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Migranti: Save the Children, Vos Hestia ferma a Malta in attesa di poter riprendere le operazioni nel Mediterraneo

Posted by fidest press agency su sabato, 19 agosto 2017

mediterraneoSave the Children sta valutando l’evolversi dell’intero scenario dopo la dichiarazione della Marina libica di voler estendere il controllo e il divieto alle navi delle ONG nelle acque internazionali che fanno parte della SAR zone e la nave Vos Hestia resta ferma a Malta in attesa di capire se ci sono le condizioni di sicurezza per riprendere le operazioni.L’Organizzazione si rammarica di dover essere costretta a mettere in pausa le proprie operazioni di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo a causa delle decisioni dalla Marina Libica di controllare le acque internazionali in cui normalmente opera la nave di Save the Children con l’obiettivo di salvare vite umane. Si tratta di una situazione molto preoccupante per il rischio di sicurezza dello staff e per la reale capacità della Vos Hestia di mettere in atto la propria missione di soccorso.Il nostro team di esperti a bordo della nave è preoccupato che in questa nuova situazione le imbarcazioni dei migranti saranno costrette a tornare in Libia e molti bambini e adolescenti moriranno prima di lasciare la nuova zona SAR libica. Secondo quanto riportato, infatti, le autorità libiche avrebbero spostato la loro zona di competenza SAR dalle 12 miglia nautiche alle 70 miglia dalla costa libica e le imbarcazioni su cui viaggiano i migranti sono di gomma molto leggera, imbarcano facilmente acqua e non possono portare abbastanza carburante.In questo momento non è chiaro se entrando in quella zona, l’operazione di ricerca e salvataggio di Save the Children potrebbe essere a rischio, ma ciò che è chiaro è che molte vite potrebbero essere messe in pericolo, con la diminuzione della capacità di soccorso e salvataggio in quel tratto di mare.“Save the Children è pronta a riprendere le proprie operazioni nella zona di salvataggio, ma abbiamo il dovere di garantire la sicurezza del team e l’efficacia delle operazioni. Prima di poter riprendere la missione dobbiamo avere rassicurazioni in particolare sulla sicurezza del nostro personale, Se non le avremo saremo costretti a considerare la sospensione delle operazioni, anche se speriamo di non doverlo fare” spiega Rob MacGillivray, Direttore delle operazioni di Save the Children.
Save the Children è inoltre molto preoccupata per l’attuale diminuzione della capacità di salvataggio in mare, dovuta alla sospensione delle attività di altre Organizzazioni presenti nel Mediterraneo. “Capiamo e rispettiamo tutte le ONG che come noi in questo momento si trovano a dover prendere una difficile decisione. La pausa delle operazioni delle navi mette infatti a rischio vite umane e diminuisce la capacità di salvataggio e per questo è necessario poter continuare e riprendere appena possibile”, continua Rob MacGillivray.Oltre 2.200 persone sono già annegate quest’anno nel Mediterraneo e 4.500 lo scorso anno. Save the Children accoglie con favore ogni intervento che possa incrementare la possibilità di salvare vite in mare, ma resta preoccupata per la possibilità che i migranti vengano riportati in Libia, che non è considerato un luogo sicuro dove vengono rispettati i diritti umani fondamentali.Le tantissime testimonianze che Save the Children ha raccolto da bambini e ragazzi salvato in questi mesi, parlano di violenze e abusi gravissimi subite anche dai bambini e dalle bambine più piccole. In questo quadro quindi, la preoccupazione che le operazioni di salvataggio possano essere rese inefficaci e che migliaia di persone possano rimanere nei centri di detenzione libici, preoccupa fortemente. È necessario che vengano garantite le condizioni per le operazioni di ricerca e salvataggio ma è altresì necessario anche un forte intervento anche in Libia per garantire che vengano rispettati i diritti umani. Anche alla luce di tutto questo e dell’odierna richiesta di aiuto del governo libico, Save the Children è pronta a fare la propria parte e a continuare a perseguire la propria missione di salvare i bambini, valutando la possibilità di intervenire anche in Libia qualora naturalmente vi siano le giuste condizioni di rispetto dei diritti umani.

