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Quotidiano di informazione – Anno 31 n° 259

Posts Tagged ‘scrittore’

Roma rende omaggio a Giose Rimanelli: lo scrittore “americano di Casacalenda”

Posted by fidest press agency su sabato, 15 dicembre 2018

Roma lunedì 17 dicembre dalle ore 17 presso il Centro Studi Americani di via Caetani 32, presso piazza Venezia, e organizzato dalla critica Anna Maria Milone e promosso dall’Università degli studi del Molise e dall’associazione Forche Caudine si svolgerà “L’incontro – come spiega la professoressa Milone – e sarà un momento per presentare questa figura di autore molisano che ha avuto una forte importanza negli Stati Uniti, testimoniata dagli studi dei docenti che interverranno, e che in Italia inizia ad avere una giusta attenzione grazie all’impegno di alcuni dei ricercatori presenti, ma anche grazie all’interesse che l’Università del Molise ha dimostrato, volendo il convegno internazionale nella sede di Campobasso gli scorsi 5-6 dicembre”. “Con Rimanelli abbiamo tenuto una costante e affabile corrispondenza – ricorda Giampiero Castellotti, presidente di “Forche Caudine” – apprezzando sempre il suo profondo e proficuamente critico legame con la terra di nascita”. Giose Rimanelli, nato a Casacalenda nel 1925 e scomparso all’inizio di quest’anno negli Stati Uniti a 92 anni, ha firmato con Mondadori, tra i tanti, il romanzo di successo “Tiro al piccione” (1953) sui reduci della Repubblica di Salò, da cui è stato tratto il film omonimo per la regia di Giuliano Montaldo.
A distanza di pochi giorni dal convegno svoltosi a Campobasso, è ora la Capitale a rendere omaggio allo scrittore che ha vissuto cinquantasei anni negli Usa, dove ha insegnato Italiano e Letteratura comparata in varie università, da New York a Yale, dalla British Columbia all’Ucla. “Sconosciuto ai più in Italia, Rimanelli è stato invece un importante autore della nostra letteratura, emigrato negli Stati Uniti dal 1960, dopo un linciaggio morale dell’intellighenzia nostrana – ha ricordato nei giorni scorsi sul quotidiano “Il Foglio” il professor Giovanni Maddalena dell’Università del Molise, che ne ha ripercorso le tormentate tappe biografiche, dall’arruolamento controvoglia con la milizia dei repubblichini alla prigionia da parte degli americani, dal ritorno in Molise fino alle posizioni fortemente critiche nei confronti della letteratura da salotto e da premi letterari, non risparmiando critiche a Bassani, Falqui, Moravia e Pasolini. Emblema di questa periodo è il libro significativamente intitolato “Il mestiere del furbo” del 1959, panorama della narrativa italiana contemporanea edita da Sugar. “Il brillante ragazzo viene bandito per sempre dall’empireo della cultura italiana – racconta ancora Maddalena. Eppure aveva già firmato, sempre per Mondadori, altri tre romanzi di successo, “Peccato originale” del 1954, “Biglietto di terza” del 1958 e “Una posizione sociale” del 1959.Emigrerà negli Stati Uniti, dove vivrà lungamente a Lowell (Massachussetts) con la moglie Sheryl Lynn Postman e promuoverà gli Italian Cultural Studies, corsi sulla cultura italiana nel suo insieme interdisciplinare. Negli States conoscerà quelle soddisfazioni che non avrà in Italia: il suo primo romanzo in inglese, “Benedetta in Guysterland” (Guernica Press), ha vinto il prestigioso premio American Book Awards.Tra le passioni della sua vita resterà il distante Molise, intimo e universale, presente in molti scritti anche nel lungo periodo americano, inteso come “punto di riferimento di una inesausta recherche autobiografica”, come evidenzia Sebastiano Martelli. Ma Rimanelli è stato anche un appassionato cultore di jazz e di blues, nonché amico degli scrittori più rappresentativi della Beat generation, come già lo era stato anni prima, a Parigi, di Boris Vian. Ingresso libero.

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Una conversazione sul tradurre con lo scrittore Stefano Benni

Posted by fidest press agency su domenica, 18 novembre 2018

Perugia martedì 20 novembre, ore 16.30 aula magna, palazzo Gallenga dell’Università per Stranieri di Perugia. “Sul tradurre” è il tema di una conversazione con lo scrittore Stefano Benni. Ad introdurre lo scrittore bolognese il prof. Enrico Terrinoni e la traduttrice Marguerite Pozzoli.
L’evento, che è il secondo “Sul Tradurre”, dopo quello con Claudio Magris e Snežana Milìnkovic dell’Università di Belgrado, svoltosi a marzo scorso, vuole far dialogare l’autore e il suo traduttore: Stefano Benni racconterà il suo rapporto con l’essere e il sentirsi tradotto, sentirsi trasportato in un altro universo linguistico e culturale. Con lo scrittore dialogherà la traduttrice, Marguerite Pozzoli che illustrerà alcuni esempi del suo laboratorio: smonta la scrittura dello scrittore; la attraversa e la conosce a fondo, assume in qualche modo la potenza espressiva dell’autore stesso; chiarirà con alcuni esempi come ha lavorato sul testo di Benni e quali problemi e intuizioni ha vissuto. L’incontro s’inserisce nell’ambito delle attività del corso di laurea magistrale in Traduzione e interpretariato per l’internazionalizzazione dell’impresa (TRIN), un corso di laurea che vuole formare traduttori per le imprese impegnati su testi pratici e settoriali, ma che vuole anche offrire una formazione completa e complessa del traduttore professionista. Ed uno degli obiettivi del corso è proprio quello di abbattere il muro tra la traduzione di testi settoriali e quella di testi letterari e d’autore; del resto questa tipologia di traduzione non è esclusa dal mercato, anzi: le imprese editoriali pubblicano sempre più testi tradotti e necessitano di figure professionali adeguate. L’evento è promosso in collaborazione con l’Istituto di Mediazione Linguistica di Perugia.

