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Posts Tagged ‘scontri’

Scontri di Genova: il sindacato Fsp Polizia precisa

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 Mag 2019

“Dare giudizi sui fatti senza avere assoluta contezza delle dinamiche verificatesi, e soprattutto prescindendo da un preciso contesto ad altissima tensione come quello di Genova è sempre sbagliato. C’è chi ha il compito di fare le opportune verifiche e lo farà, e se alla fine dovessero emergere responsabilità chi ha sbagliato sarà chiamato a risponderne come sempre. Ma un processo e una condanna di piazza ancor prima che siano stati verificati tutti i fatti lo troviamo assurdo se non pretestuoso. L’unica cosa assolutamente certa, sempre e comunque, è che queste assurde e continue manifestazioni di violenza contro le forze di polizia che si verificano ad ogni manifestazione di piazza non dovrebbero accadere. Siamo addirittura stufi di ripetere ogni volta che il dissenso, da chiunque provenga, non può legittimare la violenza e la commissione di reati. E a Genova ne sono stati commessi eccome. Bersagliare i poliziotti con pietre bottiglie bastoni e quant’altro e tentare le consuete assurde azioni di forza violando ogni prescrizione di sicurezza è una follia. Una follia cui le forze di polizia devono mettere un argine, perché sono lì per questo. Costringere un servizio d’ordine a una carica, intervenuta peraltro dopo lunghi attacchi contro i poliziotti, è responsabilità di chi attacca, questo è lapalissiano. Che in quei concitati momenti qualcuno possa ferirsi è ben possibile, lo sappiamo bene perché gli agenti restano continuamente feriti. Chi si fa male pur non avendo esercitato alcuna violenza, ma per essersi trovato in mezzo al caos più totale scatenato dai soliti teppisti, merita tutta la solidarietà possibile. Ma non si dica che la colpa è dei poliziotti, che certamente non hanno amato trovarsi lì. Abbiamo accudito una campagna elettorale accesissima con decine e decine di servizi d’ordine estenuanti portati a termine con assoluta professionalità, le contestazioni ai poliziotti non possono trovare spazio. Siano noi a dire basta a questo tiro al bersaglio contro gli agenti. Chiediamo un pubblico ministero in strada ad ogni manifestazione; che si aprano inchiesta giudiziarie serie ogni volta che un poliziotto viene ferito, perché anche noi siamo lì per lavorare; che giornalisti e altri professionisti che seguono i servizi di ordine pubblico siano accreditati e forniti di pettorine ben visibili; che ogni operatore dei servizi di sicurezza abbia addosso la telecamera e che siano presenti operatori della scientifica in ogni varco. Tutto questo, senza se e senza ma”.Così Valter Mazzetti, Segretario Generale dell’Fsp Polizia di Stato, dopo gli scontri avvenuti ieri a Genova.

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Scontri tra Polizia e Antagonisti: accuse al Questore

Posted by fidest press agency su venerdì, 3 agosto 2018

Livorno. «La sicurezza non ha ‘colori politici’. Quando i comportamenti sono illegittimi, sono illegittimi e basta a prescindere da qualsivoglia ideologia» è questo il commento del Deputato della Lega Gianni Tonelli, in merito alle critiche mosse al nuovo Questore di Livorno Lorenzo Suraci, relativamente agli scontri tra antagonisti e Polizia di Stato, avvenuti la scorsa notte. La Polizia è intervenuta per la rimozione di uno striscione, alla quale gli antagonisti (circa 100) hanno risposto con una sassaiola ferendo cinque poliziotti.
«Nessun errore da parte del Questore, la Polizia ha fatto il proprio dovere. Lo ha fatto durante i Governi Monti, Renzi, Gentiloni e continuerà a farlo durante questo Governo. La Polizia è intervenuta per rimuovere uno striscione affisso abusivamente, al di là del suo contenuto. Queste strumentalizzazioni – prosegue l’on. Tonelli – sono ridicole e provengono da quella sinistra oramai troppo lontana dagli interessi degli italiani e che cerca di riconquistare consensi in tutti i modi possibili, aizzando così le frange più estreme ad atteggiamenti violenti. Prendersela con il Questore – conclude – è un gesto ridicolo oltre che vile. Se c’è un gesto da condannare, è l’atto delinquenziale di chi ha pensato bene di lanciare sassi contro i poliziotti mandandone cinque in ospedale».

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G7 a Torino: scontri e aggressioni alla Polizia

