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Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 250

Posts Tagged ‘screening’

Ipertensione, Uspstf fa il punto sullo screening. Ecco chi deve essere sottoposto

Posted by fidest press agency su martedì, 7 luglio 2020

La Task Force dei servizi preventivi statunitensi ha appena pubblicato una bozza di raccomandazione che conferma la necessità sottoporre a screening per l’ipertensione tutti gli adulti. «Il documento conferma l’attuale raccomandazione di Grado A per lo screening dell’ipertensione in tutti gli adulti di età pari o superiore a 18 anni» afferma il membro della task force John Wong della Tufts University School of Medicine a Boston, Massachusetts, aggiungendo che il riscontro e il trattamento tempestivi degli elevati valori pressori possono ridurre significativamente la mortalità e la morbilità a lungo termine.«I pazienti di età superiore ai 40 anni o chiunque abbia altri fattori di rischio cardiovascolare devono sottoporsi a un controllo annuale della pressione arteriosa, mentre lo screening ogni 3 o 5 anni è appropriato tra i 18 e i 39 anni in assenza di fattori di rischio» si legge nell’attuale raccomandazione della Task Force, molto simile a quella del 2015. «Aggiorniamo il documento ogni pochi anni perché l’ipertensione oltre a essere molto frequente, è un importante fattore di rischio per future complicazioni che hanno implicazioni significative in tema di salute pubblica» commenta Wong, spiegando che la soglia oltre cui si definisce l’ipertensione varia da 130/80 mm Hg a 140/90 mm Hg. «Esistono diversi tipi di ipertensione: quella persistente (misurazioni elevate sia in ambito clinico sia in comunità); quella da camice bianco (valori alti solo in presenza del medico) e quella mascherata (misurazioni elevate solo in comunità)» riassume l’esperto, precisando che il rischio cardiovascolare è più alto in caso di ipertensione persistente, seguito dall’ipertensione mascherata e quindi dall’ipertensione da camice bianco.www.uspreventiveservicestaskforce.org/tfcomment.htm.

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Tumori: aumentare l’adesione ai programmi di screening, rivolta a tutti i cittadini

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 giugno 2020

Per tre mesi la pandemia causata dal Covid ha determinato il blocco dei programmi di prevenzione secondaria e, se la situazione si prolungasse, si avrebbe il rischio concreto di un maggior numero di diagnosi in fase avanzata, con un conseguente peggioramento della prognosi ed un aumento delle spese per le cure. Una prospettiva a cui la società scientifica risponde con un grande progetto di sensibilizzazione sul ruolo degli screening. La preoccupazione per il probabile incremento dei casi di cancro in stadio avanzato interessa tutto il mondo ed è uno dei temi del Congresso della Società Americana di Oncologia Medica (ASCO), al via da domani al 31 maggio in forma virtuale. In dieci anni, in tutto il pianeta, i nuovi casi di cancro sono aumentati del 42%. Erano 12,7 milioni nel 2008, sono saliti fino a 18,1 milioni nel 2018. In crescita anche i decessi, da 7,6 milioni a 9,6 milioni. L’Europa spicca, perché al Vecchio Continente sono riconducibili il 23,4% dei casi di tumore globali e il 20,3% dei decessi oncologici, sebbene abbia solo il 9% della popolazione mondiale.
“Alla cura di tumori in stadio più avanzato corrispondono uscite sempre maggiori per i farmaci oncologici, che in Europa sono passate da 12,9 miliardi di euro nel 2008 a 32 miliardi nel 2018 – spiega Giordano Beretta, Presidente AIOM e Responsabile dell’Oncologia Medica all’Humanitas Gavazzeni di Bergamo -. L’Italia è al terzo posto, in Europa, per la spesa per terapie anticancro, dopo Germania e Francia. Le uscite per i farmaci antineoplastici, nel 2018, hanno raggiunto i 5 miliardi e 659 milioni. Anche se spendiamo meno rispetto ad altri Paesi, la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi presenta tassi più alti rispetto alla media europea nei tumori più frequenti, a testimoniare la qualità del nostro sistema di cura: 86% nella mammella (83% UE), 64% nel colon (60% UE), 16% polmone (15% UE) e 90% prostata (87% UE)”.
Non raggiungiamo però livelli adeguati nell’adesione agli screening: rispetto a una media europea del 60%, nel nostro Paese, solo il 55% delle donne esegue la mammografia per individuare in fase iniziale il carcinoma della mammella, la neoplasia più frequente in tutta la popolazione (53.500 nuovi casi stimati in Italia nel 2019). E soltanto il 45,7% dei cittadini (49,5% Europa) effettua il test per la ricerca del sangue occulto fecale per la diagnosi precoce del cancro del colon-retto, il secondo per incidenza (49.000 nel 2019). E solo il 41% delle donne (dato simile a quello europeo, 40,8%) si sottopone al Pap-test, indicato per scoprire in fase iniziale il tumore della cervice uterina (2.700 nel 2019).
“Con questa campagna vogliamo sensibilizzare tutti i cittadini, a partire dagli anziani, senza dimenticare i giovani. L’iniziativa infatti avrà una forte ricaduta sui social network – afferma Saverio Cinieri, Presidente eletto AIOM e Direttore Oncologia Medica e Breast Unit dell’Ospedale ‘Perrino’ di Brindisi -. La pandemia, oltre al differimento dei trattamenti anticancro meno urgenti, ha determinato due gravissime situazioni, a cui bisogna far fronte quanto prima. Innanzitutto, negli ultimi tre mesi sono stati eseguiti solo gli interventi chirurgici non procrastinabili. Oltre il 60% delle operazioni è stato posticipato e ora il lavoro arretrato va recuperato. Dall’altro lato, a causa del Covid-19, si è avuto il blocco totale dei programmi di screening. Preoccupano i ritardi nel loro riavvio, perché solo alcune Regioni si sono attivate e la situazione oggi è a macchia di leopardo”.
L’Emilia-Romagna ha stabilito in maniera prioritaria la riapertura dello screening mammografico, con l’invio delle lettere di invito di primo livello e la presa in carico e la sorveglianza delle donne definite a rischio elevato secondo il programma per la valutazione del rischio eredo-familiare. Per quanto riguarda il programma colorettale, nella Regione è prevista la graduale ripresa dei primi livelli, eventualmente anche ridotta sulla base della situazione locale. Per lo screening cervicale, priorità viene data alla ripresa degli esami di secondo livello e i follow-up che erano stati sospesi, per i primi livelli è prevista invece una ripresa graduale successiva. In Toscana, un’ordinanza ha stabilito la ripresa progressiva e graduale delle attività sanitarie sia ambulatoriali che chirurgiche. Le attività di screening oncologico di primo livello sono riattivate con recupero prioritario delle chiamate non eseguite nel periodo di emergenza. In Veneto, i primi livelli dei programmi di screening sono ripartiti il 4 maggio. Una delibera dell’8 maggio della Regione Sicilia stabilisce, con esplicito riferimento alle Raccomandazioni dell’Osservatorio nazionale screening, la ripartenza a condizione che venga tutelata la sicurezza di operatori e cittadini.Con una delibera del 15 maggio, la Regione Lazio ha stabilito la ripresa dei primi livelli di screening e delle attività ambulatoriali a partire dal 28 maggio. Le singole aziende dovranno stabilire la priorità con la quale contattare le persone con invito sospeso, compatibilmente con gli spazi disponibili. E, il 22 maggio, la Regione Lombardia ha dato indicazioni per il riavvio dei programmi di screening oncologico, di cui viene richiamata la caratteristica di non differibilità rispetto alla riapertura delle attività di specialistiche ambulatoriali.
“In Italia, nel 2019, i nuovi casi di cancro sono stati 371mila – continua il presidente Beretta -. Rispetto al 2018, si è registrato un calo di circa 2.000 diagnosi, a cui ha contribuito l’efficacia dello screening del tumore del colon retto, in grado di ridurre la mortalità per questa neoplasia di circa il 20%. Inoltre, il test consente di individuare, oltre alla presenza di un tumore ogni 850 persone asintomatiche, anche adenomi, cioè polipi, potenzialmente in grado di trasformarsi in cancro ogni 150 individui analizzati. La loro rimozione prima dello sviluppo della neoplasia consente una riduzione di nuovi casi di tumore negli anni seguenti”.
“È necessario riprendere quanto prima la prevenzione secondaria, mirata alla diagnosi iniziale non solo del cancro del colon-retto, ma anche della mammella e della cervice uterina – conclude Giordano Beretta -. Sappiamo infatti che le possibilità di guarigione sono molto alte quando le neoplasie sono scoperte in fase precoce, ad esempio sono superiori al 90% nel carcinoma mammario. Inoltre, gli screening impattano in modo significativo sulla sostenibilità del sistema, perché consentono di risparmiare risorse che altrimenti sarebbero destinate alla cura di neoplasie in fase avanzata”.

