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Posts Tagged ‘scuola’

Scuola: Obiettivo Orientamento 2019-22

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 novembre 2019

Torino. Riprendono sul territorio metropolitano le attività di orientamento formativo rivolte ai giovani dagli 11 ai 22 anni, per contrastare la dispersione scolastica, favorire il successo formativo e agevolare il proseguimento degli studi e l’inserimento al lavoro.
Incontri nelle scuole, laboratori, seminari, percorsi individuali: queste le attività proposte dalla Città metropolitana per il triennio 2019-22 all’interno del sistema a regia regionale “Obiettivo Orientamento Piemonte”, finanziato con 4,5 milioni di euro provenienti dal Fondo sociale europeo. Al Torinese sono dedicati oltre 3,3 milioni di euro, a coinvolgere una platea potenziale di circa 195 mila giovani che frequentano istituti scolastici o enti di formazione professionale, oppure che sono a rischio di dispersione scolastica o in cerca di lavoro.
“Obiettivo Orientamento Piemonte” è un sistema integrato volto a condividere e ottimizzare gli sforzi di tutti i soggetti che, a vario titolo, lavorano per favorire il successo scolastico e formativo. Il suo principale strumento risiede nella rete di sportelli pubblici gratuiti che offrono servizi di accoglienza, colloqui individuali o di gruppo e incontri negli istituti scolastici, per accompagnare i giovani nelle delicate fasi di passaggio tra un ordine di scuola e l’altro, per riprendere un percorso di studi interrotto o per orientare alla ricerca di un lavoro rispondente alle proprie attitudini e capacità. Attività rilevanti sono anche il coordinamento e l’organizzazione dei Saloni dell’Orientamento, la promozione degli Open days, la realizzazione delle guide di orientamento.
Tra le novità della nuova programmazione l’estensione del target agli 11 anni per sensibilizzare ragazze e ragazzi già dalla 1° media, il coinvolgimento delle famiglie con incontri informativi dedicati e la creazione di équipe di bacino composte da orientatori/trici, insegnanti, referenti dei Centri per l’Impiego e tutti gli altri soggetti che operano a livello locale sul tema orientamento. “La nuova programmazione” spiega la consigliera delegata all’istruzione e orientamento della Città metropolitana Barbara Azzarà “darà continuità agli interventi e alle azioni messe in campo nel triennio 2016/2019 che hanno permesso di coinvolgere più di 50 mila giovani, ma che, grazie anche ad alcuni importanti elementi di innovazione, potrà raggiungere un numero ancora più ampio di ragazzi e famiglie, consentendo di definire un sistema sempre più completo ed efficace”.
Gli sportelli di Obiettivo Orientamento, diffusi su tutto il territorio metropolitano, sono a oggi 45, ai quali se ne aggiungeranno presto altri nei Centri per l’Impiego e nelle scuole . L’elenco è disponibile nelle sezioni Orientamento del sito web della città metropolitana e della Regione Piemonte. La gestione è affidata a un raggruppamento territoriale, individuato con procedura a evidenza pubblica, che riunisce enti accreditati per le attività di orientamento e che lavora in collaborazione con scuole, università, centri per l’impiego, servizi per il lavoro, Comuni, associazioni, organizzazioni sindacali e datoriali.

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Scuola: Inclusione, Ecosostenibilità e Innovazione

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 novembre 2019

L’Istituto Comprensivo di Paliano (FR) con il progetto Biblioteca Sonora, l’Istituto Pirandello-Svevo di Napoli con il progetto Liberi dalla Plastica e l’Istituto Comprensivo G. Falcone di Copertino (LE) con il progetto Redazione WikyEuropa, sono i tre istituti che hanno vinto la terza edizione di Facile.it per la scuola (https://www.facile.it/scuola.html), il concorso promosso dalla web company per premiare l’eccellenza nella scuola primaria e secondaria pubblica italiana.I tre istituti, che hanno conquistato il primo posto, rispettivamente, nelle categorie Inclusione, Ecosostenibilità e Innovazione, sono stati premiati dalla giuria per essersi distinti in termini di creatività, valore e novità, e si sono aggiudicati, insieme alle tre scuole arrivate seconde, una donazione complessiva da 15.000 euro e 30 postazioni PC complete. La dotazione consentirà agli istituti di far crescere ulteriormente le iniziative avviate e portare a compimento i progetti.
«L’elevato livello dei progetti che hanno partecipato a questa edizione», ha dichiarato Mauro Giacobbe, Amministratore delegato di Facile.it «ha confermato ancora una volta come le scuole primarie e secondarie pubbliche italiane abbiano grande passione e voglia di mettersi in gioco. Con Facile.it per la scuola diamo il nostro piccolo contributo, aiutando docenti e alunni a realizzare i loro progetti e sostenendo la loro grande voglia di fare.».
Con il progetto Una Biblioteca Sonora per Leggere meglio e…di più, l’Istituto Comprensivo di Paliano (Frosinone) si è aggiudicato il primo posto della categoria Inclusione; con l’obiettivo di elevare le competenze di alfabetizzazione degli alunni e favorire il conseguimento della cittadinanza digitale, il progetto, che ha coinvolto gli studenti della scuola primaria, ha previsto l’allestimento di una biblioteca sonora nonché la produzione di audiolibri fatta direttamente dagli alunni e pensati per facilitare l’apprendimento degli studenti stessi e, in particolare, dei ragazzi con bisogni educativi speciali.Al secondo posto si è classificato l’Istituto Comprensivo di Cossato in provincia di Biella con il progetto Comunicare con micro:bit, che mira a favorire la piena inclusione degli alunni non udenti nelle classi grazie alla realizzazione di uno strumento in 3D in grado di tradurre l’alfabeto in dattilologia.
È stato l’Istituito Pirandello-Svevo di Napoli, con il progetto Liberi dalla plastica, a guadagnarsi il primo posto nella categoria Ecosostenibilità; l’iniziativa è nata per mostrare ai ragazzi come sia possibile sviluppare un’economia circolare e senza plastica, partendo proprio dai prodotti della natura. Gli alunni si sono quindi cimentati in prima persona nella realizzazione di un orto-giardino con alcune piante di stagione, utilizzate poi per la creazione di prodotti ecosostenibili e plastic free, dando il via ad una vera e propria green economy scolastica. Il secondo posto è stato assegnato all’Istituto Villa San martino di Pesaro con il progetto Riciclartisti di quartiere, all’interno del quale l’arte urbana diventa un’esperienza comunitaria e assolve una funzione sociale, divenendo uno strumento di abbellimento, recupero e riqualificazione degli spazi.
Per la categoria Innovazione il primo posto è stato conquistato dall’Istituto Comprensivo G. Falcone di Copertino (Lecce) con il progetto Redazione WikyEuropa, che ha visto gli alunni della scuola secondaria di primo grado impegnati nella realizzazione di una cartina geografica interattiva e multimediale, primo ed importantissimo passo nella creazione di materiale didattico dedicato alla cultura e alla civiltà europea e mirato a favorire l’insegnamento di queste tematiche.Secondo posto per l’Istituto Daniele Spada di Sovere (Bergamo), premiato per il progetto Serra sostenibile e tecnologica, che ha coinvolto gli alunni nella progettazione, costruzione e automatizzazione di una vera e propria serra, con l’obiettivo di ridurre costi energetici e di gestione e, al contempo, aumentarne la produttività.
A decretare i vincitori è stata una giuria di esperti composta da Maria Cristina Origlia, giornalista del Sole24Ore e vicepresidente del Forum della Meritocrazia, Alessandra Venneri, Head of Corporate Communications Italia e South East Europe di Kaspersky Lab, azienda da anni impegnata nella sicurezza informatica dei giovani e nella lotta al Cyberbullismo, Daniele Grassucci, co-founder e Head of Content and Communication di Skuola.net, e presieduta da Mauro Giacobbe, Amministratore Delegato di Facile.it.

