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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 275

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Scompenso cardiaco: poco conosciuto, ma molto diffuso

Posted by fidest press agency su lunedì, 8 luglio 2019

Questo, in sintesi, il quadro italiano di una patologia cronica e progressiva che – nonostante sia la prima causa di ricovero tra gli ultra 65enni e la prima causa di morte tra le patologie cardiovascolari in Italia – rimane una delle meno considerate. Eppure, nel nostro Paese, quasi il 2% della popolazione soffre di scompenso cardiaco (circa 1 milione di persone)2. Inoltre, la prevalenza cresce in maniera esponenziale con l’età: meno dell’1% sino a 60 anni e fino al 20% dopo gli 80 anni3. Motivo per cui lo scompenso cardiaco è considerata una epidemia particolarmente concentrata nell’anziano. I soggetti con diabete sono particolarmente esposti a sviluppare scompenso e la loro prognosi è particolarmente grave. Circa il 40% degli scompensati ha il diabete e la maggior parte dei pazienti con scompenso soffre di molte altre condizioni associate che possono far precipitare le condizioni cliniche e aggravare una prognosi già grave. Ecco quindi l’importanza di un approccio multidisciplinare. Diventa fondamentale continuare ad accrescere la consapevolezza sull’importanza di una corretta prevenzione dello scompenso e di un trattamento tempestivo adeguato.
La campagna “Ogni Cuore Conta. Soprattutto il tuo” ha l’obiettivo di diffondere una maggiore consapevolezza dell’importanza e della severità di questa patologia. Riconoscere i sintomi, imparare a gestire al meglio la propria condizione di paziente non sottovalutando la progressione della malattia, confrontarsi in maniera aperta e proattiva con tutti gli specialisti della salute del cuore per le migliori opportunità terapeutiche in grado di migliorare la propria qualità di vita saranno alcuni dei temi affrontati nel corso dell’incontro medico-paziente che si è svolto giorni fa presso l’ Aula Magna I Clinica Medica del Policlinico Umberto I di Roma (Viale del Policlinico, 155).
All’incontro rtsno presenti il Prof. Francesco Fedele, Direttore UOC Malattie Cardiovascolari, Policlinico Umberto I, il Dott. Carlo Lavalle, Centro di Elettrostimolazione ed Elettrofisiologia, Policlinico Umberto I, il Dott. Paolo Severino, Assegnista di ricerca Dipartimento di Scienze.
La campagna “Ogni Cuore Conta. Soprattutto il tuo” ha l’obiettivo di diffondere una sempre maggiore consapevolezza dell’importanza e della severità di questa patologia. Riconoscere i sintomi, imparare a gestire al meglio la propria condizione di paziente non sottovalutando la progressione della malattia, confrontarsi in maniera aperta e proattiva con tutti gli specialisti della salute per le migliori opportunità terapeutiche in grado di migliorare la propria qualità di vita saranno gli asset portanti di questa nuova iniziativa di sensibilizzazione e informazione che, nel corso dell’anno, sarà incentrata sulla realizzazione di incontri ‘medico-paziente’ in 15 Centri ospedalieri.
Lo scompenso cardiaco colpisce l’1,7% della popolazione italiana, circa 1 milione di persone. In Italia causa circa 190.000 ricoveri l’anno, che generano una spesa totale di circa 3 miliardi €/anno. Lo scompenso cardiaco è un importante problema di salute pubblica e lo diventerà sempre più per l’invecchiamento della popolazione e il progresso del trattamento delle malattie cardiovascolari (coronaropatie e valvulopatie). Poco conosciuto in generale, lo scompenso cardiaco è la prima causa di morte tra le patologie cardiovascolari in Italia. La mortalità a 5 anni dopo un ricovero per scompenso cardiaco è del 40-50%, 1 paziente su 4 muore entro 1 anno dalla diagnosi.

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Scompenso cardiaco: poco conosciuto, ma molto diffuso

Posted by fidest press agency su lunedì, 11 marzo 2019

Questo, in sintesi, il quadro italiano di una patologia cronica e progressiva che – nonostante sia la prima causa di ricovero tra gli ultra 65enni e la prima causa di morte tra le patologie cardiovascolari in Italia– rimane una delle meno considerate. Eppure, nel nostro Paese, l’1,7% della popolazione soffre di scompenso cardiaco (circa 1 milione di persone), con un’incidenza di 200.000 nuovi casi all’anno. Inoltre, la prevalenza cresce in maniera esponenziale con l’età: meno dell’1% sino a 60 anni e fino al 20% dopo gli 80 anni. Motivo per cui lo scompenso cardiaco è stato definito come ‘sindrome cardio-geriatrica’ del XXI Secolo’4. Diventa, allora, fondamentale continuare ad accrescere la consapevolezza sull’importanza di una corretta prevenzione e di un trattamento tempestivo adeguato.La campagna “Ogni Cuore Conta. Soprattutto il tuo” ha l’obiettivo di diffondere una sempre maggiore consapevolezza dell’importanza e della severità di questa patologia. Riconoscere i sintomi, imparare a gestire al meglio la propria condizione di paziente non sottovalutando la progressione della malattia, confrontarsi in maniera aperta e proattiva con tutti gli specialisti della salute per le migliori opportunità terapeutiche in grado di migliorare la propria qualità di vita saranno gli asset portanti di questa nuova iniziativa di sensibilizzazione e informazione che, nel corso dell’anno, sarà incentrata sulla realizzazione di incontri ‘medico-paziente’ in 15 Centri ospedalieri.“Lo scompenso cardiaco è una malattia cronica e invalidante e, pertanto, ogni iniziativa intesa a promuovere l’informazione e accrescere la consapevolezza sulla patologia, garantendo la migliore prevenzione e cura, va certamente nella direzione di portare all’attenzione generale la gravità di una patologia ancora troppo sottovalutata – commenta Maria Rosaria Di Somma, consigliere delegato AISC. – È altresì importante sensibilizzare le Istituzioni e l’opinione pubblica sulla necessità che per tutti i pazienti sia attivato un percorso educazionale, per migliorare gli interventi di prevenzione, tutela e cura, e la presa in carico del paziente in un sistema di gestione della malattia, multidisciplinare e integrato, che parta dal medico di medicina generale e coinvolga tutti gli specialisti che trattano lo scompenso. In Italia, l’incidenza della patologia aumenterà significativamente nei prossimi anni in relazione alla migliorata aspettativa di vita della popolazione. Pertanto, l’obbiettivo di seguire meglio i pazienti e di prevenirne le criticità, non solo risponde alle aspettative del paziente, costretto oggi a confrontarsi con la inadeguata risposta del Sistema sanitario nazionale e regionale, ma inciderebbe in maniera rilevante sui costi della sanità pubblica”.Lo scompenso cardiaco è una malattia cronica severa che progredisce silenziosamente, anche in assenza di sintomi evidenti, esponendo il paziente ad un elevato rischio. Basti pensare che 1 paziente su 4 muore entro un anno dalla diagnosi. Per questo, per la gestione sempre più efficace del paziente con scompenso cardiaco è fondamentale un approccio di tipo interdisciplinare, che persegua l’obiettivo di migliorare la qualità di vita e di ridurre le ospedalizzazioni.
“Lo scompenso cardiaco – dichiara il Prof. Ciro Indolfi, Direttore del dipartimento di Scienze mediche e chirurgiche dell’Università Magna Grecia di Catanzaro e Presidente SIC – è una sindrome clinica complessa in cui il cuore non è più capace di pompare sangue in misura adeguata alle richieste metaboliche dell’organismo. Lo scompenso cardiaco è una malattia grave, la cui frequenza aumenta con l’età ed è tra le prime cause di ricovero dopo i 65 anni.

