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Quotidiano di informazione – Anno 34 n° 316

Posts Tagged ‘screening’

“Screening di popolazione per combattere l’HCV”

Posted by fidest press agency su giovedì, 28 luglio 2022

Avviare un confronto aperto tra gli stakeholder chiave – clinici, istituzioni, associazioni pazienti – sull’epatite C per condividere elementi fondamentali e ruoli nell’organizzazione dello screening di popolazione, nell’ottica di contribuire ad uno sviluppo efficace ed efficiente dei piani regionali, per approfondire strumenti e piani di diagnosi e prevenzione per combattere l’HCV: sono questi gli obiettivi del convegno “Screening di popolazione per combattere l’HCV”, che si è tenuto giorni fa presso la Sala Capitolare del Chiostro del Convento di Santa Maria sopra Minerva a Roma.Il tema dell’eradicazione dell’HCV si inserisce nel quadro più generale della lotta alla diffusione delle epatiti virali, come da indicazioni dell’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità.“L’eradicazione dell’epatite virale C è una delle più grandi sfide sanitarie attuali perché, se la patologia non viene precocemente diagnosticata e trattata, ha un’evoluzione inesorabile verso la cronicità, influendo significativamente sulla qualità di vita dei pazienti – ha detto Antonio Tomassini, Presidente dell’Associazione di Iniziativa Parlamentare e Legislativa per la Salute e la Prevenzione –. In Italia, la diffusione dell’epatite C non è omogenea: alcune Regioni, tra cui il Lazio, registrano concentrazioni endemiche del virus molto elevate. Inoltre, la pandemia causata dal Covid-19 ha diminuito gli screening e quindi la possibilità di diagnosi precoce della malattia e ha abbassato il livello di attenzione verso la patologia. L’obiettivo principale del Convegno organizzato oggi è quello di valutare e dare il via a percorsi di prevenzione mirati alla diagnosi precoce, ridurre i tempi di accesso alle cure e agevolare i flussi informativi per i pazienti”.Per ridurre il “sommerso”, cioè quella parte di popolazione portatrice del virus ma non ancora individuata, e migliorare l’accesso alle terapie, nel febbraio 2020, il Governo ha stanziato 71,5 milioni di euro in via sperimentale, per gli anni 2020 e 2021, per garantire uno screening gratuito per l’infezione da Epatite C, coinvolgendo la coorte dei pazienti nati tra il 1969 e il 1989, quelli seguiti dai Servizi Pubblici per le Dipendenze (SerD) e i detenuti in carcere, indipendentemente dalla coorte di nascita e dalla nazionalità. Tuttavia, i temi della sensibilizzazione, organizzazione dei percorsi di cura e prevenzione, nonché il miglioramento dei flussi informativi, rimangono ancora gli elementi chiave del dibattito, sui quali è necessario un intervento omogeneo e coordinato. Nonostante il fondo sperimentale stanziato, le attività di screening hanno subìto un forte ritardo dovuto alla pandemia da Covid-19. Ad oggi, infatti, soltanto Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Molise, Abruzzo, Basilicata e Valle d’Aosta hanno avviato procedure operative di screening HCV. Altre Regioni, come il Lazio, attualmente hanno solo adottato una delibera regionale per implementare il programma di screening, nonostante la lotta contro l’HCV rappresenti una sfida attuale per tutti i Sistemi Sanitari Regionali. Ad esempio, nella Regione Lazio, si stima la presenza di circa 53.300 pazienti con infezione cronica da HCV attiva ancora non trattati con terapia antivirale (prevalenza 0,9%), di cui circa 35.800 con infezione cronica ancora da diagnosticare potenzialmente asintomatici, e 17.500 in uno stadio di fibrosi avanzata sintomatici ma che ancora non hanno eradicato la patologia.È quindi indispensabile avviare tempestivamente delle procedure efficienti su tutto il territorio nazionale, favorendo un’anticipazione diagnostica attraverso un percorso di screening organizzato, in linea con quanto stabilito dal Decreto attuativo sullo Screening HCV1, e una tempestiva presa in carico delle persone positive per l’avvio di un adeguato trattamento.La crisi sanitaria globale causata da Covid-19 ha di sicuro complicato la lotta contro le altre malattie e la loro prevenzione. Emerge, infatti, da dati nazionali2 una drastica riduzione delle attività ambulatoriali di epatologia e una riduzione dell’erogazione dei relativi trattamenti antivirali.

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Campagna di screening per le patologie valvolari

Posted by fidest press agency su mercoledì, 13 luglio 2022

Si partirà a settembre dalla Calabria per poi passare in Puglia, Abruzzo, Molise, Lombardia, Veneto e tante altre regioni. Questo è il percorso che Cuore Italia, con il patrocinio di Senior Italia FederAnziani vuole percorrere per quella che sarà la più grande campagna di screening per le patologie valvolari. Verranno auscultati non meno di 30mila soggetti over 65, grazie a personale specializzato che potrà rilevare eventuali patologie cardiache. La scelta del mese di settembre non è casuale, infatti dal 12 al 18 settembre si celebra la settimana di Sensibilizzazione delle Valvole Cardiache con l’hashtag #ascoltailtuocuore. La prevenzione in campo cardiaco è fondamentale. Infatti, in Italia, le malattie valvolari cardiache sono tra le patologie più diffuse nella popolazione anziana, colpendo ogni anno, il 12,5% degli over 65 (pari a 1 su 10) i, ovvero oltre 1 milione di persone. Un numero destinato a salire a 2,5 milioni entro il 2040, considerando l’attuale tendenza demografica legata all’invecchiamento della popolazione. Nel 2030 gli over 65 saranno 16,2 mln, pari al 27% della popolazione totale, gli over 80 saranno 5,2 mln, pari al 8,7% del totale, nel 2040 gli over 65 saranno pari al 32,2% della popolazione totale e gli over 80 saranno pari al 10,3% del totale (DATI ISTAT) ii. Il naturale decorso asintomatico nelle prime fasi delle patologie valvolari cardiache e i sintomi caratteristici troppo spesso associati all’invecchiamento (stanchezza generale, fiato corto, dolore al petto) ne rallentano l’identificazione e la diagnosi tempestiva. Il primo esame per poterle individuare è il controllo con lo stetoscopio da parte del medico di medicina generale.

