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Quotidiano di informazione – Anno 33 n° 244

Posts Tagged ‘scuole’

Regione Piemonte: Riaprire le scuole

Posted by fidest press agency su venerdì, 25 dicembre 2020

Sono state presentate ai sindacati dal Prefetto di Torino e dal Direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale le linee guida della Regione Piemonte per il coordinamento dei tavoli provinciali per il rientro a scuola in presenza dal 7 gennaio. Secondo Marco Giordano (ANIEF Piemonte) “il documento fa lo slalom tra i paletti imposti dal DPCM del 3 dicembre, ma rischia di essere un lavoro a vuoto. Molte scuole non hanno spazi e organici adeguati a garantire il rientro in presenza e in sicurezza del 75% degli studenti e servono certezze sullo screening di personale e studenti poiché i numeri dei contagi a scuola nella Regione destano grande preoccupazione”. Sono state presentate in videoconferenza alle organizzazioni sindacali rappresentative della Scuola le linee guida che dovranno orientare il lavoro dei tavoli provinciali per il rientro a scuola in presenza dopo la pausa natalizia in Piemonte: il documento affronta problemi complessi e prova a mediare tra esigenze diverse, come la garanzia del diritto alla salute di studenti e personale scolastico, la necessità di far ritornare in presenza tutti gli studenti, compresi quelli del secondo grado, il riconoscimento dello spazio di autonomia delle scuole, il superamento delle criticità connesse al trasporto pubblico, il rispetto delle indicazioni del DPCM del 3 dicembre. Si tratta di una missione certamente molto complicata da portare a termine. ANIEF Piemonte dà atto del grande sforzo messo in campo per la realizzazione del documento, da cui traspare consapevolezza dei nodi da affrontare e sensibilità nell’approccio. Tuttavia le criticità traspaiono chiaramente in superficie. “Le linee guida – rileva Marco Giordano, presidente regionale ANIEF Piemonte – fanno lo slalom tra i paletti previsti dal DPCM del 3 dicembre e le innumerevoli esigenze da tutelare. Tuttavia il rischio è quello di un lavoro a vuoto, visto che sono moltissime le scuole che non hanno spazi e organici adeguati a garantire il rientro in sicurezza del 75% degli studenti. Bisognerà pur tenere conto di questo aspetto e dare ai dirigenti scolastici indicazioni chiare su cosa debba essere considerato prioritario, se il rientro in presenza a tutti i costi della quota di studenti prevista oppure il rispetto della distanza di almeno un metro tra gli stessi come previsto dal protocollo in vigore. Come ANIEF non abbiamo dubbi che la sicurezza sia prioritaria, tuttavia il nodo deve essere sciolto in modo chiaro ed esplicito dal Governo. Non è possibile – afferma Giordano – scaricare per l’ennesima volta la responsabilità sulle scuole”. Il documento piemontese, infatti, pur riconoscendo spazi di flessibilità alle scuole nell’ambito della loro autonomia organizzativa e didattica, ribadisce che tutto debba avvenire “comunque garantendo il pieno raggiungimento del 75%” della presenza degli studenti, nel rispetto di quanto indicato dall’ultimo DPCM. L’altro paletto che le linee guida non possono eludere è la data del 7 gennaio a partire da cui garantire il rientro a scuola degli studenti, una data che secondo ANIEF rischia di mettere in ulteriore difficoltà le scuole, che dovranno rivedere gli orari durante le festività e che in molti casi hanno organici – specie per i collaboratori scolastici – sottodimensionati rispetto alle ipotesi di ingressi e uscite degli studenti su due turni previste dal documento. Ma non è solo quello a preoccupare l’ANIEF. “Ripartire già dal 7 gennaio – commenta ancora il presidente di ANIEF Piemonte – rischia di lasciare irrisolto il vero tema, che abbiamo sollevato già da giorni: la necessità di avviare uno screening regolare ed esteso, tramite tamponi rapidi, dello stato dei contagi tra studenti e personale scolastico. Solo poche settimane fa il Piemonte ha finalmente reso noti i dati dei contagi nelle scuole della regione e abbiamo scoperto che all’infanzia e alla primaria c’è una probabilità rispettivamente 4 volte e quasi 3 volte maggiore per il personale scolastico di ammalarsi di Covid-19 rispetto al resto della popolazione. Alle superiori, invece, il rischio è leggermente inferiore a quello degli altri piemontesi. Segno questo che la didattica a distanza ha dimostrato di essere una medicina amara ma efficace nel contenimento dei contagi. Senza un controllo costante del livello di sicurezza nelle scuole non è pensabile di poter andare avanti, un rischio contagio del 400% come quello attualmente registrato all’infanzia è semplicemente inaccettabile e insostenibile. Sappiamo che la regione sta lavorando anche su questo, tuttavia è indispensabile avere un piano definito prima che le lezioni riprendano”.

