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Posts Tagged ‘sanzioni’

Parlamento europeo ribadisce sanzioni contro la Russia e invita a liberare Oleg Sentsov

Posted by fidest press agency su sabato, 16 giugno 2018

Nel giorno di inizio della Coppa del mondo di calcio FIFA in Russia, il Parlamento chiede alla Russia di garantire il rispetto dei diritti umani, la libertà di espressione e di riunione.
I deputati chiedono alle autorità russe di liberare immediatamente e incondizionatamente il regista ucraino Oleg Sentsov e oltre 70 cittadini ucraini detenuti illegalmente in Russia e nella penisola della Crimea.La risoluzione invita pertanto gli Stati membri dell’UE a rimanere fermi e uniti nell’attuazione delle sanzioni concordate contro la Russia e a prorogarle, e a prendere in considerazione anche misure mirate contro i responsabili della detenzione e del processo dei prigionieri politici.
Il Parlamento critica la legge russa sugli “agenti stranieri”, in base alla quale le ONG e i media stranieri che ricevono fondi stranieri sono soggetti a un elevato livello di controllo da parte del governo. Si condannano altresì le violazioni del diritto internazionale da parte della Russia nella Crimea occupata, compresa l’applicazione della legislazione russa, la pesante militarizzazione della penisola e le violazioni massicce e sistematiche dei diritti umani. Gli eurodeputati ricordano alla Russia che, in quanto potenza occupante, ha l’obbligo di proteggere i cittadini della Crimea da misure giudiziarie o amministrative arbitrarie e di garantire il rispetto dei loro diritti.La risoluzione non vincolante è approvata con 485 voti favorevoli, 76 contrari e 66 astensioni.

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Agenzia entrate non può chiedere gli interessi e i compensi quando riscuote le sanzioni al Codice della Strada

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 giugno 2018

Agenzia delle Entrate Riscossione (già Equitalia), non può richiedere gli interessi pari addirittura ad un decimo ogni semestre di ritardo nel pagamento né i relativi compensi, quando riscuote le sanzioni pecuniarie previste dal Codice della Strada perché nella fattispecie va applicato l’articolo 203 comma 3 del Codice della Strada in deroga all’articolo 27 della Legge 689/81 di depenalizzazione delle sanzioni amministrative. È questo il principio di diritto stabilito dal Giudice di Pace di Lecce nella persona dell’avvocato Nicola Brunetti con la sentenza n. 2561/2018 e depositata il 9 giugno 2018 che ha accolto l’opposizione ad una cartella esattoriale proposta da un’automobilista leccese che si era rivolta allo “Sportello dei Diritti”. La donna, assistita dall’avvocato Donato Maruccia, aveva ritenuto esorbitanti e ben oltre la sanzione edittale della multa a cui si riferivano, le somme riportate nell’atto impositivo ed aveva deciso di proporre ricorso che è stato ritenuto fondato dal giudice onorario del capoluogo leccese. Ricorda il giudice di Pace che la Corte di Cassazione con sentenza n. 3701/07 ha chiarito che “…alle sanzioni, come nella specie stradali, si applica l’art. 203 C.d.S., comma 3, che, in deroga alla L. n. 689 del 1981, art. 27, in caso di ritardo nel pagamento della sanzione irrogata nell’ordinanza-ingiunzione, prevede, l’iscrizione a ruolo della sola metà del massimo edittale non anche degli aumenti semestrali del 10%…”. Ed è a questo orientamento che ha aderito anche il Giudice di Pace con un’articolata decisione che per Giovanni D’Agata presidente dello “Sportello dei Diritti”, costituisce un ulteriore importante precedente in materia e che dovrebbe essere generalmente applicato, in quanto le somme rivenienti dalla sanzioni amministrative pecuniarie al Codice della Strada sono iscritte a ruolo anche a distanza di anni con conseguenti ingiustificate maggiorazioni di un decimo ogni semestre e di ulteriori compensi per la riscossione che non sono dovuti in ragione della corretta applicazione della richiamata disciplina di cui all’articolo 203 comma 3 del Codice della Strada. È bene, quindi, che tutti i contribuenti, prima di pagare una cartella esattoriale o un’ingiunzione proveniente da un ente che assume di aver notificato un verbale per un’infrazione stradale, prestino la massima attenzione alle voci di pagamento riportate nell’atto impositivo, al fine di presentare tempestiva opposizione nella sede competente.

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8 miti sulle sanzioni imposte dall’Unione Europea nei confronti della Russia

