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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 220

Posts Tagged ‘sanitarie’

Rafforzate le misure sanitarie nei campi rifugiati del Kenya

Posted by fidest press agency su domenica, 24 maggio 2020

L’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, le agenzie umanitarie e il Governo del Kenya stanno rafforzando le misure contro il COVID-19, dopo che il Governo stesso ha confermato che due persone sono risultate positive ai test nei campi rifugiati di Dadaab.In linea con le direttive governative, i due hanno dovuto osservare un periodo di quarantena per poi essere trasferiti in centri di isolamento, una volta reso noto l’esito dei risultati. L’unità di sorveglianza e risposta alle malattie del Ministero della salute ha avviato le attività di tracciamento dei contatti.Le condizioni di affollamento dei campi rifugiati di Dadaab, nei quali i servizi medici sono già sotto pressione, sollevano seri motivi di preoccupazione per la vulnerabilità di oltre 217.000 rifugiati e 320.000 membri delle comunità di accoglienza che vivono negli insediamenti e nelle aree circostanti.L’UNHCR, i partner e altre agenzie ONU da tempo supportano il piano di risposta nazionale diretto dal Governo volto ad attenuare i rischi e a prevenire l’ulteriore diffusione del virus nei campi rifugiati.A Dadaab, le strutture sanitarie sono state potenziate con l’allestimento di centri di isolamento e quarantena che dispongono di 955 ulteriori posti letto. Altre 125 postazioni per lavarsi le mani sono state installate presso i punti di distribuzione alimenti, le scuole e i mercati. Agli ambulatori sono stati forniti 68 dispositivi di protezione individuale (DPI) per il personale impegnato in prima linea, 450 paia di guanti, 45.000 mascherine chirurgiche e quattro bombole di ossigeno. Gruppi di lavoro di rifugiati hanno prodotto oltre 150.000 mascherine in tessuto che saranno pronte per la distribuzione nei prossimi giorni. Tutto il personale sanitario è stato formato in materia di prevenzione e risposta al COVID-19. Attualmente, nei campi rifugiati di Dadaab sono impegnati 18 medici generici, 150 infermieri, 52 medici ospedalieri, 11 tecnici di laboratorio e 336 volontari comunitari.Più di 200.000 rifugiati sono già stati raggiunti dalle campagne di sensibilizzazione all’igiene nel contesto della prevenzione del COVID-19 diffuse mediante radio locali, poster, volantini, messaggi WhatsApp, social media e siti web dedicati in somalo, oromo, dinka, swahili, nuer, francese e inglese. L’UNHCR, il Programma alimentare mondiale (WFP) e i partner hanno fornito doppie razioni di alimenti e prodotti per l’igiene come sapone e taniche, per ridurre il rischio che si formino code e assembramenti di grandi dimensioni.I rappresentanti delle comunità di rifugiati e gli operatori impegnati sul territorio sono stati adeguatamente formati e condividono regolarmente messaggi chiave con la popolazione rifugiata del campo. L’UNHCR e i partner hanno inoltre promosso strutture di sostegno psicosociale e rafforzato i servizi di assistenza telefonica esistenti per assicurare che rifugiati e richiedenti asilo possano accedere alle informazioni e alle indicazioni relative alle forme di aiuto disponibili.L’appello per finanziare il piano di risposta globale al COVID-19 dell’UNHCR finora ha raccolto il 31 per cento dei 745 milioni di dollari necessari per assistere i rifugiati colpiti dalle conseguenze della pandemia. L’UNHCR rivolge un appello alla comunità internazionale affinché intensifichi il proprio contributo, assicurando, in tal modo, che rifugiati, richiedenti asilo e comunità di accoglienza vulnerabili presenti in Kenya abbiano accesso a cure e servizi sanitari adeguati.

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Stati Uniti d’Europa. Regole sanitarie e commerciali con la Cina

Posted by fidest press agency su domenica, 29 marzo 2020

Siamo tutti grati alla Cina per gli aiuti umanitari per questa emergenza sanitaria. Ringraziamenti che estendiamo a Russia, Cuba e, benché non ci sia stata evidenza mediatica, a Usa, Francia, Germania e Austria.E’ bene ricordare che il Coronavirus (SARS-CoV-2) è arrivato dalla Cina, così come il virus SARS-CoV nel 2002 e il virus H5N1 (aviaria) nel 2005.Sorge un problema riguardante la provenienza virale. Il Coronavirus è arrivato dalla Cina verso l’Europa, gli Usa, la Corea e l’Australia, paesi che hanno intensi rapporti commerciali con la Cina stessa.Il Coronavirus ha origine naturale, ma ha trovato il modo di trasmettersi in zone dove è frequente il contatto dell’uomo con gli animali selvatici. Nel mercato di Wuhan (Cina) si vendono, appunto, animali selvatici e la correlazione con la trasmissione dell’infezione è plausibile.Visti i danni sanitari ed economici provocati dal Coronavirus, ci sembra indispensabile che le relazioni commerciali con la Cina siano condizionate alla adozione di misure sanitarie in loco. La pressione, in tal senso, potrebbe arrivare da Usa e Unione europea. Considerato che gli europei continuano a muoversi in ordine sparso, meglio sarebbe se la forza di persuasione fosse più incisiva, il che si può ottenere con gli Stati Uniti d’Europa. Comprendere che l’unione fa la forza è alla portata di tutti. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Smartworking ed emergenze sanitarie

