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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 302

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Straordinaria scoperta di neuroni umani in una vittima dell’eruzione

Posted by fidest press agency su giovedì, 8 ottobre 2020

Un nuovo studio pubblicato dal PLOS ONE, autorevole rivista scientifica americana, rivela l’eccezionale scoperta di neuroni umani da una vittima dell’eruzione che nel 79 d.C. seppellì Ercolano, Pompei e l’intera area vesuviana fino a 20 km di distanza dal vulcano.La straordinaria scoperta è tutta italiana, frutto del prestigioso lavoro dell’antropologo forense Pier Paolo Petrone, responsabile del Laboratorio di Osteobiologia Umana e Antropologia Forense presso la sezione dipartimentale di Medicina Legale dell’Università di Napoli Federico II, in collaborazione con geologi, archeologi, biologi, medici legali, neurogenetisti e matematici di Atenei e centri di ricerca nazionali, che hanno raggiunto risultati eccezionali nonostante le limitazioni imposte dal Covid-19. “Il rinvenimento di tessuto cerebrale in resti umani antichi è un evento insolito – spiega Petrone, coordinatore del team – ma ciò che è estremamente raro è la preservazione integrale di strutture neuronali di un sistema nervoso centrale di 2000 anni fa, nel nostro caso a una risoluzione senza precedenti”.L’eruzione, che causò la devastazione dell’area vesuviana e la morte di migliaia di abitanti, seppellendo in poche ore la città di Ercolano ha permesso la conservazione di resti biologici, anche umani. “La straordinaria scoperta ha potuto contare sulle tecniche più avanzate e innovative di microscopia elettronica del Dipartimento di Scienze dell’Università di Roma Tre, un’eccellenza italiana – spiega Guido Giordano, ordinario di Vulcanologia presso il Dipartimento di Scienze dell’Ateneo romano – dove le strutture neuronali perfettamente preservate sono state rese possibili grazie alla conversione del tessuto umano in vetro, che dà chiare indicazioni del rapido raffreddamento delle ceneri vulcaniche roventi che investirono Ercolano nelle prime fasi dell’eruzione.“I risultati del nostro studio mostrano che il processo di vetrificazione indotto dall’eruzione, unico nel suo genere, ha “congelato” le strutture cellulari del sistema nervoso centrale di questa vittima, preservandole intatte fino ad oggi”, aggiunge Petrone.Le indagini sulle vittime dell’eruzione proseguono in sintonia tra i vari ambiti della ricerca. “La fusione delle conoscenze dell’antropologo forense e del medico-legale stanno dando informazioni uniche, altrimenti non ottenibili”, afferma Massimo Niola, ordinario e direttore della U.O.C. di Medicina Legale presso la Federico II.Le indagini sui resti delle vittime dell’eruzione non si fermano qui. Il Parco Archeologico ha inserito tra i temi di ricerca prioritari le indagini bioantropologiche e vulcanologiche per l’eccezionale interesse che possono avere non solo nello stretto ambito scientifico ma anche nel campo degli studi storici e del rafforzamento della capacità di gestire catastrofi come l’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. “Gli straordinari risultati ottenuti – conclude Francesco Sirano, Direttore del Parco Archeologico di Ercolano – dimostrano l’importanza degli studi multidisciplinari condotti dai ricercatori della Federico II e l’unicità di questo sito straordinario, ancora una volta alla ribalta internazionale con il suo patrimonio inestimabile di tesori e scoperte archeologiche”. Le ricerche in corso vanno nella direzione di una ricostruzione a ritroso delle varie fasi dell’eruzione, valutando i tempi di esposizione alle alte temperature e del raffreddamento dei flussi, che hanno importanza non solo per l’archeologia e la bioantropologia, ma anche per il rischio vulcanico. Queste ed altre informazioni che verranno dagli studi in corso potranno offrire importanti parametri per la gestione delle emergenze nell’area vesuviana.Pier Paolo Petrone è antropologo forense ed è responsabile del Laboratorio di Osteobiologia Umana e Antropologia Forense presso la sezione dipartimentale di Medicina Legale dell’Università di Napoli Federico II.

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Bambini e ragazzi alla scoperta della Tecnologia

Posted by fidest press agency su venerdì, 2 ottobre 2020

Torino. Con un calendario di attività fino al 15 novembre, “Biennale Tecnologia per le scuole” avrà lo scopo di invitare bambini e ragazzi a riflettere sulla tecnologia da punti di vista insoliti e interessanti, catturando la loro attenzione con “L’Esperto in classe”, una serie di lezioni per le scuole superiori con i ricercatori e docenti del Politecnico di Torino, e con i laboratori didattici interattivi per le scuole primarie e medie inferiori a cura dell’Associazione CentroScienza Onlus.“L’Esperto in classe” è una offerta di 12 lezioni pensate per gli studenti delle scuole medie superiori dai docenti e dai ricercatori del Politecnico di Torino, per avvicinare i ragazzi ai temi della sostenibilità secondo diverse declinazioni, tra cui: energia sostenibile, fonti rinnovabili, intelligenza artificiale, medicina personalizzata, internet, previsione del futuro con gli algoritmi, tutela del patrimonio culturale. Questi incontri saranno disponibili su prenotazione in modalità online e, per alcune di essi, in presenza nelle scuole del comune di Torino.I 10 Laboratori didattici proposti da CentroScienza Onlus vogliono essere uno strumento di supporto per la didattica delle scuole primarie e medie inferiori. Grazie alla forte interazione con i bambini e i ragazzi e all’utilizzo di modalità di insegnamento integrate con il gioco, CentroScienza propone un’ampia gamma di temi – biologia evolutiva, matematica, scienze della Terra, fisica, chimica, informatica ed economia – e di possibilità formative dai titoli accattivanti come: “Costruiamo un asteroide”, “Informazioni Top Secret!” e “Clima che scotta”. Anche in questo caso, gli incontri saranno disponibili su prenotazione in modalità online oppure in presenza nelle scuole del comune di Torino.Le attività di “Biennale Tecnologia per le scuole” sono completamente gratuite e devono essere prenotate dagli istituti scolastici interessati sul sito di Biennale Tecnologia all’indirizzo: https://www.biennaletecnologia.it/biennale-tecnologia-le-scuole dove si trovano tutte le informazioni sulla proposta didattica.

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Importante scoperta archeologica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 agosto 2020