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“Gli screening oncologici nella donna: stato dell’arte e prospettive future”

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 Maggio 2022

Martedì 24 maggio alle ore 21, l’Accademia di Medicina di Torino terrà una riunione scientifica, sia in presenza, sia in modalità webinar, dal titolo “Gli screening oncologici nella donna: stato dell’arte e prospettive future”. L’incontro verrà introdotto da Benedetto Terracini, Professore di Epidemiologia dei tumori umani e socio emerito dell’Accademia di Medicina e Franco Merletti, Professore di Statistica medica e socio ordinario dell’Accademia. La relatrice sarà Livia Giordano, Centro di Riferimento per l’Epidemiologia e la Prevenzione oncologica in Piemonte (CPO), Città della Salute e della Scienza di Torino.I tumori della mammella e le lesioni precancerose e cancerose del collo dell’utero costituiscono tra le donne un’importante causa di malattia e mortalità. Consolidate evidenze scientifiche supportano l’efficacia e la costo-efficacia di una loro diagnosi precoce attraverso la messa in atto di programmi organizzati di screening. “Prevenzione serena” è il programma organizzato di screening della cervice uterina e della mammella messo a punto dalla Regione Piemonte per tutelare la salute delle sue cittadine. I test di screening sono offerti a tutte le donne nelle fasce di età considerate a più alto rischio per questi tumori e residenti o domiciliate sul territorio regionale (Pap-test, HPV test per le donne tra 25-64 anni per la cervice uterina, mammografia per le donne tra 45-74 anni per la mammella). Il programma, attivo da oltre venticinque anni, ha raggiunto ad oggi una salda esperienza nel campo, coinvolgendo l’intera popolazione, e rappresentando un esempio di equità nell’accesso e appropriatezza delle prestazioni offerte. Si potrà seguire l’incontro sia accedendo all’Aula Magna dell’Accademia di Medicina di Torino (via Po 18, Torino), previa prenotazione da effettuare via mail all’indirizzo accademia.medicina@unito.it e dietro presentazione del Green Pass, sia collegandosi da remoto al sito http://www.accademiadimedicina.unito.it.

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Prevenzione, screening per le principali patologie che riguardano le donne e la terza età

Posted by fidest press agency su sabato, 25 dicembre 2021

Sono solo alcune delle attività che Obiettivo Famiglia Federcasalinghe e Senior Italia FederAnziani porteranno avanti insieme grazie al protocollo d’intesa appena siglato.Obiettivo Famiglia/Federcasalinghe, dal 1982 la più rappresentativa Associazione delle casalinghe, in Italia (9 milioni di donne), e Senior Italia FederAnziani, Federazione delle Associazioni della terza età con i suoi 3,8 milioni di aderenti, si uniscono per realizzare diverse iniziative comuni finalizzate a migliorare la vita delle donne e dei cittadini senior, in particolare in ambito salute. Grazie a questa unione, le due organizzazioni avranno una voce ancora più forte e autorevole quando si tratterà di portare il loro punto di vista rispetto a tematiche di comune interesse. Oltre a ciò, la partnership renderà capillari le campagne di informazione e comunicazione che Senior Italia FederAnziani porta avanti sul territorio attraverso i suoi 3700 centri anziani d’Italia, con progetti di screening e tante iniziative che la federazione mette a disposizione dei suoi aderenti.«Offrire alle persone tutte, una prospettiva di “terza età” ricca di salute, di stimoli e serenità è un obiettivo che perseguiamo da sempre e che oggi potremo realizzare» dichiara Federica Gasparrini, Presidente Nazionale di Federcasalinghe.«Le nostre due organizzazioni dialogano da tempo, e la firma di questo patto darà il via a un percorso di collaborazione ancora più strutturato su tutto il territorio nazionale. Insieme ideeremo nuovi progetti e attività che potranno incidere in modo importante sulla vita delle persone che aderiscono a Federcasalinghe e ai centri sociali per anziani della nostra rete» dichiara Roberto Messina, Presidente Nazionale di Senior Italia FederAnziani.

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Lo screening gratuito per epatite C sarà avviato entro la fine dell’anno in quasi tutte le Regioni italiane

Posted by fidest press agency su sabato, 27 novembre 2021

A livello locale si stanno concludendo le fasi istruttorie pressoché ovunque e in tempi brevi ci si auspica si possa partire con lo screening sui nati tra il 1969 e il 1989, sui detenuti e sugli afferenti ai SerD. Questo è quanto emerso oggi nel corso dell’evento FASE II: cronoprogramma e modalità operative pro screening HCV. Web Conference conclusiva dei tavoli di confronto regionali 2021 Evidenze ed opportunità dall’ “arena” locale, nuove proposte procedurali e gestionali dove i rappresentanti regionali si sono confrontati e hanno fornito i dettagli sullo stato dell’arte delle attività a livello locale. La Web Conference organizzata da MAPCOM Consulting, promossa da AISF – Associazione Italiana per lo Studio del Fegato e da SIMIT – Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali, con il patrocinio di EpaC onlus, e realizzata con il contributo non condizionato di AbbVie, ha annunciato la conclusione della serie di incontri regionali realizzati da maggio a novembre per ricordare l’importanza dello screening, incentivare e supportare le Regioni nell’attivazione e monitoraggio dei risultati sul territorio. Ad aprile il Governo ha varato il Decreto attuativo (ex-post Decreto “Milleproroghe”) che destina 71,5 milioni di euro all’avvio di una strutturata attività di screening a livello nazionale, fondamentale per l’eliminazione del virus dell’HCV; lo scorso 8 luglio il Decreto è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Il testimone è successivamente passato in mano alle Regioni che negli scorsi mesi si sono messe al lavoro per completare le fasi istruttorie, definire i piani operativi e avviare in tempi rapidi le attività di screening. La pandemia ha causato un’inevitabile battuta d’arresto, ma le Tavole rotonde istituzionali sono servite proprio a stimolare le istituzioni locali a recuperare il tempo perso.

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Malattie da accumulo lisosomiale: screening neonatale

Posted by fidest press agency su martedì, 27 luglio 2021

Una diagnosi precoce può cambiare l’approccio terapeutico e la vita del paziente: questo è vero soprattutto per le malattie da accumulo lisosomiale, come Malattia di Gaucher, Malattia di Fabry e Sindrome di Hunter, o Mucopolisaccaridosi tipo II, patologie croniche di origine genetica che si manifestano nei primissimi anni di vita, causate da un difetto o assenza di uno degli enzimi contenuti nei lisosomi. La possibilità di iniziare tempestivamente la terapia grazie a un riconoscimento precoce della malattia permette di ridurre notevolmente, e in qualche caso azzerare, gli effetti di queste patologie, che nel loro sviluppo determinano danni permanenti e irreversibili al sistema nervoso, disabilità intellettive, fisiche e dello sviluppo, portando a un’importante riduzione dell’aspettativa di vita o alla morte. I numeri parlano di un nuovo caso su 7.700 nascite ogni anno, ma la realtà è che esiste un ampio sommerso a causa di forti ritardi diagnostici, che possono arrivare fino a 10-14 anni e portare a gravi conseguenze. Lo screening neonatale è uno strumento clinico efficace e affidabile, implementato già da molti anni per diverse patologie rare e metaboliche. «Lo screening neonatale è una delle conquiste della medicina moderna, perché dal punto di vista pratico è un atto di analisi di massa per delle patologie che se riconosciute in tempo possono essere in alcuni casi curate o trattate efficacemente, evitando conseguenze a lungo termine – dichiara Maurizio Scarpa, Direttore Centro di Coordinamento per le Malattie Rare, Azienda Sanitaria Friuli Centrale – In Italia c’è sempre stata grande attenzione per lo screening neonatale, fin dagli anni ’60 con l’introduzione dello screening per la fenilchetonuria: si può dire che il nostro Paese, insieme all’Inghilterra, sia stata la culla dello studio delle malattie metaboliche, di cui si sono gettate le fondamenta grazie a importanti scuole come Roma, Genova, Firenze, Cagliari, Padova. È fondamentale che lo screening neonatale non sia considerato ‘solo’ un test ma che sia compreso all’interno di un sistema che deve servire a migliorare la storia naturale della malattia: deve essere un atto medico che inizia dalla gravidanza, spiegando alla coppia di cosa si tratta, quali sono le malattie che possono essere individuate, cosa si può fare, cosa è previsto in caso di positività, l’eventuale presa in carico da parte di un centro specialistico che seguirà il bambino e i suoi genitori. Se viene fatto tutto in modo frettoloso e non strutturato, ad esempio il consenso viene preso a ridosso del parto, allora l’efficacia di questo sistema viene meno». Lo screening neonatale per le malattie da accumulo lisosomiale è disponibile ed è già stato applicato, con risultati rilevanti, per alcune di queste patologie in programmi pilota in Veneto, Toscana e Umbria, ma non ancora su larga scala.

