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Smartworking e mal di schiena

Posted by fidest press agency su sabato, 11 aprile 2020

Si chiama “lavoro agile”, smart working dall’inglese, ma per la colonna vertebrale è tutt’altro che agile il lavoro da casa. Adoperare sedute improvvisate per l’utilizzo dei dispositivi che consentono di lavorare fuori dall’ufficio, pc, tablet, smartphone, può essere dannoso per la salute e scatenare quel fastidioso mal di schiena, che è considerato il male del secolo. In questi giorni più che mai, a lavorare su tavoli e sedie, addirittura dal divano, quindi non utilizzando sedie ergonomiche alla giusta altezza di una scrivania che consenta il corretto funzionamento del nostro sistema scheletrico, si rischia d acuire patologie pregresse o agevolare il diffondersi del dolore lombare, dorsale, cervicale, che nella maggior parte dei casi dipende da una stimolazione dei nervi, spesso associata a una contrattura diffusa della muscolatura paravertebrale.È possibile trovare nella Chiropratica un alleato che consente di porre rimedio al dolore senza ricorrere all’utilizzo dei farmaci. Ciò perché si tratta di una cura del tutto naturale, che fa soprattutto uso delle tecniche manuali, frutto dell’esperienza e dell’accurata conoscenza delle discipline scientifiche da parte del Dottore Chiropratico. «Identificare il tipo specifico di mal di schiena, che sia da stress, di tipo muscolo tensivo, da sforzo o di altra natura, permetterà di fornire al paziente specifici consigli e miglioramenti sullo stile di vita, sulle soluzioni ergonomiche e le attività fisiche più idonee – spiega John Williams, presidente dell’Associazione Italiana Chiropratici – Molto spesso, i piccoli o grandi stress della vita quotidiana portano a trascurare la nostra salute, favorendo la sedentarietà e una maggiore tensione anche a livello muscolare; di conseguenza, il dolore si intensifica con l’aumentare della tensione fino a diventare insopportabile».
Le “sublussazioni” alla base del mal di schiena. Come si formano e come affrontarle.
Il mal di schiena e le disabilità che ne possono conseguire sono tra le disfunzioni più comuni riscontrabili nella popolazione italiana. Traumi, abitudini lavorative scorrette, vita sedentaria, abitudini alimentari sbagliate e stress, possono essere individuati tra le cause più comuni. In seguito a uno o più fattori sopra elencati, può capitare che una o più vertebre presentino delle disfunzioni meccaniche che possono creare un’interferenza che può essere definita “sublussazione vertebrale”. Si può creare, cioè, un’interferenza nella normale comunicazione tra la radice del nervo spinale e il midollo spinale, e, di conseguenza, tra sistema nervoso centrale e periferico. Questo processo di trasmissione alterata viene troppo spesso sottovalutata. Una diminuzione o un aumento dello stimolo neurale può portare ,infatti, a una serie di compensazioni e infiammazioni che possono sfociare in sintomatologie spiacevoli, tra cui, solo per citarne alcuni: mal di schiena, dolori muscolari diffusi e cervicalgie.
Chi è il Dottore in Chiropratica? Come lavora? E perché non prescrive farmaci.
Il Dottore in Chiropratica, grazie a un percorso di studi con una laurea magistrale a tempo pieno e frequenza obbligatoria a ciclo unico di almeno cinque anni, è in grado di individuare le cause di questi problemi tramite un anamnesi accurata, che include vari aspetti dello stile di vita, e utilizzando dei test funzionali particolare alla Chiropratica e, qualora rientrasse nel suo campo di azione, è in grado di aiutare il paziente con un approccio di tipo “olistico conservativo”, in totale sicurezza, e spesso permettendo il paziente di non ricorrere ai farmaci.
Come riconoscere un Chiropratico affidabile (e laureato)?
Per completezza, bisogna sottolineare come sia fondamentale la comunicazione inter-disciplinare tra medici e Dottori Chiropratici. Questi ultimi, infatti, devono essere membri dell’Associazione Italiana Chiropratici – AIC, l’unica associazione operante in Italia e riconosciuta dalla comunità scientifica a livello internazionale. L’AIC, infatti, raggruppa i professionisti che esercitano questa disciplina riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. L’appartenenza all’Associazione, ad oggi, risulta per il paziente l’unica garanzia di trovarsi di fronte a professionisti sanitari con una preparazione scientifico-universitaria e con la capacità di capire quale sia il problema e al contempo di decidere velocemente se il paziente necessita di cure mediche. In conclusione, per garantire che il paziente sia tutelato al meglio, è necessaria una comunicazione chiara ed efficiente con altri professionisti della salute, per esempio, medici e fisioterapisti.

