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Sclerosi Multipla: identificata nei linfociti B e nei monociti l’espressione alterata di nuovi geni associati alla malattia

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 maggio 2019

Un’alterazione nell’espressione dell’interferone, ovvero di quel gruppo di proteine che le cellule del sistema immunitario producono in presenza di virus, può essere alla base dello sviluppo di diverse malattie autoimmuni. In uno studio pubblicato sulla rivista Journal of Autoimmunity, i ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), in collaborazione con l’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano e con l’Ospedale Sant’Andrea di Roma, e grazie al sostegno della Fondazione Italiana Sclerosi Multipla (FISM), hanno scoperto nei linfociti B e nei monociti delle persone con sclerosi multipla (SM), alterazioni in diversi geni regolati dall’interferone. “Studi svolti in precedenza avevano già individuato il ruolo significativo dei linfociti B nei meccanismi patogenetici della malattia – spiega Eliana Marina Coccia dell’ISS, a capo del progetto multicentrico FISM – La nostra indagine si è spinta oltre e ha identificato anomalie nei linfociti B e nei monociti che alterano profondamente i processi in cui sono coinvolti gli interferoni. Questi dati, se da un lato confermano l’importanza del trattamento delle forme recidivanti-remittenti e progressive della SM con anticorpi monoclonali diretti selettivamente contro i linfociti B, dall’altro aprono nuove prospettive verso cui indirizzare futuri sforzi per la messa a punto di terapie innovative centrate su questa popolazione linfocitaria”.I ricercatori dell’ISS hanno isolato sia i linfociti B che i monociti da campioni di sangue periferico di persone con SM senza trattamenti in corso e da soggetti di controllo appaiati per sesso ed età. Di questi tipi cellulari i ricercatori dell’Ospedale San Raffaele hanno analizzato i profili di espressione genica (trascrittoma) con l’ausilio del database Interferome (http://interferome.org/interferome/home.jspx), che è stato sviluppato dal collaboratore allo studio il Professore Paul Hertzog della Monash University in Australia e che raccoglie in maniera sistematica tutti i geni regolati dagli interferoni descritti nella letteratura scientifica mondiale.
“Questo progetto FISM ha consentito di mettere in luce numerose disregolazioni trascrittomiche nei geni regolati dagli interferoni nelle persone con SM – spiega Cinthia Farina dell’IRCCS Ospedale San Raffaele – in particolare in questo studio sono state trovate anomalie geniche specifiche per tipi cellulari distinti, indicando così quelle sulle quali indagare in vista della ricerca di nuovi processi patologici e di marcatori di malattia”.“Inoltre, l’identificazione selettiva nei linfociti B di alterazioni di alcune risposte anti-virali – conclude Martina Severa dell’ISS – rende verosimile l’ipotesi in base a cui il virus di Epstein-barr abbia un forte impatto, negli individui con SM, sul controllo della patologia. Questo virus è molto diffuso (oltre il 90% degli adulti ne risulta infettato, spesso senza alcuna conseguenza), rimane latente proprio nei linfociti B della memoria per tutta la vita, e sembra aumentare il rischio di sviluppare malattie autoimmuni, tra cui la SM, in alcuni soggetti geneticamente predisposti. Lo studio è stato possibile grazie un finanziamento di FISM assegnato all’ISS e all’IRCCS Ospedale San Raffaele. Hanno inoltre partecipato allo studio: l’Ospedale Sant’Andrea di Roma, l’Università di Roma La Sapienza; l’IRCCS San Raffaele-Pisana di Roma; la Monash University di Clayton (Australia); l’Istituto Neurologico Mediterraneo (INM) Neuromed, Pozzilli (Isernia).

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Sclerosi Multipla e Alzheimer: come affrontare l’estate

Posted by fidest press agency su martedì, 31 luglio 2018

Il caldo estivo rappresenta una nota dolente per la maggior parte delle persone, ma in particolare per coloro che sono affetti da una patologia neurologica come Sclerosi Multipla e Alzheimer. L’aumento della temperatura, infatti, può influire – spesso negativamente – sui sintomi e sulle manifestazioni cliniche di queste due patologie, molto sensibili alle variazioni climatiche.Nella Sclerosi Multipla, ad esempio, malattia autoimmune che colpisce il sistema nervoso centrale ed è responsabile dei disturbi della motilità, dei sistemi sensoriali, della sensibilità di alcune parti del corpo o delle funzioni sfinteriche, l’aumento della temperatura aggrava i sintomi già esistenti o facilita la comparsa di nuovi disturbi.“D’estate le persone affette da Sclerosi Multipla – afferma il Prof. Gianluigi Mancardi, Presidente della SIN e Direttore Clinica Neurologica Università di Genova – hanno maggiori difficoltà a camminare, possono lamentare disturbi visivi e molto spesso accusano una fatica maggiore. Il consiglio è quello di climatizzare bene la casa e di trascorrere, se possibile, le vacanze in montagna. Anche l’assunzione di bevande fredde o di granite è fortemente raccomandata; un abbassamento della temperatura corporea può essere, infatti, molto utile. Non bisogna dimenticare, comunque, che si tratta di problemi transitori, legati al caldo, che non interferiscono con il decorso generale della malattia”. Anche nelle persone molto anziane, soprattutto se affette da malattia di Alzheimer, possono insorgere problematiche legate alle alte temperature estive. “In questi casi – sottolinea il Prof. Mancardi – la percezione delle variazioni di temperatura e la termoregolazione corporea sono alterate; le persone con queste patologie possono non rendersi conto del calore e, di conseguenza, non mettere in atto le normali contromisure, come indossare abiti più leggeri o aumentare l’assunzione di liquidi per compensare la disidratazione dovuta al caldo. Questo può causare un aumentato rischio di complicanze infettive o di squilibri metabolici che, seppur lievi, in situazioni cliniche già compromesse possono avere conseguenze negative”.Il caldo, inoltre, aumenta la sensazione di stanchezza che, unita all’assunzione di farmaci, accentua alcuni sintomi della malattia stessa. Nell’anziano, in questi periodi estivi, sono più frequenti gli stati confusionali e il peggioramento dell’orientamento così come delle funzioni cognitive. Bisogna dunque prestare attenzione a quei piccoli accorgimenti che servono ad aiutare il paziente ad alleviare il decorso della sua malattia durante l’estate: rinfrescare gli ambienti in cui soggiorna, garantire un’adeguata idratazione, bilanciare la dieta variandola sia nella scelta degli alimenti che nelle modalità di cottura.
La Società Italiana di Neurologia conta tra i suoi soci oltre 3000 specialisti neurologi ed ha lo scopo istituzionale di promuovere, in Italia, il progresso della conoscenza delle malattie neurologiche, al fine di promuovere lo sviluppo della ricerca scientifica, di migliorare la formazione, di sostener l’aggiornamento degli specialisti e di elevare la qualità professionale nell’assistenza alle persone colpite da condizioni morbose che coinvolgono il sistema nervoso. (fonte: Ufficio stampa SIN)

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Apre a Genova il nuovo Centro di Ricerca in Risonanza Magnetica per sclerosi multipla

Posted by fidest press agency su sabato, 9 giugno 2018

Il Centro di Ricerca in Risonanza Magnetica sulla sclerosi multipla e patologie similari nasce Genova, grazie al sostegno della Fondazione Italiana Sclerosi Multipla (FISM) e di AISM (proprio quest’anno ricorre il cinquantenario della sua fondazione), dell’Ospedale PoliclinicoSan Martino e dell’Università degli studi di Genova. Si trova presso il Padiglione Specialità –Neuroradiologia del San Martino. Il Centro è dotato di un Tomografo a Risonanza Magnetica di fascia alta 3 tesla, SIEMENSMAGNETOM Prisma – System da dedicare alla ricerca scientifica. Si tratta di un macchinario di risonanza magnetica altamente innovativo, primo in Italia. E’ stato acquistato dalla Fondazione Italiana Sclerosi Multipla (FISM) e da domani sarà a disposizione dei gruppi di ricerca degli enti fondatori, il loro accordo è stato firmato lo scorso aprile 2017, alla presenza di Sonia Viale, vicepresidente ed assessore alla Sanità della Regione Liguria.Negli ultimi anni, l’impegno strategico di AISM, e della sua fondazione FISM, si è intensificato proprio verso la promozione di reti di eccellenza, nella creazione e nel finanziamento di infrastrutture di ricerca come i centri di risonanza magnetica, nella promozione di iniziative di‘Data Sharing’ quale ad esempio il Networking Italiano di Neuroimaging (“INNI”), composto da centri di eccellenza italiana per la ricerca scientifica di risonanza magnetica, dotati di macchinari3T, per l’ottimizzazione dell’utilizzo di tecniche avanzate di risonanza magnetica. Il Centro di Ricerca genovese farà parte di questo network.
Il Centro di Ricerca di Risonanza Magnetica è diretto da un comitato di gestione, presieduto da Mario Alberto Battaglia, presidente di FISM. Ne fanno parte Gianluigi Mancardi, direttore DINOGMI Università degli Studi di Genova, Lucio Castellan, direttore Dipartimento della diagnostica della patologia e delle cure ad alta complessità tecnologica Ospedale Policlinico San Martino; Paolo Bandiera, avvocato e direttore affari generali di AISM.L’attività scientifica del Centro di Ricerca sarà guidato da un comitato scientifico presieduto daMatilde Inglese, Professore Associato DINOGMI Università degli Studi di Genova; sarà composto da Carlo Serrati, Direttore Dipartimento di Neuroscienze e Organi di Senso Ospedale Policlinico San Martino, Paola Zaratin, Direttore Ricerca Scientifica AISM – FISM Onlus, Giampaolo Brichetto, Direttore Sanitario Servizio Riabilitazione AISM Liguria.