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Scuola: Per settembre l’ISS chiede areazione adeguata, microfoni per docenti e screening periodico

Posted by fidest press agency su martedì, 20 luglio 2021

A meno di due mesi dall’inizio delle nuove lezioni, si accavallano pareri e indicazioni. Anche l’Istituto Superiore di Sanità si è espresso. Rispetto all’anno scorso, la vera novità sarebbe rappresentata dai microfoni per gli insegnanti: una esigenza derivante dal fatto che con la variante Delta, il 60% più trasmissibile rispetto Alfa, bastano meno particelle per il contagio. Per questo nelle scuole viene suggerito agli insegnanti, che devono tenere un tono di voce alto per spiegare, di utilizzare microfoni così da poter abbassare la voce ed emettere meno aerosol.Per quanto riguarda le altre disposizioni indicate, la stampa ha rilevato che sono ancora poche le scuole dotate di impianti di ventilazione meccanica che possono ridurre il rischio in aula con un adeguato ricambio d’aria: un aiuto potrebbe arrivare dai rilevatori di anidride carbonica che monitorano costantemente la qualità dell’aria (misurata in ppm, parti per milioni). I sensori di anidride carbonica funzionano come i semafori: luce verde, gialla e rossa in base alla concentrazione di CO2 nell’aria con valori tarati ad hoc per ogni ambiente. In questo modo l’insegnante può intervenire spalancando le finestre quando scatta il rosso fino al ritorno a valori accettabili. Utili potrebbero anche essere i purificatori d’aria filtri HEPA (High Efficienty Particulate Air filter) che sostituiscono l’areazione naturale e gli screening periodici sugli studenti e sul personale scolastico come ha suggerito anche dalle autorità europee. Ultima, ma non meno importante, è l’arma dei vaccini: in questo momento, però, valida solo per gli over 12. Pfizer, come è noto, ha annunciato che chiederà l’autorizzazione per l’uso in emergenza del suo vaccino per i bambini tra i 5 e gli 11 anni per il prossimo autunno.Anief ricorda che è importante aggiornare il contratto sulla sicurezza degli istituti scolastici sottoscritto lo scorso autunno, le cui linee guida erano state individuate nell’agosto del 2020 attraverso un apposito protocollo d’intesa. Adesso, bisognerebbe agire perché vengano modificate e attuate. Parte delle disposizioni del precedente contratto non sono state infatti mai interamente adottate: si tratta, ad esempio, della contrattazione per la definizione del lavoro agile del personale docente e amministrativo, della ricerca delle risorse per rivedere i criteri del dimensionamento scolastico, oltre che di garantire la continuità didattica nel reclutamento, specie su posti di sostegno.

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Contro le varianti, vaccini e screening: i medici per la riapertura delle scuole

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 marzo 2021

Parma. Accelerare la vaccinazione del personale scolastico, attuare una strategia capillare di screening della popolazione scolastica e, ove necessario, intervenire tempestivamente con lockdown comunali. Sono queste alcune delle proposte formulate da Susanna Esposito, ordinaria di Pediatria dell’Università di Parma e consulente dell’OMS, e Stefano Zona, specialista in malattie infettive. I due medici hanno redatto un documento di proposta di screening scolastici, inviato ieri al ministro dell’istruzione Patrizio Bianchi e ai membri del Comitato Tecnico Scientifico. Come afferma Stefano Zona, tra i fondatori della community IoVaccino, e, nell’aprile 2020, del Comitato “La Scuola a Scuola”, “il potenziamento degli screening a livello nazionale consente di accrescere la sicurezza all’interno degli edifici scolastici e contenere la diffusione di SARS-CoV-2 nelle sue varianti. In un momento così drammatico, chiudere le scuole e mantenere aperte le attività produttive non ridurrà i contagi e farà sfuggire dal tracciamento milioni di adulti, ragazzi e bambini. Stiamo vedendo una lieve riduzione dell’età mediana dei casi sintomatici: sono i primi benefici e straordinari effetti della prima fase della campagna vaccinale. Anche la proposta del Ministro Bianchi di unità mediche mobili va esplorata, ma occorre agire subito”.Il documento è stato sottoscritto anche dal Comitato “La Scuola a Scuola”, nato durante lo scorso lockdown per chiedere il ritorno in presenza e in sicurezza di tutti gli studenti. Come ribadisce la portavoce Cecilia Massaccio, “la variante B1.1.7 (ossia la cosiddetta variante inglese, isolata nel Kent) si trasmette più facilmente in tutte le fasce di età: perché si interviene solo chiudendo le scuole? Tutti i lavori che indagano gli interventi non farmacologici danno un importante rilievo alla combinazione delle chiusure, mentre la chiusura unicamente delle scuole è poco rilevante”. Massaccio conclude: “anche dalle ultime analisi di Vittoria Colizza su Nature si evince l’importanza fondamentale dei programmi di screening nelle scuole, come abbiamo proposto da quasi un anno. Si intervenga su questo, invece di attribuire alla scuola il peso degli errori della politica nella gestione della pandemia”.

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Screening, vaccinazioni

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 dicembre 2020

“La Legge di Bilancio oggi approvata alla Camera contiene una serie di norme che tagliano di netto tutti gli alibi all’esclusione dei farmacisti italiani da servizi e prestazioni che in decine di altri paesi costituiscono da anni la base dell’attività professionale sul territorio: a cominciare dalla partecipazione alle campagne di screening e vaccinali” dice il presidente della FOFI, Onorevole Andrea Mandelli, primo firmatario degli emendamenti che prevedono la possibilità per il farmacista di eseguire direttamente il prelievo di sangue capillare, indispensabile per l’esecuzione dei test di prima istanza; l’esecuzione di test sierologici e tamponi rapidi su tutto il territorio nazionale; la possibilità di praticare vaccinazioni in farmacia, con la supervisione del medico. “Si superano così disposizioni di legge anacronistiche, che in alcuni casi fanno rifermento addirittura a decreti del Regno d’Italia. E questo innanzitutto a vantaggio dei cittadini, come dimostra l’esperienza delle Regioni, come il Lazio e l’Emilia Romagna, che già hanno attivato alcune di queste prestazioni nel loro territorio. Non era pensabile” prosegue il presidente della FOFI “ che il nostro paese potesse affrontare un’impresa titanica, come vaccinare contro il nuovo coronavirus decine di milioni di abitanti, senza nemmeno darsi la possibilità di mobilitare tutte le risorse del servizio sanitario. A cominciare dai 60.000 farmacisti di comunità, che anche durante il lockdown hanno garantito al meglio l’assistenza senza interruzioni, senza indietreggiare mai”. A questi risultati fondamentali tanto per la professione quanto per la tutela della salute, “deve affiancarsi ora un serio investimento sulla farmacia italiana, per mettere a regime la “farmacia dei servizi”, ora in sperimentazione, e dare il via a un nuovo modello di remunerazione. Un investimento che è fondamentale anche per le decine di migliaia di colleghi collaboratori che attendono da anni il rinnovo di un contratto per il quale ora non ci sono risorse. E torniamo a chiedere al Ministro della Salute e al Governo provvedimenti significativi in tempi brevi” conclude Andrea Mandelli.

