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Sclerosi Multipla

Posted by fidest press agency su mercoledì, 29 aprile 2020

E’ una malattia cronica, infiammatoria e autoimmunitaria del sistema nervoso centrale (SNC) caratterizzata da un progressivo deterioramento della mielina, il rivestimento che protegge i neuroni e ne permette il funzionamento. Il danno mielinico porta infatti a disfunzioni neuronali, compromissione della comunicazione tra neuroni e disabilità neurologiche progressive. Mentre il danno alla mielina viene riparato piuttosto efficacemente durante le prime fasi della malattia, grazie alla presenza, nel sistema nervoso adulto di cellule che sono i precursori degli oligodendrociti (OPC), durante la cronicizzazione della SM, la capacità di riparazione della mielina (“rimielinizzazione”) viene progressivamente persa, e i pazienti manifestano sintomi neurologici sempre più gravi e irreversibili.I trattamenti attualmente disponibili controllano principalmente l’infiammazione e modulano la risposta immunitaria dei pazienti, ma non sono ancora disponibili farmaci rimielinizzanti.Lo studio pubblicato sulla rivista scientifica PLoS ONE, riporta i risultati sull’attività di protezione della mielina in vivo di galinex, un composto di sintesi che agisce specificamente su GPR17, un recettore espresso dagli OPC.”Diversi anni fa, abbiamo scoperto che l’attivazione di GPR17 sugli OPC in coltura da parte di ligandi agonisti induceva le cellule a iniziare la maturazione e a produrre mielina, sollevando l’ipotesi che i composti selettivi per GPR17 potrebbero favorire la rimielinizzazione nella SM, facendo ripartire così la trasmissione degli impulsi nervosi” ha commentato la professoressa Maria Pia Abbracchio, farmacologa all’Università degli Studi di Milano, dove è stata avviata la ricerca su GPR17. “Ma” aggiunge,” per dimostrare che ciò potesse effettivamente accadere in vivo, avevamo bisogno di sviluppare una molecola agonista altamente specifica per il recettore GPR17″.”A questo scopo” afferma il professor Ivano Eberini, biochimico computazionale della stessa Università “abbiamo sviluppato una pipeline per lo sviluppo di nuovi farmaci, grazie alla quale abbiamo saggiato virtualmente oltre 1.000.000 di composti chimici su un modello strutturale di GPR17. Questo approccio è partito dall’identificazione di 3 diverse famiglie di ligandi che, in collaborazione con l’Università di Pisa e di Aptuit di Verona, sono state poi “esplose” – cioè, variate attraverso metodi di chimica combinatoriale in silico – e quindi ottimizzate per poi valutarle su cellule che esprimevano GPR17. Le molecole più potenti nell’attivazione del recettore sono state quindi sottoposte a test su colture cellulari di OPC e neuroni, per valutare la loro capacità di promuovere la formazione di mielina e, infine, selezionate per il test in vivo sull’encefalomielite autoimmune sperimentale, un modello sperimentale di SM”.Gli esperimenti in vivo sono stati progettati da Chiara Parravicini, prima autrice dell’articolo, insieme ai biologi molecolari e farmacologi Davide Lecca e Davide Marangon. “Uno dei migliori agonisti del GPR17, il galinex, aveva mostrato promettenti proprietà farmacocinetiche e metaboliche nelle simulazioni al computer ed è stato per questo motivo scelto per i test in vivo” afferma Chiara Parravicini. “Come previsto”, dichiara, “galinex si è dimostrato in grado di ritardare significativamente la comparsa dei sintomi durante l’induzione della malattia nel modello sperimentale”. In parallelo, si sta procedendo allo sviluppo, ottimizzazione e alla caratterizzazione del profilo farmacologico di nuovi composti totalmente originali, sempre appartenenti alle famiglie chimiche in studio.Questo studio è stato finanziato dalla Fondazione Italiana Sclerosi Multipla che sostiene da 10 anni le ricerche sul ruolo del recettore di GPR17 nella sclerosi multipla. “La collaborazione tra la Fondazione Italiana SM e l’Università di Milano ha portato a questo importante risultato che apre la strada a nuove molecole per trattare la malattia”, dichiara Paola Zaratin direttore ricerca scientifica della Fondazione.

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Sclerosi multipla: Siponimod, così gli astrociti aiutano a proteggere dal danno neuronale

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 aprile 2020

Siponimod è stato approvato da poco dall’Agenzia europea del farmaco (EMA) e dalla Agenzia americana Food and Drug Administration (FDA) per il trattamento delle forme secondariamente progressive di sclerosi multipla. È un farmaco orale, e agisce principalmente bloccando la migrazione di linfociti nel sistema nervoso centrale, di fatto contrastando il danno prodotto dal sistema immunitario contro le cellule del proprio corpo che si osserva nella sclerosi multipla. Siponimod modula due recettori della sfingosina 1-fosfato (S1P), che sono in realtà espressi da tanti tipi cellulari distinti, incluse alcune cellule del sistema nervoso centrale. Ed è proprio su questo aspetto che il team di ricercatori guidato dalla Dott.ssa Cinthia Farina presso l’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano ha concentrato uno studio, al fine di far luce sugli effetti che la molecola ha a livello delle cellule gliali e della loro interazione con il neurone. Lo studio è stato cofinanziato da AISM e la sua Fondazione FISM e Novartis ed è pubblicato su Frontiers in Immunology.Gli studi clinici condotti con il siponimod hanno mostrato come questo farmaco produca una riduzione del danno neurologico, per esempio impedendo l’estensione delle lesioni neurologiche e l’atrofia cerebrale. Per capire se le cellule della glia, sistema di difesa e supporto dei neuroni, contribuissero a questo effetto protettivo, gli scienziati hanno allestito una serie di esperimenti in vitro. In particolare hanno osservato gli effetti della somministrazione del siponimod su una particolare popolazione gliale, gli astrociti. E lo hanno fatto riproducendo in laboratorio queste cellule, a partire dai fibroblasti, riconvertiti grazie alla tecnica delle cellule staminali pluripotenti indotte. Di fatto si tratta di far tornare indietro nel tempo alcune cellule (i fibroblasti) e spingerle – tramite opportuni sistemi e stimolazioni in vitro – a intraprendere un nuovo destino cellulare, a diventare altro (astrociti). Una volta ottenuti questi astrociti, e aver dimostrato che sono simili a quelli che si osservano nelle lesioni di sclerosi multipla, i ricercatori hanno osservato quali effetti producesse sulla loro funzione la presenza del siponimod (gli astrociti esprimevano infatti recettori per S1P).Questo farmaco può contrastare l’azione infiammatoria delle cellule della glia e contribuire a proteggere il sistema nervoso? Sì, secondo quanto osservato negli esperimenti in vitro. In questo lavoro i ricercatori descrivono le vie molecolari tramite cui questo avviene, suggerendo che siponimod da una parte stimoli vie antiinfiammatorie e antiossidanti nella glia e dall’altra deprima quelle proinfiammatorie e neurotossiche. L’effetto sul neurone è importante poiché gli astrociti reattivi non sono più in grado di indurre neurodegenerazione se trattati con il farmaco. Quindi, concludono gli esperti, lo studio conferma come l’utilizzo di cellule prodotte in laboratorio dai fibroblasti possano diventare un modello per studiare il contributo della glia in condizioni patologiche e per il test di nuovi farmaci.

