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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 348

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Berlusconi sotto scorta: costa agli italiani due milioni di euro all’anno

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 novembre 2014

berlusconi e le sue sediNonostante il signor Berlusconi Silvio, non sia più Senatore in quanto condannato in via definitiva per frode fiscale, nonostante sia in attesa di altri giudizi pendenti, nonostante sia stato cacciato dal Senato della Repubblica Italiana in quanto pregiudicato, nonostante il signor Berlusconi Silvio attualmente come semplice cittadino, lo stesso continua a girare indisturbato per il Paese a nostre spese con auto blindate e decine e decine di uomini di scorta pagati dai nostri “Servizi”.
Le sue abitazioni private sono presidiate da centinaia di carabinieri e tutte le sue residenze risultano essere state elevate, sempre dal signor Silvio Berlusconi quando rappresentava il nostro Paese, al rango di sedi istituzionali e, pertanto presidiate, controllate, ristrutturate, manutenute con i soldi dei contribuenti.Tutto quello che riguarda le scorte sarebbe diretto da un organo centrale – creato nel 2002 dal Signor Berlusconi – che dovrebbe chiamarsi UCIS (Ufficio Centrale Interforze per la Sicurezza personale). La gestione politica del fenomeno relativo alle scorte è scandalosa e imbarazzante, con uno spreco di denaro pubblico.”Dieci anni fa, un decreto legge permise agli autisti di alte personalità che rivestivano incarichi di governo, di essere equiparati agli agenti di polizia per “salvaguardare meglio l’incolumità dei signori della politica; provvedimenti ad hoc hanno permesso di sottrarre gli uomini di scorta destinati ai capi di governo al controllo dell’UCIS e di assimilarli – invece – al CESIS divenuto nel 2009 AISI, ovvero ai servizi segreti, equiparandone funzioni e trattamento economico.Altre norme ad personam hanno poi consentito di introdurre la chiamata diretta ovvero senza concorsi facendo sì che il signor Berlusconi ha potuto assumere i suoi uomini di fiducia (ex autisti personali della Fininvest e mi sembra anche della Standa) trasformandoli a tutti gli effetti di legge in 007 al suo esclusivo servizio. Questa scorta, il signor Silvio Berlusconi l’ha fatta sua personale visto che anche nel 2006, dopo aver ceduto la Poltrona a Prodi, la scorta è divenuta attiva e valida anche per gli ex Presidenti del Consiglio.
Così facendo, il signor Silvio Berlusconi si è garantito a vita un servizio a spese della collettività. Un servizio che costa a noi contribuenti circa 200 mila euro al mese, una quarantina di uomini divisi in due squadre di 20 ciascuna e due auto blindate. Circa due milioni e mezzo di euro l’anno. Senza contare i carabinieri dispiegati dal Ministero degli Interni per servizi ordinari presso le ville di famiglia. Un’eredità che lo stesso Berlusconi si è costruito da solo, a più riprese, con provvedimenti ad hoc e che è riuscito a mantenere anche oggi che è un cittadino come altri, solo molto molto costoso. Gli uomini al seguito del Cavaliere, spiegano fonti giornalistiche e molto qualificate, hanno trattamenti economici doppi rispetto ai colleghi che svolgono servizi di sicurezza ordinari.“Hanno stipendi e prerogative equiparati a quelli dei colleghi dello spionaggio e controspionaggio senza esserlo. Nei suoi mandati, a più riprese, il signor Berlusconi è riuscito a cambiare le regole sulla sicurezza e imporre uomini di fiducia. Lo si scoprirà anni più tardi, quando i magistrati baresi cercheranno risposte all’andirivieni incontrollato di persone dalle ville dell’ex Senatore: nessuno della sicurezza controllava chi vi entrava e chi vi usciva. Già dal primo mandato Berlusconi era riuscito a sostituire gli uomini dello Stato con quelli della security di Fininvest e Standa (da quel giorno in poi a libro paga degli italiani). Per garantirsi la “sua” scorta – che obbedisca a personalissimi criteri di fedeltà privata e discrezione pubblica – il signor Berlusconi, grazie alle sue prerogative di Presidente del Consiglio, s’inventò una nuova competenza ad hoc presso i Servizi, gli unici cui la legge consente di assumere personale a chiamata diretta. Nacque così un nucleo per la scorta del presidente che fa capo al Cesis (oggi Aisi, Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna) anziché al Viminale, anche se con l’attività di intelligence vera e propria nulla ha a che fare. Gli uomini d’azienda di Berlusconi iniziarono a vestire la divisa sotto la guida dell’uomo che, alla fine degli anni Ottanta, faceva la security alla Standa e che, di punto in bianco si trovò capo-scorta del presidente del Consiglio con la qualifica di capo-divisione dei servizi. Lo stesso si portò dietro almeno altre cinque ex body-guard Fininvest. Col tempo la struttura è cresciuta a ventiquattro unità, poi 31 e infine 40 che stavolta vengono in parte attinte dalle Forze dell’Ordine, ma sempre su indicazione di quel primo nucleo.Quegli stessi uomini, infatti, sono lì ancora oggi.Nel 2006, prima di lasciare il Palazzo Chigi, Berlusconi vara un altro provvedimento ad hoc che oggi giorno potrebbe chiamarsi a buon diritto “salva-scorta”. Se ne accorsero Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo sul Corriere, che raccontano come, non fidandosi del professore, la scorta per il futuro Berlusconi abbia provveduto a farsela da solo stabilendo che i capi di governo “cessati dalle funzioni” abbiano diritto a conservare la scorta su tutto il territorio nazionale nel massimo dispiegamento. Così facendo riesce a portarsela via come fosse un’eredità personale, anche se era (e continua a essere) un servizio di sicurezza privato pagato con soldi pubblici. Al costo, ancora oggi, di due milioni e mezzo l’anno” (rif. Thomas Mackinson, Il Fatto Quotidiano 23.8.2012 e Adgnews24).Si chiede pertanto, dopo aver verificato quanti uomini di scorta ha ancora il signor Berlusconi pagate dai cittadini, quante auto blindate di proprietà dello Stato sono ancora in suo possesso, quante abitazioni e residenze private sono sotto il controllo e presidiate dalle forze dell’ordine, quali residenze sono state elevate con DPCM a rango di sedi istituzionali e quindi con oneri e costi a carico dei cittadini italiani, ANNULLARE, REVOCARE, ABROGARE tutti i DPCM e le LEGGI che assegnano i benefici di cui sopra. REVOCARE, con effetto immediato, le SCORTE, DEGRADARE a sedi private le residenze sotto protezione del signor BERLUSCONI e licenziare tutti i body guard ex Fininvest ed ex Standa e successive assunzioni personali senza concorso.