Posted by fidest press agency su domenica, 1 ottobre 2017

torino5g“G7 a Torino, violenza dei contestatori e poliziotti feriti. Ci risiamo. Anche quest’anno torna, puntuale, il consueto e immancabile ‘autunno caldo’, che segue, del resto, a una ‘estate calda’, e prima ancora una ‘primavera calda’ e prima ancora un ‘inverno caldo’. Sono ormai immancabili e ineludibili marce, cortei, e scoppi di dissenso su una mole di questioni che diventano problemi di ordine pubblico a causa del vuoto che lascia la politica. Le conseguenze sono disastrose: i problemi rimangono e si ingigantiscono, e noi continuiamo a pagare sulla nostra pelle, ogni volta con i feriti di turno. Siamo sinceramente stufi di tutto questo. Stufi di andare ogni giorno alla ‘guerriglia’, in qualunque occasione, in qualunque stagione, e sempre senza tutele, ma con la consapevolezza che se non finiamo in ospedale magari finiamo in tribunale, pronti ad essere aggrediti, dileggiati, odiati senza avere alcuna colpa se non quella di portare la divisa”. Lo afferma Domenico Pianese, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, dopo i diversi scontri avvenuti in occasione del G7, a Torino, dove la Polizia ha dovuto rispondere con cariche alla violenza dei manifestanti, e si sono registrati diversi danni, fra l’altro con cassonetti dati alle fiamme e lancio di petardi, e due agenti sono rimasti feriti mentre tre persone sono state fermate. “Noi – insiste Pianese – restiamo puntualmente presi fra chi non ci tutela legislativamente e ci usa, e la folle mancanza di senso civico quando non il pervicace atteggiamento di illegalità di chi si cela dietro a una presunta manifestazione del dissenso per esercitare violenza e criminale libero arbitrio a danno degli appartenenti alle Forze dell’Ordine impegnati solo a svolgere il proprio lavoro. Continuare così non si può. E’ ora che ciascuno riprenda a fare la sua parte, svolgendo il proprio ruolo con lo stesso senso del dovere che contraddistingue gli appartenenti alle Forze dell’ordine, i soli rimasti ad adempiere ai propri compiti con orgoglio e con onore, a qualsiasi costo e nonostante tutto”.

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Nell’Orissa, terra ancora ferita dagli scontri del 2008, progetto ACS per una nuova chiesa

Posted by fidest press agency su sabato, 5 novembre 2016

orissaA Kasabasa «ogni giorno la gente guarda il cielo per sapere se riuscirà a partecipare alla Messa», ha scritto ad Aiuto alla Chiesa che Soffre Padre Santosh Singh, parroco a Bamunigam, nello Stato federato dell’Orissa (India). Il villaggio di Kasabasa fa parte del territorio parrocchiale. In questi territori, nell’agosto del 2008, i fondamentalisti indù trucidarono oltre 100 Cristiani, incendiarono 5.600 case e distrussero 295 chiese. Monsignor John Barwa, Arcivescovo di Cuttack-Bhubaneswar, capoluogo dell’Orissa, ricorda quei giorni terribili e la fierezza con la quale la sua gente è rimasta cristiana: «I fedeli che incontro mi dicono che se c’è una cosa che i persecutori non possono fare, è quella di riuscire a separarli da Gesù. In quei giorni terribili, ai mariti venne domandato di fronte alle proprie mogli: “Rinunci alla tua fede?”. Essi risposero con coraggio: “No, fate di me ciò che volete”. Dopo, fu la volta delle mogli alle quali fu chiesto: “Vedete cosa è accaduto ai vostri mariti? Se non rinunciate alla vostra fede, affronterete la stessa morte”. Ma esse risposero: “Se mio marito può affrontare tutto questo, perché non io? Fate di me quello che volete. Io non rinuncerò a Cristo”».
A Kasabasa attualmente manca un luogo di culto, e si celebra all’aperto. Quando comincia la stagione delle piogge monsoniche diventa impossibile anche raggiungere a piedi la chiesa più vicina che dista chilometri. Per costruirne una, tutta la comunità di Kasabasa è stata chiamata a raccolta: chi ha una seppur piccola entrata dal lavoro nei campi sta già donando un contributo e chi non può farlo si è iscritto nella lista dei “muratori volontari per la Casa del Signore”. Aiuto alla Chiesa che Soffre–Italia fa ora appello alla comunità dei Benefattori italiani e a chiunque voglia aiutare i Cristiani locali con il progetto “Orissa, terra di martirio. Costruiamo insieme una chiesa a Kasabasa”. Grazie al nuovo luogo di culto “si creerà una comunità cristiana rafforzata”, in grado di “diffondere amore e pace dopo i pubblici scontri che si sono verificati in passato”, ha concluso padre Santosh Singh.

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Scontri Brennero

Posted by fidest press agency su domenica, 8 Mag 2016

passo del brennero“Quanto avvenuto ieri al Brennero, con decine di appartenenti alle Forze dell’Ordine feriti da anarchici e black block, dimostra ancora una volta che è in atto una vera e propria strategia criminale che ha per bersaglio chi indossa una divisa, e che va contrastata in maniera concreta e determinata. Servono segnali chiari, prima che ci scappi il morto. Non ci serve la solidarietà di facciata. Noi chiediamo che venga introdotta nel codice penale una specifica figura di reato che punisca gli atti di violenza e le aggressioni contro le Forze dell’Ordine durante le pubbliche manifestazioni. E’ una realtà criminale che va affrontata con mezzi straordinari, così come con il terrorismo o con le organizzazioni mafiose. Non è possibile che questi delinquenti, che mettono in atto continui e ripetuti tentativi di omicidio, se la cavino con una timida accusa di resistenza a pubblico ufficiale, sempre che non riescano a rifugiarsi sotto l’ala protettiva di qualche politico compiacente”. E’ quanto afferma Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp – il Sindacato Indipendente di Polizia, che esprime la propria vicinanza ai colleghi impegnati nel servizio di ordine pubblico al valico del Brennero, fatti oggetto della cieca violenza di gruppi criminali ben organizzati. “Non possiamo più tollerare di essere mandati al macello contro chi scende in piazza a fare la guerra contro lo Stato con il volto coperto e armato di mazze, spranghe, pietre ed esplosivi. E’ ridicolo che la politica, di fronte a questi continui episodi che puntano ad alimentare l’odio contro le divise e a destabilizzare l’ordine democratico, discuta se marchiare con i numeri identificativi i Poliziotti, anziché tutelare chi rischia la propria incolumità e spesso la vita per fare rispettare la legge e tutelare la sicurezza dei cittadini. Mi auguro che i responsabili delle aggressioni vengano al più presto assicurati alla giustizia e perseguiti duramente, altrimenti ci troveremmo di fronte all’ennesima umiliazione per i Poliziotti, ancora più dolorosa delle ferite e delle contusioni provocate dai black block”.

