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Scuola: I posti di ‘Quota 100’ subito liberi

Posted by fidest press agency su domenica, 19 maggio 2019

Sulla scuola saranno immediate le conseguenze delle pensioni anticipate introdotte dal Governo Conte: mentre i lavoratori degli altri comparti pubblici vedranno materializzate le uscite dal lavoro solo in autunno, i 17 mila docenti, dirigenti scolastici e personale Ata con almeno 38 anni di contributi e 62 di età che hanno presentato domanda dovranno attendere solo pochi giorni. E i posti che lasceranno liberi saranno messi a disposizione per i trasferimenti, i passaggi di ruolo e di cattedra, le utilizzazioni e le assegnazioni provvisorie. Ma anche per le immissioni in ruolo. Marcello Pacifico (Anief): “Chiediamo l’immediata riapertura delle GaE, sfruttando l’attuale ‘finestra’ di reinserimento e aggiornamento prorogata al 20 maggio. In presenza di un alto numero di posti liberi e di scarsa offerta iniziale, occorre poi svincolare le immissioni in ruolo dalle attuali percentuali di suddivisione di assegnazione dei posti da dare in ruolo: vanno assunti a tempo indeterminato i tanti idonei e vincitori di concorso, considerando anche che ce ne sono una miriade della procedura del 2016 rimasti al palo e con la prospettiva di vedere ‘scadere’ la loro posizione. Inoltre, ci sono i tanti che hanno superato i concorsi riservati con il Fit, che quantifichiamo in 35 mila. Parallelamente, per il 2020, è bene che il Miur avvii i corsi abilitanti per i tantissimi precari che hanno svolto 36 mesi. Anche per loro, ieri abbiamo scioperato e siamo scesi in piazza a Roma”. Ci sono importanti novità sul fronte delle pensioni anticipate del personale della scuola. Lo ha fatto sapere, in queste ultime ore, il Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione del Miur: con la nota prot AOODPIT n. 857 del 15.05.2019, il ministero dell’Istruzione ha comunicato ufficialmente che negli ultimi flussi trasmessi da INPS risultano presenti anche posizioni riconducibili alle istanze Polis di cui al D.L. 4 del 28 gennaio 2019, convertito in Legge 28 marzo 2019 n. 26, ritenendo quindi di dover consentire l’acquisizione delle relative cessazioni al SIDI per le successive attività di competenza degli Uffici Scolastici in tempo utile per le operazioni di mobilità e di immissione in ruolo per l’anno scolastico 2019/2020.
“Questo significa – sintetizza e chiarisce la rivista specializzata Orizzonte Scuola – che sarà dunque possibile contare sui posti di pensionamenti quota 100 già presenti al SIDI per le operazioni di mobilità e immissioni in ruolo per l’a.s. 2019/20”. Per avere un quadro più definito bisognerà attendere davvero poco tempo: mancano infatti alcuni giorni alla chiusura delle funzioni SIDI per la comunicazione dei posti disponibili. Per i docenti dei licei musicali la scadenza è già passata (il 4 maggio scorso), mentre per gli altri insegnanti è prossima (25 maggio), ancora per il personale Ata ed educativo il Sidi chiuderà rispettivamente il 6 e il 22 giugno prossimi.

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Scuola: 20 maggio, incontro al Miur su organici Ata e aumenti stipendio

Posted by fidest press agency su domenica, 19 maggio 2019

Ancora una volta Anief esclusa che avverte: se non si ripristina organico di fatto a organico di diritto e se non si allineano gli stipendi all’inflazione a partire dall’utilizzo delle risorse derivanti dai tagli promessi dalla legge, se non si stabilizza il personale Ata come si vuole fare per gli LSU, allora si perderà un’occasione seria per risolvere diverse problematiche e si svelerà l’inutilità dell’accordo voluto dal Governo con alcuni sindacati rappresentativi. Nuovo appuntamento al ministero dell’Istruzione per i sindacati rappresentativi con mandato scaduto, in attesa della firma dell’accordo quadro su permessi e distacchi. Ancora una volta, Anief, nonostante una formale e reiterata richiesta, benché rappresentativo, non è stato convocato per affrontare due temi dell’accordo preso a Palazzo Chigi. Secondo il presidente Marcello Pacifico la riduzione progressiva di posti, soprattutto al Sud, rappresenta una tendenza pericolosa, perché toglie risorse umane proprio alle regioni che ne hanno più bisogno. Sui compensi del personale, gli aumenti paventati non ci entusiasmano, perché il personale amministrativo, tecnico e ausiliario è quello più penalizzato economicamente di tutto il comparto del pubblico impiego, con salari medi non molto superiori ai mille euro al mese, cioè sopra il reddito minimo di cittadinanza. Anche per questo motivo, abbiamo scioperato e manifestato in piazza.
Il Ministero dell’Istruzione ha convocato i sindacati rappresentativi per il triennio 2016/2018 per un incontro informativo sugli organici del personale ATA per il 2019/2020 e per affrontare il tema degli aumenti di stipendio. L’appuntamento è per il prossimo 20 maggio e, come in simili recenti incontri, nonostante la rappresentatività ottenuta, Anief non è stato ancora ammesso a questi tavoli. Come ogni anno, la ripartizione dell’organico sarà effettuata tra le regioni tenendo presenti sia i dati della popolazione scolastica sia il dimensionamento della rete scolastica. E con il passare degli anni – scrive Orizzonte Scuola – l’emorragia di posti è andata avanti. Nel 2018, ad esempio, l’organico di diritto ha visto una perdita di posti complessiva di 58 unità rispetto all’anno precedente, mentre rispetto al 2011/12 la perdita è stata di 3.725 posti. La maggiore concentrazione di tagli si è concentrata al Sud, con regioni quali la Campania che hanno visto più di mille posti di lavoro scomparire, insieme alla Sicilia e alla Puglia. Per quanto riguarda, invece, l’organico di fatto del 2018/19, l’amministrazione ha assegnato 5.182 posti in più rispetto all’organico di diritto. Tra gli obiettivi sul tavolo delle trattative, quindi, la trasformazione di molti di questi posti temporanei in organico di diritto. E questa è una buona notizia: ma dovrebbe trattarsi solo dell’inizio, considerando l’ancora alto numero di posti in organico di fatto, ma poi, alla resa dei conti, sostanzialmente privi di titolare e quindi da assegnare a tutti gli effetti alla mobilità e alle immissioni in ruolo. Il problema è che “come ogni anno, la ripartizione dell’organico sarà effettuata tra le regioni tenendo presenti sia i dati della popolazione scolastica sia il dimensionamento della rete scolastica”.

