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Quotidiano di informazione – Anno 29 n° 327

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L’Europa nello scenario economico e finanziario internazionale

Posted by fidest press agency su martedì, 21 marzo 2017

europa-comunitariaRoma Giovedì 23 Marzo 2017, ore 11:00 Dipartimento di Economia, Aula Magna Via delle Sette Chiese, 139. Convegno organizzato dalla Facoltà di Economia dell’Università degli Studi Internazionali di Roma e dal Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università degli Studi Roma Tre per la presentazione del volume Il sistema monetario internazionale: dall’approccio egemone a quello multivalutario curato da Olga Marzovilla e Gian Cesare Romagnoli.Programma:
– Saluti: Antonio Magliulo, Preside della Facoltà di Economia
– Presiede: Pier Luigi Belvisi, Università degli Studi Internazionali di Roma
– Relatori: Olga Marzovilla, Università degli Studi Internazionali di Roma; Marco Mele, Università degli Studi Internazionali di Roma; Cosimo Magazzino, Università degli Studi Roma Tre; Gian Cesare Romagnoli, Università degli Studi Roma Tre.

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Rapporto Immigrazione e Imprenditoria – Scenario e prospettive

Posted by fidest press agency su venerdì, 16 dicembre 2016

immigratiDal Censimento del 2001 la presenza immigrata ha conosciuto un incremento straordinario. Non meno sorprendente è l’aumento delle imprese immigrate, arrivate a superare le 550mila unità. Nel corso della crisi, altresì, le imprese immigrate sono aumentate, in controtendenza con il dato generale. Rimane vero, dunque, che gli immigrati hanno dimostrato, e continuano a dimostrare, una maggiore capacità di “resilienza”. Inoltre, sono stati fatti molti passi in avanti e diversi imprenditori di origine straniera si distinguono per numero di dipendenti e per lavorazioni innovative ad alta tecnologia, come pure vengono maggiormente curati i rapporti con l’estero, a partire dai Paesi di origine.
Probabilmente sono ancora incipienti gli indicatori delle potenzialità che si legano alla crescente presenza immigrata nel mondo imprenditoriale, delle quali bisogna farsi carico, non essendo conseguibili automaticamente.
Le difficoltà che si presentano nel contesto imprenditoriale italiano riguardano tanto gli italiani quanto gli immigrati, e anzi su questi ultimi pesano maggiormente diversi fattori: adempimenti burocratici, assistenza, credito, rapporti con la burocrazia. Ne deriva la necessità di fare di più per superare queste difficoltà, che rendono l’Italia meno incentivante rispetto ad altri contesti nazionali, dove essere imprenditori è più facile e anche più redditizio. I limiti che riscontriamo nell’imprenditoria a gestione immigrata rimandano a quelli che caratterizzano in linea generale il “Sistema Italia”. Non si può fare a meno di ricordare che da noi gli investimenti per lo sviluppo ammontano all’1,9 % del Pil, mentre nell’Ue l’incidenza è del 2,3% (dati del 2014). Stando così le cose, non desta sorpresa che per numero di brevetti l’Italia venga dopo non solo dopo i grandi Stati membri, ma dopo Stati molto più piccoli. Questo svantaggio va a detrimento della competitività, ma può essere superato, con conseguente beneficio sia degli imprenditori italiani che di quelli immigrati.
Il Rapporto Immigrazione e Imprenditoria 2016, giunto alla terza edizione, è un sussidio utile perché offre uno spaccato preciso della realtà imprenditoriale immigrata. Non si tratta solo di numeri ma anche di considerazioni incentivanti, che aiutano a conferire a questo comparto la dovuta attenzione.

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Scenario completamente nuovo nel panorama diagnostico della sincope

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 ottobre 2016

padovaPadova Il Prof. Paolo Prandoni dell’Azienda Ospedaliera/Università di Padova direttore del Centro Coagulopatie, autore principale della scoperta scientifica, pubblicata oggi dalla prestigiosa rivista scientifica The New England Journal of Medicine ha evidenziato come
“i risultati di questo studio aprano uno scenario completamente nuovo nel panorama diagnostico della sincope, richiedano la riformulazione di nuove linee guida nazionali ed internazionali che prevedano la ricerca dell’Embolia Polmonare (EP) in tutti in pazienti che vengono ricoverati con un episodio di sincope”. Padova è capofila degli 11 Centri italiani che hanno contribuito in modo significativo al progetto. Luciano Flor direttore generale dell’Azienda Ospedaliera riconosce l’elevata preparazione scientifica dei ricercatori universitari padovani che ha consentito di raggiungere risultati a livello internazionale e, auspica possano presto, tradursi in pratica per il bene di tutti. L’embolia polmonare è la terza malattia cardiovascolare in ordine di frequenza. In Europa circa 370.000 sono i decessi legati all’EP ogni anno. La precocità della diagnosi e della terapia ne riduce la mortalità del 75%.
La sincope è una perdita di coscienza transitoria a rapida insorgenza, di breve durata e con risoluzione spontanea e completa. E’ responsabile del 3% di tutti gli accessi al Pronto Soccorso e dell’1% di tutti i ricoveri ospedalieri. Abitualmente avviene per cause banali e facilmente riconoscibili – quale stress emotivo, dolore, vista del sangue, post-prandiale, post-esercizio fisico, post-minzionale, prolungata stazione eretta in pubblico soprattutto in ambienti chiusi, calo pressorio – frequentemente indotto dal recente uso di farmaci ipotensivi, disidratazione, vomito e/o diarrea profusi, salasso, uso di alcoolici, emorragie, uso di colletti troppo stretti, malattie neurologiche di varia natura – e tende a ripetersi anche più volte all’anno in soggetti predisposti. I casi di sincope vengono per lo più gestiti su base ambulatoriale, e se anche – come spesso accade – i pazienti si recano ad un Pronto Soccorso vengono rapidamente congedati.
Solo una minoranza – oscillante tra 1/4 ed 1/3 di tutti i pazienti con sincope – vengono ricoverati. Trattasi dei casi in cui la caduta ha provocato seri traumi, di quelli che hanno patologie concomitanti che ne richiedono il ricovero, di coloro che hanno una elevata probabilità di affezioni cardiache predisponenti (quali bradi o tachiaritmie o stenosi aortiche) e di coloro in cui non si identifica una causa plausibile della perdita di coscienza.Benchè sia noto che la sincope può essere provocata da una embolia polmonare EP (da sola od associata con trombosi venose profonde degli arti), non si conosceva prima di questo studio la reale frequenza di EP in pazienti con sincope, per questo i medici raramente la sospettavano in questi pazienti.
Ma la precoce diagnosi e cura quasi sempre diventa decisiva per favorire la sopravvivenza del paziente, dato che l’EP è una condizione grave e potenzialmente fatale.
Allo scopo di stabilire la prevalenza di EP in pazienti ricoverati per sincope, è stato avviato lo studio multicentrico, prospettico in 11 centri italiani (Padova, Roma, Camposampiero, Livorno, Faenza/Ravenna, Castelfranco V.to, Piacenza, Cosenza, Roma 2, Udine, Varese), che ha previsto l’impiego di un algoritmo diagnostico ben consolidato che accertasse o escludesse la presenza di EP nei 560 pazienti oggetto della ricerca, prescindendo dal fatto che fosse ipotizzabile oppure no una causa alternativa di sincope. In 205 pazienti non c’era una spiegazione chiara della sincope ma grazie allo studio è stata riscontrata in 52 di loro l’embolia polmonare. Negli altri 355, i clinici erano convinti di aver trovato altra spiegazione alla sincope e non embolia polmonare, in 45 di loro è stata dimostrata invece l’embolia polmonare in atto.
Entro le 48 ore dal ricovero in ben 97 pazienti è stata riscontrata l’EP – il 17.3% delle 560 persone oggetto della ricerca. L’embolia polmonare era grave in 61 pazienti e in 36 di più limitata entità. La precocità della diagnosi nei pazienti giunti al Pronto Soccorso ha consentito una tempestiva terapia salvavita.In conclusione quando non esista altra spiegazione all’episodio sincopale, è ora dimostrata la frequenza di embolia polmonare, che sommata a quella già riconoscibile, diventa in 2/3 dei pazienti che afferiscono ai Pronti Soccorso, causa certa di sincope.
Il NEJM – The New England Journal of Medicine è tra le più prestigiose pubblicazioni di medicina al mondo. Gli articoli pubblicati settimanalmente, sono fortemente selezionati da specialisti di livello internazionale. Edito dalla Massachusetts Medical Society, pubblica in lingua inglese ed ha il più alto fattore di impatto. E’ la più antica rivista di medicina al mondo e pubblica da oltre due secoli. Sul sito della rivista è visibile anche il video della scoperta http://www.nejm.org/

