Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 302

Posts Tagged ‘screening’

Per lo screening del coronavirus occorre coinvolgere i farmacisti

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 ottobre 2020

“Dopo nove settimane di aumento costante dei contagi, è evidente che occorre coinvolgere anche i farmacisti e le farmacie per realizzare in tempi rapidi lo screening di settori sempre più ampi della popolazione, a cominciare dai soggetti più esposti ai contatti, come è il caso degli studenti e delle loro famiglie. La decisione dell’Emilia Romagna, e quella precedente della Provincia autonoma di Bolzano, vanno in questa direzione, e ci auguriamo abbia un seguito anche nelle altre Regioni” dice Andrea Mandelli, presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani. “Già il 25 agosto, avevamo individuato nella sicurezza della ripresa dell’attività scolastica uno dei fronti nei quali farmacista di comunità avrebbe potuto svolgere un ruolo importante, sia per lo screening del personale scolastico sia per quello di studenti e genitori, e avevamo dato la nostra disponibilità a operare in questo senso. Nelle farmacie già dal 2009 si possono eseguire esami diagnostici di prima istanza, e non mancano quindi né le competenze né le risorse organizzative per procedere anche all’esecuzione di questi test. Ribadisco che non si può affrontare questa emergenza sanitaria con mezzi ordinari: occorre mettere a sistema tutte le risorse disponibili”.

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Tumori e screening in Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 29 settembre 2020

Diventano misurabili gli effetti della pandemia sulla cura dei tumori nel nostro Paese. Nei primi 5 mesi del 2020, in Italia, sono stati eseguiti circa un milione e quattrocentomila esami di screening in meno rispetto allo stesso periodo del 2019. Ritardi che si traducono in una netta riduzione non solo delle nuove diagnosi di tumore della mammella (2.099 in meno) e del colon-retto (611 in meno), ma anche delle lesioni che possono essere una spia di quest’ultima neoplasia (quasi 4.000 adenomi del colon-retto non diagnosticati) o del cancro della cervice uterina (circa 1.670 lesioni CIN 2 o più gravi non diagnosticate). Queste neoplasie non sono scomparse, ma saranno individuate in fase più avanzata, con conseguenti minori probabilità di guarigione e necessità di maggiori risorse per le cure. Per questo, l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) chiede alle Istituzioni di destinare più fondi per la lotta contro il cancro, non solo per le terapie ma anche per potenziare la telemedicina e per creare percorsi definiti di collaborazione con la medicina del territorio. L’impatto del Covid-19 sull’oncologia e l’individuazione di nuovi strumenti per far fronte alle conseguenze del virus sono stati fra i temi centrali del Congresso della Società Europea di Oncologia Medica (ESMO), che si è svolto dal 19 al 21 settembre in forma virtuale. “Le nuove armi come l’immuno-oncologia e le terapie a bersaglio molecolare hanno cambiato la storia naturale di molte neoplasie e oggi in Italia il 63% delle donne e il 54% degli uomini sono vivi a 5 anni dalla diagnosi – ha spiegato Giordano Beretta, Presidente AIOM e Responsabile dell’Oncologia Medica all’Humanitas Gavazzeni di Bergamo -. La pandemia però sta modificando gli scenari. Le incertezze riguardano in particolare la prevenzione secondaria, cioè gli screening. Le neoplasie, non rilevate in questo periodo, verranno comunque alla luce prima o poi, ma in stadi più avanzati e con prognosi peggiori. In base a stime del National Cancer Institute (NCI), negli Stati Uniti, nei prossimi 10 anni, vi saranno circa 10.000 morti in più per tumore del seno e del colon-retto, proprio a causa dell’effetto del Covid-19 sugli screening e sul trattamento. Si tratta di numeri che, in termini relativi, possono sembrare piccoli, riferendosi all’1% del totale dei decessi per queste due neoplasie negli USA, ma in termini assoluti sono tutt’altro che trascurabili, perché parliamo di 10.000 decessi in più per grandi malattie, che in questi anni hanno beneficiato dell’effetto positivo dello screening sulla mortalità”. Nel Regno Unito, inoltre, è stato stimato che il ritardo diagnostico causato dalla interruzione e dal rallentamento dei servizi sanitari possa essere la causa di aumento della mortalità (rispetto al periodo pre Covid-19) nei prossimi 5 anni fino al 16,6% per i tumori del colon-retto e al 9,6% per la mammella. (Fonte: Associazione Italiana di Oncologia Medica)

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Covid-19: screening e test rapidi. Ecco come possono essere coinvolte le farmacie

Posted by fidest press agency su domenica, 13 settembre 2020

Elemento fondamentale della strategia di contrasto al Covid-19 e di preparazione all’autunno – in modo particolare alla luce della ripresa della scuola – è l’attività di screening e, tra i temi al centro del dibattito, ci sono anche i test sierologici rapidi. Mentre dal territorio arrivano esempi di collaborazioni con le Asl da parte delle farmacie anche nell’effettuazione dei test – come è il caso delle farmacie altoatesine, che hanno visto una proroga della loro partecipazione nello screening sul personale scolastico – dall’altro lato, da parte della Fofi, viene richiamata l’attenzione sulle indicazioni ministeriali in merito all’uso non professionale e alla vendita in farmacia dei test.In particolare, per quanto riguarda la partecipazione attiva delle farmacie, di rilievo è l’iniziativa avviata nella provincia di Bolzano: come si apprende da una nota della Asl dell’Alto Adige, il progetto ha visto l’adesione di 119 su 145 presidi della provincia e circa 26 medici di medicina generale. Per quanto riguarda la scorsa settimana, «sono stati sottoposti al test sierologico volontario 6.342 insegnanti e personale non docente di scuole e asili», ma, per «dare al resto dei circa 18.000 dipendenti ancora un po’ di tempo», la campagna è stata prorogata di un’ulteriore settimana. Per quanto riguarda le farmacie, il test può essere effettuato in uno spazio dedicato oppure, laddove le dimensioni del presidio non lo consentano, all’interno della farmacia stessa durante l’orario di chiusura, su appuntamento. Mentre a Piacenza, secondo quanto riferisce una nota della Asl, le farmacie sono state coinvolte nella fase della prenotazione del test, che viene poi gestito dalla struttura pubblica. A ogni modo, una partecipazione dei farmacisti negli screening era stata invocata nei giorni scorsi, come si ricorderà, da Andrea Mandelli, presidente Fofi, che aveva fatto notare quanto la capillarità e la numerosità delle farmacie potesse essere un valore aggiunto in questo frangente, soprattutto a fronte delle difficoltà segnalate da alcuni ordini dei medici nella gestione anche dei test.Sempre in merito ai test sierologici, dalla Fofi, in una circolare di oggi, sono state ricapitolate le indicazioni ministeriali relative all’uso “non professionale” dei test, alla luce di alcuni dubbi espressi da alcune farmacie. In particolare, dalla Federazione viene ricordata la posizione del Ministero della Salute «sulla rilevanza e utilità dei test di screening e diagnostici nella ricerca e nella valutazione epidemiologica della circolazione virale, pur segnalando alcune criticità circa l’affidabilità dei test sierologici, soprattutto qualora non rispettino i parametri di specificità non inferiore al 95% e di sensibilità non inferiore al 90%». In linea generale, «i test basati sull’identificazione di anticorpi IgM e IgG specifici per la diagnosi di infezione da SARS-CoV-2 non possono sostituire il test molecolare basato sull’identificazione di RNA virale con i tamponi nasofaringei». Inoltre, «il risultato qualitativo ottenuto su un singolo campione di siero non eÌ sufficientemente attendibile per una valutazione diagnostica», mentre «le diagnosi molecolari vanno eseguite presso i laboratori di riferimento regionali e laboratori aggiuntivi individuati dalle Regioni e dalle Province Autonome».Per quanto riguarda la «commercializzazione in farmacia dei test sierologici basati sull’identificazione anticorpale» va ricordato che «non essendo autodiagnostici, non devono essere venduti o messi a disposizione di soggetti “profani”», mentre può «essere definito autodiagnostico qualsiasi dispositivo predisposto dal fabbricante per poter essere usato a domicilio da persone non esperte». In generale, «nel caso in cui i dispositivi riportino diciture quali, per esempio, “Solo per uso diagnostico professionale in vitro” possono essere venduti soltanto a personale sanitario e non ai comuni pazienti».
Infine, «per quanto riguarda la tipologia dei cosiddetti test rapidi, eseguiti su sangue capillare, essendo di natura puramente qualitativa, possono solo indicare la presenza o assenza di anticorpi» e in caso di test positivo l’informazione riguarda «se la persona eÌ stata infettata da SARS-CoV-2 (se IgM positivi: infezione recente; se IgM negativi e IgG positivi: infezione passata), ma non necessariamente se gli anticorpi sono neutralizzanti, se una persona eÌ protetta e per quanto tempo e se la persona eÌ guarita». (by Francesca Giani fonte Doctor33)