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Educare non significa indottrinare

Posted by fidest press agency su domenica, 24 giugno 2018

In un paese che forse non è più paese ma un territorio di scorribande pseudo-intellettuali, di nostalgiche intenzioni, ecco spuntare dalle sterpaglie grammaticali la nuova ricreazione. Ce n’era davvero bisogno. In Rai il Saviano nazionale tiene una lezione agli studenti, una lezione, badate bene, non una testimonianza, una lezione, il che farebbe pensare a un incontro a tutto tondo, dove la tesi, sta seduta educatamente a fianco della eventuale antitesi, per approdare a una sintesi vestita di reciprocità e comunione di intenti, non certamente al solito sermone a senso unico, restando poi in silenzio per copione e non per propria volontà. Indipendentemente dalla tesi che l’interlocutore vuole portare avanti, sarebbe bene, di fronte agli adolescenti soprattutto, tenere un registro di equità ed equilibrio, non solamente con sfoggio di aggettivi ricercati, congiuntivi corretti e superlativi assoluti tutti da verificare, nell’intento di sostenere uno slogan a favore delle canne statuali. Di quanto detto e sostenuto dallo scrittore non sono d’accordo su niente, il mio consiglio è di andare a leggersi qualche studio scientifico e ricerca autorevole per capire che non esistono le droghe, esiste la droga ed è tutta merda, fa tutta male, soprattutto ai più giovani, di ricreativo c’è soltanto il pur parlè da bar sport. Che le mafie vengano sconfitte nel loro commercio di sostanze liberalizzando-legalizzando l’erba è pura presa per i fondelli, infatti i capitolati più pesanti provengono da altre fonti e sostanze stupefacenti. Che la roba di stato favorirebbe legalità è un’altra fandonia, perché i minori che resteranno esclusi dallo spaccio legalizzato, andranno a impattare con le regalie mafiose che pur di non perdere consensi e ricavandi, offriranno ai meno protetti tutto e di più a pochi danari. L’erba di stato più conveniente? Altra balla grande come una casa, oltre al fatto che il principio attivo sarebbe assai diverso da quello che i consumatori abitualmente fanno uso. C’è sempre qualcuno che della banalità fa ragione, come quella di affermare che siamo un paese abituato alle concessioni, alle spericolate arrampicate sui mali minori, in fin dei conti perché scandalizzarsi per uno spinello fumato in ufficio, in strada, a scuola, quando abbiamo uno staterello che fa l’oste e il biscazziere senza tanti complimenti, e tanto altro ancora. La risposta è semplice, proprio perché abbiamo questo status quo, non mi pare il caso di aggiungere altre inutili porcherie. Sull’imparzialità del servizio pubblico cui il Saviano ha prestato il fianco non mi pronuncio, mi permetto di dire che il rispetto per le persone, per le più giovani soprattutto, per quelle che ancora non sanno cos’è il dirupo e l’inferno in terra, non si insegna da una cattedra improvvisata, per quanto bravo il docente di cui sopra a raccontare, ma soltanto attraverso il passo fermo e mai claudicante dell’esempio, di chi autorevole è per la fatica e il sacrificio profusi per aiutare e sostenere chi per rialzarsi ha impiegato tre vite. Raccontare il male non per copia-incolla ma per il dramma del dolore eretto a domicilio. A me Saviano ha dato l’impressione di indurre i più giovani a trovare modi “creativi” per differenziare la ricreazione, sull’intuizione necessaria a evitare la caduta rovinosa e ri-prendere in mano la propria vita ne parliamo come sempre un’altra volta. (By Vincenzo Andraous)

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Serata in omaggio al noto scrittore e filosofo ungherese Béla Hamvas

Posted by fidest press agency su martedì, 22 maggio 2018

Roma Mercoledì 30 maggio p.v. presso l’Accademia d’Ungheria in Roma (Palazzo Falconieri – Via Giulia, 1) alle ore 19.00 si terrà una Serata in omaggio al noto scrittore e filosofo ungherese Béla Hamvas (1897-1968) , in occasione del cinquantenario della sua morte.
Nell’ambito della serata organizzata in collaborazione con il Comune di Balatonfüred, verrà presentato il volume Alberi di Béla Hamvas (Editio M, traduzione di Claudio Mutti) da Géza Szőcs poeta, Presidente del PEN Club Ungherese e Tommaso Kemény, poeta, traduttore. Lettura a cura di Carla Romanelli. All’evento seguirà un breve concerto del noto chitarrista ungherese Ferenc Snétberger.
La commemorazione alle ore 20.00 proseguirà sul Piano Nobile del Palazzo Falconieri con l’inaugurazione di due mostre :I nostri amici, gli alberi – Hamvas e Hollán – grafiche di Sándor Hollán e Gli alberi eroici – fotografie di Zsolt Számódy.

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Premio Roma: allo scrittore belga David Van Reybrouck

Posted by fidest press agency su mercoledì, 11 aprile 2018

Bruxelles. Il 12 aprile 2018 si terrà, presso la Residenza dell’Ambasciatrice d’Italia in Belgio, S.E. Elena Basile, la cerimonia di consegna del “Premio Roma” allo scrittore belga David Van Reybrouck. Il “Premio Roma” è un riconoscimento letterario, concesso a scrittori italiani e stranieri. Lo scrittore belga di lingua neerlandese David Van Reybrouck riceverà la speciale edizione 2018 del Premio per la saggistica straniera.Lo scrittore David Van Reybrouck è uno storico e saggista belga. La sua opera letteraria è molto ampia e comprende libri di storia, saggi politici, editoriali. I suoi scritti presentano un intreccio avvincente di reportage, biografia e analisi storico- politica che rende la sua prosa unica e affascinante. Egli ha contribuito, in modo innovativo, provocatorio e stimolante, al dibattito politico sulla democrazia e sul suo futuro. Due opere di David Van Reybrouck sono state tradotte in italiano – “Congo” e “Contro le Elezioni” – rendendo lo scrittore belga apprezzato anche dai lettori italiani. La consegna del “Premio Roma” è un tributo al valore e al rilievo dell’opera di Van Reybrouck.Alla cerimonia di consegna saranno presenti rappresentanti del mondo politico, diplomatico, culturale ed artistico. Nathalie Gilson, Assessore per le Finanze, l’Ambiente, il Patrimonio e l’Infanzia del Comune di Ixelles, riceverà dall’On.le Davide Bordoni un omaggio dell’Assemblea Capitolina.Sempre domani mattina, alle ore 10.00, la delegazione del Premio verrà ricevuta, in forma ufficiale, dal Presidente del Parlamento Europeo, On. Antonio Tajani a cui il Presidente del Premio, Dott. Aldo Milesi, consegnerà un particolare riconoscimento. Terminata la cerimonia, la delegazione potrà visitare questa prestigiosa e storica sede. La cerimonia di consegna del Premio Roma allo scrittore David Van Reybrouck, sarà occasione, ha sottolineato l’Ambasciatrice Elena Basile, di rinnovo dell’amicizia e della cooperazione culturale italo-belga e rafforzerà i legami fra le città di Roma e Bruxelles.