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Scuola: Regionalizzazione concorsi docenti, no secco del ministro degli Affari regionali Francesco Boccia

Posted by fidest press agency su venerdì, 22 novembre 2019

Sull’autonomia differenziata da applicare al comparto Istruzione, secondo il titolare del dicastero che gestisce le Regioni italiane, sul fronte dei “concorsi dei docenti non c’è alcun margine di trattativa, perché la scuola è dello Stato e ha un profilo unico”. Saltano, quindi, almeno fino a quando rimarrà in vita questo governo, le possibilità di vedere bloccati per diversi anni, senza possibilità di deroga, i docenti vincitori di un concorso regionale. Rimangono in piedi, invece, le possibilità di regionalizzare altre prerogative scolastiche, come la continuità didattica e l’organizzazione interna, come ad esempio la chiusura o meno di una sede scolastica. Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, ritiene condivisibile la posizione, avversa a regionalizzare i concorsi della scuola, espressa dal ministro degli Affari regionali, ricordando come “la sentenza n. 76/2013 della Consulta abbia messo a nudo la violazione del secondo comma dell’articolo 117 della Costituzione, da parte di chi promuove il modello dell’autonomia differenziata. Senza dimenticare le due sentenze (nn. 147/2012 e 37/2005) dalle quali è risultato con chiarezza che personale Ata e dirigente scolastico sono lavoratori dello Stato, senza deroghe. E con la stessa sentenza n. 242 della 2011, sempre la Corte Costituzionale ha ricordato che la valutazione dei punteggi nel reclutamento del personale docente, diversi da quelli concordati con lo Stato a livello nazionale, non sono fattibili, nemmeno nella Provincia autonoma di Trento, che è collocata tra l’altro su un territorio a statuto speciale e che quindi potrebbe godere di trattamenti legislativi particolari. Va, infine, usata molta cautela nel regionalizzare altre funzioni, come quella di formare scuole e classi, perché l’interesse politico-locale rischierebbe di prevalere sulla formazione degli alunni e sul diritto allo studio”.

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Scuola: Regionalizzazione: in Emilia Romagna parte la consultazione

Posted by fidest press agency su mercoledì, 20 novembre 2019

Il progetto di regionalizzazione della scuola non è definitivamente naufragato con la caduta del Governo composto da M5S e Lega, durante il quale Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna hanno chiesto con forza la sua approvazione: la conferma arriva da quanto sta accadendo in vista delle prossime elezioni amministrative dell’Emilia Romagna, le quali, secondo Orizzonte Scuola, si giocheranno proprio sul terreno dell’autonomia differenziata per la scuola. Il tema rimane caldo dopo gli interventi del ministro Boccia e la presentazione di un nuovo testo che è stato bocciato a priori dai Governatori della Lega. Ad esempio, Attilio Fontana “si dice pronto ad una legge regionale per garantire la continuità didattica dei docenti sul territorio”, mentre dal Corriere.it si apprende il lancio di una petizione su change.org nelle scuole da parte dei sindacati riguardante tutto il personale scolastico. Già da mesi sono in corso di organizzazione assemblee e riunioni per informare il personale sugli effetti nelle scuole della autonomia differenziata. I sindacati mettono l’accento sul fatto che in molti casi non si conoscono fino in fondo tutti gli aspetti della regionalizzazione e ribadiscono il principio che la scuola debba rimanere un punto di unità nazionale. Proprio per approfondire taluni aspetti, il mese scorso, anche l’Anief ha promosso un convegno a Verona, alla presenza dell’assessore regionale Donazzan, della responsabile scuola del PD, Sgamabato del presidente nazionale Pacifico, con ispettori dell’USR. Anief rammenta come la sentenza n. 76/2013 della Consulta abbia ricordato il rispetto necessario del secondo comma dell’articolo 117 della Costituzione, quando una Regione ha chiesto più autonomia sulla scuola. Inoltre, altre due sentenze ribadiscono come il personale Ata e dirigente debba fare capo allo Stato (nn. 147/2012, 37/2005). Anche laddove il personale è da anni transitato nella Provincia autonoma di Trento, tra l’atro territorio a statuto speciale, la sentenza n. 242/2011, della stessa Corte Costituzionale ha posto dei paletti stringenti su ricorso promosso proprio dall’Anief in merito alla valutazione di punteggi nel reclutamento del proprio personale docente, diversi da quelli concordati con lo Stato a livello nazionale.

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Scuola: Stipendi al palo, in arrivo 30 euro netti a lavoratore e ai pensionati 25 centesimi al mese (lordi)

Posted by fidest press agency su martedì, 19 novembre 2019

Le risorse per il rinnovo del contratto sono ampiamente insufficienti per avvicinare gli stipendi del personale scolastico italiano a quello europeo: lo ha candidamente detto il ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti ai segretari generali dei cinque sindacati più rappresentativi del comparto istruzione e ricerca, assicurando loro anche di continuare ad agire con il massimo impegno, al fine di reperire ulteriori risorse nell’ambito delle decisioni che potranno scaturire dal dibattito in sede parlamentare. Tra l’amaro e l’ironico è il commento di Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, il sindacato che tra i 40 emendamenti presentati al Disegno di legge di Bilancio 2020 AS 1586 prevede anche le modalità per garantire l’avanzamento dei compensi dei dipendenti e dei dirigenti pubblici eliminando i lacciuoli e i vincoli che limitano la portata: “Ad oggi, stime alla mano, si arriva a coprire a malapena 65 euro in media a dipendente scolastico, altro che aumenti a tre cifre come segnale iniziale: qui, se va bene, gli insegnanti e il personale Ata si dovranno accontentare di una trentina di euro netti al mese, poco più di un antipasto con pizza”. Sugli stipendi degli statali e del personale della scuola è inutile illudersi ancora: la realtà, promesse a parte, è che la tanto ventilata significativa rivalutazione dei trattamenti retributivi di oltre un milione di lavoratori della scuola, quindi, non ci sarà: le risorse, a tal fine disponibili, sono del tutto insufficienti e da utilizzare anche per coprire l’elemento perequativo, ovvero gli aumenti da 85 euro lordi medi che il Governo precedente ha accordato solo per i portatori di compensi di fascia media e maggiore, e lasciano in questo modo i compensi annui dei lavoratori di comparto sotto di 9 mila euro rispetto alla media dell’Unione Europea e con oltre mille euro di potere d’acquisto perso solo negli ultimi sette anni.