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La sclerosi multipla nel mondo

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 maggio 2018

Milano, giovedì 10 maggio 2018 Ore 11.00 – Magna Pars Via V. Forcella, 6. La sclerosi multipla colpisce circa 2,5-3 milioni di persone, di cui 600.000 in Europa e circa 114.000 in Italia. Sempre più di frequente la diagnosi arriva in età giovanile, tra i 20 e i 40 anni, nella fascia di età più produttiva. Ma qual è l’impatto della malattia sul paziente, sul caregiver e sul neurologo? Che cosa significa oggi qualità della vita per il paziente? Da quali dimensioni è composta? Quanto la tecnologia e i nuovi mezzi di comunicazione digitale possono supportare i pazienti? Per comprendere meglio il fenomeno Teva Italia ha commissionato a Doxapharma una ricerca sul significato di qualità della vita, cruciale per i pazienti, i caregiver e i neurologi. I risultati dell’indagine saranno presentati in occasione dell’apertura del BEMS (Best Evidence in Multiple Sclerosis), giunto quest’anno alla settima edizione.All’evento, moderato da Maria Concetta Mattei, giornalista di Rai 2, interverranno: Roberto Ascione, Global CEO Healthware International; Mario Alberto Battaglia, Presidente Fondazione Italiana Sclerosi Multipla; Roberta Bonardi, Senior Director Business Unit Innovative e General Manager Teva Grecia; Giancarlo Comi, Direttore del Dipartimento di Neurologia dell’Università Vita Salute dell’Ospedale San Raffaele di Milano e Presidente European Charcot Foundation; Luigi Lavorgna, Neurologo – Seconda Università di Napoli; Gianluigi Mancardi, Presidente SIN Società Italiana Neurologia; Direttore della Clinica Neurologica Università di Genova; Francesco Saverio Mennini, Direttore Centro per la Valutazione Economica e HTA (CEIS – EEHTA). Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”; Paola Parenti, Vice Presidente di Doxapharma; Hubert Puech d’Alissac – Amministratore Delegato Teva Italia.

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Il caso della Sclerosi Multipla: le novità della ricerca

Posted by fidest press agency su sabato, 10 marzo 2018

Dichiarazione del Prof. Gianluigi Mancardi, Presidente SIN e Direttore della Clinica Neurologica dell’Università di Genova: “Sta per essere presentato al Congresso dell’European Bone Marrow Transplantation Society (EBMT) a Lisbona un importante studio coordinato dal Prof. Burt di Chicago, cui hanno partecipato anche la Svezia e il Regno Unito, grazie al quale si dimostra che il trapianto autologo con cellule staminali ematopoietiche è di gran lunga più efficace delle migliori terapie a disposizione nel ridurre la frequenza di ricadute e la progressione della disabilità nei pazienti con SM.Ai pazienti ritenuti idonei a questo trattamento viene somministrata una potente terapia immunosoppressiva con successiva infusione di cellule staminali del sangue emopoietiche che erano state precedentemente raccolte dagli stessi pazienti. Nel corso del tempo, le cellule staminali migrate nel midollo osseo hanno prodotto nuove cellule immunitarie.Una rilevante novità degli ultimi tempi è l’efficacia della terapia antiCD20 nel controllare la progressione della malattia. Gli antiCD20 sono in grado di eliminare i linfociti B ossia quelli che producono gli anticorpi che causano la SM. Inoltre, oggi abbiamo a disposizione anticorpi monoclonali completamente umanizzati, come ocrelizumab, che sono stati approvati dall’EMA per la forma recidivante remittente ma anche per la forma primaria progressiva attiva; tali farmaci sono stati recentemente sottoposti alla attenzione di AIFA e saranno verosimilmente a disposizione dopo l’estate.Infine, uno studio presentato recentemente al Congresso Actrims di San Diego ha dimostrato che, se la terapia con Natalizumab viene maggiormente dilazionata nel tempo, il rischio di leuco-encefalopatia multifocale progressiva (PML) associato potrebbe diminuire in maniera significativa. Non sono però nel lavoro riportati i dati su una possibile modificazione della efficacia del farmaco.

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Sclerosi multipla: come migliorare la qualità di vita dei pazienti

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 marzo 2018

Social network, app, videogiochi e wearable device offrono una grande opportunità: mettono i pazienti al centro della loro storia di malattia e promuovono una comunicazione nuova, con gli altri pazienti ma anche con i medici e le istituzioni. Tanto più nel campo della sclerosi multipla, malattia neurodegenerativa che esordisce nella maggioranza dei casi in persone giovani, fra i 20 e i 40 anni. Per fare il punto della situazione sulle iniziative nazionali e internazionali nel campo della salute digitale nella SM la Clinica Neurologica dell’Università Vanvitelli di Napoli, diretta dal professore Gioacchino Tedeschi, ha organizzato un corso di formazione per neurologi: “E-health & Sclerosi Multipla”. “Il web e la tecnologia digitale ci offrono una maniera innovativa di affrontare l’assistenza ai pazienti, che in quanto medici dobbiamo conoscere e saper guidare”, ha spiegato Tedeschi. “Ecco perché è importante formare i medici nel campo della salute digitale”. Il corso è stato realizzato grazie al contributo non condizionato di Teva Italia, azienda farmaceutica impegnata nello sviluppo, produzione e commercializzazione di farmaci generici, farmaci specialistici e principi attivi.
Se il SM social network è il punto di riferimento italiano nel campo, il blog del Barts and The London School of Medicine and Dentistry di Londra (http://multiple-sclerosis-research.blogspot.com/) lo è a livello internazionale. Klaus Schmierer, neurologo dell’ospedale londinese e uno degli animatori del blog, ha spiegato come le comunità digitali possano essere importanti non solo per i pazienti ma anche per i ricercatori e per i medici: per coinvolgere maggiormente i pazienti negli studi clinici e raccogliere i fondi.
L’e-health è oramai parte integrante del vissuto del paziente con Sclerosi Multipla e di tutto il team che se ne occupa. Le app e gli strumenti digitali assolvono da questo punto di vista molteplici funzioni: tengono sempre in contatto il paziente con la sua equipe curante, aiutano nella gestione quotidiana della terapia, sono utili strumenti di riabilitazione cognitiva, fondamentale per le persone con SM perché in grado di agire positivamente sulla connettività neuronale. Associare la riabilitazione cognitiva a quella fisica è lo scopo dell’exergaming, cioè l’uso di videogiochi pensati per integrare l’attività che le persone con SM fanno presso i centri SM. “A breve partirà uno studio multicentrico sull’exergaming supportato dall’Associazione Italiana Sclerosi Multipla, con la sua Fondazione, che vuole dimostrare l’efficacia di uno strumento ludico nella riabilitazione fisica e cognitiva di persone con SM”, ha annunciato Luca Prosperini, dell’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini di Roma, durante il convegno.
Infine, una ulteriore innovazione che arriva nella vita delle persone con SM sono i dispositivi indossabili, o wearable devices: dai braccialetti che monitorano l’attività fisica a quelli che tengono sotto controllo i parametri vitali, fino ai vestiti realizzati con filati intelligenti che incorporano sensori di movimento. “Le potenzialità dell’uso di questi strumenti sono grandi, ma ancora mancano dati sulla loro affidabilità. Per questo è importante che vengano condotti studi su ampie popolazioni, come stiamo facendo al Centro SM del San Raffaele”, ha affermato Letizia Leocani, neurologa all’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano.
Teva Pharmaceutical Industries Ltd. (NYSE e TASE: TEVA) è una delle principali aziende farmaceutiche mondiali che offre soluzioni di cura di alta qualità e su misura a milioni di pazienti. Con sede in Israele, Teva è il più grande produttore di farmaci equivalenti al mondo e, grazie al suo portfolio di oltre 1800 molecole, produce una vasta gamma di farmaci equivalenti per quasi tutte le aree terapeutiche. Nel settore dei farmaci specialistici, Teva è leader mondiale per i trattamenti innovativi dei disturbi a carico del Sistema Nervoso Centrale, tra cui il dolore, e un ampio portfolio di prodotti nell’area respiratoria. Teva integra le proprie competenze nel campo dei farmaci equivalenti e specialistici in un’unica Ricerca e Sviluppo globale. Fornisce così nuove risposte ai bisogni insoddisfatti dei pazienti coniugando lo sviluppo di farmaci con dispositivi, servizi e tecnologie. Il fatturato netto di Teva ha raggiunto $ 22,4 miliardi nel 2017. http://www.tevapharm.com.