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Screening personale scolastico, su adesioni Mmg vs insegnanti

Posted by fidest press agency su martedì, 8 settembre 2020

Medici di famiglia divisi su mancati compensi «Un terzo dei docenti diserta lo screening». «Non è vero, dal medico di famiglia ci andiamo ma ci rifiuta il test dicendo che non serve, o che ha paura del contagio o gli mancano i dispositivi di protezione». Tra medici di famiglia e personale scolastico è tempo di accuse. Beninteso, sia per chi lo pratica sia per chi vi si sottopone, l’adesione al test sierologico pungi-dito volto a verificare l’incidenza del coronavirus a scuola è volontaria. Dopo Ferragosto, molti docenti e personale ATA hanno chiamato il curante per un appuntamento senza aspettare una sua telefonata, ma un 30-35% manca all’appello. Quanto ai medici di famiglia, la richiesta del Ministro della Salute Roberto Speranza e del commissario all’emergenza Covid-19 Domenico Arcuri di uno screening gratuito entro il 7 settembre ha spaccato la categoria: ha detto sì il sindacato maggioritario Fimmg per «garantire ai cittadini la migliore assistenza possibile di una medicina generale pubblica nel suo senso di appartenenza al Servizio sanitario nazionale». No invece da Snami e Smi. E rilievi da Fismu-Intesa sindacale, sigla il cui il segretario Francesco Esposito invita ad effettuare i test a scuola, assumendo medici precari. Il resto dei sindacati si divide su gratuità, oneri, rischi.
Niente retribuzione – A livello nazionale, lo screening non comporta compensi, né è previsto in convenzione. Angelo Testa, presidente Snami, osserva che «non si lavora gratis, ed eventuali nuove incombenze vanno concordate nei tavoli istituzionali. Per noi, i test sierologici per il Covid vanno effettuati dall’igiene pubblica e dai laboratori di analisi». Snami però denuncia anche in queste ore che in alcune regioni (Sardegna) sarebbero arrivati esposti alle Asl contro i medici non aderenti. «In caso di contenzioso la posizione del medico sarà difficilmente difendibile per violazione del codice deontologico… ma che “ci azzecca” il codice con una libera scelta individuale?» Snami chiede al presidente degli Ordini Filippo Anelli di prendere posizione. Peraltro, il sindacato degli operatori scolastici Anief, denuncia che qualche medico dopo aver aderito starebbe chiedendo un compenso per l’attività reputandola extra convenzionale.Costi burocratici – E’ vero che i kit sono forniti dai Distretti o direttamente ai Mmg aderenti alla campagna spesso tramite i coordinatori delle aggregazioni che li distribuiscono insieme ai dispositivi di protezione. Ora, già sulla fornitura dei DPI ci sarebbero disparità tra regioni, denunciate dal presidente degli ordini Filippo Anelli («mi è stato raccontato di pacchi di guanti da 100 divisi e contati, uno ad uno, nella distribuzione a medici di famiglia, come se si temesse di eccedere»). Quanto ai test, sulla carta il Ministero della Salute quantifica in una decina di unità i test sierologici che ogni singolo medico dovrebbe effettuare . Bisogna però farli a tutti gli interessati. Il medico di famiglia può “convocare” lui gli assistiti. Nei programmi in uso è inserita l’opzione “test sierologici” che consente di scaricare i nominativi dei propri assistiti operativi nelle scuole e di salvarli in un file, per richiamarli. Il segretario Fimmg Silvestro Scotti nota un certo successo nei re-calling telefonici che potrebbero alla fine contribuire a dimezzare i mancati contatti. Pina Onotri leader Smi ricorda però che questi oneri portano via tempo prezioso di fronte all’ondata dei pazienti no-Covid che stanno recuperando gli esami, e spesso al medico di famiglia chiedono approfondimenti e terapie.Oneri imprevisti – Un ulteriore allarme lo lancia lo stesso Scotti. A regola, il medico – che può leggere l’esito del test in un quarto d’ora – non sarebbe tenuto a comunicare i risultati del test pungi-dito all’Asl, se non per il fatto che in caso di positività attiva la procedura per chiedere il tampone. Il segretario Fimmg avverte però oggi che «molti Mmg stanno ricevendo una richiesta discutibile; gli si chiede di rendicontare anche l’esito dei test negativi per rispondere a un fantomatico “debito informativo”». I medici Fimmg «non rendiconteranno due volte lo stesso dato; quando abbiamo inviato i risultati sui test fatti al Sistema TS o sistemi regionali e attivato il tampone per i pazienti con esito positivo basta fare una sottrazione e le Asl sapranno i negativi. Tutti i dati viaggiano collegati ai codici fiscali, quindi età e genere sono facilmente ricavabili dai servizi Asl».
Rischi tecnici – All’argomento secondo cui effettuare il test porrebbe a rischio contagio gli operatori dello studio e i pazienti, il numero 2 Fimmg Domenico Crisarà replica duro: «A chi lo dice andrebbe ritirata la laurea, o è in malafede o è ignorante. Stando al ragionamento, non si dovrebbe più visitare nessuno visto che molti pazienti sono asintomatici». Altro tema: il test non rileva il virus ma gli antigeni che indicano se il paziente è stato a contatto con il Covid-19. Giungono testimonianze dirette come quella del chirurgo Roy De Vita di come i test sierologici negli aeroporti stiano dando percentuali non irrisorie di falsi negativi. Anche qui da Fimmg si ribatte: lo screening mira a capire quanto ha inciso ed incide fin qui il virus nel mondo della scuola, ma non significa che i docenti & co non verranno più monitorati. Per i quesiti degli iscritti, Fimmg mette a disposizione un servizio mail all’indirizzo criticitasierologia@fimmg.org Mauro Miserendino (Fonte: Doctor33)

