Fidest – Agenzia giornalistica/press agency

Quotidiano di informazione – Anno 32 n° 338

Posts Tagged ‘scuole’

Giornata di letture nelle scuole

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 novembre 2020

Torino. è un’iniziativa del Centro per il libro e la lettura nata dal protocollo d’intesa tra il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo in programma fino a sabato 21 novembre. La manifestazione, giunta alla settima edizione, è rivolta alle scuole di ogni ordine e grado, e propone attività educative e formative finalizzate alla promozione del libro e della lettura ad alta voce, strumenti fondamentali per la crescita emozionale e cognitiva di bambini e ragazzi. Le Biblioteche civiche torinesi aderiscono all’iniziativa impegnando i bibliotecari delle sedi Centrale, Cesare Pavese, Dietrich Bonhoeffer, Alberto Geisser e Italo Calvino, nelle letture ‘online’ per circa 4mila studenti di 173 classi di scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado sul tema ‘Contagiati dalla gentilezza’, uno dei quattro proposti da ‘Libriamoci 2020’. I titoli selezionati – fra cui I fantastici cinque di Quentin Blake, La scuola segreta di Nasreen di Jeannette Winter, Una splendida notte stellata di Jimmy Liao – sono quasi tutti presi dalla bibliografia della BILL-La Biblioteca della Legalità nata per diffondere la cultura della giustizia fra le giovani generazioni attraverso la promozione della lettura, sostenuta da IBBY Italia – International Board on Book for Young people.La partecipazione delle Biblioteche civiche torinesi avviene in collaborazione diretta con TorinoReteLibri, la rete delle biblioteche scolastiche (circa 50 istituti torinesi e piemontesi) coordinata da Antonella Biscetti, con cui la Città ha rinnovato un protocollo d’intesa sia per promuovere azioni finalizzate a sostenere lo sviluppo di sistemi bibliotecari e culturali integrati, sia per supportare la promozione della lettura e della formazione permanente nei diversi quartieri.La collaborazione prevede inoltre, a partire dal 2021, ulteriori azioni congiunte derivanti dalla sottoscrizione del Patto per la Lettura della Città di Torino: l’integrazione del catalogo di TorinoRetelibri con quello delle Biblioteche civiche torinesi; l’apertura al pubblico, anche in orario extrascolastico, di alcune biblioteche scolastiche cittadine; l’organizzazione di attività di promozione del libro e della lettura nel corso dell’intero anno.L’ampia adesione all’iniziativa mette in evidenza l’importanza di sostenere scuola, bambine/i, ragazze/i e famiglie in un momento storico così complesso, anche attraverso l’indispensabile ausilio dei bibliotecari. Leggere a distanza ma virtualmente insieme è un modo in più per fare rete fra biblioteche civiche e scolastiche, per promuovere libri piacevoli e di qualità dai contenuti etici e sociali.Le Biblioteche civiche torinesi proseguono, inoltre, con i servizi gratuiti online: prestito di libri su prenotazione; estensione dei prestiti di ebook, lettura online di quotidiani e riviste nazionali e internazionali, fruizione di musica attraverso la piattaforma digitale MLOL; informazioni bibliografiche e di comunità; riproduzione di documenti; laboratori online di apprendimento delle lingue straniere, dell’italiano per stranieri, dell’utilizzo degli strumenti digitali (pc, smartphone, tablet, e-reader, piattaforme per collegamenti online); attività di aiuta-compiti per bambini e ragazzi; gruppi di lettura; decine di videoletture animate e di letture ad alta voce per bambini, selezionate con cura e proposte con professionalità e passione dai bibliotecari.

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Lockdown pulsati nelle aree gialle e arancioni, ma le scuole non chiudano

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 novembre 2020

Scongiurare un lockdown nazionale con lockdown intermittenti e micro-lockdown nelle province e nei Comuni più a rischio, senza sacrificare l’istruzione di bambini e ragazzi. Dopo la lettera inviata il 2 novembre al governo e ai membri del Comitato Tecnico Scientifico da 16 tra i più importanti medici e ricercatori italiani – tra i quali Susanna Esposito, ordinaria di Pediatria dell’Università di Parma e consulente dell’OMS, Antonella Viola, immunologa e Direttore dell’Istituto di Ricerca Pediatrica di Padova, e Stefano Zona, specialista in Malattie Infettive dell’AUSL di Modena –, gli autori intervengono nuovamente in vista delle nuove misure in discussione da parte del governo che potrebbero includere nuove regioni tra le aree rosse.Gli scienziati domandano l’applicazione di chiusure non solo su scala regionale, concentrandosi su Comuni e Province dove i dati sui contagi indicano una situazione epidemiologica in forte crescita e un carico sulle strutture ospedaliere non sostenibile. Secondo gli autori dell’appello, l’immediata attuazione di micro-lockdown estesi anche alle situazioni più critiche nelle aree gialle e aranconi, sull’esempio delle misure intraprese a Codogno, Vo’ e Medicina nello scorso mese di marzo, e di una strategia di medio-lungo periodo con lockdown pulsati di durata intermittente di 1-2 settimane fino alla primavera, porterebbe a una riduzione dei contagi. I medici chiedono inoltre l’interruzione degli spostamenti regionali anche tra regioni “gialle”, l’obbligo (e non solo la raccomandazione contenuta nell’ultimo DPCM) al lavoro agile per amministrazioni pubbliche e attività private attuabili a distanza, il divieto di incontri in abitazioni private tra non conviventi, ad eccezione di congiunti, con numero massimo di 6 persone per abitazione, e il potenziamento delle capacità di Test e Tracciamento, con particolare attenzione alle Regioni in maggiore difficoltà.I medici sottolineano nuovamente l’importanza di mantenere aperte le scuole: “La risposta alla crescita dei contagi non può essere la chiusura delle scuole, che – come tutti i dati regionali confermano – non rappresentano significativi hotspot dei contagi”, ha affermato Stefano Zona. “In uno studio nazionale effettuato durante il primo lockdown su 2.064 adolescenti di età compresa tra 11 e 19 anni abbiamo dimostrato che il 58,5% dichiarava una sensazione di tristezza che si associava a crisi di pianto (nel 31% dei casi) e ad agitazione (nel 48%) come conseguenza della chiusura delle scuole, con il 52,4% dei ragazzi che riferivano disturbi alimentari e il 44,3% che presentavano disturbi del sonno. Inoltre, la chiusura della scuola in presenza determinerebbe un ulteriore aggravamento delle diseguaglianze, con un impatto sociale drammatico soprattutto per le famiglie con persone con disabilità e gravi malattie croniche”, ha sottolineato Susanna Esposito. “Le conseguenze della chiusura della scuola sulla salute psicofisica di bambini e adolescenti sarebbero devastanti”, afferma Antonella Viola. E aggiunge: “le misure messe in atto per combattere COVID-19 devono tener conto del loro effetto sulla salute globale, specialmente di quella delle generazioni future”. “La politica deve agire con scelte rapide e razionali. In Italia nel 2019 1.137.000 bambini (l’11,4% del totale) vivevano in condizioni di povertà assoluta. Si stima che in conseguenza della pandemia questo dato sia cresciuto di un milione di bambini. La chiusura delle scuole avrebbe conseguenze psicologiche, educative e sociali drammatiche, oltre che economiche”, conclude Zona.

