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Posts Tagged ‘scatola nera’

Italia record europeo di scatole nere grazie alle “agevolazioni” delle polizze

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 febbraio 2017

incidenti stradali-2In Italia è boom di polizze assicurative dotate di scatola nera. Sono circa 4,5 milioni gli italiani (dati Corriere Economia) che ritengono questo tipo di assicurazione vantaggiosa. Un numero impressionante se si confronta il dato con gli altri paesi europei, dove in media non si superano le 20 mila unità. Ma qual è il segreto di questo successo? Il consumatore è davvero tutelato? La black box è un dispositivo satellitare dotato di un geo-localizzatore e di un accelerometro in grado di registrare tutti i movimenti del veicolo e lo stile di guida del conducente, quindi, almeno sulla carta, consentirebbe, in caso di sinistro, di aiutare a ricostruire le modalità di accadimento del sinistro stesso.Tuttavia secondo A.N.E.I.S. (Associazione Nazionale Esperti Infortunistica Stradale), l’installazione della scatola nera sul veicolo rappresenta una vera e propria “invasione della privacy” di cui evidentemente gli assicurati non comprendono la portata.”In grave pericolo è la tutela della riservatezza e della privacy personale – spiega il Presidente A.N.E.I.S., Giovanni Polato – in quanto i dati registrati dalla “scatola nera”, possono essere divulgati senza il consenso del proprietario del veicolo.Non solo. La gestione e la “vendita” di tutti questi dati (così come già accade per i social network FACEBOOK o TWITTER o altri) è destinata a diventare una nuova area di business per le imprese di assicurazione, senza alcun vantaggio per gli assicurati.Infine, giova ricordare che in caso di danneggiamento della scatola stessa, l’assicurato deve rimborsarne il costo all’assicurazione, così come a suo carico sono i costi di disinstallazione in caso di vendita del veicolo.

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Errori medici in ospedale: la “scatola nera” è atterrata in sala operatoria

