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Scuola: Precariato, 350 mila assunzioni in 10 anni non sono bastate

Posted by fidest press agency su domenica, 24 marzo 2019

Roma. Lo Stato soccombe nei tribunali per via dei tanti precari storici della scuola ancora non assunti o immessi in ruolo con colpevole ritardo: le assunzioni dell’ultimo decennio hanno solo parzialmente tamponato la situazione, coprendo a malapena il turn over e lasciando in vita la supplentite. A causa della lentezza delle procedure di stabilizzazione, rimangono da assumere oltre 100 mila docenti e Ata, in prevalenza supplenti storici. Inoltre, solo nell’ultimo biennio i giudici dei vari tribunali italiani hanno portato in giudizio lo Stato, con i giudici che hanno chiesto di risarcire i lavoratori danneggiati per una cifra complessiva che si aggira sui 20 milioni di euro. I numeri sono stati citati a Roma stamani, 24 marzo, durante l’ultimo giorno del congresso nazionale Anief, organizzato in occasione del decimo anniversario del sindacato e del ventesimo Congresso nazionale. Marcello Pacifico, presidente del sindacato rappresentativo ha detto, ai 150 delegati giunti da tutta Italia, che l’azione dell’Anief ha messo in risalto l’illegittimità del diritto interno rispetto a quello europeo sulla reiterazione dei contratti a termine per il personale della scuola: “Vincere il contenzioso e farlo passare in giudicato è stata una prima importante fase su cui Anief ha tenuto alta la concentrazione. Ora bisogna passare a una fase successiva, dando ‘a Cesare quel che è di Cesare’”.
Il tema dei risarcimenti dei precari, che nella scuola riguarda ancora ben oltre 100 mila supplenti, in buona parte storici con oltre 36 mesi di servizio, rimane caldissimo. “Faremo ricorsi fin quando saremo in vita, per contrastare storture e abusi: bisogna però mettere in esecuzione tutte queste sentenze che valgono qualcosa come venti milioni di euro di risarcimento”, ha detto Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, ricordando che “con il governo attuale punta sulla strada del concorso ordinario senza però risolvere il problema della supplentite, anzi reiterando il problema degli abusi. Così i cittadini lavoratori statali continueranno a citare in giudizio lo Stato. Anief è al loro fianco”.
Il sindacalista autonomo, che ha parlato ad una platea di oltre 150 delegati provenienti da tutta Italia, si è quindi soffermato su un dato inequivocabile: “Questi ricorsi hanno avuto un impatto nella legislazione italiana. E anche in quella europea? Federico II considerava ‘sorelle’ la legge e la giustizia, come se fossero padre e figlio, signore e ministro, cioè ‘servo’. Anief si è caratterizzata in questi dieci anni per il fatto d’essersi circondata di giuristi, cercando di crescere assieme a loro, cercando di far rivivere quel dialogo tra la legge e la giustizia che sembrava dimenticato. A partire dal primo grande ramo del nostro contenzioso, cioè quello che riguarda il precariato e l’abuso dei contratti a termine”. Il paradosso è che esistono da tempo le norme da attuare perché si evitasse questo enorme contenzioso. Pacifico ha rammentato che “esiste una normativa comunitaria, una direttiva di oltre vent’anni fa, la numero70 datata 1999, introdotta in Italia nel 2001 con un decreto legislativo che è stato cambiato trentacinque volte, in ultimo nel 2017 con l’ultimo decreto sulla PA voluta dall’allora ministra Marianna Madia. Certo, è una direttiva che secondo il Parlamento europeo deve essere rimodulata, ricalibrata, a seguito di diversi esposti e reclami dei cittadini dell’Unione, alcuni dei quali prodotti anche dai nostri iscritti: ma è un dato di fatto che dopo vent’anni questa direttiva non è attuata”.
“Nell’ultimo decennio – ha ricordato il leader sindacale -, su questa direttiva l’impegno di Anief è stato costante e crescente: solo nell’ultimo anno, caratterizzato dalla campagna elettorale, ha portato a mille sentenze passate in giudicato, quindi con giudizio senza ritorno, mille su cinquemila ricorsi pendenti, per circa venti milioni euro di risarcimento, a cui lo Stato deve dare seguito. Nel frattempo il legislatore, sempre grazie all’attività dell’Anief, ha cominciato a reagire. Lo ha fatto con la ‘Buona Scuola’, la Legge 107 del 2015, e i decreti legislativi annessi su formazione iniziale e reclutamento, prevedendo un reclutamento straordinario di chi era nelle GaE, poi di chi era abilitato, poi per chi aveva 36 mesi di servizio e infine un concorso ordinario. Ma introducendo anche un limite a questi contratti a termine e un risarcimento per l’abuso di questi contratti, che seppure circoscritto a 10 milioni di euro, ha creato un solco senza ritorno. È un messaggio importante, frutto del dialogo che si è venuto a determinare tra le aule parlamentari e quelle di giustizia: siamo convinti – ha concluso Pacifico – che si tratta dell’inizio di un nuovo modo di fare sindacato”.

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Scuola: Anief compie dieci anni

Posted by fidest press agency su domenica, 24 marzo 2019

Nel decennale della fondazione del giovane sindacato, il presidente nazionale Marcello Pacifico, di fronte a 150 delegati, spiega il nuovo modo di fare sindacato: tra piazze, aule parlamentari e giudiziarie, i soci di una piccola associazione sono riusciti in pochi anni a far comprendere come, specialmente nel mondo della scuola, lo studio e la lotta per il rispetto dei diritti dei lavoratori sia fondamentale per il ruolo educativo delle istituzioni scolastiche. Questi i numeri e tanta la voglia di far riavvicinare la legislazione italiana alla giustizia: 46 mila iscritti, 57 mila voti in occasione delle ultime elezioni Rsu, 20 milioni di risarcimenti e 15 mila ricorrenti solo nell’ultimo biennio, in 10 mila hanno seguito i webinar sulla formazione. A pochi anni dalla sua nascita, per il sindacato nazionale Anief è tempo di bilanci: l’organizzazione è infatti divenuta rappresentativa da alcuni mesi attraverso le ultime elezioni Rsu, collocandosi come sesto sindacato della scuola e undicesimo per numero di iscritti in tutto il pubblico impiego. Per arrivare a questo obiettivo, sono stati proposti moltissimi ricorsi e si è manifestato diverse volte in piazza, sono state portate avanti le idee del sindacato nelle aule parlamentari e giudiziarie, lottando con coerenza e a tutela dei lavoratori della scuola. “È da dieci anni – ha detto Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, davanti al Consiglio nazionale – che siamo stati attori delle decisioni del Parlamento italiano, dei giudici, del popolo. Siamo stati protagonisti della stagione della primavera dei diritti: abbiamo studiato, abbiamo lavorato, fatto sacrifici, ci siamo messi in gioco e impegnati. Con un impegno massimale, senza guardare in faccia nessuno. Ma cosa è il diritto se non le leggi che scrive l’uomo? Abbiamo cercato di far comprendere al legislatore che occorre continuare a far cambiare la scuola in meglio. Perchè questo deve avvenire dappertutto: fuori e dentro le aule giudiziarie, come in quelle parlamentari”. “Sì, è vero: vogliamo cambiare la storia della nostra istruzione pubblica. Per farlo – ha continuato Pacifico – serve una scuola inclusiva, sociale, vicina all’Europa. È bene che si sappia oggi, a ridosso delle elezioni europee: perché la nostra opera deve essere determinata a declinare il rispetto per il diritto. Ecco perché lottiamo per una scuola inclusiva, sociale, vicina all’Europa. Ma ora che siamo rappresentativi, dobbiamo sognare altre cose. Siamo come in una ‘navicella’ in un mare in tempesta: abbiamo raggiunto un porto, solo che è un approdo, non la destinazione finale. Oggi, in questo decennale, abbiamo toccato una tappa del viaggio che ci condurrà in altri porti, in altri mari. Le nostre isole sono altrove. La rappresentatività è solo uno strumento in più per cambiare la scuola”.Il leader dell’Anief ha ricordato ai delegati come iniziò ad operare il sindacato: “Era il giugno 2009, in otto cominciammo in otto metri quadri: lì ebbe inizio la segreteria nazionale, prima di avere una struttura territoriale. La nostra storia è iniziata a Fondi a fine gennaio 2010, in una chiesa sconsacrata. Eravamo un piccolo nucleo di collaboratori e di legali. Arrivammo però presto sui giornali e sui mass media, per via delle mie dichiarazioni sull’abuso dei contratti a termine. Tra il 2002 e il 2008 ero stato precario anch’io. Ora, vogliamo raggiungere insieme un nuovo obiettivo, ma dobbiamo sempre ricordarci da dove siamo venuti: serve a per capire dove dobbiamo andare. Iniziamo una lotta nuova, siamo protagonisti, non vincitori ma lottatori, una battaglia lunga, iniziata – ha concluso Pacifico – con i primi ricorsi depositati nel 2011”.
Il Consiglio nazionale Anief è stato organizzato all’indomani dell’incontro con oltre 100 legali che operano per il sindacato: un evento utile ad affrontare le più importanti sentenze degli ultimi due lustri, ma anche le norme legislative e contrattuali che hanno visto l’attività sindacale concentrarsi su dei temi centrali per l’istruzione italiana e chi vi opera. Come l’abuso dei contratti a termine, la ricostruzione di carriera, il salario accessorio, le misure risarcitorie, la mobilità del personale, i concorsi per docenti, Ata e dirigenti scolastici, sino alle liquidazioni e alle pensioni. Sono tantissime le vertenze condotte presso i tribunali del lavoro e amministrativi, in alcuni casi giunte in Corte costituzionale e in Corte di Giustizia Europea, avviando un dialogo tra le corti sul tema del lavoro e del rispetto del diritto che sancisce un sempre più stretto legame tra due ‘sorelle’: legislazione e giustizia.

