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Naufragio: Save the Children, Europa inerme di fronte alla tragedia

Posted by fidest press agency su giovedì, 25 luglio 2019

“L’ennesima tragedia del mare avvenuta nelle scorse ore non può che metterci di fronte alle nostre responsabilità. La morte di centinaia di uomini donne e bambini è lo specchio dell’incapacità di gestire il fenomeno migratorio”, ha affermato Raffaela Milano Direttrice Programmi Italia – Europa di Save the Children, commentando la notizia del naufragio a largo delle coste libiche diffusa in queste ore.Save the Children, l’organizzazione internazionale che da 100 anni lotta per salvare i bambini e garantire loro un futuro, ritiene assolutamente inaccettabile che l’Europa rimanga inerme di fronte alla tragedia che continua a consumarsi alle sue porte. Secondo le ultime stime disponibili, nei primi 5 mesi dell’anno, 1 persona su 14 tra quelle che hanno provato ad attraversare il Mediterraneo ha perso la vita e in questi casi i minori sono i più vulnerabili. Mentre la situazione della sicurezza in Libia peggiora giorno dopo giorno, i rifugiati e i migranti hanno poche opzioni: o rimangono intrappolati nel Paese o fuggono attraverso il Mediterraneo o il deserto nigerino. Tra loro sono tantissimi i minori, adolescenti e talvolta poco più che bambini, spesso in viaggio da soli.“Salvare vite umane deve essere la preoccupazione principale degli Stati Membri dell’UE. È inoltre indispensabile che la comunità internazionale, e in primo luogo l’Europa, moltiplichi gli sforzi per realizzare vie di accesso sicure dalle aree di crisi o di transito, per evitare che decine di migliaia di persone continuino a vedersi costrette ad affidarsi ai trafficanti, mettendo in serio pericolo la propria vita, per attraversare il Mar Mediterraneo, come questa ennesima tragedia ci ha purtroppo dimostrato”.

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Talend aiuta Save The Children UK a migliorare la vita dei ragazzi nel mondo

Posted by fidest press agency su martedì, 23 gennaio 2018

REDWOOD CITY, Calif. Talend (NASDAQ: TLND), leader globale nelle soluzioni di integrazione cloud e big data, collabora con Save the Children in UK (SCUK) per migliorare la gestione dei dati e i processi di qualità al fine di aiutare più bambini in tutto il mondo. Save the Children è un’organizzazione senza scopo di lucro che offre programmi e attiviRedwood_Citytà di advocacy sia nel Regno Unito sia a livello internazionale ed è attiva su vari fronti come la sopravvivenza, l’istruzione e la protezione dei bambini nelle emergenze umanitarie causate da conflitti armati, malattie e disastri naturali.Come molte associazioni di questo genere, Save the Children sta affrontando una serie di sfide nell’adempiere alla sua missione, come la gestione dei dati dei propri sostenitori per quanto riguarda i requisiti normativi e di conformità come il regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR). Nello specifico, la sfida chiave che SCUK ha dovuto affrontare nella gestione dei dati è stata quella di velocizzare la pulizia e il caricamento dei dati nel proprio sistema CRM su oltre 50 accessi diversi come, ad esempio, donazioni derivanti da addebito diretto, online, SMS, campagne TV e altro ancora. Grazie a Talend, Save the Children può eseguire lo stesso livello di elaborazione dei dati che una volta richiedeva il lavoro di tre persone ogni giorno, ora tutto ciò avviene in una mezza giornata e con una sola persona: una riduzione del 60% del tempo e delle risorse necessarie.
Garantire la trasparenza e il rispetto della regolamentazione, come il GDPR, è un tema di grande importanza per SCUK. La violazione delle disposizioni del GDPR può portare a un controllo dei dati con il rischio di infliggere ammende pari a 20 milioni di euro o al quattro per cento del fatturato annuale globale di un’azienda riferito all’esercizio finanziario dell’anno precedente. Per evitare situazioni di questo tipo, SCUK si è rivolta a Talend per disporre di una migliore visibilità sui dati e in qualsiasi momento del ciclo di vita del singolo dato. Ad esempio, Save the Children UK ha ampliato la capacità di tracciare i dati sensibili e determinare come vengono consultati o elaborati in qualsiasi momento, in modo da poter dimostrare esattamente dove e perché era necessaria la manipolazione dei dati in quella fase.Patrick Booth, VP UK e Irlanda di Talend ha sottolineato: “I dati rappresentano il bene più prezioso per le imprese di tutte le dimensioni e in tutti i settori, comprese le organizzazioni no-profit. Nel Regno Unito, dove operano migliaia di enti di beneficenza, i dati sono ovunque e un numero crescente di organizzazioni si affida ad essi per prendere decisioni basate sull’analisi dei dati. Negli ultimi anni abbiamo visto diverse iniziative digitali gestite da istituzioni pubbliche e organizzazioni senza scopo di lucro che utilizzano maggiormente i dati per determinare un impatto positivo sulla vita delle persone. Siamo molto orgogliosi di collaborare con Save the Children per aiutarli a creare un mondo migliore per i giovani”.