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Scompenso cardiaco, ecco come migliorare la sopravvivenza in Pronto soccorso

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 gennaio 2019

Nei pazienti trattati in Pronto Soccorso (Ps) per uno scompenso cardiaco, la prima visita da un medico entro sette giorni dalla dimissione si associa a una riduzione sia della mortalità sia di nuovi ricoveri in ospedale, secondo quanto conclude uno studio pubblicato sul Canadian Medical Association Journal (CMAJ), prima autrice Clare Atzema, della Divisione di medicina di emergenza all’Università di Toronto. Ma dai dati raccolti emerge che meno della metà dei 34.519 partecipanti allo studio sono stati visitati entro una settimana dalla dimissione dal PS. «A differenza dei pazienti ricoverati in ospedale, quelli dimessi dal PS non ricevono valutazioni e analisi giornaliere da parte di medici e infermieri» precisano i ricercatori, aggiungendo che questi soggetti sono lasciati a se stessi nell’organizzare le cure successive.«In Canada, i costi diretti dello scompenso cardiaco sono di 2,8 miliardi di dollari l’anno» spiega l’autrice, sottolineando che negli Stati Uniti gli accessi in PS per scompenso cardiaco superano il milione l’anno. E poiché i ricoveri ospedalieri sono l’aspetto più costoso dell’assistenza, i sistemi sanitari si stanno gradualmente spostando verso una gestione ambulatoriale, quando possibile, dei pazienti scompensati. «Su un totale di 34.519 soggetti con insufficienza cardiaca dimessi dal PS in questo studio, il 47% ha visto un medico entro una settimana, mentre l’83,6% ha ricevuto cure entro 30 giorni» riprendono gli autori, spiegando che il 23,5% dei pazienti è deceduto entro un anno dalla visita del pronto soccorso, con il più basso tasso di mortalità, ossia il 21,7%, in quelli sottoposti a visita di controllo entro una settimana dalla dimissione dal PS. «Questi dati suggeriscono che gli appuntamenti di follow-up programmati per i pazienti scompensati visti in pronto soccorso dovrebbero essere un obiettivo prioritario» afferma Atzema. E conclude: «Il modo più efficiente per garantire un follow-up tempestivo è quello di fornire un appuntamento prima che lascino il pronto soccorso». CMAJ. 2018. doi: 10.1503/cmaj.180786
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30559279 by doctor33)

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Scompenso cardiaco: e-health e social network per combattere la nuova pandemia

Posted by fidest press agency su martedì, 27 novembre 2018

Bologna 30 novembre e il 1 dicembre, all’Opificio Golinelli di Bologna, si terrà il Convegno nazionale sullo scompenso cardiaco. Una due giorni dedicata a quella che è stata definita “la nuova pandemia”: lo scompenso cardiaco. Una patologia cronica che sfida i sistemi sanitari per l’elevata frequenza di ri-ospedalizzazioni e l’alto assorbimento di risorse e che oggi, grazie anche nuove tecnologie, può essere tele-monitorata.
Lo scompenso cardiaco è la condizione di incapacità del cuore a pompare quantità di sangue adeguate alle necessità dell’organismo, determinando l’accumulo di liquidi (acqua) a livello degli arti inferiori, dei polmoni e in altri tessuti. Intorno ai 65 anni lo scompenso cardiaco rappresenta la prima causa di ricovero ospedaliero e dopo questa soglia anagrafica, la frequenza raddoppia a ogni decade di età fino ad arrivare a punte anche del dieci per cento circa dopo i settant’anni.“Vogliamo fare il punto sullo stato di avanzamento delle conoscenze e sui trattamenti raccomandati in un’epoca in cui alle evidenze dei trial si sovrappongono quelle dei registri e dei big data – spiega Urbinati -. Si parlerà dei marcatori, dei test di imaging per raffinare la diagnosi e delle nuove terapie farmacologiche, senza trascurare il ruolo della cardiochirurgia, dell’assistenza meccanica e del trapianto”. Si affronterà inoltre il tema dell’e-health che consente tramite smartphone il tele-monitoraggio dei pazienti affetti da scompenso cardiaco: con una “App” è possibile infatti registrare, trasmettere, archiviare e interpretare i parametri cardiocircolatori (segnali ECG, frequenza cardiaca, pressione arteriosa, saturazione di ossigeno) e immagini diagnostiche (ecocardiografia, tomografia computerizzata, risonanza magnetica cardiaca, medicina nucleare, angiografia coronarica).Una delle armi contro lo scompenso cardiaco è la prevenzione che oggi passa anche dai social network, strumento che può contribuire efficacemente a potenziare la diffusione delle campagne informative incentrate sull’adozione di uno stile di vita sano (smettere di fumare, praticare regolare attività fisica, monitorare costantemente la pressione arteriosa, limitare l’uso di caffeina e alcol, riservare al sonno e al riposo un numero adeguato di ore).“Per arginare gli effetti di questa pandemia, a tutti i livelli, e garantire un’assistenza efficace ed equa – conclude Urbinati – è necessario disporre di un’organizzazione efficiente e moderna che favorisca l’integrazione interdisciplinare”.