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Lo spettacolo di Natale per famiglie e scuole diventa digitale

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 novembre 2020

Per non rinunciare al tradizionale spettacolo natalizio, con tanto di mago e arrivo di Babbo Natale, Grotta di Babbo Natale ha lanciato il nuovo format del Teatro interattivo digitale. Non un semplice streaming ma uno spettacolo interattivo al quale il pubblico partecipa attivamente da casa, applaudendo, fischiando, rispondendo alle domande del Mago. Il pubblico è parte attiva e compare sul palcoscenico, insieme agli attori: è un’esperienza nuova e divertente per tutta la famiglia, per offrire un momento di svago ai bambini, specialmente nelle lunghe domenica di lock-down. Sperimentato già per scuole ed aziende il teatro digitale apre anche al pubblico delle singole famiglie con uno spettacolo in programma domenica 22 novembre dalle ore 16 alle 16:30. Si entra nel Teatro digitale direttamente da casa, con smartphone, pc o tablet prenotando il proprio posto sul sito http://www.grottadibabbonatale.it al costo di 9,90 a famiglia, indipendentemente dal numero di partecipanti.Di assoluto livello la performance artistica, con Paolo Carta, uno tra gli artisti più eclettici e di talento del panorama artistico italiano. Già direttore artistico di Gardaland, il principale parco italiano, ed autore degli effetti speciali dei Musical Disney in Italia nonchè consulente per numerose produzioni televisive Sky, Mediaset e Rai. Finalista a “Tu si que vales” su Canale 5 – ha rappresentato inoltre l’Italia, come miglior illusionista italiano al Supermagic, festival della Magia al Teatro Olimpico di Roma. Tra i suoi più grandi estimatori anche Arturo Brachetti attore, trasformista e regista teatrale e il regista Federico Bellone.Grotta di Babbo Natale, tra le principali realtà italiane del Natale da anni inventa e crea format innovativi.”Già dall’estate abbiamo pensato a delle proposte nuove per il prossimo Natale” – spiega l’organizzatore, Antonio Longo Dorni – “e così abbiamo ideato la videochiamata in diretta con Babbo Natale ( http://www.chiamababbonatale.it ) e grazie alla nostra presenza sul posto in Lapponia anche la Lettera originale di Babbo Natale, il video-personalizzato ed un particolare “Calendario dell’Avvento” con 24 racconti originali lapponi sul Natale, uno al giorno, dal 1 al 24 dicembre”Tutte le proposte sono presentate sul sito http://www.grottadibabbonatale.it

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Nota del Ministero per gestire le scuole fino al 3 dicembre

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 novembre 2020

Il Ministero dell’Istruzione ha inviato alle scuole una nota con le modalità di applicazione del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri firmato ad inizio novembre. La nota spiega che a scuola potranno recarsi, ma solo a determinate condizioni “e nel rigoroso rispetto dei protocolli di sicurezza”, gli alunni disabili, anche con un gruppo di compagni. La nota illustra le misure per la scuola previste dall’ultimo DPCM “in considerazione dell’evolversi della situazione epidemiologica” – dal 6 novembre 2020 e sino al 3 dicembre – in cui si si dispone che “le istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado adottano forme flessibili nell’organizzazione dell’attività didattica ai sensi degli articoli 4 e 5 del decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275, in modo che il 100 per cento delle attività sia svolta tramite il ricorso alla didattica digitale integrata”. L’articolo 1, comma 9, lettera s) del DPCM prevede che “l’attività didattica ed educativa per la scuola dell’infanzia, il primo ciclo di istruzione e per i servizi educativi per l’infanzia continua a svolgersi in presenza, con uso obbligatorio di dispositivi di protezione delle vie respiratorie salvo che per i bambini di età inferiore ai sei anni e per i soggetti con patologie o disabilità incompatibili con l’uso della mascherina”. Inoltre, seppure con le dovute eccezioni, “l’obbligo dell’uso della mascherina per il personale scolastico e per gli studenti con almeno sei anni di età vale, ovviamente, oltre che per il primo ciclo di istruzione, anche per il secondo, per quelle attività che continuano a svolgersi in presenza”. Per quel che riguarda “l’inclusione scolastica per tutti i contesti ove si svolga attività in DDI il DPCM, nel richiamare il principio fondamentale della garanzia della frequenza in presenza per gli alunni con disabilità, segna nettamente la necessità che tali attività in presenza realizzino un’inclusione scolastica “effettiva” e non solo formale, volta a “mantenere una relazione educativa che realizzi effettiva inclusione scolastica”. I dirigenti scolastici, unitamente ai docenti delle classi interessate e ai docenti di sostegno, in raccordo con le famiglie, favoriranno la frequenza dell’alunno con disabilità, in coerenza col PEI, nell’ambito del coinvolgimento anche, ove possibile, di un gruppo di allievi della classe di riferimento, che potrà variare nella composizione o rimanere immutato, in modo che sia costantemente assicurata quella relazione interpersonale fondamentale per lo sviluppo di un’inclusione effettiva e proficua, nell’interesse degli studenti e delle studentesse. Le medesime comunità educanti valuteranno, inoltre, se attivare misure per garantire la frequenza in presenza agli alunni con altri bisogni educativi speciali, qualora tali misure siano effettivamente determinanti per il raggiungimento degli obiettivi di apprendimento da parte degli alunni coinvolti”. Dopo aver sottolineato “la necessità di garantire il diritto all’istruzione degli alunni posti in situazione di quarantena, nonché di quegli alunni per i quali, in ragione della particolare situazione famigliare, l’autorità sanitaria abbia disposto l’isolamento comunitario”, il capo dipartimento si sofferma sul dato che il capo d’istituto “ha il compito di assicurare la funzione dell’istituzione scolastica dal punto di vista tanto didattico, sentiti gli organi collegiali, quanto amministrativo”. A questo proposito, “la varietà delle situazioni delle istituzioni scolastiche chiamate ad attivare la DDI in forma esclusiva suggerisce di evitare indicazioni tassative, ma di invitare a correlare le soluzioni organizzative, adottate dal DS sulla base dei propri poteri datoriali, intorno a questo principio”. Ne consegue che “sul personale docente, anche ai sensi dell’ipotesi di CCNI sulla DDI, la dirigenza scolastica, nel rispetto delle deliberazioni degli organi collegiali nell’ambito del Piano DDI, adotta, comunque, ogni disposizione organizzativa atta a creare le migliori condizioni per l’erogazione della didattica in DDI anche autorizzando l’attività non in presenza, ove possibile e ove la prestazione lavorativa sia comunque erogata”. Disposizioni che favoriscono il lavoro “agile” vengono quindi indicate per gestire, sempre fino al 3 dicembre, anche il personale assistente amministrativo (“agli assistenti amministrativi che rimangono in presenza, perché impegnati su attività non espletabili a distanza, si applica l’articolo 5, comma 5, che dispone: “le pubbliche amministrazione dispongono una differenziazione dell’orario di ingresso e di uscita del personale”), il personale collaboratore scolastico e il personale addetto alle aziende agrarie, cuoco, infermiere o guardarobiere. “In ragione di quanto suindicato, il Dirigente Scolastico provvederà ad integrare le direttive di massima al Direttore dei servizi generali e amministrativi per la tempestiva proposta di piano delle attività, fermo restando quanto disposto dall’articolo 25 comma 5 del Dlgs 165/2001”.Infine, il ministero dell’Istruzione ricorda che “i contratti già sottoscritti ai sensi dell’articolo 231-bis del decreto-legge n. 34 del 2020 (si tratta dei cosiddetti “posti Covid-19”) non devono essere risolti, né nel caso dei docenti né in quello degli ATA”. E dispone, infine, che “le riunioni degli organi collegiali delle istituzioni scolastiche ed educative di ogni ordine e grado possono essere svolte solo con modalità a distanza”, venendo quindi “meno la possibilità di svolgere le riunioni degli organi collegiali e le relative elezioni in presenza”.

