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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 19

Posts Tagged ‘scolastico’

Istruzione: Abbondono scolastico, Sicilia prima in classifica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 1 dicembre 2021

Come riporta La Repubblica, “la regione è in testa alla classifica nazionale per dispersione. Due studenti su dieci lasciano i corsi dell’obbligo e gli istituti superiori, complice la situazione economica disastrata di migliaia di famiglie e la carenza dei servizi”. La Sicilia dunque è capofila nella classifica nazionale per numero di studenti che lasciano i banchi di scuola: si tratta del 19,4 per cento della popolazione compresa tra i 18 e i 24 anni che possiede al massimo la licenza media e non ha poi neanche frequentato corsi di formazione professionale, senza dunque aprirsi alla possibilità di frequentare la scuola secondaria di secondo grado e di conseguenza l’università.Il sindacato Anief ha sempre ribadito come sia necessario prevedere un aumento degli organici, anche del personale Ata, proprio in quelle zone dove il disagio è maggiore, il tasso di abbandono è elevato, le famiglie sono in difficoltà, gli enti locali non sono di supporto adeguato, c’è un’alta presenza di alunni stranieri, disabili e con limiti di apprendimento” Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, ritiene fondamentale investire di più sull’orientamento scolastico e andare a rivedere i cicli, poiché infatti “occorre anticipare la scuola primaria a 5 anni, con annualità ponte da affidare a maestri della scuola dell’infanzia e primaria in contemporanea, e poi allungare l’obbligo formativo sino alla maggiore età”. Anief ricorda come sia necessario per docenti e Ata partecipare alle assemblee sindacali promosse e organizzate dal sindacato, “poiché grazie al confronto costante è possibile cercare di risolvere i problemi della scuola, anche attivamente, candidandosi pure come Rsu”, conclude Pacifico.

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Il Referente scolastico Covid19 e nuove responsabilità

Posted by fidest press agency su sabato, 6 novembre 2021

Nel Rapporto ISS COVID-19 – nr. 58/2020 relativo all’emergenza pandemica, in tutte le scuole italiane è stata prevista la nuova figura del Referente scolastico COVID-19 cioè una figura (Ds o docenti) formata nella gestione dei casi di positività a scuola e dei conseguenti contatti stretti. E’ noto che il Referente scolastico COVID-19 è impegnato nella gestione della prevenzione dell’epidemia all’interno della scuola, dei casi eventualmente verificatesi all’interno dei locali scolastici, nell’informazione, tracciabilità e relazione con i responsabili del Dipartimento di Prevenzione territoriali. Nelle proprie mansioni delegate dal dirigente scolastico, il Referente scolastico Covid 19 si fa carico tutti i giorni (weekend compreso) del monitoraggio e della verifica dei protocolli interni, della segnalazione dei casi con sintomatologia, dell’attività di informazione/formazione al personale e alle famiglie, della ricezione di segnalazioni di soggetti contatti stretti di un caso di Covid positivo ed, in ultimo, della verifica del possesso del green pass sulla piattaforma interministeriale da parte del personale scolastico. Ci riteniamo privilegiati poiché, in questa emergenza pandemica, siamo stati e siamo ancora impegnati sul fronte della battaglia al Covid19, ma non possiamo non denunciare che né lo Stato né le OO.SS. hanno ritenuto di dare una meritata attenzione a questa figura senza la quale non si sarebbe potuto arginare la diffusione del covid nelle scuole italiane. Apprendiamo da notizie di stampa che nella bozza del protocollo è previsto che, se il Dipartimento di prevenzione non interviene tempestivamente, il dirigente scolastico insieme al referente Covid devono individuare i possibili “contatti scolastici” del caso positivo e prescrivere le misure di quarantena.In altre parole, dovranno assumere oltre che la responsabilità della segnalazione e del monitoraggio anche quella della tutela sanitaria! Ci sembra di capire che ancora una volta – per aggirare la possibile debolezza del sistema di prevenzione e tutela sanitaria – si voglia scaricare sulla scuola e sui suoi operatori una ulteriore responsabilità! I referenti scolastici Covid 19 iscritti ad Ancodis ritengono questa scelta inaccettabile e annunciano – ove fosse confermata – la rinuncia all’incarico. By Prof. Rosolino Cicero

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Estero: Selezione del personale scolastico

Posted by fidest press agency su sabato, 30 ottobre 2021

Come ampiamente previsto da Anief, e nonostante gli sforzi organizzativi dell’ufficio V, finalizzati a garantire che i docenti destinati all’estero per l’anno scolastico 2021/22 potessero prendere servizio in tempi compatibili con le esigenze delle scuole dei corsi e dei lettorati, purtroppo anche quest’anno, a distanza di quasi due mesi dall’inizio delle lezioni, la stragrande maggioranza delle cattedre vacanti è ancora in attesa del docente avente diritto.A questo si deve aggiungere che alcune delle graduatorie formulate in seguito alle prove di selezione del 2021, ancora non concluse per tutte le classi di concorso, sono già esaurite.Il MAECI, come peraltro già annunciato dalla consigliera Valentina Setta, dirigente dell’ufficio V della DGSP del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, sarà costretto a bandire nuove prove di selezione per riformulare le graduatorie del 2021, che si sono esaurite, a distanza di un mese dalla pubblicazione e per riformulare le graduatorie del 2019 che si esauriranno con le nomine di quest’anno.Il sistema è in stato di grave sofferenza, non è più possibile continuare a rincorrere le graduatorie che si esauriscono, non è possibile che ogni anno si ripeta il rito dei posti che restano vacanti fino a dicembre e oltre. Il sistema rischia di sgretolarsi.Anief chiede che i responsabili prendano coscienza che sulle procedure di selezione e di mobilità verso l’estero si deve cambiare registro. Anief ha fatto le proprie proposte e le continuerà a sostenere in tutte le sedi, convinto che esse sono giuste e risolutive; il sindacato lo farà pure in sede di rinnovo del CCNL Scuola, anche alla luce delle numerose sentenze che hanno stabilito la prevalenza del CCNL sul D. lgs 13 aprile 2017 n° 64.”

