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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Posts Tagged ‘schizofrenia’

Il Manuale diagnostico e statistico DSM-5

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 agosto 2019

Caserta, 21 e 22 settembre 2019 Le diverse ideologie psichiatriche sembrano alimentare una dissociazione che spinge il pluralismo integrativo della ricerca psico-patogenetica in un dominio caotico prossimo a una commedia pirandelliana.Lo Psicologo David Rosenhan, negli anni ’70, pubblicò un lavoro sulla rivista Science in cui aveva reclutato finti pazienti, educandoli poi nella simulazione dei sintomi primi della schizofrenia. Egli riuscì, così, ad indurre un grande bluff psicodiagnostico nelle diverse strutture specialistiche di recezione dei falsi pazienti, che confermarono per tutti l’errata diagnosi.
C’è ancora spazio nella nostra coscienza e nella speculazione scientifica per la carismatica psicanalisi?
Il DSM 5 nasce, dunque, dallo sforzo durato 14 anni e dal lungo lavoro dialettico frutto della sintesi di una task force composta da più di 1000 scienziati e ricercatori nord americani e non solo. Ma tale fatica sarà riuscita a dare una risposta a un dilemma di shakespeariana memoria?
È più utile tendere verso una classificazione di tipo funzionale-dimensionale o verso quella di tipo nosografica-categoriale?
L’opera è nata non per essere la bibbia degli psichiatri ma in essa si è cercato di rispettare un orientamento classificativo-ateoretico, direi quasi “algebrico”, fondato sulla sommatoria dei diversi sintomi che andavano a confluire poi in un disturbo. La principale agenzia di ricerca federale americana, Il National Institute of Mental Health (NIMH) ha lanciato un progetto ambizioso sui criteri da utilizzare nell’ambito della ricerca (Research Domain Criteria – RDoC) nell’intento di legare, con il sottile filo della obiettiva consapevolezza, la fisiopatologia, la genomica e le neuroscienze per arrivare a una futura classificazione dei disturbi mentali (forse, l’ottava meraviglia del mondo è in corso d’opera).
Non ci sono più spirochete, treponemi o bacilli di Kock che possano tradurre e giustificare un’etiopatogenesi lineare, ma esiste la possibilità di costruire modelli complessi orientati a contemplare nel loro interno il rischio genetico, in relazione all’ambiente.
Ogni teorema e ogni rete presentano dei limiti, ed è proprio grazie a questi limiti che noi cerchiamo di mettere ordine nella realtà; è necessario però considerare alcuni caveat, avvertimenti o riserve: non possiamo più sostenere che il livello fondamentale della psicopatologia si trovi solo nei circuiti cerebrali, ciò potrebbe essere penalizzante per la psicoterapia, anche se tale assioma può diventare una piattaforma di lancio e di significato per lo sviluppo di nuovi farmaci. L’empatia, l’autoriflessione e la meta-rappresentazione consentono di rinunciare, in ragione dell’umiltà e della sensibilità, agli imperativi categorici dell’evidence based per proiettarsi verso una psichiatria complex systems based, dove il senso del limite diventa il motore di ricerca per navigare nella complessità.
La complessità nella schizofrenia è una parola “problema” e non una parola “soluzione” (Edgar Morin).La nostra navigazione, attraverso la complessità, toccherà i temi della salienza aberrante, dell’anedonia consumatoria e di quella anticipatoria propria della schizofrenia e attraverserà ciò che Jaspers, il padre della psicopatologia, ha definito Wahnstimmung – concetto tradotto con il termine di “atmosfera delirante”.Si cercherà, in uno stile abbastanza ateoretico, di percorrere il cammino classificativo e tassonomico seguito nel DSM-5 facendo riferimento alle patologie più importanti. L’interattività del workshop consentirà la possibilità di tradurre, in una dimensione interpersonale, credenze o pezzi di coscienza che noi potremmo aver troppo personalizzato e forse troppo ego-centrato.