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Covid-19: “Azioni immediate, ma le scuole restino aperte”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 novembre 2020

Intervenire subito con chiusure nelle aree più a rischio, potenziare test e tracciamento, mantenere aperte le scuole per i ragazzi fino ai 14 anni. Sono queste alcune delle richieste espresse da 12 tra i più importanti medici e ricercatori italiani, contenute in un documento inviato al governo e ai membri del Comitato Tecnico Scientifico, in vista della firma del nuovo DPCM prevista per oggi. Il testo, sottoscritto tra gli altri da Antonella Viola, immunologa dell’Università di Padova, e Susanna Esposito, ordinaria di Pediatria dell’Università di Parma e consulente dell’OMS, si sottolinea la gravità della situazione in Italia: «Tutti i dati confermano la forte criticità della diffusione di SARS-CoV-2 nel Paese. La maggior parte delle Regioni italiane presenta le caratteristiche descritte nello scenario n. 4 del Piano redatto dal Ministero della Salute e dall’Istituto Superiore di Sanità» Questo quadro, continuano gli autori del documento, «impone azioni restrittive da attuarsi rapidamente».Le misure richieste nel documento vanno dalla costituzione di “zone rosse” per un periodo minimo di 3 settimane nelle città di Milano, Napoli, Roma e Genova. Nel resto del Paese si individua come prioritaria l’assunzione di personale sanitario, l’adeguamento tecnologico per le attività di test e tracciamento, e il potenziamento del trasporto pubblico nelle aree a maggior rischio.Gli scienziati domandano, inoltre, l’inserimento nel prossimo pacchetto di misure previste dal governo l’obbligo allo smart working per tutte le attività dei settori pubblici e privati effettuabili in modalità agile e la sospensione per un periodo di due settimane delle attività non essenziali.Particolare attenzione è riservata al tema delle scuole: secondo gli autori, è «essenziale» che i servizi educativi 0-6 anni, le scuole elementari e medie continuino le attività educative e didattiche in presenza. «La loro chiusura avrebbe conseguenze psicologiche, educative e sociali drammatiche, a fronte di una non significativa riduzione dei contagi». Bocciata anche l’ipotesi, circolata negli ultimi giorni, di spostare in didattica a distanza i ragazzi di terza media. Per quanto riguarda i più piccoli, le scuole aperte avrebbero anche conseguenze economiche: «la frequenza a questi servizi dei bambini di 0-6 anni consentirebbe l’attività lavorativa dei genitori».Una strategia differente viene invece individuata per le università, per le quali i medici chiedono il passaggio alle lezioni online al 100% per il primo semestre dell’anno accademico, ad eccezione dei tirocini professionalizzanti e delle attività di laboratorio.Gli autori concludono chiedendo «l’elaborazione di una strategia di medio-lungo periodo», in cui le scuole aperte devono essere considerate dal governo come un servizio essenziale.

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Chiudere temporaneamente le scuole nelle zone rosse

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 novembre 2020

L’analisi di Tuttoscuola. “Non siamo epidemiologi. Non disponiamo dei dati analitici esaminati dagli esperti del Cts e dal Ministero dell’istruzione. Però dopo un mese e mezzo dall’inizio delle lezioni una cosa sembra chiara, ed è confermata da tante testimonianze dirette dalle scuole: se è verosimile che il virus non si diffonde particolarmente all’interno delle aule scolastiche (anche se non si può escludere, come dimostrano recenti studi sulla propagazione tramite aerosol negli ambienti chiusi), le scuole sono comunque pesantemente toccate dalla circolazione del virus. Direttamente o indirettamente. Docenti, personale ATA, studenti, genitori. L’ambito scolastico rappresentava al 30 ottobre il 3,8% di tutti i contagi, secondo il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Silvio Brusaferro. Dati in rapida crescita, purtroppo, e dati medi nazionali: ci sono zone dove la percentuale è molto più alta. Un articolo del corriere.it approfondisce il tema citando diversi studi e fonti. La tenuta del sistema di prevenzione e gestione delle emergenze è a rischio. E poi le assenze forzate del personale, che si vanno ad aggiungere ai vuoti di organico che ancora sussistono in molte scuole, le assenze degli studenti in quarantena o in isolamento fiduciario. Ogni giorno insomma è un bollettino di guerra al quale dover fare fronte e che sta mettendo a dura prova la resistenza dell’organizzazione scolastica, in particolare dove ci sono i picchi di contagi. Secondo una ricerca condotta dal matematico Alberto Gandolfi, della New York University di Abu Dhabi, e pubblicata sulla rivista Physica D: Nonlinear Phenomena, “non vi sono al momento le condizioni di sicurezza sufficienti per mantenere le scuole aperte in tutto il Paese, nemmeno in modalità mista”. In base al modello matematico messo a punto dallo studioso “purtroppo la situazione al 20 ottobre 2020 è completamente compromessa. La prevalenza dei casi attivi di circa 2.5 per mille abitanti indica che l’insegnamento in presenza non è sostenibile, ma non lo è neppure una soluzione mista” osserva Gandolfi sul sito della rivista Madd Maths! diretta dal matematico Roberto Natalini, del Cnr. Intanto si stima che tra 20 giorni si raggiungerà il 40% di occupazione dei posti letto negli ospedali da parte di malati Covid. Che fare? Prima di tutto bisogna distinguere gli interventi tra aree ad alto e basso contagio: le soluzioni non possono essere indifferenziate. Per le “zone rosse”, c’è bisogno di un “reset” per tentare una frenata alla corsa del virus e per consentire di riprendere in mano il tracciamento dei contagi. Insomma la scuola in quelle aree potrebbe fare l’ennesimo sacrificio, quello di una chiusura forzata per un breve periodo, incluse scuole dell’infanzia e primo ciclo: ma ciò ha senso solo se questo periodo venga utilizzato per recuperare il filo delle tre “T”: trasporti, tamponi e tracciamento. Un intervento concertato per fare quello che non si è fatto nei mesi estivi, mentre le scuole tra mille difficoltà si organizzavano per il distanziamento: rafforzare il sistema dei trasporti con soluzioni radicali, come l’utilizzo di pullman privati, car sharing, mezzi NCC, taxi (tutti operatori privati che per inciso sono sono in piena crisi: hanno necessità di essere ristorati, ma piuttosto che con contributi a fondo perduto potrebbero essere ingaggiati per rafforzare il sistema di trasporto legato alla mobilità per le scuole), etc; e poi ricorso a tamponi rapidi a tappeto; far funzionare gli ATS, incrementandone il personale o adeguandone l’operatività. Sta avvenendo questo in Campania e in Puglia, dove la chiusura delle scuole è già stata disposta? Se non lo si sta facendo, sarebbe come tamponare un’emorragia senza somministrare coagulanti. Come intervenire su un’emergenza senza una valutazione sistemica. Che si arrivi dunque pure alla dolorosa, temporanea chiusura delle scuole nelle aree più critiche per dare tempo agli altri ecosistemi che interagiscono con esse – in buona parte indirizzati dalle Regioni – di recuperare il tempo perduto. Se, e solo se, si sistemassero queste falle che stanno mettendo a rischio il sistema di protezione organizzato dal sistema scolastico, potrebbe avere senso e prospettiva un breve stop delle lezioni a scuola, per il tempo minore possibile a sistemare le tre “T” (due settimane?). Per scongiurare una altrimenti inevitabile chiusura più lunga e drammatica.”