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39° Efebo d’oro

Posted by fidest press agency su domenica, 23 luglio 2017

Hanif KureishiPalermo, 13 – 18 novembre 2017 È Hanif Kureishi il 39° Premio Efebo d’Oro alla carriera, assegnato anche quest’anno dalla Banca Popolare Sant’Angelo, promotrice sin dalle prime edizioni e da sempre vicina al Premio internazionale di cinema e narrativa.
Kureishi, famoso scrittore, sceneggiatore, drammaturgo e regista anglo-pakistano, ritirerà il Premio a Palermo a conclusione della settimana clou della manifestazione, dal 13 al 18 novembre 2017, durante la quale saranno presentati sette film, da lui sceneggiati o tratti da sue opere. Egle Palazzolo, presidente del Centro di ricerca narrativa e cinema, sostiene che “Kureishi è una presenza straordinaria per ciò che rappresenta come scrittore insolito e multiforme dei nostri giorni, accostatosi al cinema attraverso la sceneggiatura, la regia e fornendo al cinema una serie di sollecitazioni”.Hanif Kureishi è considerato uno dei maggiori scrittori di lingua inglese del secondo dopoguerra. È stato candidato nel 1985 al Premio Oscar per la sceneggiatura di My Beautiful Laundrette, di Stephen Frears, storia di un gay anglo-pakistano ambientata nella Londra degli anni ’80.Il suo ultimo romanzo, Uno Zero (The Nothing), pubblicato in Italia come di consueto da Bompiani, è stato presentato con successo al recente Salone del Libro di Torino.“Raffinatissimo lettore della contemporaneità – afferma il direttore artistico Giovanni Massa – con le sue opere ha anticipato i tempi nell’individuazione delle criticità più acute e dolorose del mondo attuale; identità culturale, razzismo, fanatismo, accettazione del diverso e conflitto generazionale, tutti temi affrontati con profondità e precisione, senza mai scadere in un banale manicheismo”.
Il suo libro The Buddha of Suburbia (Il Budda delle periferie, 1990) ha vinto il Premio Whitbread, diventando poi una serie televisiva diretta da Roger Michell – regista con il quale Kureishi ha costruito un proficuo sodalizio – con colonna sonora di David Bowie.Nel 2014 la British Library ha annunciato l’acquisizione dell’archivio Kureishi, 40 anni della sua vita di scrittore, corpus di opere comprendente diari, appunti e disegni.
Anche la 39ma edizione dell’Efebo d’oro, oltre al Premio alla carriera della Banca Popolare Sant’Angelo, assegnerà i riconoscimenti per le tre sezioni principali: quella per il cinema riservata ai film tratti da opera letteraria, quella per i nuovi linguaggi che comprenderà anche la video arte e quella per il libro sul cinema.
Alla Direzione artistica riconfermato per il terzo anno il regista e produttore Giovanni Massa, che ha messo a punto un programma ricco e pieno di sorprese che si articolerà attraverso ricerche, confronti, workshop e, soprattutto, proiezioni con una attenzione sempre maggiore per le opere che abbiano incontrato difficoltà distributive o rappresentino una importante memoria storica da recuperare.
L’Efebo d’Oro è realizzato con il contributo di Ministero dei Beni Culturali, Direzione Generale Cinema, della Città di Palermo, Assessorato alla Cultura, e della Regione Siciliana, Assessorato Turismo, Sport e Spettacolo – Ufficio speciale per il Cinema e l’Audiovisivo / Sicilia Film Commission. Main Sponsor Banca Popolare Sant’Angelo. (foto: Hanif Kureishi)

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Le “Confessioni di uno scrittore”

Posted by fidest press agency su domenica, 11 giugno 2017

mirella serriCori. Sabato 17 Giugno, alle ore 18:00, presso la Biblioteca civica “Elio Filippo Accrocca” si terrà un nuovo appuntamento con le “Confessioni di uno scrittore”, la rassegna letteraria promossa dal Comune di Cori, dall’Associazione Arcadia e dalla Libreria Voland di Cisterna di Latina, per ascoltare dalla voce degli autori le storie e i percorsi che si nascondono dietro ogni libro. Il prossimo ospite è Mirella Serri, giornalista, scrittrice e docente di letteratura italiana all’Università Sapienza di Roma, autrice di “Bambini in fuga”, edito da Longanesi nell’Aprile di quest’anno.Il saggio ricostruisce l’avventurosa vicenda e le peregrinazioni attraverso l’Europa di un gruppo di 63 giovanissimi ebrei dai 6 ai 17 anni che, dopo aver perso i genitori nei campi di concentramento tedeschi, attraversano la Germania e la Slovenia e riescono ad arrivare a Nonantola, paese in provincia di Modena. Qui, a dispetto del fascismo e delle campagne razziali, l’intera popolazione si mobilita per aiutarli, offrendo loro ospitalità e protezione per bambini in fugaun anno intero. Un medico e un parroco di Nonantola diventeranno i primi italiani annoverati fra i “Giusti tra le nazioni”.All’inseguimento degli orfani vi sono Adolf Eichmann, Adolf Hitler e il Gran Muftī, Amīn al-Husaynī, che dopo aver lasciato Gerusalemme è approdato a Berlino. Padre del radicalismo e dell’estremismo islamico, Amīn al-Husaynī ha ricevuto dal Führer l’incarico di limitare l’emigrazione ebraica dall’Europa. Per precludere ai profughi l’ultima via di scampo, Amīn al-Husaynī dà vita anche a una divisione di SS musulmane nei Balcani, ma il suo progetto non conseguirà il successo sperato e non riuscirà a coinvolgere i giovani islamici della penisola balcanica.È una storia di eroi e di ribellione corale alle dittature, tutta italiana e al tempo stesso universale di generosità e profonda umanità, in una lotta contro il male che si rivela, con altri volti e altri nomi, drammaticamente attuale. Racconta Mirella Serri: “Oggi ci sono tanti bambini che vengono nel nostro Paese mentre noi assistiamo impotenti alla strage che sta avvenendo in Siria. Ho voluto ricostruire questa vicenda per capire il ruolo degli italiani e sottolineare il coraggio degli abitanti di Nonantola che, in epoca di leggi razziali, non ebbero alcuna diffidenza nei confronti degli orfani ebrei”. (foto: mirella serri, bambini in fuga)