Posted by fidest press agency su sabato, 11 giugno 2016

sala operatoria1Tutti i medici possono sbagliare, anche nel nostro Paese. Quanto sbaglino e quanto sia diffuso questo problema, è ancora poco chiaro, soprattutto in Italia. Rompere, però, questi “eventi avversi” è possibile. Basta adottare una politica di gestione del rischio che consenta di intervenire a monte delle cause di errore in ambito sanitario. A questo ci ha pensato l’Ospedale Universitario di Amsterdam che dal 7 giugno ha attrezzato, una tra le venti delle sue sale operatorie con un computer la cui missione è quella di registrare i fatti e le azioni della squadra chirurgica, una vera e propria “scatola nera”. Come per l’aviazione, raccoglie e analizza tutti i dati elettronici durante l’operazione, come la pressione sanguigna, temperatura, frequenza cardiaca, ecc. La sicurezza può significare la differenza tra la vita e la morte: secondo gli studi condotti nel paese, questo dispositivo ha lo scopo di ridurre il numero di incidenti medici in quanto è in grado di rilevare le fasi critiche di un intervento dopo aver esaminato ogni pezzo di informazione. Teodor Grantcharov, il chirurgo canadese a cui si deve l’iniziativa ha sfruttato la sua esperienza per portare a termine il processo. Il medico ha esaminato la propria performance al computer. “Dopo l’intervento chirurgico, ho spesso pensato di avere fatto un ottimo lavoro, ha dichiarato. Ma quando ho guardato le foto, pochi giorni dopo, la mia sensazione era diversa: ho notato cose che potrei migliorare. Tuttavia, la chirurgia, la sicurezza può significare la differenza tra la vita e la morte. ” I dati registrati verranno salvati ed i pazienti vittime d’incidente come le loro famiglie hanno la possibilità di consultare i record qualora ne facciano richiesta. I volti e le voci dei medici sarebbero poi offuscate e distorte per salvaguardare l’anonimato. “L’idea non è quella di creare una cultura in cui scoprire il colpevole, ma di immaginare un ambiente favorevole per l’apprendimento”, ha dichiarato il Prof. Marlies Schijven, il chirurgo responsabile del progetto di Amsterdam. Su 8 milioni di persone che ogni anno vengono ricoverate negli ospedali italiani, commenta Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, 320 mila (il 4% circa) subiscono danni o conseguenze più o meno gravi che potrebbero essere evitati. Di queste, una cifra variabile tra le 14 mila (secondo le stime più ottimiste) e le 50 mila (secondo quelle più pessimiste) muoiono a causa di errori compiuti dai medici o causati da una non adeguata organizzazione delle strutture sanitarie. In fredde cifre sono questi i numeri principali dell’errore medico in Italia. Inoltre questi “eventi avversi” (come asetticamente vengono definiti) spingono gli utenti a ricorrerre sempre più frequentemente al tribunale: sono circa 12 mila le cause pendenti, per una richiesta di risarcimento danni pari a circa 2,5 miliardi di euro. Le cause principali degli errori in ambito sanitario sono gli eccessivi carichi di lavoro, la supervisione inadeguata, la struttura edilizia dell’ambiente di lavoro, la comunicazione inadeguata fra gli operatori, la scarsa competenza o esperienza, l’ambiente di lavoro stressante, una recente modificazione dell’organizzazione del lavoro e la presenza di obiettivi in conflitto (ad esempio tra limiti economici dell’assistenza ed esigenze cliniche). Tra le cause immediate, invece, si annoverano: l’omissione di un intervento necessario, gli errori per scarsa attenzione, le violazioni di un procedimento diagnostico o terapeutico, l’inesperienza in una procedura diagnostica, il difetto di conoscenza (di un nuovo trattamento di documentata efficacia o dei rischi di effetti avversi o della manifestazione clinica di una malattia), l’insufficiente competenza clinica, l’insufficiente capacità di collegare i dati del paziente clinico, la prescrizione illeggibile di una ricetta, le spiegazioni insufficienti, la mancanza di coordinamento da parte del medico di medicina generale rispetto alle varie prescrizioni degli specialisti. Per insufficienza dei meccanismi di controllo, invece, si intende il fallimento di quei meccanismi o procedure che avrebbero dovuto impedire le conseguenze negative dell’errore, come ad esempio la mancanza di un esperto che avrebbe dovuto supervisionare una procedura tecnica eseguita da un medico meno esperto, oppure il mancato controllo di una prescrizione. Pertanto ben venga la “scatola nera” anche nelle nostre sale operatorie.

