Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 259

Posts Tagged ‘sant’egidio’

Sant’Egidio: ripartire dalla solidarietà dando priorità ai più fragili e all’ambiente

Posted by fidest press agency su domenica, 26 luglio 2020

L’importante risultato ottenuto dall’Italia a Bruxelles invita a cambiare in modo incisivo lo schema su cui si fondano la società e l’economia. Chiediamo a tutte le istituzioni di non dimenticare che nella fase più acuta della pandemia, il collante che ci ha fatto resistere è stato la solidarietà.E’ da questo valore che dobbiamo ripartire dando priorità a tutti gli interventi che riguardano le persone più fragili e a rischio. Occorre ricominciare dai cittadini più colpiti dagli effetti economici della crisi e dalle fasce della popolazione che hanno più sofferto per il coronavirus, ad iniziare dai tanti che stanno perdendo il lavoro.Oltre ad un urgente potenziamento del sistema sanitario nazionale, occorre ripensare il settore sociale e in particolare i servizi alla persona, agli anziani e ai bambini, assieme al sostegno alle famiglie.Inoltre occorre puntare sull’ambiente e la green economy sia come mutamento di qualità della crescita che come volano di nuova occupazione.Occorre ridare nuove e più solide garanzie alle famiglie italiane – importanti punti di riferimento durante la crisi – preservando una qualità della vita che restituisca il futuro alle nuove generazioni.Alla luce di una pandemia che ha rimesso in discussione tante certezze, gli italiani devono stringersi assieme in un comune slancio di ricostruzione e di solidarietà con tutti. Non c’è tempo da perdere.

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Importante conquista il cessate il fuoco globale votato dall’ONU

Posted by fidest press agency su martedì, 7 luglio 2020

La Comunità di Sant’Egidio sostiene con convinzione la risoluzione approvata ieri dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite a favore di “una cessazione immediata delle ostilità in tutte le situazioni per almeno 90 giorni consecutivi”, in modo da garantire l’assistenza umanitaria alle popolazioni colpite dai conflitti e ai rifugiati, nonché contrastare la diffusione del Covid-19.
La risoluzione, che risponde all’appello lanciato lo scorso 24 marzo da Antonio Guterres per un “Cessate il fuoco globale”, è un’importante conquista per tutti coloro che lavorano per la pace, frutto di una preziosa mediazione portata avanti in prima persona dal Segretario Generale dell’Onu in un tempo pieno di gravi tensioni internazionali. La sua approvazione all’unanimità indica come solo attraverso l’accordo e la collaborazione tra i diversi Paesi l’umanità potrà affrontare il comune nemico della pandemia. In tanti anni di lavoro per la pace la Comunità di Sant’Egidio ha sperimentato come la guerra sia madre di tutte le povertà, una realtà drammatica che fa perdere tutti, a partire dai più vulnerabili. Di particolare importanza è il focus della risoluzione sui rifugiati, le cui condizioni di vita sono sproporzionatamente peggiorate in questo tempo di pandemia.
Sant’Egidio si impegna da subito a sostenere e a diffondere la risoluzione, che verrà formalmente adottata oggi, in tutti quei Paesi in cui, nonostante le difficoltà del momento, prosegue il proprio impegno per la risoluzione dei conflitti e la ricerca di una pace durevole.

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Le Rsa non diventino reparti Covid-19, sia garantita cura e rianimazione a tutti gli anziani

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 aprile 2020

Di fronte all’aggravarsi della situazione sanitaria nelle RSA e, più in generale, negli istituti per anziani, la Comunità di Sant’Egidio lancia un appello urgente al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, al ministro della Salute, Roberto Speranza, e ai Presidenti delle Regioni, perché siano garantiti i diritti alla cura per le persone ospitate in queste strutture. Dopo non avere ottemperato, in molti casi, alle precauzioni dovute per proteggere sia il personale che i residenti, è scandaloso che stia passando, nel silenzio generale, un modello che prevede la trasformazione di alcuni istituti o di loro sezioni, in reparti per malati di Covid-19.
Le persone anziane non sono cittadini di serie B: hanno diritto come tutti ad essere assistiti al meglio ed ottenere il ricovero in terapia intensiva se necessario. E’ inaccettabile l’idea di una divisione per categorie di malati di questa emergenza sanitaria. E non si può accettare, rassegnati – o peggio – indifferenti, una strage silenziosa che si sarebbe potuta e dovuta evitare. A causa di un eccessivo ricorso, negli anni passati, all’istituzionalizzazione è stata secondarizzata l’assistenza domiciliare che, oltre a offrire condizioni di vita più dignitose, e allungare le aspettative di vita, può anche contribuire in modo determinante alla riduzione dei contagi e degli sprechi economici nel mondo della sanità.

