzione affinché gli esami di stato conclusivi della scuola secondaria, in questa particolare situazione di emergenza, si svolgano effettivamente in sicurezza e nel rispetto dei diritti di tutti.Il Comitato Tecnico Scientifico approfondisce, come primo punto della sua analisi, l’impatto degli spostamenti correlati all’effettuazione dell’esame di stato sulla motilità e invita, pertanto, il Ministero dell’Istruzione a predisporre un calendario di convocazione dei candidati scaglionato suggerendo, inoltre, “l’utilizzo del mezzo proprio”.Pur comprendendo le motivazioni alla base dell’indicazione di suggerire l’utilizzo di mezzo proprio per raggiungere la sede di svolgimento degli esami, secondo il sindacato Anief appare utile pensare anche a predisporre l’attivazione di protocolli specifici in grado di fornire alternative alla mobilità individuale. In tal senso, è necessario – soprattutto nelle grandi città – adottare tutte le misure che incentivino l’utilizzo dei mezzi pubblici, anche eventualmente organizzati ad hoc, garantendo, ovviamente, livelli adeguati di sicurezza per i fruitori. “Non dobbiamo dimenticare – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – che la mobilità non riguarda esclusivamente i candidati ma anche i docenti, i Dirigenti Scolastici e tutto il personale ATA che saranno interessati dall’espletamento del complesso delle operazioni di svolgimento degli esami di stato in presenza e la cui mobilità non può essere “scaglionata”. Appare utile e non secondario, quindi, valutare in base all’effettiva realtà territoriale e al numero dei soggetti interessati la possibilità di organizzare anche mezzi di trasporto pubblico che, in sicurezza, garantiscano l’afflusso verso le scuole sede d’esame, non affidandosi esclusivamente all’utilizzo del mezzo di trasporto individuale”.

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36 strutture nate per gestire l’emergenza sanitaria

Posted by fidest press agency su martedì, 5 Maggio 2020

4 di queste sono in Italia.La superficie tecnologicamente in grado di rallentare la proliferazione di virus e batteri (in questo caso fino al 99%, secondo le norme internazionali ISO 22196) rallenta di molto lo sviluppo di infezioni nosocomiali.Secondo i dati pubblicati dall’AMNDO – Associazione Nazionale Medici delle Direzioni Ospedaliere – si stima che ogni anno in Italia un numero compreso tra il 5% e il 15% dei pazienti ricoverati in ospedale sviluppi almeno una ICA (Infezione Correlata all’Assistenza), causata proprio dalla permanenza nella struttura sanitaria; rischio a cui sono sottoposti anche medici, operatori sanitari e visitatori. Si calcola che in Italia vi siano un numero di casi tra 350.000 e 700.000 direttamente responsabili di circa 5000 decessi all’anno.

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Emergenza sanitaria e attività degli ortodontisti