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Se al referendum vince il No: lo scenario del dopo

Posted by fidest press agency su lunedì, 17 ottobre 2016

governo-monti.medium_300“Se Renzi perde il referendum con lui dimissionario, in due settimane, si fa una nuova legge elettorale partendo anche da quello che c’è: si fanno le modiche all’Italicum, si adegua al Senato, si mettono le preferenze per eleggere direttamente da chi farsi rappresentare e si mette premio maggioranza alla coalizione. E dopo due settimane Renzi si dimette. Sarebbe anche simbolico perchè la data coinciderebbe con il 21 di dicembre che è lo stesso giorno in cui si dimise Monti. Poiché Renzi e Monti sono la stessa cosa, la storia si ripeterebbe anche con un certo grado di ciclicità”. Lo ha detto il leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, intervistata da Mario Giordano nel coso della manifestazione per il NO al referendum costituzionale organizzata a Milano da FdI.
“In nessun caso noi daremo l’ok al quarto governo consecutivo non scelto dai cittadini: su questo punto non ci devono essere incomprensioni. E se Mattarella dovesse rivelarsi un qualunque Giorgio Napolitano noi chiamiamo già da ora gli italiani a mobilitazione. Fare un esecutivo per fare la legge elettorale sarebbe solo l’alibi per tenere altri due anni in piedi l’ennesimo governo che fa gli interessi di qualcuno e lo dico perchè ho sentito tutti dire “facciamo un bel governone di inciucio per fare la legge elettorale” compreso il movimento cinque stelle”, ha spiegato Meloni.
«Ricostruire la coalizione partendo dai programmi e il nostro primo punto è la “preferenza nazionale”: prima gli italiani nell’accesso ai servizi sociali. Non è in nessun modo razzismo ma funziona così in tutto il mondo e in ogni ambito: quanto un’impresa ha degli utili non li distribuisce tra i passanti ma tra chi ha investito nell’impresa e poiché i cittadini italiani sono quelli che con il loro lavoro e il loro sacrificio hanno costruito i servizi sociali italiani è giusto che ne beneficino per primi. E lo dico perchè c’è disegno di sostituzione etnica, come dimostra l’ultima trovata di dare la residenza agli immigrati che stanno nei centri di accoglienza. Poi bisogna darsi delle regole nel funzionamento di questa coalizione. Vado agli appuntamenti e vedo volentieri Berlusconi e Salvini e l’incontro di ieri è stato posticipato di qualche giorno e si dovrebbe tenere a Roma tra mercoledì e giovedì. Credo che alla fine il centrodestra per rifondarsi debba avere un momento di grande partecipazione: dobbiamo tornare nelle piazze e nelle strade e chiedere agli italiani quale sia il modello vincente di centrodestra. Quindi primarie per tutto, anche per identificare il portabandiera. Credo che quella sia una grande sfida e ovviamente quando ci saranno le primarie ci saremo anche noi, mi candido io, poi vediamo».
Lo ha detto il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, a Milano nel corso della manifestazion per il no al referendum.
«Noi siamo pronti: bisogna solo crederci e essere chiari sul fatto che di favori a Renzi ne abbiamo fatti fin troppi. Penso alle elezioni amministrative a Roma dove le cose non sarebbero andate cosi se Forza Italia avesse fatto la sua parte. Mi riferisco proprio alla permanenza del governo Renzi: se il candidato del Pd non fosse arrivato al ballottaggio nella Capitale probabilmente oggi ci saremmo già liberati di Renzi, senza neanche arrivare del referendum costituzionale. È una responsabiltà che ha qualcuno e su questo ‘non facciamo prigionieri’: è l’ultima occasione per dimostrare da quale parte della barricata si vuole stare, dopo di che noi andiamo per la nostra strada e chi vuole fare inciuci con Renzi li faccia», ha spiegato Meloni.

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Haiti: scenario post-uragano

Posted by fidest press agency su venerdì, 7 ottobre 2016

haiti-uragano“Lo scenario ad Haiti post uragano è apocalittico, siamo ai livelli di devastazione del terremoto del 2010 ” lo dichiara Andrea Iacomini Portavoce UNICEF Italia “Con il primo accesso dei nostri aiuti nelle aree colpite iniziano finalmente ad arrivare notizie sulla situazione. Ci sono 522 mila bambini colpiti dall’uragano Matthew nel sud del Paese e già si registrano casi gravi di colera, dengue e zika. A Les Cayes, completamente allagata, sono state evacuate molte persone ma coloro i quali non hanno voluto abbandonare le case sono probabilmente morti o dispersi” prosegue “Siamo come UNICEF in prima linea per evitare la diffusione delle malattie e per prestare soccorso agli sfollati, temiamo che il numero dei morti si aggraverà di ora in ora” conclude. Per far fronte a questa emergenza, l’UNICEF, che lavora con propri operatori nel paese dal 1949, ha aperto una campagna di raccolta fondi per aiutare i bambini di Haiti: per questi primi interventi di soccorso e assistenza, sono subito necessari 2 milioni di dollari. Non lasciamo soli i bambini di Haiti. E’ possibile aiutare i bambini di Haiti colpiti dall’uragano Matthew con donazioni tramite: sito-web http://www.unicef.it/haiti

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Dichiarazione dei Ministri della Salute del G7 sulle resistenze antimicrobiche