Posted by fidest press agency su sabato, 19 maggio 2018

Spesso si sente dire, anche da parte dei politici italiani, che le sanzioni imposte dall’Unione Europea nei confronti della Russia sono inutili e dannose per l’economia dell’Italia. Gli esperti parlano addirittura di perdite che ammontano a miliardi di euro, nella speranza che tali misure restrittive vengano ritirate. A riguardo, sorge spontanea la domanda sull’opportunità o meno di tali sanzioni.
MITO 1: Le sanzioni europee contro la Russia causano danni irreparabili all’economia italiana
L’Unione Europea ha introdotto una serie di misure restrittive nei confronti di individui, istituzioni e organizzazioni responsabili di azioni illegali compiute dalla Russia, in particolare, in relazione alla violazione della sovranità e dell’integrità territoriale dell’Ucraina, e a causa dell’aggressione militare della Russia. Si tratta di sanzioni personali, economiche (divieto dell’attività economica con la Crimea) e settoriali (restrizioni sul commercio di armamenti ecc.) che, a dire il vero, non hanno un diretto impatto sull’economia italiana.
MITO 2: L’economia italiana perde 3 miliardi di euro all’anno a causa delle sanzioni europee
Negli ultimi anni si è registrato un forte calo delle esportazioni italiane in Russia: si è passati dai 10,7 miliardi di euro del 2013 (prima dell’introduzione delle sanzioni) ai 6,7 miliardi del 2016 (dati ISTAT). Sarebbe facile trovare la causa nelle sanzioni, senza tuttavia tener conto del crollo del prezzo mondiale del petrolio che ha causato una significativa riduzione delle entrate valutarie nella Federazione Russa, abbassando la capacità d’acquisto in Russia e svalutando anche il rublo. Tra l’altro, nello stesso periodo, si è registrata anche la contrazione dell’import russo da tutto il resto del mondo, non solo dall’Italia. A partire dal 2017, quando i prezzi del petrolio sono tornati a crescere e la situazione economica in Russia si è stabilizzata, anche le importazioni dall’Italia sono cresciute del 19,3%.
MITO 3: Le sanzioni europee colpiscono di più i produttori del settore agroalimentare. Dovrebbero essere tolte il prima possibile. Occorre innanzitutto evidenziare che le sanzioni europee non colpiscono affatto il settore agroalimentare, anche se le esportazioni di merci italiane relative a questo comparto sono diminuite. Ciò è dovuto al fatto che la Russia stessa ha imposto l’embargo sulle importazioni di un certo numero di prodotti agroalimentari provenienti dall’Unione Europea. E’ del tutto evidente, tuttavia, che l’eliminazione delle sanzioni europee non ripristinerà automaticamente le esportazioni di questi beni verso la Russia, come lasciano credere alcune dichiarazioni di politici russi.
MITO 4: L’agroalimentare è l’unico settore con un embargo totale. L’embargo russo riguarda solamente i 55 tipi di prodotti dell’agroalimentare mentre ci sono più di 2.000 tipi di merci che vengono commercializzate tra Italia e Russia. A proposito, sotto l’embargo russo non ricadono vino, pasta, caffè e tanti altri prodotti dell’eccellenza agroalimentare italiana.
MITO 5: Il settore agroalimentare italiano è in crisi profonda dopo l’introduzione delle sanzioni e dell’embargo russo. Secondo l’ICE la flessione delle esportazioni italiane dei prodotti sotto l’embargo ammonta a circa 151 milioni di euro nel biennio 2014-15. Nonostante, ogni anno l’export di prodotti agroalimentari dall’Italia verso i paesi del mondo cresce del 2-6% colmando tutte le perdite nei singoli mercati. Inoltre, se nel 2013 (prima delle sanzioni) la dinamica delle industrie alimentari era negativo (-0,7%), nel 2015 l’indicatore è stato pari al +1,0% e nel 2017 ha raggiunto una crescita del 1,7%. L’agricoltura ha realizzato risultati positivi in termini occupazionali con la crescita del 0,9%. Per produzione agricola l’Italia è tra i primi tre paesi europei.
MITO 6: L’Italia ha sofferto dell’embargo russo più di altri Paesi. Se l’embargo russo è costato al comparto agroalimentare italiano secondo vari valutazioni da 150 a 200 milioni di euro,la flessione delle forniture di questi prodotti in Russia ha costituito per la Germania 518,5 milioni di euro e 260,5 milioni per la Francia. Allo stesso tempo le vendite della produzione italiana verso i paesi del mondo sono cresciute in modo significativo. Dal 2013 al 2017 l’export italiano è cresciuto da 390,2 a 448,1 miliardi di euro ovvero del 15%.
MITO 7: L’Italia è ostaggio della politica “suicida” dell’UE. Spesso sentiamo dire che l’Italia, in quanto membro dell’UE, ha dovuto attuare decisioni imposte dall’alto, anche contro i propri interessi. Tuttavia, nel caso delle sanzioni e dell’embargo russo, queste affermazioni sono percipite come le ulteriori manipolazioni, perché due terzi delle esportazioni italiane di prodotti agroalimentari vengono proprio negli stati membri dell’UE proprio grazie al mercato comune europeo.
MITO 8: Le sanzioni non funzionano. Le sanzioni non sono un esercito, rappresentano, invece, uno strumento di pressione, una forte risposta, una denuncia della comunità internazionale alle attività di aggressione militare di uno stato nel mezzo dell’Europa. Tuttavia, senza di esse, le forze armate russe avrebbero avuto una più elevata aggressività nei confronti dell’Ucraina e, per tale ragione, non possono essere eliminate senza passi concreti da parte della Russia verso normalizzazione della situazione in Ucraina, incluso Crimea. Senza di esse si avrebbe l’assoluta debolezza della politica europea e italiana, il riconoscimento della sola forza contro ogni diritto, con il rischio di legittimare, al contempo, ogni eventuale e futura azione aggressiva di Mosca a livello globale.