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Nuovi scontri a Mogadiscio

Posted by fidest press agency su sabato, 18 febbraio 2012

Migliaia di civili sono in fuga dall’intensificarsi delle violenze e degli scontri vicino al corridoio di Afgooye, una zona a pochi chilometri a nord-ovest della capitale somala Mogadiscio dove quasi 41mila sfollati interni – un terzo degli sfollati interni somali -vivono in campi di fortuna ed insediamenti sempre più estesi costruiti ai lati della strada per Afgooye. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) esprime preoccupazione per la sorte degli sfollati ed esorta tutti i gruppi armati e le forze militari coinvolti ad anteporre la protezione dei civili a qualsiasi altra considerazione. Nelle ultime due settimane, più di 7.200 somali sono stati costretti a fuggire da Afgooye. Più di 5.200 di queste persone sono scappate nel corso degli ultimi tre giorni a causa degli scontri che sono deflagrati martedì 14 febbraio. La maggior parte dei nuovi sfollati era già fuggita in precedenza, lasciando Mogadiscio ed altre zone della Somalia per i rifugi di fortuna del corridoio di Afgooye, e si sta dirigendo ora verso Mogadiscio.
Il 15 febbraio, 150 pullmini ed innumerevoli carretti trainati da asini che trasportavano persone sfollate, nonché molti sfollati a piedi, sono stati visti entrare a Mogadiscio attraverso uno dei punti d’ingresso della capitale dal personale dell’UNHCR in loco. Stando a quanto riferito dai team dell’Agenzia ONU per i rifugiati, alcuni nuovi sfollati si sono stabiliti negli insediamenti già esistenti a Mogadiscio, mentre altri si sono spostati in zone della capitale da cui
la popolazione è fuggita di recente oppure sono stati ospitati da amici e parenti. Alcuni sfollati sono riusciti a portare i propri averi con sé aMogadiscio, ma alcuni sono dovuti fuggire senza nulla. L’UNHCR, in collaborazione con altre agenzie, intende intensificare gli sforzi per assistere queste persone, fornendo loro ripari, alimenti ed acqua. Gli sfollati interni in Somalia sono circa 1,3 milioni, mentre i rifugiati somali ospitati nei paesi confinanti sono più di 968mila, di cui 520mila in Kenya, 203mila in Yemen e 186mila in Etiopia. In Somalia, dove i conflitti hanno generatoil numero più grande di rifugiati e sfollati al mondo dopo l’Afghanistan e l’Iraq, imperversa una delle crisi umanitarie peggiori e più preoccupanti di cui si occupa l’UNHCR.

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Gli scontri in Val di Susa

Posted by fidest press agency su domenica, 3 luglio 2011

“Stanno riportando alla memoria di molti il G8 di Genova: probabilmente, come allora, qualcuno sta aspettando che ci scappi il morto, magari tra le Forze dell’Ordine”. Lo afferma Franco Maccari, Segretario Generale del COISP – il Sindacato Indipendente di Polizia, commentando gli scontri in Val di Susa tra manifestanti No-Tav e Forze di Polizia. “Se la situazione continua a degenerare – continua Maccari – grosse responsabilità sono da attribuire a quei politicanti che continuano a gettare benzina sul fuoco, mettendo a rischio soprattutto l’incolumità di quegli appartenenti alle Forze dell’Ordine chiamati ad affrontare una vera e propria guerriglia, oltre a deliberati tentativi di omicidio. Allo stato, ci sono oltre 100 Agenti feriti, ma il bilancio sembra destinato ad aggravarsi di minuto in minuto. Eppure qualcuno, come l’ex comico Bebbe Grillo, si ostina a definire eroi quei black block che si stanno scagliando con feroce violenza contro i nostri colleghi, lanciando bombe carta, corpi contundenti, ammoniaca (!!). Si tratta di dichiarazioni criminali, così come quelle di chi diffonde notizie false su proiettili di gomma e lacrimogeni sparati ad altezza d’uomo. In realtà accanto alle legittime manifestazioni di dissenso, è tornata in piazza una violenza scientifica ed organizzata, rivolta principalmente contro le Forze dell’Ordine. Il Governo e la nostra Amministrazione devono rendersi conto della particolare delicatezza della situazione, che viene affrontata in maniera superficiale e improvvisata, nonostante fosse prevedibile da tempo: molti poliziotti sono in servizio ininterrotto da 18 ore, e mancano gli strumenti adeguati per fronteggiare i manifestanti”.