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Ampliare i criteri di screening per migliorare la capacità diagnostica

Posted by fidest press agency su sabato, 16 maggio 2020

Ampliare i criteri di screening dei sintomi COVID-19 includendo mialgie e brividi potrebbe identificare un maggior numero di personale sanitario (HCP) con la malattia, secondo una lettera di ricerca comparsa su JAMA e firmata da Eric Chow dei CDC di Atlanta e colleghi. Gli autori hanno valutato lo spettro dei sintomi all’esordio di COVID-19 tra 48 HCP con sindrome respiratoria acuta grave da COVID confermata in laboratorio. «Mentre la pandemia continua, l’esposizione virale tra il personale sanitario (HCP) è destinata ad aumentare» afferma il ricercatore, aggiungendo che i risultati della metodica molecolare di PCR suggeriscono che alte cariche virali possano essere rilevate subito dopo l’insorgenza della malattia, anche nelle persone minimamente sintomatiche. Partendo da questi presupposti Chow e colleghi hanno valutato i sintomi all’esordio della malattia da COVID-19 tra gli HCP, scoprendo che i sintomi iniziali più comuni erano tosse, febbre e mialgie: 50%, 42% e 35% rispettivamente. Otto degli operatori sanitari non hanno riportato febbre, tosse, respiro corto o mal di gola all’insorgenza dei sintomi, ma piuttosto brividi, mialgia, corizza e malessere. Un operatore sanitario ha riportato solo corizza e cefalea senza febbre, tosse, respiro corto o mal di gola. «Includendo mialgia e brividi nei criteri di screening all’inizio della malattia l’individuazione dei casi tra gli HCP è aumentata dall’83,3% al 90%» precisa l’autore, sottolineando che il 65% degli operatori sanitari intervistati ha riferito aver lavorato in media due giorni quando era sintomatico. «I criteri di screening per gli HCP hanno un’importanza fondamentale per sia limitare i casi infetti sia per prevenire la diffusione nosocomiale a pazienti non infetti» scrivono gli autori. E Chow conclude: «Nonostante la casistica limitata i nostri dati suggeriscono che uno screening basato solo su febbre e sintomi respiratori può essere inadeguatamente sensibile, specie tra gli operatori sanitari. Dato che gli HCP sono un sottogruppo con elevate probabilità di contagio a causa della natura del loro lavoro e la loro assenza rischia di interrompere in modo significativo l’erogazione delle cure, i criteri di screening dovrebbero essere ampi e i test diagnostici dovrebbero essere immediatamente disponibili». (fonte: Doctor33)

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Test sierologici, aumentano campagne di screening

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 maggio 2020

È iniziata la campagna di screening attraverso i test sierologici in alcune aree – oggi in partenza Milano – mentre dal 4 maggio si inizierà con la fornitura nazionale di 150mila test. Intanto, in una circolare della settimana scorsa, la Regione Lombardia fa chiarezza sulle categorie che prioritariamente devono essere sottoposte a test, mentre, al momento, «ne proibisce l’esecuzione nei centri privati a causa dell’attuale carenza dei reagenti necessari». Ma restano aperte ancora molte domande, tra cui quelle sulla validità e sull’utilizzo da parte dei cittadini.Di recente, sul tema è intervenuta anche la Commissione europea che ha cercato di fare chiarezza, come sottolineato in una circolare di Federfarma: «Per quanto riguarda i test sierologici, si trovano abbondantemente sul mercato, ma la loro efficacia per la diagnosi precoce del covid-19 è molto limitata, in quanto la presenza di anticorpi nel sangue del paziente diventa rilevabile solo diversi giorni dopo l’infezione. Inoltre, dato che gli anticorpi persistono per un certo periodo di tempo dopo la scomparsa dell’infezione, non forniscono una risposta definitiva sulla presenza o sull’assenza del virus e non sono adatti per valutare se l’individuo sottoposto a test possa essere contagioso per gli altri. Tuttavia potrebbero rivelarsi essenziali per effettuare indagini siero-epidemiologiche su ampia scala sulla popolazione». In merito ai «test commerciali provvisti di marcatura CE, sono generalmente test automatizzati non rapidi e alcuni cominciano ad essere disponibili sotto forma di dispositivi portatili». Ma, va detto che «non è legalmente consentito mettere a disposizione di utilizzatori profani, ad esempio tramite farmacie o sul web, dispositivi destinati all’uso professionale».Al contempo, «in questa fase, le autorità degli Stati membri non sono generalmente favorevoli all’uso di test autodiagnostici, per i quali per altro sono particolarmente importanti le buone prestazioni, essendo destinati agli utilizzatori profani, che, privi di formazione, potrebbe incontrare difficoltà nella corretta interpretazione del risultato e delle relative implicazioni». Sul punto era intervenuto anche il Ministero – che sta lavorando alla lista dei test attendibili – in una nota del 3 aprile: «Il risultato qualitativo ottenuto su un singolo campione di siero non è sufficientemente attendibile per una valutazione diagnostica, in quanto la rilevazione della presenza degli anticorpi mediante l’utilizzo dei test rapidi non è comunque indicativo di un’infezione acuta in atto, e quindi della presenza di virus nel paziente e rischio associato a una sua diffusione nella comunità. Inoltre, per ragioni di possibile cross-reattività con altri patogeni affini come altri coronavirus umani, il rilevamento degli anticorpi potrebbe non essere specifico della infezione da SARS-CoV2». Per altro «tali test, qualora non marcati CE, come dispositivi per test autodiagnostici, non possono essere usati da chi non abbia qualificazione/competenza nel merito e, pertanto, l’eventuale fornitura al pubblico generale sarebbe incoerente con la loro destinazione d’uso».

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Global In-vitro Colorectal Cancer Screening Tests Market 2019-2023

Posted by fidest press agency su martedì, 26 novembre 2019

The global in-vitro colorectal cancer screening tests market size is poised to grow by USD 219.61 million during 2019-2023, according to a new report by Technavio, progressing at a CAGR of close to 6% during the forecast period.
The market is driven by the growing awareness programs and government initiatives for cancer screening. Also, the increased rate of product approval is anticipated to further boost the growth of the in-vitro colorectal cancer screening tests market.The growing number of awareness programs and government initiatives will drive the market growth during the forecast period. Compulsory education and economic development are crucial in creating awareness about colorectal cancer screening. Early detection of colorectal cancer can improve outcomes. Mars Bleu was launched by NOVIGENIX as a national colorectal cancer awareness campaign and was dedicated to raising awareness about screening and preventing colorectal cancer in many countries. Moreover, in countries such as the US, government initiatives such as Colorectal Cancer Control Program and insurance policies like Medicaid and Medicare are working toward providing colorectal cancer screening tests to many patients.

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Forum ColON Action!