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“Più fondi per le scuole paritarie grazie anche a FDI”

Posted by fidest press agency su martedì, 22 dicembre 2020

Grazie anche all’emendamento di Fratelli d’Italia a firma Frassinetti-Mollicone-Bucalo-Rampelli, le scuole paritarie, importanti centri di contrasto alla dispersione scolastica beneficeranno di ulteriori fondi. FDI è da sempre vicina alle scuole paritarie e in ogni provvedimento ha presentato atti a favore. Verranno finanziati quegli istituti che ospitano ragazzi diversamente abili e tutti quelli che nel 2021 dovranno garantire gli esami di stato in tempi di Covid. Le scuole paritarie, importanti centri di contrasto alla dispersione scolastica e di scelta educativa, necessitano di aiuti concreti.” Così i parlamentari di Fratelli d’Italia Paola Frassinetti, Federico Mollicone, Carmela Bucalo e Fabio Rampelli.

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I talenti nelle scuole: Iniziativa della Lumsa

Posted by fidest press agency su martedì, 22 dicembre 2020

Ormai quasi ogni docente o psicologo che lavora nelle scuole incontra bambini o un adolescenti con alto potenziale. I plusdotati non sono più casi isolati, rappresentano il 5% della popolazione studentesca (un minore per classe), eppure non è diffusa una formazione adeguata per i professionisti del settore: insegnanti e psicologi. “Il talento sembra ancora un tema ‘nuovo’ in Italia, mentre negli Stati Uniti si studia da oltre 100 anni. Da noi è sottovalutato, si pensa che chi abbia talento non abbia bisogno di aiuto, ma non è così. Esistono varie tipologie di talento e spesso la scuola può ostacolarle invece che farle fiorire”. Lo afferma senza giri di parole Maria Cinque, professoressa associata di Didattica e Psicologia Speciale dell’Università Lumsa e responsabile scientifico del master universitario di primo livello ‘Gifted. Didattica e psicopedagogia per gli alunni con alto potenziale cognitivo e plusdotazione’, promosso dalla Lumsa insieme agli esperti dell’Istituto di Ortofonologia (IdO). Questo corso, unico in Italia, è giunto già alla sua terza edizione ed è destinato a docenti, sia curriculari che di sostegno, delle scuole statali e paritarie; referenti per la disabilità e coordinatori del sostegno presso scuole statali e paritarie; dirigenti scolastici delle scuole statali e coordinatori didattici delle scuole statali e paritarie; psicologi che vogliano acquisire competenze di carattere psicopedagogico per lavorare nell’ambito della plusdotazione e della giftedness. Le nuove lezioni partiranno il 15 gennaio ed è ancora possibile iscriversi. Il master universitario si propone di fare acquisire ai corsisti un insieme strutturato di conoscenze, capacità e competenze in ambito didattico e psicopedagogico per l’alto potenziale cognitivo relativo alla Scuola dell’infanzia, alla Scuola primaria, alla Scuola secondaria di primo e di secondo grado. I docenti potranno pagarlo con la Carta docente. I partecipanti acquisiranno, inoltre, un’ampia e approfondita conoscenza delle caratteristiche dei minori ad alto potenziale intellettivo, e svilupperanno competenze nella progettazione di percorsi curricolari, attività didattiche e interventi di valorizzazione per alunni con alto potenziale. Inoltre i partecipanti avranno gli strumenti per implementare strategie atte a favorire il processo di crescita e di inclusione degli alunni plusdotati nel contesto scolastico, per valorizzare e investire sulle loro potenzialità, con particolare attenzione ai quadri twice-exceptional, ovvero quelle situazioni in cui l’alto potenziale si associa a disturbi di diverso genere (DSA, ADHD, Disturbo Oppositivo Provocatorio).

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Covid-19: “Salvare ospedali e scuole con lockdown a Natale e chiusure ad intermittenza fino all’estate”. L’appello dei medici