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Nuovo “Punto Luce” di Save the Children

Posted by fidest press agency su sabato, 1 aprile 2017

san-lucaSan Luca (RC) Lunedì 3 aprile 2017 alle ore 10.30 in via C. Marconi, verrà inaugurato il nuovo “Punto Luce” di Save the Children, l’Organizzazione internazionale dedicata dal 1919 a salvare la vita dei bambini in pericolo e a tutelare i loro diritti. L’apertura del Punto Luce di San Luca da avvio alla settima di eventi della campagna “Illuminiamo il Futuro” per il contrasto della povertà educativa in Italia: 7 giorni intensi di informazione, sensibilizzazione e mobilitazione, dal 3 al 9 aprile, con oltre 650 eventi e iniziative su tutto il territorio nazionale promosse da scuole, associazioni, enti, istituzioni culturali e realtà locali. In occasione del rilancio della campagna, l’Organizzazione diffonderà un nuovo rapporto con i dati sulla povertà educativa e sul suo impatto negativo sul futuro dei bambini nel Paese. I Punti Luce sono centri ad alta densità educativa che sorgono in alcuni quartieri delle grandi città o in aree territoriali particolarmente a rischio dal punto di vista della povertà educativa per bambini e adolescenti. Il nuovo polo educativo, realizzato in uno spazio messo a disposizione dal Comune di San Luca, nasce nell’ambito di un Accordo quadro siglato da Save the Children e Regione Calabria con l’obiettivo di promuovere un’area ad alta densità educativa nella Locride per il contrasto della povertà educativa creando una rete territoriale tra i Comuni di San Luca, Platì e Brancaleone.Interverranno all’inaugurazione il Presidente della Regione Calabria Mario Gerardo Oliverio, l’Assessore all’Istruzione della Regione Federica Roccisano, il Commissario Straordinario di San Luca Salvatore Gullì e Raffaela Milano, Direttore Programmi Italia Europa di Save the Children.Il Punto Luce di San Luca sarà gestito da Save the Children in collaborazione con l’Associazione Civitas Solis, e offrirà gratuitamente a bambini e adolescenti dai 6 ai 16 anni servizi educativi come accompagnamento allo studio, educazione al movimento e al gioco creativo, laboratori di invito alla lettura, laboratori artistici e musicali, educazione ad un utilizzo sicuro di internet.Il Punto Luce di San Luca, terzo spazio aperto da Save the Children in Calabria dopo quello di Scalea e Gioiosa Ionica, arricchisce una rete di 20 centri dedicati alla lotta alla povertà educativa che Save the Children ha già attivato in 12 regioni italiane, da nord a sud, nell’ambito della campagna “Illuminiamo il Futuro”.

