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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 250

Posts Tagged ‘sanitario’

Lombardia: Nuovo modello sanitario con al centro medici e operatori sanitari

Posted by fidest press agency su mercoledì, 10 giugno 2020

I lombardi meritano una sanità pubblica di qualità che sia in grado di curarli. Servono investimenti nella rete dei medici di famiglia e nella sanità territoriale, quella che il centrodestra ha smantellato in questi anni.Annunciare un mega ospedale da mezzo miliardo di euro, senza avere una visione, senza alcuna condivisione con il territorio, e soprattutto senza mettere in discussione il modello di gestione della sanità lombarda, è la classica operazione da venditori di fumo. Un tentativo di spostare l’attenzione dal fallimento del “modello” leghista di sanità lombarda alla solita proposta propagandistica che se andrà in porto si vedrà tra dieci anni.
Al contrario i lombardi devono avere risposte subito. In modo concreto e realistico chi governa in Lombardia si adoperi subito per valutare i costi e le opere necessarie per consolidare e migliorare l’Ospedale Maggiore di Cremona, e al contempo pensi anche a come valorizzare le altre strutture della provincia per rafforzare tutta la rete territoriale e non indebolirla come ha fatto in questi anni.Questa la reazione del Movimento 5 Stelle, per voce del Senatore Danilo Toninelli e del Consigliere Regionale Marco Degli Angeli, alla proposta dell’europarlamentare di Forza Italia, Salini, di costruire con in fondi del MES un nuovo ospedale da 450 milioni a Cremona.Toninelli e Degli Angeli non si limitano a pensare solo all’infrastruttura ma guardano anche ad un nuovo modello sanitario. “Abbiamo bisogno di maggiori investimenti nella sanità pubblica, del ripristino della rete di medicina di base del territorio, di assistenza domiciliare, dell’infermiere di famiglia, del rafforzamento dei consultori e di più programmi di prevenzione.
Occorrono investimenti in studi epidemiologici, ricerca, in particolare quella oncologica, e laboratori di diagnosi”.Continuano i due portavoce cremonesi del M5S: “Le sparate mediatiche che arrivano dagli esponenti di quella parte politica che per anni ha condiviso e tutt’oggi difende il modello di Sanità voluta da Formigoni e Maroni, rasentano il ridicolo.
Dispiace che anche qualcuno del Partito Democratico si lasci attirare da questo agghiacciante eco di sirene. Tutto questo – concludono Degli Angeli e Toninelli -, non può poi prescindere dalla stabilizzazione dei contratti di medici, infermieri e operatori sanitari, che da anni vivono nel limbo del precariato”.Abbiamo già visto con l’ospedale in Fiera di Milano, che un contenitore vuoto senza risorse umane professionali è un mero spot elettorale. Il M5S in Lombardia lotta da anni per un rafforzamento della sanità pubblica. Ora è giunto il momento che Fontana e la sua compagine di centrodestra ci ascoltino e la smettano di far ingrassare la sanità privata a discapito di quella pubblica.”

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Lazio: Potenziare il sistema sanitario territoriale

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 giugno 2020

Condivido l’appello lanciato oggi dalla CGIL FP e dalla CGIL Roma e Lazio, a proposito del modello di sanità regionale che dovrà accompagnare il passaggio dalla fase emergenziale a quella della ricostruzione.
Il Lazio ha saputo reagire con efficienza ed efficacia alla crisi pandemica, riuscendo a contenere in maniera importante il numero dei contagi e dei decessi, nonostante la complessità di un territorio con una popolazione di sei milioni di abitanti e con i flussi e gli spostamenti di una città come Roma.Ora però è indispensabile e doveroso guardare a ciò che del sistema va migliorato, accelerando rispetto alla tabella di marcia che la giunta e la maggioranza della Pisana già si erano date: occorre potenziare il sistema sanitario territoriale, i servizi e l’integrazione socio-sanitaria, l’assistenza specialistica, domiciliare e residenziale. Per farlo occorrono visione, risorse e investimenti.
Occorre accelerare sulle assunzioni del personale sanitario così come vigilare sul trattamento economico di tutte le figure del comparto, a cominciare da quello della sanità privata in attesa da troppo tempo di un rinnovo. Possiamo in questo approfittare delle risorse e del nuovo slancio alla sanità territoriale che sono già scritti nei primi articoli del decreto “Rilancio” e imparare contemporaneamente dalla grande e dolorosa lezione che ci è arrivata dalla pandemia.Come Regione Lazio, così come dimostrato nei mesi più duri dell’emergenza, dovremo lavorare per mettere in campo tutti gli strumenti necessari per disegnare una sanità all’altezza di un futuro più giusto ed equo”.Così in una nota la Consigliera del Lazio Marta Bonafoni, capogruppo della Lista Civica Zingaretti e componente della Commissione Sanità.

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Il Covid-19 ha messo a nudo le debolezze del nostro sistema sanitario

Posted by fidest press agency su martedì, 5 maggio 2020

“Ci siamo accorti che avevamo tagliato risorse alla salute per metterle altrove; che l’indebitamento che continuiamo ad assommare non e’ servito a fortificare i nostri sistemi di tutela; che la sanita’ e’ pubblica, ma che le strutture private giocano un ruolo fondamentale e dovrebbero essere concepite all’interno del sistema; che lo Stato non e’ in grado di differenziare le proprie decisioni su un territorio profondamente differenziato per sua natura, fosse solo come espressione geografica”. Cosi’ Stefano Del Missier, direttore responsabile di Italian Health Policy Brief (testata edita da Altis-Ops), nel suo numero speciale dedicato alle ‘Sfide del Covid-19: il senno di poi. Il Ssn alla prova del Coronavirus: imparare e ripartire’.I contenuti della pubblicazione sono stati al centro di una conferenza stampa via web a cui hanno partecipato, oltre all’autore anche, il presidente della Regione Marche, Luca Ceriscioli, e il professor Carlo Signorelli, docente di Igiene e sanita’ pubblica all’Universita’ di Parma e all’Universita’ Vita-Salute San Raffaele di Milano.”Abbiamo utilizzato una frase facilmente memorizzabile per questa nostra riflessione, il ‘senno di poi’- ha proseguito Del Missier durante l’incontro- perche’ il periodo di emergenza da Covid-19 ci ha posto una serie di domande, che dobbiamo assolutamente prendere in carico se desideriamo che il Servizio sanitario nazionale possa uscire rafforzato da questo periodo”.Ma quali sono le debolezze emerse piu’ preoccupanti?”Sono soprattutto le ambiguita’ mai risolte che gravano sul sistema sanitario rendendolo indifeso, debole, lento e anche non efficiente – ha fatto sapere Del Missier – viviamo in un scontro continuo tra centro contro periferia alias Stato contro Regioni; continuiamo ad osservare il confronto armato tra politici e tecnici; il dilemma tra ospedale e territorio non e’ stato ancora davvero risolto; la compresenza di pubblico e privato e’ rimasta una contrapposizione e non e’ ancora diventata vera integrazione, cosi’ come una vera cultura aziendale fa fatica a trovare spazi in un contesto che vive da ente pubblico”. Su questi temi, il governatore Ceriscioli ha osservato che “rispetto all’emergenza Covid, i limiti che si sono visti in termini di risposta hanno interessato la parte territoriale della nostra regione. Mentre gli ospedali, pur non organizzati per una pandemia, hanno avuto capacita’ di adattarsi e modificarsi in tempi reali ed essere cosi’ in grado di fornire tutto il necessario in anticipo rispetto all’avanzata del virus, la parte che piu’ ha fatto fatica e’ stata proprio il territorio. Limiti che pero’ non associo ad un’incapacita’ a livello regionale di organizzare al meglio anche tale servizi, ma piuttosto ad un elemento fondamentale che e’ il sotto finanziamento della sanita’ pubblica italiana”. In merito alle questioni strategiche su cui avviare il confronto sul futuro, Del Missier ha poi aggiunto: “I temi di maggior confronto sono la definizione di un nuovo patto per la salute, una programmazione di piu’ ampio respiro, una diversa e piu’ qualificata identificazione e selezione delle risorse umane e del management, un piu’ chiaro ed effettivo investimento sull’innovazione tecnologica e sulla trasformazione digitale”. E proprio su queste macro-tematiche, Signorelli ha voluto invece sottolineare che “ci sara’ in tutti settori un pre-Covid-19 e un post Covid-19: dai trasporti al turismo, all’istruzione, al lavoro e, a maggior ragione, alla sanita’. Le auspicabili nuove risorse devono essere canalizzate nelle giuste direzioni: il sistema ospedaliero deve essere sempre piu’ flessibile, i manager piu’ smart, il territorio e la prevenzione devono essere parte integrante del sistema, anziani e altre fasce fragili piu’ seguiti, la telemedicina deve decollare; senza dimenticare la grande criticita’ in corso cioe’ quella dell’emergenza medici e altre figure sanitarie”. Il nostro Servizio sanitario nazionale, in un tempo di grande crisi, ha mostrato insomma “tutti i suoi punti deboli – ha aggiunto infine Del Missier- elencabili come una serie di nodi da sciogliere, ovvero un set di indicatori per la costruzione di una visione nuova e per la sua sostenibilita’. Quanto descritto nella nostra pubblicazione e nel dibattito di oggi ci sembra essere piu’ che mai il set di questioni su cui elaborare con competenza una nuova visione di sistema sanitario di come questo possa funzionare e di come possa ovviamente essere anche sostenibile”. (fonte agenzia Dire)

