Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 301

Posts Tagged ‘scorta’

Riforma previdenziale e scorte ai politici

Posted by fidest press agency su venerdì, 23 marzo 2012

“Da oggi devono essere assegnati ai servizi di scorta dei politici e dei rappresentanti istituzionali solo Poliziotti che abbiano dai 58 anni in su! A partire, naturalmente, dalle scorte del Presidente del Consiglio, Mario Monti, del Ministro del Lavoro, Elsa Foriero, e di tutti gli altri appartenenti a questo Governo per i quali, evidentemente, il concetto di specificità del nostro lavoro non significa molto più di niente”.
E’ quanto sostiene Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, Sindacato Indipendente di Polizia, tornando ad intervenire sulla riforma previdenziale che il nuovo Esecutivo vuole mettere in campo e che prevede l’innalzamento fino a tre anni del limite di età per accedere alla pensione di vecchiaia, l’innalzamento del limite di età e la riduzione della contribuzione figurativa per accedere alla pensione anticipata e, più in generale, un peggioramento delle condizioni di accesso degli Operatori alla pensione. Il tutto anche per quanto riguarda gli appartenenti al Comparto Sicurezza ai quali, in un primo momento, era stato garantito il rispetto
della specificità della loro attività lavorativa. “Un’attività che – ricorda Maccari –, per motivi evidenti anche ad un bambino di sei anni, è estremamente logorante, sul piano fisico e psicologico e che, con altrettanta evidenza, non è ragionevolmente sostenibile oltre un certo numero di lustri, non perché i colleghi perdano la propria intelligenza o la propria dedizione ad un lavoro cui si vota l’intera esistenza, ma
semplicemente perché oltre una certa età non è più il caso di pretendere l’assegnazione a determinati servizi, da affidare opportunamente solo ad uomini e donne più giovani”. “Ma tutto questo sfugge ai nostri Governanti – incalza il Segretario del Coisp -, che con le prossime riforme getteranno le basi perché i primi ballerini dei maggiori teatri italiani vengano scelti solo tra quelli che hanno superato i cinquanta, e perchè nelle squadre di calcio di serie A militino solo quarantenni. Poi sarà la volta delle debuttanti, che parteciperanno al sospirato ballo solo se avranno compiuto i trenta anni, per continuare con gli autisti degli scuolabus, che
dovranno avere rigorosamente non meno di ottanta anni”. “Siamo certi comunque – conclude Maccari – che la convinzione della bontà delle proprie posizioni, non consentirà ai membri del Governo di rifiutare una proposta che è ovvia e diretta conseguenza del mancato riconoscimento della specificità del nostro settore, e di
accettare di buon grado che tutti i componenti delle rispettive scorte siano solo i poliziotti che hanno superato i 58 anni!”

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Maroni arresta i latitanti?

Posted by fidest press agency su lunedì, 30 Mag 2011

“Se il ministro Maroni è così bravo in attività investigative e operative, tanto da essere capace di arrestare in prima persona pericolosi latitanti, perché non aiuta noi umili poliziotti a svolgere altri gravosi compiti, come accompagnare gli immigrati clandestini per l’espulsione, o mantenere l’ordine pubblico negli stadi e durante le manifestazioni, o svolgere servizi di scorta, o pattugliare di notte su una Volante le periferie cittadine”. Se lo chiede Franco Maccari, Segretario Generale del Coisp, il Sindacato Indipendente di Polizia, commentando il contenuto di un articolo del quotidiano leghista “la Padania” a proposito dell’arresto del latitante camorrista Dell’Aquila. Prosegue Maccari: “Dà la nausea la sfacciataggine propagandistica del giornale, che non esita a sostenere che ‘serviva un ministro leghista per fare la più grande guerra alle mafie della storia della Repubblica’. E’ evidente che a contrastare le mafie e ad arrestare i criminali sono le Forze dell’Ordine e la magistratura, che certo non hanno un colore politico e operano al meglio delle loro possibilità qualunque sia la maggioranza che governa il Paese, non certo il ministro Maroni né tantomeno un governo che con continui tagli alle risorse e con provvedimenti legislativi scellerati rende sempre più difficili le attività investigative e il controllo del territorio”.