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Studenti in festa con la “Schiena va a scuola”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 giugno 2018

Se il mondo della scuola non fa attenzione alla schiena, costringe la schiena ad andare a scuola a spiegare la propria importanza. Questo l’obiettivo promosso e centrato da Aifi Lombardia, l’associazione di fisioterapisti lombardi, che con la seconda edizione dell’iniziativa ‘La Schiena va a Scuola’ con la collaborazione della Regione Lombardia, ha coinvolto circa 80 istituti e 1.200 bambini in incontri formativi con professionisti, al fine di sensibilizzare i piu’ piccoli sulle ricette per la salvaguardia della propria schiena, a iniziare dalla postura in classe e dall’attenzione al peso dello zaino.
“Nelle classi ho trovato molta concitazione e molto brusio, ma di quello positivo”, racconta Marco Castiglioni, fisioterapista Aifi. “I ragazzi erano interessati alla salute della schiena ma anche all’importanza di fare sport, lo sport che ti appassiona e che poi decidi di portare avanti con gli anni”, aggiunge. “Approcciarsi ai ragazzi e’ importante perche’ sono molto plasmabili”, spiega Flavio Cova, altro professionista Aifi inviato tra i giovani studenti. Esperienza unica anche perche’ viene stimolata la fantasia dei ragazzini. “Quando si parlava dello star seduti mi hanno chiesto se si poteva stare seduti con le gambe in alto sul divano- scherza Cova- direi che e’ una posizione che si puo’ anche provare ad utilizzare, forse non e’ ottimale per la nostra colonna e per il nostro fisico”.
Accanto all’aspetto formativo, Aifi Lombardia ha affiancato un’iniziativa artistica che prevedeva un concorso tra le classi coinvolte. La gara consisteva nel realizzare cartelloni che vertessero sui temi trattati durante gli incontri. “Li ho visti molto entusiasti anche a ricercare informazioni da altre parti e su altri testi, e poi nel rispettare quelle regole che erano state consigliate, come la postura, la pratica sportiva, una dieta equilibrata”, spiega Lorena Giorgetti, insegnante della IC dell’Istituto Comprensivo Dante – Scuola Majno di Gallarate, vincitrice del primo premio. “Gia’ da subito hanno dimostrato un interesse pazzesco verso l’attivita’”, aggiunge il docente di Arte e Immagine Roberto Salva’, “e la difficolta’ e’ stata proprio quella di concentrare le idee di tutti i miei alunni su un cartellone di piccole dimensioni”. Un’esperienza che ha entusiasmato lo stesso dirigente scolastico dell’Istituto Majno, Daniele Chiffi. “Questo perche’ in fondo i nostri ragazzi passano a scuola tante ore e arrivano con zaini pesantissimi- racconta- quindi sapere come assumere atteggiamenti corretti e’ una cosa di cui la scuola si deve necessariamente interessare”.
L’interesse, e qui sono tutti concordi, deve pero’ poter lasciare qualcosa nel tempo, e magari allargare la platea. La fase di crescita non e’ soltanto questa delle medie anche per suor Iolanda Pistani, dirigente dell’Istituto Comprensivo Cardinal Ferrari di Cantu’, che grazie ai ragazzi della 1A si e’ aggiudicato la seconda piazza. “Pensiamo sia molto utile- ammette- tanto e’ vero che quando ci e’ stata fatta la richiesta di questo progetto per le prime, qualche genitore delle classi piu’ grandi ha chiesto che potesse essere allargata l’iniziativa. E cosi’ anche ai ragazzi di seconda e’ stata offerta la possibilita’ di un incontro col fisioterapista”.
Della stessa idea Carla Sommaruga l’insegnante coordinatrice dell’Istituto comprensivo ‘Gerolamo Cardano’ di Madonna di Campagna, a Gallarate, che con la sua 1G ha conquistato il terzo posto. “Ripartire dalle prossime classi prime e affrontare il discorso potrebbe essere un lavoro che resta come un’eredita’ per gli altri”, ammette la docente. Ed e’ proprio il concetto del lascito quello su cui insistere maggiormente: “La grande sorpresa e’ stato il fatto di avere costruito e steso loro il decalogo”, confida l’insegnante di matematica del Cardinal Ferrari, Elena Rezzonico- ci tengono anche al fatto che venga rispettato. Tant’e’ che spesso e volentieri furbescamente chiedono all’insegnante di fare piccola pausa perche’ nel decalogo c’e’ scritto di muoversi di tanto in tanto”, ironizza.
In tutto sono stati circa 80 gli elaborati sottoposti all’esame della giuria, composta dallo staff del progetto e guidata dal presidente di Aifi Lombardia, Gianluca Rossi. Il terzo premio consiste in chiavette Usb con il materiale del progetto, il secondo in cartellette-leggio per mantenere una posizione ergonomica durante lo studio, mentre il primo premio e’ costituito da un kit con attrezzatura tecnico-sportiva offerta dalla ditta Errea per stimolare i ragazzi all’attivita’ motoria.
Insomma, dato il successo dell’iniziativa e la voglia di rinnovarne forme e contenuti, e’ proprio vero che, come dice il dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo ‘Gerolamo Cardano’, Vito Ilacqua, “bisogna fare scuola fuori dalla scuola- dice- e questo e’ stato un modo diverso per acquisire quelle competenze che sicuramente in un contesto di classe, chiusi tra quattro pareti e una porta, i ragazzi non avrebbero saputo acquisire”. Ilacqua tra l’altro ha avuto modo di sperimentare gli effetti di una cattiva postura, ma anche la gioia della sana attivita’: “Ero giovane e mi avevano diagnosticato una leggera scoliosi, per cui dovevo fare attivita’ sportiva”, racconta. “Mi sono dedicato dunque a pallamano prima a livello amatoriale in oratorio, fino ad arrivare in serie A”.