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Rafforzamento dei controlli e delle sanzioni

Posted by fidest press agency su lunedì, 23 aprile 2018

Ogni paese dell’UE dovrà effettuare un numero minimo di controlli sulle autovetture ogni anno, ossia almeno uno ogni 40000 nuovi veicoli immatricolati in uno Stato membro e almeno il 20% dei test dovranno riguardare le emissioni. Per i Paesi con un basso numero di immatricolazioni, dovranno essere effettuati un minimo di cinque controlli l’anno in totale.
La Commissione europea potrà inoltre effettuare controlli e ispezioni sui veicoli per verificarne la conformità e potrà infliggere sanzioni amministrative fino a 30.000 euro per ogni veicolo non conforme.Le nuove norme introducono un nuovo regime di controlli per garantire che le automobili rimangano entro i limiti di emissione per tutto il loro ciclo di vita. I centri di prova (i così detti “servizi tecnici”) saranno sottoposti a revisioni regolari e indipendenti.I proprietari di automobili saranno rimborsati qualora dovessero essere obbligati a effettuare riparazioni sui propri veicoli, in caso di non rispetto delle norme, a meno che il costruttore non ne decida il ritiro. Le officine indipendenti avranno accesso alle informazioni relative ai veicoli per poter competere con i concessionari e contribuire alla riduzione dei prezzi.

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Assegni trasferibili: Il MEF apre alla modifica delle sanzioni

Posted by fidest press agency su sabato, 17 marzo 2018

Il Ministero dell’Economia e Finanza ha pubblicato sul proprio sito istituzionale un’indagine che fa il punto su quanto accaduto in dieci anni dall’entrata in vigore sulla normativa antiriciclaggio (D.Lgs. n. 231/2007), che sanziona l’uso di assegni privi della clausola di non trasferibilità da un minimo di 1.000 ad un massimo di 250.000 euro.Ad oggi, grazie al successivo D.Lgs. n. 90/2017, le sanzioni vanno da 3.000 a 50.000 euro e grazie alla cosiddetta oblazione i “colpevoli” possono riconoscere l’errore, concludere anticipatamente il procedimento e arrivare a pagare un importo ridotto, che va da un terzo della sanzione massima (16.600 euro) al doppio della sanzione minima (6.000 euro).Secondo quanto riportato dal MEF in 10 anni gli assegni contestati sono stati 1.692, con nessuna sanzione comminata e 107 oblazioni. Lo stesso Ministero ha però verificato che, in alcuni casi, sanzioni anche elevate possono colpire “cittadini che in buona fede hanno utilizzato assegni senza clausola di non trasferibilità”. Per questo il MEF sta vagliando “la possibilità di modificare il regime sanzionatorio, recuperando la proporzionalità tra l’importo trasferito e la sanzione”.Ricordiamo che dal 2008 le banche non stampano più carnet di assegni privi della dicitura “non trasferibile” e che, anche in caso di utilizzo di vecchi libretti, il cittadino può comunque scrivere la dicitura “non trasferibile” di suo pugno. Il problema è che ad oggi le stesse banche non sono tenute a rifiutare eventuali assegni irregolari ed anzi li possono versare senza problemi, segnalando poi il fatto al MEF ed attivando l’alert che farà scattare la sanzione sia verso chi ha emesso l’assegno, sia verso chi lo ha incassato.Si comprende come il problema possa essere causato dal fatto che i consumatori abbiano messo in circolazione assegni staccati da libretti consegnati dalle banche fino a 10 anni fa. Ciò nonostante i consumatori potrebbero rivalersi sulle banche se potessero provare che il libretto privo di clausola “non trasferibile” sia stato consegnato dopo l’entrata in vigore della normativa, o anche per il caso in cui l’assegno sia stato incassato sulla stessa banca di cui l’emittente è cliente: in quest’ultimo caso, la banca avrebbe potuto avvisare l’utente della violazione di un divieto normativo, così dando la possibilità di correggere l’assegno anche inserendo a penna la clausola.Detto ciò, noi dell’Associazione CODICI siamo ben felici di leggere propositi di questo tipo da parte del Ministero, a cui anzi chiediamo a gran voce di intervenire immediatamente. Come ben evidenziato da Luigi Gabriele, Responsabile Affari Istituzionali di CODICI, “ad oggi sono già circa 20.000 i consumatori che hanno avuto problemi di questa natura. Consumatori che subiscono il paradosso di pagare per un assegno di 1.000 euro un’infrazione di diverse migliaia di euro. Questo semplicemente per non essersi accorti dell’assenza della dicitura ‘non trasferibile’, ovvero per un’infrazione di cui semplicemente non si sono accorti”.