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Obiettivo giudice Falcone

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 Mag 2011

Dall’Addaura a Capaci misteri e storia di un delitto annunciato di Luca Tescaroli In libreria per i tipi di Rubbettino Era la mattina del 21 giugno 1989 quando, con un ordigno esplosivo collocato vicino all’affollata spiaggia dell’Addaura, a Mondello (Palermo), la mafia attentava alla vita di Giovanni Falcone. L’attentato fallì, ma la mafia continuò nella sua azione di delegittimazione e di avvelenamento dell’informazione ai danni dell’insigne magistrato, che venne poi ucciso, insieme alla moglie e agli agenti della sua scorta, a Capaci il 23 maggio del 1992. Il libro di Tescaroli getta una luce nuova su entrambe le vicende, tra loro legate a doppio filo, ricostruendole grazie alle informazioni emerse da anni di indagini e dalle testimonianze dei collaboratori di giustizia. Su Falcone è stato scritto molto, ma ancora non è stato chiarito tutto, specie i rapporti tra mafia e politica che l’autore indaga con freddezza e lucidità imparziale, forte della sua lunga esperienza in magistratura e della profonda conoscenza dei fatti.
Luca Tescaroli è sostituto procuratore a Roma. È stato, tra l’altro, P.M. nei processi di Capaci e dell’Addaura. Ha condotto le indagini sui mandanti occulti delle stragi, segue il processo sull’omicidio di Roberto Calvi. È inserito nel pool antiterrorismo e nel gruppo reati contro l’economia della Procura della Repubblica di Roma. Ha scritto: Le Faide Mafiose nei misteri della Sicilia (Rubbettino 2003);Le voci dell’oblio (2005); Colletti Sporchi, con Ferruccio Pinotti (2008).

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La Russa: voli linea off limits

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 aprile 2011

“L’uso dei voli di Stato e rigorosamente disciplinato dalla Direttiva presidente Consiglio dei ministri 25.7.2008 (G.U.  22.8.2008) e il Ministro della difesa sa perfettamente quali sono le condizioni per il  loro uso.  Mi sembra fuori luogo che il Ministro ieri abbia tentato di giustificarsi sollevando impedimenti dovuti alla presenza della sua scorta o che il volo in questione sarebbe dovuto tornare “vuoto” a Milano. Delle due una, o rinuncia alla scorta oppure si comporta come richiede la sua carica nel pieno rispetto della legge e in questo caso della Direttiva emanata dal suo capo .  In altri Paesi europei dei ministri si sono dimessi per molto meno, qui in Italia invece i cittadini devono continuare a dover assistere a queste continue espressioni di arroganza.”. Lo dichiara Luca Marco Comellini – Segretario del Partito per la tutela dei Diritti di Militari e Forze di polizia (Pdm).

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Agguato in Afghanistan

Posted by fidest press agency su sabato, 9 ottobre 2010

Quattro morti ed un ferito tra gli alpini italiani del 7° Reggimento di Belluno, della Brigata “Julia”, vittime di una imboscata al ritorno di una missione nella valle del Gulistan situata nella provincia di Farah. I militari erano a bordo di un blindato Lince, in servizio di scorta ad un convoglio di 70 camion civili. Nell’attentato hanno perso la vita il primo caporal maggiore Gianmarco Manca (nato ad Alghero il 24 settembre 1978); il primo caporal maggiore Francesco Vannozzi (nato a Pisa il 27 marzo 1984); il primo caporal maggiore Sebastiano Ville (nato a Lentini, provincia di Siracusa, il 17 settembre 1983) e il caporal maggiore Marco Pedone (nato a Gagliano del Capo, in provincia di Lecce, il 14 aprile 1987). Il militare rimasto ferito è il caporal maggiore scelto Luca Cornacchia (nato a Pescina, in provincia dell’Aquila, il 18 marzo 1979), il quale «é cosciente, ha riportato ferite a un piede e traumi da esplosione ma non è in pericolo di vita». In merito alle gravi notizie provenienti dall’Afghanistan è intervenuto Vincenzo Galizia Presidente nazionale del movimento “Fronte Verde Ecologisti Indipendenti” che ha dichiarato: «esprimiamo il nostro cordoglio ai famigliari delle vittime dei militari caduti oggi. Purtroppo questa missione di “pace” continua ad essere una vera e propria guerra, che vede ancora una volta i nostri soldati uccisi. Con oggi siamo arrivati a 34 vittime nell’Afghanistan quasi come in Irak dove sono stati 35. Un bilancio che deve far riflettere il Governo italiano a prendere l’unica decisione sensata, quella di un ritiro graduale, ma con inizio immediato, del nostro contingente».