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La schiena va a scuola

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 maggio 2018

Milano. Offrire ai ragazzi informazioni utili unite ad alcuni semplici suggerimenti per prendersi cura della propria schiena, gestire al meglio la colonna vertebrale, proteggerla e accompagnarne l’evoluzione nella maniera piu’ corretta. E’ questo l’obiettivo del progetto ‘La schiena va a scuola – Prime regole per rispettarla’, messo a punto anche nell’anno scolastico 2017/2018 dall’Associazione italiana fisioterapisti come opera di prevenzione rivolta ai bambini e ai ragazzi della scuola primaria e secondaria, ovvero proprio la fascia d’eta’ strategica per preparare la schiena alle prove piu’ impegnative che ogni adulto dovra’ progressivamente e inevitabilmente affrontare con il passare degli anni. L’iniziativa, patrocinata dalla Regione Lombardia, e’ stata dunque quella di costituire un gruppo di fisioterapisti con specifica formazione e metterlo a disposizione degli istituti scolastici della regione, predisponendo durante questo anno scolastico una serie di incontri formativi nelle classi, in cui insegnare agli studenti come monitorare lo stato di salute della propria colonna vertebrale.
Tra tutti gli istituti scolastici del territorio che AIFI Lombardia ha contattato per estendere l’iniziativa, hanno risposto all’appello una decina di plessi e sono stati coinvolti circa 1.200 i ragazzi. La scelta di AIFI Lombardia e’ ricaduta sull’eta’ in cui si manifestano alcune disfunzioni della colonna vertebrale tipiche dello sviluppo adolescenziale, come la scoliosi o il dorso curvo: identificare precocemente questi disturbi, quindi, consente tramite strumenti correttivi adeguati di frenare eventuali peggioramenti e scongiurare interventi piu’ aggressivi.
Per verificare e stimolare la capacita’ di recepimento dei ragazzi, al termine degli incontri in classe e’ stato indetto un miniconcorso per la realizzazione di un cartellone con alcune caratteristiche per valorizzare i temi in modo artistico e fantasioso. Circa 80 gli elaborati sottoposti all’esame della giuria, composta dallo staff del progetto e guidata dal presidente di AIFI Lombardia, Gianluca Rossi.
Tre i vincitori dell’edizione 2017/2018, che venerdi’ riceveranno i premi e la visita delle istituzioni nei loro istituti (dalle ore 9):
– Primo classificato: classe I C, Istituto Comprensivo Dante – Scuola Majno di Gallarate.
– Secondo classificato: classe I A, Istituto Comprensivo Cardinal Ferrari di Cantu’.
– Terzo classificato: classe I G, Istituto Comprensivo Gerolamo Cardano – Sede di Madonna in Campagna di Gallarate.
Il terzo premio consiste in chiavette Usb con il materiale del progetto, il secondo in cartellette-leggio per mantenere una posizione ergonomica durante lo studio, mentre il primo premio e’ costituito da un kit con attrezzatura tecnico-sportiva offerta dalla ditta Errea per stimolare i ragazzi all’attivita’ motoria.
“E’ stato importante trovare la collaborazione di numerosi istituti scolastici per supportare la mission professionale del fisioterapista nella sua espressione legata all’educazione, alla promozione della salute e degli stili di vita corretti”, commenta il presidente Rossi.

