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Posts Tagged ‘scuola’

Scuola: Nuovo anno, la Ministra predica bene ma servono aumenti e organici veri

Posted by fidest press agency su mercoledì, 23 agosto 2017

valeria-fedeliIl sindacato accoglie con favore le dichiarazioni odierne della Fedeli sull’intenzione di ottenere risorse aggiuntive per il rinnovo contrattuale, rivedere il sistema premiale, ridurre il precariato, sbloccare gli scatti e adeguare gli stipendi dei presidi a quelli degli altri dirigenti pubblici: sono punti condivisibili, ma a patto che si traducano in fatti concreti che superino i troppi scogli oggi ancora presenti. Marcello Pacifico (Anief-Cisal-Confedir): I dipendenti della scuola con gli auguri della Fedeli non fanno la spesa. Perché il loro stipendio negli ultimi dieci anni ha perso il 20%: i Governi non si sono limitati a bloccare i contratti, ma anche a congelare quell’indennità di vacanza contrattuale che avrebbe permesso di tenere botta almeno all’inflazione. Prima di pensare al merito, vanno riallineate le buste paga. E non con gli 85 euro lordi accordati, ma 210 euro mensili netti. Capitolo supplenti: l’anno prenderà il via con un posto da docente su otto affidato a incaricati annuali. Inoltre, un posto su tre delle 52mila assunzioni che si sarebbero dovute effettuare quest’anno andranno persi, sia per il mancato spostamento nelle GaE di chi sta in seconda fascia d’istituto, sia per la severità delle commissioni del concorso. Non dimentichiamo il personale Ata, per il quale si sono accordate solo la metà dei posti del turn over, con decine di migliaia di posti mascherati, come per i docenti, sull’organico di fatto anziché in quello di diritto, e le segreterie ingolfate dal lavoro-extra prodotto dal decreto vaccini. Sugli scatti, va trovato il modo per reintrodurre il primo scaglione, cancellato con il consenso degli altri sindacati: come pure va ricordata la posizione dei tribunali, favorevoli all’assegnazione anche al personale precario. Per i dirigenti scolastici è terminato il tempo degli annunci: occorre assegnare un Fun adeguato, introdurre la Ria pure a favore degli assunti dopo 2001, raddoppiare lo stipendio tabellare. Ci sono 2mila dirigenze scoperte, per colpa del Miur che continua ad annunciare il concorso ma poi non lo bandisce.

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Scuola-Precariato: sfuma una assunzione su tre perché i candidati sono stati “congelati” dal Miur

Posted by fidest press agency su domenica, 20 agosto 2017

scuolaDalle Regioni continuano a giungere i dati sulle immissioni in ruolo effettivamente realizzate a fronte delle 51.773 totali: risultano appena 2.371 i docenti assunti in Emilia Romagna, ma i posti di ruolo messi a disposizione dal Miur erano 3.668. Sono tutte cattedre destinate a rimanere senza un docente fisso e che saranno ricoperte da supplenti. Il motivo è che il contingente di posti messo a disposizione riguarda anche materie, come la matematica e le scienze alle medie e alle superiori e il sostegno, dove le graduatorie, sia GaE che GM, sono rimaste senza candidati. I quali, però, sono quasi sempre presenti nelle graduatorie d’istituto. Solo che chi amministra la scuola si è impuntato a tenerli bloccati e a sottoporli, con il nuovo reclutamento, a una nuova lunga tornata formativa che li porterà in cattedra non prima di diversi anni. Così, la continuità didattica rimarrà un miraggio e si andrà pure a ingrossare il già alto numero di supplenze. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Se anche nelle altre regioni si dovesse confermare questo trend di mancate immissioni in ruolo, si rischia di vedere sfumare tra le 15mila e le 20mila assunzioni a tempo indeterminato, facenti capo alle quasi 52mila fissate dal Miur. Considerando che ad oggi abbiamo almeno 90mila supplenze annuali sicure, di cui la metà su sostegno, andranno pure vanificate le 16mila cattedre spostate quest’anno dall’organico di fatto a quello di diritto, ritrovandoci a settembre con più supplenze annuali dell’anno scorso. A quel punto, il piano di cancellazione delle supplentite, predisposto dal Governo Renzi, non sarà più alle corde, ma avrà mostrato tutta la sua pochezza. Altro che programmazione delle immissioni in ruolo per categorie inventate da qualcuno e chiusura delle GaE in breve tempo: la verità è che se lo Stato continua a chiamare i supplenti su posti liberi, anche per il personale Ata, allora è giusto che paghi il danno erariale allo Stato comminato dai giudici per violazione della normativa europea. Una pratica sempre più comune.

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Come saranno scelti e formati i nuovi insegnanti? Arriva il decreto Miur che crea graduatorie inutili

