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Posts Tagged ‘scuola’

Scuola La parola ai docenti: “L’insegnamento? Passione sicuramente, ma vogliamo più risorse”

Posted by fidest press agency su domenica, 22 settembre 2019

Si sa, la qualità, nella scuola, è data anche dagli insegnanti. Sono loro, nel bene e nel male, che svolgono la funzione decisiva all’interno del sistema educativo. «La professione docente gode del rispetto pubblico che merita», si legge nelle «raccomandazioni» (art. 5) che l’Unesco dettò in favore degli insegnanti. Era il 1966 ed era la prima volta che veniva organizzata una Conferenza per disegnare i contorni dell’insegnamento. A distanza di 53 anni, la Cambridge University Press Italia ha realizzato l’Italian Teacher Survey, un dossier dove si sostiene che l’insegnamento è più una vocazione che una professione.Marcello Pacifico (Anief): Quella dell’insegnante è una delle professionalità più importanti per il paese, perché strettamente collegata alla sua crescita. In Italia, la maggior parte della classe docente è competente ed è rappresentata da professionisti che sanno motivare e coinvolgere gli alunni. Tuttavia, sarebbe necessario garantire più risorse per il rinnovo contrattuale, per un adeguamento salariale e avvicinarsi alla media degli stipendi europei.
Come possiamo ben immaginare, la qualità della scuola la fanno gli insegnanti. Sono loro che svolgono la funzione decisiva all’interno del sistema educativo. Un sistema lussureggiante, variegato, una geografia frastagliata, con realtà assai diverse tra di loro. «La professione docente gode del rispetto pubblico che merita», si legge nelle «raccomandazioni» (art. 5) che l’Unesco dettò in favore degli insegnanti. Era il 1966 e per la prima volta veniva organizzata una Conferenza per disegnare i contorni dell’insegnamento. Da quel 5 ottobre 1966 i docenti di tutto il mondo fecero un bel passo in avanti. Sono passate riforme e controriforme. La stima è calata, è rimasta la “giornata mondiale del prof”.A distanza di 53 anni, come riporta la rivista specializzata Orizzonte Scuola, la Cambridge University Press Italia ha realizzato l’Italian Teacher Survey, un dossier dove si sostiene che l’insegnamento è più una vocazione che una professione.Sicuramente una professione lo è, e necessita pure di una migliore considerazione, anche economica, ma è la vocazione, e dunque la missione, che determina lo slancio indispensabile, che senz’altro deve essere presente.Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, afferma che “quella dell’insegnante è una delle professionalità più importanti per il paese, perché strettamente collegata alla sua crescita. Nella scuola italiana si è sempre ritenuto che la vocazione sia una prerogativa essenziale per esercitare una funzione con bambini in tenera età e minori, nella scuola dell’infanzia o primaria, considerando l’insegnamento come una missione e non come una professionalità”.“Nel corso dei decenni, con le varie riforme, hanno ‘promosso’ – continua Pacifico – sul campo insegnanti project manager, problem solver, visual merchandiser, tutor mentoring assistant, resort representative, specialisti di tutto e di più. In Italia, la maggior parte della classe docente è competente, preparata, ed è rappresentata da professionisti che sanno motivare e coinvolgere gli alunni. Infine, ci sono gli ‘insegnanti e basta’, coloro cioè che lavorano onestamente, che sanno ‘solo’ insegnare bene il latino e il greco, la matematica o la storia dell’arte, ecc”.

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Scuola: Educazione civica, il ministro Fioramonti accoglie il parere del Cspi

Posted by fidest press agency su domenica, 22 settembre 2019

Rinviata la sperimentazione a causa dell’inizio dell’anno scolastico. Marcello Pacifico (Anief): Giusto così, ora si intervenga per modificare la legge, trasformandola in materia autonoma con un orario aggiuntivo e personale qualificato.
Cosa accadrà ora? Come dovranno comportarsi gli insegnanti? La risposta è semplice: dovranno continuare a fare quello che hanno fatto sino al mese di giugno scorso: il Miur spiega che “per il solo anno scolastico 2019/2020, nelle scuole di ogni ordine e grado continuerà ad essere impartito l’insegnamento di “Cittadinanza e Costituzione”, di cui alla legge 30 ottobre 2008, n. 169, e continueranno ad essere applicati l’articolo 2, comma 4, del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 62, relativo alla valutazione di tale insegnamento, e il successivo articolo 17, comma 10, concernente il colloquio nell’ambito dell’esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione”. A Viale Trastevere, si vuole anche migliorare il testo della legge pubblicata in Gazzetta Ufficiale lo scorso 20 agosto, proprio come aveva chiesto l’Anief: “Al fine di preparare in modo adeguato ed efficace l’introduzione dell’educazione civica nei percorsi scolastici di ogni ordine e grado a partire da settembre 2020 – si legge ancora nella circolare – questo Ministero costituirà a breve un Comitato tecnico scientifico per la redazione delle Linee guida previste dall’articolo 3 della legge 92/2019, svolgendo un’attività di consultazione degli stakeholders, e avvierà le opportune attività di accompagnamento per le scuole”. Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, si compiace con il nuovo ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti, per avere accolto le richieste del giovane sindacato: “Avevamo indicato da subito la possibilità proficua di utilizzare i dodici mesi di tempo per arrivare alla naturale adozione della legge sul ritorno dell’educazione civica, per modificare la norma approvata nell’estate del 2019 e trovare i finanziamenti adeguati per valorizzarla e conferirle l’autonomia necessaria che solo una disciplina aggiuntiva può avere. Quella della Lega era invece una soluzione non solo affrettata, ma anche di difficile realizzazione, perché andava a sottrarre ore ad altre materie. Peraltro, obbligando i docenti coinvolti ad insegnare uno o più moduli afferenti a contenuti specifici che necessitano però di una preparazione specifica e non certo improvvisata”.

