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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 25

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“La Via” – mostra di arti visive e letterarie

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 luglio 2016

santa maria della venaPiedimonte Etneo (CT) Santuario di Santa Maria della Vena. L’esposizione, curata da Fedele Eugenio Boffoli, sarà inaugurata, alla presenza di pubblico e autorità, Sabato 13 Agosto, alle ore 18.30, e sarà visitabile fino all’11.9.2016, in orario di apertura del Santuario. La mostra è composta da circa centocinquanta tra opere artistiche, ripartite in sezioni tematiche (pittura, fotografia, ecc.), e didascalie, create per fornire, al pubblico, il più ampio supporto comprensivo. Il tema centrale della mostra è il recupero dell’Arte, quale Essenza, universale e sovratemporale, a disposizione dell’Umanità, ed attiva nel ciclo, trasformativo, di vita-morte-rinascita. A tutt’oggi, notevoli sono stati gli attestati di riconoscimento, al progetto “La Via”, rilasciati da autorevoli e competenti autorità ed enti: Mons. Gianfranco Ravasi (Ministro della Cultura Vaticano), Card. Stanislaw Dziwisz (già segretario particolare di Giovanni Paolo II e Arcivescovo di Cracovia), Mons. Slawomir Oder (postulatore della causa di beatificazione di Papa Wojtyla), Mons. Giampaolo Crepaldi (Vescovo di Trieste), prof. Vittorio Messori (giornalista e scrittore), Curia Arcivescovile di Bari.
Espongono: Elisa Barbierato, Fedele Boffoli, Paride Alessandro Cabas, Lucia Carraretto, Grazia Chiarion, suor Rosalba Facecchia ASC, Franco Folla, Salvatore Marchesani, Patrizia Mazzoli, Francesco Mignacca, Rosa Pino, Laura Poretti Rizman, Marina Postogna, Isidoro Raciti, Mariagrazia Semeraro, Antonella Sidoti.
”Il santuario di Santa Maria di Vena è un santuario cattolico che si trova a Vena, località in comune di Piedimonte Etneo (CT). La fondazione è tradizionalmente attribuita al papa Gregorio I ed alla leggenda di alcuni frati che per volere divino si fermarono in quel luogo nel VI secolo. La tradizione[senza fonte] narra che santa Silvia, madre di papa Gregorio I, aveva dei possedimenti nel versante orientale dell’Etna. Una missione di frati (forse basiliani) prevenienti da Mascali era stata inviata da Gregorio che aveva deciso la fondazione di un monastero ed al loro seguito vi era una icona che era trasportata a dorso di mulo. La leggenda narra che per volere divino il mulo ad un tratto si sarebbe fermato ed iniziando a scalciare avrebbe fatto sgorgare un rivolo o “vena” d’acqua (datazione approssimativa tra il 575 e il 580 [1]). Gregorio avrebbe così deciso nel successivo 597 di realizzare in loco un monastero basiliano dove conservare l’icona e dedicarlo a Sant’Andrea. (Fedele Boffoli) (fonte: https://it.wikipedia.org/wiki/Santuario_di_Santa_Maria_di_Vena) (foto: santa maria della vena)

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Trovato in Dancalia il “santuario delle amigdale”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 aprile 2012