Posted by fidest press agency su venerdì, 18 agosto 2017

ministero-pubblica-istruzioneSi delinea il lungo percorso che, dalla pubblicazione del bando sino all’effettiva immissione in ruolo, comporterà non pochi anni d’attesa prima di assistere a vere e proprie immissioni in ruolo: potranno essere 4-5 anni per i soli laureati, almeno un paio per gli attuali abilitati all’insegnamento. Il docente vincitore di concorso, anche riservato, inoltre, rimarrà a lungo precario. Anzi, il paradosso è che oggi guadagna di più di quello che andrà a percepire, all’inizio, con il nuovo modello formativo-selettivo. Inoltre, fino all’ultimo momento potrà essere considerato non più idoneo alla professione. Per il sindacato è illegittimo cancellare da Graduatoria ad Esaurimento o di Merito chi ha un contratto a tempo determinato: questi docenti, sempre con titoli e 36 mesi di servizio, come ci dice l’UE dal 1999, andavano assunti subito. Sono laureati, selezionati, abilitati. E per quelli che non lo sono, bastava riconoscere loro un anno di corso accademico per confermare l’abilitazione che hanno conseguito nel campo. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Perché inventare nuove graduatorie per assumere qualcuno con tre anni di ritardo? Ancora di più perché i destinatari sono già collocati in graduatorie ben definite. Lo svolgere un contratto da supplente a stipendio iniziale dopo essere stato inserito nelle Grame non equivale poi all’assunzioni nei ruoli. Come è assurdo bandire nuovi concorsi riservati, quando un terzo dei posti destinati alle prossime assunzioni andrà vacante per il mancato aggiornamento e la chiusura delle GaE. È una decisione illogica, che allontana l’Italia dalle sentenze della Suprema Corte di Giustizia Europea: il modello escogitato non tiene conto nemmeno delle migliaia di espressioni dei giudici del lavoro che condannano lo Stato italiano al risarcimento danni e al pagamento degli scatti automatici anche ai precari, oltre al fatto che la questione dei risarcimenti è tornata proprio in questi giorni a Lussemburgo per un nuovo esame.Anief, pertanto, invita il personale non assunto ad aderire ai ricorsi per la stabilizzazione, gli scatti di stipendio non percepiti e anche per il conferimento dei mesi estivi non corrisposti: per maggiori informazioni ed eventualmente aderire cliccare qui.Diventano operative le nuove procedure che dal prossimo anno, dopo un lungo iter selettivo-formativo, porteranno in cattedra i nuovi insegnanti della scuola pubblica: il Miur ha infatti pubblicato, in questi giorni, attraverso il D.M. n. 616 del 10 agosto 2017, le modalità di acquisizione dei crediti formativi universitari e accademici di cui all’art. 5 del decreto legislativo 13 aprile 2017 n. 5 per accedere ai concorsi a cattedra. I percorsi formativi, illustra l’articolo 3 del D.M., consistono in attività formative e relativi esami per un totale di 24 crediti relativi a precisi ambiti disciplinari: pedagogia, pedagogia speciale e didattica dell’inclusione; psicologia; antropologia; metodologie e tecnologie didattiche generali: “Ciascun percorso – si legge ancora nel D.M 616 – è articolato in modo che ogni studente acquisisca i 24 crediti garantendone comunque almeno sei in almeno tre dei quattro ambiti disciplinari”.
L’accesso alla nuova fase selettiva-formativa prevede anche il progressivo reclutamento degli attuali precari con almeno 36 mesi di supplenze svolte. “Per i docenti abilitati e specializzati – riassume Orizzonte Scuola – il percorso, che condurrà all’immissione in ruolo, consiste nella partecipazione ad una procedura concorsuale per soli titoli (bandita entro febbraio 2018) e un colloquio non selettivo. Il colloquio è di natura didattico-metodologica e non prevede un punteggio minimo. I docenti partecipanti saranno graduati, in una graduatoria regionale di merito ad esaurimento, sulla base dei titoli e della valutazione del colloquio (che peserà per il 40% rispetto ai titoli). L’ammissione alla graduatoria regionale di merito avviene a domanda degli interessati. Dalla predetta graduatoria i docenti saranno poi ammessi, per scorrimento, ad un percorso di un solo anno corrispondente al terzo del percorso FIT (formazione iniziale e tirocinio), superato il quale potranno accedere al ruolo”. Inoltre, “la partecipazione alla procedura concorsuale è consentita in un’unica regione per tutte le classi di concorso o tipologie di posto per le quali sia abilitato o specializzato. Non possono partecipare alla procedura i docenti di ruolo”.Il percorso concorsuale e formativo si prevede decisamente più complesso ed esteso, invece, per chi non è in possesso dell’abilitazione all’insegnamento ma solo di laurea magistrale: “Per i docenti non abilitati con almeno 3 anni di servizio – continua la rivista – è previsto un concorso riservato, consistente in una prova scritta e una orale, vinto il quale si viene ammessi (con le dovute deroghe relative agli anni di frequenza e ai crediti da acquisire) al percorso di formazione iniziale, tirocinio e inserimento nella funzione docente (FIT), svolgendo il primo e il terzo anno. Superato il percorso FIT si accede al ruolo”. Anche in questo caso, “la partecipazione alla procedura concorsuale è consentita in un’unica regione per tutte le classi di concorso o tipologie di posto per le quali abbia maturato un servizio di almeno un anno, fermo restando il requisito complessivo dei tre anni”. Sempre per i non abilitati, inoltre, si prevede che “al termine del terzo anno del percorso, previo superamento dell’esame finale, si accederà al ruolo. La scelta dell’ambito scolastico definitivo di assegnazione del docente al momento dell’accesso al ruolo è effettuata dagli interessati nell’ordine della graduatoria stilata in base al punteggio conseguito nell’esame finale”. Infine, “la procedura concorsuale è bandita entro il 2018 ed ha cadenza biennale”. È bene ricordare che i precari ammessi al terzo anno del percorso FIT saranno automaticamente depennati “da tutte le graduatorie di merito, ad esaurimento e di istituto in cui si è inclusi”.Quello che si è delineato, pertanto, è un lungo percorso, che dalla pubblicazione del bando sino all’effettiva immissione in ruolo, comporta alcuni anni di attesa: possono essere 4-5 per i soli laureati, almeno un paio per gli attuali abilitati all’insegnamento. Il docente vincitore di concorso, pure riservato, inoltre, fino all’ultimo momento prima dell’assunzione a tempo indeterminato, può in teoria essere considerato non più idoneo alla professione di docente. Ritrovandosi, paradossalmente, fuori dai giochi anche una volta giunto a un passo dalla stabilizzazione a titolo definitivo e dopo anni di sacrifici professionali non indifferenti.
Per il sindacato Anief, questo nuovo modello di reclutamento del personale docente, comprensivo di fase transitoria, lascia molto a desiderare. Prima di tutto perché appare illegittimo cancellare da Graduatoria ad Esaurimento o di Merito chi ha un contratto a tempo determinato: tali docenti, sempre con titoli e 36 mesi di servizio svolto, come ci dice l’Unione Europea dal 1999, andavano assunti subito. Sono laureati, selezionati e abilitati all’insegnamento. E per quelli che non lo sono, bastava riconoscere loro un anno di corso accademico per confermare l’abilitazione che hanno conseguito nel campo. “Liberandosi dal bluff dell’organico di fatto – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – tutto ciò sarebbe stato possibile e avrebbe anche estirpato una volta per tutte la piaga della supplentite. La quale, invece, attraverso la Buona Scuola è stata solo sfiorata, visto che anche quest’anno gli uffici scolastici si apprestano a stipulare almeno 90mila contratti fino al 30 giugno o 31 agosto. Riteniamo inoltre assurdo bandire dei nuovi concorsi riservati, dal momento in cui un terzo dei posti destinati alle prossime assunzioni andrà vacante per il mancato aggiornamento (aperto a tutti) e la perdurante chiusura delle GaE. Non c’era bisogno, poi, in presenza di abilitati dallo Stato, di inventare nuove graduatorie per assumere qualcuno con tre anni di ritardo. Ancora di più perché i destinatari sono già collocati in graduatorie ben definite”. Ma c’è anche un altro aspetto che non convince: sottoscrivere un contratto da supplente a stipendio inziale dopo essere stato inserito nelle Grame, le nuove Graduatorie di merito regionali, non equivale a una vera e propria assunzione nei ruoli dello Stato. Quindi, il precario rimane tale anche dopo aver vinto il concorso. Anzi, il paradosso è che oggi guadagna di più di quello che andrà a percepire, per alcuni anni, con il nuovo modello formativo-selettivo.“È una decisione illogica – dice ancora Pacifico – che allontana l’Italia sempre più dalle sentenze della Suprema Corte di Giustizia Europea che riconoscono la stessa progressione stipendiale tra i supplenti e i colleghi di ruolo: il modello escogitato non tiene conto nemmeno delle migliaia di sentenze dei giudici del lavoro che condannano lo Stato italiano al risarcimento danni e al pagamento degli scatti automatici anche ai precari, oltre al fatto che la questione dei risarcimenti è tornata proprio in questi giorni a Lussemburgo per un nuovo esame”.