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Scuola: per i dirigenti scolastici la sicurezza è fonte di maggiore preoccupazione

Posted by fidest press agency su domenica, 22 settembre 2019

Con l’autonomia scolastica, il numero degli studenti e dei plessi delle sedi scolastiche è rimasto pressoché invariato, a differenza invece delle sedi di presidenza, che sono state ridotte del 25%. Ciò ha portato senza dubbio a un sostanziale aggravio delle attività e delle responsabilità dei presidi, spesso ridotti a gestire in media cinque plessi con mille alunni e 200 dipendenti, a differenza di tutti gli altri dirigenti degli uffici pubblici, peraltro in edifici per l’80% non a noma di cui devono rispondere pur non avendo potere di spesa per gli interventi, spesso condannati in sede penale. La denuncia di UDIR. Anche quest’anno, ad esempio, una sede su otto è andata in reggenza, nonostante l’immissione in ruolo di 2 mila nuovi ddss. Come emerso da un approfondimento di TuttoScuola, la sicurezza è un argomento che desta stress tra i DS., che, tra l’altro, sta particolarmente a cuore a Udir. Marcello Pacifico (Udir): La sicurezza è un tema che sentiamo molto vicino e la conseguente tutela dei nostri soci è prossima alla ratio del nostro sindacato, poiché, sin dalla fondazione, abbiamo deciso di stare al fianco dei DS, supportandoli soprattutto in relazione a quei problemi che prendono più di tutti tempo, energie, e che spesso non vengono lo stesso risolti. Come sindacato, insieme ad Eurosofia, abbiamo promosso diversi incontri seminariali alla presenza di esperti sullo stress di lavoro correlato. E siamo pronti a continuare per prevenire, ma anche per proporre al legislatore le opportune iniziative.

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Scuola: Il nuovo decreto salva-precari è quasi pronto, tornano i corsi di abilitazione per docenti

Posted by fidest press agency su domenica, 22 settembre 2019

Marcello Pacifico (Anief): “Non siamo contrari, ma il modello va esteso anche alla primaria, va ridotto a 24 mesi il servizio minimo e si valuti anche quello svolto nella scuola paritaria. Inoltre, necessariamente, si devono modificare le attuali graduatorie di istituto, utilizzandole per le immissioni in ruolo e per le supplenze, a livello provinciale se proprio non si vogliono aprire le GaE, senza dimenticare i vincitori e idonei degli attuali concorsi ordinari e straordinari, i supplenti cui rinnovare il contratto scaduto al 30 giugno scorso, i neo-immessi in ruolo con riserva o licenziati nonostante abbiano superato l’anno di prova”.
Quello del precariato è “un problema enorme, una piaga annuale”, che va affrontato con urgenza andando a modificare subito il decreto salva-precari predisposto dal precedente governo e mai approvato per l’inattesa caduta dello stesso esecutivo in piena estate: a sostenerlo è il ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti, che si è impegnato anche a presentare il decreto nei prossimi giorni al Consiglio dei ministri con alcuni correttivi rispetto a quanto elaborato dal ministro Bussetti. Per porre un freno al boom delle supplenze annuali, il neo ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti sta agendo con celerità ed è intenzionato a organizzare a breve una tornata di corsi PAS selettivi nella secondaria, rivolti a coloro che hanno svolto almeno 36 mesi di servizio: l’obiettivo è assumere 55 mila supplenti storici e neo-laureati.
In particolare, riassume Orizzonte Scuola, nella nuova versione del decreto saranno introdotti elementi di selettività nei percorsi PAS per far conseguire l’abilitazione ai docenti in possesso di 3 anni di insegnamento negli ultimi 8 anni. Inoltre si avvierà un concorso straordinario e un concorso ordinario per le secondarie, probabilmente entro fine 2019, per 55.000 posti divisi tra precari e neo-laureati.

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Scuola: assunzioni con un algoritmo “impazzito”

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 settembre 2019

A sostenerlo è stata la sezione terza bis del Tar laziale, esprimendosi sul ricorso presentato da due insegnanti pugliesi immessi in ruolo nel 2016 in provincia di Milano, “invece che presso gli ambiti 0012 o 0011 della Regione Puglia” dove erano inseriti nelle graduatorie dei precari e dove operavano come supplenti”. Secondo i giudici, nel 2016, sulla base delle indicazioni previste dalla Buona Scuola approvata l’anno prima, l’assegnazione delle sedi di immissione in ruolo dei docenti ricorrenti, e per estensione di migliaia di insegnanti assunti quell’anno attraverso il sistema dell’algoritmo secretato, è avvenuta “ostando alla deleteria prospettiva orwelliana di dismissione delle redini della funzione istruttoria e di abdicazione a quella provvedimentale, il presidio costituito dal baluardo dei valori costituzionali scolpiti negli artt. 3, 24, 97 della Costituzione oltre che all’art. 6 della Convezione europea dei diritti dell’uomo”.
L’Anief aveva ragione: l’assegnazione automatica alle sedi, tramite un meccanismo automatico secretato, non ha garantito i diritti dei precari immessi in ruolo a centinaia di chilometri, peraltro in presenza di posti vicino casa. Il piano straordinario di assunzioni di 85 mila docenti del 2015/16 fu attuato dal Governo Renzi in modo così maldestro e improvvisato da calpestare più articoli della Costituzione italiana e anche la Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Ora lo dicono pure i giudici.