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Stangata scuola materne

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 ottobre 2020

L’Unione Nazionale Consumatori ha elaborato i dati Istat dell’inflazione di settembre, stilando la classifica delle città o delle regioni che hanno registrato i maggiori rincari annui per quanto riguarda le scuole materne ed elementari (la voce include la scuola dell’infanzia e l’istruzione primaria, pubblica e privata).In testa alle classifica delle città più rincarate (tabella n. 1) c’è Macerata che registra un rialzo record rispetto a settembre 2019 del 13,2%. Al secondo posto Cosenza con un incremento del 10%, al terzo Belluno, +8,1% l’aumento annuo. Seguono Venezia al quarto posto, +6,2%, Ascoli Piceno (+6,1%), al sesto Bolzano (+6%), poi Cagliari (+5,8%) e Trento (+4,8%).”Un dato presumiamo legato anche all’emergenza Covid e alla necessità di dover rispettare i vari protocolli in materia di distanziamento e sanificazione, ma che purtroppo finisce per gravare sulle famiglie già in difficoltà. Se a questo si aggiunge che in molti istituti è spuntata l’illegittima clausola Covid, ossia le famiglie, pena l’esclusione, hanno dovuto firmare un contratto nel quale si impegnano a pagare l’intero anno anche qualora la scuola dovesse chiudere per nuove emergenze sanitarie, il quadro è completo” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.Nella parte bassa della classifica, la città più virtuosa è Lecco, dove c’è un ribasso del 2%, segue Ancona, -1,4% e al terzo posto Bergamo, -1,3%. Solo 4 città sono in deflazione (Sassari, -0,2%). In media nazionale i prezzi della Scuola dell’infanzia ed istruzione primaria salgono dell’1,6%.A livello regionale, la regione peggiore, tanto per cambiare, è il Trentino, +5,9% il rincaro dal settembre 2019, segue la Calabria, +5,3% e sul gradino più basso del podio le Marche, +4,8%. Le regioni migliori, con una variazione nulla sono, Abruzzo e Basilicata.

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Salute: no alle borracce nelle scuole, intervenga il Ministero

Posted by fidest press agency su sabato, 24 ottobre 2020

L’Unione Nazionale Consumatori ha presentato un’istanza al ministero dell’Istruzione, a quello della Salute e a quello dello Sviluppo Economico perché nelle scuole si blocchi la distribuzione di borracce di acciaio e di alluminio. In molti istituti scolastici, infatti, spesso in collaborazione con le Istituzioni, pur se per la giusta finalità di ridurre l’uso della plastica, stanno distribuendo agli studenti migliaia di borracce. “Preservare il pianeta è sacrosanto, ma non possiamo farlo sulle spalle dei nostri figli -è quanto dichiara Massimiliano Dona, Presidente di Unione Nazionale Consumatori, che aggiunge: tutti sappiamo che se la plastica non viene correttamente riciclata può causare danni enormi all’ambiente, ma non conosciamo ancora le conseguenze per la nostra salute dell’utilizzo prolungato di borracce realizzate con materiali di dubbia provenienza. Non è quindi con scelte demagogiche che si salva il pianeta, ma lavorando per aumentare i numeri del riciclo e contemporaneamente costruendo una normativa su prodotti come le borracce per salvaguardare la salute pubblica”. “Per le borracce manca una certificazione ed una normativa di riferimento specifica. Ci siamo rivolti già nel mese di giugno scorso ai vari ministeri competenti in materia, chiedendo loro un intervento, che tuttavia stiamo attendendo. Al Ministero dell’Istruzione chiediamo ora, a titolo precauzionale, di bloccare la distribuzione selvaggia delle borracce, in attesa che gli altri ministeri facciano la dovuta chiarezza sull’uso e su una normativa che garantisca la sicurezza di questi contenitori”, conclude Dona.

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“Le scuole elementari? Nella Casa del gufo”

Posted by fidest press agency su sabato, 24 ottobre 2020

A lezione nella Casa del Gufo. Non è una favola, ma la realtà vissuta ogni giorno dai 22 bambini della terza elementare di Ghiarda ospiti dell’agriturismo reggiano Cia dove, oltre alla classica didattica, imparano ‘sul campo’ l’amore per gli animali e la natura. Il tutto, lontano dai rischi Covid causati in primis dai temuti assembramenti dentro e fuori le scuole. “È un’esperienza molto positiva che rappresenta un esempio per tutto il territorio -annuncia Antenore Cervi, presidente Cia Reggio-. Siamo a disposizione per mettere in contatto istituti scolastici che necessitano di spazi e agriturismi dove svolgere le lezioni. I nostri uffici sono pronti per sbrigare tutte le pratiche burocratiche”.“I piccoli hanno iniziato l’anno scolastico nell’agriturismo e qui lo termineranno -aggiunge Dallari-. Visto che si tratta di un tempo pieno, le lezioni sono dal lunedì al venerdì. Oltre all’aula, abbiamo ricavato lo spazio mensa e, possibilità assai gradita, la classe può occupare anche gli spazi verdi esterni dove sono iniziate una serie di attività come l’aratura, la semina, il contatto con gli animali, la messa a dimora di piante, la creazione di un orto”.Dallari annuncia poi che “questa esperienza non rimarrà unica: l’intenzione è proseguire con i campi estivi e la fattoria didattica”. “In questa fase dove crescono le preoccupazioni per la diffusione del virus e la necessità di intervenire sulla scuola -sottolinea Cervi-, gli agriturismi e le fattorie didattiche Cia possono essere importanti spazi alternativi alle aule, spazi dove viene garantito il distanziamento sociale necessario all’attività didattica e vengono rispettati tutti i requisiti di capienza, sicurezza e igiene. Le aziende agrituristiche potrebbero, così, svolgere un ruolo fondamentale nel sostenere i Comuni in difficoltà e, allo stesso tempo, ricavarne una fonte di reddito, andando a compensare le perdite di una stagione irrimediabilmente compromessa dal Covid-19, che ha colpito in modo drammatico tutto il settore del turismo rurale ed enogastronomico”.

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L’odio insegnato nelle scuole palestinesi

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 ottobre 2020

Nelle scuole gestite dall’Autorità Nazionale Palestinese si continua a insegnare l’odio nei confronti di Israele e del popolo ebraico. Lo rivela uno studio di IMPACT-se (un ente di ricerca che analizza programmi e testi scolastici in base agli standard UNESCO su pace e tolleranza), secondo cui l’istruzione palestinese è permeata di antisemitismo e incitamento alla violenza e al “martirio”. Stando a questo studio, quindi, nulla sarebbe cambiato rispetto all’anno passato, dove già si era riscontrato l’imperversare dell’avversione per Israele e per gli ebrei. L’“insegnamento” più antisemita presente nei libri di testo palestinesi è la totale assenza di Israele dalle mappe geografiche. Su 200 mappe analizzate, infatti, non si fa menzione dello Stato ebraico, della sua capitale Gerusalemme, della sua storia e delle sue eccellenze (clicca qui per consultare l’intero rapporto). Per questo più di 20 membri del Parlamento europeo, provenienti da 15 nazioni, hanno chiesto alla Commissione dell’Unione Europea di trattenere parzialmente i finanziamenti all’Autorità Palestinese fino a quando non eliminerà i contenuti antisemiti dai testi scolastici. Ma c’è di più, perché un rapporto dall’Istituto Georg Eckert, con sede in Germania, affermava che all’interno dei libri scolastici studiati dai ragazzi palestinesi non ci fossero contenuti di odio contro Israele e il popolo ebraico. Peccato che quei libri non fossero forniti dall’Autorità Nazionale Palestinese, ma da Israele, che li distribuiva alle scuole della cosiddetta Gerusalemme est.Libri di testo israeliani in lingua araba destinati alle scuole palestinesi falsamente spacciati per testi scolastici palestinesi.Le domande sono molteplici.L’Istituto Georg Eckert quali libri ha analizzato? E chi doveva controllare l’operato dell’Istituto con sede in Germania? Come mai la comunità internazionale punta spesso il dito contro Israele e non c’è alcuna levata di scudi contro l’insegnamento esercitato nelle scuole palestinesi?