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Scuola: Assunzioni Ata

Posted by fidest press agency su lunedì, 14 agosto 2017

scuola1Leggendo la suddivisione del contingente nazionale del personale non docente, risultano appena 1.227 gli applicati di segreteria che verranno stabilizzati, a fronte di oltre 8mila scuole autonome. Viene poi da chiedersi cosa ci faranno migliaia di scuole della secondaria con appena 428 assistenti tecnici stabilizzati. Come è indicativo che, dopo anni di blocco delle assunzioni, arrivino appena 3.600 nuovi collaboratori scolastici. In generale, in moltissimi casi, un’intera provincia, dove sono collocate decine se non centinaia di scuole, ci si deve accontentare di pochissime unità di personale Ata. Diventa poi un vero e proprio rebus l’assunzione di 761 Direttori dei servizi generali ed amministrativi, perché non ci sono più candidati. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): considerando i tantissimi posti rimasti in organico di fatto malgrado siano liberi e quindi da includere nel computo, ancora 25mila assistenti amministrativi, tecnici e ausiliari che mancano all’appello nei ruoli dello Stato. Con queste assunzioni non è stata coperta neanche la metà del turn over. Sui Dsga, a parte il fatto che i posti vacanti accertati a settembre saranno 1.700 e che quindi si immette in ruolo meno della metà del contingente, viene da chiedersi da dove si prenderanno i nuovi assunti. Occorrerà quindi assumere ope legis: l’amministrazione farebbe bene a prevedere un corso formativo per tutti gli amministrativi che hanno assunto il ruolo superiore di Dsga per almeno tre annualità. Altrimenti, invitiamo i non assunti, una volta accertata l’esclusione dal piano di stabilizzazione, a rivolgersi in tribunale.Alla luce di tutto ciò, Anief invita il personale Ata non assunto ad aderire ai ricorsi per la stabilizzazione e gli scatti di stipendio non percepiti (gli interessati possono cliccare qui). Ma anche per il recupero della differenza retributiva per aver ricoperto il ruolo di DSGA, come per la stabilizzazione per chi ha svolto funzioni DSGA per oltre 36 mesi (gli interessati possono cliccare qui).La ripartizione provinciale, pubblicata oggi dal Miur, delle 6.200 assunzioni del personale Ata della scuola fa diventare ancora più risibile il contingente nazionale pubblicato da alcuni giorni: è sufficiente asserire la portata ridotta del numero di immissioni in ruolo che il decantato potenziamento delle segreterie degli istituti ha operato, divenuto fondamentale a seguito della recente approvazione del decreto sui vaccini obbligatori, portatore di ulteriori incombenze lavorative alle scuole; comporterà la miseria di 1.227 nuovi assistenti amministrativi. Praticamente, si inserisce in pianta stabile un nuovo applicato di segreteria ogni otto istituti autonomi; se poi si considerano i plessi scolastici, il computo diventa di un amministrativo ogni 35 edifici. Sono numeri che parlano da soli e fanno cadere nel vuoto gli appelli dei parlamentari Pd che chiedevano, giustamente, un’attenzione particolare per incrementare il personale ridotto ai minimi termini dai 50mila tagli dell’ultimo decennio.Viene poi da chiedersi cosa ci faranno migliaia di scuole della secondaria con appena 428 assistenti tecnici stabilizzati. Come è indicativo che, dopo anni di blocco delle assunzioni, arrivino poco più di 3.600 collaboratori scolastici. Le cifre al ribasso diventano significative quando si legge la suddivisione dei posti nelle quasi cento province italiane: in moltissimi casi, infatti, un’intera provincia, dove sono collocate decine se non centinaia di scuole, si deve accontentare di pochissime unità di personale Ata. “Quello che lascia tanta amarezza – dichiara Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – è la discrasia tra il numero di assunzioni accordate dal Miur e il considerevole numero di posti liberi e vacanti: ci sono infatti, considerando i tantissimi posti rimasti in organico di fatto malgrado siano liberi e quindi da includere nel computo, ancora 25mila assistenti amministrativi, tecnici e ausiliari che mancano all’appello nei ruoli dello Stato. Con queste assunzioni, inoltre, non è stata coperta neanche la metà dell’effettivo turn over. Purtroppo, quello della trascuratezza verso il personale Ata è diventata una pessima abitudine: già due anni fa, in questi giorni, avevamo assistito alla beffa dello spostamento dell’assegnazione di migliaia di posti, già destinati agli Ata della scuola, a favore dei lavoratori soprannumerari delle province, contro cui avviamo una class action”. “Oggi la storia si ripete, perché – dice sempre il sindacalista Anief-Cisal – assistiamo ad una quantità di assunzioni ridicola. Senza dimenticare un’altra beffa: quella di lavorare precari e per meno mesi l’anno di quanto effettivamente necessario. Perché i mesi di luglio e agosto vengono sistematicamente sottratti, salvo rari casi decisi dai dirigenti scolastici per cause di forza maggiore. Per questo, invitiamo sempre tutto il personale Ata che ha sottoscritto un contratto su posto vacante e disponibile a presentare ricorso per recuperare gli stipendi dei mesi estivi, sottratti in modo illegittimo. Sia per l’anno scolastico in corso, sia per quelli passati”.Diventa un vero e proprio rebus l’assunzione di 761 Direttori dei servizi generali ed amministrativi, perché per colpa del Miur non ci sono più candidati. “A parte il fatto che i posti vacanti accertati a settembre saranno 1.700 – dichiara Pacifico, che aveva indicato la quota di Dsga mancanti all’appello già da mesi – e che quindi si immette in ruolo meno della metà del contingente, viene da chiedersi da dove si prenderanno i nuovi assunti visto che l’ultimo concorso pubblico nazionale è stato bandito oltre 20 anni fa e a quanto ci risulta le graduatorie di quelli riservati sono esaurite da tempo”.

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Precariato scuola: la questione ritorna a Lussemburgo

Posted by fidest press agency su domenica, 13 agosto 2017

corte di giustizia europeaDopo le denunce dei legali Anief sul quantum risarcitorio alla CGUE, inadeguatezza della giurisprudenza e normativa interna alla Commissione Petizioni Parlamento UE – Consiglio d’Europa – CEDU, arriva dalla Corte di appello di Trento un nuovo interpello sulla legittimità delle decisioni assunte dalla Suprema Corte Italiana. Se accolte le tesi, ci sarà una pioggia di risarcimenti per gli ex-supplenti del Bel Paese. Nel frattempo, Anief a Trento come in tutto il territorio nazionale continua il contenzioso. Il relatore del nuovo interpello, giudice Terzi, ricostruisce in maniera chiara tutta la normativa trentina e nazionale che ha portato un precario del Conservatorio dal 2003 al 2014 a fare il supplente per undici anni e a richiedere allo Stato italiano e alla Provincia autonoma la stabilizzazione e/o il relativo risarcimento presentando ricorso nel 2012 e rivendicando una palese violazione della direttiva UE.Il precario aveva promosso ricorso mentre ancora era supplente. Il Tribunale di Rovereto gli aveva riconosciuto soltanto gli scatti di anzianità avverso la cui sentenza aveva fatto appello lo Stato a seguito della sentenza 10127/12 della Cassazione. Ma il ricorso era stato sospeso per la rimessione in Corte di Giustizia Europea della normativa italiana che a seguito della sentenza Mascolo e della Consulta viene ritenuta illegittima. Il precario entrava di ruolo nel 2015 e le Sezioni Unite della Cassazione, nel novembre 2016, con plurime sentenze (nn. 22552 e successive) riformavano il precedente giudizio e consentivano la progressione di carriera solo per il personale precario, ordinando un risarcimento da due a dodici mensilità a condizione dell’onere probatorio, negando tale risarcimento al personale assunto a tempo indeterminato.
La Corte di Appello di Trento, il 13 luglio 2017, scioglie la riserva e, chiamata a esprimersi nel merito, non ci sta, perché non ritiene l’attuale normativa e giurisprudenza italiana rispettosa della sentenza Mascolo e soprattutto della Direttiva 1999/70/CE, approvata proprio per evitare l’abuso dei contratti a termine
I Giudici chiedono alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea se, dopo la legge 107/15, le sentenze della Cassazione e della Consulta, sia ancora giusto non risarcire un precario assunto in ruolo oppure se bisogna, comunque, riconoscergli un risarcimento per l’abuso dei contratti a termine che ha subito. Domanda semplice, la cui risposta però potrebbe portare a nuovi risarcimenti milionari per i migliaia di precari che anche con Anief hanno adito il tribunale e continuano a promuovere ricorsi presso il giudice del lavoro, non soltanto per recuperare gli scatti di anzianità e le mensilità estive perdute. Per non parlare dell’altra questione pregiudiziale sempre sollevata da Trento sulla mancata valutazione di tutto il servizio pre-ruolo nella ricostruzione di carriera. Nel frattempo, Anief a Trento come in tutto il territorio nazionale continua il contenzioso per i precari e i neo-assunti.