Posted by fidest press agency su lunedì, 21 dicembre 2020

Per ridurre i contagi ed evitare ulteriori ondate occorre imporre misure restrittive sull’intero territorio nazionale durante tutto il periodo delle festività natalizie e lockdown intermittenti fino all’estate. Lo chiedono alcuni tra i più importanti medici italiani, tra i quali Susanna Esposito, ordinaria di Pediatria dell’Università di Parma e consulente dell’OMS, Antonella Viola, Immunologa e Direttore dell’Istituto di Ricerca Pediatrica di Padova, e Stefano Zona, specialista in Malattie Infettive dell’AUSL di Modena. Gli autori, prendono la parola per chiedere misure chiare e restrittive nel periodo natalizio per garantire una riduzione del numero di contagi e la riapertura delle scuole a gennaio.I ricercatori, promotori tra gli altri di un appello inviato lo scorso 2 novembre al Governo e ai membri del Comitato Tecnico Scientifico in cui proponevano lockdown intermittenti fino a primavera, affermano la loro preoccupazione di fronte alle incertezze dell’esecutivo nella gestione della pandemia: “Il numero dei contagi e dei decessi giornalieri è ancora drammaticamente elevato e in alcuni Regioni, come nel caso del Veneto, fortemente in crescita. Non possiamo attendere gli effetti della campagna di vaccinazione di massa, dobbiamo agire ora nell’arrestare il contagio. I messaggi contraddittori del governo avranno conseguenze drammatiche. Dobbiamo arrivare a un lockdown nazionale nel periodo natalizio, come scelto da vari paesi europei, per poter alleggerire la pressione sugli ospedali e garantire la riapertura delle scuole in gennaio”, afferma il dott. Zona, tra i promotori dell’associazione IoVaccino. Un lockdown nazionale nel periodo delle festività è una scelta condivisa anche da Susanna Esposito, che rilancia la necessità di un piano a medio-lungo termine di lockdown intermittenti tra gennaio e giugno: “Dobbiamo avere una strategia di riduzione dei contagi e chiusure pulsate fino all’estate, che ci consenta di frenare questa seconda ondata, scongiurarne una terza, e tutelare salute e istruzione, non più ulteriormente sacrificabili”.La riapertura delle scuole “deve essere la priorità la priorità del governo, insieme alla riduzione dei contagi”, continua Antonella Viola. Conclude l’immunologa: “I livelli di diffusione attuale del virus rendono difficilmente sostenibile una riapertura a gennaio. La chiusura delle scuole ha effetti drammatici sulla salute fisica e psichica di milioni di bambini e ragazzi. Ecco perché bisogna agire immediatamente con un lockdown natalizio e misure coerenti fino all’estate”, conclude Viola.

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“L’Italia fa scuola”: 8 proposte operative per una scuola in salute

Posted by fidest press agency su martedì, 8 dicembre 2020

Le 8 proposte in sintesi: Promuovere un’ottimale qualità dell’aria in aula è fondamentale per garantire il pieno benessere psico-fisico, dimostrando effetti positivi anche sul rendimento scolastico degli alunni. L’attenzione alla qualità dell’aria è tanto più cruciale nel corso dell’emergenza Covid-19 per il proseguimento o la ripresa dell’anno scolastico e va garantita con l’installazione dei sistemi di Ventilazione Meccanica Controllata (VMC) con filtrazione dell’aria in entrata, scientificamente validati. La VMC è eventualmente associabile (ma non sostituibile) all’utilizzo di purificatori d’aria certificati in grado di filtrare particelle sino a 0,1 micron. Adottare protocolli e misure per il monitoraggio della qualità dell’aria in ogni scuola, prevedendo la figura di un responsabile ad hoc come già avviene negli USA. Gli insegnanti e il personale scolastico dovrebbero essere informati che una scadente qualità dell’aria ha un impatto sia sulla salute degli alunni che sul loro rendimento scolastico. Adottare norme più restrittive, rispetto a quelle attualmente vigenti, per evitare il sovraffollamento delle classi senza consentire deroghe (nemmeno in base alla metratura delle aule), a partire dal rendere stabile lo sdoppiamento delle classi attuato durante l’emergenza Covid-19, non limitandolo al solo anno scolastico in corso. Idealmente non dovrebbe essere mai superato, anche per le indubbie positive ricadute pedagogiche, il numero massimo di 20 studenti per classe, da ridurre ulteriormente in caso siano presenti uno o più alunni con gravi disabilità. Ottimizzare gli orari di ingresso/uscita e adeguare il tempo scuola. Nelle Regioni in cui le attività scolastiche in presenza proseguono col conseguente obbligo di indossare le mascherine da parte dei bambini di 6-12 anni, si prenda in considerazione la riduzione del tempo scuola a 45 minuti per il computo di ogni ora di lezione, come già previsto per la didattica a distanza (per impedire uno sforzo prolungato degli alunni davanti agli schermi), dedicando gli ultimi 15 minuti a garantire un adeguato ricambio d’aria, laddove la scuola fosse ancora sprovvista di sistemi di Ventilazione Meccanica Controllata e/o di purificazione dell’aria. Affrontare il problema del sovraffollamento dei trasporti pubblici, legato allo spostamento dei pendolari per motivi di lavoro e degli studenti. Uno studio condotto a Wuhan ha dimostrato come la presenza di viaggiatori positivi al SARS-COV2 sugli autobus possa tradursi in un incremento del rischio di ben 11 volte rispetto a un autobus senza positivi, evidenziando al contempo che la probabilità di contagio non è influenzata dalla vicinanza ai soggetti infetti ma da variabili legate ai flussi di ventilazione che si creano all’interno dell’autobus. È ragionevole pensare a soluzioni che possano coinvolgere il settore privato per affrontare il problema del sovraffollamento dei trasporti pubblici, mobilitando dalle autorimesse, in cui sono fermi, i circa 23.000 autobus da noleggio (secondo il censimento dell’ANAV) che il blocco della mobilità turistica ha quasi del tutto lasciato inutilizzati, da integrare eventualmente col parco autobus militare. Prevedere, come in ogni comparto lavorativo, l’esecuzione e la ripetizione ogni 15 giorni dei Test rapidi più affidabili a nostra disposizione, che a oggi sembrano essere i tamponi antigenici rapidi, senza escludere le potenzialità dei più maneggevoli test salivari (soprattutto nei bambini). Nel comparto scuola questa attività cadenzata di test rapidi dovrebbe riguardare tutto il personale docente e non ma anche gli studenti. Idealmente, ogni 15 giorni tutti i docenti e gli alunni dovrebbero essere ritestati, istituendo un presidio sanitario in ogni scuola, anche con l’aiuto della sanità militare e del volontariato sociale del settore o anche avvalendosi di servizi privati. La salubrità delle scuole deve diventare questione prioritaria. Gli edifici scolastici dovrebbero essere circondati da spazi verdi e alberi ove possibile, al fine di creare una “barriera verde” nei confronti delle fonti esterne di inquinanti. Inoltre, piante specificamente in grado di assorbire diversi contaminanti interni (es. formaldeide, toluene, benzo-a-pirene, ecc.) potrebbero essere posizionate nelle aule agendo come filtri naturali, al fine di migliorare la qualità dell’aria. Implementare percorsi di formazione per docenti nell’ambito della pedagogia della salute e innovazione didattica. Per essere efficaci, gli interventi di prevenzione devono aumentare la motivazione degli studenti verso un’interiorizzazione personale delle conoscenze in tema di salute e sviluppare nei giovani un pensiero critico sulle conseguenze dannose dei comportamenti a rischio più comuni. Gli educatori dovrebbero ricevere una formazione adeguata sui determinanti sociali e ambientali della salute e sulle metodologie didattiche partecipative che consentano loro di coinvolgere gli studenti a impegnarsi nell’adottare stili di vita sani (apprendimento cooperativo, giochi di ruolo e tutte le altre metodologie didattiche sono ben descritte nelle “Indicazioni Nazionali per la Scuola del primo e secondo ciclo” emanate dal MIUR).