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Il dramma sanitario diventa anche sociale

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 maggio 2020

La grave pandemia di Covid-19, che da fine febbraio sta flagellando il nostro Paese, ha dato purtroppo vita a una duplice emergenza: oltre a quella sanitaria, oggi ci ritroviamo di fronte a una crisi sociale senza precedenti che, come emerge dai più recenti rapporti di settore, colpisce soprattutto le famiglie più fragili e i loro bambini, con effetti drammatici sul loro livello di povertà. Se i dati del 2018 dell’Istat – gli ultimi disponibili – parlano di oltre 1,8 milioni di famiglie in condizioni di povertà assoluta in Italia, per un numero complessivo di 5 milioni di individui, secondo le ultime stime del Centro Studi UGL, entro la fine di giugno 2020 il numero di persone in condizione di povertà assoluta potrebbe raddoppiare, arrivando a 9,8 milioni di individui. Per fronteggiare questa situazione estremamente critica, Terre des Hommes lancia il progetto “Una spesa per i bambini”, che ha l’obiettivo di contrastare la povertà infantile e delle famiglie nelle periferie urbane delle Zone 2 e 9 di Milano. In questo contesto di crescente criticità, risultano allarmanti anche i dati della Caritas che, rispetto al periodo di pre-emergenza coronavirus, ha registrato un aumento di oltre il 100% nel numero di nuove persone che si rivolgono ai loro Centri per beneficiare di beni e servizi materiali, in particolare cibo e beni di prima necessità. Emblematico è proprio il caso di Milano, la metropoli più ricca d’Italia, ma anche tra le città più piegate dalla pandemia dove, oltre al tragico bilancio delle vittime, bisogna fare i conti con uno scenario preoccupante, appunto quello della povertà. L’arresto delle attività produttive e delle attività commerciali non essenziali sta facendo emergere il dramma di chi aveva un lavoro precario o non regolare ed è rimasto senza nulla, di chi ha visto ridurre drasticamente il proprio impegno retribuito, o chi è andato in cassa integrazione, determinando così una grave e veloce perdita di capacità economica dei nuclei familiari già in forte difficoltà.Terre des Hommes, sostenuta da diverse aziende partner tra cui Mediaworld, Tigros, BLS e Lidl, sta provvedendo alla distribuzione di pacchetti alimentari di cibo fresco (frutta, verdura, formaggio, carne e latte o, dove necessario, alimenti per l’infanzia), buoni per la spesa, mascherine sanitarie e tablet al fine di garantire a queste famiglie il supporto immediato di cui hanno bisogno e ai bambini la necessaria continuità educativa. Finora sono state aiutate circa100 famiglie, ma sono ancora in tanti ad avere bisogno, perché purtroppo a pagare il prezzo più alto di questa emergenza sono ancora una volta i più vulnerabili.

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COVID-19: PE libera oltre 3 miliardi di euro per sostenere il settore sanitario

Posted by fidest press agency su domenica, 19 aprile 2020

Più test e sostegno per medici e infermieri per curare i malati: il Parlamento ha approvato 3,08 miliardi di euro in aiuti UE. I fondi UE sosterranno direttamente i sistemi sanitari degli Stati membri nella loro lotta contro la pandemia di coronavirus. L’iniziativa consentirà all’UE di acquistare forniture mediche urgenti, come maschere e dispositivi respiratori, attrezzature per il trasporto di materiale medico e di pazienti nelle regioni transfrontaliere, e per finanziare il reclutamento di personale sanitario supplementare, da inviare nei punti caldi dell’Unione europea, oltre ad aiutare gli Stati membri a costruire ospedali da campo mobili.Un totale di 3,08 miliardi di euro dal bilancio UE sarà incanalato principalmente attraverso lo strumento di sostegno alle emergenze (2,7 miliardi di euro) e rescEU (380 milioni di euro).Inoltre, il pacchetto include dei fondi supplementari per finanziare i voli di rimpatrio (45 milioni di euro) nell’ambito del meccanismo di protezione civile dell’UE per riunire le famiglie bloccate nei paesi terzi, per fornire maggiori risorse al Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (3,6 milioni di euro), ma anche per aiutare la Grecia a far fronte alle crescenti pressioni migratorie (350 milioni di euro) e per sostenere la ricostruzione post-terremoto dell’Albania (100 milioni di euro).I deputati della commissione parlamentare per il bilancio avevano già richiesto a marzo di mobilitare i mezzi finanziari disponibili nel bilancio 2020.