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Scontri in Val di Susa

Posted by fidest press agency su martedì, 28 giugno 2011

“La politica ritrovi un minimo di senso di responsabilità e smetta di alimentare quel clima di tensione e di scontro che in Val di Susa sta esasperando gli animi di quei cittadini che, sentendosi traditi dallo Stato, scagliano la propria rabbia contro le Forze dell’Ordine”. Lo afferma Franco Maccari, Segretario Generale del COISP – il Sindacato Indipendente di Polizia, commentando gli scontri in Val di Susa tra manifestanti No-Tav e Forze di Polizia. “Innanzitutto esprimiamo la totale solidarietà ai nostri colleghi fatti oggetto di atti di violenza e di manifestazioni di assurda intolleranza: ricordo ai manifestanti che, al di là del giudizio sulle ragioni della protesta, noi siamo dei semplici esecutori di ordini. Le Forze dell’Ordine impegnate a garantire la sicurezza e la legalità nei cantieri della Tav stanno affrontando la situazione con grande professionalità ed estremo equilibrio, ed è grazie a loro che la situazione non sta degenerando ulteriormente, con conseguenze ancora più gravi. Quello che sta succedendo in Val di Susa – prosegue Maccari – rappresenta soprattutto un fallimento della classe politica, incapace di discutere e condividere con i cittadini scelte che incidono profondamente sul futuro dei territori. Quella stessa politica che, in questi giorni, non fa che buttare benzina sul fuoco, con dichiarazioni fuori luogo che sembrano dolosamente voler provocare la reazione della gente. Già ieri avevamo criticato le espressioni del ministro Maroni, prevedendo le possibili reazioni. Ancora una volta, purtroppo, abbiamo avuto ragione. E’ responsabilità della politica, ora, moderare i toni e riprendere la strada del dialogo, evitando di alimentare, strumentalmente, una scellerata contrapposizione tra chi sta dalla parte dei manifestanti, e chi sta dalla parte della Polizia”.

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Giornata Mondiale dei Profughi

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 giugno 2011

20 giugno In occasione della giornata l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) vuole ricordare la tragica e poco considerata situazione dei profughi nella Birmania orientale. Oltre 10.000 persone appartenenti al popolo dei Kachin sono in fuga dagli scontri armati tra l’esercito birmano e i combattenti del movimento per la libertà Kachin. Molti civili temono il reclutamento forzato da parte dell’esercito birmano. La causa scatenante degli scontri è la prevista costruzione di due dighe destinate a esportare energia in Cina. I Kachin si oppongono al progetto che prevede il trasferimento forzato di migliaia di persone. Nella Birmania orientale la guerra e le gravi violazioni dei diritti umani hanno messo in fuga complessivamente 480.000 persone appartenenti a una minoranza etnica. La Cina di fatto ha relegato la Birmania a una sua riserva di risorse naturali da sfruttare a piacimento. Attraverso lo sconsiderato sfruttamento delle materie prime e delle fonti energetiche la Cina sta fomentando una miriade di conflitti sanguinosi in Birmania. Nonostante dal 1994 viga un armistizio tra il movimento per la liberazione dei Kachin e l’esercito birmano, il nuovo governo birmano ha inviato l’esercito nell’area per difendere la costruzione delle dighe cinesi. I progetti per le dighe situate presso gli affluenti del fiume Irrawaddy prevedono il dislocamento forzato di circa 60 villaggi Kachin. Sono 15.000 i Kachin che rischiano di perdere casa e terra. Da quando nel 2004 si è saputo di questi megaprogetti la popolazione Kachin ha rivolto una serie di appelli sia al governo birmano sia a quello cinese per protestare contro i dislocamenti forzati, ma entrambi i governi hanno ignorato qualunque appello. Nel frattempo oltre cento ingegneri cinesi sono impegnati nei mega-cantieri nella regione Kachin e il governo cinese ha espresso la sua preoccupazione per la sicurezza dei cantieri e per il proseguimento dei progetti di investimento cinesi nel la vicina Birmania. La Cina è il maggiore investitore nel paese dove intende costruire oltre 40 dighe per il proprio fabbisogno energetico entro il 2020. In Birmania la Cina sta inoltre costruendo oleodotti e gasdotto, porti navali, vi gestisce miniere e soprattutto controlla il commercio e l’industria nelle aree abitate dalle minoranze etniche della Birmania, come appunto nella regione Kachin. Solamente nello stato federale Kachin abitano e lavorano decine di migliaia di commercianti, industriali e ingegneri cinesi. In maggio 2011 la leadership cinese aveva sottolineato la “partnership strategica” con la Birmania, ma certo il partner non è la popolazione del paese quanto semmai la potente leadership militare. Le minoranze etniche che invece subiscono l’espansione coloniale cinese non vengono consultate né hanno alcun diritto di esprimere la propria opinione sui progetti realizzati sulla loro terra.

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Riprendono gli scontri nel Nord Darfur

Posted by fidest press agency su venerdì, 20 Mag 2011

Map of Darfur, Sudan ("Shamal" means...