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Maxi-sanzioni per assegni non trasferibili: un’ingiustizia che deve essere sanata

Posted by fidest press agency su domenica, 25 febbraio 2018

Da alcune settimane stiamo ricevendo numerose richieste di assistenza riguardo sanzioni comminate dal Nucleo antiriciclaggio della competente Ragioneria Territoriale del Ministero dell’Economia, per aver emesso e accettato in pagamento assegni bancari di importo superiore a 999,99 euro senza la clausola di non trasferibilità. Sanzioni comminate a chi emette l’assegno ed anche a chi lo incassa.Si tratta di dimenticanze che colpiscono chi firma assegni molto di rado e che ancora possiede libretti di assegni liberi rilasciati dalle banche oltre dieci anni fa. Il Decreto Legislativo 21 novembre 2007, n. 231 (Decreto Antiriciclaggio) ha infatti previsto che le banche possano rilasciare alla clientela assegni privi della clausola di non trasferibilità soltanto dietro esplicita richiesta e il pagamento del bollo pari a 1,5 euro per ciascun titolo. Da allora, gli assegni liberi sono divenuti merce rara anche perché nel tempo l’importo a partire da cui non era consentito emetterli è più volte calato: dagli originali 12.500 euro si è passati agli attuali 1.000 euro stabiliti dal cosiddetto ”Decreto salva-Italia”, ossia il Decreto Legge 6 dicembre 2011, n. 201 convertito con la Legge 22 dicembre 2011, n. 214.
Niente affatto rari, invece, sono gli assegni rilasciati dagli istituti di credito oramai da oltre dieci anni e ancora in possesso della clientela.
Cosa è accaduto: il Decreto Legislativo 25 maggio 2017 n. 90 ha introdotto, a partire dal 4 luglio dello scorso anno, delle sanzioni di importo tra 3.000 e 50.000 euro. Fino ad allora, invece, la sanzione spaziava tra l’1% e il 40% dell’importo dell’assegno.La modifica ha cambiato anche l’importo dell’oblazione, vale a dire la possibilità di definire il procedimento mediante il pagamento di un importo pari al doppio del minimo, facendolo passare dal 2% del valore dell’assegno a seimila euro! La banca presso cui si versa l’assegno ed anche la banca transata presso cui è aperto il conto dell’emittente non hanno alcun obbligo di verificare la forma del titolo sotto l’aspetto della normativa sui trasferimenti in contanti. Non vi è quindi modo di reclamare nei loro confronti se non magari appellandosi al principio di diligenza dell’accorto bancario. Strada non agevole.
Cosa fare se si riceve la sanzione: occorre inviare all’Ufficio emittente le proprie osservazioni in cui far notare che si è trattato esclusivamente di un errore, che l’assegno fa parte di un vecchio libretto di cui ancora si è in possesso, che un simile errore non era mai accaduto prima e che l’importo del titolo non è elevato.
L’Ufficio dovrebbe a quel punto applicare la sanzione minima pari a tremila euro che si può a quel punto pagare godendo di una riduzione di altri mille. L’importo di duemila euro è il minimo che si può raggiungere, quindi.Cosa occorre per risolvere la vicenda nel suo complesso: una modifica legislativa che faccia tornare le sanzioni al regime precedente. E’ assurdo dover sottostare ad una sanzione di duemila euro per il solo fatto di aver commesso una leggerezza derivante dalla scarsa dimestichezza con gli assegni e non dalla volontà di infrangere la legge.
Per finire, pubblichiamo il caso-limite, termine quanto mai azzeccato. Un assegno emesso per l’importo di 1.000 euro, vale a dire un centesimo sopra il massimo consentito, sanzionato con 6.000 euro di oblazione più 5 euro di spese. Sanzione che ha colpito entrambi: emittente e beneficiario! Con l’invio osservazioni, si otterrà la riduzione a 2.000 euro ciascuno, ma si tratta appunto di importi spropositati ed ingiustificati.( Anna D’Antuono, legale, consulente Aduc)

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Banca Etruria: sanzioni in arrivo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 agosto 2017

consobSecondo Repubblica sarebbero in arrivo le sanzioni della Consob per gli ex vertici di Banca Etruria.”Ovviamente, se fosse vero, meglio tardi che mai! Certo, come al solito, si tratterebbe di provvedimenti a dir poco tardivi, decisi ex post, dopo che i buoi sono già scappati ed i risparmiatori rimasti con un pugno di mosche. Un fatto grave, che dimostra come funzionano poco gli organismi che dovrebbero vigilare, controllare e tutelare il risparmio” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.
“Chiediamo, comunque, il sequestro dei beni della dirigenza responsabile di eventuali violazioni e che questi soldi vadano a risarcire i risparmiatori” conclude Dona. (n.r. Come dire: quando le pecore scappano si chiude la stalla. E non ci vengono a dire in campagna elettorale che i colpevoli sono stati sanzionati. Alla beffa si aggiungerebbe lo scorno o meglio come dicono a Napoli: cornuti e mazziati).

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Bancomat obbligatorio: a settembre decreto con sanzioni

Posted by fidest press agency su martedì, 8 agosto 2017

bancomatIl viceministro dell’Economia, Luigi Casero, ha annunciato l’intenzione, entro settembre, di firmare il decreto che introduce le prime sanzioni per chi rifiuta un pagamento elettronico.”Bene, era ora che si desse finalmente attuazione a quanto previsto fin dal 22 dicembre 2015, con la legge di stabilità 2016. La proposta dell’on Boccadutri, infatti, prevedeva fin dall’inizio le sanzioni, considerato che senza questa sollecitazione i commercianti avrebbero continuato a rifiutare l’uso del bancomat per importi bassi, come puntualmente verificatosi” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Solo dando al cliente la possibilità di segnalare la trasgressione, si faranno passi avanti per avere anche nel nostro Paese sistemi moderni di pagamento, dando al consumatore la possibilità di poter pagare come meglio crede” prosegue Dona.

