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Quotidiano di informazione – Anno 30 n° 318

Posts Tagged ‘scuola’

Scuola: Nuova vittoria Udir

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 settembre 2018

La RTS di Catania ha liquidato ad alcuni dirigenti scolastici rappresentati da Udir le somme decurtate relative al Cir 2015/16, correggendo gli errori commessi sulle trattenute che non tenevano conto dell’aggiornamento degli stipendi stabiliti dal contratto integrativo regionale 2015/2016. Le cifre sono state corrisposte senza la necessità di ricorrere in tribunale, ma a seguito dell’atto di diffida che il giovane sindacato ha inviato in nome e per conto dei suoi iscritti.
Nello specifico, i dirigenti scolastici che hanno inviato la diffida fornita dal giovane sindacato hanno ricevuto dall’Rts di Catania per l’a.s. 2014/2015 circa 11 mila euro al lordo e per l’a.s. 2015/2016 circa 7 mila euro al lordo. Dunque, si tratta di cifre non indifferenti che, creati anche i precedenti, i DS hanno tutto il diritto di esigere.
Sono tanti i riconoscimenti registrati dal sindacato che tutela i diritti dei DS: è la volta di alcuni dirigenti siciliani che hanno ottenuto quanto gli spettava. Giungono quindi buone nuove: le ragionerie territoriali dello Stato cominciano a rimborsare e a riassettare i loro stipendi, grazie alle diffide presentate da Udir. Ma c’è un’altra buona notizia: il tutto sta accadendo senza la necessità di ricorrere in tribunale, ma a seguito dell’atto messo a disposizione dal giovane sindacato contro gli errori commessi sulle trattenute relative al Cir 2015/16 che non tenevano conto degli stipendi aggiornati dei DS di alcune province. In una nota Udir ha già chiarito che in Sicilia, a partire da luglio 2017, sono stati messi in pagamento i contratti regionali relativi agli anni scolastici che vanno dal 2012/2013 al 2015/2016. L’Iter non riguarda tutti i DS, poiché in alcune province le RTS hanno operato correttamente: sono stati aggiornati gli stipendi, applicando i nuovi importi stabiliti dal Contratto integrativo regionale 2015/2016 e di conseguenza sono stati pagati gli arretrati. In altre province, come Agrigento, Catania, Messina, Palermo e Siracusa, le RTS hanno liquidati gli arretrati, ma gli stipendi non sono stati aggiornati, per cui i dirigenti scolastici di queste province vengono pagati oggi con gli importi stabiliti dal CIR 2011/2012.
Infatti, nelle province sopra citate, le RTS hanno liquidato solamente una sorta di una tantum. Ciò è del tutto illegittimo, per quanto attiene alla retribuzione di posizione/quota variabile che è un elemento fisso e continuativo della retribuzione, pagato mensilmente in base al contratto regionale pro-tempore vigente. Perché il CIR oggi vigente, quello relativo all’a.s. 2015/2016, all’art. 6, comma 2, stabilisce testualmente: “I criteri e le modalità di utilizzo del fondo regionale definiti dal presente contratto continuano ad applicarsi fino alla stipula di un nuovo C.I.R., con riserva di conguaglio a credito o a debito.”

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Scuola: Il M5S vuole finirla con le classi pollaio

Posted by fidest press agency su mercoledì, 26 settembre 2018

Anief plaude all’iniziativa legislativa presentata dal Movimento 5 Stelle, con la presentazione del DDL n. 877 presentato alla Camera a prima firma dell’on. Lucia Azzolina, attraverso il quale il primo partito di maggioranza parlamentare intende ridurre il rapporto alunni docenti di un punto percentuale rispetto all’onda lunga dei tagli ancora previsti nel prossimo triennio dalla Legge 133 del 2018. Potrebbero esser ripristinati quasi 87 mila posti cancellati. Anief chiede al M5S di introdurre da subito nella Legge di Stabilità di fine anno anche altre disposizioni fondamentali per il ripristino di un sistema scolastico d’avanguardia, come gli organici differenziati, il ripristino del tempo scuola, il maestro prevalente.

