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Sars-CoV-2, ecco perché le frettolose riaperture sono pericolose. La lettera su Lancet

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 luglio 2022

Più di 100 scienziati lanciano l’appello a non far circolare il coronavirus e non puntare sulla circolazione del Covid-19 per l’immunizzazione di massa della popolazione, perché l’infezione può ancora causare morbilità e mortalità importanti sia in un periodo a lungo termine che a lungo termine. Questo, in sintesi, i contenuti di una lettera pubblicata sul “The Lancet”, pubblicata nel 2021 ma recentemente tornata in auge nei trend degli articoli scientifici a causa del ripresentarsi delle riaperture. Mentre la terza ondata della pandemia prende piede in tutta Europa, molti governi stanno allentando le misure restrittive. Implicita in questa decisione è l’accettazione che le infezioni aumenteranno, ma per molti decisori politici sembra non avere importanza perché, sostengono, i vaccini hanno spezzato il legame tra infezione e mortalità.Nella lettera pubblicata vengono espressi cinque importanti preoccupazioni principali riguardo la revoca delle restrizioni. In primo luogo, la trasmissione colpirà in modo sproporzionato i bambini e i giovani, soprattutto quelli non vaccinati, che hanno già sofferto molto restrizioni e danni dovuti alla pandemia. Alla luce dell’elevata trasmissibilità delle nuove varianti del SARS-CoV-2, la crescita esponenziale delle infezioni continuerà probabilmente fino a quando milioni di persone non si saranno infettate, lasciando migliaia di danni fisici, psicologici e moltissimi casi di Long-Covid. I danni di ciò potrebbero avere conseguenze economiche e sociali anche per decenni a venire.In secondo luogo, gli alti tassi di trasmissione virale nelle scuole e nei bambini porteranno a sicure interruzioni dell’istruzione, riportando l’isolamento sociale anche nei bambini.Riuscire ad abbassare la trasmissione nelle classi e nella comunità, vaccinando ove previsto i più giovani, per gli scienziati, assicurerà la frequentazione in sicurezza della scuola. Invece, continuano, consentire la trasmissione durante le vacanze estive creerà un serbatoio di infezione, che probabilmente accelererà la diffusione quando le scuole e le università riapriranno in autunno.Terzo, i dati che arrivano dai modelli suggeriscono che far circolare il virus faciliti l’emergere di nuove varianti. Omicron e le sue sottovarianti sono comparse in popolazioni con bassi tassi di vaccinazione o immunocompromesse. Abbassare la guardia fornisce quindi un terreno fertile per l’emergere di nuove varianti. La resistenza ai vaccini è poi un dato che preoccupa. Sebbene i vaccini possano essere aggiornati, ciò richiede tempo e risorse, lasciando molte persone esposte nel frattempo.In quarto luogo, questa strategia di riaperture avrà un impatto significativo sui servizi e sul personale sanitario già esausti da più di due anni di pandemia. Il legame tra casi e ricoveri ospedalieri, infatti, non è stato affatto interrotto e il numero crescente di casi porterà inevitabilmente a un aumento delle ospedalizzazioni, esercitando ulteriore pressione e interrompendo nuovamente esami e procedure di routine.Infine, poiché le comunità svantaggiate sono quelle più esposte ai rischi del Covid-19, queste politiche continueranno a danneggiare i più vulnerabili ed emarginati, aggravando così le disuguaglianze sociali.Alla luce di questi rischi, gli scienziati ritenevano che le riaperture siano un “esperimento pericoloso” e che andrebbero rimandate fino a quando le coperture vaccinali non siano elevate anche fra bambini ed adolescenti e fino a quando non siano state implementate misure di ventilazione e prevenzione adeguate nelle classi scolastiche. Fino ad allora, le misure di salute pubblica devono adeguarsi a quelle fatte dall’OMS e da altri importanti organi di prevenzione pubblica, come le mascherine nei luoghi chiusi (anche per i vaccinati) ed estensione delle terze (o addirittura quarte) dosi nella popolazione. (fonte Doctor33)

