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Scuola: Anief chiede nuovi passaggi di livello per tutto il personale Ata, visti i nuovi compiti e titoli di accesso

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 novembre 2018

Questa è la richiesta che il giovane sindacato, in attesa di partecipare ai tavoli negoziali, invia ai membri della Commissione paritetica che si riunisce, per la prima volta, in Aran, il 20 novembre, per discutere dell’articolo 34 del CCNL sulla revisione dell’ordinamento professionale, fermo al 1976, dopo quattro mesi dalla scadenza della consegna della relazione originariamente prevista per luglio 2018.In occasione della convocazione delle organizzazioni sindacali da parte dell’Aran, domani 20 novembre, per l’avvio dei lavori della Commissione che dovrà provvedere al riordinamento professionale del personale Ata (ai sensi dell’art. 34 del CCNL “Istruzione e Ricerca” 2016-2018 sottoscritto il 19 aprile 2018), Anief non mancherà di far sentire la propria voce nell’interesse del riconoscimento della dignità professionale per la categoria degli Ata, ignorata per anni malgrado il suo operato rappresenti il nerbo fondamentale dell’organizzazione scolastica. La convocazione arriva dopo le numerose denunce che Anief, unitariamente ad altre organizzazioni di settore, ha sollevato per la chiusura di tutte le “code” contrattuali rimaste aperte nei settori della ricerca, della scuola, delle università e AFAM. Al fine di presentare proposte eque e innovative per la revisione dei profili del personale Ata, il sindacato chiede la piena garanzia da parte del Governo circa le risorse finanziarie necessarie per stabilizzare l’elemento perequativo e per dare regolarità ai rinnovi, come ha stabilito la sentenza della Corte Costituzionale del 2015.Nella scuola si contano ben circa 250 mila lavoratori che non insegnano, ma che svolgono ogni giorno il loro operato apportando un prezioso contributo alla didattica e all’organizzazione scolastica, malgrado il loro lavoro non abbia il giusto riconoscimento: sono gli assistenti amministrativi, i tecnici di laboratorio, i collaboratori scolastici e i Direttori dei Servizi Generali e Amministrativi. Per mettere fine a questa iniqua situazione, Anief ha predisposto una serie di emendamenti al disegno di legge sul “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2019 e bilancio pluriennale per il triennio 2019-2021” AC n. 1334, finalizzati a valorizzazione finalmente la categoria che, in assoluto, anche secondo l’Aran, percepisce gli stipendi più bassi del pubblico impiego e addirittura in calo rispetto agli ultimi anni. Il giovane sindacato ritiene peraltro di fondamentale importanza introdurre “i profili di coordinatore tecnico e amministrativo delle segreterie, come del resto previsti dal legislatore ma mai attivati. Il personale Ata di tutte le Aree svolge in modo prevalente, sotto il profilo quantitativo e qualitativo, funzioni superiori non retribuite e non valorizzate: basti pensare che i livelli retribuitivi sono rimasti invariati dal 1976 ad oggi, a fronte di un titolo di studio richiesto superiore a quello originario del 1976 e ad un aumento notevole di mansioni e di responsabilità non previste originariamente nella corrispondente qualifica professionale. Sono, inoltre, ulteriormente aumentati i carichi di lavoro e le responsabilità a fronte dello stesso stipendio tabellare: ora occorre un diploma di scuola superiore o una laurea per gli assistenti amministrativi e un diploma di qualifica per i collaboratori scolastici, ma la retribuzione non è mai stata cambiata e corrisponde al 3° e 4° livello della carriera esecutiva.Rammentiamo che i compiti e le mansioni del personale Ata sono disciplinate dall’attuale Contratto vigente (CCNL Scuola 2006-2009) all’art. 47 e dettagliate nella TABELLA ‘A’ allegata al Contratto. “1. I compiti del personale Ata sono costituiti: dalle attività e mansioni espressamente previste dall’area di appartenenza; da incarichi specifici che, nei limiti delle disponibilità e nell’ambito dei profili professionali, comportano l’assunzione di responsabilità ulteriori, e dallo svolgimento di compiti di particolare responsabilità, rischio o disagio, necessari per la realizzazione del piano dell’offerta formativa, come descritto dal piano delle attività. 2. La relativa attribuzione è effettuata dal dirigente scolastico, secondo le modalità, i criteri e i compensi definiti dalla contrattazione d’istituto nell’ambito del piano delle attività. […] Esse saranno particolarmente finalizzate per l’area A per l’assolvimento dei compiti legati all’assistenza alla persona, all’assistenza agli alunni diversamente abili e al pronto soccorso”.Anief propone, per tutti i profili Ata: una revisione della totalità delle attuali Aree o Profili che comporti un relativo adeguamento stipendiale a seguito di revisione dei livelli di qualifica; un piano di assunzioni per tutto il personale Ata, a copertura di tutti i posti disponibili e vacanti; la soppressione dei commi 332-333-334 della Legge 190 del 23 dicembre2014-Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2015) -riguardanti le supplenze brevi e l’organico del personale Ata. Inoltre, per valorizzare il ruolo di assistenti amministrativi, tecnici, collaboratori scolastici e Dsga richiede che si dia seguito ai suoi emendamenti proposti: attivazione di 12 mila posti in organico di diritto nella prospettiva di creare dopo vent’anni i profili di coordinatori di assistenti tecnici ad amministrativi; adeguamento dei livelli del personale agli altri profili della PA; corso di formazione per i candidati del 2010, ad una nuova sessione concorsuale per i passaggi verticali; immissione in soprannumero dei facenti funzioni al concorso Dsga con una quota riservata, alla fine della “temporizzazione”. Altresì, il nuovo sindacato aggiunge che per quanto concerne i compensi, i più bassi della P.A., bisogna ripristinare “le fasce di posizioni stipendiali del personale scolastico precedenti a quelle indicate dalla Tabella A allegata al CCNL Scuola del 4/8/2011” e dire basta alle “discriminazioni tra lavoratori” di ruolo e precari; per gli stessi motivi, “è necessario estendere la carta docente e il relativo bonus anche” al personale Ata, come a quello educativo, oggi esclusi senza alcun tipo di spiegazione.
Anief denuncia inoltre il fatto che non sono mai stati organizzati i corsi di formazione dei dipendenti di ruolo graduati che hanno partecipato ai passaggi verticali nel 2010 (e che pertanto non sono mai stati assunti nella qualifica superiore) e che si rende necessario realizzare “una nuova procedura su tutte i profili attivabili in base ai molti posti vacanti e disponibili. Il fondo approvato dalla precedente legge di stabilità stanzia 50 milioni di euro per il 2018 e 150 milioni di euro per il 2019 al fine di potenziare l’organico dell’autonomia scolastica attraverso la trasformazione dell’organico di fatto in organico di diritto” di circa 12 mila unità lavorative Ata. Il sindacato ritiene inoltre che per chi abbia “superato i trentasei mesi, comprensivi di proroghe e rinnovi, indipendentemente dai periodi di interruzione”, si debba dar luogo all’assunzione a tempo indeterminato in ottemperanza a quanto previsto dalla Direttiva 1999/70/CE del Consiglio del 28 giugno 1999”. Questo consentirebbe di dare una “risposta definitiva al problema del precariato scolastico e al contenzioso oggetto della procedura d’infrazione n. 2014/4231 pendente presso la Commissione europea sulla violazione da parte dello Stato italiano della normativa comunitaria dei contratti a termine”, prevedendo ovviamente l’allargamento della norma al personale Ata. A livello stipendiale, bisogna da subito ripristinare “le fasce di posizioni stipendiali del personale scolastico precedenti a quelle indicate dalla Tabella A allegata al CCNL Scuola del 4/8/2011”. Inoltre, “al personale supplente temporaneo, a partire dall’a. s. 2019/2020” va associata “la retribuzione professionale docenti e il compenso individuale accessorio come determinati nel CCNL 2016/2018”, anche “alla luce della sentenza del 25 ottobre 2018 della Corte di Giustizia Europea sulla causa C-331/17 Sciotto sul precariato, al fine di non porre in essere discriminazioni tra lavoratori”, ad iniziare da quelli a tempo determinato e indeterminato. Per gli stessi motivi, “è necessario estendere la carta docente e il relativo bonus anche” al personale Ata ed educativo. Per quanto riguarda, infine, i Direttori dei Servizi Generali e Amministrativi, “in relazione ai rilievi mossi dalla Corte di Giustizia europea (sentenza del 26 novembre 2014 sulle cause riunite C-22/13, da C-61/13 a C-63/13 e C-418/13) riguardo all’abuso di contratti a tempo determinato nella scuola statale italiana, è necessario procedere alla riserva di una percentuale dei posti del nuovo concorso per” D.S.G.A. “in soprannumero di chi ha svolto tale funzione a tempo determinato per almeno 36 mesi anche non continuativi su posti vacanti e disponibili. La norma introduce la quota del 30% che doveva essere riservata nella mobilità professionale a seguito dello svolgimento dei corsi di formazione a completamento della valutazione dei passaggi verticali”. Il tutto, senza “nuovi oneri per la finanza pubblica”.