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Il populismo sanitario

Posted by fidest press agency su domenica, 5 aprile 2020

Quasi una insurrezione invisibile? In una vita politica paralizzata dalla pandemia, con un Parlamento quasi abbandonato e un’opposizione in parte dedita a non aumentare le divisioni nel momento in cui il Governo e lo Stato conducono una lotta ardua e incerta contro il coronavirus, le proteste si rifugiano sui social network. Oltre a contributi intelligenti, critiche pertinenti, numerose richieste di solidarietà, una non marginale quantità di interventi aggressivi, offensivi e cospiratori si sta diffondendo alla velocità di un virus digitale.
Un modo di interloquire becero con ragionamenti tra la fantasia e le credenze mistiche procede sui social, estendendo in ambito sanitario la ruvida e demagogica retorica che infesta la vita politica. La sofferenza delle persone viene presentata come il risultato di una cinica e irresponsabile scelta dei leader della politica. Al dilagare del virus che preoccupa i più e impegna allo stremo medici, infermieri e tutte le professioni sanitarie, farà seguito il dilagare del populismo? Non lo sappiamo, ma l’ipotesi non è improbabile.
Il paradosso del populismo si manifesta vividamente su scala internazionale: sono proprio i leader portati al potere dalla stessa rabbia popolare a guidare le politiche più discutibili.
Negli Usa, Donald Trump ha negato con determinazione, per un mese, la gravità della crisi. Di fronte alle prove e alle preoccupazioni diffuse, con un ritardo di un mese che costerà molte vite, ha deciso di adottare le misure di buonsenso adottate nella maggior parte degli atri Paesi.
In Gran Bretagna, l’uomo finalmente realizzato della Brexit, Boris Johnson, ha anche minimizzato la crisi e ha sostenuto che il virus avrebbe dovuto diffondersi per immunizzare la popolazione.
In Brasile, Jair Bolsonaro continua a negare la gravità della pandemia e continua a stringere le mani nei suoi bagni di folla, sostenendo che non si deve paralizzare l’economia del suo Paese con misure precauzionali restrittive. Un miracolo salverà i brasiliani? Intanto intorno al presidente, tra gli esperti che lo consigliano, i dubbi sembra che guadagnino terreno.In sostanza, il populismo denuncia i governi che stanno provando a combattere quasi razionalmente la pandemia, ma laddove il populismo è al potere, dimostra il caos dove i suoi istinti irrazionali lo trascinano. Nulla di sorprendente.
In Italia, dove i populisti al potere sono un po’ mitigati dalla presenza in coalizione di partiti non ufficialmente populisti, quelli all’opposizione (coi leader Matteo Salvini e Georgia Meloni), sono schizofrenici perché si lamentano per il tardivo e insufficiente intervento di quella Unione Europea che in ogni momento denunciano come inutile, ingombrante e da cui vorrebbero uscirne. Non solo, ma si arriva ad una paradosso come questo: il leader della Lega che, denunciando l’inutilità dell’apertura dei tabaccai come attività essenziali durante il confino, si lamenta del fatto che le chiese siano chiuse. A questo proposito ha scritto Bertrand Russell: “Nel Medioevo, allorché la pestilenza mieteva vittime, santi uomini riunivano la popolazione nelle chiese per pregare, cosicché l’infezione si diffondeva con straordinaria rapidità fra le masse dei supplicanti. Ecco un esempio di amore senza conoscenza”.
Ripetiamo: Nulla di sorprendente. Quando l’ideologia invade la scena pubblica, i fatti perdono la loro importanza, la logica svanisce e prevalgono i discorsi e le teorie più contraddittorie con l’intento di stigmatizzare il nemico immaginario, con ogni mezzo, e col supporto dell’applauso del popolo arrabbiato.

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Formazione personale sanitario

Posted by fidest press agency su sabato, 14 marzo 2020

A seguito dell’epidemia globale di COVID-19 (Coronavirus), Newcross Healthcare – uno dei principali fornitori di personale sanitario e di supporto del Regno Unito – fornirà conoscenze essenziali e formazione al proprio staff utilizzando Docebo, leader globale nel settore delle piattaforme eLearning basate su IA. Con oltre 8.500 dipendenti in tutto il Regno Unito, Newcross metterà a disposizione del proprio personale informazioni e indicazioni pratiche sul coronavirus, garantendo la sicurezza degli operatori durante l’assistenza ai clienti e agli utenti del servizio sanitario.Data la rapida evoluzione dell’epidemia di Coronavirus, Newcross aveva bisogno di fornire una formazione clinica a tutto il suo personale nel modo più tempestivo ed efficace possibile. La collaborazione con Docebo ha permesso all’azienda di espandere il roll-out della formazione relativa alla protezione e al controllo del virus. Questo permetterà a ogni membro del personale sanitario di accedere al training necessario. In quanto azienda che opera in un settore altamente regolamentato e critico per la sicurezza, Newcross è oggi in grado di comunicare tutti gli aggiornamenti ai propri partner, ai Gruppi di Assistenza, agli organismi di regolamentazione, alle case di cura, alle case di riposo e alle strutture di accoglienza.Mark Story (Head of Learning Innovation di Newcross Healthcare) ha dichiarato: “Il nostro personale ha un ruolo fondamentale nel sistema sanitario e sociale del Regno Unito, e potrebbe essere chiamato a curare i pazienti affetti da Coronavirus. Abbiamo la responsabilità nei confronti del nostro personale di garantire una formazione aggiornata e tutto il supporto necessario per garantire la sicurezza e fornire un eccellente standard di assistenza agli utenti del servizio sanitario. L’uso di strumenti di formazione digitale come Docebo ci ha dato la possibilità di erogare training a chi ne ha più bisogno, in modo rapido, flessibile e con piena tracciabilità.”La tecnologia sta aiutando le aziende a reagire sempre più rapidamente ai cambiamenti del settore, nonché ad affrontare le problematiche inerenti la salute globale. In pochi giorni Docebo ha supportato Newcross nell’implementazione di un programma di formazione globale, consentendo al suo personale di partecipare ai corsi. Un training in presenza avrebbe comportato 900 eventi faccia a faccia e oltre 9 settimane per coinvolgere tutti gli utenti, laddove il primo caso di Coronavirus nel Regno Unito è stato segnalato il 31 gennaio (ovvero meno di sei settimane fa).
La formazione online permette alle aziende di acquisire messaggi e informazioni cruciali, aggregandole in un’unica fonte. Questo è particolarmente importante nel settore sanitario, in quanto la conformità è essenziale per far sì che il giusto personale sia impiegato nei giusti ambienti. Una formazione aziendale di tipo eLearning consente di monitorare e documentare in modo efficace il processo formativo.“L’attuale emergenza sanitaria globale del Coronavirus ha colpito duramente l’economia e la popolazione mondiale in modi che non avevamo mai sperimentato prima. Attraverso la lente del business e della formazione aziendale, ci ha anche portato a ripensare il modo in cui lavoriamo, apprendiamo e ci muoviamo,” ha dichiarato Claudio Erba, CEO di Docebo. “In questo caso, Newcross è stata in grado di rispondere rapidamente a questa sfida, e ora è pronta a fornire contenuti formativi al suo personale per far fronte ai cambiamenti relativi alla consulenza e ai requisiti normativi. La tecnologia è il catalizzatore di grandi cambiamenti, e la piattaforma eLearning Docebo ha permesso a Newcross di adottare rapidamente un nuovo modo di pensare e di apprendere.”Con l’evolversi della situazione di Covid-19, Docebo continuerà a sostenere Newcross e altre organizzazioni che hanno bisogno di supporto per affrontare questa sfida globale.

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Emergenza del personale sanitario

Posted by fidest press agency su domenica, 8 marzo 2020

“Il persistere dell’emergenza sanitaria nazionale legata alla diffusione del virus Covid-19 sta mettendo a dura prova la resistenza del personale sanitario, che in questi giorni più che mai necessità di essere integrato con l’immissione di nuove unità.La Federazione Nazionale degli Ordini della Professione di Ostetrica (FNOPO), conscia delle condizioni in cui stanno lavorando tutti i professionisti sanitari ai quali deve andare il plauso di tutti, in qualità di ente sussidiario ha formulato una propria proposta operativa – annunciano i vertici nazionali della categoria ostetrica -. La FNOPO ha sottoposto al Ministro della Salute Roberto Speranza e al presidente della Conferenza Stato Regioni Stefano Bonaccini la propria proposta per contenere il grave fenomeno dell’emergenza del personale sanitario, in particolare quello infermieristico: richiamare gli infermieri dalle UU.OO. di Ostetricia e Ginecologia e collocarli nelle unità operative che sono ormai al collasso e nelle quali vi è necessità della loro professionalità – spiegano le componenti del Comitato centrale FNOPO -. Tale procedura consentirebbe alle Unità operative di Ostetricia e Ginecologia di essere gestite da ostetriche già presenti e integrate con il ricorso alle graduatorie valide e da personale di supporto. La proposta avanzata dalla FNOPO andrebbe a integrare le misure già in previsione del Governo e avrebbe il vantaggio di collocare adeguatamente e in tempi brevissimi sia personale infermieristico sia quello ostetrico lì dove le loro specifiche competenze sono indispensabili. Per gli infermieri, in particolare, significherebbe dare un po’ di ossigeno a quelle aree in cui attualmente è carenza – sottolineano i vertici nazionali delle ostetriche che aggiungono: – Dall’altro lato, tale misura, consentire alle donne di avere l’assistenza adeguata fornita da personale ostetrico specificamente formato e aggiornato anche attraverso le nuove disposizioni ministeriali in tema di contenimento di trasmissione di Covid-19 –. Si ricorda, infine, che la situazione che sta attraversando il Paese dimostra ancora una volta l’eccellenza del Servizio sanitario nazionale e di tutti i professionisti che vi lavorano quotidianamente. Tuttavia, sono state messe in luce anche le difficoltà e le carenze dovute ad anni di tagli trasversali e di sprechi. Per tale motivo, la Federazione invoca, ancora una vota, che a partire da adesso e per il futuro la politica e il governo sostengano concretamente il Servizio sanitario nazionale chi vi lavora attraverso adeguate allocazioni di risorse economiche, come già previsto nel nuovo Patto per la salute e che vada a sostegno del personale e delle strutture”, concludono i vertici FNOPO.