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Antivirali contro SARS-CoV-2

Posted by fidest press agency su giovedì, 17 febbraio 2022

Il primo ciclo del farmaco antivirale Paxlovid, sviluppato dalla multinazionale statunitense Pfizer contro Covid-19, è stato somministrato la scorsa settimana all’Istituto Lazzaro Spallanzani di Roma a uomo di 54 anni con patologie cardiovascolari che lo esponevano a un rischio aumentato di andare incontro alle forme più gravi dell’infezione. Il trattamento per essere efficace deve cominciare entro cinque giorni dall’insorgenza dei sintomi e prevede l’assunzione di tre pillole due volte al giorno per cinque giorni. Delle tre pillole, due contengono il principio attivo nirmatrelvir, una molecola capace di inibire il processo di replicazione del SARS-CoV-2 all’interno della cellula ospite. La terza pillola contiene invece il ritonavir, un agente antivirale inizialmente formulato per trattare l’infezione con HIV, il virus che causa l’AIDS, e che serve a mantenere alta la concentrazione del nirmatrelvir nel sangue per un tempo sufficientemente lungo ad avere l’effetto desiderato.L’EMA ha autorizzato a fine gennaio l’uso di Paxlovid in persone a rischio di Covid-19 grave, seguendo la decisione già presa dall’FDA prima di Natale e dal Regno Unito alla fine di dicembre. In uno studio clinico che ha coinvolto circa 2 000 persone con almeno una condizione clinica che aumenta il rischio di sviluppare forme gravi della malattia, 1 100 partecipanti hanno ricevuto Paxlovid e gli altri un placebo. Nel primo gruppo solo lo 8 persone sono state ricoverate e nessuna è morta nel mese successivo all’inizio del trattamento, mentre nel secondo gruppo i ricoveri sono stati 66, 12 dei quali si sono conclusi con la morte del paziente. Il farmaco ha dunque dimostrato di ridurre il rischio di ospedalizzazione o morte dell’88%. Il farmaco è quindi estremamente promettente, ma per ora è disponibile in quantità limitate. La struttura commissariale diretta da Francesco Paolo Figliuolo ha firmato un contratto con la causa farmaceutica statunitense per la fornitura di 600 mila cicli per il 2022, di cui 11 200 già consegnati e in distribuzione alle Regioni. La Germania ne ha ordinati un milione, gli Stati Uniti inizialmente 10 milioni, raddoppiando poi l’ordine all’inizio di gennaio. L’Europa sta valutando se avviare una contrattazione comunitaria come è già avvenuto per i vaccini. (fonte scienza in rete)

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Le cellule T sviluppate con il raffreddore comune possono proteggere contro Sars-CoV-2

Posted by fidest press agency su sabato, 22 gennaio 2022

Uno studio pubblicato su Nature Communications evidenzia che le cellule T derivanti dall’incontro con un coronavirus umano, come quelli che causano il raffreddore, comune possono proteggere in maniera crociata da una infezione da SARS-CoV-2. «L’esposizione al virus SARS-CoV-2 non provoca sempre un’infezione, e noi abbiamo cercato di capire il perché. Abbiamo scoperto che alti livelli di cellule T preesistenti, create dal corpo quando infettato da altri coronavirus umani come il comune raffreddore, possono non solo riconoscere SARS-CoV-2, ma anche proteggere dall’infezione» spiega Rhia Kundu, dell’Imperial College di Londra, prima autrice dello studio.«Sebbene questa sia una scoperta importante, è bene ricordare che si tratta solo una forma di protezione. Il modo migliore per proteggersi dal COVID-19 è essere completamente vaccinati» sottolinea l’esperta. I ricercatori hanno studiato, a partire da settembre 2020, 52 persone che vivevano con qualcuno con un’infezione da SARS-CoV-2 confermata con PCR e che erano state quindi esposte al virus. I partecipanti hanno eseguito un test PCR all’inizio, e poi quattro e sette giorni dopo, per determinare se avevano sviluppato un’infezione. Sono stati inoltre prelevati campioni di sangue dai 52 partecipanti per analizzare i livelli di cellule T preesistenti indotte da precedenti infezioni da coronavirus del raffreddore. Gli esperti hanno scoperto che c’erano livelli significativamente più alti di cellule T cross-reattive in 26 persone che non erano state infettate, rispetto alle 26 persone che erano state infettate. Queste cellule T hanno preso di mira le proteine interne del virus SARS-CoV-2, e non la proteina spike sulla superficie del virus. I ricercatori affermano che queste proteine interne offrono un nuovo bersaglio vaccinale che potrebbe fornire una protezione di lunga durata, perché le risposte dei linfociti T persistono più a lungo delle risposte anticorpali, che diminuiscono entro pochi mesi dalla vaccinazione. La proteina spike, inoltre, è sottoposta a un’intensa pressione immunitaria mentre le proteine interne prese di mira dalle cellule T protettive mutano molto meno, e sono quindi altamente conservate tra le varianti di SARS -CoV-2. «Nuovi vaccini che mirano a queste proteine interne conservate indurrebbero quindi risposte ampiamente protettive delle cellule T, che dovrebbero proteggere dalle varianti attuali e future di SARS-CoV-2» concludono gli autori. (fonte doctor33)

