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Posts Tagged ‘sassi’

“L’arte dei sassi” del maestro Carlo Iacomucci

Posted by fidest press agency su martedì, 20 aprile 2021

Di Patrizia Minnozzi. L’estro e l’ispirazione del Maestro Carlo Iacomucci continua a lasciare i suoi segni colorati creando dei piccoli capolavori con la forza della sua fantasia. Questa volta l’abilità dell’artista urbinate si è simpaticamente espressa su…sassi! Dovendo rimanere per un lungo periodo fuori dalla sua residenza abituale, a causa del distanziamento sociale e dell’isolamento forzato, Iacomucci si è voluto cimentare in questa esperienza molto particolare, anche se non del tutto nuova per lui, perché verso la fine degli anni 70, quando risiedeva a Varese, ha dipinto parecchi sassi provenienti dal fiume Ticino. Anche nel dipingere questi frammenti di roccia modellati dalla natura, Carlo Iacomucci mostra il suo inconfondibile stile, attraverso l’utilizzo di colori vivaci e segni, per rappresentare figure, gocce, tracce e oggetti immersi in vortici ventosi. Sono presenti anche personaggi e oggetti, come l’onnipresente aquilone, che danno dinamismo e, allo stesso tempo, esprimono un significato simbolico e realistico della natura da difendere. L’idea del Maestro, originale e bellissima, di creare queste piccole opere d’arte, in un periodo difficile come quello che stiamo attraversando, rappresenta un messaggio di allegria, perché i suoi sassi costituiscono dei piccoli capolavori, pieni di colore e fantasia e raccontano anche la voglia di stupire e regalare gioia, con la semplicità di un sasso colorato. Alcuni sassi saranno donati alla biblioteca di Pace di Monsano che penserà di metterli a disposizione dei cittadini e dietro la sua sapiente guida sono stati dipinti altri sassi da adulti e bambini. (fonte: Da ArteAl.Pa.Ca.) dott. Patrizia Minnozzi- critico d’arte.

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Claudia Durastanti: Un giorno verrò a lanciare sassi alla tua finestra

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 aprile 2020

Pp. 300, euro 7.99 (La Nave di Teseo editore) “Riportami dove sono stato bene con te. Altrimenti non so quanto riuscirò a restare.” Dopo il successo de La straniera, l’autrice ritorna per celebrare i 10 anni dall’uscita del suo esordio. Un giorno verrò a lanciare sassi alla tua finestra è il romanzo di una lunga adolescenza americana che va dagli anni Settanta ai primi anni Duemila, fatta di incontri e di separazioni, di prime volte e di «care strane matte ragazze» destinate a uscire di scena.
La playlist musicale associata al libro è disponibile QUI. Qualcuno per arrivare a New York ci mette una vita, altri ci trascorrono solo qualche anno, giusto il tempo di diventare la persona che immaginavano di essere, e poi se ne vanno altrove. A cercare di capire cosa resta di se stessi, quando il sogno si incancrenisce o esplode. E poi ci sono quelli che a New York non arrivano mai, e convivono con la sua nostalgia. Pensavano che avrebbero formato una band, che avrebbero lasciato il segno nelle gallerie di arte contemporanea, che si sarebbero innamorate di qualcuno di indimenticabile. Per un po’ ci hanno provato, e il loro ostinato tentativo, lo slancio innocente e romantico verso tutto quello che potevano essere, è tutto ciò che conta ai fini di questa storia. Jane e Michael, Zelda e Francis, Ginger ed Edward si trovano in mezzo alla città e iniziano a scambiarsi libri, canzoni e lettere d’amore; provano a crescere insieme confrontando i propri miti e abbattendo i propri idoli. Sanno che non durerà per sempre ma sanno anche che qualsiasi apocalisse li distruggerà, sarà comunque meravigliosa.

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Tremonti tra piccoli sassi e grandi massi