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 maggio 2016

resistenza microbica2I Ministri della Salute del G7 riunitisi a Berlino l’8 e il 9 ottobre 2015 per affrontare il tema delle resistenze antimicrobiche e dell’epidemia di Ebola, in continuità con gli impegni presi nel corso del G7 di giugno, hanno sottoscritto la “Dichiarazione di Berlino sull’antibiotico-resistenza”. Nella loro dichiarazione, i Ministri definiscono le resistenze antimicrobiche (AMR) una minaccia per la salute globale per i Paesi di tutto il mondo. In assenza di un intervento tempestivo ed appropriato, sarà inevitabile una drammatica perdita di efficacia delle terapie antibiotiche. L’infezione causata da batteri multiresistenti comporta tempi prolungati di trattamento, mortalità più elevata, oneri pesanti per i sistemi sanitari e un impatto negativo sull’intero scenario delle economie nazionali: rispetto a una normale infezione, un’infezione antibiotico-resistente comporta costi sanitari aggiuntivi compresi tra 10.000 e 40.000 dollari. Le infezioni resistenti, ai livelli attuali, potranno causare una grave contrazione del prodotto interno nei Paesi OCSE pari al 0,03% nel 2020, 0,07% nel 2030 e 0,16% nel 2050, con una perdita cumulativa di circa 2,9 milioni di miliardi di dollari.
Nella Dichiarazione, i Ministri sottolineano la necessità e l’urgenza di una crescente integrazione tra iniziative pubbliche e private di lotta al fenomeno della AMR e un loro coordinamento con azioni promosse in questo ambito dalle diverse organizzazioni internazionali. Il problema della multiresistenza riguarda diversi aspetti multisettoriali e interdisciplinari e vede coinvolti diversi settori della salute umana e animale, l’agricoltura, l’ambiente e la ricerca.
resistenza microbica4È fondamentale un approccio integrato basato sul miglioramento della prevenzione e del controllo, la salvaguardia dell’efficacia degli antibiotici esistenti e futuri, l’impegno nella ricerca per sviluppare nuovi antimicrobici, vaccini, trattamenti alternativi e strumenti di diagnosi precoce.
Coerentemente a un approccio di “One Health” i Governi sono disponibili a rivedere ciascuno il proprio piano d’azione nazionale tenendo conto del Piano d’azione globale messo a punto dall’OMS e a sostenere gli altri Paesi nello sviluppo dei piani d’azione, allo scopo di contribuire a costruire una capacità globale di affrontare il problema, condividendo le best practices raccolte nel documento “La lotta alla resistenza antimicrobica, esempi di migliori pratiche dei Paesi del G7”.
I Paesi del G7 aumenteranno gli sforzi su nuove o esistenti iniziative quali, ad esempio, “La settimana mondiale degli antibiotici” dell’OMS, per promuovere una crescente presa di coscienza dell’opinione pubblica sulla gravità del fenomeno delle resistenze agli antibiotici.
È previsto un rafforzamento dei programmi per medici e veterinari sulla gestione del farmaco antibiotico e sulla salvaguardia dell’efficacia per ridurne l’uso inappropriato. Nell’ottica di un uso prudente degli antibiotici, tutti i Paesi sono invitati a rendere disponibili questo tipo di farmaci solo dietro prescrizione, medica o veterinaria.
Per migliorare la capacità di comprensione del fenomeno dell’antibiotico-resistenza è necessario migliorare anche i sistemi di comparabilità dei dati sul consumo e l’utilizzo degli antibiotici e la prevalenza di AMR nella popolazione attraverso un rafforzamento e ampliamento dei sistemi di sorveglianza nazionali e internazionali. I Paesi del G7 lavoreranno in collaborazione con l’OMS per promuovere una rete globale di ricercatori, esperti del mondo accademico, dell’industria, della salute, della sanità veterinaria, della sicurezza alimentare e dell’agricoltura, di agenzie regolatorie, organizzazioni filantropiche ed organizzazioni internazionali per favorire lo scambio di informazioni sulle attività di ricerca in corso, l’accesso alle competenze per i progetti finanziati e il mantenimento delle conoscenze acquisite. La Germania ha già fissato il primo incontro di esperti nel 2016-2017.
Il dialogo e la cooperazione internazionale sono essenziali per giungere alla convergenza e armonizzazione dei requisiti tecnici e degli studi necessari ai fini dell’approvazione di nuovi antibiotici e dell’accelerazione del processo per renderli più velocemente disponibili ai pazienti.
Coerentemente ad un approccio di intervento tempestivo, i Ministri del G7 hanno chiesto un incontro sulle AMR nell’ambito all’Assemblea generale dell’ONU che si terrà nel corso nel 2016, con l’intento di promuovere sul tema della resistenza antimicrobica una maggiore consapevolezza politica, un impegno e un ruolo guida dei capi di Stato, di Ministri e leader mondiali.

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Lo stato dell’oncologia in Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 27 aprile 2016

tumoreRoma, 28 aprile 2016, ore 11 Senato della Repubblica, Sala Capitolare (Piazza della Minerva 38) Negli ultimi decenni si è registrato un incremento costante dei pazienti con storia di cancro in Italia: erano meno di un milione e mezzo all’inizio degli anni Novanta, due milioni e mezzo nel 2012, circa tre milioni nel 2015. Nel 2020 saranno 4 milioni e mezzo. Lo scenario dell’oncologia è in rapida evoluzione, molte persone guariscono o possono convivere a lungo con la malattia. E rivendicano il diritto di tornare a un’esistenza normale. Le Istituzioni e i clinici devono essere in grado di rispondere alle esigenze di questi pazienti. Per fare il punto sullo stato dell’oncologia nel nostro Paese l’AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) organizza un convegno nazionale giovedì 28 aprile a Roma alle 11 al Senato (Sala Capitolare, Piazza della Minerva 38), a cui parteciperanno, fra gli altri, il prof. Carmine Pinto, presidente nazionale AIOM, la dott.ssa Stefania Gori, presidente eletto della società scientifica, il dott. Fabrizio Nicolis, presidente Fondazione AIOM, e Emilia Grazia De Biasi, Presidente Commissione Igiene e Sanità del Senato. È stato invitato il Ministro della Salute, on. Beatrice Lorenzin.Alle 14 (Grand Hotel de la Minerve, Sala Olimpo, Piazza della Minerva 69) è prevista la II Sessione su “Istituzioni e programmi di prevenzione”. Interverranno, fra gli altri, il prof. Mario Melazzini, presidente AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), e Antonio Saitta, Coordinatore Tavolo Sanità della Conferenza Stato-Regioni.

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The second scenario – that of a frozen conflict – seems the most plausible