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I ricercatori scoprono un sintomo dell’infezione da SARS-CoV-2 completamente nuovo

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 gennaio 2022

Non solo tosse, febbre o un’improvvisa perdita del gusto sono segni di un’infezione da coronavirus. I ricercatori ora sospettano un altro sintomo. Come faccio a sapere se ho il Covid? L’elenco dei sintomi più comuni dovrebbe essere ben noto al grande pubblico. Questi includono segni come mal di gola, tosse, febbre o un’improvvisa perdita dell’olfatto e/o del gusto. Tuttavia, i ricercatori tedeschi hanno ora scoperto che un altro sintomo può essere un segno dell’infezione da SARS-CoV-2. L'”Ärztezeitung”, rivista medica tedesca, descrive il caso di un uomo di 35 anni che è svenuto ripetutamente. Viene visitato più volte in un ospedale di Berlino, ma i medici non trovano altro riscontro, a parte il fatto che è affetto da coronavirus. Gli esperti concludono che la sincope (svenimenti) può anche essere un segno di un’infezione da coronavirus. Questa associazione è dovuta “alle circostanze riproducibili in cui si manifesta la sincope, alla chiara correlazione cronologica dei sintomi con l’infezione da SARS-CoV-2 e all’assenza di caratteristiche indicative di cardiopatie strutturali”, scrive il “giornale medico”. Nell’agosto 2021, i risultati di un totale di 37 studi con 14.438 pazienti affetti da corona hanno mostrato che il 4,2% delle persone infette (604 casi) era svenuto (sincope) o aveva avvertito uno stato di incoscienza imminente (presincope) nelle prime fasi dell’infezione da corona. Secondo questo studio, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, le persone di età superiore ai 60 anni sono particolarmente colpite.

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Sars-CoV-2, con precedente immunità naturale la risposta anticorpale a una dose di vaccino è elevata

