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Posts Tagged ‘scuol’

Scuola: Diplomati magistrale, ci risiamo

Posted by fidest press agency su mercoledì, 28 agosto 2019

Se salta il decreto salva-precari, addio anche alla piccola “ciambella di salvataggio” che lo scorso mese di luglio il governo aveva predisposto per i 50 mila docenti con diploma magistrale rimasti intrappolati a seguito della doppia sentenza negativa della plenaria del Consiglio di Stato: per evitare il danno del licenziamento connesso a quello dell’abbandono della scuola dove sono in servizio si era infatti predisposta la proroga bis della conferma dei contratti sottoscritti a inizio anno scolastico, per scongiurare anche un danno alle scuole, alla didattica e agli alunni del primo ciclo scolastico, che in corso d’anno si sarebbero ritrovati senza il loro maestro. E parallelamente un altro concorso riservato. Solo che si trattava di palliativi, non di soluzioni.Marcello Pacifico, presidente Anief: “Non si comprende per quale motivo lo Stato continui a voler tenere distanti le situazioni di fatto dalle ragioni del diritto, mantenendo vive mega-vertenze nei tribunali d’Italia e d’Europa. Perché non servono più soluzioni transitorie o prese di posizione assunte solo per salvare la faccia o lavarsi le mani. Questi docenti, che non sono più ragazzi poiché diplomati fino al lontano 2002, vanno immessi nei ruoli dello Stato, a partire da chi ha svolto oltre 36 mesi di supplenze. Come arrivare a ciò lo abbiamo indicato: vanno confermati prima di tutto gli oltre 7 mila docenti già assunti, ma nei ruoli e non sulla supplenza. Gli altri vanno stabilizzati, trovando un canale che li affranchi dalla seconda fascia d’istituto. Non può essere di certo l’ennesimo concorso, l’ennesima procedura riservata, che produrrà l’ennesima graduatoria, con la stragrande maggioranza di maestri precari che si ritroveranno ancora una volta costretti a farsi valutare, graduare e poi a rimanere in perenne attesa. È un film visto. A questo punto spetta all’esecutivo che verrà voltare pagina e dire basta a una delle ingiustizie più cruente della scuola pubblica italiana”.Stanno ancora una volta vivendo giorni di ansia i tanti maestri con diploma magistrale rimasti “appesi” alle decisioni del governo di turno. “Si tratta di docenti assunti in ruolo con riserva da GaE (a partire dal 1° settembre 2019 ma anche precedentemente), che sono in attesa della sentenza definitiva di merito – scrive oggi Orizzonte Scuola. Sentenza che – sulla base di quanto sentenziato dalla Cassazione – verosimilmente sarà negativa, rendendo quindi nulla l’assunzione con riserva”.

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Scuola: Docenti, allarme posti vacanti

Posted by fidest press agency su venerdì, 28 giugno 2019

Dopo i trasferimenti, dal dicastero di Viale Trastevere giunge la disponibilità residua totale nazionale per i quattro ordini e gradi scolastici: si tratta di 64.149 posti liberi accertati (di cui 47.770 di posto comune e 16.379 di sostegno), a cui vanno però aggiunti gli oltre 50 mila del sostegno in deroga e decine di migliaia ancora “mascherati” in organico di fatto. E solo una minima parte andranno alle immissioni in ruolo. Senza un intervento normativo celere e straordinario, mai come stavolta si rischia davvero di compromettere il regolare avvio dell’anno scolastico. Marcello Pacifico (Anief): Tutto si è fatto e si sta tentando di fare fuorché puntare sulle strategie più logiche e che Anief sostiene da tempo: riaprire il doppio canale reclutante, con utilizzo delle graduatorie d’istituto laddove non vi siano più candidati docenti nelle GaE, assumere tutti gli aspiranti docenti risultati idonei ai concorsi, anche in regioni, e stabilizzare i 35 mila che hanno conseguito positivamente i corsi-concorsi formativi Fit.Sugli organici dei docenti continuano ad arrivare segnali di chiaro pericolo. Dopo che l’Ocse ha bacchettato il Governo, qualche giorno fa, sostenendo che l’età media è avanzata ed entro un decennio almeno 400 mila andranno in pensione, ora giungono numeri allarmanti sui posti liberi già dal prossimo 1° settembre. La disponibilità residua totale nazionale per i quattro ordini e gradi scolastici è pari a 64.149 (di cui 47.770 di posto comune e 16.379 di sostegno), così ripartiti: infanzia: 2.939 (comuni) e 1.143 (sostegno) per un totale di 4.082; primaria: 6.897 (comuni) e 5.502 (sostegno) per un totale di 12.399; I grado: 17.317 (comuni) e 7.269 (sostegno) per un totale di 24.586; II grado: 20.617 (comuni) e 2.465 (sostegno) per un totale di 23.082. Il problema è che i posti effettivamente liberi sono più del doppio di quelli indicati dal Miur. Perché prima di tutto ci sono le oltre 50 mila cattedre di sostegno, assegnate in deroga; poi, vanno collocati nell’organico di diritto anche tantissime cattedre oggi furbescamente collocati in organico di fatto, pur di risparmiare sulle mensilità estive e sulle mancate immissioni in ruolo su quei posti, perché siccome vengono volutamente assegnati con supplenze al 30 giugno non valgono né ai fini della mobilità né della stabilizzazione. Il computo totale reale di posti vacanti si aggira quindi sulle 150 mila unità. Mentre con le supplenze annuali a 30 giugno dell’anno successivo, si arriva a sfiorare quota 200 mila. “Sono numeri altissimi, da record, che dimostrano il fallimento su tutta la linea delle politiche condotte negli ultimi anni e anche dall’attuale esecutivo – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – perché si è passati da un nuovo reclutamento incentrato solo sui concorsi, alla recente virata pre-elezioni europee verso un nuovo ciclo di Pas abilitanti e di concorsi riservati con numeri di posti a bando ristretti, che lasceranno fuori due precari storici su tre”.