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Scuola: Prima di ripartire a settembre screening preventivo volontario del personale scolastico docente e non

Posted by fidest press agency su sabato, 15 agosto 2020

Il commissario straordinario per l’attuazione e il coordinamento delle misure di contenimento e contrasto dell’emergenza epidemiologica Covid-19 ha predisposto, d’intesa con il Ministero della Salute, un programma per lo screening preventivo del personale scolastico docente e non docente in previsione dell’apertura del prossimo anno scolastico. Lo screening è rivolto al personale docente e non docente delle scuole primarie e secondarie pubbliche, statali e non statali, paritarie e private dell’intero territorio nazionale, con esclusione delle scuole site nelle regioni che condurranno una propria campagna.Nella prima face accederanno al test tutte le persone in servizio alla data di avvio della campagna che è prevista dal 24 al 30 agosto. La partecipazione da parte del personale sarà volontaria e in due fasi: somministrazione su richiesta del test sierologico per personale che decide di aderire; successiva somministrazione obbligatoria del test molecolare a coloro i quali, avendo aderito alla somministrazione del test sierologico, risultassero positivi. Il test va eseguito per escludere un’infezione in atto.

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Ipertensione, Uspstf fa il punto sullo screening. Ecco chi deve essere sottoposto

Posted by fidest press agency su martedì, 7 luglio 2020

La Task Force dei servizi preventivi statunitensi ha appena pubblicato una bozza di raccomandazione che conferma la necessità sottoporre a screening per l’ipertensione tutti gli adulti. «Il documento conferma l’attuale raccomandazione di Grado A per lo screening dell’ipertensione in tutti gli adulti di età pari o superiore a 18 anni» afferma il membro della task force John Wong della Tufts University School of Medicine a Boston, Massachusetts, aggiungendo che il riscontro e il trattamento tempestivi degli elevati valori pressori possono ridurre significativamente la mortalità e la morbilità a lungo termine.«I pazienti di età superiore ai 40 anni o chiunque abbia altri fattori di rischio cardiovascolare devono sottoporsi a un controllo annuale della pressione arteriosa, mentre lo screening ogni 3 o 5 anni è appropriato tra i 18 e i 39 anni in assenza di fattori di rischio» si legge nell’attuale raccomandazione della Task Force, molto simile a quella del 2015. «Aggiorniamo il documento ogni pochi anni perché l’ipertensione oltre a essere molto frequente, è un importante fattore di rischio per future complicazioni che hanno implicazioni significative in tema di salute pubblica» commenta Wong, spiegando che la soglia oltre cui si definisce l’ipertensione varia da 130/80 mm Hg a 140/90 mm Hg. «Esistono diversi tipi di ipertensione: quella persistente (misurazioni elevate sia in ambito clinico sia in comunità); quella da camice bianco (valori alti solo in presenza del medico) e quella mascherata (misurazioni elevate solo in comunità)» riassume l’esperto, precisando che il rischio cardiovascolare è più alto in caso di ipertensione persistente, seguito dall’ipertensione mascherata e quindi dall’ipertensione da camice bianco.www.uspreventiveservicestaskforce.org/tfcomment.htm.

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Tumori: aumentare l’adesione ai programmi di screening, rivolta a tutti i cittadini