Durante l’ultima campagna di scavi nel bacino sedimentario di Buya, in Eritrea, l’equipe internazionale guidata dal paleoantropologo della Sapienza Alfredo Coppa ha rinvenuto nuovi reperti umani e dell’industria litica risalenti a circa un milione di anni fa. I ricercatori hanno parlato subito di un “santuario delle amigdale”, poiché il sito è senz’altro uno dei posti a più alta concentrazione di manufatti litici di tipo acheuleano risalente a quel periodo: ai loro occhi è apparsa una spianata di reperti di basalto, scisti, selce e quarzite accumulatisi nel tempo a causa dei fenomeni di erosione differenziata. Si tratta probabilmente di depositi del fondo di un canale che, su una superficie di circa 400 metri quadrati, vede concentrate centinaia di amigdale attestanti una presenza umana importante e prolungata nel tempo. “Il periodo intorno ad un milione di anni or sono è cruciale nella storia dell’evoluzione umana, – spiega il direttore della Missione, Alfredo Coppa – ma finora sono pochissimi i reperti risalenti a questo periodo rinvenuti in Africa, e che si attestano proprio in quest’area, la Dancalia, all’imbocco della Rift Valley.”
Durante l’ultima campagna di scavo del sito di Mulhuli-Amo sono stati rinvenuti vari frammenti quasi sicuramente appartenenti ad un unico cranio: siamo dunque ben al terzo individuo ritrovato soltanto nel corso dell’ultimo anno e a qualche decina di metri dal toro frontale MA 154 e a sedici anni dal cranio di UA 31, il primo esemplare rinvenuto nell’area che tanto scalpore suscitò nell’ambiente scientifico internazionale. Nell’ultima campagna i ricercatori hanno trovato un frammento di osso parietale destro, più cinque frammenti che hanno portato alla ricostruzione del parietale del lato opposto, quindi un ulteriore frammento del temporale sinistro e finalmente un terzo molare mandibolare: la somiglianza di questo nuovo reperto, oltre che di quello dello scorso anno, con il primo cranio rinvenuto sedici anni fa consente di parlare così con maggiore convinzione di un’unica popolazione con caratteristiche simili che ha lasciato le sue tracce in almeno due insediamenti distanti circa 10 chilometri (ma in questa zona di insediamenti ce ne sono almeno altri 30, già individuati, ma non ancora indagati). Il dettagliato lavoro dei geologi della missione ha permesso di precisare il contesto cronologico dei ritrovamenti, anche se si attendono i risultati delle analisi strumentali che permetteranno di caratterizzare precisamente l’orizzonte temporale dei nuovi reperti.
Questi nuovi ritrovamenti confermano in maniera definitiva che l’area investigata dall’equipe internazionale guidata dalla Sapienza si trova in una delle regioni a più alta potenzialità per le ricerche sulle origini della nostra specie sapiens, i cui diretti antenati compariranno proprio in Africa orientale due-trecentomila anni più tardi.
Le ricerche nella Dancalia eritrea, coordinate da Alfredo Coppa del Dipartimento di Scienze Ambientali, sono state rese possibili anche grazie al finanziamento che la Sapienza destina ai Grandi scavi archeologici, in cui rientra il Progetto internazionale “Eritrean-Italian Danakil Expedition: Anthropo-archaeological and Geo-Paleontological Mission”, oltre che a un progetto PRIN del Ministero della ricerca scientifica. Partecipano ricercatori della Sapienza, dell’Eritrean National Museum di di Asmara, delle Università di Firenze, Padova, Torino, Ferrara, Bologna, del Museo Pigorini di Roma, dell’Università di Barcellona e del Museo Nazionale di Storia Naturale di Parigi.

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La chiesa del beato don Gnocchi è santuario

