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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 279

Posts Tagged ‘scolastico’

Introdurre nelle scuole l’infermiere scolastico?

Posted by fidest press agency su sabato, 4 luglio 2020

Dal Nursing Up, Sindacato Infermieri Italiani, arriva una proposta lungimirante per il Governo: aprire le porte delle scuole agli infermieri, accanto ai bambini, accanto agli studenti, come una figura strutturata, con un ruolo specifico, non solo di supporto sanitario ma anche come figura di educatori per le nuove generazioni, per i cittadini del domani.«Siamo sempre pronti a nuove battaglie, esordisce De Palma, non ci fermiamo mai, e allora alla luce di quanto è accaduto e sta accadendo, riteniamo che già da settembre qualcuno dovrebbe preoccuparsi di introdurre, gradualmente, nelle scuole primarie e secondarie, la figura dell’infermiere. L’infermiere scolastico, dice De Palma, non è certo una novità assoluta. All’estero è presente da tempo, ci sono molti paesi che hanno nel corpo docente un infermiere professionista. Non ci dimentichiamo che i nostri hanno tanto di laurea, non hanno nulla da invidiare a tanti colleghi europei, e il loro livello culturale, oltre che le loro conoscenze in materia sanitaria, li metterebbero nella condizione di svolgere funzione docente e supportare gli istituti nelle attività di educazione sanitaria e prevenzione a 360 gradi.E’ più che coerente, continua De Palma, che accanto all’infermiere di famiglia venga implementata e sostenuta quella dell’infermiere scolastico, da impiegare nelle attività educative destinate ai giovani. E’ qui, nelle scuole, “teatro” non solo di apprendimento ma di crescita sociale, che sarebbe opportuno introdurre una figura chiave come quella dell’infermiere, e lo si potrebbe fare già da settembre, sia per supportare gli studenti nella loro ripresa delle attività, dopo mesi di isolamento, seguendoli passo per passo in un percorso di formazione e conoscenza di tutte le regole di contrasto al diffondersi delle principali tipologie di malattie contagiose e diffusive, sia per fornire una vera propria formazione in educazione sanitaria, quella che manca negli istituti scolastici, quella che è fondamento per diventare cittadini informati e responsabili. Mi riferisco alle norme basilari di pronto soccorso, alla civica responsabilità sociale che ognuno di noi ha nel tutelare la propria salute e quella collettiva, cose che si dovrebbero apprendere dai primi anni di vita. Mi immagino una Italia dove finalmente l’infermiere, al pari del medico, insegni ai ragazzi la “cultura della salute”.Da tempo chiediamo ai Governi che si sono susseguiti nel tempo, di modificare le regole e i contenuti dei programmi di studio e i criteri di reclutamento del corpo decente nelle scuole di ogni ordine e grado, e che ancora oggi, incomprensibilmente, non colgono l’opportunità di impiegare gli infermieri con laurea di primo livello in ruoli di insegnamento confacenti rispetto alle loro conoscenze. Penso poi ai bambini in difficoltà, ai portatori di handicap, agli studenti con patologie croniche: avere il supporto di un infermiere anche in ambito scolastico, vorrebbe dire tutelare e difendere il loro diritto allo studio», conclude De Palma.

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Orientamento scolastico: tra chi prosegue gli studi e chi lascia