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 aprile 2021

Secondo una lettera all’editore pubblicata sul New England Journal of Medicine, gli individui che sono già guariti da Covid-19 e ricevono un vaccino a mRna contro la malattia mostrano titoli anticorpali più elevati dopo una dose rispetto a quelli senza immunità preesistente. «I nostri risultati suggeriscono che una singola dose di vaccino suscita una risposta immunitaria molto rapida negli individui che hanno già mostrato positività per Covid-19» spiega Florian Krammer, della Icahn School of Medicine del Mount Sinai di New York City, primo firmatario della lettera.I ricercatori hanno notato che l’efficacia di due iniezioni di vaccino a mRna si è mostrata alta in persone che non avevano mai incontrato il nuovo coronavirus, e si sono chiesti quale sarebbe stata la risposta a una sola dose di tale vaccino nelle persone che invece avevano già avuto Covid-19. Per rispondere alla domanda hanno esaminato le risposte anticorpali in 110 individui, di cui 67 non avevano mai incontrato il nuovo coronavirus e 43 sieropositivi a Sars-CoV-2. Gli esperti hanno scoperto che la maggior parte dei partecipanti sieronegativi mostrava valori di immunoglobuline G per Sars-CoV-2 variabili e relativamente basse entro 9-12 giorni dalla vaccinazione, mentre i partecipanti sieropositivi hanno sviluppato rapidamente titoli anticorpali alti e uniformi entro pochi giorni dalla vaccinazione. Gli autori evidenziano che i vaccinati con immunità preesistente avevano titoli anticorpali da 10 a 45 volte superiori a quelli dei vaccinati senza immunità precedente negli stessi momenti successivi alla prima dose di vaccino. Ma non solo, infatti i titoli anticorpali mediani misurati nei partecipanti con immunità preesistente hanno superato quelli trovati nelle persone senza precedente immunità di un fattore superiore a 6. Tuttavia, i ricercatori sottolineano che saranno necessarie ulteriori indagini per confermare se una sola dose di vaccino sia veramente sufficiente per dare una protezione efficace in questa popolazione. (fonte Doctor33)

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Nuovo test rapido in grado di individuare la positività all’infezione da Sars-CoV-2.

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 settembre 2020

Il “Daily Tampon”, o tampone giornaliero, è stato realizzato dall’azienda Allum di Merate (Lecco), in collaborazione con l’Università degli Studi del Sannio.Il commento di Floriano Panza – candidato alle prossime elezioni regionali, in programma il 20 e 21 settembre, con la lista Fare Democratico-Popolari – dopo l’incontro con il Magnifico Rettore sannita, Gerardo Canfora.”Congratulazioni al Magnifico Rettore, Gerardo Canfora, al professore di genetica Pasquale Vito, presidente spin-off universitario Genus Biotech, e a Stefania Magni dell’azienda Allum, che hanno sviluppato un nuovo test salivare per individuare la positività all’infezione Covid. Un risultato prestigioso che ci rende una volta di più orgogliosi del nostro Ateneo.
I talenti sanniti sono una preziosa risorsa da valorizzare e dobbiamo creare le condizioni per consentirgli di restare nel Sannio. Queste sono le sinergie che dobbiamo promuovere ed incentivare ad ogni livello, e che dimostrano quali obiettivi possiamo raggiungere quando università, territorio ed imprese riescono a fare rete”.

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Il SARS-CoV-2 si riproduce in maniera differenziata nelle alte e nelle basse vie respiratorie

Posted by fidest press agency su martedì, 15 settembre 2020

Il SARS-CoV-2 si riproduce in maniera differenziata nelle alte e nelle basse vie respiratorie. È quanto emerge da una ricerca condotta dal laboratorio di Virologia dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive ”Lazzaro Spallanzani”, diretto da Maria Rosaria Capobianchi, in collaborazione con il laboratorio di virologia del Policlinico San Matteo di Pavia, diretto da Fausto Baldanti, e con l’Università degli Studi di Pavia. La ricerca, appena pubblicata sulla rivista Microorganisms, apre nuove prospettive di ricerca per la comprensione della patogenesi di COVID-19. La ricerca è stata condotta su sei pazienti ricoverati in terapia intensiva, per i quali sono stati analizzati tredici campioni delle basse e delle alte vie respiratorie, effettuando il sequenziamento genomico dei virus in essi contenuti alla ricerca delle quasispecie, ovvero di varianti minoritarie (inferiori al 50%) del virus all’interno dello stesso campione. I risultati hanno evidenziato che per ciascuno dei pazienti osservati il SARS-CoV-2 mostrava eterogeneità genetica nelle secrezioni respiratorie del tratto respiratorio superiore rispetto a quello inferiore, nonché nei modelli di replicazione delle quasispecie, come era stato già riscontrato in precedenza per i virus SARS-CoV e MERS-CoV. L’ambiente nel quale il virus si replica potrebbe quindi influenzare lo sviluppo di eventuali mutazioni.Si tratta di un primo risultato di estremo interesse scientifico anche se, a causa del limitato numero di pazienti inclusi nell’analisi, saranno necessari ulteriori approfondimenti; i risultati di questo studio costituiscono quindi un importante punto di partenza per l’analisi dei modelli che questo virus utilizza per replicarsi all’interno dell’ospite umano, e indicano la necessità di proseguire il monitoraggio del virus attraverso i sequenziamenti genomici, attraverso i quali si può ottenere una migliore comprensione delle interazioni tra ospite e patogeno e modulare in questo modo la progettazione di farmaci e vaccini.
Martina Rueca et al. Compartmentalized Replication of SARS-Cov-2 in Upper vs. Lower Respiratory Tract Assessed by Whole Genome Quasispecies Analysis. Microorganisms, 2020;8(9):E1302. https://www.doi.org/10.3390/microorganisms8091302 Salvatore Curiale Science communicator Spallanzani