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La “schizofrenia” del posto di lavoro

Posted by fidest press agency su domenica, 20 agosto 2017

lavoratoriSe oggi un giovane non trova lavoro o se lo trova ci impiega più tempo che in passato in parte lo deve al modo “balordo” in cui è stato, in passato, affrontato il problema. Partiamo dagli anni della ricostruzione post-bellica nei quali l’assillo dei nostri governanti era quello di creare posti di lavoro anche dove obiettivamente non potevano esistere. Fu il tempo in cui furono inventati gli “ammortizzatori sociali”. Le prime aree di parcheggio furono individuate nei fuori corso universitari e nella leva obbligatoria. Fu uno stratagemma che permetteva alla forza lavoro di “ritardare” l’immissione al lavoro di qualche anno. Si passò, subito dopo, a “gonfiare” gli organici prima degli enti pubblici e statali e poi delle grandi imprese private con la Fiat in testa. Nello stesso tempo ci cercò di “raffreddare” le tensioni sindacali e del padronato facendo in modo che i maggiori accordi di natura contrattuale si realizzassero a carico dello Stato. Da qui si aprì la voragine del deficit pubblico che oggi viaggia ancora a livelli astronomici. Non solo. Su pensò anche ad una accelerazione del turn over favorendo il pensionamento di talune categorie di lavoratori che ebbero, ad esempio, la possibilità di andare in pensione avendo maturato solo 14 anni e sei mesi di contributi. In tempi più recenti i mutati assetti della politica internazionale con la caduta del muro di Berlino ed il dissolvimento dell’Urss ridusse tali stratagemmi in quanto ritenuti antieconomici e scarsamente competitivi come sistema Paese e del tutto incompatibili con il nuovo rapporto di politica economica e finanziaria con l’Ue e la successiva introduzione della moneta unica. Ora siamo giunti ad un vero e proprio capovolgimento delle precedenti posizioni. I corsi universitari richiedono tempi più brevi e siamo quindi alla laurea “breve”. Il servizio militare non è più obbligatorio. Gli enti pubblici e talune imprese private di grosse proporzioni si sono avviate ad un risanamento dei loro bilanci riducendo drasticamente la forza lavoro per altro obiettivamente riconosciuta un po’ da tutti cresciuta oltre l’effettivo fabbisogno. E la stessa pensione di “anzianità”, inventata per facilitare il turn over dei “quasi pensionanti”, è andata in crisi ritenendo più economico e produttivo favorire il mantenimento in servizio il più a lungo possibile degli organici esistenti. A questo punto si sta innestando un altro ciclo davvero poco virtuoso nel quale la scarsità di lavoro per i giovani si riduce sempre di più anche in conseguenza della ridotta capacità competitiva a livello globale delle nostre imprese e della maggiore concorrenza dei paesi in via di sviluppo come sta accadendo in Cina e non si esclude, tra breve, che avvenga la stessa cosa in India ed altrove. E intanto ci permettiamo d’ospitare da due anni a questa parte seicentomila immigrati non richiesti ma imposti dalle necessità altrui e che ora nessuno vuole in Europa accollarsene una parte. (Riccardo Alfonso)

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Schizofrenia: arriva la prima terapia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 aprile 2017