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Per un nuovo Servizio sanitario nazionale

Posted by fidest press agency su venerdì, 29 novembre 2019

“La cura per rendere più efficiente il Servizio sanitario nazionale deve prevedere prima di tutto una terapia fatta sì di meccanismi per ottimizzare la spesa, ma ottenendo prestazioni migliori e più efficaci, con un occhio di riguardo alle persone fragili in ambito territoriale. E la ricetta è chiudere e attuare il nuovo Patto della salute, valorizzare davvero le professionalità che rendono la Sanità italiana una delle migliori del mondo grazie alla concertazione dei percorsi coi professionisti e, nel nuovo modello di Ssn, attivare vere équipe multiprofessionali sociosanitarie dove tutti devono lavorare insieme, ognuno secondo le proprie caratteristiche, ma tutti sullo stesso piano”.
Barbara Mangiacavalli, presidente della Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (FNOPI), la più numerosa di Italia con oltre 45mila iscritti che rappresentano nel servizio pubblico oltre il 40% del personale dipendente e nel ruolo sanitario sfiorano il 60%, traccia così il percorso di sinergia che deve essere alla base del futuro di un’assistenza davvero a misura di cittadino, intervenendo a Firenze al convegno organizzato dalla Federazione nazionale degli ordini dei medici e degli odontoiatri su “La professione medica e la sinergia con le altre professioni sanitarie”, che si svolge nella giornata di apertura del Forum Risk Management di Firenze.
Il cittadino non è più ormai solo il centro dell’attenzione e dell’assistenza, ma una parte attiva del processo di cura che deve portarlo alla salute e al benessere. “I cittadini hanno bisogno di medici e infermieri, che lavorino in un sistema che non può essere quello attuale. – ha spiegato Mangiacavalli -. Abbiamo la necessità che il sistema si ammoderni, cogliendo quelle che sono le evoluzioni delle professioni e in particolare quelle infermieristiche”.
Mangiacavalli ha ricordato anche, come testimonianza del cammino comune già intrapreso da medici e infermieri, il futuro del territorio, dove le fragilità, le cronicità e la non autosufficienza aumentano e rappresentano la prima sfida per l’assistenza. “La chiave qui – ha detto – è l’infermiere di famiglia e di comunità a fianco del medico di famiglia, nel rispetto delle specifiche autonomie, competenze e peculiarità, entrambi insieme e coordinati, per i diritti e la salute dei pazienti”.
Una figura che anche il presidente FnomCeO Filippo Anelli, organizzatore del convegno, ha definito da tempo un esempio del vero lavoro di squadra sottolineando che le micro-équipe che si creerebbero infermiere di famiglia-medico di famiglia danno “l’idea di un vero lavoro di squadra, dove i professionisti operano in sinergia, esprimendo ciascuno le proprie competenze, nel rispetto del proprio ruolo”.
“La riflessione sulla propria professione – ha concluso Mangiacavalli – la stiamo facendo tutti. Tutti ci stanno osservando: cittadini e istituzioni si aspettano da parte delle professioni un’innovazione delle politiche attraverso un percorso condiviso, per aumentare la capacità di risposta del sistema ai bisogni delle comunità. Le parole d’ordine da oggi in poi sono multi-professionalità e multidisciplinarietà “.

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4° Rapporto GIMBE sulla sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale

Posted by fidest press agency su venerdì, 31 maggio 2019

Roma, 11 giugno 2019 – Ore 10.30 – 13.30 Sala Capitolare, Chiostro del Convento di Santa Maria sopra Minervapresso il Senato della Repubblica – Piazza della Minerva 38.Il Rapporto presenta un’analisi dettagliata della spesa sanitaria pubblica e privata, oltre che della spesa sociale e fiscale, e punta il dito sui fattori che minano la sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale: dal progressivo definanziamento che sta trascinando il nostro Paese in fondo alle classifiche internazionali alle criticità per l’attuazione dei nuovi livelli essenziali di assistenza, dai miliardi di sprechi e inefficienze ai rischi di privatizzazione conseguenti all’espansione della sanità integrativa, dalla complicata governance Governo-Regioni-Aziende sanitarie che genera iniquità e diseguaglianze alle aspettative irrealistiche dei cittadini italiani.Dopo aver rivalutato la “prognosi” del SSN al 2025, il Rapporto suggerisce riforme di rottura e azioni di governance a tutti i livelli per attuare il “Piano di salvataggio del SSN”, elaborato dalla Fondazione GIMBE al fine di preservare alle future generazioni la più grande conquista sociale dei cittadini italiani: un servizio sanitario pubblico, equo e universalistico.

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Sostenibilità del Sistema Sanitario

Posted by fidest press agency su sabato, 23 marzo 2019

Bologna. L’industria del farmaco si conferma in buona salute e occupa il gradino più alto del podio dell’innovazione. Rispetto ai 107 miliardi di euro spesi a livello globale in Ricerca & Sviluppo nel farmaceutico, l’Italia sta a quota 1,4 miliardi. Nel 2015, dati ultimissimi di Farmindustria, gli investimenti sono cresciuti ancora con un aumento del 15% dal 2013, distribuiti per il 50% su studi clinici, per il 30% in personale di ricerca e per il 20% in studi pre-clinici. Le aziende del farmaco sono destinate a diventare sempre più un interlocutore importante non solo degli organismi nazionali e regionali cui spetta il controllo e la gestione delle risorse destinate al sistema Salute, ma anche delle Associazioni dei pazienti chiamate a tutelare i diritti di tutti i malati e a rappresentare in modo efficace i loro bisogni clinici e sociali.Da qui la necessità che i futuri ‘manager’ delle Associazioni pazienti acquisiscano conoscenze e competenze anche sul funzionamento delle aziende farmaceutiche e sugli step che portano dalla progettazione alla messa in commercio di un farmaco. Per questo l’Università di Bologna nell’ambito del Corso di Formazione Permanente “Formare le Associazioni impegnate per la salute”, ha messo a punto il terzo modulo sugli aspetti regolatori, brevettuali ed economici del farmaco, che si tiene dal 21 al 23 marzo con il coinvolgimento di referenti delle più importanti aziende farmaceutiche in Italia.