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Serra e la scorta a Calearo

Posted by fidest press agency su sabato, 2 ottobre 2010

“E’ stata presa una decisione sbagliata, non esiste dare la scorta a Massimo Calearo”. Lo ha detto l’ex prefetto Achille Serra, passato in queste ore dal Pd all’Udc, durante il programma “La Zanzara” su Radio 24. In merito alla decisione delle autorità di affidare da oggi una scorta dei carabinieri all’ex deputato dell’Api e imprenditore Serra ha aggiunto di non credere che si tratti di minacce reali. “Non ci credo minimamente. Non credo assolutamente -ha detto- alle minacce rivolte a Calearo. Credo sia stato sbagliato affidargli una pattuglia di forze dell’ordine”.

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Sfrattato il commissariato di Cefalù

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 gennaio 2010

“Se la cultura della lotta alla mafia si alimenta di simboli – uomini, luoghi, atti di eroismo -, bisogna dare atto al Governo di una straordinaria capacità di concentrare l’attenzione su questi simboli: purtroppo in negativo!”. A sostenerlo è Franco Maccari, Segretario Generale del COISP – il Sindacato indipendente di Polizia, commentando la notizia dello ‘sfratto’ del Commissariato di Polizia di Cefalù, guidato dall’aprile scorso da Manfredi Borsellino, figlio di Paolo, magistrato ucciso dalla mafia nella strage di via D’Amelio, a Palermo, il 19 luglio del 1992.  Prosegue Maccari: “Vittime del dovere dimenticate, familiari abbandonati a se stessi, nessun sostegno ai poliziotti impegnati nelle prime linee del contrasto alle più potenti organizzazioni mafiose. E ancora, l’ordine di servizio della scorta di Giovanni Falcone – falcidiata dal tritolo della strage di Capaci – finito tra i fogli di carta da riciclare: questi, al di là delle roboanti dichiarazioni, sono i simboli della cultura antimafia del governo. E così, mentre i politici si fanno belli grazie all’arresto di pericolosi latitanti da parte di capaci e valorosi poliziotti, accade che in una terra di frontiera come la Sicilia un importante commissariato venga ‘sfrattato’. Ecco un nuovo ‘simbolo’: perché a dirigere quel commissariato, in prima linea contro la mafia, c’è Manfredi Borsellino. Il figlio del giudice ucciso da cosa nostra si è trovato costretto a scrivere una lettera ai cittadini cefaludesi per spiegare i motivi dello ‘sfratto’, scaturito dalla mancata stipula da parte della Prefettura di un regolare contratto con la società proprietaria del bene: un contratto che probabilmente avrebbe inibito sin dall’inizio qualsiasi azione legale”. “Il COISP – conclude Maccari – esprime la massima solidarietà al dirigente Borsellino, ai colleghi del commissariato ed a tutti i cittadini di Cefalù, per il grave disagio provocato dalla vicenda, che purtroppo non è isolata. Vigileremo affinché non venga messa in forse l’esistenza in vita dell’ufficio – punto sul quale lo stesso dirigente Borsellino ha rassicurato i cittadini – e chiediamo il massimo impegno del Ministero affinché i nostri colleghi possano essere messi nelle migliori condizioni di lavoro possibili per garantire la sicurezza dei cittadini e un efficace contrasto alla criminalità”.

