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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

Posts Tagged ‘schegge’

Schegge del mio pensiero

Posted by fidest press agency su martedì, 25 luglio 2017

Schegge del mio pensiero parte prima(pensieri in libera uscita Vol. 1) (Italian Edition Amazon).Scrive l’autore: “Il titolo che ho dato al presente lavoro rappresenta il frutto giunto a maturazione delle mie letture e delle mie riflessioni e degli appunti presi e rivisitati e che ora mi propongo di riprodurre. Non costituisce un testo organico nel senso tradizionale della parola, ma tante brevi esposizioni su particolari argomenti e che sono stati da me affrontati nel tempo. E’ un modo di fare il punto della situazione volgendo il mio sguardo alla pila di libri che mi contornano e rigurgitano dagli scaffali delle mie due librerie. A essi vi aggiungo quanto ho scritto e conservato nel mio computer compresi i miei 85 libri elaborati e di tanto in tanto riletti e corretti con pazienza certosina. Mi rendo perfettamente conto che non si tratta di scritti “originali” poiché essi sono il risultato di quanto ho appreso qua e là e poi elaborato ricercando una mia personale interpretazione e logica connessione tra loro. Le trattazioni che mi accingo a esporre in questo libro risente dei miei particolari interessi che s’imperniano in massima parte nel sociale e nello scientifico. Vorrei per chi ha la bontà di leggermi che queste “schegge” possano diventare una sorta di stimolo per un approfondimento. Per questo motivo cerco, per quanto possibile, di citare gli autori e gli editori nelle note a piè di pagina. Un tema, fra tutti mi è molto caro e vorrei che fin dalle prime battute fosse ben presente al lettore. Esso ruota intorno a quelli che ritengo i due sommi diritti: alla vita e al vivere. Alla vita che noi vogliamo sia consentita a tutti senza discriminazioni di sorta, ma che non dove impedire di rispettare la seconda condizione che è quella del vivere. L’assunto è ovvio, a mio avviso. Io che ti dono la vita devo anche fare di tutto perché nel prosieguo sia garantita la sua continuità nel migliore dei modi. Questi due diritti oggi sono sbilanciati. Si nasce ed è giusto, ma l’iniquo è nel non rispettare la vita che si evolve”. (foto: schegge)

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Schegge della mia vita: Note autobiografiche

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 agosto 2016

Schegge della mia vita. Questo libro racconta la storia dell’autore che fin dall’età di undici anni aveva il chiodo fisso: fare lo scrittore e incominciando a far pratica scegliendo la via del giornalismo. Detto fatto, poiché nel suo tempo non vi erano computer e la stessa macchina da scrivere aveva un costo che la sua famiglia non solo non si poteva permettere ma anche avrebbe trovato assurdo che potesse servire al proprio figlio undicenne, prese due grosse rubriche e intingendo la penna nel calamaio incominciò a trascrivere tutti gli articoli e le citazioni utili per documentarsi. Ora questa raccolta, opportunamente riesumata sia pure in parte, narra la storia di una cultura parallela agli studi scolastici che hanno permesso all’autore di documentare e arricchire di citazioni i suoi ottantamila articoli, mille editoriali, duecento studi di fattibilità e 86 libri che attraversano tutto lo scibile. E’ una documentazione insolita, ricca di utili notizie e dove gli uomini illustri di tutti i tempi sono messi con pochi tratti di penna in evidenza e svelati alcuni loro retroscena sui loro lavori e la vita familiare e nei rapporti affettivi. E lo stile è quello del giornalismo: essenziale, vivace, con colpi di scena e ben documentato. Editore: Fidest press agency. Venduto da: Amazon Media EU S.à r.l. (foto: Schegge della mia vita)

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Schegge del mio pensiero: parte seconda