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Scuola: Decreto salva-precari

Posted by fidest press agency su martedì, 19 novembre 2019

Il sottosegretario Lucia Azzolina annuncia emendamento M5S su graduatorie d’Istituto da trasformare in provinciali: l’idea dell’Anief fa breccia. Lascia stupiti in positivo l’annuncio del sottosegretario all’Istruzione pentastellato che anticipa in un video due importanti emendamenti al decreto “salva-precari” che saranno presentati dal Movimento 5 Stelle: la riapertura della terza fascia d’istituto, e, soprattutto, la trasformazione delle graduatorie d’istituto in provinciali, esattamente come chiede Anief da diversi mesi. Marcello Pacifico (Anief): “Quello di una diversa gestione delle graduatorie d’istituto, con la loro trasformazione in liste provinciali, è uno dei punti salienti delle trenta proposte di modifica agli articoli 1, 2 e 5 del decreto legge 126 salva-precari, frutto della piattaforma sindacale che ha portato martedì scorso allo sciopero nazionale Anief e al sit-in a Roma, con tanti manifestanti a chiedere a gran voce diverse modifiche al decreto per cancellare discriminazioni ed errori palesi. Abbiamo sottolineato anche in audizione che l’attuale sistema di gestione delle supplenze non regge, tanto da dovere ricorrere con sempre maggiore frequenza alle Mad. Ben venga, quindi, la trasformazione delle graduatorie d’istituto in provinciali, in modo così da fare finalmente incontrare la disponibilità dei supplenti con l’esigenza di coprire le cattedre”. Doppio emendamento del M5S sul decreto scuola n. 126, ribattezzato “salva-pecari bis”. Sul primo punto, il sottosegretario spiega che il M5S non è contrario a riaprire la “terza fascia ai neolaureati. Anche perché sappiamo che le scuole sono invase dalle MAD.” La riapertura, scrive Orizzonte Scuola, obbedisce alla necessità da parte delle scuole di supplenze brevi che in molte parti della penisola sono delegate alle messe a disposizione. Anche per quanto riguarda la trasformazione delle graduatorie d’istituto in provinciali, l’on. Lucia Azzolina anticipa la presentazione di un emendamento in Parlamento. “Prevediamo – ha detto – anche che le graduatorie di istituto siano trasformate in graduatorie provinciali. Non è giusto che i docenti debbano scegliere soltanto alcune scuole, pensate a province grandi come Roma: 10 scuole sono poche. Questo causa il fatto che alcuni docenti con meno punti magari riescono a lavorare di più rispetto a docenti con più punti, perché dipende dalle scuole scelte. Inoltre, il lavoro per le segreterie.La trasformazione delle GI in graduatorie provinciali è già realtà in aree come Pisa o Torino – ha concluso – che incrociano le graduatorie di istituto e fanno convocazioni generali. Perché non possiamo estendere il modello a tutto il mondo della scuola?”. Anief apprezza l’iniziativa del Movimento 5 Stella e in particolare le parole del sottosegretario all’Istruzione Lucia Azzolina, la quale ha anticipato i contenuti di un provvedimento salvifico per la copertura di decine di migliaia di cattedre e per la collocazione sulle stesse di altrettanti supplenti, i quali per via di norme anacronistiche sulle supplenze sono sempre più spesso costretti a non poter accettare le nomine perché collocati solo su un numero di istituti limitato. Questo sistema ha prodottoun danno tangibile agli alunni, privati del loro docente e di quella continuità didattica che dovrebbe essere alla base di ogni sistema d’istruzione moderno ed efficiente.

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Scuola: Organici e tempo scuola insufficienti

Posted by fidest press agency su domenica, 17 novembre 2019

Riempire gli enormi “buchi” di organico del personale scolastico e predisporre una quota aggiuntiva per incrementare il tempo scuola e i cicli d’istruzione, al fine anche di ridurre la dispersione scolastica. È questo il filo conduttore che ha portato il sindacato Anief a presentare una serie di emendamenti presentati al Disegno di legge di Bilancio 2020 AS 1586, ora all’esame della V Commissione del Senato. Le richieste vanno dall’utilizzo razionale di posti liberati con “Quota 100” alla cancellazione dell’organico di fatto; dal miglioramento del rapporto alunni-docenti per la formazione delle classi al ripristino dell’insegnamento per moduli nella scuola primaria; dall’avvio dell’Educazione motoria nella scuola primaria all’obbligo scolastico sino alla maggiore età e anticipandone l’inizio a 5 anni; dall’insegnamento curricolare dell’educazione civica all’attivazione dei posti in organico profilo AS e C del personale ATA, di un corso di formazione rivolto al personale, della mobilità professionale per le graduatorie 2010 e l’indizione nuove procedure concorsuali, sino al ripristino di organici adeguati e di supplenze senza gli attuali vincoli.Sono molte e tutte ampiamente motivate le richieste sindacali di modifica della manovra di bilancio, nelle parti in cui si affronta il problema degli organici del personale, fortemente ridotti e quindi da rimpolpare il prima scuola, e del tempo scuola che a seguito delle ultime riforme ha subìto un decremento che è alla base del mancato arretramento della dispersione scolastica. Tra le disposizioni rivendicate dal sindacato figurano quelle di accantonare i posti lasciati liberi dal personale che ha lasciato anticipatamente il lavoro attraverso “Quota 100”, cancellare l’organico di fatto, ad iniziare dai posti in deroga di sostegno e delle sezioni primavera; di migliorare il rapporto alunni-docenti per la formazione delle classi; di ripristinare l’insegnamento per moduli nella scuola primaria, rifacendosi al modello vigente fino alla Legge 133/08, anche sulla base dei deludenti risultati indicati nei rapporti PIRLS sulle capacità di lettura e sui processi di apprendimento degli alunni del primo ciclo; di introdurre in modo obbligatorio e istituzionale la pratica dell’Educazione motoria nella scuola primaria; di estendere l’obbligo scolastico sino alla maggiore età e anticipandone l’inizio a 5 anni anziché a 6 anni. Sempre nello stesso ambito, il giovane sindacato ha chiesto di introdurre l’insegnamento curricolare dell’educazione civica, intesa come disciplina autonoma e non inglobata in altre materie; attivare i posti in organico profilo AS e C del personale ATA, prevedendo in questo modo la possibilità, prevista da diversi anni nel contratto collettivo nazionale di categoria, di fare elevare professionalmente assistenti e collaboratori scolastici; di prevedere anche un corso di formazione rivolto al personale, la mobilità professionale per le graduatorie 2010 e l’indizione nuove procedure concorsuali. Infine, sempre per il personale amministrativo, tecnico e ausiliario, Anief chiede di ripristinare gli organici su livelli numerici decisamente maggiori degli attuali e l’attivazione di supplenze senza gli attuali vincoli, a iniziare dalla riattivazione delle supplenze brevi sin dal primo giorno di assenza del titolare.

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Scuola: a metà novembre i presidi ancora a caccia di supplenti

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 novembre 2019

Sul precariato scolastico si sta superando la soglia del buon senso. Accade che un dirigente scolastico di un istituto professionale di Rho, nella città metropolitana di Milano, decide di pubblicare un post sul suo profilo Facebook con le caratteristiche delle materie di insegnamento di cui è sguarnita la scuola che dirige: matematica, scienze, tecnologie elettriche ed elettroniche; 18 ore in classe fino a giugno. Solo che non è un caso isolato: sta diventano una spiacevole consuetudine. Secondo Orizzonte Scuola, si tratta del “genere di cattedra nel Nord è spesso carente di professori. In aula riescono ad entrare anche i docenti con il solo titolo di studio universitario competente. Infatti, prima di rivolgersi alla Rete, il dirigente scolastico aveva provveduto a contattare i docenti dai curricula, ma senza successo perché avevano già avuto cattedre assegnate o vivevano lontano”. Come risulta al Corriere della Sera, non è la prima volta che un dirigente scolastico si rivolge alla Rete per cercare i professori disponibili. Altri precedenti si sono verificati in Veneto e Liguria, sollevando le perplessità dei sindacati su questa forma di reclutamento, che sembra potersi accostare alla chiamata diretta introdotta, contro il volere di tutti, dalla Legge 107 del 2015. Solo qualche giorno fa, avevamo osservato che, oltre ai social, diversi siti internet si stanno trasformando in agenzie di pubblico impiego per la scuola: sullo stesso sito internet Orizzonte Scuola vengono pubblicate continue richieste, quasi degli “avvisi di selezione” per la stipula di contratti annuali, formulate dai dirigenti scolastici o dal loro staff. La maggior parte delle richieste sono concentrate al Nord. Per ovviare al problema, sempre più impellente, Anief propone un emendamento nel sostituire i cc. 1-16 dell’art. 1 del decreto salva-precari, già pubblicato il 30 ottobre in Gazzetta Ufficiale e ora all’esame della Camera, utilizzando l’attuale doppio canale di reclutamento al luogo della nuova procedura riservata, che regola le chiamate delle supplenze fuori graduatoria: la richiesta del sindacato rientra in un punto specifico della piattaforma dello sciopero Anief in programma domani per l’intera giornata e aperto a tutto il personale docente e Ata, di ruolo e precario, agli educatori, al personale Ata, dell’Afam e dell’Università. È una soluzione da prendere in considerazione, perché risolverebbe da subito il problema delle 90 mila cattedre andate deserte durante le convocazioni per le immissioni in ruolo negli ultimi cinque anni, delle maestre con diploma magistrale inserite con riserva nelle GaE e degli insegnanti tecnico pratici ed educatori a rischio licenziamento, dei più di 100 mila docenti abilitati dopo il 2012 con il TFA, PAS all’estero esclusi dalle graduatorie ad esaurimento a differenza degli altri docenti abilitati in precedenza, e degli altrettanti docenti senza abilitazione inseriti nella terza fascia delle graduatorie di istituto che entrerebbero nei ruoli dopo la frequenza di un apposito corso abilitante. La norma, nel trasformare le graduatorie di istituto in provinciali, limiterebbe l’utilizzo delle messe a disposizione sempre più inflazionato e non regolamentato, sostituendo l’attuale scelta delle dieci/venti scuole da parte degli aspiranti supplenti con le scuole della provincia e consentendo ai giovani laureati di inserirsi nelle graduatorie.