schizofreniaIl loro grande sogno è la libertà. Libertà di organizzare il proprio tempo, di immaginare un futuro, di avviare nuovi progetti. Ma nella realtà quotidiana i pazienti con schizofrenia e malattia psicotica convivono soprattutto con il peso di una terapia da non saltare mai per evitare una ricaduta, un nuovo episodio psicotico che comporta il ricovero e fa crollare con un soffio il castello della vita faticosamente ricostruito.
In anni recenti, però, la cura delle psicosi è cambiata grazie all’avvento dei LAI – Long Acting Injectables, farmaci a lunga durata d’azione, che permettono intervalli di somministrazione più lunghi rispetto ai farmaci orali e grazie ai quali il paziente non è più condizionato dall’assunzione giornaliera della terapia.
A essere cambiati, in questi anni, non sono solo le strategie terapeutiche ma lo stesso volto della malattia psicotica, malattia sempre più giovane. Diminuisce l’età media alla quale i pazienti arrivano dallo psichiatra, perché la patologia viene diagnosticata sempre più precocemente, indice in parte di una maggiore accettazione del concetto di malattia mentale da parte delle famiglie e della società, ma anche a causa di alcuni fattori esterni che ne anticipano l’esplosione: il consumo di sostanze stupefacenti in primis, ma anche il ritmo di vita frenetico, l’esposizione continua a stimoli diversi, il bombardamento mediatico, l’incitamento alla violenza, che aprono la porta ad una malattia probabilmente già presente, ma che in altre condizioni non necessariamente si sarebbe manifestata così precocemente. «Per affrontare il percorso terapeutico di questi giovani pazienti, è fondamentale tener presente che una più lunga durata di malattia non trattata in soggetti schizofrenici è stata associata a una più lunga degenza ospedaliera, a più alti tassi di ospedalizzazione nel lungo periodo e a una più importante disabilità. Quindi è preferibile trattare la malattia prima possibile, evitando la degenerazione e il peggioramento. Uno studio retrospettivo con 21.492 pazienti affetti da schizofrenia ha mostrato come la terapia di lungo periodo con i farmaci antipsicotici (non con benzodiazepine) sia associata a un minor tasso di mortalità generale e suicidio, rispetto a nessun trattamento», commenta Carlo Altamura, Direttore Clinica Psichiatrica Università degli Sudi di Milano e Unità operativa di Psichiatria Fondazione IRCCS Ospedale Maggiore Policlinico di Milano e Presidente Società Italiana di Neuropsicofarmacologia (SINPF).
«Il recupero del paziente con schizofrenia è diventato nel corso degli ultimi anni un elemento sempre più importante per noi psichiatri e prima ancora per i pazienti», spiega Silvana Galderisi, Professore Ordinario di Psichiatria, Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli” e Presidente della European Psychiatric Association (EPA). «Nell’arco dell’ultimo decennio abbiamo fatto un percorso migliorativo di cura, che ha coinvolto medici, pazienti e familiari e che, da un approccio clinico in cui si affrontavano solo gli effetti devastanti delle fasi acute della malattia, ci ha condotto gradualmente alla situazione attuale in cui si cerca di perseguire il reinserimento della persona nel suo ambiente socio-familiare. L’integrazione passa attraverso molteplici fattori connessi tra loro ma tutti essenziali per il restituire un significato pieno alla vita del paziente: la resilienza, la consapevolezza sociale, la lotta contro lo stigma, le capacità funzionali. Naturalmente la stabilità delle condizioni cliniche del paziente è un fattore indispensabile per la continuità e la completezza dei percorsi di reinserimento. Pertanto la disponibilità di trattamenti farmacologici che migliorano l’aderenza alla cura rappresenta un importante tassello della strada per il recupero. I farmaci long-acting sono certamente un presidio importante in tal senso e uno schema di terapia che prevede 4 somministrazioni in un anno può essere gradito a molte persone, semplificare questo aspetto della cura e rispondere a svariate esigenze».
«La novità terapeutica presentata oggi è frutto di un impegno costante dell’azienda in ricerca e sviluppo, con l’obiettivo di offrire soluzioni che rendano la vita migliore al paziente. Non ci siamo mai fermati, da 60 anni a questa parte, nel perseguire un progressivo miglioramento che, passo dopo passo e anno dopo anno, porti a risultati concreti. L’area salute mentale ne è un chiaro esempio: nel punto da cui siamo partiti c’era una situazione in cui questi malati venivano isolati e rinchiusi in manicomi, ora siamo arrivati a parlare di una terapia di 4 volte l’anno. Janssen ha avuto un ruolo centrale in questa rivoluzione», ha commentato Massimo Scaccabarozzi, Presidente e Amministratore Delegato Janssen Italia.

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Schizofrenia, patologia “giovane”

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 ottobre 2016

schizofreniaUna malattia che compromette le prestazioni sociali di persone giovani, nel pieno della vita lavorativa e produttiva, alterando gli equilibri anche all’interno delle famiglie: ancora oggi il “peso” maggiore ricade sulla figura del caregiver, quasi sempre un familiare, che tra i suoi compiti assistenziali deve anche spesso ricordare al paziente di assumere la terapia. È il profilo della schizofrenia che emerge dalla ricerca “Addressing misconceptions in schizophrenia”, realizzata da Janssen su pazienti e caregiver, presentata a Milano in occasione di un incontro che ha fatto il punto sulle attività del progetto TRIATHLON – Indipendenza, Benessere, Integrazione nella Psicosi, che proprio in Lombardia inaugura una nuova fase con il lancio delle iniziative legate alla dimensione sociale del progetto, finalizzate al reinserimento del paziente.
La metà (50%) dei pazienti italiani che hanno partecipato alla survey ha un’età compresa tra i 31 e i 50 anni, il 35% tra i 18 e i 30 anni; conseguentemente, anche i caregiver sono persone giovani nel pieno della loro vita (il 72% ha tra i 28 e i 50 anni), che si trovano a dover gestire da sole l’assistenza, i trattamenti e l’impatto della malattia schizofrenica sulle attività quotidiane del paziente. Dalla ricerca emerge che la preoccupazione maggiore dei caregiver riguarda proprio quest’ultimo aspetto: il 63% degli intervistati teme gli effetti “destabilizzanti” della malattia sul corso ordinario delle attività e si mostra preoccupato per il lavoro, lo studio, le attività sociali del paziente. L’indagine sottolinea una volta di più l’importanza di intervenire “presto e bene”, obiettivo oggi possibile grazie all’approccio integrato di cura e all’evoluzione delle risorse farmacologiche. «I dati che emergono da questa indagine fanno capire quanto sia importante intervenire tempestivamente, oggi più che mai – commenta Claudio Mencacci, Presidente Società Italiana di Psichiatria (SIP) – dati recenti ci dicono che questi pazienti arrivano nei DSM dopo un periodo medio di 7 anni: troppi, se consideriamo che in un periodo così lungo la malattia peggiora, con conseguenze sulle condizioni del paziente e sulla qualità di vita del paziente stesso e della sua famiglia. Inoltre, un intervento efficace dovrebbe essere coordinato e integrato tra le parti: solo così può portare a una reale riabilitazione e al reinserimento nella società».
Secondo dati dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), sono circa 24 milioni le persone che nel mondo soffrono di schizofrenia a un qualunque livello. La malattia si manifesta in percentuali simili negli uomini e nelle donne. Nelle donne si osserva la tendenza a sviluppare la malattia in età più avanzata. In Italia sono circa 300.000 le persone che soffrono di questo disturbo. Coloro che si ammalano appartengono a tutte le classi sociali. Non si tratta, pertanto, di un disturbo causato dall’emarginazione o dal disagio sociale.

