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Posts Tagged ‘scoperte’

Scuola: 200mila cattedre scoperte, pure quest’anno le nomine saranno un flop

Posted by fidest press agency su venerdì, 1 luglio 2022

“Sulle assunzioni a tempo indeterminato del personale docente non ci siamo: avere lasciato fuori i precari abilitati e con anni di supplenze è una decisione autolesionista che fa male alla scuola e ai suoi studenti che anche quest’anno avranno 200mila supplenti annuali”: a dirlo è oggi Marcello Pacifico, commentando la decisione del ministero dell’Istruzione di assumere da prima fascia Gps solo utilizzando le graduatorie del sostegno e dei parlamentare di seguire la linea conservatrice del Governo, bocciando la proposta Anief del doppio canale di reclutamento, rimasto fuori dal maxi-emendamento della Commissione Bilancio al decreto legge 36 approvato dall’Aula del Senato.“L’anno scorso – dice Marcello Pacifico – questa modalità ha prodotto la mancata assegnazione della metà dei posti assegnati al ruolo e autorizzati dal Mef; gli anni precedenti andò ancora peggio. Nel 2021, degli 11.997 assunti da GPS quasi tutti erano docenti di sostegno. Quest’anno, alla luce delle modifiche delle norme sulla mobilità e alla riattivazione della Call veloce, si poteva sanare questo errore includendo tra coloro che hanno diritto alle immissioni in ruolo anche gli insegnanti curricolari, su disciplina comune, inseriti nella prima fascia”. “Come risulta incomprensibile – continua il sindacalista Anief – avere scartato a priori un’altra soluzione concreta e immediata: la stabilizzazione dei docenti precari inseriti in seconda fascia Gps, nei casi in cui da Gae e prima fascia risultassero esaurite le candidature. È appurato che il Ministro non vuole risolvere il problema della supplentite, evidentemente funzionale alle casse dello Stato. Anche perché che senso ha continuare anche a licenziare maestre con diploma magistrale, dopo che hanno anche superato l’anno di prova, salvo riassumerle come precarie a settembre con gli stessi alunni? La verità è che abbiamo a che fare con una politica ipocrita, che non gestire il precariato scolastico e si dimostra sempre più miope nelle scelte. Oramai – conclude Pacifico – siamo alla colpevole approssimazione. Per questi motivi, il contenzioso continuerà e lo Stato sarà processato dall’Europa”.

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A Siena, nuove scoperte nella sede storica delle Pie Disposizioni

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 aprile 2022

Si trova all’interno del Santa Maria della Scala. La Società di Esecutori di Pie Disposizioni, erede della compagnia dei Disciplinati di Santa Maria sotto le volte dello Spedale, uno dei più antichi sodalizi senesi le cui origini risalgono presumibilmente alla fine del Duecento, ha la propria sede storica all’interno del complesso monumentale S. Maria della Scala che si raggiunge con la scala sette-ottocentesca che dalla Corticella arriva fino al piano sottostante attraversando il vano affrescato che si affaccia sull’antica strada interna medievale di S. Ansano. Già nel 1999, durante i lavori di ristrutturazione del complesso museale, sopra la volta e sulle pareti della ripida scala sette-ottocentesca fu rinvenuto il ciclo di affreschi, quasi monocromo, con scene di vita eremitica dei primi padri della Chiesa, la Tebaide, cosiddetta perché ambientata nel deserto di Tebe in Egitto. Studi recenti (A. Bagnoli, M. Corsi) datano il ciclo prima della grande peste del 1348 e lo riferiscono a un pittore influenzato da Ambrogio e Pietro Lorenzetti, che si accosta all’attività di Niccolò di ser Sozzo e del giovane Lippo Vanni . Data la notevole rilevanza di tali affreschi, la Società di Esecutori di Pie Disposizioni, ha promosso e finanziato alcune indagini, atte ad individuare l’eventuale prosecuzione della Tebaide sulle pareti e per meglio definire la conformazione architettonica dell’antico vano che l’accoglie. Sono stati scoperti i resti di una scala trecentesca, coeva ai dipinti, costituita da 13 gradini, addossata sulla parete est, la quale in alto, nel settore nord, pare proseguire in direzione ovest sopra la volta a botte della scala attuale, al momento non esplorata, mentre sulle pareti sono emerse due figure a fresco, un monaco orante monocromo e una figura di Santo, una piccola volta dipinta con cielo stellato, una balza a riquadri a finto marmo, tutti appartenenti all’intervento pittorico trecentesco. Al termine della scala antica, al piano della sede delle Pie Disposizioni, è emerso inoltre un pianerottolo a mattoni su cui si imposta una apertura con arco, decorato nell’intradosso con scena figurata, ancora poco leggibile.Questi ritrovamenti danno nuovo impulso a ulteriori indagini e studi, propedeutici al restauro e alla valorizzazione dello straordinario ciclo affrescato, un progetto che è stato scelto quale sponsor principale da mister Robert Cope, presidente della Fondazione Vaseppi, grande estimatore dell’arte medievale senese, che di recente ha finanziato il restauro del trittico dell’Assunta di Taddeo di Bartolo a Montepulciano. La Società di Esecutori di Pie Disposizioni, ancora oggi, come peraltro fin dalle proprie origini, è lieta di contribuire all’arricchimento del patrimonio culturale della città di Siena.

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Continuano le scoperte a Civita Giuliana

Posted by fidest press agency su martedì, 9 novembre 2021

Nella villa suburbana a nord di Pompei indagata dal 2017 e dalla quale sono già emersi – nel quartiere servile – un carro cerimoniale e una stalla con i resti di 3 equini, di uno dei quali è stato possibile realizzare il calco.A completare il contesto di questi ambienti, l’ultimo rinvenimento di una stanza destinata agli schiavi che lavoravano nella villa.Uno sguardo straordinario su una parte del mondo antico che normalmente rimane all’oscuro: la stanza offre uno spaccato rarissimo della realtà quotidiana degli schiavi, grazie allo stato di conservazione eccezionale dell’ambiente e alla possibilità di realizzare calchi in gesso di letti e altri oggetti in materiali deperibili che hanno lasciato la loro impronta nella cinerite che ha coperto le strutture antiche.Il rinvenimento è avvenuto non lontano dal portico dove, nel mese di gennaio 2021, fu scoperto un carro cerimoniale che attualmente è oggetto di interventi di consolidamento e restauro. A pochi passi dal luogo in cui il prezioso veicolo fu parcheggiato e non lontano dalla vicina stalla scavata nel 2018, ora emerge uno degli alloggi modesti degli addetti che si occupavano del lavoro quotidiano in una villa romana, inclusa la manutenzione e la preparazione del carro.