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AISC: riflettori sullo Scompenso Cardiaco

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 novembre 2017

scompenso cardiaco1Milano L’AISC – Associazione Italiana Scompensati Cardiaci – e la Regione Lombardia hanno voluto accendere i riflettori su una patologia che – pur essendo la seconda causa di morte in Italia, non riceve tutta l’attenzione che meriterebbe. Lo scompenso cardiaco, condizione nella quale il cuore non riesce a pompare in modo soddisfacente il sangue nel resto dell’organismo, colpisce oggi oltre 15 milioni di persone in Europa, 1 milione in Italia e oltre 150.000 cittadini in Lombardia. Nel 2015, sono stati oltre 28.000 i pazienti che in questa regione sono dovuti ricorrere ad un ricovero ospedaliero a causa dello scompenso cardiaco, con una degenza media 10,4 giorni). Nel corso della vita una persona su cinque è a rischio di sviluppare scompenso cardiaco ed è più frequente che questa patologia si presenti in età avanzata, con un’incidenza progressivamente maggiore in relazione all’invecchiamento. Da qui nasce la sottovalutazione dei sintomi – stanchezza, spossatezza e affaticamento – che molto spesso vengono erroneamente ricollegati all’avanzare dell’età. Questo, insieme alla difficoltà della diagnosi, priva troppo spesso il paziente delle cure necessarie. La diagnosi precoce e la prevenzione – ma anche l’avere a disposizione una rete efficace di centri distribuiti sul territorio e un conseguente accesso alle soluzioni terapeutiche più avanzate – rappresentano gli elementi fondamentali per garantire appunto una significativa riduzione della mortalità e un reale miglioramento della qualità di vita di tutti i pazienti. La Lombardia rappresenta un’eccellenza nazionale per presenza di centri specializzati e possibilità di accesso. Ecco perché è fondamentale sensibilizzare i pazienti e i loro cari a riconoscere per tempo la patologia e soprattutto prevenirla – in particolar modo ora che le nuove soluzioni terapeutiche oggi disponibili permettono una significativa riduzione della mortalità, oltre ad un importante miglioramento della qualità della vita.
In tal senso AISC – unica Associazione che rappresenta a carattere nazionale i pazienti scompensati – fin dalla sua costituzione (Aprile 2014) per iniziativa di un gruppo di pazienti stessi, tra cui il Presidente Oberdan Vitali, è fortemente impegnata nell’attività di informazione, a carattere capillare, sui sintomi e sulla promozione di un corretto stile di vita, ma anche nella realizzazione di un network tra tutti i pazienti, i loro familiari o chi chiunque si prenda cura di loro (“care-givers”) e i medici di famiglia, i clinici specialisti, i rappresentanti infermieristici, le realtà del volontariato e naturalmente le Istituzioni tutte, ponendosi come interlocutore propositivo e professionale e rappresentando le esigenze del paziente. Ad oggi, l’Associazione conta oltre 3000 iscritti e opera su tutto il territorio nazionale e regionale anche attraverso Centri Territoriali collocati principalmente presso gli ospedali dove sono istituiti Centri di Scompenso Cardiaco, avvalendosi di un Comitato Scientifico per garantire la sicurezza di tutte le informazioni ed il materiale educazionale da diffondere tra i pazienti.
Tante sono state le iniziative portate avanti dall’Associazione nei suoi primi 4 anni di vita: dall’informazione nelle piazze attraverso un punto itinerante attrezzato per i primi test preliminari, agli incontri educazionali sulla dieta mediterranea, dalle lezioni in centri specializzati sull’attività fisica, alla cura degli aspetti psicologici, al ruolo essenziale del caregiver. Tutto questo, affiancato sempre da un occhio attento alla difesa dei diritti del paziente, promuovendo la sensibilizzazione dei cittadini in contemporanea su tutto il territorio nazionale, come, per esempio, attraverso le iniziative dei propri Centri territoriali nel corso della settimana dello scompenso cardiaco. L’obiettivo che ci si è dati con la giornata odierna è quello di affrontare, partendo dalle necessità del paziente affetto da scompenso cardiaco, tematiche di grande rilevanza quali: la gestione del percorso terapeutico dal Pronto Soccorso sino al territorio, le prospettive aperte dalle nuove terapie, il tema dell’importante ruolo che possono giocare i Medici di famiglia e gli infermieri insieme agli specialisti, la riabilitazione cardiaca e anche il tema dei diritti dei pazienti. Tutto ciò, dando voce anche a chi soffre di questa patologia attraverso la testimonianza degli stessi pazienti, per capire come poter migliorare l’assistenza alle persone affette da questa condizione ma anche l’alleanza che deve nascere tra i diversi specialisti con la presenza di diverse società medico – scientifiche.
La presa in carico del paziente scompensato, infatti, rappresenta un tema di primaria importanza per quel che riguarda le possibilità di migliorare in maniera significativa la qualità di vita dei pazienti grazie alla diffusione dei centri dedicati a questa patologia e all’accesso alle nuove terapie.
A partecipare all’incontro, oltre ad un’ampia presenza di pazienti: Giulio Gallera, Assessore alla Sanità della Regione Lombardia; Gianfranco Parati, Presidente della società italiana di Ipertensione; Roberto Pedretti, direttore dell’Istituto Maugeri Pavia; Stefano Carugo, direttore Cardiologia Ospedale S. Carlo Milano; Stefano Belloni, Presidente Ordine Medici Pavia; Enrico Frisone, Direttore Socio Sanitario ASST Lecco insieme a rappresentanti della Croce Rossa e a moltissimi altri esperti clinici ed accademici del mondo medico/scientifico.
“I dati epidemiologici sulla prevalenza dello scompenso sono piuttosto allarmanti” – spiega il prof. Salvatore Di Somma, Esperto della materia, professore di Medicina Interna, Dipartimento di scienze medico-chirurgiche e di medicina traslazionale dell’Università La Sapienza di Roma e Direttore del Comitato Scientifico dell’Associazione. “Attualmente, lo scompenso cardiaco colpisce lo 0.4 – 2% della popolazione adulta europea con una mortalità a 4 anni del 50%. Rappresenta il 5% delle ospedalizzazioni totali e interessa il 2% della spesa del Sistema Sanitario Nazionale. Il suo alto costo è principalmente causato dall’elevata frequenza di re-ospedalizzazioni (40% entro 12 mesi), determinate dal peggioramento dello stato di congestione, sia a livello sistemico che polmonare. In questo preoccupante scenario, diventa sempre più importante un precoce riconoscimento della patologia e una sua corretta gestione, a partire dalla situazione di emergenza fino alla dismissione a domicilio, passando per una necessaria riabilitazione cardiologica”.
scompenso cardiaco“In qualità di Geriatra – illustra Giovanni Ricevuti – “è indispensabile esprimere l’assoluta necessità che i pazienti con scompenso cardiaco, molto spesso anziani, possano riconoscersi in una associazione che si prenda cura di loro. Lo scompenso Cardiaco rappresenta, infatti, una delle patologia croniche che dovrebbero essere inserite tra quelle a maggior bisogno di controllo da parte delle istituzioni”.
“Come Associazione di pazienti – ha dichiarato il Presidente di AISC, Oberdan Vitali – siamo orgogliosi di trovare un riscontro importante in tutti i territori che riusciamo a coprire. In particolare la Regione Lombardia si è dimostrata da subito sensibile all’esigenza di avere Centri specializzati dove accogliere e curare i cittadini lombardi. L’esperienza ci ha insegnato che creare strutture dove trovare soluzioni terapeutiche efficaci ed innovative permette di riacquisire una qualità di vita soddisfacente. Il nostro appello va a: alle Istituzioni, perché si assicuri un’offerta completa di servizi per i malati di scompenso cardiaco, e ai cittadini, affinché prestino maggiore attenzione ai potenziali sintomi, per sé e per i propri cari. Saperne di più è un dovere di tutti, parlarne con il proprio medico può contribuire ad una diagnosi precoce, rivolgersi a chi ne soffre può aiutare a migliorare la propria qualità di vita”. (foto: scompenso cardiaco)