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School: save the children

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 settembre 2013

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Più di un terzo dei genitori italiani evidenzia la carenza dei fondi della scuola italiana, mentre 9 su 10 lamentano l’inadeguatezza delle strutture ospitanti. In aumento i contributi richiesti alle famiglie, che finanziano l’acquisto dei materiali per la didattica (78%), ma concorrono anche a sostenere l’insegnamento delle materie curricolari (31%) ed extra (44%) All’avvio dell’anno scolastico, l’Organizzazione lancia un ritratto della scuola italiana: per circa il 40% dei genitori il livello della scuola italiana rimane elevato, ma 1 ragazzo su 4 lo ritiene appena accettabile. Il precariato degli insegnanti è un ostacolo per il percorso scolastico dei ragazzi per il 87% dei genitori, mentre per 84% la motivazione dei docenti influisce sul livello di insegnamento.
Quale fotografia della scuola emerge dalle considerazioni di genitori e ragazzi italiani? La visione dei genitori scattando l’istantanea sulla scuola, è un peggioramento più o meno grave (87%, 1 genitore su 4 ritiene il peggioramento molto grave, con picchi del 37% in Sardegna e 33% in Lazio), che viene imputato a carenza di fondi (35%, con picchi del 41% in Piemonte e Lombardia), depauperamento di strutture e dei servizi (27%, che tocca il 33% in Veneto e Puglia).Questi alcuni dei dati inediti della ricerca “Il ruolo e le condizioni del sistema educativo italiano” realizzata da Ipsos per Save the Children all’avvio dell’anno scolastico, che traccia un ritratto in chiaroscuro della scuola italiana.Nonostante tutto però, il 40% dei rispondenti trova di qualità elevata la scuola italiana (51% in Sicilia e 45% in Piemonte) e l’insegnamento impartito (l’8% dei genitori è completamente d’accordo con questa affermazione, il 32% abbastanza d’accordo), mentre lo stato di inadeguatezza (se non di fatiscenza vera e propria) delle strutture ospitanti è rilevato da 9 su 10 intervistati (90%), dato che arriva alla quasi totalità del campione in Sicilia (96%) e Lazio (94%)“I dati di questa indagine ci dimostrano che il nostro Paese si caratterizza sempre di più per le forti disuguaglianze educative. Nel percorso scolastico dei bambini hanno sempre più peso i divari di tipo economico, sociale e culturale delle famiglie e dei territori di provenienza”, dichiara Raffaela Milano Direttore Programmi italia – EU di Save the Children. “L’anno scolastico si apre in uno scenario allarmante: meno tempo scuola, scarse opportunità di formazione dei docenti, edifici insicuri, classi affollate, taglio delle attività extrascolastiche, discriminazione nei servizi di refezione, offerta insufficiente di servizi per la prima infanzia: tutto questo colpisce i minori, in particolare quelli dei contesti più svantaggiati, e compromette le loro opportunità di crescita.”La famiglia gioca un ruolo chiave nel sostegno economico delle attività scolastiche, provvedendo molto spesso (78% di adulti) all’acquisto o al finanziamento dell’acquisto di materiali destinati alla didattica, come carta, e fotocopie (valori che salgono all’86% in Puglia e Piemonte e all’81% in Toscana e Emilia, ma anche di altre necessità di carattere più generale (tipicamente, la carta igienica – 51% tra