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Posts Tagged ‘sapore’

Torna Cervia Sapore di Sale

Posted by fidest press agency su martedì, 11 agosto 2020

Cervia dal 4 al 6 settembre con anteprima il 3 settembre 2020. Torna anche quest’anno la festa settembrina tutta dedicata al sale di Cervia. Una edizione su tre giorni con grandi protagonisti: sale, tradizione e gastronomia. L’arrivo del bianco carico ( Armesa de Sel) prodotto nella salina Camillone è come sempre un momento di grande emozione al centro della festa, ma l’edizione 2020 porta diverse iniziative particolari. Un programma ricco per festeggiare la tradizione salinara cervese e il sale sotto vari aspetti. “La civiltà salinara ha per la città un valore importantissimo. – Dichiara il sindaco Massimo Medri- Si tratta di una tradizione che ci contraddistingue da secoli. Ci permette di essere unici, ottimizzare e promuovere il nostro territorio caratterizzandone anche l’immagine turistica. Altre realtà mostrano elementi distintivi simili. Con loro stiamo creando una rete per dare rilievo e promuovere al meglio le tradizioni legate al sale e alle saline. Un impegno importante che ci porterà ad essere più forti anche nelle attività e nello sviluppo del territorio. Nel corso degli anni la manifestazione dedicata al sale dolce di Cervia è cresciuta e continua a valorizzare al meglio il prodotto cervese per eccellenza anno dopo anno. Ringrazio tutti coloro che contribuiscono alla realizzazione e alla crescita di questa manifestazione che mostra ogni anno più successo e popolarità.”

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Il sapore della responsabilità

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 febbraio 2017

C’è nell’aria un sapore strano, sapete, no, non potete saperlo, e spero tanto, che non lo scoprirete mai, quel sapore di cui sto parlando.
E’ il sapore del sangue mischiato al carburante, del ferro contorto, dell’acciaio bruciato. Un sapore strano appunto, dove marca il territorio l’assenza eterna che diventa presenza costante, il fuori posto, qualcosa che manca all’appello oggi e pure domani. Ci si arrabatta a reperire attenuanti generiche prevalenti alle aggravanti, a osservare poco più in là, qualche metro da noi, dall’altra parte della strada, della via, a casa tua, non certamente nella mia. Guardiamo spesso, sempre più spesso agli altri, lontani, sconosciuti, nel tentativo maldestro di autoassolverci. Ogni volta che ci assale la tragedia, l’inciampo, l’ostacolo duro come pietra che dura, scaraventandoci sulle ginocchia con la testa reclinata in avanti, restiamo disperatamente aggrappati alle nostre medagliette appuntate sul petto, con la convinzione di averla fatta franca ancora una volta, infantilizzati al punto di agognare il primo posto alle olimpiadi delle commiserazioni. Da giorni si susseguono le dicerie sprovviste di orme, le filmografie da due cents, i racconti azzoppati, le balle e le verità contrapposte.
Si alternano le offese, gli insulti, le spocchie miserabili di chi sa tutto, di chi sa niente, di chi vorrebbe esser all’altezza di salvare il mondo, mentre questo mondo tra macerie e detriti, lo potrà salvare soltanto un Uomo, il nostro amico dei piani alti, a noi non resta che tentare, ma per davvero, una sorta di ortopedia esistenziale di tutti giorni, dei gesti quotidiani ripetuti, per meglio vedere a un palmo dal nostro naso, dove non intendiamo vedere, figuriamoci se ascoltiamo il cuore.
Una trasmissione dietro l’altra, dossier, incontri, confronti, dove ognuno e ciascuno sta ben stravaccato nei salotti buoni, anche in quelli sgangherati, interloquendo forbitamente sul problema mai risolto dell’essere, di morale, di etica, di sistemi complessi, un po’ meno e più comprensibilmente di un adolescente che ha deciso di mollare improvvisamente la sua vita, badate bene, non ho detto gli ormeggi, per quanto un quattordicenne sappia cosa significhi capacità di scelta, responsabilità, dunque la stessa libertà di sentirsi libero dentro.
Diatribe manipolanti fino al punto di etichettare una madre senza più la propria carne in grembo, simile a un bicchiere vuoto capovolto, come fosse naturale imputarle la scomparsa del proprio figlio. Giorni e giorni a giudicare e condannare senza l’ultima volontà di un perdono, dapprima quella donna, poi chi ha mandato le forze dell’ordine, infine definendo la droga apparentemente non sia affatto droga, perché non fa male, anzi fa stare bene, di più, è assai meno pericolosa di una responsabilità venuta meno.
Ore e ore spese a contrapporre ideologicamente il diritto alla tutela della vita al dovere di rispettarla quella vita, compito che spetta a ognuno e ciascuno, non solamente delegando allo Stato azioni salvifiche oppure l’eventuale epitaffio.
Quando di mezzo c’è un giovane, il suo disagio, il suo malessere, possiamo metterla giù come meglio ci aggrada, affibbiando tutte le colpe ai genitori, stabilendo arbitrariamente che non si tratta di una madre coraggio, che addirittura l’irresponsabilità ha la sua residenza nella dimora di quell’adolescente, non nella sua cameretta. Possiamo tritare la realtà come meglio vogliamo, svuotare della sostanza le parole e le stesse responsabilità degli aggettivi usati come corpi contundenti, rimane quel sapore strano che non ci consente di fare spallucce, di fare finta di niente, di cavarcela additando questo e quello, perché a volte, soprattutto in questo caso, volenti o non volenti, la spiegazione si cela nei dettagli. E quel dettaglio potrebbe esser domiciliato in una domanda che sembra non possedere permesso a mostrarsi: ma davvero c’è qualcuno che è d’accordo a consentire l’uso di sostanze al proprio figlio?(Vincenzo Andraous)

