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Posts Tagged ‘Schroders’

Schroders – Invasione dell’Ucraina e rincaro dei generi alimentari, un impatto destinato a durare

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 agosto 2022

A cura di Felix Odey, Portfolio Manager, Global Resource Equities, Schroders. Le oscillazioni dei prezzi di alcune materie prime agricole sono state drammatiche da quando la Russia ha invaso l’Ucraina alla fine di febbraio: i prezzi, in particolare del grano, hanno fatto un balzo in avanti e riteniamo che possano rimanere su livelli così alti anche nel prossimo futuro. La domanda è destinata a rimanere elevata, mentre l’offerta rimarrà limitata quest’anno e il prossimo. La tensione tra domanda e offerta potrebbe addirittura peggiorare nel 2023 e oltre. Questo perché i modelli climatici imprevedibili stanno aumentando l’incertezza dell’offerta, insieme alla possibilità di continue interruzioni della produzione in Ucraina.Nel frattempo, le colture saranno probabilmente prodotte con meno fertilizzanti, in seguito ai significativi aumenti dei prezzi e all’interruzione dell’offerta nei mercati dei fertilizzanti a causa della guerra. Il motivo dell’aumento dei prezzi è chiaro se si considera l’importanza dell’Ucraina e della Russia come esportatori di prodotti alimentari e di altre materie prime. L’olio di girasole e i cereali (mais, grano e orzo) sono stati i più colpiti dal punto di vista agricolo. Sul fronte dei fertilizzanti, invece, il potassio (40% delle esportazioni globali, se si include la Bielorussia) ha subito le maggiori interruzioni. Nel lungo termine, non è ancora chiaro come evolverà l’interruzione delle forniture dall’Ucraina. Tuttavia, molte delle regioni agricole più importanti sono state teatro di feroci combattimenti, terreni minati su larga scala e attrezzature agricole distrutte. L’interruzione delle esportazioni di materie prime dall’Ucraina e dalla Russia avrà ripercussioni sui prezzi anche di altre materie prime: i prezzi dell’olio di palma, ad esempio, sembrano destinati a salire, dato che viene sempre più utilizzato come sostituto dell’olio di girasole. L’aumento dei prezzi di un’ampia gamma di materie prime riduce anche l’incentivo per gli agricoltori di altre zone a spostarsi verso la coltivazione del grano – il che risolverebbe alcuni dei vincoli dell’offerta – visto che possono comunque ottenere prezzi buoni per altre colture.Un altro limite alla capacità di altre regioni di colmare le carenze è la disruption dei fattori di produzione come i fertilizzanti. Il costo dei fertilizzanti per gli agricoltori statunitensi è aumentato dal 14% nel 2020 a circa il 23% nel 2022: ciò sta già portando a cambiamenti nella semina. Ad esempio, secondo l’ultimo sondaggio dell’USDA, gli agricoltori statunitensi prevedono di piantare livelli record di soia (che richiede relativamente meno fertilizzanti) e meno grano e mais primaverili. Recentemente si sono manifestati segnali di una drastica riduzione della domanda di fertilizzanti. Gli agricoltori hanno rinunciato all’acquisto, quando possibile, sperando in un calo dei prezzi nel corso dell’anno. Si è rivelata una profezia che si autoavvera, con i prezzi statunitensi inferiori del 35% rispetto al picco di marzo. Per il grano, l’applicazione di fertilizzanti inizia abbastanza presto nella stagione, con un picco tra fine giugno e metà agosto. Nelle prossime settimane si vedrà quindi l’effetto sulla domanda. Oltre alla limitazione delle esportazioni, un altro effetto delle tensioni sui mercati delle materie prime agricole potrebbe essere il cambiamento dei flussi e dell’utilizzo. Circa il 20% del grano mondiale viene utilizzato per l’alimentazione animale, quindi, potremmo assistere all’introduzione di prodotti sostitutivi per cercare di preservare il grano per il consumo umano. I biocarburanti sono un altro settore che potrebbe essere interessato, dato che utilizzano circa il 10% del grano mondiale. Le aziende produttrici di biocarburanti di prima generazione (cioè quelle che utilizzano alimenti commestibili anziché i rifiuti) potrebbero subire una certa pressione politica se i governi sospendono o eliminano i sussidi. Altri rischi sono rappresentati dalle limitazioni dell’approvvigionamento e dai danni alla reputazione.La crisi ucraina ha riportato l’attenzione sulla sicurezza alimentare. Inoltre, il quadro a lungo termine dell’approvvigionamento alimentare sta cambiando. L’aumento della popolazione significa che la produzione mondiale di cibo e acqua dovrebbe aumentare del 70% entro il 2050 rispetto ai livelli del 2010. Il clima e i fattori ambientali in generale fanno sì che l’intensità delle risorse debba ridursi di circa due terzi nello stesso periodo. Nel breve termine, è probabile che la sicurezza alimentare diventi la priorità dei governi. In prospettiva, il sistema deve essere reso più sostenibile, altrimenti sarà soggetto a cicli di feedback negativi sempre più dannosi, come fenomeni meteorologici estremi e degrado dell’ecosistema. Anche in uno scenario di 2 gradi di riscaldamento globale, si prevede che le rese di grano e mais diminuiranno rispettivamente del 14% e del 12%. Tutto ciò delinea un quadro di prezzi agricoli elevati nel prossimo futuro.