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Scoperte archeologiche nel mare Napoli

Posted by fidest press agency su lunedì, 19 aprile 2021

E’ stato costituito il coordinamento del nuovo Progetto di ricerca speciale, “Il mare dei Titani”: valorizzare e comunicare il patrimonio sommerso, finanziato dall’Università IULM di Milano e dal Parco Archeologico dei Campi Flegrei, le cui linee programmatiche si allineano a un filone di studi e iniziative portate avanti dalla stessa IULM dal 2018, promossi anche dal Parco archeologico dei Campi Flegrei e con la Soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Napoli, ai fini della ricerca, della valorizzazione e della comunicazione del patrimonio archeologico sommerso nell’area flegrea. Le campagne di prospezioni subacquee saranno dirette da Filippo Avilia docente di Archeologia Subacquea presso la Università IULM di Milano, Direttore Tecnico di Marenostrum di Archeoclub d’Italia e si concentreranno sul rilevamento geoarcheologico delle presenze geologiche e archeologiche antistanti il costone del castello di Baia. Il nostro ringraziamento va, naturalmente, al nostro Rettore dell’Università IULM, Prof. Gian Battista Canova, al prorettore alla ricerca Prof.ssa Giovanna Rocca, e al nostro Preside della Facoltà di Arti e Turismo, Prof. Vincenzo Trione”. Lo ha annunciato in questi minuti Erika Notti, ricercatrice dell’Università IULM di Milano, Facoltà di Arti e Turismo, Dipartimento di Studi umanistici. Con il progetto “Il mare dei Titani” dunque a breve riprenderanno i rilevamenti geoarcheologici nella zona flegrea.E alla IULM di Milano si portano avanti progetti innovativi nel campo della promozione del patrimonio archeologico italiano.

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Le nuove scoperte italo-iraniane nella Pompei d’Oriente

Posted by fidest press agency su martedì, 23 febbraio 2021

Mercoledì 24 febbraio 2021, alle ore 9 su http://bit.ly/3p7sasp, verrà presentato il volume che ne raccoglie le più recenti scoperte: “Scavi e ricerche a Shahr-i Sokhta” (Studies and publications Institute, Pishin Pajouh, Tehran), curato dal Direttore del progetto MAIPS Enrico Ascalone dell’Università di Göttingen e da Seyyed Mansur Seyyed Sajjadi dell’Iranian Center for Archaeological Research, direttore del progetto archeologico di Shahr-i Sokhta e Dahan-ye Qolaman dal 1997.
Eldorado archeologico che sorge nella provincia dell’Iran orientale Sistan-va-Baluchistan iscritto nella lista World Heritage dell’UNESCO, Shahr-i Sokhta è oggetto dal 2016 di interventi di ricerca e scavo da parte di una Missione internazionale cui partecipa il Dipartimento di Beni Culturali dell’Università del Salento con le attività dei Laboratori di “Topografia antica e fotogrammetria”, “Antropologia fisica”, “Paleobotanica e paleoecologia” e “Archeozoologia”.

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Archeologia nuove scoperte Stabiae

Posted by fidest press agency su domenica, 17 gennaio 2021

Santaniello (Pres. Archeoclub d’Italia – Castellammare di Stabia): “Abbiamo il nome di chi si occupò della costruzione dell’Acquedotto Romano: il senatore Publius Sibidius Pollio. E spieghiamo il perché”. Dopo la notizia secondo la quale l’Acquedotto sulla collina stabiese di Quisisana sarebbe di origine romana e non borbonica, gli studi hanno portato ad altre sorprese interessanti.
Gli studiosi riportano che “a Stabiae è stata rinvenuta una fistula acquaria che reca il nome di Publius Sabidius Pollio”. L’iscrizione del senatore romano è stata datata al 30 d.C., quindi nel periodo Giulio-Claudio e precisamente con l’imperatore Tiberio. “La fistula è stata rinvenuta insieme ad altri resti durante gli scavi di un villa, associata ad una cisterna”. Il senatore P. Sibidius Pollio potrebbe essere proprio il Praetor Urbanus, colui che poteva occuparsi della costruzione dell’acquedotto. Anche se dalla storiografia risulta che fuori da Roma ad occuparsi degli acquedotti era il Praetor Peregrinus. L’acquedotto di Quisisana ha caratteristiche costruttive completamente diverse dagli altri acquedotti conosciuti, si tratta di uno speco che corre lungo le pareti dei Monti Lattari, il cui percorso è condizionato dalla natura accidentale del luogo. Esso è adagiato sulla roccia e ricalca l’andamento sinuoso delle pareti del monte Faito. E’ perfettamente mimetizzato tra i folti boschi di Quisisana, tanto da poter essere considerata una grandiosa opera di ingegneria naturalistica. Non presenta alcuna analogia con l’antico acquedotto romano del Serino. Per cui possiamo al momento solo ipotizzare, laddove ulteriori studi dovessero confermare l’origine romana dell’acquedotto, che esso alimentava le ville romane situate nella zona collinare tra Quisisana e Pozzano. Così come alimentava, in epoca borbonica, le tante ville costruite dai nobili che frequentavano la corte dei Borbone.
Nell’incisione di Giovan Battista Pacichelli pubblicata nel 1703, quindi prima del 1735, data dell’avvento dei Borbone nel Regno di Napoli, si evince come lungo la collina da Quisisana a Pozzano fosse già sviluppato l’abitato. Infatti, il nucleo originario della città di Castellammare di Stabia è sorto proprio sulla collina in epoca Angioina, ne sono testimonianza il Castello e le dimore di Quisisana. Poi si sono avvicendati gli aragonesi e i Borbone. Per cui è lecito ipotizzare che l’abitato della zona collinare venisse rifornito di acqua in modo costante, cosa che non poteva garantire l’uso delle cisterne. La città si è successivamente sviluppata lungo la costa a partire dal XV secolo, quando venne realizzata la cinta muraria, e lungo la costa il problema idrico non esisteva, vi erano abbondanti sorgenti d’acqua conosciute già in epoca romana. Insomma, sono al momento solo delle ipotesi ma potrebbero cominciare a delineare un collegamento tra le varie scoperte, un puzzle che si completa di volta in volta”. (foto in copyright: Massimo Santaniello – Presidente Archeoclub Castellammare di Stabia – in un momento della ricerca