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Scuola: Cercasi precario da graduatorie d’istituto

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 settembre 2019

Nella scuola primaria mancano ancora una volta le maestre al Nord: 2 mila tra posti comuni e sostegno soltanto tra Torino e Milano, mentre alcune continuano a essere licenziate o cancellate dalle ex graduatorie permanenti dopo il clamoroso cambio di orientamento della giustizia amministrativa. Pacifico (Anief): “Serve prorogare subito la norma del decreto Dignità sulla continuità didattica almeno per tutto il ciclo di studi per non lasciare i bambini soli, riaprire annualmente le Graduatorie a esaurimento provvedendo alle nomine entro luglio e reclutare da graduatorie di istituto provinciali aperte periodicamente”
Nel 2014 un decreto del presidente della Repubblica dichiara abilitante il diploma magistrale conseguito prima dell’attivazione dei corsi di laurea in Scienze della Formazione primaria, ai fini delle supplenze dalla seconda fascia delle graduatorie di istituto. A quel punto in cinquantamila ricorrono per inserirsi nelle ex graduatorie permanenti, chiuse dal 2012. Il Consiglio di Stato li ammette tutte con riserva e in 2 mila con otto sentenze passate in giudicato entrano nei ruoli definitivamente. Sempre il Consiglio di Stato continua ad ammettere nelle Gae le laureate in SFP che risultavano iscritte entro il 2011/2012.Poi arrivano due sentenze della Plenaria che cambiamo orientamento del Consiglio di Stato perché ritengono che si sarebbe dovuto ricorrere fin dalla prima esclusione operata a partire dal 2002, il giudicato si sarebbe formato soltanto per le parti attoree, il titolo non è abilitante per inserirsi nelle Gae.A quel punto, diverse sentenze del Tar rigettano i ricorsi ancora pendenti dei diplomati magistrale.Interviene il legislatore, la scorsa estate (decreto Dignità), e prevede: da una parte un concorso straordinario per poter reclutare le 7 mila maestre passibili di licenziamento, perché entrate di ruolo con riserva nonostante abbiano superato l’anno di prova ma con almeno da due anni di insegnamento, lasciando le altre fuori; dall’altra la proroga dei contratti in essere al 30 giugno 2019, in ragione della continuità didattica.Il mese scorso ancora molte graduatorie di merito del concorso straordinario non erano pronte per poter assegnare le immissioni in ruolo, mentre altre graduatorie di merito del concorso ordinario in altre regioni continuano a essere sature di vincitori e idonei cui è stata prorogata la vigenza ancora per un anno.Nel frattempo, giorno dopo giorno, si susseguono le pronunce negative del tribunale amministrativo e i licenziamenti o i depennamenti dalle Gae.Il risultato? Ad anno scolastico già iniziato mancano le maestre, anche su sostegno, nelle classi con i dirigenti scolastici costretti a ricorrere sempre più a chiamate fuori graduatoria dalle Messe a disposizioni di chi non vuole lo Stato reclutare. Mancano 2 mila maestre su posto comune o di sostegno soltanto nelle province di Milano e Torino.

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Scuola: E’ l’anno del disastro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 settembre 2019

Il 65% dei posti in ruolo non viene assegnato (quasi 32 mila cattedre su poco più di 53 mila). Negli ultimi quattro anni lo Stato non ha trovato circa un insegnante su due da immettere in ruolo (quasi mila su circa 188 mila assunzioni autorizzate) nonostante un esercito di 500 mila tra abilitati e aspiranti docenti disseminati tra le tele delle graduatorie. E sarà record di supplenze: più di 211 mila, quasi il doppio rispetto a quattro anni fa, nonostante concorsi ordinari e straordinari. Pacifico (Anief): si riaprano subito annualmente le ex graduatorie permanenti e si assuma anche da graduatorie di istituto provinciali con prove suppletive per i laureati esclusi dall’ultimo concorso a cattedre e si facciano assunzioni di idonei e vincitori su scala nazionale, con la salvaguardia dei ruoli già assegnati.
Sulle assunzioni mancate i conti “parlano” chiaro. Nel 2016/17 sono andate perse 14 mila immissioni in ruolo: appena 9.300 effettuate, a fronte delle 25.300 autorizzate dal Mef. L’anno successivo, il dicastero dell’Economia dette il via libera a 51.770 assunzioni, ma se ne concretizzarono appena 31.270, con una mancata copertura di 20.500 posti. Lo scorso anno la situazione è precipitata: dinanzi a 57.320 richieste di immissioni in ruolo, solo 28.120 sono state portate a termine, con 29.200 cattedre finite a supplenza.
È evidente che da quando sono state chiuse le ex graduatorie ad esaurimento nel 2012 al personale docente che è stato abilitato dallo Stato e da quando queste sono state chiuse per diversi anni anche per il personale ivi inserito, il fine di eliminare il precariato ha acuito al contrario il problema della supplentite. Perché quando le ex graduatorie permanenti si aggiornavano ogni anno al personale abilitato, con il doppio canale di reclutamento, nonostante il blocco decennale dei concorsi, si garantiva la copertura totale delle immissioni in ruolo e delle supplenze entro il 31 agosto. Con la chiusura definitiva delle Gae, invece, oggi abbiamo pochi docenti da nominare in ruolo o come supplenti, la maggior parte è inserita con riserva prossima alla cancellazione, dopo il cambio di orientamento del tribunale amministrativo. Quindi, cattedre deserte nonostante due concorsi ordinari e due straordinari e nomine del doppio dei supplenti dalle graduatorie di istituto che vent’anni fa erano utilizzati soltanto per le supplenze brevi e saltuarie e oggi sono chiamati a coprire più di 210 mila supplenze.Ma le graduatorie di istituto non sono utilizzabili per il ruolo né utili per le supplenze, perché non sono provinciali ma segnate dalle scelte fortuite dei candidati (da dieci a venti scuole). Pertanto i presidi sono costretti a riesumare le domande di ;essa a disposizione, persino quelle presentate dai giovani studenti universitari.
Risultato: in quattro anni abbiamo avuto coperte la metà delle immissioni in ruolo autorizzate e il doppio delle supplenze assegnate, in un Paese che ha 500 mila aspiranti docenti, tra quelli nelle graduatorie di merito ordinarie e straordinarie, nelle graduatorie ad esaurimento, nelle graduatorie di istituto e fuori graduatoria tra docenti abilitati, diplomati, laureati, studenti universitari. Un paradosso tutto italiano che mina la continuità didattica.