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Scuola: Docenti di sostegno, al via il balletto dei supplenti

Posted by fidest press agency su martedì, 25 settembre 2018

Da uno studio nazionale realizzato da Tuttoscuola e pubblicato oggi, risulta che in questi primi giorni dell’anno scolastico il 90% degli insegnanti precari specializzati sarà costretto a cambiare scuola. Ma poiché il numero di posti coperti da supplenti annuali per colpa del Miur ha raggiunto cifre stratosferiche, il risultato è che su 253 mila alunni disabili, ben 133 mila, quindi oltre la metà, si ritroverà con un docente diverso rispetto a quello dello scorso anno. A completare il quadro di mala-gestione ci si mette anche la tendenza a ridurre il numero di docenti rispetto al reale fabbisogno. Perché se nel 2006 gli alunni disabili certificati erano 180 mila e oggi sono circa 255 mila, non si può continuare a mantenere in vita l’organico di diritto bloccato al 66% del necessario. Per dire no a questo stato di cose, che minano il diritto allo studio degli allievi più bisognosi di attenzione, Anief in questi giorni ha riproposto l’iniziativa “Sostegno, non un’ora di meno!” che lo scorso anno ha prodotto oltre cento cause vinte: famiglie, docenti e dirigenti scolastici possono segnalare, senza affrontare spese, ogni mancata tutela dei diritti degli alunni scrivendo all’indirizzo sostegno@anief.net

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Scuola: Sostegno, in Sicilia è boom di alunni disabili

Posted by fidest press agency su lunedì, 24 settembre 2018

L’80% degli alunni hanno gravi problemi di apprendimento, perché rientrano nell’ex comma 3, art. 3 della Legge 104/92 che regola ancora oggi buona parte dell’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti dei cittadini con disabilità: ciò presuppone l’affiancamento all’allievo del docente di sostegno per un sostanzioso numero di ore settimanale. Invece, nell’ultimo quinquennio gli organici del personale specializzato sono rimasti pressoché invariati, lontani da quel rapporto uno ad uno voluto dal Consiglio di Stato con la sentenza n. 2023 del 23/3/2017 che ha confermato una sentenza del Tar Toscana con la quale veniva annullato il provvedimento dell’amministrazione scolastica che aveva assegnato un numero di ore di sostegno inferiore a quelle proposte dal GLHO nel Piano educativo individualizzato. Così, anche quest’anno l’Ufficio Scolastico Regionale della Sicilia ha assegnato solo la metà degli insegnanti specializzati chiesti dai dirigenti scolastici in deroga, facendo crescere il contenzioso del 1000%, con oltre 11 milioni di euro di condanne alle spese e un danno erariale evidente, grazie alle cause promosse anche dai legali Anief nella campagna gratuita per genitori, docenti e dirigenti scolastici #nonunoradimeno.
In Sicilia il numero di alunni disabili certificati iscritti a scuola aumenta ogni anno in modo esponenziale. I numeri sono impietosi: nell’ultimo lustro sono incrementati addirittura di 5 mila unità. Tuttavia, l’amministrazione non adegua l’organico dei docenti specializzati. E il contenzioso aumenta, con risarcimenti cospicui che lo Stato deve assegnare alle famiglie con disabili danneggiate. È questa l’amara conclusione che emerge da un focus, numerico e normativo, realizzato dal sindacato Anief sul sostegno agli alunni disabili attuati nell’Isola: una modalità distorta e mai sanata, confermata dall’istruttoria depositata dall’Avvocatura dello Stato su ordine del Tar nel ricorso 793/18 patrocinato dagli avvocati Ganci e Miceli, che operano per il sindacato Anief, i quali hanno denunciato la Circolare sugli organici di sostegno firmato dal direttore generale dell’Usr Sicilia, la dott.ssa Maria Luisa Altomonte.
In attesa dell’esito dei ricorsi, se si pensa alla dotazione organica, allo stato attuale l’organico di diritto potrebbe coprire soltanto le esigenze degli alunni con grave disabilità certificata, lasciando scoperti gli altri diecimila alunni con disabilità meno grave, a cui l’amministrazione cerca di far fronte con posti in deroga – assegnati sino al 30 giugno 2019, per via della Legge Carrozza 128 del 2013 – e comunque sempre in quantità numerica complessiva e oraria inferiore rispetto a quelli richiesti delle scuole a seguito dell’esame svolto dall’équipe medico-pedagogica che ha valutato caso per caso.D’altronde, l’operazione taglia-posti imposta dall’amministrazione scolastica non serve neanche a realizzare risparmi della finanza pubblica, considerato che ogni ricorso eseguito dal Tar sull’assegnazione di un posto in deroga non riconosciuto costa ai cittadini almeno 2 mila euro di condanne alle spese e mille euro come risarcimento alle famiglie per ogni mese in cui non hanno usufruito del diritto all’istruzione per i propri figli. Considerato che le cause eseguite negli ultimi cinque anni sono state 5 mila, le spese risarcitorie nella sola Sicilia assumono dimensioni notevoli. E si comprende anche il deficit finanziario che provoca questa scellerata politica. Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, la soluzione al grave problema è chiara: “bisogna trasformare tutti i 50 mila attuali posti in deroga sparsi per l’Italia, diverse migliaia dei quali solo in Sicilia, in organico di diritto, in modo da stabilizzare i docenti precari ma anche per consentire il trasferimento di quei molti insegnanti di ruolo specializzati assunti nelle regioni del Nord Italia e che da diversi anni ricorrono all’assegnazione provvisoria per andare a coprire i vuoti del Meridione”.
La causa relativa all’istruttoria depositata dall’Avvocatura dello Stato – su ordine del Tar – nel ricorso 793/18 sarà discussa il prossimo 6 novembre. Nel frattempo, sul tema degli organici inadeguati, anche dopo l’ultima riforma, la Buona Scuola imposta dal governo Renzi e il successivo decreto legislativo 66/2017 che ha mutato pure le modalità di richiesta e riconoscimento delle disabilità degli alunni, oltre all’assegnazione delle ore di sostegno, il sindacato Anief ha intenzione di organizzare con Eurosofia un seminario di formazione nel prossimo mese di ottobre.