Un nuovo studio scientifico presenta un’importante scoperta archeologica fatta in una grotta appartenente al complesso carsico di Frasassi del Comune di Genga nelle Marche. Allo studio del sito, effettuato da un gruppo di ricercatori internazionali guidato da Alessandro Montanari, direttore dell’Osservatorio Geologico di Coldigioco (MC), ha preso parte anche la Sezione di Geologia della Scuola di Scienze e Tecnologie dell’Università di Camerino, col paleontologo Marco Peter Ferretti che ha analizzato i reperti fossili negli scorsi anni.La ricerca, pubblicata nella Rivista Internazionale di Speleologia, disponibile al link https://scholarcommons.usf.edu/ijs/vol49/iss2/2/, ha permesso la mappatura della cosiddetta “Sala del Fuoco” nella Grotta del Fiume (complesso carsico di Frasassi) e l’analisi di reperti archeologici e paleontologici, come i resti di carbone di almeno quattro focolari, varie ossa di stambecco e manufatti in selce. Il materiale fu scoperto nel 1989 dal Gruppo Speleologico Marchigiano di Ancona e successivamente archiviato dalla Soprintendenza archeologica regionale.Lo mappa della grotta è stata effettuata con moderni strumenti di rilevamento, tra cui scanner laser terrestre e radar a penetrazione terrestre. Le datazioni al radiocarbonio ottenute sui resti di stambecco e sui carboni dei focolari hanno dato un’età di circa 16 mila anni, per cui la Sala del Fuoco rappresenterebbe uno dei pochi siti archeologici italiani datati radiometricamente riferibile all’ultimo Pleniglaciale. Inoltre, la datazione U-Th della calcite da speleotemi ha aiutato a ricostruire l’ambiente ipogeo nel momento in cui era frequentato dall’uomo. I manufatti litici, studiati da Gaia Pignocchi, archeologa di Ancona e coautrice dello studio, testimoniano una rara industria epigravettiana in quest’area dell’Appennino settentrionale. È stato anche rilevato un deposito peculiare di lastre di crosta di speleotemi accatastate in un angolo della caverna, che potrebbe rappresentare un tumulo funerario. L’ipotesi è che la Sala del Fuoco della Grotta del Fiume nel complesso carsico di Frasassi rappresentasse un luogo di culto utilizzato sporadicamente da pochi rappresentanti di una comunità locale di cacciatori epigravettiani durante l’ultimo periodo glaciale.Il termine Epigravettiano indica una cultura preistorica della fine del Paleolitico superiore, diffusasi in gran parte dell’Europa a partire da circa 20.000 anni fa, durante l’ultima fase glaciale (glaciazione würmiana). L’ambiente in Italia era molto diverso dall’attuale, i ghiacci e le nevi perenni scesero a 1400 m sul livello del mare. L’alto Adriatico emerse a causa della regressione marina. Nelle regioni tirreniche si alternavano paesaggi di steppa arborata a pino, ad aree di rifugio della vegetazione mediterranea. Le regioni adriatiche furono maggiormente esposte alle influenze continentali con ambienti di prateria montana, di tundra e, nelle fasi più aride e fredde, di steppa di tipo asiatico. Stambecchi, camosci, cervi, cavalli e uri rappresentavano la cacciagione preferita delle comunità umane dell’epoca, che si trovano prevalentemente in ripari sotto roccia e all’imboccatura di grotte.

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La scoperta del come muta il coronavirus

Posted by fidest press agency su giovedì, 16 aprile 2020

Una startup italiana, Ulisse BioMed di Trieste, ha scoperto che dalla sua comparsa in Cina ad oggi il virus SARS-CoV-2 ha accumulato mutazioni ricorrenti, e che una di queste è localizzata nella sequenza codificante per un enzima virale chiamato “polimerasi”. La polimerasi è un fattore direttamente coinvolto nella capacità mutagena del virus. Questa scoperta potrebbe aprire la strada alla comprensione delle strategie messe in atto dal virus attraverso le mutazioni per eludere il sistema immunitario e resistere ai farmaci antivirali.La ricerca compiuta da Ulisse BioMed si è avvalsa della collaborazione del prestigioso Institute of Human Virology (IHV) di Baltimore USA e ha visto il coinvolgimento di prestigiosi scienziati come il Dr. Robert Gallo, co-scopritore dell’HIV (virus responsabile dell’AIDS), ed il Dr. Davide Zella attivo da anni nel settore della microbiologia. Inoltre hanno collaborato allo studio anche il Campus Biomedico di Roma ed Elettra Sincrotrone, situato presso Area Science Park a Trieste.
La qualità̀ della ricerca operata dalla startup triestina è confermata dal fatto che il lavoro è stato accettato sulla prestigiosa rivista “Journal of Translational Medicine” del gruppo inglese BMC. Il testo della ricerca, intitolato “Emerging SARS-CoV-2 mutation hot spots include a novel RNA-dependent-RNA polymerase variant” è disponibile on-line come anteprima sul sito Research Square.
Lo studio dell’evoluzione del virus ed ulteriori ricerche scientifiche potranno fornire informazioni eventuali sul significato biologico e clinico di tali mutazioni. È infatti noto che i virus sviluppano strategie di mutagenesi per eludere il sistema immunitario, per compiere salti di specie, e per sopravvivere ad eventuali terapie. Le ricerche sulla caratterizzazione del virus SARS-CoV-2 potranno dare un contributo significativo per lo sviluppo di strategie diagnostiche mirate e per l’individuazione di terapie e vaccini. Oggi, Ulisse BioMed è attivamente impegnata nella lotta contro il coronavirus: la startup sta sviluppando un test innovativo, sensibile ed a basso costo per la diagnosi dell’infezione da SARS-CoV-2. Il team di Ulisse BioMed è condotto da Rudy Ippodrino e Bruna Marini. I ricercatori e collaboratori che hanno lavorato al progetto sono Robert Gallo, Davide Zella, Maria Pachetti, Elisabetta Mauro, Massimo Ciccozzi, Silvia Angeletti, Claudio Masciovecchio, Paola Storici, Fabiola Giudici e Francesca Benedetti.

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Alla scoperta dei glicini in fiore

Posted by fidest press agency su martedì, 2 aprile 2019

Alassio Sabato 13 e domenica 14 aprile si terrà il laboratorio di giardinaggio per grandi, bambini e famiglie “Profumo di glicine!” che unisce alla visita guidata del Parco, un giardino inglese di 22.000 metri quadrati con vista sul mare, attività pratiche e manuali.
Un’occasione per scoprire la storia, i metodi di coltivazione e le caratteristiche dei glicini, che a Villa della Pergola formano una collezione di 35 varietà recentemente censite dalla SOI, la Società di Ortoflorofrutticoltura Italiana, tutte diverse per forma e colore.Tra tutti i glicini si distinguono Wisteria sinensis “Prolific”, viola e dal profumo intenso; Wisteria sinensis “Texas Purple” dai fiori grandi allungati e con giovani foglie color porpora; Wisteria sinensis “Jako” dai fiori bianchi e profumati; la novità Wisteria sinensis “Peter Valder”; Wisteria floribunda “Longissima Alba” dai fiori bianco puro a grappoli lunghi; Wisteria floribunda “Black Dragon”, unica varietà semidoppia; Wisteria floribunda “Macrobotrys” dai fiori viola chiaro con macchia porpora, a grappoli lunghi un metro; Wisteria floribunda “New Blue Fountaine” dai fiori blu/viola; Wisteria floribunda “Honbeni” i cui fiori sfumano dal bianco al rosa.Il secondo appuntamento dei laboratori sarà in giugno, con due giorni di iniziative che avranno invece come filo conduttore la collezione di Agapanti, anch’essa censita dal SOI, con più di 430 varietà.Costo del laboratorio abbinato alla visita guidata: € 15 adulti, € 12 soci FAI, € 5 bambini, gratuito per bambini fino ai 6 anni accompagnati da un adulto. Durata: due ore: 1 ora di visita e 1 ora di laboratorio.Prenotazione obbligatoria (Tel. +39 0182 646130 – +39 0182 646140). http://www.giardinidivilladellapergola.com

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12.000 giovani alla scoperta dell’Europa