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 novembre 2019

Roma 20 novembre 2019 – ore 11.00 Sala Capitolare presso il Chiostro del Convento di Santa Maria sopra Minerva Piazza della Minerva, 38. Nei Paesi occidentali il cancro del colon-retto rappresenta il secondo tumore maligno per incidenza dopo quello della mammella nella donna e il terzo dopo quello del polmone e della prostata nell’uomo.
Il cancro del colon-retto è un tumore per il quale la prevenzione, primaria e secondaria, può fare la differenza rispetto ad altri tipi di neoplasie: stili di vita corretti, adesione agli screening oncologici e diagnosi precoce sono gli strumenti d’elezione per contrastare questo big killer.Partecipano: Pierpaolo Sileri, Viceministro della SaluteM; Marialucia Lorefice, Presidente Commissione Affari Sociali della Camera; Maria Domenica Castellone, Membro Commissione Igiene e Sanità Senato. Intervengono: Pier Luigi Bartoletti, Vice Segretario Nazionale Vicario FIMMG; Jola Gore-Booth, Founder EuropaColon and Executive Director DICE; Oscar Bertetto, Direttore Dipartimentale Rete Oncologica Piemonte e Val D’Aosta; Elisabetta Buscarini, Presidente Federazione italiana delle società scientifiche delle malattie dell’apparato digerente (FISMAD); Claudio D’Amario, Direzione generale della prevenzione sanitaria Ministero della Salute; Domenico D’Ugo, Presidente European Society of Surgical Oncology (ESSO) Gaetano Lanzetta, Oncologo Fondazione AIOM; Maria Masocco, Responsabile PASSI Istituto Superiore di Sanità; Roberto Persiani, Presidente EuropaColon Italia Onlus; Walter Ricciardi, Presidente Mission Board for Cancer; Carlo Senore, Presidente ff Gruppo Italiano Screening Colorettale (GISCOR); Marco Zappa, Direttore Osservatorio Nazionale Screening (ONS); Manuel Zorzi, Registro Tumori Veneto – AIRTUM. Modera: Maria Emilia Bonaccorso, Caporedattore ANSA.

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Cancro del colon retto. Che cosa cambia per lo screening

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 giugno 2019

Il tumore del colon-retto, il terzo più diffuso al mondo e il secondo per numero di decessi, non è più una malattia che colpisce solo anziani e adulti attempati, ma anche persone con meno di 50 anni. Un significativo aumento dell’incidenza del cancro del colon-retto (CRC) sotto i 50 anni è stato osservato non solo negli Stati Uniti, ma anche in Europa, Australia, Nuova Zelanda e Canada, tanto che tre studi appena pubblicati riportano i medesimi risultati. Nel primo Reinier Meester, Scuola di Medicina dell’Università di Stanford, Redwood City, California e colleghi hanno esaminato quasi 30.000 pazienti con CRC tra 40-49 anni diagnosticati in un periodo di 40 anni in nove regioni degli Stati Uniti. E i risultati, pubblicati su JAMA, indicano un aumento dell’incidenza di CRC del 2,9% annuo tra il 1995 e il 2015. Il secondo studio, pubblicato su The Lancet Gastroenterology & Hepatology, coordinato da Marzieh Araghi dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro di Lione, ha esaminato l’incidenza di CRC nei registri tumori in Australia, Canada, Danimarca, Norvegia, Nuova Zelanda, Irlanda e Regno Unito. L’analisi ha mostrato un aumento dei tassi di cancro del colon sotto i 50 anni quantificabile in circa il 3% l’anno in Danimarca, Nuova Zelanda e Australia per il cancro del colon, e del 3,4% in Canada e del 2,6% in Australia per il cancro del retto. Nel terzo studio, pubblicato su Gut, Manon Spaander, del Centro medico universitario Erasmus MC di Rotterdam, Paesi Bassi, ha raccolto dati su oltre 140 milioni di individui tra 20 e 49 anni in 20 paesi europei. E i risultati mostrano un aumento di incidenza di CRC pari a quasi l’8% tra 20-29 anni, del 5% circa tra 30 e 39 anni e di poco più dell’1,5% tra 40- 49 anni. «Se l’incremento di incidenza del CRC dovesse continuare potrebbe essere necessario riconsiderare le linee guida di screening» concludono i ricercatori. E in un editoriale di commento allo studio di Araghi Giulia Cavestro, Raffaella Zuppardo, e Alessandro Mannucci dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano concordano sulla necessità di abbassare l’età di screening per il CRC, sottolineando la necessità anche di altre iniziative, tra cui le campagne di sensibilizzazione pubblica per aumentare l’aderenza allo screening. «Inoltre non basta ridurre l’età di screening, ma andrebbe considerata la storia personale e familiare di ogni paziente» concludono gli editorialisti.JAMA 2019. Doi: 10.1001/jama.2019.3076 (fonte: doctor33)

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25th Anniversary Screening of Academy Award

Posted by fidest press agency su lunedì, 27 maggio 2019

Paramount Pictures proudly celebrated the 25th anniversary of the beloved classic FORREST GUMP with a special outdoor screening on the National Mall in Washington D.C. Free to the public, the screening took place tonight before Memorial Day weekend.Academy Award-winning producer Wendy Finerman and retired Sergeant First Class Sammy L. Davis, a recipient of the Medal of Honor, attend a special 25th anniversary screening of Forrest Gump on the National Mall on Friday, May 24, 2019 in Washington, D.C. Davis’ real-life Medal of Honor ceremony appears in the film with Tom Hanks superimposed. (Photo by Casey Rodgers/Invision for Paramount Home Entertainment)
Among the guests of honor at the event were Medal of Honor recipients Kyle Carpenter and Sammy L. Davis, whose medal ceremony at the White House with President Lyndon B. Johnson was used in FORREST GUMP with Tom Hanks as Forrest superimposed into the footage. Academy Award-winning producer, Wendy Finerman, introduced the film on this special occasion.
FORREST GUMP won six Academy Awards including Best Picture, Best Director, Best Actor (Tom Hanks), Best Writing, Best Film Editing and Best Visual Effects. Upon its release in 1994, the film became a global blockbuster, as well as a cultural touchstone, and remains a treasured cinematic classic that is beloved and quoted the world over. A newly remastered version of FORREST GUMP is available now in a two-disc Blu-ray that includes over three hours of bonus content.

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Programmi di screening per il tumore del seno

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 marzo 2019

Solo il 56% delle donne ha eseguito la mammografia, l’esame salvavita in grado di diagnosticare precocemente la malattia. La Lombardia è una Regione virtuosa e presenta uno dei tassi d’adesione tra i più alti della Penisola (67% di aderenza). Ciò nonostante ancora una donna su tre non si sottopone agli screening. Un fenomeno che preoccupa dal momento che la neoplasia ogni anno provoca ancora in tutta la Penisola oltre 12mila decessi. E si registrano ancora forti differenze territoriali. Nel Mezzogiorno, dove l’adesione agli screening è inferiore rispetto al Settentrione, la sopravvivenza è leggermente più bassa. Nelle Regioni del Sud si attesta all’85% mentre in quelle del Nord all’88%. Da qui l’appello degli oncologi affinché tutte le italiane, d’età compresa tra i 50 e 69 anni, si sottopongano una volta ogni due anni al test gratuito organizzato dalle Aziende Sanitarie locali. La sollecitazione degli specialisti arriva dal convegno Breast Journal Club. L’importanza della Ricerca in Oncologia che si conclude oggi. Per due giorni oltre 300 esperti si sono riuniti a Cremona per discutere le ultime novità emerse sulla patologia. “Il cancro della mammella è una malattia che riusciamo a sconfiggere nell’oltre 80% dei casi – afferma il prof. Daniele Generali, Direttore della UO Multidisciplinare di Patologia Mammaria e Ricerca Traslazionale dell’ASST di Cremona. E’ un dato positivo ma non si può sottovalutare una neoplasia così diffusa e che interessa una parte del corpo femminile estremamente delicata. Soprattutto i test per la prevenzione secondaria vanno maggiormente incentivati tra tutta la popolazione. Con la mammografia ogni anno individuiamo poco più di 8.000 nuovi casi; purtroppo ancora troppe diagnosi arrivano comunque tardi. Questo determina non poche difficoltà sia alle singole donne che all’intero sistema sanitario nazionale. La diagnosi precoce è l’arma fondamentale nella lotta contro il tumore al seno, permette infatti di aumentare notevolmente le probabilità di guarigione delle pazienti, oltre a consentire interventi più conservativi ed estetici. Proprio per sensibilizzare la popolazione alla prevenzione, le reti oncologiche nazionali insieme alle Istituzioni stanno promuovendo e supportando la costituzione di centri di senologia ovvero Breast Unit, modelli di assistenza specializzati nella prevenzione, diagnosi e cura del carcinoma mammario, caratterizzati dalla presenza di un team coordinato e multidisciplinare in grado di garantire quel livello di specializzazione delle cure, dalle fasi di screening sino alla gestione della riabilitazione psico-funzionale, in grado di ottimizzare la qualità delle prestazioni e della vita delle pazienti e, nel contempo, garantire l’applicazione di percorsi diagnostico-terapeutici e assistenziali (PDTA) in coerenza con le linee guida nazionali e internazionali. Le donne affette da tumore al seno che si curano presso centri dedicati (Breast Unit) hanno un 18% in più di guarigioni definitive e una migliore qualità di vita”.
Il Breast Journal Club è un meeting annuale, giunto nel 2019 alla sua decima edizione. Si pone l’obiettivo di riunire e avviare un confronto, tra i più importanti opinion leader stranieri e italiani, sulle nuove ricerche e metodologie scientifiche. Attualmente solo sette Regioni possiedono strutture che hanno dimostrato indubbi vantaggi anche nel garantire a tutti i malati le migliori terapie disponibili”. E’ anche molto importante praticare regolarmente un po’ di attività fisica. La sedentarietà rappresenta, infatti, un fattore di rischio oncologico molto sottovalutato nonché una cattiva abitudine per oltre il 40% delle italiane over 45. Le donne che fanno sport presentano una riduzione del rischio d’insorgenza del carcinoma mammario del 20%. Va quindi promosso e incentivato tra l’intera popolazione femminile.