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Dostoevskij, uno scrittore che vuole guarire

Posted by fidest press agency su lunedì, 1 maggio 2017

DostoevskijROMA. Dostoevskij è uno scrittore vivo che incide nelle esperienze di altri autori odierni, suscitando interrogativi su come svolgere al meglio il compito di raccontare la realtà. Su questi temi si sono confrontati Eraldo Affinati e Alessandro D’Avenia, entrambi insegnanti e scrittori, intervenendo alla tavola rotonda conclusiva del VII Convegno di Poetica&Cristianesimo, promosso dalla Facoltà di Comunicazione della Pontificia Università della Santa Croce sul tema Dostoevskij: abitare il mistero.Dostoevskij è “l’uomo della ricucitura, del risanamento: mette a posto le piaghe”, ha esordito Affinati, ricordando come nella sua opera traspaia al tempo stesso una forte “radice pedagogica”. Lo scrittore, in fondo, “vuole guarire, non vuole ammalarsi: punta alla guarigione e alla speranza, anche se tutta la ferita se la porta dentro”. Quanto alla letteratura in generale, Affinati – che nel 1992 ha esordito con Veglia d’armi. L’uomo di Tolstoj – ha spiegato come sia qualcosa che “serve a intensificare l’esperienza” umana, “ad aggiungere, non a togliere, e a darci una carta in più”.Per D’Avenia, Dostoevskij è colui che “in ogni pagina fa sentire dentro di te uno spazio aperto al sacro” e trasmette l’idea “che in una visione cristiana del mondo l’amore ha la priorità rispetto alla conoscenza”. Infatti, “non c’è aumento di conoscenza del mondo che non sia preceduto da un aumento di conoscenza dell’amore”. Porsi davanti ad un’opera letteraria è come “abitare un mistero”: “mentre ti fa accadere una storia interessantissima”, in realtà ti sta facendo sperimentare “un’altra storia molto più grande che risuona nella vita di ogni essere umano ogni giorno”.
Che lo scrittore russo continua ad offrire spunti di riflessione in ambiti molto diversi è emerso nel corso degli interventi che si sono succeduti al Convegno. Per l’antropologa Federica Bergamino, il “vissuto d’insieme” che traspare dai personaggi di Dostoevskij, mostra che “la debolezza è la fessura in cui può entrare la luce dell’altro e in ultima istanza di Dio”. L’uomo – ha aggiunto – ha il potere “di far entrare questa luce o rifiutarla, chiudersi per la paura determinata da uno sguardo ideale e finito sulla nostra miseria”.Nell’analisi di alcuni passaggi delle opere di Dostoevskij, Tat’jana A. Kasatkina, docente all’Istituto mondiale dell’Accademia delle Scienze di Mosca, ha messo in evidenza la difficoltà di realizzare una traduzione che rispecchi con fedeltà il pensiero e la profondità del vocabolario usato dallo scrittore russo.Sulla famosa espressione di Dostoevskij “la bellezza salverà il mondo”, Adriano Dell’Asta, docente di letteratura russa all’Università Cattolica del Sacro Cuore, ha spiegato che dal rapporto tra “esigenza della bellezza ed esigenza umana di armonia, serenità e piena umanità”, “non è poi così difficile passare al rapporto tra bellezza e salvezza”.Giuseppe Ghini, dell’Università di Urbino, ha sottolineato come nelle opere del scrittore russo “i personaggi hanno come punto di convergenza e di paragone l’immagine di Cristo, un’immagine presente dentro il romanzo stesso e a cui essi cercano di conformarsi”. Tuttavia, “il conformarsi a Cristo è l’esito di un processo mai concluso, di una impresa spirituale che comporta una lotta”.Lungo i decenni ci sono stati molti adattamenti dell’opera dell’autore russo in ambito cinematografico; il critico José García ha evidenziato come sono ancora molto più interessanti i riferimenti indiretti che emergono dall’opera di registi come Woody Allen e Aki Kaurismäki, influenzati soprattutto dai romanzi Delitto e Castigo e L’Idiota.Tradurre l’esperienza letteraria in arte visiva è stata la sfida intrapresa dall’artista Cristina Aymerich, che ha realizzato una mostra di cinque opere su altrettanti personaggi de I fratelli Karamazov. Presentando la sua proposta, Voces en el silencio, la Aymerich ha raccontato come questo incontro con i personaggi abbia prodotto in lei “una eco interiore”, trasformando l’esperienza in “mezzo di conoscenza e approccio al mistero”.