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Save the children

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 gennaio 2014

Sfollati nella contea di Awerial (Minkamen)

Sfollati nella contea di Awerial (Minkamen) (Photo credit: Medici con l’Africa Cuamm)

Sud Sudan, Save the Children: necessario rendere accessibile l’area colpita dal conflitto per portare aiuto a migliaia di bambini in situazione di grande bisogno e soliJuba, Sud Sudan: a causa delle recenti violenze molti bambini – probabilmente migliaia – sono in questo momento soli, separati dai propri genitori e in zone remote e difficilmente raggiungibili. Save the Children è estremamente preoccupata per la loro sicurezza e le loro condizioni di salute fisica e psicologica: molti di essi hanno assistito all’uccisione dei genitori e al saccheggio o distruzione delle proprie abitazioni.Oltre 121.000 persone hanno dovuto abbandonare le proprie case quando il conflitto è esploso violentemente 2 settimane fa a Juba (capitale del Sud Sudan, ndr). Caos e violenze hanno causato lo smembramento di molti nuclei familiari: il 27 dicembre, a Juba, in uno dei compound delle Nazioni Unite in cui si sono rifugiate molte persone sfollate, Save the Children ha identificato più di 20 bambini soli, senza genitori o adulti di riferimento. Si suppone che il fenomeno sia molto più vasto in aree come quella di Jonglei dove i combattimenti sono stati più intensi.Molti degli sfollati hanno trovato protezione nelle strutture Onu o presso familiari, in zone più sicure, ma una parte – tra cui molti bambini – si sono rifugiati nella boscaglia, in luoghi nascosti e non facilmente raggiungibili, dove non ci sono ripari, si è costretti a bere acqua stagnante e non si ha accesso ad alcuna forma di aiuto umanitario.“Identificare bambini e adolescenti separati dai genitori e riunirli ai loro cari è in questo momento la priorità di Save the Children. Stiamo lottando contro il tempo nei campi sfollati a Juba per far sì che le famiglie possano ricevere almeno degli aiuti di base”, spiega Valerio Neri, Direttore Generale Save the Children Italia. “Tuttavia siamo molto preoccupati per il fatto di non poter fornire lo stesso aiuto ai bambini e ai nuclei familiari che in questo momento si trovano in altre aree del Sud Sudan, dove i combattimenti sono stati più intensi e dove i bisogni dei bambini sono sicuramente crescenti”.
Save the Children ha una consolidata esperienza nella risposta alle necessità delle famiglie colpite dai combattimenti in Sud Sudan e nell’identificazione e riunificazione dei bambini separati e soli, con i genitori.“Durante il conflitto a Pibor, all’inizio dell’anno, Save the Children ha registrato più di 1.150 minori separati. Ciò è accaduto in una sola contea del Sud Sudan”, prosegue Valerio Neri. “Le recenti violenze si sono estese a più della metà del paese e questo ci allarma molto perché pensiamo che i bambini e gli adolescenti in pericolo e bisognosi di aiuti siano tanti ma noi non possiamo raggiungerli a causa dei combattimenti in corso”.Save the Children sta lavorando nei 2 compounds delle Nazioni Unite a Juba dove hanno trovato rifugio molti sfollati, monitorando e proteggendo i bambini, assicurando loro un riparo, cibo, cure mediche e fornendo aiuti di prima necessità. L’ong è presente da molti anni in molte delle aree attualmente interessate dalle violenze, compreso lo stato di Jonglei e dell’Upper Nile, con progetti di salute, educazione, nutrizione, protezione. Grazie ad una consistente presenza in tutto il Sud Sudan Save the Children sta predisponendo un ampliamento del proprio intervento d’emergenza anche nelle aree più remote, intervento che diventerà operativo non appena le condizioni di sicurezza lo renderanno possibile.
• Il 24 dicembre è arrivato in Sud Sudan il primo volo di Save the Children con un carico di aiuti di prima necessità: taniche, kit per cucinare, teli di plastica, serbatoi per l’acqua. Grazie al cooordinamento con altre agenzie, questi aiuti stanno supportando i bambini e gli adulti rifugiati nei compounds a Juba.
• Nei prossimi giorni Save the Children fornirà ulteriori aiuti a Juba e agli sfollati che si trovano in altre zone del paese, man mano che le condizioni di sicurezza lo consentiranno.
• A Juba Save the Children si sta occupando in modo particolare della protezione dei bambini più vulnerabili, attraverso per esempio strutture familiari che garantiscano loro adeguato cibo e cure.
• Save the Children sta lavorando per identificare i bambini che siano stati separati dai propri genitori, con l’obiettivo di ricongiungerli ai familiari laddove possibile o per fornire loro adeguato sostegno.
• Save the Children sta pianificando un ampliamento del suo intervento di protezione a Juba, fornendo ai bambini e agli adolescenti supporto psicologico e accesso a delle “aree a misura di bambino”.
• Save the Children conferma il proprio impegno a sostegno della popolazione del Sud Sudan sia in questa fase di emergenza che nel medio-lungo periodo, con l’obiettivo di aiutare questo giovane paese, a cominciare dalle sue giovani generazioni.