Posted by fidest press agency su giovedì, 26 marzo 2020

Il decreto Ministeriale limita, infatti, l’attività clinica odontoiatrica unicamente alle prestazioni a carattere di urgenza o non differibili e invita a procrastinare tutte le altre, così da limitare le possibili occasioni di contagio e diffusione del virus. ASIO pertanto, come riportato dal decreto Ministeriale dello scorso 9 marzo ed in linea con le maggiori Società Scientifiche ed Associazioni di categoria, invita tutti i suoi SOCI a limitare l’attività clinica odontoiatrica unicamente alle prestazioni a carattere di urgenza o non differibili, procrastinando tutte le altre, così da ridurre le possibili occasioni di contagio e diffusione del virus. Queste in concreto saranno le modalità in caso di intervento urgente odontoiatrico:
1. Sarà effettuato un triage telefonico con il proprio specialista per verificare insieme il problema ortodontico in essere, nonché lo stato di salute del paziente stesso. Sarà richiesto al paziente se: presenta febbre (>37.5°C), raffreddore, tosse, difficoltà respiratorie, dolori muscolari, mal di testa insorti negli ultimi 14 giorni
è stato in contatto con persone con questi sintomi negli ultimi 14 giorni
è stato in contatto con persone infette negli ultimi 14 giorni
proviene da aree a rischio al di fuori dal territorio nazionale
Se sintomatici, i pazienti dovranno rivolgersi telefonicamente al proprio medico di famiglia o chiamare il numero 1500 e possibilmente posizionarsi in uno stato di autoquarantena. Il trattamento odontoiatrico di tali pazienti, se possibile, deve essere procrastinato.
2. In corso di valutazione telefonica, se ritenuto utile, lo specialista potrà richiedere di inviare una fotografia o video del problema riscontrato al proprio apparecchio ortodontico. I sistemi e le applicazioni che utilizziamo quotidianamente (videochiamate, foto e video realizzati direttamente con il cellulare, ecc.) possono difatti essere particolarmente utili per comprendere la problematica a distanza e risolverla nel migliore dei modi
3. Qualora ne ravvisi lo stato di emergenza e la necessità di visitare il paziente, lo specialista programmerà per il paziente un appuntamento tale da evitare la presenza di più pazienti in contemporanea in sala d’attesa, così da rimanere a distanza corretta (almeno un metro) l’uno con l’altro, cercando di evitare accompagnatori non necessari
4. La sala d’attesa e gli ambienti extra clinici saranno predisposti secondo i rigidi protocolli emessi in questi giorni: un periodico e adeguato ricambio di aria, eliminando giornali, riviste, libri dalla sala d’attesa, disinfezione di ogni maniglia e superficie a contatto, fornendo al personale dispositivi di protezione (DPI) adeguati come mascherina, guanti, occhiali e camice monouso, ecc.
5. Mettere a disposizione del paziente, in sala d’attesa, un disinfettante alcolico e mascherine, e detergere, per ogni nuovo paziente, con soluzioni a base di alcool o di cloro tutte le superfici, maniglie o bottoni oggetto di contatto
6. Praticare, come di routine, tutte le norme di sterilizzazione nell’uso degli strumenti, minimizzando in particola modo l’impiego di strumenti rotanti e che prevedono nebulizzazione.
7. Nell’area clinica durante la fase pre-terapia e post terapia, saranno rigorosamente applicati i protocolli stilati ed inoltrati di recente dalle Associazioni e dagli Ordini di categoria

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Azioni intraprese da Assologistica per far fronte all’emergenza sanitaria in atto

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 marzo 2020

“Grande attenzione, adeguata prudenza e conseguenti interventi operativi attraverso protocolli condivisi e coordinati con le Autorità di riferimento. Questo è quanto stanno mettendo in campo le Associazioni della logistica e dei trasporti – e quindi anche Assologistica – nell’affrontare l’emergenza da Covid-19. Il tutto secondo una logica di collaborazione da parte degli attori di un settore che intende fare fronte comune, in vista non solo della difficile situazione presente, ma anche del post-evento emergenziale”. Esordisce così Andrea Gentile, presidente di Assologistica, Associazione che nei giorni scorsi ha incontrato – insieme alle altre Organizzazioni della logistica e dei trasporti – la ministra De Micheli per rappresentare le difficoltà che il settore sta incontrando nell’emergenza coronavirus e le ricadute economiche che si prospettano nei prossimi mesi.Oltre ad aderire ai contributi delle Confederazioni (Confetra e Confindustria) di cui fa parte, Assologistica ha dato immediato seguito all’incontro, come richiesto dalla ministra, con una lettera nella quale sono state avanzate richieste per fronteggiare il calo dei volumi nel settore portuale. E in particolare focalizzando l’attenzione su rivisitazione dei canoni concessori sulla base dei minimi stabiliti con Decreto ministeriale; su annullamento dell’addizionale IRES per redditi derivanti dallo svolgimento di attività di concessione; su azzeramento delle accise dei combustibili per trazione utilizzati dai mezzi operativi portuali.Inoltre per il settore della logistica Assologistica è intervenuta nella lettera e con l’Avviso Comune sottoscritto con le parti firmatarie del contratto di logistica, trasporto merci e spedizione con la richiesta di estensione e semplificazione delle procedure per l’accesso agli ammortizzatori sociali (affinché ne sia universalmente consentita l’erogazione in tempi rapidi), nonché sollecitando misure di natura economica, quali la sospensione dei termini per il versamento dei contributi previdenziali e delle imposte, l’esclusione per tutto il 2020 dei contributi a carico degli operatori per il funzionamento di ART (Autorità di Regolazione dei Trasporti) e infine lo sgravio contributivo per le imprese che mantengano i livelli occupazionali pre-emergenza, senza ricorrere agli ammortizzatori sociali.In merito al decreto di urgenza del Governo per contenere il dilagare del contagio in Lombardia e altre 14 province, ricordiamo che nessuna limitazione o restrizione è prevista per il transito delle merci e di tutta la filiera produttiva da e per i territori indicati dall’art. 1 del decreto 8 marzo 2020. In attesa di chiare linee guida sulla movimentazione delle merci, sul sito del ministero dei Trasporti si legge infatti che: “L’attività degli operatori addetti al trasporto è un’esigenza lavorativa: il personale che conduce i mezzi di trasporto può quindi entrare e uscire dai territori interessati e spostarsi all’interno degli stessi, limitatamente alle esigenze di consegna o prelievo delle merci”.