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 agosto 2016

Schegge del mio pensierodi Riccardo Alfonso. Riprendo il discorso dalla prima parte di questo lavoro per affrontare gli argomenti che mi sono proposto di trattare da un’altra visuale. In questo senso ritengo di poter affermare di aver toccato il punto centra¬le nel quale l’homo solaris deve scoprire la sua vera identità per confrontarsi e realizzarsi.
E’ vitale per l’intera umanità, posta alle soglie dei nuovi traguardi scientifici e tecnologici, uscire dai tanti falsi che ci ha propinati la cultura tradizionale ed aprirsi la strada verso il futuro partendo da quel “segmento di vita” che le appartiene.
Non vi sono altre vie d’uscita, altre soluzioni possibili. E’ l’atto creativo che, nel suo insieme controlla per impedire di attentare al creato distruggendolo: “Fin qui giungerai – dice il Creatore al mare, bloccandolo sulla battigia del litorale – e non oltre, qui s’infrangerà l’orgoglio delle tue onde.” Lo stesso libro della Sapienza, sorto nell’ambito del giudaismo ellenistico di Alessandria d’Egitto, rielaborerà questa impostazione ricorrendo alla teoria platonica dell’ἁ-morphos hŷle, ossia della materia informe considerata come eterna . Emergono qui tre simboli di loro natura negativi:
1.E’ in ebraico onomatopeico perchè la sua rozza e informe sonorità evoca ciò che è amorfo, confuso, indefinito, inconsistente e infecondo come è, ad esempio, il deserto, superficie vuota, squallida, che dice assenza di vita, silenzio, morte.
2.Le tenebre sono la negazione della positività e vitalità della luce e quest’ultima sarà appunto l’oggetto primo della creazione divina.
3.L’abisso, in ebraico tehòm, che allude al dio mesopotamico del caos, Tiamat, e implica un vuoto, un’assenza di materia.
E’ una simbologia negativa già presente nella concezione metafisica greca, ma che vuole solo porre dei distinguo, da chi l’ha ripresa per trasformarla in un messaggio religioso, tra ciò che vediamo e l’ignoto che pure ci sovrasta. Editore: Fidest press agency Venduto da: Amazon Media EU S.à r.l. (foto: Schegge del mio pensiero)

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Schegge del mio pensiero parte prima

Posted by fidest press agency su mercoledì, 17 agosto 2016

Schegge del mio pensiero parte primadi Riccardo Alfonso. Il titolo che ho dato al presente lavoro rappresenta il frutto giunto a maturazione delle mie letture e delle mie riflessioni e degli appunti presi e rivisitati e che ora mi propongo di riprodurre. Non costituisce un testo organico nel senso tradizionale della parola, ma tante brevi esposizioni su particolari argomenti e che sono stati da me affrontati nel tempo. E’ un modo di fare il punto della situazione volgendo il mio sguardo alla pila di libri che mi contornano e rigurgitano dagli scaffali delle mie due librerie. A essi vi aggiungo quanto ho scritto e conservato nel mio computer compresi i miei 85 libri elaborati e di tanto in tanto riletti e corretti con pazienza certosina. Mi rendo perfettamente conto che non si tratta di scritti “originali” poiché essi sono il risultato di quanto ho appreso qua e là e poi elaborato ricercando una mia personale interpretazione e logica connessione tra loro. Le trattazioni che mi accingo a esporre in questo libro risente dei miei particolari interessi che s’imperniano in massima parte nel sociale e nello scientifico. Vorrei per chi ha la bontà di leggermi che queste “schegge” possano diventare una sorta di stimolo per un approfondimento. Per questo motivo cerco, per quanto possibile, di citare gli autori e gli editori nelle note a piè di pagina. Un tema, fra tutti mi è molto caro e vorrei che fin dalle prime battute fosse ben presente al lettore. Esso ruota intorno a quelli che ritengo i due sommi diritti: alla vita e al vivere. Alla vita che noi vogliamo sia consentita a tutti senza discriminazioni di sorta, ma che non dove impedire di rispettare la seconda condizione che è quella del vivere. L’assunto è ovvio, a mio avviso. Io che ti dono la vita devo anche fare di tutto perché nel prosieguo sia garantita la sua continuità nel migliore dei modi. Questi due diritti oggi sono sbilanciati. Si nasce ed è giusto, ma l’iniquo è nel non rispettare la vita che si evolve. Editore: Fidest Press agency Venduto da: Amazon Media EU S.à r.l. (foto: Schegge del mio pensiero parte prima)