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Scuola, si allarga il fronte dello sciopero USB del 30 novembre

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 novembre 2018

La proclamazione dello sciopero da parte di USB Scuola, insieme con BastAlternanza, sta incontrando il sostegno dei lavoratori e non solo. Una piattaforma complessa, articolata e puntuale sta alla base di un momento di protesta nei confronti di questo governo che, su alcuni punti, si trova in assoluta continuità i governi precedenti. L’inadeguatezza degli organici docenti e ATA nelle scuole, unita alla persistente e cronica precarietà delle lavoratrici e dei lavoratori, non vedono una soluzione reale nelle politiche effettive, ma soltanto proclami che però vengono smentiti dalle misure di legge. Ne è un esempio il recente bando di concorso riservato per gli insegnanti di scuola dell’infanzia e primaria, per il quale viene messo a disposizione un contingente irrisorio rispetto alle reali necessità delle scuole che ogni settembre vanno nel totale caos.
Anche per il personale di ruolo la situazione non è rosea, Tra l’irrisolta problematica dei docenti costretti al trasferimento per effetto della “fase C” della L.107 e un rinnovo contrattuale economicamente farsesco e dal punto di vista dei diritti dei lavoratori assolutamente punitivo e svilente del ruolo e del concetto stesso di lavoratore della scuola, tutti siamo investiti dallo scempio al quale neanche questo governo è intenzionato a porre rimedio.La correttezza delle posizioni di USB Scuola viene confermata dalle adesioni allo sciopero che stiamo ricevendo in questi giorni a partire dal Comitato Idonei secondaria Concorso Docenti 2016, dall’Associazione nazionale per diritti dei lavoratori e da Potere al Popolo!Le ragioni di questo consenso sono riassunte in una piattaforma rivendicativa unificatrice delle tante specificità e individualità in cui le politiche portate avanti in questi 30 anni hanno ridotto i lavoratori e le lavoratrici della scuola e gli studenti, costretti a sottoporsi a inutili e dannosi test Invalsi e, ancor peggio, allo sfruttamento dell’Alternanza Scuola Lavoro, chiara sottrazione del tempo da dedicare allo studio, con i suoi conseguenti i rischi fisici e l’assuefazione al lavoro precario, sfruttato e non pagato ad essa collegati. Il 30 novembre gli scioperanti saranno in viale Trastevere dalle 9.30 insieme lavoratori della scuola e studenti per ottenere, in sintesi:
1. l’abolizione dell’ASL e l’eliminazione dell’invalsi
2. una vera quota 100 e l’immissione in ruolo su tutti i posti liberi
3. una mobilità equa che permetta il rientro degli esiliati
4. ruolo per chi ha 36 mesi di servizio
5. assunzioni per gli ATA per coprire il fabbisogno nelle scuole
6. internalizzazione dei servizi gestiti dalle cooperative e l’assunzione diretta degli ex LSU ATA ad essi adibiti
7. reali aumenti salariali
8. rifiuto della regionalizzazione
9. ritiro della delega sul sostegno
10. integrazione degli alunni stranieri e inserimento di italiano L2 in tutte le scuole.

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Scuola: Emergenza supplenze, 120 mila i precari assegnati su posti vacanti

Posted by fidest press agency su mercoledì, 21 novembre 2018

Bisogna salvaguardare chi lavora nelle scuole. Quasi centomila supplenti senza abilitazione ma con anni di servizio portano avanti il loro operato: devono essere assunti. Quella del precariato è una brutta piaga, presente nelle nostre scuole in maniera sempre più invasiva, con oltre 50 mila supplenze annuali assegnate quest’anno su sostegno ed altre 70 mila su cattedra curricolare: numeri da record, destinati a crescere. Invece, però, di avviare delle politiche di serio contrasto, assumendo il personale precario già selezionato e formato, si continuano a proporre dei concorsi-spot che ne stabilizza solo una piccola parte. Eppure la soluzione è a portata di mano e non prevede nemmeno particolari impegni economici: basterebbe procedere allo scorrimento delle graduatorie oltre il mero numero dei vincitori in riferimento ai posti messi a concorso. A chiederlo è il giovane sindacato Anief, facendosi da tramite per proporre alla commissione Bilancio degli emendamenti alla manovra economica AC n. 1334 all’articolo 58 sulle “Modifiche al decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 59, e altre disposizioni in materia di revisione del sistema di reclutamento dei docenti scolastici”.