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Scuola: Medico scolastico?

Posted by fidest press agency su sabato, 30 ottobre 2021

Tutti sanno che la scuola rappresenta un’organizzazione particolarmente complessa a legami deboli nel cui interno sono presenti delle vere e proprie comunità. Come avviene per tutte le organizzazioni complesse, per governarle è necessario avere delle risorse umane altamente competenti e specializzate.Avere a disposizione una figura come quella del medico scolastico non solo sarebbe auspicabile, ma sarebbe buono averla oggi in stabile pianta organica nella prevenzione sanitaria nelle scuole. Una figura, quella del Medico scolastico, che va assolutamente recuperata e ripristinata. Presente soprattutto negli anni ‘80 e ‘90 nell’ambito dei programmi di prevenzione sul territorio nazionale in carico alle Unità Sanitarie Locali – A.S.L.Secondo i dirigenti scolastici Udir, oggi, potrebbe essere utile ragionare sulla presenza stabile da dedicare interamente nella prevenzione della salute dei nostri studenti. Sarebbe perfetto avere nell’abito scolastico anche altri specialisti, quali lo psicologo scolastico, l’assistente sociale e l’infermiere. Un vero e proprio team, un presidio sanitario scolastico utile a prescindere dall’emergenza pandemica SARS-CoV-2.Avere a scuola l’aiuto del medico scolastico è diventato ormai un’esigenza, a prescindere dall’emergenza pandemica SARS-CoV-2 avvertita da tutti gli operatori – dichiara Dario Tumminelli, dirigente scolastico Udir – Ripristinare la figura del medico scolastico non solo è auspicabile, oggi con l’emergenza pandemica diventa un’esigenza fondamentale se non prioritaria. Il recupero della medicina scolastica significherebbe non solo migliorare ciò che è stato buono in passato, un servizio che ha dato pieno supporto alla crescita di intere generazioni. Sarebbe importante avere dei veri e propri presidi sanitari scolastici all’interno delle nostre scuole, un team di esperti composto da diverse figure specializzate e complementari”, ha concluso Tumminelli.

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AIE e ALI insieme per il libro scolastico

Posted by fidest press agency su giovedì, 21 ottobre 2021

Più fondi per garantire a tutti gli studenti gli strumenti necessari a rendere effettivo il diritto allo studio, ottimizzazione della filiera editoriale per superare le attuali criticità, soprattutto sul lato della distribuzione. Ruota attorno a questi due punti il confronto tra l’Associazione Italiana Editori (AIE) e l’Associazione Librai Italiani – Confcommercio (ALI) per ribadire la centralità del libro scolastico nei processi di formazione e nello stimolo alla lettura. Moderati da Mario Baudino (La Stampa), il presidente del gruppo educativo di AIE Paolo Tartaglino e il presidente di ALI Paolo Ambrosini si sono confrontati al Salone internazionale del Libro di Torino nel convegno Il libro scolastico: una porta per la lettura. Strategie di sostegno tra mercato e intervento pubblico.AIE e ALI chiedono al governo di aumentare la disponibilità dei fondi destinati all’acquisto dei libri di testo per le famiglie meno abbienti e prevedere meccanismi idonei per consentirne la disponibilità, come previsto nel Family Act. Le due associazioni, inoltre, sono impegnate a superare le attuali criticità sul lato distributivo che in alcuni casi – anche a causa di uno spostamento eccezionale nel processo delle adozioni – hanno impedito alle librerie di avere i libri disponibili per gli studenti prima dell’avvio dell’anno scolastico.“Fin dai primi mesi di lockdown nella primavera del 2020, il libro scolastico è stato un eccezionale strumento a disposizione di studenti e docenti per non interrompere il processo formativo – ha ricordato Paolo Tartaglino –. Gli studenti e i docenti hanno a disposizione uno strumento flessibile e completo, dove al libro stampato si accompagnano i contenuti digitali integrativi e le piattaforme per l’apprendimento. La pandemia però ha anche acuito le diseguaglianze e, come Associazione, ribadiamo che il diritto allo studio e il contrasto alla povertà educativa e all’abbandono scolastico devono essere centrali nelle politiche del Paese. Come editori, inoltre, siamo consapevoli dei passi ancora da fare per far sì che la catena logistica del libro scolastico sia il più efficiente possibile: lavoriamo con i librai per migliorarla”. “Riconoscere la centralità delle librerie nella distribuzione dei testi è un primo passo importante per avviare il confronto tra le nostre associazioni; da qui ci auguriamo si possa costruire assieme un nuovo modello di rapporti tra gli operatori economici – ha commentato Paolo Ambrosini –. Il libro di testo, e l’Italia, ha il vantaggio di avere una delle migliori industrie editoriali a livello mondiale, è e può essere un valido strumento per la crescita della lettura se supportato nella sua distribuzione da operatori professionali come i librai”.

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Non bastavano le classi pollaio create dal dimensionamento scolastico

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 ottobre 2021

Nei nostri istituti ci sono anche quelle create direttamente delle scuole, che per motivi organizzativi interni si ritrovano a dividere gli studenti in gruppi, senza rendersi evidentemente conto che vi sono limiti legati alla sicurezza e alla didattica che non possono essere superati.“Da lunedì – ha detto la madre di uno studente alla Gazzetta di Modena – l’insegnante di spagnolo è assente. Nella classe di mia figlia normalmente sono 29. Nell’ora di spagnolo i ragazzi vengono divisi tra chi studia spagnolo e francese. I primi, che sono sedici, vengono a loro volta divisi. Per fare un esempio, otto di loro sono stati inseriti in un’altra classe che conta 28 alunni, andando a formare un nucleo di 36 persone”. Considerando i due insegnanti che fanno lezione in aula, quello curriculare e l’esperto, si arriva alla presenza in un’aula di 38 individui.Invece, da parte della scuola, stando a quanto riferito dal giornale, il sovraffollamento non desta alcuna preoccupazione, visto che la classe, nei momenti in cui si arriva al numero di alunni citato, è stata allestita all’interno di una grande aula che favorisce non solo il distanziamento richiesto ma anche il ricambio d’aria. Addirittura, l’assembramento in una mega-aula viene considerata un’occasione di arricchimento per gli studenti e le studentesse. Intanto il dibattito, scrive Orizzonte Scuola, si è trasferito sul web, con prese di posizione favorevoli e critiche: “Ma 36 in una classe cosa possono mai imparare? Ottimo sapere che sono rispettate le norme anti Covid, ma il diritto all’istruzione è egualmente rispettato?”, ci si chiede da una parte. È invece “un regresso da parte degli insegnanti che non sanno insegnare e non riescono a reggere tanti alunni tutti insieme”, è la critica di segno opposto: “Troppi compiti da correggere, scherziamo?”, ci si chiede da un’altra prospettiva, decisamente poco riconoscente verso il lavoro dei docenti.