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ONU: Sant’Egidio sostiene con convinzione l’appello per il cessate il fuoco globale

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 marzo 2020

La Comunità di Sant’Egidio accoglie con grande favore e sostiene l’appello lanciato ieri dal Segretario Generale delle Nazioni Unite per un “Cessate il Fuoco” globale. “Poni fine alla malattia della guerra e combatti la malattia che sta devastando il nostro mondo”, ha affermato Antonio Guterres. Nel momento in cui il mondo affronta il nemico comune della pandemia è necessario riscoprire l’appartenenza di ciascuno ad un’unica famiglia umana. In tanti anni di lavoro per la pace in diversi scenari Sant’Egidio ha sperimentato come la guerra sia madre di tutte le povertà e renda vani gli sforzi dei sistemi sanitari aggravando la condizioni dei più vulnerabili.Sant’Egidio s’impegna da subito a sostenere e a diffondere l’appello in tutti quei Paesi in cui, nonostante le difficoltà del momento, continua l’impegno per la risoluzione dei conflitti e la ricerca di una pace durevole.

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Coronavirus, Sant’Egidio: precauzioni ma anche più solidarietà

Posted by fidest press agency su domenica, 8 marzo 2020

Non lasciare solo nessuno, in particolare le persone più fragili e vulnerabili, di fronte al diffondersi dell’epidemia da coronavirus. E’ l’esigenza a cui Sant’Egidio sta cercando di rispondere in questi giorni, con senso di responsabilità, per contribuire efficacemente al contenimento del contagio, in ottemperanza alle misure necessarie, mantenendo, e se possibile rafforzando, quei legami di solidarietà che per tanti rappresentano un sostegno vitale.Si stanno moltiplicando le modalità di sostegno agli anziani: non solo provvedendo a bisogni di base (aiutare a portare la spesa o le medicine a domicilio, ad esempio) ma anche cercando tutti i mezzi per mitigare l’isolamento: in questi giorni, in vari istituti e case di riposo, agli anziani sono state recapitate lettere e video-messaggi da parte degli amici della Comunità, in particolare dei Giovani per la pace. E il programma “Viva gli Anziani”, presente a Roma e in altre città italiane, sta sviluppando una campagna informativa e di sostegno per aiutare gli anziani ad assumere le precauzioni necessarie.Una particolare attenzione richiede la situazione delle persone senza fissa dimora. La precarietà delle loro condizioni di vita è aggravata in questo periodo da un ulteriore isolamento generato dalla minore circolazione di persone (diventa più difficile per loro di ricevere attenzione e aiuto). Questo ci chiede di avere particolarmente a cuore la loro salute.Le mense della Comunità restano aperte e le distribuzioni dei pasti nelle “cene itineranti” proseguono, con le dovute precauzioni (uso di disinfettanti, ingressi scaglionati per mantenere le distanze di sicurezza, eventualmente pasti da portare via ), ma anche è necessario garantire a chi vive per la strada tutto ciò che può aiutare a proteggersi dal contagio. Per questo è iniziata una distribuzione, insieme al cibo, di gel igienizzanti e altri presidi utili. L’aumentato fabbisogno di cibo e di generi utili all’igiene è un invito ad una maggiore solidarietà.