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Schroders plc half-year results

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 agosto 2022

Schroders Plc, uno dei principali gruppi finanziari globali con focalizzazione esclusiva sulla gestione di capitali, quotato alla Borsa di Londra dal 1959 e parte dell’indice FTSE 100, ha chiuso il primo semestre del 2022 con un aumento del risultato operativo netto a 1.240,3 milioni di sterline, dato che evidenzia la resilienza del business della società. L’utile operativo è aumentato del 2% a 406,9 milioni di sterline. La performance d’investimento si è mantenuta solida, con il 77% dei patrimoni dei clienti che ha sovraperformato il relativo comparatore a tre anni e il 79% a cinque anni. Sono state generate nuove attività nette per 8,4 miliardi di sterline, che hanno contribuito a far crescere il patrimonio in gestione fino a 773,4 miliardi di sterline (EUR 898,4 miliardi). Escludendo le joint venture e le società collegate, le nuove attività nette generate sono state pari a 4,4 miliardi di sterline e il patrimonio in gestione ha raggiunto i 637,5 miliardi di sterline. “Abbiamo costruito un’attività diversificata e resiliente che ci ha consentito di superare le difficoltà legate alle condizioni di mercato, e che è in grado di finanziare la crescita, ponendoci in una posizione eccellente per servire i nostri clienti. Ne è testimonianza il fatto che in questo periodo registriamo un dato positivo in termini di Net New Business (Nuove attività nette acquisite). L’investimento in sostenibilità ha contribuito in modo determinante al nostro successo. È stato particolarmente evidente nel business dei fondi comuni d’investimento dove, nonostante le forti vendite nelle borse, i nostri fondi azionari hanno registrato afflussi positivi di capitale. Le nostre attività di private assets, wealth e solutions stanno crescendo bene, rafforzando il valore del nostro focus strategico. È questa diversificazione che ci consente di continuare a soddisfare le esigenze in continua evoluzione dei nostri clienti”.

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Schroders – Parità euro-dollaro: cosa succede e cosa aspettarsi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 luglio 2022