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Sclerosi multipla e trapianto cellule staminali neurali

Posted by fidest press agency su sabato, 24 febbraio 2018

Individuato meccanismo molecolare che illustra uno specifico collegamento fra cellule staminali neurali e meccanismi di neuroinfiammazione cronica responsabili della progressione della malattia. Un passo avanti verso lo sviluppo di terapie personalizzate con cellule staminali per contrastare le forme progressive di sclerosi multipla (SM)
Oggi uno studio coordinato dal Dott. Stefano Pluchino del Wellcome Trust-MRC Stem Cell Institute dell’Università di Cambridge (UK) ha identificato un nuovo meccanismo molecolare che conferma l’azione di terapie con celule staminali neurali sui meccanismi di neuroinfiammazione cronica in parte responsabili della progressione della malattia. La ricerca, che ha coinvolto un team di ricercatori in parte italiani, è disponibile online sulla prestigiosa rivista Cell Stem Cell.
Nelle malattie con infiammazione cronica, fra cui la sclerosi multipla, diverse risposte immunitarie sono alterate. Alcuni di questi meccanismi di infiammazione sono regolati da uno stato di attivazione protratta e persistente di cellule immunitarie che convenzionalmente svolgono funzioni di spazzini tissutali. Nelle forme progressive di sclerosi multipla, queste funzioni pro-infiammatorie sono svolte nel sistema nervoso centrale dai macrofagi provenienti dalla circolazione periferica e dalla microglia. In corso di infiammazione, i macrofagi e la microglia producono e riutilizzano un prodotto del loro metabolismo cellulare chiamato succinato che è in grado di mantenerle in uno stato di attivazione persistente. Una produzione eccessiva di succinato, come osservato dopo ischemia cerebrale, può contribuire in maniera sostanziale al fenomeno di neuroinfiammazione cronica ed è nociva per il sistema nervoso centrale.

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Sclerosi multipla: le cellule “riparatrici” della mielina

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 febbraio 2018

Uno studio guidato da Maria Pia Abbracchio dell’Università Statale di Milano identifica una popolazione di cellule progenitrici ancora presenti nel cervello adulto, che, se attivate da un danno neurodegenerativo, possono contribuire alla riparazione del tessuto cerebrale. Tuttavia, la loro potenzialità riparativa è completamente abolita se il tessuto circostante è fortemente infiammatorio. La ricerca svolta in collaborazione con il Centro Cardiologico Monzino, l’Istituto Scientifico San Raffaele e l’Università di Ulm in Germania, è stata finanziata da AISM e la sua Fondazione, e dalla Fondazione Cariplo. Nel cervello adulto sono ancora presenti cellule progenitrici (i precursori oligodendrocitari) capaci di differenziarsi ad oligodendrociti maturi che producono la guaina mielinica, la quale, avvolgendo strettamente i prolungamenti dei neuroni, permette di fatto la propagazione degli impulsi nervosi da una cellula all’altra “Nostri studi precedenti avevano dimostrato che una sottopopolazione di questi progenitori porta sulla superficie della membrana un recettore, GPR17, capace di promuovere la loro maturazione a cellule produttrici di mielina, permettendo così la ricostruzione della guaina in malattie neurodegenerative caratterizzate da disfunzioni della stessa e demielinizzazione, quali, ad esempio, la sclerosi multipla, ma non solo” “, raccontano Giusy Coppolino e Davide Marangon, co-primi autori dello studio. In questo studio, si dimostra per la prima volta in maniera inequivocabile che i progenitori esprimenti GPR17 possono generare in vivo cellule mature mielinizzanti, e che questa loro capacità dipende dalla “permissività” dell’ambiente circostante. Se nel tessuto cerebrale sono presenti molecole proinfiammatorie in grande quantità, allora il processo di maturazione di queste cellule è completamente inibito.Per dimostrare questo, gli autori hanno utilizzato due modelli diversi in vivo di sclerosi multipla nel roditore: il modello dell’EAE (encefalomielite autoimmune sperimentale) caratterizzato da potente demielinizzazione associata a forte infiammazione sia a carico del cervello che del midollo spinale, e il modello del cuprizone, dove la demielinizzazione viene indotta localmente all’interno del cervello con un agente tossico producendo un grado di infiammazione molto minore. In entrambi i casi, la demielinizzazione è stata indotta in una linea di roditore sviluppata nel laboratorio della professoressa Abbracchio, dove i progenitori esprimenti GPR17 sono fluorescenti, permettendo così di seguirne l’evoluzione all’interno del sistema nervoso centrale. In questo modo, i ricercatori hanno visto che, sia nel modello di EAE che in quello del cuprizone, i progenitori fluorescenti venivano reclutati al sito del danno, ma che solo nel modello caratterizzato da minore o assente infiammazione, questi progenitori riuscivano a maturare, diventando cellule mielinizzanti in grado di riparare le lesione.“Questi risultati confermano nostri studi precedenti che dimostrano come i progenitori esprimenti GPR17 rappresentino un serbatoio di cellule deputate a riparare le lesioni cerebrali durante la vita adulta”, commenta Davide Lecca, co-ultimo autore dello studio. “Tuttavia, queste cellule non riescono a completare la loro maturazione in presenza di eccessiva infiammazione, come succede nel modello di EAE. La dimostrazione che, abbassando il livello di infiammazione (modello del cuprizone), questi progenitori diventano cellule mielinizzanti, apre la strada a terapie combinate, dove ligandi selettivi di GPR17 potranno essere impiegati insieme a molecole anti-infiammatorie per potenziarne le capacità riparative”, conclude Davide Lecca.Negli ultimi vent’anni, sono stati sviluppati diversi farmaci immunomodulanti e anti-infiammatori che riescono a tenere sotto controllo i sintomi della sclerosi multipla, senza però riuscire a curare le lesioni della mielina. La combinazione di questi farmaci con molecole pro-mielinizzanti selettive per GPR17, attualmente già in sviluppo nel Laboratorio della prof.ssa Abbracchio grazie ad una partnership e ad un brevetto internazionale congiunto fra l’Università Statale e FISM – Fondazione Italiana Sclerosi Multipla, permetterà di combattere in maniera più efficace non solo questa malattia ma anche altre sindromi neurodegenerative dove le disfunzioni della mielina giocano un ruolo fondamentale.

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Sclerosi Multipla: la Commissione Europea approva Cladribina Compresse

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 agosto 2017

Darmstadt, Germania, 28 agosto 2017 – Merck, azienda leader in ambito scientifico e tecnologico, ha annunciato oggi che la Commissione Europea (CE) ha concesso l’Autorizzazione all’Immissione in Commercio di Cladribina Compresse 10mg (nome commerciale MAVENCLAD®) per il trattamento della sclerosi multipla recidivante con elevata attività di malattia[1] (SMR)[ii] nei 28 Paesi dell’Unione Europea (UE), oltre che in Norvegia, Liechtenstein e Islanda. Cladribina Compresse è la prima terapia orale che con un breve ciclo di trattamento si è dimostrata efficace su tutti gli indicatori chiave dell’attività di malattia nei pazienti con SMR altamente attiva, incluse la progressione della disabilità, il tasso di recidiva annualizzato e l’attività alla Risonanza Magnetica Nucleare (RMN).Darmstadt
“La sclerosi multipla è una delle malattie neurologiche più diffuse al mondo. Con l’approvazione di Cladribina Compresse nell’Unione Europea, siamo lieti di poter offrire ai pazienti e ai medici un prodotto innovativo, caratterizzato da un regime di dosaggio semplificato, che rappresenta un nuovo approccio nella gestione della SM recidivante nei pazienti con elevata attività di malattia”, ha dichiarato Belén Garijo, CEO Healthcare e Membro dell’Executive Board di Merck. “Si tratta di un’innovazione estremamente importante nel trattamento della SM, a ulteriore dimostrazione del nostro costante impegno nello sviluppo di nuove soluzioni avanzate per la cura di chi è affetto da questa patologia”.L’Autorizzazione all’Immissione in Commercio di Cladribina Compresse è basata su dati relativi a più di 10.000 anni-paziente, con oltre 2.700 pazienti arruolati nel programma di sperimentazione clinica[iii] e – per alcuni soggetti – un periodo di osservazione superiore ai 10 anni. Il programma di sviluppo clinico ha incluso tre studi clinici di fase III (CLARITY[iv],[v], CLARITY EXTENSION[vi] e ORACLE MS[vii]), uno studio di fase II (ONWARD[viii]), nonché dati di follow-up a lungo termine del registro prospettico di 8 anni, PREMIERE[ix]. I risultati di efficacia e sicurezza di questi studi hanno consentito una completa caratterizzazione del profilo rischio/beneficio di Cladribina Compresse.
“Più di 700.000 persone in tutta Europa sono affette da sclerosi multipla e, ad oggi, non esiste alcuna cura”, ha dichiarato Anne Winslow, presidente della European Multiple Sclerosis Platform. “Nuove opzioni di trattamento potranno contribuire in modo significativo a migliorare la qualità della vita delle persone che convivono con la SM recidivante ad elevata attività di malattia”.