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Scuola: Sit-in per la prof di Palermo sospesa

Posted by fidest press agency su sabato, 18 maggio 2019

leoluca orlando e anief.jpgCentinaia di studenti e di docenti di Palermo ieri pomeriggio, come racconta La Repubblica, sono scesi in piazza per stringersi attorno a Rosaria Maria Dell’Aria, la professoressa di lettere sospesa per due settimane, con stipendio dimezzato, dall’ITI Vittorio Emanuele III, perché colpevole, secondo l’Ufficio scolastico provinciale, di non avere controllato l’elaborato di un gruppo di studenti preparato in occasione della Giornata della memoria: nel video, presentato poi in aula magna, i ragazzi hanno fatto un parallelismo tra le leggi razziali del ’38 e le misure del decreto sicurezza volute dal ministro dell’Interno Matteo Salvini, che hanno cancellato alcuni diritti acquisiti dai migranti, come il permesso di soggiorno per motivi umanitari.Anche Anief con una sua delegazione era presente al sit-in davanti alla prefettura. «Le nostre scuole non sono caserme, la cultura non si arrende» hanno intonato i ragazzi; al loro fianco anche il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, che ha appoggiato la mobilitazione. Il gruppo si è poi spostato in via Duca della Verdura, dove si è tenuto il secondo presidio, organizzato dai sindacati proprio davanti al Vittorio Emanuele III. Il caso è diventato politico. Interrogazioni parlamentari sono state presentate dal Pd ma anche dal M5s, alleato della Lega, per chiedere al governo chiarezza sulla sospensione della docente, ritenuta scandalosa e spropositata.«Finché esisterà Anief saranno difese la costituzione – sottolinea Marcello Pacifico, presidente nazionale del giovane sindacato autonomo – la libertà di espressione e non esisterà la censura di Stato, contro cui ci battiamo a gran voce. A Rosaria Maria Dell’Aria va la nostra piena e convinta solidarietà. Il controllo politico sulla cultura e sulla scuola rievoca le pagine peggiori della storia italiana del secolo scorso.» (foto: Leoluca Orlando e delegazione Anief)

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Sciopero: Protesta scuola 17 maggio 2019

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 maggio 2019

Marcello Pacifico (Anief): Sul precariato alcuna soluzione risolutiva nella proposta dei sindacati. Gli stipendi continuano a rimanere lontani dell’inflazione nell’accordo col Governo, mentre sulla regionalizzazione non vi è alcuna rassicurazione. Il personale Ata continua a essere dimenticato. Per queste ragioni stiamo manifestando a Roma davanti al Parlamento. Chiediamo di essere ascoltati, abbiamo idee a costo zero per lo Stato che risolvono molti dei problemi: riapertura annuale delle GaE al personale abilitato, brevi corsi abilitanti gratuiti per i precari con 36 mesi, utilizzo delle risorse della legge 133 per dare 240 euro in più almeno a docenti, educatori e Ata e autonomia differenziata sul modello siciliano.

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Scuola – Precariato: il Miur vuole una pre-selezione su PAS e assunzioni

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 maggio 2019

Pur in presenza di quasi 200 mila supplenze annuali ed un numero altissimo di cattedre da trasformare in organico di diritto, l’amministrazione continua a proporre, nel corso dei tavoli tecnici, soluzioni inaccettabili, proponendo scelte assurde tra i supplenti con oltre 36 mesi. Marcello Pacifico (Anief): Sul come si può discutere, certamente, ma i diritti non possono essere trattati, perché vanno attuati e basta. Lo sciopero e la manifestazione a Roma di domani serviranno anche a ribadire questo concetto.Sui PAS abilitanti spunta l’ombra della selezione in entrata: se ne è parlato oggi nel corso del tavolo tecnico svolto al Miur con i sindacati rappresentativi, al quale l’Anief continua a non essere convocata sebbene le elezioni Rsu siano state svolte ben 13 mesi fa e la ministra per la Pubblica Amministrazione, Giulia Bongiorno, dopo diversi solleciti anche di Anief e Cisal, abbia firmato l’atto di indirizzo per la definizione delle aree e dei comparti, nonché la certificazione della rappresentatività per il rinnovo dei contratti nel Pubblico impiego.Già oggi, annuncia La Repubblica, i sindacati “vogliono portare i 55 mila tutti dentro”, mentre l’amministrazione, tramite “Bussetti – Chiné preferirebbero operare una preselezione all’ingresso del percorso per assumere meno e meglio. È possibile che per chiudere la trattativa da una parte i confederali accettino un setaccio all’inizio del nuovo percorso-tirocinio e dall’altra il Miur allarghi la quota riservata ai “36 mesi” nel prossimo concorso d’autunno (oggi la riserva è al 10 per cento)”.Il nodo cruciale – sintetizza oggi la rivista specializzata Orizzonte Scuola – è se consentire a tutti i 55.000 potenziali interessati di conseguire l’abilitazione, e come questa possa portare all’assunzione a tempo indeterminato. Per il Miur la selezione dovrebbe essere in ingresso.Anief annuncia totale dissenso verso un’eventuale selezione in entrata per l’accesso ai PAS abilitanti. E si dissocia in modo netto da qualsiasi soluzione che preveda una riduzione della portata della Direttiva europea 70/1999/CE, in base alla quale tutti i precari con oltre tre anni di servizio svolto, anche non continuativo, vanno immessi in ruolo. Nessuno escluso.

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Scuola: Il Miur proroga la presentazione delle domande di aggiornamento-reinserimento in GaE

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 maggio 2019

Anief, visto l’alto numero di richieste e i problemi informatici riscontrati, apre sportelli straordinari durante il weekend e proroga le adesioni ai ricorsi al 24 maggio per tutti i nuovi ricorrenti e per chi ha già attivato con il nostro studio legale il contenzioso in passato. Ricorda che è necessario per l’adesione alla nuova iniziativa legale inviare la domanda telematica o cartacea entro i termini prescrittivi della nota ministeriale.Il Miur, attraverso una nota, comunica che, in seguito alle problematiche di Istanze Online, ai fini della presentazione delle domande di aggiornamento delle graduatorie ad esaurimento, è stato prorogato il termine ultimo del 16 maggio 2019; infatti, le domande si possono presentare sino al 20 maggio ore 14.
Nella nota ministeriale, come riporta la rivista specializzata Orizzonte Scuola, si evidenzia “che la proroga riguarda esclusivamente la presentazione delle istanze, mentre per il conseguimento dei titoli resta ferma la data del 16 maggio 2019”. Si ricorda che è possibile richiedere: permanenza e/o aggiornamento del punteggio con cui si è inseriti in graduatoria; reinserimento in graduatoria (docenti depennati per non aver presentato domanda di aggiornamento nei bienni/trienni precedenti); conferma dell’iscrizione con riserva o scioglimento della stessa; trasferimento da una provincia ad un’altra, anche per i docenti inseriti con riserva. “La domanda di permanenza, di aggiornamento, di conferma dell’inclusione con riserva o di scioglimento della riserva va inoltrata all’Ufficio Scolastico Provinciale (USP) che ha gestito la relativa domanda per il triennio 2014-17, poi prorogato dalla legge n. 21/2016. La domanda di reinserimento va inoltrata all’USP dalle cui graduatorie ad esaurimento il candidato era stato cancellato, eccetto il caso in cui l’aspirante chieda contestualmente il trasferimento in altra provincia. La domanda di trasferimento, anche della posizione con riserva (conferma o scioglimento) e in caso di reinserimento, va inoltrata all’USP della provincia prescelta”.Il sindacato Anief, alla luce delle nuove disposizioni del Miur, comunica che ha prorogato le adesioni ai ricorsi per l’aggiornamento / inserimento in GaE al 24 maggio e ha disposto l’apertura di sportelli straordinari anche in questo fine settimana. Si ricorda che per aderire al contenzioso bisogna, comunque, inviare entro le ore 14 del 20 maggio la domanda online o cartacea.
I ricorrenti che hanno, in passato, presentato ricorso per Reinserimento, viste le disposizioni del decreto ministeriale loro concernenti e i particolari chiarimenti presenti in una Nota Miur, devono seguire, comunque, le indicazioni specifiche ricevute anche dall’ufficio legale di Anief.