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OSI Systems Awarded 10-Year Contract for Cargo Turnkey Screening in Guatemala

Posted by fidest press agency su sabato, 26 gennaio 2019

OSI Systems, Inc. (“Company” or “OSI Systems”) (NASDAQ: OSIS) today announced that its S2 Global business has entered into a 10-year contract to provide a complete turnkey screening solution for the Port of Santo Tomas de Castilla, the busiest port in Guatemala (as measured by container traffic). The Company will construct civil works, deliver and integrate Rapiscan® Eagle® P60 high-energy X-ray inspection systems, perform security screening and remote image analysis utilizing the CertScan® integration platform for 100% of the cargo (inbound, outbound and transshipped) and provide full life cycle support.OSI Systems CEO Deepak Chopra stated, “We are pleased to add another important project to our growing portfolio of turnkey screening programs. Under this contract, we intend to build upon our prior experience and utilize our proprietary technologies and integration platforms –- including CertScan® — to help the Port of Santo Tomas de Castilla with their plans to grow their traffic, operations and become a leader in the region and achieve breakthrough improvements in security, efficiency and revenue collection.” OSI Systems has turnkey integrated services programs in operation with customs, border and port authorities worldwide, including the ongoing successful programs in Mexico, Puerto Rico and Albania. These integrated services programs have proven highly successful for each customer, improving public safety and security and increasing the accuracy of customs declarations. Under the program, the Company typically operates its cargo scanning equipment for the customer, manage, design and build inspection sites and information management networks, analyze the resulting images, and store the images matched with identifying data such as cargo manifests, customs declarations or vehicle license numbers.

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Cancro al polmone: “Urgente uno screening nazionale”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 31 ottobre 2018

Roma. Si è chiuso da poco il 4° Meeting Nazionale ALCASE, il meeting italiano di pazienti, ex-pazienti e familiari di persone colpite dal cancro al polmone e si comincia a trarre le prime conclusioni sullo stato della malattia in Italia. Sono stati circa 60 i partecipanti provenienti da tutta Italia, che si sono riuniti a Milano con l’intento di rinnovare il loro comune impegno nella lotta contro il cancro del polmone. Nel contesto del meeting di Milano, realizzato con il contributo non condizionato di AstraZeneca, Leonardo Cenci è stato insignito del premio di eccellenza giornalistica della Global Lung Cancer Coalition (GLCC) per il suo libro: “Vivi, Ama, Corri. Avanti tutta!”. Il premio, nella sua edizione precedente, era stato assegnato a Paola Staccioli, scrittrice e “cancer survivor” della stessa malattia che quest’anno si è aggiudicata il Global Award (la versione internazionale del premio) per il suo blog su Repubblica.it, “Le O2”. La stessa GLCC era idealmente presente al Meeting ALCASE con Maureen Rigney, giunta a Milano in rappresentanza di una organizzazione americana molto influente, la LCA, Lung Cancer Alliance(lungcanceralliance.org). La Rigney ha presentato la propria organizzazione e alcuni dei suoi successi, fra cui il “Recalcitrant Research Act”, grazie al quale milioni di dollari del governo federale sono stati destinati alla ricerca biomedica riguardante, nello specifico, il cancro del polmone a piccole cellule. Si è poi soffermata sull’importanza delle relazioni internazionali, ed in particolare sui rapporti di LCA con la GLCC e con ALCASE Italia.
Un tema molto discusso nel corso del meeting è stato la necessità di avviare un programma nazionale di screening per il cancro al polmone, come già realizzato da 4 anni negli Stati Uniti e come avviene da molti anni, per altri tipi di tumore, nel nostro paese.“I fondamentali scientifici che giustificherebbero l’introduzione dello screening anche in Italia e in Europa ci sono tutti: lo screening riduce la mortalità per cancro al polmone del 20% (o persino di più secondo i dati dell’europeo Nelson Trial, appena presentati alla recentissima conferenza mondiale, WCLC-2018, di Toronto). Manca solo un sostanziale elemento: la volontà politica di salvare decine di migliaia di vite umane” ha commentato Gianfranco Buccheri, Direttore Scientifico di ALCASE. Oltre allo screening si è parlato infine di come affrontare lo “stigma” che circonda il cancro del polmone (ovvero il marchio di colpevolezza che percepiscono i malati, anche quando non hanno mai fumato nella loro vita) e della necessità di abbattere il “muro del silenzio”, in quanto si parla molto poco di questa malattia, in generale e sui media in particolare, nonostante il fatto che la scienza abbia recentemente ottenuto importanti successi nell’assicurare una vita prolungata e di qualità a chi un tempo aveva un’aspettativa di vita di solo pochi mesi.
Il cancro del polmone è la prima causa di morte con 33.531 decessi nel 2012 (da l’e-Atlas della GLCC: http://www.lungcancercoalition.org/e-atlas/?country=it). Prima causa di morte per cancro nel mondo, con 2,09 milioni di persone colpite ogni anno e 1,7 milioni di morti (una mortalità quasi tre volte superiore a quella del tumore della mammella, dati OMS). Se diagnosticato in uno stadio iniziale è guaribile nel 60-70% dei casi (95% nello stadio Ia, quello più favorevole). Purtroppo, la maggior parte dei pazienti viene diagnosticato in uno stadio avanzato o molto avanzato, il che fa crollare le possibilità complessive di guarigione al 15%.

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Colorectal Cancer Screening Programs

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 ottobre 2018

Clinical Genomics, the manufacturer of the InSure ONE fecal immunochemical test (FIT), is pleased to discuss the new American Cancer Society (ACS) Colorectal Cancer Screening Guidelines with Family Medicine Physicians. In the new guidelines published in May 2018, ACS now recommends that starting at age 45 years, adults with an average risk of colorectal cancer undergo regular screening with either a high-sensitivity stool-based test or a structural (visual) examination, depending on patient preference and test availability. Six testing options are recommended, including FIT annually and colonoscopy every 10 years. According to the ACS, the reason for lowering the age range was based on the marked increase in colorectal cancer amongst younger adults. The ACS reported a 51% increase among those individuals under the age of 55 between 1994 and 2014.InSure ONE, a convenient at-home collection FIT, intended to detect blood in stool, is easy to use, and may improve compliance for screening programs. Unlike other FITs, InSure ONE simply requires a sample of water from the toilet bowl following a single bowel movement. Sample collection is completed in minutes using a long-handled brush and does not require the user to collect, handle, or smear fecal matter.