Posted by fidest press agency su sabato, 2 maggio 2020

Chi prosegue gli studi, chi li abbandona e perché. L’identikit dello studente italiano ambizioso, desideroso di formarsi al meglio, pronto al sacrificio e con lo sguardo rivolto al mondo del lavoro, è tracciato dal Rapporto 2020 sulla Condizione occupazionale e formativa dei diplomati di scuola secondaria di secondo grado, realizzato da AlmaDiploma e dal Consorzio Interuniversitario AlmaLaurea.L’indagine studia un circolo vizioso per capire come trasformarlo in un ciclo virtuoso. Fotografa le scelte formative e lavorative compiute dai diplomati a un anno e a tre anni dal conseguimento del titolo: oltre 88 mila studenti (circa 47 mila del 2018 e 41 mila del 2016) sono stati contattati per una valutazione dell’esperienza scolastica e delle scelte maturate dopo il diploma.Si iscrivono all’università soprattutto i liceali. Gli studenti del 2018 iscritti all’università, dopo un anno dal diploma, sono il 66,9%: il 51,4% ha optato esclusivamente per lo studio, il 15,5% frequenta l’università lavorando. L’87,0% dei diplomati del 2018 che avevano dichiarato, alla vigilia dell’Esame di Stato, di volersi iscrivere all’università ha successivamente confermato le proprie intenzioni. È però vero che l’8,3% degli studenti ha poi cambiato idea. La quota di chi ha rivisto le proprie scelte è più consistente tra i diplomati professionali (24,4%) e tecnici (13,3%) rispetto ai liceali dove la quota dei ripensamenti è praticamente irrilevante (5,2%); i primi due profili, infatti, subito dopo il conseguimento del titolo possono contare su maggiori chance lavorative.Altro aspetto importante è il contesto socio-economico e culturale della famiglia che influenza la scelta di proseguire gli studi (fra i diplomati del 2018 sono il 75,1% le iscrizioni all’università di diplomati in contesti più favoriti, rispetto al 56,7% dei giovani provenienti da famiglie meno favorite). Anche il titolo di studio dei genitori influenza le scelte formative dei giovani (iscrizione all’università per l’82,2% dei diplomati con un genitore laureato, il 66,5% con genitori in possesso di un diploma di scuola secondaria di secondo grado e il 51,1% con genitori non diplomati). Ma a un anno dal titolo per il 15,3% dei diplomati la scelta universitaria non si è dimostrata vincente. il 6,6% ha deciso di abbandonare l’università, l’8,7% ha cambiato ateneo o corso di laurea.Per prevenire gli abbandoni e rendere le carriere universitarie più brillanti è importante il ruolo giocato dalle attività di orientamento, soprattutto se ben strutturate. Il percorso AlmaOrièntati è stato ideato da AlmaLaurea proprio con l’obiettivo di rendere disponibile ai giovani uno strumento di ausilio alla scelta universitaria.L’attività di Orientamento è fondamentale già per la scelta del percorso di scuola secondaria di secondo grado, che avviene in un momento molto delicato della vita dello studente. È a questa età che si rischia il circolo vizioso da trasformare in ciclo virtuoso. La famiglia e gli insegnanti della scuola secondaria di primo grado esercitano dunque un ruolo di fondamentale importanza nella scelta del percorso da compiere.Alla vigilia del diploma il 55,5% dei diplomati del 2018 dichiara che, potendo tornare indietro, sceglierebbe lo stesso indirizzo/corso nella stessa scuola, mentre il restante 44,3% compierebbe una scelta diversa.
Dopo un anno dal diploma il quadro si modifica leggermente: la quota di intervistati che replicherebbe esattamente il percorso scolastico compiuto sale al 59,8% degli intervistati mentre scende al 39,9% la percentuale di chi varierebbe la propria scelta .A un anno dal diploma il 15,5% dei diplomati del 2018 frequenta l’università lavorando, il 20,3% lavora senza proseguire gli studi. A questi si aggiunge il 51,4% che, come già visto all’inizio, ha optato esclusivamente per lo studio. A tre anni dal diploma lavora, senza contemporaneamente studiare, il 25,7% dei diplomati del 2016, il 20,3% studia e lavora; resta elevata, e pari al 46,5%, la quota di diplomati che risulta iscritto a un corso di laurea. L’indagine rileva un altro dato molto interessante per gli “Studenti 4.0”. A un anno dal titolo, tra i diplomati del 2018, il 18,9% di quanti hanno svolto l’alternanza scuola-lavoro (ora percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento) è stato successivamente richiamato dall’azienda in cui ha svolto tale attività. Tra quanti hanno svolto attività di alternanza scuola-lavoro durante gli studi e risultano occupati a un anno dal diploma, il 32,5% dichiara di lavorare nell’azienda presso cui ha svolto tale esperienza. A un anno dal diploma è più diffuso il lavoro non standard (prevalentemente a tempo determinato), mentre a tre anni il contratto a tempo indeterminato. Il lavoro a tempo pieno coinvolge il 46,0% degli occupati a un anno e il 50,0% a tre anni dal diploma. I diplomati del 2018 che lavorano a tempo pieno (senza essere contemporaneamente impegnati nello studio universitario) guadagnano in media, a un anno dal diploma, 1.125 euro mensili netti. A tre anni dal conseguimento del titolo la retribuzione mensile netta, dei diplomati del 2016, è pari in media a 1.262 euro.Le competenze apprese durante la scuola non sempre sono utilizzate al massimo nel lavoro. A un anno dal termine degli studi, il 20,7% degli occupati dichiara di utilizzare le competenze acquisite durante il percorso di studi in misura elevata, il 41,5% in misura ridotta e il 37,1% ritiene di non sfruttare per nulla le conoscenze apprese.