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Scuola: Stipendi docenti, in Germania e Olanda prendono il doppio: ci supera anche la Spagna

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 maggio 2019

Altro che riduzione del gap: anche dopo gli ultimi aumenti, rispetto ai Paesi più vicini all’Italia, gli stipendi degli insegnanti italiani sono più che dimezzati. Lo dicono i raffronti realizzati al termine del decennio di blocco contrattuale, che ha fatto lievitare il costo della vita di quasi 15 punti percentuali. Attraverso i dati salariali dei Paesi europei, determinati dall’ultimo rapporto Education at a glance, sono stati messi a confronto i sistemi educativi dei 35 Paesi membri e sui salari l’Italia risulta in sensibile ritardo. Marcello Pacifico (Anief): Quando si parla di stipendi europei è bene sapere che la forbice si sta sempre più allargando, perché mentre noi introduciamo mini-aumenti dopo lunghi periodi di vuoto contrattuale e pure il conferimento incompleto anche dell’indennità di vacanza contrattuale, gli altri Paesi pensano bene di approvare incrementi veri adeguati all’onere lavorativo che l’insegnamento comporta. Il 17 maggio ci fermeremo e andremo in piazza anche per questo.
Dalla comparazione dei compensi annui lordi del personale docente si evince, in modo netto, che il corpo insegnante italiano percepisce somme largamente inferiori, peraltro a parità sostanziale di ore e di impegno complessivo profuso: dai dati ufficiali, scrive Orizzonte Scuola, risulta che nella scuola primaria “il Paese con le retribuzioni maggiori è la Germania, ove un’insegnante ad inizio carriera percepisce 46.984 euro a fronte dei 23.051 dei maestri italiani, con una differenza di 23.933 euro. Anche con gli altri Paesi, sebbene in misura inferiore, le differenze non sono di poco conto”.
Nella scuola media, “mentre la differenza maggiore ad inizio carriera si ha con i colleghi tedeschi, a fine carriera la differenza maggiore è con l’Olanda. Così un docente italiano della scuola secondaria di primo grado, a fine carriera, percepisce 37.211 euro, un collega olandese ne percepisce 74.435. La differenza dunque è di 37.224 euro”. Non va meglio negli istituti superiori, dove, ancora, “gli stipendi più alti si percepiscono in Germania. Se facciamo un confronto con il Paese con le retribuzioni più basse a fine carriera, ossia la Spagna, la differenza con l’Italia ammonta a 6.417 euro, cifra tutt’altro che indifferente”. Quando al Miur e al Governo dicono che gli aumenti dell’ultimo anno – di soli 40 euro netti per il 2018 – sono serviti a dare una boccata d’ossigeno ad un milione e 200 mila lavoratori della scuola, sanno bene che le cose non stanno così. Per voltare pagina, non possono bastare i 100 euro promessi a seguito dell’accordo di Palazzo Chigi del 24 aprile scorso, quando i sindacati maggiori della scuola, in perfetto stile collaborazionista, non ci hanno pensato due volte a sospendere prima e subito dopo revocare lo sciopero unitario del 17 maggio, invece confermato e raddoppiato dall’Anief: 100 euro lordi non sono affatto sufficienti, infatti, a recuperare la perdita del potere d’acquisto anche del personale assunto a tempo indeterminato, il quale continua per metà anni di servizio ad avere la carriera “raffreddata” per la mancata valutazione per intero del servizio precedente al ruolo.
Diventano quindi ancora più ridicoli gli editti del ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, che continua a parlare di adeguati aumenti degli stipendi dei nostri docenti, pur in presenza di un Documento di Economia e Finanza approvato dal Governo che indica riduzioni progressive della spesa per l’Istruzione fino al 2045: Anief torna, quindi, a chiedere di destinare sullo stipendio tutti i risparmi di spesa già destinati dalla legge alla carriera degli insegnanti, in modo da garantire almeno 200 euro di aumento. Andando in tal modo a coprire i finanziamenti del prossimo triennio, valorizzando pure al massimo il ruolo professionale del corpo docente, ma anche predisponendo il passaggio di livello funzionale del personale amministrativo, tecnico e ausiliario, previsto per legge ma mai adottato. E siccome si tratta di aumenti di stipendio leciti, anzi sacrosanti, Anief ha confermato anche per questo motivo lo sciopero di venerdì prossimo, con manifestazione a Roma davanti a Montecitorio.
Nel frattempo, il giovane sindacato continua a chiedere al giudice il conferimento dell’indennità di vacanza contrattuale nel periodo 2015-2018, al fine di recuperare almeno il 50% del tasso Ipca che dal settembre 2015 continua a non essere aggiornato, anche dopo l’applicazione dell’indennità dallo scorso mese di aprile che ha portato aumenti di 3,90 euro netti mensili per un collaboratore scolastico, e di 5 euro per un Assistente Amministrativo e i Dsga.

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Scuola: Per il ministro Bussetti mancano gli insegnanti. Replica Anief: non è vero, ce ne sono 150 mila già pronti

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 maggio 2019

Il titolare del Miur si sofferma sul prossimo grande ricambio di docenti, a seguito dei prossimi pensionamenti dei tanti che furono assunti in massa negli anni Settanta e Ottanta: “Molti di loro stanno raggiungendo la fine della carriera. Abbiamo bisogno di un nuovo reclutamento” attraverso nuovi concorsi, ha detto il ministro. Nemmeno una parola ha però speso per gli attuali precari, in particolare per quelli abilitati e per quelli che hanno svolto oltre 36 mesi e che in gran parte a settembre permetteranno di coprire il record di cattedre vuote, con gli Uffici scolastici e i dirigenti costretti a stipulare quasi 200 mila supplenze annuali. Marcello Pacifico (Anief): Non comprendo il senso di queste dichiarazioni. In verità, a noi risulta che vi siano già 150 mila docenti abilitati che insegnano anche come precari nei nostri istituti. Non sono “fantasmi”, ma insegnanti in carne e ossa, in alto numero con titoli, formati e abilitati: meritano rispetto e la stabilizzazione. Probabilmente manca il coraggio della politica di reclutarli subito e di risolvere il problema del precariato. Al Miur non hanno capito che con i concorsi non si eliminano le tante supplenze al termine dell’attività didattica su posti vacanti e disponibili. Alla vigilia del secondo tavolo tecnico sul precariato, in programma domani 16 maggio al Miur alla presenza dei sindacati, il ministro dell’Istruzione rilascia delle dichiarazioni che lasciano basiti: “Sono felicissimo dei nostri docenti ma in questo momento mancano e dobbiamo correre ai ripari: è il momento del reclutamento”, ha detto Marco Bussetti parlando al convegno dell’Uciim, l’Unione degli insegnanti cattolici. Il ministro ha ricordato, questo giustamente, che “il grosso delle immissioni in ruolo è avvenuto alla fine degli anni ’70 e agli inizi degli ’80, quindi molti di loro stanno raggiungendo la fine della carriera. Abbiamo bisogno di un nuovo reclutamento”. Fin qui nulla da eccepire. Il problema, veramente serio, è nel tipo di risposta che Bussetti vuole dare l’amministrazione per risolvere la questione della supplentite cronica: “Faremo un concorso per l’infanzia e la scuola primaria per 17mila posti, per la secondaria di primo e secondo grado di quasi 50mila, attiveremo in tre anni 40mila posti per il sostegno e chiuderemo la falla dei dirigenti scolastici”. Nessun riferimento viene fatto ai precari che da tempo permettono di portare avanti con regolarità le lezioni in tantissime scuole. “È incredibile come un ministro della Repubblica, ex provveditore, possa ignorare che vi siano 70 mila docenti abilitati con i Pas, 30 mila con il TFA, altrettanti con l’idoneità diocesana, migliaia ritenuti idonei nei precedenti concorsi, a cominciare da quello del 2016, altri 35 mila ex fit, 50 mila con diploma magistrale o Itp. Invece di stabilizzare tutti questi docenti, si invoca ai nuovi concorsi, come se fossero la panacea di tutti i mali”. “Il ministro dell’Istruzione – continua Pacifico – pensi piuttosto a riaprire le ex graduatorie permanenti, a rivitalizzare il doppio canale di reclutamento, a favorire passaggi di ruolo e ad organizzare brevi corsi gratuiti abilitanti per chi ha svolto oltre 36 mesi di servizio, a collegare domanda e offerta, a non sfruttare più i precari perché questi insegnanti esistono, hanno diritto alla stabilizzazione del rapporto di lavoro e anche, mi permetta, ad avere un po’ più di rispetto. Di certo, visto che queste sono le condizioni del Miur, il 17 maggio li sentirà in piazza”, conclude il presidente Anief riferendosi allo sciopero di venerdì prossimo, cui il sindacato ha aderito con manifestazione a Roma davanti a Montecitorio.