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Giornata di letture nelle scuole

Posted by fidest press agency su giovedì, 19 novembre 2020

Torino. è un’iniziativa del Centro per il libro e la lettura nata dal protocollo d’intesa tra il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo in programma fino a sabato 21 novembre. La manifestazione, giunta alla settima edizione, è rivolta alle scuole di ogni ordine e grado, e propone attività educative e formative finalizzate alla promozione del libro e della lettura ad alta voce, strumenti fondamentali per la crescita emozionale e cognitiva di bambini e ragazzi. Le Biblioteche civiche torinesi aderiscono all’iniziativa impegnando i bibliotecari delle sedi Centrale, Cesare Pavese, Dietrich Bonhoeffer, Alberto Geisser e Italo Calvino, nelle letture ‘online’ per circa 4mila studenti di 173 classi di scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado sul tema ‘Contagiati dalla gentilezza’, uno dei quattro proposti da ‘Libriamoci 2020’. I titoli selezionati – fra cui I fantastici cinque di Quentin Blake, La scuola segreta di Nasreen di Jeannette Winter, Una splendida notte stellata di Jimmy Liao – sono quasi tutti presi dalla bibliografia della BILL-La Biblioteca della Legalità nata per diffondere la cultura della giustizia fra le giovani generazioni attraverso la promozione della lettura, sostenuta da IBBY Italia – International Board on Book for Young people.La partecipazione delle Biblioteche civiche torinesi avviene in collaborazione diretta con TorinoReteLibri, la rete delle biblioteche scolastiche (circa 50 istituti torinesi e piemontesi) coordinata da Antonella Biscetti, con cui la Città ha rinnovato un protocollo d’intesa sia per promuovere azioni finalizzate a sostenere lo sviluppo di sistemi bibliotecari e culturali integrati, sia per supportare la promozione della lettura e della formazione permanente nei diversi quartieri.La collaborazione prevede inoltre, a partire dal 2021, ulteriori azioni congiunte derivanti dalla sottoscrizione del Patto per la Lettura della Città di Torino: l’integrazione del catalogo di TorinoRetelibri con quello delle Biblioteche civiche torinesi; l’apertura al pubblico, anche in orario extrascolastico, di alcune biblioteche scolastiche cittadine; l’organizzazione di attività di promozione del libro e della lettura nel corso dell’intero anno.L’ampia adesione all’iniziativa mette in evidenza l’importanza di sostenere scuola, bambine/i, ragazze/i e famiglie in un momento storico così complesso, anche attraverso l’indispensabile ausilio dei bibliotecari. Leggere a distanza ma virtualmente insieme è un modo in più per fare rete fra biblioteche civiche e scolastiche, per promuovere libri piacevoli e di qualità dai contenuti etici e sociali.Le Biblioteche civiche torinesi proseguono, inoltre, con i servizi gratuiti online: prestito di libri su prenotazione; estensione dei prestiti di ebook, lettura online di quotidiani e riviste nazionali e internazionali, fruizione di musica attraverso la piattaforma digitale MLOL; informazioni bibliografiche e di comunità; riproduzione di documenti; laboratori online di apprendimento delle lingue straniere, dell’italiano per stranieri, dell’utilizzo degli strumenti digitali (pc, smartphone, tablet, e-reader, piattaforme per collegamenti online); attività di aiuta-compiti per bambini e ragazzi; gruppi di lettura; decine di videoletture animate e di letture ad alta voce per bambini, selezionate con cura e proposte con professionalità e passione dai bibliotecari.