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Accordo politico di Juba

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 febbraio 2020

Juba. Sant’Egidio presente in questi giorni, con una sua delegazione, in Sud Sudan – si rallegra per l’intesa tra il presidente, Salva Kiir Mayardit, e il leader dell’opposizione, Riek Machar, che apre la strada alla formazione di un governo di unità nazionale, lungamente atteso, e lo ritiene un incoraggiamento a proseguire con ancora più convinzione il ruolo di mediatore, portato avanti ormai da tempo dalla Comunità per giungere alla pace in questo Paese, dopo dolorosi anni di guerra civile. “Si tratta – spiega Paolo Impagliazzo di un importante tassello per sostenere il cammino verso la pace e la definitiva cessazione delle ostilità, deciso da tutte le parti in lotta lo scorso gennaio a Roma”. Proprio a Sant’Egidio infatti, grazie alla mediazione della Comunità, è stata firmata il 13 gennaio scorso la “Dichiarazione di Roma”, alla hanno aderito anche i gruppi dell’opposizione che erano rimasti fuori dagli accordi di Addis Abeba del 2017 riunendo per la prima volta tutte le parti politiche del paese. Il documento, risultato di un lungo lavoro di mediazione tra le parti, si basa su tre i cardini: l’impegno alla cessazione delle ostilità; l’impegno a discutere e a valutare insieme – a Sant’Egidio – meccanismi per risolvere le divergenze; la garanzia per le organizzazioni umanitarie di poter operare nel paese a sostegno della popolazione civile. La Dichiarazione è stata firmata dai membri della delegazione del governo centrale del Sud Sudan, dai rappresentanti dei Movimenti di opposizione sud sudanesi che non hanno aderito all’accordo di pace rivitalizzato del 2018 ad Addis Abeba (Ssoma) e da quelli delle opposizioni firmatarie dell’accordo. Nella dichiarazione finale si era espressa anche gratitudine per quanto aveva fatto Papa Francesco con il suo appello a lasciare da parte le differenze e a cercare ciò che unisce, inginocchiandosi davanti ai leader del Paese per implorare la pace. Successivamente, a metà febbraio, si è tenuto, sempre a Sant’Egidio, il primo round negoziale a seguito della Dichiarazione di Roma. Alle trattative hanno partecipato una cinquantina di delegati in rappresentanza del governo del Paese africano, di tutte le forze politiche dell’opposizione (SSOMA, SPLM/IO, NDM, OPP, FDS) e di alcuni osservatori internazionali, tra cui l’IGAD, le Nazioni Unite e l’Unione Europea. L’incontro, svoltosi grazie alla mediazione di Sant’Egidio, ha sancito l’ingresso del SSOMA, sigla che riunisce tutti i movimenti di opposizione che non hanno aderito all’accordo di pace di Addis Abeba del settembre 2018, nel meccanismo di verifica e monitoraggio del cessate il fuoco. Il negoziato proseguirà nelle prossime settimane sulla governance e le cause principali del conflitto; il prossimo round sarà dedicato all’incontro tra i capi militari che dovranno rendere operative le decisioni prese in merito al cessate il fuoco e si svolgerà nel mese di marzo. Proprio per favorire i prossimi incontri tra le parti – che si svolgeranno sempre a Roma – una delegazione della Comunità di Sant’Egidio è presente in questi giorni a Juba.

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Sud Sudan, Sant’Egidio: nuovi progressi verso la pace

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 febbraio 2020

Si è tenuto in questi giorni, presso la Comunità di Sant’Egidio, il primo round negoziale a seguito degli accordi per il cessate il fuoco in Sud Sudan, firmati a Roma lo scorso 12 gennaio. Alle trattative hanno partecipato una cinquantina di delegati in rappresentanza del governo del Paese africano, di tutte le forze politiche dell’opposizione (SSOMA, SPLM/IO, NDM, OPP, FDs) e di alcuni osservatori internazionali, tra cui l’IGAD, le Nazioni Unite e l’Unione Europea.L’incontro, svoltosi grazie alla mediazione di Sant’Egidio, sancisce l’ingresso del SSOMA, sigla che riunisce tutti i movimenti di opposizione che non hanno aderito all’accordo di pace di Addis Abeba del settembre 2018, nel meccanismo di verifica e monitoraggio del cessate il fuoco. “Si tratta di un passo necessario e cruciale per il consolidamento del processo di pace – ha dichiarato Paolo Impagliazzo, che ha portato avanti la mediazione per la Comunità di Sant’Egidio –, perché verranno garantite la sicurezza della popolazione civile e l’accesso delle organizzazioni internazionali in tutto il Paese”. Barnaba Marial Benjamin, inviato speciale del presidente Salva Kiir, ringraziando Sant’Egidio per aver creato le condizioni per “un dialogo inclusivo” ha osservato: “Siamo sulla strada giusta verso la pace, tanto desiderata da Papa Francesco, e abbiamo il mandato e la buona volontà per percorrerla”. A nome del SSOMA, il generale Thomas Cirillo Swaka ha ribadito “l’impegno a cessare le ostilità sul terreno e i toni minacciosi sui social media per creare le condizioni favorevoli al dialogo”. Il negoziato proseguirà nelle prossime settimane sulla governance e le cause principali del conflitto; il prossimo round sarà dedicato all’incontro tra i capi militari che dovranno rendere operative le decisioni prese in merito al cessate il fuoco e si svolgerà sempre a Roma nel mese di marzo.

