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Teatro: Saved di Edward Bond

Posted by fidest press agency su domenica, 26 novembre 2017

SavedSaved1Roma da mecoledì 29 novembre al 10 dicembre 2017 (dal martedì al sabato h 21 domenica h 18) La Fabbrica dell’Attore Teatro Vascello Via Giacinto Carini 78 presenta Saved di Edward Bond traduzione di Tommaso Spinelli con Francesco Biscione, Manuela Kustermann, Lucia Lavia, Gianluca Merolli, Marco Rossetti e con Antonio Bandiera, Carolina Cametti, Michele Costabile, Marco Rizzo e Giovanni Serratore regia di Gianluca Merolli.
Saved (Salvati) è una denuncia contro quel capitalismo che ha generato una politica colpevole di aver consapevolmente diseducato una società ormai vittima e carnefice di se stessa. La storia narra le vicende di una famiglia e parallelamente di un gruppo di giovani, tutti in qualche modo colpevoli della morte di un neonato, tutti alle prese con la loro desolata vita quotidiana. Una vita ai margini, in un mondo alienato. Nel 1965 Bond ritrae uno spaccato della periferia londinese, che non sembra distante dalle dinamiche presenti tra le strade e i vicoli delle nostre città, dove non ci sono buoni o cattivi, ma uomini e donne che non hanno ereditato gli strumenti per attuare una scelta positiva. Si è smarrita l’innocenza e l’unico mezzo che si conosce per trovare un posto nel mondo è la crudeltà. L’innocenza potrebbe ricordarci ciò che siamo stati da bambini e, dunque, non ci rimane che lapidarla. Saved è quel momento preciso in cui ti accorgi che “la pietra” scagliata è passata per le tue mani. Per alcune scene particolarmente crude si consiglia lo spettacolo a un pubblico adulto.
Saved è scritto in cockney, il “dialetto” della periferia londinese, della classe operaia più umile. In una lingua fatta di dialoghi fitti, di battute brevissime e spesso sgrammaticate, si intravedono personaggi che invertono il mito edipico. Non un figlio che uccide il padre ma un padre che uccide il figlio, appena nato. E il ruolo della malasorte, degli dei, è assegnato al potere mancante: i genitori. I figli hanno “bruciato” la casa paterna, per cercare un’ipotesi di giustizia tra le rovine, ma madri e padri non hanno insegnato loro come ricostruirla. Harry e Mary, nonni negligenti del bimbo ucciso, avrebbero dovuto indicare alla figlia Pam una strada possibile per il riscatto, mutare le incapacità in risorse e non instillare il terrore dei rapporti familiari. Avrebbero dovuto essere un esempio anche per Len e Fred. Ma giocano la parte dell’autorità inadempiente, che non ha i mezzi per assolvere al proprio ruolo etico. I genitori come i politici, i militari, la scuola, i giornalisti, i teatranti dovrebbero guidare le nuove generazioni perchè si rinasca, perchè ci si salvi. Ci si salvi da un’imminente apocalisse fatta di cose e cose, di tutto e subito, di immemori e dimenticati, di io e io, di illegalità, di solo presente senza futuro e passato.
Saved 2Saved, del ’65, ha contribuito a sancire la fine della censura teatrale inglese. Saved è, dunque, un punto di non ritorno nella storia del teatro. Saved è quel momento preciso in cui ti accorgi che “la pietra” scagliata è passata per le tue mani. Non c’è compassione, solidarietà, giustizia. Neppure rimorso. Non c’è neppure un finale tipico, se non una scena di muta quotidianità, che lascia un senso di incompiutezza, uno spiraglio qualunque per spingere il pubblico a chiedere, a mettere in discussione. Ecco forse la speranza. Sin dal titolo è chiaro: qualcuno o qualcosa si salva. Chi? E dove scovarlo? Nell’incontro sincero? Nel silenzio che produce pensiero? Nel congedo da una prospettiva letale? Nelle instancabili domande di Len? Nell’atto di aggiustare qualcosa, una sedia rotta ad esempio, e ripartire da lì, dall’agire? Nel teatro che pone domande?
Biglietteria: Intero € 20,00 – Ridotto over 65 e studenti € 12,00Servizio di prenotazione € 1,00 a biglietto. Abbonamenti
FREE CLASSIC € 90,00 10 spettacoli a scelta programmazione prosa, musica e danza LOVE € 80,00
4 spettacoli in coppia, a scelta programmazione prosa, musica e danza FAMILY € 40,00 programmazione Vascello dei Piccoli 5 ingressi cumulabili. (foto: saved)

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Can Europe be saved?

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 marzo 2017

europeON MARCH 25th 1957, with the shadow of the second world war still hanging over them, six European countries signed the founding treaty of a new sort of international club. The European Union, as the club came to be called, achieved success on a scale its founders could barely have imagined, not only underpinning peace on the continent but creating a single market as well as a single currency, and bringing into its fold ex-dictatorships to the south and ex-communist countries to the east, as it expanded from six members to 28. Yet even as today’s European leaders gather in Rome this weekend to celebrate the 60th anniversary, they know their project is in big trouble.The threats are both external and internal. Internally, the flaws that became glaringly evident in the euro crisis have yet to be fixed. Prolonged economic pain has contributed to a plunge in support for the EU. Populist, anti-European parties are attacking the EU’s very existence—not least in France, where Marine Le Pen is doing uncomfortably well in the presidential campaign, even if the National Front leader is unlikely to win in May. The most dramatic result of the anti-EU backlash so far is Brexit. Britain’s prime minister, Theresa May, will not be in Rome for the birthday party; on March 29th she plans to invoke Article 50 of the EU treaty to start the Brexit process. Negotiations over Britain’s departure will consume much time and energy for the next two years; losing such a big member is also a huge blow to the club’s influence and credibility.
The external pressures are equally serious. The refugee crisis has abated, but mainly thanks to a dodgy deal with Turkey. A newly aggressive Russia under Vladimir Putin and, in Donald Trump, an American president who is unenthusiastic about both the EU and NATO, make this a terrible time for Europe to be weak and divided. That a project set up to underpin Europe’s post-war security should falter at the very moment when that security is under threat is a bitter irony. It is also a reminder of how much is at stake if Europe fails to fix itself.The traditional response of EU-enthusiasts to such challenges is to press for a bold leap towards closer union. The euro needs the economistthis if it is to succeed, they argue. Equally, they say, more powers ought to shift to the centre to allow the EU to strengthen its external borders and ensure that it speaks with one loud voice to the likes of Mr Putin and Mr Trump. Yet the evidence is that neither European voters nor their elected governments want this. If anything, public opinion favours the reverse.
If ever-closer union is not possible, another Brussels tradition is simply to muddle through. The euro crisis is past its worst, immigration has peaked and Brexit will be managed somehow. If, after this year’s elections, Emmanuel Macron is France’s president alongside either Angela Merkel or Martin Schulz as Germany’s chancellor, the club would be under staunchly pro-EU leadership. Yet muddling along has risks of its own. A renewed financial crisis that upset the euro again, or the election of another government committed to a referendum on EU or euro membership, could tear the union apart.Is there a better alternative? The answer, as our special report argues, is to pursue, more formally than now, an EU that is far more flexible. In Euro-speak, this means embracing a “multi-tier” system, with the countries of a much wider Europe taking part to different degrees in its policies—and able to move from one tier to another with relative ease. (by The Economist)

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