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Nuove opzioni per schizofrenia e fibrosi cistica

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 aprile 2012

Novità in ambito terapeutico per il trattamento della schizofrenia a della fibrosi cistica. La prima, già disponibile in Italia, è la formulazione iniettabile che prevede una somministrazione mensile di paliperidone palmitato a rilascio prolungato, un antipsicotico indicato nel trattamento della patologia. Il farmaco ha ottenuto l’autorizzazione dall’Ema e dall’FdaA nel corso del 2011, in seguito a prove di efficacia ottenute in un ampio programma di sviluppo clinico. In particolare: da quattro studi in doppio cieco, controllati con placebo, condotti in pazienti con riacutizzazione della schizofrenia e dauno studio più prolungato in doppio cieco per la prevenzione delle ricadute e il mantenimento. Si arricchisce di un nuovo farmaco anche la gestione della fibrosi cistica: la Commissione europea ha approvato la commercializzazione di un farmaco coadiuvante nell’eliminazione del muco e in grado di migliorare la funzionalità polmonare e contrastare le riacutizzazioni della patologia. L’efficacia nel migliorare i parametri dell’efficienza polmonare e nel ridurre episodi infettivi nei pazienti trattati rispetto ai soggetti di controllo, è stata dimostrata in studi clinici di Fase III.(fonte: doctornews33)

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Ministeri e schizofrenia politica

Posted by fidest press agency su sabato, 18 giugno 2011

“La sindrome della Lega di lotta e di governo si è aggravata: ora siamo alla schizofrenia politica”. Lo ha affermato l’europarlamentare del Pd Debora Serracchiani, dopo la dichiarazione del ministro per la Semplificazione Normativa Roberto Calderoli, che ha annunciato una raccolta di firme a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare per la territorializzazione dei Ministeri e delle Amministrazioni centrali dello Stato. Secondo Serracchiani “è difficile che sceneggiate di questo tipo possano ancora avere presa e placare il malessere profondo che cova all’interno della Lega, tra i militanti e tra molti dirigenti, perché il problema vero è l’evidenza del fallimento di un progetto politico dopo venti anni dalla sua nascita. E in occasione delle grandi crisi – ha concluso – non è raro che qualcuno colga l’occasione per regolare i conti”. (Giancarlo Lancellotti)