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Temi di management sanitario

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 novembre 2018

Roma 30 novembre – 01 dicembre 2018 Sala Tempio di Adriano – Piazza di Pietra Inizio Corso ECM novembre ore 9.00 Evento con ingresso libero previa iscrizione online Il corso si focalizzerà sulle strategie e tecniche per organizzare e dirigere in modo efficiente e funzionale una équipe sanitaria e sulle modalità relazionali per facilitare le relazioni interpersonali nel gruppo di lavoro. Inoltre analizzerà in modo approfondito la nuova normativa: la legge 8 marzo 2017 n. 24 recante “Disposizioni in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita, nonché in materia di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie”.
Programma: VENERDÌ 30 NOVEMBRE ORE 9.00-18.00
Presentazione: Prof. T. Cantelmi Introduzione: M. Librandi, R. BonfiliModeratore: D.Ilari
@ Una leadership innovativa: la consapevolezza (E. Lambiase)
@ La mindfulness interpersonale nella leadership e nel management sanitario (E. Lambiase)
@ La Servant leadership (T. Cantelmi – E. Lambiase)
@ La responsabilità medica secondo la normativa vigente (Legge Gelli) (Avv. Mannucci)
SABATO 01 DICEMBRE ORE 9.30-14.00
@ La sicurezza sul lavoro, ruolo e responsabilità del dirigente medico e delle professioni sanitarie (C. Piccirilli)
@ Benessere lavorativo e leadership (A. Garofalo)
@ Laboratorio esperienziale (E.Lambiase e Tutor: G.Vinci, C.Quintavalle, S.Selvaggio)
@ Conclusioni Segretario Generale UIL FPL Michelangelo Librandi

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Il federalismo sanitario ha fallito

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 aprile 2018

Ha creato in Italia 21 sistemi sanitari diversi aumentando le diseguaglianze e diminuendo la possibilità di accesso a cure di qualità per tutti i cittadini. Il rapporto Osservasalute conferma ancora una volta quanto Acoi ripete, troppo spesso inascoltata dalle istituzioni, da anni: è ora più che mai indispensabile ridurre il divario Nord-Sud e standardizzare il livello e la qualità delle prestazioni sanitarie nelle regioni, garantendo a tutti i cittadini le stesse possibilità”. Lo afferma il presidente Acoi (Associazione Chirurghi Ospedalieri Italiani) Pierluigi Marini. “L’esplosione del ‘turismo sanitario’ – prosegue Marini – è una delle tante conseguenze negative di un sistema che necessita di una profonda riforma, che non può prescindere da una revisione del Titolo V della Costituzione e dal miglioramento dell’offerta formativa”.
“Speriamo – conclude il presidente Acoi – che il nuovo governo, se e quando ci sarà, e il nuovo Parlamento, rispondano alle sollecitazioni dei pazienti, delle società scientifiche, delle professioni sanitarie, che da anni chiedono un intervento normativo strutturale che permetta alla nostra sanità di essere sostenibile, ai nostri professionisti di formarsi e crescere correttamente e ai pazienti di avere un corretto accesso alle cure a tutte le latitudini del nostro territorio, rispettando il principio costituzionale del diritto universale alla salute”.

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Riparto fondo sanitario

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 agosto 2015

istituto superiore sanità“Si riaprono i giochi sul riparto del Fondo sanitario nazionale e per la sanità meridionale si intravede la concreta speranza che i fondi destinati agli ospedali e alle Asl del Sud siano finalmente distribuiti secondo equità e non più secondo anzianità della popolazione. Il voto favorevole del Governo all’ordine del giorno sul decreto Enti Locali con il quale si chiede di prevedere la possibilità di ritornare ai criteri previsti, e mai attuati, dalla legge662/96, così come sancito nella Legge di Stabilità 190/2014, è un’iniezione di speranza”. Ad affermarlo è Raffaele Calabrò, Capogruppo di Area Popolare (Ncd-Udc) in Commissione Affari Sociali e firmatario dell’ordine del giorno sul riparto del fondo sanitario. “Il Nord – continua – non può continuare a scippare risorse ai cittadini meridionali: il criterio della distribuzione delle risorse tra Regioni basato sulla frequenza dei consumi sanitari per età e per sesso non è equo ed è uno scandalo che va avanti da troppi anni. Un paese come il nostro che si vanta di avere uno dei migliori sistemi sanitari nazionali del mondo non può perseverare in tale ingiustizia, ignorando che le Regioni in cui ci sono tassi di mortalità maggiore e particolari indici epidemiologici, legati anche a fattori socioeconomici, necessitano di maggiori fondi, come avviene in altri Paesi con una lunga tradizione di welfare”. E conclude: “il Governo ha preso un impegno con il Parlamento, spetta ora ai Governatori nelle sedi opportune stare in allerta perché la salute non sia un diritto al Nord e un privilegio per pochi al Sud”.

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Fallimento del federalismo sanitario