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Airport Passenger Screening Systems Market

Posted by fidest press agency su martedì, 11 settembre 2018

The “Airport Passenger Screening Systems Market: Global Industry Trends, Share, Size, Growth, Opportunity and Forecast 2018-2023” report has been added to ResearchAndMarkets.com’s offering.
The global airport passenger screening systems market has reached a value of US$ 2.1 Billion in 2017. The airport passenger screening systems market is currently being catalyzed by rising security needs and the introduction of innovative, and effective products and services that meet this demand.Airport passenger screening system is a system that is used to scan the passengers before they can board a plane. Generally, even after passing through the screening system, passengers are screened manually using a metal detector by the police personnel. But the need for secure and effective screening systems over the few years have risen significantly due to the current air traffic uplift throughout the globe.Improvement in the current screening systems is imperative as passengers remain a key part of airport operations, and efficiency in the same can help increase timely performance and operability of the airport. In recent times, added importance are being placed on commuter screening systems at airports, both by the government as well as private organizations. The passenger screening system can be segregated on the basis of type, i,e, advanced imaging system, explosive detection system, and metal detection system. These innovative systems can also spot undetectable items, including metallic and non-metallic ones.With major OEMs pouring-in investments to introduce next-generation passenger screening systems, the future of the market looks positive. The usage of advanced imaging systems is growing at a massive scale, which will further augment the growth of the global airport passenger screening systems market. Millimeter wave technology, which boasts the ability to see through people’s clothing and identify undetectable objects can also be a major player in the market. Moreover, rising security needs across the globe will ensure long-term growth and implementation of airport passenger screening systems.Looking forward, the market value is projected to exceed US$ 2.7 Billion by 2023, exhibiting a CAGR of more than 4.1% during 2018-2023.

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Forti differenze regionali nello screening del carcinoma colo-rettale

Posted by fidest press agency su mercoledì, 16 maggio 2018

Il carcinoma colo-rettale costituisce la seconda causa di morte per tumore in soggetti di sesso maschile e la terza nelle donne. In Italia, ogni anno, si registrano 40 nuovi casi ogni centomila abitanti. Eppure, nonostante questi numeri apparentemente inquietanti, il carcinoma colo-rettale è tra le forme di neoplasia più facilmente prevenibili e gestibili. Infatti, poiché l’evoluzione a partire da forme benigne (i comuni ‘polipi’) a forme maligne evolute è molto lenta (mediamente 7 anni), strategie di screening atte a individuare precocemente i polipi prima che questi cancerizzino risultano estremamente efficaci. Lo screening del tumore del colon-retto può avvenire con due modalità: la ricerca del sangue occulto e la sigmoidoscopia flessibile.La ricerca del sangue occulto è la modalità più semplice e meno invasiva. Il paziente raccoglie campioni di feci per tre giorni consecutivi che vengono analizzato in laboratorio con kit di vario tipo, basati sulla reazione ossidativa del gruppo eme dell’emoglobina (test FOBT) o sull’identificazione delle catene dell’emoglobina con metodi ‘immunochimici’ (FIT). In caso di positività a questi test, è indicata una colonscopia. Numerosi trial clinici hanno dimostrato che FOBT e FIT sono efficaci nel ridurre numericamente i nuovi casi di tumore del colon- retto, a patto che vengano eseguiti a larga scala e con cadenza annuale. In particolare, è stato dimostrato che il FOBT riduce la mortalità per tumore del colon fino al 32 per cento. Inoltre, secondo la IARC (agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) il test FIT, se eseguito ogni due anni permette di ottenere una riduzione del 10-40 per cento della mortalità per cancro del colon.Infine, poiché la maggior parte dei tumori del colon insorge nell’ultimo tratto dell’intestino, è stato propugnato un protocollo di sorveglianza basato su rettosigmoidoscopia. Su quattro trial randomizzati, ben tre hanno dato esito positivo evidenziando una riduzione di mortalità del 22-31 per cento. Infatti l’esame endoscopico consente di individuare precocemente i polipi e contestualmente, di asportarli. In questa maniera si riesce a evitare che i polipi diventino tumori, e ciò si traduce nella riduzione di casi di carcinoma e nella riduzione della mortalità.
L’implementazione delle strategie di screening per cancro colo-rettale ha portato ad una riduzione della mortalità del 6.7 per cento negli uomini e del 7.5 per cento delle donne nel periodo che una serie di ricercatori europei hanno considerato in un recentissimo studio, dal 2012 al 2018. Tuttavia il raggiungimento di questi obiettivi è fortemente condizionato dall’aderenza ai programmi ma soprattutto alla loro messa in atto. Da questo punto di vista dobbiamo segnalare come esistano delle forti differenze inter-regionali in Italia. Una survey della Società Europea di Gastroenterologia (UEG) ha evidenziato come tra nord e sud Italia ci sia una netta differenza nella possibilità di accesso, pari al 71.6 per cento nel nord e solo il 7 per cento nel sud Italia. Tali disparità è purtroppo generata da una mancanza di attenzione da parte delle istituzioni che inevitabilmente si rifletterà nei prossimi anni in un incrementato divario nel tasso di decessi per neoplasia del colon tra regioni italiane, a meno di non correre quanto prima ai ripari.In conclusione possiamo affermare che lo screening è la sola strategia che consente di prevenire il tumore del colon, ed è estremamente efficace. Tuttavia, per ottenere tali risultati, bisogna estendere lo screening in maniera capillare e proporlo alla popolazione periodicamente. Tutto ciò, tuttavia, richiede una collaborazione tra istituzioni, strutture sanitarie e gli utenti del sistema sanitario.

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Screening tumore prostata: ancora troppi uomini non consapevoli dei pro e contro del test Psa

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 marzo 2018

Molti uomini non vengono pienamente coinvolti nel processo decisionale quando si sottopongono allo screening del cancro della prostata tramite antigene prostatico specifico (PSA) e non vengono ben informati dei pro e contro della procedura, secondo un nuovo studio pubblicato su Annals of Family Medicine. «Un po’ sorprendentemente, rileviamo che tra gli uomini che non hanno effettuato l’esame solo uno su dieci ha riferito di aver condiviso in qualche maniera la decisione, e che questo fattore non è cambiato nel tempo» dice Ann Goding Sauer, della American Cancer Society di Atlanta, Georgia, co-autrice dello studio. I ricercatori hanno utilizzato i dati del National Health Interview Survey e controllato circa 9.600 uomini di età uguale o superiore a 50 anni per valutare se il processo decisionale condiviso per il test del PSA fosse cambiato tra il 2010 e il 2015. Per questo, hanno diviso in quattro categorie il riscontro degli uomini intervistati sul processo decisionale, che rappresentavano nessun processo decisionale, processo decisionale completo, informazioni sui soli vantaggi, o informazioni su vantaggi e svantaggi. La percentuale di uomini che ha riferito di essersi sottoposto all’esame nell’anno precedente al sondaggio è diminuita tra il 2010 (38,1%) e il 2015 (32,1%). Tra tutti i partecipanti, il 37,2% nel 2010 e il 37,9% nel 2015 hanno ricevuto uno o più elementi decisionali condivisi. La percentuale di uomini con recenti test del PSA che hanno ricevuto almeno un elemento decisionale condiviso è aumentata in modo non significativo (dal 58,5% nel 2010 al 62,6% nel 2015). Tra gli uomini con test del PSA recente, è stato più comune ottenere solamente una spiegazione dei i vantaggi, anche se una proporzione crescente ha riferito un processo decisionale condiviso completo tra il 2010 (12,2%) e 2015 (17,4%). Il processo decisionale condiviso completo veniva proposto in maniera significativamente inferiore agli uomini senza un diploma di scuola superiore. «Questa situazione potrebbe essere migliorata creando strategie innovative per aiutare a raggiungere una maggiore diffusione del processo decisionale condiviso, e comunque incoraggiando i medici a comunicare in maniera completa i benefici, i rischi e le incertezze associati ai test del PSA» concludono gli autori. (Ann Fam Med. 2018. doi: 10.1370/afm.2200 https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29531105 – fonte: doctor33)

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Malattie delle valvole cardiache