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RIS, CIS e sclerosi multipla: quando una notizia ti cambia la vita

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 dicembre 2019

Per arrivare a una diagnosi di sclerosi multipla bisogna riscontrare una serie di sintomi neurologici in rapporto ai quali vanno effettuati diversi accertamenti e analisi, che possono confermare o meno l’ipotesi. «Al momento non è disponibile un singolo test in grado di confermare in maniera certa e indiscutibile la diagnosi di sclerosi multipla: sono l’insieme dei risultati e un’osservazione clinica prolungata a permettere di confermare o escludere la presenza della SM.”Ci sono diverse forme di malattia. Soprattutto all’inizio possono esistere delle forme chiamate RIS, “sindrome radiologicamente isolata”, dove c’è una lesione radiologica vista alla risonanza magnetica, che non dà nessuna conseguenza dal punto di vista clinico e potrebbe non diventare mai sclerosi multipla- dice Mario Alberto Battaglia, Presidente FISM -. Oppure possono esserci delle forme “clinicamente isolate”, le cosiddette CIS, dove magari c’è un sintomo clinico, ma che non necessariamente evolve in sclerosi multipla conclamata. In tutte le forme è necessario affrontare correttamente la diagnosi con un neurologo e poi, se serve, decidere insieme di intraprendere una terapia per non permettere l’evoluzione della malattia».”La sclerosi multipla – afferma Mario A Battaglia, Presidente FISM «è una grave malattia, ma è anche la malattia per la quale la scienza ha compiuto veri passi da gigante in questi ultimi 20 vent’anni. È una malattia che oggi non deve fare più paura perché la si può affrontare grazie alla rete di assistenza, alla rete sociale, ai farmaci. Oggi la rete dei Centri clinici e l’associazione delle persone con SM, l’AISM, danno a tutti la possibilità di vivere la propria vita oltre la sclerosi multipla».Insomma oggi è possibile affrontare positivamente la realtà della sclerosi multipla. «Soprattutto – conclude Battaglia – è possibile vivere la propria vita oltre la sclerosi multipla per i giovani che oggi ricevono questo tipo di diagnosi, perché sicuramente non raggiungeranno probabilmente mai i livelli seri di disabilità che vent’anni fa colpivano chi aveva la sclerosi multipla».

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Sclerosi Multipla: identificata nei linfociti B e nei monociti l’espressione alterata di nuovi geni associati alla malattia

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 maggio 2019

Un’alterazione nell’espressione dell’interferone, ovvero di quel gruppo di proteine che le cellule del sistema immunitario producono in presenza di virus, può essere alla base dello sviluppo di diverse malattie autoimmuni. In uno studio pubblicato sulla rivista Journal of Autoimmunity, i ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), in collaborazione con l’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano e con l’Ospedale Sant’Andrea di Roma, e grazie al sostegno della Fondazione Italiana Sclerosi Multipla (FISM), hanno scoperto nei linfociti B e nei monociti delle persone con sclerosi multipla (SM), alterazioni in diversi geni regolati dall’interferone. “Studi svolti in precedenza avevano già individuato il ruolo significativo dei linfociti B nei meccanismi patogenetici della malattia – spiega Eliana Marina Coccia dell’ISS, a capo del progetto multicentrico FISM – La nostra indagine si è spinta oltre e ha identificato anomalie nei linfociti B e nei monociti che alterano profondamente i processi in cui sono coinvolti gli interferoni. Questi dati, se da un lato confermano l’importanza del trattamento delle forme recidivanti-remittenti e progressive della SM con anticorpi monoclonali diretti selettivamente contro i linfociti B, dall’altro aprono nuove prospettive verso cui indirizzare futuri sforzi per la messa a punto di terapie innovative centrate su questa popolazione linfocitaria”.I ricercatori dell’ISS hanno isolato sia i linfociti B che i monociti da campioni di sangue periferico di persone con SM senza trattamenti in corso e da soggetti di controllo appaiati per sesso ed età. Di questi tipi cellulari i ricercatori dell’Ospedale San Raffaele hanno analizzato i profili di espressione genica (trascrittoma) con l’ausilio del database Interferome (http://interferome.org/interferome/home.jspx), che è stato sviluppato dal collaboratore allo studio il Professore Paul Hertzog della Monash University in Australia e che raccoglie in maniera sistematica tutti i geni regolati dagli interferoni descritti nella letteratura scientifica mondiale.
“Questo progetto FISM ha consentito di mettere in luce numerose disregolazioni trascrittomiche nei geni regolati dagli interferoni nelle persone con SM – spiega Cinthia Farina dell’IRCCS Ospedale San Raffaele – in particolare in questo studio sono state trovate anomalie geniche specifiche per tipi cellulari distinti, indicando così quelle sulle quali indagare in vista della ricerca di nuovi processi patologici e di marcatori di malattia”.“Inoltre, l’identificazione selettiva nei linfociti B di alterazioni di alcune risposte anti-virali – conclude Martina Severa dell’ISS – rende verosimile l’ipotesi in base a cui il virus di Epstein-barr abbia un forte impatto, negli individui con SM, sul controllo della patologia. Questo virus è molto diffuso (oltre il 90% degli adulti ne risulta infettato, spesso senza alcuna conseguenza), rimane latente proprio nei linfociti B della memoria per tutta la vita, e sembra aumentare il rischio di sviluppare malattie autoimmuni, tra cui la SM, in alcuni soggetti geneticamente predisposti. Lo studio è stato possibile grazie un finanziamento di FISM assegnato all’ISS e all’IRCCS Ospedale San Raffaele. Hanno inoltre partecipato allo studio: l’Ospedale Sant’Andrea di Roma, l’Università di Roma La Sapienza; l’IRCCS San Raffaele-Pisana di Roma; la Monash University di Clayton (Australia); l’Istituto Neurologico Mediterraneo (INM) Neuromed, Pozzilli (Isernia).

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Sclerosi Multipla e Alzheimer: come affrontare l’estate

Posted by fidest press agency su martedì, 31 luglio 2018

Il caldo estivo rappresenta una nota dolente per la maggior parte delle persone, ma in particolare per coloro che sono affetti da una patologia neurologica come Sclerosi Multipla e Alzheimer. L’aumento della temperatura, infatti, può influire – spesso negativamente – sui sintomi e sulle manifestazioni cliniche di queste due patologie, molto sensibili alle variazioni climatiche.Nella Sclerosi Multipla, ad esempio, malattia autoimmune che colpisce il sistema nervoso centrale ed è responsabile dei disturbi della motilità, dei sistemi sensoriali, della sensibilità di alcune parti del corpo o delle funzioni sfinteriche, l’aumento della temperatura aggrava i sintomi già esistenti o facilita la comparsa di nuovi disturbi.“D’estate le persone affette da Sclerosi Multipla – afferma il Prof. Gianluigi Mancardi, Presidente della SIN e Direttore Clinica Neurologica Università di Genova – hanno maggiori difficoltà a camminare, possono lamentare disturbi visivi e molto spesso accusano una fatica maggiore. Il consiglio è quello di climatizzare bene la casa e di trascorrere, se possibile, le vacanze in montagna. Anche l’assunzione di bevande fredde o di granite è fortemente raccomandata; un abbassamento della temperatura corporea può essere, infatti, molto utile. Non bisogna dimenticare, comunque, che si tratta di problemi transitori, legati al caldo, che non interferiscono con il decorso generale della malattia”. Anche nelle persone molto anziane, soprattutto se affette da malattia di Alzheimer, possono insorgere problematiche legate alle alte temperature estive. “In questi casi – sottolinea il Prof. Mancardi – la percezione delle variazioni di temperatura e la termoregolazione corporea sono alterate; le persone con queste patologie possono non rendersi conto del calore e, di conseguenza, non mettere in atto le normali contromisure, come indossare abiti più leggeri o aumentare l’assunzione di liquidi per compensare la disidratazione dovuta al caldo. Questo può causare un aumentato rischio di complicanze infettive o di squilibri metabolici che, seppur lievi, in situazioni cliniche già compromesse possono avere conseguenze negative”.Il caldo, inoltre, aumenta la sensazione di stanchezza che, unita all’assunzione di farmaci, accentua alcuni sintomi della malattia stessa. Nell’anziano, in questi periodi estivi, sono più frequenti gli stati confusionali e il peggioramento dell’orientamento così come delle funzioni cognitive. Bisogna dunque prestare attenzione a quei piccoli accorgimenti che servono ad aiutare il paziente ad alleviare il decorso della sua malattia durante l’estate: rinfrescare gli ambienti in cui soggiorna, garantire un’adeguata idratazione, bilanciare la dieta variandola sia nella scelta degli alimenti che nelle modalità di cottura.
La Società Italiana di Neurologia conta tra i suoi soci oltre 3000 specialisti neurologi ed ha lo scopo istituzionale di promuovere, in Italia, il progresso della conoscenza delle malattie neurologiche, al fine di promuovere lo sviluppo della ricerca scientifica, di migliorare la formazione, di sostener l’aggiornamento degli specialisti e di elevare la qualità professionale nell’assistenza alle persone colpite da condizioni morbose che coinvolgono il sistema nervoso. (fonte: Ufficio stampa SIN)