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Efficacia di BAF312 nei pazienti con sclerosi multipla secondaria progressiva

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 agosto 2016

basileaBasilea, 25 agosto 2016 – Novartis ha annunciato oggi che lo studio di fase III EXPAND, condotto al fine di valutare l’efficacia e la sicurezza di BAF312 (siponimod), somministrato per via orale una volta al giorno, nella sclerosi multipla secondaria progressiva (SMSP),– ha raggiunto il suo endpoint primario, cioè la riduzione del rischio di progressione della disabilità rispetto al placebo. EXPAND è il più vasto studio randomizzato e controllato condotto finora nella SMSP.I risultati più significativi dello studio EXPAND, compresi gli endpoint primari e gli endpoint secondari chiave, saranno presentati sotto forma di abstract orale (late-breaking) al 32° Congresso dell’European Committee for Treatment and Research in Multiple Sclerosis (ECTRIMS), il 17 settembre a Londra. Novartis completerà l’analisi dei dati e valuterà le prossime fasi consultandosi con le autorità sanitarie.
EXPAND è uno studio di fase III randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo, che ha confrontato l’efficacia e la sicurezza di BAF312 (siponimod) rispetto al placebo nei pazienti con sclerosi multipla secondaria progressiva (SMSP). Lo studio EXPAND è il più vasto studio randomizzato e controllato condotto a oggi nella SMSP.1 Lo studio ha coinvolto 1651 persone con sclerosi multipla secondaria progressiva provenienti da 31 Paesi. I pazienti sono stati randomizzati a ricevere BAF312 2 mg o placebo secondo una proporzione di 2:1.2L’endpoint primario dello studio era un miglioramento del tempo di progressione della disabilità confermata a tre mesi, come misurato dall’Expanded Disability Status Scale (EDSS), rispetto al placebo.2 Gli endpoint secondari hanno incluso il ritardo nel tempo di progressione della disabilità confermata a sei mesi rispetto al placebo, il tempo all’esacerbazione confermata di almeno il 20% rispetto al basale nel test timed 25-foot walk (T25FW), il volume delle lesioni T2, il tasso di recidiva annualizzato (ARR, annualized relapse rate) e la sicurezza e tollerabilità di BAF312 nelle persone con SMSP.
BAF312 (siponimod) è un modulatore selettivo di tipi specifici del recettore per la sfingosina-1-fosfato (S1P). Il recettore S1P si trova comunemente sulla superficie di specifiche cellule che risiedono nel sistema nervoso centrale (CNS) e che sono responsabili di causare al CNS i danni che provocano la perdita di funzionalità nella SM secondaria progressiva (SMSP).3 BAF312 penetra nel cervello e, legandosi a questi specifici recettori, può impedire l’attivazione di queste cellule nocive, contribuendo a ridurre la perdita di funzionalità fisica e cognitiva associata alla SMSP.
La sclerosi multipla (SM) è una malattia cronica del sistema nervoso centrale (SNC), che compromette il normale funzionamento del cervello, del nervo ottico e del midollo spinale tramite infiammazione e perdita tissutale. Ci sono tre tipi di SM: SM recidivante-remittente (SMRR), secondaria progressiva (SMSP) e primaria progressiva (SMPP). L’evoluzione della SM provoca una crescente perdita di funzionalità sia fisica sia cognitiva (per esempio la memoria). Questo ha un notevole impatto negativo sui circa 2,3 milioni di persone che in tutto il mondo sono affette da SM.

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Sclerosi Multipla, la malattia “giovane e subdola”