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Scuola: Contratto, tra un mese di nuovo scaduto e il Governo stanzia aumenti senza recuperare l’inflazione pregressa

Posted by fidest press agency su martedì, 20 novembre 2018

Non basta sbloccare l’indennità di vacanza contrattuale se non si recuperare il gap con il settore privato dove sindacati e confindustria hanno firmato accordi superiori all’aumento del costo della vita nell’ultimo decennio. Anief presenta emendamenti su salario minimo e recupero dell’IVC rispetto all’inflazione, ripristino primo gradone neo-assunti, riconoscimento servizio paritarie e pre-ruolo per intero nelle ricostruzioni di carriera, card docenti anche per Ata e precari, temporizzazione Dsga e passaggi verticali, Rpd e Cia a supplenti brevi e parità di trattamento tra personale a tempo determinato e indeterminato.
La maggioranza M5S-Lega si appresta ad approvare la copertura finanziaria per un nuovo incremento di stipendio dei dipendenti pubblici – tra cui docenti e Ata – di 500 euro lordi annui, 40 euro al mese, al di là della perequazione per il solo 2019, e dell’indennità di vacanza contrattuale che scatterà comunque, da aprile con un assegno tra gli 8 e 12 euro per Ata e docenti. Unico dubbio la copertura finanziaria, visto lo stanziamento di un solo miliardo. Tuttavia, poiché i dipendenti della Scuola che percepiscono in media solo 28 mila euro lordi l’anno, nell’ultimo periodo, secondo i calcoli dell’Aran, si sono ritrovati a ricevere buste paga, addirittura, in flessione, con specifici emendamenti alla Legge di Bilancio, Anief chiede “il riallineamento degli stipendi attraverso l’integrale recupero, in percentuale, del tasso di inflazione reale certificato dall’Istat, superiore al 12%”, con la copertura finanziaria “garantita dalle risorse stanziate dal Fondo per il reddito di cittadinanza”.I finanziamenti per l’incremento dei compensi di 3 milioni e 300 mila dipendenti pubblici non tengono conto del blocco decennale e dell’aumento dell’inflazione registrato negli anni: porteranno “un aumento medio mensile di 40 euro lordi, meno della metà dello scorso rinnovo contrattuale, che è stato, ricordiamo, di 85 euro medi e lordi. Aumento per il quale bisognerà ancora reperire le risorse”, riassume Orizzonte Scuola. A dire il vero, però, le somme reali saranno più contenute: perché dagli 1.1 miliardi di euro per il 2019, 1.425 per il 2020 e 1.775 a partire dal 2021, occorre scorporare i fondi destinati a coprire la perequazione, soprattutto a tutela degli stipendi più ridotti, che il governo Gentiloni aveva garantito solo fino a dicembre 2018, e l’indennità di vacanza contrattuale, peraltro allineata per il futuro ma non rivalutata rispetto al blocco decennale, per la quale Anief sta promuovendo un intervento della Consulta.L’insufficienza delle risorse per i dipendenti pubblici è stata evidenziata in settimana da Marcello Pacifico, segretario confederale Cisal e presidente nazionale Anief, nel corso dell’incontro con i sindacati svolto martedì scorso a Palazzo Vidoni con il Ministro della Funzione Pubblica, on. Giulia Bongiorno: “Ci sono incongruenze nella relazione tecnico-contabile sulla platea dei soggetti che avranno gli aumenti dell’indennità di vacanza contrattuale e i fondi stanziati (300 milioni sul miliardo di copertura) che pongono seri dubbi sulla copertura finanziaria degli aumenti previsti anche per il solo 2019. Rispetto agli aumenti già disposti nel presente contratto prossimo alla scadenza, bisognava invece recuperare il gap venutosi a determinare, a seguito del blocco degli stipendi, rispetto al tasso IPCA certificato: occorre quindi un +7% al netto degli aumenti per il 2016/2018 come base di partenza per aprire le trattative sul rinnovo”, ha sottolineato Pacifico.
È chiaro che occorrono maggiori risorse. A stabilirne la consistenza è stata l’Anief, attraverso gli emendamenti alla Legge di Bilancio, di cui l’associazione sindacale si è fatta promotrice, facendoli pervenire alla Commissione Bilancio della Camera. In particolare, all’articolo 21 sui “Fondi per l’introduzione del reddito e delle pensioni di cittadinanza e per la revisione del sistema pensionistico”, si chiede il “riallineamento degli stipendi attraverso l’integrale recupero, in percentuale, del tasso di inflazione reale certificato dall’Istat, superiore al 12%”, con la copertura finanziaria “garantita dalle risorse stanziate dal Fondo per il reddito di cittadinanza”. Inoltre, nell’art. 34 (Rinnovo contrattuale 2019-2021), Anief ha fatto da tramite per predisporre “per il triennio 2016/2018 ulteriori aumenti contrattuali al netto di quelli eventualmente già disposti, per allineare il salario minimo al tasso annuo di inflazione reale”.Tali operazioni si renderebbero necessarie pure “alla luce della sentenza della Corte Costituzionale n. 178/2015 sullo sblocco dei contratti” che “ridetermina l’assegno dell’indennità̀ di vacanza contrattuale nella misura del 50% per il triennio 2016/2018”. Infine, sempre a livello stipendiale, con un emendamento articolato, Anief ha inteso richiedere, in nome della giurisprudenza nazionale e comunitaria, la modifica di tutte le disposizioni normative relative alla ricostruzione di carriera del personale docente e all’avanzamento di carriera del personale Ata, a tempo determinato e indeterminato, supplente breve e saltuario o annuale. Sempre per le stesse motivazioni con un’altra proposta emendativa si è inteso estendere la card docenti anche ai precari come al personale Ata.