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Nobel 2020: 5 scoperte mediche che hanno cambiato il mondo

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 dicembre 2020

La pandemia da Covid-19 ha stravolto perfino la cerimonia di consegna dei premi Nobel: si terrà infatti domani, 10 dicembre, ma in modalità esclusivamente virtuale e in assenza dei vincitori, che saranno chiamati a ritirare i prestigiosi riconoscimenti presso l’ambasciata svedese del Paese in cui risiedono o l’istituzione in cui lavorano.Mai come quest’anno abbiamo preso coscienza del potenziale distruttivo di quelle invisibili entità biologiche chiamate virus. Non sorprende quindi il Premio Nobel per la Fisiologia o la Medicina 2020 venga conferito a Harvey J. Alter, Michael Houghton e Charles M. Rice per la scoperta di un altro virus: quello dell’epatite C.Una scoperta rivoluzionaria, come tutte quelle che, a partire dalla prima edizione nel 1901, si sono viste assegnare il riconoscimento. Nell’ultimo secolo, la medicina ha fatto passi da gigante e, inevitabilmente, ci sono però altrettante ricerche e intuizioni che, pur avendo cambiato il corso della storia, non hanno mai ricevuto l’ambito premio: Top Doctors® (www.topdoctors.it), azienda specializzata in servizi tecnologici per la sanità privata, come telemedicina, ricerca e selezione del miglior specialista, prenotazione e pagamento delle visite, ne ha individuate cinque: Effetti nocivi del fumo. Tecniche rianimatorie Terapia di reidratazione orale Clorpromazina Pillola anticoncezionale

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Scuola: Cattedre scoperte

Posted by fidest press agency su mercoledì, 7 ottobre 2020

Per il concorso straordinario per 32mila posti, a fronte di circa 64mila domande presentate, “non servono rinvii: il problema vero è che i concorsi non sono la soluzione al precariato”: a spiegarne i motivi, in una intervista odierna ad Orizzonte Scuola, è Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief. Il sindacalista sostiene che per abbattere davvero il precariato scolastico l’unica soluzione è “la riapertura delle GaE o l’assunzione dalle graduatorie di istituto o anche dalle GPS, a condizione che la nuova tabella di valutazione dei titoli venga annullata perché ha scontentato tutti e violato il principio di affidamento. Il personale della scuola deve essere stabilizzato come si stabilizza il personale della sanità e degli enti locali”. Secondo il sindacalista, sul concorso, le cui prove prenderanno il via il prossimo 22 ottobre, pesa però anche la mancata volontà del Ministero di organizzare prove aggiuntive per coloro che non potranno parteciparvi, anche a causa del Covid-19: Pacifico sostiene che è palesemente “incostituzionale escludere dei candidati per condizioni di salute. Si devono fare per forza delle sessioni suppletive”. Il presidente del giovane sindacato conferma quindi che i ritardi che si stanno accumulando in diverse province sull’assegnazione delle supplenze sono fortemente legati allo stravolgimento della “tabella di valutazione dei titoli”, che ha portato a rivedere “i criteri di valutazione dei titoli fatti in questi anni, demandando alle scuole polo la valutazione degli stessi”.

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Scuola: Precariato, boom di cattedre scoperte

Posted by fidest press agency su giovedì, 31 ottobre 2019

Mai era accaduto che un anno scolastico iniziasse con 205 mila cattedre da coprire con personale precario: nell’ultimo decennio, il numero di contratti a tempo determinato è addirittura raddoppiato. Anche perché su 180mila immissioni in ruolo ne sono state fatte soltanto 90mila, per colpa di un sistema di reclutamento che lascia ai margini gli abilitati all’insegnamento e permette di lavorare sempre più con le Mad. E ora pure con gli annunci sui social.Il problema della supplentite e del ricorso alla magistratura per l’abuso dei contratti a termini con crescenti danni erariali per lo Stato, si risolve per Anief con la riapertura straordinaria delle ex graduatorie permanenti a tutto il personale abilitato, incluso i diplomati magistrali, Itp ed educatori, e la fine dei licenziamenti. Fu fatto proficuamente nel 2008 e nel 2012, con due “finestre specifiche” rivolte al personale precario abilitato: perché oggi non si può ripetere? Il presidente nazionale Marcello Pacifico lo chiede prima che vengano costituite le nuove graduatorie del salva-precari bis, come specificato in un punto della piattaforma dello prossimo sciopero del 12 novembre.“Il nodo della questione – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – è che fino a tutto il 2014 ci furono gli effetti benefici delle riaperture delle GaE, mentre ai laureati in scienze della formazione primaria laureati dopo il 2012 fu impedito l’ingresso, come ai diplomati magistrali dal primo aggiornamento del febbraio 2002 delle ex graduatorie permanenti. Il tutto, con il beneplacito delle attuali organizzazioni sindacali che hanno raggiunto l’intesa nei giorni scorsi sulla proroga dei contratti in essere in caso di licenziamento, gli stessi sindacati che hanno seguito l’Anief nella vertenza legale che ha ammesso a partire dal 2014 migliaia di maestre con riserva nelle stesse GaE e in duemila nei ruoli con sentenza passata in giudicato prima della doppia pronuncia negativa dell’adunanza plenaria del Consiglio di Stato che ora pone a rischio migliaia di immessi in ruolo in corso d’anno pure dopo avere svolto l’anno di prova”.