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Scuola: non c’è pace sulle 52mila assunzioni

Posted by fidest press agency su sabato, 12 agosto 2017

valeria-fedeliMolti docenti neo-assunti saranno assegnati alle scuole dagli uffici scolastici regionali senza curriculum vitae, sempre che si risalga ai nomi. Ancora una volta fallisce il meccanismo della chiamata diretta che quest’anno aveva visto coinvolti in parte anche gli organi collegiali, perché alle prime indicazioni nazionali ne sono seguile nuove che hanno tenuto conto delle operazioni di reclutamento disposte a livello territoriale, in parte ancora in corso. Basterebbe riaprire il sistema informatico per caricare i dati e aggiornare la tempistica per la selezione da parte delle scuole. All’inizio, il ministro Fedeli aveva dichiarato che le 52mila assunzioni dei docenti sarebbero avvenute entro il 14 agosto. Le strutture periferiche del Miur s’impegnano a calendarizzare entro questa data tutte le operazioni di nomina, ma subiscono un colpo di scena: nuove indicazioni dal Miur per caricare tutti i nominativi dei neo-assunti entro il 9 agosto, per poi procedere al caricamento dei curricula e consentire la selezione per chiamata diretta dei dirigenti scolastici entro il 12 agosto. Peccato che al 10 agosto ancora tutte le nomine non sono state effettuate e che i nominativi di parecchi candidati che hanno accettato la proposta di assunzione non sono stati caricati nel Sidi che ad oggi è chiuso per gli stessi uffici scolastici regionali.Il commento di Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario confederale Cisal, è che “Ora delle due l’una o il Miur riapra il sistema informatico o le nomine saranno fatte al buio al di là di quello che la legge avrebbe voluto per potenziare l’offerta formativa adeguando domanda e offerta. Sempre che dagli uffici scolastici regionali sappiano chi chiamare”.

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Scuola: bandito posti per poi destinarli alla mobilità straordinaria

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 agosto 2017

pacifico-marcelloSvelato il mistero dei posti scomparsi e sottratti ai vincitori dell’ultimo concorso a cattedra: il CCNI 2016 sui trasferimenti, firmato dai sindacati, nell’interpretare la norma sulla mobilità come lex specialis ha occupato tutti i posti vacanti e disponibili, anche quelli da accantonare perché da trasformare a tempo indeterminato. Finalmente il Miur risponde alle reiterate richieste di istruttoria dei giudici amministrativi e ammette di non aver accantonato i posti dell’ultimo concorso a cattedre, autorizzati con D.P.C.M. del 24 dicembre 2015 e banditi con DD.DD. GG. nn. 105-107 del 23 febbraio 2016, prima della firma del CCNI sulla mobilità del 4 aprile 2016 e della relativa Ordinanza ministeriale n. 241. Da Viale Trastevere ci si trincera dietro l’art. 1, c. 108 della legge n. 107/2015 laddove è disposto il 100% dei posti vacanti e disponibili per il piano di mobilità straordinaria; ma per lo studio legale dell’Anief, i posti già banditi non potevano essere annoverati tra quelli vacanti e disponibili. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Quando si bandisce un concorso c’è chi vince e c’è chi perde, ma a Roma non la pensano così da parecchio. Già nel precedente concorso 2012, dal Miur sbagliano a fare i conti e dopo il triennio di vigenza delle graduatorie di merito – entro il quale dovevano essere assunti tutti i vincitori di infanzia e primaria secondo una previsione del Miur, certificata dal Mef e bollinata dalla Presidenza del Consiglio – il Parlamento mette una pezza e consente il rinnovo della vigenza delle stesse graduatorie e la possibilità di essere assunti fuori regione. Ancora oggi, alcuni vincitori di quel concorso sono fuori, decaduti o sono stati assunti in regioni diverse da quelle dove hanno vinto, tanto che hanno chiesto all’Anief giustizia, nel silenzio delle altre organizzazioni sindacali. Anief, a tal proposito, ricorda che è ancora possibile aderire al contenzioso per i vincitori del concorso 2012 infanzia-primaria rimasti senza posto, decaduti dopo la pubblicazione delle graduatorie del concorso 2016 o assunti in una regione diversa da quella per la quale hanno concorso.

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Scuola: Immissioni in ruolo

Posted by fidest press agency su venerdì, 11 agosto 2017

ministero-pubblica-istruzioneE’ stato firmato il decreto autorizzatorio per: 51.773 docenti, 6.260 Ata, 259 dirigenti scolastici, 56 educatori. Le immissioni in ruolo volgono ormai al termine, sebbene il Miur abbia cambiato più volte la tempistica, considerati i ritardi di alcuni Uffici periferici. Ma è già polemica: a Milano un posto su sei rimane scoperto dopo le assunzioni per il mancato aggiornamento e inserimento nelle Gae. Per il personale Ata non viene coperta neanche la metà del turn over, per non parlare dell’organico di fatto. Restano scoperte più di mille presidenze nonostante i ricorsi pendenti da poter sanare. Semaforo rosso per i Dsga con più di 1.700 nuove reggenze. Soltanto un posto vacante su dieci assegnato agli educatori.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Altro che trionfo! La precarietà rimane un male endemico della scuola italiana, vuoi perché non viene coperto neanche il turn over come per il personale Ata o non viene trasformato tutto l’organico di fatto in diritto o ancora perché il Miur si ostina a non aggiornare le graduatorie ad esaurimento, laddove le stesse sono esaurite e non consente al personale abilitato di poter essere assunto nei ruoli dello Stato dopo averlo formato a sue spese. Il Governo non vuole riaprire le Gae e preferisce soccombere in giudizio nelle cause del rito del lavoro sulla violazione del diritto comunitario, piuttosto che assumere un giovane insegnante.