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 novembre 2015

ukraineIt may also be the best we can hope for. Russia already has a string of similar dependencies, from Nagorno-Karabakh in Azerbaijan, to Abkhazia and South Ossetia in Georgia, to Transnistria in Moldova. Adding the Donbas region to the list may seem logical, but the choice is fraught with complications for Russia.It is extremely unlikely that the Kremlin would be ready to annex another region of Ukraine, as it did with Crimea, or even to recognise the Donbas as independent, as it did with Abkhazia and South Ossetia. The industrial and mining region’s devastation is so profound that some have actually argued that Kiev should simply cede the territory and force Russia to foot the bill for reconstruction.Even assuming that the Donbas region remains part of Ukraine, the status quo cannot be sustained. The local population is in dire straits. Unless a solution can be found to allow for a resumption of social services, as well as for the return of refugees and internally displaced persons, the risk of a socio-economic catastrophe will continue to grow, and with it the risk of resumed violence.In the third scenario, a negotiated settlement, would require four main elements to work. It must: 1) compartmentalise Crimea, 2) find a constitutional solution on federal status for the Donbas region, 3) shore up the Ukrainian economy and 4) begin reconstruction in the east. Above all, striking a deal with Russia would require that there should be something in it for the Kremlin, too – and that may prove the real killer.On Crimea, it should be pointed out that downgrading the conflict to a bilateral issue between Russia and Ukraine would not be tantamount to recognition of the annexation. The US and Europe, after all, never recognised the Soviet occupation of the three Baltic states, but still saw no obstacle to trade or commercial ties with those republics while they were part of the Soviet Union. As tensions mount over Russia’s presence in Syria, simply putting Crimea on the shelf may be a way forward.The next element, the federalisation of the Donbas, was one of the Kremlin’s original demands. After the fighting erupted, the very idea of any form of concession to the separatists became anathema to the Ukrainian side. Now that the weapons have fallen silent and the Minsk accord appears to be holding, it may be possible to return to talks on the region’s status. The government in Kiev is cautiously optimistic, but wants to see more evidence that fighting will not continue.Making an agreement stick would be a tall order for both sides. The Kremlin would have to let the authorities in Kiev assume full control over all border crossings, which would effectively block the separatists’ supply lines. In return, Ukraine would have to grant a high degree of autonomy to local authorities in the Donbas that are beholden to Moscow. As those bodies would have a say in federal decision making, the Kremlin would get a de facto veto power over matters such as Nato membership.If Kiev refuses to accept those terms, it risks triggering a resumption of hostilities in the east. If it accedes, it risks triggering rebellion in the centre and the west of the country. Although parties of the far right, such as Svoboda and Samopomich, do not poll more than 5 or 10 per cent in national elections, they cannot be ignored. When Ukraine’s parliament, the Rada, held a first reading of a bill on decentralisation on August 31, violent protests left three dead and dozens wounded. A right-wing rebellion, driven by accusations of treachery and betrayal, could well sweep President Petro Poroshenko from power and even break up Ukraine or turn it into a failed state.The only real safeguard against such an outcome is to strengthen Ukraine’s economy, which is a tremendous challenge. The World Bank is hopeful that economic growth will resume in 2016, but it also recognises that this year’s contraction may come to 12 per cent, considerably worse than its April projection of a 7.5 per cent drop.
Ukraine’s first taste of economic success could be easily undone. The current account has been balanced mainly through reduced imports, which became unaffordable as the country’s currency, the hryvnia, plummeted. If economic growth resumes, the external deficit will widen again. Ukraine’s budget surplus has been achieved by harsh austerity programmes reminiscent of those in Greece. Salaries and pensions have been frozen amid rampant inflation, which peaked at 60 per cent in April. It is fair to question the wisdom of such methods during a severe recession.The deal with foreign bondholders is also less than meets the eye. Originally, the savings for Ukraine was supposed to be much larger. The IMF calculated that a ‘debt operation’ entailing a write-down and rescheduling of debt held by private credits would free up the equivalent of US$15.3 billion, on top of US$17.5 billion in direct IMF assistance to Ukraine. During the debt talks, Ukrainian Finance Minister Natalie Jaresko had insisted that foreign bondholders would have to take a 40 per cent ‘haircut,’ even as the IMF made it clear that its continued support was contingent on a deal being reached.The question now is whether the 20 per cent debt reduction is enough ­– especially because there are big bills waiting. Russia is demanding that Ukraine repay its US$3 billion Eurobond coming due in December, and it is estimated that a further US$1 billion will be needed to secure Russian gas for the winter season. Ms Jaresko commented after the debt deal that the US$3.6 billion savings was ‘an enormous amount for us.’ Next month, Kiev may have to prepare an even bigger amount to pay its Russian debts.Meeting its current debt obligations effectively requires Ukraine to keep its budget in surplus. But running a budget surplus voids all hope of achieving economic growth of 2-4 per cent over the next few years, a level which the IMF views as essential to make the bailout work. This means Ms Jaresko was right to insist on a bigger write-down, and that a second ‘haircut’ can be expected.By far the greatest obstacle to economic revival is corruption. Last year, Ukraine ranked 142nd of 175 countries surveyed by Transparency International in its Corruption Perceptions Index. Before a recent meeting with Ukrainian Prime Minister Arseniy Yatsenyuk, Chancellor Angela Merkel said that German companies stand ready to invest, but only if the right conditions are in place. In plain language, that means Ukraine will have to tackle corruption and roll back the influence of the country’s notorious oligarchs.Before a recent meeting with Ukrainian Prime Minister Arseniy Yatsenyuk, Chancellor Angela Merkel said that German companies stand ready to invest, but only if the right conditions are in place. In plain language, that means Ukraine will have to tackle corruption. Rebuilding the Donbas region will be the most taxing of all. Output in the region has fallen precipitously since the conflict started, largely due to a 70 per cent drop in trade with Russia. Before the conflict began, Ukraine traded as much with Russia as with the EU; now the volume of trade is about half. The conflict in east Ukraine has claimed over 8,000 lives, including civilians. More than 1.4 million people have been displaced, many of whom had been employed in factories and mines that have now shut down.
If the constitutional issue can be resolved – which looks iffy indeed – it is possible to envision a process in which Russia and the West join hands to rebuild the Donbas. Since the bulk of the region’s industries were built for trade with Russia, Moscow must play a significant role. The prospect of resuming cooperation with Ukrainian defence suppliers could give the Kremlin an extra incentive. For Western firms, there are tantalising prospects for infrastructure projects and the consumer goods industry.Will any of this happen? The difficulties seem endless, not least the impossibility of scaling back sanctions while Russia is bombing Western-backed rebels in Syria. The most plausible outcome is that of frozen conflict, which in the industrial Donbas would inevitably lead to economic collapse and a resumption of violence. This would threaten the economic recovery and political stability of Ukraine as a whole.One gauge of severe ‘Ukraine fatigue’ is that the EU has given the country only US$2.5 billion in non-loan economic aid. That compares with billionaire philanthropist George Soros’s estimate that US$50 billion is needed to put the country back on its feet. While the lull in the Donbas has granted Ukraine some breathing space, the country is still facing a ‘now or never situation.’ As Mr Soros rightly noted, doing nothing would be a tragic mistake. (ukraine)

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Il Servizio Sanitario Nazionale è paragonabile a una nave che si sta dirigendo verso la tempesta perfetta