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Lotta alle frodi: voto finale su nuove sanzioni UE

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 luglio 2017

europaBruxelles. Il Parlamento europeo ha approvato mercoledì in via definitiva nuove disposizioni in materia penale per combattere le frodi contro il bilancio EU, ad esempio all’interno di procedure d’appalto UE o relative all’IVA transfrontaliera.
I deputati hanno dato il via libera ad una direttiva che prevede delle definizioni comuni per i crimini che ledono il bilancio UE, già concordata con i ministri UE. Le norme coprono i seguenti reati:
· corruzione attiva e passiva;
· appropriazione indebita di fondi;
· frode relativa all’ IVA quando sono coinvolti almeno due Stati membri e il danno è pari ad almeno 10 milioni di euro.Il testo introduce:
· un termine minimo di prescrizione di 5 anni, nel corso dei quali devono svolgersi le indagini e il processo;
· una pena massima di almeno 4 anni di prigione quando il danno è pari ad almeno 100 mila euro.
La definizione a livello europeo di reati contro il bilancio dell’UE costituisce il mandato per la nuova Procura europea (EPPO). L’EPPO, che dovrebbe essere operativa tra il 2020 e il 2021, sarà in grado di perseguire gli individui e le organizzazioni che commettono crimini contro il bilancio dell’UE.
Le disposizioni della presente direttiva saranno applicate anche dalle agenzie nazionali di lotta alle frodi.
Visto che l’Aula non ha presentato nessun emendamento, l’accordo con il Consiglio UE è considerato adottato.
Gli Stati membri avranno due anni di tempo per applicare le misure previste dalla direttiva. La Danimarca e il Regno Unito non partecipano alla direttiva.

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Come non si governa il commercio ambulante

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 giugno 2017

bancarelleRoma. Non governare, o meglio, aumentare i problemi invece di risolverli. Di fatto, le regole della Giunta capitolina, a guida M5S, per mercati, bancarelle e camion bar, invece di mettere ordine aumentano il caos per la gioia di non si sa chi, o si sa. E’ prevista una sanatoria per le bancarelle anomale, e già non ci siamo perchè il condono è un vulnus contro il diritto e, inoltre, sono ridotte le sanzioni per gli abusivi il che pone le basi per il diffondersi degli irregolari e per un successivo condono.
Alla faccia della legalità tanto invocata (a parole). Persa una occasione per dare un assestamento ad un settore lasciato allo sbando per anni. Così non si governa un bel niente. (Primo Mastrantoni, Segretario Nazionale Aduc)

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Ztl Anello Ferroviario, in un mese 1.299 sanzioni per bus turistici senza permesso

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 aprile 2017

meleoRoma. Primi risultati dell’attivazione dei 21 nuovi varchi elettronici, dotati di telecamere, a presidio della Ztl Anello Ferroviario 1 VAM. Sono 1.299 le sanzioni rilevate dal 14 gennaio al 20 febbraio per i bus turistici entrati senza permesso nella zona a traffico limitato in questione in cui è in vigore, dalle 5.00 alle 24, il divieto di accesso e circolazione per i veicoli non autorizzati di lunghezza superiore ai 7,5 metri che producono maggiore criticità in termini di emissioni e di congestione. Per i trasgressori è prevista una multa di 450 euro.La regolamentazione dell’accesso all’Anello Ferroviario, prevista da una delibera della Giunta capitolina approvata lo scorso 11 novembre, ha il duplice obiettivo di limitare il traffico privato e di incrementare la mobilità sostenibile e il trasporto pubblico. “Il nostro obiettivo è di tutelare e preservare sempre più le aree centrali della Capitale, evitando così che le strade siano congestionate a causa dei bus turistici. I risultati della sperimentazione avviata dalla nostra amministrazione confermano che siamo sulla strada giusta. Queste 1.300 multe, in un solo mese, costituiranno un deterrente per tutti i torpedoni senza permesso che pensano di poter di circolare indisturbati nella nostra città”, commenta l’Assessora alla Città in Movimento di Roma Capitale Linda Meleo.

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Sanzioni contro l’eurodeputato che ha insultato le donne

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 marzo 2017

Portrait of Antonio TajaniStrasburgo. Sanzioni di una gravità senza precedenti sono state annunciate martedì dal Presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, contro il deputato polacco Janusz Korwin-Mikke per le sue inaccettabili osservazioni contro le donne, espresse il 1° marzo nel corso della discussione in plenaria sul “divario retributivo di genere”.Conformemente alla decisione, all’eurodeputato non sarà versata l’indennità giornaliera per un periodo di trenta giorni, sarà sospeso dalle attività parlamentari per dieci giorni (conservando il diritto di voto) e non potrà rappresentare il Parlamento europeo per un anno.
Intervenendo prima dell’inizio della votazione a Strasburgo, Tajani ha annunciato la decisione di sanzionare Janusz Korwin-Mikke (NI, PL) per le sue dichiarazioni contro la parità di genere. Il Presidente ha dichiarato: “Non tollererò un simile comportamento, specialmente quando si tratta di una persona che dovrebbe esercitare – con la dovuta dignità – le proprie funzioni in qualità di rappresentante dei popoli europei. Offendendo tutte le donne, l’eurodeputato esprime disprezzo per i nostri valori fondamentali”.
Tajani si è quindi scusato con tutti coloro che sono stati offesi dall’intervento del deputato europeo.