Image via Wikipedia

Ancora vittime militari e, soprattutto, civili. Almeno trenta dalle poche notizie che siamo riusciti ad avere”. E’ quanto si legge in una nota di “Italians fo Darfur”, associazione capofila della campagna per la promozione e la difesa dei diritti umani in Sudan. “Nell’ultima settimana si sono susseguiti raid dell’aviazione sudanese – afferma Antonella Napoli, giornalista e presidente dell’organizzazione, rientrata di recente da una missione nel Paese – che ha bombardato i villaggi di Esheraya, di Sukamir e di Labado nell’area meridionale della regione mentre le milizie alleate dell’esercito sudanese hanno incendiato cinque villaggi – Karko, Linda, Abu Mara, Jurab Bray e Asilowa – situati a 50 km a sud della capitale provinciale El Fasher (Darfur settentrionale). Tutto questo mentre al Sud continua il flusso di rientro dei profughi dai campi verso i luoghi di origine ormai pacificati. Un vero paradosso”. “La missione di peacekeeping in Darfur – prosegue la Napoli – ci ha informato che le autorità sudanesi hanno impedito agli investigatori dell’ONU di visitare i villaggi colpiti e di ascoltare i testimoni oculari e hanno limitato la libertà di movimento ai cooperanti internazionali in grado di portare aiuti alla popolazione. Noi di ‘Italians for Darfur’ ci appelliamo al Consiglio di Sicurezza affinché assuma decisioni riguardo al potenziamento della missione Unamid, come abbiamo richiesto a più riprese dal 2008 insieme alle altre organizzazioni che si battono per i diritti umani in Sudan – affinché possa proteggere efficacemente la gente del Darfur che continua a essere bersaglio del fuoco militare sudanese che cerca di scardinare le postazioni dei ribelli che ancora continuano a contrapporsi con le armi al Governo del presidente Omar Hassan ai Bashir”. “Dall’inizio del conflitto nel febbraio 2003 il Consiglio di Sicurezza ha chiesto ripetutamente di fermare i raid che ogni volta fanno vittime civili – conclude il presidente di Italians for Darfur – ma finora non ha mai intrapreso un’iniziativa davvero significativa per impedire che questo massacro continui”.

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Scontri e responsabilità centro-sinistra

Posted by fidest press agency su martedì, 21 dicembre 2010

“Non è affatto simpatico il teatrino messo in piedi dal centro sinistra che vorrebbe attribuire il clima di odio e gli scontri avvenuti nei giorni scorsi a Roma agli esponenti del centro destra che stanno chiedendo il rispetto delle regole e la condanna dei violenti che hanno messo sottosopra il centro della nostra città. Le responsabilità sono di coloro i quali ancora tentano di giustificare quanto accaduto, quando al contrario è necessaria una ferma condanna, la politica dovrebbe trovarsi unità per dire no a qualsiasi forma di violenza, se poi per gli esponenti del centro sinistra è normale che dei giovani incappucciati armati di tutto punto tentino di assaltare le sede delle istituzioni del nostro paese, lo dicano con chiarezza e ne prenderemo atto. Il Sindaco Alemanno ha espresso una posizione chiara e responsabile perchè è giusto difendere il diritto di tutti a manifestare ma quello che abbiamo visto non era una manifestazione ma una vera e propria guerriglia urbana e chi l’ha messa in atto aveva premedito ed organizzato gli scontri. Mi auguro di non dover vedere le stesse scene nei prossimi giorni, poichè è già stato umiliante vedere quanti delinquenti l’hanno fatta franca e molto probabilmente si stanno preparando per fare il bis, ma ripeto spero che queste preoccupazioni siano smentite dai fatti e che si possano vedere delle manifestazioni non violente, rispettose della città di Roma e delle Istituzioni. Confido in tutti quei ragazzi e studenti che non hanno nulla a che vedere con i violenti ma devono avere la forza di dimostrarlo e di allontanarli, prendendone le distanze e non come è accaduto ad Anno Zero dove nessuno degli studenti intervenuti è riuscito a dire due parole di condanna su quanto accaduto”. Questo quanto dichiara Federico Rocca Consigliere del PdL di Roma Capitale.

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Scontri a Roma: quali rimedi?

Posted by fidest press agency su lunedì, 20 dicembre 2010

“Altro che infiltrati o Black block, chi ha messo a ferro e fuoco Roma e pianifica incidenti per i prossimi giorni sono i soliti noti che guidano i centri sociali e i collettivi di estrema sinistra della Sapienza. Tutti sanno i nomi e i cognomi. Basterebbe arrestarli per le centinaia di azioni violente commesse negli ultimi anni per evitare incidenti nei prossimi giorni. Gasparri ha detto una cosa di buon senso e democraticissima, chi lo accusa rispolverando il fascismo in realtà soffia sul fuoco pronto a sciacallare su eventuali drammi durante gli incidenti dei prossimi giorni per ottenere vantaggi nella propria carriera politica sulla pelle di ragazzi che si finge di difendere. La sinistra non vuole arrestare i violenti perchè li vuole usare per provare a far cadere il Governo su gli scontri. Sono irresponsabili.” Dichiara con una nota Giovanni Donzelli, portavoce della Giovane Italia e dirigente nazionale del PDL “Tra l’altro da giorni su internet gira un dubbio inquietante. Mi auguro che sia solo una somiglianza, ma è impressionante vedere come il giovane con i riccioli neri fotografato su tutti i giornali nella aggressione al finanziere, assomigli al giovane intervenuto ad Annozero contro il Ministro La Russa. Mi auguro che si faccia presto chiarezza, perchè sarebbe paradossale se la televisione pubblica ospitasse in studio come un eroe chi poche ore prima ha aggredito le forze dell’ordine” Conclude Donzelli

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Scontri a Roma: studenti estranei