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Scatola nera sull’auto

Posted by fidest press agency su martedì, 18 agosto 2015

autostradeSe vi dovesse capitare di vedere la vostra auto che aziona da sola i tergicristallo, accende l’aria condizionata e lo stereo, mentre dà anche un colpetto di clacson e sgassa sull’acceleratore per farvi fretta, non vi stupite, non avete comprato a vostra insaputa la mitica “KITT” del serial “Supercar”, inseparabile compagna di David Hasselhoff negli anni ’80: potrebbero invece essere stati gli hacker, sfruttando le vulnerabilità dei sistemi tecnologici della vostra vettura.Per quanto possa sembrare incredibile, questo è quanto hanno dimostrato due ingegneri informatici americani, riuscendo a manovrare a loro piacimento un’automobile in un parcheggio, e tutto ciò attraverso un comune smartphone. E la questione è apparsa talmente delicata che negli Stati Uniti è stato tempestivamente preparato un disegno di legge “ad hoc” per definire precisi standard di sicurezza informatici ed un sistema di valutazione del livello di protezione delle auto, mentre per lo stesso motivo FCA ha deciso di richiamare cautelativamente dal mercato circa 1,4 milioni di veicoli nuovi.Non altrettanto solerte pare invece sia il sistema politico italiano nel garantire la privacy e la sicurezza degli automobilisti. Infatti, sebbene una stima dell’ANIA indichi che sono già circa tre milioni le auto italiane in circolazione su cui sono installate le famigerate “scatole nere”, le tutele sulla privacy a cui hanno diritto gli automobilisti che acconsentono ad installare l’apparecchio sulla propria vettura in cambio di un significativo sconto sulla polizza Rc, pare siano cadute nel dimenticatoio.Sembra infatti che dal 2012, qualcosa non abbia funzionato a dovere nei passaggi necessari per rendere operativo il “Decreto Liberalizzazioni” (DL 1/2012), che insieme alle riduzioni del premio, prevedeva anche l’emanazione di un regolamento attuativo da parte dell’ISVAP (oggi IVASS). Ad evidenziarlo, è il giurista e già Garante della Privacy, Francesco Pizzetti, che spiega: “Nell’intento di proteggere e tutelare la parte più debole, cioè l’assicurato, il quadro giuridico delineava in questa materia una disciplina estremamente minuziosa, che se attuata e rispettata avrebbe potuto trovare risposta convincente e chiara ai mille problemi che comporta l’utilizzo della scatola nera su un autoveicolo rispetto alla protezione dei dati personali, ai rischi di intercettazioni, e ancor più oggi, anche a quelli di hackeraggio. La mancata attuazione non è dovuta però al Ministero dei Trasporti, che tempestivamente emanò il regolamento di sua competenza relativo agli aspetti tecnici – sottolinea Pizzetti – ma all’inspiegabile inerzia dell’Ivass. Questa Autorità, infatti, predispose a suo tempo, con la collaborazione del Garante, lo schema di regolamento e lo mise anche in consultazione pubblica nel marzo 2013. Tuttavia il procedimento non si concluse e il regolamento non fu mai emanato. A mia conoscenza non è mai stato spiegato perché.”A proposito dei pericoli dovuti alle vulnerabilità delle tecnologie delle vetture, comprese le scatole nere, a lanciare un altro allarme è Nicola Bernardi, presidente di Federprivacy: “Quello delle intrusioni nelle nostre auto da parte degli hacker non è un affatto un pericolo remoto. Individui senza scrupoli potrebbero a nostra insaputa sabotare i freni della nostra auto interferendo da un semplice smartphone. Ma non solo – spiega Bernardi – in assenza di certezza dell’adozione di idonee misure di sicurezza, non sappiamo chi effettivamente accede ad informazioni sensibili che spesso riguardano la nostra sfera privata, potendo conoscere esattamente dove siamo e a che ora attraverso il sistema gps.”Alla luce della confusione che si è venuta a creare circa l’impiego delle scatole nere sulle automobili, sta di fatto che attualmente la privacy di tre milioni di automobilisti che hanno installato tali dispositivi non è affatto garantita, e sebbene la norma del Decreto Liberalizzazioni sembra non sia ancora stata legittimamente resa operativa, le compagnie continuano a proporre sconti, a volte neppure troppo vantaggiosi, a chi accetta di essere monitorato 24 ore su 24 senza però ricevere in cambio le tutele che sarebbero riconosciute per legge.

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Ddl Concorrenza: E il mercato? Occorre ancora aspettare