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Educazione: save children

Posted by fidest press agency su martedì, 5 luglio 2011

Ancora oggi, 67 milioni di bambini nel mondo non vanno a scuola perché vivono in terre martoriate dalla guerra, flagellate da catastrofi naturali o colpite da povertà endemica. Questo dato evidenzia come la realizzazione dell’obiettivo del millennio relativo alla scolarizzazione primaria per tutti i bambini del mondo entro il 2015 sia praticamente impossibile. Nel giorno di inaugurazione a Ginevra dell’Annual Ministerial Review del Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite (AMR-ECOSOC), che farà un bilancio sul raggiungimento del diritto all’istruzione nel framework dell’Agenda degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio e degli Obiettivi dell’Education For All (EFA) e si porrà l’obiettivo di promuovere nuove strategie per aumentare l’accesso e la qualità dell’istruzione nel mondo, Save the Children vuole accendere i riflettori sull’importanza di garantire il diritto all’educazione anche nei contesti di emergenza, proprio perché la scuola è un mezzo per far tornare i bambini ad una situazione routinaria e a superare i traumi che un conflitto o un disastro naturale provocano in ognuno di loro. Dopo il devastante terremoti di Haiti, all’inizio dello scorso anno, la maggior parte dei bambini non è riuscita ad andare a scuola, in un contesto sociale dove già quasi la metà di essi non era scolarizzato. Oltre 300.000 bambini non hanno potuto frequentare la scuola in Pakistan, dopo che le alluvioni nell’agosto del 2010 si sono abbattute sul paese, danneggiando le scuole. Il terremoto e lo tsunami in Giappone hanno seriamente danneggiato circa 7000 scuole e tuttora 286 di esse sono utilizzate come centri per gli sfollati. Dopo la crisi post-elettorale di in Costa d’Avorio e le conseguenti violenze, la quasi totalità degli oltre 540.000 bambini iscritti a scuola ha smesso di frequentarla e ad oggi oltre 80.000 non sono ancora tornati sui banchi. Per questo Save the Children, che ha uno status consultivo presso il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite (ECOSOC), chiede alla comunità internazionale e ai paesi donatori di:
• destinare fondi specifici per l’educazione;
• assicurare il finanziamento essenziale all’educazione in contesti d’emergenza;rafforzare i sistemi educativi e promuovere il ruolo essenziale dell’educazione nelle fasi di peacebuilding post conflitto;
• supportare sistemi educativi creativi ed innovativi.
In particolare, Save the Children Italia raccomanda al Governo Italiano di:
• destinare fondi adeguati dell’ APS (aiuto pubblico per lo sviluppo) all’istruzione con particolare attenzione ai cosiddetti “CAFS” (Conflict Affected Fragile States), con un approccio flessibile che preveda il supporto alla costruzione dei sistemi educativi di qualità e e allo stesso tempo garantisca l’accesso immediato all’istruzione;
• prevedere che l’istruzione sia parte integrante delle politiche e delle pratiche di intervento umanitario;
• aumentare lo stanziamento dei fondi dell’aiuto umanitario destinati all’educazione;
• rispettare gli impegni assunti a supporto dell’Education for All – Fast Track Initiative, allocando una quota di almeno 10 milioni di euro all’EFA/FTI per il prossimo triennio, per rispondere agli impegni annunciati nel documento delle Linee Guida 2011-2013 DGCS (Direzione Generale per la cooperazione allo Sviluppo ) / MAE (Ministero Affari Esteri).