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 maggio 2015

Lorenzin beatriceGli elementi per prevedere lo scenario imminente sono chiari: aumento progressivo delle malattie croniche (ipertensione, diabete, malattie cardiovascolari e tumori), tagli alla spesa sanitaria, scarsi investimenti strutturali, blocco del turn over. Bastano alcuni numeri per comprendere la portata del possibile ‘naufragio’: negli ultimi 60 anni in Italia il numero di cittadini di età pari o superiore ai 65 anni è aumentato di oltre 30 volte. Nel 2015 sono previsti oltre 13 milioni di over 65 e, in base ai dati ISTAT, nel 2030 saranno più di 16 milioni. Nell’ultimo ventennio la proporzione di italiani affetti da almeno una malattia cronica è aumentata dal 35,1 al 37,9% (pari a 2,7 milioni di cittadini), mentre la percentuale di persone colpite da almeno due di queste patologie è passata dal 17,7 al 20% (2 milioni). I ‘multicronici’ saranno quasi 13 milioni nel 2024 e oltre 14 milioni nel 2034, pari rispettivamente al 20,2% e 22,6% della popolazione (nel 2013 si attesta al 14,4%). Il sistema rischia di non riuscire a reggere le crescenti richieste di salute di questi cittadini. Ma la nave si può salvare e la ricetta è contenuta nel volume “La tempesta perfetta” (ed. Vita e Pensiero, pp. 138), presentato oggi al Ministero della Salute con l’intervento del Ministro, Beatrice Lorenzin, e degli autori, Walter Ricciardi, Claudio Cricelli, Vincenzo Atella e Federico Serra. “Innanzitutto – spiega il prof. Walter Ricciardi, Ordinario di Igiene presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e Commissario dell’Istituto Superiore di Sanità – è necessario evitare che il Sistema Sanitario Nazionale sia l’espressione, a volte schizofrenica, delle volontà di 21 Regioni e Province Autonome che, in nome della riforma federalista, interpretano il dettato costituzionale come possibilità di operare senza vincoli, salvo poi trovare un salvatore di ultima istanza nello Stato. Questo non significa voler tornare indietro al dirigismo centralista precedente agli anni 2000. I vantaggi di una gestione locale più vicina al paziente sono a tutti noti e, quindi, vanno preservati. Deve però essere rivalutato il ruolo di cooperazione e di scambio di esperienze tra Regioni e tra Centro e Regioni che in questi anni è venuto a mancare per vari motivi. Questa fase di ristrettezze economiche potrebbe rappresentare un’opportunità proprio per migliorare l’efficienza del sistema, eliminando la corruzione e gli sprechi che lo affliggono grazie ad una vera e sistematizzata valutazione delle performance e all’applicazione di una logica dell’accountability”. Nel 2011 in Italia la spesa sanitaria rappresentava il 9,2% del PIL, una percentuale leggermente inferiore alla media dei Paesi dell’OCSE (9,3%), ma decisamente più bassa rispetto a quella di altre nazioni europee come i Paesi Bassi (11,9%), la Francia (11,6%) e la Germania (11,3%). “Le dinamiche osservate dal 2011 fino a oggi sul fronte del finanziamento pubblico alla Sanità ci lasciano immaginare che non vi saranno risorse aggiuntive in questo settore – sottolinea il dott. Claudio Cricelli, Presidente della Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG). La sanità nel nostro Paese va cambiata in modo strutturale. È necessario introdurre politiche efficaci per prevenire le malattie, rafforzare l’accesso a un’assistenza primaria di qualità e migliorare il coordinamento delle cure, soprattutto per le persone con patologie croniche. I vantaggi di questa operazione sono elevatissimi e consentiranno di traghettare la nave del sistema sanitario verso un porto sicuro”. L’Italia, in merito ai corretti stili di vita, si attesta fra le peggiori realtà europee. Il nostro Paese è, infatti, terzo, dietro a Grecia e Stati Uniti, presentando il 30,9% di bambine tra i 5 ed i 17 anni di età in condizione di sovrappeso o obesità, nonostante un patrimonio di tradizioni e cultura legato ai benefici della dieta mediterranea. Differisce non di molto la situazione legata ai maschi che vede i bambini italiani dietro ai coetanei di Grecia, Stati Uniti e Spagna, con il 32,4% di obesi o sovrappeso (media europea: 22,9%). E il 39,2% degli italiani (23 milioni di persone) è sedentario. “La nuova rotta – continua il dott. Cricelli – dovrà spostare risorse economiche e umane dalla cura delle malattie alla prevenzione. Questo imporrà di dover ‘re-ingegnerizzare’ l’intero Servizio Sanitario Nazionale, formando una nuova classe di professionisti della salute preventiva e trasformare, mettendole in rete, le strutture già esistenti sul territorio (ad es. strutture sanitarie, scuole alberghiere, scuole primarie e secondarie, palestre pubbliche) per educare attivamente i cittadini alla tutela della propria salute”. Un altro aspetto centrale riguarda gli investimenti. Da tempo, infatti, il sistema sanitario ha fortemente contenuto le spese per il rinnovo e lo sviluppo strutturale, infrastrutturale e tecnologico, soprattutto nelle Regioni del Sud, portando a strutture sanitarie, soprattutto pubbliche, sempre più vetuste che spesso si confrontano con centri privati che al contrario risultano più moderni, confortevoli e all’avanguardia. “Ma non sono solo le mura degli ospedali ad invecchiare – sottolinea il prof. Vincenzo Atella, Direttore del CEIS Tor Vergata (Center for Economic and International Studies). Il blocco del turnover pone il problema di un personale sanitario sempre più anziano e spesso numericamente insufficiente per soddisfare le necessità dei pazienti: il personale in dotazione alle strutture sanitarie pubbliche è infatti in continua riduzione dal 2010, come testimoniato dal tasso di turnover, sceso in media di oltre il 78%, con le Regioni del Centro-Nord che presentano valori più elevati rispetto al Meridione”. “Negli ultimi 13 anni – continua il dott. Federico Serra, Vice Presidente Public Affairs Association – vi è stata una totale assenza di visione strategica e di governance nel settore della programmazione delle risorse umane in Sanità, che ha visto arrivare l’intero sistema sull’orlo della non sostenibilità, a causa della perdita di equilibrio tra accesso alla formazione pre-laurea, alla formazione post-laurea (Scuole di Specializzazione e formazione specifica di Medicina Generale) e al mondo del lavoro. Si potrebbe dire che le modalità di contenimento della spesa adottate finora hanno preferito il razionamento alla razionalizzazione. In altri termini, si è scelto di perseguire la logica del ‘fare lo stesso con meno’, senza assicurarsi di soddisfare davvero i bisogni di salute dei cittadini. Proseguire sulla linea dei tagli lineari, riducendo ulteriormente la spesa sanitaria pubblica, che è tra le più basse del mondo, finirebbe per compromettere il lavoro virtuoso di riduzione dei disavanzi fatto da molte Regioni, costringendo molte Aziende ad operare con fortissime restrizioni che minano pesantemente la tenuta del sistema e, in alcuni casi, la possibilità di mantenere l’adeguata erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza”. “La realtà che abbiamo vissuto negli ultimi anni – conclude il prof. Ricciardi – è quella di una frammentazione esasperata, di una conflittualità latente e dell’aumento esponenziale delle differenze nella qualità e quantità dei servizi, non solo tra Regioni, ma anche all’interno della stessa Regione. È possibile fare bene anche con le risorse attualmente a disposizione, purché vengano utilizzate correttamente, ad esempio riducendo gli sprechi e riallocando le risorse facendo attenzione all’andamento degli indicatori di processo e di risultato, premiando le buone pratiche e incentivando trasparenza e merito”.

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Perchè vogliamo farci male?

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 novembre 2011

CONSTANTINE PALACE, STRELNA. Italian Prime Min...