Posted by fidest press agency su sabato, 21 marzo 2020

In merito a Smart Working e diffusione del virus Covid-19, Vittorio De Luca dello Studio De Luca & Partners commenta: “Siamo in piena emergenza e molte aziende sono state improvvisamente costrette a cercare e ad adottare prontamente alternative al normale svolgimento dell’attività lavorativa. In altre parole, le aziende da un giorno all’altro hanno dovuto ripensare e riorganizzare il lavoro e rivalutare il cosiddetto Smart Working. Ma cosa succede a tutte quelle aziende che non hanno voluto o potuto adottare questo nuovo approccio al lavoro? In primo luogo, diciamo che sino a quando non sarà cessata l’emergenza Covid-19, il datore di lavoro non è totalmente libero di decidere se ricorrere o meno al lavoro agile. In effetti, il DPCM dell’ 11 marzo, prevede che sia attuato il massimo utilizzo da parte delle imprese di modalità di lavoro agile per le attività che possono essere svolte al proprio domicilio o in modalità a distanza. Occorre poi considerare che sul datore di lavoro incombe un preciso obbligo di protezione della salute psico-fisica del lavoratore che trova la propria fonte nell’art. 2087 cod. civ. L’imprenditore è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro. Il datore di lavoro deve, cioè, adottare tutte le misure tassativamente imposte dalla legge in relazione allo specifico tipo di attività esercitata, le misure generiche dettate dalla comune prudenza e tutte le altre misure che, in concreto, si rendano necessarie per la tutela del lavoratore secondo la particolarità del lavoro, dell’esperienza e della tecnica. La violazione di questo obbligo comporta il rischio che sia imputata al datore di lavoro la responsabilità, in questo caso, di un eventuale contagio e della diffusione dello stesso. Il datore di lavoro potrebbe essere pertanto chiamato a risarcire il lavoratore per l’eventuale danno patito e a rispondere dei reati che danno origine alla responsabilità amministrativa della società”.

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Emergenza coronavirus: Huawei dona tecnologia e forniture sanitarie

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 marzo 2020

Huawei Italia fornirà dispositivi di protezione e soluzioni tecnologiche per far fronte alla situazione di emergenza causata dalle infezioni da Covid-19. Inoltre l’azienda ha istituito un’unità interna di crisi al fine di collaborare al meglio con le istituzioni nazionali e locali e avviare azioni di sostegno concertate con gli operatori di telecomunicazioni e i propri partner.La società ha già donato 1.000 tute protettive destinate ad alcuni ospedali di Milano e 200.000 mascherine tipo FFP2 CE sono in arrivo dalla Cina.Gran parte del piano di aiuti si basa sulla tecnologia. A partire dai dispositivi fino alla connettività di rete ad alte prestazioni, una gamma completa di soluzioni sosterrà l’enorme sforzo che l’intero Paese sta compiendo in questa difficile situazione.Huawei si offre di facilitare lo scambio di informazioni e buone pratiche tra i team sanitari italiani e cinesi attraverso la sua piattaforma di collaborazione cloud Welink. L’azienda ha già supportato l’emergenza sanitaria in Cina e pertanto mette a disposizione l’esperienza acquisita in quell’occasione e il rapporto con le strutture sanitarie delle aree critiche cinesi che adesso stanno uscendo dalla fase più acuta dell’epidemia.Inoltre saranno fornite apparecchiature per reti Wi-Fi 6 a 10 strutture ospedaliere provvisorie al fine di consentire le comunicazioni con gli altri enti sanitari. Huawei sta lavorando con alcuni dei suoi partner per creare una piattaforma di videoconferenza ad hoc in grado di garantire una connessione in tempo reale tra gli ospedali nelle aree rosse e l’unità di crisi nella regione di appartenenza o l’ente governativo designato, garantendo il continuo coordinamento dell’emergenza da remoto. Sarà possibile consultare esperti di diverse regioni e condividere informazioni in tempo reale.Huawei partecipa all’iniziativa “Solidarietà Digitale” promossa dal Ministro per l’Innovazione Tecnologica e la Digitalizzazione Paola Pisano. L’azienda donerà 500 tra tablet e smartphone che verranno destinati ad alcuni ospedali italiani per consentire le comunicazioni tra i pazienti e i propri familiari.

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Le risorse sanitarie in Italia nella lotta al Covid-19

Posted by fidest press agency su martedì, 17 marzo 2020

“L’Italia è stato il primo Paese in Europa a pagare il prezzo per errori commessi involontariamente – dichiara al Sunday Times il Dottor Natalini, Direttore del Dipartimento di Anestesia, Rianimazione, Terapia Intensiva e del Dolore di Fondazione Poliambulanza -. Si è scottata e ora ha imparato la lezione. Chiunque aspetti di bruciarsi un’altra volta è un pazzo”.Nell’articolo del quotidiano britannico si sottolinea come Fondazione Poliambulanza si sia rivelata in questo difficilissimo periodo una delle migliori risorse sanitarie in Italia e ricorda come tutto il personale stia lavorando dalle 10 alle 12 ore al giorno, 7 giorni su 7.
“Un riconoscimento internazionale – commenta il direttore Generale Alessandro Triboldi – ampiamente meritato per la straordinaria dedizione di tutto personale di ogni ordine e grado. Il nostro ospedale è in prima linea sin dal primo giorno dell’emergenza, l’assetto della struttura è in continua evoluzione e aumenta ulteriormente la disponibilità dei posti letto per pazienti COVID-19 o con sintomatologia sospetta, arrivati a un totale di 331. 51 i posti in Terapia Intensiva, 248 nei Reparti riconvertiti (di cui 167 con dotazione di ossigeno) e 32 nell’Osservazione Breve Intensiva del Pronto Soccorso. I posti letto in Terapia Intensiva sono fondamentali per salvare le vite umane, per questo i nostri sforzi continuano: abbiamo avviato la progettazione di ulteriori 15 nuove postazioni recuperando un reparto recentemente dismesso”.