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 novembre 2014

camera deputati2«Subito dopo la discussione del Titolo V alla Camera porteremo, in Parlamento, il Documento d’indirizzo “Salute: il diritto che non c’è. I motivi del fallimento del federalismo sanitario – Il punto: dal 7 marzo alla data odierna”, condiviso dall’assemblea, per una proposta di revisione del Titolo V della Costituzione», ha dichiarato Claudio Giustozzi, segretario nazionale Associazione “Giuseppe Dossetti: i Valori”, in occasione della seconda giornata degli “Stati Generali della Salute” (Art. 117 del Tit. V ed Art. 32 della Cost.), che si sono svolti il 25 novembre, a Roma, presso la Camera dei Deputati. Ad aprire i lavori, Monsignor Charles Namughera il quale ha portato i saluti di S.E. Zygmunt Zimowski, presidente del Pontificio Consiglio della pastorale per gli Operatori Sanitari. «Ringrazio l’Associazione “Dossetti” per questo invito che vede raccolte personalità del mondo politico e sanitario, nonché esponenti dell’industria del farmaco». Ed ha aggiunto: «Il diritto fondamentale alla tutela della salute attiene al valore della giustizia, secondo il quale non ci sono distinzioni di popoli e nazioni, tenuto conto delle oggettive situazioni di vita e di sviluppo dei medesimi». «Occorre promuovere il bene comune», ha concluso Monsignor Charles Namughera «veicolato anche nel segno della giustizia in ambito sanitario, per la necessaria compresenza e il reciproco concorso che possono essere assicurati dal rapporto fra istanza pubblica e privata, sia quella riferita alle strutture sanitarie afferenti al Ssn, sia quelle della sanità privata (di impronta cattolica o meno), così come anche dal rapporto fra poli di ricerca statale e centri di ricerca clinica o farmacologica privata». Anche l’On. Giovanna Martelli, Consigliera del Presidente del Consiglio dei Ministri in materia di Pari Opportunità, ha affermato:«L’Associazione “Dossetti” ha promosso un tema di enorme rilevanza, in un momento storico complesso e di grandi cambiamenti». Ed ha sottolineato: «Basti pensare all’attuale e complessivo scenario, in cui vige una forte disuguaglianza tra popoli». Bisogna puntare, dunque, «ad un percorso di progresso, abbracciando in maniera trasversale tutte le politiche che si occupano di salute». Giovanna Martelli ha concluso ricordando che:«La politica ha un grande lavoro da compiere anche in tema di sussidiarietà». Le fa eco L’On. Paola Binetti, membro XII Commissione Affari sociali alla Camera dei deputati, che ha asserito: «Abbiamo portato avanti molte battaglie in Parlamento, in sinergia con l’Associazione “Dossetti” che non conosce “pause” in materia di diritti dei più fragili».Secondo Paola Binetti, tra i molteplici temi connessi alla salute, vi è anche il capitolo sulla medicina materno-infantile che «collego alla giornata dedicata ai “prematuri”, ai quali bisogna garantire un impegno molto forte di presa in carico ed assistenza prolungata nel tempo». Ed ha ricordato che vi sono anche molti Ddl sulla Salute, sui quali bisogna lavorare: «tra cui quello sul Governo Clinico che si scontra, costantemente, con problematiche diverse. O il Ddl sul “Dopo di Noi”; investito dall’ansia dei genitori che si sono fatti carico della vita difficile dei loro figli, colpiti da malattie di complessa gestione».Nino Cartabellotta, presidente Fondazione Gimbe: «Salviamo il nostro Ssn, impegnamoci fortemente per farlo». Diversamente, il rischio: «E’ quello di perdere, lentamente e progressivamente, un Ssn pubblico e universalistico». «Non dimentichiamo», ha evidenziato Nino Cartabellotta, «che le problematiche della sanità italiana sono vaste e non solo di natura prettamente politica». E rilancia: «Sia lo Stato a preservare i cittadini da tutte le disugualglianze».Per Stefano Da Empoli, presidente I-Com – Istituto per la Competitività: «Urge senza “se” e senza “ma”, la revisione complessiva e non più rinviabile del Titolo V. E’ necessario cercare un punto di equilibrio. In tal senso ritengo che, quello presentato dall’Associazione “Dossetti”, sia un Testo molto sensato che, mi auguro, non finisca nel dimenticatoio». Servirebbe, quanto prima, «una vera e propria cabina di regia nazionale per garantire una sanità ad una sola velocità, e non più a 21 velocità differenti». Per questo, ha concluso Stefano Da Empoli: «Adoperiamoci per un restyling del paradigma dell’intero Ssn». «Dobbiamo richiamare l’attenzione sulla questione della Governabilità del sistema sanitario», ha evidenziato Ivan Cavicchi, docente Università Tor Vergata: «Dal tipo di Governo dipende anche la sostenibilità. Non a caso», ha sottolineato ancora Cavicchi, «l’etimologia del termine “Governo” è, appunto, “Guida”. La discussione del Titolo V, ruota sempre attorno al potere. Ma il vero problema è l’utilizzo del potere. E, sempre più spesso, questi aspetti sono esclusi da ogni tipo di discorso o analisi della questione». Per Cavicchi, infatti, è assurdo utilizzare il potere «per tassare, continuamente, i cittadini. C’è chi si è anche inventato l’introduzione scellerata dei super-ticket. Decisioni vergognose che allontanano, sempre più, i cittadini da un Ssn pubblico». Quindi Cavicchi ha concluso con un monito: «Dietro lo spreco c’è il malgoverno delle regioni. Ristabiliamo i poteri. No all’idea scorretta di “regionismo”, che è una bestia senza pensiero; che ruba, spende male e mette a soqquadro i diritti».Secondo Domenico Iscaro, presidente nazionale Anaao-Assomed: «Nel corso dell’ultimo decennio le Regioni, in coerenza con una politica federalista e obbligate dai tagli al finanziamento alla sanità previsto dalle leggi di stabilità, hanno avviato profonde trasformazioni dell’offerta dei servizi sanitari. In particolare, adottando nuovi modelli organizzativi della rete assistenziale, centrato sulla integrazione a rete degli ospedali». E’ fondamentale che la sfida della compatibilità «si misuri sul terreno organizzativo, assegnando alla clinical-governance un indispensabile ruolo centrale per coniugare sviluppo e qualità dei servizi». «La modifica del titolo V della Costituzione è di vitale importanza per assicurare a tutti i cittadini, ovunque essi risiedano, uguali diritti per la tutela alla loro salute», ha detto Francesco de Lorenzo, presidente Favo. «Tali diritti, oggi, sono sostanzialmente negati con conseguenti inaccettabili disparità che vanno dall’accesso ai farmaci, a quello dell’assistenza domiciliare, dalla terapia del dolore alle cure palliative. L’unico strumento per consentire un’inversione di questa tendenza, è l’esercizio dei poteri sostitutivi dello Stato nei confronti delle Regioni per garantire il rispetto pieno e totale dei Lea». «Ripensiamo ad una programmazione sanitaria a livello nazionale».Parola di Vincenzo Antonelli, Università Luiss Guido Carli. Secondo l’esperto, infatti, «dobbiamo riappropriaci del termine: “garanzia”. Ma non solo nel processo di cura, ma anche in quello di monitoraggio». E fa una riflessione sul tema delle differenze: «Impariamo a raggiungere gli obiettivi, ma con una sana differenziazione. Perché dovremmo essere in grado di governare le differenze, non di abbatterle». Un termine che crea non poche perplessità, secondo Pierluigi Russo, direttore ufficio coordinamento Osmed e attività Hta presso Aifa, è quello della “programmazione”. «Viviamo in un momento storico in cui l’aspetto economico-finanziario è il fulcro di tutte le criticità e su questo bisogna fare riflessioni approfondite». Ma non va dimenticato «che gli aspetti della programmazione e degli acquisti sono fondamentali per tutto il comparto sanitario». «Registriamo, ad oggi, un allargamento della forbice delle disuguaglianze», ha dichiarato Carla Colicelli, vice-direttore Censis. E, in queste disuguaglianze, «sono coinvolti tutti i settori. Offerta dei servizi, tempi di attesa, qualità delle prestazioni». Per Carla Colicelli, «serve una revisione della modalità di gestione della sanità territoriale. In quanto la sostenibilità deve essere intesa in termini economici ma, soprattutto, sociali». Per Marino Nonis, direttore sanitario Ospedale Cristo Re: «Oltre all’art, 117 e 32 della Costituzione, è bene rivisitare anche l’Art. 97; cioè l’accesso alla Pa, il rapporto tra pubblico e privato e di accreditamento». «In attesa delle grandi riforme istituzionali, come quella del Titolo V della Costituzione», dichiara Stefano Rimondi, presidente di Assobiomedica, «ci auguriamo che il Patto per la Salute non resti lettera morta, ma rappresenti il primo passo verso un cambiamento del sistema sanitario che prevede il riaccentramento di numerose materie sul piano nazionale, garantendo uniformità sull’intero territorio».Mario De Curtis, Società Italiana Pediatria (Sip): «Tutti i bambini del mondo dovrebbero essere uguali, ma in Italia non lo sono». Oggi, l’assistenza sanitaria si presenta in Italia come un diritto a contenuto altamente variabile a seconda della Regione nella quale si ha la sorte di nascere e di vivere». Ancora molte le disuguaglianze regionali, tra cui: «Mortalità neonatale ed infantile, organizzazione delle cure perinatali, screening neonatali per malattie metaboliche, vaccinazioni, assistenza oncologica e cure palliative». Anche secondo Francesco Conti, Medtronic serve una «riorganizzazione della programmazione regionale. Dobbiamo lottare per abbattere due sanità differenti e impari, tra nord e sud». L’Hta, oggi, sostiene Conti, «è quasi una parola “magica” che, però, deve essere ben coordinata, gestita, centralizzata e condivisa. Non è possibile interpretare l’Hta in tanti modi differenti». Roberto Giannuzzi, Baxter ha spiegato: «La nostra tradizione si basa su oltre 80’anni di innovazioni nel settore sanitario. Ogni giorno lottiamo per aiutare e trattare migliaia di persone affette da malattie rare, quali emofilia e immunodeficienze primitiva». Dunque, è fondamentale: «Tutelare il diritto alla salute ed un accesso rapido e adeguato ai farmaci innovativi e salvavita».
Secondo Elio Borgonovi, presidente Cergas: «Sicuramente è rilevante intervenire sul titolo V anche con riferimento alla revisione delle funzioni, competenze e poteri dello Stato e delle Regioni in tema di tutela della salute. Tuttavia, è altrettanto importante, anche se mai affrontato, il tema delle conoscenze, competenze e capacità necessarie per gestire le nuove relazioni che si andranno a definire». «Per garantire ciò che stabilisce l’art. 32 delle Costituzione», ha dichiarato Franco Vimercati, presidente Fism: «Dobbiamo ripristinare la centralità nazionale dei requisiti strutturali, organizzativi, professionali e tecnologici; che sono la base per poter garantire una uniformità minima su tutto il territorio nazionale».Per realizzare questo traguardo è importante: «Riconoscere il ruolo delle società scientifiche che devono essere accreditate presso le istituzioni e possedere una valenza nazionale, con compiti formativi in loco o con metodologia Fad, condivisa a livello nazionale. Nonché definire, con il loro supporto scientifico, gli standard nazionali in grado di assicurare, da un lato, la salute dei cittadini e, dell’altro, la corretta modalità di lavoro dei sanitari coinvolti». Anche per Pierluigi Ugolini, Sivemp: «Il federalismo sanitario ha aperto un fronte di assoluta asimmetria che rischia di depotenziare l’articolo 32 della Costituzione. Non si generano risparmi che consentono di incrementare le prestazioni, si riducono le prestazioni per insufficienza dei fondi disponibili. Assistiamo, così, ad una incompleta applicazione dei Lea, anche per la mancanza di assetti organizzativi uniformi». Maria Grazia Cattaneo, vice-presidente Sifo: «Il Ministero della Salute deve essere il nostro riferimento centrale, una guida programmatica per le attività». Ed ha posto l’accento sull’importanza dei giovani: «Che vanno affiancati in maniera costruttiva ed intelligente, lasciando loro la libertà di pensiero».
Ed ha aggiunto: «Analizziamo con coerenza tutte le criticità ancora irrisolte in materia di salute. E, laddove dobbiamo legiferare, facciamolo in modo serio ed appropriato». Francesco Bartolozzi, Usi: «Serve integrazione e sinergia delle eccellenze dei settori pubblico e privato, al fine di superare la mediocrità del Ssn. L’obiettivo dell’efficacia delle prestazioni può essere raggiunto mediante il coinvolgimento dell’utente-paziente per comprendere quale prestazione sia più idonea e come erogarla».
«La centralità dello Stato», suggerisce Roberto Barbieri, segretario nazionale Movimento Consumatori, «non va rivista solo come concetto tecnico-giuridico, ma come recupero dei diritti che garantiscano investimenti a favore della prevenzione e della ricerca, per raggiungere uguaglianza ed efficienza». Al termine dei lavori, Claudio Gustavino, Irccs San Martino di Genova ha affermato, con forza, la necessità di:«Ritrovare una appropriatezza di comportamenti. E, per far questo, dobbiamo recuperare le competenze».