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Io non mangio carne agli ormoni

Posted by fidest press agency su martedì, 7 marzo 2017

Packaged meat with woman hand in the supermarketRiportiamo dal blog di Beppe Grillo due interventi di parlamentari pentastellati a proposito dei possibili danni che gli accordi internazionali derivanti dal Ttip possono provocare alla salute degli europei: “Dalle ceneri del moribondo Ttip stanno nascendo ricatti e forzature dagli esiti imprevedibili. Uno di questi riguarda la carne agli ormoni. Gli Stati Uniti hanno avviato un’inchiesta che potrebbe portare alla riattivazione delle sanzioni commerciali contro l’Europa: l’industria americana vuole importare la carne con gli ormoni ma le regole europee perora lo impediscono. Come misura di ritorsione gli Stati Uniti stanno pensando a una diminuzione della quota di ingresso di tessile e prodotti agricoli (frutta fresca e pomodori, in primis). Diciamo no a questo ricatto: negli Stati Uniti tra il 60% e l’80% dei suini sono trattati con ractopamina, un promotore della crescita che ha delle conseguenze sulla salute umana, affatica il cuore e potrebbe essere cancerogena”.
“L’Organizzazione Mondiale del Commercio nel 1998 non aveva riconosciuto il principio di precauzione in vigore in Europa. Per il Wto è compito dell’Europa dimostrare che la carne con gli ormoni sia nociva. Nel frattempo, in questi anni, numerosi studi scientifici hanno classificato gli ormoni somministrati agli animali come veleno. Nelle Commissioni parlamentari Agricoltura e Commercio Internazionale, i portavoce del gruppo Efdd – Movimento 5 Stelle Europa difendono gli alimenti sani e privi di prodotti chimici, l’etichettatura degli alimenti, la tracciabilità e la trasparenza delle informazioni.” (di Tiziana Beghin, Commissione Commercio Internazionale, Efdd – Movimento 5 Stelle Europa)
“Grazie alla loro spada di Damocle, gli americani ci potrebbero ordinare di aumentare la quota di carne importata di svariate tonnellate, da sommare alle 48 mila già in vigore. Queste quote si aggiungerebbero alle altre 80 mila tonnellate di carne già previste dal CETA, il trattato con il Canada. Gli Stati Uniti vogliono sfruttare la situazione per inviare in Europa anche la loro carne trattata con ormoni, molto più economica da produrre. TTIP o non TTIP, gli Stati Uniti sono pronti a invadere il nostro mercato. Le conseguenze auspicate dagli americani sono due: o l’UE apre ad ulteriori 50 mila tonnellate senza dazi, oppure gli Stati Uniti riattiveranno le sanzioni contro l’Europa fino a quando le nostre regole non autorizzino la vendita di carne agli ormoni. A farne le spese, purtroppo, sarà soprattutto l’Italia, visto che gli USA minacciano dazi punitivi per pomodori, frutta fresca e prodotti tessili. È inaccettabile! Nella prima ipotesi i nostri allevatori, già colpiti duramente dalla crisi, si vedrebbero letteralmente fagocitati dalle nuove tonnellate di manzo d’oltreoceano. Nella seconda, verrebbe a cadere un principio fondante dell’UE: quello di precauzione, che Stati Uniti e Wto continuano a non considerare valido. La guerra è iniziata: noi continueremo a difendere le nostre aziende e la nostra salute, e faremo di tutto per bloccare questa autentica invasione! (di Marco Zullo, Commissione Agricoltura, Efdd – Movimento 5 Stelle Europa).

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Lettera al Direttore

Posted by fidest press agency su martedì, 17 gennaio 2017

logo-fidest-jpgCaro Direttore, Il Veneto dovrebbe imporre delle sanzioni a coloro che distruggono gli ecosistemi e uccidono degli individui indifesi attraverso la caccia e la pesca, invece di prendersela con le persone compassionevoli che difendono gli animali. Se un gruppo di persone desse la caccia a cani e gatti, per divertimento, noi non lo definiremmo uno “sport” ma maltrattamento – questo è ció che accade anche ai cervi, agli uccelli e agli altri animali. La caccia non è necessaria per la sopravvivenza degli umani e, oggigiorno, la maggior parte dei cacciatori pedinano e uccidono gli animali solo per il brivido di ammazzare un essere vivente. Questa forma di violenza che alcuni chiamano “intrattenimento” distrugge delle famiglie e lascia numerosi animali orfani o gravemente feriti, cosa che spesso succede quando i cacciatori sbagliano a mirare. Lo stesso dicasi per i pesci: nonostante sia stato scientificamente dimostrato che provano dolore, un numero incalcolabile di pesci soffrono terribilmente durante la cattura, soffocano lentamente o vengono fatti a pezzi mentre ancora coscienti. La stragrande maggioranza degli italiani si oppone alla caccia – il Veneto dovrebbe stare al passo coi tempi e mettere fuori legge questo “sport” arcaico e inutile. Cordiali saluti, (Sascha Camilli PETA Foundation 8 All Saints Street N1 9RL London, UK) (n.r. La Fidest si associa a quanto ha scritto il nostro lettore)