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Lo scrittore albanese Ylljet Aliçka per presentare «Il sogno italiano»

Posted by fidest press agency su domenica, 16 aprile 2017

Ylljet Aliçka Il sogno italiano_OKRoma 20 aprile, alle 18,00, in collaborazione con la rivista Confronti e l’associazione «Occhio Blu – Anna Cenerini Bova», presso la sala della Chiesa Valdese di via Marianna Dionigi 59, Ylljet Aliçka incontrerà i lettori italiani, per presentare il libro e dialogare con loro, raccontando l’Albania a cavallo della caduta del regime e le speranze infrante di una famiglia albanese che ebbe il coraggio di sfidare la dittatura, sognando l’Italia. L’incontro si aprirà con i saluti di Luigi Franco, direttore editoriale della Casa Editrice Rubbettino e di Claudio Paravati, direttore della rivista Confronti. Interverranno nel dibattito, insieme all’autore, il giornalista e scrittore Oliviero La Stella, il sociologo Rando Devole e l’antropologo, docente a Messina, Mauro Geraci.
L’incontro sarà moderato dall’Ambasciatore Mario Bova, presidente dell’Associazione «Occhio Blu – Anna Cenerini Bova» (foto: sogno italiano)

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Primo Levi, a 30 anni dalla morte, ricordando uno scrittore scienziato

Posted by fidest press agency su martedì, 4 aprile 2017

Primo LeviRoma Martedì 4 Aprile 2017, ore 11:00 Dipartimento di Scienze della Formazione, Aula Magna del Polo didattico Via Principe Amedeo 184. Anna Angelucci, Liceo scientifico “Louis Pasteur”, Roma Primo Levi si iscrisse al corso di laurea in chimica all’università di Torino nel 1937, un anno prima della promulgazione delle leggi razziali in Italia, e nel dopoguerra lavorò come chimico presso la fabbrica torinese di vernici SIVA, che lasciò nel 1977 per dedicarsi soltanto alla scrittura. Nell’anniversario della sua morte avvenuta l’11 aprile 1987, alla testimonianza letteraria dei campi di sterminio si accosterà la presenza della scienza nella sua opera, in particolare in Il sistema periodico degli elementi (1975). La forza della vita e dell’umanità si esprime in Levi anche attraverso questo intrico fra parole e cose (nel suo caso sostanze, elementi), fra scrittura e pensiero sulla natura, che riesce a restituire pienamente la scienza alla cultura. Nell’incontro si discuterà, dal punto di vista di una docente di lettere, una ricerca d’innovazione didattica sviluppata nell’ambito del rapporto scuola-università per la formazione dei futuri insegnanti.

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L’uomo che non fu giovedì

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 ottobre 2016

luomo-che-non-fu-giovediUna delle voci più acute e brillanti della Colombia e della nuova onda sudamericana. Un irresistibile romanzo satirico che ricostruisce un curioso quanto sconosciuto episodio storico: il tentativo di santificare uno degli scrittori inglesi più geniali di tutti i tempi, Gilbert K. Chesterton. Una dimostrazione che la Storia, con i suoi intrighi politici, religiosi e letterari, a volte può essere riletta come un’opera di finzione. Vincitore del Premio Biblioteca de Narrativa, selezionato fra più di 110 opere. Per più di quattro mesi nella classifica dei bestseller in Colombia. Poco prima delle dimissioni di Benedetto XVI, torna alla luce un vecchio processo per la canonizzazione di G.K. Chesterton, celebre scrittore e teologo inglese convertitosi al cattolicesimo dopo un travagliato percorso interiore. Il dossier riguardante il caso, conservato gelosamente per anni, ricompare nel polverone sollevato dalle lotte intestine, dai furti di documenti e dagli scandali che hanno assediato la Chiesa nel corso dell’ultimo decennio. Essere un cristiano devoto va bene, ma diventare santo è tutt’altra cosa: quale segreto si cela dietro questa storia? Ebbene, i miracoli che dimostrerebbero la santità di Chesterton sono legati a uno strano episodio avvenuto nel 1929, anno in cui, per volere di Pio XI, lo scrittore prestò un importante servizio alla Chiesa, sul quale inspiegabilmente calò poi un velo di silenzio.
Il nostro narratore, un professore di Storia incaricato di indagare sulla vicenda, si mette subito al lavoro. Si accorgerà presto che molti sono i misteri sepolti dentro queste carte, e ancor più i nemici. Nel frattempo, si perderà nei meandri del passato, e noi ci perderemo con lui, affacciandoci sulle vite private dei più svariati personaggi: non solo Ratzinger e Bergoglio, ma anche John Lennon, Casanova, George Bernard Shaw e Mussolini, a dimostrazione che la Storia, con i suoi intrighi politici, religiosi e perfino letterari, è fatta per essere letta come una qualsiasi opera di finzione. Un intrigante giallo a sfondo religioso, omaggio all’eterno creatore di padre Brown, ma anche un esilarante romanzo satirico, poliedrico e coltissimo.
L’autore È nato nel 1979 a Popayán, in Colombia, da padre colombiano e madre italiana. A 37 anni è considerato un intellettuale di riferimento nel suo paese. È storico, professore universitario, giornalista per «El Tiempo», musicista e scrittore. Poliglotta (parla sette lingue compreso l’italiano), ha tradotto dal greco e dal latino molti libri, tra i quali Il breviario della storia di Roma (città che ama molto) di Eutropio. Ha esordito nel 2004 con Los mártires, una raccolta di racconti. Nel 2007 ha pubblicato El naufragio del Imperio e nel 2010 Calcio! Con L’uomo che non fu Giovedì ha vinto il Premio Biblioteca de Narrativa Colombiana. Juan Esteban Constaín L’UOMO CHE NON FU GIOVEDÌ traduzione di Andrea Rigato / collana Le Strade / pag. 192 / euro 16.50 Fazi editore. (Foto: l’uomo che non fu giovedì)

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Lo scrittore Daniel Pennac, sabato 25 luglio a Postignano