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Tempo Scuola: nuovi tagli

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 agosto 2017

ministero-pubblica-istruzioneLicei brevi: si parte dal 2018/2019. Ma dal primo al 30 settembre prossimi gli istituti che vorranno testare il percorso di scuola superiore corto potranno presentare i progetti; la ministra ha firmato il Piano nazionale di sperimentazione. Dopo la partenza nel 2014, il progetto era stato accantonato dall’ex ministra Stefania Giannini, che lo aveva ripreso solo nella scorsa estate. Adesso si dà il via libera, ma non si può fare a meno di discutere circa l’effettiva efficacia di questo cambiamento che molte scuole italiane si apprestano a vivere.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Il Ministro, piuttosto che ripristinare l’obbligo scolastico a 18 anni come aveva previsto Berlinguer, intende ridurre di un anno il percorso facoltativo per licenziare gli studenti alla maggiore età. Ma bastava anticipare di un anno l’ingresso, oggi a 6 anni, per ottenere lo stesso risultato, senza sottrare nuove ore di studio e di apprendimento già falcidiate con la riduzione dell’orario; salterebbero altre 35mila cattedre nelle secondaria di secondo grado. Non si dà seguito alle nostre proposte: il Governo farebbe bene a riflettere come contrastare la lotta alla dispersione e all’abbandono scolastico che non si combatte con l’abbattere il tempo scuola.

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Quel «quanto» che ci aspettiamo dalla scuola

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 agosto 2017

scuola-libriLa scuola è diventata per certi versi una sorta di fabbrica di “valori” anche se alla prova dei fatti essi sono più virtuali che reali. Ed è questo, a nostro avviso, il suo punto di debolezza più vistoso ed emblematico al tempo stesso. Una Patria, per ben intenderci, che viene dal “Cuore” di De Amicis o dalle prose del verismo francese dove autori emeriti sono stati lesti a rappresentare le miserie, a condannarle, ma non altrettanto spediti nell’indicare il modo come ovviarle. Siamo passati, ai giorni nostri, nel riempire le bocche dei discenti di giustizia, libertà, democrazia, uguaglianza e per poi trasformarli in età adulta in qualcosa d’altro che solo lontanamente si richiamavano a tali valori se non sfruttandoli ad uso e consumo per fini tutt’altro che onorevoli. Oggi la povertà ed ancor più la miseria non sono condizioni accettabili come accadeva nel passato alla stessa stregua di una malattia debilitante ma inevitabile. Non lo sono perché noi avvertiamo nelle nostre coscienze l’assurdità di doverci esprimere con toni aulici per rappresentare una condizione ideale mentre vi sono le condizioni per una migliore ridistribuzione delle risorse naturali. E’ lo stesso concetto di proprietà che viene messo in discussione. Perché si hanno terre più dell’occorrente, perché si dispongono risorse finanziarie più del fabbisogno, perché si vuole vivere con il superfluo quanto agli altri manca il necessario? Abbiamo incominciato molti secoli addietro ad alterare il rapporto tra gli esseri umani concependo la proprietà come diritto di pochi e la schiavitù come primato di un potere oppressivo della libertà degli uni per la libertà di una élite. A questo punto se vogliamo una scuola espressione di un primato della civiltà sulla barbarie, dobbiamo cambiare i paradigmi di risposta culturale che vi abbiamo posto. Nessun ideale potrà dirsi tanto esaltante quanto quelle che trovi un riscontro reale nella vita di tutti i giorni.(Riccardo Alfonso Direttore Centri studi letterari e storici della Fidest)

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A scuola di giornalismo

Posted by fidest press agency su giovedì, 10 agosto 2017

giornalista italianoMolti giovani sono attratti da questa “professione” più per l’alone romantico, un po’ sbarazzino che lo circonda che per la sua stessa natura. E come sempre sono gli esempi più vistosi ad essere fonte di maggiore sostegno a tale voglia di fare il giornalista. Si pensa alla “grande firma”, al personaggio televisivo a metà strada tra lo show-man ed il cronista, all’inviato speciale nelle zone di guerra che in prima linea e tra il crepitare delle mitraglie ci racconta la battaglia in pieno svolgimento e talvolta a corredo delle parole, impietosi obiettivi delle telecamere si posano sui volti sofferenti dei feriti e ci fanno vedere le lacerazioni dei loro corpi. Ma se riflettiamo sulla vita di pochi che consideriamo persone che hanno raggiunto il successo e la celebrità e la paragoniamo ai tanti che vivono nel “grigiore” di una professione che è fatto di routine, da lavoro sedentario davanti ad un monitor e a scrivere piccole cose per un trafiletto da settima o nona pagina e sovente senza “l’onore” di una firma, allora gran parte di quell’alone che avevano eretto intorno alla figura del giornalista si dissolve crudemente. Il giornalista, come lo intendiamo noi, sta scomparendo. Oggi taluni quotidiani potrebbero “vivere” anche senza una “redazione”, ma sostituirla con un ufficio smistamento e di catalogazione delle tante notizie che vi pervengono via e-mail, fax e con i dispacci d’agenzia. Oggi il giornalista si identifica di più con il free lance, con il responsabile di un ufficio stampa, con un esperto in informatica, in sondaggi d’opinione di natura statistica, con un visitatore di siti. Persino le conferenze stampa “tradizionali” incominciano a perdere colpi sostituite dalle “video conferenze” via internet. Oggi l’opinione del giornalista tende sempre di più ad essere “irrigimentata” dagli umori della proprietà editoriale. Oggi, più che nel passato, il giornalista è una professione che come tutte le altre ha una scala di ruoli decisamente poco stimolanti sia sul piano culturale sia per la sua capacità di fare opinione ovunque e comunque. E la delusione per il giornalismo sarà per i giovani meno cocente se la inquadriamo con la stessa logica che riserviamo alle altre professioni: avvocati, commercialisti, medici, ecc. Niente di romantico, ma molto di professionale, forse fino alla noia. (Riccardo Alfonso direttore Fidest)

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Scuola – Contratto: a settembre primi incontri coi sindacati con Atto di indirizzo del Miur