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Scuola: Concorsi docenti, procedure lente e mancate assunzioni vincitori: lo dice la sequenza storica

Posted by fidest press agency su sabato, 23 marzo 2019

La lentezza dei concorsi per docenti e la mancata immissione in ruolo di tutti i vincitori e idonei sono caratteristiche della scuola pubblica italiana: la conferma arriva dalla serie storica delle procedure concorsuali degli ultimi anni. Questo significa che il concorso per la scuola secondaria che il Miur ha promesso di bandire entro il 2019, solo nella migliore delle ipotesi, porterà i vincitori in cattedra nell’estate del 2020. Intanto, ha del paradossale quanto accaduto in alcune regioni con i concorsi passati: per il concorso del 2016 migliaia i candidati docenti rischiano di rimanere al palo, pur avendo regolarmente partecipato e superato le prove, preselettive e selettive, scritte e orali. Il caso della Sicilia: alla primaria, a distanza di tre anni oltre 500 aspiranti maestri si sono ritrovati per “un errore dell’algoritmo” senza “un posto di lavoro”; per la scuola dell’infanzia rimangono da assumere oltre 300 docenti risultati vincitori e idonei. Se non subentreranno delle deroghe, considerando che in media ogni estate si procede a non oltre 20-30 immissioni in ruolo, dal 1° settembre 2019 decadrà la loro posizione. Marcello Pacifico (Anief): L’unica via d’uscita da questo ginepraio non può che essere la riapertura immediata delle GaE e il ritorno al doppio canale puro. Nella fattispecie, però, abbiamo anche attivato ricorsi al giudice del lavoro, in modo da ottenere le stabilizzazioni mancate. La serie storica degli ultimi concorsi non lascia spazio a dubbi: le procedure in Italia sono lente e non garantiscono le immissioni in ruolo di vincitori e idonei. L’ultimo esempio, scrive Orizzonte Scuola, è quello del “DL 59/2017 targato PD aperto solo ai docenti abilitati. Bandito con DDG del 1° febbraio 2018, consisteva in un’unica prova orale. Nonostante la semplicità della procedura, in alcune regioni non è ancora concluso”. Poi abbiamo il concorso del 2016, “anche questo aperto solo ai docenti abilitati, bandito nel febbraio del 2016. Prevedeva prova scritta e orale. Poche regioni hanno concluso in tempo per le immissioni in ruolo 2016/17, tantissime hanno rinviato la graduatoria all’anno successivo”. Per quel che riguarda il concorso del 2012, bandito con DDG n. 82 del 24 settembre 2012, questo “prevedeva la prova preselettiva (svolta a dicembre), prova scritta e prova orale. Solo in questo caso la maggior parte delle regioni concluse in tempo le operazioni in vista delle immissioni in ruolo”. Veniamo dunque ai nostri giorni, al concorso della scuola secondaria 2019: “al permanere delle medesime condizioni (i commissari non usufruiscono di alcun esonero) i tempi del prossimo concorso devono essere ampiamente calcolati se l’obiettivo è quello delle assunzioni del 2020/21”, rimarca la rivista specializzata. “E tuttavia a nostro parere solo dopo le immissioni in ruolo dell’estate 2019 si potrà avere una visione dettagliata dei posti vuoti per regione e classe di concorso. Nello stesso tempo bisognerà considerare che i corsi per acquisire la specializzazione sostegno in partenza nei prossimi mesi si concluderanno non prima di marzo 2020”. “Si dovrà dunque tenere conto – conclude Orizzonte Scuola – di bandire il concorso su posti effettivamente vacanti; organizzare la procedura in modo tale da completarla in tempo per le assunzioni 2020; prevedere la riserva per la partecipazione al concorso su posti di sostegno dei docenti impegnati nel corso di specializzazione TFA sostegno IV ciclo; prevedere eventuali intoppi nella procedura dovuti alla difficoltà di reperimento delle commissioni che non possono usufruire degli esoneri”.

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Scuola: Docenti, Bussetti elogia il merito ma deve spiegare dove sono finiti gli 11 miliardi che lo devono finanziare

Posted by fidest press agency su sabato, 23 marzo 2019

Di principio, la legge è chiara, perché lo dice l’art. 64 della legge 133/2008: il 30% dei risparmi dovuti ai tagli del tempo scuola, delle scuole autonome, del personale Ata e docente devono essere utilizzati per costituire un fondo per premiare la carriera dei docenti. Marcello Pacifico, presidente Anief: Sono trascorsi dieci anni, nel frattempo il personale e le famiglie hanno pagato il conto in termini di diritti e servizi ridotti, ma i soldi sono scomparsi. Invitiamo il Ministro dell’Istruzione a trovare le risorse sottratte dal MEF e a disporle al tavolo della contrattazione per adeguare gli stipendi ai livelli europei. Dopo l’ultima riforma della scuola Pd, anche il governo M5S–Lega apre al merito dei docenti: rispondendo ad una domanda sull’argomento, lo fa intendere il Ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, sottolineando che al Miur si sta cercando di lavorare in funzione dei bisogni degli studenti e quindi “chi lavorerà e si impegnerà dovrà per forza essere considerato di più”. Nessun particolare, commenta oggi la rivista Orizzonte Scuola, è stato però riservato dal Ministro “sulle modalità di realizzazione e sui fondi che saranno utilizzati. Il pensiero non può che correre al bonus merito della Buona Scuola, al momento gestito autonomamente dalle scuole, ma che, ad oggi, ha lasciato scontenti molti docenti”. Poi è arrivato un elogio, sempre da parte del Ministro, all’autonomia scolastica che ha compiuto da poco 20 anni. “L’autonomia – ha detto – dà la possibilità di responsabilizzare e deve finalizzare al miglioramento delle competenze dei nostri studenti”. Per potenziarla, tuttavia, bisogna fare sinergia, fare squadra con le istituzioni locali: “noi ci siamo e siamo disposti a sostenere la volontà di mettere in campo progettazioni mirate”, ha concluso Bussetti. Il sindacato Anief non vuole entrare nel merito delle posizioni del governo sulla meritocrazia professionale. Tuttavia, prima di avviare qualsiasi forma di incentivo per il personale scolastico, il Ministro dell’Istruzione ha il dovere di spiegare dove sono finiti gli 11 miliardi che lo devono finanziare. A stabilirne l’entità finanziaria da assegnare a questo “capitolo di spesa” è stato il famigerato articolo 64 della Legge 133/2008, che dette il via al dimensionamento scolastico, con conseguente sensibile riduzione del numero di istituti, di classi e di personale: quella norma, ancora in vigore, diceva, in sostanza, che il 30% dei risparmi ricavati dai tagli del tempo scuola, delle scuole autonome, del personale Ata e docente, avrebbe dovuto essere utilizzato per costituire un fondo finalizzato a premiare la carriera dei docenti.
Nello specifico, al comma 6 dell’art. 64 della L. 133 del 2008, erano previste “economie lorde di spesa, non inferiori a 456 milioni di euro per l’anno 2009, a 1.650 milioni di euro per l’anno 2010, a 2.538 milioni di euro per l’anno 2011 e a 3.188 milioni di euro a decorrere dall’anno 2012”; mentre al comma 9 dello stesso articolo di legge si indicava che “una quota parte delle economie di spesa di cui al comma 6” sarebbe stata “destinata, nella misura del 30 per cento, ad incrementare le risorse contrattuali stanziate per le iniziative dirette alla valorizzazione ed allo sviluppo professionale della carriera del personale della Scuola a decorrere dall’anno 2010, con riferimento ai risparmi conseguiti per ciascun anno scolastico”. “Gli importi corrispondenti alle indicate economie di spesa”, inoltre, si sarebbero dovuti iscrivere “in bilancio in un apposito Fondo istituito nello stato di previsione del Ministero dell’istruzione dell’università e della ricerca, a decorrere dall’anno successivo a quello dell’effettiva realizzazione dell’economia di spesa”, per essere poi “resi disponibili in gestione con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze di concerto con il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca subordinatamente alla verifica dell’effettivo ed integrale conseguimento delle stesse rispetto ai risparmi previsti”. Le assegnazioni e ripartizioni economiche si sarebbero dovute realizzare con modalità continuativa, tanto che al comma 10 dello stesso art. 64 si è prevista la realizzazione di “un comitato di verifica tecnico-finanziaria composto da rappresentanti del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca e del Ministero dell’economia e delle finanze, con lo scopo di monitorare il processo attuativo delle disposizioni di cui al presente articolo, al fine di assicurare la compiuta realizzazione degli obiettivi finanziari ivi previsti, segnalando eventuali scostamenti per le occorrenti misure correttive”.