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Apre a Genova il nuovo Centro di Ricerca in Risonanza Magnetica per sclerosi multipla

Posted by fidest press agency su sabato, 9 giugno 2018

Il Centro di Ricerca in Risonanza Magnetica sulla sclerosi multipla e patologie similari nasce Genova, grazie al sostegno della Fondazione Italiana Sclerosi Multipla (FISM) e di AISM (proprio quest’anno ricorre il cinquantenario della sua fondazione), dell’Ospedale PoliclinicoSan Martino e dell’Università degli studi di Genova. Si trova presso il Padiglione Specialità –Neuroradiologia del San Martino. Il Centro è dotato di un Tomografo a Risonanza Magnetica di fascia alta 3 tesla, SIEMENSMAGNETOM Prisma – System da dedicare alla ricerca scientifica. Si tratta di un macchinario di risonanza magnetica altamente innovativo, primo in Italia. E’ stato acquistato dalla Fondazione Italiana Sclerosi Multipla (FISM) e da domani sarà a disposizione dei gruppi di ricerca degli enti fondatori, il loro accordo è stato firmato lo scorso aprile 2017, alla presenza di Sonia Viale, vicepresidente ed assessore alla Sanità della Regione Liguria.Negli ultimi anni, l’impegno strategico di AISM, e della sua fondazione FISM, si è intensificato proprio verso la promozione di reti di eccellenza, nella creazione e nel finanziamento di infrastrutture di ricerca come i centri di risonanza magnetica, nella promozione di iniziative di‘Data Sharing’ quale ad esempio il Networking Italiano di Neuroimaging (“INNI”), composto da centri di eccellenza italiana per la ricerca scientifica di risonanza magnetica, dotati di macchinari3T, per l’ottimizzazione dell’utilizzo di tecniche avanzate di risonanza magnetica. Il Centro di Ricerca genovese farà parte di questo network.
Il Centro di Ricerca di Risonanza Magnetica è diretto da un comitato di gestione, presieduto da Mario Alberto Battaglia, presidente di FISM. Ne fanno parte Gianluigi Mancardi, direttore DINOGMI Università degli Studi di Genova, Lucio Castellan, direttore Dipartimento della diagnostica della patologia e delle cure ad alta complessità tecnologica Ospedale Policlinico San Martino; Paolo Bandiera, avvocato e direttore affari generali di AISM.L’attività scientifica del Centro di Ricerca sarà guidato da un comitato scientifico presieduto daMatilde Inglese, Professore Associato DINOGMI Università degli Studi di Genova; sarà composto da Carlo Serrati, Direttore Dipartimento di Neuroscienze e Organi di Senso Ospedale Policlinico San Martino, Paola Zaratin, Direttore Ricerca Scientifica AISM – FISM Onlus, Giampaolo Brichetto, Direttore Sanitario Servizio Riabilitazione AISM Liguria.

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La sclerosi multipla nel mondo

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 maggio 2018

Milano, giovedì 10 maggio 2018 Ore 11.00 – Magna Pars Via V. Forcella, 6. La sclerosi multipla colpisce circa 2,5-3 milioni di persone, di cui 600.000 in Europa e circa 114.000 in Italia. Sempre più di frequente la diagnosi arriva in età giovanile, tra i 20 e i 40 anni, nella fascia di età più produttiva. Ma qual è l’impatto della malattia sul paziente, sul caregiver e sul neurologo? Che cosa significa oggi qualità della vita per il paziente? Da quali dimensioni è composta? Quanto la tecnologia e i nuovi mezzi di comunicazione digitale possono supportare i pazienti? Per comprendere meglio il fenomeno Teva Italia ha commissionato a Doxapharma una ricerca sul significato di qualità della vita, cruciale per i pazienti, i caregiver e i neurologi. I risultati dell’indagine saranno presentati in occasione dell’apertura del BEMS (Best Evidence in Multiple Sclerosis), giunto quest’anno alla settima edizione.All’evento, moderato da Maria Concetta Mattei, giornalista di Rai 2, interverranno: Roberto Ascione, Global CEO Healthware International; Mario Alberto Battaglia, Presidente Fondazione Italiana Sclerosi Multipla; Roberta Bonardi, Senior Director Business Unit Innovative e General Manager Teva Grecia; Giancarlo Comi, Direttore del Dipartimento di Neurologia dell’Università Vita Salute dell’Ospedale San Raffaele di Milano e Presidente European Charcot Foundation; Luigi Lavorgna, Neurologo – Seconda Università di Napoli; Gianluigi Mancardi, Presidente SIN Società Italiana Neurologia; Direttore della Clinica Neurologica Università di Genova; Francesco Saverio Mennini, Direttore Centro per la Valutazione Economica e HTA (CEIS – EEHTA). Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”; Paola Parenti, Vice Presidente di Doxapharma; Hubert Puech d’Alissac – Amministratore Delegato Teva Italia.

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Il caso della Sclerosi Multipla: le novità della ricerca

Posted by fidest press agency su sabato, 10 marzo 2018

Dichiarazione del Prof. Gianluigi Mancardi, Presidente SIN e Direttore della Clinica Neurologica dell’Università di Genova: “Sta per essere presentato al Congresso dell’European Bone Marrow Transplantation Society (EBMT) a Lisbona un importante studio coordinato dal Prof. Burt di Chicago, cui hanno partecipato anche la Svezia e il Regno Unito, grazie al quale si dimostra che il trapianto autologo con cellule staminali ematopoietiche è di gran lunga più efficace delle migliori terapie a disposizione nel ridurre la frequenza di ricadute e la progressione della disabilità nei pazienti con SM.Ai pazienti ritenuti idonei a questo trattamento viene somministrata una potente terapia immunosoppressiva con successiva infusione di cellule staminali del sangue emopoietiche che erano state precedentemente raccolte dagli stessi pazienti. Nel corso del tempo, le cellule staminali migrate nel midollo osseo hanno prodotto nuove cellule immunitarie.Una rilevante novità degli ultimi tempi è l’efficacia della terapia antiCD20 nel controllare la progressione della malattia. Gli antiCD20 sono in grado di eliminare i linfociti B ossia quelli che producono gli anticorpi che causano la SM. Inoltre, oggi abbiamo a disposizione anticorpi monoclonali completamente umanizzati, come ocrelizumab, che sono stati approvati dall’EMA per la forma recidivante remittente ma anche per la forma primaria progressiva attiva; tali farmaci sono stati recentemente sottoposti alla attenzione di AIFA e saranno verosimilmente a disposizione dopo l’estate.Infine, uno studio presentato recentemente al Congresso Actrims di San Diego ha dimostrato che, se la terapia con Natalizumab viene maggiormente dilazionata nel tempo, il rischio di leuco-encefalopatia multifocale progressiva (PML) associato potrebbe diminuire in maniera significativa. Non sono però nel lavoro riportati i dati su una possibile modificazione della efficacia del farmaco.