Posted by fidest press agency su martedì, 21 luglio 2015

daniel pennacSabato 25 luglio 2015, alle ore 19, presso la Chiesa della SS. Annunziata del borgo medioevale di Postignano (PG) si terrà un incontro con Daniel PENNAC, in occasione della pubblicazione del suo libro “L’amico scrittore. Conversazione con Fabio Gambaro”.L’ingresso all’incontro è gratuito.L’iniziativa è nell’ambito della quarta edizione della manifestazione culturale estiva “Un Castello all’orizzonte” organizzata dai proprietari che hanno restaurato il borgo abbandonato, gli architetti Gennaro Matacena e Matteo Scaramella. Daniel Pennac è romanziere francese.
Figlio di un ufficiale dell’esercito francese, dopo un’infanzia in giro per il mondo, tra Africa, Europa e Asia, si stabilì definitivamente a Parigi. Professore di lettere in un liceo parigino, dopo aver esordito con alcuni romanzi per ragazzi tra cui “Abbaiare stanca” (1982), “L’occhio del lupo” (1984) – genere cui ritorna con il ciclo del giovanissimo ispettore Kamo (“Kamo. L’agenzia Babele”, 1992; “Kamo. L’idea del secolo”, 1993) – si è conquistato un pubblico di fedelissimi tra i lettori adulti con i romanzi “Il paradiso degli orchi” (1985) e “La fata Carabina” (1987) che innestano sulla struttura del romanzo poliziesco una galleria di personaggi bizzarri e uno humour dirompente che sfiora l’assurdo.Le avventure di

Castello di Postignano

Castello di Postignano

Benjamin Malaussène, «di professione capro espiatorio» continuano in “La prosivendola” (1989) e “Signor Malaussène” (1995), assumendo la dimensione di una saga, ambientata nel quartiere parigino di Belleville. Lo scopo dichiarato dell’autore è quello di restituire agli adulti il piacere di leggere; a questo tema Pennac ha dedicato un saggio dal titolo “Come un romanzo” (1992). Le opere più recenti non abbandonano la cifra ironica e confermano l’inventiva inesauribile di Pennac: “Ecco la storia” (2003) è una rocambolesca vicenda di sosia; “Grazie” (2004) è un omaggio ai suoi lettori, condito di disquisizioni morali; “La lunga notte del dottor Galvan” (2005) è un esilarante racconto ambientato in un ospedale, “L’avventura teatrale. Le mie italiane” (2007) e “Diario di scuola” (2008).
Del 2010 l’audiolibro de “L’occhio del lupo” letto da Claudio Bisio (Salani) e il fumetto “Lucky Luke contro Pinkerton”

Castello di Postignano

Castello di Postignano

scritto con Tonino Benacquista e “Achdé” (Nona Arte).
Del 2011 l’audiolibro di “Diario di scuola” (Emons) letto da Giuseppe Battiston.
Pennac si è cimentato anche come attore, portando tra l’altro in giro nei teatri di tutta Europa il suo spettacolo-lettura Bartleby lo scrivano, dal racconto di Melville.
Nel 2002 lo scrittore ha vinto il premio internazionale Grinzane Cavour Una vita per la letteratura.
Nel 2012 Feltrinelli ha pubblicato “Storia di un corpo” e l’anno successivo “Ernest e Celestine” (2013), dal quale è stato tratto anche un lungometraggio d’animazione.
Del 2015 è invece “L’amico scrittore. Conversazione con Fabio Gambaro” (Feltrinelli). (foto: daniel pennac, postignano)

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Libro: «Vincolo di sangue»

Posted by fidest press agency su martedì, 10 aprile 2012

Roma, mercoledì 18 Aprile, h.18:00 Palazzo delle Esposizioni di via Nazionale, Libreria Arion, sala Forum. Gianluca Arrighi, mercoledì 18 Aprile, alle 18,00, presenterà “Vincolo di sangue”, il suo ultimo lavoro edito da Baldini Castoldi Dalai. Il palcoscenico per questa attesissima prima, sarà la sala Forum del Palazzo delle Esposizioni di via Nazionale, Libreria Arion, a Roma. Insieme all’autore interverranno l’alto magistrato e scrittore di fama Otello Lupacchini ed il Prof. Giovanni Ricciardi, celebre giallista capitolino.
“Vincolo di sangue”, in libreria dal 14 febbraio si è rivelato subito un successo proprio per la particolarità della storia narrata. Protagonista della true crime novel è infatti Rosalia Quartararo, la madre assassina che nel 1993 uccise la figlia e ne occultò il cadavere in un fiume della Bassa lodigiana. Il libro di Arrighi è un vero e proprio viaggio nella mente dell’assassina, ma è anche un percorso all’interno delle carceri italiane.
L’avvocato Gianluca Arrighi, al suo secondo romanzo, usa con una maestria da togliere il fiato tutti i registri narrativi e ci obbliga a fare i conti con la sofferenza di una donna che in vent’anni di reclusione è morta giorno dopo giorno schiacciata da strazianti sensi di colpa, ma che è tuttavia riuscita a trovare una speranza e una possibilità di redenzione in un luogo dove vige una legge primordiale e inviolabile: quella del vincolo di sangue.
Da quando, nel 1995, la Cassazione ha definitivamente confermato la sentenza di condanna, Rosalia Quartararo è diventata una delle 26 donne ergastolane d’Italia. Ma per lei la vita in prigione è (e continua ad essere) un vero inferno. La legge non scritta in vigore nelle carceri, da sempre, ritiene che alcuni delitti lascino un indelebile marchio di infamia e che, di conseguenza, i responsabili debbano espiare una doppia pena: quella irrogata dai giudici e quella inflitta dagli altri detenuti. Violenze, vessazioni, maltrattamenti.“Vincolo di sangue” si sta confermando come il fenomeno editoriale del 2012: in poco più di un mese dall’uscita in libreria, infatti, il romanzo ha già venduto oltre 50.000 copie.Rossana Livolsi, nota giornalista e critica letteraria di Raitre, ha affermato: «Vincolo di sangue di Gianluca Arrighi è più di un romanzo, è un’opera civile».Laura Martellini, sul Corriere della Sera, ha scritto: “Arrighi, nonostante i tecnicismi giuridici siano il suo pane quotidiano, riesce ad infondere nel romanzo un respiro più ampio, universale: cosa scatta nella mente di una madre che uccide la figlia? Ci si può accontentare della definizione di “mostro” senza cercare di scendere negli abissi della mente?”Opera ed autore raccolgono consensi positivi anche sul web, dove Patrizio J. Macci di Affaritaliani.it ha scritto: «Arrighi, muovendosi nella palude della psiche umana, guida con sapienza la narrazione nei gironi infernali dei sensi di colpa e nei labirinti di una apparente follia. Prende per mano il lettore restituendogli il ritratto di una madre assassina vergato con un inchiostro esilissimo: quello della pietas»