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 giugno 2020

Per tre mesi la pandemia causata dal Covid ha determinato il blocco dei programmi di prevenzione secondaria e, se la situazione si prolungasse, si avrebbe il rischio concreto di un maggior numero di diagnosi in fase avanzata, con un conseguente peggioramento della prognosi ed un aumento delle spese per le cure. Una prospettiva a cui la società scientifica risponde con un grande progetto di sensibilizzazione sul ruolo degli screening. La preoccupazione per il probabile incremento dei casi di cancro in stadio avanzato interessa tutto il mondo ed è uno dei temi del Congresso della Società Americana di Oncologia Medica (ASCO), al via da domani al 31 maggio in forma virtuale. In dieci anni, in tutto il pianeta, i nuovi casi di cancro sono aumentati del 42%. Erano 12,7 milioni nel 2008, sono saliti fino a 18,1 milioni nel 2018. In crescita anche i decessi, da 7,6 milioni a 9,6 milioni. L’Europa spicca, perché al Vecchio Continente sono riconducibili il 23,4% dei casi di tumore globali e il 20,3% dei decessi oncologici, sebbene abbia solo il 9% della popolazione mondiale.
“Alla cura di tumori in stadio più avanzato corrispondono uscite sempre maggiori per i farmaci oncologici, che in Europa sono passate da 12,9 miliardi di euro nel 2008 a 32 miliardi nel 2018 – spiega Giordano Beretta, Presidente AIOM e Responsabile dell’Oncologia Medica all’Humanitas Gavazzeni di Bergamo -. L’Italia è al terzo posto, in Europa, per la spesa per terapie anticancro, dopo Germania e Francia. Le uscite per i farmaci antineoplastici, nel 2018, hanno raggiunto i 5 miliardi e 659 milioni. Anche se spendiamo meno rispetto ad altri Paesi, la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi presenta tassi più alti rispetto alla media europea nei tumori più frequenti, a testimoniare la qualità del nostro sistema di cura: 86% nella mammella (83% UE), 64% nel colon (60% UE), 16% polmone (15% UE) e 90% prostata (87% UE)”.
Non raggiungiamo però livelli adeguati nell’adesione agli screening: rispetto a una media europea del 60%, nel nostro Paese, solo il 55% delle donne esegue la mammografia per individuare in fase iniziale il carcinoma della mammella, la neoplasia più frequente in tutta la popolazione (53.500 nuovi casi stimati in Italia nel 2019). E soltanto il 45,7% dei cittadini (49,5% Europa) effettua il test per la ricerca del sangue occulto fecale per la diagnosi precoce del cancro del colon-retto, il secondo per incidenza (49.000 nel 2019). E solo il 41% delle donne (dato simile a quello europeo, 40,8%) si sottopone al Pap-test, indicato per scoprire in fase iniziale il tumore della cervice uterina (2.700 nel 2019).
“Con questa campagna vogliamo sensibilizzare tutti i cittadini, a partire dagli anziani, senza dimenticare i giovani. L’iniziativa infatti avrà una forte ricaduta sui social network – afferma Saverio Cinieri, Presidente eletto AIOM e Direttore Oncologia Medica e Breast Unit dell’Ospedale ‘Perrino’ di Brindisi -. La pandemia, oltre al differimento dei trattamenti anticancro meno urgenti, ha determinato due gravissime situazioni, a cui bisogna far fronte quanto prima. Innanzitutto, negli ultimi tre mesi sono stati eseguiti solo gli interventi chirurgici non procrastinabili. Oltre il 60% delle operazioni è stato posticipato e ora il lavoro arretrato va recuperato. Dall’altro lato, a causa del Covid-19, si è avuto il blocco totale dei programmi di screening. Preoccupano i ritardi nel loro riavvio, perché solo alcune Regioni si sono attivate e la situazione oggi è a macchia di leopardo”.
L’Emilia-Romagna ha stabilito in maniera prioritaria la riapertura dello screening mammografico, con l’invio delle lettere di invito di primo livello e la presa in carico e la sorveglianza delle donne definite a rischio elevato secondo il programma per la valutazione del rischio eredo-familiare. Per quanto riguarda il programma colorettale, nella Regione è prevista la graduale ripresa dei primi livelli, eventualmente anche ridotta sulla base della situazione locale. Per lo screening cervicale, priorità viene data alla ripresa degli esami di secondo livello e i follow-up che erano stati sospesi, per i primi livelli è prevista invece una ripresa graduale successiva. In Toscana, un’ordinanza ha stabilito la ripresa progressiva e graduale delle attività sanitarie sia ambulatoriali che chirurgiche. Le attività di screening oncologico di primo livello sono riattivate con recupero prioritario delle chiamate non eseguite nel periodo di emergenza. In Veneto, i primi livelli dei programmi di screening sono ripartiti il 4 maggio. Una delibera dell’8 maggio della Regione Sicilia stabilisce, con esplicito riferimento alle Raccomandazioni dell’Osservatorio nazionale screening, la ripartenza a condizione che venga tutelata la sicurezza di operatori e cittadini.Con una delibera del 15 maggio, la Regione Lazio ha stabilito la ripresa dei primi livelli di screening e delle attività ambulatoriali a partire dal 28 maggio. Le singole aziende dovranno stabilire la priorità con la quale contattare le persone con invito sospeso, compatibilmente con gli spazi disponibili. E, il 22 maggio, la Regione Lombardia ha dato indicazioni per il riavvio dei programmi di screening oncologico, di cui viene richiamata la caratteristica di non differibilità rispetto alla riapertura delle attività di specialistiche ambulatoriali.
“In Italia, nel 2019, i nuovi casi di cancro sono stati 371mila – continua il presidente Beretta -. Rispetto al 2018, si è registrato un calo di circa 2.000 diagnosi, a cui ha contribuito l’efficacia dello screening del tumore del colon retto, in grado di ridurre la mortalità per questa neoplasia di circa il 20%. Inoltre, il test consente di individuare, oltre alla presenza di un tumore ogni 850 persone asintomatiche, anche adenomi, cioè polipi, potenzialmente in grado di trasformarsi in cancro ogni 150 individui analizzati. La loro rimozione prima dello sviluppo della neoplasia consente una riduzione di nuovi casi di tumore negli anni seguenti”.
“È necessario riprendere quanto prima la prevenzione secondaria, mirata alla diagnosi iniziale non solo del cancro del colon-retto, ma anche della mammella e della cervice uterina – conclude Giordano Beretta -. Sappiamo infatti che le possibilità di guarigione sono molto alte quando le neoplasie sono scoperte in fase precoce, ad esempio sono superiori al 90% nel carcinoma mammario. Inoltre, gli screening impattano in modo significativo sulla sostenibilità del sistema, perché consentono di risparmiare risorse che altrimenti sarebbero destinate alla cura di neoplasie in fase avanzata”.

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Ampliare i criteri di screening per migliorare la capacità diagnostica

Posted by fidest press agency su sabato, 16 maggio 2020

Ampliare i criteri di screening dei sintomi COVID-19 includendo mialgie e brividi potrebbe identificare un maggior numero di personale sanitario (HCP) con la malattia, secondo una lettera di ricerca comparsa su JAMA e firmata da Eric Chow dei CDC di Atlanta e colleghi. Gli autori hanno valutato lo spettro dei sintomi all’esordio di COVID-19 tra 48 HCP con sindrome respiratoria acuta grave da COVID confermata in laboratorio. «Mentre la pandemia continua, l’esposizione virale tra il personale sanitario (HCP) è destinata ad aumentare» afferma il ricercatore, aggiungendo che i risultati della metodica molecolare di PCR suggeriscono che alte cariche virali possano essere rilevate subito dopo l’insorgenza della malattia, anche nelle persone minimamente sintomatiche. Partendo da questi presupposti Chow e colleghi hanno valutato i sintomi all’esordio della malattia da COVID-19 tra gli HCP, scoprendo che i sintomi iniziali più comuni erano tosse, febbre e mialgie: 50%, 42% e 35% rispettivamente. Otto degli operatori sanitari non hanno riportato febbre, tosse, respiro corto o mal di gola all’insorgenza dei sintomi, ma piuttosto brividi, mialgia, corizza e malessere. Un operatore sanitario ha riportato solo corizza e cefalea senza febbre, tosse, respiro corto o mal di gola. «Includendo mialgia e brividi nei criteri di screening all’inizio della malattia l’individuazione dei casi tra gli HCP è aumentata dall’83,3% al 90%» precisa l’autore, sottolineando che il 65% degli operatori sanitari intervistati ha riferito aver lavorato in media due giorni quando era sintomatico. «I criteri di screening per gli HCP hanno un’importanza fondamentale per sia limitare i casi infetti sia per prevenire la diffusione nosocomiale a pazienti non infetti» scrivono gli autori. E Chow conclude: «Nonostante la casistica limitata i nostri dati suggeriscono che uno screening basato solo su febbre e sintomi respiratori può essere inadeguatamente sensibile, specie tra gli operatori sanitari. Dato che gli HCP sono un sottogruppo con elevate probabilità di contagio a causa della natura del loro lavoro e la loro assenza rischia di interrompere in modo significativo l’erogazione delle cure, i criteri di screening dovrebbero essere ampi e i test diagnostici dovrebbero essere immediatamente disponibili». (fonte: Doctor33)

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Test sierologici, aumentano campagne di screening