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Coronavirus: tutto chiuso ma il personale scolastico deve andare a scuola

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 marzo 2020

Al tempo di Coronavirus è tutto chiuso, città deserte, strade vuote, serrande abbassate, nessuno in giro. Beh, non è vero, qualcuno in giro c’è, perché a parte i lavoratori delle imprese, ci sono i presidi ed i vicepresidi, i DSGA, gli ATA ed i collaboratori scolastici.
Non chiedetevi il perché ci sono in giro queste persone, nessuno lo sa, potrebbero tranquillamente stare a casa, ma il governo ha solo sospeso le attività didattiche quindi loro devono andare a scuola, ma speriamo che a breve il governo cambi idea.Bastava scrivere chiuse le scuole invece che sospendere le lezioni e queste persone non avrebbero corso rischi inutili, ma nessuno ha riflettuto su questo, nessuna novità.Però mentre tutta Italia osanna la foto dell’infermiera crollata sul posto di lavoro, nessuno dice niente rispetto a queste persone che stanno combattendo senza nemmeno la soddisfazione di sentirsi dire grazie.Anzi i Dirigenti stanno prendendo bastonate dai genitori per il caos generato dalla didattica digitale, devono organizzare un servizio a cui le scuole non sono preparate, senza strumenti, o almeno senza strumenti consolidati ed in una selva di provvisorietà che lascia alla loro responsabilità far funzionare cose che in Italia non sono mai state standard, ma nemmeno testate correttamente.Inoltre la didattica italiana non è ancora pronta per il digitale, le lezioni dei docenti sono ancora strutturate per un tipo di lezione frontale, salvo rari casi, per cui in due giorni non si possono inventare lezioni on line, e nemmeno si è in grado di bilanciare i compiti online.Insomma un vero caos che si muove tra informative privacy, consensi, professori che vogliono google, altri che vogliono edmondo, altri che vogliono chissà quale tipo di piattaforma.I genitori ancora più nel caos, che già abituarsi al registro elettronico non è stata una passeggiata.
Insomma scuola italiana come Brancaleone alle crociate.Però Dirigenti Scolastici, Vicepresidi, DSGA, ATA, e Collaboratori scolastici sono gli altri eroi incompresi, perché nonostante l’assurdità dell’ordine ricevuto loro non mollano, combattono, escono di casa e compiono il loro dovere senza nessuno che li fotografa e li rende eroi virali.Fanno il loro dovere, con abnegazione, nel nome della scuola de dei ragazzi, come i legionari, nella difesa del decadente impero romano, combattevano, sapendo già di aver perso, nelle provincie di confine, ma Roma era Roma.Oggi per loro la scuola è la scuola, impero di educazione e di conoscenza, la difendono nonostante tutto. Noi vogliamo rendere loro omaggio e ricordarli, ringraziarli in nome di tutti.

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Scuola: C’era una volta un collaboratore scolastico per piano

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 gennaio 2020

Degli oltre 50 mila posti di personale Ata tagliati negli ultimi 10 anni oltre la metà sono collaboratori scolastici: in media ne sono stati cancellati 3-4 per ogni scuola autonoma. E gli istituti ne stanno sempre più risentendo, soprattutto in questi giorni, perché con il nuovo anno a molti precari ex Lsu non è stato rinnovato il contratto, in vista della loro stabilizzazione prevista dalla legge di bilancio, con effetto a partire dal prossimo mese di marzo. Intanto, però, i servizi di sorveglianza, assistenza e pulizia latitano. E comunque anche con l’assunzione di 12.000 ex lavoratori socialmente utili, il problema non sarà risolto, visto che rimarranno scoperti ancora altri 25.000 posti.
“Siamo costretti a chiedere ai bidelli turni di nove anziché di sei ore, e soprattutto non riuscendo a coprire tutto, dobbiamo tralasciare un po’ la pulizia e lasciare addirittura un piano scoperto. Sei persone sembrano poche, ma quando si hanno 12 plessi”, dice Carla Romano, preside dell’istituto ‘Rita Levi Montalcini’ di Salerno. E purtroppo la situazione sembra non essere isolata.