A cura di Robbie Boukhoufane, Fixed Income Portfolio Manager, Schroders Sebbene l’euro si stia indebolendo da tempo nei confronti del dollaro USA, ora è sul punto di sfondare il livello di parità, un traguardo importante a livello psicologico. L’Europa è stata l’epicentro, sia a livello geografico che economico, dell’invasione russa dell’Ucraina. La dipendenza del Vecchio Continente dal gas russo, in particolare della Germania, è in netto contrasto con il resto del mondo. L’aumento dei prezzi dell’energia ha rappresentato un onere significativo per le famiglie e l’industria, determinando uno scenario di crescita negativo. Un esempio di come questo si ripercuota sui dati macro è il fatto che la Germania ha recentemente registrato il primo deficit commerciale mensile dal 1991. Ciò è dovuto agli elevati costi delle importazioni e alla minore domanda di esportazioni. I mercati valutari offrono la possibilità agli investitori di posizionarsi in vista di una recessione europea.Tuttavia, l’attuale contesto di crescita debole presenta ulteriori rischi di ribasso, in quanto il razionamento del gas sta diventando una possibilità concreta. Se ciò dovesse accadere, ci troveremmo di fronte a uno scenario di crescita ancora più cupo. I funzionari governativi tedeschi e francesi hanno espresso preoccupazione per questo rischio e stanno pianificando come attutire il colpo per imprese e consumatori. Sebbene le autorità abbiano cercato di compensare lo shock e di proteggere i redditi reali dei consumatori, le misure annunciate finora non sono sufficienti per assorbirlo completamente. La prospettiva di una stagflazione strutturale è alta se il razionamento del gas diventerà realtà. Il timore di questo scenario ha intensificato la debolezza dell’euro nelle ultime settimane. Il dollaro USA è stato forte nel 2022, con l’indice del dollaro USA ponderato per gli scambi commerciali in rialzo di poco meno del 10% da inizio anno. L’economia statunitense è molto più autosufficiente per quanto riguarda le materie prime chiave, in particolare il gas naturale. L’aumento dell’inflazione nei settori dell’energia e dei generi alimentari sta avendo conseguenze negative sulla crescita a livello globale e sta portando a crescenti segnali di distruzione della domanda in molte economie, mentre le banche centrali inaspriscono le politiche. In questo contesto gli investitori cercano rifugio nella sicurezza del dollaro USA e accumulano liquidità in dollari. La maggior parte delle banche centrali si sta spostando rapidamente verso tassi neutri per contenere l’inflazione. La Fed, tuttavia, si sta muovendo molto più velocemente della Banca Centrale Europea, il che ha portato a un differenziale dei tassi di interesse del 3% circa, sulla base degli attuali tassi di mercato. Questo vantaggio di rendimento del 3% a favore del dollaro USA induce gli investitori a parcheggiare la liquidità in dollari, soprattutto in un mondo caratterizzato da una forte incertezza economica e geopolitica. Il mercato valutario sta già scontando uno scenario di crescita pessimistico per l’Europa, ma se il razionamento del gas diventerà realtà, il trend dell’euro rispetto al dollaro USA si muoverà ulteriormente al ribasso.Il percorso dell’Europa per slegarsi dal gas russo non è semplice e non c’è una soluzione rapida. La realtà è che il Presidente Putin ha il coltello dalla parte del manico, se si pensa alla capacità dell’Europa di stoccare riserve sufficienti di gas per l’inverno.Stiamo guardando con attenzione anche alla reazione della Fed ai dati su inflazione e occupazione. La Fed è di fatto la banca centrale mondiale, dato che molti asset sono ancora valutati in dollari.Dato l’inasprimento della politica monetaria, sia attraverso i tassi d’interesse che attraverso il quantitative tightening, la Fed si trova di fronte a un percorso tortuoso nel tentativo di garantire un soft landing. Riteniamo che avrà difficoltà a raggiungere questo obiettivo.Con l’indebolimento dei dati economici e il calo dell’inflazione, qualsiasi segnale che indichi che la banca centrale statunitense è vicina al picco di inasprimento alleggerirà in parte la pressione al rialzo sul dollaro. Tuttavia, non siamo ancora a questo punto.