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La fontana dell’Acqua Acetosa a Roma

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 febbraio 2011

E’ stato  presentato oggi presso il Circolo Canottieri Lazio il libro “La fontana dell’Acqua Acetosa a Roma. La storia, il restauro e il nuovo parco”. Il volume, curato da Luisa Cardilli e Marcello Fagiolo, ripercorre la storia di questa fonte, apprezzata fin dall’epoca antica per il sapore acidulo e per le rinomate virtù terapeutiche della sua acqua oltre che per la bellezza del territorio circostante. Costruita nelle forme di una imponente esedra in travertino, spartita da semplici lesene che inquadrano tre nicchie alla cui base si dispongono altrettante piccole vasche, la fontana fu realizzata tra il 1661 e il 1662 per volontà di papa Alessandro VII Chigi su progetto di A. Sacchi, in collaborazione con M.A. De Rossi.  Nel Seicento il luogo, immerso nel verde e vicino alla riva sinistra del Tevere, era considerato ideale sia per incontri romantici che come punto di sosta per i viandanti che si accingevano a raggiungere Roma attraverso la via Flaminia. Da anni abbandonato al degrado il monumento è stato restituito ai romani ed è tornato fruibile ai visitatori della città nel 2009. I lavori di restauro e di riqualificazione hanno interessato anche l’area circostante e sono stati realizzati grazie all’impegno del Circolo Canottieri Aniene e della Sovraintendenza capitolina ai Beni Culturali, e al contributo di Maire Tecnimont, ACEA e BNL-Gruppo Paribas. Per comprendere quanto il luogo sia caro al Paese, basti ricordare che nel 2003 la Fontana è stata il più votato tra tutti i luoghi del censimento nazionale “I luoghi del cuore” promosso dal FAI, Fondo Ambiente Italiano. “E’ uno dei luoghi più suggestivi della città – sostiene l’assessore alle Politiche Culturali, Dino Gasperini – e sicuramente tra quelli che appartengono alla nostra memoria collettiva”.

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Lunata … al sapor di castagna!

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 ottobre 2010

Rifugio Lagdei, Loc. Lagdei, Bosco di Corniglio (PR) 23 ottobre 2010 ore 19,15 cena, ore 21 Parco Nazionale dell’Appennino tosco-emiliano  Suggestiva passeggiata notturna preceduta da una gustosa cena con menu di castagne
Dalle castagne si ricavava la farina e da quella la pattona, la pasta, la polenta e tantissimi dolci. Oggi questa tradizione prosegue al Rifugio Lagdei che in autunno propone sempre tanti piatti a base di farina di castagne. Itinerario semplice e adatto a tutti fino ai prati del Monte Tavola. Rientro attorno alle ore 24. Necessaria la torcia. Prenotazione obbligatoria. Lunata 10 € adulti, 6 € minori 10 anni info e prenotazioni GAE Nadia Piscina 349.3251489. Cena tipica conviviale con menu di castagne ore 19,15, 25 € (piatto unico bimbi: 12 €) info e prenotazioni Rifugio Lagdei 0521.889353; 333.2443053.
Il Rifugio è situato a 1250 m s.l.m., dispone di camere doppie e multiple con bagno in camera o al piano per un totale di circa 45 posti; è comodamente raggiungibile in auto da Parma seguendo le indicazioni per Langhirano, Bosco di Corniglio e quindi Lagdei – Lago Santo; o dall’autostrada A15, casello di Berceto in soli 30 minuti, seguendo per Bosco di Corniglio, Parco dei Cento Laghi, Lagdei – Lago Santo.