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Il cinema popolare? Andrebbe fatto vedere a scuola

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 settembre 2019

Castiglione della Pescaia (Gr), 14 SETT – “Il cinema popolare andrebbe fatto vedere a scuola così i ragazzi saprebbero qualcosa sul nostro paese e invece non sanno nulla”. Così Enrico Vanzina, oggi, a Castiglione della Pescaia, in occasione della presentazione del libro “Mio fratello Carlo” (edito da HarperCollins) alla Festa del Cinema di Mare (rassegna cinematografica dedicata al rapporto tra l’uomo e il mare). Lo sceneggiatore romano, regista e autore di cinema si commuove parlando del fratello: “con Carlo abbiamo imparato tanto da maestri del cinema come Dino Risi, un regista che non se la tirava mai ed era sempre disponibile con i giovani autori”. “L’ho chiamato romanzo – prosegue l’autore – perché se dal nome Carlo Vanzina leviamo Vanzina è la storia di Carlo, una storia universale”. Vanzina, poi, racconta anche un aneddoto su Castiglione della Pescaia: “non venivo qui da 50 anni e venni, una volta, perché mi piaceva una ragazza e facemmo anche il bagno di mezzanotte. Mi venne la tosse e non ci combinai niente”. “È un libro che ho dovuto scrivere – ha detto Vanzina – scritto in 50 giorni. Mio fratello ha messo in scena tanti personaggi e attori e io scrivendo questa storia l’ho reso personaggio, come nei suoi film”. Cosa è per me questo libro? “È una grande storia d’amore fatta di esperienza e di amore per il cinema”. “Tra gli aneddoti che racconto nel libro – ha continuato Vanzina – è quando Carlo diceva che se fossimo stati americani, ‘Ghost’ lo avrebbero fatto girare a noi”. E tornato sulla commedia all’italiana dice: “la commedia italiana è stata un’esperienza fenomenale, ci siamo rimboccati le maniche per fare ridere il paese dopo la guerra”. (Fonte: Ufficio Stampa – PS Comunicazione) http://www.pscomunicazione.it

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Scuola: Cercasi insegnante di sostegno

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 settembre 2019

In 30 mila sono specializzati ma non possono essere assunti. Soltanto un posto autorizzato su dieci è andato in ruolo e i presidi continuano a chiedere nuovi posti in deroga che non sono concessi. Nell’anno dei record, più che mai la parola passa dai Tribunali dove è ancora possibile richiedere il rispetto del diritto costituzionale all’istruzione con l’iniziativa di Anief #nonunoradimeno. Segui il webinar promosso da Anief ed Eurosofia, tenuto dall’avv. Walter Miceli.Negli ultimi quattro anni sono raddoppiati i posti in deroga, arrivando agli attuali 80 mila, mentre gli organici di diritto (100 mila) sono rimasti invariati dal 2017. Il tutto, nonostante l’aumento di 10 mila iscritti in più l’anno: oggi siamo alle soglie dei 300 mila, mentre nel 1997 gli alunni con disabilità accertata erano appena 123 mila. Solo in Sicilia, nell’ultimo lustro abbiamo assistito a un incremento di 5 mila alunni disabili certificati. L’unica risposta che è stata data a questa crescita impressionante di iscritti è stata la caccia al supplente senza specializzazione, tanto che tra il 2018 e il 2019 solo una cattedra su sei (5 mila) è stata assegnata a chi è fornito di titolo, a fronte di 30 mila docenti di sostegno specializzati dalle università che marciscono in graduatoria. E il nuovo TFA potrebbe non aprire le porte a tutti i candidati esclusi, perché i posti voluti dall’ex ministro Marco Bussetti sono sbagliati, mentre ancora una volta un posto su due in deroga chiesto dai presidi viene negato dal Miur che ha approvato una riforma anti-costituzionale che blocca gli organici. Marcello Pacifico (Anief): Bisogna subito adeguare l’organico di fatto a quello di diritto, come ci ha detto il Tar nei ricorsi vinti in Sicilia, specializzare subito altri 50 mila insegnanti e reclutare quelli specializzati dalle GaE o dalle graduatorie di istituto, modificando l’attuale riforma che prevede nuove inutili certificazioni.Nel frattempo, Anief si sta muovendo su più fronti: ha presentato ricorso contro lo schema di decreto ministeriale sugli organici sul sostegno agli alunni disabili.

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Scuola: Personale Ata, mancano 3 mila Dsga

Posted by fidest press agency su mercoledì, 18 settembre 2019

Piuttosto che stabilizzare i 600 assistenti amministrativi facenti funzione con più di 36 mesi di servizio o di consentire loro l’accesso diretto alle prove scritte dell’attuale concorso o ancora di indire il concorso per soli titoli previsto dalla legge sul 30% dei posti disponibili, ancora una volta si firma un accordo tampone senza prospettiva alcuna: è l’ennesimo segno dell’incapacità di entrambe le parti, pubblica e sindacale tradizionale, di risolvere l’emergenza che paralizza la normale attività, aggravata dell’impossibilità dei nuovi direttori generali di attuare l’intesa per le verifiche della Corte dei Conti sulle nomine volute da Bussetti. Intanto, Anief deposita il ricorso in tribunale per far partecipare agli scritti i facenti funzione, gli Ata con 5 anni di servizio e chi ha superato la prova pre-selettiva con la sufficienza.Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief: “Ancora una volta, ci ritroviamo a parlare di occasione mancata, come lo è stata l’intesa per il decreto salva scuola, che avrebbe stabilizzato soltanto 25 mila dei 200 mila docenti precari. Anche per il personale Ata, quest’anno scolastico si aprirà all’insegna della supplentite con 40 mila posti da coprire, di cui 3 mila DSGA. In pratica, tre scuole su cinque saranno senza direttori amministrativi con gravi ricadute sull’organizzazione di ogni attività. Ma rispetto a questo problema cosa fanno Miur e Sindacati firmatari di contratto? Piuttosto che stabilizzare i 600 facenti funzione, attivare subito i passaggi verticali, siglano un accordo per tamponare la situazione. Come? Chiamando gli Ata neo-assunti o precari a ricoprire il ruolo di nuovo facente funzione in un sistema che genera aspettative poi deluse, come nel caso dell’attuale concorso dove il ministro Bussetti non li ha neanche esonerati dalla prova pre-selettiva. Non si comprende, poi, perché la stabilizzazione del personale con 36 mesi, come ha chiesto di recente la Commissione europea, in questo nostro Paese si possa attuare soltanto per il personale delle cooperative private e non per il personale chiamato dallo Stato”.