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Scuola: Precariato, numeri inauditi: la prossima estate oltre 120 mila supplenze annuali

Posted by fidest press agency su sabato, 23 marzo 2019

I vincitori del prossimo concorso a cattedra potrebbero non essere assunti nemmeno nel 2020. E siccome non c’è alcuna volontà da parte del Miur di stabilizzare i precari storici con oltre 36 mesi di servizio svolto, a dispetto di quello che ci chiede l’Europa da 20 anni, tra qualche mese ne vedremo delle belle: solo considerando i 40 mila pensionamenti, le 33 mila mancate immissioni in ruolo della scorsa estate e i 50 mila posti in deroga, si arriva ad un numero inaudito di supplenze annuali, con scadenza 30 giugno 2020 o 31 agosto 2020. Marcello Pacifico (Anief): L’Italia stavolta più che mai rischia di incassare una sanzione non indifferente da Bruxelles. Se a questo si aggiungono i tanti ricorsi risarcitori presentati in tribunale dai singoli docenti, che anche Anief patrocina, diventa ancora più incoerente la scelta del Miur di opporsi alla riapertura delle GaE e del doppio canale di reclutamento. Ancora di più perché i concorsi non andranno a sanare che una piccolissima parte degli oltre 100 mila precari già selezionati e abilitati all’insegnamento. Il Miur ha ufficializzato quello che l’Anief sostiene da mesi: la prossima estate sarà contrassegnata dal record di supplenze annuali. Anche nella scuola secondaria, per la quale a fronte dell’innalzato numero di pensionamenti, che con quota 100 arriverà a quota 40 mila, non ci saranno nuovi docenti vincitori di concorso pronti a subentrare. La conferma, scrive Orizzonte Scuola, adesso arriva anche dal Ministro Bussetti che a Genova ha detto: un nuovo concorso “è all’interno della nostra finanziaria, lo abbiamo già previsto, avvieremo nuove procedure concorsuali”. Alla domanda se si farà in tempo per le assunzioni 2018/19, Bussetti ha risposto: “No sicuramente no. I tempi per i concorsi sono molto più lunghi, ma inizieremo a farlo”. Ma c’è dell’altro: non è affatto sicuro che i vincitori del prossimo concorso possano prendere posto il 1° settembre del 2020. Il bando, infatti, non sarà pubblicato a breve: d’altronde, spiega ancora la rivista specializzata, se l’obiettivo è quello di bandire concorsi solo nelle regioni con posti disponibili nel periodo di vigenza delle graduatorie, bisognerà attendere le assunzioni dell’estate 2019 per avere un quadro completo della situazione. Allo stesso tempo, andare oltre settembre (a condizioni invariate) potrebbe significare non fare in tempo per le assunzioni del 2020. Si sta vivendo una “situazione delicata, che coinvolge migliaia di docenti con servizio e neolaureati con i 24 CFU, in attesa di una nuova procedura di reclutamento”. La certezza, al momento, è che il concorso per i docenti della scuola secondaria dovrebbe essere bandito entro il 2019, tuttavia non si potrà fare in tempo per le assunzioni a.s. 2019/20. E siccome non c’è alcuna volontà da parte del Miur di stabilizzare i precari storici con oltre 36 mesi di servizio svolto, a dispetto di quello che ci chiede l’Europa da 20 anni, tra qualche mese ne vedremo delle belle. Il risultato di tutto questo è presto detto: solo considerando i 40 mila pensionamenti, le 33 mila mancate immissioni in ruolo della scorsa estate e i 50 mila posti in deroga, si arriva ad oltre 120 mila supplenze annuali, in parte con scadenza 30 giugno 2020 ed in parte 31 agosto sempre 2020.
“Per il Ministero dell’Istruzione la soluzione a questo problema sarebbe stata a portata di mano – sottolinea Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – se avesse dato ascolto a quanto espresso pochi mesi dalla Corte di Giustizia Europea, la quale attraverso la decima Sezione Corte, con la sentenza C-331/17 Sciotto e richiamando la clausola 5 dell’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato del 18 marzo 1999 collegato alla direttiva 1999/70/CE del Consiglio, del 28 giugno dello stesso anno sull’accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro non di ruolo, ha ribadito che i Paesi membri non possano opporsi a tale indicazione. E che nemmeno possono discriminare determinate categoria di lavoratori”. “Ecco perché l’Italia stavolta più che mai rischia di incassare una sanzione non indifferente da Bruxelles. Se a questo si aggiungono i tanti ricorsi risarcitori presentati in tribunale dai singoli docenti, che anche Anief patrocina, diventa ancora più incoerente la scelta del Miur di opporsi alla riapertura delle GaE e del doppio canale di reclutamento. Ancora di più perché i concorsi non andranno a sanare che una piccolissima parte degli oltre 100 mila precari già selezionati e abilitati all’insegnamento”.

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Scuola– Tempo pieno: ancora troppo poche le cattedre al Sud

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 marzo 2019

Dopo l’estate passerà dal 34,8% al 36,3%. A fare il calcolo è stato il quotidiano La Repubblica, che definisce il provvedimento “un flop”, come illustrato dal Miur ai sindacati nella “tabella con la ripartizione dei duemila posti previsti dalla legge di Bilancio” che ignora le esigenze e criticità del Sud Italia. Anief pronta a impugnare la tabella di ripartizione degli organici, specialmente su posti di sostegno. Intanto per il terzo anno consecutivo salteranno pure gli agognati trasferimenti di migliaia di docenti ricattati dagli estensori della Buona Scuola, immessi in ruolo in scuole dall’altra parte d’Italia. Marcello Pacifico, presidente Anief: Il rilancio della scuola al Sud passa per l’attivazione di organici differenziati per innalzare l’offerta formativa, gettare le basi per la riduzione di abbandoni scolastici e tasso di disoccupazione, anteprime del crescente fenomeno dei Neet. Così, “i 2 mila posti in più previsti con la legge di dicembre incrementeranno il tempo pieno alle elementari dell’1,5%: a settembre, si passerà dal 34,8% al 36,3%”. Inoltre, il piano di incremento dei posti non sarà riservato al Sud, come invece era stato detto: in base “all’algoritmo utilizzato da viale Trastevere per ripartire i duemila posti di scuola primaria in più per l’anno scolastico 2019/2020, si vede che il Nord beneficia di un numero di posti paragonabile a quelli assegnati alle regioni meridionali”. “Con 262 cattedre, la Lombardia passerà da una copertura del 50,6% ad una copertura del 51,8%. Regioni come Campania e Sicilia, dove il Tempo pieno è quasi una chimera, si dovranno accontentare di una quota di posti simile che sposterà le cose di poco. In Campania, che attualmente copre il 15% delle classi col servizio a Tempo pieno, arriveranno 276 cattedre che faranno salire il tempo scuola prolungato dal 15,0% al 16,8%”.
Alla fine, quindi, l’aumento di posti sarà risibile. In conclusione, quella che doveva essere “una misura per estendere il tempo pieno alla scuola primaria, soprattutto nelle regioni meridionali”, ora si sta traducendo in una operazione di ritocco: “l’incremento delle lezioni pomeridiane alla scuola elementare sarà ridottissimo e il Sud resterà distante dal Nord esattamente come prima”.
Il risultato di questo processo era stato ampiamente previsto dall’Anief, che non a caso aveva detto come occorrevano finanziamenti dieci volte maggiori e che il completamento del tempo pieno, a questi ritmi, si sarebbe concretizzato non prima del 2060: delle 132 mila classi di scuola primaria autorizzate nel 2017/2028 soltanto 46 mila (25 mila concentrate al Nord) funzionavano infatti a tempo pieno, con orario che si protrae fino alle ore 16. Per non parlare della difficoltà oggettiva, alle attuali condizioni, di avviare il tempo piano in scuole dove le mense scolastiche scarseggiano e comunque si avrebbero enormi difficoltà ad introdurle rispettando le normative su igieni, sicurezza e altro.