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Covid-19: “I test sierologici in arrivo fondamentali per screening e valutazione epidemiologica”

Posted by fidest press agency su sabato, 31 ottobre 2020

Con la ripresa dei contagi da Covid-19, oltre alle esperienze cliniche e terapeutiche acquisite sono indispensabili i test sia mediante tampone sia sierologici più precisi, specifici e sensibili e più rapidi nell’esecuzione e nella risposta. Il test molecolare con tampone naso-faringeo dovrebbe essere fatto al soggetto sospetto il più precocemente possibile alla comparsa dei primi sintomi mentre il test sierologico è utile per scoprire l’andamento anticorpale, identificare potenziali donatori di siero terapeutico, definire il tasso di letalità, diffusione geografica e nelle diverse fasce di età. I test molecolari e sierologici disponibili a breve sul mercato garantiranno risposte sempre più rapide per contenere la diffusione del virus nella speranza che al più presto venga reso disponibile un vaccino sicuro ed efficace capace di eradicarlo definitivamente. Per fare il punto della situazione, Mondosanità ha organizzato il webinar ‘I TEST SIEROLOGICI PER LA DIAGNOSI DI COVID-19 ESPERTI A CONFRONTO’, realizzato grazie al contributo incondizionato di Roche e Lifebrain.“I test sierologici rilevano la presenza nel sangue di anticorpi eventualmente sviluppati da chi è entrato a contatto con il virus. La cinetica degli RNA e degli anticorpi dopo aver contratto l’infezione da Sars-Cov2 non è la stessa: l’ RNA è dosabile da subito, presente anche in soggetti asintomatici, mentre le IgM, gli anticorpi indicativi di una infezione in corso, risultano dosabili verso il 7° giorno; dal 14°giorno in poi comincia la produzione delle IgG, le immunoglobuline deputate ad una risposta immunitaria più duratura e indicative di una infezione pregressa, le quali, poi, persisteranno nel tempo mentre le IgM scenderanno dal 21° giorno. I test sierologici possono essere di due tipi: uno basato sul prelievo di qualche ml di sangue e l’altro basato sull’utilizzo di una goccia di sangue, meglio noto come pungi dito. Attualmente nessuno dei due ha valore diagnostico, in caso di positività è sempre necessario effettuare un tampone molecolare. Ma è importante continuare la loro messa a punto, la loro sperimentazione, identificare un test sierologico altamente sensibile è una ulteriore arma per sconfiggere il virus, data la rapidità di risposta ed il facile utilizzo, ad esempio nelle scuole”, ha spiegato Antonio Giordano, Dipartimento di Biotecnologie mediche dell’Università di Siena e direttore dello Sbarro Institute for Cancer Research and Molecular Medicine della Temple University di Philadelphia “Fermo restando che il Gold Standard per la diagnosi di SARS-CoV-2 è il test molecolare o tampone, che ricerca direttamente l’RNA del virus con tecniche di biologia molecolare (Reverse Real-Time PCR), il test sierologico, che non ricerca il virus ma ci dice se un soggetto è entrato a contatto in tempi più o meno recenti con esso, rimane uno strumento molto utile per lo screening e la valutazione epidemiologica dell’immunità al Covid-19 per determinate fasce di popolazione o categorie professionali”, ha dichiarato Graziella Calugi, Chief Medical Officer Gruppo Lifebrain

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Per lo screening del coronavirus occorre coinvolgere i farmacisti

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 ottobre 2020

“Dopo nove settimane di aumento costante dei contagi, è evidente che occorre coinvolgere anche i farmacisti e le farmacie per realizzare in tempi rapidi lo screening di settori sempre più ampi della popolazione, a cominciare dai soggetti più esposti ai contatti, come è il caso degli studenti e delle loro famiglie. La decisione dell’Emilia Romagna, e quella precedente della Provincia autonoma di Bolzano, vanno in questa direzione, e ci auguriamo abbia un seguito anche nelle altre Regioni” dice Andrea Mandelli, presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani. “Già il 25 agosto, avevamo individuato nella sicurezza della ripresa dell’attività scolastica uno dei fronti nei quali farmacista di comunità avrebbe potuto svolgere un ruolo importante, sia per lo screening del personale scolastico sia per quello di studenti e genitori, e avevamo dato la nostra disponibilità a operare in questo senso. Nelle farmacie già dal 2009 si possono eseguire esami diagnostici di prima istanza, e non mancano quindi né le competenze né le risorse organizzative per procedere anche all’esecuzione di questi test. Ribadisco che non si può affrontare questa emergenza sanitaria con mezzi ordinari: occorre mettere a sistema tutte le risorse disponibili”.

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Tumori e screening in Italia

Posted by fidest press agency su martedì, 29 settembre 2020

Diventano misurabili gli effetti della pandemia sulla cura dei tumori nel nostro Paese. Nei primi 5 mesi del 2020, in Italia, sono stati eseguiti circa un milione e quattrocentomila esami di screening in meno rispetto allo stesso periodo del 2019. Ritardi che si traducono in una netta riduzione non solo delle nuove diagnosi di tumore della mammella (2.099 in meno) e del colon-retto (611 in meno), ma anche delle lesioni che possono essere una spia di quest’ultima neoplasia (quasi 4.000 adenomi del colon-retto non diagnosticati) o del cancro della cervice uterina (circa 1.670 lesioni CIN 2 o più gravi non diagnosticate). Queste neoplasie non sono scomparse, ma saranno individuate in fase più avanzata, con conseguenti minori probabilità di guarigione e necessità di maggiori risorse per le cure. Per questo, l’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) chiede alle Istituzioni di destinare più fondi per la lotta contro il cancro, non solo per le terapie ma anche per potenziare la telemedicina e per creare percorsi definiti di collaborazione con la medicina del territorio. L’impatto del Covid-19 sull’oncologia e l’individuazione di nuovi strumenti per far fronte alle conseguenze del virus sono stati fra i temi centrali del Congresso della Società Europea di Oncologia Medica (ESMO), che si è svolto dal 19 al 21 settembre in forma virtuale. “Le nuove armi come l’immuno-oncologia e le terapie a bersaglio molecolare hanno cambiato la storia naturale di molte neoplasie e oggi in Italia il 63% delle donne e il 54% degli uomini sono vivi a 5 anni dalla diagnosi – ha spiegato Giordano Beretta, Presidente AIOM e Responsabile dell’Oncologia Medica all’Humanitas Gavazzeni di Bergamo -. La pandemia però sta modificando gli scenari. Le incertezze riguardano in particolare la prevenzione secondaria, cioè gli screening. Le neoplasie, non rilevate in questo periodo, verranno comunque alla luce prima o poi, ma in stadi più avanzati e con prognosi peggiori. In base a stime del National Cancer Institute (NCI), negli Stati Uniti, nei prossimi 10 anni, vi saranno circa 10.000 morti in più per tumore del seno e del colon-retto, proprio a causa dell’effetto del Covid-19 sugli screening e sul trattamento. Si tratta di numeri che, in termini relativi, possono sembrare piccoli, riferendosi all’1% del totale dei decessi per queste due neoplasie negli USA, ma in termini assoluti sono tutt’altro che trascurabili, perché parliamo di 10.000 decessi in più per grandi malattie, che in questi anni hanno beneficiato dell’effetto positivo dello screening sulla mortalità”. Nel Regno Unito, inoltre, è stato stimato che il ritardo diagnostico causato dalla interruzione e dal rallentamento dei servizi sanitari possa essere la causa di aumento della mortalità (rispetto al periodo pre Covid-19) nei prossimi 5 anni fino al 16,6% per i tumori del colon-retto e al 9,6% per la mammella. (Fonte: Associazione Italiana di Oncologia Medica)