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Scuola. Fioramonti insiste: basta precari, già chiesti due miliardi

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 settembre 2019

Per il nuovo ministro dell’Istruzione i precari sono in cima ai problemi da risolvere nella scuola. “Bisogna tornare ai livelli del periodo precrisi e trovare una soluzione al precariato dilagante, su cui l’Ue ci ha già minacciato di una procedura d’infrazione”, ha detto Lorenzo Fioramonti, intervenuto a Il mattino di Radio 1, sottolineando anche l’importanza di aumentare gli investimenti al più presto sulla scuola. “Su scuola, università e ricerca non si scherza, sono la priorità del Paese. Ho già chiesto di inserire nella Manovra un miliardo per l’università e due per la scuola” afferma il ministro. Poi ci sono, a parte, “11 miliardi di euro di finanziamenti” per la sicurezza degli edifici scolastici.
Anief ritiene importante il cambio di linea che il nuovo ministro dell’Istruzione vuole dare alla scuola. In particolare, è fondamentale portare avanti una politica di totale assorbimento del precariato storico. È una prerogativa che, assieme alla riduzione del numero di alunni per classe e all’ampliamento del tempo pieno, ha anche espresso il premier Giuseppe Conte. Ed è una delle priorità indicate dall’Anief, come esposto nel decreto salva scuola.“Sapere che il Miur ha chiesto 2 miliardi nella scuola e 1 per l’università, anche per risolvere questo annoso problema, ci rincuora – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief –. Adesso c’è da capire come il ministro Fioramonti voglia andare a mettere mano al decreto salva precari approvato dal Consiglio dei ministri a inizio agosto con la formula anomala del ‘salvo-intese’ ma poi bloccato e mai approdato in Gazzetta Ufficiale”. Quel decreto prevedeva l’indizione dei concorsi straordinari per i precari della scuola di primo e secondo grado, più quello ordinario per medie e superiori, dopo che per il primo ciclo si era arrivati al decreto in Gazzetta Ufficiale. Per la secondaria si sarebbero riorganizzati, inoltre, i percorsi abilitanti attraverso l’attivazione dei Pas.Tra le altre richieste di Anief per un giusto utilizzo dei fondi delle legge di Bilancio, c’è il ripristino della figura del ricercatore a tempo indeterminato, la cancellazione dalla riforma Gelmini, senza trascurare di stabilizzare il personale Ata, gli educatori, gli assistenti all’autonomia al pari dei lavoratori delle cooperative dei servizi esternalizzati, oltre che prevedere la totale parità di trattamento tra personale precario e di ruolo, anche ai fini della ricostruzione di carriera. Come pure bisogna recuperare da subito le risorse risparmiate nella scuola e destinarle al rinnovo del contratto e favorire la mobilità del personale per conciliare diritto al lavoro e alla famiglia. In questo modo si potrebbe garantire da subito incrementi medi di 200 euro mensili.

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Scuola: Sostegno, 70 mila docenti da nominare

Posted by fidest press agency su lunedì, 16 settembre 2019

Quello del mancato sostegno sta diventando uno scandalo nazionale. “Sto verificando con l’Ufficio scolastico regionale la portata del problema che pure avevo evidenziato già da qualche mese”, ha detto l’assessore regionale all’Istruzione del Veneto, Elena Donazzan. Ma il fatto più grave, oltre all’assenza di insegnanti nell’organico di diritto, ha aggiunto, “è la soluzione prospettata: indurre le famiglie a tenere i loro figli a casa. Trovo grave che il Ministero non comprenda l’importanza di avere un organico ottimale sin del primo giorno di avvio dell’anno scolastico. Suggerirei al ministero di partire in ogni caso dagli insegnanti di sostegno, perché se la scuola deve essere inclusiva e un diritto costituzionalmente sancito, e se il nostro grado di civiltà ci impone di pensare innanzitutto ai più fragile, allora questa scelta e questa cattiva programmazione denotano una vera e propria incapacità da parte dello Stato di ottemperare ai propri doveri”. “Da parte mia, ho coinvolto il presidente del Veneto – ha annunciato Donazzan – perché ritengo che questo sia un problema da affrontare ai massimi livelli istituzionali. E chiedo alle famiglie e a tutte le realtà interessate di segnalare al mio assessorato ulteriori casi di mancato accoglimento nelle scuole del Veneto di alunni certificati – ha concluso – al fine di poter rappresentare agli organi competenti la portata del problema, in tutta la sua drammatica consistenza”. Allo Stato, evidentemente, conviene troppo mantenere un insegnante nello status di precario. Magari a vita. Perché risparmia almeno un paio di stipendi l’anno, evita di adeguargli lo stipendio dopo l’immissione in ruolo, non deve assegnargli arretrati. E a nessuno sembra importare se in un lustro solo in Sicilia abbiamo assistito ad un incremento di 5 mila alunni disabili certificati. Dopo che, leggendo i rapporti Istat, l’incremento complessivo nazionale supera, costantemente, i 10 mila alunni l’anno e con quello corrente si è arrivati alla quota mai raggiunta di 300 mila allievi disabili iscritti. Anziché potenziare il personale, si sta agendo al contrario. Ed ecco perché negli ultimi anni abbiamo assistito ad un’impennata dei ricorsi in tribunale. Anief, di fronte a questo scempio, non può rimanere indifferente. Continua a chiedere al Parlamento di cancellare la Legge Carrozza 128/2013, che ha introdotto l’assurdità dell’assegnazione del 40 per cento dei posti in deroga, con supplenze decretate fino al 30 giugno, non utili per le immissioni in ruolo né per i trasferimenti: ricorda che la Corte Costituzionale, con sentenza n. 80/2010, ha dichiarato inammissibile fissare un limite numerico ai docenti di sostegno e che le Sezioni Unite della Cassazione, con sentenza n. 25011 del 2014, hanno definitivamente chiarito come “il diritto all’istruzione è parte integrante del riconoscimento e della garanzia dei diritti dei disabili, per il conseguimento di quella pari dignità sociale che consente il pieno sviluppo e l’inclusione della persona umana con disabilità”. Il giovane sindacato, infine, si sofferma sulla recente sentenza del Tar Sicilia 140/19, la quale impone di rivedere la consistenza dell’organico di sostegno dell’isola, e di conseguenza di tutte le altre regioni. Sulla base di questa chiara espressione del tribunale, ancora inapplicata, Anief ha presentato un ricorso conto lo schema di decreto ministeriale sugli organici sul sostegno agli alunni disabili.