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Scuola: Concorso infanzia e primaria, bando in arrivo e vincitori solo nel 2020

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 maggio 2019

Cresce l’attesa per l’uscita del bando del concorso ordinario per i maestri della scuola dell’infanzia e primaria, con 16.000 posti in palio, dopo la pubblicazione del decreto in Gazzetta Ufficiale. Secondo la rivista Orizzonte Scuola, “a breve il Miur pubblicherà il bando con l’indicazione del numero di posti per regione e le date di scadenza per la presentazione della domanda”. Il concorso sarà aperto a tutti coloro che sono in possesso del titolo di studio richiesto per l’accesso. I requisiti di accesso per i posti comuni saranno la laurea in Scienze della formazione primaria; il diploma magistrale con valore di abilitazione e diploma sperimentale a indirizzo linguistico, conseguiti presso gli istituti magistrali, o analogo titolo di abilitazione conseguito all’estero e riconosciuto in Italia ai sensi della normativa vigente, conseguiti, comunque, entro l’anno scolastico 2001/2002; analogo titolo conseguito all’estero e riconosciuto dal Miur. Per i posti di sostegno è necessario essere in possesso, oltre ad uno dei titoli suddetti, del titolo di specializzazione sul sostegno conseguito ai sensi della normativa vigente o di analogo titolo di specializzazione conseguito all’estero e riconosciuto in Italia ai sensi della normativa vigente. Saranno ammessi con riserva coloro che, avendo conseguito all’estero i titoli di cui alle lettere a) e b) del comma 1 e di cui al comma 2, abbiano comunque presentato la relativa domanda di riconoscimento alla Direzione generale per gli ordinamenti scolastici. Non serviranno né i 24 CFU in discipline antro-psico-pedagogiche e nelle metodologie e tecnologie didattiche (richiesti solo ai laureati per l’accesso al concorso della secondaria) né requisiti di servizio di insegnamento. Potranno partecipare anche i docenti di ruolo. Il concorso si articolerà in un eventuale prova pre-selettiva (qualora le domande di partecipazione siano superiori a quattro volte il numero dei posti); prova scritta; prova orale; valutazione titoli. Sarà possibile partecipare in un’unica regione per tutte le procedure per cui si ha titolo. Al massimo quattro: infanzia, primaria, sostegno infanzia e sostegno primaria.
I concorsi non saranno banditi in tutte le regioni, almeno in prima applicazione ossia per il primo dei concorsi che sarà bandito, ma soltanto in quelle regioni ove le graduatorie di merito 2016 risultino esaurite o con un numero di aspiranti non sufficiente a coprire il fabbisogno nel biennio di riferimento. Ricordiamo che gli idonei del concorso 2016 potranno essere assunti sino alla validità delle graduatorie di merito, mentre i vincitori manterranno il diritto all’immissione in ruolo. Sempre Orizzonte Scuola ricorda che la validità delle graduatorie di merito 2016 è stata prorogata di un anno, per cui saranno vigenti per 3 anni + 1. Alcune scadranno nel 2020, ma sono ancora piene di docenti idonei. Sono stati presentatati degli emendamenti al decreto legge Concretezza per prorogare di uno o due anni le attuali graduatorie, in modo da fornire ancora prospettive di assunzione agli idonei. Le immissioni avverranno per il 50% dalle GaE e per il 50% dalle graduatorie dei concorsi. Per i concorsi: a) con priorità da graduatoria di merito 2016 (limitatamente a coloro che hanno raggiunto il punteggio minimo previsto dal bando, sino al termine di validità delle graduatorie medesime, fermo restando il diritto all’immissione in ruolo per i vincitori del concorso); b) 25% da graduatoria di merito concorso straordinario DDG n. 1456 del 7 novembre 2018; c) 25% graduatoria di merito concorso ordinario (ossia quello che si svolgerà). Le prime assunzioni dalle graduatorie di merito del concorso ordinario si realizzeranno non prima del 2020. L’immissione in ruolo da una delle graduatorie di merito regionali comporterà la decadenza dalle graduatorie a esaurimento.

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Scuola: – Scompaiono altre 77 sedi di presidenza per il prossimo anno

Posted by fidest press agency su venerdì, 17 maggio 2019

Mentre in 3.500 si preparano per gli orali dell’ultimo concorsoIn dodici anni, tagliato il 25% degli organici per via del dimensionamento scolastico che, nonostante abbia visto costante il numero degli alunni durante tutto il periodo, ha chiuso le sedi di dirigenza scolastica lasciando aperti i piccoli Comuni. Le quasi 8mila attuali sedi di presidenza, infatti, insistono soltanto in 3mila di essi. Un plesso su cinque è stato chiuso definitivamente. Sono duemila gli edifici non più riaperti per la loro insicurezza.La rivista specializzata Orizzonte Scuola ha anticipato “i numeri dell’organico dei dirigenti 2019/20” e risulta che “l’organico dei dirigenti per il prossimo anno scolastico dovrebbe attestarsi intorno ai 7.859 posti, di cui 14 dirigenti di lingua slovena e 129 C.P.I.A”. Dunque, “rispetto allo scorso anno, l’organico presenta 77 posti in meno. Infatti, l’organico passa da 7.936 posti del 2018/19 ai 7.859. Le istituzioni scolastiche sono 8.094, cui aggiungere 364 sottodimensionate che andranno a reggenza”.Quindi “i posti vacanti, se i numeri saranno confermati, sono 1.200 circa, cui aggiungere circa 1.700 reggenze. Posti per i quali è stato indetto il concorso a dirigente, in fase di svolgimento, che coprirà 2.500 posti, senza considerare la percentuale aggiuntiva del 20%”.
Marcello Pacifico, presidente nazionale Udir, sottolinea come un plesso su 5 sia stato dismesso; durante gli ultimi mesi il sindacato sta portando avanti una vera e propria battaglia per la sicurezza di istituti, lavoratori della scuola e discenti, problema che ha provocato la chiusura di 2mila edifici. Inoltre, nel giro di 12 anni, è stato “tagliato il 25% degli organici per via del dimensionamento scolastico che, nonostante abbia visto costante il numero degli alunni durante tutto il periodo, ha chiuso le sedi di dirigenza scolastica lasciando aperti i piccoli Comuni. Le quasi 8mila attuali sedi di presidenza, infatti, insistono soltanto in 3mila di essi”, continua il presidente Pacifico.“Siamo convinti che la soluzione non stia nella chiusura di sedi di presidenza, ma nella tutela delle scuole e delle persone che le abitano. Auspichiamo invece un incremento delle stesse, anche grazie ai nuovi dirigenti scolastici, alle prese col concorso, che tra pochi mesi entreranno in servizio”, ha concluso il sindacalista autonomo.