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Scuola: La vera storia delle GaE tra politica e magistratura

Posted by fidest press agency su martedì, 20 novembre 2018

Di quelle graduatorie che possono salvare la continuità didattica e il sistema di reclutamento dei centocinquantamila precari chiamati dallo Stato ad insegnare ma che vorrebbero essere assunti nei ruoli dello Stato sui posti vacanti e disponibili in organico.
Prima il Parlamento chiude le graduatorie permanenti (Legge 296/2006), parte integrante di quel “doppio canale” da cui, sin dal 2001, lo Stato ha attinto proprio per conferire gli incarichi a tempo indeterminato e determinato e in cui confluivano tutti i docenti che conseguivano l’abilitazione all’insegnamento e dovevano iniziare la propria carriera attraverso la solita “gavetta” delle supplenze, per via di posti vacanti e disponibili mai annoverati nell’organico di diritto. Poi lo stesso Parlamento ci ripensa e, di fronte a esigenze di organico strutturali, riapre per ben due volte le Graduatorie a Esaurimento al personale abilitato (Legge 169/08, Legge 14/12).
Poi arriva, per la scuola primaria e infanzia, un Decreto del Presidente della Repubblica (25 marzo 2014) che annovera il titolo del diploma magistrale come abilitante per inserirsi nelle graduatorie d’istituto. Parte un contenzioso seriale presso il Tribunale amministrativo al fine del riconoscimento dell’inserimento di questi insegnanti anche nelle Graduatorie a Esaurimento, da cui si può entrare nei ruoli. Nell’anno 2015, lo studio legale Anief ottiene ben sei delle sette sentenze definitive del Consiglio di Stato (sottoscritte da dieci consiglieri differenti e quattro presidenti della sesta sezione), passate in giudicato che inseriscono nelle GaE e, di lì a poco, in ruolo più 2 mila maestre della scuola dell’infanzia e della primaria, cui seguono centinaia di ordinanze cautelari per altri 50 mila nuovi ricorrenti. Di questi, in 7 mila entrano di ruolo con riserva attendendo l’esito del giudicato, ma l’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato con l’ordinanza n. 11 del 20 dicembre 2017, pur pronunciandosi su un conflitto di giudicato inesistente, dichiara il diploma magistrale titolo non valido per l’inserimento nelle Graduatorie a Esaurimento e quindi per l’accesso ai ruoli, blindando l’accesso alle stesse. Nel frattempo, senza risolvere il problema delle supplenze dalle GaE è emanato il Decreto legislativo n. 59/17 che autorizza tre nuovi concorsi per i docenti precari della secondaria, il primo dei quali, riservato, è rimesso con una motivata ordinanza dal Consiglio di Stato alla Corte Costituzionale (ruolo n. 5233/18).
Nel 2018, mentre diversi reclami sono presentati al Consiglio d’Europa e la procedura d’infrazione NIF 2014/4231 è sotto la lente della Commissione UE sull’abuso dello Stato italiano del personale scolastico, il Parlamento approva un nuovo concorso riservato (legge 96/2018), sul modello di quello già ritenuto incostituzionale, che non risolve anch’esso né il precariato né il problema delle supplenze né della salvaguardia dei ruoli. Di fronte a questo caos nella gestione del precariato, interviene nuovamente la sesta sezione del Consiglio di Stato che chiede all’Adunanza plenaria di rivedere il suo giudizio, anche in considerazione della valenza erga omnes dell’annullamento del Decreto ministeriale operata nel 2014. Un ripensamento dell’Adunanza plenaria, la cui sentenza è stata già impugnata alle Sezioni Unite della Cassazione, peraltro, permetterebbe di perseguire il fine della continuità didattica invocato dall’ultimo intervento legislativo, rispetterebbe il principio della certezza di diritto e consentirebbe l’immissione in ruolo di personale che da anni insegna nelle nostre scuole attraverso quel doppio canale di reclutamento che ha permesso l’assunzione negli anni passati su tutti i posti vacanti e disponibili rispetto alle attuali cattedre deserte e ha rappresentato l’unico rimedio al reiterato abuso dei contratti a termine, secondo il giudice di legittimità. L’Adunanza plenaria, presieduta da Patroni Griffi, rivedrà il suo giudizio come ha fatto il Parlamento in passato? Gli insegnanti della scuola, ancorché supplenti, ci sperano e si aspettano una decisione giusta, perché da più di un decennio subiscono continui attacchi alla loro professionalità a causa di un’azione politica sclerotica e confusionaria, mirata forse più a creare che a risolvere il problema del precariato e dei tanti, troppi, contratti a termine nella scuola pubblica stipulati in successione infinita con condanne dell’Italia da parte della Corte di Giustizia dell’Unione Europea.

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Scuola: Udir chiede emendamenti in Bilancio

Posted by fidest press agency su martedì, 20 novembre 2018

Si è svolto in Aran il settimo incontro dedicato alle trattative per il rinnovo di un contratto prossimo alla scadenza. Ancora lontana la parte economica, è stata illustrata una bozza di contratto che amplia le deleghe del DS in caso di sua assenza e maggiori tutele nei procedimenti disciplinari come richiesto dallo Snals.Il sindacato autonomo in linea con Udir ha anche chiesto di riportare alla contrattazione integrativa nazionale alcune materie che l’Aran ha posto tra le materie di confronto: i criteri per la mobilità interregionale dei dirigenti scolastici; i criteri per la definizione e l’aggiornamento delle funzioni dirigenziali e le corrispondenti posizioni; i criteri per la mobilità interregionale; i criteri di individuazione delle misure di sicurezza nei luoghi di lavoro e quelle relative allo stress lavoro correlato; i criteri e le modalità dei procedimenti di valutazione dei dirigenti scolastici. La discussione si è concentrata sulle norme disciplinari e, in particolare, sulla recidiva e sulle sanzioni che essa comporta: è stato unanimemente richiesto di evitare qualsiasi automatismo nell’irrogazione di sanzioni più gravi. L’Aran ha posto una serie di veti sul trasferimento alla contrattazione di diverse materie riconducibili alle posizioni dirigenziali e alla valutazione. Per Udir tali veti sono irricevibili in un momento in cui il giovane sindacato ha chiesto al Parlamento con un emendamento specifico di: ripristinare il versamento della Ria dei presidi andati in quiescenza tra il 2012 e il 2015, provvedere alla completa perequazione della parte fissa della retribuzione di posizione già nell’attuale CCNL e sospendere gli effetti della valutazione nella determinazione della retribuzione di risultato.In sintonia con le nostre proposte quelle dello Snals, che ha preannunciato una posizione forte sul fronte economico, chiedendo di utilizzare, in analogia con il contratto di Comparto, parte dei fondi per la retribuzione premiale, così da alimentare la retribuzione di posizione. Il prossimo incontro avrà luogo il 28 novembre: nel frattempo l’amministrazione verrà sollecitata, affinché individui risorse utili a realizzare l’equiparazione della parte fissa della retribuzione di posizione a quella delle altre dirigenze.Gli emendamenti di Udir sono all’attenzione della V Commissione Bilancio della Camera per ripristinare il versamento della RIA dei presidi cessati dal servizio nel FUN per tutti i dirigenti scolastici in servizio e anticipare la perequazione esterna della parte fissa della retribuzione di posizione a partire dell’a.s. 2015/2016.