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Scuola: Maxi turn over nei prossimi dieci anni

Posted by fidest press agency su domenica, 15 settembre 2019

La scuola italiana ha la possibilità di procedere nel prossimo decennio con un profondo ricambio dei prof: secondo le proiezioni dell’Ocse, entro il 2029 più della metà degli attuali insegnanti italiani lasceranno il servizio per la pensione. Perché il 59% dell’odierno corpo docente ha già soffiato le 50 candeline, la percentuale più alta dell’area. Nei prossimi dieci anni, avverte l’organizzazione, almeno metà del «parco» docenti andrà rinnovata, ma si tratta di un obiettivo difficile, visto che l’Italia detiene la quota più bassa di insegnanti nella fascia d’età tra i 25 e i 34 anni. Come bassa rimane la spesa italiana per l’istruzione: il nostro Paese investe solo il 3,9% del prodotto interno lordo nel sistema d’istruzione, dalla scuola primaria fino all’università. Mentre nell’Ocse la media d’investimento è del 5% rispetto al Pil. Una differenza che si materializza, nei Paesi che danno più soldi all’Istruzione, con più tempo pieno, classi con pochi alunni, didattica con attrezzature moderne a supporto, compensi dei docenti e Ata più alti e scuole sicure. Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief: L’attuale Governo e i prossimi esecutivi dovranno avere la lungimiranza di sostituire tutti i colleghi in uscita, senza guardare alle iscrizioni in calo, a seguito del tasso di denatalità che nello stesso periodo farà perdere un milione di alunni iscritti. Sostituendo tutto il personale docente in uscita, abbiamo la possibilità concreta di ritrovarsi finalmente con quell’organico maggiorato utile a tornare al tempo scuola e ai moduli pre-Gelmni, assorbire tutto il precariato applicando le norme Ue sulla stabilizzazione di tutti coloro che superano 36 mesi di supplenze, cancellare le classi numerose, introdurre la didattica per sottogruppi, assegnare degli stipendi all’altezza di un Paese all’avanguardia nella formazione dei propri giovani.

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Scuola: Immissioni in ruolo a vuoto, posti vacanti andranno ai supplenti

Posted by fidest press agency su domenica, 15 settembre 2019

Sono dati paradossali e sconfortanti quelli raccolti da Anief, giovane sindacato rappresentativo, nel corso delle immissioni in ruolo – da concorso e da GaE – dell’Usp Palermo, per quanto riguarda gli istituti scolastici del capoluogo siciliano e della sua provincia. In particolare, come raccontato dall’edizione palermitana del quotidiano La Repubblica, «in alcune materie non è stato possibile completare le assunzioni per carenza di aspiranti. Una situazione che ha dell’assurdo in una regione che deve fare i conti col più alto tasso di disoccupazione giovanile del Paese». Alla fine delle operazioni, secondo quanto risulta ad Anief, sono ad esempio senza titolare almeno una decina di posti sia per le classe di concorso Flauto (AG-56, secondaria di primo grado) che per quella Percussioni (AI-56, secondaria di primo grado). Per quanto riguarda poi la secondaria di secondo grado da GaE, per esempio, risulta un notevole residuo delle immissioni in ruolo per la classe di concorso A-41, Scienze e tecnologie informatiche. Le cause di questa situazione assurda sono endemiche, legate alla mancanza di graduatorie da cui attingere i docenti di ruolo: una condizione tipica delle regioni settentrionali, ma che negli ultimi anni si è diffusa anche al sud. Il concorso 2016 è pressoché esaurito in tutte le classi di concorso e quello straordinario per abilitati del 2018, voluto dal Miur, non ha di certo risolto le problematiche, soprattutto di alcune specifiche classi di concorso. L’aggiornamento delle GaE e la relativa possibilità di reinserimento non hanno fatto altro che aumentare le fila delle graduatorie di Infanzia e Primaria, lasciando invariate quelle della secondaria. “La questione è sempre la stessa: lo Stato preferisce assumere a tempo determinato un supplente, piuttosto che immettere in ruolo un docente specializzato e pronto per ricoprire la cattedra per la quale si è preparato per anni. Noi non ci stiamo e ci batteremo sempre per porre fine al triste fenomeno della supplentite”, conclude il sindacalista autonomo.