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Sclerosi multipla: come migliorare la qualità di vita dei pazienti

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 marzo 2018

Social network, app, videogiochi e wearable device offrono una grande opportunità: mettono i pazienti al centro della loro storia di malattia e promuovono una comunicazione nuova, con gli altri pazienti ma anche con i medici e le istituzioni. Tanto più nel campo della sclerosi multipla, malattia neurodegenerativa che esordisce nella maggioranza dei casi in persone giovani, fra i 20 e i 40 anni. Per fare il punto della situazione sulle iniziative nazionali e internazionali nel campo della salute digitale nella SM la Clinica Neurologica dell’Università Vanvitelli di Napoli, diretta dal professore Gioacchino Tedeschi, ha organizzato un corso di formazione per neurologi: “E-health & Sclerosi Multipla”. “Il web e la tecnologia digitale ci offrono una maniera innovativa di affrontare l’assistenza ai pazienti, che in quanto medici dobbiamo conoscere e saper guidare”, ha spiegato Tedeschi. “Ecco perché è importante formare i medici nel campo della salute digitale”. Il corso è stato realizzato grazie al contributo non condizionato di Teva Italia, azienda farmaceutica impegnata nello sviluppo, produzione e commercializzazione di farmaci generici, farmaci specialistici e principi attivi.
Se il SM social network è il punto di riferimento italiano nel campo, il blog del Barts and The London School of Medicine and Dentistry di Londra (http://multiple-sclerosis-research.blogspot.com/) lo è a livello internazionale. Klaus Schmierer, neurologo dell’ospedale londinese e uno degli animatori del blog, ha spiegato come le comunità digitali possano essere importanti non solo per i pazienti ma anche per i ricercatori e per i medici: per coinvolgere maggiormente i pazienti negli studi clinici e raccogliere i fondi.
L’e-health è oramai parte integrante del vissuto del paziente con Sclerosi Multipla e di tutto il team che se ne occupa. Le app e gli strumenti digitali assolvono da questo punto di vista molteplici funzioni: tengono sempre in contatto il paziente con la sua equipe curante, aiutano nella gestione quotidiana della terapia, sono utili strumenti di riabilitazione cognitiva, fondamentale per le persone con SM perché in grado di agire positivamente sulla connettività neuronale. Associare la riabilitazione cognitiva a quella fisica è lo scopo dell’exergaming, cioè l’uso di videogiochi pensati per integrare l’attività che le persone con SM fanno presso i centri SM. “A breve partirà uno studio multicentrico sull’exergaming supportato dall’Associazione Italiana Sclerosi Multipla, con la sua Fondazione, che vuole dimostrare l’efficacia di uno strumento ludico nella riabilitazione fisica e cognitiva di persone con SM”, ha annunciato Luca Prosperini, dell’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini di Roma, durante il convegno.
Infine, una ulteriore innovazione che arriva nella vita delle persone con SM sono i dispositivi indossabili, o wearable devices: dai braccialetti che monitorano l’attività fisica a quelli che tengono sotto controllo i parametri vitali, fino ai vestiti realizzati con filati intelligenti che incorporano sensori di movimento. “Le potenzialità dell’uso di questi strumenti sono grandi, ma ancora mancano dati sulla loro affidabilità. Per questo è importante che vengano condotti studi su ampie popolazioni, come stiamo facendo al Centro SM del San Raffaele”, ha affermato Letizia Leocani, neurologa all’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano.
Teva Pharmaceutical Industries Ltd. (NYSE e TASE: TEVA) è una delle principali aziende farmaceutiche mondiali che offre soluzioni di cura di alta qualità e su misura a milioni di pazienti. Con sede in Israele, Teva è il più grande produttore di farmaci equivalenti al mondo e, grazie al suo portfolio di oltre 1800 molecole, produce una vasta gamma di farmaci equivalenti per quasi tutte le aree terapeutiche. Nel settore dei farmaci specialistici, Teva è leader mondiale per i trattamenti innovativi dei disturbi a carico del Sistema Nervoso Centrale, tra cui il dolore, e un ampio portfolio di prodotti nell’area respiratoria. Teva integra le proprie competenze nel campo dei farmaci equivalenti e specialistici in un’unica Ricerca e Sviluppo globale. Fornisce così nuove risposte ai bisogni insoddisfatti dei pazienti coniugando lo sviluppo di farmaci con dispositivi, servizi e tecnologie. Il fatturato netto di Teva ha raggiunto $ 22,4 miliardi nel 2017. http://www.tevapharm.com.

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Sclerosi multipla e trapianto cellule staminali neurali

Posted by fidest press agency su sabato, 24 febbraio 2018

Individuato meccanismo molecolare che illustra uno specifico collegamento fra cellule staminali neurali e meccanismi di neuroinfiammazione cronica responsabili della progressione della malattia. Un passo avanti verso lo sviluppo di terapie personalizzate con cellule staminali per contrastare le forme progressive di sclerosi multipla (SM)
Oggi uno studio coordinato dal Dott. Stefano Pluchino del Wellcome Trust-MRC Stem Cell Institute dell’Università di Cambridge (UK) ha identificato un nuovo meccanismo molecolare che conferma l’azione di terapie con celule staminali neurali sui meccanismi di neuroinfiammazione cronica in parte responsabili della progressione della malattia. La ricerca, che ha coinvolto un team di ricercatori in parte italiani, è disponibile online sulla prestigiosa rivista Cell Stem Cell.
Nelle malattie con infiammazione cronica, fra cui la sclerosi multipla, diverse risposte immunitarie sono alterate. Alcuni di questi meccanismi di infiammazione sono regolati da uno stato di attivazione protratta e persistente di cellule immunitarie che convenzionalmente svolgono funzioni di spazzini tissutali. Nelle forme progressive di sclerosi multipla, queste funzioni pro-infiammatorie sono svolte nel sistema nervoso centrale dai macrofagi provenienti dalla circolazione periferica e dalla microglia. In corso di infiammazione, i macrofagi e la microglia producono e riutilizzano un prodotto del loro metabolismo cellulare chiamato succinato che è in grado di mantenerle in uno stato di attivazione persistente. Una produzione eccessiva di succinato, come osservato dopo ischemia cerebrale, può contribuire in maniera sostanziale al fenomeno di neuroinfiammazione cronica ed è nociva per il sistema nervoso centrale.

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Sclerosi multipla: le cellule “riparatrici” della mielina

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 febbraio 2018

Uno studio guidato da Maria Pia Abbracchio dell’Università Statale di Milano identifica una popolazione di cellule progenitrici ancora presenti nel cervello adulto, che, se attivate da un danno neurodegenerativo, possono contribuire alla riparazione del tessuto cerebrale. Tuttavia, la loro potenzialità riparativa è completamente abolita se il tessuto circostante è fortemente infiammatorio. La ricerca svolta in collaborazione con il Centro Cardiologico Monzino, l’Istituto Scientifico San Raffaele e l’Università di Ulm in Germania, è stata finanziata da AISM e la sua Fondazione, e dalla Fondazione Cariplo. Nel cervello adulto sono ancora presenti cellule progenitrici (i precursori oligodendrocitari) capaci di differenziarsi ad oligodendrociti maturi che producono la guaina mielinica, la quale, avvolgendo strettamente i prolungamenti dei neuroni, permette di fatto la propagazione degli impulsi nervosi da una cellula all’altra “Nostri studi precedenti avevano dimostrato che una sottopopolazione di questi progenitori porta sulla superficie della membrana un recettore, GPR17, capace di promuovere la loro maturazione a cellule produttrici di mielina, permettendo così la ricostruzione della guaina in malattie neurodegenerative caratterizzate da disfunzioni della stessa e demielinizzazione, quali, ad esempio, la sclerosi multipla, ma non solo” “, raccontano Giusy Coppolino e Davide Marangon, co-primi autori dello studio. In questo studio, si dimostra per la prima volta in maniera inequivocabile che i progenitori esprimenti GPR17 possono generare in vivo cellule mature mielinizzanti, e che questa loro capacità dipende dalla “permissività” dell’ambiente circostante. Se nel tessuto cerebrale sono presenti molecole proinfiammatorie in grande quantità, allora il processo di maturazione di queste cellule è completamente inibito.Per dimostrare questo, gli autori hanno utilizzato due modelli diversi in vivo di sclerosi multipla nel roditore: il modello dell’EAE (encefalomielite autoimmune sperimentale) caratterizzato da potente demielinizzazione associata a forte infiammazione sia a carico del cervello che del midollo spinale, e il modello del cuprizone, dove la demielinizzazione viene indotta localmente all’interno del cervello con un agente tossico producendo un grado di infiammazione molto minore. In entrambi i casi, la demielinizzazione è stata indotta in una linea di roditore sviluppata nel laboratorio della professoressa Abbracchio, dove i progenitori esprimenti GPR17 sono fluorescenti, permettendo così di seguirne l’evoluzione all’interno del sistema nervoso centrale. In questo modo, i ricercatori hanno visto che, sia nel modello di EAE che in quello del cuprizone, i progenitori fluorescenti venivano reclutati al sito del danno, ma che solo nel modello caratterizzato da minore o assente infiammazione, questi progenitori riuscivano a maturare, diventando cellule mielinizzanti in grado di riparare le lesione.“Questi risultati confermano nostri studi precedenti che dimostrano come i progenitori esprimenti GPR17 rappresentino un serbatoio di cellule deputate a riparare le lesioni cerebrali durante la vita adulta”, commenta Davide Lecca, co-ultimo autore dello studio. “Tuttavia, queste cellule non riescono a completare la loro maturazione in presenza di eccessiva infiammazione, come succede nel modello di EAE. La dimostrazione che, abbassando il livello di infiammazione (modello del cuprizone), questi progenitori diventano cellule mielinizzanti, apre la strada a terapie combinate, dove ligandi selettivi di GPR17 potranno essere impiegati insieme a molecole anti-infiammatorie per potenziarne le capacità riparative”, conclude Davide Lecca.Negli ultimi vent’anni, sono stati sviluppati diversi farmaci immunomodulanti e anti-infiammatori che riescono a tenere sotto controllo i sintomi della sclerosi multipla, senza però riuscire a curare le lesioni della mielina. La combinazione di questi farmaci con molecole pro-mielinizzanti selettive per GPR17, attualmente già in sviluppo nel Laboratorio della prof.ssa Abbracchio grazie ad una partnership e ad un brevetto internazionale congiunto fra l’Università Statale e FISM – Fondazione Italiana Sclerosi Multipla, permetterà di combattere in maniera più efficace non solo questa malattia ma anche altre sindromi neurodegenerative dove le disfunzioni della mielina giocano un ruolo fondamentale.