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Dai nuovi materiali alle scoperte sul cancro: a cosa serve studiare la complessità

Posted by fidest press agency su martedì, 25 dicembre 2018

Il Centro per la Complessità e i Biosistemi (CC&B) dell’Università di Milano ha ottenuto due importanti finanziamenti nell’ambito della scienza dei materiali e della biomedicina: uno dal Consiglio Europeo per la Ricerca (ERC) per il progetto METADESIGN coordinato da Stefano Zapperi, professore di fisica teoria e direttore del Centro; l’altro dall’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC) per condurre uno studio – diretto da Caterina La Porta, professoressa di patologia generale e membro del CC&B, e Micheal Pusch, ricercatore all’Istituto di Biofisica del CNR – il ruolo di due proteine da poco identificate nell’invasività tumorale. I metamateriali sono materiali artificiali la cui struttura è stata ingegnerizzata in modo da avere proprietà fisiche e meccaniche eccezionali. La loro progettazione è una sfida scientifica e tecnologica di grande portata e con un enorme potenziale per quanto riguarda le applicazioni nel campo dell’ingegneria. Nel suo precedente progetto – SIZEFFECTS, anch’esso finanziato dall’ERC – Zapperi aveva studiato l’effetto del disordine sulle caratteristiche meccaniche di diversi materiali usando algoritmi numerici in grado di calcolare il movimento di grandi quantità di piccole particelle. Il progetto METADESIGN, che ha ottenuto un finanziamento ERC Proof of Concept, raccoglierà l’eredità di SIZEFFECTS sfruttando gli stessi algoritmi per progettare metamateriali meccanici che siano realizzabili con una stampante 3D.Al giorno d’oggi, la progettazione di metamateriali tende a focalizzarsi su meccanismi già conosciuti e ben compresi, essendo principalmente basata sulle esperienze precedenti e sull’intuito. Grazie agli algoritmi sviluppati nel progetto METADESIGN, Zapperi ambisce a produrre attuatori – cioè quei componenti di una macchina che muovono e controllano meccanismi e sistemi – generici fatti di metamateriali e dotati di un’ampia gamma di possibili movimenti e alti livelli di rendimento.«I metamateriali hanno innumerevoli possibilità in termini di flessibilità e applicazioni, dalla robotica alla moda, fino agli strumenti biomedici», afferma Zapperi. «Il nostro approccio computazionale ci consente di progettarli esplorando configurazioni che non sarebbero ottenibili con i metodi convenzionali».Gli ioni possono muoversi attraverso la membrana cellulare grazie a una serie di canali proteici e la regolazione di questo flusso ionico in entrata e in uscita è fondamentale per molti processi cellulari. Fra i quali ci sono anche l’invasività delle cellule dei melanomi e l’adesione dei linfociti che circolano nel sangue a cellule specializzate – un processo chiamato homing, che contribuisce allo sviluppo di una risposta immunitaria specifica.L’obiettivo del progetto AIRC di Pusch e La Porta è lo studio di due canali molecolari recentemente scoperti per capire che ruolo giocano nell’invasività tumorale. Come prima cosa, i ricercatori caratterizzeranno il profilo molecolare di questi canali e, tramite una serie di esperimenti, ne verificheranno l’importanza nei processi di diffusione delle metastasi e nell’homing dei linfociti. Successivamente, svilupperanno molecole sintetiche disegnate apposta per interagire con queste proteine cercando quindi di ostacolare la capacità delle cellule tumorali di diffondersi e invadere altri tessuti.«Più informazioni abbiamo sulle basi molecolari dell’invasività tumorale, più potremo cercare di contrastarla», commenta La Porta. «L’identificazione di specifici strumenti chimici in grado di colpire in maniera mirata queste proteine potrebbe aprire la strada a nuove strategie chemioterapeutiche per combattere il melanoma e per aumentare l’efficacia dell’immunoterapia».

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Enrico Fermi: uno dei più grandi fisici di tutti i tempi

Posted by fidest press agency su sabato, 5 Maggio 2018

Roma dal 7 al 25 maggio 2018, celebra ottanta anni dal Nobel di Enrico Fermi, tra approfondimenti scientifici, incontri e letture, per raccontare la storia e le scoperte di uno dei più grandi fisici di tutti i tempi.Il luogo principale, dove si aprirà alla cittadinanza tutta la celebrazione di Fermi, sarà il Dipartimento di Fisica (già Istituto Fisico) dell’Università La Sapienza, dove Fermi si trasferì col suo gruppo dopo Via Panisperna, e dove oggi si svolgono ricerche tra le più avanzate al mondo. Ma tutto comincerà dal Liceo Ginnasio Statale Pilo Albertelli (già Liceo Umberto I), dove Fermi ottenne la maturità 100 anni fa.
I Mille Nomi di Fermi si svolge nell’ambito di EUREKA! Roma 2018, la manifestazione di divulgazione scientifica promossa da Roma Capitale con l’adesione delle istituzioni e delle competenze più alte, a livello cittadino, nazionale ed internazionale.
Dalla produzione scientifica del grande scienziato italiano I Mille Nomi di Fermi, con una serie di eventi a ingresso gratuito, porta all’attenzione di addetti ai lavori, ma anche pubblico generalisti, giovani e appassionati, quelle scoperte o teorie che hanno ancora oggi un grande impatto sullo sviluppo delle nostre conoscenze o sulle applicazioni tecnologiche più moderne e futuribili. Il progetto è un percorso pedagogico che valorizza l’inquadramento storico delle ricerche di Fermi nel contesto scientifico della prima metà del ‘900 ed enfatizza le caratteristiche della tecnologia e delle metodologie utilizzate nella ricerca scientifica del XX e del XXI secolo. Saranno inoltre analizzate e rese comprensibili le “profetiche intuizioni” di Fermi che hanno consentito i più importanti traguardi alla ricerca scientifica di oggi: il progresso dei calcolatori elettronici (i nostri computers!), gli acceleratori di particelle, i loro sviluppi attuali quali il Large Hadron Collider (LHC) del CERN, dove è stata scoperta la particella di Higgs, fino alla recente rivelazione delle onde gravitazionali che sta rivoluzionando le nostre conoscenze sull’Universo in cui viviamo.Enrico Fermi, uno degli scienziati più geniali di tutti i tempi, è anche il fisico a cui è intitolato il più grande numero di teorie o quantità fisiche rilevanti al mondo, tra le quali: il Fermio, l’elemento numero 100 della tavola degli elementi; il Fermi, l’unità di misura delle lunghezze (1 Fermi = 1 decimillesimo di miliardesimo di centimetro); la superficie di Fermi, i Fermioni, la statistica di Fermi (che determina le proprietà dei conduttori, ed è legata a fenomeni straordinari dalla superconduttività all’esistenza di stelle di neutroni); il modello atomico di Thomas-Fermi; la teoria di Fermi dei decadimenti deboli, che spiega sia i fenomeni di radioattività beta naturali, che le reazioni che producono l’energia delle stelle; le coordinate di Fermi per lo studio della relatività generale di Einstein; la regola d’oro di Fermi, legata al calcolo della vita media delle particelle instabili.Gli eventi consisteranno nella presentazione di alcune di queste scoperte e di alcune delle teorie elaborate da Fermi. Si cercherà di fornirne una “spiegazione” utilizzando ogni metodo divulgativo (la lezione, l’esperimento, la visita, intese come “dimostrazioni dal vivo” preparate da un team di docenti della Sapienza esperti in divulgazione scientifica) per consentire poi una discussione sulle conseguenze attuali nella fisica e nella tecnologia. Nel mese di maggio, ogni martedì e venerdì, si susseguiranno i contributi di scienziati ed esperti come Giovanni Battimelli, Luciano Maiani, Guido Martinelli, Giovanni Organtini, Federico Ricci-Tersenghi.
Una particolare novità sarà rappresentata da un originale percorso in cuffia che sarà ripetuto tutti i giorni prima degli eventi: un viaggio nel Dipartimento di Fisica, un evento speciale del format consolidato del “Teatro Mobile”. Gli strumenti originali usati da Fermi per gli esperimenti, saranno fruibili in un itinerario che condurrà all’aula dove si svolgerà l’evento, insieme a laboratori, studi ed aule legati a Fermi e agli sviluppi della sua ricerca. Un numero selezionato di visitatori muniti di audiocuffia, potrà percorrere e vedere spazi e attività del Dipartimento ascoltando, registrati e dal vivo, contributi audiofonici speciali in una visita emozionante ed intensa di “originale scoperta” dell’anima del luogo per eccellenza della ricerca fisica voluto da Enrico Fermi.L’iniziativa è parte del programma di Eureka! Roma 2018 promosso da Roma Capitale Assessorato alla Crescita Culturale e in collaborazione con Siae. La manifestazione, rivolta a tutti gli interessati, è ad ingresso libero previa prenotazione on line in http://www.teatromobile.eu