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Berlusconi aggredito e leggermente ferito al volto

Posted by fidest press agency su domenica, 13 dicembre 2009

Milano ore 19. La televisione in diretta e le agenzie di stampa hanno informato gli italiani che una persona dalla presumibile età di 30/35 anni ha tentato di colpire al volto con una statuina del Duomo il premier. Il tentativo gli è riuscito solo in parte. E’ stato subito bloccato dalle forze dell’ordine e portato in questura per ulteriori accertamenti. Il Presidente del consiglio aveva da poco concluso il suo intervento ad una assemblea degli iscritti del Pdl svoltasi a Milano. Questa è la seconda volta che Berlusconi è stato aggredito. La prima volta è avvenuta anni fa a Roma mentre attraversava piazza Navona. Anche in quella circostanza l’aggressore è stato prontamente fermato dagli uomini di scorta e arrestato.

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Veritas odium parit

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 agosto 2009

Editoriale fidest. La verità genera odio. Lo affermava Terenzio per bocca dei suoi guitti. Credo che già ai suoi tempi questa pratica non fosse molto gradita perché la verità è una goccia capace nel tempo di scavare la pietra: gutta cavat lapidem. Questa riflessione la traggo dopo alla notizia di questi giorni sull’agenda rossa di Borsellino, la sua sottrazione e l’impossibilità di “materializzare”, secondo la Cassazione, colui, o coloro in concorso, che l’hanno sottratta dopo che la strage fece scempio del magistrato e della sua scorta. Ci troviamo, quindi, a un bivio: come si può mettere a “nudo la verità” se essa di per sé genera odio e, quindi, diventa quell’amaro calice che tutti cercano d’allontanare dalla loro bocca? Di certo sappiamo che vi sono stati dei morti e, se vogliamo, due sono stati gli eccellenti “dossier”, se aggiungiamo all’agenda rossa il memoriale di Moro. Sono due pezzi di una storia italiana che non possiamo documentare con le “carte in mano” perché esse sono svanite nel nulla sebbene, riguardo il memoriale Moro, la tecnica è stata un’altra: il memoriale è comparso ma l’autenticità è stata messa ampiamente in dubbio. Ma cosa poteva generare tante preoccupazioni? Perché si spinge il cronista a fare della fantapolitica? A dover forse dire la verità, così per caso, per una fortunata combinazione, ma senza prove, come se fosse un racconto di fantascienza? Ma cos’è, in definitiva, la verità? Perché la temiamo tanto da generare odio nei confronti di chi la manifesta? Questa domanda la posi molti anni fa a un giornalista, un certo Mino Pecorelli, alcuni giorni prima che fosse ucciso. Lui era sotto l’occhio del ciclone per i suoi “dossier” di denuncia delle malefatte di stato. Mi guardò e mi sorrise. Mi diede anche una risposta indiretta chiedendomi se ritenevo che si potesse governare senza compromessi, senza dover cedere ad un genere di interessi incrociati che non ti fanno più riconoscere il vero dal falso, il giusto dall’ingiusto, in nome, per gli ingenui, di una giustizia superiore o per i più smaliziati di un intrallazzo della peggiore specie?  Ma oggi so che esiste una verità quella che genera l’odio che spinge a premere il grilletto della lupara ma anche la calunnia e il ben oliato marchingegno della disinformazione. A questo punto la verità diventa impalpabile. Aleggia intorno a noi ma è come una pallina di mercurio: più cerchiamo di catturarla, più ci sfugge. Eppure sappiamo che è lì e che potremmo prenderla. Forse un giorno ci riusciremo ma sarà una storia dei posteri. (Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Dalla Chiesa/Carraro: Noi vogliamo ricordarli così…