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Quando la schiena fa “crack”

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 agosto 2010

Ogni anno in Italia si verificano oltre 100.000 fratture vertebrali causate da osteoporosi. Basta spesso un gesto innocuo – un peso sollevato distrattamente o un movimento brusco – a far sì che possano provocarsi cedimenti o collassi di un corpo vertebrale, con conseguenti fratture dolorose, che provocano cambiamenti nell’aspetto e nella postura, mal di schiena e limitazioni nella mobilità.
Ha dichiarato il Dottor Stefano Astolfi, direttore dell’Unità Operativa di Chirurgia Vertebrale dell’Ospedale San Carlo di Nancy: “Il crollo è la classica manifestazione della demineralizzazione ossea tipica dell’età avanzata e si estrinseca con un cedimento strutturale in altezza di uno o più corpi vertebrali. Oggi – continua il dottor Astolfi – è possibile trattare tali sempre più frequenti patologie mediante moderne tecniche chirurgiche minivasive percutanee come la cifoplastica con palloncino che consiste nell’introduzione attraverso il peduncolo vertebrale di un cemento acrilico a presa rapida, con la possibilità di una espansione del soma vertebrale mediante apposito palloncino. Questa tecnica è stata ideata per ridurre prima e stabilizzare poi la frattura in modo controllato, correggere ove possibile le deformità della colonna vertebrale, prevenire l’insorgere di nuove fratture, alleviare il dolore in modo rapido e prolungato e migliorare la qualità della vita del paziente”.
Presso l’Unità Operativa di Chirurgia Vertebrale dell’Ospedale San Carlo di Nancy, l’equipe chirurgica ortopedica diretta dal Dottor Stefano Astolfi esegue di routine numerosi trattamenti di cifoplastica, su una casistica personale che comprende ormai oltre 580 procedure eseguite su 350 pazienti  affetti da crolli singoli o multipli del tratto dorsale e lombare della colonna vertebrale
La cifoplastica con palloncino è un intervento della durata di circa mezz’ora che viene eseguito in anestesia locale o generale, a seconda del paziente. Il palloncino viene inserito per via percutanea e, una volta gonfiato, può addirittura risollevare la vertebra fratturata restituendole la morfologia originale. A questo punto, si procede con l’inserimento di un cemento che può anche essere osseo, biologico, totalmente riassorbibile. Dopo l’intervento, il paziente rimane in osservazione per qualche ora, mentre i suoi sintomi dolorosi scompaiono nell’immediato. Finora, in tutto il mondo, sono state trattate con la tecnica della cifoplastica con palloncino più di 600.000 fratture su oltre 450.000 pazienti. Secondo un recente Studio pubblicato nel febbraio 2009 su The Lancet che ha coinvolto 300 pazienti di 21 centri clinici di otto Paesi, La frequenza di effetti avversi non ha presentato differenze fra i gruppi. Come confermato dalle radiografie effettuate a un anno di distanza, la cifoplastica con palloncino non ha comportato un aumento significativo di nuove fratture vertebrali rispetto al gruppo di controllo.