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Schroders: dove trovare opportunità in uno scenario di stagflazione

Posted by fidest press agency su domenica, 10 luglio 2022

A cura di Alex Tedder, Head and CIO of Global and US Equities, Schroders Il 2022 è stato un anno difficile per l’azionario. Il conflitto in Ucraina ha provocato un’impennata dei prezzi dell’energia e delle materie prime, un crollo del mercato azionario globale e un’elevata volatilità. La recessione appare probabile, in Europa e forse anche negli Stati Uniti. Aumenta anche il rischio di un periodo prolungato di “stagflazione”. Il Nasdaq – con la sua forte componente tech – a maggio è entrato in un “mercato orso” (un calo del 20% rispetto al picco più recente). L’S&P500 e lo Stoxx600 Europe lo hanno seguito a giugno. Dopo anni di sottoperformance, l’azionario britannico ha resistito relativamente bene, con un calo del 12% (dividendi inclusi). L’alta percentuale di società nel settore dell’energia e delle materie prime nell’indice britannico ha sostenuto il FTSE, così come l’esposizione a grandi società farmaceutiche come AstraZeneca e GlaxoSmithKline. La storia mostra che la durata media di un mercato orso è di 290 giorni. Negli ultimi 140 anni, i mercati sono scesi in media del 37% in tali fasi, il che suggerisce un potenziale ulteriore ribasso su entrambe le sponde dell’Atlantico. Come sempre nelle fasi ribassiste, ci si deve aspettare una volatilità elevata, con probabili rally in alcuni momenti, nonché drawdown sostanziali. È probabile che ciò sarà particolarmente evidente attorno alla stagione degli utili del secondo trimestre, che ha inizio a metà luglio negli USA. Guardando agli stili, quest’anno i titoli value hanno registrato le migliori performance. L’ambito considerato value comprende società del settore energetico e dei materiali, ma anche molte banche e compagnie assicurative, che hanno beneficiato dell’impatto positivo dell’aumento dei tassi sulle loro attività fruttifere, come i prestiti e portafogli obbligazionari. Per contro, la performance dei titoli growth è stata debole, proseguendo il trend iniziato a fine 2021, quando la Fed ha iniziato a segnalare un rialzo dei tassi in risposta alle pressioni inflazionistiche. Molti osservatori paragonano l’attuale contesto a quello degli anni ’70, quando l’inflazione era dilagante e la spirale costi-salari-prezzi si era consolidata prima dell’azione aggressiva delle banche centrali. Tuttavia questa volta la disoccupazione è a livelli estremamente bassi e, di fatto, tendente al ribasso. Ci auguriamo che questo scenario si realizzi. C’è una linea sottile tra la gestione dell’inflazione (attraverso i tassi d’interesse) e il mantenimento della fiducia e della crescita, e le banche centrali potrebbero ancora fallire in questa impresa. Il nostro scenario di base prevede una risposta positiva da parte delle banche centrali, ma è chiaro che c’è il rischio che lo slancio dell’inflazione si riveli inarrestabile. Una tempesta perfetta di questo tipo sarebbe certamente una sfida notevole sia per le azioni che per le obbligazioni. La nostra attenzione rimane quindi rivolta al “pricing power”: la capacità di trasferire gli aumenti dei costi senza compromettere la domanda. Ci sono settori in cui il potere di determinazione dei prezzi è generalmente molto forte: il settore sanitario, ad esempio, è guidato dall’innovazione, e molte società hanno uno o più prodotti unici che danno loro la possibilità di stabilire i prezzi e far crescere gli utili.Per ragioni comprensibili, il mercato oggi è incredibilmente concentrato sul breve termine. Tuttavia, sembra aver perso di vista i trend di fondo che probabilmente domineranno le nostre vite per molti anni a venire. Il cambiamento climatico è una realtà, eppure negli ultimi mesi le società legate al clima sono andate relativamente male. La digitalizzazione è una realtà che sta accelerando enormemente dietro le quinte, eppure la tecnologia è stata una delle aree più deboli negli ultimi 12 mesi. I progressi nelle biotecnologie proseguono a ritmo sostenuto, ma anche in questo caso il settore è stato fortemente ridimensionato dopo la pandemia. Tuttavia, riteniamo che stiano emergendo grandi opportunità per gli investitori che hanno la capacità e la pazienza di guardare oltre le attuali turbolenze. Riteniamo che investire in queste aree di crescita strutturale ripagherà nel lungo periodo.

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Schroders: Le dimissioni di Johnson metteranno la parola fine al populismo nel Regno Unito?