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Scuola: Educazione civica, il Consiglio superiore della pubblica istruzione boccia la sperimentazione nazionale

Posted by fidest press agency su domenica, 15 settembre 2019

Oggi il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione ha detto no, all’unanimità, alla sperimentazione nazionale nell’anno scolastico in corso dello studio obbligatorio dell’Educazione civica voluta a tutti i costi dal ministro dell’Istruzione uscente Marco Bussetti e presentata pubblicamente nei giorni scorsi dal Miur: il parere negativo del Cspi, obbligatorio in caso di sperimentazioni nazionali, costituisce un elemento ulteriore di dissenso nei riguardi di un progetto forzato che solo la Lega voleva portare a termine e contro cui l’Anief aveva detto di volere andare a costituirsi in tribunale. Marcello Pacifico, presidente Anief: Il giudizio contrario del Cspi, organo scolastico istituzionale super partes, conferma la nostra linea contraria ad una sperimentazione forzata e ad un ritorno dell’educazione civica arraffato, pieno di contraddizioni e a costo zero. Ancora una bocciatura del Consiglio superiore della pubblica istruzione nei riguardi del ritorno immediato dell’educazione civica a scuola: l’organo di garanzia dell’unitarietà del sistema nazionale dell’istruzione, con compiti di supporto tecnico-scientifico, si è riunito questa mattina spiegando che si tratta di una forzatura assolutamente impraticabile.
Anche l’Apidge, l’Associazione professionale degli insegnanti di discipline giuridiche ed economiche, aveva espresso la sua contrarietà, sostenendo che, per come è stata impostata la materia, si sarebbe attuato “un appesantimento dei lavori di tutti i consigli di classe e soprattutto la figura di un coordinatore, che a oggi non è ancora formata, se non è un professore di diritto”.

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Governo: Povera scuola

Posted by fidest press agency su domenica, 15 settembre 2019

Quelli di noi che hanno un po’ di capelli bianchi, ricorderanno la trasmissione televisiva della RAI, “Non è mai troppo tardi”, del maestro Alberto Manzi (1924-1997).La trasmissione, in onda tra il 1960 e il 1968, dedicata alla lotta all’analfabetismo, ebbe grande successo e riuscì a far prendere la licenza elementare a un milione e mezzo di italiani. L’iniziativa fu riprodotta in ben 72 Paesi.
Al contempo ricordiamo quando sosteneva Tullio De Mauro (1932-2017), linguista e accademico, per il quale il 70% degli italiani non capisce, o ha difficoltà di comprensione per un testo semplice.Torniamo ai giorni nostri, ricordando le prove di quest’anno effettuate dall’Istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e di formazione (Invalsi), sugli esiti di apprendimento degli studenti relative all’italiano, alla matematica e all’inglese.Emerge una differenza netta tra Nord e Sud Italia. In particolare, in Sicilia, Calabria e Campania il 50% degli studenti arriva alla maturità con l’insufficienza in italiano e in inglese.Capiamo, così, le difficoltà di un attuale ministro.
Due anni fa, 600 docenti universitari scrissero una lettera, al ministro dell’Istruzione e al Parlamento, sollecitando interventi scolastici, poichè gli studenti universitari avevano lacune grammaticali da terza elementare.Il neo ministro dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti (M5S) ha dichiarato che se non arriveranno soldi entro Natale si dimetterà. Vedremo.Sarebbe opportuno che l’ottica con la quale si guarda alla scuola cambiasse: l’istruzione non è una spesa ma un investimento. Così, forse, potremmo risalire dal fondo della graduatoria europea. (Primo Mastrantoni, segretario Aduc)

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Movimento 5 stelle: Parte la “Scuola Open Comuni”

Posted by fidest press agency su sabato, 14 settembre 2019

Roma. A 10 anni dalla nascita del Movimento 5 Stelle, come un bambino in età scolare, non può mancare l’impegno alla formazione continua. Scambiarsi le competenze, passarsi il testimone e conoscere in modo collettivo le esperienze della Pubblica Amministrazione. Grazie ai soci di Rousseau Davide Casaleggio Enrica Sabatini Pietro Francesco Dettori e Massimo Bugani. Un grazie speciale va a Luigi Di Maio che come capo politico guida questo percorso evolutivo nelle Istituzioni. C’è molto entusiasmo tra le centinaia di persone che sono qui oggi. Una grande energia per proseguire la nostra piccola rivoluzione”. Così il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze, Laura Castelli, su Facebook.

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Scuola: Decreto salva-precari da modificare

Posted by fidest press agency su sabato, 14 settembre 2019

Modificare il decreto salva-precari è uno degli obiettivi immediati che si è posto pubblicamente il nuovo il ministro gillino dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti: il testo non approvato nel precedente Governo non era infatti risolutivo, perché andava a sanare solo un decimo del precariato. Adesso, i sindacati maggiori fanno sapere che “attendono la convocazione da parte del Ministro”, in modo da “riprendere il discorso bruscamente interrotto dopo il 6 agosto”, giorno “in cui il Consiglio dei Ministri ha approvato il Decreto Scuola con la formula Salvo intese, decreto non arrivato in Gazzetta Ufficiale perché l’intesa tra M5S e Lega non è arrivato”. In quell’occasione, incontrando il neo ministro dell’Istruzione, Anief potrà finalmente presentare il vero #decretosalvascuola, il quale, dopo avere cancellato le riduzioni progressive di spesa pubblica previste per la Scuola fino al 2040 nell’ultimo Def, prevede l’adeguamento degli organici di fatto a quelli di diritto; l’adozione di organici differenziati, a seconda delle difficoltà del territorio; il reclutamento dalle attuali graduatorie (GaE, graduatorie di merito e d’istituto) con assorbimento nei ruolo dei supplenti storici con oltre 36 mesi di servizio, come chiede l’UE, anche attraverso lettere della Commissione europea; l’immissione in ruolo anche di Ata, educatori ed assistenti alla comunicazione, lsu. Tra i provvedimenti da attuare con urgenza, ci sono, quindi, la conferma a tempo indeterminato dei docenti assunti con riserva dopo il superamento dell’anno di prova; la parità di trattamento tra personale precario e di ruolo con rivisitazione della ricostruzione di carriera; l’utilizzo delle risorse risparmiate nella scuola per rinnovare i contratti con incrementi medi di 200 euro mensili e mobilità ordinaria insieme a corsi abilitanti ordinari con cadenza annuale. Il sindacato è pronto, il nuovo ministro se lo ricordi.