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Scuola: Alunni che lasciano prima della maturità, al Sud è dramma

Posted by fidest press agency su giovedì, 14 novembre 2019

In generale è un fenomeno che ha alla base l’ancora troppo alto numero di abbandoni scolastici prematuri, con uno studente su quattro che lascia i banchi senza mai arrivare non solo alla laurea ma nemmeno al diploma di maturità. Secondo Tuttoscuola, a Nuoro la dispersione è del 42,7%, a Prato (dove è altissima la presenza della comunità cinese) quasi del 40%, a Napoli, Palermo, Cagliari e Oristano oltre il 30%. Anief torna a rivendicare maggiori investimenti per la Scuola e l’Università, che invece, secondo l’ultimo rapporto Svimez 2019 sull’economia e la società del Mezzogiorno risultano in ulteriore calo, soprattutto al Sud, dove guarda caso il tasso di assenteismo e di abbandono precoce dei banchi di scuola è anche triplo rispetto ad altre aree del Paese. Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “combattere la dispersione scolastica è una prerogativa indispensabile per aumentare i diplomati e alzare l’asticella di competenze medie delle nuove generazioni. Per realizzare questo obiettivo, che l’UE pone come rilevante, avendo anche fissato al 10 per cento il tasso di abbandono consentito ai Paesi aderenti, da centrare entro la fine del prossimo anno, rimane indispensabile abbandonare la logica orientata al risparmio sul comparto Istruzione, che in Italia ha prevalso negli ultimi anni: bisogna cancellare il dimensionamento scolastico, con 4mila istituti autonomi tagliati su 12 mila, l’aumento progressivo di alunni per classe, artefice delle classi pollaio, gli incessanti tagli operati dagli ultimi governi, anche nei confronti degli enti locali; per non parlare dei sempre “magri” stipendi del personale. Inoltre, risulta sempre più impellente incrementare gli organici, anche del personale Ata, proprio in quelle zone dove il disagio è maggiore, il tasso di abbandono è alto, come la presenza di alunni stranieri, difficili e di disabili”. Arrivano nuovi dati sulla dispersione scolastica “esplicita”: li ha prodotti Tuttoscuola, che è andata a comparare il numero complessivo di studenti iscritti al 1° anno con quelli del 5° anno, cinque anni dopo: “la differenza – scrive la rivista specializzata – corrisponde al numero degli studenti che lungo il percorso quinquennale hanno abbandonato e consente il calcolo immediato del tasso percentuale di dispersione: un vulnus per il sistema, che resta tale anche se una parte peraltro limitata di quegli alunni si iscrive a percorsi alternativi”. È emblematico che “nell’ultimo quinquennio, iniziato nel 2014-15 e concluso nel 2018-19, dei 616.284 studenti iscritti al 1° anno del 14-15 sono risultati iscritti al 5° anno del 18-19 soltanto in 469.006. Mancavano all’appello 147.278 studenti, con un tasso di dispersione del 23,9%”.

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Scuola: Entro il 1° settembre 2020 i vincitori dei concorsi ordinari e straordinari potranno essere assunti anche in altra regione

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 novembre 2019

Le prossime assunzioni del personale docente della scuola si attueranno con modalità innovative. A prevederlo è il decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 30 ottobre e adesso trasmesso alle Commissioni per il dibattito. “La norma – commenta Orizzonte Scuola – è stata pensata per ridurre il rischio che anche il prossimo anno scolastico – come già avvenuto nel 2018 e 2019 – possano rimanere scoperti posti sui quali il MEF ha autorizzato le assunzioni” e “riguarderà esclusivamente le assunzioni per l’anno scolastico 2020/21 e interesserà sia la secondaria che infanzia e primaria”.Le immissioni in ruolo docenti utili per l’avvio dell’a.s. 2020/21 saranno caratterizzate dalla possibilità, per i docenti, di essere convocati anche in regioni diverse rispetto a quella in cui si è risultati vincitori e idonei. Si formeranno graduatorie ad hoc transitorie, utili allo scopo, in modo da mettere a disposizione i posti vacanti e disponibili residui dopo le normali procedure di attribuzione dei posti, a domanda dei vincitori e idonei inseriti nelle GM e nelle GMRE.
Per queste assunzioni con “chiamata lampo” saranno utilizzati posti vacanti e disponibili residui dopo le normali procedure di attribuzione dei posti. Le modalità di attuazione sono state annunciate dal sottosegretario all’Istruzione Lucia Azzolina qualche giorno fa a RadioCusanoCampus: “A settembre 2020, dopo le immissioni in ruolo, gli Uffici scolastici faranno una “call veloce”, di 7 – 10 giorni. I docenti, volontariamente, potranno proporsi. Dopo le assunzioni quella particolare graduatoria scomparirà”. Giallo sulla mancata applicazione della norma anche al personale presente nelle Graduatorie ad esaurimento, come si continua a leggere dalle sue dichiarazioni: “Il Governo intende rispettare, in merito, l’impegno preso: stiamo lavorando affinché l’istituto sia aperto a tutti e dico tutti i docenti presenti nelle graduatorie per le immissioni in ruolo (GM, GMRE, GAE) e che consenta stabilmente di coprire il maggior numero possibile di posti vacanti e disponibili che siano avanzati dopo le ordinarie immissioni in ruolo.”