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Scuola: Stipendi, la politica inneggia agli aumenti ma da aprile solo 8 euro di aumento

Posted by fidest press agency su martedì, 19 marzo 2019

Monta la polemica per il costo eccessivo sulla flat tax, pari a 60 miliardi di euro, che la Lega vorrebbe estendere a tutte le famiglie italiane: l’ultima legge di bilancio ha infatti permesso ai titolari delle partite Iva fino a 65 mila euro di pagare un 15% forfettario di tasse e dal 2020 i professionisti con ricavi tra i 65 e i 100 mila euro potrebbero rientrare in una seconda aliquota pari al 20%, ma ora il vicepremier Matteo Salvini ha ventilato l’ipotesi di una flat tax allargata ai lavoratori dipendenti. Per Anief i dipendenti statali non possono rimanere legati ad un progetto di legge ancora tutto da definire. Perché il tempo passa e il contratto sottoscritto un anno fa è scaduto a dicembre 2018. E gli 85 euro di aumento medio lordo sono stati già divorati dall’inflazione. Marcello Pacifico (Anief): Basta promesse, servono aumenti veri.
In attesa di comprendere come reagirà il parterre politico di maggioranza parlamentare alla proposta del vicepremier Matteo Salvini, Anief sostiene che la flat tax per i lavoratori pubblici potrebbe finalmente muovere in modo sostanzioso i salari di oltre tre milioni di lavoratori, di cui un terzo appartenenti alla scuola. Tuttavia, anche alla luce delle perplessità espresse dal Movimento 5 Stelle, i dipendenti statali non possono rimanere legati ad un progetto di legge ancora tutto da definire. Perché il tempo passa e il contratto sottoscritto un anno fa è scaduto a dicembre 2018. E gli 85 euro di aumento medio lordo sono stati già divorati dall’inflazione, considerando che pure dopo gli incrementi il costo della vita continuava comunque a sovrastare i salari degli statali di oltre il 5% visto che 8 punti percentuali sono stati accumulati tra il 2007 e il 2015.
L’unica buona notizia è che dal mese prossimo, proprio perché non è stato rinnovato il contratto, per tutti i dipendenti pubblici arriverà un piccolo aumento: come indicato dalla normativa vigente, scrive oggi Orizzonte Scuola, la legge di bilancio ha previsto che, qualora entro il mese di aprile dell’anno seguente alla scadenza del CCNL non si sia ancora provveduto al rinnovo, è riconosciuto un anticipo dei benefici che saranno ottenuti con la stipula del Contratto medesimo, ai sensi dell’articolo 47-bis del D.lgs. 165/01. Si tratta della cosiddetta indennità di vacanza contrattuale (IVC) pari allo 0,42 per cento dal 1° aprile 2019 al 30 giugno 2019 e dello 0,7 per cento a decorrere dal 1° luglio 2019.
Solo che l’indennità di vacanza contrattuale sarà calcolata non sull’intera retribuzione ma sulle sole voci stipendiali, quantificate in media per il settore statale in 25.184 euro l’anno: applicandola, si arriva ad un aumento di 8 euro a partire dal 1° aprile 2019, che può arrivare a 13–14 da luglio 2019 (sempre che nel frattempo non si giunga alla firma di un nuovo contratto): tale possibilità, tuttavia, è oggi da scartare al 100 per cento, considerando che l’impegno finanziario necessario, nell’ordine dei miliardi di euro, deve passare necessariamente per una nuova manovra economica; quindi se ne riparlerebbe non prima del gennaio 2020.
Anief ricorda che in Germania un maestro della primaria tedesco appena assunto percepisce 46.984 euro di media, fino a superare i 62 mila euro prima di andare in pensione, mentre in Italia nessun docente supererà mai 34 mila euro; alle scuole medie, il collega tedesco sfiora i 53 mila euro all’inizio e i 70 mila euro a fine carriera; alle superiori, infine, si vede assegnare 53 mila euro come primo stipendio da neo-assunto (20 mila più dei nostri) e 76.770 euro come stipendio massimo: quasi il doppio rispetto ad un docente delle superiori non va oltre ai 39 mila euro annui. Realtà economiche non molti differenti vivono gli insegnanti di Austria, Olanda, Norvegia. Per non parlare del Lussemburgo, sede della Corte di Giustizia Europea, dove lo stipendio di un docente è quasi cinque volte più alto, ben al di sopra dei 100 mila euro l’anno.

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Scuola: Piuttosto che pensare a nuovi concorsi, il Miur assuma chi li ha già vinti

Posted by fidest press agency su martedì, 19 marzo 2019

E nel reclutare migliaia di idonei, la finisca di chiamare i precari soltanto per fare i supplenti. Il titolo o è valido per insegnare oppure no. Se un posto è senza titolare va dato in ruolo a chi lo ricopre ogni anno. Specializzare altri 14 mila insegnanti sul sostegno senza riaprire le GaE al personale abilitato genera nuovo precariato e questo Bussetti lo sa, replica Marcello Pacifico (Anief). Per non parlare, persino, del licenziamento di chi col diploma magistrale ha superato l’anno di prova.
Il ministro continua a parlare di procedure concorsuali come unica strada per arrivare al ruolo e fa l’esempio del sostegno, per il quale a breve si svolgeranno i test selettivi per far accedere ai corsi oltre 14 mila candidati. Solo che quella specializzazione, peraltro anche particolarmente esosa, replica Marcello Pacifico, presidente Anief, non garantisce alcuna stabilizzazione, ma solo la precedenza nel conferimento delle supplenze, quindi per garantirsi uno dei 50.000 posti di sostegno in deroga. E lo stesso vale per l’abilitazione conseguita con il superamento del concorso: sono attestati, gli ennesimi collezionati dai precari italiani, che aspettano il ruolo dopo aver superato le prove e una vita da supplenti. Il giorno in cui il Ministro vorrà dire davvero basta al precariato, allora non dovrà fare altro che riaprire le GaE a tutti i docenti abilitati, così da evitare per i precari storici della scuola ricorsi risarcitori in tribunale. “Il ministro dell’Istruzione dice che vuole vincere il precariato scolastico, ma poi sbaglia il progetto da attuare perché ciò si realizzi e così espone ancora di più il Miur ai ricorsi risarcitori in tribunale”: così ribatte Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, alle intenzioni espresse da Marco Bussetti durante una visita a Firenze a proposito dell’eccesso di personale non di ruolo che copre cattedre libere. “Vogliamo arrivare – ha detto il Ministro – a dare dignità ad una professione come quella del docente che vede molti, anzi decine di migliaia di docenti, lavorare da molti anni a tempo determinato. Vorremmo avviare le procedure concorsuali per la loro stabilizzazione”. Quando il Ministro dell’Istruzione parla di precariato omette alcuni passaggi fondamentali sull’avvio delle selezioni: la lentezza di attuazione dei concorsi; la decisione di considerare vincitori solo un numero ristretto e non tutti gli idonei; la volontà di fare selezione anche tra i precari storici, con oltre 36 mesi di servizio svolto, che invece devono essere immessi in ruolo con modalità automatiche; la scomparsa dei posti riservati ai vincitori come ancora avvenuto per l’ultimo concorso del 2016; la mancata armonizzazione tra organico di diritto e organico di fatto e la voluta ignoranza sui posti in deroga di sostegno. Su questo punto la Corte di Giustizia Europea, attraverso la decima Sezione Corte, pochi mesi fa ha emesso la sentenza C-331/17 Sciotto che, richiamando “la clausola 5 dell’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, concluso il 18 marzo 1999, che figura in allegato alla direttiva 1999/70/CE del Consiglio, del 28 giugno 1999, relativa all’accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato”, ha ribadito come i Paesi membri non possano osteggiare tale indicazione e nemmeno discriminare determinate categoria di lavoratori. Quindi, pur di mantenere una posizione sbagliata, continuando a praticare l’abuso di precariato, l’Italia sta andando incontro ad una “bacchettata” non indifferente, sotto forma di sanzione, messa in atto da Bruxelles. Senza dimenticare l’exploit di ricorsi risarcitori in tribunale al quale stiamo assistendo già da alcuni anni. L’apice dalla inefficienza della politica adottata dal Ministero dell’Istruzione per vincere la supplentite nelle scuole si compie sul sostegno agli alunni disabili: “Avvieremo una certificazione dei corsi per 40 mila nuovi docenti specializzati in sostegno nei prossimi tre anni – ha dichiarato Bussetti –: già per 14 mila sono aperti i bandi per questo anno scolastico. Stiamo inoltre investendo sul “reclutamento perché il precariato è un problema”. “Pensare di risolvere il precariato scolastico con i concorsi, dimenticando che ci sono anche da stabilizzare oltre 100 mila precari già selezionati e abilitati all’insegnamento, rappresenta un’opera di demagogia che non possiamo accettare”, commenta il professor Marcello Pacifico.