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Scuola “a prova di disabilità”

Posted by fidest press agency su sabato, 14 settembre 2019

Si torna sui banchi, ma il rientro a scuola purtroppo non è uguale per tutti. Secondo gli ultimi dati MIUR, in Italia gli alunni con disabilità sono oltre 268 mila, il 3,1% della popolazione studentesca. In particolare, gli studenti che soffrono di patologie visive sono circa 4 mila (l’1,4%).Nel corso degli anni il sistema scolastico italiano ha accolto sempre più disabili – più del doppio rispetto a vent’anni fa – ma non sempre questo implica una piena inclusione.Nel caso della disabilità visiva, uno dei maggiori problemi è l’istruzione sempre più “indifferenziata” e “generalista”, che riduce a sole poche ore gli insegnamenti riservati ai ragazzi non vedenti e ipovedenti.In questo scenario, le nuove tecnologie giocano un ruolo fondamentale per migliorare la qualità dello studio dei bambini e ragazzi che soffrono di disabilità di vario genere, permettendo loro di svolgere attività altrimenti precluse e favorendo così l’integrazione sociale.Tra le novità tecnologiche per non vedenti, ipovedenti e dislessici gravi ci possono essere delle soluzioni molto intuitive, che funzionano grazie alla gesture technology, una tecnologia futuristica che si attiva ed esegue operazioni interpretando i gesti, un esempio è OrCam MyEye da poco arrivata in Italia; si tratta di una piccola smart camera, delle dimensioni di un dito, che si attacca con un magnete all’asticella degli occhiali (finti) e permette di leggere in tempo reale testi stampati e in formato elettronico. Un grande aiuto per la lettura e lo studio, ma anche per la socializzazione di bambini e ragazzi non vedenti: OrCam MyEye infatti è anche in grado di riconoscere istantaneamente i volti captati nel campo visivo e memorizzarli, i colori, i prodotti e le valute.Qualche dato in più:
La percentuale di studenti che soffrono di patologie visive è maggiore nelle scuole di secondo grado (2%);
Meno del 50% degli insegnanti di sostegno conosce il braille, ed il 77% di essi non ha competenze tiflologiche;
Il numero medio di ore settimanali di sostegno in favore dei ragazzi minorati della vista – tra insegnanti specializzati ed “assistenti” – si aggira intorno a 27,7;
Il 13% degli allievi disabili visivi segue singolarmente la lezione nell’aula di sostegno
(Fonte dati: MIUR: “I principali dati relativi agli alunni con disabilità” – Maggio 2019)
By Tatiana Marchisio – Ufficio stampa OrCam Technologies.

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Conte su nidi: 1 milione bimbi esclusi

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 settembre 2019

“È importante aver posto il tema degli asili nido come priorità del nuovo governo. Come abbiamo denunciato è intollerabile che oltre un milione di bambine e bambini non abbiano accesso al nido, per effetto di una scarsa offerta pubblica e di una esosa offerta privata. Al governo suggeriamo di partire dall’ampliamento dell’offerta pubblica e dall’assunzione di nuovo personale”. Ad affermarlo è la Funzione Pubblica Cgil in merito alle parole del premier Conte, rilanciando il suo report ‘ChiedoAsilo: perché l’asilo nido sia un diritto e non più un servizio a domanda individuale’. Come riportato dalla categoria dei Servizi Pubblici della Cgil, infatti, “sul territorio nazionale si contano 13.147 servizi socio-educativi per l’infanzia, tra pubblici e privati, di cui 11.017 sono asili nido. Una mole tale da coprire nel complesso circa 354 mila bambine e bambini, in poco più della metà dei casi allocati in posti pubblici, e di cui 320 mila nei nidi. Numeri che corrispondono al 24% del potenziale bacino di utenza, ovvero 24 posti ogni 100 bambini, ancora ben al di sotto da quel 33% fissato dall’Unione Europea nella (passata) strategia di Lisbona che prevedeva entro il 2010 una copertura pari al 33%”.La stima di oltre 1 milione di bambine e bambini senza ‘diritto d’asilo’, come riporta il report della Fp Cgil, “si rileva dal totale dei bambini tra 0 e 3 anni presenti sul territorio nazionale nel 2016, ovvero 1.492.020. Nel dettaglio tra 0 e 1 anno erano 479.611; tra 1 e 2 anni 500.649; infine tra 2 e 3 anni 511.760. Essendo i posti disponibili tra nidi pubblici e privati 320.286, le bambine e i bambini senza un posto, fuori dal circuito nidi, sono oltre un milione, per la precisione 1.171.724”. Per la Fp Cgil si tratta di “numeri che rappresentano una vera e propria emergenza nazionale, come le stesse parole del presidente Conte confermano. Aumentare il numero di bambini all’asilo rappresenta un investimento strategico fondamentale per il Paese. Per queste ragioni è necessario invertire la rotta sugli investimenti sul personale che opera nel settore, attraverso nuove assunzioni, percorsi di riqualificazione e rinnovo del contratto nazionale”, conclude la Fp Cgil.

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