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Covid-19: screening e test rapidi. Ecco come possono essere coinvolte le farmacie

Posted by fidest press agency su domenica, 13 settembre 2020

Elemento fondamentale della strategia di contrasto al Covid-19 e di preparazione all’autunno – in modo particolare alla luce della ripresa della scuola – è l’attività di screening e, tra i temi al centro del dibattito, ci sono anche i test sierologici rapidi. Mentre dal territorio arrivano esempi di collaborazioni con le Asl da parte delle farmacie anche nell’effettuazione dei test – come è il caso delle farmacie altoatesine, che hanno visto una proroga della loro partecipazione nello screening sul personale scolastico – dall’altro lato, da parte della Fofi, viene richiamata l’attenzione sulle indicazioni ministeriali in merito all’uso non professionale e alla vendita in farmacia dei test.In particolare, per quanto riguarda la partecipazione attiva delle farmacie, di rilievo è l’iniziativa avviata nella provincia di Bolzano: come si apprende da una nota della Asl dell’Alto Adige, il progetto ha visto l’adesione di 119 su 145 presidi della provincia e circa 26 medici di medicina generale. Per quanto riguarda la scorsa settimana, «sono stati sottoposti al test sierologico volontario 6.342 insegnanti e personale non docente di scuole e asili», ma, per «dare al resto dei circa 18.000 dipendenti ancora un po’ di tempo», la campagna è stata prorogata di un’ulteriore settimana. Per quanto riguarda le farmacie, il test può essere effettuato in uno spazio dedicato oppure, laddove le dimensioni del presidio non lo consentano, all’interno della farmacia stessa durante l’orario di chiusura, su appuntamento. Mentre a Piacenza, secondo quanto riferisce una nota della Asl, le farmacie sono state coinvolte nella fase della prenotazione del test, che viene poi gestito dalla struttura pubblica. A ogni modo, una partecipazione dei farmacisti negli screening era stata invocata nei giorni scorsi, come si ricorderà, da Andrea Mandelli, presidente Fofi, che aveva fatto notare quanto la capillarità e la numerosità delle farmacie potesse essere un valore aggiunto in questo frangente, soprattutto a fronte delle difficoltà segnalate da alcuni ordini dei medici nella gestione anche dei test.Sempre in merito ai test sierologici, dalla Fofi, in una circolare di oggi, sono state ricapitolate le indicazioni ministeriali relative all’uso “non professionale” dei test, alla luce di alcuni dubbi espressi da alcune farmacie. In particolare, dalla Federazione viene ricordata la posizione del Ministero della Salute «sulla rilevanza e utilità dei test di screening e diagnostici nella ricerca e nella valutazione epidemiologica della circolazione virale, pur segnalando alcune criticità circa l’affidabilità dei test sierologici, soprattutto qualora non rispettino i parametri di specificità non inferiore al 95% e di sensibilità non inferiore al 90%». In linea generale, «i test basati sull’identificazione di anticorpi IgM e IgG specifici per la diagnosi di infezione da SARS-CoV-2 non possono sostituire il test molecolare basato sull’identificazione di RNA virale con i tamponi nasofaringei». Inoltre, «il risultato qualitativo ottenuto su un singolo campione di siero non eÌ sufficientemente attendibile per una valutazione diagnostica», mentre «le diagnosi molecolari vanno eseguite presso i laboratori di riferimento regionali e laboratori aggiuntivi individuati dalle Regioni e dalle Province Autonome».Per quanto riguarda la «commercializzazione in farmacia dei test sierologici basati sull’identificazione anticorpale» va ricordato che «non essendo autodiagnostici, non devono essere venduti o messi a disposizione di soggetti “profani”», mentre può «essere definito autodiagnostico qualsiasi dispositivo predisposto dal fabbricante per poter essere usato a domicilio da persone non esperte». In generale, «nel caso in cui i dispositivi riportino diciture quali, per esempio, “Solo per uso diagnostico professionale in vitro” possono essere venduti soltanto a personale sanitario e non ai comuni pazienti».
Infine, «per quanto riguarda la tipologia dei cosiddetti test rapidi, eseguiti su sangue capillare, essendo di natura puramente qualitativa, possono solo indicare la presenza o assenza di anticorpi» e in caso di test positivo l’informazione riguarda «se la persona eÌ stata infettata da SARS-CoV-2 (se IgM positivi: infezione recente; se IgM negativi e IgG positivi: infezione passata), ma non necessariamente se gli anticorpi sono neutralizzanti, se una persona eÌ protetta e per quanto tempo e se la persona eÌ guarita». (by Francesca Giani fonte Doctor33)

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Screening personale scolastico, su adesioni Mmg vs insegnanti