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Scuola: Il tempo pieno al Sud non esiste

Posted by fidest press agency su domenica, 23 settembre 2018

L’apice della discrepanza si raggiunge quando vengono messe a confronto gli orari di 40 ore settimanali svolte in Sicilia con quelle della Lombardia. Ma è tutto il Meridione a rimanere indietro su questo fronte. E non è un problema di strutture, perché al Centro-Nord non tutti gli istituti sono a norma. Secondo Marcello Pacifico (Anief-Cisal) la diseguaglianza di trattamento scolastico penalizza gli alunni del Sud sin da bambini. Non è un caso se poi i tassi maggiori di dispersione scolastica e di Neet si registrano proprio in quelle zone dove si sta meno tempo a scuola. I presidenti delle Commissioni Cultura di Camera e Senato, l’onorevole Luigi Gallo (M5S) e il senatore Mario Pittoni (Lega), si sono impegnati pubblicamente nel fare approvare a fine anno delle norme che lascino indietro nessun ragazzo. È bene che si agisca anche su posticipo a 18 anni dell’obbligo formativo, anticipo di un anno della primaria, organici maggiorati nelle zone a rischio, un sostegno senza più posti in deroga e maestri specializzati anche nei nidi e nelle scuole d’infanzia.

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Scuola: Il decreto Milleproroghe è legge

Posted by fidest press agency su sabato, 22 settembre 2018

Il Senato ha respinto l’emendamento De Petris che aveva invece approvato ad inizio agosto: eppure la deroga, già attuata nel 2008 e nel 2012, avrebbe permesso di far collocare nelle graduatorie ad esaurimento oltre 100 mila docenti precari, inclusi i diplomati magistrale e gli ITP, tutti selezionati e abilitati ad insegnare, ora invece costretti a rimanere nel limbo delle graduatorie d’istituto che non portano ad alcuna possibilità di stabilizzazione. E con sicuri effetti nocivi sulla didattica. Il Governo ora punta tutto sullo svolgimento dei concorsi pubblici, che però la Consulta potrebbe bloccare, condannando in tal modo lo Stato ad un’altra stagione di risarcimenti verso quegli stessi precari vittime dell’abuso dei contratti a termine.

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Scuola: La Corte di Giustizia Europea accoglie le tesi dello Stato italiano sulle ragioni oggettive legate al concorso

Posted by fidest press agency su venerdì, 21 settembre 2018

Secondo i giudici di Lussemburgo, la norma del Testo Unico della scuola – l’art. 485 co.1 d.lgs. 16.4.1994, n. 297 relativo alle ricostruzioni di carriera -, laddove discrimina il servizio prestato dai lavoratori quando erano precari, sarebbe compatibile con il diritto dell’Unione Europea se intende valorizzare l’accesso per merito garantito dalla Costituzione: a questo punto, la partita per i legali Anief rimane aperta in Corte di Cassazione, dopo le 350 sentenze vinte in primo grado e appello presso i tribunali del lavoro, considerato che le stesse presunte ragioni oggettive dopo alcuni anni di servizio scompaiono dando luogo a un riallineamento della carriera.La partita delle ricostruzioni di carriera del personale scolastico si sposta in Cassazione: la Corte di Giustizia Europea ha oggi infatti stabilito che la considerazione diversificata delle prestazioni professionali dei lavoratori precari, considerate oltre i primi quattro anni solo in parte ai fini economici e professionali, sarebbe compatibile con il diritto dell’Unione qualora intenda valorizzare l’accesso per merito garantito dalla Costituzione.“Stando così le cose – dichiara Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – chiederemo al giudice nazionale di verificare anche la legittimità costituzionale della norma, perché paradossalmente oggi sembra più conveniente rimanere precario che entrare nei ruoli dello Stato. Il tutto, dopo i ricorsi vinti sul precariato presso la Corte Suprema, come d’altronde gli stessi giudici della Corte di Giustizia Europea in diversi punti della causa 466/17 Motter hanno rimarcato”. “Spetta dunque al giudice nazionale, nel caso concreto, valutare se queste ragioni oggettive siano reali. Ma se ad un docente precario viene riconosciuto tutto il servizio pre-ruolo mentre a un insegnante di ruolo per sedici anni è “raffreddata” la carriera, sarà difficile per l’Avvocatura giustificare queste astratte ragioni oggettive”, conclude il sindacalista Anief-Cisal.