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 luglio 2022

A cura di Azad Zangana, Senior European Economist and Strategist, Schroders. Le dimissioni di Boris Johnson innescano una lotta per la leadership del Partito Conservatore e per la premiership, che difficilmente si risolverà prima dell’autunno, aprendo a un lungo periodo di incertezza sulla direzione intrapresa dal Paese e dalla sua economia.Il Governo di Johnson si è spesso orientato verso politiche populiste e, sebbene sarà sempre ricordato per la Brexit, anche la recente politica fiscale ha seguito un approccio simile. È possibile che ciò abbia favorito la crescita nel breve termine, ma ha anche contribuito a un aumento dell’inflazione e del debito pubblico. La recente decisione di aumentare le imposte sulle aziende invece di quelle sulle persone fisiche o sulle vendite ne è solo un esempio. Le dimissioni del Cancelliere Rishi Sunak, un paio di giorni fa, hanno messo in evidenza il disaccordo tra il Tesoro e l’ufficio del Primo Ministro. L’impressione è che agli elettori non sia stato fornito un quadro completo dello stato dell’economia e delle finanze pubbliche. Guardando avanti, le prospettive future dipendono da chi sarà il sostituto di Johnson. Un ritorno alla politica conservatrice tradizionale porterà probabilmente a una certa austerità nei prossimi anni, ma anche a politiche più favorevoli per le imprese. Tuttavia, se il nuovo Primo Ministro sarà un altro politico populista, potremmo vedere un approccio più simile per l’economia. Per quanto riguarda la reazione dei mercati, la notizia delle dimissioni ha contribuito a far salire la sterlina rispetto alla maggior parte delle altre valute, anche se i movimenti sono stati relativamente modesti.

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Schroders: La BCE deve agire rapidamente per evitare un’ulteriore crisi del debito

Posted by fidest press agency su sabato, 18 giugno 2022

La Banca Centrale Europea deve ora mantenere la promessa di creare un nuovo strumento politico, ampio e giuridicamente valido, per proteggere i Paesi periferici da un aumento eccessivo dei costi del debito.Le preoccupazioni per l’indebitamento dei governi periferici, come l’Italia, hanno portato a un aumento del costo di finanziamento per questi governi rispetto a Paesi core come la Germania. In passato, ciò ha innescato una crisi del debito che la BCE sta cercando di evitare nel suo avvio di un percorso di inasprimento della politica monetaria. Nel corso della riunione di ieri, la BCE ha ribadito il piano definito la scorsa settimana, che prevede di utilizzare gli asset in suo possesso nell’ambito del programma di acquisto per l’emergenza pandemica (PEPP) per bloccare l’ulteriore allargamento degli spread. Per fare ciò è quindi necessario svincolare il capitale dagli asset in scadenza, prima che vengano “reinvestiti” in titoli di Stato periferici.Nonostante gli sforzi messi in campo per mascherare le preoccupazioni del mercato sulla solvibilità di alcuni Paesi in seguito alla pandemia, la BCE dovrà essere molto più creativa per riuscire nell’intento. L’argomento che la BCE ha usato in passato è che la “frammentazione”, definita dagli investitori professionali “selezione” o “discriminazione”, potrebbe causare una crisi del debito. Questa crisi, a sua volta, creerebbe un contesto deflazionistico con una potenziale recessione. Tuttavia, con l’inflazione ai massimi da molti decenni e la volontà della BCE di alzare i tassi di interesse nei prossimi mesi, le argomentazioni a supporto del rischio di deflazione mancano di credibilità. L’annuncio della Bce rappresenta un passo nella giusta direzione, ma non ha risposto alle aspettative di un’immediata implementazione di uno strumento anti-frammentazione. Molte volte, in passato, la BCE ha fatto riferimento all’utilizzo dei reinvestimenti PEPP per indirizzare gli acquisti verso un Paese piuttosto che un altro. Questa intenzione è stata nuovamente confermata nel discorso di Schnabel dell’altra sera, quindi, non è una novità. Ciò che è nuovo, invece, è la menzione del nuovo strumento anti-frammentazione, che però deve ancora essere finalizzato prima di essere approvato dal Consiglio direttivo. In breve, sembra che gli spread periferici e i rendimenti all-in abbiano raggiunto il punto in cui la BCE si vede costretta a riaffermare il proprio impegno a sostegno di questi mercati. Tuttavia, il piano di reinvestimento non è una novità e resta da vedere quanto velocemente lo strumento anti-frammentazione possa essere implementato. Ci aspettiamo che le notizie di ieri forniscano un sollievo temporaneo e che, in ultima analisi, limitino il livello degli spread BTP-Bund, ma pensiamo che il mercato continuerà a sfidare la BCE e a spingere gli spread verso i recenti massimi.” Abstract by http://www.verinieassociati.com.