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 agosto 2009

Palermo, Venerdì 3 settembre 1982, ore 21.00 il nuovo prefetto di Palermo, il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, sta andando a cena con la giovane moglie Emanuela Setti Carraro, di scorta li segue un’Alfetta guidata dall’agente della polizia di Stato Domenico Russo. Giunti in Via Isidoro Carini sopraggiungono due motociclette e un’auto che affiancandosi all’A112 del generale aprono il fuoco a colpi di kalashnikov uccidendoli sul colpo.  Sul luogo dell’eccidio, un anonimo cittadino lascia un cartello affisso al muro. Poche parole, una frase che in breve fa il giro del mondo: “Qui è morta la speranza dei siciliani onesti”. L’Agente Scelto Domenico RUSSO nasce a S.Maria Capua Vetere (CE) il 27/12/1950. Quella sera Domenico seguiva con l’auto di servizio, un’Alfetta non blindata, come scorta alla vettura A-112 del Generale e della sua compagna, che vennero trucidati in maniera vile da un commando della Mafia a colpi di Kalashinkov, in quella circostanza, l’auto con a bordo l’autista e l’Agente Russo, venne affiancata da una motocicletta guidata da Pino Greco detto “Scarpuzzedda”, che uccise l’autista e ferì in maniera gravissima il Russo, il quale morì dopo 13 giorni di agonia all’ospedale di Palermo. Domenico lasciava la moglie ed un figlio piccolo. L’Agente Russo per il suo atto di eroismo venne insignito della Medaglia d’oro al valor civile con la seguente motivazione:    “Di scorta automontata per il servizio di sicurezza ad eminente personalítà, assolveva al proprio compito con sprezzo del pericolo e profonda abnegazione. Proditoriamente fatto segno a numerosi colpi d’arma da fuoco esplosi a distanza ravvicinata da parte di alcuni appartenenti a cosche mafiose, tentava di reagire al fuoco degli aggressori nell’estremo eroico tentativo di fronteggiare i criminali, immolando così la vita nell’adempimento del dovere. Palermo, 3 settembre 1982.”   Carlo Alberto Dalla Chiesa nasce a Saluzzo (Cuneo) il 27 settembre 1920. Subito dopo la guerra sposa Dora Fabbo (morta per un improvviso infarto nel 1978) da cui avrà tre figli: Nando, sociologo e saggista, senatore dell’Ulivo, Rita, conduttrice televisiva e Simona. In seconde nozze sposa (l’11 luglio 1982) la giovane Emanuela Setti Carraro. E’ Figlio di un generale dei carabinieri e con un fratello, Romano, anch’egli nell’Arma. Dalla Chiesa arriva a Palermo il 30 aprile, con procedura d’urgenza e anzitempo, poche ore dopo l’uccisione del segretario siciliano del Pci, Pio La Torre, terzo uomo politico assassinato tra il ’79 e l’82 dopo Piersanti Mattarella (6 gennaio 1980), democristiano, presidente della Regione siciliana, e Michele Reina (9 marzo 1979), segretario della Dc palermitana. Dalla Chiesa è l’uomo a cui lo Stato si era rivolto per sconfiggere la nuova emergenza del paese: la mafia. In Sicilia è una vera e propria strage: 10 morti nell’80, 50 nell’81, quasi 20 nei primi mesi dell’82. Dalla Chiesa resterà per tutti il “prefetto dei cento giorni”.  La nomina era stata decisa il 2 aprile 1982 da un comitato interministeriale costituito dal presidente del Consiglio Spadolini e dai ministri Rognoni, Formica, Di Giesi e Altissimo. Il 10 agosto, in un’intervista a Giorgio Bocca, Dalla Chiesa denuncia il suo isolamento e la mancata attribuzione dei poteri: “Credo di aver capito la nuova regola del gioco: si uccide il potente quando avviene questa combinazione fatale, è diventato troppo pericoloso ma si può uccidere perché è isolato”, dichiara al giornalista milanese. “Mi mandano in una realtà come Palermo, con gli stessi poteri del prefetto di Forlì”  C.A.Dalla Chiesa”  (Fonte: http://www.lastoriasiamonoi.rai.it)

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Body-guard di Berlusconi: pagati dallo stato?