Posted by fidest press agency su martedì, 4 dicembre 2018

Torna DiscoverEu, l’iniziativa dell’Unione Europea che “mette in palio” 12.000 biglietti per viaggiare in Europa, di cui 1.416 destinati all’Italia. Dalle ore 12.00 del 29 novembre, fino alle ore 12 dell’11 dicembre, i giovani diciottenni avranno la possibilità di scoprire l’Europa, partecipando all’iniziativa. Alla prima scadenza di giugno 2018 hanno partecipato 100.480 giovani e più di 15.000 partecipanti hanno vinto un biglietto, di cui 1.776 italiani. Un’occasione unica che consente ai giovani di arricchire il proprio bagaglio formativo e culturale, viaggiando alla scoperta del Vecchio Continente.
“Abbiamo appreso con entusiasmo del rinnovo di questa iniziativa da parte dell’Unione Europea. Viaggiare ed esplorare i più bei luoghi d’Europa consentirà ai giovani vincitori di arricchirsi, conoscere, scoprire, confrontarsi con nuove e diverse culture, al fine di avere nuovi stimoli ed opportunità nel loro percorso educativo, di crescita e di formazione. Un’opportunità fortemente inclusiva perché aperta a tutti, anche a giovani con bisogni speciali, ai quali verrà garantita la copertura delle spese legate all’assistenza” commenta il Direttore Generale dell’Agenzia Nazionale per i Giovani Domenico De Maio. “Uno strumento che si inserisce efficacemente nel quadro delle altre iniziative promosse dall’Europa, quali i programmi Europei, Erasmus+ e Corpo Europeo di Solidarietà, da sempre gestiti dall’Agenzia Giovani, e che permetterà ai ragazzi di rafforzare ulteriormente conoscenze e soft skills, fornendo loro la possibilità di tornare a casa con un bagaglio ricco di esperienze utili per il percorso futuro. Un’altra tangibile opportunità per favorire la crescita di un comune sentire europeo”, conclude il Direttore Generale Domenico De Maio.Per poter aderire all’iniziativa è necessario:
• aver compiuto 18 anni entro il 31 dicembre 2018;
• avere la cittadinanza di uno dei 28 Stati membri dell’Unione europea;
• partire da uno dei Paesi dell’UE;
• viaggiare tra il 15 aprile 2019 (prima data di partenza) e il 31 ottobre 2019 (ultima data di ritorno);
• essere disposto a diventare un ambasciatore DiscoverEU.
Per scoprire come partecipare e conoscere i dettagli dell’iniziativa consultare il Portale Europeo per i Giovani

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Foibe: nuova scoperta in Croazia

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 settembre 2018

“Il silenzio assordante sulla scoperta di una nuova foiba in Croazia dove hanno perso la vita anche dei connazionali per mano dei comunisti partigiani di Tito, fa tristemente comprendere come ancora oggi viene nascosta la verità storica sugli spietati massacri avvenuti sul confine orientale. Vogliamo giustizia, vogliamo verità. Chiediamo che il governo sia parte diligente per far luce sugli eccidi avvenuti presso la contea di Sebenico nell’isola di Zuri, dove sono stati trovati gli scheletri di un migliaio di vittime, fucilate e gettate nella fossa di Gradina. Alcuni a quanto pare erano prigionieri di guerra italiani dell’Istria e di Fiume, di Trieste e Zara. Una volta per tutte, si rendano pubblici i documenti storici anche interpellando i governi croato e sloveno. Lo dobbiamo in memoria dei nostri connazionali brutalmente uccisi di cui non sappiamo neanche i nomi”. È quanto dichiarano in una nota congiunta gli esponenti di Fratelli d’Italia Walter Rizzetto, deputato, Claudio Giacomelli, consigliere regionale e Nicole Matteoni, vice segretario provinciale di Trieste.

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Alla scoperta del Sannio con il treno a vapore

Posted by fidest press agency su martedì, 18 settembre 2018

Locomotiva a vapore.jpgBenevento. Domenica prossima 23 settembre 2018, alle ore 11.15, a Benevento arriverà il treno storico Sannio Express con locomotiva a vapore e vetture d’epoca Centoporte (anni ’30) e Corbellini (anni ’50), che poi proseguirà la corsa per Pietrelcina, dove è prevista una solenne cerimonia in occasione del cinquantennale del beato transito di Padre Pio, Morcone (in concomitanza con la Fiera) e Santa Croce del Sannio, dove sarà inaugurata l’ultima fermata della linea storica beneventana alla presenza anche di Luigi Cantamessa e Mauro Moretti, direttore e presidente Fondazione FS.
L’iniziativa rientra nelle attività promosse da Regione Campania e Fondazione FS Italiane che, con il sostegno del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, ha trasformato circa 400 km di linee ferroviarie, ormai prive di trasporto pubblico, in un suggestivo museo dinamico.Obiettivo congiunto del progetto – che prende il via dal Protocollo di intesa siglato da Regione Campania, MIBACT, Rete Ferroviaria Italiana e Fondazione FS Italiane per la riattivazione della linea storica – è valorizzare un patrimonio per lo più sconosciuto al turismo di massa ed integrare le proposte culturali, religiose, enogastronomiche ed artistiche dei territori sanniti coinvolti.
La manifestazione in programma il 23 settembre a Benevento è promossa da Regione Campania e Fondazione FS, in collaborazione con Confederazione Nazionale Artigianato “Campania Nord” e Sannio Autentico, che promuove sin dall’inizio il progetto turistico collegato al treno storico Sannio Express, supportando i Comuni ed i territori sanniti nell’organizzazione delle attività, nelle inaugurazioni delle stazioni e negli aspetti logistici, e presentando il treno storico nelle principali borse del turismo. Proprio Sannio Autentico nel 2019 si occuperà di mettere in rete i territori con i privati, organizzando pacchetti turistici, educational tour e servizi di accoglienza, e prevedendo un calendario integrato di eventi ed azioni mirate di marketing e comunicazione.
I biglietti per viaggiare sul treno storico Sannio Express, in partenza domenica da Salerno alle ore 9.15 (con fermate anche a Mercato San Severino ed Avellino), saranno in vendita, fino al giorno dell’evento, in biglietterie e self service di stazione, agenzie di viaggio abilitate, sul sito trenitalia.com e su app trenitalia. Sarà possibile acquistarli anche a bordo treno, senza alcuna maggiorazione di prezzo, ed in base alla disponibilità dei posti a sedere.
Il programma di domenica è particolarmente ricco e prevede eventi, mostre, inaugurazioni, convegni e degustazioni a bordo del treno storico con prodotti tipici. (foto: locomotiva a vapore copyright Fondazione FS italiane)

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Con il Touring alla scoperta dei tesori di San Vito al Tagliamento

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 aprile 2018

San Vito al Tagliamento (Pn) sabato 7 aprile, una giornata alla scoperta dei tesori di San Vito al Tagliamento dal 2017 insignita per la sua bellezze e la qualità di vita della Bandiera Arancione del Touring: la visita è organizzata dai Consoli TCI del Friuli Venezia Giulia in collaborazione con l’Ufficio IAT del Comune di San Vito al Tagliamento ed è aperta non solo ai soci, ma anche ad amici e simpatizzanti del TCI. Ad accompagnarli sarà il Console regionale TCI del FVG Marina Tagliaferri e la visita sarà condotta da un’esperta guida locale.
L’appuntamento è per le 10.30. Dopo il benvenuto da parte del Sindaco dott. Antonio De Bisceglie, si inizierà la visita della città, vero gioiello di storia ed arte. Terra antichissima, area di insediamenti preromani e romani, vanta nobili tradizioni storiche, culturali ed artistiche. Molte le tracce architettoniche di questa sua lunga storia: dai tratti di cinta muraria al fossato circostante, dalle tre torri (Raimonda, Scaramuccia e Grimana) al Castello. Si visiterà il centro storico e saranno aperti per i soci del Touring luoghi solitamente inaccessibili. La visita prenderà il via da Piazza del Popolo, cuore della cittadina, delimitata da porticati e palazzi dalle facciate dipinte, tra cui palazzo Altan-Rota (oggi sede comunale con un bellissimo giardino all’italiana antistante e maestoso parco sul retro) e l’antica Loggia Pubblica, prima sede della municipalità sanvitese, dove dal ‘700 è stato inserito un piccolo e splendido Teatro all’italiana. Si visiteranno poi il Duomo, la chiesa di S. Maria dei Battuti annessa all’antico ospitale, gioiello del Rinascimento friulano con uno splendido ciclo di affreschi dell’Amalteo, il Castello con affascinanti affreschi sia esterni sia interni e un inconsueto percorso espositivo, il Museo civico Federico De Rocco con la sua ricca collezione di reperti e opere di varie epoche, il Museo della Vita contadina, fra le raccolte etnografiche più interessanti del Friuli. E’ prevista una pausa per il pranzo. La visita si concluderà alle 17.00.