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Scuola:Quei numeri che non tornano sulle assunzioni di dirigenti, docenti, Ata e Dsga

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 maggio 2019

Sarebbero più di 80 mila quelle avviate dal ministro Marco Brussetti, ma per il presidente Marcello Pacifico del sindacato autonomo Anief – non invitato dal Miur al tavolo sul precariato, nonostante abbia vinto le ultime elezioni RSU raggiungendo la rappresentatività – i posti potrebbero essere il doppio se soltanto si adeguasse l’organico di fatto all’organico di diritto, mentre più di 50 mila cattedre sono andate vacanti durante le immissioni in ruolo degli ultimi due anni per via della mancata riapertura delle GaE, che tiene fuori dal reclutamento i precari storici. “Concorsi, assunzioni e sicurezza a scuola certificata” sono i provvedimenti sui quali il Governo sta lavorando e i cui risultati “arriveranno a breve”: a dirlo, al Giornale di Como, durante una visita negli istituti di Cantù e Mariano, è stato il ministro dell’Istruzione, tornando quindi a confermare l’intenzione del dicastero di Viale Trastevere di investire nel nuovo reclutamento, attraverso l’indizione di nuove procedure concorsuali. Marcello Pacifico (Anief) risponde a caldo: è vanagloria pensare che l’intesa prodotta alla vigilia del 25 aprile a Palazzo Chigi, con un’apertura ai concorsi riservati, selettivi e un numero di posti ridotto rispetto alle necessità effettive, possa risolvere il problema del precariato e degli oltre 120 mila posti andati a supplenza quest’anno e destinati ad aumentare ulteriormente. Servono procedure straordinarie, come l’inserimento annuale nelle ex graduatorie permanenti di tutti i docenti abilitati, l’avvio del vero doppio canale e l’organizzazione di snelli e gratuiti corsi abilitanti per i docenti con oltre 36 mesi di servizio svolto, l’adeguamento dell’organico di fatto a quello di diritto. Per amministrativi, tecnici e collaboratori occorre invece un piano di assunzioni straordinario, come quello adottato per i lavoratori socialmente utili, oltre che l’avvio dei passaggi professionali verticali previsto dalla legge; mentre per i Dsga, la selezione, giunta dopo 20 anni, ha ignorato gli assistenti facenti funzione, chiamati a svolgere una inutile prova preselettiva, a giugno, al pari di altri 100 mila candidati dopo anni di onorato servizio. A che punto sono i concorsi pubblici nella scuola? A seguito delle dichiarazioni del ministro dell’Istruzione, a fare il punto della situazione, riepilogando le procedure concorsuali previste o in corso di svolgimento, è stata Orizzonte Scuola: la rivista specializzata ha ricordato che è intenzione del Miur attivare un “concorsone” per la scuola secondaria con 48.536 posti, di cui 8.491 sul sostegno (tanti ne sono stati chiesti al Ministero dell’Economia e delle Finanze) da distribuire tra i partecipanti con titolo (non figurerà più l’abilitazione all’insegnamento tra i titoli di accesso); poi c’è il concorso ordinario per i maestri della scuola dell’infanzia e primaria, il cui decreto è già stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale, con 16.000 posti in palio.

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Scuola: Docenti precari, è boom 150 mila il prossimo anno

Posted by fidest press agency su lunedì, 13 maggio 2019

Il sindacato autonomo invitaa ripristinare e aggiornare annualmente le graduatorie permanenti per tutto il personale abilitato e ad organizzare GRATUITI corsi abilitanti di 50 ore, presso gli ex provveditorati per i docenti con 36 mesi di servizio, perché possano essere assunti in ruolo al di là dei nuovi concorsi riservati, e per il personale già di ruolo. Basta trattare i docenti in maniera diversa in base alla procedura o all’anno di assunzione “Bisogna stabilizzare anche gli Ata precari e non soltanto i lavoratori utilizzati dalle cooperative, riattivare i passaggi verticali professionali per quelli di ruolo e assumere i Dsga facenti funzione, senza dimenticare il personale educativo. Tutto questo presuppone una nuova politica sugli organici a partire da quello di sostegno dove l’organico di diritto deve essere rivisito alla luce dei posti in organico di fatto, vacanti e disponibili, comunque legati a reali esigenze”, afferma il presidente nazionale Anief Marcello Pacifico. L’introduzione di un nuovo PAS o di un nuovo concorso riservato non risolverà un bel niente se non si attueranno queste minime soluzioni. Continuando così, il prossimo anno scolastico si supererà lo stesso la quota record delle 200 mila supplenze annuali.

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Scuola: Corsi di sostegno, il festival dell’inefficienza

Posted by fidest press agency su domenica, 12 maggio 2019

Le selezioni per partecipare ai corsi specializzanti si confermano tra le più disorganizzate degli ultimi anni: non bastava aver distribuito i 14.224 posti a caso, introducendo una soglia “mobile” per la prova preselettiva e arrivando a respingere ammessi con 27/30, avere predisposto malamente i test, con tanto di prove annullate in tre atenei, avere mutato, con il D.M. n. 92/2019 la soglia per passare allo step orale; nelle ultime ore dalle Università coinvolte nella rettifica della graduatoria dei candidati ammessi alla prova scritta continuano a giungere ammissioni di errori nelle risposte attribuite nei test preselettivi del 15 e 16 aprile. Anief ritiene che sia doveroso tutelare i diritti dei docenti danneggiati da questo bailamme: a questo scopo, dopo avere ottenuto dal Tribunale Amministrativo un provvedimento cautelare d’urgenza per far aumentare al Miur il numero di posti attivati e la sua distribuzione sul territorio, il giovane sindacato è sceso in campo per far partecipare ai corsi tutti i docenti non ammessi che hanno superato almeno la soglia della sufficienza (18/30), prorogando la possibilità di presentare ricorso sino a tutto il 13 maggio. Marcello Pacifico (Anief): Essere scalzati in modo incoerente, avendo introdotto delle soglie di accesso mutevoli, è inaccettabile. Dagli atenei italiani continuano a giungere prove di ammissione sugli errori maldestri che hanno caratterizzato le selezioni dei docenti che, lo scorso 15 e 16 aprile, hanno partecipato ai test preselettivi per partecipare ai corsi specializzanti nel sostegno agli alunni disabili. A Foggia – scrive Orizzonte Scuola – alcuni candidati, dopo la diffusione dei test, hanno segnalato all’Università un errore nel requisito n. 22 “Individuare la parola sillabata erroneamente”. L’ateneo pugliese ha spiegato che “a seguito di segnalazioni su un quesito (n. 22 del questionario tipo) con duplice risposta esatta (A. Pres-sapo-chis-mo – B. At-tua-l-men-te), si comunica che in entrambi i casi la Commissione ha attribuito il punteggio di 0.50. Pertanto sono ammessi alla prova scritta della scuola secondaria di I grado, che si terrà il 17/05/2019, tutti coloro che hanno sommato il punteggio di 26″. Sul sito dell’università di Foggia è quindi comparsa una nuova ulteriore graduatoria corretta. Ma ad ammetterne altri è anche la struttura organizzatrice “madre” delle prove, che ha fornito le domande della preselettiva a tutti gli atenei, tanto che sono state riformulate alcune delle graduatorie della scuola di infanzia in cui i candidati avevano svolto il test preparato dal Consorzio interuniversitario CINECA. La domanda in questione era quella relativa a Piaget: “Nei processi fondamentali che caratterizzano lo sviluppo cognitivo del bambino, J. Piaget individua delle fasi evolutive, che chiama “stadi”. Quante sono?” la risposta corretta è “quattro” e non “sei” come in un primo tempo era stato indicato.” A correggere l’errore sono state l’Università di Salerno, Enna, Messina. Errori sono stati corretti anche presso l’Università di Cassino e Cagliari. Nel frattempo, continua la formulazione delle prove scritte e arrivano i primi risultati dei candidati ammessi alla prova orale. Le quali prove, però, ora rischiano fortemente di essere inficiate dai troppi errori commessi nelle fasi precedenti e quindi, perlomeno, di essere ripetute anche più volte, anche con delle verifiche suppletive. Davanti a questo festival dell’inefficienza, Anief ribadisce tutta la sua disponibilità ad accogliere le impugnazioni dei docenti che, dopo mesi di preparazione e attese snervanti per lo svolgimento delle prove, si sono visti sfumare l’accesso ai corsi specializzanti per motivi che non hanno nulla a che vedere con le loro conoscenze e competenze. Ma in questa situazione, avere introdotto una soglia “ballerina”, mutevole da ateneo ad ateneo, è risultato l’errore più grande: per questo motivo, il giovane sindacato è sceso in campo per far partecipare ai corsi tutti i docenti non ammessi che hanno superato almeno la soglia della sufficienza (18/30), prorogando la possibilità di presentare ricorso sino a tutto il 13 maggio. L’approdo in tribunale si basa anche sul fatto che i bandi delle Università, sulla scia delle discutibili indicazioni fornite dal Miur, hanno limitato l’accesso alle prove scritte a un numero di candidati pari al doppio dei posti disponibili per ogni ordine e grado, riducendo l’accesso in moltissimi casi solo di poche decine di aspiranti. Per Anief la decisione è meritevole di un intervento del giudice amministrativo, il quale sarà chiamato a valutare i profili di legittimità dell’esclusione a priori di questi candidati dalle prove successive al test preselettivo. Va ricordato che Anief aveva anche impugnato con successo, al Tar del Lazio, la decisione del Miur, attraverso il Decreto del 21 febbraio 2019 n. 118, di autorizzare un numero di posti, rispetto al fabbisogno di personale docente specializzato, decisamente più piccolo rispetto alle effettive esigenze ed impellenze territoriali: il Tribunale Amministrativo, con un provvedimento cautelare d’urgenza, ha dato ragione al sindacato, ordinando al Miur l’immediato riesame della situazione, chiedendo all’amministrazione di redigere una relazione circostanziata attraverso la quale si possano finalmente chiarire, tra l’altro, i presupposti e le ragioni posti a fondamento delle scelte prodotte.