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Il libro scolastico: mercato e intervento pubblico a sostegno

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 ottobre 2021

Torino sabato 16 ottobre alle ore 13.15, in Sala Magenta. Il libro scolastico: una porta per la lettura. Strategie di sostegno tra mercato e intervento pubblico è il titolo del convegno che si tiene al Salone internazionale del Libro. Il convegno, in cui interverranno il presidente del gruppo educativo dell’Associazione Italiana Editori (AIE) Paolo Tartaglino e il presidente dell’Associazione Librai Italiani – Confcommercio Paolo Ambrosini, moderati da Mario Baudino (La Stampa), è una tappa del confronto aperto tra le due associazioni che mira a superare le criticità e a rafforzare tutta la filiera produttiva, le librerie per la loro diffusione ed editori in primis. “I libri di testo rappresentano un’importante leva per la crescita della lettura: riconoscere il ruolo fondamentale dei testi scolastici nei processi di apprendimento e a sostegno della scuola è il primo passo per individuare le strategie, pubbliche e private, per rendere il nostro settore ancora più efficiente” dichiarano Tartaglino e Ambrosini.

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Libro scolastico, l’impegno dell’Associazione Italiana Editori

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 ottobre 2021

Il libro scolastico al centro dell’impegno dell’Associazione Italiana Editori (AIE): “Come Associazione – ha spiegato il presidente Ricardo Franco Levi – siamo impegnati a far sì che il diritto allo studio sia effettivamente riconosciuto a tutti. Governo e Parlamento si sono mossi in questo senso con un emendamento al Family Act che aumenta i fondi per garantire l’acquisto dei libri di testo da parte delle famiglie meno abbienti e rende i criteri di erogazione più semplici. Il libro di testo resta il fondamentale strumento per la trasmissione di un sapere certificato, autorevole, di qualità, anche a contrastare il preoccupante aumento dell’abbandono scolastico”. AIE ricorda che gli editori hanno continuato con grande sforzo ad attuare una politica di stabilità dei prezzi pur con i tetti di spesa invariati dal 2012, senza limitare in alcun modo l’aumento della qualità e anzi incrementando l’offerta di contenuti digitali integrativi (oltre due milioni di proposte), di piattaforme per lo studio e l’apprendimento, di strumenti per l’inclusione e per l’innovazione didattica a disposizione dei docenti. Questi strumenti, durante l’emergenza della DaD, sono stati messi gratuitamente a disposizione di docenti, studenti e famiglie e hanno consentito di proseguire l’attività didattica. Il nuovo anno scolastico, però, si è aperto con nuove sfide e difficoltà: “Quest’anno l’emergenza Covid ha gravato in modo significativo su tutti gli elementi della filiera – ha spiegato il presidente del gruppo educativo dell’AIE Paolo Tartaglino –: il posticipo della comunicazione delle adozioni, l’approvvigionamento della carta, i problemi tecnici di alcuni stampatori, la difficoltà dei trasporti e della logistica hanno causato, in particolare per la scuola primaria, alcune difficoltà nel rispondere puntualmente alle richieste della rete distributiva e, per alcuni titoli, una non completa ed immediata disponibilità. Questa situazione eccezionale ha visto gli editori fortemente impegnati, nel mese di settembre, per indirizzare le diverse problematiche e migliorare la situazione, che ad oggi risulta sostanzialmente normalizzata, con le difficoltà largamente superate. In questo senso abbiamo accolto favorevolmente la dichiarazione del Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi di anticipare in futuro la chiusura delle adozioni rispetto alla data di quest’anno. Nel rassicurare le famiglie circa la piena disponibilità dei libri di testo, stiamo lavorando con i librai per migliorare i servizi del sistema distributivo”.

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Giovani, partecipazione e abbandono scolastico