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Scuola: Personale Ata ancora dimenticato

Posted by fidest press agency su martedì, 20 novembre 2018

Per rilanciare il ruolo di assistenti amministrativi, tecnici, collaboratori scolastici e Dsga si dia seguito agli emendamenti predisposti dal giovane sindacato: dall’attivazione di 12 mila posti in organico di diritto per attivare dopo vent’anni i profili di coordinatori di assistenti tecnici ad amministrativi, all’adeguamento dei livelli del personale agli altri profili della Pa; dal corso di formazione per i candidati del 2010, ad una nuova sessione concorsuale per i passaggi verticali; dall’immissione in soprannumero dei facenti funzioni al concorso Dsga con una quota riservata, alla fine della “temporizzazione”. Sui compensi, i più bassi della PA, bisogna ripristinare “le fasce di posizioni stipendiali del personale scolastico precedenti a quelle indicate dalla Tabella A allegata al CCNL Scuola del 4/8/2011”; dire basta alle “discriminazioni tra lavoratori” di ruolo e precari; per gli stessi motivi, “è necessario estendere la carta docente e il relativo bonus anche” al personale Ata, come a quello educativo, oggi entrambi esclusi senza alcun tipo di spiegazione.

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Scuola:Pubblicato decreto pensionamenti 2019 con parametri peggiorativi rispetto agli attuali

Posted by fidest press agency su martedì, 20 novembre 2018

Uno dei temi centrali della Legge di Bilancio è l’accesso anticipato alla pensione, reso ancora più impellente dall’ulteriore innalzamento dei requisiti d’accesso previsti con il nuovo anno: da settimane non si parla d’altro che delle modalità, che passano principalmente per quota 100, con 38 anni minimi di contributi e 62 di età, ma soprattutto delle conseguenti riduzioni dell’assegno nell’attuale sistema contributivo. Anief presenta emendamenti specifici in legge di Bilancio.Il sindacato continua a chiedere a gran voce di non introdurre ulteriori paletti, né di applicare decurtazioni ad un assegno pensionistico già di per sé ridotto dal calcolo in buona parte di tipo contributivo, anziché retributivo, e come tale meno conveniente per il lavoratore che lascia il lavoro. L’età massima contributiva dovrebbe essere di 37 anni come in Europa, di meno per il personale docente della scuola, più a rischio d’insorgenza di patologie psico-fisiche. Il Ministero dell’Istruzione ha pubblicato, in accordo con l’Inps, il decreto con la nota operativa 50647 relativa ai pensionamenti del personale della scuola dal 1° settembre 2019: per i lavoratori si tratta di un’ulteriore tegola, perché a causa dell’innalzamento dell’aspettativa di vita per l’accesso alla pensione di vecchiaia per uomini e donne (con almeno 20 anni di contributi) il nuovo requisito passa da 66 anni e 7 mesi a 67 anni entro il 31 dicembre 2019, mentre la pensione anticipata per le donne slitta a 42 anni e 3 mesi di anzianità contributiva e per gli uomini a 43 anni e 3 mesi di anzianità contributiva, in entrambi i casi sempre entro il 31 dicembre 2019. Il governo giallo-verde ha confermato ‘opzione donna’ che continua a mantenere in vita l’art. 1 comma 9 della Legge 243/2004, il quale consente l’accesso alla pensione con 57 anni e 7 mesi di età anagrafica e 35 anni di anzianità contributiva, ma a condizione che il requisito di contribuzione sia stato maturato entro il 31 dicembre 2015 e quello anagrafico entro il 31 luglio 2016. In ogni caso, l’assegno di quiescenza verrà valutato interamente con il sistema contributivo, che quindi andrà a ridurre di oltre il 30% la somma assegnata qualora la lavoratrice dovesse lasciare il servizio con la pensione di vecchiaia.La pubblicazione del decreto ha reso ancora più rilevante l’approvazione della controriforma Fornero, uno dei punti centrali della politica dell’attuale esecutivo. Il provvedimento, tuttavia, così come formulato, non appare risolutivo. Assieme a quota 100, che permetterebbe l’uscita anticipata anche a 62 anni, servono precise garanzie sul mantenimento dell’assegno completo. E non solo. Anief ha predisposto una serie di emendamenti al disegno di legge sul “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2019 e bilancio pluriennale per il triennio 2019-2021” AC n. 1334. Le richieste del sindacato partono dall’inclusione dell’insegnamento tra le professioni caratterizzate dal particolare gravoso, che oggi danno diritto all’Ape cosiddetta Social. In pratica, si chiede un’integrazione al “pacchetto” composto da una quindicina di lavori con mansioni particolari, introdotto dal governo Gentiloni, finora considerato inamovibile. All’interno dell’articolo 21 della manovra economica, inoltre, l’organizzazione autonoma chiede che “il carattere peculiare della professione docente rispetto alle altre professioni della Pubblica Amministrazione per il diffuso e gravoso stress psicofisico, unito all’attuale pesante gap generazionale tra docenti e discenti con il personale insegnante più vecchio del mondo”, preveda l’attivazione di “un’apposita finestra che permette l’accesso e la decorrenza del trattamento pensionistico di vecchiaia o di anzianità secondo le regole previgenti la riforma cosiddetta “Fornero””. Per tali motivi, secondo il sindacato autonomo “risulta indispensabile allargare l’attuale finestra di pensione anticipata prevista soltanto per il personale dell’infanzia”.Per gli stessi motivi, tutti gli insegnanti della scuola pubblica, oltre ai maestri d’infanzia, devono avere il diritto a beneficiare, a partire dal prossimo anno scolastico, dello status di operatori in ambiente di lavoro particolarmente difficile, perché “lo svolgimento della professione docente ha un carattere gravoso in tutti gli ordini di scuola, come si evince dagli studi sullo stress da lavoro correlato e bornout del dott. Lodolo D’Oria”.