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Schegge della mia vita

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 marzo 2014

Schegge della mia vita_0001Nuovo libro di Riccardo Alfonso edito su Amazon. Questo libro racconta la storia dell’autore che fin dall’età di undici anni aveva il chiodo fisso: fare lo scrittore e incominciando a far pratica scegliendo la via del giornalismo. Detto fatto, poiché nel suo tempo non vi erano computer e la stessa macchina da scrivere aveva un costo che la sua famiglia non solo non si poteva permettere ma anche avrebbe trovato assurdo che potesse servire al proprio figlio undicenne, prese due grosse rubriche e intingendo la penna nel calamaio incominciò a trascrivere tutti gli articoli e le citazioni utili per documentarsi. Ora questa raccolta, opportunamente riesumata sia pure in parte, narra la storia di una cultura parallela agli studi scolastici che hanno permesso all’autore di documentare e arricchire di citazioni i suoi ottantamila articoli, mille editoriali, duecento studi di fattibilità e 86 libri che attraversano tutto lo scibile. E’ una documentazione insolita, ricca di utili notizie e dove gli uomini illustri di tutti i tempi sono messi con pochi tratti di penna in evidenza e svelati alcuni loro retroscena sui loro lavori e la vita familiare e nei rapporti affettivi. E lo stile è quello del giornalismo: essenziale, vivace, con colpi di scena e ben documentato

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Anna Rita Alatan: Schegge di emozioni

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 novembre 2010

Mantova dal 20 novembre al 2 dicembre 2010 Galleria “Arianna Sartori” via Ippolito Nievo, 10  Anna Rita Alatan. Schegge di emozioni Inaugurazione: Sabato 20 novembre, ore 17.00. Sarà presente l’artista Presentazione: Angela Noya Villa (Orario di apertura: 10.00-12.30 / 16.00-19.30. Chiuso festivi).
Un viaggio di un giorno sulla Luna, basta per fare diventare famosa una persona: ad un’artista, occorre invece purtroppo almeno un lustro per farsi uno piccolissimo nome scritto tipograficamente in “corpo sei”… Anna Rita Alatan, una grande artista della tavolozza (ossia una splendida pittrice romana di lontane origini Sabine) è riuscita però ad anticipare di gran lunga quei tempi canonici abituali: e farsi un nome, non solo stampato in “corpo dodici” ma scritto anche e persino con gli ideogrammi cinesi! Infatti la Alatan, dopo aver presentato nel corso degli anni, le sue opere soffuse di aneliti misteriosi, in centinaia di mostre e gallerie d’arte italiane ed internazionali, quest’anno ha esposto, con il successo abituale ben 32 opere presso la prestigiosa Accademia Centrale di Belle Arti di Pechino. (Il tutto, evidenziato alla grande da un lussuoso catalogo illustrativo, stampato in cinese, oltre che in italiano). Basterà trascrivere lo stralcio di una lunga critica d’occasione firmata da un qualificatissimo esperto cinese d’arte quale Tang Bin (una specie di Achille Bonita Oliva nostrano), per rendersene conto e concordare appieno.Anna Rita Alatan, a furia di guardare e dipingere la propria anima riflessa nel cielo, ha finito per avere le ali. (alatan)