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Quando la schiena fa “crak”

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 aprile 2010

Ogni anno in Italia si verificano oltre 100.000 fratture vertebrali causate da osteoporosi. Le più colpite sono le donne in età post-menopausale. L’osteoporosi si manifesta con un andamento cronico e con una elevata predisposizione alle fratture in quanto l’osso diminuisce di consistenza, diventa poroso e quindi fragile. All’inizio si possono verificare piccoli schiacciamenti vertebrali che generalmente possono provocare dolore più specificatamente nel tratto dorsale e lombare della colonna vertebrale. Queste modificazioni portano ad una diminuzione della statura e ad una alterazione della curvatura della colonna vertebrale, in uno stadio più avanzato c’è il rischio di riportare gravi fratture. Presso l’Istituto Ortopedico del Mezzogiorno d’Italia di Messina, l’equipe chirurgica ortopedica diretta dal Dottor Giancarlo Gemelli, assistito dai Dottori Giuseppe Randazzo e Luigi Soliera, da circa 5 anni esegue innumerevoli trattamenti mininvasivi di cifo- e vertebroplastica, su una casistica che comprende ormai oltre 700 pazienti affetti da crolli singoli o multipli del tratto dorsale e lombare della colonna vertebrale.  La cifoplastica con palloncino è un intervento della durata di circa mezz’ora che viene eseguito in anestesia locale o generale, a seconda del paziente. Il palloncino viene inserito per via percutanea, e una volta gonfiato, risolleva la vertebra fratturata posizionandola il più vicino possibile all’altezza originale. A questo punto, si procede con l’inserimento di un cemento osseo, biologico, totalmente riassorbibile. Dopo l’intervento, il paziente rimane in osservazione per qualche ora, mentre i suoi sintomi dolorosi scompaiono nell’immediato. I vantaggi correlati a questa tecnica chirurgica sono numerosi: dalla rapidità con cui viene restituita la mobilità al paziente, ai notevoli risparmi economico-sociali rispetto alle cure tradizionali. Vengono infatti evitati i costi di ospedalizzazione, riabilitazione e cura farmacologica del dolore.
Finora, in tutto il mondo, sono state trattate con la tecnica della cifoplastica con palloncino più di 600.000 fratture su oltre 450.000 pazienti. Secondo un recente Studio pubblicato nel febbraio 2009 su The Lancet che ha coinvolto 300 pazienti di 21 centri clinici di otto Paesi, i pazienti sottoposti alla cifoplastica con palloncino, a un mese dall’intervento, hanno manifestato, rispetto a coloro che hanno ricevuto solo trattamenti conservativi, un miglioramento più marcato con un recupero più rapido della funzionalità e della mobilità e una maggiore riduzione del dolore.

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“I coltelli nella schiena, le ali nel muso”

Posted by fidest press agency su martedì, 30 marzo 2010

Roma fino all’11 aprile 2010 P. zza Porta S.Giovanni, 10 Sala uno teatro I Coltelli nella schiena, le ali nel muso  Di Pierre Notte Nominato miglior autore al Premio Molière  Regia di Reza Keradman Con Reza  Keradman, Gerardo Mastrodomenico, Caterina Misasi, Monica Samassa, Giulia Weber e Daniel Terranegra  Maria non vuole che la tocchino, ha orrore di  questo. Preferisce tagliarsi le braccia da sola, giusto per cercare di fare qualcosa delle sue mani e della sua noia. Ha le sue ragioni… i suoi genitori ad esempio, sua madre che “odia qualsiasi tipo di rapporto”, una madre che potremmo definire tragicomica. Maria ascolta parlare e cantare il fantasma gioioso di sua nonna che sa il motivo per cui  “si tagliano i bambini”e  perché “queste ali che hanno sulla schiena, queste ali immense che hanno tanto spazio davanti a loro, quando non riescono più a volare, è come se diventassero dei coltelli piantati nella schiena ”… Lei sogna di fare la cassiera al casello autostradale. Parte.  Incontra ciò  che può assomigliare a quello che di solito chiamiamo Amore. Come in una fiaba anche qui la morale potrebbe tradursi così: nella vita tutto può arrivare…. anche il nulla. Tutti i giorni alle 21 la domenica alle 18 Biglietto intero euro 15 – ridotto euro 12

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