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Scuola: Maestri e docenti laureati pagati con stipendi da diplomati, per Anief è ora di equipararli

Posted by fidest press agency su domenica, 12 maggio 2019

Svolgono lo stesso lavoro ma vengono remunerati di meno: in questa condizione si trovano circa 300 mila insegnanti della scuola pubblica. L’Ufficio Studi del sindacato ha realizzato un focus: considerando le ore di lezione settimanali, il grado di responsabilità, il coinvolgimento professionale e la complessità dell’offerta formativa, ha constatato che non vi è alcuna differenza. Una norma afferma in modo esplicito che in Italia si considera di pari dignità la formazione iniziale di ogni docente. Nella stessa condizione sono gli Itp e i docenti di sostegno laureati. Se poi si guarda all’Europa, esce fuori il solito raffronto impietoso. Marcello Pacifico (Anief): Appena ci siederemo al tavolo di contrattazione chiederemo spiegazioni per abbattere questa discriminazione andando a cambiare il Contratto collettivo nazionale. In caso contrario, siamo pronti ad avviare una procedura giudiziaria.Un insegnante laureato che svolge attività di insegnamento nella scuola del primo ciclo, per quale motivo deve percepire uno stipendio inferiore a quello dei colleghi della secondaria anch’essi laureati? A chiedere spiegazioni all’amministrazione pubblica è il sindacato Anief, dopo avere raccolto una lunga serie di richieste di equiparazione stipendiale. Sulla base di diversi parametri oggettivi, l’Ufficio Studi dell’organizzazione sindacale ritiene che l’osservazione sia pertinente: le ore di lezione settimanali svolte da un docente della scuola primaria e dell’infanzia sono superiori a quelle del secondo ciclo; il grado di responsabilità quotidiana nell’affidamento degli alunni, in tenera età risulta il più alto; il grado di coinvolgimento professionale, anche con le famiglie, non è certo da meno rispetto a quello che si instaura nella secondaria; se è infine vero che il livello di complessità dell’offerta formativa è minore, c’è però da constatare che la minore ricettività ad apprendere degli alunni rende comunque sempre molto impegnativo il raggiungimento quotidiano e finale degli obiettivi. A tutto questo c’è da aggiungere, poi, una precisa norma, contenuta nella Legge 53 del 2003: all’articolo 5 comma I lettera A, infatti, c’è scritto in modo esplicito che in Italia si considera di pari dignità la formazione iniziale di ogni docente. Questo significa che ai fini della collocazione professionale, anche stipendiale, non conta la scuola dove si opera servizio, ma il titolo di accesso: un titolo, peraltro, che per la stessa scuola del primo ciclo oggi è proprio quello della laurea. Tutti questi aspetti sono ben considerati in diversi altri Paesi europei, dove, infatti, lo stipendio dei docenti con laurea viene assegnato prescindendo dal tipo di insegnamento che si svolge. In Irlanda e Danimarca, ad esempio, lo stipendio iniziale è il medesimo per tutti i cicli scolastici, salvo poi differenziarsi lievemente a fine carriera. In Portogallo, Slovenia, Grecia, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia, i compensi dei docenti della scuola pubblica non si differenziano mai, né ad avvio carriera né al termine.

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Scuola: Anief, stipendi: chiediamo di essere convocati, in quanto sindacato rappresentativo, e ascoltati

Posted by fidest press agency su sabato, 11 maggio 2019

Il presidente nazionale Marcello Pacifico, in diretta Facebook, ha discusso sulla questione stipendiale; ha altresì chiesto che il sindacato venga convocato, visto che la rappresentatività è stata raggiunta un anno fa Il presidente nazionale Anief, Marcello Pacifico, ha affermato che “siamo contro i piccoli aumenti destinati agli insegnati: il sindacato ha anche trovato risorse per dare più soldi agli insegnanti, senza utilizzare nuove risorse. Il resto ci sembra un insieme di palliativi e aspettiamo di essere convocati, poiché Anief è rappresentativa da un anno e ancora attendiamo. Chiediamo di far ascoltare la voce della scuola; infatti, quando ci si rivolge ad Anief e riceviamo le istanze di tutti, riflettiamo, cerchiamo di portare avanti quelle che sono condivisibili col nostro percorso”, ha concluso il presidente.

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Scuola: Docenti precari esclusi dall’aggiornamento GaE