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 luglio 2016

sclerosi multipla_0002In Italia ogni anno si registrano 3.400 nuovi casi di sclerosi multipla (SM), vale a dire 8 nuove diagnosi al giorno: una ogni 3 ore. Oltre la metà dei pazienti ha meno di 40 anni, circa due terzi le donne. La SM è considerata la principale causa di disabilità di origine non traumatica in età giovanile e adulta, con un forte impatto sociale. Oltre ai costi per il Servizio Sanitario Nazionale, stimati in circa 5 miliardi di euro l’anno, vanno considerate le ripercussioni sul percorso di vita e l’ingresso nell’età adulta dei giovani pazienti: secondo una ricerca realizzata dal Censis per conto di AISM – Associazione Italiana Sclerosi Multipla, una diagnosi prima dei 25 anni prolunga a tempo indeterminato la permanenza nella famiglia di origine.
Una malattia “giovane” quindi, che dopo decenni di silenzio è venuta alla luce anche grazie all’avvento di Internet e dei social media: su forum, blog e canali social i pazienti condividono le loro esperienze e soprattutto le informazioni sulle innovazioni terapeutiche che stanno cambiando lo scenario della malattia.
Di tutto questo si è parlato a Roma in occasione del Corso di Formazione Professionale “La sclerosi multipla nell’era dei social media: raccontare i progressi delle terapie”, promosso dal Master della Sapienza Università di Roma ‘La Scienza nella Pratica Giornalistica’ con il supporto di Roche.Nella SM il sistema immunitario aggredisce in maniera anomala la mielina, la guaina che riveste i nervi. La ricerca ha messo a fuoco in particolare il ruolo delle cellule B CD20+, un tipo specifico di cellule immunitarie considerate tra le principali responsabili del danno alla mielina e all’assone da questa rivestito, costituendo il meccanismo alla base della sclerosi multipla.
sclerosi multipla_0001Come conseguenza della distruzione mielinica si formano “cicatrici”, sclerosi o placche, che impediscono la normale capacità dei nervi di trasmettere i segnali elettrici ad altri nervi, generando una coorte di sintomi che possono variare da persona a persona.La malattia e la disabilità che le è spesso associata alterano significativamente la qualità di vita del paziente e della sua famiglia.. Ad esempio, due terzi dei pazienti riferiscono che avere la SM ha condizionato il loro lavoro e solo il 50% circa delle persone con SM mantiene un impiego 10 anni dopo la diagnosi.
«La malattia ha un’origine multifattoriale, ovvero non si riconosce un’unica causa scatenante, ma i fattori di rischio e la predisposizione genetica insieme a fattori ambientali concorrono nel determinare l’attacco del sistema immunitario, che da ultimo si manifesta nella perdita della mielina e delle fibre nervose», afferma Carlo Pozzilli, Professore Ordinario di Neurologia, Università “Sapienza” di Roma, Responsabile Centro Sclerosi Multipla Policlinico Sant’Andrea, Roma. «La sclerosi multipla non è una malattia contagiosa, non ha un meccanismo di ereditarietà diretta e non è sempre causa di grave disabilità».
La sclerosi multipla si distingue principalmente in tre tipi: la forma più comune è la SM recidivante-remittente (SMRR), che colpisce circa l’85% dei pazienti con episodi acuti (poussés o recidive), seguiti da periodi di recupero quando i segni o i sintomi non progrediscono; la SMRR può progredire nel 50% dei casi in una forma secondariamente progressiva (SMSP), caratterizzata da progressivi peggioramenti dei sintomi; la SM primariamente progressiva (SMPP) è la forma più grave e debilitante sclerosi multipla5della malattia, caratterizzata da costante peggioramento dei sintomi, generalmente senza periodi distinti di remissione e successiva ricaduta.
Negli ultimi anni c’è stata una notevole evoluzione nel trattamento di questa patologia. Si è passati dagli interferoni ai farmaci biologici, che colpiscono precisi bersagli molecolari. Sebbene siano stati enormi i progressi terapeutici ottenuti nelle forme recidivanti-remittenti, persiste un importante bisogno terapeutico per la forma primariamente progressiva della malattia.
«Alcuni effetti positivi dei trattamenti immunomodulanti e immunosoppressivi nella progressione della disabilità sono in parte probabilmente spiegati dalla loro abilità di ridurre l’attività infiammatoria residua nella fase iniziale progressiva della malattia – spiega Giancarlo Comi, Primario di Neurologia, Neurofisiologia clinica e Neuroriabilitazione e Direttore dell’Istituto di Neurologia Sperimentale (INSpe) dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano – le future terapie della SMRR puntano a sopprimere le attività infiammatorie a livello periferico in maniera più selettiva, anche rafforzando l’autotolleranza, mentre nella SM progressiva la priorità è di puntare alle disfunzioni immunitarie compartimentalizzate e ai meccanismi complessi patofisiologici che contribuiscono ai processi neurodegenerativi. Un terzo approccio comune a entrambe le SM, recidivante remittente e progressiva, è di rafforzare il recupero».
Una novità rilevante riguarda proprio la forma primariamente progressiva. L’anticorpo monoclonale ocrelizumab, progettato per colpire selettivamente le cellule B CD20+, è il primo e unico farmaco in fase sperimentale che ha ricevuto dalle agenzie regolatorie statunitense (FDA) ed europea (EMA) la convalida alla richiesta di autorizzazione all’immissione in commercio sia per la forma recidivante-remittente sia per la forma primariamente progressiva di SM. La FDA, inoltre, dopo aver riconosciuto a ocrelizumab nel febbraio 2016 la designazione di Breakthrough Therapy (terapia fortemente innovativa), ha concesso la Priority Review, assegnata ai farmaci che hanno le potenzialità per migliorare il rapporto sicurezza/efficacia di una malattia grave.
sclerosi multipla4Il cambiamento avvenuto nell’ultimo decennio non riguarda solo l’approccio terapeutico, ma anche quello diagnostico. I segni e i sintomi clinici vanno infatti a integrarsi ai segni radiologici al fine di monitorare in modo sempre più appropriato ed efficace la malattia che, a causa delle sue caratteristiche spesso subdole, può essere attiva e progredire senza segni clinici evidenti.
«Negli ultimi anni, la vasta disponibilità a livello mondiale di registri e banche dati di SM ha permesso di condurre studi in grado di fornire dati di real life, come gli studi NROT (studi osservazionali retrospettivi e prospettici non randomizzati), che stanno offrendo importanti risultati utili a supportare i medici nella scelta delle strategie terapeutiche – osserva Maria Trojano, Direttore del Dipartimento di Scienze Mediche di Base, Neuroscienze ed Organi di senso, Università degli Studi di Bari – questi studi hanno follow-up di durata più lunga in grado di analizzare i rischi tardivi e i benefici a lungo termine di un farmaco e/o di varie combinazioni e sequenze di trattamento. Si propongono di rispondere a domande pratiche come ad esempio: come sono applicati i trattamenti nella pratica clinica? Quali trattamenti sono più efficaci, per quali pazienti e in che circostanze?». All’interno del percorso terapeutico basato sull’evidenza, assume importanza sempre maggiore e s’integra la cosiddetta medicina narrativa, una modalità di intervento clinico e assistenziale che si basa sulla comunicazione e sulla narrazione, condivise tra medico e paziente. «Attraverso l’approccio narrativo la persona con SM esprime il suo vissuto di malattia, analizzando nel filo conduttore della sua condizione, il percorso interiore che lo lega alla relazione tra il se stesso ammalato e gli altri – dichiara Maria Giovanna Marrosu, Professore ordinario di Neurologia, Università degli Studi di Cagliari – il racconto dell’esperienza del paziente consente al clinico di comprendere quale può essere la strategia terapeutica idonea, non soltanto sulla base delle evidenze ma anche tenendo conto di prospettive, aspirazioni, ruolo sociale attuale e futuro del paziente. Ciò consente di porre le basi per una cura condivisa e per un’alleanza terapeutica che vede i due protagonisti, medico e paziente, paritariamente coinvolti nella relazione».
La sclerosi multipla è una delle malattie più gravi dell’età giovane-adulta. E i giovani che ricevono una diagnosi di SM chiedono, vogliono sapere, comunicare, capire quale potrà essere il loro futuro e soprattutto vogliono non essere soli, vogliono poter contare su terapie in grado di limitare la disabilità, su una riabilitazione adeguata, e su come gestire la quotidianità nonostante la malattia.
«Uno dei nodi fondamentali per gestire la SM è la buona comunicazione, quella che informa, chiarisce, stimola alla riflessione, che costruisce un dialogo – sottolinea Mario Alberto Battaglia, Presidente Fondazione Italiana Sclerosi Multipla (FISM) – un’altra risposta importante è l’attività di AISM con la sua Fondazione, perché una persona con SM non può combattere da sola la propria malattia. “Con la nostra ricerca la SM non ci ferma”, è il titolo dell’ultimo congresso FISM. Il mondo libero dalla SM è la nostra visione. Nel 2018 l’associazione compirà 50 anni. Un percorso fatto di conquiste, per i diritti delle persone e per la disabilità in generale, ma anche di ricerca. Ma sappiamo che ancora tante conquiste dovranno essere fatte: nel 2014 le persone con SM hanno chiesto di firmare la Carta dei diritti, nel 2015 questi diritti sono stati tradotti in priorità con l’Agenda 2020, dal 2016 misuriamo i progressi dell’Agenda con il Barometro della SM».

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Merck presenta dati sull’interferone beta-1a e su Cladribina compresse per la Sclerosi Multipla

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 maggio 2016

sclerosi_multiplaDarmstadt, Germania, 26 maggio 2016 – Merck, azienda leader in ambito scientifico e tecnologico, ha annunciato oggi che, nel corso del secondo Congresso dell’European Academy of Neurology (EAN), che si terrà dal 28 al 31 maggio 2016 a Copenhagen (Danimarca), presenterà dati clinici sul suo interferone beta-1a ad alto dosaggio e alta frequenza per le forme recidivanti di Sclerosi Multipla, e su Cladribina compresse, una molecola di sintesi sperimentale orale per il trattamento della SM recidivante-remittente (SMRR)..
Per quanto riguarda l’interferone beta-1a di Merck, saranno presentati i risultati intermedi di due studi osservazionali sull’aderenza in pazienti con SM recidivante-remittente che usano il device RebiSmart® e RebiSTAR®, programma di supporto ai pazienti attivo in Germania. Saranno inoltre presentati i dati clinici e radiologici di uno studio retrospettivo osservazionale a lungo termine, condotto in Spagna su pazienti con SMRR in trattamento con l’interferone Merck da oltre 10 anni. Infine, saranno presentati dati retrospettivi “real-world” che descrivono i fattori che portano, nel tempo, i pazienti con SMRR ad interrompere la terapia con interferone beta-1a.
Per quanto riguarda Cladribina compresse, verrà presentata una nuova analisi che ne esplora gli effetti in pazienti che oggi verrebbero classificati come aventi una forma di sclerosi multipla allo stadio iniziale. Inoltre, saranno presentati i risultati emersi da un’analisi esplorativa dello studio CLARITY, volto a valutare l’effetto di Cladribina compresse sul tasso di atrofia del cervello in pazienti con SMRR.
Infine, verranno presentati i risultati su sicurezza e tollerabilità dello studio di fase II ONWARD, che ha valutato Cladribina compresse in aggiunta alla terapia con interferone beta 1-a in pazienti con SM recidivante con malattia attiva.
La sclerosi multipla (SM) è una malattia infiammatoria del sistema nervoso centrale a decorso cronico; essa costituisce il più comune disturbo neurologico disabilitante d’origine non traumatica in giovani adulti. Si stima che, nel mondo, le persone affette da sclerosi multipla siano circa due milioni. Nonostante la sclerosi multipla sia caratterizzata da un’ampia varietà di sintomi, quelli osservati con maggiore frequenza includono disturbi focali, intorpidimento e formicolii agli arti, diminuzione della forza muscolare e disturbi della coordinazione. Le forme recidivanti di SM sono le più comuni.

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Conferenza stampa sulla sclerosi multipla

Posted by fidest press agency su sabato, 7 maggio 2016

sclerosi_multiplaRoma lunedì 9 maggio ore 13,30 alla Biblioteca Spadolini (Piazza della Minerva, 38) conferenza sulla sclerosi multipla. La sclerosi multipla è una malattia che colpisce oltre 600.000 persone in tutta Europa. Le cause di questo disturbo non sono ancora del tutto note ma oggi, grazie alla ricerca medico-scientifica, gli specialisti hanno capito il meccanismo di azione della patologia. Così è possibile ottenere diagnosi e terapie precoci. I neurologi hanno a disposizione da qualche anno un’arma in più contro la sclerosi multipla: i farmaci cannabinoidi. Sono cure che stanno dimostrando una sempre maggiore efficacia nel contrastare la malattia. Un nuovo studio ha evidenziato come, questi medicinali, possono migliorare significativamente la qualità di vita del paziente.
Prima dell’inizio dei lavori alle 13.30 si terrà una conferenza stampa alla quale parteciperanno tra gli altri: i proff Giancarlo Comi (Direttore Unità di Neuroabilitazione dell’Ospedale San Raffaele Resnati di Milano); Francesco Patti (Responsabile del Centro di Sclerosi Multipla del Policlinico di Catania); Carlo Pozzilli (Responsabile del Centro di Sclerosi Multipla del S. Andrea di Roma), Lorenzo Mantovani (Farmacoeconomista presso il CESP dell’Università Bocconi di Milano) Leandro Provinciali (Presidente Società Italiana di Neurologia) e un rappresentate dell’Associazione Italiana Sclerosi Multipla (AISM).