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 settembre 2021

La pandemia ha reso ancora più bassa la partecipazione degli studenti nei luoghi di confronto della scuola superiore. Già prima dell’emergenza Covid19 per un alunno su due le assemblee di istituto e di classe si tenevano solo poche volte l’anno o mai, mentre le assemblee di classe vedevano la partecipazione attiva di 6 studenti su 10, e solo 4 su 10 partecipavano con interesse a quelle di istituto. Con lo scoppio della pandemia e l’avvio della DAD, il dato diventa ancora più preoccupante: solo per un quinto si sono svolte assemblee di classe e di istituto online come prima. È il quadro che emerge dall’indagine “Gli studenti e la partecipazione” svolta su circa 800 studenti delle superiori nella fascia d’età 14-19 anni, condotta da Ipsos per ActionAid, in collaborazione con Unione degli Studenti. La ricerca ha fotografato le opinioni delle ragazze e dei ragazzi adolescenti alla vigilia del secondo rientro in classe dall’inizio della pandemia e in vista del PNRR, per verificare il valore della partecipazione degli studenti alla governance scolastica, delle collaborazioni con il terzo settore, e delle sfide dell’istruzione in Italia secondo lo sguardo dei protagonisti.I dati Ipsos: come è cambiata la scuola con la pandemia. Dall’indagine risulta che la scuola è un luogo di crescita personale, al di là dell’apprendimento nozionistico, per quasi 8 studenti su 10; sono il 60% degli intervistati a pensare che la scuola li aiuti a sviluppare fiducia in sé stessi. A mostrare un più forte interesse e partecipazione sono le ragazze, inoltre gli studenti al Sud hanno una maggiore frequenza delle assemblee sia di classe che di istituto. Tra coloro che hanno un buon rendimento scolastico cresce la partecipazione e l’interesse. Le differenze sono notevoli anche tra chi frequenta il Liceo e gli istituti professionali, dove si registra minore partecipazione. Per la grande maggioranza degli intervistati (7 su 10) la pandemia ha dato un duro colpo alla socialità e le conseguenze negative dureranno nel tempo, per il 40% ci saranno risvolti negativi anche sulla partecipazione degli studenti ad attività extrascolastiche. Tuttavia, una quota considerevole tra gli alunni (4 su 10) pensa che la pandemia sia un potenziale motore dell’attivismo giovanile.Gli studenti hanno chiaro quali debbano essere le priorità degli investimenti per la propria scuola: con lo stesso ordine di importanza è necessario investire in dotazioni tecnologiche per la didattica e connettività e messa in sicurezza gli edifici, formare docenti con metodi più efficaci di insegnamento e sistemi di valutazione innovativi e partecipati, in attività extrascolastiche (laboratori, esperienze pratiche) e progetti proposti dagli studenti stessi.“Come si vede dal sondaggio, i giovani esprimono idee attente e precise sui bisogni della scuola. Per questo i progetti che arriveranno nelle scuole grazie al PNRR chiediamo che siano a lungo termine e senza discriminazioni territoriali, per realizzare davvero la scuola come luogo inclusivo di sapere, di conoscenza e di esperienza, centro propulsore di una comunità: investire sulla riqualificazione strutturale degli istituti scolastici per trasformarli in luoghi di apprendimento sicuri, ma anche inclusivi, flessibili e aperti all’incontro con la comunità locale. Una cura particolare dovrà essere messa nella destinazione degli investimenti più ingenti, co-costruendoli con chi la scuola la fa: ad esempio, l’investimento nella scuola 4.0 dovrà non solo “digitalizzare” la scuola ma trasformarla secondo le esigenze reali degli studenti” spiega Katia Scannavini.PNRR e scuola, come combattere le diseguaglianze? Secondo ActionAid, i singoli investimenti e le riforme specifiche proposte nel PNRR vanno inserite in un disegno organico che abbia effetti concreti e duraturi nella diminuzione del fallimento formativo e della dispersione. Di fondamentale importanza sarà promuovere la reale costruzione di comunità scolastiche, tramite dei patti educativi sostenibili e formalmente riconosciuti, che prendano in carico i bisogni dei ragazzi e delle ragazze nell’arco di tutti gli anni di crescita. Nell’attuazione dei progetti del Piano sarà necessario un maggiore protagonismo degli enti locali al fianco delle scuole, insieme ad azioni di sostegno mirate per le famiglie e collaborazioni continuative con associazioni del terzo settore per interventi organici di contrasto alle diseguaglianze con programmi ad alta densità educativa. Dall’indagine sugli studenti emerge infatti che solo 4 su 10 frequentano una scuola che ha creato collaborazioni con enti del terzo settore. Più di 6 studenti su 10 non partecipa ad attività o corsi di questo tipo, o perché non ci sono o perché la scuola non è in grado di coinvolgere a sufficienza gli studenti. Ma tra coloro che sono coinvolti, quasi 8 su 10 ne ha tratto benefici e 7 su 10 sono molto interessati.A fare la differenza per il futuro della scuola saranno, quindi, le misure di supporto ai ragazzi e alle ragazze più fragili da un punto di vista socio-economico e a rischio dispersione scolastica, come ad esempio l’individuazione di figure professionali dei servizi sociali che in continuo dialogo tra istituzione scolastica, minori e famiglie, enti del terzo settore prendano in carico in modo integrato le persone a rischio. Come dimostrato dai progetti sul campo, quando si dedica tempo ed energie a ragazzi e ragazze in difficoltà, i risultati sono evidenti e costituiscono il vero antidoto alla crescita dell’esclusione e della disuguaglianza. Un impegno che ActionAid porta avanti insieme a più di 24.000 bambini e bambine, studenti e giovani a livello nazionale ed europeo, in più di 300 istituti scolastici.

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Test antigenici rapidi al personale scolastico non statale

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 aprile 2021

“Nonostante sia stato previsto per tutto il personale scolastico, sia statale che paritario, ci giungono diverse segnalazioni da parte di dirigenti di scuole non statali che evidenziano come il proprio personale non riesca da giorni ad iscriversi al portale regionale per effettuare i test antigenici rapidi. Regione e ufficio scolastico regionale intervengano, è importante che questi percorsi di sicurezza funzionino per tutte le scuole” ha dichiarato Gabriele Toccafondi, deputato fiorentino di Italia Viva. “Il progetto ‘Scuole Sicure’, strumento utilissimo, prevede per tutto il personale scolastico un programma di screening gratuito e volontario. La Toscana offre, quindi, la possibilità a quei lavoratori che lo desiderano di prenotarsi attraverso il portale web regionale per poi effettuare il test antigenico rapido presso i drive through. Mentre per quanto riguarda lo screening degli studenti tutto è andato per il meglio e viene effettuato sia sui ragazzi delle scuole statali che su quelli delle paritarie, per gli insegnanti qualcosa sta andando storto. Sembra, infatti, che i codici meccanografici, necessari all’iscrizione e forniti dal nuovo portale regionale al personale non statale, non vengano riconosciuti dal sistema” ha continuato il deputato. “È importante che questi percorsi di screening siano fatti per tutti gli studenti e per tutti i docenti, indipendentemente dal fatto che frequentino o lavorino in scuole statali o paritarie” ha concluso Toccafondi.