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Abbandono scolastico

Posted by fidest press agency su domenica, 15 settembre 2019

Un esercito di quasi 600mila ragazzi lascia la scuola. Parliamo del 14,5% dei giovani tra i 18 e i 24 anni, con in mano al più un diploma di licenza media, che nel 2018 ha abbandonato precocemente gli studi. Secondo Eurostat, nel Vecchio Continente peggio di noi fanno solo Romania, Malta e Spagna. Con la riapertura delle scuole, SOS Villaggi dei Bambini si appella al nuovo governo affinché riporti l’istruzione al centro dell’agenda politica.
Secondo il ministero dell’Istruzione, nel 2017 quasi 12mila alunni delle medie hanno interrotto gli studi. Sfiorano quota 100mila invece gli abbandoni tra gli studenti delle superiori. Particolarmente critica la situazione al Sud, con le isole fanalino di coda.
«Come realtà del Terzo Settore, lavoriamo ogni giorno affinché i bambini e ragazzi di cui ci prendiamo cura nei nostri Villaggi SOS abbiano un’istruzione adeguata. Al nuovo governo – e in particolare al neoministro dell’Istruzione – chiediamo di fare la propria parte riportando la scuola al centro dell’agenda politica», spiega Samantha Tedesco, Responsabile Programmi e Advocacy di SOS Villaggi dei Bambini.Grazie all’Organizzazione impegnata da settant’anni al fianco dei più vulnerabili, nel 2017 circa 180 fra bambini e ragazzi accolti da SOS Villaggi dei Bambini (dai 6 ai 17 anni) hanno frequentato la scuola. Di questi 160 hanno portato a termine il ciclo di studi conseguendo l’agognato titolo (licenza elementare o media, diploma superiore). Un risultato non banale se si considera il difficile percorso che i ragazzi hanno alle spalle e che spesso è causa di un basso rendimento scolastico.E per far sì che nessuno resti indietro, col nuovo anno scolastico sono in partenza progetti di sostegno allo studio, come nel Villaggio SOS di Vicenza, dove per i bambini con «Bisogni Educativi Speciali» (BES) l’organizzazione ha messo a punto un programma ad hoc, «Only the BESt».
«La scuola riveste un ruolo cruciale nella crescita dei bambini. Il loro futuro dipende in larga misura dall’accesso all’istruzione. Per questo dobbiamo impegnarci al massimo affinché il diritto allo studio sia davvero universale e non appannaggio di pochi», conclude Tedesco. (fonte: http://www.inc-comunicazione.it)

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Regionalizzazione del sistema scolastico

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 febbraio 2019

“Essa mette a repentaglio l’identità e l’unità culturale della Nazione. L’Istruzione così come la Giustizia e la Difesa, ha un valore assoluto. L’art. 33 della Costituzione detta le norme sull’istruzione degli italiani e garantisce l’effettivo esercizio del diritto allo studio ed estendendo l’autonomia differenziata al sistema scolastico, tutto questo potrebbe saltare. Le Regioni infatti, se investite di pieni poteri, avrebbero mani libere non solo di tracciare linee guida completamente slegate dai valori nazionali, ma anche di firmare contratti di lavoro e servizi diversificati. Altro pericolo da scongiurare riguarda gli operatori, dai dirigenti del MIUR, ai dirigenti scolastici, dai docenti agli Ata, per non parlare dei precari. Passando sotto la competenza delle Regioni, si innescherebbero licenziamenti a catena perché chi ha meno risorse non potrebbe supportare questo ulteriore carico. La qualità dell’istruzione non può essere decisa secondo criteri economici e territoriali. Né tantomeno il reclutamento dei lavoratori fatto all’interno dei confini regionali. Fratelli d’Italia dice no alla regionalizzazione della scuola perché la libertà e la qualità dell’insegnamento non possono e non devono essere messi in pericolo”.
Lo dichiara Ella Bucalo, deputato di Fratelli d’Italia e vice responsabile nazionale, con delega alla scuola, del Dipartimento e Laboratorio Tematico dell’Istruzione.

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Italia: laureati e abbandono scolastico