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Progetto dell’”Archivio Nazionale dei monumenti adottati delle scuole italiane”

Posted by fidest press agency su martedì, 20 ottobre 2020

I ragazzi del Petronio, guidati dalle professoresse Raffaella Iovine e Maria Teresa Urso, hanno realizzato una video-guida dedicata al Rione Terra. In tre minuti i ragazzi hanno sintetizzato le informazioni più importanti del sito di Pozzuoli. Il video del Petronio – che è risultata l’unica scuola vincitrice dell’area flegrea – è stato inserito nell’”Archivio Nazionale dei monumenti adottati dalle scuole italiane”.Queste le indicazioni che gli alunni hanno dato presentando il loro lavoro: “Il Rione Terra rappresenta da sempre il cuore di Pozzuoli. È il luogo dove il percorso storico della città si rende visibile attraverso la stratificazione dei tempi e coinvolge pienamente il visitatore calandolo nella realtà antica. Partendo da questa evidenza, la progettazione educativo-didattica della nostra scuola ha inserito nel curricolo la realizzazione di una guida turistica della città con lo studio dei principali siti di interesse storico-archeologico”.La scuola ringrazia per la collaborazione don Roberto Della Rocca direttore dei Beni Culturali della Diocesi di Pozzuoli e la dottoressa Maria Luisa Tardugno della Soprintendenza per i Beni Archeologici, paesaggistici e Belle Arti per l’area Metropolitana di Napoli.

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Scuola: Covid, contagi in crescita anche nelle scuole

Posted by fidest press agency su domenica, 18 ottobre 2020

Il record dei contagi a livello nazionale non risparmia le scuole, dove comunque il numero di positivi al Covid19 rimane relativamente basso. Ne dà notizia oggi il ministero dell’Istruzione, pubblicando i dati risalenti a cinque giorni fa, “alla data del 10 ottobre”, e che quindi non tengono conto dell’impennata di questo inizio settimana: “gli studenti contagiati – riferiscono dal dicastero dell’Istruzione – sono pari allo 0,080% (5.793 casi di positività), per il personale docente la percentuale è dello 0,133% del totale (1.020 casi), per il personale non docente si parla dello 0,139% (283 casi)”. ​​​​​​​Il sindacato reputa, alla luce dei casi crescenti di contagio, sempre più rilevante far riconoscere al personale scolastico, che ogni giorno rischia la propria salute, l’indennità di rischio biologico: “Una indennità forfetaria – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – servirebbe a ripagare almeno in parte del rischio biologico e del lavoro gravoso che i dipendenti degli oltre 8.200 istituti scolastici italiani sono chiamati a svolgere, ancora di più in tempo di Covid19, e per i quali continuiamo ad auspicare una uscita anticipata a 61-62 anni senza decurtazioni, tenendo anche conto dell’alta percentuale di lavoratori potenzialmente fragili e con un’alta vulnerabilità psico-fisica confermata dai dati ufficiali emessi dalle strutture preposte. Considerando anche le somme già destinate al comparto scuola, abbiamo calcolato che l’indennità si aggirerebbe sui 450 euro: una somma che, tra l’altro, permetterebbe di innalzare gli stipendi assegnati ai nostri docenti e Ata, tra i più bassi dell’area Ocse ed europea, e pertanto, alla luce della complessità della professione docente, sarebbe anche da considerare strutturale e quindi permanente”. Non sono affatto rassicuranti i dati odierni del monitoraggio, condotto dal Ministero dell’Istruzione con la collaborazione dei dirigenti scolastici, condivisi con l’Istituto Superiore di Sanità, precisano ancora dal ministero di viale Trastevere: considerando che si fermano al 10 ottobre, prima del brusco innalzamento dei casi di positività degli ultimi giorni, la tendenza sembra confermare – seppure con proporzionalità minori – i dati assoluti nazionali che hanno fatto riscontrare il record di casi di positività, seppure in presenza del numero maxi, mai riscontrato, di tamponi effettuati.

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Covid-19: numeri crescenti che arrivano dalle scuole

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 ottobre 2020

“In Francia, dove le scuole sono state aperte appena due settimane prima di noi, la Santé Publique ha reso noto che l’apporto degli istituti scolastici sul totale dei cluster è arrivato al 32 per cento, con 285 focolai sugli 899 totali. E’ un dato emblematico per un paese con 17mila contagi. Da noi, dove manca un censimento ufficiale in quanto il ministero dell’Istruzione ha appena iniziato a farlo, un dato significativo è quello del Lazio, diffuso dall’assessore regionale Alessio D’Amato: 336 contagiati in 296 plessi scolastici. Se grossolanamente proiettassimo il dato a livello nazionale, saremmo già a non meno di tremila casi, con circa 55mila studenti e docenti in quarantena”.Il presidente dell’Unsic, ricordando che un nuovo lockdown sarebbe funesto per l’economia e richiamando il difficile equilibrio tra salvaguardia della salute pubblica e tutela economica, propone interventi per rafforzare la digitalizzazione, specie nel Mezzogiorno. E il conseguente contenimento di spostamenti e contatti diretti.“Anziché investire nei banchetti, sarebbe più utile migliorare e incrementare la didattica a distanza, almeno nelle scuole superiori, per ridurre trasbordi sui mezzi pubblici e assembramenti. Si garantirebbe così la continuità scolastica, lasciando eventualmente in presenza a scuola le interrogazioni per evitare copiature agevolate dal digitale. Certo, la presenza è importante, ma il problema è che stiamo vivendo una fase emergenziale e non la normalità: arrivare al punto di dover chiudere anche piccole aree equivarrebbe a nuovi ingenti danni economici – conclude Mamone. Preservare maggiormente studenti, professori e personale ausiliario – circa dieci milioni di persone in totale – tutelerebbe maggiormente genitori e nonni a causa dei possibili contagi familiari, prima modalità d’infezione.

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Scuola: Recovery Plan, si punta a potenziare asili nido, ricerca e formazione docenti

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 settembre 2020

Fibra ottica in tutti gli istituti scolastici, più digitalizzazione ed e-learning, ristrutturazioni per migliorare l’efficienza energetica e antisismica, più asili nido e ricerca, formazione del personale docente e valorizzazione del patrimonio culturale: sono alcuni degli ambiti tematici previsti dalla missione “Istruzione, Formazione, Ricerca e Cultura” delle linee guida per il Recovery Plan, la cui bozza sarà presto sotto esame del Parlamento italiano in vista della consegna alla Commissione europea prevista per il prossimo mese di gennaio. Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “fa bene l’esecutivo a progettare la realizzazione di interventi strutturali mirati appositamente per stoppare la politica-vergogna dei tagli e del dimensionamento sfrenato prodotti negli ultimi anni, non solo per mano dell’ultimo Governo Berlusconi che li ha ideati e legiferati, ma anche dai successivi che non hanno mosso un dito per ritornare allo stato di offerta formativa precedente alla Legge 133 del 2008. Riteniamo, tuttavia, che il raggio di azione debba allargarsi ad altri obiettivi, come l’ampliamento degli organici e delle scuole autonome, la cancellazione delle classi pollaio e della supplentite e l’introduzione di tutte quelle figure professionali previste per legge ma mai attuate. Sono punti fondamentali: non tenerne conto nemmeno in questa occasione sarebbe grave”.
Secondo Orizzonte Scuola, la proposta dell’Italia per l’ambito scolastico ed universitario riguarderà “il cablaggio con fibra ottica delle infrastrutture scolastiche e universitarie da riqualificare anche in chiave di efficienza energetica e antisismica, ma anche l’arrivo di infrastrutture per e-learning e il potenziamento degli asili e i nidi tra zero e sei anni. Tra i ‘capitoli’” previsti c’è “anche il potenziamento della ricerca, la riqualificazione e formazione del personale docente, la digitalizzazione dei processi e degli strumenti di apprendimento. Si punta anche a nuovi strumenti digitali per la tutela del patrimonio culturale”.