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Scuola – Sicurezza: limitate risorse per gli interventi

Posted by fidest press agency su giovedì, 20 settembre 2018

La relazione sullo stato di attuazione del Piano straordinario per la messa in sicurezza degli edifici scolastici mostra delle pecche enormi, tra cui insufficienti risorse economiche rispetto a quanto servirebbe e in relazione agli interventi da produrre. Udir: il 61% di interventi dal 2002 è davvero un dato poco felice: la sicurezza delle nostre scuole, nonché di coloro che vi operano ogni giorno, è una delle prerogative per la quale ci siamo battuti sin dalla fondazione del nostro sindacato. Come previsto dalla legge n. 289/2002, la Corte dei Conti ha pubblicato una relazione sullo stato di attuazione del Piano straordinario per la messa in sicurezza degli edifici scolastici. Ma presenta dei punti complessi, come per esempio “nella gestione dei diversi piani stralcio in cui si articola: l’inadeguatezza delle risorse finanziarie disponibili in relazione al fabbisogno stimato e all’urgenza degli interventi affermata dal legislatore, il passaggio da una logica emergenziale ad una strutturale nella programmazione, la parzialità degli interventi di messa a norma che hanno interessato solo una porzione limitata del patrimonio edilizio scolastico”. Inoltre, “risultano avviati 1951 progetti, mentre quelli non avviati sono 637 (24 per cento del totale). Sono stati conclusi 1617 interventi sui 2651 previsti, pari al 61 per cento”. Per quanto riguarda poi l’adeguamento alla norma antisismica degli istituti italiani, lo studio ha registrato “la gravità della mancata messa a norma dal punto di vista sismico per molti di essi, tenuto conto delle conseguenze e della giurisprudenza penale in materia”.
Udir si è sempre speso per trovare soluzioni al problema della sicurezza degli istituti, anche quando, qualche giorno fa, il ministro Bussetti affermò che i ragazzi devono sapere perfettamente che cosa fare in caso di incidente, terremoto, incendio, calamità naturale: il sindacato ricordò come questo genere di attenzione deve andare di pari passo all’impegno per dotare gli istituti di edifici sicuri. Da tempo infatti lamenta che la maggior parte dei 42mila plessi scolastici non risulta a norma. Lo sanno bene i dirigenti scolastici che in questi primi giorni di scuola sono alle prese con le certificazioni sulla sicurezza da aggiornare: è lunga la lista degli obblighi da adempiere e dei passaggi da attuare.Le difficoltà sono legate al fatto che, purtroppo, la metà delle scuole ha quasi 50 anni, essendo stata realizzata prima del 1971. Ultimamente, il rigore sulle misure preventive e il logoramento delle strutture hanno fatto sì che molte scuole chiudessero: infatti, oggi rispetto a 42.292 edifici scolastici ve ne sono ben 8.450 dove non si svolgono le lezioni, poiché risultano in ristrutturazione, dismessi oppure in fase di ricostruzione. Sarebbe poi necessario modificare le norme sulla responsabilità della manutenzione degli edifici scolastici, attraverso la revisione del Testo Unico sulla sicurezza: il giovane sindacato ha chiesto in più sedi, modalità ed occasioni di fare ciò, anche esonerando le responsabilità della dirigenza scolastica, ma pure dei lavoratori, docenti e Ata responsabili della sicurezza (gli Rls e Rsp d’istituto), a seguito della loro denuncia agli organi competenti sul rischio e sugli interventi necessari. Marcello Pacifico, presidente nazionale Udir, afferma che “il 61% di interventi dal 2002 è davvero un dato poco felice. Non possiamo essere bloccati dalle poche risorse economiche: la sicurezza delle nostre scuole, nonché di coloro che vi operano ogni giorno tra docenti, insegnanti, Ata, DS e alunni, è una delle prerogative per la quale ci siamo battuti sin dalla fondazione del nostro sindacato. Bisogna intervenire quando si è al corrente dei rischi, poiché il bene di tutti deve stare in cima alle priorità. Ma risulta altrettanto necessario essere vigili sulle fasi di manutenzione e controllo”.