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Nuova arma contro lo scompenso cardiaco

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 maggio 2017

ospedale-bergamo-papaBergamo. E’ stata ufficializzata la notizia attesa da tempo da molti pazienti affetti da insufficienza cardiaca. C’è la rimborsabilità in Italia a carico del sistema sanitario del nuovo farmaco – sacubitril/valsartan (ENTRESTO®) – che modifica la strategia clinica contro lo scompenso cardiaco “per il trattamento dell’insufficienza cardiaca sintomatica cronica con ridotta frazione di eiezione”.I risultati validati dallo studio PARADIGM-HF su 8.400 pazienti affetti da scompenso cardiaco in tutto il mondo, erano terminati due anni e mezzo fa con la dimostrazione della maggiore efficacia del nuovo farmaco rispetto a quello in uso, enalapril, che per 15 anni ha rappresentato lo standard nel trattamento dell’insufficienza cardiaca. Coordinatore nazionale dello studio clinico è Michele Senni, direttore dell’Unità di Cardiologia 1 dell’ASST Papa Giovanni XXIII. “Lo studio PARADIGM-HF è riuscito a coinvolgere più di 40 centri che hanno arruolato più di 200 pazienti – ha precisato Michele Senni -. Il Papa Giovanni XXIII è risultato il primo centro a livello nazionale, con più di 30 pazienti arruolati. PARADIGM-HF ha dimostrato la maggior efficacia della nuova molecola LCZ696 rispetto ai precedenti ACE-inibitori (enalapril). Per usare una metafora calcistica, si tratterebbe di un ‘4 a zero’ in favore del nuovo farmaco. Lo studio ha dimostrato che il nuovo farmaco riduce la mortalità cardiovascolare del 20%, e il rischio di ospedalizzazione del 21%. Anche il rischio di mortalità globale è ridotto del 16% rispetto ai pazienti curati con il precedente standard terapeutico. In pratica per i pazienti l’uso del farmaco LCZ696 consente potenzialmente un anno e mezzo di vita in più: un risultato di grande importanza in medicina e soprattutto in pazienti così gravi”.La riduzione del rischio di mortalità a seguito dell’uso in terapia del farmaco in questione, da qualche anno commercializzato in altri paesi sotto il nome di ENTRESTO®, è dovuto alla doppia azione della nuova molecola sperimentata, data dall’associazione tra valsartan e sacubitril. Ne è convinto Michele Senni, che ha spiegato che “la nuova molecola blocca, da un lato, i recettori AT1 (valsartan) e contemporaneamente degrada gli ormoni natriuretici (sacubitril). Si tratta in sostanza di una vera e propria modifica nelle strategie terapeutiche, che fino allo studio PARADIGM-HF si basavano solo sull’inibizione neuro-ormonale, mentre ora introducono il modello, il paradigma appunto, della modulazione neuro-ormonale”. Ora la recente scoperta potrebbe aprire la strada a nuovi interessanti sviluppi. La nuova molecola riduce infatti anche la comparsa di diabete rispetto all’enalapril e nei soggetti con diabete già stabilito riduce l’emoglobina glicata, in virtù di un’ azione sull’insulino-resistenza ancora non del tutto chiarita. L’impegno della Cardiologia del Papa Giovanni XXIII però non si ferma qui. “Sono in corso due studi internazionali molto importanti – conclude Michele Senni, coordinatore nazionale di entrambi questi trial -. Lo studio PARAGON si pone l’obiettivo di verificare entro l’inizio del 2019 i benefici della nuova molecola anche nello scompenso cardiaco a funzione sistolica preservata. Sono stati arruolati più di 4800 pazienti con l’Ospedale Papa Giovanni XXIII terzo centro al mondo per numero di pazienti arruolati su 850 centri coinvolti. Lo studio PARADISE è agli inizi e intende valutare i vantaggi di ENTRESTO® nei pazienti con scompenso cardiaco o disfunzione del cuore a seguito di infarto miocardico acuto, rispetto al Ramipril”. (fonte: ASST Papa Giovanni XXIII Piazza OMS – Organizzazione Mondiale della Sanità, 1 Bergamo)

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A Brescia un congresso internazionale sullo scompenso cardiaco

Posted by fidest press agency su martedì, 30 agosto 2016

ospedale bresciaItaliani, europei, americani e giapponesi: è davvero internazionale e prestigioso il gruppo di relatori riuniti a Brescia giovedì 1 e venerdì 2 settembre 2016 per partecipare al congresso “Heart Failure – Drug development at the crossroad”, dedicato allo scompenso cardiaco.
Lo scompenso cardiaco è una condizione per la quale il cuore non è più in grado di pompare sangue in misura sufficiente a soddisfare le richieste dell’organismo.
Oltre i 65 anni lo scompenso cardiaco rappresenta la prima causa di ricovero in ospedale; anche per questo è considerato un problema di salute pubblica di enorme rilievo. A soffrire di scompenso cardiaco in Italia sono circa 600.000 persone e si stima che la sua frequenza raddoppi a ogni decade di età (dopo i 65 anni arriva al 10% circa).
Lo scompenso cardiaco è spesso l’evoluzione finale comune a molte malattie e fattori di rischio cardiovascolari, tra le quali infarto, ipertensione, diabete e malattie cardiache.
Il congresso è organizzato dell’Università degli Studi di Brescia e promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini. Responsabile scientifico del congresso è Savina Nodari, Cattedra e Unità Operativa di Cardiologia Università degli Studi di Brescia, ASST Spedali Civili di Brescia.
Il congresso si svolge all’Università degli studi di Brescia, Facoltà di Medicina e Chirurgia, Aula Magna, Viale Europa 11. E’ aperto ai medici, è gratuito e assegna crediti formativi.