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Nuove importanti scoperte riguardo il potenziale ruolo del compartimento respiratorio nella trasmissione interumana del virus Ebola

Posted by fidest press agency su lunedì, 9 gennaio 2017

Ospedale Spallanzani, RomaPer la prima volta, un gruppo di scienziati internazionali ha identificato alcuni markers della replicazione del virus Ebola (EBOV) nel polmone di un paziente in fase di guarigione dall’infezione. Lo studio è stato condotto dall’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” (INMI) a Roma (Italia), in collaborazione con i colleghi dell’University College a Londra (UK), del Friedrich-Loeffler-Institut Riems (Germania) e dell’Université Laval, Quebec (Canada). La devastante epidemia di Ebola, che ha colpito l’Africa Occidentale dal 2013 al 2016, ha causato 28,610 casi, tra cui 11,308 morti. La rapida diffusione del virus ha rappresentato una sfida per la sanità pubblica, mai incontrata nelle precedenti epidemie del virus. Le principali preoccupazioni sono state il rischio della trasmissione interumana e definire le reali vie di trasmissione del virus Ebola. Gli studi sui pazienti affetti da malattia da virus Ebola evacuati in Europa e negli USA hanno suggerito l’idea che Ebola possa provocare danni ai polmoni, anche se ancora mancano prove reali della capacità del virus di replicare in questo organo. Lo studio effettuato da Biava et al. e pubblicato il 5 Gennaio 2017 sulla rivista scientifica PLOS Pathogens indaga riguardo la presenza del materiale genetico del virus Ebola nei polmoni e nel sangue, durante il trattamento e la guarigione di un operatore sanitario, evacuato dall’Africa Occidentale e trattato a Roma, in Italia. Il paziente ha mostrato una persistenza dei markers di replicazione virale all’interno del tratto respiratorio. I ricercatori hanno monitorato i livelli degli RNA viralidi Ebola (RNA a polarità positiva e RNA a polarità negativa), già precedentemente associati con la replicazione virale, e li hanno comparati con i livelli presenti nel sangue. Hanno scoperto che l’RNA virale e i markers di replicazione virale permangono nel polmone fino a 5 giorni dopo la loro eliminazione dal sangue. Questi risultati suggeriscono la possibilità che Ebola replichi nell’apparato respiratorio. E’ possibile che i polmoni forniscano semplicemente un ambiente protetto all’interno del quale l’RNA virale può resistere più a lungo rispetto a quanto osservato nel sangue, anche se gli scienziati scartano fortemente questa ipotesi in quanto hanno evidenziato la presenza dell’RNA virale totale e di entrambi i markers di replicazione, sostenendo l’ipotesi di una replicazione virale attiva. (Giuseppe Ippolito MD Scientific Director National Institute for Infectious Diseases Lazzaro Spallanzani)

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Ebola: nuove scoperte sulla trasmissione del virus