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Brexit, gli impatti su assicurazioni auto, sanitarie e di viaggio

Posted by fidest press agency su domenica, 2 febbraio 2020

La Gran Bretagna non fa più parte dell’Unione europea. Facile.it, in collaborazione con il giornalista Paolo Fiore, si è chiesto cosa cambierà per gli italiani che viaggeranno e guideranno nel Regno Unito, ed ecco cosa abbiamo scoperto.
La prima notizia è che non scatteranno grandi cambiamenti dall’oggi al domani, ma anche per quanto riguarda le assicurazioni ci sarà un periodo di transizione, che dovrebbe scadere il 31 dicembre 2020. Modifiche più consistenti potrebbero invece scattare dal Capodanno 2021. Ma la loro entità dipende dall’esito dei negoziati in corso.
I cittadini dell’Ue potranno continuare a viaggiare verso la Gran Bretagna con le stesse regole. “Quest’anno non ci sono modifiche nei documenti di viaggio”, spiega il governo britannico. Per ora, quindi, niente visto. Basteranno un passaporto valido o la carta d’identità. Quest’ultima potrebbe non essere più accettata dal 2021. Se così fosse, Londra avviserà comunque i viaggiatori, indicando con ampio anticipo la data in cui le regole cambieranno. Gli automobilisti in possesso di una patente europea potranno continuare a guidare in Gran Bretagna anche dal primo febbraio. Non serve, al momento, una licenza internazionale. Se si percorrono le strade britanniche con il proprio veicolo, l’auto deve essere chiaramente assicurata. Si deve dare prova che lo sia portando materialmente con sé la “carta verde”, sulla quale devono essere indicati nome dell’assicurato, targa dell’auto e periodo della copertura assicurativa.
Dal 2021 potrebbero esserci alcuni cambiamenti. Improbabile che, in linea generale, venga richiesta a tutti gli automobilisti una licenza internazionale. È possibile però che, al termine del periodo di transizione, ci sia uno scenario più frammentato: gli accordi sulle licenze di guida potrebbero dipendere infatti da accordi con i singoli Stati e variare da Paese a Paese. Per chi viaggia verso la Gran Bretagna, resta valida la tessera europea di assicurazione malattia. Consente di accedere più agevolmente alle cure mediche, ma non copre tutte le spese. Le autorità britanniche raccomandano quindi di sottoscrivere, in ogni caso, un’assicurazione sanitaria che copra l’intera durata della permanenza. Dal 2021, la tessera europea potrebbe non essere più valida. Ma, ancora una volta, dipende dalle intese che verranno raggiunte. Il governo britannico ha fatto sapere che “l’obiettivo è sottoscrivere accordi di assistenza sanitaria reciproca con l’Ue o con singoli Paesi”, in modo da “fornire cure mediche a un costo ridotto o, in alcuni casi, gratuite”.
Il 25 giugno 2018 l’Eiopa (l’Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali) ha richiamato l’attenzione sulla necessità che le imprese di assicurazione e gli intermediari assicurativi europei informino i clienti “sul possibile impatto della Brexit sui contratti assicurativi in essere” e “sulle misure adottate per garantire, dopo la Brexit, la continuità del servizio e l’esecuzione dei contratti stipulati”. Nel corso del 2020, quindi, le compagnie dovrebbero inviare ai clienti comunicazioni nel caso in cui cambiassero alcune condizioni legate alle polizze in essere.

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Consulta delle Professioni Sanitarie

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 gennaio 2020

”L’istituzione della Consulta permanente delle Professioni sanitarie è un passo importante per aprire una nuova fase della governance dell’assistenza sanitaria, che si allontani dalla logica economicista e si basi sulla ricognizione effettiva dei bisogni e delle criticità del Servizio sanitario, confrontandosi con i professionisti della salute che ogni giorno cercano di rispondere nel modo migliore alla domanda di cure e assistenza dei cittadini” ha detto il presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani, Andrea Mandelli, commentando la firma del Decreto Ministeriale che ha istituito in nuovo organismo consultivo. “La Federazione rivolge un plauso al Ministro della Salute, Onorevole Roberto Speranza, per la sua politica volta al massimo coinvolgimento di tutti gli attori della tutela della salute, così come era stato richiesto anche nel corso dell’Assemblea nazionale delle professioni sanitarie il 23 febbraio 2019. La Federazione, i farmacisti italiani, offrono fin d’ora la massima collaborazione al Ministro per quella che ci auguriamo sia una stagione di rinascita del nostro Servizio sanitario”.

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Disuguaglianze sanitarie tra Nord e Sud

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 dicembre 2019

Non una semplice denuncia di carenze ma una vera e propria proposta di possibili soluzioni per risolvere i problemi che affliggono la sanità italiana. Puntare su ricerca e innovazione: questa l’unica “cura” per “guarire” i malanni del Servizio Sanitario Nazionale. La “ricetta”, inviata al Governo dalle colonne di “The Lancet Public Health” è stata sottoscritta da un gruppo di medici, ricercatori e docenti afferenti all’Istituto Scientifico Biomedico Euro Mediterraneo (ISBEM), alla Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA), alla Società Italiana di Sanità Pubblica e Digitale (SISPED), al Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e all’Università.“È il momento di agire”, afferma Prisco Piscitelli, epidemiologo ISBEM e vicepresidente SIMA, “Un’ ‘iniezione’ di ricercatori nel nostro Servizio Sanitario Nazionale – non solo medici ma anche biologi, biotecnologi, farmacisti, ingegneri biomedici – con il loro carico di innovazione scientifica e tecnologica, fino a raggiungere i piccoli ospedali della periferia italiana, gli ambulatori ASL e i gli studi degli specialisti convenzionati e dei Medici di Medicina Generale, rappresenta l’unica via per superare i problemi che affliggono la sanità e al contempo l’università italiana”.“È nostra convinzione che la qualità e l’attrattività del sistema sanitario italiano per gli operatori sanitari e per i pazienti possano essere migliorate solo creando uno stretto legame tra assistenza e ricerca nell’ambito di un contesto etico e meritocratico”, aggiunge Alessandro Miani, Presidente SIMA. “Puntare su ricerca e innovazione è l’unica soluzione per ridurre le disparità sanitarie. Oltre mezzo milione di cittadini italiani si spostano oggi dal Sud al Nord Italia perchè credono di ricevere cure di migliore qualità laddove queste sono associate alla ricerca”.
“Arginare la fuga dei cervelli vuol dire dare ai giovani che formiamo nelle università Italiane una prospettiva di immediato inserimento a supporto dell’erogazione delle cure e della prevenzione. Se migliaia di medici e ricercatori italiani hanno lasciato il nostro Paese negli ultimi decenni è infatti a causa della carenza di opportunità, complessità burocratiche nelle procedure di reclutamento, salari inadeguati e scarse prospettive di carriera sulla base di risultati misurabili”, sottolinea Antonella De Donno del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche e Ambientali dell’Università del Salento a Lecce.
Per quanto riguarda la carenza di medici, i firmatari dell’articolo di “The Lancet Public Health” invitano il Governo ad applicare correttamente la legislazione introdotta negli anni ’90, con lo scopo di pianificare l’accesso alla facoltà di Medicina sulla base delle future necessità del Paese, senza procedere a un semplice taglio del numero degli studenti universitari. È inoltre necessario garantire l’accesso alle Scuole di Specializzazione entro pochi anni dal conseguimento della laurea, aumentando il numero delle borse di studio e ripensando l’attuale sistema che ha drammaticamente ridotto le possibilità di scegliere indirizzi specifici all’interno delle scuole di specialità e rende spesso molto difficile agli aspiranti medici seguire la propria vocazione. Anche le società scientifiche e le associazioni professionali dei medici sono chiamate ad assumere un ruolo nuovo per attrarre talenti, finanziando, ad esempio, posti aggiuntivi in dottorato di ricerca, promuovendo gemellaggi internazionali di ospedali e generando salute a livello locale, soprattutto nelle aree svantaggiate.