Posted by fidest press agency su sabato, 29 aprile 2017

eurostat_logoI dati Eurostat certificano il fallimento del nostro Paese nella formazione secondaria e universitaria. Siamo il penultimo Paese d’Europa per numero di laureati e il quintultimo per gli abbandoni scolastici alla secondaria. Mentre la media europea di laureati nella fascia di età compresa tra 30 e 34 anni supera il 39%, con Irlanda, Lussemburgo, Svezia e Lituania che hanno superato il 50%, nel nostro Paese questa percentuale si assesta al 26,2%, meglio di soli sei decimi rispetto al dato della Romania.
Altrettanto drammatici sono i dati sull’abbandono scolastico, solo Romania, Spagna, Malta e Portogallo hanno un dato peggiore di quello del nostro Paese. Mentre sono circa il 10% i giovani europei tra i 18 e i 24 anni che non studiano e non hanno conseguito un titolo di studio di livello secondario, nel nostro Paese raggiungiamo il 13,8%.“Mentre il Governo approva definitivamente le deleghe della Buona Scuola arrivano questi dati sconcertanti. Un costo dell’istruzione sempre più elevato che vede un silenzio totale da parte del Ministero, la delega sul diritto allo studio, infatti, non prevede investimenti sostanziali.” dichiara Francesca Picci, Coordinatrice Nazionale dell’Unione degli Studenti, che aggiunge: “Gli anni di tagli sulla scuola hanno prodotto ulteriori disuguaglianze che oggi rendono i percorsi formativi sempre più escludenti. Questo avviene sia al Sud, dove si arriva a picchi del 17%, ma anche nelle regioni del Nord. Ad oggi gli studenti che abbandonano le scuole superiori in Italia sono ben 45.000.”“Tasse universitarie fino a 3000 euro e borse di studio per una percentuale di universitari che non supera il 10%, la più bassa di tutta Europa. Questi sono i dati divulgati da Eurydice che hanno anticipato quanto indicato da Eurostat, ma il trend per i prossimi anni è destinato solo a peggiorare – puntualizza Andrea Torti – il taglio a finanziamenti, docenti e la chiusura di numerosi corsi di laurea, ha portato nel 2016, per la prima volta dal dopoguerra, al calo del numero di laureati. Ma questa discesa libera è arrestabile, e gli strumenti per invertire la rotta sono chiari: aumentare il finanziamento dell’università italiana e garantire a tutti il diritto allo studio approvando “All In”, la legge di iniziativa popolare depositata in parlamento corredata da più di 57.000 firme” Vogliamo un piano di finanziamento strutturale per la scuola, l’università e la ricerca in questo paese, un sistema di diritto allo studio che tenda alla gratuità dell’istruzione, per permettere a tutti di accedere ai più alti gradi della formazione. Per questo il 9 Maggio, in occasione della somministrazione delle prove Invalsi, ci mobiliteremo in ogni città per rivendicare un’istruzione davvero inclusiva e gratuita!” concludono UdS e Link.

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Progetto scolastico multiculturale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 5 gennaio 2011

E’ in pieno svolgimento, il nuovo progetto pilota “Educare alla multiculturalità e alla solidarietà”, corposo e di respiro mondiale, ideato e proposto, dai docenti di Religione Cattolica, Facecchia Rosalba e Pirro Antonio, rivolto agli alunni (dalla prima alla quinta classe, con coinvolgimento dei genitori) della Scuola Primaria Dante Alighieri  (II Circolo Didattico di San Giovanni Rotondo – Foggia, Dirigente Scolastico Prof. Riccardo Abruzzese), avente come finalità “la maturazione della consapevolezza di essere cittadino in una dimensione nazionale, europea e mondiale, attraverso la conoscenza, della cultura della pace, dell’accoglienza e della solidarietà”. Obiettivo del programma è sollecitare nei giovani frequentatori “l’attenzione e l’interesse per le culture di altri popoli, la formazione di un consapevole atteggiamento di opposizione a gravi fenomeni di intolleranza, razzismo e nazionalismo”.  Numerosi stati, enti e referenti coinvolti, destinatari della solidarietà dei piccoli studenti pugliesi: Africa (Kenya – Nyumbani Village – Progetto Lea Mtoto, Kitui – referente Gabriele Carluccio Colucci); Zimbabwe (Chegutu– Scuola Primaria – referente Suor Antonietta Ciliberti), Brasile (Educandario Sao José di Santo Anastacio – referente  Irma Alice Freire); Filippine (Village Talon Las Pinas City – referente Sister Gracia T. Gegajo); Iraq (Scuola Primaria “San Giovanni – Suore Caldee, referente  Vescovo Mons. Shlemon Warduni). Notevoli le iniziative previste: incontri on line e non; canti; mostre, danze; video-proiezioni; spettacoli; laboratori, con creazione di disegni, testi letterari, lavori artistici e scenografie; realizzazione di calendari personalizzati, oggetti natalizi, e non, per la costituzione di punti vendita equo-solidali anche con prodotti di artigianato di alcuni Paesi interessati. Impegnate come referenti delle interclassi le docenti Latiano Arcangela, Dragano Lucia, Giovannina Fini, Rachele Nardella… un evento, davvero, senza precedenti.