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Sclerosi Multipla: la Commissione Europea approva Cladribina Compresse

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 agosto 2017

Darmstadt, Germania, 28 agosto 2017 – Merck, azienda leader in ambito scientifico e tecnologico, ha annunciato oggi che la Commissione Europea (CE) ha concesso l’Autorizzazione all’Immissione in Commercio di Cladribina Compresse 10mg (nome commerciale MAVENCLAD®) per il trattamento della sclerosi multipla recidivante con elevata attività di malattia[1] (SMR)[ii] nei 28 Paesi dell’Unione Europea (UE), oltre che in Norvegia, Liechtenstein e Islanda. Cladribina Compresse è la prima terapia orale che con un breve ciclo di trattamento si è dimostrata efficace su tutti gli indicatori chiave dell’attività di malattia nei pazienti con SMR altamente attiva, incluse la progressione della disabilità, il tasso di recidiva annualizzato e l’attività alla Risonanza Magnetica Nucleare (RMN).Darmstadt
“La sclerosi multipla è una delle malattie neurologiche più diffuse al mondo. Con l’approvazione di Cladribina Compresse nell’Unione Europea, siamo lieti di poter offrire ai pazienti e ai medici un prodotto innovativo, caratterizzato da un regime di dosaggio semplificato, che rappresenta un nuovo approccio nella gestione della SM recidivante nei pazienti con elevata attività di malattia”, ha dichiarato Belén Garijo, CEO Healthcare e Membro dell’Executive Board di Merck. “Si tratta di un’innovazione estremamente importante nel trattamento della SM, a ulteriore dimostrazione del nostro costante impegno nello sviluppo di nuove soluzioni avanzate per la cura di chi è affetto da questa patologia”.L’Autorizzazione all’Immissione in Commercio di Cladribina Compresse è basata su dati relativi a più di 10.000 anni-paziente, con oltre 2.700 pazienti arruolati nel programma di sperimentazione clinica[iii] e – per alcuni soggetti – un periodo di osservazione superiore ai 10 anni. Il programma di sviluppo clinico ha incluso tre studi clinici di fase III (CLARITY[iv],[v], CLARITY EXTENSION[vi] e ORACLE MS[vii]), uno studio di fase II (ONWARD[viii]), nonché dati di follow-up a lungo termine del registro prospettico di 8 anni, PREMIERE[ix]. I risultati di efficacia e sicurezza di questi studi hanno consentito una completa caratterizzazione del profilo rischio/beneficio di Cladribina Compresse.
“Più di 700.000 persone in tutta Europa sono affette da sclerosi multipla e, ad oggi, non esiste alcuna cura”, ha dichiarato Anne Winslow, presidente della European Multiple Sclerosis Platform. “Nuove opzioni di trattamento potranno contribuire in modo significativo a migliorare la qualità della vita delle persone che convivono con la SM recidivante ad elevata attività di malattia”.

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Efficacia di BAF312 nei pazienti con sclerosi multipla secondaria progressiva

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 agosto 2016

basileaBasilea, 25 agosto 2016 – Novartis ha annunciato oggi che lo studio di fase III EXPAND, condotto al fine di valutare l’efficacia e la sicurezza di BAF312 (siponimod), somministrato per via orale una volta al giorno, nella sclerosi multipla secondaria progressiva (SMSP),– ha raggiunto il suo endpoint primario, cioè la riduzione del rischio di progressione della disabilità rispetto al placebo. EXPAND è il più vasto studio randomizzato e controllato condotto finora nella SMSP.I risultati più significativi dello studio EXPAND, compresi gli endpoint primari e gli endpoint secondari chiave, saranno presentati sotto forma di abstract orale (late-breaking) al 32° Congresso dell’European Committee for Treatment and Research in Multiple Sclerosis (ECTRIMS), il 17 settembre a Londra. Novartis completerà l’analisi dei dati e valuterà le prossime fasi consultandosi con le autorità sanitarie.
EXPAND è uno studio di fase III randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo, che ha confrontato l’efficacia e la sicurezza di BAF312 (siponimod) rispetto al placebo nei pazienti con sclerosi multipla secondaria progressiva (SMSP). Lo studio EXPAND è il più vasto studio randomizzato e controllato condotto a oggi nella SMSP.1 Lo studio ha coinvolto 1651 persone con sclerosi multipla secondaria progressiva provenienti da 31 Paesi. I pazienti sono stati randomizzati a ricevere BAF312 2 mg o placebo secondo una proporzione di 2:1.2L’endpoint primario dello studio era un miglioramento del tempo di progressione della disabilità confermata a tre mesi, come misurato dall’Expanded Disability Status Scale (EDSS), rispetto al placebo.2 Gli endpoint secondari hanno incluso il ritardo nel tempo di progressione della disabilità confermata a sei mesi rispetto al placebo, il tempo all’esacerbazione confermata di almeno il 20% rispetto al basale nel test timed 25-foot walk (T25FW), il volume delle lesioni T2, il tasso di recidiva annualizzato (ARR, annualized relapse rate) e la sicurezza e tollerabilità di BAF312 nelle persone con SMSP.
BAF312 (siponimod) è un modulatore selettivo di tipi specifici del recettore per la sfingosina-1-fosfato (S1P). Il recettore S1P si trova comunemente sulla superficie di specifiche cellule che risiedono nel sistema nervoso centrale (CNS) e che sono responsabili di causare al CNS i danni che provocano la perdita di funzionalità nella SM secondaria progressiva (SMSP).3 BAF312 penetra nel cervello e, legandosi a questi specifici recettori, può impedire l’attivazione di queste cellule nocive, contribuendo a ridurre la perdita di funzionalità fisica e cognitiva associata alla SMSP.
La sclerosi multipla (SM) è una malattia cronica del sistema nervoso centrale (SNC), che compromette il normale funzionamento del cervello, del nervo ottico e del midollo spinale tramite infiammazione e perdita tissutale. Ci sono tre tipi di SM: SM recidivante-remittente (SMRR), secondaria progressiva (SMSP) e primaria progressiva (SMPP). L’evoluzione della SM provoca una crescente perdita di funzionalità sia fisica sia cognitiva (per esempio la memoria). Questo ha un notevole impatto negativo sui circa 2,3 milioni di persone che in tutto il mondo sono affette da SM.