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Disegno di Legge sull’intramoenia delle professioni sanitarie

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 luglio 2019

E’ stato presentato al Senato dal Presidente della Commissione Igiene e Sanità Pierpaolo Sileri. Secondo Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI), la presentazione del Ddl “che ci auguriamo – afferma – abbia un iter veloce in Parlamento, anche perché si sana finalmente un’incomprensibile diversità di trattamento tra personale medico e le altre professioni sanitarie”. Secondo Mangiacavalli ci sono però alcuni presupposti da tenere saldamente fermi e da inserire nel Ddl. Il primo è che l’attività libero-professionale intramuraria deve configurarsi come vera opportunità per il cittadino di esercitare il diritto alla libera scelta e non come strumento per sopperire alle carenze di organici e di assistenza che devono essere sempre assicurati dal Servizio Sanitario Nazionale: l’intramoenia non può e non deve rappresentare una partita di scambio per far fronte a politiche pubbliche depressive in materia di personale, come purtroppo è già accaduto.Così come per quanto scritto nella legge che riguarda la dirigenza del Ssn, l’intramoenia non deve andare a detrimento dell’attività istituzionale. Questo concretamente vuol dire considerarla un’opportunità attivabile laddove le Regioni e le Aziende Sanitarie siano in grado di garantire i Livelli essenziali di assistenza (Lea) e gli organici necessari ad erogarli. Per questo c’è bisogno di meccanismi di monitoraggio e verifica con il coinvolgimento anche delle Organizzazioni di cittadini e pazienti. Va garantita trasparenza, legalità, massima attenzione ad eventuali conflitti d’interesse e il rispetto delle norme deontologiche del nuovo Codice: l’Ordine sarà presidio fondamentale a garanzia dei diritti dei cittadini.E le risorse che il Ssn incasserà grazie all’esercizio dell’attività intramuraria degli infermieri – perché quota parte spetta alle aziende di cui il professionista fa parte – dovranno essere finalizzate al rafforzamento dell’offerta pubblica, quindi il canale istituzionale, attraverso investimenti in politiche assunzionali.“Sono paletti indispensabili – continua Mangiacavalli – perché un diritto prima di tutto dei cittadini e poi dei professionisti che li assistono sia trasparente e produttivo”.“Abbiamo già pronti i nostri emendamenti al testo – conclude la presidente FNOPI – che presenteremo in audizione al Senato durante l’iter che da oggi partirà. Vogliamo offrire il nostro contributo per giungere ad un testo che sia il più “giusto” possibile per i diritti dei cittadini, per il Ssn e per i professioni che vi lavorano”.

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Taglio prestazioni sanitarie

Posted by fidest press agency su domenica, 31 gennaio 2016

Il 7% circa degli italiani non si fa visitare perché il costo della prestazione è troppo elevato, mentre solo 4 consumatori su 10 fanno visite regolari dal dentista. Una situazione che sta iniziando a farsi drammatica per la cura della salute, con il rischio che il recente taglio delle esenzioni su 203 prestazioni la aggravi ulteriormente.
“Il taglio delle esenzioni rischia di far impennare il numero degli italiani che non si fanno visitare, a causa dei costi sanitari troppo elevati – dichiara Roberto Tascini, Presidente dell’Adoc – secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio, difatti, il 7% dei cittadini oggi rinuncia a farsi visitare perché il costo della prestazione è troppo alto, la lista d’attesa è troppo lunga oppure l’ospedale è troppo distante. Considerando che, con il decreto Appropriatezza, per oltre 200 prestazioni, dalle cure odontoiatriche a quelle dermatologiche, il costo ricadrà solo sul cittadino, tranne in determinati casi, il rischio che questa percentuale aumenti è alto. Con la conseguenza di un aggravio dei rischi per la salute per tutti coloro impossibilitati a permettersi determinate visite. Ancora peggiore la situazione per il settore dentistico: ad oggi solo 4 italiani su 10 fanno visite regolari dal dentista, secondo nostre stime solo il 25% ha fatto almeno una pulizia dei denti. La causa principale è il costo elevato, e la situazione tende a peggiorare sempre di più. Comprendiamo l’esigenza di razionalizzare le spese del Servizio Sanitario Nazionale, ci auguriamo solo che a rimetterci non siano i cittadini, il cui diritto fondamentale alla salute deve essere tutelato nella maniera più ottimale. Come Adoc riteniamo che, ad oggi, manchino anche polizze malattia e coperture assicurative in grado di coprire adeguatamente le spese mediche sostenute. E’ pertanto fondamentale individuare soluzioni che permettano alle famiglie di risparmiare e al tempo stesso di ricevere servizi di qualità assicurata.”