Posted by fidest press agency su martedì, 8 agosto 2017

ministero-pubblica-istruzioneAnief diffida le Organizzazioni Sindacali a firmare l’accordo; nell’intesa raggiunta a novembre, infatti, manca persino il recupero dell’IVC allineata all’inflazione, la parità di trattamento tra personale precario e di ruolo con la valutazione per intero del servizio preruolo nelle ricostruzione di carriera, la rivisitazione degli stipendi per il personale Ata e dell’infanzia/primaria, l’istituzione dell’area della vicedirigenza‎ e l’adeguamento delle norme alle direttive dell’Unione europea.
Pacifico (Anief-Cisal): Quando diventeremo rappresentativi, il prossimo anno grazie alla vicina campagna Rsu del 2018, Anief s’impegna su ogni tema d’interesse dei lavoratori a indire assemblee sindacali in ogni provincia per acquisirne il parere. I contratti non si firmano sulla pelle dei lavoratori; a volte è meglio non firmare e ricorrere al giudice, come per il blocco contrattuale. Tra poche settimane ci saranno le prime riunioni coi sindacati con Atto di indirizzo del Miur; il giovane sindacato Anief diffida le Organizzazioni Sindacali (firmatarie del CCNI) a firmare l’accordo. Nell’intesa raggiunta a novembre manca persino il recupero dell’IVC allineata all’inflazione, la parità di trattamento tra personale precario e di ruolo con la valutazione per intero del servizio preruolo nelle ricostruzione di carriera, la rivisitazione degli stipendi per il personale Ata e dell’infanzia/primaria, l’istituzione dell’area della vicedirigenza‎ e l’adeguamento delle norme alle direttive dell’Unione europea. In assenza di questi presupposti, si chiede un referendum preventivo tra i lavoratori della scuola, in attesa delle prossime elezioni Rsu quando decideranno con il voto il favore alle idee di concertare con il Governo. Nel frattempo invia la diffida per interrompere i termini di prescrizione e richiedere il 7% in più da settembre 2015.
Da quando il contratto è sbloccato, cioè da settembre 2015, doveva essere riallineata l’inflazione all’aumento del costo della vita intercorso tra il 2008 e il 2015, al 50% come prevede la legge. Niente di tutto questo è avvenuto, anzi nell’ultimo DEF l’assegno dell’IVC dovrebbe r‎imanere invariato nelle intenzioni del Governo fino al 2021. Ciò è intollerabile e viola apertamente l’art. 36 della Costituzione. Ma il paradosso è che se si firma il Contratto, il lavoratore prenderebbe solo a partire dal 2018 85€ al netto di 105€ in media mensili che potrebbe percepire se si sbloccasse l’IVC senza firma del contratto vita natural durante. Il che vuole dire, in soldoni, almeno 210€ di aumento rispetto a quelli concordati in caso di firma.
A questo punto ci chiediamo: i lavoratori sono coscienti e favorevoli a quest’ennesimo ricatto dopo aver subito da precari per vent’anni una disparità di trattamento in termini di scatti di anzianità, di ruolo un riconoscimento parziale del servizio preruolo e addirittura la perdita del primo gradino stipendiale se assunti dal 2001?
Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, afferma che “È arrivato il momento di chiedere espressamente il loro parere con un referendum dopo una chiara campagna informativa. Quando diventeremo rappresentativi, il prossimo anno grazie alla vicina campagna Rsu del 2018, Anief s’impegna su ogni tema d’interesse dei lavoratori a indire assemblee sindacali in ogni provincia per acquisirne il parere. I contratti non si firmano sulla pelle dei lavoratori; a volte è meglio non firmare e ricorrere al giudice, come per il blocco contrattuale”.
Per questo Anief mette a disposizione un modello di diffida propedeutico per l’adesione al ricorso per sbloccare l’IVC e dare subito ai lavoratori in attesa dei soldi raccolti dallo Stato quanto gli spetta, per non ledere la loro dignità professionale.

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Scuola: Entra di ruolo a 69 anni dopo una vita da precaria ma a 70 anni sarà licenziata senza pensione

Posted by fidest press agency su martedì, 8 agosto 2017

porto palermoPalermo. Una maestra di Palermo prende il ruolo a 69 anni e, dopo una vita da precaria, a 70 anni sarà licenziata senza pensione. La precarietà continuerà dopo anni di attesa, ma potrà però almeno ricorrere in tribunale per farsi riconoscere gli scatti arretrati e il corretto gradino stipendiale come molti altri ricorrenti Anief che hanno impugnato il decreto di ricostruzione di carriera e fatto valutare dal giudice del lavoro tutto il servizio pre-ruolo per intero subito e ricorso contro lo stipendio inziale percepito durante la supplenza. Aderisci al ricorso per gli scatti e per la ricostruzione di carriera.Pacifico (Anief-Cisal): L’attuale normativa legislativa e contrattuale, lungi dal rispettare le sentenze della Corte di giustizia europea, della Corte costituzionale, della Cassazione a Sezioni Unite, né riconosce gli scatti di anzianità ai precari né la ricostruzione del servizio pre-ruolo per intero. Sulla stabilizzazione e sul diritto al giusto risarcimento che non può essere annoverato nella mera immissione in ruolo in quanto anche atto dissuasivo, Anief continua ad andare Avanti.
Il record sa, purtroppo, di beffa: una maestra di Palermo prende il ruolo a 69 anni e, dopo una vita da precaria, a 70 anni sarà licenziata senza pensione. La notizia, che lascia non poca amarezza, è stata riportata dalla rivista specializzata Orizzonte Scuola. La precarietà continuerà dopo anni di attesa, a questa realtà siamo ormai abituati. Potrà però almeno ricorrere in tribunale per vedersi riconoscere gli scatti arretrati e il corretto gradino stipendiale come molti altri ricorrenti Anief che hanno impugnato il decreto di ricostruzione di carriera e fatto valutare dal giudice del lavoro tutto il servizio pre-ruolo per intero subito e ricorso contro lo stipendio inziale percepito durante la supplenza. Entrerà nei ruoli della scuola materna mercoledì prossimo: classe 1948, una vita spesa tra graduatorie permanenti, poi ad esaurimento e concorsi a cattedra in un ordine di scuola che dal 2009 ha subito una forte riduzione dei posti di lavoro per la scomparsa del maestro prevalente e il ritorno al maestro unico, dell’insegnante specialista in lingua inglese, e la riduzione del tempo scuola da 30 a 24/27 ore. Il risultato: tagli per 40mila posti in dieci anni e i bambini che nella classifica dei rapporti PIRLS sull’apprendimento sono passati dal 5° al 35° posto in poco.Ma lei ha resistito a una vita da precaria e ha vinto la sua battaglia contro la supplentite, per niente risolta dal Governo nonostante l’approvazione di un decreto legislativo ad hoc che, comunque, ad oggi non ha aggiunto alcuna risorsa alla scuola dell’infanzia e della primaria. Ma come tutti i precari, nella scuola italiana che batte tutte le classifiche mondiali per numero di insegnanti over 50, la data per i neo-immessi in ruolo, dovuta anche all’endemica mancata trasformazione di tutti i posti da organico di fatto in diritto, la docente ora dovrà lottare per aver riconosciuto gli scatti di anzianità maturati in regime di precariato e la stessa anzianità dopo il decreto di ricostruzione di carriera.Per Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, “L’attuale normativa legislativa e contrattuale, infatti, lungi dal rispettare le sentenze della Corte di giustizia europea, della Corte costituzionale, della Cassazione a Sezioni Unite, né riconosce gli scatti di anzianità ai precari né la ricostruzione del servizio pre-ruolo per intero. Nell’uno e nell’altro caso raffredda la carriera, ma tale raffreddamento per i giudici del lavoro italiani ormai è palesemente illegittimo e risarcibile grazie ai giudizi intervenuti. Sulla stabilizzazione e sul diritto al giusto risarcimento che non può essere annoverato nella mera immissione in ruolo in quanto anche atto dissuasivo, Anief continua ad andare avanti: sono stati notificati reclami alla Commissione delle Petizioni del Parlamento europeo, denunce al Consiglio d’Europa, ricorsi alla Corte europea dei diritti dell’uomo, mentre l’intera questione del quantum del risarcimento è sotto le lenti nuovamente della Corte di giustizia europea”.