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Scuola – Concorso DS: un candidato su 8 sceglie “Diventare dirigente”

Posted by fidest press agency su martedì, 19 marzo 2019

Grande successo per i seminari “Diventare dirigente” organizzati da Eurosofia, in collaborazione con Anief e Udir, alla presenza di dirigenti esperti qualificati dall’amministrazione scolastica. Una partecipazione massiccia ha travolto i formatori: un candidato su 8 ha infatti deciso di affidarsi a Eurosofia per superare il colloquio della prova orale. Domani l’incontro avrà luogo a Padova, mentre lunedì sarà la volta di Perugia e Roma. Per rimanere aggiornato e prendere visione del calendario con i prossimi eventi, clicca qui.Successo enorme per “Diventare dirigente”, il percorso di formazione riservato agli aspiranti dirigenti scolastici promosso da Eurosofia, ente di formazione accreditato al MIUR ai sensi della direttiva 170/2016, insieme con Anief ed Udir. I seminari toccheranno tutta l’Italia, attraverso incontri informativi gratuiti: “Diventare dirigenti. Dalla gestione del colloquio alla governance della scuola” ha lo scopo di supportare gli aspiranti DS che devono affrontare il colloquio e approfondisce i temi delle aree del concorso attraverso l’analisi di casi professionali. I workshop formativi gratuiti si stanno svolgendo nel mese di marzo, con una durata di 4 ore ciascuno, dalle ore 14.30 alle ore 18.30: clicca qui per conoscere le date e le città in cui giungeranno.
Gli argomenti che sono oggetto degli incontri sono: analisi e risoluzione di un caso per affrontare e superare il colloquio; normativa, regolamento di contabilità, CCNL dei dirigenti; spazio di confronto con i relatori; presentazione del corso “Il metodo dei casi – conquista il tuo successo” e presentazione del percorso gratuito training “Io Dirigente, i miei primi 30 giorni” (a partire da agosto 2019).Il programma e i materiali didattici sono stati predisposti da un team di formatori competenti e qualificati, composto da DS in servizio e quiescenza, DSGA, provveditori e funzionari dell’amministrazione. I seminari gratuiti hanno posti limitati ed è necessario prenotare la propria partecipazione inviando un’email a segreteria@eurosofia.it indicando: nome, cognome, numero telefonico, indirizzo mail, sede di preferenza.Durante ogni workshop, i soli partecipanti registrati riceveranno in omaggio il Manuale di preparazione al superamento della prova orale pubblicato da Simone Editore, curato dalla dott.ssa Annamaria Di Nocera già dirigente scolastico, attualmente componente del Nucleo USR Campania, contenente oltre 300 domande, casi risolti, lingua inglese e informatica.Inoltre, i vincitori del concorso DS potranno partecipare gratuitamente, ad agosto 2019, al percorso di trainingper i dirigenti neoassunti su tutti gli adempimenti “Io dirigente, i miei primi 30 giorni”. Per avere maggiori informazioni è sufficiente contattare 091-7098311/357

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Scuola – Mobilità docenti, partenza col botto: 10 mila domande in 72 ore

Posted by fidest press agency su martedì, 19 marzo 2019

Si tratta in prevalenza di insegnanti che tentano il passaggio fuori provincia: a loro viene riservato il 40% dei posti vacanti. C’è tempo fino al 5 aprile e si prevede un record di richieste. Ma le procedure sui trasferimenti, confermate in toto, diventeranno motivo di respingimento per molti richiedenti. Marcello Pacifico (Anief): Era l’occasione giusta per aprire una fase di mobilità e trasferimenti aperti a tutti coloro che ne abbiano fatto richiesta. Toccherà ai giudici, sollecitati dai ricorsi, dirimere questa e tante altre questioni irrisolte. Partenza col botto per la mobilità 2019 del personale scolastico, regolata quest’anno dal contratto collettivo nazionale e delle relative ordinanze che hanno scandito ufficialmente i tempi di presentazione delle domande: il Miur ha comunicato che nei primi tre giorni di avvio delle procedure, riservate in questa prima fase al personale docente, sono state acquisite 10.888 domande di cui 2.388 confermate. Secondo la rivista specializzata Orizzonte Scuola, ad essere particolarmente interessati a fare proprio uno dei posti assegnati alla mobilità (complessivamente il 50% dei posti vacanti e disponibili, di cui il 40% per i trasferimenti interprovinciali e 10% per i passaggi di ruolo o cattedra), sono i docenti che chiedono il trasferimento interprovinciale.
“A fronte di una situazione così particolarmente d’emergenza, come quella che stiamo vivendo, e tenendo conto del considerevole numero di posti vacanti e disponibili – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief –, alla luce anche della cancellazione degli ambiti territoriali, era l’occasione giusta per aprire una fase di mobilità e trasferimenti aperti a tutti coloro che ne abbiano fatto richiesta. A gridare vendetta sono poi i tanti docenti interessati ai passaggi di ruolo i quali, in base alle residue quote previste nell’ultimo contratto sulla mobilità, potranno vedere attuata la loro richiesta solo in minima parte. Toccherà ai giudici, quindi, dirimere questa e tante altre questioni irrisolte”. Il sindacato ricorda che ci sono anche altri motivi per cui è stato deciso di impugnare il contratto sulla mobilità sottoscritto la scorsa settimana: Anief, infatti, ha deciso di attivare le preadesioni per accantonamento posto Fit 31 dicembre prima dei trasferimenti, per il terzo anno Fit partecipazione trasferimenti, per il servizio nelle scuole paritarie, per la precedenza per assistenza al genitore disabile nei trasferimenti interprovinciali, per il vincolo quinquennale sostegno, per graduatorie interne d’istituto 2019/20 valutazione servizio pre-ruolo per intero e servizio scuole paritarie, per mancato trasferimento ambito/sede richiesta sempre per via di uno o più errori cagionati dal famigerato algoritmo ministeriale.

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In Cibum, la nuova Scuola di Alta Formazione Gastronomica del Mezzogiorno

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 marzo 2019

La scuola di alta formazione di In Cibum si presenta come una risposta molto forte a una reale esigenza del mercato e si propone come soggetto deputato ad incrociare domanda ed offerta di lavoro e far da cerniera con il mondo delle imprese. Inserita in una struttura di 4.000 mq, verrà inaugurata ad aprile a Pontecagnano Faiano, in provincia di Salerno. Cinque i corsi che compongono l’offerta formativa professionalizzante del 2019: Chef IN Formazione, Chef INternazionale, IN Pasticceria, IN Pizzeria e IN Gelateria. IN Cibum si impegna a trovare un lavoro entro un anno. Altrimenti viene rimborsato il 50% dell’iscrizione. Chi, invece, volesse mettersi in proprio, verrà coinvolto in un incubatore da parte dell’area LAB, Laboratorio d’impresa: avrà 12 settimane di tempo per formalizzare un’idea imprenditoriale, capace di stare sul mercato. Uno dei punti di forza di questi percorsi formativi è il corpo docente: professionisti del mondo della gastronomia.

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Scuola: Precariato, è record

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 marzo 2019

Sotto accusa il blocco del doppio canale di reclutamento e dei corsi abilitanti che lascia migliaia di insegnanti abilitati fuori dalle graduatorie ad esaurimento e altrettanti precari storici sempre come supplenti. Anief chiede un intervento urgente per evitare il boom di ricorsi risarcitori in tribunale.Più di 150 mila contratti sono dati in supplenza, molto spesso a docenti non abilitati, ma anche a neo-laureati perché nelle graduatorie ad esaurimento, da cui si assume per il 50% dei posti in ruolo e si affidano in prima istanza le supplenze dagli ex provveditorati, non è più consentito l’inserimento dal 2012 al personale abilitato nonostante siano migliaia i docenti abilitati dallo Stato, e perché prendere una supplenza dalle graduatorie d’istituto, che non sono provinciali, diventa sempre più un terno al lotto quando con le semplici dichiarazioni di messa a disposizione si può presentare domanda in ogni scuola italiana e non nel numero imposto dal Ministero.
Le scuole pubbliche italiane hanno estremo bisogno di insegnanti, per via dei tanti posti vuoti. Il Ministero dell’Istruzione però non vuole affrontare il problema, inserendo nelle graduatorie provinciali i tanti docenti già abilitati e organizzando corsi abilitanti per quelli che da più di tre anni insegnano nelle nostre scuole. I presidi sono costretti a ricorrere alle domande di messe a disposizioni pervenute ai singoli istituti come ha riportato il quotidiano La Repubblica denunciando le quasi 11 mila supplenze, alcune annuali, che nell’anno in corso sono state assegnate a “supplenti fai da te” che “non risultano iscritti in nessuna graduatoria ufficiale, né in quelle provinciali ad esaurimento né in quelle d’istituto”.
In Italia ci sono sempre più aspiranti docenti che lavorano “in molti casi fino al 30 giugno, grazie al loro spirito di intraprendenza. Anche con la sola laurea”, dopo avere presentato al dirigente scolastico una semplice “messa a disposizione”: è una condizione inusuale, che porta “la scuola italiana indietro di 70 anni”.
“Alla politica di smantellamento delle liste dei precari storici – scrive La Repubblica – sono state affiancate dal 2008, con la riforma Gelmini, almeno altre tre nuove riforme del reclutamento che però sono andate a rilento e sono state modificate a ogni cambio di governo”. I supplenti in servizio nelle scuole italiane hanno raggiunto nel 2018/19 la stratosferica cifra di 164mila unità: quasi uno ogni cinque docenti in cattedra. E l’anno prossimo andrà peggio.”
Bisogna consentire anche ai tanti precari con 36 mesi di servizio di conseguire l’abilitazione o di essere assunti direttamente dalle stesse graduatorie d’istituto da trasformare in provinciali.