Posted by fidest press agency su martedì, 8 settembre 2020

Medici di famiglia divisi su mancati compensi «Un terzo dei docenti diserta lo screening». «Non è vero, dal medico di famiglia ci andiamo ma ci rifiuta il test dicendo che non serve, o che ha paura del contagio o gli mancano i dispositivi di protezione». Tra medici di famiglia e personale scolastico è tempo di accuse. Beninteso, sia per chi lo pratica sia per chi vi si sottopone, l’adesione al test sierologico pungi-dito volto a verificare l’incidenza del coronavirus a scuola è volontaria. Dopo Ferragosto, molti docenti e personale ATA hanno chiamato il curante per un appuntamento senza aspettare una sua telefonata, ma un 30-35% manca all’appello. Quanto ai medici di famiglia, la richiesta del Ministro della Salute Roberto Speranza e del commissario all’emergenza Covid-19 Domenico Arcuri di uno screening gratuito entro il 7 settembre ha spaccato la categoria: ha detto sì il sindacato maggioritario Fimmg per «garantire ai cittadini la migliore assistenza possibile di una medicina generale pubblica nel suo senso di appartenenza al Servizio sanitario nazionale». No invece da Snami e Smi. E rilievi da Fismu-Intesa sindacale, sigla il cui il segretario Francesco Esposito invita ad effettuare i test a scuola, assumendo medici precari. Il resto dei sindacati si divide su gratuità, oneri, rischi.
Niente retribuzione – A livello nazionale, lo screening non comporta compensi, né è previsto in convenzione. Angelo Testa, presidente Snami, osserva che «non si lavora gratis, ed eventuali nuove incombenze vanno concordate nei tavoli istituzionali. Per noi, i test sierologici per il Covid vanno effettuati dall’igiene pubblica e dai laboratori di analisi». Snami però denuncia anche in queste ore che in alcune regioni (Sardegna) sarebbero arrivati esposti alle Asl contro i medici non aderenti. «In caso di contenzioso la posizione del medico sarà difficilmente difendibile per violazione del codice deontologico… ma che “ci azzecca” il codice con una libera scelta individuale?» Snami chiede al presidente degli Ordini Filippo Anelli di prendere posizione. Peraltro, il sindacato degli operatori scolastici Anief, denuncia che qualche medico dopo aver aderito starebbe chiedendo un compenso per l’attività reputandola extra convenzionale.Costi burocratici – E’ vero che i kit sono forniti dai Distretti o direttamente ai Mmg aderenti alla campagna spesso tramite i coordinatori delle aggregazioni che li distribuiscono insieme ai dispositivi di protezione. Ora, già sulla fornitura dei DPI ci sarebbero disparità tra regioni, denunciate dal presidente degli ordini Filippo Anelli («mi è stato raccontato di pacchi di guanti da 100 divisi e contati, uno ad uno, nella distribuzione a medici di famiglia, come se si temesse di eccedere»). Quanto ai test, sulla carta il Ministero della Salute quantifica in una decina di unità i test sierologici che ogni singolo medico dovrebbe effettuare . Bisogna però farli a tutti gli interessati. Il medico di famiglia può “convocare” lui gli assistiti. Nei programmi in uso è inserita l’opzione “test sierologici” che consente di scaricare i nominativi dei propri assistiti operativi nelle scuole e di salvarli in un file, per richiamarli. Il segretario Fimmg Silvestro Scotti nota un certo successo nei re-calling telefonici che potrebbero alla fine contribuire a dimezzare i mancati contatti. Pina Onotri leader Smi ricorda però che questi oneri portano via tempo prezioso di fronte all’ondata dei pazienti no-Covid che stanno recuperando gli esami, e spesso al medico di famiglia chiedono approfondimenti e terapie.Oneri imprevisti – Un ulteriore allarme lo lancia lo stesso Scotti. A regola, il medico – che può leggere l’esito del test in un quarto d’ora – non sarebbe tenuto a comunicare i risultati del test pungi-dito all’Asl, se non per il fatto che in caso di positività attiva la procedura per chiedere il tampone. Il segretario Fimmg avverte però oggi che «molti Mmg stanno ricevendo una richiesta discutibile; gli si chiede di rendicontare anche l’esito dei test negativi per rispondere a un fantomatico “debito informativo”». I medici Fimmg «non rendiconteranno due volte lo stesso dato; quando abbiamo inviato i risultati sui test fatti al Sistema TS o sistemi regionali e attivato il tampone per i pazienti con esito positivo basta fare una sottrazione e le Asl sapranno i negativi. Tutti i dati viaggiano collegati ai codici fiscali, quindi età e genere sono facilmente ricavabili dai servizi Asl».
Rischi tecnici – All’argomento secondo cui effettuare il test porrebbe a rischio contagio gli operatori dello studio e i pazienti, il numero 2 Fimmg Domenico Crisarà replica duro: «A chi lo dice andrebbe ritirata la laurea, o è in malafede o è ignorante. Stando al ragionamento, non si dovrebbe più visitare nessuno visto che molti pazienti sono asintomatici». Altro tema: il test non rileva il virus ma gli antigeni che indicano se il paziente è stato a contatto con il Covid-19. Giungono testimonianze dirette come quella del chirurgo Roy De Vita di come i test sierologici negli aeroporti stiano dando percentuali non irrisorie di falsi negativi. Anche qui da Fimmg si ribatte: lo screening mira a capire quanto ha inciso ed incide fin qui il virus nel mondo della scuola, ma non significa che i docenti & co non verranno più monitorati. Per i quesiti degli iscritti, Fimmg mette a disposizione un servizio mail all’indirizzo criticitasierologia@fimmg.org Mauro Miserendino (Fonte: Doctor33)

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Scuola: Prima di ripartire a settembre screening preventivo volontario del personale scolastico docente e non

Posted by fidest press agency su sabato, 15 agosto 2020

Il commissario straordinario per l’attuazione e il coordinamento delle misure di contenimento e contrasto dell’emergenza epidemiologica Covid-19 ha predisposto, d’intesa con il Ministero della Salute, un programma per lo screening preventivo del personale scolastico docente e non docente in previsione dell’apertura del prossimo anno scolastico. Lo screening è rivolto al personale docente e non docente delle scuole primarie e secondarie pubbliche, statali e non statali, paritarie e private dell’intero territorio nazionale, con esclusione delle scuole site nelle regioni che condurranno una propria campagna.Nella prima face accederanno al test tutte le persone in servizio alla data di avvio della campagna che è prevista dal 24 al 30 agosto. La partecipazione da parte del personale sarà volontaria e in due fasi: somministrazione su richiesta del test sierologico per personale che decide di aderire; successiva somministrazione obbligatoria del test molecolare a coloro i quali, avendo aderito alla somministrazione del test sierologico, risultassero positivi. Il test va eseguito per escludere un’infezione in atto.

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Ipertensione, Uspstf fa il punto sullo screening. Ecco chi deve essere sottoposto

Posted by fidest press agency su martedì, 7 luglio 2020

La Task Force dei servizi preventivi statunitensi ha appena pubblicato una bozza di raccomandazione che conferma la necessità sottoporre a screening per l’ipertensione tutti gli adulti. «Il documento conferma l’attuale raccomandazione di Grado A per lo screening dell’ipertensione in tutti gli adulti di età pari o superiore a 18 anni» afferma il membro della task force John Wong della Tufts University School of Medicine a Boston, Massachusetts, aggiungendo che il riscontro e il trattamento tempestivi degli elevati valori pressori possono ridurre significativamente la mortalità e la morbilità a lungo termine.«I pazienti di età superiore ai 40 anni o chiunque abbia altri fattori di rischio cardiovascolare devono sottoporsi a un controllo annuale della pressione arteriosa, mentre lo screening ogni 3 o 5 anni è appropriato tra i 18 e i 39 anni in assenza di fattori di rischio» si legge nell’attuale raccomandazione della Task Force, molto simile a quella del 2015. «Aggiorniamo il documento ogni pochi anni perché l’ipertensione oltre a essere molto frequente, è un importante fattore di rischio per future complicazioni che hanno implicazioni significative in tema di salute pubblica» commenta Wong, spiegando che la soglia oltre cui si definisce l’ipertensione varia da 130/80 mm Hg a 140/90 mm Hg. «Esistono diversi tipi di ipertensione: quella persistente (misurazioni elevate sia in ambito clinico sia in comunità); quella da camice bianco (valori alti solo in presenza del medico) e quella mascherata (misurazioni elevate solo in comunità)» riassume l’esperto, precisando che il rischio cardiovascolare è più alto in caso di ipertensione persistente, seguito dall’ipertensione mascherata e quindi dall’ipertensione da camice bianco.www.uspreventiveservicestaskforce.org/tfcomment.htm.