Posted by fidest press agency su sabato, 7 gennaio 2017

virus-ebolaPer la prima volta, un gruppo di scienziati internazionali ha identificato alcuni markers della replicazione del virus Ebola (EBOV) nel polmone di un paziente in fase di guarigione dall’infezione. Lo studio è stato condotto dall’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” (INMI) a Roma (Italia), in collaborazione con i colleghi dell’University College a Londra (UK), del Friedrich-Loeffler-Institut Riems (Germania) e dell’Université Laval, Quebec (Canada).
La devastante epidemia di Ebola, che ha colpito l’Africa Occidentale dal 2013 al 2016, ha causato 28,610 casi, tra cui 11,308 morti. La rapida diffusione del virus ha rappresentato una sfida per la sanità pubblica, mai incontrata nelle precedenti epidemie del virus. Le principali preoccupazioni sono state il rischio della trasmissione interumana e definire le reali vie di trasmissione del virus Ebola. Gli studi sui pazienti affetti da malattia da virus Ebola evacuati in Europa e negli USA hanno suggerito l’idea che Ebola possa provocare danni ai polmoni, anche se ancora mancano prove reali della capacità del virus di replicare in questo organo.
Lo studio effettuato da Biava et al. e pubblicato il 5 Gennaio 2017 sulla rivista scientifica PLOS Pathogens indaga riguardo la presenza del materiale genetico del virus Ebola nei polmoni e nel sangue, durante il trattamento e la guarigione di un operatore sanitario, evacuato dall’Africa Occidentale e trattato a Roma, in Italia. Il paziente ha mostrato una persistenza dei markers di replicazione virale all’interno del tratto respiratorio. I ricercatori hanno monitorato i livelli degli RNA viralidi Ebola (RNA a polarità positiva e RNA a polarità negativa), già precedentemente associati con la replicazione virale, e li hanno comparati con i livelli presenti nel sangue. Hanno scoperto che l’RNA virale e i markers di replicazione virale permangono nel polmone fino a 5 giorni dopo la loro eliminazione dal sangue. Questi risultati suggeriscono la possibilità che Ebola replichi nell’apparato respiratorio. E’ possibile che i polmoni forniscano semplicemente un ambiente protetto all’interno del quale l’RNA virale può resistere più a lungo rispetto a quanto osservato nel sangue, anche se gli scienziati scartano fortemente questa ipotesi in quanto hanno evidenziato la presenza dell’RNA virale totale e di entrambi i markers di replicazione, sostenendo l’ipotesi di una replicazione virale attiva.
L’autore Giuseppe Ippolito, dell’INMI ha detto: “Questi risultati suggeriscono un ruolo importante del tratto respiratorio nella patogenesi della malattia da virus Ebola e potrebbero avere nuove implicazioni nelle procedure di prevenzione e nelle misure di controllo, specialmente per gli operatori sanitari e le famiglie, i quali sono i primi a fornire cure dirette e indirette ai pazienti affetti dal virus. Inoltre, aumentano anche le preoccupazioni riguardo al rischio della trasmissione interumana e al bisogno di ridisegnare le misure di prevenzione.”Il coautore, professore Alimuddin Zumla dell’University College di Londra ha dichiarato che “queste scoperte sono significative e potrebbero spiegare la rapida diffusione del virus durante l’epidemia, come anche quei cluster che sono stati notificati e per i quali non è stata identificata nessuna catena di trasmissione”. Ha inoltre aggiunto che “ulteriori studi saranno necessari per comprendere al meglio il ruolo di EBOV nella patologia del polmone, e il ruolo specifico della trasmissione tramite aerosol. Le mancate opportunità di ricerca durante l’epidemia del virus evidenziano il bisogno critico di finanziatori e di governi che siano in grado di costruire e implementare le capacità degli operatori sanitari e dei ricercatori al fine di condurre ricerca di base, ricerca sulla patogenesi e trial clinici durante le epidemie.” Secondo l’opinione del professor Gary Kobinger, co-autore dell’Université Laval in Quebec, Canada: “Questi risultati hanno necessariamente bisogno di ulteriori ricerche sulla patogenesi dell’infezione da EBOV nell’uomo, mirate a identificare e sviluppare le appropriate misure di intervento per migliorare gli esiti dei trattamenti.”

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Le ultime scoperte in cardiologia entrano nella pratica clinica

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 novembre 2016

cardiologiaTaormina dal 24 al 26 novembre 2016. Il congresso internazionale di cardiologia dal titolo “From Scientific Evidence to Clinical Practice” si apre con la lettura di Marianne J. Legato, cardiologa della Columbia University di New York e massima esperta mondiale della medicina di genere, cui seguirà una lettura di Fausto J. Pinto, cardiologo di Lisbona e presidente della Società Europea di Cardiologia dal 2014 al 2016. Il congresso proseguirà venerdì e sabato con sessioni dedicate a scompenso cardiaco, ischemia cardiaca, malattie delle valvole, aritmie, imaging cardiaca, cardio-oncologia, morte improvvisa cardiaca. Da segnalare nella giornata di sabato un intervento di Francesco Romeo, presidente della Società Italiana di Cardiologia.
Negli ultimi anni abbiamo assistito a un progresso esplosivo nelle conoscenze in cardiologia. Il risultato è un miglioramento senza precedenti nella salute della popolazione ma anche la necessità di un continuo aggiornamento da parte dei cardiologi e dei medici in generale.

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Le ultime scoperte in cardiologia entrano nella pratica clinica

Posted by fidest press agency su martedì, 15 novembre 2016

taorminaTaormina Dal 24 al 26 novembre alle 17 del 24 il congresso si apre con la lettura di Marianne J. Legato, cardiologa della Columbia University di New York e massima esperta mondiale della medicina di genere, cui seguirà una lettura di Fausto J. Pinto, cardiologo di Lisbona e presidente della Società Europea di Cardiologia dal 2014 al 2016. Il congresso proseguirà venerdì e sabato con sessioni dedicate a scompenso cardiaco, ischemia cardiaca, malattie delle valvole, aritmie, imaging cardiaca, cardio-oncologia, morte improvvisa cardiaca. Da segnalare nella giornata di sabato un intervento di Francesco Romeo, presidente della Società Italiana di Cardiologia. u Il risultato è un miglioramento senza precedenti nella salute della popolazione ma anche la necessità di un continuo aggiornamento da parte dei cardiologi e dei medici in generale. Con questi presupposti si svolge il congresso internazionale di cardiologia dal titolo “From Scientific Evidence to Clinical Practice” in programma a Taormina dal 24 al 26 novembre 2016, organizzato dalla Scuola di Specializzazione in Cardiologia dell’Università di Messina e promosso dalla Fondazione Internazionale Menarini.