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Politerapia: ecco i farmaci che possono causare o peggiorare lo scompenso di cuore

Posted by fidest press agency su martedì, 19 luglio 2016

politerapiaNei pazienti depressi con scompenso di cuore gli antidepressivi non migliorano la prognosi. Dato che molti farmaci prescrivibili, da banco o fitoterapici possono causare o peggiorare uno scompenso di cuore, è importante che il paziente informi il suo medico su tutte le medicine che assume. Ecco quanto si legge, tra l’altro, in un documento dell’American Heart Association (Aha) appena pubblicato su Circulation, primo autore Robert Page II, professore di farmacologia clinica all’Università del Colorado a Denver. «Un paziente scompensato prende in media sette farmaci al giorno, più di un terzo assume integratori a base di erbe, due terzi prendono vitamine e sette su otto prodotti da banco» esordisce il ricercatore, che è anche presidente del gruppo di esperti che ha redatto il documento Aha. E quando un paziente prende oltre 4 farmaci assieme il rischio di interazione farmaco-farmaco aumenta del 38%, arrivando all’82% se i farmaci sono sette o più. «La combinazione di molteplici prescrizioni, la politerapia, dipende spesso dalla presenza di altre malattie oltre lo scompenso, e rende i pazienti particolarmente vulnerabili a interazioni farmacologiche che possono portare a ricoveri ospedalieri o addirittura alla morte» scrivono gli esperti Aha, che proprio per evitare queste conseguenze hanno creato una guida completa alle interazioni tra farmaci prescrivibili, da banco e quelli “alternativi” che potrebbero peggiorare l’insufficienza cardiaca.Ma non solo: oltre alla lunga lista di farmaci potenzialmente dannosi per un cuore affaticato, il documento contiene una serie di raccomandazioni volte a ridurre la politerapia. «Per esempio, i farmaci da banco comunemente usati per dolori e bruciori di stomaco possono portare a ritenzione di liquidi aumentando il lavoro cardiaco e peggiorando lo scompenso» spiega il farmacologo, ricordando che molti prodotti a base di erbe possono influenzare il metabolismo cardiaco in modi potenzialmente nocivi. «I pazienti non dovrebbero dare per scontato che i prodotti da banco e “alternativi” sono sicuri solo perché acquistabili senza ricetta, ma dovrebbero avvisare il proprio medico ogniqualvolta pensino di iniziare o modificare una terapia» conclude Page. (fonte doctor33) (foto: politerapia)

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Empagliflozin: nuovi risultati mostrano migliori esiti cardiovascolari

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 novembre 2015

infartoPresentati i nuovi risultati di una sottoanalisi del trial EMPA-REG OUTCOME®, che mostrano come, in pazienti con diabete di tipo 2 ad alto rischio di eventi cardiovascolari (CV), la riduzione del rischio di ricovero per insufficienza cardiaca o mortalità cardiovascolare con empagliflozin rispetto a placebo – quando aggiunti alla terapia standard – sia stata omogenea per tutti i sottogruppi analizzati, compresi soggetti con e senza insufficienza cardiaca al basale. Questi risultati sono stati presentati, per conto di Boehringer Ingelheim ed Eli Lilly and Company (NYSE: LLY), in occasione del Congresso 2015 dell’American Heart Association (AHA) in corso ad Orlando. I dati fanno parte di un’analisi predeterminata degli endpoint secondari dello studio.“Le malattie cardiovascolari, tra cui lo scompenso cardiaco, sono la principale causa di mortalità associata al diabete” – ha dichiarato Silvio Inzucchi, Professore di Medicina presso la Yale School of Medicine.“Le persone con diabete hanno un rischio due/tre volte superiore di sviluppare insufficienza cardiaca, rispetto ai non diabetici. Per questa popolazione di pazienti abbiamo necessità di terapie che possano aiutare a ridurre l’elevato tasso di insufficienza cardiaca, i ricoveri e la mortalità che ne conseguono”.Altri nuovi risultati, anch’essi presentati oggi, dimostrano che empagliflozin, in pazienti con diabete di tipo 2, ad alto rischio di eventi cardiovascolari, riduce del 39% il rischio per l’endpoint composito di ricoveri per insufficienza cardiaca o mortalità per insufficienza cardiaca rispetto a placebo, quando aggiunto allo standard terapeutico.“Fino ad oggi nessun farmaco ipoglicemizzante aveva dimostrato, in uno studio dedicato, di ridurre il rischio di ricoveri per insufficienza cardiaca o mortalità per insufficienza cardiaca” – ha dichiarato il Professor Hans-Juergen Woerle, Global Vice President Medicine di Boehringer Ingelheim. “Questi risultati, ottenuti con empagliflozin, dimostrano l’importanza di continuare a promuovere ricerche che migliorino le nostre conoscenze su come gestire e ridurre il rischio di malattie cardiovascolari in soggetti con diabete di tipo 2”.
Studio a lungo termine, multicentrico, randomizzato, in doppio cieco, con gruppo di controllo a placebo, condotto su oltre 7.000 pazienti con diabete di tipo 2 ad alto rischio di eventi cardiovascolari di 42 Paesi.Lo studio è stato disegnato per valutare l’effetto di empagliflozin (10mg o 25mg una volta/die) aggiunto a terapia standard, rispetto a placebo aggiunto a terapia standard. La terapia standard comprendeva farmaci antidiabetici e farmaci cardiovascolari (inclusi antipertensivi e ipolipemizzanti). L’endpoint primario è stato il tempo intercorso sino al verificarsi del primo fra i seguenti eventi: decesso per causa cardiovascolare o infarto del miocardio non-fatale o ictus non-fatale.In un tempo mediano di 3,1 anni empagliflozin ha ridotto significativamente, del 14% verso placebo, il rischio di decesso per causa cardiovascolare o infarto del miocardio non-fatale o ictus non-fatale.La riduzione del rischio di mortalità cardiovascolare è stata del 38%, senza alcuna differenza significativa nel rischio di infarto non-fatale o ictus non-fatale. Il trattamento con empagliflozin ha comportato anche la riduzione del rischio di mortalità per tutte le cause del 32% e del rischio di ricovero per insufficienza cardiaca del 35%.Il profilo di sicurezza complessivo di empagliflozin è stato in linea con quello riscontrato in studi precedenti. L’incidenza di chetoacidosi diabetica è stata pari o inferiore allo 0,1% e simile in tutti i gruppi in trattamento.