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“Su caro bollette Mise valuti sanzioni anche retroattive”

Posted by fidest press agency su sabato, 9 luglio 2016

“Se fossero confermati comportamenti illegittimi da parte di operatori elettrici e traders alla base dell’aumento dei costi delle bollette per cittadini e imprese, allora dovrebbero essere imposte sanzioni severe anche retroattive”. E’ quanto dichiarano Maurizio Lupi, presidente dei deputati di Area popolare, e Raffaello Vignali, capogruppo di Ap in commissione Attività produttive, firmatari di una interrogazione al ministro dello Sviluppo economico.
“In merito è certamente positivo, come ha confermato ieri Calenda durante il question time alla Camera, che il Mise abbia già chiesto chiarimenti sia a Terna che all’Autorità per l’Energia. Allo stesso tempo però – proseguono i parlamentari di Ap – riteniamo sia opportuno approfondire maggiormente le indagini e avere risposte in tempi celeri in quanto è inaccettabile il significativo incremento dei costi di dispacciamento, con oneri aggiuntivi ingiustificati denunciati dai consumatori pari a 1 miliardo di euro. Si tratta di una vera e propria super-addizionale a carico di pmi e cittadini assolutamente non motivata. Così come riteniamo si debba accelerare – concludono Lupi e Vignali – sull’auspicata riforma del mercato elettrico se vogliamo ridurre effettivamente i costi per utenti e imprese”.

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Rinnovate sanzioni alla Russia

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 luglio 2016

Putin Views Russian Arms On Display At Expo“Il rinnovo delle sanzioni economiche nei confronti della Russia da parte del Consiglio Ue è stata una scelta oculata e opportuna. Siamo consapevoli della sofferenza che le sanzioni stiano creando in questa particolare congiuntura economica ma il rispetto degli equilibri democratici e delle libertà è il presupposto fondamentale per il libero mercato e per la pacifica convivenza tra i popoli”. A dirlo è Paolo Alli, Capogruppo Area Popolare (Ncd-Udc) in Commissione Affari Esteri alla Camera e Vice Presidente dell’Assemblea Parlamentare Nato. E conclude: “Le sanzioni sono uno strumento diplomatico e, pur nei suoi limiti, l’unico in questo momento adatto ad affrontare la questione Ucraina senza inasprire eccessivamente i contrasti. Le sanzioni alla Russia sono strettamente legate a una violazione del diritto internazionale, come è stato riconosciuto dall’intera comunità internazionale, e che è stata compiuta con l’annessione illegittima della Crimea e il sostegno ai filorussi del Donbass. Il ritiro delle sanzioni potrà avvenire solo sulla base del pieno rispetto degli accordi di Minsk”.

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Scambio obbligatorio di informazioni fiscali sulle società tra i Paesi UE al voto

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 maggio 2016

European UnionStrasburgo Parlamento europeo Dibattito: mercoledì 11 maggio Votazione: giovedì 12 maggio i deputati si esprimeranno sulla proposta della Commissione europea per lo scambio automatico delle dichiarazioni fiscali delle società tra le autorità fiscali nazionali.
Nel progetto di risoluzione, redatto da Dariusz Rosati (PPE, PL), i deputati approvano il piano, che considerano un passo positivo nella lotta contro la pianificazione fiscale aggressiva delle imprese. Il Parlamento chiede che siano aggiunte ulteriori garanzie per consentire alla Commissione l’accesso alle informazioni scambiate, permettendole in tal modo di svolgere il proprio ruolo di “autorità di controllo sugli aiuti di Stato”.I deputati chiederanno probabilmente agli Stati membri anche l’introduzione di sanzioni per le multinazionali che non rispettano gli obblighi di dichiarazione.

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Settore petrolchimico in Iran