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Salute. Acoi, Gutgeld ascolti società scientifiche e professioni sanitarie

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 luglio 2015

ospedale-san-camilloDa tempo si parla di tagli, possibilmente lineari perché più semplici da realizzare, ma non si parla di razionalizzare la rete ospedaliera esistente. Partendo dal dato che l’Italia ha un numero di ospedali di gran lunga superiore al Regno Unito a parità di popolazione, si capisce che l’azione efficace è quella di ridurre il numero di ospedali esistenti per migliorare la qualità delle prestazioni nei rimanenti ospedali. Sorge spontaneo il dubbio che alcuni ospedali servano più alla politica che non ai cittadini. Le gare nazionali non possono prescindere dalla qualità dei presidi da acquistare. Come esempio, non vorrei passasse il concetto che la qualità dei guanti chirurgici fosse identica per tutti i tipi di guanti, per cui senza alcun criterio di qualità scelgo al prezzo più basso, per poi magari usare tre paia di guanti per un intervento chirurgico.Per poter razionalizzare il Ssn e’necessario il coinvolgimento nel processo degli operatori sanitari, iniziando dalle Società Scientifiche come ACOI, che hanno fatto della qualità e sicurezza delle prestazioni il loro cavallo di battaglia. Sarà impossibile chiedere agli operatori sanitari di lavorare in condizioni più precarie di quelle attuali, gia’ difficile, e offrire ai cittadini prestazioni meno sicure ed efficaci e magari in tempi ancora più lunghi.
La politica è chiamata a fare delle scelte serie e sarebbe importante sapere quali sono e con chi sono state concordate,per evitare un’ulteriore desertificazione del Sistema Sanitario Nazionale pubblico,senza avere il coraggio di dire di non avere la capacità economica e gestionale di mantenere un Sistema sanitario universale”.
Lo afferma il presidente dell’Acoi (Associazione Chirurghi Ospedalieri Italiani) Diego Piazza commentando Gutgeld intervistato da Repubblica.

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Competenze Professioni Sanitarie

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 febbraio 2015

istituto superiore sanitàSull’implementazione delle competenze delle professioni sanitarie e, più in generale sul comma 566 della legge di stabilità, è difficile intervenire senza correre il rischio di alimentare le derive particolaristiche in cui ci pare si stia articolando la discussione. Per questo ce ne siamo tenuti volutamente a margine. Ma l’escalation dei temi e, in alcuni casi, dei toni è così forte da suscitare preoccupazione e perplessità, oltre a qualche sospetto di gattopardiana memoria. Non vorremmo che l’aggiunta di “tanta carne al fuoco” abbia alla fine l’unico effetto di tenere tutto fermo così com’è. Non è un caso che la prima bozza di accordo, che riguarda l’implementazione delle competenze per la professione infermieristica, pronta e “bollinata” da tutti i soggetti competenti è ferma al palo da due anni. Lo dichiara in una nota il Segretario Generale della Uil Fpl Giovanni Torluccio. Con tutto il rispetto per le analisi scientifiche e teoriche – che hanno certamente un loro perché, prosegue Torluccio – vorremmo riportare l’attenzione su uno degli obiettivi centrali di questo accordo che è riconoscere, promuovere e regolamentare quanto su molti territori già accade. Quanto a molti colleghi viene già richiesto al di fuori di una cornice complessiva che garantisca e tuteli tutti gli operatori coinvolti, oltre che la qualità e sicurezza dei servizi ovviamente.E con buona pace dei più strenui oppositori dell’accordo che paventano rischi per i cittadini e un inaccettabile depauperamento della proprio ruolo e della propria professionalità, ci risulta che nella realtà le cose siano ben diverse. Nei reparti i professionisti sanitari, a partire dai medici, sono consapevoli della necessità di una maggiore integrazione professionale e di una piena valorizzazione delle competenze emergenti per fronteggiare le sfide della quotidianità. E i cittadini sono ben contenti di poter fruire, di conseguenza, di servizi di maggiore accessibilità e qualità.La nostra preoccupazione è che il comma 566 e tutta la partita della valorizzazione delle professioni sanitarie stiano diventando il pretesto per dispute politiche e filosofiche che più proficuamente dovrebbero essere ricondotte ai loro campi propri.Quello di cui c’è bisogno, secondo noi – continua il Segretario Generale Uil Fpl -, è invece ricentrare l’impegno sul merito delle cose, sui problemi concreti cominciando a dare gambe ad uno strumento in grado di portare maggiore qualità delle prestazioni, migliori condizioni di lavoro per tutti e un uso più efficace delle risorse umane e strumentali. Senza con questo voler pregiudicare gli ulteriori percorsi per la specializzazione, ovviamente.Il nostro invito quindi è prima di tutto al Ministero della Salute, perché dopo tanti annunci dia finalmente il via libera al provvedimento.Dopo di che il nostro auspicio è che si prendano le distanze dalle sterili posizioni di contrapposizione per affrontare la gestione dell’accordo in una logica di sinergia.Lo abbiamo detto e lo ripetiamo – conclude Torluccio -: il percorso di riconoscimento dell’evoluzione delle professioni sanitarie, che è comunque inarrestabile, può diventare un’opportunità per i professionisti della dirigenza e per quelli del comparto, un’occasione per confrontarsi e condividere i principi ed i criteri di una maggiore integrazione professionale, ma anche uno strumento per aprire la strada a nuove e più significative relazioni aziendali in grado di incidere sulla qualità delle prestazioni e sulla valorizzazione di tutti gli operatori.