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Nuovo farmaco di Novartis per lo scompenso cardiaco

Posted by fidest press agency su domenica, 27 settembre 2015

novartis-sede-logo-140207115847_bigBasilea. Novartis ha annunciato oggi che il Comitato per i medicinali per uso umano (CHMP, Committee for Medicinal Products for Human Use) ha adottato un parere positivo per LCZ696 (sacubitril/valsartan), una decisione che rappresenta un importante passo avanti verso la disponibilità del medicinale nell’Unione Europea. In attesa dell’approvazione definitiva da parte della Commissione Europea, LCZ696 sarà reso disponibile per il trattamento di pazienti adulti con scompenso cardiaco cronico sintomatico e a frazione di eiezione ridotta.
«In considerazione della cattiva prognosi tipica dei pazienti con scompenso cardiaco, che riportano una mortalità del 50% a 5 anni dalla diagnosi, l’approvazione di LCZ696 da parte del CHMP rappresenta una speranza per i pazienti europei con scompenso cardiaco a frazione di eiezione ridotta», ha dichiarato David Epstein, Division Head, Novartis Pharmaceuticals. «Ci sono già giunte conferme dagli Stati Uniti sui benefici che i medici e i pazienti con scompenso cardiaco a frazione di eiezione ridotta stanno osservando con LCZ696 e speriamo di ricevere presto il via libera definitivo da parte della Commissione Europea».
La decisione del CHMP, che fa seguito alle precedenti approvazioni di Stati Uniti e Svizzera, si basa sui risultati dello studio PARADIGM-HF, condotto su 8.442 pazienti con scompenso cardiaco a frazione di eiezione ridotta, che è stato interrotto in anticipo rispetto ai tempi previsti non appena è stato dimostrato che LCZ696 riduceva in modo significativo il rischio di morte cardiovascolare rispetto all’ACE-inibitore enalapril1. Alla fine dello studio i pazienti che avevano ricevuto LCZ696 presentavano maggiori probabilità di sopravvivenza e minore incidenza di ricoveri ospedalieri per scompenso cardiaco rispetto ai pazienti che avevano ricevuto enalapril. L’analisi dei dati di sicurezza ha dimostrato che LCZ696 ha un profilo di tollerabilità simile a quello di enalapril.
«I risultati sorprendenti ottenuti nel corso dello studio clinico PARADIGM-HF mi hanno portato a credere che, una volta approvato, LCZ696 potrebbe sostituire rapidamente gli ACE-inibitori, che hanno rappresentato le fondamenta terapeutiche per più di 20 anni», ha dichiarato John McMurray, Professore dell’Università di Glasgow e uno dei due Principal Investigator. «Migliaia di vite potrebbero essere prolungate e migliaia di ricoveri evitati, grazie alla capacità unica di LCZ696 di potenziare i peptidi natriuretici (ormoni benefici per il cuore), inibendo al tempo stesso il sistema RAAS».
Lo scompenso cardiaco è una patologia debilitante e potenzialmente fatale, in cui il cuore non riesce a pompare una quantità sufficiente di sangue, perché i suoi tessuti diventano troppo deboli o troppo rigidi per funzionare in modo adeguato3. I pazienti devono pertanto affrontare un elevato rischio di mortalità, ripetuti ricoveri in ospedale e sintomi come dispnea, affaticamento e ritenzione di liquidi, che esercitano un impatto notevole sulla qualità della loro vita. Anche se nel mondo le persone che soffrono di scompenso cardiaco sono milioni, la maggior parte di loro non ne riconosce i sintomi: questo significa che molte diagnosi sono errate, oppure che i sintomi vengono erroneamente attribuiti all’età.

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Scompenso cardiaco mortalità in aumento