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Po: ancora scoperte

Posted by fidest press agency su martedì, 25 ottobre 2016

fiume-poDal Po possibili altri rinvenimenti storici Nasce il Centro di Ricerca e Documentazione sul Delta. Chiereghin – ricercatore : “ Dal Po potrebbero arrivare ben presto altre scoperte storiche importanti . Dopo il rinvenimento delle fortificazioni militari della Grande Guerra, ma anche di quelle austriache e napoleoniche e addirittura dopo aver rintracciato una linea del telegrafo ottico “Chappe” installata per volere di Napoleone da Ancona a Venezia lungo il litorale adriatico, sto continuando le ricerche e forse arriveranno altri risultati importanti e scoperte sensazionali. Per la prima volta immagini dei ritrovamenti e documenti inediti saranno in Mostra in Italia , il 10 Dicembre presso il Museo di Taglio di Po ”. Finotti : “ Questa è l’Italia raccontata dalle guide AIGAE a ben 3 milioni e 400.000 turisti l’anno. L’Italia da Nord al Sud e viceversa , di catene montuose, laghi , coste , borghi , foreste , boschi e campagne. Noi narriamo l’Italia”. “Il Delta del Po, terra giovane, si sta rivelando ricco di storia. Nell’immaginario collettivo si sente dire spesso che il Delta è una terra giovane senza un passato. Io sto cercando di dimostrare il contrario. Non mi fermo. Dopo aver scoperto sul Delta del Po , le Fortificazioni militari della Grande Guerra ma anche quelle Austriache e Napoleoniche dopo aver rintracciato una linea del telegrafo ottico “Chappe” che per volere di Napoleone era stata installata da Ancona a Venezia lungo il litorale adriatico, vado avanti e con ogni probabilità la mia ricerca porterà ad altri risultati importanti e scoperte sensazionali ”. Lo ha dichiarato Luciano Chiereghin , ricercatore che da più di 15 anni sta conducendo intense attività di ricerche storiche sul Delta del Po.
Fino ad oggi i risultati sono stati straordinari con il ritrovamento delle Fortificazioni Militari risalenti alla Grande Guerra ma anche quelle austriache, napoleoniche e addirittura “sono riuscito a rintracciare – ha proseguito Luciano Chiereghin – una linea del telegrafo ottico “Chappe” che Napoleone fece installare da Ancona a Venezia lungo il litorale Adriatico” . E la novità c’è . Chiereghin – ricercatore : “Ho scoperto anche i fortini militari delle guerre tra la repubblica di Venezia e lo Stato Pontificio. Immagini e documenti in mostra il 10 Dicembre per la prima volta”. Mi sono concentrato sulle tante guerre avvenute tra il 1600 ed il 1700 tra la repubblica di Venezia e lo Stato Pontificio, allora confinanti – ha proseguito Luciano Chiereghin – che si contendevano i nuovi territori che il Po formava davanti alla sua foce. Ecco che con le nuove tecnologie, come immagini satellitari e la georeferenziazione e quant’altro, un po’ alla volta ho ritrovato le tracce di alcune delle fortificazioni militari usate in queste guerre. Il più interessante ritrovamento è stata la scoperta sul terreno dei due forti del 1632, “Bocchetta”, papalino, e “Donzella”, veneziano, che coincidono esattamente con la pianta di questi e, dopo aver ritrovato in loco reperti di fittili compatibili con quella data, è stato possibile stabilire con assoluta certezza da parte di alcuni esperti che le tracce da me ritrovate erano proprio esatte. Ora sto scrivendo un libro su tutto quanto ho sinteticamente descritto. La mia ricerca continua, le sorprese non mancheranno”.

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Scavi di Pompei: Nuove scoperte nell’area funeraria

Posted by fidest press agency su venerdì, 24 giugno 2016

pompei dove il tempo si è fermato1Pompei 24 giugno ore 11,30 (Via Villa dei Misteri, 2) ore 11 presso gli uffici della Soprintendenza.Ad un anno di distanza dalla scoperta nella necropoli di Porta Ercolano di una tomba di età sannitica, i cantieri di scavo nell’area rivelano nuovi eccezionali ritrovamenti. Una ulteriore tomba a cassa in lastre di calcare del IV sec. a.C. con corredo funerario completo, che si aggiunge alle rare testimonianze funerarie di età preromana.Ma anche, in ambienti di botteghe poco distanti dall’area funeraria, monete d’oro e oggetti preziosi ritrovati tra gli scheletri dei fuggiaschi saccheggiati da scavatori clandestini dopo l’eruzione del 79 d.C. , un forno per la fabbricazione di oggetti in bronzo e ancora una cava utilizzata per l’estrazione di materiale per costruzioni.Sono le scoperte sorprendenti dell’ultimo cantiere di scavo della Soprintendenza Pompei con l’E’cole française de Rome et le Centre Jéan Bérard che stanno conducendo un progetto di ricerca nella zona della necropoli di Porta Ercolano con l’obbiettivo di studiare le trasformazioni di un’ area un tempo commerciale fuori le mura di Pompei.Saranno presenti il Direttore Generale Massimo Osanna e gli archeologi impegnati sul campo.

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Oggi è grande la ‘sete’ di notizie sulla salute

Posted by fidest press agency su giovedì, 18 giugno 2015

tumore metastatico2L’89% dei cittadini sente l’esigenza di un’informazione medico-scientifica corretta. Ma per il 40% i media (giornali, Tv, Internet) non sanno rispondere a questa richiesta quando affrontano l’argomento “tumore”. Prevenzione primaria, diagnosi precoce e stato della ricerca sono i temi su cui gli italiani vorrebbero più notizie in campo oncologico. E il termine “tumore” per il 63% fa meno paura rispetto a “cancro”. Questi risultati emersi da un’indagine FAVO (Federazione delle Associazioni di Volontariato in Oncologia) su più di 800 cittadini sottolineano l’esigenza di stabilire un nuovo rapporto fra clinici e media. “È compito di una moderna società scientifica anche diventare garante della buona informazione – spiega il prof. Carmine Pinto, presidente nazionale AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) -. Per questo promuoviamo il primo corso per giornalisti medico-scientifici e oncologi. I due mondi devono imparare a conoscere le reciproche esigenze per rispondere alla richiesta di buona informazione da parte dei cittadini. Il giornalista si aspetta dalla medicina risposte chiare e certezze, mentre la medicina spesso produce dubbi e domande alle quali tenta di rispondere. È possibile trovare una mediazione tra il rigore del linguaggio scientifico e il carattere necessariamente divulgativo di quello giornalistico. Vogliamo offrire ai clinici gli strumenti per comunicare con i media. Un medico non deve temere di essere considerato poco professionale se parla ai cittadini con un linguaggio semplice e chiaro, semplificando le informazioni perché siano comprese meglio dal pubblico. In medicina la parola ‘cancro’ non ha più il significato di spettro e il suo volto è cambiato. Oggi si può guarire, le terapie sono rispettose della qualità di vita. Ed è responsabilità dei media, non solo dei clinici, far conoscere ai cittadini ciò che la scienza ha ormai conquistato: da molti tumori oggi si guarisce”. Il corso si svolge oggi e domani all’Università di Parma con il patrocinio dell’Ateneo emiliano e dell’UNAMSI (Unione Nazionale Medico Scientifica di Informazione). “Ogni giornata prevede due sessioni – sottolinea la dott.ssa Stefania Gori, segretario nazionale AIOM -. Nella prima il ruolo di docenti sarà svolto dai clinici. Fra i temi principali che verranno approfonditi: come divulgare in modo corretto i successi (anche parziali) della lotta contro il cancro; scegliere le notizie e regolarne il flusso; leggere un lavoro clinico; seguire un congresso internazionale e capire le novità; le nuove frontiere della lotta al cancro e la ricerca traslazionale. Il modo di comunicare i temi medico-scientifici negli ultimi decenni è cambiato radicalmente. Questi argomenti, fino a una ventina di anni fa, erano per definizione di nicchia e confinati nelle riviste specialistiche. Oggi invece è grande la ‘sete’ di notizie sulla salute”.
Secondo una recente rilevazione, il 32% degli articoli pubblicati nei principali quotidiani toccano, in qualche modo, temi medico-scientifici. Una percentuale impensabile fino a un ventennio fa. E, come evidenziato da un’indagine Censis, la salute si colloca al primo posto tra gli argomenti più interessanti scelti dai lettori dei settimanali (con il 26,8% delle preferenze rispetto al 20% di 5 anni prima), seguita da “tematiche femminili” (22%) e dalla cucina/gastronomia (21%). “Il cancro rientra fra i temi di salute più importanti ma dovrebbe essere affrontato al meglio – conclude il prof. Pinto -. È indispensabile che le notizie non vengano distorte suscitando speranze infondate o allarmismi pericolosi. Talvolta scienziati serissimi, per l’ansia di comunicare i risultati positivi di una nuova ricerca che forse darà frutti solo nell’arco di alcuni anni, enfatizzano le loro scoperte. E spesso i giornalisti, presi dalla frenesia della notizia, dimenticano che ad esempio la parola ‘imminente’ in medicina può significare anche cinque o dieci anni. Il giornalista scientifico non può sconfinare in una comunicazione superficiale e ad effetto, perché si occupa della vita delle persone. Informazione e medicina sono due facce della stessa medaglia, con un obiettivo comune: l’interesse dei cittadini e dei pazienti”. Nella seconda sessione del Corso le parti si invertiranno e i giornalisti insegneranno ai camici bianchi, ad esempio, il modo in cui comunicare la notizia medico-scientifica al pubblico, le tipicità dei diversi mezzi d’informazione (tv, radio, internet, agenzie di stampa, quotidiani e settimanali), come funziona il quotidiano e come utilizzare al meglio i new media.