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Selinunte: scoperta!

Posted by fidest press agency su sabato, 30 dicembre 2017

selinunteCon una termo – camera i geomorfologi dell’Università di Camerino sono riusciti a ritrovare gli ambienti naturali di Selinunte di 2700 anni fa!
Dal 15 al 17 Gennaio 2018, la stampa di tutto il mondo, per la prima volta non solo potrà vedere le immagini effettuate con la termo – camera ma potrà partecipare alla conferenza durante la quale si presenteranno, sempre per la prima volta, i risultati del primo anno di attività di ricerca dei geomorfologi dell’Università di Camerino sul Parco Archeologico di Selinunte.
Le indagini geofisiche svolte e da svolgere nei prossimi mesi stanno per rivelarci un ambiente che ad occhio nudo non si vede e che invece è nascosto sotto il suolo. A Gennaio presenteremo per la prima volta alla stampa di tutto il mondo i risultati del progetto di ricerca portato avanti dall’Università di Camerino, dalla Soprintendenza per i Beni Culturali ed Ambientali di Trapani e dal Parco Archeologico di Selinunte”. Lo ha annunciato Gilberto Pambianchi, Presidente dei Geomorfologi Italiani, Ordinario di Geomorfologia e Geografia Fisica dell’Università di Camerino e Coordinatore del progetto scientifico di ricerca sul Parco Archeologico di Selinunte, in Sicilia. Attraverso dettagliati studi di Geomorfologia Ambientale ed Idrogeologia effettuati sul posto, siamo riusciti a ricostruire, in 3 D, la situazione paleo – ambientale esistita nel corso di tutte le principali colonizzazioni storiche. Siamo dinanzi a risultati importanti perché con l’uso delle apposite strumentazioni a disposizione dei geomorfologi italiani, è stato possibile vedere come era l’ambiente naturale antecedente alle epoche storiche già conosciute ma con l’ausilio di una termo camera siamo riusciti ad ottenere immagini uniche degli ambienti sottostanti. Immagini che per la prima volta al mondo mostreremo alla stampa a Gennaio”. Lo hanno annunciato Gilberto Pambianchi, Presidente dei Geomorfologi Italiani, Ordinario di Geomorfologia e Geografia Fisica dell’Università di Camerino e Coordinatore del progetto scientifico di ricerca sul Parco Archeologico di Selinunte, in Sicilia e Fabio Pallotta, Geoarcheologo, consulente dell’Università di Camerino e del Parco Archeologico di Selinunte e Geologo della Missione Archeologica Italiana in Cirenaica – Libia.
Gli esiti scientifici del primo anno di ricerca inducono Unicam e Selinunte ad approfondire in modo sistematico lo stato conoscitivo di dettaglio dello scenario Storico ed Ambientale dell’area. Gli studi, dunque dureranno altri due anni. A breve eseguiremo una serie di mirati e programmati sondaggi geognostici, strategicamente ubicati nell’area del Parco e fondamentali alla taratura geoarcheologica, stratigrafica, cronologica e paleo ambientale del sito. Effettueremo dunque sul territorio dei sondaggi litostratigrafici con una larghezza del foro di circa 10 cm ed una profondità variabile dai 5 ai 30 metri. Le carote estratte saranno identificate ed archiviate su apposite cassette catalogatrici depositate presso i laboratori del Parco di Selinunte e quindi messe a disposizione dei ricercatori archeologi, botanici, geologi, storici, climatologi ed esperti di storia dell’alimentazione. Infatti grazie a tali scoperte riusciremo a conoscere tante cose importanti. Ad esempio : quale era il clima all’epoca delle colonizzazioni storiche? Quale era l’ambiente e quali le piante? Cosa mangiavano i primi abitanti di Selinunte? Al termine delle operazioni di cantiere, su ogni “punto di sondaggio” verrà installata una Stele esplicativa, che descriverà al visitatore le caratteristiche stratigrafiche, archeologiche ed ambientali rinvenute”.
La città fu distrutta una prima volta nel 409 a.C. dai Cartaginesi, quindi una seconda volta dai Romani nel 250 a.C.; nonostante ciò continuò ad essere abitata fino al XIII secolo circa, quando il progressivo abbandono la celò sotto una spessa coltre di sedimenti sabbiosi di natura eolica e sotto la fitta vegetazione costiera, per essere nel 1551 riscoperta da un monaco domenicano saccense, Tommaso Fazello, che iniziò a cercarla seguendo le indicazioni dello Storico Diodoro Siculo. Ora a distanza di secoli, grazie a questa attività di ricerca siamo ad un passo dal vedere, per la prima volta in assoluto gli ambienti naturali risalenti a più di 2000 anni fa! Questo grazie agli studi geomorfologici che ci hanno dato l’opportunità di ricostruire in 3 D l’ambiente di allora, la sua evoluzione nei secoli ma addirittura con una termo camera siamo riusciti a vedere la parte sottostante. Oggi ciò che vediamo sono quattro grandi aree: 1. la Collina Orientale dove si trovano il Tempio G (o di Zeus), che è uno dei più grandi templi realizzati nell’antichità dai Greci nel Mediterraneo; il Tempio di Hera ed il Tempio di Athena o Dioniso); 2. l’Acropoli, dove si nota ancora il sistema viario di tipo Ippodameo: qui si trovano i Templi di Apollo; 3. la Collina di Manuzza, dove sono ubicati i quartieri urbani e l’Agorà, portata alla luce recentemente dal gruppo di archeologi della missione tedesca che da più di trent’anni opera nel territorio; 4. il tratto terminale del Fiume Modione (l’antico Fiume Selinous, da cui proviene il nome della città) che scorre ad occidente dell’Acropoli; qui, lungo la sponda destra del corso idrico, sorgono i Santuari Extraurbani: il Tempio di Hera Matronale, il Santuario di Demetra Malophoros, il Tempietto dedicato a Zeus Meilichios ed il Tempio M, oltre alle più le vaste necropoli. Ora siamo ad un passo dal vedere gli ambienti risalenti a più di 2000 anni fa”.
Un grande progetto, una grande ricerca Made in Italy, con menti che sono vere eccellenze italiane nel mondo ed una grande università quella di Camerino. Proprio da questo territorio duramente colpito dal sisma nel 2016, parte invece il progetto di rilancio culturale della Sicilia. “Selinunte nasce con il Consenso Geologico! Da sempre la Geologia impedisce, o favorisce l’impresa antropica: l’opera dell’uomo – ha concluso Fabio Pallotta, Geoarcheologo, consulente dell’Università di Camerino e del Parco Archeologico di Selinunte e Geologo della Missione Archeologica Italiana in Cirenaica – Libia – rappresenta un bene duraturo e bello quando ottiene e mantiene nel tempo i favori della natura”.