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 novembre 2014

scompenso cardiacoLo scompenso cardiaco rappresenta una pandemia globale che colpisce ventisei milioni di persone nel mondo e determina milioni di ospedalizzazioni. Oltre il 2% della popolazione mondiale soffre di scompenso cardiaco. Si stima che i malati siano 15 milioni in Europa e circa 1 milione nel nostro Paese, un quarto dei quali di età inferiore ai 65 anni. In Lombardia si contano circa 180 mila persone con scompenso, oltre 20 mila delle quali a Bergamo e provincia. Secondo recenti stime, il numero di malati tenderà ad aumentare progressivamente sino a raddoppiare nel 2020. L’aumentare della patologia con l’età e l’incremento della proporzione di soggetti anziani nella popolazione rende in parte ragione della frequenza crescente di scompenso cardiaco. Si stima infatti che la sua frequenza raddoppi a ogni decade di età (dopo i 65 anni arriva al 10% circa). «Oltre i 65 anni lo scompenso cardiaco rappresenta la prima causa di ricovero in ospedale: anche per questo è considerato un problema di salute pubblica di enorme rilievo» avverte Antonello Gavazzi, cardiologo di FROM Fondazione per la Ricerca Ospedale Papa Giovanni XXIII durante il meeting “Heart Failure at Crossroads”, organizzato da FROM e dall’Azienda Ospedaliera Papa Giovanni XXIII di Bergamo e promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini.
«Nonostante la disponibilità di nuovi trattamenti e farmaci efficaci, le persone con scompenso cardiaco presentano percentuali inaccettabili di mortalità e riospedalizzazione, percentuali che non si sono ridotte negli ultimi anni» prosegue Gavazzi. «E’ quindi importante rivalutare le conoscenze per identificare le differenze tra specifiche tipologie di pazienti, in modo da “individuare la malattia” all’interno dello scompenso. Il tipico esempio sono i soggetti con diabete, nei quali lo scompenso cardiaco si sviluppa con specifiche modifiche metaboliche, funzionali, neurormonali ed emodinamiche per cui la malattia può rispondere in maniera diversa alle terapie. Il risultato è che assistiamo a una mortalità elevata per scompenso cardiaco nelle persone con diabete rispetto a quelle senza diabete».
Recenti studi hanno documentato che la diagnosi basata esclusivamente su criteri clinici è spesso inadeguata, particolarmente nel sesso femminile, negli anziani e nei soggetti obesi. Al fine di analizzare l’epidemiologia e la prognosi e di ottimizzare la scelta dei trattamenti dello scompenso cardiaco l’incertezza nella diagnosi della malattia dovrebbe essere minimizzata o evitata. L’adozione di stili di vita che prevengano l’insorgenza di queste condizioni è dunque una strategia fondamentale per prevenire lo scompenso cardiaco e ridurre la mortalità.
La prognosi dello scompenso cardiaco risulta essenzialmente sfavorevole qualora la causa sottostante non sia correggibile. In circa la metà dei pazienti in cui sia stata posta diagnosi di scompenso cardiaco, il decesso si verifica entro 4 anni, mentre in metà di quelli affetti da scompenso cardiaco avanzato il decesso avviene entro 1 anno. Lo scompenso cardiaco avanzato colpisce circa un quarto dei pazienti con questa sindrome trattati in ospedale, e ha un’incidenza stimabile in Italia di 12 000 nuovi casi ogni anno.
Purtroppo nello scompenso cardiaco avanzato l’elevata mortalità è difficilmente modificabile, la sintomatologia è invalidante e la qualità di vita pesantemente compromessa. A differenza di altre cardiopatie di comune rilievo, la mortalità per scompenso cardiaco appare in aumento. «Questi numeri fanno dello scompenso cardiaco la seconda causa di ricovero ospedaliero, dopo il parto naturale, con costi altissimi per il Servizio Sanitario Nazionale: ogni anno vengono spesi per i ricoveri ospedalieri con diagnosi di scompenso oltre 500 milioni di euro, pari a circa il 3% dei costi totali del Sistema Sanitario Nazionale» aggiunge Gavazzi. «Una delle iniziativa per ridurre la mortalità è la creazione di strutture specialistiche. Nel 2002 gli Ospedali Riuniti sono stati i primi in Italia a dare vita a un’unità dedicata alla cura di questa patologia, la Medicina Cardiovascolare, basata sul lavoro interdisciplinare tra cardiologi e internisti, ottenendo una significativa riduzione della mortalità e dei periodi di degenza ospedaliera».
Lo scompenso cardiaco è una malattia cronica, che compare quando il cuore, danneggiato, non è più in grado di svolgere la sua normale funzione di pompa e di mantenere un adeguato flusso di sangue nell’organismo.
Come conseguenza, gli organi e i tessuti ricevono quantità insufficienti di ossigeno per le loro esigenze metaboliche. La reazione dell’organismo all’insufficiente funzione del cuore causa un accumulo di sodio e acqua nei polmoni e nei tessuti. Le conseguenze di ciò sono: affanno, ridotta tolleranza allo sforzo, affaticamento, edema (cioè gonfiore). La condizione può aggravarsi fino a portare all’edema polmonare acuto e alla morte.

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Impanto dispositivo assistenza circolatoria

Posted by fidest press agency su domenica, 13 marzo 2011

E’ stato effettuato in data 10/3/2011 il primo intervento di impianto di un dispositivo di assistenza circolatoria definitivo presso la UO di Cardiochirurgia dell’ACO S. Filippo Neri. L’intervento, eseguito dalla équipe cardiochirurgica diretta dal dr. Paolo Sordini, è stato effettuato su un paziente affetto da scompenso cardiaco intrattabile – non candidabile a trapianto cardiaco – nell’ambito di un programma alternativo al trapianto stesso, avviato presso il Dipartimento di Malattie Cardiovascolari. E’ stato utilizzato  il nuovo sistema di pompa assiale Jarvik 2000 messo a punto dalla Jarvik Heart ™. Tale dispositivo, approvato a livello europeo anche come destination therapy, consta  di una micro-turbina che viene impiantata direttamente nel ventricolo sinistro, supportandone la funzione anche a lungo termine. Questo intervento colloca il S. Filippo nel ristretto gruppo di Ospedali italiani dello studio David (branca italiana di un più ampio studio multicentrico  europeo) di valutazione a medio e lungo termine dell’applicazione clinica del dispositivo, che si propone come realistica alternativa al trapianto cardiaco. Lo scompenso cardiaco congestizio infatti sta diventando, nei paesi occidentali ad elevato standard assistenziale sanitario, una vera e propria emergenza sanitaria con caratteristiche di epidemia. Vari fattori, tra i quali in primo luogo l’incremento generale dell’aspettativa di vita, hanno contribuito alla formazione di una popolazione di pazienti affetti da scompenso congestizio cronico; tale patologia di per se non solo contribuisce in modo massivo all’aumento della spesa sanitaria – per i numerosi ricoveri che determina – ma anche comporta un’altissima mortalità.  Fino a tempi recenti l’unica opzione terapeutica per lo scompenso cardiaco intrattabile è stata il trapianto cardiaco; tale opzione però è gravata da una drammatica discrepanza tra la domanda e l’offerta, determinata in parte dalla scarsità di donatori ed in parte dalla crescente selettività nella compatibilità donatore/ricevente. Tale stato di cose ha prodotto un crescente investimento nel settore dell’assistenza ventricolare, sia temporanea che definitiva, nel contesto della quale si colloca il Jarvik 2000. Questo intervento è significativo del rilancio della Cardiochirurgia del San Filippo Neri e dell’intero dipartimento cardiovascolare, fiore all’occhiello dell’ Azienda che non potrà tollerare alcun provvedimento di declassamento prospettato dalla Regione Lazio, che intende privare il San Filippo del rango di DEA di II livello e di centro di riferimento per la malattie cardiovascolari all’interno del quadrante cittadino in cui insiste. Il processo di potenziamento sarà realizzato anche attraverso l’indizione dell’avviso pubblico per l’attribuzione del nuovo incarico primariale di cardiochirurgia, con lo scopo di portare al San Filippo le migliori professionalità presenti sulla scena.  Per ilSegretario provinciale della UIL FPL di Roma  Paolo Dominici questo intervento rappresenta un elemento di effettivo rilancio di un reparto, quello della Cardiochirurgia del San Filippo Neri, che è stato al centro negli ultimi tempi di attenzioni non certo rassicuranti da parte del governo Marrazzo prima e di quello della Polverini poi. Sono convinto, –  conclude Dominici – che il prestigio che da sempre ha determinato il San Filippo Neri come punto di riferimento dell’intera area cittadina, della provincia ma anche nazionale , con il contributo di tutte le forze in campo, non ultime quelle relative all’altissima professionalità degli operatori, sia questi medici, infermieri e tecnici, continuerà e si imporrà sempre di più per la cura delle malattie cardiovascolari in particolare e non solo quelle in generale.