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 maggio 2020

È iniziata la campagna di screening attraverso i test sierologici in alcune aree – oggi in partenza Milano – mentre dal 4 maggio si inizierà con la fornitura nazionale di 150mila test. Intanto, in una circolare della settimana scorsa, la Regione Lombardia fa chiarezza sulle categorie che prioritariamente devono essere sottoposte a test, mentre, al momento, «ne proibisce l’esecuzione nei centri privati a causa dell’attuale carenza dei reagenti necessari». Ma restano aperte ancora molte domande, tra cui quelle sulla validità e sull’utilizzo da parte dei cittadini.Di recente, sul tema è intervenuta anche la Commissione europea che ha cercato di fare chiarezza, come sottolineato in una circolare di Federfarma: «Per quanto riguarda i test sierologici, si trovano abbondantemente sul mercato, ma la loro efficacia per la diagnosi precoce del covid-19 è molto limitata, in quanto la presenza di anticorpi nel sangue del paziente diventa rilevabile solo diversi giorni dopo l’infezione. Inoltre, dato che gli anticorpi persistono per un certo periodo di tempo dopo la scomparsa dell’infezione, non forniscono una risposta definitiva sulla presenza o sull’assenza del virus e non sono adatti per valutare se l’individuo sottoposto a test possa essere contagioso per gli altri. Tuttavia potrebbero rivelarsi essenziali per effettuare indagini siero-epidemiologiche su ampia scala sulla popolazione». In merito ai «test commerciali provvisti di marcatura CE, sono generalmente test automatizzati non rapidi e alcuni cominciano ad essere disponibili sotto forma di dispositivi portatili». Ma, va detto che «non è legalmente consentito mettere a disposizione di utilizzatori profani, ad esempio tramite farmacie o sul web, dispositivi destinati all’uso professionale».Al contempo, «in questa fase, le autorità degli Stati membri non sono generalmente favorevoli all’uso di test autodiagnostici, per i quali per altro sono particolarmente importanti le buone prestazioni, essendo destinati agli utilizzatori profani, che, privi di formazione, potrebbe incontrare difficoltà nella corretta interpretazione del risultato e delle relative implicazioni». Sul punto era intervenuto anche il Ministero – che sta lavorando alla lista dei test attendibili – in una nota del 3 aprile: «Il risultato qualitativo ottenuto su un singolo campione di siero non è sufficientemente attendibile per una valutazione diagnostica, in quanto la rilevazione della presenza degli anticorpi mediante l’utilizzo dei test rapidi non è comunque indicativo di un’infezione acuta in atto, e quindi della presenza di virus nel paziente e rischio associato a una sua diffusione nella comunità. Inoltre, per ragioni di possibile cross-reattività con altri patogeni affini come altri coronavirus umani, il rilevamento degli anticorpi potrebbe non essere specifico della infezione da SARS-CoV2». Per altro «tali test, qualora non marcati CE, come dispositivi per test autodiagnostici, non possono essere usati da chi non abbia qualificazione/competenza nel merito e, pertanto, l’eventuale fornitura al pubblico generale sarebbe incoerente con la loro destinazione d’uso».

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Global In-vitro Colorectal Cancer Screening Tests Market 2019-2023

Posted by fidest press agency su martedì, 26 novembre 2019

The global in-vitro colorectal cancer screening tests market size is poised to grow by USD 219.61 million during 2019-2023, according to a new report by Technavio, progressing at a CAGR of close to 6% during the forecast period.
The market is driven by the growing awareness programs and government initiatives for cancer screening. Also, the increased rate of product approval is anticipated to further boost the growth of the in-vitro colorectal cancer screening tests market.The growing number of awareness programs and government initiatives will drive the market growth during the forecast period. Compulsory education and economic development are crucial in creating awareness about colorectal cancer screening. Early detection of colorectal cancer can improve outcomes. Mars Bleu was launched by NOVIGENIX as a national colorectal cancer awareness campaign and was dedicated to raising awareness about screening and preventing colorectal cancer in many countries. Moreover, in countries such as the US, government initiatives such as Colorectal Cancer Control Program and insurance policies like Medicaid and Medicare are working toward providing colorectal cancer screening tests to many patients.

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Forum ColON Action!

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 novembre 2019

Roma 20 novembre 2019 – ore 11.00 Sala Capitolare presso il Chiostro del Convento di Santa Maria sopra Minerva Piazza della Minerva, 38. Nei Paesi occidentali il cancro del colon-retto rappresenta il secondo tumore maligno per incidenza dopo quello della mammella nella donna e il terzo dopo quello del polmone e della prostata nell’uomo.
Il cancro del colon-retto è un tumore per il quale la prevenzione, primaria e secondaria, può fare la differenza rispetto ad altri tipi di neoplasie: stili di vita corretti, adesione agli screening oncologici e diagnosi precoce sono gli strumenti d’elezione per contrastare questo big killer.Partecipano: Pierpaolo Sileri, Viceministro della SaluteM; Marialucia Lorefice, Presidente Commissione Affari Sociali della Camera; Maria Domenica Castellone, Membro Commissione Igiene e Sanità Senato. Intervengono: Pier Luigi Bartoletti, Vice Segretario Nazionale Vicario FIMMG; Jola Gore-Booth, Founder EuropaColon and Executive Director DICE; Oscar Bertetto, Direttore Dipartimentale Rete Oncologica Piemonte e Val D’Aosta; Elisabetta Buscarini, Presidente Federazione italiana delle società scientifiche delle malattie dell’apparato digerente (FISMAD); Claudio D’Amario, Direzione generale della prevenzione sanitaria Ministero della Salute; Domenico D’Ugo, Presidente European Society of Surgical Oncology (ESSO) Gaetano Lanzetta, Oncologo Fondazione AIOM; Maria Masocco, Responsabile PASSI Istituto Superiore di Sanità; Roberto Persiani, Presidente EuropaColon Italia Onlus; Walter Ricciardi, Presidente Mission Board for Cancer; Carlo Senore, Presidente ff Gruppo Italiano Screening Colorettale (GISCOR); Marco Zappa, Direttore Osservatorio Nazionale Screening (ONS); Manuel Zorzi, Registro Tumori Veneto – AIRTUM. Modera: Maria Emilia Bonaccorso, Caporedattore ANSA.

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Cancro del colon retto. Che cosa cambia per lo screening

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 giugno 2019

Il tumore del colon-retto, il terzo più diffuso al mondo e il secondo per numero di decessi, non è più una malattia che colpisce solo anziani e adulti attempati, ma anche persone con meno di 50 anni. Un significativo aumento dell’incidenza del cancro del colon-retto (CRC) sotto i 50 anni è stato osservato non solo negli Stati Uniti, ma anche in Europa, Australia, Nuova Zelanda e Canada, tanto che tre studi appena pubblicati riportano i medesimi risultati. Nel primo Reinier Meester, Scuola di Medicina dell’Università di Stanford, Redwood City, California e colleghi hanno esaminato quasi 30.000 pazienti con CRC tra 40-49 anni diagnosticati in un periodo di 40 anni in nove regioni degli Stati Uniti. E i risultati, pubblicati su JAMA, indicano un aumento dell’incidenza di CRC del 2,9% annuo tra il 1995 e il 2015. Il secondo studio, pubblicato su The Lancet Gastroenterology & Hepatology, coordinato da Marzieh Araghi dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro di Lione, ha esaminato l’incidenza di CRC nei registri tumori in Australia, Canada, Danimarca, Norvegia, Nuova Zelanda, Irlanda e Regno Unito. L’analisi ha mostrato un aumento dei tassi di cancro del colon sotto i 50 anni quantificabile in circa il 3% l’anno in Danimarca, Nuova Zelanda e Australia per il cancro del colon, e del 3,4% in Canada e del 2,6% in Australia per il cancro del retto. Nel terzo studio, pubblicato su Gut, Manon Spaander, del Centro medico universitario Erasmus MC di Rotterdam, Paesi Bassi, ha raccolto dati su oltre 140 milioni di individui tra 20 e 49 anni in 20 paesi europei. E i risultati mostrano un aumento di incidenza di CRC pari a quasi l’8% tra 20-29 anni, del 5% circa tra 30 e 39 anni e di poco più dell’1,5% tra 40- 49 anni. «Se l’incremento di incidenza del CRC dovesse continuare potrebbe essere necessario riconsiderare le linee guida di screening» concludono i ricercatori. E in un editoriale di commento allo studio di Araghi Giulia Cavestro, Raffaella Zuppardo, e Alessandro Mannucci dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano concordano sulla necessità di abbassare l’età di screening per il CRC, sottolineando la necessità anche di altre iniziative, tra cui le campagne di sensibilizzazione pubblica per aumentare l’aderenza allo screening. «Inoltre non basta ridurre l’età di screening, ma andrebbe considerata la storia personale e familiare di ogni paziente» concludono gli editorialisti.JAMA 2019. Doi: 10.1001/jama.2019.3076 (fonte: doctor33)