Posted by fidest press agency su martedì, 24 febbraio 2015

palazzo chigiEsaminiamo il disegno di legge (ddl) del Governo sulla concorrenza, che cosi’ viene presentato dal comunicato stampa ufficiale: “….. che dà attuazione, per la prima volta, al provvedimento annuale sulla concorrenza previsto dalla legge con l’obiettivo di stimolare la crescita economica frenata dalla scarsa concorrenza nel settore dei servizi. Le liberalizzazioni fanno crescere del 3,3% il Pil in 5 anni secondo le stime del Fondo monetario internazionale, migliorano la credibilità del Paese ed il suo rating e costituiscono un elemento importante nel giudizio della Commissione europea sulle riforme italiane”. Importante: e’ un disegno di legge, quindi il Parlamento lo deve discutere e approvare, ragion per cui si tratta di “linee guida” che possono subire variazioni in corso d’opera.Cerchiamo, quindi, di capire se potrebbe rendere l’Italia piu’ credibile e se potrebbe piacere alla Commissione europea, come dice il comunicato ufficiale? Sulla credibilita’ da acquisire (a parte quella delle istituzioni extra-nazionali, di cui possiamo solo prenderne atto), la lasciamo ai singoli cittadini utenti e consumatori che ne saranno fruitori, quindi ci vorra’ tempo. E possiamo anche solo prendere atto dell’ipotetica crescita del PIL del 3,3% in 5 anni secondo le stime del Fondo monetario internazionale (FMI).
Assicurazioni
– Sconti previsti sulla Rc-auto per chi installa sul proprio mezzo la scatola nera: potrebbero essere vanificati dal costo e dalla gestione di quest’ultima? Il ddl dice che gli sconti devono essere maggiori di questi costi, ma non quantifica, per cui -conoscendo i nostri interlocutori- non possiamo escludere che -euro piu’, euro meno- saranno differenze che potrebbero comunque vanificare questi sconti.
– I testimoni da indicare, in caso di incidente solo al momento della denuncia. Ci sembra un aiutino alle compagnie assicurative in violazione dei piu’ elementari diritti alla difesa e denuncia.
– La possibilita’ di recesso dalle polizze accessorie allo scadere della polizza principale. Era ora: positivo.
L’unica novita’ ci sembra l’obbligo per i gestori, ai fini dell’eventuale addebito al cliente delcosto di servizi in abbonamento offerti da terzi, di acquisire la prova del previo consenso espresso del medesimo (chissa’ cosa si inventeranno i gestori per dire che c’e’ questa prova…). Per il resto, e’ stato preso atto di quanto gia’ in vigore con le varie disposizioni delle Autorita’ in merito a stipula dei contratti e portabilita’ degli stessi. Un particolare: nel ddl si parla di “penali”, mentre nelle disposizioni oggi in vigore si parla di “spese”. Che si mettano d’accordo su come chiamare questi soldi che -comunque- l’utente deve sborsare… tanto sono sempre soldi che, notoriamente, non hanno colore.
Poste Eliminato il monopolio di Poste spa per l’invio di notifiche e atti giudiziari. Bene. E’ rumoroso il silenzio sulla qualita’ del servizio universale…
Energia E’ fissato al 2018 la fine del mercato tutelato. In teoria il libero mercato dovrebbe favorire qualita’ e costi bassi. In teoria. Le indagini dell’Autorita’ (AEEG) in merito ci fanno invece sapere che fino ad oggi i prezzi del mercato tutelato sono piu’ bassi di quello libero e -aggiungiamo noi- truffe e illeciti sono piu’ frequenti nel mercato libero. Abbiamo tre anni di tempo per far si’ che questo gap non sia piu’ tale. Ci vorra’ l’impegno di noi associazioni come vigili e denuncianti e, soprattutto, quello dell’AEEG a far capire ai gestori che non gli conviene continuare con le attuali politiche commerciali; convincimento che, a nostro avviso, potra’ svilupparsi solo se i gestori pagheranno in modo molto salato gli sgarri e le truffe.
Banche niente di nuovo rispetto a quanto gia’ oggi offre il mercato ad un consumatore attento che non creda -come dice il presidente dell’Associazione Bancaria Italiana, Antonio Patuelli- che le banche siano come dei nostri confessori in cui avere fiducia completa, piuttosto che informare ed essere trasparenti.
Avvocati L’obbligo del preventivo per i clienti non ci emoziona piu’ di tanto (oggi lo devono fare su richiesta). Mentre ci piacciono le società multiprofessionali e l’ingresso di soci di capitali. Un meccanismo per favorire maggiori e piu’ economiche offerte agli utenti. Non vorremmo, pero’, che il principio fosse vanificato, per esempio, da alcuni limiti percentuali della presenza di questi capitali; limiti che -se fortemente al ribasso- potrebbero non far cambiare nulla nella pratica del rapporto tra studio professionale e cliente, lasciando la decisionalita’ dell’avvocato al centro, piuttosto che la centralita’ di servizi da scegliere da parte dell’utente.
Notai Riduzione degli atti per cui e’ obbligatoria la presenza di un notaio. Ancora troppo poco per chi, come noi, crede che un qualunque professionista oggi potrebbe svolgere la funzione di notaio e, di conseguenza, aumentare l’offerta e far calare i costi per l’utenza.
Farmacie Viene eliminato il limite di titolarita’ di 4 licenze in capo ad un unico soggetto e viene consentito l’ingresso di soci di capitale. Liberalizzazione? Un pochino per chi fa business con il settore. Non per i consumatori: costretti a fruire dei servizi delle farmacie solo perche’ i loro proprietari hanno una potente lobby che impone prezzi di vendita e limitata presenza territoriale (4).
Conclusioni. L’Italia e’ un Paese di libero mercato? No. Sia per le osservazioni che abbiamo fatto sopra, sia per ambiti che mancano completamente o che, fino ad oggi, sono stati completamente ravvisati (la presenza di capitale pubblico, per esempio nelle societa’ di gestione dei servizi locali). Forse e meglio dire che non e’ ancora un Paese a completa economia di mercato? E in base a quali prospettive? Le timidezze dell’attuale Governo sono, a nostro avviso, eccessive. Potremmo quindi solo confidare nell’Europa? In teoria. Perche’ in pratica, finche’ l’economia dell’Unione e’ ancora, e pur sempre, soggetta alle decisioni degli Stati nazionali; manca un un potere politico deciso dagli elettori dell’Unione. Non possiamo quindi arrabbiarci piu’ di tanto se da un ministro nazionale dell’Economia, pretendiamo decisioni anche contrarie ai limiti del suo mandato (nazionale e non comunitario). (Vincenzo Donvito, presidente Aduc)