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Scuola: Allarme supplenze, dopo quota 100 sarà record: basta promesse

Posted by fidest press agency su martedì, 20 novembre 2018

Con l’ormai prossima approvazione della contro-riforma Fornero, solo nella scuola è previsto un alto numero di uscite dal lavoro, tra le 80 mila e le 100 mila, con larga prevalenza di insegnanti. E siccome il Ministero dell’Economia non vuole autorizzare nemmeno 27.400 immissioni in ruolo chieste dal titolare del Miur Marco Bussetti, quindi negando anche la stabilizzazione di meno di un sesto del necessario, a settembre si rischia seriamente di ritrovarci con oltre 200 mila supplenze annuali: altro che fine del precariato, come aveva promesso l’ex premier Matteo Renzi, e assorbimento di tutti i precari, come ha più volte promesso il primo partito di maggioranza dell’attuale Governo. Secondo Marcello Pacifico, bisogna affrontare subito il problema, prima che la situazione sfugga di mano: basterebbe votare gli emendamenti predisposti da Anief su riapertura GaE, estensione del doppio canale di reclutamento alle graduatorie d’istituto e conferma dei ruoli degli insegnanti assunti con riserva. E dare seguito alle modifiche richieste al nuovo sistema di reclutamento, con particolare attenzione ai docenti non abilitati destinati a fare i supplenti di Stato sine die.

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Scuola: Stop classi pollaio e maestro unico

Posted by fidest press agency su domenica, 18 novembre 2018

Le modifiche sono state chieste alla Commissione Bilancio della Camera che lo sta valutando in queste ore: si tratta di interventi e misure volti a diminuire gradualmente di un punto il rapporto alunni-docente; di assicurare la continuità didattica degli insegnanti specializzati nell’insegnamento agli alunni disabili, superando le illegittime supplenze annuali fino al 30 giugno; di ripristinare l’insegnamento per moduli. Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal: sono disposizioni indispensabili per migliorare l’attività didattica che si attua nelle nostre aule. Dai parlamentari del governo del Cambiamento, ci aspettiamo interesse per tali emendamenti e per questo chiediamo loro di prenderli in considerazione per l’inserimento nella manovra economica.

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Scuola: Docenti inidonei

Posted by fidest press agency su domenica, 18 novembre 2018

Le malattie professionali degli insegnanti che determinano l’inidoneità all’insegnamento presentano una diagnosi psichiatrica nell’80% dei casi. Tuttavia, ai docenti non è ancora riconosciuta ufficialmente tale malattia professionale, sia a causa della ritrosia del sistema pubblico nazionale a riscontrare il burnout, sia per via di una macchina amministrativa statale lentissima, non aggiornata e con il personale ridotto ai minimi termini. Il risultato è che i medici delle Commissioni Mediche di Verifica quasi sempre ignorano le patologie professionali dei docenti, finendo per riammettere in servizio insegnanti con pesanti diagnosi psichiatriche. A denunciarlo è il dottor Vittorio Lodolo D’Oria, tra i massimi esperti nazionali della patologia tra gli insegnanti. Per il sindacato Anief occorre procedere ad un immediato adeguamento, anche attraverso una formazione apposita, delle Commissioni e dei Centri medici pubblici di competenza perché si adeguino alla consistenza e gravità delle patologie mentali della categoria. Parallelamente, diventa fondamentale che i docenti italiani vengano collocati in pensione così come avviene nei Paesi europei, ovvero a 63 anni, e non legando l’uscita dal lavoro all’aspettativa di vita: a tale scopo, il giovane sindacato chiede la presentazione degli emendamenti alla Legge di Bilancio che permetterebbero l’accesso e la decorrenza del trattamento pensionistico secondo le regole precedenti alla legge Fornero, oltre a collocare la professione docente tra quelle di tipo gravoso.

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Scuola: Reddito di cittadinanza e pensioni

Posted by fidest press agency su domenica, 18 novembre 2018

Udir presenta alla V Commissione Bilancio sette emendamenti per tutelare la professione del dirigente scolastico. Tra le misure richieste la piena perequazione della retribuzione di posizione parte fissa dello stipendio entro il 2018, il ripristino del versamento della RIA dei presidi in quiescenza nel FUN, la semplificazione delle procedure di assunzione del nuovo concorso, l’ammissione dei ricorrenti 2011 e dei presidi incaricati a un nuovo corso riservato, la riscrittura delle norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e la responsabilità del DS. Stipendi adeguati all’inflazione e nessun impatto della valutazione del portfolio sulla retribuzione di risultato. La richiesta del leader del giovane sindacato è stata formulata al titolare della Funzione Pubblica durante l’incontro tenuto a Palazzo Vidoni assieme alla delegazione Cisal: non si può parlare di reddito minimo di cittadinanza senza occuparsi del salario minimo dei cittadini lavoratori, il quale secondo un preciso accordo tra le parti sociali e Confindustria solo nel privato garantisce l’allineamento degli stipendi all’inflazione, mentre nel pubblico per colpa del blocco stipendiale lungo otto anni, nonostante i recenti aumenti complessivi del 5%, vede gli stessi stipendi di base almeno sette punti ancora sotto l’inflazione. Il sindacalista autonomo ha inoltre chiesto il pensionamento della categoria a 63 anni con il massimo contributivo per tutti, che non rappresenta nulla di trascendentale visto che è il modello adottato oggi in Europa, oltre al riconoscimento del lavoro gravoso anche per i docenti in servizio nella scuola primaria e secondaria.

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Scuola: Pensioni, tutto pronto per l’invio delle domande on line

Posted by fidest press agency su domenica, 18 novembre 2018

È iniziato il conto alla rovescia per tanti insegnanti, lavoratori Ata e dirigenti della scuola italiana: il Miur ha anticipato ai sindacati che per l’inizio della prossima settimana saranno attivate le funzioni delle istanze on line, con la scadenza per la presentazione delle domande attorno al 20 dicembre, quindi alcune settimane prima degli altri anni. Ma c’è poco da rallegrarsi perché sempre per via telematica la scorsa estate per circa 5 mila insegnanti la formalizzazione della richiesta si è concretizzata o è stata negata sul filo di lana, a causa di un cavillo burocratico che non permetteva di calcolare l’anzianità. Inoltre, poiché le nuove norme sull’anticipo pensionistico arriveranno solo con la Legge di Bilancio, è necessario che i 100 mila docenti e Ata interessati abbiano la possibilità di presentare la domanda, in via eccezionale, nelle prime settimane del 2019. Ma per Anief gli insegnanti dovrebbero poter lasciare con i requisiti precedenti alla riforma “Fornero” e il loro lavoro dovrebbe essere considerato gravoso in tutti gli ordini scolastici: a tale scopo, il sindacato ha fatto pervenire alla Commissione Bilancio della Camera degli specifici emendamenti al testo della manovra.