i genitori, che arriva al 61% in Puglia e 60% in Piemonte).I genitori concorrono anche a sostenere l’insegnamento di alcune materie, più spesso in aggiunta al corso di studi (44%, 52% in Piemonte e 48% in Lazio), ma anche materie previste dal curriculum studiorum (31%, che diventa 40% in Campania e 39% in Lazio).Anche i ragazzi confermano questi dati: il 70% di loro dice che la famiglia contribuisce all’acquisto di materiale didattico, il 26% parla del materiale igienico-sanitario, 24% dei costi sostenuti per le materie extra curricolari e il 17% per quelle curricolari.Secondo la stragrande maggioranza dei genitori italiani, questi costi sono nettamente aumentati nell’ultimo periodo: ben l’81% dice di aver dovuto contribuire in misura maggiore all’acquisto del materiale didattico nell’ultimo periodo (carta, fotocopie etc.), dato che arriva al 92% in Lombardia e 86% in Liguria. Per il 78%, gli aumenti hanno riguardato il contributo per l’insegnamento di materie curricolari (il dato arriva a ben il 93% in Campania), mentre il 76% dice di aver subito l’impennata dei costi del servizio mensa (con picchi dell’84% in Lombardia e 82% in Veneto) e i contributi per il materiale non didattico (che arriva all’84% in Sardegna e all’83% in Lombardia).I genitori italiani, inoltre, riconoscono che le precarie condizioni in cui gli insegnanti si trovano a lavorare agisce da barriera in due sensi, da un lato perché di fatto essa ostacola un percorso scolastico organico e fluido per i ragazzi (87%, che arriva al 91 e 90% rispettivamente in Sicilia ed Emilia Romagna), dall’altro perché la motivazione dei docenti influisce sul livello di insegnamento (84%, che tocca il 90 e 88% rispettivamente in Sicilia e Toscana) e sul riconoscimento della figura del docente come adulto di riferimento (79%, con picchi dell’86 e 84% in Puglia e Campania).Anche i ragazzi hanno una chiara percezione delle difficoltà finanziarie del sistema scolastico italiano (33%), e della scarsa qualità delle strutture scolastiche (21%). 1 ragazzo su 4 ritiene che la condizione della scuola sia appena accettabile, il 12% di essi la ritiene bassa, mentre 1 ragazzo su 10 la reputa molto buona.Gli studenti intervistati concordano con gli adulti che la misura più urgente per migliorare ulteriormente la loro scuola prevede la garanzia di un corpo insegnanti stabile, al fine di garantire un corretto percorso di studi (51%), ma vada altresì garantita la formazione dei docenti (25%), gli interventi sulla struttura che ospita la scuola (16%), come la lotta alla precarietà come leva motivazionale (9%).“Il governo ha assunto alcuni impegni importanti sul fronte scolastico, come lo stanziamento dei fondi per l’edilizia scolastica o il rilancio dei programmi di contrasto alla dispersione nelle regioni del Sud. È indispensabile rafforzare questo impegno, invertire decisamente la rotta rispetto alla stagione dei tagli degli investimenti per l’istruzione (nel periodo 2008-2011 la scuola ha subito tagli per 8,4 miliardi di euro e l’Italia spende per la scuola il 4,7% del PIL rispetto al 6,3% della media OCSE). Non possiamo lasciare solo sulle spalle degli studenti, delle famiglie e dei docenti questo enorme problema. E’ indispensabile rimettere concretamente la scuola al centro dell’attenzione delle istituzioni e della opinione pubblica”, conclude Raffaela Milano.