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Uso paliperidone palmitato

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 marzo 2011

La Commissione Europea ha dato la propria autorizzazione a paliperidone palmitato, antipsicotico indicato nel trattamento della schizofrenia, nella nuova formulazione iniettabile a rilascio prolungato, con somministrazione mensile. La schizofrenia è una malattia psichiatrica caratterizzata dalla presenza di deliri, allucinazioni, scarsa motivazione e appiattimento affettivo. La patologia compromette seriamente la capacità del malato di relazionarsi con gli altri e comportarsi in modo adeguato all’interno della società, per questo rappresenta una problematica molto importante sia per la disabilità che comporta, sia per la difficoltà che pone alle famiglie dei pazienti e ai servizi assistenziali. Si ritiene che 1 persona su 100 nel corso della propria vita rischi di soffrire di schizofrenia. La prevalenza è simile in tutto il mondo, colpendo in egual misura uomini e donne fino all’età di 60 anni[i]. Anche se non si può guarire dalla malattia, la schizofrenia può essere controllata con un’alta percentuale di successo, grazie al supporto dei farmaci antipsicotici, sui quali si basa il principale trattamento della stessa.L’efficacia di paliperidone palmitato è stata dimostrata da quattro studi in doppio cieco, controllati con placebo, condotti in pazienti con riacutizzazione della schizofrenia, così come da uno studio più prolungato in doppio cieco per la prevenzione delle ricadute e il mantenimento. [x],[xi],[xii],[xiii],[xiv]Paliperidone palmitato è risultato superiore a placebo nel migliorare i sintomi della malattia, così come dimostrato dai valori complessivi delle variazioni registrate alla scala positiva e negativa (PANSS) dal basale all’endpoint negli studi di trattamenti in acuto,ritardando in modo significativo le ricadute rispetto al placebo nello studio di mantenimento a lungo termine.   Lo studio più recente sul controllo dei sintomi è stato un trial randomizzato, in doppio cieco controllato con placebo, con gruppo parallelo (n=636). 10 A tutti i pazienti è stata somministrata il primo giorno una dose da 150 mg nel muscolo deltoide. A partire dall’ottavo giorno, con cadenza mensile, i pazienti sono stati assegnati a uno dei tre dosaggi fissi di paliperidone palmitato (25, 100 e 150 mg eq), somministrati nel muscolo deltoide o nel gluteo per un periodo di 13 settimane. Tutti e tre i dosaggi di paliperidone palmitato sono risultati superiori a placebo nel miglioramento del punteggio PANSS totale all’endpoint (misura primaria di efficacia). I risultati sono stati incoraggianti per tutta la durata della terapia, con rapida insorgenza d’azione un miglioramento significativo del punteggio alla PANSS rispetto a placebo osservati in alcuni pazienti a partire dall’ottavo giorno.Paliperidone palmitato è un antipsicotico atipico iniettabile a rilascio prolungato, che prevede una sola somministrazione mensile. Sarà disponibile in Europa con dosaggi di 50, 75, 100 e 150 mg. Dall’inizio della terapia, dopo le prime due iniezioni, il farmaco può essere somministrato nel muscolo deltoide oppure nel gluteo. XEPLION è indicato per la terapia di mantenimento della schizofrenia in pazienti adulti stabilizzati con paliperidone o risperidone.Nell’ambito del programma di sviluppo clinico, paliperidone palmitato è stato generalmente ben tollerato e non ha introdotto nuove avvertenze rispetto a paliperidone orale (paliperidone ER), fatta eccezione per le reazioni cutanee nel sito d’iniezione. Gli effetti indesiderati segnalati più frequentemente durante gli studi clinici sono stati: insonnia (difficoltà a dormire), cefalea, aumento di peso, reazioni cutanee nel sito d’iniezione, agitazione, sonnolenza, acatisia (irrequietezza), nausea, stitichezza, capogiri, tremori, vomito, infezioni del tratto respiratorio superiore (infezioni del naso, gola e torace), diarrea e tachicardia (frequenza cardiaca accelerata). La schizofrenia è una malattia psichiatrica cronica, grave e invalidante che ostacola seriamente la capacità del malato di relazionarsi con gli altri e di comportarsi in modo adeguato all’interno della società. Tra gli effetti della patologia vi sono: difficoltà dei processi mentali, allucinazioni, deliri, pensieri disorganizzati e linguaggio e comportamento inusuali.
Janssen, azienda farmaceutica del Gruppo Johnson&Johnson fortemente impegnata nel dare risposte concrete ai principali bisogni clinici che non hanno ancora trovato un’adeguata soluzione terapeutica come, ad esempio, nel settore oncologico, il mieloma multiplo e il cancro della prostata, in quello immunologico, la psoriasi, nelle neuroscienze, la schizofrenia, la demenza e il dolore, nelle malattie infettive, l’HIV, l’epatite C e la tubercolosi, nell’ambito cardiovascolare e delle malattie metaboliche, il diabete. http://www.janssen-italia.com .