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Verso un trattamento sanitario universale

Posted by fidest press agency su sabato, 19 maggio 2012

Taiwan Taipei

Taiwan Taipei (Photo credit: Toby Simkin)

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) considera di grande importanza la formazione dei sistemi sanitari. Il World Health Report del 2010 pone l’attenzione proprio sul sistema sanitario globale e l’Assemblea Mondiale della Sanità, nel 2012, ha scelto come tema “Verso un trattamento universale” – indicando nella mappatura globale delle necessità il modo per stabilire un solido e vasto sistema sanitario. Il programma di Assicurazione Sanitaria Nazionale (National Health Insurance, NHI) di Taiwan, entrato in vigore diciotto anni fa, ha ricevuto apprezzamento dentro e fuori i confini del Paese. L’American Broadcasting Company (ABC) e la Public Broadcasting Service (PBS) hanno prodotto due distinti programmi televisivi proprio sull’NHI, e quest’anno la CNN ha mandato in onda un report sui sistemi sanitari di Taiwan, Regno Unito e Svizzera, lodando i successi del programma taiwanese. Nel 2011, delegazioni di oltre cinquanta Paesi hanno visitato Taiwan per studiarne il sistema sanitario.
Prima che l’NHI fosse operativa, oltre il 40% dei cittadini taiwanesi non aveva un’assicurazione sanitaria. Il 1° marzo 1995, dopo sette anni di pianificazioni e studi, il programma NHI fu introdotto seguendo il modello del “Single Player Plan” – assicuratore unico –, una forma autofinanziata di assicurazione sanitaria nella quale i premi assicurativi vengono divisi tra l’assicurato, il datore di lavoro e il governo. Circa il 99,6% della popolazione è coperto dalla NHI. Il programma permette a tutti gli assicurati di usufruire di moltissimi servizi sanitari. Tra di essi, la cura dei pazienti interni ed esterni, la medicina erboristica cinese, i servizi odontoiatrici, l’assistenza durante il parto, le terapie riabilitative, le cure a domicilio e i ricoveri per i pazienti affetti da disabilità mentali. Tutti gli assicurati possono quindi usufruire di questi servizi in ogni momento e in uno qualsiasi degli oltre 25,000 ospedali e istituzioni sanitare distribuiti sul territorio taiwanese.
Dopo oltre dieci anni dal lancio del programma NHI, il governo ha deciso di revisionare il sistema e ne ha proposto uno di “seconda generazione” che rendesse più equo il sistema di pagamento, introducendo un imposta del 2% sulle rendite e sulle plusvalenze. Quando il nuovo sistema entrerà in vigore, nel 2013, i premi assicurativi di base saranno ridotti per diminuire il carico fiscale sui lavoratori, assicurando una maggiore equità e rafforzando la giustizia sociale. L’elemento principale dietro il grande successo del NHI sono i medici professionisti, i quali godono dell’apprezzamento e del rispetto del governo per il loro impegno verso la cittadinanza. Per anni Taiwan ha cercato di offrire servizi sanitari efficienti, accessibili e alla portata di tutti, basati su un sistema equo di pagamenti. Ora si trova di fronte a un altro problema – che riguarda la carenza di personale medico e la quantità di lavoro da eseguire – e sta facendo tutto il possibile per attrarre più risorse umane nel settore medico e per migliorare le loro condizioni di lavoro.
L’assicurazione sanitaria taiwanese vede iscritta la quasi totalità della popolazione di Taiwan, è di alta qualità, pone l’attenzione sui benefici e ha determinato un tetto alle spese. Il costo collettivo per l’intera cittadinanza coperta dal NHI corrisponde a circa il 6,9% del PIL. I costi amministrativi coprono l’1,5% di tutta la spesa grazie a un solido network tecnologico e informativo. Inoltre, dalla fine del 2011, oltre tre milioni di persone hanno beneficiato di sussidi per il pagamento del premio assicurativo. Dal momento che i più deboli sono coperti da questo sistema sanitario, il legame tra povertà e malattia è stato infranto. Il NHI è uno dei programmi pubblici di maggior successo nella storia taiwanese, con una percentuale di apprezzamento pari all’86,6%.Per il suo NHI e per molti altri successi nel campo della sanità pubblica, Taiwan viene riceve apprezzamenti da tutto il mondo. Dal 2009 ha sempre ricevuto l’invito a prendere parte alle sedute dell’Assemblea Mondiale della Sanità (AMS) in qualità di membro osservatore, aprendo così le porte a nuove opportunità di partecipazione nella cooperazione internazionale in tema di sanità.
Taiwan è anche lieta di alzare gli standard sanitari internazionali condividendo la propria esperienza attraverso la piattaforma dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).In questa occasione, dunque, chiedo alla comunità internazionale di sostenere Taiwan e invito nuovamente il Segretariato dell’OMS a rispondere alla nostra richiesta di estendere la partecipazione taiwanese ad altri organi dell’OMS, anziché alla sola AMS, in modo che possa entrare più a fondo nei suoi meccanismi e partecipare a meeting e attività. In questo modo sarà assicurata una significativa e dignitosa presenza di Taiwan all’interno dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. (Chiu Wen-ta Ministro della Salute Repubblica di Cina (Taiwan)