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Concerto di fine anno scolastico

Posted by fidest press agency su sabato, 19 giugno 2010

Palermo 20 giugno. Lo spettacolo avrà inizio alle ore 21.00, nell’incantevole scenario dei Giardini sopra le Mura della Chiesa di Santa Maria dello Spasimo.  A dirigere le rispettive Classi, i docenti: Flora Faja, Lucia Garsia, Rita Collura, Bepi Garsia, e Giovanni Calderone. Un corpo docente che, diretto da Vito Giordano, ha visto – anno dopo anno – incrementare sensibilmente gli studenti dello Spasimo, tanto da divenire una delle più importanti scuole di musica italiane. Gli allievi di canto di Flora Faja e Lucia Garsia interpreteranno brani come Dream a little dream of me (L. Armstrong), Song  for Elena (E. Morricone) e Why don’t you do right ( S. Bassey). La Classe di Musica d’Insieme di G. Calderone si esibirà in Autumn leaves (J. Kosma – J Mercer) e Satin Doll (D. Ellington – J. Mercer. La Classe di pianoforte di B. Garsia interpreterà Pulcinella (Villa Lobos) e Danza Orientale (A Kaciaturian), mentre la Classe di Musica d’Insieme di Rita Collura eseguirà, tra i molti brani, Minor swing (S. Grappelli) e Work song (N. Adderley).

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Agenda assessori romani

Posted by fidest press agency su domenica, 16 maggio 2010

Roma 17/5/2010 Ore 10: Piazza del Campidoglio L’assessore alle Politiche Educative Scolastiche, della Famiglia e della Gioventù, Laura MARSILIO, partecipa alla cerimonia di conferimento del Premio Stefano Gaj Tachè.  Partecipano: Riccardo PACIFICI, presidente della Comunità Ebraica; Raffaele PACE, presidente dell’associazione culturale “Ebraismo  e dintorni”; Maria Maddalena NOVELLI, direttore dell’Ufficio scolastico regionale per il Lazio. Saranno presenti gli alunni delle scuole elementari (IV classe) coinvolti nel progetto.
Ore 15: Sala Tempio di Adriano, Piazza di Pietra L’Assessore alle Attività Produttive, al Lavoro e al Litorale, Davide  BORDONI, interviene al IX Convegno Europeo del Commercio Urbano,  organizzato da Vitrines d’Europe, Ancestor, Confesercenti, in  programma a Roma il 16-17-18 maggio 2010. Il tema della sessione  pomeridiana del Convegno verterà sul tema “Le Politiche e le Norme  legislative per la Valorizzazione e il rilancio del Commercio Urbano”.
ore 9.30 – Fiera di Roma, Via Portuense 1555   L’assessore ai Servizi tecnologici e Reti informatiche, Enrico Cavallari, partecipa all’inaugurazione del Forum PA 2010
Ore 10:30 – Salone d’ Onore Canottieri Aniene  il Delegato alle Politiche Sportive, on. Alessandro Cochi, presenzia al Premio Ussi.  Partecipano tra gli altri  Claudio Ranieri, Edy Reja, Julio Sergio, Margherita Granbassi, Massimo Mezzaroma.

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Tutela minoranza francofona

Posted by fidest press agency su domenica, 28 marzo 2010

Favorire gli incontri e gli scambi per fare conoscere nelle aree delle lingue minoritarie francofone i sistemi scolastici dei rispettivi paesi e promuovere la mobilità del personale scolastico e degli studenti: è questa una della iniziative in cantiere nell’ambito del “Polo d’eccellenza: educazione e formazione”, un programma finanziato da Alcotra e Miur. Per darne attuazione, l’Ufficio scolastico regionale del Piemonte e  l’Académie di Nizza stanno organizzando un seminario per dirigenti scolastici di entrambe le regioni che è in corso di svolgimento, dal 22 al 31 marzo.  Nel corso di questo appuntamento, che rientra fra le iniziative promosse congiuntamente da Provincia, Prefettura e Ufficio regionale scolastico del Piemonte  per la tutela e la valorizzazione della minoranza francofona della provincia di Torino, il 29 marzo 2010 alle ore 9 presso la sede della Provincia di Torino, in corso Inghilterra 7, il prefetto Paolo Padoin, l’assessore provinciale alla cultura e  un gruppo di rappresentati del Centro Studi Documentazione Memoria Orale riceveranno una delegazione formata da otto ispettori scolastici della regione Paca.

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