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Legge di Bilancio, M5S e Lega chiedono 1.200 docenti primaria in più al Sud

Posted by fidest press agency su domenica, 18 novembre 2018

I partiti di maggioranza fanno a gara per far conoscere le loro richieste di modifica al disegno di legge sul “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2019 e bilancio pluriennale per il triennio 2019-2021” AC n. 1334 e fanno sapere già da subito che potrebbero trovare il consenso del Ministero dell’Economia. Per la maggiorazione del tempo scuola nel Meridione, fanno sapere, servirebbero circa 45 milioni di euro. Secondo il giovane sindacato, la cifra impegnata per un’operazione così rilevante la dice tutta sulle priorità che si è dato il governo: siamo dinanzi all’ennesima manovra-spot. Marcello Pacifico, presidente Anief: 30 mila posti in più avevamo nel 2010. Solo per il Sud, ora servono altri 100 mila posti per ampliare gli organici differenziati. O si ha il coraggio di osare, come si è deciso di fare nella manovra economica 2019 finanziando 15 miliardi per il reddito di cittadinanza e l’anticipo pensionistico, oppure è meglio tacere.

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Scuola – Diplomati Magistrale nelle GaE: si riapre la partita

Posted by fidest press agency su giovedì, 15 novembre 2018

Nuovo colpo di scena da parte del massimo organo di consulenza giuridico-amministrativa: 50 mila maestri tornano a sperare dopo la sentenza che a fine 2017 aveva piegato il diritto e costretto il Governo ad approvare il Decreto Dignità. A questo punto, per Anief la soluzione rimane quella di sempre: riaprire le GaE al personale abilitato senza aspettare le sentenze delle sentenze. Il presidente nazionale Marcello Pacifico dichiara: “Se insegni a scuola da diversi anni devi essere assunto a tempo determinato e non sottoposto a ridondanti verifiche che ti fanno invecchiare da precario. In caso contrario, il Governo dimostrerebbe solo di volere continuare a sfruttare i docenti precari che insegnano ai nostri figli. Noi diciamo basta: li assuma una volta per tutte, basta guerre nella Corte di giustizia”.

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Scuola E P.A. – Incontro Ministro Bongiorno-sindacati: “i soldi per gli stipendi non bastano nemmeno a coprire l’inflazione”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 novembre 2018

Lo ha detto Marcello Pacifico, segretario confederale Cisal e presidente nazionale Anief, durante l’incontro dei sindacati a Palazzo Vidoni, con il Ministro della Funzione Pubblica Giulia Bongiorno, per avviare il rinnovo dei contratti nazionali 2019-2021: da un’analisi della relazione tecnico-contabile, ora all’esame della Camera, sono emerse delle incongruenze sulla platea dei soggetti destinatari degli aumenti dell’indennità di vacanza contrattuale (previsti solo per la metà dei dipendenti della Pa) e dei fondi stanziati (appena 300 milioni sul miliardo di copertura) che pongono seri dubbi sulla copertura finanziaria degli aumenti previsti anche per il solo 2019. Servono, inoltre, disposizioni immediate per l’assunzione dei precari storici, per favorire il turn-over attraverso l’adozione di quota 100 senza vincoli, per cancellare le discriminazioni tra personale precario e di ruolo, oltre che per accelerare l’iter di rinnovo delle rappresentanze sindacali.

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Salone orientamento, scuola, formazione e lavoro

Posted by fidest press agency su mercoledì, 14 novembre 2018

Verona da giovedì 29 novembre a sabato 1° dicembre 2018 la 28esima edizione di JOB&Orienta, il salone nazionale dedicato all’orientamento, la scuola, la formazione e il lavoro.
Promuovere i diritti, formare competenze, garantire opportunità” il titolo di quest’anno, a sottolineare l’urgenza di una scuola che sempre più sappia educare alla cittadinanza e insieme orienti e formi al lavoro, ma anche il ruolo del lavoro come elemento sostanziale, non solo formale, di cittadinanza.Luogo di confronto e scambio, JOB&Orienta è promotore da sempre del dialogo tra mondo della scuola e della formazione e sistema economico-produttivo, un dialogo che – forte di una storia quasi trentennale – vuole contribuire a rinnovare e rinforzare, alla luce dell’evoluzione del contesto come dei cambiamenti imposti dai più recenti scenari economici e sociali.
Numeri alla mano – 75mila visitatori, 500 realtà presenti e 200 appuntamenti in calendario nel 2017 -, l’appuntamento veronese promosso da VeronaFiere e Regione del Veneto, in collaborazione con Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, si conferma punto di riferimento per giovani, famiglie e operatori del settore. Un’opportunità di aggiornamento per gli addetti ai lavori, ma pure un’occasione importante per i tanti ragazzi che si trovano nella necessità di scegliere con consapevolezza il proprio percorso scolastico e per le loro famiglie; e infine per i giovani in cerca di occupazione, che a JOB&Orienta possono trovare strumenti utili a una ricerca attiva e più efficace. L’evento è inserito nel calendario ufficiale degli appuntamenti della European Vocational Skills Week (Settimana europea delle competenze professionali), promosso dalla Commissione Europea.Dopo la “sperimentazione” largamente positiva dello scorso anno, a JOB&Orienta si amplia e si rafforza la proposta di formazione per docenti e dirigenti scolastici, con una sezione dedicata comprensiva di spazi espositivi e di una saletta per workshop e seminari: per loro un’opportunità per aggiornare e integrare le proprie competenze su temi come l’alternanza scuola lavoro, le nuove tecnologie per la didattica, l’innovazione dell’apprendimento…
E per facilitare l’orientamento dei visitatori nei padiglioni, le aree a loro volta sono suddivise in sei percorsi contrassegnati da diversi colori: all’interno della prima sezione espositiva, i percorsi Educazione e Scuole (arancione), Tecnologie e Media (oro) e Lingue straniere e Turismo (verde); nell’altra i percorsi Formazione accademica (blu), Formazione professionale (argento) e Lavoro e Alta formazione (rosso), dove trova posto anche la Saletta TopJOB, allestita con uno spazio workshop per incontri con aziende e seminari rivolti in particolare ai giovani alla ricerca di lavoro. Ricco e articolato come ogni anno il programma culturale di JOB&Orienta. A partire dai convegni, i dibattiti e i workshop, dedicati alle tematiche più attuali, con ospiti di spicco del mondo dell’economia, della politica e dell’imprenditoria, fino ai laboratori interattivi, le simulazioni, gli spettacoli e i momenti di animazione. Non mancano, infine, i racconti di storie ed esperienze sviluppate sul campo e raccontate dagli stessi protagonisti.