Posted by fidest press agency su venerdì, 26 giugno 2009

Gli interrogativi di Massimo Donati parlamentare dell’Idv: “E’ vero che i 24 uomini della scorta del presidente del Consiglio, da gennaio in carico all’Aisi e prima al Cesis, sono ex body-guard Fininvest? E’ vero che sono equiparati, sia dal punto di vista retributivo che normativo, ai funzionari dei nostri servizi segreti che, come prassi consolidata, sono selezionati tra le forze dell’ordine? E’ vero che, per garantire l’assunzione ai suoi personal body guard il presidente del Consiglio si è inventato, esclusivamente per loro, una competenza per i Servizi, ovvero l’assunzione per chiamata diretta?..”.

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Quelli di via Fani

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 marzo 2009

via-faniIl 16 marzo 1978 gli uomini della scorta di Moro vengono uccisi da un comando delle Brigate Rosse all’incrocio tra via Fani e via Stresa, a Roma. Questa è la storia di cinque persone, poliziotti e carabinieri che hanno dato la loro vita per proteggere il Presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro: eroi del quotidiano, dimenticati troppo in fretta che questo Sindacato di Polizia COISP vuole tristemente, ma con grande orgoglio, ricordare. Erano ragazzi semplici, padri affettuosi, mariti presenti, figli e fratelli adorati. Carabinieri e poliziotti con un forte senso di responsabilità nei confronti del servizio e dello Stato, uccisi mentre compivano il loro dovere.
Francesco Zizzi, nasce a Fasano, in provincia di Brindisi, nel 1948. Entrato nella Pubblica Sicurezza nel 1972, quattro anni dopo vince il concorso per la scuola allievi sottufficiali di Nettuno. Il 16 marzo del 1978 è il suo primo giorno al servizio della scorta di Moro. Si trova nell’alfetta che precede la macchina dell’Onorevole, seduto al posto del passeggero. Muore a trent’anni come vice brigadiere di polizia, durante il trasporto all’ospedale Gemelli di Roma. Giulio Rivera, nasce nel 1954 a Guglionesi, in provincia di Campobasso. Nel 1974 si arruola nella Pubblica Sicurezza e viene chiamato al servizio della scorta di Aldo Moro. Il 16 marzo si trova alla guida dell’alfetta che precede la macchina del Presidente. Muore a 24 anni all’istante, crivellato da otto pallottole. Raffaele Iozzino nasce in provincia di Napoli, a Casola, nel 1953. Nel 1971 si arruola nella Pubblica Sicurezza, frequenta la scuola di Alessandria e viene successivamente aggregato al Viminale e quindi comandato alla scorta dell’On. Moro. Il 16 marzo del 1978 si trova nel sedile posteriore dell’alfetta che precede la macchina del Presidente. Muore come agente di polizia a solo 25 anni. Il carabiniere Domenico ricci, Nasce a San Paolo di Jesi, in provincia di Ancona, nel 1934. Abile motociclista, entra a far parte della scorta di Moro alla fine degli anni Cinquanta. Diviene il suo autista di fiducia e non lo lascia fino alla morte. Il 16 marzo 1978 si trova al posto di guida della Fiat 130 su cui viaggiava il Presidente della DC. A 42 anni lascia una moglie e due bambini. Oreste Leonardi nasce nel 1926 a Torino. Mentre frequenta il II ginnasio, Oreste rimane orfano del padre che muore durante la seconda guerra mondiale. Da quel momento decide di terminare gli studi e di arruolarsi nell’Arma dei Carabinieri. Dopo aver lavorato in diverse sedi, viene inviato a Viterbo. Lì diviene istruttore alla Scuola Sabotatori del Centro Militare di Paracadutismo e nel 1963 viene chiamato come guardia del corpo dell’On. Aldo Moro. Il maresciallo Leonardi era l’ombra di Moro, la sua guardia del corpo più fedele: quel 16 marzo del 1978, trovandosi nel sedile anteriore della macchina del Presidente, vicino al posto di guida, è proprio lui a compiere un tentativo estremo per proteggere Moro con il proprio corpo. A 52 anni ha lasciato una moglie e due figli.

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