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Masbedo: Schegge d’incanto

Posted by fidest press agency su domenica, 14 marzo 2010

Verbania (Pallanza) fino al 23/5/2010 Corso Zanitello 8,  CRAA – Centro Ricerca Arte Attuale, Villa Giulia a cura di Andrea Busto. “La mostra personale, propone una serie di lavori fotografici, scultorei, installativi e video scelti in modo tale da offrire una panoramica completa e inedita del ventaglio di tematiche espressive che caratterizzano la poetica dei Masbedo, in una sorta di primo resoconto storico della loro attività svolta finora.  Il titolo dell’evento, direttamente desunto dall’opera Schegge d’incanto in fondo al dubbio (2009), video-installazione che ha riscosso il parere favorevole della critica all’interno del Padiglione Italia alla 53ª Biennale di Venezia, intende essere onnicomprensivo delle tematiche riguardanti le opere presentate.  I Masbedo con un linguaggio a volte espressionista, a volte piu’ delicato e intimista, inquadrano rappresentazioni e sentimenti fondanti dell’esperienza umana come l’amore, la sofferenza, le tensioni contraddittorie delle proprie aspirazioni, in una commistione di video-installazione, letteratura, recitazione e vita reale: gli stati mentali che caratterizzano i personaggi delle complesse opere si esprimono nei termini della solitudine, della mancanza di comunicazione, del crollo delle percezioni sensoriali, dell’indebolimento dei desideri, della dissoluzione dell’essere e del cinismo come scudo contro la realtà”. (masbedo)