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Lockdown pulsati nelle aree gialle e arancioni, ma le scuole non chiudano

Posted by fidest press agency su venerdì, 13 novembre 2020

Scongiurare un lockdown nazionale con lockdown intermittenti e micro-lockdown nelle province e nei Comuni più a rischio, senza sacrificare l’istruzione di bambini e ragazzi. Dopo la lettera inviata il 2 novembre al governo e ai membri del Comitato Tecnico Scientifico da 16 tra i più importanti medici e ricercatori italiani – tra i quali Susanna Esposito, ordinaria di Pediatria dell’Università di Parma e consulente dell’OMS, Antonella Viola, immunologa e Direttore dell’Istituto di Ricerca Pediatrica di Padova, e Stefano Zona, specialista in Malattie Infettive dell’AUSL di Modena –, gli autori intervengono nuovamente in vista delle nuove misure in discussione da parte del governo che potrebbero includere nuove regioni tra le aree rosse.Gli scienziati domandano l’applicazione di chiusure non solo su scala regionale, concentrandosi su Comuni e Province dove i dati sui contagi indicano una situazione epidemiologica in forte crescita e un carico sulle strutture ospedaliere non sostenibile. Secondo gli autori dell’appello, l’immediata attuazione di micro-lockdown estesi anche alle situazioni più critiche nelle aree gialle e aranconi, sull’esempio delle misure intraprese a Codogno, Vo’ e Medicina nello scorso mese di marzo, e di una strategia di medio-lungo periodo con lockdown pulsati di durata intermittente di 1-2 settimane fino alla primavera, porterebbe a una riduzione dei contagi. I medici chiedono inoltre l’interruzione degli spostamenti regionali anche tra regioni “gialle”, l’obbligo (e non solo la raccomandazione contenuta nell’ultimo DPCM) al lavoro agile per amministrazioni pubbliche e attività private attuabili a distanza, il divieto di incontri in abitazioni private tra non conviventi, ad eccezione di congiunti, con numero massimo di 6 persone per abitazione, e il potenziamento delle capacità di Test e Tracciamento, con particolare attenzione alle Regioni in maggiore difficoltà.I medici sottolineano nuovamente l’importanza di mantenere aperte le scuole: “La risposta alla crescita dei contagi non può essere la chiusura delle scuole, che – come tutti i dati regionali confermano – non rappresentano significativi hotspot dei contagi”, ha affermato Stefano Zona. “In uno studio nazionale effettuato durante il primo lockdown su 2.064 adolescenti di età compresa tra 11 e 19 anni abbiamo dimostrato che il 58,5% dichiarava una sensazione di tristezza che si associava a crisi di pianto (nel 31% dei casi) e ad agitazione (nel 48%) come conseguenza della chiusura delle scuole, con il 52,4% dei ragazzi che riferivano disturbi alimentari e il 44,3% che presentavano disturbi del sonno. Inoltre, la chiusura della scuola in presenza determinerebbe un ulteriore aggravamento delle diseguaglianze, con un impatto sociale drammatico soprattutto per le famiglie con persone con disabilità e gravi malattie croniche”, ha sottolineato Susanna Esposito. “Le conseguenze della chiusura della scuola sulla salute psicofisica di bambini e adolescenti sarebbero devastanti”, afferma Antonella Viola. E aggiunge: “le misure messe in atto per combattere COVID-19 devono tener conto del loro effetto sulla salute globale, specialmente di quella delle generazioni future”. “La politica deve agire con scelte rapide e razionali. In Italia nel 2019 1.137.000 bambini (l’11,4% del totale) vivevano in condizioni di povertà assoluta. Si stima che in conseguenza della pandemia questo dato sia cresciuto di un milione di bambini. La chiusura delle scuole avrebbe conseguenze psicologiche, educative e sociali drammatiche, oltre che economiche”, conclude Zona.

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Lo spettacolo di Natale per famiglie e scuole diventa digitale