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Lampedusa, Save the Children

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 aprile 2011

La situazione dei circa 350 minori (tra identificati e non) ancora presenti sull’isola di Lampedusa è inaccettabile, e le loro condizioni già precarie, rischiano un rapido peggioramento. Dopo diversi giorni di rassicurazioni da parte delle istituzioni deputate non è ancora possibile sapere cosa si sta ideando per risolvere il caso di questi 350 minori e di quelli che potrebbero arrivare nei prossimi giorni; e tutto ciò nonostante il fatto positivo che ieri la Conferenza Unificata Governo-Regioni ed Enti Locali abbia recepito la richiesta di Save the Children per un piano di accoglienza per i minori stranieri non accompagnati con un fondo specifico pluriennale garantito dal Governo. “Save the Children è a conoscenza di almeno 150 posti pronti ad ospitare i minori e dopo la Conferenza con le Regioni è sicura che altri siano ancora disponibili: dunque cosa si aspetta ? perché non si fanno partire subito almeno gli identificati ? E’ più di un mese che questo problema attende una qualche soluzione,” ha dichiarato Raffaela Milano, direttore dei Programmi Italia Europa di Save the Children. “E’ assolutamente necessario che le attività di identificazione vengano immediatamente potenziate e siano la priorità delle autorità preposte sull’isola cosicché  tutti i minori possano essere identificati il prima possibile.” “Riteniamo indispensabile che entro oggi venga reso noto il piano di accoglienza con l’elenco delle destinazioni disponibili nei Comuni sul territorio nazionale perché si possa procedere urgentemente al trasferimento dei minori e al loro collocamento e possano essere rassicurati sul loro futuro.”

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Lampedusa: Save the Children

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 febbraio 2011

Importante identificare i minori tra le migliaia di migranti. Almeno 200 già intercettati da Save the Children Sono almeno 200 i minori già intercettati da Save the Children tra le migliaia di migranti giunti a Lampedusa tra giovedì 10 e lunedì 14 febbraio. Oggi nel centro di Lampedusa, il team di Save the Children ha identificato altri 40 minori, di cui 20 sono già partiti verso Porto Empedocle. Circa altri 10 minori sono presenti sull’Isola. Altri 100 minori erano già stati intercettati da Save the Children sull’isola, trasferiti in Sicilia lo scorso giovedì e venerdì e collocati nelle comunità per minori. Inoltre, almeno altri 16 presunti minori sono attualmente presenti nei centri per migranti di Caltanisetta, Trapani e Pozzallo, in attesa di essere identificati formalmente. In Puglia il team di Save the Children ha incontrato quasi 30 minori arrivati a Bari con il ponte aereo organizzato negli scorsi giorni, ma ritiene che molti siano i presunti minori presenti ad oggi nei Centri di Brindisi e Foggia che verranno visitati con urgenza dagli operatori dell’Organizzazione. I team di Save the Children presenti a Lampedusa, Sicilia e Puglia stanno operando in emergenza per intercettare i presunti minori e garantire loro supporto. “E’ una corsa contro il tempo. E’ fondamentale riconoscere i minori non accompagnati e collocarli in comunità per minori del territorio il prima possibile o, perlomeno, all’interno dei Centri per migranti su tutto il territorio, garantire che trovino alloggio temporaneo in strutture separate dagli adulti. Da Lampedusa è altrettanto importante che venga data priorità al loro trasferimento verso il territorio nazionale” dice Carlotta Bellini, Responsabile Protezione dei minori di Save the Children. Save the Children sottolinea la necessità di assicurare il rispetto di standard di protezione e di accoglienza per i migranti e, in particolare, per i minori presenti nelle aree di sbarco e nei Centri di prima accoglienza e di attivare tutta la rete dei servizi di pronta accoglienza per i minori, per assicurare la loro immediata presa in carico.
Save the Children è attualmente presente sull’isola di Lampedusa, in Puglia e in Sicilia nell’ambito del progetto Praesidium del Ministero dell’Interno, in coordinamento con le organizzazioni partner del progetto, UNHCR e OIM, in un’ottica di supporto alla pianificazione di un’efficace risposta alla crisi umanitaria in corso.