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“Fruity italian gelato cup”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 ottobre 2010

Gibellina 9 ottobre alle ore 11 al Museo Civico di Arte Contemporanea (viale Segesta), conferenza stampa alla presenza del Sindaco di Gibellina Rosario Fontana, del Maestro gelataio Antonio Cappadonia, del Senatore Ludovico Corrao, Presidente Fondazione Orestiadi e del Direttore Organizzativo della Fondazione Orestiadi Michele La Tona. Questi i toni-guida di un’idea che attraverso il sapore artigianale, mira alla fruizione della bellezza dei luoghi dell’arte. Le giornate del gelato, sono previste per il prossimo anno, dal 24 settembre a 2 ottobre 2011. Il presupposto è il coinvolgimento dei paesi del Mediterraneo, attraverso la produzione del gelato di frutta fresca, tra degustazioni e l’assegnazione di un Premio.
GelArte, grazie anche al sostegno dell’associazione Produttori di Gibellina, di Orestiadi Vini e BiopeK formaggi, in primis, lancia un gusto nuovo, al melone giallo di Gibellina, opera di Antonio Cappadonia, che sarà offerto in degustazione prima della conferenza stampa.

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A Roma il gusto si fa doppio

Posted by fidest press agency su martedì, 20 ottobre 2009

Roma 29 ottobre dalle ore 17:00 alle ore 21:00 Grand Hotel St. Regis Di Roma  “I piacevolissimi” cioccolato, vino e distillati  A comprovare questa unione, prima nel suo genere a così alti livelli, i testimoni Perugina e le enoteche romane dell’Arte dei Vinattieri, due realtà di prestigio nazionale ed internazionale.  A chiarirci gli obiettivi dell’iniziativa è Claudio Arcioni, Presidente della storica Associazione “Arte dei Vinattieri”: “Il ruolo della distribuzione qualificata è determinante per il sostegno e la conoscenza del cioccolato di qualità e la divulgazione del corretto consumo delle bevande alcoliche inteso come piacere e non come “sballo”. Questa iniziativa sarà inoltre l’occasione per suggerire come alternative al regalo tradizionale, adatto ad ogni ricorrenza, le eleganti confezioni delle Enoteche e dei negozi specializzati”. Un’occasione imperdibile per degustare il rinomato cioccolato Perugina appositamente forgiato in deliziosi e comodi bicchierini “usa e mangia”: a disposizione per l’abbinamento, rigorosamente ai maggiori di sedici anni, rarissimi rhum, eccellenti passiti, pregevoli vini. Da assaggiare anche gli ottimi distillati con il cioccolato fondente e vini passiti con il cioccolato al latte. Tra i percorsi che vi suggeriamo: i Morbidi Piacere al Latte, offerti dall’innovativa gamma Latte Perugina, il nuovo brand per tutti gli amanti del cioccolato al latte, una varietà di morbide sensazioni che accarezzano il palato e il cuore; Collezione D’Origine 2009, vere e proprie opere d’arte pasticcera firmate dagli Esperti Cioccolatieri, profumi a sapori che evocano la magia di terre lontane. Infine i Piaceri del Fondente, una nuova occasione per assaporare Nero Perugina, il piacere del puro cioccolato fondente che soddisfa appieno l’esperienza del gusto e il desiderio di sentire l’intensità del sapore.

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Pane: quale?

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 ottobre 2009

Un tempo si diceva “buono come il pane”, per indicare un alimento nutriente, profumato e gustoso. Oggi spesso i consumatori masticano qualcosa che assomiglia ad un prodotto gommoso e privo di sapore. C’e’ pane e pane, ovviamente, e questo dipende dalla qualita’ del prodotto base, cioe’ dalla farina, dall’acqua e dal lievito, nonche’ dalla macinazione, lievitazione e cottura. Una farina con scarso glutine e’ di minore qualita’, il lievito puo’ essere chimico e puo’ lasciare un sapore sgradevole al pane, l’acqua di pianura puo’ contenere residui chimici che interferiscono con il gusto, il macinato dovrebbe essere lasciato maturare per un mese ma viene trattato con “maturanti” chimici che ne diminuiscono la qualita’, la lievitazione forzata da’ luogo a odori sgradevoli, una cattiva cottura produce un pane di color chiaro decisamente meno saporito di uno scuro. Insomma tutti questi elementi contribuiscono o meno alla qualita’ del nostro “pane quotidiano”, per il quale lavorano direttamente 230mila addetti ai quali si aggiungono 180mila occupati nell’indotto. Il consumatore dovrebbe indirizzare il mercato verso la produzione di un prodotto di qualita’ ma spesso la fretta, l’ignoranza e la scarsa informazione vincono. Insomma non basta piu’ dire “pane cotto nel forno a legna” (gia’, quale legna?) ma sarebbe indispensabile fornire al consumatore le informazioni per scegliere. Con W si indica la qualita’ della farina che per un buon pane dovrebbe essere superiore al numero 350.  Per un Paese che mira alla valorizzazione dei prodotti tipici queste notizie dovrebbero essere del tutto normali. Purtroppo ancora non lo sono. (Primo Mastrantoni, segretario dell’Aduc)

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