Posted by fidest press agency su giovedì, 12 novembre 2020

Per non rinunciare al tradizionale spettacolo natalizio, con tanto di mago e arrivo di Babbo Natale, Grotta di Babbo Natale ha lanciato il nuovo format del Teatro interattivo digitale. Non un semplice streaming ma uno spettacolo interattivo al quale il pubblico partecipa attivamente da casa, applaudendo, fischiando, rispondendo alle domande del Mago. Il pubblico è parte attiva e compare sul palcoscenico, insieme agli attori: è un’esperienza nuova e divertente per tutta la famiglia, per offrire un momento di svago ai bambini, specialmente nelle lunghe domenica di lock-down. Sperimentato già per scuole ed aziende il teatro digitale apre anche al pubblico delle singole famiglie con uno spettacolo in programma domenica 22 novembre dalle ore 16 alle 16:30. Si entra nel Teatro digitale direttamente da casa, con smartphone, pc o tablet prenotando il proprio posto sul sito http://www.grottadibabbonatale.it al costo di 9,90 a famiglia, indipendentemente dal numero di partecipanti.Di assoluto livello la performance artistica, con Paolo Carta, uno tra gli artisti più eclettici e di talento del panorama artistico italiano. Già direttore artistico di Gardaland, il principale parco italiano, ed autore degli effetti speciali dei Musical Disney in Italia nonchè consulente per numerose produzioni televisive Sky, Mediaset e Rai. Finalista a “Tu si que vales” su Canale 5 – ha rappresentato inoltre l’Italia, come miglior illusionista italiano al Supermagic, festival della Magia al Teatro Olimpico di Roma. Tra i suoi più grandi estimatori anche Arturo Brachetti attore, trasformista e regista teatrale e il regista Federico Bellone.Grotta di Babbo Natale, tra le principali realtà italiane del Natale da anni inventa e crea format innovativi.”Già dall’estate abbiamo pensato a delle proposte nuove per il prossimo Natale” – spiega l’organizzatore, Antonio Longo Dorni – “e così abbiamo ideato la videochiamata in diretta con Babbo Natale ( http://www.chiamababbonatale.it ) e grazie alla nostra presenza sul posto in Lapponia anche la Lettera originale di Babbo Natale, il video-personalizzato ed un particolare “Calendario dell’Avvento” con 24 racconti originali lapponi sul Natale, uno al giorno, dal 1 al 24 dicembre”Tutte le proposte sono presentate sul sito http://www.grottadibabbonatale.it

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Nota del Ministero per gestire le scuole fino al 3 dicembre

Posted by fidest press agency su venerdì, 6 novembre 2020

Il Ministero dell’Istruzione ha inviato alle scuole una nota con le modalità di applicazione del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri firmato ad inizio novembre. La nota spiega che a scuola potranno recarsi, ma solo a determinate condizioni “e nel rigoroso rispetto dei protocolli di sicurezza”, gli alunni disabili, anche con un gruppo di compagni. La nota illustra le misure per la scuola previste dall’ultimo DPCM “in considerazione dell’evolversi della situazione epidemiologica” – dal 6 novembre 2020 e sino al 3 dicembre – in cui si si dispone che “le istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado adottano forme flessibili nell’organizzazione dell’attività didattica ai sensi degli articoli 4 e 5 del decreto del Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 275, in modo che il 100 per cento delle attività sia svolta tramite il ricorso alla didattica digitale integrata”. L’articolo 1, comma 9, lettera s) del DPCM prevede che “l’attività didattica ed educativa per la scuola dell’infanzia, il primo ciclo di istruzione e per i servizi educativi per l’infanzia continua a svolgersi in presenza, con uso obbligatorio di dispositivi di protezione delle vie respiratorie salvo che per i bambini di età inferiore ai sei anni e per i soggetti con patologie o disabilità incompatibili con l’uso della mascherina”. Inoltre, seppure con le dovute eccezioni, “l’obbligo dell’uso della mascherina per il personale scolastico e per gli studenti con almeno sei anni di età vale, ovviamente, oltre che per il primo ciclo di istruzione, anche per il secondo, per quelle attività che continuano a svolgersi in presenza”. Per quel che riguarda “l’inclusione scolastica per tutti i contesti ove si svolga attività in DDI il DPCM, nel richiamare il principio fondamentale della garanzia della frequenza in presenza per gli alunni con disabilità, segna nettamente la necessità che tali attività in presenza realizzino un’inclusione scolastica “effettiva” e non solo formale, volta a “mantenere una relazione educativa che realizzi effettiva inclusione scolastica”. I dirigenti scolastici, unitamente ai docenti delle classi interessate e ai docenti di sostegno, in raccordo con le famiglie, favoriranno la frequenza dell’alunno con disabilità, in coerenza col PEI, nell’ambito del coinvolgimento anche, ove possibile, di un gruppo di allievi della classe di riferimento, che potrà variare nella composizione o rimanere immutato, in modo che sia costantemente assicurata quella relazione interpersonale fondamentale per lo sviluppo di un’inclusione effettiva e proficua, nell’interesse degli studenti e delle studentesse. Le medesime comunità educanti valuteranno, inoltre, se attivare misure per garantire la frequenza in presenza agli alunni con altri bisogni educativi speciali, qualora tali misure siano effettivamente determinanti per il raggiungimento degli obiettivi di apprendimento da parte degli alunni coinvolti”. Dopo aver sottolineato “la necessità di garantire il diritto all’istruzione degli alunni posti in situazione di quarantena, nonché di quegli alunni per i quali, in ragione della particolare situazione famigliare, l’autorità sanitaria abbia disposto l’isolamento comunitario”, il capo dipartimento si sofferma sul dato che il capo d’istituto “ha il compito di assicurare la funzione dell’istituzione scolastica dal punto di vista tanto didattico, sentiti gli organi collegiali, quanto amministrativo”. A questo proposito, “la varietà delle situazioni delle istituzioni scolastiche chiamate ad attivare la DDI in forma esclusiva suggerisce di evitare indicazioni tassative, ma di invitare a correlare le soluzioni organizzative, adottate dal DS sulla base dei propri poteri datoriali, intorno a questo principio”. Ne consegue che “sul personale docente, anche ai sensi dell’ipotesi di CCNI sulla DDI, la dirigenza scolastica, nel rispetto delle deliberazioni degli organi collegiali nell’ambito del Piano DDI, adotta, comunque, ogni disposizione organizzativa atta a creare le migliori condizioni per l’erogazione della didattica in DDI anche autorizzando l’attività non in presenza, ove possibile e ove la prestazione lavorativa sia comunque erogata”. Disposizioni che favoriscono il lavoro “agile” vengono quindi indicate per gestire, sempre fino al 3 dicembre, anche il personale assistente amministrativo (“agli assistenti amministrativi che rimangono in presenza, perché impegnati su attività non espletabili a distanza, si applica l’articolo 5, comma 5, che dispone: “le pubbliche amministrazione dispongono una differenziazione dell’orario di ingresso e di uscita del personale”), il personale collaboratore scolastico e il personale addetto alle aziende agrarie, cuoco, infermiere o guardarobiere. “In ragione di quanto suindicato, il Dirigente Scolastico provvederà ad integrare le direttive di massima al Direttore dei servizi generali e amministrativi per la tempestiva proposta di piano delle attività, fermo restando quanto disposto dall’articolo 25 comma 5 del Dlgs 165/2001”.Infine, il ministero dell’Istruzione ricorda che “i contratti già sottoscritti ai sensi dell’articolo 231-bis del decreto-legge n. 34 del 2020 (si tratta dei cosiddetti “posti Covid-19”) non devono essere risolti, né nel caso dei docenti né in quello degli ATA”. E dispone, infine, che “le riunioni degli organi collegiali delle istituzioni scolastiche ed educative di ogni ordine e grado possono essere svolte solo con modalità a distanza”, venendo quindi “meno la possibilità di svolgere le riunioni degli organi collegiali e le relative elezioni in presenza”.