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25th Anniversary Screening of Academy Award

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 maggio 2019

Paramount Pictures proudly celebrated the 25th anniversary of the beloved classic FORREST GUMP with a special outdoor screening on the National Mall in Washington D.C. Free to the public, the screening took place tonight before Memorial Day weekend.Academy Award-winning producer Wendy Finerman and retired Sergeant First Class Sammy L. Davis, a recipient of the Medal of Honor, attend a special 25th anniversary screening of Forrest Gump on the National Mall on Friday, May 24, 2019 in Washington, D.C. Davis’ real-life Medal of Honor ceremony appears in the film with Tom Hanks superimposed. (Photo by Casey Rodgers/Invision for Paramount Home Entertainment)
Among the guests of honor at the event were Medal of Honor recipients Kyle Carpenter and Sammy L. Davis, whose medal ceremony at the White House with President Lyndon B. Johnson was used in FORREST GUMP with Tom Hanks as Forrest superimposed into the footage. Academy Award-winning producer, Wendy Finerman, introduced the film on this special occasion.
FORREST GUMP won six Academy Awards including Best Picture, Best Director, Best Actor (Tom Hanks), Best Writing, Best Film Editing and Best Visual Effects. Upon its release in 1994, the film became a global blockbuster, as well as a cultural touchstone, and remains a treasured cinematic classic that is beloved and quoted the world over. A newly remastered version of FORREST GUMP is available now in a two-disc Blu-ray that includes over three hours of bonus content.

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Programmi di screening per il tumore del seno

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 marzo 2019

Solo il 56% delle donne ha eseguito la mammografia, l’esame salvavita in grado di diagnosticare precocemente la malattia. La Lombardia è una Regione virtuosa e presenta uno dei tassi d’adesione tra i più alti della Penisola (67% di aderenza). Ciò nonostante ancora una donna su tre non si sottopone agli screening. Un fenomeno che preoccupa dal momento che la neoplasia ogni anno provoca ancora in tutta la Penisola oltre 12mila decessi. E si registrano ancora forti differenze territoriali. Nel Mezzogiorno, dove l’adesione agli screening è inferiore rispetto al Settentrione, la sopravvivenza è leggermente più bassa. Nelle Regioni del Sud si attesta all’85% mentre in quelle del Nord all’88%. Da qui l’appello degli oncologi affinché tutte le italiane, d’età compresa tra i 50 e 69 anni, si sottopongano una volta ogni due anni al test gratuito organizzato dalle Aziende Sanitarie locali. La sollecitazione degli specialisti arriva dal convegno Breast Journal Club. L’importanza della Ricerca in Oncologia che si conclude oggi. Per due giorni oltre 300 esperti si sono riuniti a Cremona per discutere le ultime novità emerse sulla patologia. “Il cancro della mammella è una malattia che riusciamo a sconfiggere nell’oltre 80% dei casi – afferma il prof. Daniele Generali, Direttore della UO Multidisciplinare di Patologia Mammaria e Ricerca Traslazionale dell’ASST di Cremona. E’ un dato positivo ma non si può sottovalutare una neoplasia così diffusa e che interessa una parte del corpo femminile estremamente delicata. Soprattutto i test per la prevenzione secondaria vanno maggiormente incentivati tra tutta la popolazione. Con la mammografia ogni anno individuiamo poco più di 8.000 nuovi casi; purtroppo ancora troppe diagnosi arrivano comunque tardi. Questo determina non poche difficoltà sia alle singole donne che all’intero sistema sanitario nazionale. La diagnosi precoce è l’arma fondamentale nella lotta contro il tumore al seno, permette infatti di aumentare notevolmente le probabilità di guarigione delle pazienti, oltre a consentire interventi più conservativi ed estetici. Proprio per sensibilizzare la popolazione alla prevenzione, le reti oncologiche nazionali insieme alle Istituzioni stanno promuovendo e supportando la costituzione di centri di senologia ovvero Breast Unit, modelli di assistenza specializzati nella prevenzione, diagnosi e cura del carcinoma mammario, caratterizzati dalla presenza di un team coordinato e multidisciplinare in grado di garantire quel livello di specializzazione delle cure, dalle fasi di screening sino alla gestione della riabilitazione psico-funzionale, in grado di ottimizzare la qualità delle prestazioni e della vita delle pazienti e, nel contempo, garantire l’applicazione di percorsi diagnostico-terapeutici e assistenziali (PDTA) in coerenza con le linee guida nazionali e internazionali. Le donne affette da tumore al seno che si curano presso centri dedicati (Breast Unit) hanno un 18% in più di guarigioni definitive e una migliore qualità di vita”.
Il Breast Journal Club è un meeting annuale, giunto nel 2019 alla sua decima edizione. Si pone l’obiettivo di riunire e avviare un confronto, tra i più importanti opinion leader stranieri e italiani, sulle nuove ricerche e metodologie scientifiche. Attualmente solo sette Regioni possiedono strutture che hanno dimostrato indubbi vantaggi anche nel garantire a tutti i malati le migliori terapie disponibili”. E’ anche molto importante praticare regolarmente un po’ di attività fisica. La sedentarietà rappresenta, infatti, un fattore di rischio oncologico molto sottovalutato nonché una cattiva abitudine per oltre il 40% delle italiane over 45. Le donne che fanno sport presentano una riduzione del rischio d’insorgenza del carcinoma mammario del 20%. Va quindi promosso e incentivato tra l’intera popolazione femminile.