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Infertilità femminile

Posted by fidest press agency su mercoledì, 9 marzo 2011

Sono sempre più le donne con endometriosi che si rivolgono alla procreazione assistita. Il desiderio di un figlio non si ferma davanti ad una malattia in crescente diffusione e per la quale non ci sono terapie di guarigione. La scienza però ha fatto passi importanti, dando buone possibilità di una gravidanza anche a chi è affetto da questa patologia. «Grazie alle più recenti scoperte, siamo in grado di avere percentuali di successo che superano il 30 per cento. Una media che deve però tenere sempre in considerazione l’età della donna», spiega Michael Jemec, medico specialista in Medicina della Riproduzione del centro per la fecondazione assistita ProCrea di Lugano (Svizzera). Del resto, il binomio problemi di infertilità ed endometriosi – di cui si celebra in questi giorni la settimana europea di consapevolezza dell’endometriosi, la Awareness Week voluta dalla European Endometriosis Alliance – è presente in quasi il 50 per cento delle donne in età riproduttiva. Non sempre la paziente soffre di sintomatologia dolorosa. E in molti casi non è possibile arrivare ad una gravidanza in modo naturale. «Davanti al desiderio di diventare mamme, negli ultimi tre anni sono aumentate del 20 per cento le donne con questo tipo di patologia che si sono rivolte a ProCrea; non sempre però, l’endometriosi era l’unico ostacolo alla gravidanza», continua Jemec. Inoltre, «statisticamente abbiamo rilevato che circa il 10 per cento dei problemi di infertilità nella donna, dipendono dalla presenza di endometriosi». Nello specifico, l’endometriosi è una malattia caratterizzata dalla presenza di tessuto endometriale, e cioè della mucosa che normalmente riveste la cavità uterina, in sedi diverse. «Può intaccare l’ovaio, la vescica o l’intestino, provocando forti dolori alla donna», continua Jemec. Si tratta di una patologia in diffusione: l’Onu stima che almeno il 10 per cento di tutte le donne in età riproduttiva ne soffra. «L’endometriosi porta ad irritazioni e infiammazioni dei tessuti, una situazione che non è favorevole ad una gravidanza», ricorda il medico. «I numerosi studi internazionali che sono stati fatti hanno portato ad individuare particolari metodologie di trattamento. L’intervento chirurgico di rimozione dell’endometrio non ha portato ad innalzare le possibilità di gravidanza in un trattamento di fecondazione assistita; maggiori successi si sono ottenuti andando ad analizzare le infiammazioni che l’endometriosi provoca: abbassando i livelli di autodifesa dell’organismo, le possibilità di una maternità aumentavano».Per quanto l’endometriosi resti ancora una malattia non curabile, «è importante individuarla in tempo per poter contenere i suoi effetti», raccomanda Jemec. «Una sana prevenzione permette non solamente alla donna di soffrire un po’ meno, ma anche di preservare il proprio apparato riproduttivo. Nelle sue fasi più acute, infatti, l’endometriosi può portare anche alla sterilità».ProCrea – Con una lunga esperienza nel campo della medicina della riproduzione, ProCrea è il maggiore centro di fertilità della Svizzera ed è un polo di riferimento internazionale. ProCrea è composto da un’équipe professionale di medici, biologi e genetisti specialisti in fisiopatologia della riproduzione. Unico centro svizzero ad avere al suo interno un laboratorio accreditato di genetica molecolare (www.procrealab.ch), ProCrea esegue analisi genetiche per lo studio dell’infertilità con tecniche d’avanguardia. La sede principale è a Lugano in via Clemente Maraini, 8. http://www.procrea.ch.

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Siamo davvero liberi?

Posted by fidest press agency su giovedì, 2 dicembre 2010

Milano 3 dicembre alle ore 18 presso la Casa della cultura in via Borgogna 3 a (Codice edizioni) di Mario De Caro Andrea Lavazza e Giuseppe Sartori. Alla presentazione vi sarà Andrea Lavazza, uno degli autori, studioso di scienze cognitive, Alessandro Zaccuri, scrittore e saggista, e Roberta De Monticelli, docente di Filosofia della persona presso l’Università San Raffaele.
Nel libro, i 3 Autori cercano d’indagare il mistero del libero arbitrio a partire dalle neuroscienze. Infatti, se la libertà delle nostre scelte e delle nostre azioni ci sembra il più naturale e incontrovertibile dei dati, recenti scoperte neurobiologiche suggeriscono che noi diventiamo consapevoli dei nostri movimenti solo dopo che il comando cerebrale è partito e che, molto spesso, tale consapevolezza è propria di osservatore esterno prima che di noi stessi. Queste le basi per rimettere in discussione il concetto di responsabilità morale e di libertà e per capire se ci si trovi di fronte a delle illusioni.

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