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Covid-19: “Azioni immediate, ma le scuole restino aperte”

Posted by fidest press agency su mercoledì, 4 novembre 2020

Intervenire subito con chiusure nelle aree più a rischio, potenziare test e tracciamento, mantenere aperte le scuole per i ragazzi fino ai 14 anni. Sono queste alcune delle richieste espresse da 12 tra i più importanti medici e ricercatori italiani, contenute in un documento inviato al governo e ai membri del Comitato Tecnico Scientifico, in vista della firma del nuovo DPCM prevista per oggi. Il testo, sottoscritto tra gli altri da Antonella Viola, immunologa dell’Università di Padova, e Susanna Esposito, ordinaria di Pediatria dell’Università di Parma e consulente dell’OMS, si sottolinea la gravità della situazione in Italia: «Tutti i dati confermano la forte criticità della diffusione di SARS-CoV-2 nel Paese. La maggior parte delle Regioni italiane presenta le caratteristiche descritte nello scenario n. 4 del Piano redatto dal Ministero della Salute e dall’Istituto Superiore di Sanità» Questo quadro, continuano gli autori del documento, «impone azioni restrittive da attuarsi rapidamente».Le misure richieste nel documento vanno dalla costituzione di “zone rosse” per un periodo minimo di 3 settimane nelle città di Milano, Napoli, Roma e Genova. Nel resto del Paese si individua come prioritaria l’assunzione di personale sanitario, l’adeguamento tecnologico per le attività di test e tracciamento, e il potenziamento del trasporto pubblico nelle aree a maggior rischio.Gli scienziati domandano, inoltre, l’inserimento nel prossimo pacchetto di misure previste dal governo l’obbligo allo smart working per tutte le attività dei settori pubblici e privati effettuabili in modalità agile e la sospensione per un periodo di due settimane delle attività non essenziali.Particolare attenzione è riservata al tema delle scuole: secondo gli autori, è «essenziale» che i servizi educativi 0-6 anni, le scuole elementari e medie continuino le attività educative e didattiche in presenza. «La loro chiusura avrebbe conseguenze psicologiche, educative e sociali drammatiche, a fronte di una non significativa riduzione dei contagi». Bocciata anche l’ipotesi, circolata negli ultimi giorni, di spostare in didattica a distanza i ragazzi di terza media. Per quanto riguarda i più piccoli, le scuole aperte avrebbero anche conseguenze economiche: «la frequenza a questi servizi dei bambini di 0-6 anni consentirebbe l’attività lavorativa dei genitori».Una strategia differente viene invece individuata per le università, per le quali i medici chiedono il passaggio alle lezioni online al 100% per il primo semestre dell’anno accademico, ad eccezione dei tirocini professionalizzanti e delle attività di laboratorio.Gli autori concludono chiedendo «l’elaborazione di una strategia di medio-lungo periodo», in cui le scuole aperte devono essere considerate dal governo come un servizio essenziale.