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Scuola – Dispersione alunni: fallimento Italia

Posted by fidest press agency su mercoledì, 19 settembre 2018

Le parole pronunciate dal presidente della Repubblica sono una sferzata a chi governa la scuola e non fa nulla per opporsi a questa deriva da Paese non sviluppato, che lascia per strada i suoi bambini e ragazzi in difficoltà, provenienti da tessuti sociali difficili o famiglie bisognose di aiuto. Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, non c’è tempo da perdere: servono tempo pieno e prolungato anche al Sud, come ha annunciato di recente il presidente della Commissione Cultura Luigi Gallo, ma soprattutto organici differenziati in base al tasso di dispersione e di disoccupazione e alle esigenze del territorio. Per combattere l’abbandono scolastico bisogna anche introdurre l’obbligo a 18 anni, con una modifica dell’alternanza scuola lavoro peraltro già annunciata dal ministro Bussetti, e puntare sulla continuità didattica riaprendo le GaE.Dispersione scolastica: Quali i rimedi possibili?
I dati diffusi da Tuttoscuola e relativi alla dispersione scolastica vedono il Lazio tra le regioni in Italia con il più basso tasso di studenti che lo scorso anno non sono giunti a frequentare il 5° anno delle superiori (11.778 – tasso di dispersione scolastica 21,3%*): un dato al di sotto della media nazionale (3.500.812 – tasso 24,7%). Da un’indagine condotta da JOINTLY-Il welfare condivisosu 4500 ragazzi è emerso che un corretto orientamento:
fa aumentare in 1 ragazzo su 3 la fiducia nel ‘Sistema Paese’ e le consapevolezze;
fa crescere nel 60% dei genitori/dipendenti il trust index nei confronti dell’azienda che mette a disposizione il percorso come servizio di welfare;
ha un impatto sulla scelta nell’82% dei ragazzi che lo ricevono.
Inoltre nel Lazio nell’a.s. 2017-2018 i ragazzi di un’intera classe del Liceo Montale di Roma hanno avuto l’opportunità, grazie a un’azienda della rete JOINTLY, di frequentare il percorso di orientamento per scegliere il proprio futuro in maniera più consapevole.Si potrà partire da questi dati:
– nell’a.s. 2017-2018 nel Lazio 11.778 studenti non hanno frequentato il 5° anno delle superiori;
– il Lazio è la 7a regione con il più basso tasso di dispersione scolastica (21,3%), rispetto alla media nazionale del 24,7%;
– a livello nazionale i dispersi al 5° anno sono stati 3.500.812 (il 30,6% del totale).

 

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Scuola: TAR Lazio dà ragione ai legali Anief e apre il concorso riservato a 4mila ITP precari

Posted by fidest press agency su domenica, 16 settembre 2018

Il TAR Lazio, con le ordinanze pubblicate oggi, accoglie le tesi da sempre sostenute dall’Anief sul diritto all’accesso alle procedure concorsuali 2018 riservate agli abilitati dei docenti in possesso di diploma ITP che da anni lavorano nella scuola pubblica e che non avevano mai avuto modo di conseguire l’abilitazione attraverso percorsi abilitanti ordinari. Attese nelle prossime ore le ordinanze relative alla partecipazione al concorso 2018 dei diplomati AFAM, degli idonei ai concorsi 2012 e 2016, degli specializzandi sostegno e dei docenti abilitati all’estero dopo il 31 maggio 2017 illegittimamente esclusi. Il TAR, inoltre, potrebbe sollevare una nuova e più specifica questione di illegittimità costituzionale sulla peculiare condizione degli insegnanti tecnico pratici, rispetto a quella sollevata per laureati e dottori di ricerca.

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Scuola – Assunzioni docenti, mai così tante cattedre deserte

Posted by fidest press agency su domenica, 16 settembre 2018

Oltre 32 mila immissioni in ruolo andate a vuoto porteranno a stipulare in questi giorni più di 110 mila contratti a tempo determinato, con scadenza 30 giugno o 31 agosto. È l’atto finale del fallimento totale delle politiche degli ultimi Governi in tema di scuola: quello del Pd, che per tentare di cancellare la supplentite è arrivato ad assumere in modo scriteriato su posti scelti a caso come se i precari fossero delle pedine; non fa meglio l’attuale esecutivo che si nasconde nel voto di fiducia al decreto Milleproroghe, dopo avere soppresso al suo interno la riapertura delle GaE, l’unica soluzione per uscire da questo ginepraio. Secondo Marcello Pacifico, presidente Anief, il sistema sta andando a vele spiegate verso la sua implosione: in tre anni, da quando si sono conclusi gli effetti delle nuove immissioni di insegnanti nelle suddette graduatorie, si è passati dal 15% al 57% di posti andati a vuoto.