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Schroders: La sfida della BCE per evitare la crisi del debito sovrano

Posted by fidest press agency su martedì, 14 giugno 2022

A cura di Azad Zangana, Senior European Economist and Strategist, Schroders. A fronte di un’inflazione record, la Banca Centrale Europea (BCE) ha proseguito nella stretta della politica monetaria annunciando la fine del programma di acquisto di asset (APP) alla fine di questo mese. L’APP, che comprende acquisti di asset backed securities, obbligazioni garantite, obbligazioni societarie e titoli di Stato, ha raggiunto il mese scorso poco meno di 3.250 miliardi di euro. Si tratta del primo e più ampio programma di Quantitative Easing (QE), introdotto per combattere le pressioni deflazionistiche. Il secondo programma introdotto per far fronte alla pandemia (Pandemic Emergency Purchase Programme, o PEPP) si era concluso a marzo, con la detenzione di altri 1.700 miliardi di euro in titoli di Stato. Con la fine del QE, la BCE può ora iniziare una fase di rialzo dei tassi d’interesse, nel tentativo di ridurre le pressioni inflazionistiche, che sono incredibilmente elevate. La presidente della BCE, Christine Lagarde, ha dichiarato ieri che la Banca aumenterà i tassi di interesse principali dello 0,25% alla prossima riunione di luglio e che seguiranno ulteriori rialzi. Lagarde ha dichiarato che, a meno di un miglioramento delle prospettive inflazionistiche a medio termine, a settembre potrebbe essere necessario aumentare i tassi di interesse di oltre 25 punti base. Sebbene manchino ancora tre mesi, è improbabile che si verifichi un miglioramento sostanziale delle prospettive di inflazione, per cui gli investitori dovrebbero aspettarsi che il tasso di deposito diventi positivo a settembre (0,25%) e che il tasso di rifinanziamento principale raggiunga lo 0,75%.Prevediamo un altro aumento dello 0,25% a ottobre, prima che la BCE sospenda gli aumenti. Inasprire la politica senza innescare una crisi del debito nell’Europa periferica, in particolare in Italia, è una sfida importante per la BCE. La banca ha annunciato che le sue disponibilità di titoli di Stato nell’ambito del PEPP potrebbero essere riassegnate per bloccare aumenti significativi del costo dei prestiti per i governi periferici rispetto a quelli centrali.Durante la conferenza, si sono verificati alcuni movimenti di mercato degni di nota. In primo luogo, i rendimenti dei titoli di Stato sono aumentati, suggerendo che l’annuncio di ieri è stato più “falco” del previsto.In secondo luogo, lo spread, ovvero il costo aggiuntivo del prestito per l’Italia rispetto alla Germania, è cresciuto ulteriormente. Ciò suggerisce che gli investitori sono ancora più preoccupati dopo l’impegno della BCE a bloccare tali aumenti. Infine, dopo un iniziale rialzo rispetto al dollaro USA, in giornata l’euro è tornato a scendere. Nonostante i commenti più falchi e l’aumento dei rendimenti, sembra che gli investitori internazionali siano sempre più preoccupati per il rischio di un’altra crisi del debito nell’Europa periferica. È ancora presto, ma con le elezioni, considerate cruciali, che si terranno l’anno prossimo in Italia, Spagna e Grecia, il rischio politico potrebbe tornare a interferire con il modo in cui la BCE deve e può impostare la politica monetaria.

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