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Scuola: Immissioni in ruolo nel caos

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 agosto 2017

ministero-pubblica-istruzioneAnief raccoglie denunce per cattiva gestione di graduatorie concorsuali e ad esaurimento. Baraonda alle convocazioni: a una settimana dall’inizio delle operazioni di immissioni in ruolo mai come quest’anno le forze dell’ordine sono state chiamate a intervenire durante le convocazioni dei docenti. L’ultima denuncia, in ordine di segnalazione, arriva sabato 5 agosto 2017: Napoli, convocazioni per immissioni in ruolo da Gae per la scuola secondaria. Manca la pubblicazione delle graduatorie dopo le domande di aggiornamento delle riserve e la confluenza delle classi concorsuali. Convocazioni al buio, pertanto, per gli aspiranti che non conoscono il proprio punteggio o la propria posizione.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Non si comprende, perché il Miur non disponga la riassegnazione dei posti resi liberi in queste ore, perché assegnati da Gae negli anni passati e ora abbandonati per le nuove proposte accettate da GM da alcuni docenti. Al caos presso la struttura periferica del Miur si aggiunge la scelta incomprensibile del Governo di riconoscere l’idoneità all’ultimo concorso 2016 solo per la secondaria (dlgs. 59/17) e non per la primaria (L. 107/2015), tanto da costringere il giovane sindacato Anief a promuovere nuovi specifici ricorsi, mentre per il secondo anno consecutivo diversi vincitori dell’ultimo concorso si ritrovano al palo perché i posti banditi sono stati sottratti dal contratto sulla mobilità straordinaria.

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Scuola: seminari per la sicurezza

Posted by fidest press agency su lunedì, 7 agosto 2017

camera deputatiDopo che Udir ha organizzato diversi seminari sulla sicurezza, anche il Parlamento si accorge della seria problematica. Udir condivide la protesta dei dirigenti scolastici; a questo proposito ricorda che anche sulla sicurezza nelle scuole ha organizzato un convegno a Palermo già programmato per il 16 e il 17 settembre 2017. Si intitolerà ‘Il cammino della Dirigenza tra: sicurezza, rendicontazione, contrattazione e legislazione’.
Marcello Pacifico (Confedir-Udir): Bene l’interesse a distinguere le responsabilità del proprietario dell’immobile e del Dirigente Scolastico che ne ha la responsabilità gestionale ma non il potere di spesa. Finalmente, dopo le denunce alla stampa nazionale, viene accolta la proposta del nuovo giovane sindacato dei dirigenti scolastici di modificare il d.lgs. 81/08. Nei prossimi giorni presenteremo una precisa proposta emendativa ai testi (3830, 3963) all’esame della VII Commissione della Camera dei Deputati.

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L’alternanza scuola lavoro come condizione lavorativa?

Posted by fidest press agency su sabato, 5 agosto 2017

opportunita-lavoro“Perché la parte dell’alternanza relativa al lavoro non dovrebbe essere riconosciuta come condizione lavorativa?” Così interviene ai microfoni di Ma cos’è questa estate di Elisabetta Fiorito su Radio 24 il sottosegretario al Ministero dell’Economia e Finanze Pierpaolo Baretta.Intervenuto sulle proposte di rendere gratuito il riscatto della laurea, il sottosegretario afferma a Radio 24: “Non c’è dubbio che oggi il riscatto della laurea costi in modo proibitivo. Vogliamo tenerne conto e provare ad andare incontro soprattutto alle persone giovani, partendo da loro? Sono quelle che più difficilmente incrociano immediatamente il mercato del lavoro e quindi potrebbero avere una difficoltà a costruirsi una pensione.” E aggiunge ai microfoni di Radio 24: “L’evoluzione del mondo del lavoro è così forte e tumultuosa che pensare che la partecipazione al lavoro inizi formalmente quando si prende il primo stipendio, che talvolta è anche molto spostato in avanti nel tempo, potrebbe consigliare a riflettere in chiave strategica sul fatto che anche gli studi universitari possono essere considerati una specie di apprendistato all’attività lavorativa. Si tratta di avere una concezione più ampia dell’idea di lavoro comprendendo anche in questo caso una parte della vita di studio e dopodiché le soluzioni si trovano, sono molte le possibilità di studiare soluzioni. Non si tratta di mettersi in un’ottica ‘o questo o niente’, ma si tratta di dire nel campo dell’assunzione della priorità giovani e la priorità di tutto è offrire loro lavoro, valutare l’intera condizione. Il riscatto della laurea è uno dei percorsi che vanno inseriti.
Il sottosegretario al Ministero dell’Economia e Finanze Pierpaolo Baretta continua a Radio 24: “Dovremmo favorire l’accesso all’Università anche alle classi meno agiate. Tutte le forme che vanno in questa direzione vanno studiate e in qualche modo favorite. Pensiamo alle tasse universitarie: una parte di queste potrebbero essere dedicate a una copertura figurativa del percorso previdenziale. La carriera previdenziale deve essere una carriera unica nella vita. Abbiamo ancora degli intoppi sul fatto che se uno cambia attività lavorativa fa fatica anche a ricongiungere i contributi: oltre che costare molto la laurea, costano molto anche le ricongiunzioni. Non c’è solo l’età pensionabile quando si parla di pensioni.” (Franca Piovani – Ufficio stampa Gruppo 24 ORE)

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Scuola: Odissea concorso 2016

Posted by fidest press agency su venerdì, 4 agosto 2017

SCUOLA

Sono quasi tutte afferenti alla scuola dell’infanzia e primaria. La notizia sembra paradossale, perché l’ex Ministra dell’Istruzione, Stefania Giannini, aveva promesso che si sarebbero concluse un anno fa per vedere in ruolo i primi vincitori già nel corso dell’estate scorsa. Invece non sono bastati altri 12 mesi per effettuare le prove scritte, l’orale e pubblicare le graduatorie. E, senza graduatoria approvata, sarà impossibile nominarne i vincitori. Siamo alla corsa contro il tempo: ci sono infatti solo settimane di tempo per evitare la beffa di vedere perse le assunzioni per un altro anno. Considerando che ci sono altri 10.770 posti persi, perché il numero di respinti, nelle altre commissioni, è stato superiore al numero dei posti messi a bando, la portata del problema diventa notevole. A riempire un po’ di posti delle immissioni in ruolo rimasti vuoti potrebbero allora essere gli esiti delle prove suppletive svolte a maggio per via delle esclusioni illegittime prodotte dal Miur, come quelle dei tecnico-pratici ripescati dal Tar grazie all’Anief. Ma poi c’è anche il problema dei posti liberi, perché a Viale Trastevere hanno dimenticato di metterli da parte o li hanno assegnati per altre esigenze.
Marcello Pacifico (Anief-Cisal): L’ultimo concorso dei docenti della scuola pubblica è l’emblema del caos di cui è capace un’amministrazione scolastica che non segue i consigli di chi fa ed entra nelle scuole tutti i giorni. Avevamo indicato la strada da percorre, includendo tante categorie illegittimamente escluse. Come avevamo chiesto conferme sui numeri, chiedendo di mettere da parte i posti. Invece, non ci hanno dato ascolto. Ne è uscita fuori una selezione nazionale nata male e finita peggio, gestita anche stavolta con l’ausilio dei giudici.