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Summer school per adolescenti

Posted by fidest press agency su giovedì, 4 luglio 2013

125 ragazzi e ragazze provenienti da diverse regioni italiane, carichi dell’entusiasmo di chi ha scelto di arrivarci ed esserci oggi a Crotone, con alle spalle già brevi ma significative esperienze all’interno dei progetti di Save the Children e, in animo, di dare il proprio contributo di idee, proposte e pensieri su cosa fare per promuovere i diritti di bambini e adolescenti in Italia. Eccolo il primo gruppo di giovanissimi che da oggi fino a sabato 6 luglio sono a Crotone, alla Summer School di Save the Children affinché la voce degli under 18 sia presente all’interno di Save the Children e si esprima sui temi che vedono impegnata l’organizzazione in Italia, dalla povertà minorile, alla protezione dei minori a rischio di sfruttamento (come i minori stranieri non accompagnati), dall’educazione e la scuola all’uso delle nuove tecnologie, o alla tutela dei minori nelle emergenze (vedere anche scheda in calce).Sono ragazzi come Alessandro di Napoli, 12 anni che partecipa ad un progetto di Save the Children per il contrasto alla dispersione scolastica; Beatrice di Milano, 12 anni peer educator di Save the Children per la promozione dell’uso positivo e responsabile delle nuove tecnologie; Clara di Palermo, 17 anni che ha condotto con un gruppo di coetanei una ricerca tra pari per approfondire il fenomeno del lavoro minorile nel nostro paese.“La partecipazione dei bambini e dei ragazzi alle decisioni che li riguardano non è un privilegio concesso dagli adulti o un merito da conquistare ma è una pratica fondamentale che va riconosciuta ad ogni bambino e adolescente, per essere cittadini a pieno titolo della propria comunità”, spiega Raffaela Milano, Direttore Programmi Italia-Europa Save the Children Italia.Nel corso della Summer School di Save the Children, i ragazzi, divisi in gruppi, si cimenteranno nella costruzione di vere e proprie “mappe” della città di Crotone, ascoltando testimoni, realizzando interviste e visite nei luoghi più significativi. Una vera inchiesta civica che consentirà di approfondire tematiche relative alla scuola, l’ambiente, la legalità e la cittadinanza, la povertà. Il lavoro dei ragazzi andrà a formare una “story map” della città di Crotone con immagini, testi, interviste audio, presentando così una inedita lettura della città dal punto di vista dei più giovani.“I protagonisti della Summer School sono 125 ragazzi e ragazze dai 12 ai 18 anni già coinvolti nei nostri progetti in Italia, che hanno deciso di mettersi in gioco e di misurarsi con questa stimolante esperienza ”, spiega Francesca Bilotta, Responsabile Unità Educazione di Save the Children.
A partire dall’esperienza della Summer School, daranno poi vita ai primi 10 gruppi locali, nelle città da cui provengono – Milano, Venezia, Torino, Genova, Roma, Napoli, Ancona, Bari, Crotone e Palermo – e in cui Save the Children è già presente con attività progettuali .”“La metodologia che i ragazzi utilizzeranno per coinvolgere altri adolescenti sarà quella peer to peer, cioè da “pari a pari”, spiega ancora Francesca Bilotta. “Ecco perché i 125 ragazzi in questi giorni a Crotone sperimenteranno tutte le fasi del processo di partecipazione in linea con gli standard di Save the Children: dall’informazione, alla definizione di una propria opinione, all’espressione del proprio punto di vista e alla considerazione da parte degli adulti dell’opinione espressa”.Tra gli ulteriori strumenti che saranno messi in campo per raccogliere le opinioni dei ragazzi ci sarà anche una community online .“Siamo certi che le idee e la voce dei ragazzi e delle ragazze, soprattutto di quelli in situazioni di maggiore difficoltà, daranno un contributo importante al lavoro di Save the Children in Italia e, in ultima battuta, al miglioramento delle condizioni dell’infanzia e dell’adolescenza nel nostro paese”, conclude Raffaela Milano, Direttore Programmi Italia-Europa Save the Children.

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Lampedusa, Save the Children

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 marzo 2011

71 i minori presenti nel Centro, per un totale di 286 giunti dall’inizio dell’emergenza, pari a 5 volte il numero di minori tunisini arrivati nel 2010 A seguito degli ultimi sbarchi -22 – avvenuti fra sabato e  la giornata di oggi, sono 71 i minori attualmente presenti nel Centro di primo soccorso e accoglienza di Lampedusa. Salgono così a 286  i minori – per lo più soli ma anche con familiari – approdati nell’isola a partire dal 10 febbraio scorso, rende noto Save the Children. Un numero 5 volte maggiore rispetto a quello dei minori tunisini arrivati nel 2010 (55). Save the Children è presente sull’isola con un proprio mediatore culturale e un consulente legale. Un team dell’organizzazione segue invece i ragazzi nelle comunità di accoglienza dove vengono collocati successivamente all’arrivo, in Sicilia ma anche in Puglia. I minori giunti in queste ultime ore a Lampedusa provengono tutti dalla Tunisia e sono partiti in gran parte da Zarzis, Sfax e dalle isole Kerkennah. Hanno quasi tutti un’età compresa fra 16 e 17 anni e sono per lo più non accompagnati a parte tre bambini, molto piccoli, arrivati  con la propria mamma e lo zio.

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