Posted by fidest press agency su sabato, 11 maggio 2019

Il 16 maggio termina la possibilità di dire no alle esclusioni ingiuste dalla “finestra” di inclusione nelle Graduatorie ad esaurimento: il ricorso riguarda coloro che sono a pieno titolo nella quarta fascia delle GaE e chiedono ora di passare in terza fascia; quelli che sono inseriti nella prima fascia delle graduatorie d’istituto, ma vogliono cambiare la provincia o le scuole d’inclusione; i docenti precari che intendono ottenere il riconoscimento del servizio militare prestato non in costanza di nomina; tutti coloro che sono in possesso dell’abilitazione, ovvero del diploma magistrale, ISEF, ITP, AFAM, chi si è abilitato presso le facoltà di Scienze della formazione primaria (SFP), con il TFA o PAS o ancora all’estero, chi è risultato idoneo agli ultimi concorsi, il personale educativo (per l’inserimento nelle GaE della scuola Primaria). Marcello Pacifico (Anief): Le nostre azioni passate hanno cambiato la giurisprudenza in tema di GaE, come nel caso del diritto al cambio della provincia, al reinserimento dei docenti che ne avevano fatto richiesta, all’inserimento di tutti i docenti abilitati prima del 2012 nonostante la messa ad esaurimento delle graduatori permanenti.
Anief, in particolare, ricorda che per tre volte ha avuto ragione dal giudice delle leggi, sempre sulla queste delle graduatorie ad esaurimento: con la sentenza n. 41 del 2011, della Corte Costituzionale, sull’inserimento a pettine nelle GaE; con la sentenza n. 187/2016 sull’illegittima reiterazione dei contratti a termine e la sentenza n. 251/2017 sull’esclusione dai concorsi dei docenti di ruolo). E abbiamo avuto ragione in Corte di Giustizia Europea, con la famosa sentenza “Mascolo”, che ha fatto la storia del contenzioso giudiziario nazionale. E poi c’è il precedente attuale dei candidati della provincia di Bolzano, dove l’inserimento è concesso. Manca meno di una settimana alla scadenza della presentazione delle domande per l’aggiornamento delle Graduatorie ad esaurimento, collocata dal Miur al 16 maggio prossimo alle ore 14.00. In base al Decreto Ministeriale n. 374 del 24 aprile scorso, entro quella data per decine di migliaia di docenti precari sarà possibile chiedere la permanenza e l’aggiornamento del punteggio con cui si è già inseriti in graduatoria; il reinserimento, riservato ai docenti depennati per non aver presentato domanda di aggiornamento nei bienni/trienni precedenti; la conferma dell’iscrizione con riserva o scioglimento della stessa; il trasferimento da una provincia ad un’altra, anche per i docenti inseriti con riserva.
Invece di cogliere l’occasione per stabilizzare tanti precari storici e coprire l’exploit di posti liberi, proprio attraverso la finestra di aggiornamento delle GaE, l’amministrazione ha confermato una discutibilissima linea di conservatorismo, che sull’immediato comprometterà continuità didattica ed offerta formativa, e poi alla lunga costerà allo Stato somme consistenti per via dell’ondata di ricorsi in tribunale, sia per la stabilizzazione che per i risarcimenti danni, che sempre più insegnanti precari stanno producendo”. Anief ha anche predisposto dei ricorsi in tribunale, da presentare subito, proprio per scongiurare le attuali esclusioni immediate dalla finestra di aggiornamento delle GaE. I ricorsi, da presentare in corrispondenza della data di scadenza imposta dal Miur, quindi entro il prossimo 16 maggio, riguardano chi con Anief ha già attivato tra il 2014 e il 2018 un ricorso per l’inserimento nelle GaE ma non è ancora stato immesso in ruolo o non è stato neanche inserito in GaE con riserva (chi è di ruolo, infatti, ancorché con riserva, non può rientrare in GaE e dovrà impugnare al Giudice del lavoro il decreto di licenziamento per essere confermato nel ruolo dopo aver superato l’anno di prova).

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Scuola: Concorso straordinario docenti 2018

Posted by fidest press agency su sabato, 11 maggio 2019

In 35 mila aspettano il prossimo 1° settembre per entrare nei ruoli, ma regna la confusione presso gli Uffici scolastici sulla tipologia del contratto. Per Anief la norma è chiara: il FIT non esiste più. Pertanto, invitiamo tutti a segnalarci alla mail dedicata exfit@anief.net il rapporto di lavoro proposto e/o sottoscritto al fine di far rispettare la legge, affrontare l’anno di prova con serenità e partecipare alle procedure di mobilità
Anief, nel frattempo, ha anche depositato un ricorso al Tar per chi tra i 7 mila ammessi al terzo anno del FIT nel corrente anno scolastico, nominato come supplente, possa presentare la domanda di mobilità. In caso di esito positivo, potrebbero partecipare anche alle operazioni di assegnazione provvisoria.“Non è possibile che ancora una volta, dopo le varie fasi del piano di straordinario di assunzioni voluto dalla Buona scuola e l’algoritmo impazzito, si assista a insegnanti di serie A e di serie B. La funzione docente è unica”, dichiara Marcello Pacifico.Come si evince da una tabella a cura del Coordinamento Nazionale Docenti Abilitati, i circa 36mila docenti che hanno partecipato al concorso 2018 bandito con DDG n. 85/2018 e riservato ai docenti in possesso di abilitazione all’insegnamento non vivono una situazione tranquilla. “La tabella contiene per classe di concorso e regione la situazione riguardo lo svolgimento delle prove, pubblicazione graduatorie, convocazioni”.Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, afferma che “il caos in cui si trovano gli Uffici Scolastici tra vecchie e nuove regole non fa che aumentare la confusione dei colleghi. Auspichiamo una soluzione celere; intanto invitiamo i docenti interessati a contattare la struttura Anief nazionale, scrivendo all’indirizzo e-mail exfit@anief.net”.
Nel frattempo Anief ha già inviato un’istanza d’interpello con richiesta di chiarimenti al MIUR. Inoltre il sindacato mette a disposizione due diffide, a seconda dei differenti casi, sia per chi è già stato convocato e ha firmato un contratto a tempo determinato che per chi sarà destinatario di convocazione a tempo determinato.Certamente non siamo davanti a un caso di estrema chiarezza: per quanto concerne le convocazioni, sono state riportate le modalità differenti di contratto proposte dagli Uffici Scolastici regionali; infatti, la legge di stabilità 2019 ha diviso contrattualmente coloro che hanno iniziato l’anno di prova durante il terzo anno del FIT con contratto a tempo determinato nell’a.s. 2018/19 e coloro che lo inizieranno a settembre 2019, ma a tempo indeterminato. Quelli che dovranno entrare il prossimo 1° settembre – se occuperanno un posto utile in graduatoria – sono circa 35mila e seguiranno le nuove regole contenute nella Legge 145/2018 o immissione in ruolo a tempo indeterminato. Si ricorda che il FIT è stato abolito, ma non, purtroppo e in maniera irragionevole, per chi lo sta facendo. Per i primi, vige l’impossibilità di partecipare alle attuali operazioni di mobilità e assegnazione provvisoria così come per il prossimo triennio, per gli altri, i nuovi, si prospetta, persino, un blocco quinquennale, se passerà la volontà della maggioranza a trazione Lega di aumentare il blocco dopo l’immissione in ruolo.Ad ogni modo, sembra che persino queste norme illogiche e irragionevoli siano disconosciute dai vari UU.SS.RR.: molti insegnanti chiamati dopo la pubblicazione delle graduatorie del concorso straordinario riservato al personale abilitato della scuola secondaria dopo il 31 agosto 2018 sono stati convocati per la scelta della provincia con la proposta di svolgere il terzo anno FIT – a tempo determinato – che è stato abolito, quando dovrebbero svolgere l’anno di prova a tempo indeterminato.

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Scuola: 17 maggio uno sciopero contro un accordo che non risolve i problemi della scuola