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Sclerosi multipla e tumore al seno

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 aprile 2016

tumore al senoBergamo. L’Ospedale Papa Giovanni XXIII, premiato anche lo scorso anno con 3 bollini rosa dall’Osservatorio nazionale sulla salute della donne per le attenzioni riservate al genere femminile, organizza – in occasione della prima Giornata nazionale per la salute della donna istituita dal Ministro Beatrice Lorenzin, in calendario il prossimo 22 aprile, – 5 incontri informativi sulla sclerosi multipla e l’alimentazione dopo un tumore al seno.
Si inizia venerdì 22 aprile alla 17, nella sala riunioni della torre 3 (ingresso 23, quarto piano), con un incontro dedicato alle donne con sclerosi multipla che intendono programmare una gravidanza. Neurologi e tossicologi del Papa Giovanni spiegheranno come gestire la terapia durante la gravidanza e l’allattamento per ridurre al minimo i rischi per mamma e bambino.
Martedì 26 aprile alle 10 nell’area della formazione (ingresso 55, piano terra) sarà invece la volta di un incontro gratuito e aperto a tutte le donne operate di cancro al seno e in terapia ormonale che vogliono tenere sotto controllo il peso. A tenere l’incontro e dare consigli preziosi per tenersi in forma senza rinunciare al gusto sarà Loredana Bresciani, biologa nutrizionista specialista in Scienze dell’alimentazione, dell’Ambulatorio “Curati col Cibo” della Dietologia clinica del Papa Giovanni XXIII.
“Molti tumori al seno hanno sulla superficie delle loro cellule recettori degli ormoni, responsabili della crescita del cancro stesso – spiega Loredana Bresciani -. In questi casi si consiglia alla donna di assumere, anche per molti anni consecutivi, farmaci in grado di tenere sotto controllo l’attività ormonale e quindi ridurre le probabilità che il tumore si ripresenti. Questi farmaci però possono causare degli effetti collaterali fastidiosi, a partire dalla menopausa precoce, con tutti i disturbi tipici associati a questa condizione, come l’aumento di peso. Ma come la menopausa precoce indotta da alcuni di questi trattamenti può essere reversibile, così è possibile prevenire e combattere quei chili in più adottando alcune semplici strategie per mangiare in modo corretto, senza eccessi e allo stesso tempo assicurando al corpo tutte le sostanze nutritive di cui ha bisogno”.
Sempre martedì 26 aprile, alle 17 (ingresso 23, quarto piano), gli specialisti del Papa Giovanni risponderanno ai dubbi delle donne sulle malattie neurologiche in un “Aperitivo con l’esperto”. A seguire, mercoledì 27 aprile (ore 17 – ingresso 23, quarto piano), si terrà un incontro dedicato al tema della sessualità nella sclerosi multipla, e giovedì 28 (ore 17 – ingresso 23, quarto piano) “Senti come mi sento”, un momento aperto a tutti coloro i quali vivono accanto a persone con sclerosi multipla, a casa, a scuola o sul posto di lavoro, per capire meglio le problematiche che i malati devono affrontare nella vita di tutti i giorni. Questo evento è organizzato in collaborazione con la sezione di Bergamo dell’Associazione Italiana Sclerosi Multipla. “Nel primo incontro spiegheremo che, sotto controllo medico, la sclerosi multipla non è incompatibile con la gravidanza. Anzi, la maggioranza dei farmaci è sicura e garantisce un controllo adeguato dei sintomi anche in questa fase della vita delle nostre pazienti – spiega Maria Rosa Rottoli, direttore della Neurologia e responsabile del Centro sclerosi multipla del Papa Giovanni XXIII -. Il secondo incontro è pensato per tutte le donne, non solo a quelle malate di sclerosi multipla, che vogliono approfondire il legame tra il genere femminile e le malattie neurologiche. Il terzo invece sarà concentrato sui problemi della sfera sessuale connessi alla malattia e quindi ha un taglio molto specifico e pensato per le pazienti. Il quarto infine è pensato per tutti coloro i quali convivono con una persona malata e vogliono capire meglio le loro difficoltà, magari non sempre così evidenti, ma certamente presenti e capaci di influenzarne i comportamenti. E’ infatti fondamentale per la qualità di vita dei malati che anche i loro amici, parenti e colleghi conoscano la malattia per poter offrire un aiuto reale e concreto nelle piccole e grandi difficoltà quotidiane”. Il primo incontro è patrocinato dal Ministero della Salute, mentre gli altri sono stati promossi in occasione della (H)Open Week, organizzato dall’Osservatorio nazionale per la salute della donna. L’evento di Onda coinvolge 174 ospedali italiani che hanno ottenuto il riconoscimento dei Bollini Rosa come strutture a “misura di donna e che dal 22 al 28 aprile offriranno gratuitamente visite e consulti clinici, diagnostici e informativi sulle principali malattie femminili. L’iniziativa gode del patrocinio di numerose Società Scientifiche ed Associazioni di pazienti* ed è resa possibile grazie al contributo incondizionato di Cosmetici Magistrali e Grunenthal Italia.
Il Centro antiveleni del Papa Giovanni XXIII, sotto l’egida del Ministero della salute, ha promosso anche uno studio di fattibilità per la creazione di una rete – integrata con le ATS di Bergamo e Milano, la Banca del latte della Clinica Mangiagalli e l’Associazione Chimica Farmaceutica Lombarda fra titolari di farmacia -, attiva anche a livello internazionale, con l’intento di potenziare i servizi di informazioni alle donne sull’uso dei farmaci in allattamento. Infine per il 14 maggio il Centro antiveleni ha organizzato a Bergamo, di concerto con la Società Italiana Tossicodipendenze, il convegno per addetti ai lavori “Addiction and gender: differenze di genere e problematiche femminili”, dedicato al tema delle differenze tra uomini e donne che si trovano a fare i conti con la dipendenza da alcol o droghe.

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Riabilitazione motoria e sclerosi multipla, i meccanismi del danno e le strategie del recupero

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 febbraio 2016

sclerosi_multiplaBologna Venerdì 19 febbraio, dalle 9.00, presso il Savoia Hotel Regency. Misurare l’efficacia della riabilitazione nei pazienti con sclerosi multipla con vari gradi di disabilità. E’ il tema al centro del convegno Riabilitazione motoria e sclerosi multipla, i meccanismi del danno e le strategie del recupero in programma a Bologna, organizzato da Sergio Stecchi, responsabile della Riabilitazione Sclerosi Multipla dell’ISNB, Istituto delle Scienze Neurologiche di Bologna. I maggiori esperti neurologi e neuroriabilitatori, in ambito nazionale e internazionale, faranno il punto sui nuovi approcci, di cura, diagnosi e riabilitazione, tanto più efficaci se tarati sulla complessiva qualità della vita delle persone malate e delle famiglie che se ne prendono cura. La sclerosi multipla è una malattia autoimmune che colpisce il sistema nervoso centrale. Può manifestarsi con disturbi visivi, fatica, disturbi della sensibilità tattile, che possono associarsi, fino al 70% dei casi, a disturbi cognitivi legati a funzioni quali memoria, attenzione o linguaggio. In Italia, le persone con sclerosi multipla sono circa 63.000 (5.000 in Emilia Romagna con 250 nuovi casi all’anno), in gran parte donne, colpite per cause ancora non note in numero doppio rispetto agli uomini. Negli anni, la ricerca scientifica ha compiuto notevoli progressi riuscendo a individuare terapie capaci di rallentare la progressione della malattia e contrastare i disturbi cognitivi.La Riabilitazione dell’ISNB è punto di riferimento in area metropolitana per la diagnosi e la cura dei pazienti con Sclerosi Multipla e con spasticità, e si caratterizza per gli interventi riabilitativi per mantenere o rafforzare, se possibile, le abilità ancora presenti. Garantisce piani terapeutici personalizzati, per limitare il più possibile lo sviluppo di disabilità e ridurre il ricorso alla ospedalizzazione, grazie ad un team multispecialistico composto da neurologi, fisiatri, fisioterapisti, infermieri, psicologi e logopedisti. Alle attività del team concorrono, in relazione alle necessità di cura e assistenza del paziente, anche specialisti esterni o come psichiatri, neurofisiologi, urologi, oculisti, cardiologi, ginecologi, nutrizionisti, reumatologi.La struttura collabora con le principali realtà italiane e internazionali impegnate nella ricerca sulla Sclerosi Multipla, e partecipa a trial clinici e protocolli operativi per la sperimentazione di farmaci di ultima generazione. Promuove attività di ricerca nell’ambito della rieducazione e della riabilitazione, in sinergia con altre unità operative dell’Azienda USL di Bologna, con l’Università degli Studi di Bologna e con numerose aziende sanitarie italiane. Ospita, inoltre, i tirocini per gli studenti dei corsi di laurea in Fisioterapia e in Scienze Infermieristiche, e per gli specializzandi dei corsi di laurea in Neurologia e Psicologia.Nel 2015 ha seguito 1.300 pazienti, effettuando 4.000 visite ambulatoriali e 24 ricoveri in day hospital. Oltre il 50% dei pazienti proviene da fuori Bologna o da altre Regioni.