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Genitori lasciano a casa i figli per protesta contro la scuola insicura

Posted by fidest press agency su venerdì, 8 novembre 2019

Succede nella scuola primaria di Cardano al Campo, in provincia di Varese, dove tredici famiglie di una classe hanno deciso di lasciare a casa i propri figli di otto anni, nonostante, la scuola dell’obbligo.Per Marcello Pacifico, presidente Anief, “è arrivato il momento per la politica di passare dai proclami contro le classi pollaio, ai fatti, partendo proprio dalla revisione della Legge di bilancio che secondo la nota di aggiornamento del DEF addirittura riduce la spesa pubblica per l’Istruzione rispetto al Pil, fino al 2035, dal 4% al 3,2%” Se un genitore decide di non mandare il figlio a scuola ha i suoi buoni motivi. Nel Varesotto, ha scritto la stampa locale, hanno voluto inviare “un messaggio preciso lanciato verso il Provveditorato agli studi della provincia di Varese e alle istituzioni superiori per risolvere un problema che si trascina da ormai tre anni e che per loro è diventato ora insostenibile”.«La situazione disciplinare che si registra in classe risulta per i nostri bambini e per noi genitori insostenibile sul piano educativo ma soprattutto per ciò che concerne la sicurezza dei nostri figli», scrivono le tredici famiglie di Cardano in una lettera aperta. A margine spiegano che il problema nasce dalla impossibilità della scuola di tenere a freno le intemperanze di un alunno. Il risultato è una serie di episodi violenti. I genitori raccontano di banchi divelti, oggetti lanciati, pugni in faccia, occhiali rotti e tanti altri avvenimenti che non li lasciano tranquilli ogni volta che accompagnano i loro bambini davanti alla primaria cardanese. «In prima questa era una classe formata da 31 studenti, oggi si sono ridotti di un terzo», racconta un papà. «Sto meditando di fare anche io lo stesso e a gennaio di spostare mia figlia altrove. Non sono più sereno».L’iniziativa, continua la lettera, «ha lo scopo di attirare l’attenzione di chi deve attivarsi per ripristinare una situazione di normalità. Non è il prodotto di una decisione impulsiva, ma la conseguenza del mancato intervento incisivo atto a tutelare i bambini». La richiesta non è formulata ad insegnanti di classe, ai dirigenti scolastici presenti e a quello attualmente in carica («al quale va riconosciuto un impegno mai riscontrato in precedenza»), ma all’amministrazione, la quale costringe gli alunni a mantenere un clima in classe «non è certo idoneo a favorire un sereno percorso di crescita umana e culturale di un bambino».

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Sicurezza a scuola: Ancora un crollo

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 novembre 2019

Scafati (Sa) Parla la ds Adriana Maria Loredana Miro dell’istituto d’istruzione superiore statale A. Pacinotti di Scafati: “Non possiamo da soli adempiere al compito della prevenzione dei rischi, poiché non siamo proprietari delle strutture e non disponiamo delle risorse necessarie a realizzare la manutenzione degli edifici. Il nostro ruolo è quello di garantire il diritto alla salute e all’istruzione per i nostri studenti”. Marcello Pacifico (Udir): Siamo con la dirigente, non è possibile affidare l’incolumità di studenti e lavoratori della scuola al caso, non è accaduta una tragedia solo per pura fatalità e certamente non va bene. Stiamo presentando un emendamento al disegno di legge di stabilità. Chiediamo alla politica di approvarlo.
È accaduto nell’ultimo fine settimana, prima insomma che riprendessero le attività didattiche dopo la lunga pausa dello scorso week-end. Ancora allarme sicurezza a scuola. Come riporta Il Mattino.  È stato il personale scolastico a lanciare l’allarme alla riapertura della scuola. In pratica, “una buona parte d’intonaco si era staccato da una gradinata della scala che dal primo piano dell’edificio conduce ai laboratori”. L’istituto è rimasto chiuso per consentire “ai tecnici della Provincia di Salerno (ente competente) di eseguire i lavori di messa in sicurezza dei vani scale e di procedere ad un controllo generale della struttura”. Udir ha fatto della questione sicurezza uno dei punti di forza della propria battaglia sindacale. Ha, infatti, rimarcato l’esistenza e l’urgenza del problema durante l’incontro che ha avuto al Miur, in seguito alla manifestazione a Roma, qualche giorno fa. La dirigente scolastica dell’istituto colpito dal crollo, Adriana Maria Loredana Miro, che è socia Udir, ha rilasciato una sua dichiarazione, che riportiamo di seguito.
“Al rientro dal ponte di Ognissanti – afferma la dirigente scolastica Miro – dopo i giorni di maltempo, alunni e docenti del Pacinotti di Scafati hanno rinvenuto un intero costone di intonaco che si era staccato dal vano delle scale poste tra il piano terra e il primo piano dell’Istituto, con calcinacci riversati sulle scale sottostanti. Fortunatamente il cedimento è avvenuto quando l’Istituto era chiuso”.
Siamo in pratica di fronte a un ulteriore episodio che mette in evidenza la manutenzione ormai inesistente e la presenza di edifici scolastici fatiscenti. “L’Istituto infatti – continua la ds – costruito da più di 50 anni è stato oggetto solo ultimamente di lavori di ristrutturazione, grazie a un FESR che si è aggiudicato alcuni anni fa. Lo stesso è destinatario di una cifra di 5 milioni di euro, che verrà utilizzata per lavori strutturali, sulla scorta dei quali potrà ottenere le certificazioni richieste per essere a norma. Solo ora si sta espletando la gara per l’appalto in provincia e sicuramente i tempi non saranno brevi. Nel frattempo la provincia di Salerno rimane sorda alle richieste che da anni vengono puntualmente effettuate per sopralluoghi e lavori di manutenzione, nascondendosi dietro la promessa di lavori da effettuare con i 5 milioni di euro. Noi dd.ss. non intendiamo più essere individuati come responsabili di quanto possa avvenire agli edifici in assenza di interventi di messa in sicurezza da parte di enti territoriali competenti. Non siamo nelle condizioni oggettive di adempiere, da soli, al compito della prevenzione dei rischi, in quanto non siamo proprietari delle strutture e non disponiamo delle risorse necessarie a realizzare la manutenzione degli edifici. Il nostro ruolo è quello di garantire il diritto alla salute e all’istruzione per i nostri studenti”.

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Rapporto Svimez: Confermato il disimpegno su Scuola e Istruzione

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 novembre 2019

Gli investimenti per la Scuola e l’Università si confermano in calo, soprattutto al Sud: lo dice, chiaramente, il rapporto Svimez 2019 sull’economia e la società del Mezzogiorno, presentato oggi a Montecitorio, a Roma, proprio nelle ore in cui la manovra inizia al Senato il suo percorso parlamentare. Istruzione, Innovazione, Ambiente e Lavoro risultano tra le priorità emerse dal Rapporto nazionale, con il dato sulla formazione dei giovani che risulta ormai collocato stabilmente tra i comparti che riservano risparmi pubblici. Marcello Pacifico, presidente Anief, rivendica “organici aggiuntivi per gli istituti collocati in zone ad alto rischio dispersione scolastica, l’eliminazione delle classi pollaio, ad iniziare da quelle con alunni disabili e con problemi di apprendimento. Laddove gli enti locali e i territori non danno alcuna spinta agli istituti scolastici, è indispensabile che nella scuola si agisca introducendo propri anticorpi, come gli organici maggiorati, anche di personale Ata che in condizioni sempre più sottodimensionate svolge un prezioso lavoro di raccordo e di sorveglianza, il ritorno delle compresenze, l’ampliamento del tempo pieno, l’eliminazione dell’organico di fatto e la riduzione del numero di alunni per classe. Si deve poi prevedere, inoltre, uno stanziamento di risorse straordinarie, anche per favorire l’orientamento, considerando il sempre troppo alto numero di abbandoni precoci dei banchi. Sono tutte disposizioni che necessitano di investimenti corposi e non di certo dei tagli al settore previsti fino al 2035”. Sulla scuola non ci sono inversioni di tendenza: scorrendo i dati forniti oggi attraverso la ricerca annuale dello Svimez, risulta che in Italia la spesa per l’istruzione si riduce con una flessione del 15% a livello nazionale, di cui il 19% nel Mezzogiorno e il 13% nel Centro-Nord. Nel Mezzogiorno solo poco più di 3 diplomati e 4 laureati su 10 sono occupati da uno a tre anni dopo aver conseguito il titolo. Prosegue l’abbandono scolastico, nel 2018 gli early leavers meridionali erano il 18,8% a fronte dell’11,7% delle regioni del Centro-Nord. Per di più al Sud il 56% delle scuole ha bisogno di manutenzione urgente. Il rapporto Svimez, quindi, è un altro ulteriore tassello che conferma i passi indietro degli ultimi Governi sull’istruzione nazionale. Passi che hanno già avuto i loro importanti negativi effetti sulle scuole più esposte alle difficoltà, ad iniziare da quelle territoriali: laddove vi è carenza di agenti culturali, soprattutto al Sud, le competenze degli alunni risultano decisamente indietro, come certificato dai dati Invalsi, pubblicati ad inizio estate. Una tendenza sulla quale pesano anche il numero eccessivo di alunni per classe, che quando superiore ai 22-23 o ai 20, in caso di presenza di alunni disabili, non permette all’insegnante di incidere con alta efficacia nella formazione, la bassa presenza di tempo pieno, l’alto numero di docenti precari, in particolare di sostegno, e la scarsità di risorse umane, in organico, indispensabili per attuare la didattica con successo in determinate condizioni.