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Riaprono le scuole e ripartono, in grande, anche i nuovi progetti didattici delle Gallerie degli Uffizi

Posted by fidest press agency su martedì, 22 settembre 2020

Firenze. Proprio nell’anno segnato dalla pandemia, i programmi per le scuole del museo fiorentino crescono e si ampliano, estendendosi oltre il territorio di Firenze e toccando potenzialmente altre regioni grazie ad una nuova modalità da effettuarsi “a distanza”. È il percorso “Ambasciatori digitali dell’arte”, ora lanciato dagli Uffizi: alle classiche attività programmate per i ragazzi negli spazi museali (ed ora declinate in modo che possano svolgersi nel pieno rispetto del distanziamento sociale e delle norme anti-Covid) se ne affiancano adesso molte altre, da svolgere in collegamento con il museo attraverso internet, direttamente nella propria sede scolastica. Questo consente agli Uffizi di coinvolgere per la prima volta, oltre agli istituti del territorio fiorentino (da sempre protagonisti di questi programmi) anche scuole toscane ed extraregionali, ampliando esponenzialmente il numero di alunni coinvolti.I nuovi programmi, ora pubblicati online, sono consultabili all’indirizzo https://www.uffizi.it/pagine/didattica; i docenti interessati potranno presentare richiesta di partecipazione inviando il modulo di iscrizione, debitamente compilato, via mail a ga-uff.scuolagiovani@beniculturali.it dal 5 al 25 ottobre 2020.

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Scuola. Campidoglio, mense pronte a riaprire

Posted by fidest press agency su sabato, 12 settembre 2020

Il servizio di ristorazione scolastica di Roma Capitale è pronto a partire regolarmente da lunedì 14 settembre anche nelle scuole statali della città.I dirigenti scolastici Miur, nella loro autonomia, insieme ai consigli d’istituto, decidono qual è il giorno d’inizio delle attività didattiche nelle proprie scuole e di conseguenza anche del servizio di ristorazione. Roma Capitale è pronta e sta agendo con massima collaborazione.Pur comprendendo la delicatezza del momento che ogni singolo dirigente scolastico statale si trova ad affrontare per questa inedita riapertura, l’Amministrazione Capitolina rivolge loro l’invito a limitare quanto più possibile i disagi per le famiglie causati da eventuali partenze posticipate del servizio stabilite in autonomia dai singoli istituti.Il servizio di ristorazione scolastica di Roma Capitale è già regolarmente fruibile dal 9 settembre per i nidi capitolini ed è pronto a partire, già dal 14 settembre, nelle scuole dell’infanzia capitoline e nelle scuole statali che si trovano sul territorio della città, per un bacino di utenza che arriva a circa 150 mila utenti al giorno.Il Dipartimento Servizi Educativi e Scolastici di Roma Capitale ha regolarmente completato le interlocuzioni con Regione Lazio e Asl, dalle quali è nato il documento regionale “Indicazioni operative per la refezione scolastica nel rispetto delle indicazioni per la gestione del rischio da virus SARS COV2”, comunicato alle ditte per la rimodulazione del servizio.In base alle modifiche della gestione degli spazi decisa in autonomia dai singoli istituti che fanno riferimento al Miur, sono state individuate conseguenti soluzioni organizzative attivabili nei refettori, nelle aule o in forma mista. Nella eventuale rielaborazione dei piatti del giorno rimarranno inalterati i valori nutrizionali previsti e la qualità garantita.

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Organico Covid ridotto presto alle scuole

Posted by fidest press agency su domenica, 6 settembre 2020

Anief: bisogna cambiare la norma e inserirlo nell’organico di diritto. “Dopo dodici anni di tagli, finalmente la ministra Lucia Azzolina convince il Governo sulla necessità di ripristinare i posti tagliati. È vero, soltanto per l’emergenza, ma ora bisogna puntare a reinserirli a regime perché quando si taglia nella scuola si uccide il futuro del Paese”, dichiara Pacifico, presidente Anief. Il ministro dell’Istruzione, assieme a quello del Mef, ha firmato il “Decreto recante la ripartizione delle risorse da destinare alle misure per la ripresa dell’attività didattica in presenza nell’anno scolastico 2020/2021 nel rispetto delle misure di contenimento dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, di cui all’articolo 32 del decreto-legge 14agosto 2020, n. 104”: si tratta di un provvedimento che autorizza ulteriori risorse economiche per la ripresa dell’anno scolastico 2020/21: 920 milioni di euro totali (“368 milioni di euro nell’anno 2020 e a 552 milioni di euro nell’anno 2021”). Scorrendo anche la Relazione illustrativa allegata, si scopre che con questa seconda tranche, dopo avere sottratto il 10 per cento per finanziare le supplenze brevi, porterà solo 27 mila insegnanti per tutti gli ordini scolastici e 10 mila Ata aggiuntivi: se si considarando anche i fondi previsti per lo stesso scopo dal Decreto Rilancio – 977,6 milioni di euro con gli articoli 231- bis e 235 del decreto-legge n. 34 del 2020, che corrispondono ad altri 29 mila insegnanti e 10 mila Ata, il numero complessivo di unità aggiuntive si ferma a 56 mila docenti e 20 mila amministrativi, tecnici e ausiliari complessivi. Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, commenta: “La situazione che si sta delineando ci obbliga alla scelta riflessione di trasformare questo organico in posti per i ruoli dopo anni di tagli selvaggi. La scuola ha perso in dodici anni quasi 250 mila posti, 15 mila plessi, 4 mila sedi di presidenza e Dsga. È arrivato il momento di invertire la rotta ma non solo per quest’anno scolastico. L’emergenza Covid-19 ha fatto riflettere la politica. Ora è il momento di investire e non di licenziare i futuri assunti in caso di nuove chiusure”. Sono arrivo alcine decine di migliaia di docenti per affrontare il ritorno alle lezioni in presenza. “Chiederemo un emendamento al decreto ‘agostano, in tal senso, per predisporre così la riapertura delle scuole a settembre in maggiore sicurezza e per migliorare i risultati degli apprendimenti. Sul precariato rimane aperta la necessità di stabilizzare o indire concorsi straordinari per i docenti diplomati magistrale, maestri della scuola dell’infanzie e primaria, gli insegnanti tecnico-pratici e di religione cattolica, i facenti funzione Dsga. Siamo pronti a una nuova battaglia in Senato appena a settembre partirà l’esame del decreto agostano 104”. Lo Stato stanzia ulteriori soldi per creare organico aggiuntivo nella scuola, ma non basta. Come chiarisce Orizzonte Scuola, i fondi stanziati riguardano 400 milioni nell’anno solare 2020 e 600 milioni nell’anno solare 2021 variamente ripartiti: una quota di tali fondi (80 mln tra il 2020 e il 2021) è destinata alle “Misure per l’edilizia scolastica e per i patti di comunità” al fine di coprire i costi legati all’affitto dei locali esterni agli istituti e legati al distanziamento fisico; una quota minuta (5mln tra il 2020 e il 2021) è destinata al personale ed agli uffici scolastici (0,2 mln) che nei mesi di agosto e settembre 2020 consentono e consentiranno l’avvio dell’anno scolastico, una quota di questi sarà destinata agli istituti per il medesimo compito (4,8 mln), è noto infatti che per le operazioni di aggiornamento delle graduatorie diversi Uffici Scolastici Regionali e Provinciali hanno delegato alcuni Istituti “polo” per la lavorazione delle istanze di inserimento e aggiornamento delle graduatorie pervenute; una quota più sostanziosa (915 mln tra il 2020 e il 2021) è destinata al cosiddetto “organico covid” ovvero quei posti da dipendente che si dovesse rendere necessario attivare per coprire il fabbisogno di personale aggiuntivo.