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Attività fisica come strumento di benessere per le persone con SM

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 dicembre 2015

stella rossaRoma Sabato, 12 Dicembre 2015, ore 9:30 Columbus Fitness Club, via dell’Accademia Peloritana, 26 il gruppo Giovani della sezione AISM propone una nuova occasione di incontro informativo ai Giovani con SM (sclerosi multipla). Nella mattinata del 12 dicembre presso la Columbus Fitness Club si svolgerà un convegno di approfondimento sull’importanza del movimento fisico per le persone con SM e sui risvolti benefici che ne derivano sia in presenza che in assenza di disabilità.
L’intervento della neurologa Dott.ssa Maria Grazia Grasso descriverà il tipo di influenza che l’affiancamento dell’esercizio fisico alla terapia farmacologica esercita sullo stato psico-fisico delle persone con SM partendo da esempi tratti dalla pratica clinica quotidiana e offrendo dei chiarimenti sulla possibilità di sviluppare veri e propri protocolli di allenamento.La fisioterapista Letizia Castelli entrerà nel merito della tipologia di esercizi fisici e di discipline motorie in grado di offrire giovamento e di allievare i sintomi tipici della Sclerosi Multipla (spasticità, debolezza muscolate, disturbi dell’equilibrio…) focalizzandosi sull’incidenza benevola che questa forma di benessere può avere sull’umore delle persone con SM.Ospite d’onore dell’incontro è il Presidente Nazionale di AISM, Roberta Amadeo che, subito dopo il dibattito con i due relatori, renderà il pubblico partecipe della sua avvincente esperienza da sportiva, campionessa di handbike. Al suo fianco, Cristina Guidi e Laura Zampieri, straordinarie donne con SM del Gruppo Giovani, racconteranno il ruolo svolto dall’attività sportiva nella loro vita e i benefici che ne riescono a trarre. La partecipazione all’incontro è gratuita ed è riservata ai giovani con SM al di sotto dei 40 anni. (foto: stella rossa)

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Aspetti Psicologici e Sclerosi Multipla

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 novembre 2015

sclerosi_multiplaQuando si parla di sclerosi multipla (SM) non è possibile tralasciare il suo impatto sulla vita emotiva, psicologica e sociale delle persone interessate e di chi sta loro vicino. Ricevere una diagnosi di SM, subire una ricaduta, provare differenti sintomi che influenzano la vita quotidiana, il lavoro, le relazioni, sono tutti elementi che possono avere un effetto diretto sul proprio benessere psicologico.E’ comune provare paura, rabbia, frustrazione, sconforto e impotenza. Alcune reazioni sono legate a meccanismi naturali di difesa che si attivano di fronte a eventi particolarmente dolorosi o traumatici e che rappresentano una fase importante che permette alla persona di elaborare con i propri tempi la sua diagnosi. Spesso si percepisce un senso di isolamento, di incomunicabilità, in particolare in famiglia, dovuto alla difficoltà di far comprendere la SM in tutte le sue sfaccettature. Anche se queste emozioni possono sembrare insormontabili, l’intensità iniziale tende a diminuire col tempo anche grazie a una maggior conoscenza della malattia e un riadattamento della propria quotidianità.
Di aspetti psicologici e sclerosi multipla si è parlato a Genova al convegno Rete Psicologi (al Starhotels President, Corte Lambruschini, 4): un percorso di incontro, formazione e scambio con professionisti preparati a dare un supporto psicologico importante alle persone con SM e ai loro familiari. L’impatto psicologico riguarda non solo le persone colpite ma anche familiari e caregiver. Da ciò è evidente la necessità di rafforzare e valorizzare il ruolo dello psicologo all’interno dell’equipe interdisciplinare.Il progetto Rete Psicologi, partito nel 2009, è volto quindi a conoscere e a valorizzare la presenza dello psicologo nei Centri clinici SM e nelle Sezioni AISM, quale professionalità indispensabile per la corretta presa in carico della persona con SM allo scopo di assicurare il supporto necessario alle persone con SM e ai loro familiari sul territorio in modo omogeneo e coordinato.Obiettivo del progetto è anche creare una rete permanente degli psicologi dedicati alla SM. A questo scopo, AISM promuove ogni anno corsi di formazione specialistica su temi che riguardano il supporto psicologico alla persona con SM e un Convegno Nazionale, riservati agli psicologi che fanno parte di Rete.E in occasione del convegno viene anche lanciato l’E-book “Aspetti Psicologici e Sclerosi Multipla” sul sito http://www.aism.it. Uno strumento importante per acquisire un’informazione corretta e completa anche sugli aspetti psicologici della SM: sapere cosa accade è essenziale per rafforzare, per capire e per interpretare la propria situazione, così da attivare risorse personali e sociali, ed eventualmente ricorrere all’aiuto di professionisti.E-book “Aspetti Psicologici e sclerosi multipla”: un’edizione digitale e accessibile a tutti. La guida è scaricabile gratuitamente dal sito http://www.aism.it in versione digitale. L’ e-book è disponibile nei tre diversi formati (epub, mobipoket e pdf adattato) per essere letto attraverso ogni tipo di dispositivo – tablet, smartphone ed e-reader – e stampabile in formato A4. La digitalizzazione è stata pensata per rendere la consultazione più agevole e immediata: link interni, note interattive, tabelle richiamabili dal testo rendono la lettura semplice anche attraverso i piccoli schermi.
Gli e-book di AISM sono privi di DRM (Digital Right Management) che possano inficiare la riproducibilità o la lettura da parte di sintetizzatori vocali. Il loro formato è aperto, di facile portabilità ed è possibile ingrandire e ridimensionare i font a seconda del tipo di lettore che viene utilizzato.
L’imprevedibilità, la cronicità e la possibile progressione possono causare un notevole livello di ansia sin dai primi sintomi. L’incertezza legata alla SM è uno dei suoi aspetti più angoscianti per chiunque vi abbia a che fare: non è possibile infatti sapere quando e se ci sarà una ricaduta o che sviluppi avrà la malattia in futuro. Avere un supporto psicologico può essere di aiuto per trovare modi per gestire l’ansia. A volte può essere anche necessaria una terapia farmacologica. Molte persone con SM trovano sostegno nei gruppi
di auto-aiuto.
Esiste una correlazione tra depressione e sclerosi multipla. Circa metà delle persone con SM possono affrontare una depressione clinica in qualche momento durante l’arco della vita. Infatti, le persone con SM sono a maggior rischio di depressione nei momenti di transizione importante: dopo la diagnosi, durante una ricaduta o quando si verifica un cambiamento importante nella funzione o abilità. La depressione nella SM può essere anche associata al processo stesso della malattia. Quando la SM danneggia le aree del cervello che sono coinvolte nell’espressione emotiva, può causare cambiamenti comportamentali, compresa la depressione.La depressione maggiore richiede una valutazione professionale e il trattamento tempestivo, che spesso consiste in una combinazione di terapia con farmaci antidepressivi e terapia psicologica.
Alcuni farmaci comunemente usati per la SM o i suoi sintomi, o per altre condizioni o malattie presenti, possono avere su alcune persone effetti collaterali come cambiamenti di umore o di comportamento. È importante che l’équipe di riferimento per la SM sia informata e aggiornata su tutti i farmaci che la persona con SM sta assumendo.Certe caratteristiche emotive e comportamentali sono parte dell’individuo stesso, della sua storia personale. Il modo in cui una persona agisce emotivamente alle sfide della SM, così come ad altre, dipende dalla sua personalità. Alcune persone, indipendentemente da una diagnosi di SM, sono più a rischio di depressione e ad altri cambiamenti emotivi. È importante riconoscere come le reazioni emotive possano avere un impatto sulla qualità di vita della persona e di chi sta intorno, in qualsiasi momento della malattia. Spesso una rete di sostegno, una corretta informazione, la possibilità di condividere con altre persone
le esperienze e le paure possono essere di aiuto nell’affrontare la malattia con più consapevolezza e tranquillità. L’Associazione può essere un importante collegamento per il supporto professionale e per facilitare la condivisione tra pari.