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Prevenzione scompenso cardiaco

Posted by fidest press agency su giovedì, 1 aprile 2010

Bergamo, Individuare i soggetti più a rischio di scompenso cardiaco, per poter dedicare loro maggiore attenzione e terapie più aggressive: è questo lo scopo dello studio David-Berg, da poco concluso e presentato in anteprima nella sala Consiliare degli Ospedali Riuniti. I risultati definitivi saranno diffusi nei prossimi mesi in occasione dei più importanti congressi di Cardiologia, a cominciare dall’ European Heart Failure Association Meeting 2010, in programma a Berlino dal 29 maggio al 1 giugno. Lo studio è il frutto del lavoro congiunto tra medici dei reparti di Cardiologia e di Medicina cardiovascolare degli Ospedali Riuniti di Bergamo e medici di Medicina generale dell’ASL di Bergamo, zone di Osio, Verdello e Mozzanica. Accanto ai Riuniti la Fondazione Credito Bergamasco che ha finanziato il progetto.«Naturalmente, per permettere alla scienza medica di svolgere il proprio lavoro in modo sempre più efficace e veloce sono necessarie risorse e finanziamenti adeguati – ha aggiunto Cesare Zonca, Presidente della Fondazione Credito Bergamasco -. Questo principio è stato ben recepito dalla nostra Fondazione che da anni sostiene iniziative di rilievo nel settore della sanità e della ricerca medico-scientifica».«Ciò che ci ha spinto a condurre questo studio – ha spiegato Antonello Gavazzi, direttore della Cardiologia degli Ospedali Riuniti – è stata la mancanza in Italia di dati riguardanti la prevalenza di DSVA, la disfuzione ventricolare sinistra asintomatica, noto precursore dello scompenso cardiaco, sia di tipo sistolico che diastolico, e l’assenza di elementi considerati con chiarezza predittori di DSVA. La ricerca ha dimostrato che la DSVA ha una prevalenza elevata nella popolazione ad alto rischio cardiovascolare, con un 7,6% di disfunzione sistolica e un 22,6% di disfunzione diastolica. Inoltre in presenza di valori bassi di BNP è possibile escludere una disfunzione ventricolare nel 96% degli uomini e nel 100% nella popolazione femminile. Questo per noi significa avere a disposizione degli indicatori che ci permettono di selezionare i pazienti maggiormente a rischio di sviluppare una malattia grave come lo scompenso cardiaco».«La caratteristica peculiare di questo studio è stata la partecipazione attiva dei medici di Medicina generale che hanno messo a disposizione non solo le loro strutture ambulatoriali e il loro personale di studio – ha commentato Alessandro Filippi, medico di medicina generale -, ma soprattutto la profonda conoscenza della popolazione da loro assistitia, le informazioni dei loro database e il rapporto di fiducia sviluppatosi tra medico e paziente. Gli Ospedali Riuniti sono stati il primo ospedale italiano nel 2002 a dare vita a una unità dedicata alla cura di questa patologia, che prima veniva gestita in parte in Medicina e in parte in Cardiologia. In realtà l’approccio migliore sta in una sintesi virtuosa tra queste due specialità

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Scompenso cardiaco sotto controllo

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 novembre 2009

Sta proseguendo con successo il programma di telesorvegianza dei pazienti con scompenso cardiaco, avviato due anni fa dalla Regione Lombardia in diversi ospedali della regione, tra cui il reparto di Medicina Cardiovascolare dei Riuniti di Bergamo. Dall’attivazione del servizio sono stati in totale 18 i pazienti i cui parametri cardiaci sono stati monitorati 24 ore su 24 da personale medico e infermieristico dell’ospedale bergamasco senza doversi spostare dal proprio domicilio.  Attraverso contatti telefonici programmati settimanalmente, un infermiere si accerta delle condizioni cliniche del paziente, ponendo particolare attenzione a eventuali modifiche intercorse nei sintomi, nel peso corporeo e nella diuresi. Grazie a un apposito dispositivo che sfrutta il collegamento telefonico, i pazienti possono eseguire a casa un elettrocardiogramma e inviare in reparto il tracciato. Le eventuali alterazioni vengono prontamente comunicate dall’infermiere al cardiologo di riferimento, così da poter modificare la terapia oppure consigliare di recarsi tempestivamente al Pronto Soccorso. “L’Unità è composta in egual numero da internisti e cardiologi supportati dalla grande professionalità del personale infermieristico e degli operatori sanitari – precisa il dott. Senni -. I pazienti con scompenso cardiaco rappresentano quasi il 60% del totale, ma seguiamo anche persone affette da cardiopatia ischemica o con aritmie cardiache non minacciose. Il paziente non è curato solo per la specifica patologia cardiologica che ne ha determinato il ricovero, ma si tiene conto del quadro complessivo. Questo significa avere un metodo di lavoro e un’organizzazione tali da superare l’orizzonte limitato che spesso caratterizza la formazione specialistica e che è la vera sfida della medicina del futuro.
Lo scompenso cardiaco è una malattia cronica e sempre più frequente, che compare quando il cuore, danneggiato, non è più in grado di svolgere la sua normale funzione di pompa e di mantenere un adeguato flusso di sangue agli organi. Oltre il 2% della popolazione mondiale soffre di scompenso cardiaco. Si stima che i malati siano 15 milioni in Europa e circa 1 milione nel nostro Paese, un quarto dei quali di età inferiore ai 65 anni. In Lombardia si contano circa 180 mila persone con scompenso, oltre 20 mila delle quali a Bergamo e provincia. Secondo recenti stime, il numero di malati tenderà a aumentare progressivamente sino a raddoppiare nel 2020. Questi numeri fanno dello scompenso cardiaco la terza causa di ricovero ospedaliero, dopo il parto naturale e la cataratta, con costi altissimi per il Servizio Sanitario Nazionale: ogni anno vengono spesi per i ricoveri ospedalieri con diagnosi di scompenso oltre 500 milioni di euro, pari a circa il 3% dei costi totali del Sistema Sanitario Nazionale. (michele senni)

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