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Farmacie torinesi: prevenzione cardiovascolare

Posted by fidest press agency su domenica, 10 luglio 2011

Continua la campagna itinerante di Teva Italia DireFareCuore, dedicata alla prevenzione cardiovascolare. Lunedì 11 luglio, a Torino, dalle 12.00 alle 20.00, presso la farmacia “i Gelsi”, all’interno del Centro Commerciale “Le Gru” di Grugliasco, i farmacisti saranno a disposizione dei cittadini per offrire consigli utili sul corretto stile di vita da adottare, al fine di prevenire le malattie cardiovascolari. Verrà inoltre distribuito un libro riguardante ipertensione e alimentazione (fino ad esaurimento scorte) e sarà possibile sottoporsi alla misurazione gratuita della pressione. L’iniziativa è promossa dalla farmacia “I Gelsi” ed è resa possibile grazie alla collaborazione di Teva Italia. Tutti gli studi scientifici dimostrano che ridurre il sovrappeso, mantenersi attivi e consumare più frutta e verdura consentono non solo di vivere più a lungo, ma anche di sentirsi meglio, prevenendo malattie cardiovascolari. Diagnosi precoce e controllo di malattie quali ipertensione, iperglicemia, sindrome metabolica, diabete e obesità hanno un ruolo fondamentale nella prevenzione di scompenso cardiaco, ictus e infarto, che oggi, in Europa, sono causa del 48% di tutti i decessi. E quando è necessario ricorrere a farmaci è bene ricordare che esistono gli equivalenti (o generici). A parità di qualità, sicurezza ed efficacia costano meno, assicurando un bel risparmio sia ai cittadini che al Sistema Sanitario Nazionale.
Le malattie cardiovascolari rappresentano una delle principali cause di morte nei Paesi industrializzati. Ipertensione arteriosa, iperglicemia, coronaropatie e vasculopatie, infarto e ictus sono patologie spesso invalidanti, destinate a crescere a causa dell’aumento dell’età media. Si stima che gli ipertesi nel nostro Paese siano più di 12 milioni. Ne conseguono circa 195.000 episodi di ictus ogni anno (uno ogni 4 minuti e, in 12.000 casi, si tratta di persone con meno di 45 anni) e 160.000 infarti.