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 aprile 2016

iranLa rimozione delle sanzioni imposte all’Iran per oltre un decennio ha attirato forti interessi internazionali sul paese. Un enorme mercato domestico, caratterizzato da una popolazione di 79 milioni di abitanti, è un ulteriore fattore che va ad aggiungersi alla posizione geografica vantaggiosa dell’Iran in Medio Oriente, che a sua volta dà accesso a passaggi marittimi strategici, rendendola un mercato interessante a livello globale e, pertanto, con un maggiore potenziale di investimento. Lo sviluppo della catena di valore petrolchimica è una delle strade più promettenti che, secondo le previsioni, aggiungerà un valore significativo all’economia non-oil.
“L’abbondanza di materie prime, le infrastrutture relativamente adeguate, il basso costo della produzione e l’accesso a manodopera qualificata sono fattori chiave che rendono l’Iran interessante per gli investitori nel settore petrolchimico. Le riserve naturali di etano, propano e nafta presenti nel paese sono sufficienti per costruire nuovi complessi petrolchimici nei prossimi 10 anni”, afferma Ali Mirmohammad, consulente di Frost & Sullivan. “Il governo sta adottando un approccio alla politica estera volto non solo a rafforzare le capacità locali ma anche ad aumentare le esportazioni non-oil fino a oltre 50 miliardi di dollari, concentrandosi sulle verticali a valle derivate dai settori petrolchimico e minerario”.
Secondo Iran Vision 2025, il paese intende affermarsi come il maggiore produttore di prodotti petrolchimici in tutta la catena di valore nella regione. Plastiche, gomme, vernici e resine, fertilizzanti e pesticidi, prodotti chimici e solventi, fibre e tessili, medicine, cosmetici, composti e detergenti sono i diversi prodotti petrolchimici a valle su cui il paese progetta di focalizzarsi per lo sviluppo nei prossimi 10 anni. L’Iran ha bisogno di almeno 70 miliardi di dollari di risorse finanziarie per sviluppare l’intero settore petrolchimico e raggiungere la propria visione per il 2025. Si prevede che un tale investimento catalizzerà la crescita delle esportazioni del settore petrolchimico, da meno di 12 miliardi di dollari nel 2015 fino ad oltre 40 miliardi di dollari entro la fine del 2025. Nell’era post sanzioni, il paese si propone di attirare gli investimenti stranieri per far ripartire oltre 60 progetti petrolchimici bloccati che aumenteranno l’attuale capacità produttiva di 58 milioni di tonnellate (FY2015) fino a quota 130 milioni di tonnellate all’anno nei prossimi 5 anni. Inoltre, il governo ha proposto 36 nuove opportunità di investimento che, una volta implementate, hanno il potenziale di aumentare la capacità produttiva totale dei prodotti petrolchimici fino ad oltre 180 milioni di tonnellate all’anno entro la fine del 2025.
“La creazione di opportunità a valore aggiunto nell’intera catena di valore dell’industria del propilene è una delle principali aree di interesse del governo per i prossimi 10 anni relativamente al settore petrolchimico. Si prevede il potenziale di convertire l’Iran nel principale esportatore di prodotti a base di propilene in Medio Oriente e Nord Africa. L’importazione di tecnologie avanzate e catalizzatori per produrre vari gradi di polipropilene, ad esempio di grado farmaceutico e alimentare, sono altre politiche chiave nell’era post-sanzioni”, aggiunge Ali.
“Si prevede che lo sviluppo sostenuto e programmato dell’intera catena di valore del settore petrolchimico, insieme allo sviluppo focalizzato sui mercati a valle, porterà un notevole valore aggiunto all’economia iraniana e probabilmente favorirà la riduzione del tasso di disoccupazione nel paese. Si prevede che la revoca delle sanzioni aprirà enormi opportunità per il paese, grazie all’accesso a tecnologie avanzate e a risorse finanziarie internazionali. Inoltre, è previsto che ciò rafforzerà significativamente l’immagine dell’Iran nel panorama del settore petrolchimico globale, anche grazie alla crescita delle esportazioni”, conclude Ali.

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La Russia e le sanzioni

Posted by fidest press agency su martedì, 23 febbraio 2016

Putin Views Russian Arms On Display At ExpoDichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia: “Adesso il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, si sveglia sulle sanzioni dell’Unione europea contro la Federazione Russa e dice: ‘spero che si possa chiudere la fase sanzionatoria al più presto’. Come sempre il premier arriva troppo tardi, e con poca convinzione agli appuntamenti con le vicende importanti della nostra modernità. Arriva, per di più, con un carico sempre abbondante di opportunismo e miopia. Per due volte negli ultimi mesi, a giugno e a dicembre 2015, abbiamo presentato alla Camera dei deputati mozioni per chiedere all’Ue l’immediato stop alle sanzioni in vigore contro la Federazione Russa, questo perché le abbiamo sempre giudicate ingiuste e controproducenti per la convivenza pacifica e soprattutto dannose per l’economia anzitutto del nostro Paese. Bene, le nostre mozioni sono state regolarmente respinte da Renzi e dai suoi cari. Noi chiedevamo al governo di battersi in tutte le sedi europee per annullare queste assurde misure. Abbiamo ricevuto solo silenzi e spallucce. Adesso Renzi dice che andrà a San Pietroburgo e che ci sono le condizioni per il disgelo con la Russia. Peccato che fino ad oggi il suo governo sia stato inerte e accondiscendente nei confronti della peggior Ue. Ma siamo certi che queste cose Renzi le ha già dimenticate, per sempre. “24mesidiballe”.

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Ucraina: Cancellazioni sanzioni contro la Russia

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 dicembre 2015

Ucraina-graDichiarazione dell’onorevole Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia: “Apprendiamo con soddisfazione la richiesta avanzata dall’Italia nell’ambito del Coreper, che riunisce gli ambasciatori dei 28 Paesi dell’Unione europea, di un ‘dibattito politico’ sul rinnovo delle sanzioni dell’Ue nei confronti della Federazione Russa invece di un rinnovo automatico delle stesse per altri sei mesi.
Ci auguriamo che nel dibattito che seguirà prevalga, poi, la cancellazione definitiva delle sanzioni, e che questa sia la posizione chiara e decisa dell’Italia. Da mesi Forza Italia in Parlamento chiede al presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e al suo governo di farsi promotore di una iniziativa in tal senso, anche alla luce della situazione geopolitica attuale, in cui la minaccia del terrorismo islamico può essere combattuta solo da una grande coalizione internazionale che sotto l’egida dell’Onu metta insieme Europa, Cina, Federazione Russa e Stati Uniti. La cancellazione delle sanzioni contro la Federazione Russa è il primo fondamentale passo per il disgelo e per costruire l’unità contro il terrorismo. Non si perda questa ultima occasione”.

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