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Scuola: Inserimento in GaE diplomati magistrale, inammissibile il ricorso Miur in Cassazione

Posted by fidest press agency su giovedì, 3 agosto 2017

cassazioneDichiarato inammissibile il ricorso proposto presso la Suprema Corte di Cassazione dal Miur sulla giurisdizione, ora si attende la fissazione dell’udienza in Adunanza Plenaria per la definitiva decisione sul diritto all’inserimento in GaE dei docenti abilitati con Diploma Magistrale. Marcello Pacifico: prima della Plenaria che il Governo si assuma le sue responsabilità e proceda a sanare l’ingiustizia perpetrata da più di dieci anni a discapito di questa categoria di docenti abilitati.Il ricorso, pendente presso il Consiglio di Stato e interessato della questione sulla giurisdizione, era stato proposto dall’avvocato Francesco Cundari cui si sono affiancati i legali Anief Sergio Galleano e Nicola Zampieri. A questo punto, l’Adunanza Plenaria potrà fissare la data per la definitiva discussione sul diritto dei diplomati magistrale all’inserimento in Gae: è probabile che la discussione si possa svolgere a ottobre o, comunque, entro la fine dell’anno. Ricordiamo che l’esito interessa oltre 60mila diplomati con titolo magistrale prima del 2002, ma soprattutto i tanti ricorrenti (oltre 20mila), una parte di quali sono stati anche già immessi in ruolo.Marcello Pacifico (Anief-Cisal): “Questa sentenza, dall’esito per noi scontato, ribadisce la questione della competenza del giudice amministrativo e, finalmente, sblocca la discussione in Adunanza Plenaria. Attendiamo, ora, con fiducia l’esito della stessa, ma chiediamo con forza al Miur che prenda in carico le proprie responsabilità nei confronti di questi docenti abilitati con diploma magistrale e che preveda una risoluzione per sanare l’ingiustizia dell’esclusione ormai decennale di personale abilitato dalle graduatorie da cui si attinge per le immissioni in ruolo. Nel frattempo, è chiaro che continueremo a tutelare tutte le inclusioni nelle GaE dei nostri ricorrenti: non possiamo accettare fughe in avanti, come quella di cui si è reso protagonista nei giorni scorsi l’ATP di Bergamo, che ha improvvisamente depennato dalle GaE oltre 270 diplomati magistrale, disponendo pure la rescissione delle avvenute immissioni in ruolo e dei contratti a tempo determinato con scadenza 31 agosto 2017. Si tratta di un atto illegittimo, contro cui stiamo intervenendo in tutte le sedi legali possibili per contrastare quello che riteniamo un vero e proprio colpo basso che viola gli ordini giudiziali del Tribunale Amministrativo. Nelle prossime ore i ricorrenti riceveranno specifiche istruzioni volte alla risoluzione immediata della problematica e, se ancora l’Amministrazione dovesse dimostrarsi ferma sulle sue decisioni, sarà il tribunale a dirimere la questione”.

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Scuola: Rinnovo del contratto, sindacati al bivio

Posted by fidest press agency su martedì, 1 agosto 2017

ministero-pubblica-istruzionePer domani, l’Aran ha convocato il governo e i rappresentanti dei lavoratori per l’avvio della negoziazione, sui temi generali, in previsione dell’imminente accordo sull’Atto di indirizzo preliminare. Sono diverse le problematiche irrisolte: il cumulo degli aumenti con il bonus 80 euro in modo che uno non escluda l’altro; la scarsità degli incrementi medi lordi, solo 85 euro, da mettere sulla parte fondamentale della retribuzione, a cui si aggiunge il salario accessorio che sarà distribuito per merito. Tra le questioni trasversali ai comparti ci sono, oltre alle risorse, i capitoli relativi a orari e ferie, nonché la revisione dei permessi e delle assenze per malattia.
Marcello Pacifico (Anief-Cisal-Confedir): prima di firmare un contratto del genere, ascoltiamo la ‘base’ con un referendum. Perché dai nostri calcoli servono 2.400 euro di aumenti annui per i docenti e 6mila per i dirigenti. I nodi da sciogliere, tuttavia, non sono solo economici. Riguardano, a esempio, la perdurante discriminazione del personale precario rispetto a quello di ruolo. E perché per i neo assunti è stato introdotta, con i sindacati rappresentativi d’accordo, l’assurda abolizione del primo scatto stipendiale? E come mai non è stata ancora introdotta la figura del vicario del dirigente scolastico? È giunto poi il momento di ripristinare le 4mila dirigenze scolastiche tagliate negli ultimi dieci anni. Lo stesso vale per il taglio di 50mila Ata e la mancata assunzione di Ata. Tra il personale non docente, inoltre, grida vendetta il trattamento riservato ai Dsga: che fine ha fatto il loro concorso, più volte annunciato dal Miur, come quello dei presidi e dei Coordinatori di segreteria. Inoltre, non si può gestire un Ata come si faceva 20 anni fa, quando le loro competenze erano decisamente diverse. Come bisogna prevedere organici differenziati per il Sud e le zone disagiate. Per questi motivi diffidiamo i sindacati a non svendere la categoria per pochi denari e arretrando sui loro diritti, come la malattia, i permessi e l’orario di lavoro: rappresenterebbe un errore storico, che il personale, mai come stavolta, si legherebbe al dito. Il sindacato ha già fatto sapere, al tavolo di contrattazione sull’Atto di indirizzo, cheil minimo che il Governo possa proporre è il recupero dell’inflazione indicizzata pari al 7%, come previsto dalla Consulta. A cui si aggiunge la stessa cifra per l’aumento effettivo. Ma siccome sinora non ci sono i presupposti, ha così deciso di presentare ricorso per il recupero totale degli arretrati. Per maggiori informazioni: ricorso Anief; ricorso Udir.

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Scuola: Riscatto gratis della laurea

Posted by fidest press agency su martedì, 1 agosto 2017

Campus DurandoPer il segretario confederale del sindacato autonomo, ha fatto bene il Miur a volere approfondire le proposte avanzate: è un’iniziativa che dovrebbe andare incontro alle esigenze di tutti i lavoratori, non solo giovani, costretti già oggi a lasciare il lavoro alle soglie dei 70 anni oppure costretti a cedere al ricatto del riscatto in cambio di diverse decine di migliaia di euro. Trattandosi spesso di dipendenti ad alto rischio di insorgenza di malattie professionali – come i docenti, gli Ata e i presidi – che insorgono spesso proprio a fine carriera, dare loro la possibilità di lasciare prima, porterebbe allo Stato dei vantaggi sociali ed economici. Perché lo stesso Stato non si dovrebbe più fare carico delle cure mediche di milioni di suoi cittadini, vittime di patologie poiché è stato negato loro il diritto di lasciare il lavoro al momento giusto. Ecco perché i 4 o 5 anni di studi all’Università devono essere considerati in modo automatico come periodi di vero e proprio lavoro. Per chi lavora nella scuola, tra l’altro, andrebbero conteggiati pure i periodi di formazione Ssis, Tfa e Pas. Attraverso il sindacato, è sempre possibile chiedere una consulenza personalizzata a Cedan per sapere se si ha diritto ad andare in quiescenza prima dei termini contributivi e di vecchiaia previsti dalla legge e per scoprire il valore dell’assegno pensionistico. Oltre che ulteriori servizi.

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