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 dicembre 2010

“In qualità di rappresentante nazionale degli studenti mi sento in dovere di escludere categoricamente che gli studenti universitari possano avere qualcosa a che fare con gli scontri di ieri a Roma” Dichiara Pietro Smarrazzo, vicepresidente nazionale del CNSU, Consiglio Nazionale Studenti Universitari. “La maggior parte degli studenti non conosce ancora i contenuti della riforma. Una minima parte informata e partecipe si divide in favorevoli e in contrari, ma sempre civilmente e senza violenza. Quelli che ieri hanno messo a ferro e fuoco Roma possono essere estremisti dei centri sociali, anarchici, sbandati, ultras da stadio…. Qualunque categoria, ma non studenti universitari.- prosegue il rappresentante nazionale degli studenti- Crediamo poco anche all’ipotesi molto sessantottina del complotto e degli infiltrati. Pensiamo semplicementi che si tratti di teppisti violenti estranei ai nostri Atenei” Conclude Piero Smarrazzo

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Scontri a Roma: perplessità

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 dicembre 2010

“La presenza di infiltrati che l’altro ieri hanno devastato le strade cittadine, mettendo in pericolo i manifestanti pacifisti e le forze dell’ordine è, oltre che inaccettabile, al momento inspiegabile”. Lo dice in una nota il vice capogruppo dell’Italia dei Valori alla Camera, Antonio Borghesi. “Il governo faccia chiarezza sugli elementi che rimangono oscuri – aggiunge Borghesi – innanzitutto, come mai non sono stati fermati in tempo, magari prima che raggiungessero il centro della città. E’ possibile che si siano mossi così in sordina da non essere visti da chi di dovere? Ed inoltre, da chi sono stati mandati?”

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Scontri di Roma: responsabilità di Berlusconi

Posted by fidest press agency su mercoledì, 15 dicembre 2010

“In base a ciò che è accaduto oggi a Roma, prendiamo fermamente le distanze dai facinorosi che hanno generato violenza diretta e sosteniamo, invece, chi ha manifestato pacificamente e democraticamente il proprio dissenso al governo Berlusconi”. Così si esprime Antonello De Pierro, presidente dell’Italia dei Diritti, in merito ai tafferugli che hanno sconvolto la Capitale, immediatamente dopo il voto di fiducia incassato dal governo. “Quanto successo deve far riflettere attentamente – continua De Pierro -, poiché oggi la violenza è stata generata da frange di delinquenti scalmanati. Purtroppo, però, anche i più pacifici, quando vengono schiacciati e calpestati da soprusi e prevaricazioni, possono lasciarsi andare a una pericolosa deriva insurrezionista”.  Il centro di Roma è stato blindato sin da questa mattina, quando per le strade si sono riversati migliaia di manifestanti tra universitari, studenti medi, Fiom e comitati dell’Aquila che hanno proceduto in maniera del tutto pacifica. Dopo il sì al governo, però, le cose sono radicalmente mutate. I black bloc e i militanti dei centri sociali, prima hanno attaccato la polizia nel tentativo di arrivare vicino al Parlamento e, successivamente, hanno devastato le zone di via del Corso e di piazza del Popolo. “In ogni caso – ribadisce il leader dell’Italia dei Diritti -, riteniamo che tutti i disordini che si sono verificati sono stati generati da una rabbia recondita che ha covato in deprecabili soggetti con naturale predisposizione all’esagitazione, frutto di una politica arrogante e spregiudicata nei confronti degli strati più deboli del tessuto sociale. Quindi, è inutile nascondere che la responsabilità politica cade chiaramente su Silvio Berlusconi il quale, giunto ormai al capolinea della sua parabola istituzionale, è auspicabile che faccia le valige e abbandoni il proscenio politico ridotto a un ridicolo teatrino con lo stesso presidente del Consiglio a fare da capocomico”. Senza mezzi termini De Pierro procede nella sua critica al premier: “Un Berlusconi che ha svilito il ruolo democratico del Parlamento e che ha legiferato in virtù dei suoi interessi e per difendersi dai processi che lo vedono coinvolto, non esitando, a tali scopi, ad agire per decretazione urgente e abusando la questione di fiducia. Un Berlusconi che ha fatto del Parlamento un ufficio per ratificare quanto da lui già deciso. In oltre due anni, il premier ha legiferato solo ad personam o per difendere gli interessi di pochi, determinando per il resto una preoccupante situazione di stallo che paralizza ogni attività da dover svolgere per il bene del Paese. Come se non bastasse, e qui la responsabilità politica degli incidenti di oggi a Roma acquista maggior rilevanza, il presidente del Consiglio ha favorito l’esaltazione e l’esasperazione del populismo leghista dando vigore alla voce di una fazione politica fanatica e violenta”. Quest’oggi anche i più scettici si sono arresi ed hanno preso coscienza che Berlusconi potrà continuare il suo mandato, sebbene alla Camera egli abbia vinto con un margine risicatissimo. “La fiducia odierna che il premier ha ‘ottenuto’ si regge su una piattaforma di cartapesta che renderà ancora più marcata la paralisi in cui agonizza la Nazione e l’esecutivo, a questo punto, potrebbe rinominarsi Razzi-Scillipoti”. De Pierro conclude così il suo intervento: “La mia solidarietà personale va alle forze dell’ordine che sono state costrette a fronteggiare una violenza inaudita per fare da scudo a un governo che in un Paese normale non avrebbe dovuto mai esistere e che, ironia della sorte, proprio verso i tutori dell’ordine ha legiferato in maniera iniqua, costringendo gli operatori di polizia ad affrontare i problemi legati alla sicurezza con lapalissiana scarsità di mezzi, rappresentando un esecutivo che, a nostro avviso, non merita di essere rappresentato”.