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Niger: Save the Children

Posted by fidest press agency su domenica, 6 giugno 2010

Tantissimi bambini al di sotto dei cinque anni stanno compiendo viaggi epici in Niger con le loro famiglie, per raggiungere le grandi città dove tentano di sfuggire alla fame  elemosinando nelle strade. La povertà e la mancanza di cibo nei villaggi rurali hanno costretto numerose famiglie con i loro figli a percorrere migliaia di chilometri per raggiungere la capitale, Niamey. La siccità ha provocato una progressiva desertificazione, con la conseguente scarsità di raccolti e una forte innalzamento dei prezzi alimentari che in alcune zone hanno toccato picchi di aumento del 30%. Le famiglie più indigenti, pertanto, impossibilitate a seminare o a comprare cibo sufficiente, stanno lottando per la sopravvivenza. In base alle ultime stime, sarebbero ben 7,1 milioni le persone che non hanno abbastanza cibo, mezzo milione in più delle precedenti stime. La crisi alimentare in Niger rischia di diventare una silenziosa emergenza che minaccia la sopravvivenza dei bambini. Il Niger presenta già uno dei più alti tassi al mondo di decessi infantili – un bambino su sei non arriva al quinto anno d’età – e metà di queste morti sono legate a stati di malnutrizione. Il peggioramento della crisi alimentare nel Paese sta mettendo ulteriormente a rischio le vite di molti bambini. Save the Children ha esteso la sua attività nelle aree rurali di Zinder, Maradi e Diffa. L’Organizzazione, inoltre, sta fornendo mensilmente denaro contante per aiutare le famiglie a tirare avanti fino al prossimo raccolto e per curare i bambini malnutriti. http://www.savethechildren.it/fondoemergenze

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Save the Children apprezza le parole del Papa

Posted by fidest press agency su sabato, 28 novembre 2009

Save the Children esprime apprezzamento per il messaggio diffuso  da Papa Benedetto XVI per la 96a Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato ( il 17 gennaio 2010) e il cui tema quest’anno sono I migranti e i rifugiati minorenni. Save the Children – che il prossimo 17 dicembre presenterà a Roma il primo rapporto annuale “I minori stranieri in Italia”– è da anni impegnata nella protezione e nel supporto di bambini e adolescenti migranti, con particolare attenzione a quelli non accompagnati. L’organizzazione esprime apprezzamento per le parole del Papa – in particolare per il riferimento alla Convenzione Onu sui Diritti dell’Infanzia e ai diritti dei minori migranti – e auspica che esse siano tenute nel debito conto e siano di ulteriore stimolo a realizzare alcune misure e azioni necessarie ad assicurare adeguata accoglienza, protezione e sostegno alle migliaia di minori migranti presenti sul territorio italiano e che continuano a giungere via terra e via mare, a costo anche della vita.In particolare l’organizzazione internazionale richiama la necessità, per quanto riguarda l’accoglienza dei minori migranti, sul fatto che: • venga introdotta una distinzione fra comunità di prima e seconda accoglienza, in base alla durata del collocamento e ai termini per la definizione e l’avvio del percorso di tutela e di inserimento del minore, fermi restando gli standard di accoglienza già fissati dalla normativa; • venga favorita l’implementazione, su tutto il territorio nazionale, di un sistema di accoglienza così configurato e che questo disponga di un numero di posti adeguato; • venga creata una rete tra le comunità sviluppando procedure di raccordo tali da  garantire lo sviluppo di un sistema di presa in carico ed assistenza efficiente; • venga predisposto un piano di accoglienza nazionale, che non sia basato sull’emergenza ma tenga conto sia dei minori presenti sul territorio che degli arrivi prevedibili e sia dotato della necessaria copertura finanziaria. Per quanto riguarda invece i minori in arrivo via mare, Save the Children torna a chiedere al Governo italiano di: • non effettuare in futuro, operazioni di rinvio in Libia di migranti, ivi compresi minori, rintracciati in acque internazionali, poiché costituiscono una violazione loro diritti umani fondamentali.