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Sclerosi multipla e riabilitazione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 ottobre 2015

sclerosi_multiplaNon bastano tre cicli di poche sedute di riabilitazione, è ora di cambiare: la ricerca dimostra che una riabilitazione costante e personalizzata funziona come una terapia e cambia la storia quotidiana della sclerosi multipla.Unica tra le associazioni di persone con malattie neurologiche, AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla) ha proposto al Congresso della Società Italiana di Neurologia (SIN) un workshop scientifico centrato sulla «neuro-riabilitazione» che mette al centro «la persona e le cure integrate».Luca Prosperini (Università La Sapienza – Dipartimento Neurologia e Psichiatria Ospedale Sant’Andrea –, Roma), vincitore del Premio Rita Levi Montalcini 2015, ha evidenziato che «in una recente revisione della letteratura scientifica sulla riabilitazione, sono stati individuati 16 studi secondo i quali la riabilitazione motoria e cognitiva innesca un cambiamento funzionale e strutturale della plasticità cerebrale, con una correlazione diretta tra quanto una persona migliora funzionalmente dopo il trattamento e quanto migliora anche la funzionalità e la struttura cerebrale misurata attraverso risonanza magnetica».Proprio l’utilizzo della risonanza magnetica nella ricerca, per cui AISM è stata tra i pionieri in Italia, sta dunque segnando un cambio di paradigma, un salto di qualità nella capacità di misurare effettivamente non solo quanto la riabilitazione consente di migliorare nell’uso di una mano o di una gamba, ma anche il correlato cambiamento che un trattamento può indurre nella plasticità del sistema nervoso centrale e nella capacità di ogni persona, a qualsiasi età e in qualsiasi situazione di disabilità già acquisita, di recuperare i danni prodotti dalla sclerosi multipla.La professoressa Matilde Inglese (Mount Sinai School of Medicine, New York) ha presentato le diverse tecniche con cui la ricerca svolta con risonanza magnetica sta ‘imparando’ ad evidenziare I cambiamenti introdotti dalla riabilitazione. Inglese ha mostrato come «sia soprattutto una riabilitazione attiva, orientata a compiti precisi e ad alta intensità» ad ottenere i migliori risultati.
«Ogni traning riabiliativo – ha spiegato Prosperini – è utile se viene ripetuto con costanza e trova il giusto equilibrio di intensità e fatica: se è troppo facile non serve, se è troppo difficile è frustrante e la persona si ferma. In ogni caso – ha aggiunto – la riabilitazione non fa sconti: ogni persona con SM dovrebbe poter seguire una riabilitazione costante. Come capita a un calciatore che torna da un infortunio e non è immediatamente in grado di ripetere le prestazioni cui era abituato, così, ogni interruzione nel percorso riabilitativo comporta la perdita dei livelli di abilità raggiunti con il trattamento e induce nella funzionalità cerebrale una plasticità mal adattativa che risulta dannosa».La via per una riabilitazione efficace come una vera e propria terapia è dunque tracciata, ma la meta è ancora da conquistare, come hanno riconosciuto all’unanimità i relatori del workshop. Matilde Inglese, in particolare, ha concluso il suo intervento ricordando come « bisogna ancora verificare su studi più ampi, eseguiti con gruppi di controllo, quale sia la durata e l’intensità ottimale di un trattamento; bisogna identificare quali sono i predittori su chi risponderà meglio ai trattamenti ed effettuare nuovi studi in particolare sulle persone con forme progressive di SM, coloro che forse hanno più necessità di interventi riabilitativi adeguati. Infine, sarà importante indagare come la riabilitazione interagisca con i trattamenti farmacologici e con le nuove tecniche di stimolazione cerebrale».Durante il workshop i ricercatori della Fondazione di AISM, Giampaolo Brichetto e Andrea Tacchino, hanno presentato interessanti sviluppi di progetti di ricerca che l’Associazione sta realizzando nel campo del monitoraggio della malattia attraverso le applicazioni mobili come smartphone e tablet (Mobile Healthcare) e nella messa a punto di applicazioni innovative per effettuare a domicilio una riabilitazione cognitiva intensiva, che si calibra progressivamente sulla risposta fornita da ciascuna persona e, dunque, consente di personalizzare ciascun trattamento in vista di una maggiore efficacia.Presentati, infine, da Brichetto alcuni interessanti preliminari ottenuti con il progetto «PROMOPROMS» che, su un campione di circa 800 persone seguite dai Centri riabilitativi AISM, sta individuando un nuovo profilo di indicatori per monitorare, prevedere e trattare in anticipo la progressione della disabilità nella SM, prevenendone il più possibile l’aggravamento.La ricerca in neuro riabilitazione, come sta avvenendo per le terapie farmacologiche, sta dimostrando dunque che la personalizzazione, il corretto monitoraggio, la capacità di anticipare le scelte terapeutiche ed effettuare adeguati esercizi e trattamenti terapeutici neuro riabilitativi il più precocemente possibile possa essere un punto di svolta nella cura della sclerosi multipla.
«Questo simposio – ha concluso Paola Zaratin, Direttore Ricerca Scientifica della Fondazione di AISM – conferma che la ricerca in riabilitazione sta individuando concretamente le evidenze scientifiche che consentono, come vuole l’Agenda della Sclerosi Multipla 2020, di riconoscere «la valenza di cura dell’intervento riabilitativo»e , dunque, di rendere migliore la vita reale delle persone con SM».

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Sclerosi multipla: è nella via degli zuccheri la causa della sclerosi multipla e del diabete giovanile

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 settembre 2015

cellule cutaneeSono stati individuati i meccanismi che regolano l’origine e il funzionamento delle “Cellule sentinella” le così dette cellule “T regolatorie, Treg” che ci proteggono dalle malattie autoimmunitarie, come la sclerosi multipla e il diabete giovanile. Lo studio, pubblicato su Nature Immunology e cofinanziato dall’AISM con la sua Fondazione (FISM), è coordinato dal Prof. Giuseppe Matarese, Ordinario di Patologia Generale dell’Università di Salerno, e dai ricercatori dell’Istituto di Endocrinologia e Oncologia Sperimentale (IEOS) del CNR di Napoli, del Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università di Salerno, del Dipartimento di Biologia dell’Università di Napoli “Federico II” e dell’Unità di NeuroImmunologia della Fondazione Santa Lucia di Roma. I ricercatori hanno dimostrato che il metabolismo cellulare, in particolare la “via degli zuccheri” (tra cui il glucosio), è in grado di controllare l’espressione di uno specifico fattore necessario alla genesi e al corretto funzionamento delle cellule T regolatorie, denominato FOXP3.Inoltre, è stato evidenziato che le cellule T regolatorie dei pazienti affetti da sclerosi multipla possiedono una ridotta quantità di una particolare variante del FOXP3 che si associa ad un alterato metabolismo degli zuccheri. Quest’ultimo aspetto determina una incapacità delle cellule T regolatorie di svolgere in modo appropriato il proprio ruolo nel mantenere la “tolleranza immunologica” nei confronti di strutture “proprie o self”.Le malattie autoimmunitarie sono spesso molto invalidanti e sono causate dalla distruzione da parte del sistema immunitario dei costituenti propri del nostro organismo, come conseguenza della perdita dei meccanismi di “tolleranza immunologica” nei confronti del “se”. Per esempio, nella sclerosi multipla si osserva l’attacco da parte delle cellule del sistema immunitario della mielina, una proteina responsabile dell’ appropriata conduzione degli impulsi nervosi, la cui distruzione determina la comparsa di manifestazioni neurologiche di diverso grado, dalla debolezza muscolare alla perdita del controllo dei movimenti.Nonostante i grandi passi avanti nella comprensione delle cause di questa patologia, i meccanismi alla base della perdita della “tolleranza immunologica” non sono ancora completamente identificati. Negli ultimi anni l’attenzione dei ricercatori si è concentrata sullo studio di una popolazione linfocitaria di “cellule sentinella” dette cellule T regolatorie, (Treg). I risultati di questo studio aiutano a comprendere come le alterazioni del metabolismo degli zuccheri si associno alle disfunzioni della risposta immunitaria caratteristiche della sclerosi multipla e del diabete giovanile, sempre più comuni nelle società con maggior benessere, dove l’eccesso metabolico è preponderante.Il lavoro – che vede coinvolti tra gli altri, il Dr. Mario Galgani (IEOS-CNR), la Dr.ssa Veronica De Rosa (IEOS-CNR e IRCCS-Fondazione Santa Lucia), e il Prof. Antonio Porcellini (Dipartimento di Biologia, Università degli Studi di Napoli “Federico II”) ed è finanziato principalmente dalla Fondazione Italiana Sclerosi Multipla (FISM) e dall’European Research Council (ERC) – è il frutto di un’estesa collaborazione di enti di ricerca nazionali (il DipMedChir dell’Università di Salerno, lo IEOS-CNR, l’IRCCS-Fondazione Santa Lucia di Roma, l’Università di Napoli “Federico II”, il NESMOS della “Sapienza” Università di Roma, l’Azienda Ospedaliera Cardarelli di Napoli e l’IRCCS-MultiMedica di Milano) e internazionali (Department of Medicine dell’University of California Los Angeles, UCLA).

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