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Festival letteratura itinerante

Posted by fidest press agency su sabato, 7 agosto 2010

Otranto 7 agosto ore 19.00 presso La Masseria Montelauro  David Lane L’iniziativa è promossa da Confcommercio Puglia unitamente al Sindacato Italiano Balneari Puglia (Sib) e all’Associazione Librai Italiani (Ali),  in quanto evento legato al progetto Città Aperte finanziato dall’Assessorato al Mediterraneo, Cultura e Turismo della Regione Puglia. Per l’occasione ospitano  Vincenzo Cerami scrittore drammaturgo e sceneggiatore italiano. Nato il 2 novembre 1940 a Roma ha avuto come insegnante di Lettere nella scuola media di Ciampino (Roma) Pier Paolo Pasolini, che gli fa scoprire la letteratura e in particolare la poesia. Ha lavorato intanto sul set di alcuni film di Pasolini; è assistente alla regia in “Uccellacci e uccellini” e  David Lane corrispondente dall’Italia dell’Economist dal 1994 che è stato coautore degli speciali su Silvio Berlusconi che hanno suscitato vasta eco in Italia e in Europa. Vive in Italia da trent’anni. Per Spiagge d’Autore David Lane presenta la sua ultima fatica editoriale “Terre Profanate” (edito da Laterza 2010). Un saggio sulla mafia nelle sue diverse forme regionali e sull’impatto che la presenza mafiosa ha sul popolo del Sud e sull’economia delle regioni dove è radicata.

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Laura Boldrini: Tutti indietro

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 maggio 2010

Roma 1 giugno 2010 alle ore 17.30, presso la SIOI, piazza San Marco 51, presentazione del libro di Laura Boldrini Tutti indietro, Rizzoli. Introducono lo scrittore Andrea Camilleri e il Delegato UNHCR per il Sud Europa Laurens Jolles. Con l’autrice intervengono il Presidente Giuliano Amato, S. E. Mons. Agostino Marchetto, Segretario del Pontificio Consiglio per i Migranti e il Presidente della Federazione Nazionale della Stampa Italiana Roberto Natale. Modera Valentina Loiero. Letture di Stefano Pozzovivo. Evento realizzato con la collaborazione della Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale. Sayed ha vent’anni. A undici è dovuto scappare dall’Afghanistan, lasciando la madre e la propria casa, per sfuggire a chi lo voleva costringere a combattere con i talebani. È arrivato in Italia dopo nove anni di viaggio, tra stenti e periodi di prigionia, trattato in modo disumano. Quella di Sayed è solo una delle tante storie raccolte da Laura Boldrini nella sua lunga esperienza in prima linea. Cosa spinge migliaia di persone a cercare di raggiungere le coste italiane sfidando ogni pericolo? Che cosa sappiamo veramente di loro? Dobbiamo averne paura? È giusto respingerli, come il governo italiano ha deciso di fare dal maggio 2009? Oggi nel dibattito pubblico si tende a considerare tutti i migranti allo stesso modo, mettendoli indistintamente in un unico grande calderone e presentandoli come minaccia alla sicurezza. Anche i rifugiati, da vittime di regimi e conflitti, finiscono per rappresentare un pericolo. Un grande equivoco che mina i principi di solidarietà e di diritto radicati da sempre nella società italiana. Dalle parole di Laura Boldrini emerge una realtà invisibile all’opinione pubblica. L’autrice, che negli anni ha affrontato con passione e coraggio alcune tra le principali crisi umanitarie _ dal Kosovo, all’Afghanistan, dal Sudan all’Iraq _ racconta la propria esperienza, maturata nell’incontro costante con il dolore di chi è costretto a scappare. Ma descrive anche l’Italia della solidarietà, spesso oscurata dai mezzi d’informazione: dagli uomini che mettono a rischio la propria vita per salvare in mare i naufraghi partiti dalle coste africane, alle tante persone che nel rapporto quotidiano con immigrati e rifugiati realizzano un’integrazione vera e spontanea, gettando le basi per la società italiana del futuro.
Laura Boldrini, da oltre venti anni lavora nelle agenzie Onu. Dal 1998 è portavoce dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr). In questi anni ha svolto numerose missioni nei principali luoghi di crisi, tra cui Kosovo, Afghanistan, Iraq, Sudan, Caucaso, Angola e Ruanda.

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Madame De Sade

Posted by fidest press agency su martedì, 4 maggio 2010

Bologna Da sabato 15 a domenica 23 maggio alle ore 21, Teatro Dehon Via Libia, 59 Prezzo: Intero: 20 Euro – Ridotti: 17 Euro la Compagnia Teatroaperto/Teatro Dehon – Teatro Stabile dell’Emilia-Romagna, presenta in anteprima “Madame De Sade”. Adattamento, regia e musiche di Piero Ferrarini. Assistente alla regia Alessandro Fornari. Scene di Fabio Sottili. Costumi di Gianni Battistoni. Luci di Poppy Marcolin. Con Alessandra Frabetti, Alessandra Chieli, Elena Poletti, Cristina Sarti, Martina Valentini, Valentina Picciau.  Leggendo con interesse La Vita del marchese de Sade di Tatsuhiko Shibusawa, quello che maggiormente suscitò la mia curiosità di scrittore fu l’enigma della marchesa de Sade.  Perché una donna che era riuscita a mantenersi a tal punto fedele al marito, che si era costantemente prodigata per lui, lo abbandonava proprio nel momento in cui, ormai vecchio, tornava finalmente libero? Un simile enigma ha costituito il punto di partenza di questa opera teatrale, in cui si tenta di dare una risposta logica al problema. Mi è parso che in esso si esprimesse quanto vi è di più incomprensibile e di più autentico nella natura umana, ed io ho desiderato analizzare Sade unicamente in questa prospettiva.Yukio Mishima (foto modello)

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Arrestato scrittore tibetano