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Giorno della Memoria: Sant’Egidio

Posted by fidest press agency su sabato, 25 gennaio 2020

A 75 anni dalla liberazione del campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, il Giorno della Memoria – che si celebra lunedì 27 gennaio – non è una semplice commemorazione, ma richiama le istituzioni e i cittadini ad una maggiore vigilanza di fronte alla crescita dei pregiudizi antisemiti e razzisti, accompagnati spesso da azioni violente e discriminatorie. Suscita preoccupazione e allarme anche l’affermazione, specie tra i giovani, di movimenti nazionalisti, sovranisti e xenofobi in diversi Paesi europei, compresa l’Italia. Occorre favorire a tutti i livelli, a partire dalle scuole e dalle università, la risposta più efficace all’odio, che è rappresentata dalla cultura. E’ necessario che si diffonda una maggiore conoscenza della storia ma anche delle persone: si odia chi si considera “diverso” perchè non lo si è mai incontrato. Anche per contrastare il sempre più preoccupante linguaggio dell’odio che corre sul web e contagia tanti.
Occorre ricordare che la riflessione sulla Shoah è stata determinante per la pace e la riconciliazione in Europa dopo la seconda guerra mondiale. Ma il ricordo dell’abisso di Auschwitz non appartiene solo al passato. Costituisce al contrario un monito ineludibile il nostro continente: nel momento in cui vanno scomparendo i sopravvissuti e i testimoni di quella immensa tragedia è un dovere di tutti raccogliere la loro memoria e trasmetterla alle future generazioni. Un impegno fondamentale di fronte ad un antisemitismo che si fa minaccioso – e non solo a parole – come dimostrano i recenti attacchi alle comunità ebraiche a Halle, in Germania, e a Monsey, negli Stati Uniti.

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La Comunità ebraica di Roma, in lutto per la morte di Piero Terracina

Posted by fidest press agency su domenica, 8 dicembre 2019

La Comunità di Sant’Egidio si stringe attorno alla Comunità ebraica di Roma, in lutto per la morte di Piero Terracina. “Scompare uno degli ultimi sopravvissuti di Auschwitz-Birkenau, la cui memoria va preservata contro qualsiasi forma di antisemitismo e razzismo. Terracina, scampato a Roma alla razzia del 16 ottobre 1943 ma successivamente deportato con la famiglia in seguito a una delazione, è stato un testimone fondamentale della Shoah. Lo ricordiamo con affetto , sempre in prima fila , in tante edizioni della marcia che ogni anno organizziamo insieme alla Comunità ebraica romana in ricordo del 16 ottobre. In un momento in cui assistiamo al risorgere di nuove, gravi, espressioni di antisemitismo, la sua scomparsa fa crescere la responsabilità di trasmettere la memoria del passato perchè non si riproduca e di costruire un futuro di pace“, ha dichiarato il presidente della Comunità di Sant’Egidio Marco Impagliazzo.

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Sud Sudan, Sant’Egidio: governo e opposizione al lavoro per la pace

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 luglio 2019

Avanza il processo di riconciliazione in Sud Sudan, il più giovane Stato del mondo, nella consapevolezza che la pace e la stabilità dipendono dall’accettazione del pluralismo politico e religioso. “Siamo grati alla Comunità di Sant’Egidio di aver ospitato questi giorni di riflessione e dialogo sul futuro del nostro Paese, ancora segnato da divisioni e ostilità: un’importante occasione che ci ha permesso di lavorare insieme per la pace, tra forze politiche diverse, e rende possibile l’impossibile”, ha detto Gabriel Changson Chang, vicepresidente del National Pre-Transitional Committee, intervenendo in conferenza stampa a Sant’Egidio. Mauro Garofalo, responsabile delle relazioni internazionali della Comunità, ha ripercorso le tappe di un lavoro di mediazione che mira a porre fine alla sanguinosa guerra civile scoppiata all’indomani dell’indipendenza nel 2011. Dopo la firma dell’accordo di pace ad Addis Abeba, nel settembre 2018, il dialogo tra le parti ha avuto un momento decisivo nel ritiro spirituale a Santa Marta voluto da papa Francesco lo scorso aprile. “Stiamo lavorando insieme nonostante le difficoltà: questo è un punto importante. Ora la sfida è includere i movimenti e i partiti che non hanno firmato la pace e sostenere con ancora maggiore convinzione il National Pre-Transitional Committee, fino alla scadenza del suo mandato, prevista fra tre mesi”, ha osservato Garofalo. Changson ha espresso fiducia nella tregua e nel ritorno della popolazione nei villaggi, insieme all’impegno a preservare lo spirito di unità e la leale collaborazione tra le parti, “i mattoni con cui costruire il futuro del Paese”. Il ruolo dei cristiani, e in particolare del South Sudan Council of Churches, si è rivelato essenziale nei momenti di crisi – ha aggiunto Garofalo – come segno della “volontà di superare le divisioni e lavorare per il bene della popolazione, stremata da lunghi anni di guerra”. Changson ha infine sottolineato come tra i compiti della National Pre-Transitional Committee vi sia quello di individuare e liberare i bambini soldato, utilizzati da diverse fazioni nelle operazioni belliche.