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Rapporto Fao: Save the Children

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 ottobre 2009

La  morte di 3,2 milioni di bambini l’anno – quasi un terzo di tutti quelli che muoiono prima dei 5 anni – è associata alla malnutrizione, che è la principale concausa di morte per i bambini che muoiono prima di compiere 5 anni. Inoltre, si stima che a causa della crisi economica e finanziaria globale, tra il 2009 e il 2015, ci potrebbero essere dai  200.000 ai 400.000 bambini morti in più ogni anno. Questo l’allarme di Save the Children, commentando i dati diffusi dalla Fao e dal Programma Alimentare Mondiale. Globalmente ogni anno 18 milioni di bambini nascono con un peso molto basso in quanto prematuri o perché hanno ricevuto una scarsa nutrizione durante la gravidanza o nel periodo immediatamente post-gravidanza. L’Asia Meridionale ha la più alta incidenza di basso peso alla nascita – un quarto dei neonati pesa meno di 2,5 chili – nonché la più alta prevalenza di bambini sottopeso. La denutrizione indebolisce il sistema immunitario del bambino, rendendolo più esposto alle malattie e meno capace di combattere le infezioni, così come la carenza di certi micronutrienti indispensabili può anche danneggiare la salute della madre e del figlio e incrementare il rischio di mortalità materna e infantile. Ad esempio l’anemia, che interessa il 42% delle donne incinte in tutto il mondo, aumenta il rischio di parto prematuro, peso basso alla nascita, emorragia, setticemia. L’organizzazione, che ha appena lanciato la campagna EVERY ONE, per dire basta alla mortalità infantile, ricorda che basterebbero interventi semplici e a basso costo per fermare queste morti, che per la maggior parte avvengono in paesi in via di sviluppo, dove le principali cause di mortalità infantile (complicazioni neonatali, polmonite, diarrea, malaria e morbillo) sono aggravate da povertà endemica e malnutrizione.

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Minori tra i migranti rinviati in Libia

Posted by fidest press agency su domenica, 21 giugno 2009

Save the Children ha appreso con grave preoccupazione la notizia del rinvio in Libia di 76 migranti, tra cui donne e bambini. Fonti militari maltesi confermano quanto ribadito in altre occasioni da Save the Children Italia, sulla base del monitoraggio dei flussi migratori in arrivo via mare attraverso la frontiera sud: la presenza di minori (la maggior parte dei quali non accompagnati) negli sbarchi è costante. Il rinvio di minori in Libia configura una grave violazione dei principi fondamentali e di alcuni obblighi specifici relativi al rispetto ed alla promozione dei diritti dei minori, vincolanti per lo Stato italiano, così come sanciti principalmente dalla Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (CRC, 1989). Lo Stato italiano ha innanzi tutto agito in netto contrasto con il divieto di refoulement sancito dal diritto internazionale, pienamente applicabile anche fuori dal territorio nazionale, nei confronti dei minori non accompagnati, siano essi o meno richiedenti asilo. Come ribadito dal Comitato ONU sui Diritti dell’Infanzia, gli obblighi derivanti dalla CRC sussistono “anche nei confronti di bambini che ricadono nella sfera di giurisdizione dello Stato durante il tentativo di entrare nel territorio del paese” (Commento Generale N.6 del 2005).