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Tumori: aumentare l’adesione ai programmi di screening, rivolta a tutti i cittadini

Posted by fidest press agency su mercoledì, 3 giugno 2020

Per tre mesi la pandemia causata dal Covid ha determinato il blocco dei programmi di prevenzione secondaria e, se la situazione si prolungasse, si avrebbe il rischio concreto di un maggior numero di diagnosi in fase avanzata, con un conseguente peggioramento della prognosi ed un aumento delle spese per le cure. Una prospettiva a cui la società scientifica risponde con un grande progetto di sensibilizzazione sul ruolo degli screening. La preoccupazione per il probabile incremento dei casi di cancro in stadio avanzato interessa tutto il mondo ed è uno dei temi del Congresso della Società Americana di Oncologia Medica (ASCO), al via da domani al 31 maggio in forma virtuale. In dieci anni, in tutto il pianeta, i nuovi casi di cancro sono aumentati del 42%. Erano 12,7 milioni nel 2008, sono saliti fino a 18,1 milioni nel 2018. In crescita anche i decessi, da 7,6 milioni a 9,6 milioni. L’Europa spicca, perché al Vecchio Continente sono riconducibili il 23,4% dei casi di tumore globali e il 20,3% dei decessi oncologici, sebbene abbia solo il 9% della popolazione mondiale.
“Alla cura di tumori in stadio più avanzato corrispondono uscite sempre maggiori per i farmaci oncologici, che in Europa sono passate da 12,9 miliardi di euro nel 2008 a 32 miliardi nel 2018 – spiega Giordano Beretta, Presidente AIOM e Responsabile dell’Oncologia Medica all’Humanitas Gavazzeni di Bergamo -. L’Italia è al terzo posto, in Europa, per la spesa per terapie anticancro, dopo Germania e Francia. Le uscite per i farmaci antineoplastici, nel 2018, hanno raggiunto i 5 miliardi e 659 milioni. Anche se spendiamo meno rispetto ad altri Paesi, la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi presenta tassi più alti rispetto alla media europea nei tumori più frequenti, a testimoniare la qualità del nostro sistema di cura: 86% nella mammella (83% UE), 64% nel colon (60% UE), 16% polmone (15% UE) e 90% prostata (87% UE)”.
Non raggiungiamo però livelli adeguati nell’adesione agli screening: rispetto a una media europea del 60%, nel nostro Paese, solo il 55% delle donne esegue la mammografia per individuare in fase iniziale il carcinoma della mammella, la neoplasia più frequente in tutta la popolazione (53.500 nuovi casi stimati in Italia nel 2019). E soltanto il 45,7% dei cittadini (49,5% Europa) effettua il test per la ricerca del sangue occulto fecale per la diagnosi precoce del cancro del colon-retto, il secondo per incidenza (49.000 nel 2019). E solo il 41% delle donne (dato simile a quello europeo, 40,8%) si sottopone al Pap-test, indicato per scoprire in fase iniziale il tumore della cervice uterina (2.700 nel 2019).
“Con questa campagna vogliamo sensibilizzare tutti i cittadini, a partire dagli anziani, senza dimenticare i giovani. L’iniziativa infatti avrà una forte ricaduta sui social network – afferma Saverio Cinieri, Presidente eletto AIOM e Direttore Oncologia Medica e Breast Unit dell’Ospedale ‘Perrino’ di Brindisi -. La pandemia, oltre al differimento dei trattamenti anticancro meno urgenti, ha determinato due gravissime situazioni, a cui bisogna far fronte quanto prima. Innanzitutto, negli ultimi tre mesi sono stati eseguiti solo gli interventi chirurgici non procrastinabili. Oltre il 60% delle operazioni è stato posticipato e ora il lavoro arretrato va recuperato. Dall’altro lato, a causa del Covid-19, si è avuto il blocco totale dei programmi di screening. Preoccupano i ritardi nel loro riavvio, perché solo alcune Regioni si sono attivate e la situazione oggi è a macchia di leopardo”.
L’Emilia-Romagna ha stabilito in maniera prioritaria la riapertura dello screening mammografico, con l’invio delle lettere di invito di primo livello e la presa in carico e la sorveglianza delle donne definite a rischio elevato secondo il programma per la valutazione del rischio eredo-familiare. Per quanto riguarda il programma colorettale, nella Regione è prevista la graduale ripresa dei primi livelli, eventualmente anche ridotta sulla base della situazione locale. Per lo screening cervicale, priorità viene data alla ripresa degli esami di secondo livello e i follow-up che erano stati sospesi, per i primi livelli è prevista invece una ripresa graduale successiva. In Toscana, un’ordinanza ha stabilito la ripresa progressiva e graduale delle attività sanitarie sia ambulatoriali che chirurgiche. Le attività di screening oncologico di primo livello sono riattivate con recupero prioritario delle chiamate non eseguite nel periodo di emergenza. In Veneto, i primi livelli dei programmi di screening sono ripartiti il 4 maggio. Una delibera dell’8 maggio della Regione Sicilia stabilisce, con esplicito riferimento alle Raccomandazioni dell’Osservatorio nazionale screening, la ripartenza a condizione che venga tutelata la sicurezza di operatori e cittadini.Con una delibera del 15 maggio, la Regione Lazio ha stabilito la ripresa dei primi livelli di screening e delle attività ambulatoriali a partire dal 28 maggio. Le singole aziende dovranno stabilire la priorità con la quale contattare le persone con invito sospeso, compatibilmente con gli spazi disponibili. E, il 22 maggio, la Regione Lombardia ha dato indicazioni per il riavvio dei programmi di screening oncologico, di cui viene richiamata la caratteristica di non differibilità rispetto alla riapertura delle attività di specialistiche ambulatoriali.
“In Italia, nel 2019, i nuovi casi di cancro sono stati 371mila – continua il presidente Beretta -. Rispetto al 2018, si è registrato un calo di circa 2.000 diagnosi, a cui ha contribuito l’efficacia dello screening del tumore del colon retto, in grado di ridurre la mortalità per questa neoplasia di circa il 20%. Inoltre, il test consente di individuare, oltre alla presenza di un tumore ogni 850 persone asintomatiche, anche adenomi, cioè polipi, potenzialmente in grado di trasformarsi in cancro ogni 150 individui analizzati. La loro rimozione prima dello sviluppo della neoplasia consente una riduzione di nuovi casi di tumore negli anni seguenti”.
“È necessario riprendere quanto prima la prevenzione secondaria, mirata alla diagnosi iniziale non solo del cancro del colon-retto, ma anche della mammella e della cervice uterina – conclude Giordano Beretta -. Sappiamo infatti che le possibilità di guarigione sono molto alte quando le neoplasie sono scoperte in fase precoce, ad esempio sono superiori al 90% nel carcinoma mammario. Inoltre, gli screening impattano in modo significativo sulla sostenibilità del sistema, perché consentono di risparmiare risorse che altrimenti sarebbero destinate alla cura di neoplasie in fase avanzata”.