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“Pace senza confini”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 luglio 2019

Madrid dal 15 al 17 settembre 2019.In migliaia arriveranno da tutta Europa per assistere all’evento, che sarà di fatto una grande manifestazione per la pace. Il programma prevede l’inaugurazione nel pomeriggio di domenica 15 settembre al Palacio Municipal de Congresos de Madrid, lo svolgimento dei panel per tutta la giornata del 16 e la mattina del 17 (nel centro storico della Capitale) e la cerimonia finale nella Plaza de la Catedral de la Almudena.“Pace senza confini”, promosso insieme all’arcidiocesi della capitale spagnola, ha l’obiettivo di dare risposte concrete di pace e di dialogo non solo di fronte ai focolai di guerre esistenti ma anche ad un clima di conflitto permanente a cui si stanno abituando le nostre società, a partire dalla violenza del linguaggio verbale e dal risorgere di fenomeni di razzismo e xenofobia.Rinnovando lo “spirito di Assisi” – come fa ogni anno Sant’Egidio assumendo l’eredità della prima grande Preghiera per la Pace, voluta da Giovanni Paolo II nell’ottobre 1986 – si intende far crescere quella rete di dialogo, capace in passato di operare una “pace preventiva” in tanti angoli del mondo e di dissociare in modo fermo le religioni dalle guerre e da ogni forma di violenza e di terrorismo.Per tre giorni leader cristiani, ebrei, musulmani e delle religioni asiatiche interverranno, insieme a rappresentanti delle istituzioni e del mondo della cultura, in una trentina di tavole rotonde. Tanti gli argomenti al centro dell’attenzione, non solo il dialogo interreligioso e la prevenzione dei conflitti, ma anche la necessità del disarmo, l’emergenza ambientale, il futuro dell’Europa, il fenomeno delle migrazioni, i temi dello sviluppo e della giustizia sociale.Prevista la partecipazione di numerose personalità istituzionali, religiose e del mondo della cultura, per il momento oltre 300, provenienti da tutti i continenti, tra cui l’arcivescovo di Madrid, cardinale Carlos Osoro Sierra, l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Filippo Grandi, l’economista statunitense Jeffrey Sachs, il presidente della Repubblica Centrafricana, Faustin-Archange Touadera, il rabbino capo di Tel Aviv, Israel Meir Lau, il rettore dell’università di Al-Azhar, Mohammad Al-Mahrasawi e il fondatore della Comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi.https://preghieraperlapace.santegidio.org/

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Il ministro degli Esteri francese Jean-Yves Le Drian ha visitato oggi Sant’Egidio

Posted by fidest press agency su sabato, 20 aprile 2019

Le-Drian-Riccardi-Impagliazzo-web.jpgHa incontrato il fondatore, prof. Andrea Riccardi, il presidente Marco Impagliazzo e alcuni responsabili della Comunità. «Sono molto contento di aver potuto incontrare dei rappresentanti della Comunità che svolge un ruolo importante per la pace nel mondo e in particolare in Africa. Sono stato molto colpito dallo spirito di solidarietà espresso per il dramma di Notre-Dame», ha detto il Ministro Le Drian, sottolineando i legami di profonda amicizia che uniscono da tanti anni la Francia a Sant’Egidio.
Durante i colloqui sono stati affrontati il tema della pace e del dialogo per la risoluzione dei conflitti in Africa, della cooperazione internazionale, della tutela dell’ambiente e dei corridoi umanitari.

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Notre-Dame: Sant’Egidio partecipa al dolore della Chiesa cattolica di Francia

Posted by fidest press agency su martedì, 16 aprile 2019

La Comunità di Sant’Egidio si stringe addolorata alla Chiesa cattolica di Francia per il terribile incendio che ha colpito ieri la cattedrale di Notre-Dame di Parigi. Il grave ferimento di un luogo così alto per i cattolici e così simbolico e ricco di storia per tutti i francesi è sconvolgente. Notre-Dame è madre della fede per i cattolici: tra le sue antiche mura hanno pregato e ascoltato il Vangelo generazioni di fedeli. In questo giorno di dolore rivolgiamo i nostri sentimenti fraterni di solidarietà all’arcivescovo di Parigi, Mons. Aupetit, e tramite lui a tutta la chiesa di Parigi. Anche da Roma la comunità di Sant’Egidio ha ricordato commossa nella preghiera questo grave avvenimento, in comunione con i tanti francesi che ieri sera pregavano durante l’incendio. Siamo certi che la Francia saprà riportare Notre-Dame al suo antico splendore, che il suono delle sue campane tornerà a risuonare su Parigi e su tutta la Francia e la cattedrale tornerà a essere il luogo della preghiera di generazioni di cristiani e della pace per tutti.