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“Scatola nera” in sala operatoria

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 aprile 2009

“Medici, tranquilli: è in arrivo un supporto didattico e scientifico. Nasce la proposta di legge per l’inserimento della scatola nera in sala operatoria. Non dovrà essere vissuta dal chirurgo come una sorta di “Grande Fratello” che controlla il suo operato, bensì come un supporto utile al suo lavoro, un mezzo per evitare errori e rischi.” Lo sostiene il Consigliere Regionale del Pdl Erder Mazzocchi. “Siamo convinti che inserire una “scatola nera” in sala operatoria che effettui un filmato completo, permette di controllare e valutare ciò che fa il chirurgo e ciò che contemporaneamente accade nel corpo del paziente.”  Prosegue Mazzocchi. “Per evitare di mettere a disagio il professionista ed il paziente e tutelare la loro privacy, dovranno essere utilizzate solo telecamere ambientali. Siamo convinti che questa innovazione permetterebbe non solo di scoprire casi di malasanità ma salvare anche vite umane”. Precisa il consigliere regionale: ”Da un lato rappresenterebbe una sicurezza per il paziente poiché l’intervento sarebbe completamente monitorato, e dall’altro servirebbe anche ad evitare richieste di risarcimento danni nei confronti delle strutture sanitarie in caso di denunce senza fondato motivo. Insomma: una sicurezza per tutti.”.  Conclude, a dovere, Mazzocchi: ”La giunta Marrazzo crede di risanare il bilancio della Regione Lazio, chiudendo gli ospedali. Dobbiamo invece puntare ad investire in tecnologie avanzate, modernizzando la sanità pubblica”.

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