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Meno fondi a regioni del Sud, Scotti: in Campania si invecchia meno perché si muore prima

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 novembre 2015

italia meridionaleLe previsioni per il 2015 e il 2016 – secondo stime Svimez aggiornate a settembre 2015 – non sono delle migliori. Proseguono le diseguaglianze di reddito tra Nord e Sud dell’Italia e il Mezzogiorno è sempre più povero. Nel Centro- Nord oltre il 50% delle persone guadagna dall’80 al 100% del reddito medio regionale; al Sud questo vale solo per una persona su cinque. Nel quadro dei macrodati economici e sociali, una parte rilevante la occupa la Sanità, assieme al Welfare (costoso e inefficace) che dovrebbe attutire il disagio sociale nelle popolazioni del Sud, disagio che invece aumenta con il passare degli anni. In particolare – si legge nel rapporto – la povertà assoluta sul totale della popolazione è passata dal 2008 al 2013 dal 2,7% al 5,6% nel Centro-Nord, e dal 5,2% al 10,6% al Sud. Screening a rilento, prestazioni a pagamento, lunghe liste d’attesa, sale operatorie vuote in ospedale sono solo alcuni effetti di questa contrazione. Esauriti i budget di spesa per numerose prestazioni nei centri che operano in convenzione, i disagi colpiscono soprattutto i pazienti oncologici e i più poveri, esenti dal ticket costretti ad attese più lunghe in ospedale e alla Asl. «L’accesso alle cure – spiega il presidente dell’Ordine dei medici di Napoli, Silvestro Scotti – viene ad essere sicuramente più sfavorito nei territori a maggiore disagio sociale e fragilità. È chiaro che i tagli incidono in maniera ancora maggiore nel momento in cui il meccanismo di ripartizione del Fondo sanitario nazionale interessa le regioni del sud valorizzando il “pregio” della minore età dei cittadini. Le regioni ricevono un finanziamento maggiorato quando i soggetti sono più anziani, ma questo funziona in sistemi omogenei rispetto a proposta sociale e culturale, se invece inserisco altri valori come la fragilità e la disoccupazione questo presupposto non è più fondato. Al Sud si invecchia meno rispetto al Nord, perché si muore prima, e questo non è certo un bel traguardo».In sostanza, in regioni già sotto finanziate se si vanno a operare i tagli, esiste il rischio che l’intero sistema precipiti. «Nelle regioni del Sud, come la Campania, viene poi poco valorizzata la spesa off pocket. In una regione del nord, dove il taglio sposta la prestazione dal pubblico al privato, ci troviamo di fronte a soggetti con una valorizzazione reddituale maggiore che si possono “permettere” di ricorrere ad un’area privata, questo al sud è praticamente impossibile». Prestazioni e visite specialistiche, per via del costo del ticket, gli ambiti dove i cittadini tagliano di più. «La ripartizione – continua Scotti – incide molto sulle prestazioni e il paziente spesso decide di rimandare la visita specialistica a quando avrà più disponibilità economica. Minori problemi si hanno con i farmaci perché negli ultimi anni, anche per via dell’arrivo dei generici, si è registrato un calo dei prezzi». Secondo Svimez serve prioritariamente una politica attiva di sviluppo centrata sul Mezzogiorno nell’ambito di una “logica di sistema” e di un’azione strutturale di medio-lungo periodo, che sappia coordinare politiche aggiuntive di coesione con rinnovate azioni di politica ordinaria. Necessaria quindi la ripresa del processo di industrializzazione del Sud quale elemento catalizzatore della crescita e il ripristino del ruolo degli investimenti pubblici. (Rossella Gemma – fonte doctor33)

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