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Firenze. Un inedito gioco da tavolo e un nuovo progetto educativo nella scuola

Posted by fidest press agency su domenica, 17 marzo 2019

Primaria per far conoscere, in modo ludico e divertente, i pericoli della contraffazione anche ai bambini. Quello che parte domani in via sperimentale in tre classi della scuola Vittorio Veneto di Firenze e che il prossimo anno scolastico sarà esteso agli istituti dell’area metropolitana che ne faranno richiesta, è l’unico progetto in Italia per sensibilizzare, giocando, gli studenti della scuola primaria sui rischi di utilizzare oggetti contraffatti. A presentarlo, di fronte a una cinquantina di bambini, sono stati la vicesindaca e assessora all’educazione Cristina Giachi, il presidente della Camera di Commercio di Firenze Leonardo Bassilichi, il presidente del Comitato lotta alla contraffazione Franco Baccani e la dirigente scolastica dell’Istituto comprensivo Centro storico Pestalozzi Carla Busconi.
In ogni classe ci saranno due incontri: nel primo si spiegherà, semplicemente e attraverso attività di gruppo, che cos’è la contraffazione, il secondo incontro servirà per far familiarizzare i bambini con il gioco SCaccia il falso, in vista delle Olimpiadi dell’anticontraffazione che si svolgeranno la mattina del 17 aprile in Camera di Commercio di Firenze. Alle Olimpiadi i bambini della primaria giocheranno tutti insieme a SCaccia il falso: arbitri saranno studenti delle scuole superiori che a loro volta parteciperanno a un contest presentato da Lorenzo Baglioni dove saranno votati i migliori video realizzati durante l’anno scolastico per sensibilizzare sugli oggetti contraffatti.
Ma come si gioca a SCaccia il falso? Realizzato da Camera di Commercio di Firenze insieme alla Giochi Briosi di Firenze, l’obiettivo, abbinando delle carte, è aprire un negozio con alcuni prodotti, che possono essere contraffatti, di scarsa qualità o di pregio. La mascotte Sherl’Occhio vigila sulle carte e può costringere a penitenze o sequestrare la merce contraffatta. Il gioco, adatto a bambini sopra gli otto anni, può coinvolgere dai tre ai sei giocatori e ogni match dura da 25 a 35 minuti; per dodici mesi non sarà in vendita, ma donato alle classi che parteciperanno al progetto; nel 2020 inizierà a essere distribuito nei negozi di giocattoli.Giocare insieme per dire no ai falsi

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Scuola: Sicurezza negli istituti

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 marzo 2019

Il giovane sindacato che tutela i dirigenti scolastici si è sempre battuto affinché venga superata la vacatio legislativa sul tema della sicurezza. Marcello Pacifico (Udir): Attualmente l’edilizia scolastica italiana non gode di buona salute e proprio per questo abbiamo il dovere morale e civico di salvaguardare i templi della conoscenza ove quotidianamente operano i lavoratori della scuola e i nostri studenti a cui va dato un esempio virtuoso di efficienza e funzionalità.La proposta presentata il 7 agosto 2018 ha richiamato gli obblighi di cui all’art. 1 del R.D. 18 giugno 1931 n. 773 cui sono tenuti gli uffici Prefettizi per la tutela della sicurezza e la salvaguardia dell’incolumità della vita umana. Sarà costituita una commissione provinciale di cui faranno parte oltre i tecnici dell’ufficio dell’ente locale, componentistica tecnica di coloro i quali oggi sono chiamati come organi di vigilanza. In sintesi il Prefetto per ogni provincia dovrà nominare ad inizio di ogni anno scolastico un gruppo di esperti denominato “Commissione Prefettizia Provinciale Pubblica Istruzione” quale gruppo di funzionari direttivi tecnici scelti tra i VVF, il Genio Civile, l’ASP, l’Ispettorato del Lavoro, USR e ufficio tecnico dell’ente locale con il compito di eseguire sopralluoghi all’interno ed all’esterno di ogni plesso scolastico di pertinenza per verificare le condizioni di fruibilità e agibilità dei locali ad uso scolastico, relazionando formalmente al dirigente scolastico e contestualmente certificando il regolare avvio delle attività didattiche. Inoltre, novità assoluta, si darà vita alla nascita di una nuova figura professionale: il Valutatore delle interferenze quale professionista abilitato, regolarmente iscritto all’Ordine di appartenenza ed avente il compito di redigere e valutare i rischi interferenziali (D.U.V.R.I.) di cui all’art. 26 comma 3/ter del presente decreto, quando vi è una sola impresa che esegue lavori straordinari a scuola senza CSE.Questa proposta, in linea con quanto sempre richiesto da Udir, mira a dare una svolta epocale al sistema di gestione della sicurezza a scuola, senza oneri a carico dello Stato, poiché si utilizzeranno le risorse degli uffici che già fanno ispezioni nelle scuole per le tante carenze esistenti, ma saranno queste commissioni tecniche a individuare tutte quelle problematiche che potrebbero innescare criticità irreversibili e che potranno in tempo utile essere arrestate con la preventiva inibizione o con le misure che si riterranno opportune a seconda dei casi.

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Il nuovo segretario del Pd riparte dalla Scuola

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 marzo 2019

Per il nuovo leader del Partito Democratico la formazione dei giovani è fondamentale e bisogna creare “luoghi dove si chiede alle persone non dopo i fatti, ma prima”. Marcello Pacifico (Anief): Voltare pagina significa cancellare allora tutti quei provvedimenti voluti dallo stesso Pd contro il volere del 99% degli italiani. Ma anche farsi carico di assumere i precari abilitati e i non abilitati con 36 mesi di supplenze, senza passare per i concorsi. Significa pagare il personale con stipendi adeguati, almeno pari all’inflazione, mandare in pensione il personale, sottoposto a forme di stress non indifferente e quindi di patologie, attraverso i parametri dell’Ape Social. Significa non fermarsi agli attuali investimenti, quasi un punto sotto la media Ue. Rimettere la scuola, principale arma di lotta alle disuguaglianze, al centro dell’agenda di chi governa il Paese: è uno dei passaggi centrali di Nicola Zingaretti, governatore del Lazio e neo-segretario del Partito Democratico, eletto lo scorso 4 marzo con una netta maggioranza di due terzi dei votanti. L’impegno è stato preso da Zingaretti, ricorda Tuttoscuola, già nel corso della breve campagna di presentazione del suo programma in vista delle ‘primarie’ che ha poi vinto a mani basse.
Nel Pd tira aria di rinnovamento: sempre il nuovo segretario ha dichiarato di avere “avuto il coraggio di dire ora voltiamo pagina, ora le parole chiave sono cambiare e unità: il popolo è stanco delle divisioni, dei litigi e di vivere in un eterno presente o peggio nel passato”. Zingaretti ha detto quindi di volere “sbaraccare il Nazareno e ricostruire, aprire una nuova e bella sede con una libreria al piano terra”. È giunto il tempo di aprire “porte e finestre per costruire un partito totalmente diverso. Costruiremo forum tematici anche per chi non è iscritto al Pd”. L’obiettivo del nuovo leader del Pd è creare “luoghi dove si chiede alle persone non dopo i fatti, ma prima”. Anief accoglie con favore le parole di rinnovamento espresse da Nicola Zingaretti. Perché l’errore capitale del Partito Democratico, durante il suo mandato al governo, è stato proprio quello di non avere ascoltato i cittadini. Le vicende che hanno contrassegnato la scuola, con la riforma Renzi-Giannini imposta nel 2015, attraverso la legge 107, è l’emblema di un partito guidato dal suo egocentrismo e privo di qualsiasi confronto con chi vive la scuola ogni giorno: essere riusciti nell’impresa di convincere quasi un milione di persone, tra docenti, personale, genitori e studenti, a scendere contemporaneamente in piazza per dire no alle riforme, per poi tirare dritto e approvarle una ad una, ha rappresentato la condanna del Pd. La scuola è per definizione luogo di confronto, di dialettica, di scambio: non può essere un concentrato di regole da imporre e da eseguire.

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Obbligatorietà delle vaccinazioni per l’accesso a scuola

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 marzo 2019

Si è resa necessaria perché la continua disinformazione sul tema delle vaccinazioni, subita negli anni scorsi, ha determinato nei genitori un diffuso stato di incertezza sul loro grande beneficio e un conseguente pericoloso abbassamento delle coperture vaccinali.Il Board del Calendario Vaccinale per la Vita (SIP – Società Italiana di Pediatria, SItI – Società Italiana di Igiene, FIMP – Federazione Italiana Medici Pediatri, FIMMG – Federazione Italiana Medici di Medicina Generale), vedendo riaccendersi il dibattito sul tema, è al fianco dell’On. Giulia Grillo, medico e Ministro della Salute, per sostenere ogni azione utile a favorire le migliori condizioni in termini di sicurezza della frequenza scolastica per tutti i bambini ed in particolare per quelli affetti incolpevolmente da patologie che hanno reso controindicata la vaccinazione e che li espongono a gravissimi rischi qualora contraessero malattie per le quali è attualmente prevista la vaccinazione per l’accesso scolastico.L’inclusione scolastica è un diritto di tutti i bambini e tutti i genitori hanno il dovere di assumere comportamenti di responsabilità tutelando i propri figli dal rischio di contrarre gravi malattie prevenibili da vaccini, mettendo al contempo in sicurezza anche la salute dei bambini più fragili (quelli che hanno difetti congeniti del sistema delle difese), che rischiano complicanze gravissime e morte se un compagno non vaccinato per motivi ideologici trasmette loro infezioni come morbillo, varicella o pertosse.Invece di instillare ancora dubbi nella popolazione o consentire comportamenti opposti alle raccomandazioni derivanti dalle evidenze scientifiche, pericolosi e contrari alla legge, è importante, oggi più che mai, educare ad assumere comportamenti individualmente e socialmente corretti e civili.