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La campagna di vaccinazione del personale scolastico

Posted by fidest press agency su domenica, 4 aprile 2021

Nel corso della campagna di vaccinazione del personale scolastico con il vaccino AstraZeneca abbiamo letto e ascoltato osservazioni, commenti e critiche che hanno cercato di fare apparire il mondo della scuola poco sensibile al tema se non addirittura oppositivo all’opportunità della tutela della salute attraverso la vaccinazione. Addirittura abbiamo letto autorevoli tweet e opinioni che hanno insinuato il sospetto sulla circostanza secondo la quale molti docenti (il riferimento era a quelli siciliani!) abbiano preso a pretesto la vaccinazione per un’assenza di massa nei giorni successivi al vaccino. Ebbene, con un sondaggio lanciato sui social è stato chiesto di rispondere e provare a fare un quadro della situazione fondato su dati corrispondenti all’esperienza di ciascun “operatore scolastico”. Con il sondaggio – al quale hanno risposto 1616 persone e che ovviamente non ha alcuna pretesa scientifica – si è cercato di rappresentare l’esperienza vaccinale di ciascuno di noi (organizzazione della vaccinazione e reazioni al vaccino). Dal report realizzato nel periodo compreso tra l’8 marzo e il 31/3 emergono dati lusinghieri e onorevoli per il sistema paese, per chi si è fatto carico di organizzare la campagna a livello regionale e provinciale e per gli stessi cittadini che hanno accolto la proposta della vaccinazione nonostante le iniziali criticità e le incertezze soprattutto connesse ai tempi della permanenza dell’immunizzazione individuale.

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Scuola: Mancano all’appello 20 mila posti da collaboratore scolastico

Posted by fidest press agency su domenica, 7 marzo 2021

La scuola ha bisogno di innalzare il numero di docenti, ma anche di lavoratori Ata. Lo sa bene l’Anief, che ha appena partecipato a un incontro per la mobilità del personale amministrativo della scuola, in particolare per il personale che proviene dalle cooperative: si tratta di 20mila lavoratori socialmente utili (LSU) che sono stati assunti come lavoratori a tempo indeterminato.“Quando sono state fatte queste assunzioni – ha detto Marcello Pacifico, presidente del sindacato Anief, intervistato dall’agenzia Teleborsa – quei posti in organico dovevano essere aggiuntivi rispetto ai posti che ordinariamente venivano utilizzati dai collaboratori scolastici con contratti a tempo determinato. È quindi arrivato ora il momento di incrementare l’organico ATA, inserendo questi 20 mila posti, e di procedere alle immissioni in ruolo a tempo indeterminato di tutto il personale precario che ha svolto per tanti anni il lavoro nella scuola italiana. Va poi ricordato che dal 2008 l’organico ATA si è ridotto del 25%, a volte lasciando non in sicurezza le scuole: è arrivato il momento, grazie anche all’utilizzo dei fondi del Recovery Plan, di garantire in pieno il diritto allo studio, ma anche di potenziare l’organico ATA, attivando tutti i profili professionali”.

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Scuola: Emergenza precariato scolastico

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 marzo 2021

Sono numeri importanti quelli dell’emergenza precariato scolastico, ancora più gravi rispetto a quelli che sono stati resi noti fino a poche settimane fa: a fornire i dati aggiornati sugli attuali docenti in organico nelle scuole, specificando l’alto numero di supplenti, è stato il nuovo ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi durante l’incontro con le organizzazioni sindacali. Attualmente sono 695.262 mila i docenti titolari a cui si aggiungono 213 mila a tempo determinato; di questi, 104 mila sono insegnanti di sostegno; oltre 25 mila i ‘docenti Covid’.“Se non si interviene in modo efficace – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – a settembre ci ritroveremo ancora peggio, perché andranno in pensioni altri 35 mila docenti e non è detto che con le modalità di reclutamento tradizionali vengano rimpiazzati con altrettanti colleghi precari. Molte delle graduatorie per le assunzioni risultano ormai svuotate, come pure le GaE, e i concorsi ordinari risultano in alto mare, anche per via del Covid19. E pure il riservato della secondaria, che dovrà attendere le suppletive, non è detto che porti in cattedra i vincitori entro pochi mesi. Bisogna assolutamente cambiare le regole del concorso straordinario, trasformando la selezioni per esami in una procedura per titoli e servizi. Se poi si reintrodurrà pure il doppio canale, riaprendo finalmente le graduatorie a esaurimento allora avremo davvero pratico quella svolta di cui abbiamo bisogno”.
Sui precari potrebbero esserci importanti novità in arrivo. L’obiettivo del neo-ministro dell’Istruzione, riporta oggi la stampa specializzata, è fare il possibile per avere i docenti titolari in cattedra dal 1° settembre 2021 senza più andare incontro allo spiacevole e deleterio “balletto” dei supplenti da protrarre per mesi e mesi.Anief prende atto dalla volontà del neo ministro Patrizio Bianchi di soffermarsi sul precariato, che viene evidentemente e giustamente considerato uno dei mali più pericolosi della scuola pubblica italiana. Se calcoliamo che i supplenti Covid sono in realtà almeno il doppio rispetto a quelli indicati, seppure evidentemente con una quantità di ore di insegnamento settimanale inferiore a quello che va a costituire le cattedre, già ora ci ritroviamo con una quantità di maestri e insegnanti precari senza precedenti.

