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Posts Tagged ‘scorie nucleari’

Saluggia: scorie nucleari

Posted by fidest press agency su domenica, 4 dicembre 2011

Saluggia 5 dicembre 2011, alle ore 10.30, presso la sede del Partito Democratico del Piemonte (Via Masserano 6/a), a Torino, conferenza stampa dell’On. Luigi BOBBA (Vicepresidente della Commissione Lavoro della Camera dei Deputati), del Segretario regionale del PD Gianfranco MORGANDO e di Paola OLIVERO (Capogruppo PD Comune di Saluggia) sulla questione della realizzazione del deposito D2 a Saluggia (Vercelli) dove verranno concentrati i rifiuti nucleari presenti sul territorio. “Mercoledì la Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti sarà a Saluggia per una serie di sopralluoghi – spiega l’On. Luigi BOBBA – Questa sarà l’occasione per ribadire al nuovo Governo la richiesta di procedere con urgenza all’individuazione del sito del deposito unico nazionale delle scorie nucleari e per illustrare le posizioni di contrarietà del Partito Democratico alla costruzione del deposito D2, che da ‘temporaneo’ rischia di diventare ‘definitivo’ e la cui realizzazione potrebbe comportare costi elevati per i cittadini e un grave danno erariale”.

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Parlamento europeo: scorie nucleari

Posted by fidest press agency su sabato, 25 giugno 2011

Le esportazioni di scorie nucleari verso paesi non UE dovrebbero essere vietate, a meno che tali scorie non siano esportate per essere riciclate e successivamente reimportate nell’UE. Anche all’interno dell’UE dovrebbero essere consentite solo quando disciplinate da accordi bilaterali. I deputati hanno anche sostenuto norme più severe per la protezione e la formazione dei lavoratori, chiesto maggiori poteri di indagine per le autorità nazionali e l’intensificazione della ricerca di alternative al seppellimento in profondità delle scorie. Una delle questioni più controverse per gli eurodeputati è stata se permettere l’esportazione di rifiuti nucleari verso paesi al di fuori dell’UE. Con il loro voto in Plenaria, alla fine hanno sostenuto la scelta di vietare le esportazioni verso paesi terzi, contrariamente a quanto inizialmente proposto dalla commissione per l’energia. L’emendamento proposto dalla commissione infatti è stato respinto con 311 voti favorevoli, 328 voti contrari e 7 astensioni.
In seduta plenaria, il Parlamento europeo ha sostenuto la proposta del gruppo S&D di consentire l’esportazione delle scorie solo per il riciclaggio e solo a condizione che siano in seguito reimportati nell’UE. I Verdi hanno suggerito di esportare solo all’interno dell’UE e solo piccole quantità di scorie, mentre il gruppo GUE/ALE ha chiesto di vietare le esportazioni, anche all’interno dell’Unione europea.
I lavoratori coinvolti nella gestione delle scorie radioattive, dalla generazione allo smaltimento, devono ricevere un’adeguata protezione e formazione, hanno insistito i deputati, auspicando inoltre il rafforzamento dei poteri di indagine delle autorità competenti. Le autorità nazionali dovrebbero disporre dei poteri per eseguire regolarmente “la valutazione della sicurezza nucleare, le indagini e i controlli” e “ove necessario” adottare provvedimenti esecutivi.
Il Parlamento ha sostenuto l’idea di intensificare la ricerca di alternative al seppellimento delle scorie in profondità, contrariamente alla proposta della Commissione, che indicava lo “smaltimento in strati geologici profondi” quale opzione più sicura per le scorie altamente radioattive.

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Un “bidone di scorie nucleari” a Roma

Posted by fidest press agency su mercoledì, 25 Maggio 2011

Protesta antinucleare

Image by rogimmi via Flickr

Roma. Stamattina, mentre alla Camera dei Deputati è ancora in discussione il Decreto Omnibus, sulla terrazza del Pincio a Roma è comparso un gigantesco bidone nucleare (quattro metri di altezza per cinque di diametro) sul quale si legge “Liberateci dal nucleare” e “Attenzione! Contiene attivisti”. Attivisti di Greenpeace sono infatti asserragliati all’interno del bidone, mentre altri si sono incatenati davanti ad esso aprendo uno striscione con scritto “I pazzi siete voi. Il nucleare non è il nostro futuro”. Dalla terrazza del Pincio è stato srotolato uno striscione leggibile da Piazza del Popolo con scritto “12 e 13 giugno 2011 Referendum. Vota Sì per fermare il nucleare”. Il Decreto Omnibus è il cavallo di Troia con il quale il Governo vuole impedire il regolare svolgimento del Referendum sul nucleare il 12 e 13 giugno. È per questo che la protesta de http://www.ipazzisietevoi.org – sostenuta da Greenpeace – arriva nel centro di Roma sotto forma di bidone nucleare. Gli attivisti rimarranno barricati dentro fino al giorno del referendum, vivendo con tutte le difficoltà dell’isolamento e degli spazi ristretti. Tra di loro, anche Pierpaolo e Giorgio che – dalla casa de http://www.ipazzisietevoi.org – si sono trasferiti nel bidone, radicalizzando la loro protesta.
Gli attivisti asserragliati comunicheranno con l’esterno solo con videomessaggi, per chiedere agli italiani di ribellarsi contro il furto di democrazia di un Governo che vuole imporre il nucleare e di mobilitarsi per portare più persone possibili a votare Sì al Referendum del 12 e 13 giugno. Greenpeace ritiene che questa moratoria sia una “truffa costituzionale”: l’unico motivo per non fare il Referendum sul nucleare è che le norme approvate abbiano gli stessi effetti giuridici voluti dai proponenti il Referendum. Se invece è uno stratagemma, messo in atto solo per non votare, allora si sta surrettiziamente cambiando la Costituzione.