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Riorganizzazione delle professioni sanitarie

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 gennaio 2015

Gilberto Gentili, Presidente C.A.R.DSenigallia (AN). La Confederazione delle Associazioni Regionali dei Distretti (C.A.R.D.) accoglie con favore la previsione di un percorso – tratteggiato nell’ormai noto “comma 566” della Legge di Stabilità – che vedrà la progressiva evoluzione delle professioni sanitarie infermieristiche, ostetrica, tecniche della riabilitazione e della prevenzione verso l’assunzione di crescenti competenze avanzate e di tipo specialistico.“Il dato fondamentale – afferma Gilberto Gentili, Presidente C.A.R.D. – è già stato esplicitato nell’atto di nascita della Cabina di Regia per le professioni sanitarie, voluta a novembre scorso da Governo e Regioni come luogo di confronto permanente su questi temi: gli infermieri e le altre professioni sanitarie, negli ambiti individuati dagli specifici profili professionali di riferimento, sono già oggi garanti del processo assistenziale. E ciò è vero più che mai nel vasto campo dell’assistenza domiciliare. L’assunzione di competenze e responsabilità crescenti, da parte dei professionisti della salute diversi dal medico, rappresenta al contempo un giusto riconoscimento per questi operatori e un percorso ormai ineludibile verso una gestione condivisa, e quindi sosten ibile, del problema delle cronicità. In sostanza – conclude Gentili – gli operatori dei Distretti sanitari sono convinti che per garantire sul territorio un’assistenza adeguata ai pazienti cronici, e quindi per dar compimento anche alla vocazione dell’ospedale come centro di presa in carico delle emergenze e delle acuzie, le parole chiave per tutti i professionisti della salute debbano essere autonomia e responsabilità, naturalmente fondate sulle necessarie competenze, e quindi anche su eventuali passaggi formativi supplementari” La Confederazione delle Associazioni Regionali dei Distretti (C.A.R.D.) è una libera Associazione senza fini di lucro e senza finalità sindacali, che riunisce le Associazioni dei Direttori, dei Responsabili e degli Operatori dei Distretti Sanitari di tutte le Regioni italiane. C.A.R.D., nel complesso, rappresenta oltre mille professionisti della salute, fra personale medico, personale infermieristico e addetti ai servizi domiciliari.
La Confederazione non esercita né partecipa ad attività imprenditoriali, salvo quelle necessarie per le attività di formazione continua. La sua missione consiste nel promuovere, sostenere e implementare la cultura del cambiamento in sanità, tendente all’umanizzazione dei servizi offerti alla persona, al miglioramento dello stato di salute della popolazione e all’applicazione di modelli gestionali capaci di realizzare l’integrazione, il governo della domanda e accentuare la tutela dei soggetti deboli.

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Le questioni sanitarie in sospeso dopo la caduta del governo

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 gennaio 2013

Nell’incertezza di una legislatura interrotta e in attesa di un nuovo governo che riprenda le redini del Paese, qualcosa di certo c’è anche in campo sanitario: i tagli. Nel 2013 saranno 600 milioni e nel 2014 un miliardo le cifre che il servizio sanitario dovrà risparmiare in aggiunta a quelle già previste da spending review, dal decreto “salva-Italia” e dalle ultime manovre. Inoltre, risale ancora al periodo in cui il ministro dell’economia era Giulio Tremonti il provvedimento che indica in due miliardi aggiuntivi l’ammontare del recupero da attuare attraverso i ticket, a partire dal 2014. Alt re questioni rimangono sospese, a partire dall’attuazione del cosiddetto “decreto Balduzzi”: dall’intramoenia alle assicurazioni, dalla riforma della medicina territoriale alla revisione dei livelli essenziali di assistenza, numerosi punti non diventeranno operativi in assenza di ulteriori decisioni. Spicca tra questi il delicato disegno di legge sul fine vita: dopo un iter lungo e accidentato, che ha diviso il mondo politico e l’opinione pubblica, è probabile che il provvedimento non vedrà la luce prima delle elezioni. Probabilmente troveranno sorte analoga il testo che intendeva aprire la porte alla donazione del corpo post mortem ai fini di ricerca e il provvedimento che avrebbe consentito di donare i farmaci non utilizzati alle Onlus per una distribuzione gratuita alle fasce più deboli. Il ministro Balduzzi intende comunque lasciare un documento di indirizzo politico in eredità al prossimo governo. Il punto di partenza è il monito del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ha invitato a una maggiore attenzione all’equità proclamando che “chi ha di più deve pagare di più”. Perché questo sia possibile è però condizione essenziale una reale conoscenza dei redditi degli italiani, resa per ora ardua da un’evasione fiscale ancora fuori controllo. L’incrocio delle banche dati si propone come lo strumento più moderno e incisivo per affrontare il problema.

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Spesa e qualità prestazioni sanitarie

Posted by fidest press agency su martedì, 18 gennaio 2011

Ancona 18 gennaio a partire dalle 15 al Rettorato, presieduto dal governatore Spacca e dal rettore Pacetti. È atteso l’intervento di Fabio Pamolli, presidente del Cerm, il centro di ricerche che studia i metodi per l’innalzamento della qualità tecnica e della trasparenza delle decisioni di politica economica e di regolazione dei mercati.Si tratta di un’iniziativa congiunta tra Regione Marche e Università Politecnica delle Marche: un’occasione di confronto approfondito sui temi della sanità con il contributo di riflessione, del CERM. È questo il centro di ricerche, che studia i metodi per l’innalzamento della qualità tecnica delle decisioni politiche, e che in una sua ricerca pone le Marche tra le cinque “benchmark”, cioè punto di riferimento, perché registrano i più elevati indicatori sintetici della qualità delle prestazioni in rapporto alla spesa. Le valutazioni ministeriali ponevano qualche mese fa le Marche al secondo posto in Italia per efficienza della spesa sanitaria, un dato virtuoso confermato anche dal CERM.  Sarà  quindi Fabio Pamolli, presidente del Cerm, la relazione “Sovraspesa e deficit di qualità nei sistemi sanitari regionali”, tema centrale del workshop, intitolato “Sistemi sanitari regionali”. I lavori saranno introdotti dal presidente della Regione, Gian Mario Spacca e dal rettore dell’Università Politecnica delle Marche, Marco Pacetti. Seguiranno quindi gli interventi di Gian Luca Gregori, preside della Facoltà di Economia sul tema “ Nuove prospettive di analisi e valutazione della “componente sanità” nel sistema economico regionale” e di Carmine Ruta, dirigente Servizio Salute Regione Marche, sul Piano Socio Sanitario della Regione Marche. L’assessore regionale alla Salute Almerino Mezzolani trarrà le conclusioni del convegno.

