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Epatite C: buone prospettive con i nuovi trattamenti

Posted by fidest press agency su domenica, 20 settembre 2015

Epatite_C. progressioneIntervista a Savino Bruno Professore Straordinario di Medicina Interna, Humanitas University Medicine, Rozzano (Milano).
D. Il virus HCV rappresenta, e rappresenterà nel prossimo futuro, una delle maggiori cause di malattia cronica di fegato nel nostro Paese, anche a causa degli aumentati flussi migratori; in questo scenario in costante cambiamento l’ampliamento delle terapie disponibili alimenta interessanti prospettive di trattamento. Questo è uno dei temi portanti del 6° “Expert Meeting on the management of patients with HCV infection”: qual è il futuro della lotta all’epatite C?
Nella lotta all’epatite C si prospetta certamente un futuro migliore con molecole più potenti, più efficaci e che necessiteranno di un minor numero di pasticche, di minore durata della terapia (da 12 settimane ad 8, fino ad arrivare a 6 settimane), con minori effetti collaterali e maggiore tollerabilità. Tali peculiarità miglioreranno ulteriormente le prospettive di guarigione e l’accesso alla terapia in confronto ai trattamenti già disponibili.
D. L’associazione grazoprevir/elbasvir è una delle nuove opportunità terapeutiche per il trattamento dell’epatite C, che ha dimostrato in diversi studi clinici efficacia e sicurezza anche per le popolazioni di pazienti cosiddetti “difficili” da trattare, tanto da ottenere la designazione di terapia innovativa dall’FDA e, recentemente, il via libera di EMA con procedura accelerata alla domanda di autorizzazione all’immissione in commercio. Quali sono i vantaggi e i punti di forza di grazoprevir/elbasvir?
R. L’utilizzo di grazoprevir ed elbasvir somministrati in una sola pillola rappresenta il punto di forza più importante di questa terapia semplificata. Altri vantaggi di un regime estremamente semplice come questo, sono rappresentati dalla breve durata (12 settimane), dalla possibilità di poterlo utilizzare in tutte le tipologie di pazienti inclusi quelli con cirrosi, quelli con valori di funzionalità renale gravemente compromessi e in dialisi, e infine dalla necessità di combinarla con la ribavirina solo in alcuni sottogruppi come i null responders con genotipo 1a.
D. Recentemente sono stati pubblicati i risultati relativi allo studio C-SALVAGE: quali sono le caratteristiche cliniche salienti della popolazione arruolata in questo studio?
R. Nello studio C-SALVAGE, che fa parte del più ampio corpus di studi clinici sull’infezione da HCV, sono stati arruolati 79 pazienti genotipo 1 non responsivi alla terapia con Antivirali Diretti (DAA) di prima generazione (Telaprevir, Boceprevir, Simeprevir) e ai farmaci tradizionali come l’interferone e la ribavirina, con cirrosi. Insomma la popolazione di pazienti finora più difficili da trattare. Ebbene i tassi di risposta virologica sostenuta (SVR) a 12 settimane sono stati del 96%.
D. La popolazione dei pazienti con insufficienza renale cronica rappresenta un aspetto problematico nella terapia dell’HCV: quali sono i dati di maggiore interesse che emergono dalla sperimentazione della combinazione grazoprevir/elbasvir sui pazienti con co-morbidità renale? (Studio C-SURFER)
R. I pazienti con insufficienza renale cronica e infezione da virus dell’epatite C rappresentano una categoria molto peculiare, sia perché l’infezione può contribuire al danno renale e rappresenta un limite all’accesso al trapianto, sia perché l’insufficienza renale limita la possibilità di curare l’infezione da HCV. La gestione del trattamento antivirale in questo gruppo di pazienti è dunque molto delicata. Tuttavia l’associazione grazoprevir/elbasvir ha dimostrato in questi pazienti un profilo farmacocinetico favorevole e un buon profilo di efficacia e sicurezza, tanto da essere al momento la migliore scelta strategica tra i regimi indirizzati all’eradicazione di HCV in questa categoria di pazienti.
D. Qual è il valore aggiunto di un regime terapeutico con i nuovi Antivirali ad Azione Diretta (DAA) che assicurano un’elevata efficacia terapeutica anche senza l’utilizzo di ribavirina? In quali tipologie di pazienti può essere utilizzata la combinazione grazoprevir/elbasvir senza l’aggiunta di ribavirina?
R. Gli elevati tassi di efficacia sono sicuramente l’aspetto più importante dei nuovi DAA che assicurano anche buon profilo di sicurezza e tollerabilità e, quindi, maggiore aderenza proprio nella categorie di pazienti più difficili come quelli sopra descritti.
D. La ricerca non si ferma e la combinazione grazoprevir/elbasvir non è il punto di arrivo: sono infatti allo studio anche altre molecole che potranno essere aggiunte a queste due in un regime a tre farmaci, senza interferone e senza ribavirina. Di cosa si tratta e quali ricadute potrà avere?
R. La ricerca non si ferma, il lavoro da fare è ancora tanto nonostante le ampie opzioni terapeutiche disponibili. Dobbiamo ottimizzare al meglio la terapia, ottenere tempi di trattamento più brevi e abbandonare del tutto interferone e ribavirina. Grazoprevir ed elbasvir presto saranno accompagnati da molecole di nuova generazione, attualmente in fase di sperimentazione, a formare la cosiddetta “tripletta”: grazoprevir combinato ad elbasvir o ad un inibitore potentissimo di NS5A, MK-8408, molto più potente dello stesso elbasvir più MK-3682, un potentissimo inibitore di nuova generazione della polimerasi di HCV. Queste molecole saranno combinate in una fixed dose a tre farmaci dotata di alcune importanti peculiarità: assunzione una sola volta al giorno senza necessità di ribavirina, azione pangenotipica, minore durata di trattamento, buon profilo di tollerabilità.

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