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Basilicata una colonia energetica e pattumiera d’Italia?

Posted by fidest press agency su martedì, 19 Maggio 2009

La OLA  Organizzazione Lucana Ambientalista è in preallarme. Vuole  evitare che la Basilicata, secondo le indicazioni del Ministro dell’ambiente Prestigiacomo, possa divenire colonia a tutti gli effetti per opere considerate strategiche per lo sviluppo economico, grazie alla complicità del governo regionale lucano.  Diverse decine le associazioni territoriali lucane si sono mobilitate per evitare il peggio.

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Ritorna lo spettro delle scorie nucleari in Basilicata?

Posted by fidest press agency su venerdì, 15 Maggio 2009

In una nota congiunta la OLA (Organizzazione Lucana Ambientalista e il movimento No-Scorie Trisaia) paventano il rinnovato rischio che la Basilicata diventi sede di stoccaggio militare per rifiuti e scorie nucleari. Infatti, proprio ieri (13 Maggio 2009) il Senato ha dato “carta bianca” al Governo Berlusconi di decidere entro sei mesi i siti che dovranno ospitare le nuove centrali nucleari e quelli che saranno sede dei depositi provvisori-definitivi ove stoccare le vecchie e le nuove scorie radioattive ed il combustibile riprocessato all’estero che dovrà tornare in Italia entro il 2017. Il Senato della Repubblica -prosegue la nota- dando delega al Governo, in pratica segue la stessa metodologia dell’imposizione militare e della procedura accelerata di VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) unica, superando le competenze degli Enti Regionali e locali proprio mentre esponenti della maggioranza di Governo, nel proclamare metodi democratici, in realtà attuano un iter dittatoriale e militare. Questa procedura -conclude la nota- evidenzia come il disegno del Governo sia quello di ritornare sui siti nucleari esistenti o nei territori delle Regioni che già li ospitano, anche contro il parere delle Regioni, in quanto equiparati ad installazioni militari. In questa maniera   l’informazione sul loro funzionamento potrà essere oscurata e resa, pertanto, inaccessibile ai cittadini.

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Non giochiamo con il futuro dei nostri figli

Posted by fidest press agency su martedì, 21 aprile 2009

Greenpeace trasforma il sito di Scanzano Ionico, candidato ad accogliere scorie nucleari, in un parco giochi. Alla vigilia dell’apertura del G8 Ambiente di Siracusa, e a pochi giorni dal ventitreesimo anniversario del disastro di Cernobyl, nottetempo attivisti di Greenpeace hanno trasformato il sito in un parco per bambini, per ricordare al ministro Prestigiacomo e al governo che le scelte irresponsabili di questa classe politica stanno ipotecando il futuro dei nostri figli. Greenpeace denuncia la frenesia ideologica che guida la riapertura del nucleare nel nostro Paese: il Governo Berlusconi, infatti, propone al Parlamento una strategia di stampo “sovietico”, basata su un approccio autoritario alle scelte di localizzazione, in spregio delle direttive europee e delle prassi internazionali. Tanto le normative già in vigore quanto quelle in discussione (il DDL 1195) introducono elementi di militarizzazione nella gestione delle scorie e nella localizzazione dei siti, minimizzando le garanzie del sistema di controllo di sicurezza.  Grazie a questa impostazione, il tentativo del 2003 di portare le scorie italiane a Scanzano Jonico verrà ripetuto, ma con un quadro normativo rafforzato. Al contrario, Greenpeace chiede che il sito di Scanzano Jonico venga ripristinato così com’era prima della proposta di deposito, eliminando ogni minaccia sul futuro ambientale e socioeconomico della Basilicata. La direzione è quella tracciata da Barack Obama. Proprio poche settimane fa, infatti, il presidente Usa ha fermato il programma del deposito di Yucca Mountain, in Nevada, unico progetto esistente di deposito geologico, dove in venti anni sono stati spesi 8 miliardi di dollari circa senza aver risolto i numerosi problemi.  Greenpeace chiede la chiusura definitiva dei pozzi di Scanzano Jonico, come richiesto dagli enti locali e dalla Regione Basilicata, e di abbandonare definitivamente la stagione della gestione “militare” del nucleare. È necessaria l’apertura di una discussione democratica e partecipata sul futuro energetico dell’Italia. Gli obiettivi per le fonti rinnovabili ed efficienza energetica al 2020 valgono il triplo del piano nucleare del Governo e occuperebbero almeno 200 mila persone, dieci-quindici volte l’occupazione indotta dal nucleare. Dopo sessant’anni di ricerca, tutti i problemi del nucleare rimangono ancora irrisolti: dalla gestione delle scorie alla sicurezza degli impianti, dalla limitatezza delle risorse di Uranio agli altissimi costi di costruzione. Un ritorno dell’Italia al nucleare non servirà neppure per tagliare le emissioni di gas a effetto serra del 20 per cento al 2020, in quanto i reattori non entrerebbero in funzione prima di quella data.

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