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A luglio i “Giovani per la Pace” di 16 Paesi europei in pellegrinaggio ad Auschwitz

Posted by fidest press agency su sabato, 26 gennaio 2019

A 74 anni dalla liberazione del campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, il Giorno della Memoria – che si celebrerà domenica – non è una commemorazione di rito, ma richiama le istituzioni e i cittadini a una maggiore vigilanza sulla permanenza di pregiudizi antisemiti e razzisti, sulla diffusione di slogan e atteggiamenti intolleranti nello spazio pubblico, accompagnati da discriminazione ed esclusione sociale delle minoranze e dei diversi, e per la crescita, specie tra i giovani, di movimenti nazionalisti, sovranisti e xenofobi in diversi paesi europei, tra cui l’Italia. La riflessione sulla Shoah, preparata da decenni di antisemitismo e predicazione dell’odio razziale, è stata determinante per la pace e la riconciliazione in Europa dopo la seconda guerra mondiale. Ma il ricordo dell’abisso di Auschwitz costituisce ancora un monito ineludibile per il futuro del nostro continente, particolarmente importante proprio nel momento in cui va scomparendo la generazione dei sopravvissuti e dei testimoni della Shoah e mentre, come dimostra un sondaggio di Eurobarometro svolto in tutti i Paesi della UE, l’antisemitismo è in aumento, soprattutto in internet ma non solo. Per questo motivo, oltre a promuovere iniziative culturali a vari livelli e celebrare in tutte le Comunità di Sant’Egidio il Giorno della Memoria, i “Giovani per la Pace”, movimento di studenti liceali e universitari diffuso in 16 Paesi europei dal Portogallo alla Russia, annunciano in questi giorni un pellegrinaggio della memoria ad Auschwitz, che si terrà dal 19 al 21 luglio.

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Pace, Sant’Egidio: in tanti alla marcia fino a San Pietro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 gennaio 2019

Roma. In tanti, alcune migliaia, hanno partecipato alla marcia promossa dalla Comunità di Sant’Egidio fino a San Pietro in sostegno al messaggio di Papa Francesco in occasione delle 52° Giornata Mondiale della Pace. Prima della partenza, davanti a Castel Sant’Angelo, hanno introdotto la manifestazione alcune testimonianze tra cui quella di Alessia, 13 anni, che nel quartiere romano di Tor Bella Monaca si impegna con i ragazzi della sua età per costruire la pace e contrastare la violenza e il razzismo. Oksana, ucraina, ha portato il dolore della sua terra, vittima di un conflitto nel cuore dell’Europa.
Il presidente della Comunità di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo, ha spiegato che all’origine della marcia c’è la volontà di non restare indifferenti di fronte al dramma dei tanti Paesi che sono ancora in guerra, come la Siria e il Centrafrica, e che fanno tante vittime, a partire dai bambini: “Siamo qui soprattutto per loro e continueremo a lavorare per la pace con i mezzi poveri che abbiamo come la preghiera, la parola, l’incontro, il dialogo, la memoria degli orrori della guerra custodita dagli anziani: possono vincere, lo abbiamo visto, sui mezzi forti costituiti dalle armi, il commercio della droga e il traffico di essere umani”.A questo proposito Impagliazzo ha ricordato lo strumento pacifico dei corridoi umanitari che hanno strappato già un buon numero di profughi in fuga dalle guerre e ha annunciato l’imminente rinnovo dell’accordo con lo Stato italiano, realizzato da Sant’Egidio insieme alla Cei, che permetterà l’ingresso di un nuovo contingente di rifugiati provenienti dal Corno d’Africa.Dopo l’Angelus Papa Francesco ha salutato i partecipanti alla marcia: “I miei auguri cordiali vanno specialmente a voi, cari romani e pellegrini che oggi siete qui in Piazza San Pietro, tanto numerosi! Sembra una canonizzazione, questa! Saluto i partecipanti alla manifestazione “Pace in tutte le terre”, organizzata dalla Comunità di Sant’Egidio. E qui voglio esprimere il mio apprezzamento e la mia vicinanza alle innumerevoli iniziative di preghiera e di impegno per la pace che in questa Giornata si svolgono in ogni parte del mondo, promosse dalle comunità ecclesiali”.