Posted by fidest press agency su martedì, 22 giugno 2010

Se un masso ostruisce la strada, non basta fare il pieno di benzina alla macchina per superarlo: occorre rimuoverlo per andare avanti. E’ una delle tante metafore che il ministro Giulio Tremonti ci ha recentemente raccontato. E’ una riflessione vera, peccato che sia stata un po’ sprecata per sostenere la magra proposta sulla libertà d’impresa e il tentativo di giustificare risolutori tagli di bilancio. Se veramente bastassero meno burocrazia e dei ritocchi ai conti pubblici, sicuramente necessari, per sgonfiare la bolla del debito e per rimettere in moto il motore dell’economia, tutti sarebbero disposti a dei sacrifici, che comunque dovrebbero interessare soprattutto i detentori di grandi patrimoni e di alti redditi..  Forse Tremonti ha volutamente scambiato “la pagliuzza per la trave”. Lui sa che il masso da rimuovere è un altro e più grande. Si chiama “fallimento di un sistema finanziario perverso e senza regole” che, più di due anni dopo l’esplosione della crisi finanziaria e bancaria mondiale, ancora domina i mercati.   Nei giorni scorsi la Federal Reserve ha completato uno studio sui comportamenti di 28 tra le maggiori banche americane e ha concluso che i programmi di incentivi e di bonus, che tanto hanno contribuito a provocare la crisi peggiore dalla Grande Depressione del ’29, rimangono al loro posto. E i gestori di operazioni ad alto rischio operano come prima. Ma sembra che la Fed non intenda renderlo pubblico prima del prossimo anno. Questo la dice lunga sulla volontà di intervenire per correggere le malefatte e portare chiarezza nei settori più opachi della finanza.  Kenneth Feinberg, lo “zar anti bonus” nominato dal presidente Obama per indagare sul comportamento delle banche che hanno usufruito degli aiuti governativi per evitare la bancarotta, avrebbe concluso che i 25 massimi dirigenti di 180 dei 420 istituti finanziari coinvolti, hanno continuato a incassare bonus e prebende vergognose. Feinberg non ha un’autorità esecutiva, può soltanto denunciare pubblicamente i fatti e forse creare abbastanza imbarazzo per chi ha abusato dei soldi pubblici.  Un altro masso da rimuovere è rappresentato dai derivati OTC che, dopo un ridimensionamento iniziale all’inizio della crisi, hanno continuato a crescere, mentre la produzione, l’occupazione e l’economia nel suo insieme calavano. Negli Usa a fine dicembre 2009 sono arrivati a  213 trilioni di dollari e a livello mondiale a 615 trilioni con un aumento del 12% in un anno.  Per le banche, la combinazione della bolla dei derivati, dei titoli tossici presenti nei loro bilanci e della rinvigorita propensione al rischio speculativo, sta creando nuove minacce di crisi.   Se ne è parlato anche in un recente convegno finanziario a Vienna e alla Bce di Francoforte. La paura di nuove insolvenze sta minando la fiducia tra le stesse banche che, senza assolute garanzie, non si fanno più credito tra di loro. L’aumento costante e progressivo del tasso Libor (London interbanking offered rate, il tasso di riferimento per i crediti a breve tra banche) sta a sottolineare queste difficoltà. Nel mezzo della paralisi provocata dal fallimento della Lehman Brothers e dalla paura di altri crolli bancari, era arrivato quasi al 5%.   L’Institute of International Finance (IIF), una potente lobby che rappresenta oltre 400 banche, ha fatto a Vienna un’alzata di scudi contro le riforme bancarie in discussione al G20, che, secondo loro, porterebbero ad una perdita di Pil del 3% in 5 anni nei paesi industrializzati. L’IIF calcola che nello stesso periodo, a seguito della riforma bancaria, l’intero settore necessiterà di un aumento di 700 miliardi di dollari di capitale azionario e dovrà sottoscrivere nuovi debiti per 5,4 trilioni di dollari per far fronte a nuove richieste di capitale e di liquidità. A Vienna si è domandato che, nel mezzo delle attuali turbolenze dei mercati, i risultati dello stress test di molte banche europee dovrebbero rimanere confidenziali. Evidentemente si tratta di conti non molto rosei.  Di fronte a tali dimensioni dei problemi e a tali sfide, dovrebbe essere evidente che i tagli di 25 miliardi di euro in due anni in Italia o di 80 miliardi in 4 anni in Germania, incideranno marginalmente sulle cause della crisi. Non spostano i massi pesanti.   Certamente bisogna riconoscere a Tremonti di essere stato tra i primi uomini di governo a parlare della necessità di una riforma del sistema, di regole più stringenti e condivise e di un nuova Bretton Woods. Forse oggi l’atto più coraggioso e di immediato effetto politico sarebbe l’adesione dell’Italia alle decisioni della Merkel e di Sarkozy di proibire le speculazioni in derivati e tutte le operazioni finanziarie “nude”, fatte senza vere garanzie e senza un interesse effettivo per i titoli o le merci sottostanti.  Sarebbe un segnale importante e la concreta dimostrazione della volontà di costruire un’Europa con sufficiente autorità per intervenire e cambiare le regole del sistema. (Di Mario Lettieri Sottosegretario all’Economia nel governo Prodi  e Paolo Raimondi Economista)

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