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In Gazzetta Ufficiale il concorso per docenti di scuola dell’infanzia e primaria

Posted by fidest press agency su lunedì, 12 novembre 2018

E’ stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale, la n. 89, il bando di concorso straordinario per assumere oltre 10 mila docenti dalla scuola dell’infanzia e primaria: i concorrenti ammessi, che possono presentare domanda on line tramite il sistema ministeriale ‘Polis’ – Istanze On Line – dalle ore 9.00 del 12 novembre alle 23.59 del 12 dicembre, svolgeranno un’unica prova d’esame, orale e non selettiva dalla durata massima di 45 minuti: 30 minuti per simulare una lezione, preceduta da un’illustrazione delle scelte contenutistiche, didattiche e metodologiche compiute; 15 minuti per il colloquio, da incentrare sui contenuti della lezione e sull’accertamento della lingua straniera. Al termine della sessione concorsuale, tutti i candidati verranno inseriti in apposite graduatorie che porteranno direttamente alle immissioni in ruolo.Si tratta della risposta fornita dal governo alla sentenza plenaria del Consiglio di Stato emessa al termine dello scorso anno, che ha di fatto scalzato dalle GaE tutti i maestri precari con diploma magistrale, compresi migliaia già assunti e con l’anno di prova svolto. Per loro, ma anche per tutti gli abilitati in Scienze della formazione primaria, considerati non compatibili con le graduatorie ad esaurimento, viene quindi bandito questo concorso, con la clausola dell’accesso di almeno un biennio di servizio svolto a partire dal 2010 e non presso istituti paritari o con altri ruoli.L’ufficio legale dell’organizzazione sindacale, dopo aver valutato il bando, ritiene che possano invece partecipare al concorso anche i docenti laureati Scienze della formazione primaria privi di servizio, ai quali non viene considerato a torto come tale il biennio finale del corso di laurea. E pure i laureandi (coloro che conseguiranno il titolo entro il prossimo 1° dicembre 2018, al contrario di quanti conseguiranno la specializzazione sul sostegno nella medesima data) secondo gli organizzatori dovrebbero rimanere fuori. Poi ci sono gli educatori, il cui titolo di studio equivale a tutti gli effetti a quello dei maestri di scuola primaria, anche loro illegittimamente esclusi dalla tornata concorsuale appena pubblicata.Allo stesso modo, incomprensibile risulta l’esclusione dei docenti che hanno svolto servizio nella scuola paritaria e nelle comunali, per i quali l’amministrazione non ritiene utile il servizio ai fini dell’accesso alla procedura non selettiva, richiedendo che i due anni di servizio minimo svolto siano stati espletati “presso istituzioni scolastiche statali”. Il bando, inoltre, persevera nell’escludere dal concorso i diplomati prima del 2001/2002 che hanno conseguito il titolo magistrale presso i licei Socio-Psico-Pedagogici e presso le Scuole Magistrali, non espressamente previsti come titoli utili all’accesso, pur se titoli abilitanti per legge e mai prima d’ora esclusi dalla partecipazione ai concorsi riservati ai precari abilitati nella scuola Primaria e Infanzia. In base al testo del bando, inoltre, non dovrebbe valere il servizio dei docenti che lo hanno svolto dal 1999 al 2009 e non negli ultimi otto anni. Come si introduce l’impossibilità di far valere il servizio svolto in più anni scolastici per 24 mesi, anche se non per 180 giorni all’anno. Per la valutazione del punteggio, spicca il mancato recepimento del parere del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, per cui il Miur ritiene di non dover attribuire punteggio a chi ha svolto servizio nelle sezioni Primavera dichiarando in premessa che tale servizio lo ritiene utile solo per l’aggiornamento delle GaE e delle graduatorie d’Istituto, ma non, evidentemente, per il concorso. In questi casi, come la mancata valutazione dell’anno di servizio in corso, sempre ai fini dell’accesso al concorso, Anief ha già predisposto la preadesione allo specifico ricorso. “Confermiamo, pertanto, le procedure per opporci a tutte queste esclusioni prive, secondo i nostri legali, di valenza giuridica – dichiara Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – e attendiamo, comunque, un intervento chiarificatore del Miur anche attraverso la pubblicazione di specifiche FAQ. Questo, eviterebbe il nascere di ulteriore contenzioso, che a nostro parere vedrebbe di certo l’amministrazione soccombere nell’aula di tribunale”.

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“Mettere i voti a scuola”

Posted by fidest press agency su domenica, 11 novembre 2018

Parma Giovedì 15 novembre alle 15.30, nell’Aula F del Polo didattico di via Del Prato, è in programma un incontro con Guido Benvenuto, docente della Sapienza – Università di Roma e autore di “Mettere i voti a scuola”. Il volume, edito da Carocci, affronta i problemi della misurazione e della valutazione scolastica con rigore scientifico e linguaggio diretto ed essenziale.L’incontro con l’autore, introdotto da Paolo Calidoni, docente di Didattica e pedagogia speciale all’Università di Parma e promosso dall’Unità di Educazione del Dipartimento di Discipline Umanistiche, Sociali e delle Imprese Culturali – DUSIC, offrirà l’occasione per l’approfondimento e la discussione di tecniche e significati educativi della valutazione nell’istruzione secondaria.La valutazione scolastica è un’attività complessa, e i processi decisionali che si adottano nel mettere voti, attribuire punteggi o formulare giudizi sono spesso viziati da un’eccessiva variabilità e soggettività, che ha un’inevitabile ricaduta sul percorso scolastico degli studenti. È sempre più necessario, quindi, elaborare valide e affidabili forme di accertamento degli apprendimenti. L’incontro, che arricchisce il percorso universitario PF24, è aperto a insegnanti e dirigenti scolastici. È valido come aggiornamento per gli insegnanti che si iscriveranno attraverso la piattaforma S.O.F.I.A. (www.istruzione.it/pdgf; ID Iniziativa Formativa 22754 ID Edizione 32996) e potranno quindi ricevere l’attestato di partecipazione.

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