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Ampliare i criteri di screening per migliorare la capacità diagnostica

Posted by fidest press agency su sabato, 16 Maggio 2020

Ampliare i criteri di screening dei sintomi COVID-19 includendo mialgie e brividi potrebbe identificare un maggior numero di personale sanitario (HCP) con la malattia, secondo una lettera di ricerca comparsa su JAMA e firmata da Eric Chow dei CDC di Atlanta e colleghi. Gli autori hanno valutato lo spettro dei sintomi all’esordio di COVID-19 tra 48 HCP con sindrome respiratoria acuta grave da COVID confermata in laboratorio. «Mentre la pandemia continua, l’esposizione virale tra il personale sanitario (HCP) è destinata ad aumentare» afferma il ricercatore, aggiungendo che i risultati della metodica molecolare di PCR suggeriscono che alte cariche virali possano essere rilevate subito dopo l’insorgenza della malattia, anche nelle persone minimamente sintomatiche. Partendo da questi presupposti Chow e colleghi hanno valutato i sintomi all’esordio della malattia da COVID-19 tra gli HCP, scoprendo che i sintomi iniziali più comuni erano tosse, febbre e mialgie: 50%, 42% e 35% rispettivamente. Otto degli operatori sanitari non hanno riportato febbre, tosse, respiro corto o mal di gola all’insorgenza dei sintomi, ma piuttosto brividi, mialgia, corizza e malessere. Un operatore sanitario ha riportato solo corizza e cefalea senza febbre, tosse, respiro corto o mal di gola. «Includendo mialgia e brividi nei criteri di screening all’inizio della malattia l’individuazione dei casi tra gli HCP è aumentata dall’83,3% al 90%» precisa l’autore, sottolineando che il 65% degli operatori sanitari intervistati ha riferito aver lavorato in media due giorni quando era sintomatico. «I criteri di screening per gli HCP hanno un’importanza fondamentale per sia limitare i casi infetti sia per prevenire la diffusione nosocomiale a pazienti non infetti» scrivono gli autori. E Chow conclude: «Nonostante la casistica limitata i nostri dati suggeriscono che uno screening basato solo su febbre e sintomi respiratori può essere inadeguatamente sensibile, specie tra gli operatori sanitari. Dato che gli HCP sono un sottogruppo con elevate probabilità di contagio a causa della natura del loro lavoro e la loro assenza rischia di interrompere in modo significativo l’erogazione delle cure, i criteri di screening dovrebbero essere ampi e i test diagnostici dovrebbero essere immediatamente disponibili». (fonte: Doctor33)

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Test sierologici, aumentano campagne di screening

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 Maggio 2020

È iniziata la campagna di screening attraverso i test sierologici in alcune aree – oggi in partenza Milano – mentre dal 4 maggio si inizierà con la fornitura nazionale di 150mila test. Intanto, in una circolare della settimana scorsa, la Regione Lombardia fa chiarezza sulle categorie che prioritariamente devono essere sottoposte a test, mentre, al momento, «ne proibisce l’esecuzione nei centri privati a causa dell’attuale carenza dei reagenti necessari». Ma restano aperte ancora molte domande, tra cui quelle sulla validità e sull’utilizzo da parte dei cittadini.Di recente, sul tema è intervenuta anche la Commissione europea che ha cercato di fare chiarezza, come sottolineato in una circolare di Federfarma: «Per quanto riguarda i test sierologici, si trovano abbondantemente sul mercato, ma la loro efficacia per la diagnosi precoce del covid-19 è molto limitata, in quanto la presenza di anticorpi nel sangue del paziente diventa rilevabile solo diversi giorni dopo l’infezione. Inoltre, dato che gli anticorpi persistono per un certo periodo di tempo dopo la scomparsa dell’infezione, non forniscono una risposta definitiva sulla presenza o sull’assenza del virus e non sono adatti per valutare se l’individuo sottoposto a test possa essere contagioso per gli altri. Tuttavia potrebbero rivelarsi essenziali per effettuare indagini siero-epidemiologiche su ampia scala sulla popolazione». In merito ai «test commerciali provvisti di marcatura CE, sono generalmente test automatizzati non rapidi e alcuni cominciano ad essere disponibili sotto forma di dispositivi portatili». Ma, va detto che «non è legalmente consentito mettere a disposizione di utilizzatori profani, ad esempio tramite farmacie o sul web, dispositivi destinati all’uso professionale».Al contempo, «in questa fase, le autorità degli Stati membri non sono generalmente favorevoli all’uso di test autodiagnostici, per i quali per altro sono particolarmente importanti le buone prestazioni, essendo destinati agli utilizzatori profani, che, privi di formazione, potrebbe incontrare difficoltà nella corretta interpretazione del risultato e delle relative implicazioni». Sul punto era intervenuto anche il Ministero – che sta lavorando alla lista dei test attendibili – in una nota del 3 aprile: «Il risultato qualitativo ottenuto su un singolo campione di siero non è sufficientemente attendibile per una valutazione diagnostica, in quanto la rilevazione della presenza degli anticorpi mediante l’utilizzo dei test rapidi non è comunque indicativo di un’infezione acuta in atto, e quindi della presenza di virus nel paziente e rischio associato a una sua diffusione nella comunità. Inoltre, per ragioni di possibile cross-reattività con altri patogeni affini come altri coronavirus umani, il rilevamento degli anticorpi potrebbe non essere specifico della infezione da SARS-CoV2». Per altro «tali test, qualora non marcati CE, come dispositivi per test autodiagnostici, non possono essere usati da chi non abbia qualificazione/competenza nel merito e, pertanto, l’eventuale fornitura al pubblico generale sarebbe incoerente con la loro destinazione d’uso».

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Global In-vitro Colorectal Cancer Screening Tests Market 2019-2023

Posted by fidest press agency su martedì, 26 novembre 2019

The global in-vitro colorectal cancer screening tests market size is poised to grow by USD 219.61 million during 2019-2023, according to a new report by Technavio, progressing at a CAGR of close to 6% during the forecast period.
The market is driven by the growing awareness programs and government initiatives for cancer screening. Also, the increased rate of product approval is anticipated to further boost the growth of the in-vitro colorectal cancer screening tests market.The growing number of awareness programs and government initiatives will drive the market growth during the forecast period. Compulsory education and economic development are crucial in creating awareness about colorectal cancer screening. Early detection of colorectal cancer can improve outcomes. Mars Bleu was launched by NOVIGENIX as a national colorectal cancer awareness campaign and was dedicated to raising awareness about screening and preventing colorectal cancer in many countries. Moreover, in countries such as the US, government initiatives such as Colorectal Cancer Control Program and insurance policies like Medicaid and Medicare are working toward providing colorectal cancer screening tests to many patients.

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