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Scuola: Draghi vuole allungare l’anno scolastico

Posted by fidest press agency su venerdì, 19 febbraio 2021

L’allungamento del calendario scolastico per recuperare le ore di lezioni in presenza perse, citato oggi dal neo presidente del Consiglio dei ministri Mario Draghi al Senato, deve essere inteso come un atto volontario e da includere come attività aggiuntiva con compenso ulteriore: così replica Marcello Pacifico, presidente Anief, all’apertura del premier sull’esigenza di andare a scuola anche al pomeriggio, nei weekend, d’estate. “In dad si è lavorato”, commenta a caldo a Orizzonte Scuola il leader dell’Anief. “Se il recupero – dice il sindacalista – è inteso come attività aggiuntive retribuite e in maniera volontaria, un po’ come avvenuto a settembre, saranno di volta in volta gli insegnanti a decidere in consiglio di classe, in base alla certificazione delle competenze sviluppate dagli studenti, e gli apprendimenti raggiunti. Se invece questo recupero va inteso che il lavoro che si sta facendo in questo momento non viene preso in considerazione, ma non mi sembra si tratti di questo, allora non siamo d’accordo”.Il nazionale presidente Anief ha tenuto a ricordare al neo premier “che c’è un contratto integrativo firmato dalle Organizzazioni sindacali e dal ministero sulla didattica integrata. Il contratto disciplina quello che la legge prevedeva, cioè il fatto che tutta la didattica a distanza fatta sia valutabile ai fini degli scrutini finali”. Pacifico ha anche ricordato che “la pandemia ha portato il mondo della scuola a confrontarsi con la tecnologia. La dad dovrà essere sempre considerato uno strumento funzionale e integrativo all’attività didattica in presenza. Sembrerebbe un controsenso quindi rispetto alla volontà di allungare il calendario scolastico”.Mario Draghi ha fatto cenno anche alla formazione dei docenti per allineare l’offerta educativa alla domanda delle nuove generazioni. “Certo – ha replicato ancora Pacifico – così come bisogna allineare gli stipendi alla media europea. Allineare l’età pensionabile, in Europa a 63 anni, allineare l’età di accesso, in Europa a 25 anni rispetto ai 40 in Italia. Noi abbiamo gli insegnanti più formati in Europa e con più titoli. Bisogna semmai snellire le procedure di reclutamento, evitare il precariato, stabilizzare i precari esistenti, adeguare l’organico di fatto all’organico di diritto. E poi riconoscere il burnout e quindi cercare di svecchiare con delle finestre ad hoc per le pensioni degli insegnanti, cercando di svecchiare la classe docente”.

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Scuola: Ipotesi nuovo calendario scolastico

Posted by fidest press agency su giovedì, 11 febbraio 2021

Marcello Pacifico, presidente Anief, interviene su uno dei punti principali illustrati dal presidente incaricato Mario Draghi ai partiti politici durante il secondo giro di consultazioni in vista della formazione del Governo: “pensare di allungare l’anno scolastico per recuperare le carenze formative derivanti dal lockdown e dai problemi didattici che ha creato la pandemia non ci trova d’accordo: la didattica a distanza è stata regolarizzata e va considerata alla pari delle lezioni in presenza”. Il presidente del sindacato rappresentativo Anief ritiene dunque che le priorità da attuare siano altre: “Bisogna intervenire subito, avvalendosi anche dei fondi del Recovery plan, sulla cancellazione di 20mila classi pollaio, sui plessi scolastici dismessi a seguito dello scellerato dimensionamento Tremonti-Gelmini, oltre che sugli organici da stabilizzare il prima possibile, perché a settembre si rischia seriamente di toccare un altro record di cattedre assegnate a personale precario che andava assunto in ruolo da tempo, come ci chiede la Commissione europea da oltre 20 anni”.

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Ad un mese dall’inizio dell’anno scolastico il Referente scolastico Covid in prima linea contro l’invisibile nemico

Posted by fidest press agency su giovedì, 5 novembre 2020

Nel Rapporto dell’Istituto Superiore di sanità del 21 agosto scorso è stata prevista la figura del Referente scolastico Covid 19. Una novità nell’organigramma della scuola covidiana che ha imposto una approfondita riflessione sulle “caratteristiche” professionali richieste. Una nuova figura che contrattualmente non è regolamentata (d’altronde come le altre figure della governance scolastica!) lasciando – nell’emergenza pandemica – alle autonome Istituzioni scolastiche l’individuazione, le modalità di incarico, i compiti (gestione, comunicazione ed informazione), le responsabilità e la specifica formazione. Dalle indicazioni operative non è stata esclusa la possibilità che la funzione di referente scolastico per COVID-19, ove non si tratti dello stesso dirigente scolastico, possa essere svolta da un docente o personale ATA individuato ad essere un costante riferimento per il dipartimento di prevenzione e per le altre analoghe figure delle scuole che per ragioni diverse sono in contatto (alunni dello stesso nucleo familiare frequentanti scuole diverse, docenti in cattedra oraria, ecc.). Se un bilancio può essere fatto in questo primo periodo di scuola in presenza, si può affermare che il Referente scolastico Covid 19 è stato impegnato – a partire dalla opportuna formazione di base – tutti i giorni e per un numero di ore indefinibile a progettare e sviluppare protocolli interni utili all’azione di segnalazione e monitoraggio dei casi con sintomatologia (possiamo chiamarla azione preventiva), all’attività di informazione al personale e alle famiglie, a ricevere segnalazioni di soggetti che risultassero contatti stretti di un caso di Covid positivo, a concertare una sorveglianza degli alunni con fragilità. Nella gestione dei casi COVID 19 di questi due primi complicati e per tante ragioni imprevedibili mesi di scuola, i compiti prevalenti del Referente scolastico si sono concentrati nella comunicazione con il Dipartimento di prevenzione competente, nella verifica e revisione del protocollo di monitoraggio dei casi verificatesi all’interno e fuori i locali scolastici, di informazione, tracciabilità e interconnessione con i Referenti Covid delle altre scuole ed i Referenti Covid dei Dipartimenti di Prevenzione. Per tutto questo imponente carico di lavoro aggiuntivo, per quanto riguarda il riconoscimento economico – determinato nella contrattazione di Istituto ai sensi dell’art.88 del CCNL 2006/2009 – si deve fare ricorso alle risorse del Fondo per il MOF. ANCoDiS è sicura che la saggezza di chi siede al tavolo della contrattazione condurrà ad una ragionevole ed equilibrata valutazione del lavoro svolto e della conseguente determinazione economica. In caso contrario, sarebbe l’ennesima violazione dell’art. 36 della Costituzione Italiana che non potrà essere accettato. Per Ancodis Prof. Rosolino Cicero

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L’infermiere scolastico nel Lazio