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Come riaprire le scuole durante il Covid, Udir predispone check-list

Posted by fidest press agency su mercoledì, 2 settembre 2020

Udir fornisce ai propri dirigenti scolastici un’importante lista per verificare e aggiornare le misure di sicurezza alla luce dei protocolli, delle linee guida e della normativa vigenti, elaborata con l’ausilio di esperti che sono stati presenti ai tavoli nazionali tra cui gli ingegneri Gian Mauro Nonnis e Natale Saccone e il dirigente scolastico Vito Lo Scrudato. Intanto il giovane sindacato ha promosso il webinar, venerdì 4 settembre, dalle ore 17.30 alle ore 19, “Check-list per la riapertura delle scuole in sicurezza”, tenuto dall’ingegnere Natale Saccone, esperto sulla sicurezza che ha presenziato ai tavoli nazionali e regionali
Marcello Pacifico (Udir): “In attesa di ulteriori dettagli operativi da parte del ministero, vista l’imminenza della riapertura degli istituti e per evitare divergenze interpretative, si è voluto creare uno strumento il più completo possibile; la check-list è dotata anche di una parte introduttiva che ha lo scopo di chiarire l’utilizzo della stessa, al cui interno sono presenti anche dei suggerimenti su misure d’approccio per le famiglie e per gli studenti con disabilità. Udir fornisce ai propri dirigenti scolastici un’importante lista per verificare e aggiornare le misure di sicurezza alla luce dei protocolli, delle linee guida e della normativa vigenti, elaborata con l’ausilio di esperti che sono stati presenti ai tavoli nazionali tra cui gli ingegneri Gian Mauro Nonnis e Natale Saccone e il dirigente scolastico Vito Lo Scrudato. Per il presidente nazionale Udir, Marcello Pacifico, “si tratta di uno strumento utile che fa tesoro di quanto trattato nei seminari tenuti dal giovane sindacato, in attesa che si traduca in norma lo scudo penale da noi sempre rivendicato”. In attesa di una migliore definizione della figura del Referente COVID-19 da parte del ministero, il giovane sindacato dei presidi ha elaborato una check-list utile per i controlli sulle procedure di sicurezza dedicate, riservata ai soci Udir. Intanto il giovane sindacato ha promosso il webinar, venerdì 4 settembre, dalle ore 17.30 alle ore 19, “Check-list per la riapertura delle scuole in sicurezza”, tenuto dall’ingegnere Natale Saccone, esperto sulla sicurezza che ha presenziato ai tavoli nazionali e regionali.La lista organizzata secondo i protocolli del 6 agosto 2020 e dell’analogo protocollo 0-6 tiene conto anche del Rapporto ISS n° 58 del 21 agosto ed è soggetta a ulteriori integrazioni laddove le autorità sanitarie ritenessero di dover modificare i protocolli, sarà parte integrante del DVR e contiene una serie di elementi di valutazione che aiutano a inquadrare il livello di rischio dei fattori di pericolo biologico e virale.In essa si trovano indicazioni dettagliate su:
MISURE GENERALI DI PREVENZIONE E PROTEZIONE
MISURE IGIENICO SANITARIE
GESTIONE DEGLI SPAZI COMUNI
ORGANIZZAZIONE SPAZI
INFORMAZIONE, RAPPORTI CON LE FAMIGLIE, ACCOGLIENZA
DISABILITÀ E INCLUSIONE/ SOSTEGNO
Ma anche, e non solo, su:
Organizzazione del lavoro
Compiti e funzioni
Emergenza e primo intervento COVID

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Il ritornello “aperture in sicurezza” non cancella le preoccupazioni di genitori e docenti anche in Molise

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 agosto 2020

In tutta Italia, dalla Valle d’Aosta alla Sardegna, Molise compreso, crescono i timori legati alla riapertura delle scuole in presenza. E’ quanto rivela l’Unsic, sindacato datoriale che grazie ai 2.100 Caf e ai 580 patronati distribuiti in tutta la Penisola riporta lo “stato d’animo” di buona parte del Paese reale.Ad aprire un grande dibattito sul tema è stato un editoriale del presidente dell’Unsic, Domenico Mamone, che denuncia innanzitutto un’eccessiva presenza dei giudizi di politici e dei “presunti esperti” che finiscono “per annebbiare le opinioni, ben più interessate e intrise di una visione meno rosea, delle quattro categorie che costituiscono l’ossatura del mondo della scuola: i docenti, gli studenti, i genitori e il personale amministrativo, tecnico e ausiliario”.Mamone si domanda, provocatoriamente, se “saranno sufficienti i tre milioni di banchi nuovi di zecca, con rotelle o senza (alcuni, sembra, provenienti dalla Cina), o la decina di milioni di mascherine che saranno quotidianamente elargite negli edifici scolastici (chi paga?) a giustificare tanto ottimismo, spinto fino all’euforico ‘rischio zero’ o a quell’usurato ritornello dell’apertura ‘in sicurezza’, come se qualcuno possa auspicare il contrario”.Quindi la domanda centrale: “Vale davvero la pena riaprire fisicamente gli istituti scolastici, specie quelli di secondo grado, se ciò equivarrà a spingere in alto i numeri dei ricoverati o, addirittura, dei decessi quotidiani per coronavirus? Se per i bambini più piccoli – aggiunge il presidente dell’Unsic – la scuola fisica assume anche una funzione di aggregazione e di supporto alla maturazione, nonché di necessità per genitori che lavorano, ben diverso è il discorso per gli adolescenti, il cui mondo è già totalmente segnato dalle nuove tecnologie e da un’autonomia gestionale nell’apprendimento che, per quanto preoccupante, è però un dato di fatto”. Mamone si domanda, quindi, se non sarebbe stato più utile, anziché acquistare milioni di banchetti (“e che fine faranno i milioni di banchi attualmente in servizio? – chiede), indirizzare gli investimenti per colmare quel divario digitale che nel nostro Paese – vedere i dati Eurostat – rappresenta una vera e propria emergenza per le sfide professionali future globali dei nostri ragazzi.Sono giunte a centinaia le adesioni alla posizione del presidente dell’Unsic, anche da parte di alcuni di quegli 800 mila docenti (età media: 51 anni), poco più di quattromila quelli che operano in Molise, che il 14 dovrebbero tornare in aula, benché si prevedano molte defezioni.
Numerosi interlocutori dichiarano che avrebbero preferito un’apertura delle scuole ad ottobre, come avveniva un tempo, che avrebbe permesso anche il prolungamento della stagione estiva, benefico per l’economia. Altri avrebbero preferito investimenti non sui banchi o sulle mascherine, bensì sulle attrezzature informatiche e sulla formazione digitale dei docenti, che colmerebbero le lacune emerse nella didattica a distanza. Altri ancora sono certi che a scuola non sarà possibile garantire la massima sicurezza con centinaia di studenti (otto milioni e 400mila il numero complessivo, circa 37mila in Molise) comunque ammassati in un edificio, un po’ come avvenuto con le discoteche.Ad esprimere preoccupazione sono soprattutto genitori e nonni, da tempo anagraficamente entrati negli “anta”. Ma gli stessi studenti più avveduti temono di poter diventare fonte di contagio per i propri cari. Insomma, secondo buona parte dell’utenza dell’Unsic occorre prendere coscienza che rimaniamo in una fase di emergenza ed ogni richiamo al “ritorno alla normalità” appare solo un palliativo.