Posted by fidest press agency su domenica, 1 aprile 2012

Milano. Con la firma dell’Arcivescovo di Milano, cardinale Angelo Scola, la diocesi ambrosiana ha ufficialmente eretto a “Santuario diocesano del beato don Carlo Gnocchi” la nuova chiesa realizzata al Centro IRCCS “S. Maria Nascente” (via Capecelatro, 66) e dedicata a don Gnocchi il 24 ottobre 2010, in occasione del primo anniversario della sua beatificazione, con il solenne rito presieduto dall’allora Arcivescovo di Milano, cardinale Dionigi Tettamanzi. «Questo luogo di culto – si legge nel decreto di riconoscimento del Santuario -, che conserva anche le venerate spoglie del beato, ha assunto in questi anni un certo rilievo per lo svolgimento di pellegrinaggi e momenti di preghiera, rappresentando un punto di riferimento per il culto di don Carlo Gnocchi, la cui memoria riveste un significato particolare per la Chiesa ambrosiana, in cui il carisma del beato è sorto e si è sviluppato». In base al regolamento allegato al decreto, il Santuario del beato don Gnocchi diviene così il principale luogo di preghiera e pietà popolare con riferimento alla sua figura e la sua guida è affidata a un Rettore nominato dall’Arcivescovo, chiamato anche a svolgere il compito di cappellano della struttura sanitaria della Fondazione Don Gnocchi in cui è inserito il Santuario stesso, incarico ora ricoperto da don Maurizio Rivolta. «Accogliamo questa decisione del cardinale Scola e della diocesi di Milano con grande gioia e soddisfazione – commenta monsignor Angelo Bazzari, presidente della Fondazione Don Gnocchi -. Il riconoscimento come Santuario del luogo che ospita l’urna con le spoglie mortali del beato don Gnocchi è un dono per la Fondazione, ma lo è ancor di più per l’intera comunità ecclesiale e civile, che trova in don Carlo un costante modello di riferimento. Vorremmo che questo luogo, oltre che tempio liturgico e meta di pellegrinaggi e preghiere, potesse diventare anche sede di appuntamenti culturali e di riflessione spirituale del mondo sanitario, assistenziale, socio educativo ambrosiano e italiano sulle tematiche del dolore, della sofferenza, della speranza, della misericordia, della compassione e della solidarietà, così cari all’indimenticato “padre dei mutilatini”». La Fondazione sta inoltre lavorando per allestire, nell’area dell’ex cappella per le funzioni religiose del Centro, un “museo della memoria” dedicato alla vita, all’Opera e al pensiero del beato don Gnocchi, dove raccogliere e conservare gli oggetti cari a don Carlo, le sue lettere le testimonianze più preziose del suo impegno a favore dei più fragili. Sarà così possibile per ricercatori, studiosi, scuole e semplici cittadini la consultazione della documentazione traboccante di messaggi educativi e di grande valore pedagogico, ancora oggi di straordinaria attualità.
Come molti ricordano, la prima pietra del Santuario del beato don Gnocchi fu posata dal cardinale Tettamanzi il 2 marzo 2009, pochi giorni dopo l’annuncio della beatificazione di don Carlo. La solenne cerimonia di consacrazione e dedicazione avvenne la vigilia del primo anniversario della beatificazione, il 24 ottobre 2010. L’urna con le spoglie del beato don Gnocchi venne invece traslata nella nuova chiesa il 27 novembre successivo, alla presenza del cardinale Giovanni Battista Re, prefetto emerito della Congregazione per i vescovi. Il Santuario si trova in via Capecelatro 66 ed è visitabile tutti i giorni, dalle ore 9 alle 18.

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“Nigra sum: Madonne Nere d’Europa”

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 maggio 2010

Santuario e Sacro Monte di Oropa (BI) 20-22 maggio 2010 e Santuario e Sacro Monte di Crea (AL)Convegno internazionale  “Nigra sum. Culti, santuari e immagini delle Madonne Nere d’Europa” sulla diffusione delle Madonne Nere in ambito europeo, organizzato in collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, il Santuario di Oropa e il Santuario di Crea.Il Convegno prevede la partecipazione di relatori provenienti da tutta Europa che apriranno un confronto su un tema comune a molte realtà devozionali europee, da decenni terreno di ricerca e di discussione. I Sacri Monti di Oropa e di Crea, strutture rilevanti del complesso devozionale dei due Santuari, sono inseriti nel sito “Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia” riconosciuto nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO (luglio 2003). In particolare, presso il Santuario di Oropa, le cui secolari origini sono attribuite a Sant’Eusebio, si venera la statua di una Madonna Nera, ancora oggi oggetto di culto per migliaia di pellegrini. Nell’ambito del convegno si svolgeranno i seguenti eventi: Presentazione della Mostra fotografica “Donne e Madonne nei Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia” e recital “Donne e Madonne” a cura del Gruppo del Cerchio di Torino Presentazione della Mostra sulla Madonna Nera di Czestochowa, organizzata in collaborazione con il Museo di Czestochowa Presentazione della guida “Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia”, edita da SAGEP Spettacolo teatrale “Maria Nera, mitografia cantata intorno alla Madonna Nera di Viggiano”, testo e regia di Caterina Pontrandolfo. Produzione Nuova Atlantide Teatro, segnalazione Festival I Teatri del Sacro 2009 Concerto “Nigra Sum” a cura dell’Associazione culturale “Gli Invaghiti” di Chivasso, esegue l’ensemble De Labyrintho diretto da Walter Testolin

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Convegno: Culti santuari e immagini