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Scuola– Stipendi: in Italia persi mille euro di potere d’acquisto negli ultimi sette anni

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 marzo 2019

Negli anni trenta, un maestro guadagnava il triplo di un operaio, la metà di un senatore. Oggi, lo stipendio base di un professore è più basso di un dipendente del settore privato, dieci volte inferiore a quello di un deputato. Ecco le ragioni della perdita di un prestigio sociale che deve essere recuperato. Pacifico: Il Governo provveda subito stanziando gli 8 miliardi di risparmi di spesa realizzati sulla scuola per il rinnovo del contratto, come prevede la legge, così da cominciare a invertire la rotta. I numeri, desolanti, sono stati pubblicati in queste ore con il rapporto della Fondazione Di Vittorio, think tank, che ha messo a confronto le retribuzioni medie dei lavoratori dipendenti italiani con quelle del passato, paragonandole agli altri grandi Paesi europei: è tutto dire che in Germania, nello stesso periodo, la media d’incremento è positiva, pari a 3.825 euro. Marcello Pacifico (Anief): Oltre tre milioni di dipendenti pubblici non possono attendere un altro anno per vedere in busta paga un aumento degno di questo nome. Se, davvero, vuole essere quello attuale il Governo del Cambiamento, il Ministro Bongiorno convochi il tavolo per segnale l’accordo quadro, certificare la nuova rappresentatività, e stanzi il 30% dei risparmi di spesa sulla scuola previsto dalla legge 133/08 (circa 8 miliardi) per rinnovare il contratto a un milione di insegnanti. Noi come Anief siamo pronti a firmare a queste condizioni subito. Mille euro di potere d’acquisto negli ultimi sette anni: è la perdita degli stipendi dei lavoratori italiani per effetto del blocco contrattuale tra il 2008 e il 2016 e del mancato recupero dell’inflazione nell’ultimo triennio per più di 3 milioni di dipendenti pubblici, cifra che fa ancora più rabbia quando si scopre che nello stesso periodo in Germania e Francia gli stipendi medi già più alti sono invece ulteriormente saliti. E a nulla giova fare paragoni con il passato quanto al tempo del ventennio un maestro guadagnava dalle 9 alle 14 mila lire, rispetto alle 4 mila di un operaio e alle 24 mila di un senatore. Oggi un insegnante neo-assunto nella scuola media prende 1.250 euro a fronte di un salario di 1.650 di un operaio specializzato e di uno stipendio onnicomprensivo di indennità e rimborsi dieci volte tanto di un onorevole. Per questo, i docenti italiani ritengono di aver perso prestigio sociale dal dopoguerra ad oggi. Entrando nel dettaglio, scrive La Repubblica sul rapporto nazionale, nella nostra Penisola dal 2001 al 2017 c’è stata una sostanziale “stazionarietà” dei salari, mentre dal 2010 al 2017 si è verificata una perdita di 1.059 euro, circa il 3,5 per cento. Basta dire che se nel 2010 la retribuzione media in Italia era di 30.272 euro nel 2017 è scesa a quota 29.214. Così, possiamo comprare 1.000 euro di beni e servizi in meno.In Germania e in Francia le cose sono andate ben diversamene. Il lavoratore dipendente tedesco nel 2010 godeva già in media di una retribuzione lorda più alta di quello italiano, collocandosi a quota 35.621 e nel 2017 è salito di ben 3.825 euro quota 39.446 euro. Anche il lavoratore francese nel 2010 guadagnava di più del nostro – era a quota 35.724 – e nel 2017 porta a casa il 5,3 per cento in più collocandosi a 37.622 euro.Ma perché questo gap? A parte la presenza dei cosiddetti contratti “pirata” che tengono i salari sotto al minino, l’analisi della Fondazione Di Vittorio ha puntato l’indice soprattutto sul part time e i lavori discontinui, che la metodologia Ocse include nella rilevazione sommandoli e riconducendoli “virtualmente” a prestazioni full time. Inoltre, scende la quota di dirigenti e di professioni tecniche: nell’ultimo ventennio, le alte qualifiche si sono ridotte di 7 punti percentuali, mentre sono aumentate di 2 punti percentuali le professioni di livello più basso.

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Scuola: Supplentite eterna

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 marzo 2019

Replica del presidente nazionale Anief al titolare dell’Istruzione, il quale punta tutto sui concorsi: per il sindacalista, l’inserimento nelle ex graduatorie permanenti ha evitato in passato la condanna dell’Italia da parte della Commissione UE. Lo dice la Consulta e lo conferma la Cassazione. E Bussetti lo sa bene. Spieghi a settembre alle famiglie che non avranno i docenti in molte scuole della primaria del Nord chi insegnerà ai loro figli: la colpa, a quel punto, non sarà certo dei presidi che impazziranno con le graduatorie d’istituto per chiamare una maestra. Sui concorsi poi, sarebbe bello vedere assunti almeno i vincitori e perché no anche gli idonei, visto che in Sicilia dopo tre anni in 700 hanno vinto soltanto una promessa. “Basta graduatorie, se passi il concorso sei dentro”: è questo il principio base che governa le assunzioni dell’attuale amministrazione scolastica. Lo ha detto di recente il Ministro dell’Istruzione a Panorama, riferendosi alle cosiddette “graduatorie ad esaurimento”, finora utilizzate per il 50% delle immissioni in ruolo annuali. Solo che, ricorda oggi Orizzonte Scuola, per la “secondaria sono quasi vuote, mentre per la scuola di infanzia e primaria i risultati saranno noti in estate, dopo le sentenze di merito sui diplomati magistrale” conseguenti all’ultima espressione dell’adunanza plenaria del Consiglio di Stato sui maestri con diploma magistrale. C’è da dire che le graduatorie ad esaurimento saranno aggiornate nelle settimane seguenti e che con la possibilità di cambiare provincia potrebbero esserci dei “rimescolamenti” anche per le prossime immissioni in ruolo. Ma è pure vero che dei circa 60 mila precari attuali, proprio per via dell’estromissione dei diplomati magistrale, ne rimarranno solo un terzo. Come tutti gli altri abilitati – a partire dai laureati in Scienze della formazione primaria, passando per coloro che hanno terminato i corsi Pas, Tfa, Ssis, Afam, Cobaslid e tutti gli altri tramite precedenti concorsi, quindi anche della scuola secondaria – si ritroveranno relegati in seconda fascia d’Istituto. Proprio mentre il fabbisogno di cattedre e di turnover cresce. Per superare il precariato, il Ministro Marco Bussetti sostiene che il Governo ha avviato alcune procedure concorsuali, a partire da quella straordinaria per il primo ciclo su posto comune e di sostegno, passando per il concorso ordinario per infanzia e primaria e il concorso ordinario della scuola secondaria. Peccato che queste, ricorda sempre la stampa specializzata, non potranno comunque concludersi per le assunzioni 2019/20. Per questi ultimi due, gli ordinari, gli assunti saranno 140mila, di cui 100mila su materia e 40mila su sostegno, anche se lo stesso Bussetti non specifica in quanti anni. Nelle intenzioni del Ministro, quindi, esaurite le liste delle graduatorie ad esaurimento, il concorso rimarrà l’unico canale per l’accesso al ruolo. Infine, il concorso torna ad essere abilitante, ossia chi supera le prove ma non rientra nel numero dei posti a bando ottiene l’abilitazione all’insegnamento, che potrà sfruttare nella seconda fascia delle graduatorie di istituto o per l’insegnamento nelle scuole paritarie.
Le collocazioni di oltre 100 mila precari nelle graduatorie d’Istituto, replica l’Anief, possono al massimo garantire le supplenze e non di certo la stabilizzazione. Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale del giovane sindacato, “pensare di risolvere il problema annoso della supplentite solo con i concorsi significa avere una prospettiva miope del precariato scolastico. Perché basterebbe essere un minimo obiettivi ed ammettere che l’inserimento nelle ex graduatorie permanenti ha evitato in passato la condanna dell’Italia da parte della Commissione UE: non lo sosteniamo solo noi, ma lo dice la Consulta e lo conferma la Cassazione. Anche il Ministro lo sa bene”. “Lo stesso Bussetti – continua il sindacalista autonomo – spieghi a settembre alle famiglie che non avranno i docenti in molte scuole della primaria del Nord chi insegnerà ai loro figli. Perché nelle graduatorie provinciali non ci sarà più nessuno. La colpa, a quel punto, non sarà certo dei dirigenti scolastici, anche loro vittime di questo sistema assurdo, che impazziranno con le graduatorie d’istituto per chiamare una maestra che non c’è. Sui concorsi poi, sarebbe bello vedere assunti almeno i vincitori e perché no anche gli idonei, i quali si dovranno invece accontentare dell’abilitazione che apre solo alle supplenze. Basta vedere quello che è accaduto in Sicilia: dopo tre anni di attesa, in 700 hanno vinto soltanto una promessa e chi non sarà assunto – conclude Pacifico – si ritroverà in mano il nulla”.