Posted by fidest press agency su domenica, 24 dicembre 2017

cuorePresentato al Ministero della salute il Libro Bianco sul trattamento delle malattie valvolari cardiache per promuovere la conoscenza e sensibilizzare su malattie sottovalutate ma pericolose, come confermato dai primi dati del programma di screening cardiovascolare promosso da Senior Italia, Società italiana cardiologia geriatrica e Cuore Italia.
L’occasione è stata la presentazione ufficiale al Ministero della salute del Libro Bianco sul trattamento delle malattie valvolari cardiache. “Il Libro bianco rappresenta il coronamento del primo anno e mezzo di lavoro di Cuore Italia – Heart Valve Voice, associazione che costituisce il punto di riferimento in Italia per quei malati fino a oggi isolati e troppo spesso ignari della possibilità di allungare la propria vita e migliorarne significativamente la qualità, grazie alle cure disponibili”, ha spiegato Roberto Messina, Presidente di Cuore Italia – Heart Valve Voice. “Con questo documento ci proponiamo di evidenziare i fattori e le barriere ancora esistenti nel nostro Paese sui quali risulta necessario un intervento: dalla scarsa conoscenza della malattia, ai ritardi nella diagnosi, alle cure non uniformemente accessibili con disparità di trattamento tra cittadini di regioni diverse e di età diverse. Tutto ciò fa sì, in ultima analisi, che molte persone che ne avrebbero diritto e necessità, soprattutto anziane, non siano curate”, ha precisato.“Le malattie delle valvole cardiache sono molto più frequenti di quanto si possa pensare e producono un impatto importante sulla salute e sulla qualità di vita, soprattutto nelle persone in età avanzata, in cui la malattia è più spesso severa e invalidante. Colpiscono in Italia più di 1 milione di persone e riguardano il 10 per cento della popolazione oltre i 65 anni, la fascia più colpita”, ha ricordato Niccolò Marchionni, Direttore Dipartimento Cardio-toraco-vascolare AOU Careggi, Firenze e membro del Comitato scientifico di Cuore Italia – Heart Valve Voice. “Secondo i dati di letteratura internazionale, riportati nel nostro Libro bianco, si stima che nei Paesi oc­cidentali sia tra il 2 e il 7% la popolazione di ultrasessanta­cinquenni con stenosi aortica e dati italiani evidenziano come il 2% degli over 75 abbia indicazione all’intervento di sostituzione di questa valvola cardiaca per malfunzionamento”, ha detto Pierluigi Stefano, Direttore Divisione di cardiochirurgia dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Careggi di Firenze e membro del Comitato scientifico di Cuore Italia – Heart Valve Voice. “Inoltre – ha proseguito – si calcola che, al di sopra dei 75 anni, circa il 10% delle persone abbia un’insufficienza mitralica da moderata a severa, un’altra condizione che potrebbe rendere necessario un intervento.”
In occasione del recente congresso nazionale di Senior Italia a Rimini, grazie alla collaborazione con la Società Italiana di cardiologia geriatrica (SICGe) e Cuore Italia – Heart Valve Voice si è effettuato uno screening cardiovascolare completo di ecocardiogramma ed ecocardiografia su un campione di congressisti. “I dati che abbiamo rilevato confermano puntualmente le stime per queste malattie. Abbiamo rilevato, su un campione di età media di 73 anni equamente ripartito tra maschi e femmine, il 10% di persone con insufficienza mitralica e il 2% con stenosi aortica. Ciò che è più importante, tuttavia, è il fatto che si trattasse di un gruppo di persone abbastanza giovani, in grado di prendere un mezzo di trasporto autonomamente per recarsi ad un congresso in un’altra città, ma soprattutto, totalmente ignare del loro problema di salute. Una di queste persone, casualmente scoperta dalla nostra indagine è stata sottoposta in questi giorni a un intervento cardiochirurgico d’urgenza, che le ha presumibilmente salvato la vita”, ha spiegato Alessandro Boccanelli, Presidente della Società Italiana di cardiologia geriatrica (SICGe) e membro del Comitato scientifico di Cuore Italia – Heart Valve Voice.
Troppo spesso, infatti, queste malattie non sono diagno­sticate e, anche quando ciò avviene, non sempre i pazienti sono avviati al trattamento più adeguato: è stato documentato che circa un terzo dei pazienti affetti da stenosi aortica con indicazione al trattamento chirurgico non vengono operati, e che ciò si verifica in un caso su 2 per la malattia della valvola mitrale. Nel nostro Paese, inoltre, esistono barriere al trattamento, specialmente per le procedure e le tecnologie innovative come la Tavi (sostituzione della valvola aortica per via transcatetere) e la mitraclip (la clip per l’insufficienza mitralica), che causano accesso non uniforme alle cure, disparità di trattamento tra cittadini di regioni diverse e migrazione di pazienti in altre regioni per rice­vere le cure appropriate.

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Savonix and Community Health Resource Center (CHRC) Announce Free Local Cognitive Screening Program in San Francisco

Posted by fidest press agency su sabato, 30 settembre 2017

san franciscoSan Francisco. Savonix, the developer of the first mobile evidence-based digital neuro-cognitive assessment and brain health platform, announced today a partnership with Community Health Resource Center (CHRC), a non-profit and affiliate of California Pacific Medical Center and Sutter Health, to offer free cognitive screenings beginning on Wednesday, October 4, 2017, as part of current community-based health screenings to the San Francisco community.The ongoing screenings will be held from 2:00 to 4:00 p.m. every first and third Wednesday of the month at 2100 Webster Street, a CHRC pilot site. The screenings are planned to expand to four additional sites throughout San Francisco within the next few months.The Savonix assessment, which evaluates critical cognitive data, will be administered by the Savonix virtual clinician and delivered within healthcare settings to patients and their providers. These community screenings will be overseen by the nursing staff at CHRC to provide educational materials about healthcare-related concerns, brain health and caregiving.The cognitive tests will be a 30-minute, digital assessment that consists of gold standard neuropsychological tasks. CHRC currently offers free, health screens to the local San Francisco community, that include cholesterol, glucose, blood pressure and BMI evaluations and is looking forward to expanding its free community screens to include cognition.“Savonix is excited to partner with Community Health Resource Center, and serve as the digital cognitive screening platform for five different healthcare screening sites throughout San Francisco,” said Savonix CEO, Dr. Mylea Charvat. “Through the Savonix Mobile App, providers are able to assess, track and understand a patient’s cognitive health and gain valuable insights into the role of cognition in a wide variety of diseases and disorders. This ultimately allows clinicians to build treatment plans based on an individual’s specific needs.”Erica Eilenberg, MPH, RD, Program Director at CHRC, said: “We look forward to offering an additional level of health monitoring through Savonix’s application to provide the San Francisco Bay Area with access to information about their cognitive function and brain health. Our partnership with Savonix will help further our mission of empowering individuals with the knowledge they need to live healthier lives.”
The cognitive results are not a diagnosis and individuals who score below the normal threshold, as well as those who still have concerns, are encouraged to see their primary care physician for a thorough evaluation.The community-based health and cognitive screens are funded by Chevron.

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Mal di schiena: iniziativa delle farmacie