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Pakistan: da Save the Children

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 Mag 2009

Save the Children sta sviluppando un vasto intervento di aiuto di emergenze nel settore della salute, educazione, protezione, a favore di centinaia di migliaia di bambini costretti, insieme alle famiglie, ad abbandonare le proprie case e comunità per l’intensificarsi dei combattimenti nella provincia di frontiera del Nord ovest del Pakistan (NWFP). Si stimamo in quasi 500.000 le persone scappate dai propri villaggi nella valle di Swat, negli ultimi 10 giorni (nota). In tutto quindi sono più di 1 milione i bambini e gli adulti in fuga dal conflitto, nella NWFP, dall’agosto 2008. Molte famiglie in fuga si sono trovate nell’impossibilità di portare con sé qualcosa e ora, stando alla testimonianza dello staff di Save the Children, non hanno dove dormire, stoviglie, cibo, contenitori per l’acqua. Poiché il carburante disponibile è pochissimo, la maggior parte delle famiglie deve camminare anche per due giorni prima di raggiungere i soccorsi, portando sulle spalle e con sé bambini e neonati. Fra i molti sfollati ci sono giovani che sono stati separati dai propri genitori o familiari, bambini che hanno assistito agli orrori della guerra, compresa l’uccisione dei propri cari o vicini di casa, minori con i piedi feriti e tagliati, avendo percorso a piedi anche 50 chilometri per sfuggire alle violenze dei combattimenti. Bambini e adolescenti rischiano di contrarre malattie gravi, sostengono gli operatori di Save the Children. Fra i pericoli maggiori quello di disturbi diarroici acuti dovuti alle precarie condizioni igieniche e al sovraffollamento delle abitazioni e dei campi sfollati. Save the Children sta concentrando i propri sforzi sui minori saparati dai genitori, sulle donne con figli, sui nuclei familiari con bambini con meno di 5 anni e sulle famiglie in cui uno dei membri sia ferito o malato cronico. L’organizzazione internazionale indipendente per la tutela e difesa dei diritti dell’infanzia, ha iniziato a distribuire kit per le famiglie e igienici, che contengono fornelli a gas, grill, bollitore, utensili da cucina e stoviglie, bricco per l’acqua, torcia, stuoia, pettine, sapone, detersivo.

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Pakistan: Save the Children

Posted by fidest press agency su martedì, 12 Mag 2009

Save the Children ha avviato un vasto intervento di aiuto in favore dei bambini e delle famiglie costrette ad abbandonare le proprie case e villaggi a causa dell’intensificarsi dei combattimenti nella provincia di frontiera del Nord ovest del Pakistan (NWFP). Si stimano fra 150.000 e 200.000 le persone sfollate negli ultimi quattro giorni, cifra che probabilmente potrebbe arrivare a 300.000 nei prossimi giorni. In totale quindi sono più di 1 milione i bambini e gli adulti in fuga dal conflitto, nel Nord ovest del Pakistan, dall’agosto 2008 (nota). Save the Children, in particolare, intende concentrare i propri sforzi sui minori saparati dai genitori, sulle donne con figli, sui nuclei familiari con bambini con meno di 5 anni e sulle famiglie in cui uno dei membri sia ferito o malato cronico. I bambini in questa provincia pachistana sono particolarmente vulnerabili e a rischio. Si tratta infatti di una zona funestata da disastri naturali o da emergenze provocate dall’uomo. Inoltre il lungo conflitto e gli intermittenti combattimenti di quest’ultimo anno e mezzo hanno intaccato i risparmi e le scorte delle famiglie, mandato in crisi l’economia locale e causato la distruzione di centinaia di scuole. Save the Children è presente e operativa in Pakistan da più di 25 anni, contribuendo a migliorare le condizioni di vita di molti rifugiati afghani e di donne e bambini pachistani. L’organizzazione per la difesa e tutela dei diritti dell’infanzia ha sviluppato un ampio piano di interventi, nell’ambito della salute, istruzione, aiuto d’emergenza sia in favore della popolazione locale che dei rifugiati afghani. Save the Children sta inoltre operando nelle zone colpite dal terremoto del 2005.