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Scuola: Assunzioni, il piano straordinario 2015/16 falsato dall’algoritmo

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 marzo 2019

L’ammissione del Ministro dell’Istruzione sugli errori commessi dal Miur non coincidono con un’azione risolutiva. Marcello Pacifico (Anief): Il Ministro chieda al Parlamento una modifica della norma che preveda un nuovo trasferimento straordinario su tutto l’organico dell’autonomia a partire dal prossimo anno scolastico. Quando si comprendono gli errori da parte anche di altri che ti hanno preceduto non basta ammetterli, ma bisogna assolutamente trovare soluzioni adeguate. Anief conferma i ricorsi per avvicinare quei docenti a casa
Il piano straordinario di assunzioni dei docenti del 2015/16 prodotto dal Governo Renzi non poteva funzionare. A distanza di tre anni, l’ammissione sulle procedure che hanno portato decine di migliaia di precari ad essere immessi in ruolo fuori regione, a centinaia di chilometri da casa, pur in presenza di posti liberi nelle loro province, arriva dall’attuale Ministro dell’Istruzione. Il quale in un’intervista a Panorama dice: “Sa quanto ho impiegato a capire che non funzionava?…. Dieci secondi”. La rivista Orizzonte Scuola dice oggi che su quella mobilità a carattere nazionale decisa da un algoritmo impazzito, i cui parametri di adozione non furono mai resi pubblici, pesa anche il giudizio derivante da una perizia tecnica conclusa nel 2017, che ha definito “Confuso, lacunoso, ampolloso, ridondante, elaborato in due linguaggi di programmazione differenti, di cui uno risalente alla preistoria dell’informatica, costruito su dati di input gestiti in maniera sbagliata”. Ora, dinanzi a tali certezze, ci si sarebbe aspettati non solo una presa di coscienza del Miur, ma anche l’adozione di provvedimenti adeguati. Solo che l’amministrazione non è voluta andare oltre a delle quote allargate sui trasferimenti fuori provincia dei docenti, introdotte con il contratto sottoscritto a dicembre sulla mobilità del personale: per l’anno scolastico 2019/20 sono stati previsti il 40 % di trasferimenti interprovinciali e il 10% di passaggi di ruolo; per il 2020/21, il 30% di trasferimenti interprovinciali e il 20% di passaggi; per il 2021/22, il 25% di trasferimenti interprovinciali e il 25% di passaggi. Si è preferito, in pratica, dare solo un’opportunità ai tanti insegnanti ancora non rientrati nella terra d’origine. Lo stesso ministro dell’Istruzione ha ammesso: “Non è ancora finita… ci vorranno tre anni”. Preso atto dei tempi ancora lunghi, il M5S, attraverso il primo firmatario Marilotti, ha fatto partire un’interrogazione, “per chiedere al Ministro se intenda assumere urgenti iniziative al fine di consentire il rientro stabile nei luoghi di origine dei docenti del Sud che con la Buona Scuola hanno ottenuto il ruolo nelle province del Nord”. Per Anief, il Miur doveva prendere in mano la situazione: secondo il suo presidente nazionale, Marcello Pacifico, visto che l’errore dell’amministrazione è stato evidente, “giunti a questo punto deve intervenire il Ministro Marco Bussetti chiedendo in Parlamento una modifica della norma che preveda un nuovo trasferimento straordinario su tutto l’organico dell’autonomia a partire dal prossimo anno scolastico”. “Ancora di più – continua il sindacalista autonomo – perché ci troviamo in presenza di un alto numero di posti vacanti e disponibili, che coincide pure con l’abolizione degli ambiti territoriali. Come Anief, lo chiediamo a gran voce ad un’amministrazione che non può continuare a comportarsi in modo pilatesco. Quando si comprendono gli errori da parte anche di altri che ti hanno preceduto non basta ammetterli, ma bisogna assolutamente trovare soluzioni adeguate”, richiama il presidente Marcello Pacifico, il quale invita anche l’amministrazione scolastica a “predisporre dei corsi abilitanti per il personale di ruolo presso gli ex provveditorati per agevolare i passaggi di ruolo secondo le quote annualmente previste nell’ultimo contratto sulla mobilità”.

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Scuola: Il Ministro Bussetti conferma gli organici dell’anno scorso

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 marzo 2019

Mentre prosegue l’operazione verità dell’Anief nelle scuole, grazie all’azione delle Rsu, al Miur forniscono un’informativa ai sindacati dove si conferma la fictio sugli organici, specie quelli in deroga di sostegno. L’ufficio legale del giovane sindacato è già sul piede di guerra perché non sono state rilevate le effettive esigenze. Marcello Pacifico (Anief): Ecco perché i precari continuano a ricorrere al giudice del lavoro per chiedere i risarcimenti dovuti all’abuso dei contratti a termine. Continua la farsa sugli organici della scuola: lo ha fatto sapere il Miur ai sindacati, confermando anche per il prossimo anno scolastico i 48.812 posti di “potenziamento”, introdotti con la riforma Buona Scuola voluta dal Pd, ma soprattutto i 50 mila posti in deroga su sostegno che costringeranno gli uffici scolastici ad assegnarli ai supplenti, dopo non averli considerati utili nemmeno per i trasferimenti. L’organico fermo non si comprende, inoltre, se pensiamo che lo stesso Ministero ha assicurato che da settembre ci saranno 2.000 posti in più per il tempo pieno, voluti dal governo come inizio di un’inversione di tendenza, a cui si aggiungono altri 1.169 posti per l’introduzione della riforma nel II anno dei nuovi Istituti Professionali, che ha portato una maggiorazione delle attività scolastiche laboratoriali, più 400 posti di Strumento musicale, a seguito dei nuovi quadri orari con all’interno la reintroduzione dell’ora di strumento cancellata inopinatamente dal Miur e fatta ripristinare grazie all’azione in tribunale dei legali Anief. In attesa dei dettagli che il Miur fornirà con la circolare annuale sugli organici, di prossima pubblicazione, come riferisce oggi Orizzonte Scuola, Anief ricorda che sono passati quattro anni dalla riforma della “Buona Scuola” che ai sensi del comma 68 della Legge 107/2015 istituiva l’organico dell’autonomia, nel quale far confluire i posti comuni, i posti per il sostegno e i posti per il potenziamento dell’offerta formativa, di cui all’art. 1, comma 63, L. 107/2015. E molti di quei posti continuano ad essere utilizzati in modo errato; infatti, il sindacato continua a raccogliere lamentele, incentrate sul fatto che le attività di potenziamento previste dal Ptof sono state messe da parte a vantaggio delle supplenze e di attività non previste dalla legge, come la partecipazione alterna ai consigli di classe o interclasse e gli scrutini.
Il problema delle cattedre non collocate come dovrebbero è tuttavia ampio. Ci sono moltissimi posti in organico di fatto, forzatamente tenuti in quella nicchia anche se poi si tratta di posti vacanti a tutti gli effetti, quindi da collocare in organico di diritto. C’è poi il vulnus delle 50 mila cattedre su sostegno, che attraverso la Legge 128 del 2013 continuano a rimanere tali, non considerati utili né per le immissioni in ruolo né per la mobilità, continuando a determinare il “balletto” dei docenti che fanno didattica speciale e che ogni anno, anche più volte l’anno, sono costretti a cambiare scuola, andando a determinare seri problemi alla continuità didattica e al diritto allo studio degli alunni con disabilità certificata. È questo il quadro desolante che il Ministero dell’Istruzione ha appena annunciato di confermare anche per il prossimo anno scolastico, mentre l’ufficio legale dell’Anief ribadisce di andare avanti con le impugnazioni in tribunale, proprio perché alla base delle scelte dell’amministrazione continuano a non essere rilevate le effettive esigenze di assegnazione degli organici. Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “i precari fanno bene a ricorrere al giudice del lavoro per chiedere i risarcimenti dovuti all’abuso dei contratti a termine: non è giusto soccombere a delle logiche che continuano solo ad assecondare i bisogni di fare cassa dal Miur. Mentre i diritti dei lavoratori con meno certezze, quali sono appunto i precari, continuano ad essere sistematicamente calpestati”. Anief conferma, quindi, la volontà di fare ricorso al giudice del lavoro per ottenere il risarcimento a seguito di illecita reiterazione dei contratti a termine durante il periodo di precariato: il ricorso è rivolto a docenti e Ata precari e di ruolo che hanno svolto da precari almeno 36 mesi di servizio in scuola statale su posto vacante e disponibile. Possono aderire docenti e Ata di ruolo che abbiano prestato, da precari, almeno 36 mesi di servizio su posto vacante e disponibile in scuola statale. Possono aderire anche docenti e Ata delle province di Trento, Bolzano e Aosta. Per gli iscritti al sindacato il ricorso è gratuito.

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