Posted by fidest press agency su sabato, 19 marzo 2016

farmacia verbanoOltre 500 farmacie coinvolte in tutta Italia, da metà aprile a fine 2016, per distribuire materiale informativo sul dolore e sulla Legge 38/2010 ma anche realizzare un’indagine volta a comprendere quali siano le reali esigenze e aspettative dei cittadini con sintomatologia algica. Sarà il Farmacista a gestire uno “screening” sulle diverse tipologie di dolore, tramite un’apposita “check list”, e ad individuare i potenziali pazienti con mal di schiena improvviso da inviare al Medico di famiglia, che valuterà se indirizzarli al Centro HUB più vicino per una visita specialistica e per l’eventuale inserimento, secondo precisi criteri di selezione, nell’ambito dell’innovativa Ricerca genomica Pain-OMICS. Questa strategia e relativa programmazione verrà affiancata dall’attivazione di un Numero Verde (800.178.541), cui potrà rivolgersi chiunque abbia problemi di dolore, per ricevere informazioni ed indicazioni sul Centro di terapia antalgica al quale rivolgersi.
Sono queste le caratteristiche della Campagna educazionale e di sensibilizzazione promossa da PINHUB (Pain Interregional Network HUB) – la prima Rete nazionale per la terapia del dolore – in collaborazione con la Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani (FOFI) e con alcune Associazioni territoriali di Medici di Medicina Generale: l’iniziativa è stata presentata a Firenze, all’avvio dei lavori del Congresso Nazionale FarmacistaPiù.PINHUB, il network italiano che riunisce una ventina di Centri HUB di riferimentoper la terapia antalgica e le cure palliative, accreditati da Delibera regionale, è nato ufficialmente a gennaio 2016 con l’obiettivo di favorire la ricerca sul dolore, la definizione e implementazione di appropriati Percorsi Diagnostico Terapeutici Assistenziali (PDTA), per garantire ai cittadini con sintomatologia dolorosa un’uguaglianza di trattamento, ovunque risiedano nel Paese, e una corretta e uniforme applicazionedella Legge 38.Tra i progetti più ambiziosi di PINHUB vi è il supporto alla Ricerca scientifica internazionale Pain-OMICS, coordinata dall’HUB di Parma e finalizzata a identificare i marcatori genetici associati alla trasformazione di un mal di schiena acuto, improvviso, in una forma cronica, per poterne migliorare la diagnosi e la cura. Si tratta di uno Studio di genetica totalmente finanziato con fondi della Commissione Europea ed è il più importante condotto finora a livello mondiale sulla lombalgia, patologia dolorosa molto diffusa, che nel 35% dei soggetti colpiti può sviluppare sintomi di cronicità. Obiettivo di Pain-OMICS è arruolare in Italia ben 5 mila pazienti entro la fine del 2016.“I tempi sono maturi per una reale applicazione della Legge 38”, esordisce il “padre” della normativa Guido Fanelli, Professore Ordinario di anestesia, rianimazione e terapia del dolore all’Università di Parma e Direttore Scientifico del progetto PINHUB. “L’accordo tra FOFI e PINHUB rappresenta uno step ulteriore nel cammino del nostro progetto e dà vita a un’alleanza che coinvolge non solo i Centri Hub di tutte le regioni, ma anche i Medici di famiglia e, da oggi, le farmacie. Questo in linea con i nostri obiettivi: assistere i cittadini con dolore, favorire lo scambio dei dati e promuovere la ricerca. A cominciare da quella sul mal di schiena, patologia che colpisce tra i 12 e i 15 milioni di italiani; ecco perché PINHUB supporta Pain-OMICS, il più significativo progetto di ricerca scientifica degli ultimi anni sulla lombalgia”.
“La Federazione degli Ordini dei Farmacisti ha deciso di sostenere questo progetto di PINHUB per una serie di considerazioni importanti”, spiega il Senatore Andrea Mandelli, Presidente FOFI. “Innanzitutto perché la patologia al centro dell’iniziativa è una delle occasioni più frequenti di accesso alla farmacia, soprattutto alla ricerca di un intervento in automedicazione, ma anche di consigli e indicazioni per affrontare correttamente e in modo efficace il mal di schiena. Il Farmacista, quindi, mette a disposizione la sua prossimità al cittadino per il reclutamento dei pazienti da avviare al percorso diagnostico-terapeutico e, al contempo, rinsalda il rapporto con gli altri professionisti della salute presenti sul territorio: il Medico di Medicina Generale e lo specialista algologo. Non poteva mancare l’apporto dei farmacisti a questo progetto, che punta a migliorare la qualità del trattamento del dolore, un’area che li ha sempre visti in prima fila”.

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Cresce in fretta il G-test, il test di screening non invasivo

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 gennaio 2016

cellule cutaneeVa effettuato a partire da un prelievo di sangue materno che permette di ‘guardare’ nel DNA del feto nella pancia della mamma per identificare eventuali malattie cromosomiche. Alle Trisomie 13,18 e 21 (Down) si aggiungono tre importanti Sindromi da Delezione cromosomica: Cri du Chat il cui nome deriva da un tipico modo di piangere del neonato, 1p36 in cui manca una parte del cromosoma 1 e 2p33.1 che colpisce il cromosoma 2. Patologie che fanno paura e che per molte delle quali non esiste ancora una cura. Alcune sono compatibili con la vita, altre prevedono diversi gradi di disabilità fisica e intellettiva, sino a quelle che prevedono la nascita di un bambino con una prospettiva di vita estremamente breve. Malattie rare? Non proprio: se prendiamo le anomalie cromosomiche singolarmente si tratta di patologie relativamente frequenti ma basta fermarsi a fare due calcoli perché l’insieme delle condizioni analizzate da questo test di screening assumano contorni molto diversi.Moltiplicando l’incidenza per il numero delle nascite, solo le Trisomie 13, 18 e 21 contano circa 779 casi nel nostro Paese a cui bisogna aggiungere circa 474 casi di neonati affetti da delezioni e microdelezioni (ne sono state prese in considerazione otto: Sindrome Cri du Chat, Jacobson, Van der Woude, Prader- Willy, Delezione 1p36 Delezione 16p12 e Trisomie). A questo punto abbiamo una stima di 1253 casi ossia 1 bambino ogni 406 nati vivi.
Il nostro corpo è composto da cellule. Per poter funzionare, le cellule hanno bisogno di “istruzioni” che sono contenute nel nostro DNA. Nel DNA ci sono migliaia di geni e ogni cellula contiene una copia di queste “istruzioni” come un qualsiasi elettrodomestico che venga fornito con il suo manuale. Questa specie di grande enciclopedia quindi (il DNA) si attorciglia e si posiziona sui cromosomi in numero di 23 coppie (per un totale di 46). Ogni cambiamento nel numero, dimensioni o struttura dei cromosomi può creare l’informazione genetica. Le mutazioni cromosomi che si possono verificare all’atto del concepimento o essere ereditate da uno dei due genitori. Possono avvenire due tipi principali di mutazione: nel numero di cromosomi, come nella trisomia (nella sindrome di Down ad esempio i soggetti hanno 47 cromosomi invece che 46. In particolare il cromosoma 21 si presenta in 3 copie anziché 2) o nella struttura, con l’aggiunta o perdita di materiale, come nel caso delle delezioni. Il termine delezione indica che una parte del cromosoma è assente e con essa i geni che contengono le informazioni per il buon funzionamento del nostro organismo. Una delezione, quindi, può portare ritardo mentale e dello sviluppo, difficoltà di apprendimento e diverse altre problematiche, la cui gravità dipende dalla grandezza e dalla localizzazione della delezione stessa. Alcune sindromi da delezione sono ormai conosciute e sono state aggiunte alle anomalie che il G-Test può individuare. Avere un figlio sano è il primo desiderio di ogni coppia e le moderne biotecnologie permettono di valutare eventuali rischi in un periodo sempre più precoce della gravidanza. E’ il motivo dell’ampia diffusione della diagnostica prenatale spesso dedicata alle donne che hanno una gravidanza oltre i 35 anni ma che si sta diffondendo anche tra quelle più giovani: si pensi che si sono sottoposte ad amniocentesi anche l’1,88% delle donne con meno di 25 anni con picchi dell’8.88% nelle Marche, del 3,07% nel Lazio che si posiziona al secondo posto e del 3.04% dell’Umbria. E anche nella fascia 25-29 anni il ricorso a questa indagine invasiva coinvolge una media del 3% di donne sul territorio nazionale che si impenna al 10% nel caso delle Marche, all’8,02% in Umbria e al 6,33% del Lazio che comunque porta a casa una medaglia di bronzo. Al crescere dell’età materna cresce il riscorso all’amniocentesi: l’hanno eseguita il 32,33% delle donne tra 38-40 anni e il 35% delle over 40 anche se sforano la media nazionale almeno 5 regioni: Liguria (63,59%), Umbria (59,79), Valle D’Aosta (59,65) e Basilicata (43,08%) mentre il Lazio segue al sesto posto con il 42,38%. Tassi in alcuni casi troppo alti anche in termini di rischio abortivo, un dazio pagato in circa l’1- 1,5% dei feti sottoposti ad indagini invasive (dati Rapporto CEDAP Certificati di assistenza al parto 2015).
MALATTIE CROMOSOMICHE NON EREDITARIE – “L’attenzione alla maternità e all’evento nascita gode quindi della massima attenzione ed è considerato sempre più prezioso per gli individui e le società intere” spiega il Professor Giuseppe Novelli Rettore dell’Università e Specialista in Genetica Umana: ”E’ importante quindi conoscere tempestivamente anche la presenza di condizioni genetiche che non vengono ereditate da uno dei due genitori ma che si verificano in maniera casuale e che possono colpire chiunque nella popolazione generale. Malattie che talora diventano più frequenti all’aumentare dell’età della gestante. Sapere se il feto presenta delle anomalie gravi permette di impostare un percorso di sostegno prima della nascita, ma anche di decidere se portarla a termine nel caso che la malattia del bambino abbia una prognosi infausta, basti pensare alla trisomia 22 in cui i nati vivi sono una rarità, ai neonati con Sindrome di Van der Woude che nascono con gravi alterazioni dello sviluppo di testa e volto e con labio-palatoschisi, sino alla Trisomia 13 in cui la metà dei neonati muore entro il primo mese e solo il 10% sopravvive sino a un anno. Nella maggior parte dei casi si tratta di malattie associate a disabilità mentale o fisica, immunodeficienze, anomalie cardiache, convulsioni, disturbi ormonali ecc”.
L’IMPORTANZA DEL COUNSELING GENETICO – E’ per questo motivo che la gestione dei risultato positivo dello screening è una fase delicata e fondamentale: i futuri genitori alle prese con un risultato che evidenzia il rischio di una malattia di questo tipo non possono essere lasciati soli ma hanno bisogno di essere accompagnati in un percorso di ‘counseling genetico’ che preveda diverse figure professionali.