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Referendum contro il nucleare

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 marzo 2011

“Nucleare sì, nucleare no, nucleare Bum. La terra dei cachi”. Il dibattito politico sul nucleare in Italia ricorda molto la canzone di Elio e le Storie Tese. Solo che loro sono più seri. Abbiamo da un lato il governo che non mette in discussione ilprogetto nucleare neanche davanti all’apocalisse (definizione del commissario europeo all’energia Guenther Oettinger) giapponese. Dall’altro lato abbiamo i governatori di Lega e Pdl che dicono sì al nucleare in Italia, ma no al nucleare nelle loro regioni. Tipico esempio di schizofrenia politica. In mezzo c’è questo fantomatico piano nucleare ancora avvolto nel più fitto mistero. Quante centrali vorrebbe realizzare il governo? Boh.. Dove vuole installare i nuovi impianti? Mistero della fede. Non le vuole Zaia ( da veneto sono d’accordo, tiro un sospiro di sollievo e dico ‘meno male’, da capogruppo alla Camera sono indignato ‘ma come, la Lega non è favorevole all’atomo…?’), non le vuole la Polverini (dice che il Lazio ha già dato…), Formigoni le vuole, forse, ma con molti distinguo, perché la Lombardia è autosufficiente dal punto di vista energetico. Furbo il governatore ciellino, schiera la regione ma la tira fuori dal piano. Dà una mano politica al governo nazionale schierandosi per il sì, ma contemporaneamente dice che la Lombardia non ha bisogno di centrali e quindi ‘con fischio’ le costruiranno lì. Il piemontese Cota non ha parlato in questi giorni, ma la sua posizione è nota: sì alle centrali, ma non gli pare che il Piemonte abbia siti idonei. Ma và? Ma tu guarda un po’. Nuclearista convinto è Stefano Caldoro, che in questi giorni non ha parlato. In passato aveva magnificato i vantaggi dell’atomo, definendo le centrali un’opportunità per l’economia campana. Un segnale inequivocabile: in quella regione il governo ha deciso di puntare con decisione per i nuovi siti. Altro che sindrome Nimby, qui siamo alla più pura ipocrisia politica, come dice anche, giustamente, Adriano Celentano. Nella tragedia, seppur indiretta, si vede la tempra di un uomo politico e la serietà di un governo. Il nostro è un governo di pagliacci. Tutto il mondo si interroga, loro non hanno neanche il buonsenso di fermarsi a riflettere sulla scelta nuclearista dopo l’immane tragedia giapponese. Tra mezze verità e bugie intere continuano, come al solito, a ripetere slogan che le immagini drammatiche di Fukushima hanno fatto perdere di qualsiasi credibilità. Non lo fanno perché se si fermassero a riflettere cadrebbe immediatamente il castello di carte che si son costruito. Il castello di carta-moneta, perché il nucleare è un affare colossale. E pazienza se ha qualche piccolissimo e trascurabilissimo inconveniente…Ma hanno fatto male i conti. Con il referendum libereremo l’Italia dall’incubo atomico. (Massimo Donadi deputato Idv)

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RcAuto: La schizofrenia del mercato

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 giugno 2010

La relazione annuale dell’Isvap sulla RcAuto è lo specchio della realtà italiana . E non potrebbe essere altrimenti. Basti solo ricordare che il premio che paghiamo e’ circa il doppio di Germania e Francia (Paesi in cui il costo della vita e’ molto piu’ alto che in Italia) e anche il doppio di Spagna (dove la vita costa grossomodo come da noi) e che gli incrementi sono tripli rispetto alla media Ue. Una situazione che non può che provocare disagi, disaffezione e, sostanzialmente, illegalità.
E’ il risultato di un mercato schizofrenico in cui all’obbligo di contrarre l’assicurazione corrisponde la libertà degli operatori nel fissare i propri prezzi. Quindi abbiamo utenti scontenti per i prezzi troppo alti e per i vari laccioli e disservizi (sebbene attenutati negli anni scorsi dalle riforme Bersani), e operatori (che si lamentano anche loro) che fanno cio’ che vogliono vista l’obbligatorietà della domanda. Finchè questa schizofrenia non si risolve, ogni riforma sara’ vana. E i casi sono solo due: – obbligo di assicurazione con prezzi e qualita’ dei servizi calmierati dallo Stato; – liberta’ di assicurarsi. Nel primo caso verrebbero spazzate tutte le velleita’ di mercato che in questi anni hanno solo prodotto i mostri riportati anche dalla relazione Isvap: il ritorno dello “Stato mamma” e la fine economica di un settore produttivo e di servizi. Nel secondo caso si libererebbero tutte le energie del mercato, spazzando chi vive di sola rendita grazie all’obbligo e verrebbero privilegiate le offerte piu’ attraenti per qualita’ ed economicita’. Chi volesse esser coperto da una  assicurazione per gli incidenti che procura e che riceve, lo potrebbe fare dietro sua decisione pagando la propria assicurazione scegliendo nel mercato. Si tratta solo di volonta’ politica: decidere di spazzare tutte le rendite parassitarie che questo mercato imbrigliato ha fatto proliferare. E la lotta, quindi, e’ contro chi, corporativamente, si e’ arricchito economicamente e politicamente su queste rendite. (fonte Aduc)