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Comunità Sant’Egidio: visita in corea del Nord

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 dicembre 2018

Una delegazione della Comunità di Sant’Egidio, guidata da Marco Impagliazzo, ha compiuto una visita in Corea del Nord (DPRK) nel quadro della cooperazione umanitaria e del dialogo con il Paese. La visita si è svolta in varie città: Pyongyang, Wonsan, Munchon, Panmunjom. Sant’Egidio sostiene da sei anni con aiuti alimentari, farmaci e attrezzature mediche l’ospedale pediatrico di Wonsan che è di riferimento per tutta la provincia di Kangwon nell’est del Paese. Il sostegno alimentare raggiunge anche più di 300 anziani in strutture statali a Munchon.
A Pyongyang la delegazione è stata ricevuta dal Presidente del Presidium dell’Assemblea del popolo, che ha il ruolo di Capo di Stato, Kim Yong Nam. Nel corso dell’incontro il Presidente si è congratulato con la Comunità per l’instancabile lavoro per la pace nel mondo e per il 50° anniversario. Ha ringraziato per il sostegno umanitario ai bambini e agli anziani di Wonsan e Munchon e ha auspicato che la cooperazione si intensifichi in futuro anche sul campo culturale e educativo. Marco Impagliazzo ha illustrato al Presidente le attività della Comunità a favore degli anziani e dei bambini in vari luoghi del mondo e il recente lavoro per la pace in Africa, ha quindi assicurato il Presidente dell’intenzione di rafforzare e estendere la cooperazione nel campo umanitario e educativo e ha auspicato che i recenti passi di pace tra le due Coree abbiano successo per il bene della popolazione della penisola.La delegazione ha anche incontrato il vice ministro degli Esteri per l’Europa, Im Chon Il, con il quale si è intrattenuta sulle relazioni bilaterali con la Comunità e alcuni aspetti di politica internazionale per la pace.A Pyongyang la delegazione ha reso visita alle varie associazioni cristiane presenti, quella cattolica nell’unica chiesa della città a Changchung, la Federazione cristiana di Corea e la Chiesa ortodossa russa presente nella città con due preti che celebrano nella chiesa ortodossa inaugurata nel 2006 dal patriarca Kirill. La delegazione ha avuto anche incontri con studenti e professori dell’Università di studi stranieri di Pyongyang, tra cui studenti di lingua e cultura italiana. Grande interesse è stato manifestato dai docenti e dagli studenti all’apertura di scambi culturali con la Comunità e con istituzioni culturali italiane. A Panmunjom, lungo il 38 parallelo nella zona demilitarizzata che separa le due Coree, è stato ricordato il recente storico incontro tra i leader del Nord e del Sud che ha avviato una stagione di riavvicinamento segnata dalla ripresa del dialogo.

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Giornata della pace: Appello sant’Egidio

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 settembre 2018

In occasione della Giornata internazionale della Pace, che si celebra domani 21 settembre, la Comunità di Sant’Egidio lancia un appello agli Stati e agli organismi internazionali, perché vengano moltiplicati gli sforzi di mediazione per fermare gli oltre 30 conflitti attualmente in corso nel mondo. Siamo di fronte a situazioni in molti casi irrisolte proprio per l’inerzia o, peggio, la determinazione a non chiudere guerre vergognosamente lunghe. Il caso della Siria parla per tutti: un conflitto che dura da più anni della seconda guerra mondiale e che ha già provocato oltre mezzo milione di vittime, quasi sei milioni di rifugiati e quasi sette di sfollati interni. Ma ci sono tante altre situazioni in cui basterebbe più volontà a intervenire e meno interessi di parte (economici, politici e strategici) per arrivare a negoziati efficaci.
Occorre ricordare che nessuno trae beneficio dai conflitti, solo i trafficanti di armi e chi prospera nell’instabilità. La guerra, grande o piccola che sia, si lascia dietro ferite e distruzioni che necessitano decenni per essere sanate. La Comunità di Sant’Egidio, nel cinquantesimo della sua nascita, rinnova con forza il suo impegno a intervenire per giungere ad accordi di pace, là dove viene chiamata a farlo o là dove individua anche un minimo spiraglio per portare il suo contributo di cristiani che non si rassegnano di fronte ai conflitti e alla violenza. A partire dai Paesi dove sta già operando per la pace come Centrafrica, Sud Sudan o Libia, solo per citarne alcuni.I corridoi umanitari – realizzati da Sant’Egidio insieme alle Chiese protestanti, alla Conferenza episcopale italiana e ad altre realtà – in oltre due anni sono già riusciti ad accogliere e integrare duemila rifugiati in Europa. Sono anch’essi un’opera di pace che invita ad affrontare in modo adeguato il dramma degli oltre 68 milioni di profughi esistenti oggi nel mondo, frutto amaro di guerre ma anche di disastri ambientali e discriminazioni.