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 marzo 2010

Biella 25 marzo 2010 ore 17.00 in Via Garibaldi 17, Fondazione Cassa di Risparmio Conferenza Stampa sulla Presentazione alla stampa e al pubblico del Convegno Internazionale “Nigra sum. Culti, santuari e immagini delle madonne nere d’Europa”, organizzato in collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, il Santuario di Oropa e il Santuario di Crea. La Conferenza stampa vedrà la presenza dei referenti per il Comitato Scientifico del Centro di Documentazione di Sacri Monti, Calvari e Complessi devozionali europei Amilcare Barbero, Claudio Bernardi, Guido Gentile, Stefano Piano e Paolo Sorrenti, che illustreranno i contenuti scientifici del Convegno, il programma e le altre iniziative correlate. Saranno presenti inoltre: il Vescovo della Diocesi di Biella, Mons. Gabriele Mana e il Rettore del Santuario di Oropa Don Michele Berchi; il Sindaco del Comune di Biella, Dino Gentile e l’Assessore alla Cultura della Provincia di Biella, Mariella Biollino. (madonna del santuario)

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Il convento di Santa Maria della Basella

Posted by fidest press agency su domenica, 12 aprile 2009

Basella è una frazione del comune di Urgnano a 15 Km da Bergamo, sulla provinciale per Crema. E’ un piccolo borgo, adagiato sulla destra del fiume Serio; e non offirebbe spunti per la cronaca, se più di sei secoli fa non fosse stato teatro di un avvenimento che trascende la cronaca: l’apparizione della Madonna, avvenuta la prima volta il 7 e poi l’otto aprile del 1356 ad una ragazza del luogo, Marina Casone. Quella mattina, Marina si recò a visitare il campiello di famiglia. Trovò compromessi i germogli per una forte brinata e disperata invocò la Vergine la quale apparve indicandole il luogo di un’antica chiesetta a lei consacrata. Le disse che se fosse stata restaurata il raccolto sarebbe stato salvato. La chiesetta era sepolta, ma alcuni volenterosi riuscirono a riportarla alla luce e a restaurarla. Il vescovo di Bergamo i primo maggio del 1356 pose la prima pietra del nuovo santuario dedicato alla vergine. La Chiesa fu ampliata nel 1460 da Bartolomeo Colleoni e vi fu annesso un convento di frati domenicani. Ora il convento è abitato dai Missionari passionisti. Oggi accanto al convento è stata costruita la nuova sede del Museo e Villaggio Africano, il cui scopo è quello di diffondere e far conoscere l’arte e la cultura dell’Africa subsahariana. I proventi del Museo vengono devoluti alle missioni dell’Africa. All’interno del Santuario è presente anche una biblioteca contenente volumi che vanno dal XIV al XVIII secolo.
Il museo africano dei passionisti di Basella: Le tele esposte sono state divise per genere pittorico e sono in grado di condurre il visitatore attraverso le immagini dei villaggi, città, animali, storia e tradizioni nell’intento di scoprire un continente che sa esprimersi egregiamente nell’arte figurativa. Sono presenti diversi batik provenienti dalla Tanzania, realizzati secondo l’antica arte di decorare i tessuti con l’utilizzo di sostanze coprenti e che non assorbono il colore (come ad esempio la cera liquida o la paraffina). Sono soprattutto le tele dei Tingatinga che donano al salone espositivo un grande angolo di luce e colore. Le opere esposte appartengono a sei dei più famosi artisti dell’omonima cooperativa di Dar Es Salama, nata come successione dell’artista Edward Saidi Tingatinga (1932-1972) conosciuto come il pittore dei cinque grandi animali del continente africano: l’elefante, il leone, la giraffa, l’ippopotamo e l’antilope. Seguono dipinti dal Senegal e dalla Tanzania con modalità e tecniche diverse. Dalla parte occidentale dell’Africa provengono invece le pitture sul vetro, specialmente diffuse in Senegal. Sul tema della mostra contemporanea il museo propone ai gruppi di scolaresche e ai visitatori della domenica l’esperienza dei laboratori didattici, dove tra pennelli, sabbie, cera e colori ci si cimenta in nuove forme artistiche.

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