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Scuola: Stipendi, da gennaio in calo per 600 mila docenti e Ata

Posted by fidest press agency su sabato, 15 settembre 2018

Ai dati sconfortanti pubblicati nelle ultime ore dall’Ocse, con i compensi del personale scolastico diminuiti costantemente tra il 2010 e il 2016, si aggiungono le ombre sul sistema di perequazione garantito solo fino al 31 dicembre 2019: ad oggi il Governo non ha infatti ancora trovato le risorse. E crescono i dubbi pure sul mantenimento degli 80 euro netti del Governo Renzi, rivolti alle fasce stipendiali annue fino a circa 26mila euro che con la Legge di Bilancio potrebbero avere altre destinazioni. Una beffa che si aggiunge a quella della mancata validità per il TFS/TFR dei già ridicoli incrementi ottenuti con l’ultimo contratto, pari al 3,48% con l’inflazione salita però nel frattempo di oltre l’8%.

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Scuola: Flop sostegno disabili

Posted by fidest press agency su sabato, 15 settembre 2018

Delle 13.329 assunzioni di docenti specializzati, autorizzate da Miur e Mef, ne sono state completate appena 1.639: le cattedre non assegnate a tempo indeterminato vanno così ad ingrossare le supplenze annuali che, per una assurda norma del 2013, introdotta per risparmiare quando però gli alunni disabili iscritti erano 180 mila e non 250 mila, continuano ad essere assegnate con scadenza 30 giugno anziché 31 agosto. A Napoli il top dell’incongruenza: questa estate, alle superiori solo l’1% del personale è entrato in ruolo. Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, ricorda che il decreto legislativo 66/2017 è stato una delusione totale: se il Ministro Bussetti non si muove, rischia di essere denunciato per responsabilità dirigenziale, dovuta ad un abuso perpetrato dei contratti a tempo determinato pur in presenza di personale specializzato e posti vacanti.

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Scuola: Il Ministro vuole cancellare il concorso riservato ai docenti con 36 mesi di servizio?

Posted by fidest press agency su sabato, 15 settembre 2018

Dopo il concorso rivolto al personale abilitato nelle superiori, doveva essere bandito per legge quello riservato ai precari storici non abilitati insieme al concorso ordinario. Dal Miur ci è stato prima detto che erano in stand by e ora Bussetti sorprende tutti sostenendo che è sua intenzione fermare il prossimo bando per non abilitati e non attivare un nuovo ciclo di Tirocinio formativo attivo, il Tfa gestito dalle università. Nemmeno una parole viene spesa per coloro che attendevano questo concorso: per tutti quelli che hanno svolto tre anni di servizio su posto vacante e disponibile, improvvisamente tramontano le prospettive di stabilizzazione, come se la sentenza Mascolo della Corte di Giustizia Europea del novembre 2014 non fosse mai stata emessa. Sorvolando su tutto ciò, il nuovo titolare del Miur sembra voler fare un passo indietro per timore che la procedura venga poi annullata dalla Consulta. Ignorando che, in questo modo, esporrà lo Stato ad una valanga di ricorsi risarcitori dall’esito nefasto per le finanze pubbliche. Sia chiaro: Anief difenderà in giudizio tutti i 5 mila docenti assunti dalle GRMA e che hanno passato l’anno di prova. Inoltre, citerà in giudizio per responsabilità dirigenziale il Ministro stesso, il quale dovrà così spiegare ai giudici perché i laureati hanno dovuto pagare 500 euro per maturare 24 CFU quando potevano accedere al concorso riservato attraverso il Tar del Lazio.

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Scuola – Sicurezza: il Ministro annuncia corsi della protezione civile per gli alunni

Posted by fidest press agency su mercoledì, 12 settembre 2018

Secondo Bussetti, i ragazzi devono sapere perfettamente che cosa fare in caso di incidente, terremoto, incendio, calamità naturale. Udir ricorda che negli istituti tecnici e professionali, dove le lezioni si svolgono anche nei laboratori, gli studenti sono già soggetti ad obbligo formativo organizzato dal datore di lavoro. Come gli allievi del triennio finale delle superiori, impegnati nell’alternanza scuola-lavoro, di fatto equiparati ai dipendenti. Per il sindacato, questo genere di attenzione deve andare di pari passo all’impegno per dotare gli istituti di edifici sicuri: invece, la maggior parte dei 42mila plessi scolastici non risulta a norma. Lo sanno bene i dirigenti scolastici che in questi primi giorni di scuola sono alle prese con le certificazioni sulla sicurezza da aggiornare: è lunga la lista degli obblighi da adempiere e dei passaggi da attuare per evitare di pagare per colpe non proprie.