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Turismo sanitario italiano

Posted by fidest press agency su martedì, 22 febbraio 2011

Per l’Italia, il turismo sanitario vale un fatturato di 207 milioni di euro l’anno. Solo gli americani che, nel 2010, hanno viaggiato per cure mediche, sono circa 6 milioni. Nel vecchio continente, per ora, si spostano per cure sanitarie 4 europei su cento. L’autorevole rivista medica inglese The Lancet che, a inizio 2009, ha dedicato un numero intero al turismo della salute, stima che il settore farà girare, entro il 2012, 100 miliardi di dollari l’anno, con una crescita annua del 35%. Un settore, dunque che offre molte opportunità ai nostri operatori sanitari e all’indotto turistico, ma su cui l’Italia si trova ancora impreparata. «Per tentare una prima inversione di questo gap ci siamo presentati alla Bit di Milano», dice l’amministratore delegato di Istituto Dentale Apollonia, Angelo Gottardo, in risposta alle considerazioni avanzate in un’apposta interpellanza dal consigliere regionale Paolo Menis. «Già oggi, sui 500 clienti giornalieri delle nostre quattro cliniche, il 12% vengono da fuori regione (non solo dal nordItalia, ma anche dal centro e dal sud) – sottolinea Gottardo -. Grazie alla vicinanza del nostro centro di Ronchi dei Legionari con l’aeroporto e i voli low cost da e per Londra, abbiamo avviato una collaborazione con due agenzie specializzate londinesi per accogliere gli inglesi che vogliono rifarsi la bocca. Lavori grossi, evidentemente, di una certa consistenza, che richiedono la permanenza in Friuli per più giorni. In questo modo, i pazienti hanno occasione non solo di dormire e mangiare nel territorio (magari con i propri accompagnatori familiari), ma anche di visitarlo e conoscerlo, recandosi a Triste, Grado e Aquileia, soprattutto – prosegue Gottardo -. Il nostro sforzo, dunque, è quello di cercare di essere competitivi con le cliniche di Ungheria, Polonia, Croazia e Spagna che, attualmente, sono le mete di un forte flusso turistico dentale proveniente proprio dalla Gran Bretagna e cercare di indirizzarlo verso il nostro territorio. Infatti, Progetto Dentale Apollonia, oltre alla presenza alla Bit che ha riscosso un notevole interesse, sta intensificando la sua azione promozionale sulla piazza di Londra e su altre grandi città italiane. Un percorso di sviluppo (pure in un momento di piena crisi economica che colpisce trasversalmente tutti i settori) – conclude Gottardo -, che può portare nuovo reddito alle aziende di servizi regionali e incrementare l’occupazione sanitaria professionale».

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Corso operatore socio sanitario

Posted by fidest press agency su sabato, 25 settembre 2010

Tutti coloro che sono in possesso di un titolo professionale dell’area sanitaria conseguito all’estero e non riconosciuto dal Ministero della Salute potranno presentare, entro sabato 9 ottobre prossimo, la domanda per essere ammessi ai corsi per integrativi il conseguimento della qualifica di operatore socio-sanitario. L’operatore socio-sanitario è qualificato a svolgere attività indirizzata a soddisfare i bisogni primari della persona in ambito sociale e sanitario e a favorire il benessere e l’autonomia dell’utente. Questo operatore svolge la propria attività in servizi di tipo socio-assistenziale e socio-sanitario, residenziale o semi-residenziale, in ambiente ospedaliero e al domicilio dell’utente. Il corso integrativo avrà la durata minima di 200 ore di cui 100 di formazione teorica e 100 di tirocinio.  Per essere ammesso il cittadino straniero dovrà sostenere una prova di lingua italiana che si svolgerà il prossimo 6 novembre, alle ore 11, nei locali dell’Agenzia per la formazione dell’Asl 11, in via Oberdan a Sovigliana di Vinci.Per ulteriori informazioni e per il ritiro del modulo della domanda gli interessati potranno rivolgersi all’Agenzia per la formazione, tel. 0571 704300-704002-704327-704328, dal lunedì al venerdì dalle ore 10 alle ore 12, il martedì e il giovedì dalle ore 14.30 alle ore 16 oppure consultando il sito http://www.usl11.toscana.it, nello spazio dedicato all’Agenzia per la formazione, nelle news.

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Morte del sistema sanitario regionale

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 giugno 2010

Cambia la Giunta nel Lazio ma non la manovra di rientro: dopo i 2.000 posti letto tagliati da Marrazzo, la Polverini ne chiuderà oltre 2.600, di cui 486 solo nel corso del 2010, composti da  298 per acuti, 87 di riabilitazione e 101 di lungodegenza. 10 gli ospedali direttamente interessati e sui quali è allo studio un progetto di parziale riconversione in strutture residenziali, forse private. La manovra prevista interesserà anche il personale sanitario, sul quale si conta di risparmiare poco più di 45 milioni di Euro (30 mln dal blocco del turn over, 12 dal salario accessorio e 3,4 dalla riduzione delle prestazioni aggiuntive). I tagli riguarderanno anche la spesa farmaceutica e le strutture accreditate. Dichiara Sabino Venezia, del Coordinamento Nazionale RdB/USB Pubblico Impiego: “ Si tratta di una procedura che permetterà, a caro prezzo, un risparmio che comunque non copre il disavanzo di spesa previsto ma che arrecherà non pochi problemi alla cittadinanza, costretta anche a nuovi ticket sul pronto soccorso, da cui si prevede un entrata di 5 milioni di Euro”.  “Ancora una volta si risparmia sui cittadini e sul personale – prosegue Venezia – che subiranno contemporaneamente il piano di rientro e la finanziaria nazionale. Nessuna novità invece sul fronte degli appalti e delle esternalizzazioni di personale, come nessuna novità si apprezza sul lavoro dei Direttori Generali, che continuano a favorire la politica degli appalti e creare posti di lavoro per consulenti. Per questo chiamiamo tutti alla mobilitazione con la manifestazione del 5 giugno a Roma e con lo sciopero generale del Pubblico Impiego indetto per il 14 giugno”, conclude il rappresentante RdB-USB P.I..

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Venezia centro europeo della Medicina riabilitativa

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 maggio 2010

Venezia 24 maggio, alle ore 12, nel palazzo del Casinò del Lido di Venezia conferenza stampa di presentazione del XVII Congresso della Società Europea di Medicina Fisica e Riabilitativa (ESPRM Society), che si terrà insieme al 38° Congresso Nazionale della SIMFER (Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitativa). Saranno presenti oltre 1600 medici, esperti di Medicina Fisica e Riabilitativa.  «La compresenza delle due manifestazioni – dice David Antonio Fletzer, presidente SIMFER – sarà motivo di un confronto e di un profondo scambio tra le esperienze della ricerca europea e quella nazionale su tematiche di grande interesse sanitario e sociale, che vanno dagli aspetti della funzionalità biologica, alle indagini di carattere clinico, all’ausilio delle tecnologie in riabilitazione fino agli aspetti sociali della riabilitazione, alla corretta gestione dei programmi di cura ed all’importanza di tutte le figure del team a partire dal Terapista occupazione, a cui è dedicata una sessione specifica. Tematiche, la cui importanza è stata avvertita anche a livello istituzionale, tanto che avremo la presenza, nella sessione mattutina di martedì 25, del Sottosegretario alla Sanità con delega ai problemi riabilitativi, on. Francesca Martini, ed il 26 del Ministro per il Turismo, Michela Vittoria Brambilla. Infatti, si parlerà anche di turismo e accessibilità.  «Non a caso – prosegue Alessandro Giustini, Presidente di ESPRM (European Society of Physical and Rehabilitation Medicine) – il titolo scelto per il Congresso europeo è quello de “La Riabilitazione in ambito europeo: qualità, evidenza, efficacia e risultati” e l’importanza scientifica dell’incontro è provata dalla presenza di specialisti della riabilitazione provenienti non solo dall’Europa, ma anche da Asia, Africa, Usa e Australia».

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