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Alla scoperta di prospettive al di là della semplice tolleranza

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 dicembre 2017

Abu Dhabi Emirati Arabi Uniti, 16 dicembre 2017 (BWNS) — Hoda Mahmoudi, titolare della Cattedra baha’i per la pace nel mondo presso l’Università del Maryland, ha recentemente partecipato con altri cinque studiosi internazionali e vari rappresentanti religiosi a un seminario dedicato all’esame critico del concetto di “tolleranza” nelle società socialmente e religiosamente diverse. Il luogo era l’Istituto della New York University di Abu Dhabi negli Emirati Arabi.Intitolato “Tolleranza negli Emirati Arabi Uniti: storie e riflessioni sulla tolleranza religiosa e il moderno stato-nazionale”, il workshop ha esaminato come e in che modo la tolleranza è presente negli stati moderni e come ciò si riflette nelle esperienze vissute delle minoranze religiose.
«La tradizionale idea di tolleranza non è una soluzione alle questioni sempre più complesse del nostro tempo», ha detto la professoressa Mahmoudi nella sua conferenza. Ella ha sottolineato la necessità di nuove teorie e idee su come la società dovrebbe essere organizzata e come le relazioni interpersonali dovrebbero essere concepite per costruire basi più profonde e più solide per la pace.«La globalizzazione sembra accantonare vecchie istituzioni che non sono più in grado di rispondere a un mondo che cambia rapidamente. Occorre un nuovo paradigma per esaminare le linee che ci dividono e trovare aree comuni di comprensione che ci uniscano», ha spiegato. «Questo approccio consente la condivisione delle caratteristiche comuni tra le società, pur accettando che la modernità possa assumere molteplici forme e modelli di istituzionalizzazione».La professoressa Mahmoudi ha anche discusso la posizione della religione nelle trasformazioni globali in corso. «La teoria della secolarizzazione che era popolare nel discorso accademico occidentale negli anni 1960 e 1970 – l’idea che la religione sarebbe scomparsa con la modernizzazione delle società – è stata respinta. È chiaro che la religione è ancora un elemento centrale della vita di molte persone nella società moderna e che la diversità religiosa è in aumento.«La questione non è semplicemente quale posto abbia la religione nelle sempre più controverse e mutevoli configurazioni istituzionali degli Stati e delle culture nazionali, ma in che modo la religione possa contribuire a costruire e integrare una società globale interconnessa», ha concluso.
Justin Stearns della New York University di Abu Dhabi, che ha partecipato all’organizzazione dell’evento, ha osservato che «il seminario ha riunito rappresentanti di diverse comunità religiose negli Emirati Arabi con gli accademici che studiano il ruolo della religione e della tolleranza religiosa nello stato moderno.«Il workshop è riuscito a fare in modo che queste due comunità distinte avessero una vivace conversazione e chiarissero i vari percorsi storici delle comunità religiose presenti negli Emirati Arabi. Inoltre, gli esempi comparativi che sono stati discussi hanno aiutato a contestualizzare le potenzialità e i limiti del concetto di tolleranza».

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Alla scoperta del patrimonio calabrese: musei e parchi archeologici

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 agosto 2017

Capo ColonnaGregorio AversaCapo Colonna (Crotone) 1/22 agosto 2017. Al Museo e Parco Archeologico Nazionale di Capo Colonna (Crotone), diretto da Gregorio Aversa, si terrà il ciclo di incontri Alla scoperta del patrimonio calabrese: musei e parchi archeologici. L’iniziativa nasce dalla volontà di presentare e valorizzare alcuni tra i vari presidi archeologici della Calabria che conservano resti di grande valore forse non ancora abbastanza conosciuti. Parteciperanno a questa importante proposta mirata alla conoscenza e alla promozione dei tanti tesori che contraddistinguono la nostra Regione alcuni esperti del settore. Questi gli incontri previsti:
1 agosto 2017 – Ore: 18.30 Incontro con Adele Bonofiglio, direttore del Museo Nazionale Archeologico della Sibaritide, del Museo Archeologico Nazionale di Amendolara e del Museo Archeologico Nazionale “Vito Capialbi”di Vibo Valentia.
Angela Acordon8 agosto 2017- Ore 18.30 Incontro con Maria Cerzoso, direttore del museo dei Brettii e degli Enotri di Cosenza.
18 agosto 2017- Ore 18.30 Incontro con Fabrizio Mollo, curatore scientifico e allestimento del museo di Blanda di Tortora e curatore allestimento del museo dei Brettii e del Mare di Cetraro.
22 agosto 2017 – Ore 18.30Incontro con Rossella Agostino, direttore del Museo e Parco Archeologico Nazionale di Locri, del Museo Archeologico e Parco Archeologico dell’antica Kaulon, del Museo e Parco Archeologico “Archeoderi” di Bova Marina e del Museo Archeologico di Metauros di Gioia Tauro.
In coincidenza con gli incontri il museo di Capo Colonna rimarrà aperto al pubblico fino alle ore 23.00. L’iniziativa è realizzata dal Museo e Parco Archeologico Nazionale di Capo Colonna in collaborazione con il comune di Crotone. Il Museo e Parco Archeologico Nazionale di Capo Colonna afferisce al Polo Museale della Calabria diretto da Angela Acordon. (foto: capo colonna, Gregorio Aversa, Angela Acordon)

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Importante scoperta sui meccanismi che regolano la crescita tumorale

Posted by fidest press agency su domenica, 18 giugno 2017

tumoreNapoli Dalla ricerca sulle malattie genetiche rare arriva un’importante scoperta sui meccanismi che regolano la crescita tumorale. Tale scoperta, effettuata dal gruppo di ricerca guidato da Andrea Ballabio, direttore dell’Istituto Telethon di Genetica e Medicina (Tigem) di Napoli e Professore Ordinario di Genetica Medica all’Università Federico II di Napoli, in collaborazione con ricercatori dell’Istituto Europeo di Oncologia, verrà pubblicata il 16 Giugno sulla prestigiosa rivista scientifica Science. Il lavoro è stato reso possibile grazie al finanziamento di Fondazione Telethon, al quale si è aggiunto un contributo dell’Associazione italiana per la ricerca sul cancro (Airc).
«Questa è una storia che parte da lontano – spiega il professor Andrea Ballabio – e in particolare dal nostro “storico” interesse per quegli organelli cellulari chiamati lisosomi che sono coinvolti in un ampio gruppo di malattie genetiche rare, quelle da accumulo lisosomiale appunto. In queste gravi patologie, a causa di un difetto genetico, i lisosomi non svolgono a dovere il loro compito, ovvero quello di neutralizzare, grazie al loro ampio corredo di enzimi, le sostanze di scarto: il risultato è che queste sostanze si accumulano nelle cellule, danneggiandole irreversibilmente. Studiando il funzionamento dei lisosomi abbiamo però scoperto che questi organelli non sono dei semplici “spazzini”, ma dei fini regolatori del nostro metabolismo».Nel 2009, infatti, il direttore del Tigem e il suo team hanno descritto per la prima volta – ancora sulle pagine di Science – un gene chiamato TFEB che è in grado di regolare da solo l’attività di molti altri geni coinvolti sia nella produzione sia nel funzionamento dei lisosomi. «Ci siamo resi conto da subito – continua Ballabio – di essere di fronte a un meccanismo di “pulizia” delle nostre cellule assolutamente nuovo e finemente regolato, potenzialmente sfruttabile per evitare l’accumulo di sostanze tossiche tipico di svariate malattie degenerative, di origine genetica ma non solo».Gli studi successivi condotti al Tigem hanno infatti confermato che i lisosomi funzionano come veri e propri termovalorizzatori, degradando le molecole già utilizzate e ormai inutili per ricavarne energia. Questo è particolarmente utile in assenza di nutrienti e nella risposta all’esercizio fisico prolungato: quando ci sono poche risorse a disposizione e l’organismo quindi sfrutta le proprie riserve endogene di energia. In presenza di cibo, invece, questa via metabolica viene normalmente silenziata. Il nuovo studio, che porta la firma come primo autore di Chiara Di Malta, borsista nel laboratorio di Ballabio, dimostra che se questo meccanismo si inceppa è in grado di promuovere la crescita tumorale. I ricercatori del Tigem hanno infatti dimostrato come diversi tipi di cellule tumorali (melanoma, tumore del rene e del pancreas) siano in grado di replicarsi in modo indiscriminato proprio perché questo sistema di regolazione “anti-spreco” è sempre attivo. Studi preliminari dei ricercatori del Tigem dimostrano che l’inibizione di questo meccanismo blocca la crescita tumorale, suggerendo quindi una nuova strategia per la terapia dei tumori. “L’unione delle forze di due tra le più importanti organizzazioni non profit a supporto della ricerca in Italia ha prodotto uno straordinario risultato scientifico – precisa Niccolò Contucci, Direttore Generale dell’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro – Siamo orgogliosi di avere finanziato insieme a Fondazione Telethon questo importante lavoro che costruisce un ponte tra la conoscenza di base e lo sviluppo di nuove terapie per la cura del cancro. Una scoperta che merita la pubblicazione sull’autorevole rivista Science e contribuisce a posizionare la ricerca italiana indipendente tra le eccellenze del panorama scientifico internazionale”.