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Sclerosi Multipla, la malattia “giovane e subdola”

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 luglio 2016

sclerosi multipla_0002In Italia ogni anno si registrano 3.400 nuovi casi di sclerosi multipla (SM), vale a dire 8 nuove diagnosi al giorno: una ogni 3 ore. Oltre la metà dei pazienti ha meno di 40 anni, circa due terzi le donne. La SM è considerata la principale causa di disabilità di origine non traumatica in età giovanile e adulta, con un forte impatto sociale. Oltre ai costi per il Servizio Sanitario Nazionale, stimati in circa 5 miliardi di euro l’anno, vanno considerate le ripercussioni sul percorso di vita e l’ingresso nell’età adulta dei giovani pazienti: secondo una ricerca realizzata dal Censis per conto di AISM – Associazione Italiana Sclerosi Multipla, una diagnosi prima dei 25 anni prolunga a tempo indeterminato la permanenza nella famiglia di origine.
Una malattia “giovane” quindi, che dopo decenni di silenzio è venuta alla luce anche grazie all’avvento di Internet e dei social media: su forum, blog e canali social i pazienti condividono le loro esperienze e soprattutto le informazioni sulle innovazioni terapeutiche che stanno cambiando lo scenario della malattia.
Di tutto questo si è parlato a Roma in occasione del Corso di Formazione Professionale “La sclerosi multipla nell’era dei social media: raccontare i progressi delle terapie”, promosso dal Master della Sapienza Università di Roma ‘La Scienza nella Pratica Giornalistica’ con il supporto di Roche.Nella SM il sistema immunitario aggredisce in maniera anomala la mielina, la guaina che riveste i nervi. La ricerca ha messo a fuoco in particolare il ruolo delle cellule B CD20+, un tipo specifico di cellule immunitarie considerate tra le principali responsabili del danno alla mielina e all’assone da questa rivestito, costituendo il meccanismo alla base della sclerosi multipla.
sclerosi multipla_0001Come conseguenza della distruzione mielinica si formano “cicatrici”, sclerosi o placche, che impediscono la normale capacità dei nervi di trasmettere i segnali elettrici ad altri nervi, generando una coorte di sintomi che possono variare da persona a persona.La malattia e la disabilità che le è spesso associata alterano significativamente la qualità di vita del paziente e della sua famiglia.. Ad esempio, due terzi dei pazienti riferiscono che avere la SM ha condizionato il loro lavoro e solo il 50% circa delle persone con SM mantiene un impiego 10 anni dopo la diagnosi.
«La malattia ha un’origine multifattoriale, ovvero non si riconosce un’unica causa scatenante, ma i fattori di rischio e la predisposizione genetica insieme a fattori ambientali concorrono nel determinare l’attacco del sistema immunitario, che da ultimo si manifesta nella perdita della mielina e delle fibre nervose», afferma Carlo Pozzilli, Professore Ordinario di Neurologia, Università “Sapienza” di Roma, Responsabile Centro Sclerosi Multipla Policlinico Sant’Andrea, Roma. «La sclerosi multipla non è una malattia contagiosa, non ha un meccanismo di ereditarietà diretta e non è sempre causa di grave disabilità».
La sclerosi multipla si distingue principalmente in tre tipi: la forma più comune è la SM recidivante-remittente (SMRR), che colpisce circa l’85% dei pazienti con episodi acuti (poussés o recidive), seguiti da periodi di recupero quando i segni o i sintomi non progrediscono; la SMRR può progredire nel 50% dei casi in una forma secondariamente progressiva (SMSP), caratterizzata da progressivi peggioramenti dei sintomi; la SM primariamente progressiva (SMPP) è la forma più grave e debilitante sclerosi multipla5della malattia, caratterizzata da costante peggioramento dei sintomi, generalmente senza periodi distinti di remissione e successiva ricaduta.
Negli ultimi anni c’è stata una notevole evoluzione nel trattamento di questa patologia. Si è passati dagli interferoni ai farmaci biologici, che colpiscono precisi bersagli molecolari. Sebbene siano stati enormi i progressi terapeutici ottenuti nelle forme recidivanti-remittenti, persiste un importante bisogno terapeutico per la forma primariamente progressiva della malattia.
«Alcuni effetti positivi dei trattamenti immunomodulanti e immunosoppressivi nella progressione della disabilità sono in parte probabilmente spiegati dalla loro abilità di ridurre l’attività infiammatoria residua nella fase iniziale progressiva della malattia – spiega Giancarlo Comi, Primario di Neurologia, Neurofisiologia clinica e Neuroriabilitazione e Direttore dell’Istituto di Neurologia Sperimentale (INSpe) dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano – le future terapie della SMRR puntano a sopprimere le attività infiammatorie a livello periferico in maniera più selettiva, anche rafforzando l’autotolleranza, mentre nella SM progressiva la priorità è di puntare alle disfunzioni immunitarie compartimentalizzate e ai meccanismi complessi patofisiologici che contribuiscono ai processi neurodegenerativi. Un terzo approccio comune a entrambe le SM, recidivante remittente e progressiva, è di rafforzare il recupero».
Una novità rilevante riguarda proprio la forma primariamente progressiva. L’anticorpo monoclonale ocrelizumab, progettato per colpire selettivamente le cellule B CD20+, è il primo e unico farmaco in fase sperimentale che ha ricevuto dalle agenzie regolatorie statunitense (FDA) ed europea (EMA) la convalida alla richiesta di autorizzazione all’immissione in commercio sia per la forma recidivante-remittente sia per la forma primariamente progressiva di SM. La FDA, inoltre, dopo aver riconosciuto a ocrelizumab nel febbraio 2016 la designazione di Breakthrough Therapy (terapia fortemente innovativa), ha concesso la Priority Review, assegnata ai farmaci che hanno le potenzialità per migliorare il rapporto sicurezza/efficacia di una malattia grave.
sclerosi multipla4Il cambiamento avvenuto nell’ultimo decennio non riguarda solo l’approccio terapeutico, ma anche quello diagnostico. I segni e i sintomi clinici vanno infatti a integrarsi ai segni radiologici al fine di monitorare in modo sempre più appropriato ed efficace la malattia che, a causa delle sue caratteristiche spesso subdole, può essere attiva e progredire senza segni clinici evidenti.
«Negli ultimi anni, la vasta disponibilità a livello mondiale di registri e banche dati di SM ha permesso di condurre studi in grado di fornire dati di real life, come gli studi NROT (studi osservazionali retrospettivi e prospettici non randomizzati), che stanno offrendo importanti risultati utili a supportare i medici nella scelta delle strategie terapeutiche – osserva Maria Trojano, Direttore del Dipartimento di Scienze Mediche di Base, Neuroscienze ed Organi di senso, Università degli Studi di Bari – questi studi hanno follow-up di durata più lunga in grado di analizzare i rischi tardivi e i benefici a lungo termine di un farmaco e/o di varie combinazioni e sequenze di trattamento. Si propongono di rispondere a domande pratiche come ad esempio: come sono applicati i trattamenti nella pratica clinica? Quali trattamenti sono più efficaci, per quali pazienti e in che circostanze?». All’interno del percorso terapeutico basato sull’evidenza, assume importanza sempre maggiore e s’integra la cosiddetta medicina narrativa, una modalità di intervento clinico e assistenziale che si basa sulla comunicazione e sulla narrazione, condivise tra medico e paziente. «Attraverso l’approccio narrativo la persona con SM esprime il suo vissuto di malattia, analizzando nel filo conduttore della sua condizione, il percorso interiore che lo lega alla relazione tra il se stesso ammalato e gli altri – dichiara Maria Giovanna Marrosu, Professore ordinario di Neurologia, Università degli Studi di Cagliari – il racconto dell’esperienza del paziente consente al clinico di comprendere quale può essere la strategia terapeutica idonea, non soltanto sulla base delle evidenze ma anche tenendo conto di prospettive, aspirazioni, ruolo sociale attuale e futuro del paziente. Ciò consente di porre le basi per una cura condivisa e per un’alleanza terapeutica che vede i due protagonisti, medico e paziente, paritariamente coinvolti nella relazione».
La sclerosi multipla è una delle malattie più gravi dell’età giovane-adulta. E i giovani che ricevono una diagnosi di SM chiedono, vogliono sapere, comunicare, capire quale potrà essere il loro futuro e soprattutto vogliono non essere soli, vogliono poter contare su terapie in grado di limitare la disabilità, su una riabilitazione adeguata, e su come gestire la quotidianità nonostante la malattia.
«Uno dei nodi fondamentali per gestire la SM è la buona comunicazione, quella che informa, chiarisce, stimola alla riflessione, che costruisce un dialogo – sottolinea Mario Alberto Battaglia, Presidente Fondazione Italiana Sclerosi Multipla (FISM) – un’altra risposta importante è l’attività di AISM con la sua Fondazione, perché una persona con SM non può combattere da sola la propria malattia. “Con la nostra ricerca la SM non ci ferma”, è il titolo dell’ultimo congresso FISM. Il mondo libero dalla SM è la nostra visione. Nel 2018 l’associazione compirà 50 anni. Un percorso fatto di conquiste, per i diritti delle persone e per la disabilità in generale, ma anche di ricerca. Ma sappiamo che ancora tante conquiste dovranno essere fatte: nel 2014 le persone con SM hanno chiesto di firmare la Carta dei diritti, nel 2015 questi diritti sono stati tradotti in priorità con l’Agenda 2020, dal 2016 misuriamo i progressi dell’Agenda con il Barometro della SM».