Image via Wikipedia

I tamburi delle opposizioni rullano: è tempo di cambiamento, e qui nulla da eccepire. Resta, tuttavia, una riflessione da fare, che è di merito. Se noi immaginiamo che questo invito diventato “perentorio” da almeno un anno a questa parte di colpo si concretizzasse noi ci troveremmo a prefigurare un possibile immediato scenario: quello di un governo senza Berlusconi ma con il sostegno del Pdl e del terzo polo e con la compiacente astensione delle opposizioni, che restano. Una simile compagine si troverebbe pari pari a dover risolvere gli stessi problemi che ora si pongono sul tappeto ma privati di un mediatore, per quanto criticato e messo alla berlina, che sino ad oggi ha mostrato di tenere ben salde le redini del potere e a trasformare un partito, la Lega, in suddito fedele sino all’obbedienza cieca. Se ci pensiamo bene è proprio questo il motivo che i potenziali transfughi si trattengono dal passare dall’altra sponda secondo l’antico detto che lasciare la vecchia strada per la nuova si sa quel che si lascia ma non si sa quel che si trova. Ragione vorrebbe che se si vuole accelerare il processo legato al ricambio della leadership occorre contrapporre un’altra dello stesso spessore e capace d’essere tanto credibile proprio in virtù di un consenso parlamentare ampio e convinto. Non si può chiedere la fiducia di un nuovo esecutivo e inncassare solo una manciata di voti in parlamento, oltre la maggioranza assoluta richiesta. Ci immaginiamo un rigore economico, scelte difficili, opinioni tanto contrastanti al riguardo che di colpo riescano a trovare la sintesi se a tutt’oggi i distinguo restano forti anche se diplomaticamente sopiti al solo scopo di raggiungere un fine che riguarda unicamente la persona del presidente del Consiglio? Come dire: intanto lo mandiamo via e poi si vedrà. E quel poi che si vedrà che pesa come un macigno. Giustamente Di Pietro lo ha intuito proponendo che le opposizioni scrivano una lettera unitaria alla comunità europea indicando la volontà di mettere mano alle riforme richieste per ristabilire la fiducia del mercati e nel rimettere in ordine i conti dell’azienda italia incidendo proprio sui temi più ostici: i tagli alla politica, la patrimoniale e le riforme della sanita, della giustizia, della previdenza e dell’assistenza sanitaria. E tutto questo per farlo tra il fiato grosso di chi le pretende con urgenza e l’affanno di chi deve metterle in cantiere. E il rischio è di finire dalla padella nella brace non è solo teorico. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Governo: promettere sempre, mantenere mai

Posted by fidest press agency su domenica, 17 luglio 2011

Cosa unisce quella casta politica italiana  nella sua ferrea volontà di raggiungere e mantenere il potere pubblico con tutti i mezzi possibili ed immaginabili? Sul come si possa arrivare a conquistare la maggioranza del consenso elettorale le notizie che raccontano di richieste più o meno esplicite di voti a componenti delle organizzazioni mafiose e gli accordi cui sono costrette le forze politiche deboli e vili con le mafie, descrivono un impietoso scenario di bassezze umane e politiche che vanno dallo scambio voto – favori politici (appalti pubblici, posti di lavoro pubblici, etc) sino a condizioni di vero proprio cointeresse politico-mafioso, ben raccoglibili nella frase del premier che impedì la candidatura del ministro napoletano Mara Carfagna alla poltrona di sindaco di Napoli per non doverla consegnare alla camorra, come fosse già evinto che, un cittadino napoletano, ancorchè ministro della repubblica, non sia in grado e non abbia qualità sufficienti per resistere alle tentazioni delle sirene mafiose. Sul come invece si conservi tale potere raggiunto con il contributo di simili mezzi vergognosi, non vi è alcun dubbio: procedere nell’iter tecnico-giuridico per il perseguimento di quelle riforme come il Federalismo Fiscale, procrastinandone invece l’effettiva e completa realizzazione in tempi futuri piuttosto lontani, potendo così scaricare la responsabilità del non raggiungimento di tali promesse riforme su condizioni future non prevedibili e non previste. Così, si rimanda artatamente ogni obiettivo raggiungibile, continuando a prometterne il raggiungimento, pur rimandando contestualmente sine die la loro effettiva realizzazione. Questa filosofia deriva direttamente dalla prassi della prima repubblica in pieno stile democristiano, all’interno della cui ispirazione si raccomandava strettamente di promettere un “sì certo e convinto” a coloro i quali si avvicinassero al potere pubblico per ottenere un appalto pubblico o la vittoria in un pubblico concorso, negandone successivamente la realizzazione di un tale evento, poichè una volta raggiunto l’obiettivo per quei potenziali elettori, non sarebbe stato più possibile indirizzarne e condizionarne il voto ed il consenso: promettere sempre e mantenere mai, occupare il potere con qualsiasi mezzo per non rinunciarvi mai più. (Gustavo Gesualdo alias Il Cittadino X – in sintesi)

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Afghanistan: nuovo caduto

Posted by fidest press agency su martedì, 12 luglio 2011

afghanistan

Image by The U.S. Army via Flickr

“Esprimo il mio più profondo cordoglio per la morte del primo caporal maggiore Roberto Marchini, ma il tributo di sangue deve cessare, acceleriamo il rientro delle truppe per evitare nuovi lutti” lo dichiara l’on. Americo Porfidia di Noi Sud e membro della Commissione Difesa “Con il geniere-paracadutista Marchini siamo giunti a 40 morti nello scenario di guerra Afghano. Lo abbiamo già detto e lo ribadiamo con forza, la missione italiana in Afghanistan deve terminare. Comprendiamo che vi sono tempi tecnici oggettivi e delle clausole di natura internazionale da rispettare, ma è bene che si avvii immediatamente il piano di rientro della missione. Non possiamo immaginare una nostra presenza a tempo indeterminato. Il tributo di sangue cresce, così come il dolore delle persone e delle famiglie, c’è anche il rischio di abituarsi a situazioni di questa natura e non possiamo proprio accettarlo. Quei ragazzi che muoiono, Marchini aveva 28 anni, sono vite spezzate che meritano tutto il nostro rispetto e attenzione. Lo chiedo al Governo – conclude Porfidia – riportiamo i nostri ragazzi a casa, anche perché se non ci sarà un cambiamento radicale di strategia, chiederò un incontro interno al gruppo per verificare se su questa materia la posizione di sostegno alla maggioranza sia o meno scontato” (On. Americo Porfidia)

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Disabili: nel 2040 ci saranno quasi 7 milioni

Posted by fidest press agency su martedì, 12 luglio 2011

Con il progressivo invecchiamento della popolazione, i soggetti disabili in Italia aumenteranno enormemente sino a 4,8 milioni nel 2020 (7,9% della popolazione) e saranno 6,7 milioni nel 2040, addirittura il 10,7% della popolazione, circa il 70% entro il 2040. Uno scenario di fronte al quale bisogna intervenire con un piano nazionale per il superamento della disabiltità. A fare il punto della situazione è stata una ricerca realizzata dal Censis per Unipol. che Giovanni D’Agata, componente del Dipartimento Tematico Nazionale “Tutela del Consumatore” di Italia dei Valori e fondatore dello “Sportello dei Diritti” riporta. Oggi le persone con disabilità in Italia sono oggi il 6,7% della popolazione, in tutto circa 4,1 milioni. Ma con il progressivo invecchiamento demografico Una situazione che si fa, quindi, sempre più allarmante per le famiglie considerando che già oggi il 30,8% dei nuclei familiari riscontra un bisogno assistenziale. Nella maggior parte dei casi si tratta della difficoltà di accudire i figli, ma nel 6,9% il problema dipende dalla disabilità o dalla non autosufficienza di uno dei membri della famiglia. Le risposte, però, arrivano quasi sempre dall’interno della famiglia stessa. Per le madri lavoratrici “conciliazione” ancora più faticosa. Secondo l’indagine quando ci sono i bambini, le madri riducono spesso il lavoro fuori casa: nel 40% dei casi quando il figlio è piccolo (meno di sei anni), nel 21,9% dei casi quando il figlio è più grande. Ma il 7,1% delle madri con bambini piccoli e il 5% di quelle con figli grandi sono costrette a lasciare del tutto il lavoro. Anche i problemi legati alla disabilità o non autosufficienza di uno dei componenti della famiglia ricadono essenzialmente sulle donne (36,9%). Nel 6,9% dei casi, inoltre, i figli ritardano l’uscita di casa, per dare una mano ai familiari. Molto frequente è, poi, il ricorso all’aiuto a pagamento delle colf o badanti (30,1%). In totale il 14,9% delle famiglie esprime il bisogno di servizi di assistenza pubblici, ma solo il 5% ha trovato risposte adeguate nel sistema pubblico. Crescono i bisogni assistenziali e nelle famiglie la prima vittima è la donna. Per queste ragioni, Giovanni D’Agata s’impegnerà affinché sia portata in Parlamento una proposta di legge che introduca un piano nazionale per il superamento della disabilità con interventi di ampio respiro, di aiuto alle famiglie. Se l’Italia vuole essere all’avanguardia anche rispetto agli altri paesi deve investire in tecnologie per mettere in condizione tutte queste persone di recuperare facoltà perdute.