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 settembre 2020

Il Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti ha firmato l’ordinanza per l’attivazione immediata da parte delle Asl delle procedure per ricercare i medici, gli infermieri e gli assistenti sanitari da dedicare all’attività di prevenzione e controllo dell’infezione da SARS-CoV 2 nelle scuole e per i servizi educativi nel Lazio. Si tratta di professionisti da acquisire anche attraverso la stipula di specifici contratti libero professionali e attraverso l’utilizzo delle graduatorie delle procedure concorsuali già in corso.Si cercano soluzioni ad hoc per consentire agli studenti di ogni età di riprendere le normali attività di istruzione nella massima sicurezza. Finalmente anche la FNOPI, che rappresenta gli Ordini degli infermieri e che è anche ente sussidiario dello Stato, ammette la necessità indispensabile della presenza di infermieri nelle scuole, soprattutto nei primi momenti, a tempo pieno, per creare e supportare un percorso di conoscenza, sensibilizzazione e intervento immediato a supporto degli studenti di ogni età.
Ma ancora una volta, osserva De Palma, presidente del Sindacato Infermieri si parte dai casi singoli come quello della regione Lazio mentre ci troviamo di fronte a un atteggiamento politico assolutamente incomprensibile.Prima di tutto, continua De Palma, non esiste un confronto con i sindacati, il Governo dialoga “con gli enti sussidiari dello Stato”, che tuttavia non hanno la competenza di legge nell’affrontare e risolvere specifiche problematiche inerenti la realtà di lavoro ed organizzativa degli infermieri.Qualcuno forse non vuole capire, o più semplicemente fa finta di non comprendere: il problema è che stiamo parlando di scelte delicate, che comportano riflessi diretti ed indiretti sull’inquadramento giuridico contrattuale che attiene alla nostra categoria professionale, ambiti questi di stretta competenza dei datori di lavoro e dei sindacati. Alla luce di tutto ciò non condividiamo in alcun modo, sotto il profilo sindacale, anche l’avanzata ipotesi resa pubblica dalla FNOPI, ma che tuttavia sembra essere stata accantonata anche da parte dalla Regione Lazio, che pare aprire ad un possibile impiego, tout court, dei circa 9 mila infermieri previsti dal decreto rilancio, quindi parliamo degli infermieri di famiglia e di comunità, per attribuirgli il ruolo di infermiere scolastico. Stiamo parlando di una attività che, per l’impegno richiesto, dovrebbe essere svolta a tempo pieno, almeno all’inizio. Per il Nursing Up, invece, gli infermieri scolastici dovranno essere figure distinte, individuate attraverso l’assegnazione di nuove e specifiche risorse economiche, beninteso, senza escludere la possibilità che una parte degli infermieri di famiglia possa essere utile nelle scuole, che sono parte integrante della comunità, ma non certo attraverso un loro impiego a tempo pieno ed in forma esclusiva.

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L’infermiere scolastico è una proposta ragionevole?

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 settembre 2020

“Il Governo durante l’esame DL proroghe a Montecitorio ha accolto la mia proposta per l’introduzione dell’infermiere scolastico. Istituire questa figura, con Il Covid che ancora spaventa, è necessario per poter tornare a scuola in totale sicurezza e garantire il rispetto del diritto alla salute degli alunni e del personale scolastico. All’interno delle scuole c’è bisogno di una figura che svolga attività di controllo sanitario e l’infermiere scolastico potrebbe assolvere a questi compiti. Gli infermieri sono professionisti che hanno dato prova di grande coraggio durante il periodo di emergenza sanitaria ed hanno le competenze per gestire perfettamente questa delicata fase. La figura dell’infermiere scolastico, infatti, oltre alle funzioni di supporto sanitario, potrebbe occuparsi del monitoraggio sulla corretta applicazione delle misure anti-COVID per prevenire i contagi, dei bisogni assistenziali degli alunni (con particolare attenzione ai portatori di disabilità) allertando e attivando in caso di necessità il medico del dipartimento di prevenzione a cui l’istituto scolastico fa riferimento. (by Moira Perruso)

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No al medico scolastico

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 settembre 2020

“Abbiamo abbandonato la figura del medico scolastico con l’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale, oltre 40 anni fa. Non torniamo indietro e soprattutto non creiamo confusione di ruoli a scapito di bambini e genitori. Dentro quelle classi ci sono i nostri pazienti ed è impensabile affidare ad altre figure professionali non specialistiche, compiti che si collocano tra le nostre responsabilità. Non c’è bisogno di un altro medico. Piuttosto, come indicato nel documento dell’Istituto Superiore di Sanità sulla gestione dei contagi nelle scuole, occorre che i Dipartimenti di Prevenzione individuino figure di raccordo, come gli Infermieri di Comunità”. Questa la posizione della FIMP, Federazione Italiana Medici Pediatri, espressa dal Presidente Paolo Biasci in un incontro col Ministro della Salute, Roberto Speranza.“Quanto alla prevenzione – afferma Biasci – siamo disposti a dare il nostro contributo nella Scuola con Attività Territoriali che peraltro il nostro Accordo Collettivo Nazionale già contempla e ci stiamo impegnando a partecipare attivamente alla Campagna di Vaccinazione per l’Influenza. Il Pediatra di Famiglia è in grado di assolvere questi compiti senza che si debbano “inventare” novità rispetto a quanto già previsto: spetta alle Regioni coinvolgerci. Il SSN deve sfruttare al meglio le risorse di cui dispone, soprattutto se specialistiche, che hanno già dimostrato di essere efficaci nella gestione dell’emergenza, ma anche nella semplificazione della vita quotidiana di bambini, famiglie e mondo della Scuola. E le famiglie ci apprezzano anche per questo”. “Facciamo tesoro del rapporto fiduciario che abbiamo costruito nel tempo e da lì ripartiamo – conclude Biasci – consapevoli che la scuola non solo garantisce la didattica, ma è anche ambito di apprendimento della socialità e della convivenza, luogo dove con bambini e adolescenti devono lavorare in sicurezza educatori, insegnanti e personale. Con un doveroso senso di responsabilità da parte di tutti, dobbiamo dare a questo equilibrio una solida sostenibilità. Come Pediatri di Famiglia siamo pronti a fare la nostra parte”.