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Merck presenta dati sull’interferone beta-1a e su Cladribina compresse per la Sclerosi Multipla

Posted by fidest press agency su venerdì, 27 maggio 2016

sclerosi_multiplaDarmstadt, Germania, 26 maggio 2016 – Merck, azienda leader in ambito scientifico e tecnologico, ha annunciato oggi che, nel corso del secondo Congresso dell’European Academy of Neurology (EAN), che si terrà dal 28 al 31 maggio 2016 a Copenhagen (Danimarca), presenterà dati clinici sul suo interferone beta-1a ad alto dosaggio e alta frequenza per le forme recidivanti di Sclerosi Multipla, e su Cladribina compresse, una molecola di sintesi sperimentale orale per il trattamento della SM recidivante-remittente (SMRR)..
Per quanto riguarda l’interferone beta-1a di Merck, saranno presentati i risultati intermedi di due studi osservazionali sull’aderenza in pazienti con SM recidivante-remittente che usano il device RebiSmart® e RebiSTAR®, programma di supporto ai pazienti attivo in Germania. Saranno inoltre presentati i dati clinici e radiologici di uno studio retrospettivo osservazionale a lungo termine, condotto in Spagna su pazienti con SMRR in trattamento con l’interferone Merck da oltre 10 anni. Infine, saranno presentati dati retrospettivi “real-world” che descrivono i fattori che portano, nel tempo, i pazienti con SMRR ad interrompere la terapia con interferone beta-1a.
Per quanto riguarda Cladribina compresse, verrà presentata una nuova analisi che ne esplora gli effetti in pazienti che oggi verrebbero classificati come aventi una forma di sclerosi multipla allo stadio iniziale. Inoltre, saranno presentati i risultati emersi da un’analisi esplorativa dello studio CLARITY, volto a valutare l’effetto di Cladribina compresse sul tasso di atrofia del cervello in pazienti con SMRR.
Infine, verranno presentati i risultati su sicurezza e tollerabilità dello studio di fase II ONWARD, che ha valutato Cladribina compresse in aggiunta alla terapia con interferone beta 1-a in pazienti con SM recidivante con malattia attiva.
La sclerosi multipla (SM) è una malattia infiammatoria del sistema nervoso centrale a decorso cronico; essa costituisce il più comune disturbo neurologico disabilitante d’origine non traumatica in giovani adulti. Si stima che, nel mondo, le persone affette da sclerosi multipla siano circa due milioni. Nonostante la sclerosi multipla sia caratterizzata da un’ampia varietà di sintomi, quelli osservati con maggiore frequenza includono disturbi focali, intorpidimento e formicolii agli arti, diminuzione della forza muscolare e disturbi della coordinazione. Le forme recidivanti di SM sono le più comuni.

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Conferenza stampa sulla sclerosi multipla

Posted by fidest press agency su sabato, 7 maggio 2016

sclerosi_multiplaRoma lunedì 9 maggio ore 13,30 alla Biblioteca Spadolini (Piazza della Minerva, 38) conferenza sulla sclerosi multipla. La sclerosi multipla è una malattia che colpisce oltre 600.000 persone in tutta Europa. Le cause di questo disturbo non sono ancora del tutto note ma oggi, grazie alla ricerca medico-scientifica, gli specialisti hanno capito il meccanismo di azione della patologia. Così è possibile ottenere diagnosi e terapie precoci. I neurologi hanno a disposizione da qualche anno un’arma in più contro la sclerosi multipla: i farmaci cannabinoidi. Sono cure che stanno dimostrando una sempre maggiore efficacia nel contrastare la malattia. Un nuovo studio ha evidenziato come, questi medicinali, possono migliorare significativamente la qualità di vita del paziente.
Prima dell’inizio dei lavori alle 13.30 si terrà una conferenza stampa alla quale parteciperanno tra gli altri: i proff Giancarlo Comi (Direttore Unità di Neuroabilitazione dell’Ospedale San Raffaele Resnati di Milano); Francesco Patti (Responsabile del Centro di Sclerosi Multipla del Policlinico di Catania); Carlo Pozzilli (Responsabile del Centro di Sclerosi Multipla del S. Andrea di Roma), Lorenzo Mantovani (Farmacoeconomista presso il CESP dell’Università Bocconi di Milano) Leandro Provinciali (Presidente Società Italiana di Neurologia) e un rappresentate dell’Associazione Italiana Sclerosi Multipla (AISM).

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Sclerosi multipla e tumore al seno