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Il viaggio alla scoperta di LEO

Posted by fidest press agency su martedì, 31 gennaio 2017

leoleo1Roma Dal 4 febbraio al 4 marzo torna in scena al Teatro Argentina in Largo Argentina 1, riparte il viaggio alla scoperta di LEO, quel Genio di un bambino che il mondo conoscerà come Leonardo da Vinci, nello spettacolo che tanto ha affascinato e commosso adulti e piccini nella passata stagione. La figura del grande scienziato-artista restituisce alla scena un inedito Leonardo fanciullo, pronto ad ammaliare il pubblico con la sua fresca creatività ritrovata in una “particolare” seconda giovinezza. Così, tra emozionanti rivelazioni ed euforiche riscoperte di macchine e marchingegni, attraverseremo il suo ultimo anno passato a Vinci componendo insieme ai suoi amici un percorso vivace e inatteso che rivelerà nell’emozionante epilogo il “segreto di tutte le cose”.
Lo spettacolo, una produzione Teatro di Roma, da un’idea di Alberto Nucci Angeli e Lorenzo Terranera, per la regia di Francesco Frangipane, si inserisce nella rassegna IL TEATRO FA GRANDE, l’articolato programma di spettacoli e progetti per spettatori da 0 a 99 anni che trasforma il palcoscenico in un atelier della fantasia per tutte le età.
Di Leonardo da Vinci si conoscono le invenzioni, i suoi quadri, le armi, gli studi sul volo, sull’anatomia, gli indovinelli, la filosofia, anche i suoi protettori, i suoi spostamenti, le sue domande e l’incidenza nel mondo attuale. Quello che non sappiamo è che bambino fosse, quali fossero i suoi giochi, quali i suoi amici, cosa lo catturasse? E se dietro al più straordinario genio della storia dell’umanità non ci fosse che il più comune dei desideri? Lo scopriremo partendo dal Castello di Clos-Lucé ad Amboise. Siamo nel 1517, Leonardo, pittore, architetto e ingegnere presso la corte del Re di Francia, è ormai avanti negli anni. In procinto di svelare un importante segreto, si chiude in sé stesso, nelle sue meditazioni, e smette di parlare. Più di un medico pensa che il genio di Vinci sembra essere tornato bambino e che solo i suoi amici potrebbero aiutarlo a tornare in sé. Per risolvere il problema, il Re invita a corte Lisa, il primo tenero amore dell’infanzia di Leonardo, e il vecchio amico Maso. Introdotti nella camera studio di Leonardo, dove questi giace anziano e malato, Lisa e Maso vedono l’enorme armadio pieno di cassetti e sportelli che domina l’intera stanza in lungo e in largo e che conserva tutte le invenzioni e i progetti del genio. I due, comprendendo che con l’amico c’è poco da fare e che anche quando proferisce qualche rara parola questa è sconnessa e infantile, decidono di cercare il segreto, stando attenti a non farsi sorprendere da quello strano servitore. Ma nessuno di quei cassetti e sportelli si apre e non ci sono chiavistelli: sicuramente una diavoleria del loro vecchio amico sottintende all’apertura di quell’armadio. Leonardo si rigira nel letto e la sagoma del suo corpo lentamente si affloscia fino a scomparire e da sotto il letto ne esce fuori un bambino: Leo stesso, tornato bimbo che, con aria misteriosa, comincia ad aprire cassetti e offrire oggetti. Quel bambino/vecchio vuole giocare con i suoi amici e nel farlo apre gli sportelli, ognuno con una sua combinazione, cosa che induce Maso e Lisa ad assecondarlo: giocando e ripercorrendo l’ultimo anno insieme a Vinci, i tre arriveranno a svelare un segreto che sarà davvero la misura di tutte le cose.
leo2Con Leo e i suoi amici riscopriremo una insolita biografia del genio e dell’artista in movimento su una scenografia interamente in legno, realizzata da Lorenzo Terranera. Infatti, l’azione scenica si compone e costruisce come un enorme meccanismo a ingranaggio, trasformando di volta in volta gli elementi che accompagneranno i protagonisti nel progredire della storia: dal letto alla nave, dall’albero agli strumenti, fino all’armadio-memoria che campeggia sulla scena, ricco di cassetti e sportelli. Un allestimento magico e creativo, un atto unico per bambini e adulti che sentono ancora risuonare dentro di loro la propria parte infantile e per coloro che invece l’hanno smarrita.
Orari spettacolo: tutti i giorni ore 10.30 sabato ore 16.00 domenica ore 11.00 6, 7, 20, 21 e 26 febbraio riposo Biglietti:
bambini 10 € adulti 15 € matinée per le scuole bambini 8 € adulti 12€ Under14 card 36 €: 4 ingressi per bambini e adulti a scelta al Teatro Argentina per gli spettacoli del Teatro Ragazzi (platea, palchi platea, I e II ordine) dai 5 anni (foto: leo)

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Pericardite idiopatica ricorrente: scoperta una nuova cura che riduce drasticamente le recidive

Posted by fidest press agency su domenica, 4 dicembre 2016

-bergamoBergamo. Porta la firma di Antonio Brucato, direttore della Medicina interna e del Centro per lo studio e la ricerca delle malattie del pericardio del Papa Giovanni XXIII, lo studio pubblicato sul prestigioso Journal of the American Medical Association JAMA, che dimostra l’efficacia del farmaco biologico noto come Anakinra nella cura della pericardite ricorrente.“Anakinra è un farmaco biologico utilizzato da molti anni nella terapia dell’artrite reumatoide, soprattutto nei bambini. È un inibitore naturale della interleuchina-1, una delle più potenti molecole che inducono infiammazione – spiega Antonio Brucato, primo autore dell’articolo -. Il nostro studio dimostra che è molto efficace anche nella cura della pericardite ed è sicuro. Si tratta dell’ennesimo contributo dato dal Papa Giovanni alla conoscenza e alla cura di questa patologia. Infatti il motto del nostro centro specialistico è proprio “La ricerca che cura” e seguiamo ormai più di mille persone, provenienti da tutta Italia e non solo. In meno di 10 anni grazie al nostro lavoro e alla collaborazione con altri centri italiani l’approccio a questa malattia è drasticamente cambiato: in pochi anni abbiamo dimostrato la poca efficacia delle alte dosi di cortisone a favore della Colchicina e ora l’utilità della Anakinra. Possiamo dire che una malattia considerata da sempre orfana oggi non lo è più”.Il farmaco necessita comunque di ulteriori studi per verificare i risultati e per valutare la sicurezza e l’efficacia a lungo termine. Relativamente costoso, come molti farmaci cosiddetti biologici, è indicato nelle forme più severe della malattia, quelle caratterizzate da uno spiccato quadro infiammatorio, con febbre e pleurite, che non rispondono ai trattamenti a base di cortisone e colchicina. La pericardite idiopatica ricorrente è una malattia di cui non si conosce bene la causa, caratterizzata da episodi frequenti di infiammazione del pericardio, quella membrana che avvolge il cuore e formata da due strati di tessuto molto sottili separati tra loro da un liquido che ne impedisce l’attrito. La sintomatologia della pericardite comprende dolore toracico, accentuato da certe posizioni e dal respiro profondo, e spesso febbre.Lo studio pubblicato su JAMA, svolto in collaborazione con Alberto Martini direttore scientifico dell’ospedale pediatrico Istituto Giannina Gaslini di Genova e di Massimo Imazio del Dipartimento di Cardiologia dell’ Ospedale Maria Vittoria di Torino, porta la firma, oltre che di Antonio Brucato, anche di altri 5 operatori del Papa Giovanni: i medici della Medicina interna Silvia Maestroni, Davide Cumetti e Anna Valenti, la farmacista Monia Lorini e la biostatista della Fondazione per la ricerca Ospedale Maggiore di Bergamo (FROM) Alessandra Carobbio.Lo studio ha coinvolto 21 pazienti, prevalentemente adulti e con pericardite ricorrente severa. Quelli trattati con placebo, cioè con un farmaco privo di principio attivo, sono stati 10 e 9 di loro hanno sviluppato una pericardite, cioè il 90%. Mentre quelli trattati con Anakinra sono stati 11 e solo due di loro hanno ripresentato i segni della malattia (18,2%), a fronte di eventi avversi molto contenuti (20 pazienti hanno avuto transitorie reazioni cutanee locali e nessuno ha interrotto in modo permanente il farmaco).