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Apertura scuole con riduzione dell’orario, crollo del tempo pieno e criticità alunni fragili

Posted by fidest press agency su lunedì, 31 agosto 2020

Riattivare la scuola in presenza è stato sin dall’inizio l’obiettivo che si è posto il Governo. Con due corollari: in sicurezza e garantendo il tempo scuola ordinario. Ma le cose stanno andando così? Il primo resta un principio che nessuno ha mai messo in discussione, anche se preoccupa il via libera temporaneo al mancato rispetto del distanziamento di un metro, con uso obbligatorio della mascherina (parere Comitato Tecnico Scientifico del 10 agosto). Una drammatica riduzione degli orari di lezione è invece il prezzo che pagheranno gli studenti in tutti i casi in cui non sarà stato possibile organizzare il servizio in condizioni di sicurezza, per mancanza di spazi o di personale aggiuntivo. A ciò si aggiungerà un numero prevedibilmente fuori dall’ordinario di assenze (per quarantene, sintomi influenzali simil-Covid, etc). Un prezzo che potrebbe essere pesantissimo sui livelli di apprendimento degli studenti, soprattutto di quelli più fragili e non sostenuti dalle famiglie, che si somma al gap accumulato durante il lockdown. Un danno irrecuperabile per una intera generazione.
Ci sono rimedi e soluzioni alternative? Riteniamo che di fronte a rischi come quelli evidenziati non vada lasciato nulla di intentato. L’indirizzo politico di tornare alla scuola di prima non può essere perseguito con rigidità e a tutti i costi, e senza tenere nel giusto conto l’imprevedibilità del virus, che costringerà sia a chiusure a scacchiera di classi e di scuole su tutto il territorio, sia a un numero di assenze assolutamente straordinario, anche solo per quanto risulterà difficile distinguere i primi sintomi di un banale raffreddore da quelli del Covid.
Un altro rischio per l’anno scolastico che sta per iniziare è la scuola diminuita. In assenza di certezze sull’organico, sugli spazi, sui banchi, molte scuole si stanno adattando a organizzare un tempo scuola ridotto, comprimendo l’offerta formativa come denunciato da tempo da Tuttoscuola.
Nell’ultimo quinquennio la crescita di tempo pieno è stata costante sia per numero di alunni sia per classi, toccando nel 2019-20 il 37,8% degli alunni che se ne sono avvalsi e il 36,2% di classi funzionanti con questo modello organizzativo. Ma nel nord-ovest si arriva a un alunno su due. Addirittura il 94% a Milano, il 71% a Torino. Ormai la regione dove è più diffuso è diventata il Lazio con il 54,7%, che ha superato la Lombardia (50,8%): a Roma il 72% degli alunni della primaria fanno tempo pieno. Quest’anno per assicurare nuovi spazi interni a favore delle classi sdoppiate o con capienza non conforme ai parametri di distanziamento, molti dirigenti scolastici sono costretti a utilizzare (oltre alle palestre) i locali adibiti a mensa e anche i laboratori utilizzati per il tempo pieno.
A Milano, dove nel 2019-20 gli alunni in classi a tempo pieno nella scuola primaria sono stati 122.130 (il 94% del totale), nell’ipotesi peggiore (metà classi TP declassate), vi sarebbero 61mila alunni privati del tempo scuola con conseguenti disagi per altrettante famiglie. Se classi declassate fossero un quarto, vi sarebbero oltre 30 mila alunni milanesi orfani di TP.
A Roma, dove gli alunni che si avvalgono del tempo pieno sono 124.819 (72% del totale), nella peggior ipotesi si dovrebbero accontentare del tempo normale in quasi 62.500; se fosse declassato un quarto, vi sarebbero oltre 31 mila alunni romani senza TP.
A Torino, con 63.197 alunni in tempo pieno, sarebbero costretti a utilizzare il tempo normale in 31.600 (ipotesi peggiore) oppure quasi 16 mila (declassamento di un quarto delle classi).
C’è poi la questione DaD, Didattica a distanza. Alla fine (28 agosto) il governo, forse ob torto collo, ha dovuto rassegnarsi a riconoscere che “l’attivazione della didattica a distanza nel corso dell’anno scolastico 2019-2020 è stata una delle modalità di realizzazione del distanziamento sociale, rivelatosi intervento di sanità pubblica cardine per il contenimento della diffusione dell’infezione dal SARS-CoV-2” e che “a fronte di ciò è opportuno, nel rispetto dell’autonomia scolastica, che ciascuna scuola ne definisca le modalità di realizzazione, per classi e per plesso, qualora si dovessero verificare cluster che ne imponga la riattivazione”. La rilegittimazione della DaD (o DDI, Didattica Digitale Integrata) è giunta all’ultimo momento, alla vigilia della riapertura delle scuole, probabilmente perché sia il governo centrale, sia le amministrazioni regionali, percepiscono il rischio che la risalita della curva epidemica possa indurre molte famiglie e molti insegnanti a non rispettare le scadenze previste per l’avvio della didattica in presenza.Così la DaD è stata ripescata all’ultimo, ancora una volta come soluzione di emergenza “qualora si dovessero verificare cluster”. Continuiamo a pensare che sarebbe stato meglio mettere le scuole in condizione di organizzare la DaD e le altre soluzioni non in presenza o miste (classi virtuali, lezioni con webcam con possibilità di seguirle in diretta e in registrata, flipped classroom, alternanza presenza/distanza ecc.) già nel mese di aprile 2020, come da noi ipotizzato e proposto. A nostro avviso poi la disponibilità dei docenti verso la didattica mista è stata colpevolmente trascurata. Il mainstream politico-giornalistico-sindacale ha puntato sulla didattica in presenza come unica e intangibile forma di didattica, un grave errore per due ragioni: in primo luogo perché la didattica mista è considerata in tutto il mondo la didattica del futuro, e poi perché ce ne sarà quasi certamente un gran bisogno anche in Italia nei prossimi mesi, visto l’andamento del virus. Bisognava (bisogna) investire massicciamente sulla formazione di tutti i docenti all’uso della didattica mista e sulle infrastrutture per la connessione veloce e su dispositivi per i non abbienti, facendoli rientrare nelle misure per il diritto allo studio. E poi ancora si dovrebbe dare la possibilità di scegliere tra didattica a distanza e in presenza per alunni e insegnanti fragili.
Ma un’altra polemica scolastica è stata protagonista dell’estate 2020, quella sui banchi monoposto. O meglio, sulle sedie con le rotelle. E la polemica non sembra essersi chiusa con l’arrivo di settembre. Un gruppo di autorevoli medici ortopedici ed ergonomisti ha infatti sottoscritto un documento (primo firmatario il prof. Raoul Saggini, Presidente della Società Italiana di Medicina Riabilitativa-Rigenerativa Interventistica Multidisciplinare) nel quale vengono mosse dure critiche agli arredi (banchi e sedute) che stanno arrivando nelle scuole per la loro “inadeguatezza rispetto alla parametrizzazione anatomico-fisiologica per la struttura corporea degli studenti”. Bisognerà verificare le caratteristiche degli arredi che arrivano alle scuole, che potrebbero essere anche molto diverse, essendo diverse le aziende fornitrici e rilevante il campo di interpretazione delle indicazioni contenute nell’allegato tecnico al Bando. Tuttoscuola ha approfondito criticità e proposte relative al nuovo anno scolastico nel nuovo numero della newsletter settimanale TuttocuolaNEWS. E’ possibile leggerle integralmente su tuttoscuola.com.

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