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Agente terapeutico RNAi sperimentale che mira al genoma SARS-CoV-2

Posted by fidest press agency su sabato, 16 Maggio 2020

SAN FRANCISCO, Ca. & CAMBRIDGE Vir Biotechnology, Inc. (Nasdaq: VIR) e Alnylam Pharmaceuticals, Inc. (Nasdaq: ALNY) hanno annunciato pochi giorni fa di aver selezionato per lo sviluppo il candidato farmaco VIR-2703 (chiamato anche ALN-COV), un agente terapeutico RNAi sperimentale che mira al genoma SARS-CoV-2. Le Aziende prevedono di fissare presto un incontro con la Food and Drug Administration (FDA) americana e altre autorità regolatorie per discutere un potenziale percorso accelerato per la presentazione della domanda di sperimentazione del nuovo farmaco (Investigational New Drug, IND) o una domanda equivalente per la fine del 2020, a meno di un anno dall’avvio del programma. Le Aziende prevedono di portare avanti VIR-2703 in formulazione inalatoria per il potenziale trattamento e/o prevenzione di COVID-19.Nei suoi sforzi di ricerca, Alnylam ha sintetizzato oltre 350 small-interfering RNA (siRNA) – le molecole che mediano l’RNAi – con target a regioni altamente conservate del genoma SARS-CoV-2, che sono state quindi analizzate bioinformaticamente e valutate in test di potenza in vitro della SARS-CoV-2. Sono stati identificati molteplici siRNA altamente potenti che hanno dimostrato una riduzione di 3-log di replicazione virale in un modello virale vivo in vitro SARS-CoV-2, condotto da Vir. Nei dosaggi dose-risposta, VIR-2703 ha dimostrato di avere una concentrazione efficace per il 50% di inibizione (EC50) inferiore a 100 picomoli e un EC95 inferiore a 1 nanomore nel modello di virus vivo SARS-CoV-2 che misura l’inibizione della produzione di virioni infettivi. Inoltre, VIR-2703 ha previsto la reattività contro oltre il 99,9 percento degli oltre 4300 genomi SARS-CoV-2 attualmente disponibili nei database pubblici che soddisfano i requisiti di analisi, e si prevede che abbia reattività anche verso il genoma SARS-CoV dell’epidemia di SARS del 2003. Con questo candidato allo sviluppo, Vir e Alnylam lavoreranno a stretto contatto per generare i dati necessari a consentire un rapido avvio degli studi clinici.
Oltre al farmaco candidato allo sviluppo mirato al genoma SARS-CoV-2, le aziende utilizzeranno i recenti progressi di Alnylam nel targeting polmonare dei siRNA, con un silenziamento diffuso di diversi target genici in più tipi di cellule nel tratto respiratorio, comprese le cellule target dell’infezione da SARS-CoV-2. Inoltre, le aziende sfrutteranno l’esperienza di Vir nelle malattie infettive e le sue consolidate competenze per portare avanti fino a tre candidati di sviluppo aggiuntivi mirati al fattore host per il trattamento di COVID-19 e potenzialmente altre malattie da coronavirus.

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