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Un capo del governo “dimezzato”

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 maggio 2011

“Non solo Berlusconi non ha ottenuto di avere un incontro bilaterale con il Presidente Americano Obama – a differenza di altri leader europei del G8, a conferma, se ce ne fosse bisogno, della poca considerazione di cui gode oltre-atlantico, ma per di più, secondo quanto riportato dalle agenzie di stampa, avrebbe utilizzato i pochi minuti “strappati” a Obama, per parlare delle sue vicende giudiziarie e non, ad esempio, della grave crisi economica che colpisce il nostro paese. Tutto questo conferma ancora una volta che, l’Italia, sotto la guida di Berlusconi, viene mandata allo sbaraglio sullo scenario internazionale: dai baciamano a Gheddafi, alle lodi all’ultimo dittatore d’Europa Lukashenko, fino allo sguardo nell’animo del democratico Putin, si giunge poi alla denuncia dei giudici comunisti davanti a Obama. Qualcuno lo fermi (fonte comunicato radicali)

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1° Tappa di Gazzetta R.U.N.

Posted by fidest press agency su domenica, 17 aprile 2011

Roma, con la XIII edizione dell’Appia Run, classica podistica capitolina della corsa romana (organizzata da RCS Sport – La Gazzetta dello Sport), il cui inizio ha coinciso A Roma, in uno scenario bucolico all’interno delle Terme di Caracalla, con una temperatura perfetta intorno ai 12 gradi, oltre 3.300 persone si sono presentate allo start della corsa di 13 km competitiva e non competitiva su un tracciato misto (asfalto, sampietrino, basolato lavico, sterrato e pista), che si snoda attraverso la Caffarella, Basilica di San Sebastiano fuori le Mura, la tomba di Cecilia Metella e le catacombe di San Callisto. Numerosi i partecipanti, molti i bambini, alla 4 km della gara non competitiva.
La gara maschile è stata vinta, per la terza volta, da Tayeb Filali, atleta algerino della ACSI Campidoglio Palatino, società organizzatrice della corsa, con il tempo di 39’15”. Insieme all’atleta dell’ACSI sono stati premiati Adil Lyazali (ATL. CASONE NOCETO – 39’38”) e Tarik Marhnaoui (FARTLEK OSTIA – 39’ 47”). Reduce dalla sua prima vittoria in una maratona a Treviso (2h 13’ 45”), Tayeb dichiara “è sempre bello correre qui a Roma, un percorso così movimentato è perfetto per me. Ho anche migliorato il mio tempo dell’anno scorso. Parto piú motivato per i Mondiali di Atletica in Corea, dove correrò la maratona con la nazionale algerina”.
Nella categoria femminile si è imposta la giovanissima, 20 anni, Veronica Inglese (C.S. Esercito) con il tempo di 45’51”. Sul palco per la premiazione anche la pluricampionessa Lucilla Andreucci (Gazzetta Runners Club – 49’30”) e Annalisa Gabriele (A.S. Amatori Villa Pamphili –51’11”).
Al Villaggio allestito nello Stadio delle Terme di Caracalla aperto fino alle ore 13.00, grande affluenza di spettatori, che hanno visitato gli stand degli sponsor che hanno reso possibile la manifestazione: Reebok sponsor tecnico, Conad partner, Runner’s world media partner. Presso lo stand dello sponsor Conad, una simpatica attivitá: “Carrello Trophy”, chi riempie per primo il carrello della spesa vince una borsa di prodotti Conad.
La prossima tappa di GAZZETTA R.U.N. si terrà sabato 14 maggio a Udine: partenza in serata da Piazza del Duomo. Le altre tappe si disputeranno a Bassano del Grappa (11 giugno), Ravenna (25 giugno), Jesolo (3 settembre), Vigevano(11 settembre), Genova (25 settembre), Parma (16 ottobre).

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Contro i “vandali” del nostro patrimonio

Posted by fidest press agency su martedì, 1 marzo 2011

Milano. “L’assalto al patrimonio culturale italiano si può fermare e noi possiamo dimostrare come si può fare. Non è vero che tutto è perduto”. A dirlo è Carlo Hruby, vice presidente dell’autorevole Fondazione Enzo Hruby, la prima fondazione italiana ed europea per la protezione dei beni culturali, l’unica che opera per mettere in sicurezza con adeguate tecnologie piccoli e grandi monumenti. “Un’impresa immane-dichiara Hruby- soprattutto se si guarda il preoccupante scenario denunciato da Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella nel loro libro ‘Vandali’. E con il rischio che dopo tanto clamore tutto resti come prima”. In Italia infatti a differenza degli Stati Uniti e di molti paesi europei i privati sembrano dimostrare una scarsa sensibilità nella protezione dei beni culturali. La strada seguita dalla Fondazione Enzo Hruby è originale poiché da anni è impegnata insieme ad altri partner a proteggere piccoli e grandi monumenti non tutelati e di conseguenza esposti a furti e vandalismi. La Fondazione ha così potuto far riaprire antiche chiese dotandole di sistemi di protezione e a proteggere monumenti di rilievo internazionale per renderne sicura la fruizione da parte del pubblico. “Abbiamo avuto riconoscimenti dal mondo dell’arte, della politica e da quello delle forze dell’ordine per aver diffuso, unici in Europa, la cultura della sicurezza. “Un esempio concreto? I ladri che a Città di Castello hanno trafugato il reliquario della Cattedrale potevano essere agevolmente fermati o da speciali contatti elettrici di poche decine di euro e meglio ancora da una telecamera con rivelatore di movimenti e relativo allarme. Anche questa di costo decisamente accessibile”.