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Scuole in emergenza: Mancano 60 mila collaboratori scolastici

Posted by fidest press agency su giovedì, 7 novembre 2019

I fatti di cronaca e la recente disgrazia del bambino morto a Milano cadendo dalla tromba delle scale dell’Istituto Pirelli, hanno messo in evidenza anche per l’ex responsabile scuola di Forza Italia, Elena Centemero, il problema degli organici del personale Ata, nettamente inferiori al fabbisogno e lontani dai quei requisiti minimi anche per i servizi di sorveglianza degli studenti. Pacifico: coi tagli si mettere in dubbio la sicurezza. Le nuove tecnologie non possono sostituire le persone come in un’azienda per realizzare risparmi. Bisogna partire dal ripristinare gli organici tagliati dieci anni faLa scarsità di collaboratori scolastici nelle scuole sta diventando un problema serio: a renderlo tangibile, dopo che l’Anief da anni rileva la grave assenza venutasi a determinare a seguito della Legge 133 del 2008 che ha soppresso quasi 50 mila posti di cui 47mila in meno in un solo triennio, pari a quasi il 20% dell’intero organico, è stata la drammatica morte dell’alunno di cinque anni caduto pochi giorni fa nella tromba delle scale della sua scuola di Milano: una terribile circostanza che ha messo in evidenza come il tema della sicurezza e della culpa in vigilando, con i dirigenti costretti anche a mandare a turno gli alunni al bagno, come deciso di recente nell’Istituto Comprensivo “Calcedonia” di Salerno, sia stato messo da parte dal decisore politico per mere ragioni di finanza pubblica.
Elena Centemero, preside all’Istituto Vanoni di Vimercate, già responsabile Scuola di Forza Italia, ha detto a Repubblica che “tenere bambini e ragazzi in aula non è un bene, ma siamo tutti sotto organico. Nelle scuole italiane mancano sessantamila collaboratori scolastici. Sto chiedendo la possibilità di utilizzare lavoratori socialmente utili ai piani”.Orizzonte Scuola ha ricordato che i dirigenti scolastici hanno protestato davanti al MIUR per denunciare che si sono verificati ottantottomila incidenti nelle scuole in un anno; hanno chiesto al viceministro Ascani 4 collaboratori in più in ogni scuola. Nelle scuole l’argomento è di stretta attualità e i dirigenti scolastici adottano provvedimenti diversi e fantasiosi fino ad arrivare alla decisione di istituire i turni per andare in bagno per gli alunni, solo se accompagnati dai collaboratori. I provvedimenti da attuare sono evidenti: la sicurezza è un’emergenza delle scuole, non si può più rimandare. A questo proposito, il Miur e i sindacati rappresentativi della categoria hanno sottoscritto un accordo, nel quale uno dei punti è proprio intervenire tempestivamente, nella Legge di Bilancio 2020, per la definizione di norme riguardanti la sicurezza nelle scuole coerenti con l’assetto delle responsabilità dei diversi soggetti coinvolti.

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Scuola: concorso straordinario e al corso abilitante

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 novembre 2019

Il testo (AC 2222) è stato assegnato all’esame congiunto della VII e della XI Commissione della Camera dei Deputati. Anief ha inoltrato la richiesta di audizione e sta lavorando alla segnalazione di diversi emendamenti che saranno illustrati a tutti i gruppi parlamentari anche in occasione dello sciopero del 12 novembre prossimo, secondo quanto già elaborato nella piattaforma sindacale. Si prevede un’ondata di ricorsi per l’alto numero di candidati esclusi, per la quale a breve, saranno aperte le pre-adesioni gratuite
I primi 24 mila che ottengono il 7 alla prova computer based saranno dichiarati vincitori tra i 57.845 aventi titolo, tra i 89.434 docenti a contratto a tempo determinato censiti nell’a.s. 2017/2018, mentre chi presta servizio nelle paritarie (altri 40 mila) potrà soltanto conseguire l’abilitazione.I posti complessivamente disponibili anche per il concorso ordinario che sarà bandito contestualmente sono 47.668 di cui 17.317 (s. media) e 20.617 (s. superiore di secondo grado) su materia curricolare e 7.269 (s. media) e 2.465 (s. superiore di secondo grado) su sostegno, secondo i dati forniti da Anief e ripresi nella relazione tecnica. A 14 euro dovrebbero ammontare i diritti di segreteria per coprire le spese per l’organizzazione della procedura selettiva. Risulterà estremamente importante per maturare il diritto a essere assunti nel più breve tempo possibile concorrere nelle regioni dove le Gae sono esaurite.
Marcello Pacifico (presidente nazionale Anief): “Speriamo che per una volta il governo ci ascolti e modifichi il testo pubblicato per affrontare seriamente il problema del precariato e risolvere definitivamente i nodi intorno alla procedura di infrazione NIF 4231/2014 pendente presso la Commissione europea, alle Cause presso la Corte di giustizia europea sui ricercatori universitari e i docenti di religione, e ai reclami collettivi presso il Consiglio d’Europa sui diplomati magistrali.

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Scuola: Ritorno dell’educazione civica ancora al risparmio: si farà senza assumere alcun docente