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Scuola: Nuova maturità, altro che stare tranquilli regna la confusione

Posted by fidest press agency su lunedì, 3 giugno 2019

La portata innovatrice non è stata da poco. Si va dalla cancellazione della terza prova all’allargamento di contenuti della seconda prova, diventata mista; dalla trasversalità sostanziale del colloquio all’introduzione del cervellotico meccanismo delle buste contenenti gli argomenti sempre dell’esame orale. È cambiato anche il sistema dei crediti: fino a 40 punti (12 al terzo anno, 13 al quarto e 15 al quinto) si possono assegnare attraverso gli esiti del triennio finale, poi ci sono 20 punti al massimo per ogni prova della maturità. Anief ha cercato di saperne di più, andando ad ascoltare il parere di alcuni addetti ai lavori: un insegnante, uno studente e un sindacalista.
Per l’insegnante la riforma è arrivata in medias res catapultata dal legislatore sui docente e sugli studenti candidati. Tutto è iniziato nel 2017, col decreto Buona Scuola e successive modifiche e riadattamenti. Da un punto di vista del contenuto didattico non ho nulla da dire sulla Riforma, specie sulla somministrazione delle prove scritte, che quest’anno consisterà nell’analisi di un testo poetico e di uno narrativo. L’analisi è un plusvalore, una virtù, mette gli studenti nelle condizioni di porsi problemi, è prerogativa del nostro mondo culturale, complesso, con un ventaglio di tante possibilità. Più che scrivere il classico tema, si porranno domande, cercheranno di scavare in un testo per comprenderlo. È un’operazione sociale, non solo culturale. Ci sono poi le emergenze. È stata abolita la terza prova, che nella forma simulata veniva proposta ai ragazzi fin dal quarto anno. Le circolari del ministero per gli esami di Stato sono state orientative e non dispositive, hanno creato confusione, hanno messo i docenti in un limbo, ma non possiamo lavarcene le mani come Ponzio Pilato. Il ministero ha avviato corsi di formazione in itinere, con molti orientamenti e poche disposizioni, i docenti si sono dovuti confrontare fra loro, più che con gli organi istituzionali, col Miur. Il colloquio è la novità più evidente. Alle prove scritte, che saranno due, seguirà il colloquio. Prima gestito parzialmente dagli studenti, con un percorso interdisciplinare preparato da loro stessi, con mappe concettuali, tesine. Il nuovo colloquio è rovesciamento del vecchio, per accertare competenze in aree professionalizzanti e dal colloquio i docenti dovranno ricavare il quadro delle competenze. In moltissime scuole non sono state avviate le simulazioni per prepararlo, troppo poco il tempo. La prova orale sarà avviata dall’apertura di una busta, scelta fra tre e quella busta conterrà l’oggetto da cui prenderà avvio il colloquio. Collegare fra di loro i contenuti delle varie discipline, i nodi concettuali sull’argomento della busta è quello che viene richiesto. La commissione, da sei a sette membri e presidente, dovrà rielaborare contenuti in buste (pari al numero dei candidati più due). Un testo, un disegno, un componimento, un grafico, una tabella dovrebbero attivare un percorso interdisciplinare dell’alunno. Ma i nostri studenti sono abituati a strutturare de visu uno stimolo immediato? Il colloquio non dovrà superare i 50 minuti. È paradossale poi che gli alunni debbano esporre in un elaborato multimediale il proprio percorso personale di alternanza scuola-lavoro, quando questo è stato drasticamente ridotto in termini di ore e attività. Altra criticità riguarda Cittadinanza e costituzione. Nei programmi di storia questo modulo non è esaustivo, anche nei testi, perfino le case editrici e gli enti formativi non hanno formato adeguatamente i docenti. Molti colleghi non sono del tutto preparati ad affrontare l’esame di Stato nella sua totalità.
Per lo studente l’eliminazione della terza prova non dispiace, con le sue decine di domande su tutte le materie. Il contenuto dell’orale, avviato dalla scelta di una fra tre buste, è ancora molto vago: ci risulta che gli stessi docenti che hanno fatto corsi di formazione non comprendevano cosa mettere dentro le buste. Da quanto ci hanno spiegato i professori, potrebbe esservi una frase, un’immagine, un articolo di giornale, su qualcosa che abbiamo studiato, oppure fuori dal nostro percorso. È lo spunto, non necessariamente umanistico, per cominciare un discorso più ampio e interdisciplinare possibile e dovrebbe dimostrare la capacità dello studente nell’articolare per bene e collegare. Ci sono titubanze, cose che spiazzano. È un’incognita la parte del colloquio relativo all’Alternanza scuola/lavoro, ma anche a Cittadinanza e costituzione, una materia che risale al biennio. Fortunatamente alcune scuole, come la mia, hanno preventivamente strutturato un percorso affine anche nell’ultimo anno.
Per il sindacalista Anief è completamente innovativa. La prova orale desta perplessità. Non si capisce come e quali percorsi preparare, né chi debba farlo. L’articolo 19 dell’Ordinanza indica nei commissari la preparazione dei percorsi, però i ragazzi vivono con ansia questa novità. Partire dal percorso di alternanza scuola/lavoro non convince, sulla loro esperienza e soprattutto l’estrazione della prova, una busta fra tre. Una novità a stagione in corso. Non si capiscono bene le interpretazioni di questa ordinanza ministeriale per uniformare la valutazione.