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Pace, Sant’Egidio: mille giovani europei alle Fosse Ardeatine lanciano un appello contro ogni violenza, razzismo e indifferenza

Posted by fidest press agency su domenica, 15 luglio 2018

Questa mattina oltre mille Giovani per la Pace della Comunità di Sant’Egidio, provenienti da tutta Europa, hanno reso omaggio ai caduti delle Fosse Ardeatine. La visita si è aperta con un’assemblea nel grande spiazzo del Sacrario. Presente, oltre al presidente di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo, e al colonnello Francesco Sardone, direttore del mausoleo, anche il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, che ha recitato una preghiera e pronunciato un saluto ricordando l’anniversario delle leggi razziali italiane del 1938 e mettendo in guardia dal riemergere di nuove forme di antisemitismo e razzismo in Europa, anche nel nostro Paese.
Alla fine dell’assemblea è stato letto un appello in cui si afferma che oggi, tanti anni dopo la fine della seconda guerra mondiale, “la violenza non è stata vinta”, tanto che “inquina” ancora i Paesi europei: “Essa assume il volto dell’indifferenza, si nutre di ignoranza dell’altro, pregiudizi, antisemitismo, razzismo…I poveri e i deboli sono i primi a esserne colpiti: anziani, disabili , migranti, rifugiati, Rom, senza dimora”. Da qui l’impegno “a lavorare per un’Europa in cui tutti possano vivere insieme”, contrastando ogni violenza e scegliendo “la via dell’incontro e dell’amicizia”.
La cerimonia – che si è svolta nell’ultimo giorno del convegno internazionale Global friendship to live together (in corso da venerdì con la partecipazione di giovani da tutti i Paesi europei) – si è conclusa con un pellegrinaggio silenzioso alla cava dove il 24 marzo 1944 vennero trucidati 335 innocenti e alle loro tombe, davanti alle quali ognuno ha reso omaggio deponendo un fiore.

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Sant’Egidio: un mondo meno violento con gli anziani è un mondo più umano per tutti

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 giugno 2018

Oggi ricorre la giornata mondiale dell’OMS contro gli abusi sugli anziani. A fronte di una continua crescita della popolazione anziana in tutto il mondo (809.743.000 su 7 miliardi di abitanti), dovuta all’allungamento della vita e ai progressi della medicina, le nostre società non sembrano capaci di vivere in modo positivo la presenza di tanti anziani, tanto che si è troppo diffusa una cultura che non accetta o non sa trattare la debolezza. È in questa mentalità che si radicano gli abusi di cui spesso si legge nelle cronache: truffe, mancanza di assistenza e cure adeguate, maltrattamenti, che arrivano fino all’eliminazione fisica, come avviene in Africa contro gli anziani accusati ingiustamente di stregoneria.
Impegnata in più di 70 paesi del mondo nella difesa dei diritti degli anziani, in particolare per quello all’assistenza, a partire da chi è più povero, la Comunità di Sant’Egidio lancia un appello per:
– sviluppare la rete delle relazioni sociali, oggi fortemente frammentate in società dove vivere da soli sta diventando un modello dominante;
– promuovere nuovi modelli di intervento, come il programma “Viva gli Anziani!”, che fa della lotta all’isolamento sociale e del sostegno alla fragilità il cuore della propria azione. L’iniziativa, attiva da anni in varie città italiane con un monitoraggio attivo della popolazione anziana, in particolare di chi vive da solo, ha determinato una rilevante riduzione dei ricoveri in istituto e in ospedale, con benefici evidenti sia sul miglioramento della qualità della vita che sulla riduzione dei costi dell’assistenza a carico della collettività;
– tutelare i diritti degli anziani, in particolare la libertà di come e dove vivere la propria vita. Infatti, in molti paesi del mondo, soprattutto in quelli più ricchi, l’istituzionalizzazione diventa spesso una scelta obbligata, per la carenza di servizi sul territorio e a domicilio. Inoltre, non di rado, si registrano abusi veri e propri in strutture deputate ad assicurare un’esistenza dignitosa a chi non è più in grado di condurre autonomamente la propria vita, diventando luoghi di umiliazione. Occorre trasformare gli istituti in strutture aperte il più possibile al mondo esterno, favorendo le visite senza eccessive limitazioni (ad esempio negli orari) e permettendo agli anziani ospiti di uscire a loro piacimento, nel rispetto della sicurezza personale.
– sviluppare forme di cohousing (anziani che scelgono di vivere insieme per combattere la solitudine e far fronte alle difficoltà economiche), una risposta umana e praticabile all’istituzionalizzazione.

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