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Scontri nel sud dello Yemen

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 settembre 2010

Secondo le stime dell’agenzia, gli scontri scoppiati la scorsa domenica hanno finora costretto almeno 4mila civili yemeniti a lasciare le proprie abitazioni nel villaggio di Al-Hawatah e negli insediamenti vicini a circa 400 km a est di Aden. Secondo quanto riportato, il numero di sfollati è ancora in crescita. La maggior parte degli sfollati ha cercato sicurezza e rifugio nei vicini villaggi di Al-Azzem e Al-Kharamah. A soli 30 km vi è il centro di accoglienza dell’UNHCR di Mayfaa, dove vengono registrati e temporaneamente accolti tutti i nuovi arrivati dal Corno d’Africa.
Come parte del team delle Nazioni Unite in Yemen, l’UNHCR è in stretto contatto con le autorità, che hanno già iniziato la distribuzione di aiuti, e collabora con altri partner umanitari presenti sul campo. Una veloce missione di ricognizione dell’ONU prevista per oggi dovrebbe aiutare lo staff presente in Yemen a stabilire con maggiore accuratezza l’entità dei nuovi movimenti forzati e le necessità primarie. L’UNHCR e altre agenzie ONU stanno intanto predisponendo nel centro di accoglienza di Mayfaa l’assistenza per 300 famiglie (2.100 persone, poiché un gruppo familiare medio conta circa 7 membri).
L’UNHCR ha registrato in Yemen circa 168mila rifugiati somali. Inoltre, più di 304mila civili yemeniti continuano a vivere come sfollati interni a seguito dei 7 mesi di conflitto terminato a febbraio di quest’anno nel nord del Paese.

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Editoriale: Il “circolo” delle utopie

Posted by fidest press agency su domenica, 5 settembre 2010

Editoriale fidest. Un tempo sotto la parola “Circolo” si intendeva un luogo frequentato, di solito, dalla piccola borghesia in specie nelle cittadine dove il sindaco, il medico condotto, il maresciallo dei carabinieri, il farmacista ecc. erano delle autorità e intorno alle quali, o anche in conciliaboli appartati, si parlava di politica, di costume e si commentava quanto scrivevano i grandi quotidiani come Il “Corriere della sera” nei loro elzeviri o nelle pagine di rosa e nera. Si può dire che generazioni di italiani hanno imparato da questo strumento di dialogo, ma anche di scontri o d’intese poco ortodosse, e quasi da società segreta, a fare il panegirico ai politici che si avvicendavano al potere e all’opposizione o a criticarli aspramente. Il loro comune denominatore restava, tuttavia, il desiderio d’avere una società perfetta mancante dall’assillo del bisogno ed educata alla crescita del benessere condiviso. Era la logica delle utopie. Si discuteva e si cimentava intorno a un modello di società irrealizzabile non tanto per la mancanza di un impegno politico delle classi dominanti quanto per il continuo e crescente conflitto d’interessi contrapposti nei quali il vincitore non era il migliore ma il più organizzato, con più carisma, con più facilità di eloquio, il più culturalmente addottorato, il più finanziariamente dotato. Tutte caratteristiche che conferivano al personaggio non il requisito del migliore in virtù a valori etici quanto quello che sapeva meglio degli altri sedurre con gli annunci, con le promesse e nel saper rinviare alle calende greche ogni possibile atto di concretezza. Così l’utopia se ne andava a ramengo sballottata come una idea folle per folli personaggi. Ora su altri palcoscenici, e con l’avvento del messaggio mediatico che viaggia sulla rete, si riflette nei monitor televisivi e sulle pagine di una moltitudine di giornali, l’utopia fa di nuovo capolino ma non è più folle, o quasi eversiva, perché sente più forte il desiderio di un’equa ridistribuzione delle risorse, di una giustizia sociale, di un diritto alla vita e all’esistenza meno sofferta e più garantista e cerca di misurarsi alla pari con quei poteri forti che si richiamano agli interessi corporativi, al profitto fine a se stesso, ai facili guadagni, allo sfruttamento dei ceti più deboli.  E’ quel risveglio delle coscienze che è ebbe la sua prima chiamata alle armi col marxismo e con il socialismo reale di marca sovietica, ma la sua forza s’infranse davanti alla debolezza degli uomini e alla venalità degli altri. Ora ci stiamo riprovando con modi e maniere diverse perché non è il socialismo lo strumento del riscatto, ma è l’uomo. E’ lui che deve liberarsi dai paludamenti che lo avviluppano e lo condizionano e solo se riesce l’utopia per una società di giusti diventerà realtà. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Crociate e scontri di civiltà