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OSI Systems Awarded 10-Year Contract for Cargo Turnkey Screening in Guatemala

Posted by fidest press agency su sabato, 26 gennaio 2019

OSI Systems, Inc. (“Company” or “OSI Systems”) (NASDAQ: OSIS) today announced that its S2 Global business has entered into a 10-year contract to provide a complete turnkey screening solution for the Port of Santo Tomas de Castilla, the busiest port in Guatemala (as measured by container traffic). The Company will construct civil works, deliver and integrate Rapiscan® Eagle® P60 high-energy X-ray inspection systems, perform security screening and remote image analysis utilizing the CertScan® integration platform for 100% of the cargo (inbound, outbound and transshipped) and provide full life cycle support.OSI Systems CEO Deepak Chopra stated, “We are pleased to add another important project to our growing portfolio of turnkey screening programs. Under this contract, we intend to build upon our prior experience and utilize our proprietary technologies and integration platforms –- including CertScan® — to help the Port of Santo Tomas de Castilla with their plans to grow their traffic, operations and become a leader in the region and achieve breakthrough improvements in security, efficiency and revenue collection.” OSI Systems has turnkey integrated services programs in operation with customs, border and port authorities worldwide, including the ongoing successful programs in Mexico, Puerto Rico and Albania. These integrated services programs have proven highly successful for each customer, improving public safety and security and increasing the accuracy of customs declarations. Under the program, the Company typically operates its cargo scanning equipment for the customer, manage, design and build inspection sites and information management networks, analyze the resulting images, and store the images matched with identifying data such as cargo manifests, customs declarations or vehicle license numbers.

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Cancro al polmone: “Urgente uno screening nazionale”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 31 ottobre 2018

Roma. Si è chiuso da poco il 4° Meeting Nazionale ALCASE, il meeting italiano di pazienti, ex-pazienti e familiari di persone colpite dal cancro al polmone e si comincia a trarre le prime conclusioni sullo stato della malattia in Italia. Sono stati circa 60 i partecipanti provenienti da tutta Italia, che si sono riuniti a Milano con l’intento di rinnovare il loro comune impegno nella lotta contro il cancro del polmone. Nel contesto del meeting di Milano, realizzato con il contributo non condizionato di AstraZeneca, Leonardo Cenci è stato insignito del premio di eccellenza giornalistica della Global Lung Cancer Coalition (GLCC) per il suo libro: “Vivi, Ama, Corri. Avanti tutta!”. Il premio, nella sua edizione precedente, era stato assegnato a Paola Staccioli, scrittrice e “cancer survivor” della stessa malattia che quest’anno si è aggiudicata il Global Award (la versione internazionale del premio) per il suo blog su Repubblica.it, “Le O2”. La stessa GLCC era idealmente presente al Meeting ALCASE con Maureen Rigney, giunta a Milano in rappresentanza di una organizzazione americana molto influente, la LCA, Lung Cancer Alliance(lungcanceralliance.org). La Rigney ha presentato la propria organizzazione e alcuni dei suoi successi, fra cui il “Recalcitrant Research Act”, grazie al quale milioni di dollari del governo federale sono stati destinati alla ricerca biomedica riguardante, nello specifico, il cancro del polmone a piccole cellule. Si è poi soffermata sull’importanza delle relazioni internazionali, ed in particolare sui rapporti di LCA con la GLCC e con ALCASE Italia.
Un tema molto discusso nel corso del meeting è stato la necessità di avviare un programma nazionale di screening per il cancro al polmone, come già realizzato da 4 anni negli Stati Uniti e come avviene da molti anni, per altri tipi di tumore, nel nostro paese.“I fondamentali scientifici che giustificherebbero l’introduzione dello screening anche in Italia e in Europa ci sono tutti: lo screening riduce la mortalità per cancro al polmone del 20% (o persino di più secondo i dati dell’europeo Nelson Trial, appena presentati alla recentissima conferenza mondiale, WCLC-2018, di Toronto). Manca solo un sostanziale elemento: la volontà politica di salvare decine di migliaia di vite umane” ha commentato Gianfranco Buccheri, Direttore Scientifico di ALCASE. Oltre allo screening si è parlato infine di come affrontare lo “stigma” che circonda il cancro del polmone (ovvero il marchio di colpevolezza che percepiscono i malati, anche quando non hanno mai fumato nella loro vita) e della necessità di abbattere il “muro del silenzio”, in quanto si parla molto poco di questa malattia, in generale e sui media in particolare, nonostante il fatto che la scienza abbia recentemente ottenuto importanti successi nell’assicurare una vita prolungata e di qualità a chi un tempo aveva un’aspettativa di vita di solo pochi mesi.
Il cancro del polmone è la prima causa di morte con 33.531 decessi nel 2012 (da l’e-Atlas della GLCC: http://www.lungcancercoalition.org/e-atlas/?country=it). Prima causa di morte per cancro nel mondo, con 2,09 milioni di persone colpite ogni anno e 1,7 milioni di morti (una mortalità quasi tre volte superiore a quella del tumore della mammella, dati OMS). Se diagnosticato in uno stadio iniziale è guaribile nel 60-70% dei casi (95% nello stadio Ia, quello più favorevole). Purtroppo, la maggior parte dei pazienti viene diagnosticato in uno stadio avanzato o molto avanzato, il che fa crollare le possibilità complessive di guarigione al 15%.

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Colorectal Cancer Screening Programs

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 ottobre 2018

Clinical Genomics, the manufacturer of the InSure ONE fecal immunochemical test (FIT), is pleased to discuss the new American Cancer Society (ACS) Colorectal Cancer Screening Guidelines with Family Medicine Physicians. In the new guidelines published in May 2018, ACS now recommends that starting at age 45 years, adults with an average risk of colorectal cancer undergo regular screening with either a high-sensitivity stool-based test or a structural (visual) examination, depending on patient preference and test availability. Six testing options are recommended, including FIT annually and colonoscopy every 10 years. According to the ACS, the reason for lowering the age range was based on the marked increase in colorectal cancer amongst younger adults. The ACS reported a 51% increase among those individuals under the age of 55 between 1994 and 2014.InSure ONE, a convenient at-home collection FIT, intended to detect blood in stool, is easy to use, and may improve compliance for screening programs. Unlike other FITs, InSure ONE simply requires a sample of water from the toilet bowl following a single bowel movement. Sample collection is completed in minutes using a long-handled brush and does not require the user to collect, handle, or smear fecal matter.

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Airport Passenger Screening Systems Market

Posted by fidest press agency su martedì, 11 settembre 2018

The “Airport Passenger Screening Systems Market: Global Industry Trends, Share, Size, Growth, Opportunity and Forecast 2018-2023” report has been added to ResearchAndMarkets.com’s offering.
The global airport passenger screening systems market has reached a value of US$ 2.1 Billion in 2017. The airport passenger screening systems market is currently being catalyzed by rising security needs and the introduction of innovative, and effective products and services that meet this demand.Airport passenger screening system is a system that is used to scan the passengers before they can board a plane. Generally, even after passing through the screening system, passengers are screened manually using a metal detector by the police personnel. But the need for secure and effective screening systems over the few years have risen significantly due to the current air traffic uplift throughout the globe.Improvement in the current screening systems is imperative as passengers remain a key part of airport operations, and efficiency in the same can help increase timely performance and operability of the airport. In recent times, added importance are being placed on commuter screening systems at airports, both by the government as well as private organizations. The passenger screening system can be segregated on the basis of type, i,e, advanced imaging system, explosive detection system, and metal detection system. These innovative systems can also spot undetectable items, including metallic and non-metallic ones.With major OEMs pouring-in investments to introduce next-generation passenger screening systems, the future of the market looks positive. The usage of advanced imaging systems is growing at a massive scale, which will further augment the growth of the global airport passenger screening systems market. Millimeter wave technology, which boasts the ability to see through people’s clothing and identify undetectable objects can also be a major player in the market. Moreover, rising security needs across the globe will ensure long-term growth and implementation of airport passenger screening systems.Looking forward, the market value is projected to exceed US$ 2.7 Billion by 2023, exhibiting a CAGR of more than 4.1% during 2018-2023.