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Lettera aperta del CINI

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 marzo 2009

Il Coordinamento Italiano Network Internazionali – composto da Actionaid, AMREF, Save the Children, Terre des hommes, VIS e WWF – e CONCORD, la Confederazione europea di ONGs che rappresenta più di 1600 organizzazioni in tutta Europa, scrivono ai rappresentanti del Governo Italiano per invitarli a garantire che al prossimo vertice dei Capi di Stato dell’Unione Europea, l’UE assuma, in preparazione del prossimo vertice del G20 del 2 aprile a Londra, una posizione forte in favore delle iniziative volte a proteggere i Paesi in via di sviluppo dall’impatto della crisi finanziaria. L’economia globale sta attraversando la peggiore crisi del secolo. Molti paesi industrializzati sono già entrati in recessione, mentre ricerche ed analisi mostrano come i Paesi in via di sviluppo, da tempo afflitti da crisi ambientali, energetiche ed alimentari, subiranno gli effetti della crisi in modo ancora più grave. Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha previsto che nel 2009 il tasso di crescita dell’economia africana si ridurrà del 3%. Solo questo dato, secondo la Banca Mondiale (BM), basterebbe a condannare altri 52 milioni di persone alla povertà. C’è il reale
pericolo che le significative conquiste raggiunte negli ultimi otto anni in molti Paesi in via di sviluppo, durante il processo per il raggiungimento degli Obiettivi del Millennio, siano spazzate via con il ridursi dei flussi finanziari. In questa fase della crisi è necessario che i leader mondiali, nell’affrontare i problemi causati dalle diverse crisi nei Paesi in via di sviluppo, da una parte riconoscano l’importanza degli aiuti e di risorse di finanziamento alternative, e dall’altra discutano di riforme concrete per eliminare le distorsioni del sistema internazionale ed economico che hanno condotto a queste crisi. Ciò, a nostro parere, dovrebbe avvenire nell’ambito del dibattito internazionale promosso dalle Nazioni Unite. In questo momento cruciale per lo sviluppo economico e sociale, l’Unione Europea, in quanto leader mondiale delle politiche di sviluppo, deve intraprendere azioni decisive. I punti salienti, per il Cini sono: Assicurare che l’Agenda del G20 includa misure concrete per  fronteggiare l’impatto della crisi sui paesi in via di sviluppo e che sia collegata al dibattito delle Nazioni Unite sulla crisi.  Riaffermare e onorare gli impegni italiani per gli Aiuti assunti in ambito internazionale e fare tutto il possibile per fronteggiare l’attuale crisi.  Porre fine ai paradisi fiscali attraverso lo scambio automatico di informazioni in modo che i paesi in via di sviluppo non continuino a perdere dagli 858 miliardi al trilione di dollari l’anno in fuga di capitali illeciti.  Accettare di estendere la cancellazione del debito a tutti quei paesi che ne hanno bisogno per raggiungere gli Obiettivi del Millennio e di assicurarsi che ulteriori fondi destinati a contrastare l’impatto della crisi finanziaria, siano devoluti ai Paesi in via di sviluppo sottoforma di dono e non di prestito. Impegnarsi per una riforma comprensiva delle Istituzioni di Bretton Woods affinché al loro interno sia data più voce ai Paesi in via di sviluppo.  Assicurarsi che l’UE supporti gli sforzi di adattamento e mitigazione dei paesi in via di sviluppo con sostanziali fondi addizionali e slegati, stimati almeno in 35 miliardi di euro. E’ necessario ed urgente che l’UE invii al resto dei paesi del G20 un messaggio forte affinché una strategia e le relative misure per contrastare l’impatto della crisi finanziaria sui paesi poveri, siano al centro delle discussioni del G20. Le decisioni che i leader europei prenderanno nei prossimi mesi avranno effetti sulle persone in tutto il mondo, quindi, soprattutto in tempi di crisi, i leader europei devono non solo rendere conto ai loro cittadini, ma anche definire le politiche necessarie a fronteggiare l’attuale crisi nel rispetto dei diritti umani di tutte le persone.

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