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Coronavirus ed emergenza sanitaria

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 marzo 2020

In una settimana sono esplose tutte le contraddizioni in seno alla sanità così come è stata organizzata e gestita nel nostro Paese negli ultimi vent’anni. I cardini sui quali si poggia l’attuale servizio sanitario, che impropriamente ancora definiamo “nazionale”, sono aziendalizzazione, regionalizzazione, privatizzazione e hanno prodotto carenza di personale, precarizzazione, chiusura di ospedali con conseguente mancanza di posti letto, e tagli di risorse che fonti autorevoli misurano in 37 miliardi.Adesso, di fronte all’emergenza, si mettono le toppe che spesso sono peggiori del buco. Prima l’idea di richiamare in servizio il personale medico e infermieristico andato in pensione, sulla quale abbiamo già motivato la nostra contrarietà, ora la “collaborazione” con la sanità privata. Apprendiamo che in Lombardia già sarebbe in essere, ma non si capisce con quali modalità. Non vorremmo che l’emergenza Covid-19 si rivelasse l’occasione per incrementare il profitto della sanità privata!Quindi, se c’è necessità, vanno requisiti posti letto e strutture di rianimazione e terapia intensiva, ma senza costi aggiuntivi per lo Stato.In ogni caso, chiarito questo aspetto tutt’altro che secondario, sarà il caso di discutere seriamente se questo sistema perverso messo in piedi da governi di qualsiasi colore sia sostenibile dal punto di vista della tutela della salute pubblica e non solo da quello del nuovo modello sociale, finalizzato esclusivamente al profitto dei padroni della sanità privata.

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Chiusura del contratto della dirigenza sanitaria

Posted by fidest press agency su lunedì, 25 novembre 2019

“La chiusura del contratto della dirigenza sanitaria (medici, dirigenti non medici e, dalla riforma Madia, dirigenti delle professioni sanitarie tra cui circa 350 infermieri”), rappresenta un ulteriore passo avanti nell’organizzazione del Servizio sanitario nazionale e di conseguenza dei servizi che ne fanno parte. Il contratto ormai assente da oltre dieci anni, anche se come nel caso del comparto sanità rappresenta un momento di transizione verso conquiste di livello più elevato, non può far altro che dare ossigeno a tutti quei professionisti che non hanno mai lasciata sguarnita l’assistenza e che anzi hanno dato tutto ciò che la loro professionalità ha consentito per mantenere alta la qualità dei servizi. “Ovviamente – dice Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI) – un grazie va ai ministri – Speranza della Salute e Dadone della Pubblica amministrazione – che hanno confermato col loro impegno l’interesse al servizio sanitario e soprattutto al personale che ne rappresenta l’ossatura portante”. Ora, per quanto riguarda i dirigenti delle professioni sanitarie, spiega la presidente FNOPI, mancano ancora alcune tessere perché il quadro della loro dirigenza sia completo e uniforme con gli altri colleghi dirigenti, ma sicuramente l’occasione di sistemarle è vicina. A partire dalla stessa manovra di bilancio dove già sono stati presentati emendamenti di maggioranza per estendere anche a loro quell’indennità di esclusiva che fa parte del bagaglio della dirigenza sanitaria. “Anche di questo – conclude – ringraziamo la sensibilità dei senatori, come dell’altro emendamento che reintroduce anche per gli infermieri la Retribuzione individuale di anzianità, ‘dimenticata’ nella manovra dello scorso anno”,
Un contratto quindi, che rappresenta un altro passo avanti verso un’organizzazione oltre che multiprofessionale e patient centered, anche una garanzia in più di qualità per l’assistenza che il nostro Ssn eroga.

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