Posted by fidest press agency su giovedì, 9 maggio 2019

Il giovane sindacato risponde all’appello dei Cobas Scuola per una mobilitazione unitaria. Troppi annunci e poca concretezza nell’intesa fra governo e sindacati. Appuntamento davanti a Montecitorio. Pacifico, presidente Anief: “Chi crede nel nostro lavoro, non vuole la regionalizzazione, chiede stipendi adeguati e risposte diverse su carriera, reclutamento, mobilità stia al nostro fianco giorno 17”Scioperare contro un accordo inutile. Scioperare per riaprire il tavolo a soluzioni diverse da quelle prospettate dal governo e accettate dai sindacati. Scioperare per una scuola giusta. Anief risponde all’appello dei Cobas Scuola sulla necessità di una manifestazione unitaria e invita tutte le RSU di scuola e università a non sospendere lo stato di agitazione per rispondere all’intesa per nulla concreta tra governo e parti sociali.
Molteplice il senso della mobilitazione e della protesta in programma a Roma, davanti a Montecitorio, del prossimo 17 maggio, perché non c’è chiarezza e non c’è spazio per novità migliorative nei propositi emersi dall’incontro tra Governo e sindacati svoltosi a Palazzo Chigi nella notte tra il 23 e il 24 aprile; un appuntamento da cui Anief, ormai sindacato rappresentativo, è stato ingiustamente escluso.
I passi indietro annunciati sulla regionalizzazione, ad esempio, confliggono su quanto portato avanti dal governo, specie dalla sua componente leghista, sull’autonomia differenziata. E non si specifica da chi dipenderà il personale docente e Ata assunto, si accenna vagamente a un sistema nazionale di reclutamento e di un unico stato giuridico.
Il giovane sindacato autonomo esprime anche perplessità sugli annunciati aumenti degli stipendi (a tre cifre, cioè di almeno 100 euro), un provvedimento che andrebbe in rotta di collisione con il Documento di economia e finanza, in cui si indica chiaramente una riduzione, uniforme e durevole nel tempo, della spesa per il comparto Scuola di circa 8 punti percentuali, addirittura fino al 2045, e di incrementi stipendiali legati alla sola indennità di vacanza contrattuale, comunque non applicata in modo completo.
Nell’accordo governo-sindacati, prima di tutto, non ci sono riferimenti sulla parità di trattamento tra personale di ruolo e precario. Poi il ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, continua a indicare il concorso come unica via per il reclutamento, ma serve ben altro. Resta sotto accusa, per Anief, il blocco del doppio canale di reclutamento e dei corsi abilitanti che lascia migliaia di insegnanti abilitati fuori dalle graduatorie ad esaurimento e altrettanti precari storici sempre come supplenti. Per loro tante parole e pochi fatti, come pure per i diplomati magistrale, pari ad oltre 50 mila estromessi incredibilmente dal Consiglio di Stato. Non va meglio agli Ata, per i cui diritti ci sono solo impegni generici.

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Scuola: Convocati tutti i sindacati rappresentativi al tavolo del precariato senza Anief

Posted by fidest press agency su martedì, 7 maggio 2019

Segno che non uscirà niente di buono dal confronto con il ministro Marco Bussetti se manca l’unica associazione che in questi anni, dagli stipendi al reclutamento, ha avuto sempre ragione nei tribunali, dalla Consulta alla Cassazione, passando per la Corte di Giustizia europea. Marcello Pacifico (Anief): Bisognerebbe avere l’intelligenza di ascoltare chi parla per competenza. E l’ex provveditore oggi titolare a Viale Trastevere dovrebbe saperlo bene. Continuando così non si risolverà mai il contenzioso, così come non si sospenderà la mobilitazione di piazza. Basta soluzioni tampone, serve stabilizzare tutti i precari con la riapertura delle GaE al personale abilitato, anche grazie a specifici percorsi. Per questo abbiamo inviato una diffida, avanzando ufficiale richiesta di incontro al Miur il 20 maggio
La segreteria nazionale Anief, ha inviato al ministro dell’Istruzione Marco Bussetti una diffida dal discutere del rinnovo contrattuale senza la presenza del sindacato, dichiarato rappresentativo dall’Aran, a seguito della raggiunta soglia del 6,16% in occasione dell’ultimo rinnovo delle Rsu, ormai un anno fa. Secondo Anief infatti, “qualunque determinazione proveniente da tale incontro dovrà tenere conto dei contributi provenienti da tutte le OO.SS. rappresentative del comparto”. Al ministro dell’Economia e delle Finanze Giovanni Tria, sempre il sindacato, ha chiesto di provvedere “con urgenza alla formale valutazione di competenza, affinché il Dipartimento della Funzione Pubblica provveda all’invio all’A.Ra.N. dell’atto in indirizzo in argomento”.Infatti, il 15 gennaio 2019, il Collegio di indirizzo e controllo dell’A.Ra.N., con la delibera n. 1, ha approvato le tabelle contenenti, per il triennio contrattuale 2019-2021, l’accertamento provvisorio della rappresentatività delle Organizzazioni sindacali nelle aree e nei comparti di contrattazione, attestando, per il comparto istruzione e ricerca, all’ANIEF una percentuale del 6.16%. Ma da allora, ancora nessuna mossa successiva.Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, afferma come sia necessario “ascoltare chi parla per competenza. L’ex provveditore oggi titolare a Viale Trastevere dovrebbe saperlo bene. Continuando di questo passo non si risolverà mai il contenzioso, così come non si sospenderà la mobilitazione di piazza. Basta soluzioni tampone, serve stabilizzare tutti i precari con la riapertura delle GaE al personale abilitato, anche grazie a specifici percorsi. Per questo abbiamo inviato una diffida, avanzando ufficiale richiesta di incontro al Miur il 20 maggio.

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Spazio… ultima frontiera….

Posted by fidest press agency su lunedì, 6 maggio 2019

All’Istituto Massimo di Roma il primo corso di Space Economy e introduzione alla propulsione spaziale “Making Space” per studenti di medie e licei. Collegamento con il tenente colonnello Walter Villadei, Ufficiale e cosmonauta dell’Aeronautica Militare Italiana.
La NASA ha appena annunciato che prima del previsto è pianificata una nuova missione umana sulla Luna, progetti privati come Space X puntano a Marte entro i prossimi 2 decenni e agenzie spaziali di tutto il mondo si stanno affollando sulla Luna o su Marte con satelliti e rover.Per interessare e preparare gli studenti alle opportunità che offrirà questo mercato in espansione la cd “ Space Economy”, con risvolti anche civili come il cd. “Turismo spaziale”, per l’as 2018-19, l’Istituto ha organizzato il corso “Making Space Reactions”, che si focalizza sulla progettazione e costruzione di vettori aerospaziali, con approfondimenti sulla balistica e sulla propulsione.Per conoscere anche il ruolo dell’Italia in questa nuova corsa allo spazio, Sabato 4 Maggio gli alunni dell’Istituto Massimo si sono collegati con il tenente colonnello dell’Aeronautica militare Walter Villadei che ha raccontato la propria esperienza e risposto alle domande e alle curiosità dei ragazzi su questo affascinante mondo dello Spazio e alle sfide e alle opportunità, economiche e non solo, che ne possono discendere.
Nell’ambito di detta attività didattica, rientrano anche delle prove pratiche di realizzazione e lancio di piccoli “vettori autocostruiti” dotati di propulsione varia.
Costruire propulsori e razzi per lo spazio a scuola, e lanciarli da terra simultaneamente fino a 330 metri utilizzando combustibili solidi, liquidi e gassosi, identici a quelli che ci porteranno sula Luna o su Marte.Il lancio è stato realizzato dagli alunni dell’Istituto Massimiliano Massimo della Capitale, presso l’aeroporto dell’Aeronautica Militare di Furbara. A colorare il cielo sopra via Aurelia sono stati 30 vettori aerospaziali lanciati, in contemporanea, dagli studenti.Assistono i giovani “inventori”: genitori, professori. Che hanno aiutato i ragazzi dopo avergli insegnato i principi relativi alla propulsione spaziale, alla balistica e aerodinamica.Gli alunni dell’Istituto Massimo hanno potuto così testare in massima sicurezza materiali esplosivi, che sono la componente principale dei propulsori dei razzi.Hanno partecipato alunni dalle elementari, alla secondaria di 2 grado e dei due licei internazionali classico e scientifico.
Istituto Massimiliano Massimo. Le scuole e le università dei Gesuiti nel mondo sono più di 2.000 ed accolgono ogni anno circa 2 milioni di studenti di ogni età ed estrazione sociale. Di essi, circa 180.000 studiano in Europa in 168 Istituti. In tutti i paesi dove sono presenti, le Scuole dei Gesuiti si caratterizzano per l’eccellenza e l’avanguardia del servizio educativo.
L’offerta formativa dei Licei Classico e Scientifico Internazionale Potenziato Istituto Massimo si rivolge a tutti coloro che vogliono aderire ad un modello formativo innovativo aperto all’internazionalità, con una profonda conoscenza delle lingue e dei metodi di insegnamento stranieri ma coerente con la tradizione ed il rigore umanistico, culturale e scientifico del liceo italiano.

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