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Gli insegnanti hanno bisogno di certezze: Il problema non è esaurire le graduatorie ma riempirle appena esaurite

Posted by fidest press agency su martedì, 11 settembre 2018

Secondo il titolare del Ministero dell’Istruzione l’obiettivo del Governo è esaurire le graduatorie e puntare su docenti giovani. Replica Anief: se al termine delle immissioni in ruolo, il 60% delle cattedre rimangono deserte non è perché non abbiamo insegnanti giovani ma perché la politica li lascia invecchiare tra i banchi senza assumerli. Il problema non è esaurire le graduatorie ma riempirle appena esaurite, e lo dice il sindacato che ha fatto ammettere i laureati al concorso 2012. Basta con le ipocrisie e gli spot elettorali. La scuola ha bisogno di certezze: occorre puntare sulla riapertura delle GaE a tutti i 150 mila docenti abilitati e confermare nei ruoli tutti gli assunti con riserva. A chiederlo, domani davanti a Montecitorio, sarà anche la piazza. Il Governo ascolti e trasformi il fallimento di questi numeri in un vero cambiamento per il Paese.

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Scuola: Anno al via, allarme posti vacanti

Posted by fidest press agency su martedì, 11 settembre 2018

La carenza di docenti si fa sentire in tutte le regioni: in quella piemontese preoccupa il primo ciclo, per il quale le nomine dei supplenti registrano moltissimi assenti, forse scoraggiati dalla prospettiva della cancellazione dalle GaE decisa a sorpresa a dicembre dal Consiglio di Stato. Si tratta della stessa sentenza che nel corso dell’anno scolastico rischia di far licenziare un alto numero di docenti, sia su posto comune che su sostegno. Il presidente nazionale Anief, Marcello Pacifico, promette: il sindacato tenterà fino all’ultimo di convincere gli onorevoli parlamentari che l’emendamento al decreto Milleproroghe apri-GaE non può essere soppresso. Lo sciopero di martedì prossimo, con manifestazione contestuale davanti al Parlamento, servirà proprio a ricordare che i precari non possono continuare ad essere usati e gettati all’occorrenza.

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Teenager e violenze a scuola e fuori

Posted by fidest press agency su domenica, 9 settembre 2018

Secondo un nuovo rapporto lanciato oggi dall’UNICEF, metà degli studenti fra i 13 e i 15 anni nel mondo – circa 150 milioni – hanno riferito di aver subito violenza da parte dei loro coetanei a scuola e fuori.Secondo il rapporto An Everyday Lesson: #ENDviolence in Schools (Una lezione quotidiana: porre fine alla violenza nelle scuole) la violenza tra coetanei – misurata come il numero di bambini che hanno riferito di essere stati vittime di bullismo nell’ultimo mese o che sono stati coinvolti in scontri fisici nell’ultimo anno – è una componente diffusa dell’istruzione dei giovani nel mondo. Ha un impatto sull’apprendimento degli studenti e sul loro benessere sia nei paesi poveri sia ricchi.Il rapporto sottolinea diversi modi in cui gli studenti subiscono violenza in classe e fuori. Secondo gli ultimi dati dell’UNICEF:A livello globale, poco più di 1 studente su 3 fra 13 e 15 anni è vittima di bullismo e circa la stessa percentuale è coinvolta in scontri fisici.3 studenti su 10 in 39 paesi industrializzati ammettono di esercitare bullismo sui loro coetanei;Nel 2017, sono stati registrati 396 attacchi documentati o verificati sulle scuole nella Repubblica Democratica del Congo, 26 sulle scuole in Sud Sudan, 67 attacchi in Siria e 20 attacchi in Yemen;Circa 720 milioni di bambini in età scolastica vivono in paesi in cui le punizioni fisiche a scuola non sono completamente proibite;
Le ragazze e i ragazzi sono egualmente esposti al rischio di bullismo, ma le ragazze hanno maggiori probabilità di essere vittime di forme psicologiche di bullismo e i ragazzi incorrono in un rischio maggiore di violenze fisiche e minacce;
In Italia, il 37% degli studenti fra i 13 e i 15 anni hanno riferito di essere stati vittime di bullismo a scuola almeno una volta negli ultimi due mesi e/o di essere stati coinvolti in scontri fisici almeno una volta nei 12 mesi passati. In questa stessa fascia di età, il 12% degli studenti ha subito atti di bullismo (a scuola almeno una volta negli ultimi due mesi) e il 31% è stato coinvolto in atti di violenza fisica (almeno una volta negli ultimi 12 mesi).
“L’istruzione è fondamentale per costruire delle società che vivano in pace, eppure, per milioni di bambini nel mondo, la scuola stessa non è sicura”, ha dichiarato il Direttore generale dell’UNICEF, Henrietta Fore. “Ogni giorno, i bambini incontrano numerosi pericoli, fra cui scontri, pressione per unirsi alle gang, bullismo – sia di persona che online –, punizioni violente, molestie sessuali e violenza armata. Nel breve periodo tutto ciò ha un impatto sul loro apprendimento, nel lungo periodo può condurre a depressione, ansia e persino suicidio. La violenza è una lezione indimenticabile che nessun bambino ha bisogno di imparare”.Il rapporto evidenzia che la violenza con armi a scuola, come coltelli e pistole, continua a provocare morti. Sostiene inoltre che in un mondo sempre più digitale, i bulli stanno disseminando messaggi violenti, offensivi e umilianti premendo dei pulsanti sulla tastiera.