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Professioni sanitarie: iscrizioni ai corsi di laurea

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 luglio 2010

C’è tempo fino alle ore 13 di venerdì 6 agosto prossimo per iscriversi alle prove di ammissione per frequentare i cinque corsi di laurea della Facoltà di medicina e chirurgia dell’Università di Firenze istituiti presso l’Agenzia per la formazione dell’Asl 11: infermieristica, ostetricia, fisioterapia, tecniche della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro e tecniche di radiologia medica per immagini e radioterapia. I candidati dovranno compilare la domanda di partecipazione alla prova di ammissione solo ed esclusivamente on line collegandosi all’indirizzo https://ammissioni.polobiotec.unifi.it/turul. La prova di ammissione ai corsi di laurea nelle professioni sanitarie per l’anno accademico 2010/2011 si svolgerà l’8 settembre prossimo presso il Centro didattico Morgagni, via Alderotti 93/c a Firenze (zona Careggi). Il bando per iscriversi ai corsi di laurea nelle professioni sanitarie è consultabile sul sito http://www.usl11.toscana.it, nello spazio dedicato all’Agenzia per la formazione, sotto la voce “Formazione universitaria – corsi di laurea” oppure sul sito http://www.med.unifi.it.

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Rette residenze sanitarie assistenziali

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 luglio 2010

Il 28 giugno 2010 il Consiglio di Stato si è pronunciato sulla questione del pagamento delle rette RSA in Toscana, sospendendo l’efficacia di due recenti sentenze del Tar Toscana che avevano dato  torto agli utenti. Secondo il Tar Toscana infatti la retta per la degenza in RSA degli assistiti doveva essere computata non sui soli loro redditi ma anche su quelli dei familiari.
A questo riguardo ricordiamo: La legge nazionale impone che le rette per la degenza in Rsa, che le persone  ultrasessantacinquenni non autosufficienti e portatori di handicap grave devono pagare, siano proporzionate ai loro redditi e che le restanti porzioni di retta (quota sociale) siano pagate dai Comuni di residenza. Nel novembre 2008 una signora fiorentina, gravemente invalida, ricoverata in una RSA di Firenze, rivoltasi all’Aduc, ha fatto ricorso al Tar Toscana perche’ costretta a pagare, per la propria degenza 14.220 euro a fronte di un reddito di 8.756,25, soltanto perche’ il padre percepiva anch’egli una pensione, e il Tar le aveva dato ragione. Un anno e mezzo dopo lo stesso Tribunale, in due casi simili al precedente, ha fatto dietro front, dando ragione al Comune di Firenze. La legge che disciplina l’Isee (indicatore della situazione economica equivalente), prevede che per il calcolo delle rette di degenza nelle Rsa per questi pazienti si consideri il solo reddito dell’assistito. Secondo il nuovo orientamento del Tar Toscana, tali norme, che prima erano precettive e immediatamente applicabili, diventano di mero indirizzo e inattuabili. Gli utenti e l’Aduc non si sono arresi e, assistiti dagli avvocati Emmanuela Bertucci e Claudia Moretti del foro di Firenze e  dall’avv. Ilaria Romagnoli del foro di Roma, si sono rivolti in appello al Consiglio di Stato che, sebbene in via cautelare, ha gia’ emesso due provvedimenti positivi:  ordinanza n. 2997/10 e 3001/10 : Due pronunce a nostro avviso molto importanti, con le quali il Collegio chiarisce il proprio orientamento sull’applicazione dell’art. 3 comma 2 ter  del d.lgs. n. 109 del 1998: gli utenti devono pagare in proporzione ai loro redditi e non anche in proporzione ai redditi dei propri parenti.
Ora e’ importante che il Consiglio di Stato si pronunci presto con una sentenza definitiva che uniformi una volta per tutte l’applicazione della legge nazionale in materia di RSA. Finora, infatti, i vari Tribunali Amministrativi Regionali d’Italia hanno avuto orientamenti discordanti, che finiscono per favorire chi abita nelle regioni “virtuose” (fra tutte, la Lombardia) e sfavorire chi abita in regioni i cui Tribunali hanno assunto orientamenti negativi o “oscillanti” (fra questi ultimi, la Toscana in testa). L’Aduc, grazie ai diversi avvocati coinvolti nei ricorsi, chiedera’ quindi che il Consiglio di Stato si pronunci definitivamente sul tema delle RSA per dare finalmente una risposta chiara e univoca in questo magma giudiziario che disorienta i cittadini. (fonte aduc)

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Campionati mondiali e precauzioni sanitarie