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Scorte per “scarrozzare” ospiti Berlusconi

Posted by fidest press agency su martedì, 25 gennaio 2011

Risentimento e umiliazione, gridati a gran voce dai poliziotti e da tutti i loro rappresentanti sindacali stanchi d’essere sfruttati come taxi per le ragazze e le escort ospiti nelle serate festaiole del premier Silvio Berlusconi, stando a quanto emergerebbe dalle nuove dichiarazioni rilasciate alla stampa. “Siamo solidali – commenta Giuliano Girlando, responsabile per la Giustizia dell’Italia dei Diritti – e sosteniamo l’operato delle forze dell’ordine, soprattutto rispettiamo il ruolo del sindacato di Polizia quando afferma di voler dare dignità al lavoro degli agenti. Essendo le scorte un bene comune delle istituzioni e del paese, non possono essere impiegate ad uso e consumo del Presidente del Consiglio per coprire le sue scorribande e feste notturne” Un abuso  giudicato scellerato e irresponsabile da chi si fa portavoce delle ragioni degli agenti di scorta. “Come sottolineato da Emma Marcegaglia – prosegue l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro – , c’è un’Italia che va a letto presto perché lavora, rispetta le istituzioni e le forze dell’ordine. Condivido in pieno – conclude Girlando –  le dichiarazioni del Presidente di Confindustria e tutte le  sue preoccupazioni”.

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Quante sono le auto blu in Italia?

Posted by fidest press agency su martedì, 12 gennaio 2010

Sono 160 mila e costano 100 milioni l’anno, stipendi  degli autisti a parte (60 milioni), 450 miliardi solo per i budget dei ministeri. La sola amministrazione della Difesa conta 164 macchine ad  personam per una spesa totale annua di 200 miliardi. La seguono gli Interni con 157 e le Finanze 52. Le auto blindate sono 3.000 e le scorte sono 700.

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I cicli virtuosi aziendali

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 agosto 2009

Le aziende devono imparare a valutare i costi e a considerare la necessità di “dirimere” i possibili sprechi. Pensiamo, ad esempio, agli eccessi o anticipi di produzione, ai ritardi, al trasporto non pianificato alla movimentazione interna, alla insufficiente progettazione di processo, alla poca cura prestata per le scorte, alla scarsa performance di processo e alla produzione di prodotti o di servizi difettosi. Se, infatti, la competitività aziendale si gioca sul filo di  lana della qualità e funzionalità dei propri sistemi occorre ripensare seriamente a quella parte culturale che presiede la logica di un successo misurato nel dotarsi di una sensibilità e di un pragmatismo ad alta frequenza per recepire i segni anche lontani e deboli di un mercato che è anch’esso in una fase di evoluzione e che tende sempre di più a misurarsi con le logiche temporali. Abbiamo sempre più fretta di porre mano ai cambiamenti, di realizzare, di mutare. E la nuova cultura vede in primo luogo nelle risorse umane la caratteristica fondamentale per determinare un flusso continuo e multidirezionale per informare stimolare, coinvolgere i dipendenti nei processi decisionali ed operativi dell’impresa ed in subordine nel tenere sempre viva l’attenzione sulle previsioni dei bisogni di mercato, anticipando i volumi di produzione e gli stock di prodotti finiti a magazzino. Uno di questi aspetti si basa sul modello “lean” che ha la caratteristica di sincronizzare la produzione con gli ordini dei clienti. In questo modo l’ordine entra in produzione subito, senza dover attendere la pianificazione del lotto, e il sistema consente una maggiore personalizzazione del prodotto. Ne consegue una sensibili riduzione dei costi e finisce persino con il ridurre se non addirittura eliminare le scorte.

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Antivirali con parsimonia per gli anziani

Posted by fidest press agency su giovedì, 30 luglio 2009

Secondo un’analisi pubblicata su BMC Infectious Disease dall’italiano Stefano Merler della Fondazione Bruno Kessler, somministrare antivirali ai pazienti anziani colpiti dal virus AH1N1 non ridurrebbe in modo significativo i decessi, e potrebbe addirittura portare a un aumento della resistenza del virus a questi farmaci. Merler, lavorando con colleghi dell’Istituto superiore di sanità, ha realizzato un modello per prevedere l’effetto del trattamento con antivirali sulla diffusione della nuova influenza. “Benché sia troppo presto per predire con sicurezza alcuni importanti elementi sull’andamento della pandemia, l’uso di antivirali risulta più efficace nel caso di singoli interventi, in assenza dei vaccini. Occorrono larghe scorte di questi farmaci e il nostro lavoro – spiega il ricercatore italiano – dimostra che anche nei Paesi in cui le scorte non sono sufficienti per trattare il 25% della popolazione, cioè il livello minimo suggerito dall’OMS, è possibile ridurre la morbidità e l’eccesso di mortalità dando priorità all’impiego di antivirali in base all’età”. I ricercatori hanno valutato l’effetto di potenziali epidemie di varia virulenza, scoprendo che – in base al diverso comportamento del virus – il trattamento degli over 65 con antivirali può anche non portare ad alcuna riduzione significativa nel numero cumulativo dei casi. “Benché una politica di questo tipo sarebbe controversa dal punto di vista etico – ammette lo studioso – potrebbe essere il modo più efficiente per usare le scorte di antivirali. Un elemento particolarmente importante nei Paesi in cui la quantità di questi farmaci è al di sotto dei livelli suggeriti dall’OMS”.

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