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Scuola: in Sicilia gravi problemi su sostegno, infanzia, primaria

Posted by fidest press agency su sabato, 8 settembre 2018

Nell’Isola le lezioni riprendono peggio di come erano terminate. Nonostante sia triplicato il numero di certificazioni di alunni con disabilità, l’organico dei posti in deroga continua a rimanere un terzo di quello complessivamente attivato, almeno fino a quando non si pronuncerà il Tar sul ricorso gratuito patrocinato da Anief, mentre i docenti di sostegno assunti in ruolo rappresentano solo un decimo di quel 4,2% autorizzato alla regione rispetto a quello nazionale. La recente ordinanza del Consiglio di Stato sull’incostituzionalità del concorso straordinario per abilitati della secondaria mette poi a rischio le domande presentate dai 6.340 docenti precari cge, una parte dei quali ancora aspettano la nomina delle commissioni. Infine, a tre anni dal bando è stato assunto soltanto un vincitore su cinque del concorso 2016 per infanzia e primaria.

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Scuola – Salva-precari: appello di Anief al Presidente e ai componenti della I e V commissione della Camera

Posted by fidest press agency su sabato, 8 settembre 2018

Il sindacato autonomo chiede agli onorevoli parlamentari interessati di mantenere in vita l’emendamento al comma 3-quinquies all’articolo 6 del Decreto legge 91/2018, perché è l’ultima speranza di assunzione dei precari dopo il rinvio del Consiglio di Stato alla Consulta dei concorsi riservati. Ignorare tale evidenza aumenterebbe il contenzioso e i relativi risarcimenti, senza alcuna motivazione logica. Domani scadono i termini per la presentazione di emendamenti. Il presidente Pacifico invia una nota ai Deputati.
L’emendamento salva-precari della scuola approda alla Camera: a partire da oggi, con una settimana di anticipo rispetto al calendario iniziale, il Presidente e i componenti della I e V commissione della Camera saranno chiamati ad esprimersi sull’emendamento al comma 3-quinquies all’articolo 6 del Decreto legge 91/2018 inserito nel decreto Milleproroghe. Si tratta di un passaggio fondamentale per decine di migliaia di docenti abilitati all’insegnamento, costretti dalla normativa vigente a lavorare solo attraverso 10-20 graduatorie d’istituto per svolgere supplenze di breve durata e senza alcuna prospettiva di stabilizzazione.Sulla possibilità di riaprire le GaE a tutti i supplenti provvisti di abilitazione all’insegnamento si è già espresso positivamente il Senato ad inizio agosto ed anche per questo motivo la prossima settimana, l’11 settembre, Anief ha organizzato uno sciopero nazionale con contestuale manifestazione nazionale proprio davanti a Montecitorio, alla quale hanno aderito giù diverse altre organizzazioni sindacali autonome e associazioni di categoria.Nella nota, il sindacato ricorda ai parlamentari che il buon esito dell’emendamento in questione è fondamentale per “l’assunzione su tutti i posti programmati già per quest’anno scolastico e per il prossimo, in attesa della decisione della Consulta, senza perpetrare il precariato”, oltre che per “rendere più efficiente e rapida l’assegnazione delle supplenze annuali e al termine delle attività didattiche, cui si ricorre, per ora, principalmente attraverso lo scorrimento fortuito (in base alla scelta di 10/20 scuole) delle graduatorie d’istituto”.“La decisione dei parlamentari – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – assume dunque più impellenza, dal momento in cui il Consiglio di Stato ha optato, attraverso l’ordinanza n. 5233/2018, per la remissione alla Corte Costituzionale sulla decisione del Governo Renzi di limitare l’accesso al concorso riservato della scuola secondaria solo ad alcune categorie di abilitati all’insegnamento. Approvare l’emendamento apri-GaE (comma 3-quienquies, art. 6), rimane così l’unica strada percorribile per evitare il caos organizzativo e l’ingolfamento dei tribunali, visto che si innescherebbe una corsa al ricorso senza precedenti”, conclude il sindacalista autonomo, che per l’occasione ha chiesto di incontrare i politici coinvolti e i rappresentanti della maggioranza e dell’opposizione politica.

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