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La schizofrenia borsistica

Posted by fidest press agency su sabato, 8 maggio 2010

Le borse in tutta Europa sembrano impazzite. Per questo fine settimana hanno “bruciato” 183 miliardi di euro di capitalizzazione. Quello che si teme di più è il rischio contagio. Questa discesa ha raggiunto, nel giro di una settimana una perdita molto vicina ai 450 miliardi di euro. Nello stesso tempo non incoraggia di certo il corrispondente calo di Wall Street. La Spagna e il Portogallo hanno subito, per giorni, l’effetto speculativo che li vedeva, sia pure ingiustamente, tra le nazioni più deboli dopo la Grecia. Quest’ultima ha, ovviamente, subito i maggiori effetti della crisi finanziaria divenendo, di fatto, l’anello debole del sistema. Lo è, a nostro avviso, ancora di più e in conseguenza di un “sistema Europa” incapace di uscire dalle logiche finanziarie e per consolidare una sua autonoma e solidale forma di sostegno in tutta l’area dell’euro. In questi giorni di crisi si è notato come prevalgono gli egoismi nazionali all’interesse generale e alla incapacità di darsi delle regole sovranazionali che scongiurino crisi di questo livello. In questo senso fa bene il premier Berlusconi ad insistere per un impegno più incisivo da parte dei paesi come la Germania e la Francia per scongiurare quella che non solo può classificarsi un incidente di percorso ma una vera e propria crisi di sistema che va oltre il caso specifico della Grecia ed è destinata a ripetersi. Non si può lasciare il tutto solo nelle mani dei banchieri. Occorre imporre una politica comunitaria nel governo della politica economica e nell’industria il più possibile coesa per affrontare con maggiore fermezza e determinazione le sfide intercontinentali.

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Il futuro della schizofrenia

Posted by fidest press agency su martedì, 15 settembre 2009

Istanbul Al Ventiduesimo congresso dello European College of Neuropsychopharmacology (ECNP), il Prof. William Carpenter del Centro di ricerche psichiatriche del Maryland negli Stati Uniti, ha comunicato oggi una nuova prospettiva nel campo della ricerca sulla schizofrenia che avrà notevoli ripercussioni in ambito diagnostico e terapeutico.  “Nelle ricerche future sulla schizofrenia, gli studi terapeutici non considereranno più la schizofrenia come una malattia a sé stante ma la includeranno in specifici ambiti della patologia, promuovendo lo sviluppo di terapie farmacologiche mirate”, ha affermato Carpenter. “Ciò potrebbe migliorare considerevolmente la qualità della vita dei pazienti nell’immediato futuro e porre le basi per affrontare guarigione, cure e prevenzione”.  La schizofrenia, che colpisce circa l’1% della popolazione mondiale, ha enormi ripercussioni in ambito economico e sociale oltre a causare sofferenza, disfunzioni, disabilità e mortalità nei soggetti affetti dalla patologia. Presenta sintomi diversi in molteplici campi, per cui è possibile distinguere tra fenomeni positivi (allucinazioni, ecc.) e negativi (anedonia, avolizione, ecc.). Inoltre, la schizofrenia è associata al deterioramento cognitivo. Questa malattia non presenta sintomi omogenei ma è invece caratterizzata da diversi aspetti patologici non strettamente collegati tra di loro.  Per comprenderne la causa genetica, gli studi del settore sposteranno l’attenzione dalla genetica della schizofrenia come sindrome alla genetica in ambito patologico. Ciò potrà aiutare a capire l’apparente sovrapposizione genetica tra le principali patologie. Di conseguenza, la farmacologia per il trattamento della schizofrenia sposterà l’interesse dalla produzione di antagonisti della dopamina per psicosi a nuovi ritrovati basati su nuovi target molecolari e profili terapeutici. I farmaci efficaci per il deterioramento cognitivo e per i sintomi negativi potranno trovare applicazione anche in altri tipi di malattie. Poiché tali patologie si manifestano prima della psicosi, intervenire sarà possibile intervenire sulla patologia sin dai suoi primi stadi e agire successivamente sulla prevenzione. (Fonte: Conferenza stampa del Ventiduesimo congresso ECNP, 14 settembre 2009, Istanbul, Turchia)