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Scuola: Mobilità ATA 2019/2021

Posted by fidest press agency su sabato, 29 dicembre 2018

La pre-intesa sulla mobilità del personale scolastica, prossima all’attivazione, non contiene l’attesa l’attivazione dei passaggi verticali del personale Ata riguardante i profili B e D previsti dalle precedenti norme: analizzando il testo che regolerà i trasferimenti e i movimenti per l’anno scolastico 2019/20, e che verrà ufficializzato nelle prossime ore, subito dopo l’approvazione definitiva della Legge di Stabilità, si scopre infatti che non vi è traccia dei previsti movimenti professionali, su grado superiore, previsti dalla legge anche per il personale amministrativo, tecnico e ausiliario.

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Scuola: Rinnovo del contratto, fumata nera all’Aran: gli 85 euro rimangono un miraggio

Posted by fidest press agency su venerdì, 5 gennaio 2018

ministero-finanzeSindacati rappresentativi e parte pubblica sono ferme a quello che l’Anief sostiene dalla scorsa estate: l’aumento del 3,48% per il 2018, pure da marzo anziché del 1° gennaio, tralasciando i miserevoli arretrati per il biennio 2016-2017, arriva a coprire in media non più di 70 euro per docenti e Ata. Considerando che moltissimi dipendenti della scuola percepiscono compensi ridotti, non superiori ai 25mila euro, per loro la maggiorazione sarà quindi ben lontana dai famigerati 85 euro. Anche la richiesta, caldeggiata da alcuni sindacati rappresentativi, di trasferire i bonus previsti dalla Legge 107/2015, relativi al merito annuale e all’aggiornamento professionale, si traduce in un loro auspicio (peraltro molto discutibile, visto che i 500 euro annui oggi netti si dimezzerebbero per via della tassazione) lontano dal compiersi. Nulla di fatto anche per i diplomati magistrale, con la parte pubblica che prende tempo per decidere sul da farsi.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Ancora una volta i sindacati rappresentativi sono vittime di loro stessi. Prima sottoscrivono, suonando la fanfara, accordi preliminari senza la dovuta accortezza. Poi, a distanza di tempo, prendono le distanze da quei documenti, rivendicando punti sino a quel momento non trattati ma evidentemente sollecitati dalla base, da chi vive la scuola tutti i giorni e conosce da vicino quali sono le necessità da includere in un contratto finalmente adeguato alla categoria. Per i diplomati magistrale, viene da chiedersi cosa avrebbero dovuto fare, dal momento in cui l’amministrazione ha improvvisamente deciso di cambiare le carte in tavola, tirandoli fuori da quelle graduatorie utili ad essere assunti a tempo indeterminato, come hanno fatto i loro compagni di banco per anni e come del resto ha confermato lo stesso Consiglio di Stato accogliendo un alto numero di ricorsi presentati per la medesima motivazione. Rimane quindi confermato lo sciopero Anief dell’8 gennaio, al ritorno dalle vacanze, con annessi sit-in in diverse città.

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