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Investire in antiquariato

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 febbraio 2011

Modena, 14 febbraio alle 15.00, presso la Sala Vetri di ModenaFiere. È il primo appuntamento dell’anno per il mondo dell’alto antiquariato in grado di “tastare il polso” al mercato dell’arte antica. Unica Fine Art Expo, tra le più importanti mostre d’alto antiquariato d’Europa e quella più visitata d’Italia, è anche un’ottima occasione per chi cerca investimenti durevoli: è alta la percentuale di pubblico propensa a uno o più acquisti, con cifre comprese tra i 5.000 e i 100.000 euro.  Questo tema viene approfondito dal convegno “Collezionismo e investimenti: lo scenario del mercato dell’antiquariato”, nel corso del quale intervengono il responsabile scientifico dell’Osservatorio sul mercato dei beni artistici di Nomisma Guido Candela, Gualtiero Tamburini per Nomisma, il presidente della Moretti Fine Art Gallery Fabrizio Moretti, il responsabile dell’Ufficio Wealth Management della Divisione Private Banking & Wealth Management della Banca Popolare dell’Emilia Romagna Enrico Turci, l’esperto di economia dell’arte e direttore di arslife.com Paolo Manazza. Introduce e modera Marilena Pirrelli, giornalista de Il Sole 24 Ore.
L’argomento è estremamente attuale: il mercato dell’arte antica, infatti, risente solo in parte della crisi del mondo finanziario. La diminuzione del giro d’affari complessivo dell’arte in Italia ha colpito maggiormente il comparto dell’arte moderna e contemporanea rispetto all’arte antica e all’antiquariato, che hanno manifestato meglio la loro capacità di tenuta durante il picco della crisi economica. Nel 2010 si è assistito a una ripresa del business dell’arte in Italia (+6,9%), sulla scia dell’ondata positiva proveniente dalle aste internazionali. A contribuire positivamente sono stati principalmente i mobili d’antiquariato e gli old masters, oltre alle opere moderne di artisti già ampiamente riconosciuti dal mercato. La manifestazione è organizzata da studio Lobo srl di Correggio, in collaborazione con Ascom Confcommercio di Modena, il Sindacato Autonomo Mercanti d’Arte Antica Modenesi e realizzata con il contributo di Banca Popolare dell’Emilia Romagna, Gruppo Montresor e Vivai F.lli Tusi.

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Presentazione di Fuoriclasse

Posted by fidest press agency su domenica, 16 gennaio 2011

Roma  21 gennaio ore 10.30 Cinema Adriano Piazza Cavour, 22 Presentazione di Fuoriclasse con Luciana Littizzetto  e con Neri Marcoré, Lorenzo Vavassori,  Mariella Valentini, Fausto Sciarappa, Ninni Bruschetta,  Fabrizia Sacchi, Blas Roca Rey, Roberto Citran Regia di Riccardo Donna  una produzione Rai Fiction con ITC Movie prodotta da Beppe Caschetto  Fuori classe racconta un intero anno scolastico del “Caravaggio” di  Torino, liceo scientifico statale a rischio chiusura perché mal gestito.Lo scenario cambia con l’arrivo di una preside determinata e l’impegno costante dei docenti più motivati. Tra questi emerge per bravura, tenacia e simpatia la professoressa di lettere Isa Passamaglia. In uno scorrere di situazioni buffe e vere, professori e studenti danno vita alla loro spassosa “cattività” quotidiana.  Al termine della proiezione, ore 12.00 circa, incontro con il cast  In onda su Rai 1, da domenica 23 gennaio ore 21.10

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Fiducia: il governo è a brandelli

Posted by fidest press agency su martedì, 14 dicembre 2010

Il voto di quest’oggi lascia immutate le caratteristiche della crisi politica in atto, ovvero la decomposizione del centrodestra e il declino del berlusconismo. L’attuale Presidente del Consiglio poteva contare sulla più larga maggioranza mai vista, eppure, dopo solo due anni, deve fare i conti con fratture interne al PdL, conseguenza dell’incapacità di realizzare le promesse fatte e di dare risposte convincenti ai gravi problemi degli italiani.  Il Governo resta in sella, aggrappato a pochi voti e costretto a tirare a campare: questo è lo scenario peggiore che la giornata di oggi poteva consegnarci. Un esecutivo così a brandelli non potrà affrontare nessuna delle questioni più urgenti. Nelle prossime settimane, per esempio, si giocheranno le complesse partite dell’accordo su Mirafiori e della Tav e servirebbe un governo forte ed autorevole.  La manifestazione di sabato scorso ha confermato che solo intorno al PD può essere costruita una vera e seria alternativa politica. Occorre lavorare per rafforzare la nostra capacità di iniziativa e impedire che le forze centriste e moderate che si sono distaccate dalla destra vengano ricondotte alla corte di Arcore.  Il contesto politico resta fortemente instabile ed imprevedibile e certamente potrebbe avere come sbocco le elezioni anticipate, una eventualità che il PD non deve temere perché si tratta di una battaglia che, se combattuta a viso aperto, si può vincere.

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Gli astri e Berlusconi: editoriale di Crespi

Posted by fidest press agency su martedì, 2 novembre 2010

Editoriale del Direttore Ambrogio Crespi pubblicato sul Clandestinoweb in merito al possibile successore di Silvio Berlusconi. “Silvio Berlusconi è veramente in grande difficoltà. Tutto sembra giocargli contro; la mondezza di Napoli cresce contro la sua volontà, il Vaticano si mette di traverso, gli americani non gli perdonano il legame con Putin, la vicenda del bugna bugna di Ruby è diventata una barzelletta in tutto il mondo. La sua linea di difesa, cioè che lui è “un uomo giocoso che ama le donne” diventa un aggravante in uno scenario di crisi del nostro paese sempre più profondo. In queste ore in molti si domandano quale sarà la prossima mossa di Berlusconi e come cercherà di uscirne fuori, visto che i sondaggi vanno a picco e il suo gradimento è sotto i tacchi. Buttare giù il governo e andare al voto? Operazione rischiosissima, e senza alcuna garanzia. Subire un governo tecnico e andare all’opposizione dove Berlusconi dà sempre il meglio di se? Anche questa è una storia vecchia e difficile da sostenere in questa situazione.
Andare avanti con la prospettiva che i finiani hanno ventilato cioè un appoggio esterno al governo, restando sottoposto al fuoco incrociato delle procure, dei media e dei forti poteri che non lo hanno mai amato e oggi lo amano ancora di meno? Anche questa mi sembra una soluzione che non offre a Berlusconi nessuna garanzia. E allora la voce sempre più insistente che gira nei palazzi romani e che i bene informati stanno sondando con attenzione è quella delle sue dimissioni guidate, quindi un passo indietro del Premier a favore di un suo pupillo, un uomo capace di dargli tutte le garanzie di cui lui reputa avere bisogno, cioè Angelino Alfano. E quale sarebbe il vantaggio per Berlusconi?
1) Berlusconi sarebbe l’azionista di maggioranza del governo Alfano, ma allo stesso tempo riuscirebbe ad attenuare la tensione morbosa che è generata dalla sua forte esposizione.
2) Angelino Alfano potrebbe ottenere dai finiani un appoggio che la presenza di Silvio Berlusconi oggi pregiudica.
3) Angelino Alfano potrebbe ottenere quel salvacondotto giudiziario che a Berlusconi non
riconosceranno mai.
4) In termini di immagine il passaggio dall’ anziano leader, Silvio Berlusconi, ad un giovane 40enne, darebbe l’idea di un utile cambio generazionale.
Siamo quindi alla vigilia di una svolta? Certamente quello che serve a Berlusconi è un colpo d’ala, e tra le varie voci che girano in queste ore vi sarebbe un alternativa all’ipotesi Alfano, quella di Gianni Letta, che avrebbe ovviamente caratteristiche molto diverse, ma che renderebbe sicuramente piu tranquillo il Premier. Anche se io faccio fatica a credere ad un Berlusconi che molla il colpo, ma oggettivamente faccio altrettanta fatica a vedere come Berlusconi possa invertire questo quadro astrale contrario che va ben oltre Saturno”. (Ambrogio Crespi)

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