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Forti differenze regionali nello screening del carcinoma colo-rettale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 maggio 2018

Il carcinoma colo-rettale costituisce la seconda causa di morte per tumore in soggetti di sesso maschile e la terza nelle donne. In Italia, ogni anno, si registrano 40 nuovi casi ogni centomila abitanti. Eppure, nonostante questi numeri apparentemente inquietanti, il carcinoma colo-rettale è tra le forme di neoplasia più facilmente prevenibili e gestibili. Infatti, poiché l’evoluzione a partire da forme benigne (i comuni ‘polipi’) a forme maligne evolute è molto lenta (mediamente 7 anni), strategie di screening atte a individuare precocemente i polipi prima che questi cancerizzino risultano estremamente efficaci. Lo screening del tumore del colon-retto può avvenire con due modalità: la ricerca del sangue occulto e la sigmoidoscopia flessibile.La ricerca del sangue occulto è la modalità più semplice e meno invasiva. Il paziente raccoglie campioni di feci per tre giorni consecutivi che vengono analizzato in laboratorio con kit di vario tipo, basati sulla reazione ossidativa del gruppo eme dell’emoglobina (test FOBT) o sull’identificazione delle catene dell’emoglobina con metodi ‘immunochimici’ (FIT). In caso di positività a questi test, è indicata una colonscopia. Numerosi trial clinici hanno dimostrato che FOBT e FIT sono efficaci nel ridurre numericamente i nuovi casi di tumore del colon- retto, a patto che vengano eseguiti a larga scala e con cadenza annuale. In particolare, è stato dimostrato che il FOBT riduce la mortalità per tumore del colon fino al 32 per cento. Inoltre, secondo la IARC (agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) il test FIT, se eseguito ogni due anni permette di ottenere una riduzione del 10-40 per cento della mortalità per cancro del colon.Infine, poiché la maggior parte dei tumori del colon insorge nell’ultimo tratto dell’intestino, è stato propugnato un protocollo di sorveglianza basato su rettosigmoidoscopia. Su quattro trial randomizzati, ben tre hanno dato esito positivo evidenziando una riduzione di mortalità del 22-31 per cento. Infatti l’esame endoscopico consente di individuare precocemente i polipi e contestualmente, di asportarli. In questa maniera si riesce a evitare che i polipi diventino tumori, e ciò si traduce nella riduzione di casi di carcinoma e nella riduzione della mortalità.
L’implementazione delle strategie di screening per cancro colo-rettale ha portato ad una riduzione della mortalità del 6.7 per cento negli uomini e del 7.5 per cento delle donne nel periodo che una serie di ricercatori europei hanno considerato in un recentissimo studio, dal 2012 al 2018. Tuttavia il raggiungimento di questi obiettivi è fortemente condizionato dall’aderenza ai programmi ma soprattutto alla loro messa in atto. Da questo punto di vista dobbiamo segnalare come esistano delle forti differenze inter-regionali in Italia. Una survey della Società Europea di Gastroenterologia (UEG) ha evidenziato come tra nord e sud Italia ci sia una netta differenza nella possibilità di accesso, pari al 71.6 per cento nel nord e solo il 7 per cento nel sud Italia. Tali disparità è purtroppo generata da una mancanza di attenzione da parte delle istituzioni che inevitabilmente si rifletterà nei prossimi anni in un incrementato divario nel tasso di decessi per neoplasia del colon tra regioni italiane, a meno di non correre quanto prima ai ripari.In conclusione possiamo affermare che lo screening è la sola strategia che consente di prevenire il tumore del colon, ed è estremamente efficace. Tuttavia, per ottenere tali risultati, bisogna estendere lo screening in maniera capillare e proporlo alla popolazione periodicamente. Tutto ciò, tuttavia, richiede una collaborazione tra istituzioni, strutture sanitarie e gli utenti del sistema sanitario.

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Screening tumore prostata: ancora troppi uomini non consapevoli dei pro e contro del test Psa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 marzo 2018

Molti uomini non vengono pienamente coinvolti nel processo decisionale quando si sottopongono allo screening del cancro della prostata tramite antigene prostatico specifico (PSA) e non vengono ben informati dei pro e contro della procedura, secondo un nuovo studio pubblicato su Annals of Family Medicine. «Un po’ sorprendentemente, rileviamo che tra gli uomini che non hanno effettuato l’esame solo uno su dieci ha riferito di aver condiviso in qualche maniera la decisione, e che questo fattore non è cambiato nel tempo» dice Ann Goding Sauer, della American Cancer Society di Atlanta, Georgia, co-autrice dello studio. I ricercatori hanno utilizzato i dati del National Health Interview Survey e controllato circa 9.600 uomini di età uguale o superiore a 50 anni per valutare se il processo decisionale condiviso per il test del PSA fosse cambiato tra il 2010 e il 2015. Per questo, hanno diviso in quattro categorie il riscontro degli uomini intervistati sul processo decisionale, che rappresentavano nessun processo decisionale, processo decisionale completo, informazioni sui soli vantaggi, o informazioni su vantaggi e svantaggi. La percentuale di uomini che ha riferito di essersi sottoposto all’esame nell’anno precedente al sondaggio è diminuita tra il 2010 (38,1%) e il 2015 (32,1%). Tra tutti i partecipanti, il 37,2% nel 2010 e il 37,9% nel 2015 hanno ricevuto uno o più elementi decisionali condivisi. La percentuale di uomini con recenti test del PSA che hanno ricevuto almeno un elemento decisionale condiviso è aumentata in modo non significativo (dal 58,5% nel 2010 al 62,6% nel 2015). Tra gli uomini con test del PSA recente, è stato più comune ottenere solamente una spiegazione dei i vantaggi, anche se una proporzione crescente ha riferito un processo decisionale condiviso completo tra il 2010 (12,2%) e 2015 (17,4%). Il processo decisionale condiviso completo veniva proposto in maniera significativamente inferiore agli uomini senza un diploma di scuola superiore. «Questa situazione potrebbe essere migliorata creando strategie innovative per aiutare a raggiungere una maggiore diffusione del processo decisionale condiviso, e comunque incoraggiando i medici a comunicare in maniera completa i benefici, i rischi e le incertezze associati ai test del PSA» concludono gli autori. (Ann Fam Med. 2018. doi: 10.1370/afm.2200 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29531105 – fonte: doctor33)

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