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Nel mare dell’insondabile

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 settembre 2009

(edizioni fidest: racconti brevi di Riccardo Alfonso) Esistono delle certezze matematiche dalle quali non si può prescindere. E’ il caso degli iperspazi. Essi costituiscono una delle teorie più elevate ed astratte della matematica tanto che al loro apparire furono considerati come semplice fantascienza. Tuttavia, per evitare equivoci, va anche ricordato che la scienza non è in grado di affrontare la totalità del pensiero ma solo delle astrazioni di essa.  Ma in ogni caso tutte le volte che modifica le sue frontiere deve, nello stesso tempo, revisionare i suoi principi e, così facendo, tutto il pensiero dell’uomo nel suo insieme è sottoposto a profonde rettifiche. Ma solo in tale misura le conoscenze si scambiano utili informazioni e si evolvono pur nel rispetto delle singole autonomie. In questa fattispecie il mondo scientifico deve essere considerato come un sistema in perenne evoluzione da cui emergono – per Charles Singer – “degli esemplari di valore e precisamente quegli esemplari che furono così risolutamente respinti dai filosofi materialisti della prece-dente generazione. Per nostra fortuna quel tipo di filosofo che si permetteva di ignorare le grandi conclusioni a cui è arrivata la scienza, sta ora per scomparire.”  Ma ora anche la scienza deve farsi più dialettica per rendere i metodi della filosofia più influenti nel determinare la natura del mutamento. In questa misura occorre riconsiderare il concetto di una radicale separazione tra i singoli mondi mentali degli individui e l’intelletto e la materia.  Ma vi è anche un altro messaggio che non va sottaciuto. Spesso noi riserviamo poco spazio agli uomini d’ingegno che ci sono contemporanei e così facendo disperdiamo un gran patrimonio d’idee e di studi che solo fortunosamente i posteri riescono a raccogliere e a fondare, su di essi, più ardite teorie e attente riflessioni. Sull’argomento penso ci possa bastare un esempio tra i più noti. Mi riferisco a Giambattista Vico. La sua esistenza fu stentata ed avara di soddisfazioni. Il suo impegno culturale sembrava destinato ad un ingiusto anonimato anche dopo la sua morte.  Dobbiamo al Filangieri e al Goethe che, leggendo la sua “Scienza nuova”, intravidero in essa “presentimenti sublimi del buono e del giusto che un giorno regneranno su questa terra.”  Da allora fu un crescendo continuo d’estimatori di “rango”: da Foscolo al Manzoni e sino a Benedetto Croce e dalla Parigi di Michelet alla Germania di Wegel e di Marx. Solo in tal modo l’ignoto ed ignorato Vico si collocò degnamente nel mondo della cultura del suo e di tutti i tempi cominciando ad assumere i connotati di un “genius loci”. Eppure egli era quasi schiacciato da una costellazione di detrattori che lo accusavano di avere una scarsa conoscenza della cultura europea, di polemizzare con Cartesio in modi e tempi sbagliati, di essere, secondo Giuseppe Ferrari, servile con i potenti ed eccessivamente “entusiasta per il cattolicesimo.” Nello stesso tempo non si tollerava il suo italiano involuto e latineggiante, pieno di riguardo per le accademie e la sua povertà di riferimenti. Tale severità di giudizio non era espresso dall’anonimo cronista ma da Pietro Giannone che con il Genovesi erano considerati i maggiori intelletti napoletani del tem-po. Le idee esposte nei “librettini di Vico” erano considerate incomprensibili da questi dioscuri e non degne di “torcersi il cervello” per intenderle. Erano in definitiva la cosa più “scipita e transonica che si potesse leggere.” Sparivano in questo modo, per i suoi critici, la potenza e l’acutezza delle sue intuizioni e concezioni, l’originalità del pensiero, l’ampiezza degli interessi e le folgoranti associazioni di parole e d’idee sia pure in un contesto baroccamente composito e ridondante. Di certo il Vico poteva vestire l’abito del suo tempo esprimendosi con un linguaggio accademico un po’ greve e goffo senza fantasia e senza humour, ma ciò non gli impediva di mettere in mostra il suo talento e le sue felici intuizioni. Oggi, a distanza di circa tre secoli, la fama del Vico invece di appannarsi risplende di rinnovata luce. Per Marx l’affermazione principale del Vico è che solo un mondo può essere davvero conosciuto dall’uomo ed è il mondo della storia, perché è l’uomo a farla, e si conoscono veramente solo le cose che si fanno. Lo stesso dicasi per il mondo delle scienze e della tecnica essendo una sua pura invenzione. La natura, invece, l’uomo la trova, può subirla o modificarla, ma non può conoscerla sino in fondo. “La tecnologia – osserva Marx riandando al pensiero vichiano – svela il comportamento attivo dell’uomo verso la natura, l’immediato processo di produzione dei suoi rapporti sociali vitali e delle idee dell’intelletto che ne scaturiscono.” “Resta oggi – scrive Giuseppe Galasso – lo scandalo di un pensiero che si rivela suscettibile di tante letture, perfino in chiave esistenzialistica, per un’evidente ricchezza di motivi e capacità di sollecitazione, rafforzate da aspetti d’ambiguità e d’oscurità, non per una consuetudine accademica. Rimane la difficoltà di aggregarlo ad una scuola particolare e di farne un idealista o un positivista, un cattolico o uno storicista e via dicendo, perché continuamente riemergono dai suoi scritti implicazioni e inflessioni che vanificano i tentativi d’appropriazione.” E’ questo un altro aspetto che ci richiama alla cultura del domani formata da un pensiero che non ha la pretesa d’essere originale ed esclusivo, ma sa di dover sempre e in ogni caso fare i conti con il suo passato. Esso non si cancella perché ognuno di noi è depositario di quella parte di verità che da sola non riesce a dirci tutto, ma i cui pezzi, sia pure minuti, sono fondamentali per ricostruire l’intero disegno del Creatore.  Sta a noi raccogliere queste microscopiche schegge, con pazienza e costanza, e fare in modo che si ricompongano nella loro primigenia interezza. E Vico ha fatto la sua parte. Resta a noi oggi, detergendo ciò che è appartenuto solo al suo tempo, come un guscio che nasconde un seme, ridarlo alla nuda terra affinché da esso  germogli la pianta del pane della vita e ci permetta di guardare di là dalla vita. (parte undicesima)

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