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Screening personale scolastico, su adesioni Mmg vs insegnanti

Posted by fidest press agency su martedì, 8 settembre 2020

Medici di famiglia divisi su mancati compensi «Un terzo dei docenti diserta lo screening». «Non è vero, dal medico di famiglia ci andiamo ma ci rifiuta il test dicendo che non serve, o che ha paura del contagio o gli mancano i dispositivi di protezione». Tra medici di famiglia e personale scolastico è tempo di accuse. Beninteso, sia per chi lo pratica sia per chi vi si sottopone, l’adesione al test sierologico pungi-dito volto a verificare l’incidenza del coronavirus a scuola è volontaria. Dopo Ferragosto, molti docenti e personale ATA hanno chiamato il curante per un appuntamento senza aspettare una sua telefonata, ma un 30-35% manca all’appello. Quanto ai medici di famiglia, la richiesta del Ministro della Salute Roberto Speranza e del commissario all’emergenza Covid-19 Domenico Arcuri di uno screening gratuito entro il 7 settembre ha spaccato la categoria: ha detto sì il sindacato maggioritario Fimmg per «garantire ai cittadini la migliore assistenza possibile di una medicina generale pubblica nel suo senso di appartenenza al Servizio sanitario nazionale». No invece da Snami e Smi. E rilievi da Fismu-Intesa sindacale, sigla il cui il segretario Francesco Esposito invita ad effettuare i test a scuola, assumendo medici precari. Il resto dei sindacati si divide su gratuità, oneri, rischi.
Niente retribuzione – A livello nazionale, lo screening non comporta compensi, né è previsto in convenzione. Angelo Testa, presidente Snami, osserva che «non si lavora gratis, ed eventuali nuove incombenze vanno concordate nei tavoli istituzionali. Per noi, i test sierologici per il Covid vanno effettuati dall’igiene pubblica e dai laboratori di analisi». Snami però denuncia anche in queste ore che in alcune regioni (Sardegna) sarebbero arrivati esposti alle Asl contro i medici non aderenti. «In caso di contenzioso la posizione del medico sarà difficilmente difendibile per violazione del codice deontologico… ma che “ci azzecca” il codice con una libera scelta individuale?» Snami chiede al presidente degli Ordini Filippo Anelli di prendere posizione. Peraltro, il sindacato degli operatori scolastici Anief, denuncia che qualche medico dopo aver aderito starebbe chiedendo un compenso per l’attività reputandola extra convenzionale.Costi burocratici – E’ vero che i kit sono forniti dai Distretti o direttamente ai Mmg aderenti alla campagna spesso tramite i coordinatori delle aggregazioni che li distribuiscono insieme ai dispositivi di protezione. Ora, già sulla fornitura dei DPI ci sarebbero disparità tra regioni, denunciate dal presidente degli ordini Filippo Anelli («mi è stato raccontato di pacchi di guanti da 100 divisi e contati, uno ad uno, nella distribuzione a medici di famiglia, come se si temesse di eccedere»). Quanto ai test, sulla carta il Ministero della Salute quantifica in una decina di unità i test sierologici che ogni singolo medico dovrebbe effettuare . Bisogna però farli a tutti gli interessati. Il medico di famiglia può “convocare” lui gli assistiti. Nei programmi in uso è inserita l’opzione “test sierologici” che consente di scaricare i nominativi dei propri assistiti operativi nelle scuole e di salvarli in un file, per richiamarli. Il segretario Fimmg Silvestro Scotti nota un certo successo nei re-calling telefonici che potrebbero alla fine contribuire a dimezzare i mancati contatti. Pina Onotri leader Smi ricorda però che questi oneri portano via tempo prezioso di fronte all’ondata dei pazienti no-Covid che stanno recuperando gli esami, e spesso al medico di famiglia chiedono approfondimenti e terapie.Oneri imprevisti – Un ulteriore allarme lo lancia lo stesso Scotti. A regola, il medico – che può leggere l’esito del test in un quarto d’ora – non sarebbe tenuto a comunicare i risultati del test pungi-dito all’Asl, se non per il fatto che in caso di positività attiva la procedura per chiedere il tampone. Il segretario Fimmg avverte però oggi che «molti Mmg stanno ricevendo una richiesta discutibile; gli si chiede di rendicontare anche l’esito dei test negativi per rispondere a un fantomatico “debito informativo”». I medici Fimmg «non rendiconteranno due volte lo stesso dato; quando abbiamo inviato i risultati sui test fatti al Sistema TS o sistemi regionali e attivato il tampone per i pazienti con esito positivo basta fare una sottrazione e le Asl sapranno i negativi. Tutti i dati viaggiano collegati ai codici fiscali, quindi età e genere sono facilmente ricavabili dai servizi Asl».
Rischi tecnici – All’argomento secondo cui effettuare il test porrebbe a rischio contagio gli operatori dello studio e i pazienti, il numero 2 Fimmg Domenico Crisarà replica duro: «A chi lo dice andrebbe ritirata la laurea, o è in malafede o è ignorante. Stando al ragionamento, non si dovrebbe più visitare nessuno visto che molti pazienti sono asintomatici». Altro tema: il test non rileva il virus ma gli antigeni che indicano se il paziente è stato a contatto con il Covid-19. Giungono testimonianze dirette come quella del chirurgo Roy De Vita di come i test sierologici negli aeroporti stiano dando percentuali non irrisorie di falsi negativi. Anche qui da Fimmg si ribatte: lo screening mira a capire quanto ha inciso ed incide fin qui il virus nel mondo della scuola, ma non significa che i docenti & co non verranno più monitorati. Per i quesiti degli iscritti, Fimmg mette a disposizione un servizio mail all’indirizzo criticitasierologia@fimmg.org Mauro Miserendino (Fonte: Doctor33)

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