Posted by fidest press agency su martedì, 24 agosto 2010

Sono tanti nodi che stanno andando al pettine e rendono questo XXI secolo una sorta di cassa di risonanza di tutti i malumori accumulati nei secoli e nei millenni trascorsi. Stiamo ora correndo il rischio di far perdere di significato le stesse parole “guida” come la pace, la fraternità, la giustizia e la democrazia. Dietro queste parole sovente vi è un vuoto che spaventa. Come si fa, ad esempio, a sostenere la causa della pace universale, come un primato assoluto, per ogni essere umano e vorremmo aggiungere vivente, se non vietiamo, al tempo stesso, la fabbricazione di armi di distruzione di massa o distruggiamo quelle esistenti ovunque si trovino? Come si può parlare di giustizia se continuiamo a tollerare i genocidi perpetrati nel mondo per evitare, a volte, di alienarsi l’amicizia di un certo dittatore e per continuare, da buoni mercati, a fare affari con lui? E la povertà di centinaia di milioni di nostri simili che spesso raggiunge la miseria e si rende drammatica con le epidemie, dove la mettiamo? Neghiamo a costoro l’accesso all’indispensabile per sopravvivere e permettiamo al tempo stesso che altri vivano con il superfluo. Si pensò, negli anni passati, ad una ideologia che fosse in grado di riscattare le miserie cullando il sogno di un salvifico riscatto sociale e civile. Ma fu una pia illusione. Dopo alcuni decenni di esaltazione il popolo dei derelitti ripiombò rovinosamente nella polvere, da dove era venuto e dove sembra vi debba restare per sempre. Paria tra i paria. Eppure sappiamo tutti molto bene che finché dura questa situazione siamo destinati all’instabilità, alle violenze, alle aberrazioni culturali, all’odio di genere, al razzismo. Oggi forse ci stiamo accorgendo più che in passato che non basta ripulire a dovere un giovane, dargli una istruzione per fargli dimenticare il suo passato di sofferenze, di quelle vissute dai suoi genitori o lontani parenti. In lui rimane la consapevolezza di aver perduto qualcosa e che questo qualcosa è stato pagato al prezzo di una ingiustizia vestita da giustizia, da una libertà in realtà illiberale, da una democrazia fatta per adornare i potenti, e la sua rabbia gli fa dimenticare di colpo d’essere diventato un piccolo borghese, di aver raggiunto il proprio establishment e lo fa diventare a volte  cinico, altre irriguardoso ed altre ancora un terrorista. Ed ancora una volta il passato si mescola con il presente e rende sempre più inquietante il nostro futuro.

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Sempre meno chiare operazioni militari italiane

Posted by fidest press agency su giovedì, 13 Mag 2010

Dichiarazione di Luca Marco Comellini – segretario politico del Partito per la tutela di militari e forze di polizia (Pdm): “La notizia dell’ennesimo attacco a militari del contingente italiano in Afghanistan, avvenuto ieri 11 maggio fortunatamente senza conseguenze, deve far riflettere sulla natura del conflitto in atto e sul reale coinvolgimento dei nostri militari. Questo attacco, in vista della nuova offensiva militare nel sud del Paese annunciata dal comandante delle forze alleate, generale Stanley McChrystal, rende credibile un incremento degli scontri armati che possono coinvolgere il contingente italiano del quale ancora non conosciamo il reale coinvolgimento ne, a questo punto, i motivi della loro permanenza in quelle zone, dove la loro eventuale partecipazione a qualsiasi operazione “offensiva” li porrebbe fuori dal dettato costituzionale. È il caso che il Ministro La Russa rinunci a partecipare a qualche festa che ha in programma e si rechi al più presto in Parlamento per dire agli italiani che i nostri militari non hanno mai preso parte ad azioni offensive e mai vi parteciperanno, nemmeno con ruoli marginali di coordinamento nelle retrovie. Se così non sarà ci venga a dire che siamo in guerra e rimetta la decisione di rimanere in Afghanistan al Parlamento che è sovrano, e non all’autogoverno dei vertici militari che ancora non ha compreso la differenza tra la realtà e il Risiko”.

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Scontri per il derby capitolino e al Meazza di Milano

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 aprile 2010

“Il mondo del calcio continua a riservare violenza e sprechi”. E’ quanto dichiara Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp – il Sindacato Indipendente di Polizia – dopo gli ultimi scontri avvenuti ieri sera prima, durante e dopo il derby nella Capitale. “La settimana scorsa siamo stati costretti a leggere che due camionette con Carabinieri e Polizia hanno dovuto scortare la squadra della Juventus al Meazza di Milano”. “Ci chiediamo – dice Franco Maccari – non sarebbe forse meglio che le società investissero dei fondi propri per i servizi di “scorta” alle squadre, senza che l’accompagnamento debba essere fatto con i soldi di tutti i contribuenti italiani ma soprattutto distraendo Forze dell’Ordine da servizi certamente più importanti?”. “Ma il peggio – dice ancora il Segretario Generale del Coisp – il calcio lo dà quando una partita si trasforma in una sanguinaria occasione di guerriglia come è accaduto per l’ennesima volta durante il derby di Roma”. “In entrambe i casi non si parla più di calcio ma del tentativo di mantenere altissimi livelli di business a qualunque costo. A costo di servirsi delle Forze dell’Ordine per far entrare una squadra allo stadio e a costo di correre il rischio, prevedibile, di far diventare le città un campo di battaglia. Non servono tessere del tifoso o provvedimenti verso i singoli – conclude Maccari – se non si ha la forza di prendere decisioni drastiche nei confronti delle società ritenendole direttamente responsabili degli atteggiamenti tenuti dai loro tifosi dentro e fuori dagli stadi e smettendola di offrire, alle società stesse, il paravento delle Forze dell’Ordine per consentire loro di non assumersi nessun tipo di responsabilità”.

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