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Mammografia in Italia

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 settembre 2015

tumore al senoIl 30% delle donne italiane, d’età compresa fra i 50 e i 69 anni, non ha mai eseguito una mammografia pur avendo diritto a ricevere dalla propria Regione l’invito gratuito a eseguire il test. Per incentivare l’organizzazione dell’esame da parte delle istituzioni competenti e favorire la partecipazione ai programmi di screening parte oggi Pink is Good – Prevenzione Seno: obiettivo 100%, la nuova edizione della campagna nazionale della Fondazione Veronesi, presentata oggi in un incontro coi giornalisti a Milano. Per la prima volta, partecipano all’iniziativa le società scientifiche più coinvolte nella gestione della salute delle donne: l’AIOM (l’Associazione Italiana di Oncologia Medica), la Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO), la Società Italiana di Medicina Generale SIMG) e l’Osservatorio Nazionale Screening (ONS). “Con la mammografia possiamo sconfiggere il carcinoma mammario – afferma Umberto Veronesi -. Se la malattia viene identificata nelle fasi iniziali e adeguatamente curata la sopravvivenza può arrivare fino al 98%. Ecco perché la prevenzione è un’arma così importante per tutte le donne. Si tratta poi di un esame sicuro e poco invasivo per il corpo femminile. Negli ultimi tre anni abbiamo avuto il 2% in più di adesioni ai programmi di screening organizzati sul territorio nazionale. E’ un dato incoraggiante, ma ancora insufficiente. Pigrizia, paura o noncuranza del pericolo spingono ancora troppe italiane a non svolgere i controlli. Il nostro compito oggi è invitarle ad essere più attente, a prendere coscienza di quanto la loro salute dipenda principalmente da una doverosa e consapevole “attenzione personale”. “Solo il 70% delle donne ha svolto una mammografia negli ultimi due anni – dice Marco Zappa, direttore dell’Osservatorio Nazionale Screening -. Di queste il 57% ha aderito allo screening ma con forti differenze percentuali tra i vari territori. Si va dal 76% registrato nella provincia di Trento al 20% di Campania e 26% della Calabria. Dobbiamo invece, in tutta Italia, aumentare la partecipazione al test che, ricordiamo, è garantito gratuitamente ogni 24 mesi a tutte le donne dai 50 ai 69 anni”.
Il problema da risolvere non è solo quello di convincere tutte le donne che ricevono l’invito ad accoglierlo e fare il test. “C’è anche una marcata differenza di copertura fra il Centro-Nord e il Sud – prosegue Zappa -. Ovvero, in pratica, molte più abitanti delle regioni centrosettentrionali ricevono l’invito a fare gratis i test che permettono di scoprire precocemente l’eventuale presenza di un tumore (e di salvarsi la vita), mentre al Sud troppo spesso accade che le Regioni non si organizzino e l’invito a casa non arriva”.
Lo screening è un servizio compreso nei Livelli essenziali di assistenza, cioè nelle prestazioni sanitarie che spettano a tutti i cittadini indipendentemente dalla regione di residenza. Ad oggi, tutte le donne dopo i 50 anni e prima dei 70, ogni due anni, dovrebbero ricevere la chiamata a effettuare una mammografia.
Guardando i dati più recenti dell’ONS nel dettaglio si nota che circa 3 donne su 4 della popolazione target sono regolarmente invitate a fare la mammografia, ma permane una grande e purtroppo immutata differenza fra Nord (più di 9 donne su 10), Centro (più di 8 su 10) e Sud (solo 4 su 10). “Questo è il “minimo sindacale” che andrebbe garantito a tutti – aggiunge Zappa -. Ci sono poi regioni che hanno già esteso le fasce d’età, coinvolgendo nello screening anche persone più giovani o più anziane”. Per raggiungere l’obiettivo del 100% di adesione la Fondazione Veronesi nelle prossime settimane distribuirà materiale informativo in tutti gli ospedali italiani, ASL, consultori e ambulatori di ginecologi e medici di famiglia. “Oggi nel nostro Paese il tumore del seno fa meno paura e ben otto pazienti su dieci riescono a sconfiggerlo – sottolinea Carmine Pinto, presidente nazionale AIOM -. La ricerca medico-scientifica ha portato a terapie sempre più efficaci e “personalizzate”. E poi c’è l’indubbio ruolo della diagnosi precoce. La mammografia è il più importante strumento con il quale possiamo individuare la neoplasia. Grazie al test la grande maggioranza dei carcinomi accertati ha dimensioni inferiori ai due centimetri. Così possiamo intervenire subito e con la massima efficacia possibile”. Fondamentale per la prevenzione del cancro del seno è anche il ruolo del ginecologo. “Siamo i migliori alleati del benessere femminile e seguiamo una donna dal menarca fino alla terza età – afferma Paolo Scollo, presidente nazionale SIGO -. I ginecologi dovrebbero sempre insegnare alle loro pazienti come fare l’autopalpazione del seno e durante la visita ginecologica è buona norma che il medico svolga un controllo approfondito anche del seno. Capita così che molte volte siamo noi a individuare noduli alla mammella e ad indirizzare la paziente da un senologo o un medico oncologo. E troppo spesso siamo costretti a spronare le nostre assistite a sottoporsi regolarmente ai programmi di screening. Purtroppo a volte un esame non svolto può comportare una diagnosi peggiore poco tempo dopo”.
I programmi di prevenzione organizzati sul territorio sono rivolti anche alle donne di origine straniera diventate cittadine italiane, ma fra le immigrate i tassi di adesione agli screening sono ancora critici.
“Solo il 43% di loro si sottopone alla mammografia – aggiunge Claudio Cricelli, presidente nazionale SIMG -. Le differenze culturali, prima fra tutte la lingua, non favoriscono il ricorso agli esami preventivi. L’integrazione degli stranieri nel nostro sistema nazionale di prevenzione del cancro deve cominciare proprio negli ambulatori dei medici di famiglia. E’ molto più facile che sia una donna a venire da noi rispetto ad un uomo. Siamo molte volte gli unici camici bianchi che vedono, visitano o semplicemente parlano con loro. Dobbiamo convincere anche loro a partecipare ai programmi di screening”. Pink is GOOD è una campagna della Fondazione Veronesi che si pone l’obiettivo di sconfiggere il tumore al seno. Per questo vuole promuovere la prevenzione (indispensabile per evitare la malattia o individuarla nelle primissime fasi); fare informazione sul tema in modo serio, accurato, aggiornato; e sostenere la ricerca contro il cancro grazie al finanziamento di borse e progetti di ricerca per medici e scienziati che hanno deciso di dedicare la loro vita allo studio. “La ricerca ha cambiato la vita di migliaia di donne – conclude Veronesi -. E’ importante sostenerla perché continui ad individuare soluzioni innovative per anticipare il più possibile la diagnosi, trovare nuove terapie, nuovi farmaci, in grado di sconfiggere definitivamente il carcinoma mammario. Per migliorare ulteriormente la possibilità di diagnosi precoce, come Fondazione stiamo elaborando una proposta al Ministero della Salute per includere nello screening mammografico le donne dai 40 e fino ai 75 anni, come hanno già iniziato a fare alcune regioni. Bisogna poi valutare l’ipotesi di proporla annualmente e non ogni due anni. Si deve anche studiare la possibilità offrire gratuitamente alle donne dai 35 anni ai 50 ogni anno un’ecografia, che meglio “vede” attraverso i tessuti più densi di un seno giovane. Infine, non dobbiamo dimenticare l’importanza della prevenzione primaria: gli stili di vita sani rimangono infatti la prima arma a nostra disposizione per tenere lontani i tumori”.

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