Posted by fidest press agency su martedì, 8 giugno 2010

Il Centro di Medicina del Turismo, già Centro Collaboratore dell’Organizzazione Mondiale della Sanità dal 1988 al 2008, raccomanda ai viaggiatori italiani che si recheranno in Sud Africa per seguire il Campionato Mondiale di calcio di adottare precauzioni nei confronti di malattie trasmesse da alimenti, da artropodi e nei confronti di malattie sessualmente trasmissibili.  Per quanto riguarda la prevenzione delle malattie trasmesse da alimenti ed acqua si raccomanda di seguire scrupolosamente le seguenti norme di sicurezza alimentare: • Evitare il cibo che è stato tenuto a temperatura ambiente per parecchie ore per esempio il cibo del buffet non coperto, il cibo dai venditori di strada o di spiaggia • Evitare gli alimenti crudi, ad eccezione della frutta e della verdura che possono essere pelate e sbucciate e non mangiare frutta la cui buccia è alterata • Evitare il ghiaccio che non sia fatto con l’acqua potabile • Evitare i piatti contenenti uova crude o insufficientemente cotte • Evitare i gelati di origine dubbia, compresi quelli venduti per strada • Evitare di lavarsi i denti con acqua non potabile • Le bevande imbottigliate sono generalmente sicure se l’imballaggio è intatto. • Le bevande e i cibi interamente cotti serviti caldi sono generalmente sicuri. Si raccomanda inoltre la vaccinazione contro colera e febbre tifoide. Il vaccino contro il colera (Dukoral) conferisce anche una protezione crociata contro l’Escherichia Coli Enterotossica (ETEC) con conseguente riduzione del rischio di diarrea del viaggiatore. Tra i farmaci da mettere in valigia si raccomanda di inserire un antibiotico ad uso topico intestinale come rifaximina (Normix) per trattare una eventuale diarrea.  Per quanto riguarda le malattie trasmesse da artropodi, si ricorda che il rischio malarico non è presente nelle grandi città. Il rischio di malaria, principalmente da P. falciparum, esiste tutto l’anno nelle aree di bassa altitudine della provincia di Mpumalanga (compreso il Parco Nazionale Kruger), della Provincia settentrionale e dell’area nord-orientale del Kwazulu-Natal fino al fiume Tugela. Il rischio è minore da maggio ad ottobre. L’eventuale profilassi va fatta con farmaci come il Lariam o il Malarone. Il rischio di malattie sessualmente trasmesse si riduce o si azzera adottando comportamenti responsabili.  Ogni italiano che si recherà in Sud Africa deve sentirsi ambasciatore del proprio paese ed adottare in generale comportamenti che rechino prestigio ed onore all’Italia. (Dr. Walter Pasini)

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Lauree magistrali nelle professioni sanitarie

Posted by fidest press agency su sabato, 19 settembre 2009

Sovigliana di Vinci Da lunedì 21 settembre, alle ore 9, fino alle ore 13 del 12 ottobre prossimo gli interessati potranno presentare la domanda di partecipazione alla prova di selezione esclusivamente online, utilizzando la procedura disponibile all’indirizzo http://ammissioni. polobiotec.unifi.it/turul.  I corsi di laurea specialistica sono 5 di cui 3 si svolgono nei locali dell’Agenzia per la formazione dell’Asl 11, in via Oberdan a Sovigliana di Vinci. Per il corso di laurea specialistica in scienze infermieristiche ed ostetriche sono 30 i posti disponibili, per le scienze delle professioni sanitarie tecniche diagnostiche ci sono 16 posti e per le scienze delle professioni sanitarie della prevenzione sono 15 i posti disponibili. Possono partecipare al concorso i cittadini in possesso del diploma di laurea, del diploma universitario o di altri titoli abilitanti all’esercizio di una delle professioni sanitarie ricomprese nella classe di laurea specialistica di interesse e i cittadini comunitari e non in possesso di titoli di studio conseguiti all’estero ma riconosciuti idonei. La prova di ammissione si terrà il 28 ottobre 2009 presso il centro didattico Morgagni, con accesso per i candidati da via Alderotti n. 93/c a Firenze (zona Careggi). Il bando è consultabile sul sito internet della facoltà di medicina e chirurgia all’indirizzo http://www.med.unifi.it. Ulteriori informazioni sono reperibili anche sul sito http://www.usl11.toscana.it, nello spazio dedicato all’Agenzia per la formazione, alla voce formazione universitaria – lauree magistrali.

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Vertice dirigenti ospedalieri

Posted by fidest press agency su venerdì, 10 luglio 2009

Opira Cyprian, neo Direttore Generale del St.  Mary’s  Lacor  Hospital  di  Gulu (Uganda), e Carlo Bonometti, suo omologo  all’Ospedale  di  Bergamo,  si  sono incontrati oggi nella sala Consiliare degli  Ospedali  Riuniti.  Cyprian  e  Bonometti  si  erano conosciuti nel  febbraio  del  2007, quando  il  medico  ugandese,  allora  vicedirettore sanitario  del  St. Mary, era stato ospite dei Riuniti per uno stage. Si è  trattato  del primo di una serie di scambi che si sono succeduti in questi anni  tra  l’Ospedale  di Bergamo e quello di Gulu – l’unica struttura del  Nord  Uganda  in  grado  di offrire  alla  popolazione  locale assistenza  sanitaria  di  qualità  -,  in  virtù  della  convenzione in essere tra il  nosocomio  bergamasco, l’Associazione NEPIOS e l’ASL di Bergamo, stipulata nel 2006 con l’obiettivo di offrire apparecchiature sanitarie e formare il personale dell’ospedale ugandese. Dopo  l’esperienza  del  dottor  Cyprian,  nell’ottobre  del 2007, è stato ospite dei Riuniti Dominiq Ocaka, ingegnere del St. Mary’s, che durante la sua permanenza ha visitato anche il cantiere del nuovo ospedale per vedere di  persona  le  misure  di  sicurezza  adottate nella costruzione e nella predisposizione degli impianti. Nel 2008 è stata la volta di Dorcas Ogwel, capo infermiera  del blocco operatorio del St. Mary’s, che ha frequentato gli  Ospedali Riuniti per vedere da vicino come è organizzata la complessa attività   delle   sale   operatorie,   dalla   gestione   del personale, all’approvvigionamento  dei  materiali,  dalla  compilazione  dei  verbali operatori  alla programmazione  dell’afflusso  dei  pazienti  che  devono sottoporsi ad intervento chirurgico.

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