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Eccezionale scoperta scientifica: l’embolia polmonare è la causa prevalente della sincope

Posted by fidest press agency su sabato, 22 ottobre 2016

embolia-polmonareIl Prof. Paolo Prandoni dell’Azienda Ospedaliera/Università di Padova direttore del Centro Coagulopatie, autore principale della scoperta scientifica, pubblicata oggi dalla prestigiosa rivista scientifica The New England Journal of Medicine ha evidenziato come
“i risultati di questo studio aprano uno scenario completamente nuovo nel panorama diagnostico della sincope, richiedano la riformulazione di nuove linee guida nazionali ed internazionali che prevedano la ricerca dell’Embolia Polmonare (EP) in tutti in pazienti che vengono ricoverati con un episodio di sincope”. Padova è capofila degli 11 Centri italiani che hanno contribuito in modo significativo al progetto. Luciano Flor direttore generale dell’Azienda Ospedaliera riconosce l’elevata preparazione scientifica dei ricercatori universitari padovani che ha consentito di raggiungere risultati a livello internazionale e, auspica possano presto, tradursi in pratica per il bene di tutti. L’embolia polmonare è la terza malattia cardiovascolare in ordine di frequenza. In Europa circa 370.000 sono i decessi legati all’EP ogni anno. La precocità della diagnosi e della terapia ne riduce la mortalità del 75%. La sincope è una perdita di coscienza transitoria a rapida insorgenza, di breve durata e con risoluzione spontanea e completa. E’ responsabile del 3% di tutti gli accessi al Pronto Soccorso e dell’1% di tutti i ricoveri ospedalieri. Abitualmente avviene per cause banali e facilmente riconoscibili – quale stress emotivo, dolore, vista del sangue, post-prandiale, post-esercizio fisico, post-minzionale, prolungata stazione eretta in pubblico soprattutto in ambienti chiusi, calo pressorio – frequentemente indotto dal recente uso di farmaci ipotensivi, disidratazione, vomito e/o diarrea profusi, salasso, uso di alcoolici, emorragie, uso di colletti troppo stretti, malattie neurologiche di varia natura – e tende a ripetersi anche più volte all’anno in soggetti predisposti. I casi di sincope vengono per lo più gestiti su base ambulatoriale, e se anche – come spesso accade – i pazienti si recano ad un Pronto Soccorso vengono rapidamente congedati.Solo una minoranza – oscillante tra 1/4 ed 1/3 di tutti i pazienti con sincope – vengono ricoverati. Trattasi dei casi in cui la caduta ha provocato seri traumi, di quelli che hanno patologie concomitanti che ne richiedono il ricovero, di coloro che hanno una elevata probabilità di affezioni cardiache predisponenti (quali bradi o tachiaritmie o stenosi aortiche) e di coloro in cui non si identifica una causa plausibile della perdita di coscienza.
Benchè sia noto che la sincope può essere provocata da una embolia polmonare EP (da sola od associata con trombosi venose profonde degli arti), non si conosceva prima di questo studio la reale frequenza di EP in pazienti con sincope, per questo i medici raramente la sospettavano in questi pazienti.Ma la precoce diagnosi e cura quasi sempre diventa decisiva per favorire la sopravvivenza del paziente, dato che l’EP è una condizione grave e potenzialmente fatale.
Allo scopo di stabilire la prevalenza di EP in pazienti ricoverati per sincope, è stato avviato lo studio multicentrico, prospettico in 11 centri italiani (Padova, Roma, Camposampiero, Livorno, Faenza/Ravenna, Castelfranco V.to, Piacenza, Cosenza, Roma 2, Udine, Varese), che ha previsto l’impiego di un algoritmo diagnostico ben consolidato che accertasse o escludesse la presenza di EP nei 560 pazienti oggetto della ricerca, prescindendo dal fatto che fosse ipotizzabile oppure no una causa alternativa di sincope. In 205 pazienti non c’era una spiegazione chiara della sincope ma grazie allo studio è stata riscontrata in 52 di loro l’embolia polmonare. Negli altri 355, i clinici erano convinti di aver trovato altra spiegazione alla sincope e non embolia polmonare, in 45 di loro è stata dimostrata invece l’embolia polmonare in atto.
Entro le 48 ore dal ricovero in ben 97 pazienti è stata riscontrata l’EP – il 17.3% delle 560 persone oggetto della ricerca. L’embolia polmonare era grave in 61 pazienti e in 36 di più limitata entità. La precocità della diagnosi nei pazienti giunti al Pronto Soccorso ha consentito una tempestiva terapia salvavita.In conclusione quando non esista altra spiegazione all’episodio sincopale, è ora dimostrata la frequenza di embolia polmonare, che sommata a quella già riconoscibile, diventa in 2/3 dei pazienti che afferiscono ai Pronti Soccorso, causa certa di sincope. (foto: embolia polmonare)

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Africa: alla scoperta di un continente

Posted by fidest press agency su lunedì, 5 settembre 2016

africa7Lunedì 5 Settembre 2016, ore 9:00 / 23 Settembre 2016 Biblioteca di area di Studi politici Via Gabriello Chiabrera, 199 – Roma, Italy
Fino al 23 settembre la Biblioteca di area di studi politici Pietro Grilli di Cortona allestisce il suo quinto percorso bibliografico per offrire agli studenti un saggio del ricco patrimonio librario dedicato all’Africa. Nel corso di un ventennio mirate acquisizioni, i doni del prof. Luigi Goglia e l’arrivo della Biblioteca del Centro di Studi internazionali e (CeSPI) hanno creato una solida ossatura bibliografica, alla quale si è aggiunta, in anni recenti, la donazione della piccola ma pregiata collezione del funzionario coloniale Agostino Chiofalo, raccolta di testi pubblicati nella prima metà del ventesimo secolo sul continente africano con particolare riguardo alle colonie italiane. Il percorso è stato realizzato da Sonnya Megnekou, volontaria del Servizio Civile Nazionale.