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 aprile 2016

tumore al senoBergamo. L’Ospedale Papa Giovanni XXIII, premiato anche lo scorso anno con 3 bollini rosa dall’Osservatorio nazionale sulla salute della donne per le attenzioni riservate al genere femminile, organizza – in occasione della prima Giornata nazionale per la salute della donna istituita dal Ministro Beatrice Lorenzin, in calendario il prossimo 22 aprile, – 5 incontri informativi sulla sclerosi multipla e l’alimentazione dopo un tumore al seno.
Si inizia venerdì 22 aprile alla 17, nella sala riunioni della torre 3 (ingresso 23, quarto piano), con un incontro dedicato alle donne con sclerosi multipla che intendono programmare una gravidanza. Neurologi e tossicologi del Papa Giovanni spiegheranno come gestire la terapia durante la gravidanza e l’allattamento per ridurre al minimo i rischi per mamma e bambino.
Martedì 26 aprile alle 10 nell’area della formazione (ingresso 55, piano terra) sarà invece la volta di un incontro gratuito e aperto a tutte le donne operate di cancro al seno e in terapia ormonale che vogliono tenere sotto controllo il peso. A tenere l’incontro e dare consigli preziosi per tenersi in forma senza rinunciare al gusto sarà Loredana Bresciani, biologa nutrizionista specialista in Scienze dell’alimentazione, dell’Ambulatorio “Curati col Cibo” della Dietologia clinica del Papa Giovanni XXIII.
“Molti tumori al seno hanno sulla superficie delle loro cellule recettori degli ormoni, responsabili della crescita del cancro stesso – spiega Loredana Bresciani -. In questi casi si consiglia alla donna di assumere, anche per molti anni consecutivi, farmaci in grado di tenere sotto controllo l’attività ormonale e quindi ridurre le probabilità che il tumore si ripresenti. Questi farmaci però possono causare degli effetti collaterali fastidiosi, a partire dalla menopausa precoce, con tutti i disturbi tipici associati a questa condizione, come l’aumento di peso. Ma come la menopausa precoce indotta da alcuni di questi trattamenti può essere reversibile, così è possibile prevenire e combattere quei chili in più adottando alcune semplici strategie per mangiare in modo corretto, senza eccessi e allo stesso tempo assicurando al corpo tutte le sostanze nutritive di cui ha bisogno”.
Sempre martedì 26 aprile, alle 17 (ingresso 23, quarto piano), gli specialisti del Papa Giovanni risponderanno ai dubbi delle donne sulle malattie neurologiche in un “Aperitivo con l’esperto”. A seguire, mercoledì 27 aprile (ore 17 – ingresso 23, quarto piano), si terrà un incontro dedicato al tema della sessualità nella sclerosi multipla, e giovedì 28 (ore 17 – ingresso 23, quarto piano) “Senti come mi sento”, un momento aperto a tutti coloro i quali vivono accanto a persone con sclerosi multipla, a casa, a scuola o sul posto di lavoro, per capire meglio le problematiche che i malati devono affrontare nella vita di tutti i giorni. Questo evento è organizzato in collaborazione con la sezione di Bergamo dell’Associazione Italiana Sclerosi Multipla. “Nel primo incontro spiegheremo che, sotto controllo medico, la sclerosi multipla non è incompatibile con la gravidanza. Anzi, la maggioranza dei farmaci è sicura e garantisce un controllo adeguato dei sintomi anche in questa fase della vita delle nostre pazienti – spiega Maria Rosa Rottoli, direttore della Neurologia e responsabile del Centro sclerosi multipla del Papa Giovanni XXIII -. Il secondo incontro è pensato per tutte le donne, non solo a quelle malate di sclerosi multipla, che vogliono approfondire il legame tra il genere femminile e le malattie neurologiche. Il terzo invece sarà concentrato sui problemi della sfera sessuale connessi alla malattia e quindi ha un taglio molto specifico e pensato per le pazienti. Il quarto infine è pensato per tutti coloro i quali convivono con una persona malata e vogliono capire meglio le loro difficoltà, magari non sempre così evidenti, ma certamente presenti e capaci di influenzarne i comportamenti. E’ infatti fondamentale per la qualità di vita dei malati che anche i loro amici, parenti e colleghi conoscano la malattia per poter offrire un aiuto reale e concreto nelle piccole e grandi difficoltà quotidiane”. Il primo incontro è patrocinato dal Ministero della Salute, mentre gli altri sono stati promossi in occasione della (H)Open Week, organizzato dall’Osservatorio nazionale per la salute della donna. L’evento di Onda coinvolge 174 ospedali italiani che hanno ottenuto il riconoscimento dei Bollini Rosa come strutture a “misura di donna e che dal 22 al 28 aprile offriranno gratuitamente visite e consulti clinici, diagnostici e informativi sulle principali malattie femminili. L’iniziativa gode del patrocinio di numerose Società Scientifiche ed Associazioni di pazienti* ed è resa possibile grazie al contributo incondizionato di Cosmetici Magistrali e Grunenthal Italia.
Il Centro antiveleni del Papa Giovanni XXIII, sotto l’egida del Ministero della salute, ha promosso anche uno studio di fattibilità per la creazione di una rete – integrata con le ATS di Bergamo e Milano, la Banca del latte della Clinica Mangiagalli e l’Associazione Chimica Farmaceutica Lombarda fra titolari di farmacia -, attiva anche a livello internazionale, con l’intento di potenziare i servizi di informazioni alle donne sull’uso dei farmaci in allattamento. Infine per il 14 maggio il Centro antiveleni ha organizzato a Bergamo, di concerto con la Società Italiana Tossicodipendenze, il convegno per addetti ai lavori “Addiction and gender: differenze di genere e problematiche femminili”, dedicato al tema delle differenze tra uomini e donne che si trovano a fare i conti con la dipendenza da alcol o droghe.

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Riabilitazione motoria e sclerosi multipla, i meccanismi del danno e le strategie del recupero

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 febbraio 2016

sclerosi_multiplaBologna Venerdì 19 febbraio, dalle 9.00, presso il Savoia Hotel Regency. Misurare l’efficacia della riabilitazione nei pazienti con sclerosi multipla con vari gradi di disabilità. E’ il tema al centro del convegno Riabilitazione motoria e sclerosi multipla, i meccanismi del danno e le strategie del recupero in programma a Bologna, organizzato da Sergio Stecchi, responsabile della Riabilitazione Sclerosi Multipla dell’ISNB, Istituto delle Scienze Neurologiche di Bologna. I maggiori esperti neurologi e neuroriabilitatori, in ambito nazionale e internazionale, faranno il punto sui nuovi approcci, di cura, diagnosi e riabilitazione, tanto più efficaci se tarati sulla complessiva qualità della vita delle persone malate e delle famiglie che se ne prendono cura. La sclerosi multipla è una malattia autoimmune che colpisce il sistema nervoso centrale. Può manifestarsi con disturbi visivi, fatica, disturbi della sensibilità tattile, che possono associarsi, fino al 70% dei casi, a disturbi cognitivi legati a funzioni quali memoria, attenzione o linguaggio. In Italia, le persone con sclerosi multipla sono circa 63.000 (5.000 in Emilia Romagna con 250 nuovi casi all’anno), in gran parte donne, colpite per cause ancora non note in numero doppio rispetto agli uomini. Negli anni, la ricerca scientifica ha compiuto notevoli progressi riuscendo a individuare terapie capaci di rallentare la progressione della malattia e contrastare i disturbi cognitivi.La Riabilitazione dell’ISNB è punto di riferimento in area metropolitana per la diagnosi e la cura dei pazienti con Sclerosi Multipla e con spasticità, e si caratterizza per gli interventi riabilitativi per mantenere o rafforzare, se possibile, le abilità ancora presenti. Garantisce piani terapeutici personalizzati, per limitare il più possibile lo sviluppo di disabilità e ridurre il ricorso alla ospedalizzazione, grazie ad un team multispecialistico composto da neurologi, fisiatri, fisioterapisti, infermieri, psicologi e logopedisti. Alle attività del team concorrono, in relazione alle necessità di cura e assistenza del paziente, anche specialisti esterni o come psichiatri, neurofisiologi, urologi, oculisti, cardiologi, ginecologi, nutrizionisti, reumatologi.La struttura collabora con le principali realtà italiane e internazionali impegnate nella ricerca sulla Sclerosi Multipla, e partecipa a trial clinici e protocolli operativi per la sperimentazione di farmaci di ultima generazione. Promuove attività di ricerca nell’ambito della rieducazione e della riabilitazione, in sinergia con altre unità operative dell’Azienda USL di Bologna, con l’Università degli Studi di Bologna e con numerose aziende sanitarie italiane. Ospita, inoltre, i tirocini per gli studenti dei corsi di laurea in Fisioterapia e in Scienze Infermieristiche, e per gli specializzandi dei corsi di laurea in Neurologia e Psicologia.Nel 2015 ha seguito 1.300 pazienti, effettuando 4.000 visite ambulatoriali e 24 ricoveri in day hospital. Oltre il 50% dei pazienti proviene da fuori Bologna o da altre Regioni.

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Attività fisica come strumento di benessere per le persone con SM

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 dicembre 2015

stella rossaRoma Sabato, 12 Dicembre 2015, ore 9:30 Columbus Fitness Club, via dell’Accademia Peloritana, 26 il gruppo Giovani della sezione AISM propone una nuova occasione di incontro informativo ai Giovani con SM (sclerosi multipla). Nella mattinata del 12 dicembre presso la Columbus Fitness Club si svolgerà un convegno di approfondimento sull’importanza del movimento fisico per le persone con SM e sui risvolti benefici che ne derivano sia in presenza che in assenza di disabilità.
L’intervento della neurologa Dott.ssa Maria Grazia Grasso descriverà il tipo di influenza che l’affiancamento dell’esercizio fisico alla terapia farmacologica esercita sullo stato psico-fisico delle persone con SM partendo da esempi tratti dalla pratica clinica quotidiana e offrendo dei chiarimenti sulla possibilità di sviluppare veri e propri protocolli di allenamento.La fisioterapista Letizia Castelli entrerà nel merito della tipologia di esercizi fisici e di discipline motorie in grado di offrire giovamento e di allievare i sintomi tipici della Sclerosi Multipla (spasticità, debolezza muscolate, disturbi dell’equilibrio…) focalizzandosi sull’incidenza benevola che questa forma di benessere può avere sull’umore delle persone con SM.Ospite d’onore dell’incontro è il Presidente Nazionale di AISM, Roberta Amadeo che, subito dopo il dibattito con i due relatori, renderà il pubblico partecipe della sua avvincente esperienza da sportiva, campionessa di handbike. Al suo fianco, Cristina Guidi e Laura Zampieri, straordinarie donne con SM del Gruppo Giovani, racconteranno il ruolo svolto dall’attività sportiva nella loro vita e i benefici che ne riescono a trarre. La partecipazione all’incontro è gratuita ed è riservata ai giovani con SM al di sotto dei 40 anni. (foto: stella rossa)

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