Posted by fidest press agency su mercoledì, 6 novembre 2019

Lo prevede il decreto “salva precari bis”, appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale, nel quale si sancisce che l’insegnamento dovrà avvenire affidandosi all’organico già presente, senza alcuna aggiunta. Per il sindacato non è un buon viatico verso l’introduzione della disciplina, perché potrebbe rivelarsi una conferma del modello leghista di inglobarla all’interno di altre materie. È bene, quindi, che il decreto, ora all’esame del Parlamento, venga modificato anche in questa parte. “Speriamo solo che per l’insegnamento dell’educazione civica in ogni grado scolastico – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – non si voglia prevedere un organico aggiuntivo solo perché si ha l’intenzione di formare, a breve, dei docenti potenziatori o soprannumerari. Qualsiasi altra soluzione, come quella di utilizzare docenti che già insegnano discipline affini, ricalcherebbe quella approntata in malo modo dal precedente esecutivo e contro la quale si è mosso non solo il sindacato, ma tutta l’opinione pubblica oltre che organismi di rilievo come il Consiglio superiore della pubblica istruzione. Ancora una volta, se le cose stanno così, ci ritroviamo con il Miur che vuole fare delle nozze con i fichi secchi”.Sul ritorno dell’educazione civica a scuola si continua a perdere solo tempo: dopo il rinvio del goffo tentativo della Lega di imporla già dall’anno scolastico in corso, con tanto di parere negativo del Cspi al decreto approvato con ritardo, il nuovo ministro dell’Istruzione ha saggiamente deciso di fermare tutto e prendersi un anno di tempo per migliorare il testo della legge già pubblicata in Gazzetta Ufficiale. Con una Circolare, di metà settembre, il Miur ha comunicato che “l’On. le Ministro ha ritenuto di accogliere il parere del CSPI e, pertanto, di non dare seguito alla sperimentazione per l’anno scolastico in corso”.Nella stessa comunicazione del Miur è stato spiegato che “per il solo anno scolastico 2019/2020, nelle scuole di ogni ordine e grado continuerà ad essere impartito l’insegnamento di “Cittadinanza e Costituzione”, di cui alla legge 30 ottobre 2008, n. 169, e continueranno ad essere applicati l’articolo 2, comma 4, del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 62, relativo alla valutazione di tale insegnamento, e il successivo articolo 17, comma 10, concernente il colloquio nell’ambito dell’esame di Stato conclusivo del secondo ciclo di istruzione”.Per l’Anief, che aveva promesso di adire le vie legali, recandosi in tribunale, qualora l’educazione civica fosse imposta da subito nei termini raffazzonati così come si voleva fare nel precedente governo, quella Circolare del ministero ha rappresentato un importante obiettivo: il sindacato autonomo, aveva indicato da subito la possibilità proficua di utilizzare i dodici mesi di tempo per arrivare alla naturale adozione della legge sul ritorno dell’educazione civica, al fine di migliorare l’impianto normativo e trovare i finanziamenti necessari per valorizzarla e conferirle l’autonomia che invece, all’interno di altre materie, così come era stata predisposta, non poteva di certo avere. Inoltre, si sarebbe provveduto a formare i docenti a cui affidare la disciplina, in modo che avessero una preparazione specifica sulle lezioni da intraprendere.Da come si stanno mettendo le cose, però, il quadro che si delinea è ben diverso: il Decreto scuola, ribattezzato “salva precari-bis”, appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale, “ha sancito che il suo insegnamento dovrà avvenire con l’organico già presente, senza aggiunte”, fa oggi notare la rivista Orizzonte Scuola. Infatti, leggiamo all’articolo 7: 1. All’articolo 2 della legge 20 agosto 2019, n. 92, dopo il comma 9, è aggiunto il seguente: «9 -bis. L’intervento previsto non determina un incremento della dotazione organica complessiva e non determina l’adeguamento dell’organico dell’autonomia alle situazioni di fatto oltre i limiti del contingente previsto dall’articolo 1, comma 69, della legge 13 luglio 2015, n. 107». “Speriamo di sbagliarci – commenta Marcello Pacifico, leader del sindacato nazionale Anief – ma se si vuole continuare con la linea delle riforme della scuola e dei miglioramenti del sistema d’istruzione all’insegna del costo zero, se non dei tagli, non ci siamo proprio.

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Scuola: L’aumento di stipendio dei docenti si ferma a 85 euro

Posted by fidest press agency su lunedì, 4 novembre 2019

Dalla Legge di Bilancio 2020, per il rinnovo del contratto del pubblico impiego arriveranno oltre 3 miliardi: non bastano per far raggiungere agli oltre 800 mila insegnanti italiani la quota dei 100 euro mensili in busta paga. È necessario reperire altri 500 milioni di euro. I sindacati sarebbero disposti a sacrificare la carta da 500 euro annui per l’aggiornamento dei docenti di ruolo. Anief non è d’accordo: per quale motivo, ancora una volta almeno una parte delle risorse per finanziare chi opera nella scuola pubblica deve essere reperita all’interno dello stesso comparto? Per noi è chiaro che non può essere quella indicata da altre sigle sindacali la strada per sbloccare la situazione. Stando così le cose, Anief conferma lo sciopero del 12 novembre, per chiedere anche di trovare fondi adeguati per il rinnovo del contratto di comparto. Marcello Pacifico, presidente nazionale: “Non si può pensare di risolvere il problema stipendiale con 40 euro netti medi a dipendente, pure a rate, visto che non coprono nemmeno il tasso d’inflazione prodotto negli ultimi anni e che andranno a regime in un biennio. Per noi l’incremento deve essere superiore a 250 euro, con l’impegno preciso di recuperare il gap, entro un triennio, rispetto alla media stipendiale dei colleghi europei” Si fermerà probabilmente a 85 euro circa mensili l’aumento di stipendio riservato agli 800 mila docenti in servizio della scuola italiana: a dirlo è stato Il Sole 24 Ore, secondo il quale l’incremento a tre cifre di 100 euro promesso da Bussetti e successivamente confermato da Fioramonti sembra non potersi concretizzare per mancanza di fondi disponibili, problematica rispetto alla quale il Ministro non aveva nascosto la sua preoccupazione. E questo avviene sebbene siano “destinati all’istruzione – scrive Tuttoscuola – metà dei 3,2 miliardi riservati al pubblico impiego dalla Legge di Bilancio per il finanziamento del nuovo Ccnl 2019-21. Per raggiungere la quota dei 100 euro mensili in busta paga in più, però, sarebbe necessario reperire altri 500 milioni. Attualmente, a fronte di un aumento stipendiale medio di 95 euro al mese per gli impiegati della P.A., agli insegnanti spetterebbero solo altri 74 euro al mese a cui si aggiungerebbero 11,50 euro di elemento perequativo, per un totale di circa 85 euro”. “I sindacati – continua la rivista specializzata – hanno proposto di recuperare 380 milioni di fondi riducendo i finanziamenti relativi alla Carta del docente; il Ministero sembra disponibile a percorrere questa strada, anche in ragione del fatto che la maggior parte dei docenti ha utilizzato la card per acquistare hardware e software anziché iscriversi a corsi di aggiornamento o programmi di formazione. Lontano, in ogni caso, resta l’obiettivo legato al raggiungimento dello standard europeo: se in Italia il salario annuo lordo dei docenti è di 28.147 euro, in Francia è di 33.657 euro e in Germania arriva addirittura a 55.926 euro”.

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Scuola: La legge di Bilancio porterà alla scuola pochi soldi e tagli alle supplenze

Posted by fidest press agency su sabato, 2 novembre 2019

“Sulla scuola ci aspettavamo un impegno vero, non i soli annunci vuoti di contenuti: dopo il deludente decreto ‘salva precari bis’, contro il quale l’Anief ha proclamato lo sciopero nazionale per il prossimo 12 novembre e chiesto agli altri sindacati di unirsi alla protesta e al sit-in davanti al Parlamento, adesso spunta una manovra che dà al settore davvero poco, producendo pure tagli ad un settore, quello del precariato, che negli ultimi anni è cresciuto in modo esponenziale e non si andrà di certo ad abbattere con i pochi posti messi a bando attraverso i prossimi concorsi ordinari e riservati”: lo dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, lamentando le disposizione che il Governo ha deciso per il settore dell’Istruzione e che nei prossimi giorni saranno al vaglio del Parlamento per l’approvazione finale.
La manovra di Bilancio di fine anno si rivela per la scuola davvero poco proficua: in base alle ultime notizie, vengono stanziati appena 11 milioni in più per il “potenziamento della qualificazione dei docenti in materia d’inclusione scolastica” e la miseria di 2 milioni in più per “l’innovazione digitale nella didattica”. Poi ci sono 15 milioni nel 2020 e 20, a partire dal 2021, per il funzionamento delle scuole “che operano in contesti socio-economici svantaggiati”. Per il rinnovo dei contratti dei dipendenti statali, quindi anche docenti e Ata, con la manovra arrivano altri 225 milioni nel 2020 e 1,4 miliardi nel 2021. La bozza di legge di bilancio porta infatti da 1,425 miliardi a 1,65 miliardi i fondi stanziati per il 2020 e da 1,775 miliardi a 3,175 miliardi i fondi per il 2021 destinati ai contratti della pubblica amministrazione. Fondi che, scrive oggi Orizzonte Scuola, non saranno sufficienti per aumenti a tre cifre come promessi dal Ministro. Saranno anche stanziati 5 milioni di euro annui per la creazione di nuove posizioni organizzative del personale amministrativo, tecnico e ausiliario. C’è, infine, lo sgravio per l’acquisto di quotidiani e periodici: “A decorrere dall’anno 2020, alle scuole pubbliche di ogni ordine e grado, che acquistano uno o più abbonamenti a quotidiani e periodici, anche in formato digitale, è attribuito, previa istanza diretta al Dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri, un contributo fino all’80% della spesa sostenuta entro l’anno precedente”.
Ma nella manovra figurano pure tagli. Come quello, incomprensibile, che dal 2020 ridimensiona le risorse per attuare le supplenze a tempo determinato del personale docente nei nostri 8.200 istituti scolastici autonomi. Una decisione che cozza decisamente con il record, toccato quest’anno, di 205 mila contratti annuali e con il raddoppio dei supplenti realizzatosi nell’ultimo decennio. “Pensare di invertire la tendenza, a seguito dell’allestimento di concorsi che nella migliore delle ipotesi andranno ad assegnare 48 mila posti in tre anni, appare l’ennesima operazione all’insegna della demagogia”, dice ancora il presidente Anief.