Posted by fidest press agency su giovedì, 29 aprile 2010

L’Associazione per i Popoli Minacciati (APM) ha chiesto l’immediata scarcerazione dello scrittore tibetano Tagyal, arrestato venerdì scorso dalle forze di sicurezza cinesi. Insieme ad altri sette intellettuali tibetani, Tagyal ha pubblicato una lettera aperta alle autorità cinesi in cui critica l’intervento cinese post-terremoto nella provincia di Qinghai e lamenta le tante vittime del terremoto. Come tanti altri volontari disposti ad impegnarsi per le vittime del terremoto anche l’autore, meglio conosciuto con il suo pseudonimo “Shogdung”, si è visto negare il permesso di accesso alla zona colpita dal cataclisma. L’impressione che se ne ricava è che le autorità cinesi vogliano nascondere la vera entità dei danni provocati dal terremoto a Yushu, nonostante in passato abbiano promesso trasparenza nel caso di catastrofi naturali. Nonostante la maggior parte dei monaci buddisti si sia impegnato nelle operazioni di salvataggio delle vittime sotto le macerie, le autorità cinesi hanno imposto ai monaci di lasciare la regione. La popolazione tibetana lamenta che i soccorritori cinesi lavorino con poco impegno e accusano le autorità di minimizzare le conseguenze del terremoto. Mentre le fonti ufficiali cinesi per giorni hanno parlato di poche centinaia di morti, si stima che le vittime, in maggioranza Tibetani, siano circa 2.200. L’APM mette in guardia dal ripetersi della catastrofe di Sichuan e chiede la fine della censura per chi critica possibili decisioni errate delle autorità. Dopo il terremoto di Sichuan nel maggio 2008 erano stati arrestati diversi intellettuali cinesi per aver documentato e pubblicato i nominativi di 7.000 bambini morti per il sisma, smentendo così le prime cifre fornite dalle autorità. Tra gli arrestati, lo scrittore Tan Zuoren è stato condannato a cinque anni di carcere per aver “minato il potere dell’autorità” mentre l’artista Ai Weiwei, che durante un’udienza del processo nell’agosto 2009 intendeva testimoniare a favore dello scrittore, è stato ferocemente picchiato dalla polizia. Poche settimane dopo, ad Amburgo, Ai Weiwei ha dovuto essere operato d’urgenza per le ferite riportate nel pestaggio.

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Bicentenario di Gogol – Roma 2009

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 settembre 2009

GOGOL’ E ROMA_05GOGOL’ E ROMA_02GOGOL’ E ROMA_07Il 25 marzo del 1837 Gogol’ arriva a Roma e il grande scrittore russo s’innamora della città eterna e come lui stesso dichiara trova “la patria della sua anima”, il luogo dove “la sua anima viveva prima ancora che [venisse] alla luce”. A Roma – dove “l’uomo è più vicino al cielo di una versta intera”, sotto il cielo sempre splendente, respirando l’aria che “faceva venire voglia di trasformarsi in un gigantesco naso, con narici grosse come secchi” per “farci entrare almeno 700 angeli” – Gogol’ è veramente felice come scrittore e come uomo, perché viveva in pace con se stesso. Ama sia la Roma storica sia quella contemporanea, ama il popolo italiano, dotato di grandissimo senso estetico, ammira la natura dell’Italia e la sua arte. Partecipa al carnevale romano, che riuniva in un’allegria e in emozioni comuni tutti i ceti sociali. Buongustaio e buona forchetta, si gode la cucina italiana. Roma e l’Italia sono fonti di ispirazione senza fine, infatti “leggendo” Roma, facendo proprio lo spirito della Città eterna, Gogol’ abbozza l’idea più importante per tutta la letteratura russa successiva, così come per la coscienza nazionale russa: l’idea della purificazione e della resurrezione dell’uomo e della sua anima. Secondo il disegno dell’autore, la prima parte del poema Le anime morte, pubblicata nel 1842, avrebbe dipinto l’immagine dell’inferno, la seconda avrebbe dovuto rappresentare il purgatorio e la terza una sorta di paradiso. Nel bicentenario della nascita di Gogol’ la Russia ha organizzato moltissime iniziative in tutto il paese e per celebrare il grande scrittore e drammaturgo russo e soprattutto il suo legame con Roma e l’Italia, il Ministero della Cultura della Federazione Russa e il Ministero per i Beni e le Attività Culturali italiano presentano a Roma una rassegna ricca di eventi. Curata da Natalia Kargapolova, ricercatrice senior del Museo, la mostra “Gogol’ e Roma” (1 ottobre – 29 novembre 2009) con centosessanta oggetti, provenienti dal Museo Nazionale della Storia – Mosca esposti nei Musei di San Salvatore in Lauro nel Complesso  Monumentale del Pio Sodalizio dei Piceni, “racconta”  la figura del grande scrittore russo e il suo rapporto con la città eterna. Al Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo sempre dal 1 ottobre al 29 novembre la grande esposizione  “Nikolaj Gogol’ nelle illustrazioni di Sergej Alimov”, a cura di Karina Ogandžanova,  vice-direttrice della casa-museo di A.N. Ostrovskij, mette in mostra 42 disegni originali del pluripremiato illustratore Sergej Alimov, tutti ispirati all’universo delle opere gogoliane, molte delle quali furono scritte a Roma, come il primo volume de “Le anime morte”, “Il cappotto”, “Il ritratto” e altre. Per Gogol’ il teatro era un’arte sublime, di grande rilievo sociale ed è per questo che tra gli eventi per il “Bicentenario di Gogol’ ” a Roma ampio spazio viene riservato all’opera teatrale, con le due mostre, complementari tra loro, ospitate dal 1° al 29 ottobre alla Biblioteca Museo Teatrale del Burcardo della SIAE, con opere provenienti dal Museo Nazionale del Teatro di “A.A. Bachrušin” – Mosca: “Gogol’ – il Teatro – l’Avanguardia russa”, a cura di Galina Beskina, e “Nikolaj Gogol’ nelle fotografie di Šapiro (1840 – 1900)”, curata da Svetlana Semikolenova, Vice Direttrice delle attività scientifiche del Museo di Bachrušin.

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