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Schizofrenia. La tua strada verso il futuro

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 agosto 2009

E’ un manuale redatto da un team di psichiatri in collaborazione con 18 associazioni europee dell’International Network for mental health education (informed), impegnate nella tutela della salute mentale. Il volume di 97 pagine è stato presentato nella versione inglese a Stoccolma al Congresso Europeo di Neuropsicofarmacologia  (Ecnp). Il progetto, sostenuto da Bristol Myers Squibb e Otsuka, ha preso il via a Londra dove i rappresentanti delle associazioni dei pazienti di tutta Europa si sono incontrati per confrontarsi sul modo migliore di offrire a pazienti e familiari una panoramica esaustiva sulla malattia. Di recente è disponibile la versione italiana, arricchita dalla prefazione dell’on.le Guidi che ne riconosce il merito di “parlare finalmente a chi il problema lo vive, infrangendo pregiudizi e stereotipi che vogliono il malato di schizofrenia inaccessibile, vittima passiva del suo problema, negandogli la parola e la dignità di chi invece ha diritto non solo di essere ascoltato, ma di essere coinvolto e chiamato a partecipare al suo processo di cura.” Il testo raccoglie informazioni sui principali aspetti legati alla schizofrenia, dalla diagnosi alla terapia, dall’assistenza alla gestione della routine quotidiana. Fornisce consigli pratici e storie di pazienti in cui riconoscere le proprie difficoltà e momenti di crisi e di successo, offrendo una puntuale descrizione della malattia. Il testo è in via di traduzione nelle diverse lingue europee.

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La “schizofrenia” del posto di lavoro

Posted by fidest press agency su martedì, 25 agosto 2009

Se oggi un giovane non trova lavoro o se lo trova ci impiega più tempo che in passato in parte lo deve al modo “balordo” in cui è stato, in passato, affrontato il problema. Partiamo dagli anni della ricostruzione post-bellica nei quali l’assillo dei nostri governanti era quello di creare posti di lavoro anche dove obiettivamente non potevano esistere. Fu il tempo in cui furono inventati gli “ammortizzatori sociali”. I prime aree di parcheggio furono individuate nei fuori corso universitari e nella leva obbligatoria. Fu uno stratagemma che permetteva alla forza lavoro di “ritardare” l’immissione al lavoro di qualche anno. Si passò, subito doto, a “gonfiare” gli organici prima degli enti pubblici e statali e poi delle grandi imprese private con la Fiat in testa. Nello stesso tempo ci cercò di “raffreddare” le tensioni sindacali e padronato facendo in modo che i maggiori accordi di natura contrattuale si realizzassero a carico dello Stato. Da qui si aprì la voragine del deficit pubblico che oggi viaggia ancora a livelli astronomici. Non solo. Su pensò anche ad una accelerazione del turn over favorendo il pensionamento di talune categorie di lavoratori che ebbero, ad esempio, la possibilità di andare in pensione avendo maturato solo 14 anni e sei mesi di  contributi. In tempi più recenti i mutati assetti della politica internazionale con la caduta del muro di Berlino ed il dissolvimento dell’Urss ridusse tali stratagemmi in quanto ritenuti antieconomici e scarsamente competitivi come sistema Paese e del tutto incompatibibili con il nuovo rapporto di politica economica e finanziaria con l’Ue e la successiva introduzione della moneta unica. Ora siamo giunti ad un vero e proprio capovolgimento delle precedenti posizioni. I corsi universitari richiedono tempi più brevi e siamo quindi alla laurea “breve”. Il servizio militare non è più obbligatorio. Gli enti pubblici e talune imprese private di grosse proporzioni si sono avviate ad un risanamento dei loro bilanci riducendo drasticamente la forza lavoro per altro obiettivamente riconosciuta un po’ da tutti cresciuta oltre l’effettivo fabbisogno. E la stessa pensione di “anzianità”, inventata per facilitare il turn over dei “quasi pensionanti”, è andata in crisi ritenendo più economico e produttivo favorire il mantenimento in servizio il più a lungo possibile degli organici esistenti. A questo punto si sta innestando  un altro ciclo davvero poco virtuoso nel quale la scarsità dei posti di lavoro per i giovani si riduce sempre di più anche in conseguenza della ridotta capacità competitiva a livello globale delle nostre imprese e della maggiore concorrenza dei paesi in via di sviluppo come sta accadendo in Cina e non si esclude, tra breve, che avvenga la stessa cosa in India ed altrove.

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