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Scuola: Precariato, boom di cattedre scoperte

Posted by fidest press agency su giovedì, 31 ottobre 2019

Mai era accaduto che un anno scolastico iniziasse con 205 mila cattedre da coprire con personale precario: nell’ultimo decennio, il numero di contratti a tempo determinato è addirittura raddoppiato. Anche perché su 180mila immissioni in ruolo ne sono state fatte soltanto 90mila, per colpa di un sistema di reclutamento che lascia ai margini gli abilitati all’insegnamento e permette di lavorare sempre più con le Mad. E ora pure con gli annunci sui social.Il problema della supplentite e del ricorso alla magistratura per l’abuso dei contratti a termini con crescenti danni erariali per lo Stato, si risolve per Anief con la riapertura straordinaria delle ex graduatorie permanenti a tutto il personale abilitato, incluso i diplomati magistrali, Itp ed educatori, e la fine dei licenziamenti. Fu fatto proficuamente nel 2008 e nel 2012, con due “finestre specifiche” rivolte al personale precario abilitato: perché oggi non si può ripetere? Il presidente nazionale Marcello Pacifico lo chiede prima che vengano costituite le nuove graduatorie del salva-precari bis, come specificato in un punto della piattaforma dello prossimo sciopero del 12 novembre.“Il nodo della questione – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – è che fino a tutto il 2014 ci furono gli effetti benefici delle riaperture delle GaE, mentre ai laureati in scienze della formazione primaria laureati dopo il 2012 fu impedito l’ingresso, come ai diplomati magistrali dal primo aggiornamento del febbraio 2002 delle ex graduatorie permanenti. Il tutto, con il beneplacito delle attuali organizzazioni sindacali che hanno raggiunto l’intesa nei giorni scorsi sulla proroga dei contratti in essere in caso di licenziamento, gli stessi sindacati che hanno seguito l’Anief nella vertenza legale che ha ammesso a partire dal 2014 migliaia di maestre con riserva nelle stesse GaE e in duemila nei ruoli con sentenza passata in giudicato prima della doppia pronuncia negativa dell’adunanza plenaria del Consiglio di Stato che ora pone a rischio migliaia di immessi in ruolo in corso d’anno pure dopo avere svolto l’anno di prova”.

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Progetto di Giunti Scuola sulla lettura ad alta voce

Posted by fidest press agency su mercoledì, 30 ottobre 2019

C’è ancora più di un mese di tempo per iscriversi: tutti i docenti della scuola primaria di ogni regione che desiderano iscrivere la propria classe al progetto di Giunti Scuola ‘Leggimi ancora. Lettura ad alta voce e life skills’ possono iscriversi sul sito http://www.leggimiancora.it fino al 30 novembre. L’iscrizione è gratuita e prevede l’invio di uno “Scrigno dei libri” con 2 titoli della collana Colibrì messi a disposizione da Giunti Editore, formazione a distanza tramite videolezioni, webinar e tutoraggio costante. Il secondo anno di progetto, che nella scorsa edizione ha coinvolto più di 13mila docenti, si arricchisce con una piccola guida ‘Le parole dei bambini’ con attività che valorizzano la creatività degli alunni, giocando con il lessico, e con un poster colorato per raccogliere le parole significative delle letture e definizioni date dai bambini.La lettura ad alta voce non è solo una buona pratica didattica, ma un vero e proprio potenziamento delle abilità cognitive di chi ascolta. È fondamentale infatti che la lettura sia a cura del docente, che sia continua e regolare, almeno un’ora al giorno, magari iniziando con tempi più brevi per poi arrivare a regime. Una ricerca condotta dall’Università di Perugia su un campione di 1500 alunni che hanno partecipato alla prima edizione del programma ‘Leggimi ancora’ e diretta da Federico Batini, professore di pedagogia sperimentale, metodologia della ricerca educativa e metodi e tecniche della valutazione scolastica, ha dimostrato come la lettura ad alta voce praticata regolarmente incida positivamente su dimensioni cognitive, comprensione del testo, padronanza della lingua, intelligenza verbale e auto-percezione di benessere. I dati registrano un aumento che va dal 10 al 20% in questi aspetti per tutti i bambini, indipendentemente dal loro stato iniziale più o meno ‘performante’, rappresentando così un vero e proprio dispositivo per il diritto all’apprendimento.“I dati che ha rilevato il team di ricerca del prof. Batini all’Università di Perugia rafforzano la nostra convinzione di lavorare con le scuole, creare occasioni di benessere e perseguire con tenacia la valorizzazione della lettura in tutte le sue forme. La lettura ad alta voce, in particolare, rappresenta per noi non solo un valido strumento per crescere nuovi lettori, ma soprattutto uno straordinario mezzo per potenziare le cosiddette life skills dei nostri bambini e ragazzi, una pratica didattica inclusiva e ad accesso relativamente facile che permette di aiutare i nostri alunni anche nella crescita umana e personale” commenta Barbara Cunsolo, direttore editoriale di Giunti Scuola.“La ricerca ci ha restituito dei dati importanti” le fa eco il prof. Federico Batini di Università di Perugia, direttore scientifico del progetto ‘Leggimi ancora’. “Da quello che sappiamo oggi possiamo concludere che una vera e propria ‘politica della lettura ad alta voce’, inserendo la lettura in tutti gli ordini e gradi di scuola, possa rappresentare una vera azione in direzione di una democrazia dell’apprendimento. Leggere ad alta voce a scuola tutti i giorni, per un tempo congruo, riuscirebbe a ridurre il notevole impatto che la differente provenienza socio-culturale ha sulle probabilità di successo formativo e sulla vita futura delle persone.”Nel primo anno di ‘Leggimi ancora’ Giunti Editore ha messo a disposizione 40mila libri per le classi che si sono iscritte. “Abbiamo proposto ai docenti che hanno aderito i titoli della collana Colibrì, regalando due volumi per ogni classe” racconta Beatrice Fini, Direttore Editoriale Ragazzi e YA “ma il vero obiettivo è quello di sollecitare la curiosità a sfogliare e leggere più titoli, più generi, più stili. Noi la chiamiamo ‘bibliodiversità’ ed è uno degli elementi chiave del successo di ‘Leggimi ancora’ e della lettura ad alta voce”. Chiusura iscrizioni al progetto 30 novembre. Approfondimenti e materiali sono online su http://www.leggimiancora.it.

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