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Alla scoperta della cucina russa

Posted by fidest press agency su domenica, 27 settembre 2015

fornasarofiliputtiUdine lunedì, 28 settembre, alle 18, nella sede di Fff in via Calzolai 5 (angolo via Savorgnana). Gli speciali appuntamenti in Fff, un mix tra conversazioni, lezione e degustazione, permettono agli interessati di conoscere nuovi Paesi attraverso l’approccio culinario. Tutto è sempre accompagnato da una sessione dedicata al vino, concentrata in particolare sulla ricerca delle migliori proposte di abbinamento del piatto straniero con l’eccellenza vitivinicola friulana.
Gli eventi sono proposti dalla Camera di Commercio grazie al coinvolgimento diretto su tanti mercati, nei quali l’ente supporta le aziende friulane nei loro processi di internazionalizzazione e sviluppo dell’export: oltre alla Russia, l’Africa Subshariana, il Centro Est Europa, il Nord Africa e il Nord America, e l’Asia. (foto: filiputti, fornasaro)

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Scoperta fossa comune di profughi birmani Rohingya

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 maggio 2015

thailandiaDopo la scoperta di una fossa comune nel sud della Thailandia, l’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) ha chiesto un’indagine indipendente delle Nazioni Unite sui campi di transizione, detti anche lager della morte, in cui trafficanti di esseri umani trattengono i profughi prevalentemente Rohingya provenienti dalla Birmania (Myanmar). In base a molte testimonianze si può dedurre che vi siano circa 60 campi di transizione lungo la frontiera tra la Thailandia e la Malesia.In una lettera indirizzata all’Alto Commissario per i Diritti Umani delle Nazioni Unite Zeid Ra’ad Al Hussein, l’APM sottolinea il fatto che questi campi sembrino esistere anche grazie alla connivenza di polizia, esercito e istituzioni. Solamente un’indagine indipendente condotta dagli esperti per i diritti umani delle Nazioni Unite può quindi fare veramente luce su quanto vi succede e indicare i responsabili dei crimini contro l’umanità che vi vengono commessi.Lo scorso 1 maggio 2015 la polizia thailandese ha scoperto una fossa comune con circa 30 cadaveri nelle immediate vicinanze della frontiera con la Malesia. I morti sembrano essere prevalentemente profughi Rohingya provenienti dalla Birmania e dal Bangladesh. Secondo i primi accertamenti, i profughi sarebbero morti di fame, sfinimento fisico, maltrattamenti e torture. La polizia ha già arrestato quattro presunti trafficanti di esseri umani e sta cercando altre quattro persone. Gli arrestati sono una persona a sua volta appartenente alla minoranza dei Rohingya, rappresentanti delle istituzioni e abitanti di un vicino villaggio.Secondo le testimonianze di chi è sopravvissuto a questi campi della morte, la maggior parte dei campi di transizione si trovano in territorio malese. Il paese a maggioranza musulmana è diventato meta di molti Rohingya in fuga dalla Birmania dopo che Thailandia e Bangladesh hanno chiuso le frontiere ai profughi. I trafficanti di esseri umani trattengono i profughi in questi campi in attesa che familiari e parenti paghino o un riscatto o la continuazione del viaggio. Per molti la somma di qualche migliaio di euro è semplicemente troppo alta. Da quando nel giugno 2012 in Birmania si è scatenata una nuova ondata di violenza contro le persone appartenenti al gruppo etnico dei Rohingya di fede musulmana, più di 100.000 persone sono fuggite. In Malesia attualmente vivono circa 40.000 profughi Rohingya.Da tempo l’APM teme l’aumento del traffico di esseri umani proprio in relazione alla tragedia dei Rohingya in Birmania e mette in guardia la comunità internazionale sulla necessità di impegnarsi maggiormente nei confronti del paese asiatico per una soluzione politica del conflitto con questa minoranza. Finché la Birmania si rifiuta di riconcedere ai Rohingya la cittadinanza tolta loro con una legge del 1982, i paesi vicini hanno l’obbligo di accogliere e concedere protezione alle persone appartenenti a quella che l’ONU ha definito la minoranza più perseguitata al mondo.

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Scoperta la genesi del diabete

Posted by fidest press agency su lunedì, 22 luglio 2013

È stato fatto dall’équipe di ricerca condotta dal professor Saverio Cinti un altro importante passo verso la conoscenza della patogenesi del diabete, che affligge 350 milioni di persone nel mondo, 33 milioni in Europa, uccide un europeo ogni due minuti e costa circa il 15% del costo sanitario globale. Già nel 2005 il gruppo di lavoro aveva scoperto che l’infiammazione che caratterizza il tessuto adiposo, implicata nella patogenesi del diabete di tipo 2, è dovuta alla morte degli adipociti obesi. Del 2008, poi, è la scoperta che gli adipociti viscerali sono più fragili e quindi più propensi alla morte di quelli del sottocutaneo, offrendo così una possibile spiegazione al fatto che l’accumulo di grasso viscerale (più frequente nel sesso maschile) è più pericoloso per le conseguenze metaboliche di quello sottocutaneo (più frequente nel sesso femminile).Ora, il più recente, importante step consiste nel riconoscimento del meccanismo che porta alla morte gli adipociti obesi. Si tratta di un tipo particolare di morte che può essere indotta da diversi fattori patogeni, interni o esterni alle cellule. Questo tipo di morte cellulare si chiama piroptosi (perché è associata a una vivace reazione da parte dell’organismo che spesso implica la presenza di febbre). Infatti a differenza dell’apoptosi, modalità più nota di morte cellulare programmata, la piroptosi evoca una risposta infiammatoria indotta dall’attivazione di una reazione molecolare cellulare (inflammosoma) che implica l’attivazione di un enzima specifico (caspasi 1). La caspasi 1 a sua volta attiva e promuove la secrezione di citochine infiammatorie, quali IL1beta e IL 18. Queste possono provocare danni che vanno dalla interferenza funzionale con il recettore insulinico (provocando il diabete tipo 2), alla possibilità di attivazione di meccanismi di auto immunità e, forse, anche di stimolo alla degenerazione neoplastica. Il diabete di tipo 2 è la più diffusa complicanza dell’obesità (circa l’ 85% dei pazienti con diabete di tipo 2 sono obesi) ed è noto che i soggetti obesi hanno una maggiore propensione (circa 2-3 volte rispetti a soggetti magri) al carcinoma dell’esofago, della mammella e del colon.Questi dati aprono nuove prospettive per la prevenzione e il trattamento di queste malattie, come per esempio l’uso di antiinfiammatori specifici. Inoltre, il riscontro di cristalli di colesterolo, che di per sé può attivare il meccanismo dell’inflammosoma che porta alla piroptosi, negli adipociti obesi e stressati potrebbe indicare che aspetti dietetici particolari (a esempio con grassi o altri componenti che favoriscano la cristallizzazione del colesterolo) potrebbero essere più predisponenti di altri per l’infiammazione del tessuto adiposo degli obesi e le conseguenti gravi complicanze legate all’obesità.Le tappe che porterebbero alla morte per piroptosi della cellula adiposa obesa, suggerite dai risultati del lavoro, potrebbero essere le seguenti:
1-Rigonfiamento della cellula adiposa per il bilancio energetico positivo (accumulo di energia)
2-Relativa carenza di ossigeno per allontanamento fisico dai vasi capillari e modificazioni della matrice extracellulare
3-Sofferenza cellulare (stress) evidenziata 1) a livello strutturale da alterazione di organuli cellulari, accumulo di glicogeno e calcio, comparsa di cristalli di colesterolo; 2) a livello biochimico da accumulo di radicali liberi e comparsa di molecole markers di stress cellulare.
4-Produzione di molecole che attirano i macrofagi (MCP1)
5-Attivazione del meccanismo molecolare che porta alla piroptosi (inflammasoma) con comparsa negli adipociti di molecole markers di tale processo (caspasi 1, ASC, IL 1beta, IL 18)
6-Morte della cellula adiposa con produzione di voluminosi detriti (in primis, le grandi gocciole lipidiche)
7-Formazione di caratteristiche reazioni isto-patologiche (crown-like-structures, CLS) deputate al riassorbimento dei detriti: i macrofagi circondano i detriti e li riassorbono
8-La difficoltosa eliminazione dei detriti degli adipociti implica nel tessuto adiposo obeso una cronica permanenza dei macrofagi delle CLS con continua e sostenuta produzione di citochine, che si sommano a quelle prodotte dalle cellule adipose stressate e che determinano resistenza periferica all’insulina e diabete di tipo 2. Lo stato flogistico cronico del tessuto adiposo infiammato, infine, rappresenta un milieu favorente la degenerazione neoplastica dei tessuti epiteliali concomitanti (es.: mammella e colon).

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