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Chiudere temporaneamente le scuole nelle zone rosse

Posted by fidest press agency su lunedì, 2 novembre 2020

L’analisi di Tuttoscuola. “Non siamo epidemiologi. Non disponiamo dei dati analitici esaminati dagli esperti del Cts e dal Ministero dell’istruzione. Però dopo un mese e mezzo dall’inizio delle lezioni una cosa sembra chiara, ed è confermata da tante testimonianze dirette dalle scuole: se è verosimile che il virus non si diffonde particolarmente all’interno delle aule scolastiche (anche se non si può escludere, come dimostrano recenti studi sulla propagazione tramite aerosol negli ambienti chiusi), le scuole sono comunque pesantemente toccate dalla circolazione del virus. Direttamente o indirettamente. Docenti, personale ATA, studenti, genitori. L’ambito scolastico rappresentava al 30 ottobre il 3,8% di tutti i contagi, secondo il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Silvio Brusaferro. Dati in rapida crescita, purtroppo, e dati medi nazionali: ci sono zone dove la percentuale è molto più alta. Un articolo del corriere.it approfondisce il tema citando diversi studi e fonti. La tenuta del sistema di prevenzione e gestione delle emergenze è a rischio. E poi le assenze forzate del personale, che si vanno ad aggiungere ai vuoti di organico che ancora sussistono in molte scuole, le assenze degli studenti in quarantena o in isolamento fiduciario. Ogni giorno insomma è un bollettino di guerra al quale dover fare fronte e che sta mettendo a dura prova la resistenza dell’organizzazione scolastica, in particolare dove ci sono i picchi di contagi. Secondo una ricerca condotta dal matematico Alberto Gandolfi, della New York University di Abu Dhabi, e pubblicata sulla rivista Physica D: Nonlinear Phenomena, “non vi sono al momento le condizioni di sicurezza sufficienti per mantenere le scuole aperte in tutto il Paese, nemmeno in modalità mista”. In base al modello matematico messo a punto dallo studioso “purtroppo la situazione al 20 ottobre 2020 è completamente compromessa. La prevalenza dei casi attivi di circa 2.5 per mille abitanti indica che l’insegnamento in presenza non è sostenibile, ma non lo è neppure una soluzione mista” osserva Gandolfi sul sito della rivista Madd Maths! diretta dal matematico Roberto Natalini, del Cnr. Intanto si stima che tra 20 giorni si raggiungerà il 40% di occupazione dei posti letto negli ospedali da parte di malati Covid. Che fare? Prima di tutto bisogna distinguere gli interventi tra aree ad alto e basso contagio: le soluzioni non possono essere indifferenziate. Per le “zone rosse”, c’è bisogno di un “reset” per tentare una frenata alla corsa del virus e per consentire di riprendere in mano il tracciamento dei contagi. Insomma la scuola in quelle aree potrebbe fare l’ennesimo sacrificio, quello di una chiusura forzata per un breve periodo, incluse scuole dell’infanzia e primo ciclo: ma ciò ha senso solo se questo periodo venga utilizzato per recuperare il filo delle tre “T”: trasporti, tamponi e tracciamento. Un intervento concertato per fare quello che non si è fatto nei mesi estivi, mentre le scuole tra mille difficoltà si organizzavano per il distanziamento: rafforzare il sistema dei trasporti con soluzioni radicali, come l’utilizzo di pullman privati, car sharing, mezzi NCC, taxi (tutti operatori privati che per inciso sono sono in piena crisi: hanno necessità di essere ristorati, ma piuttosto che con contributi a fondo perduto potrebbero essere ingaggiati per rafforzare il sistema di trasporto legato alla mobilità per le scuole), etc; e poi ricorso a tamponi rapidi a tappeto; far funzionare gli ATS, incrementandone il personale o adeguandone l’operatività. Sta avvenendo questo in Campania e in Puglia, dove la chiusura delle scuole è già stata disposta? Se non lo si sta facendo, sarebbe come tamponare un’emorragia senza somministrare coagulanti. Come intervenire su un’emergenza senza una valutazione sistemica. Che si arrivi dunque pure alla dolorosa, temporanea chiusura delle scuole nelle aree più critiche per dare tempo agli altri ecosistemi che interagiscono con esse – in buona parte indirizzati dalle Regioni – di recuperare il tempo perduto. Se, e solo se, si sistemassero queste falle che stanno mettendo a rischio il sistema di protezione organizzato dal sistema scolastico, potrebbe avere senso e prospettiva un breve stop delle lezioni a scuola, per il tempo minore possibile a sistemare le tre “T” (due settimane?). Per scongiurare una altrimenti inevitabile chiusura più lunga e drammatica.”

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Stangata scuola materne

Posted by fidest press agency su lunedì, 26 ottobre 2020

L’Unione Nazionale Consumatori ha elaborato i dati Istat dell’inflazione di settembre, stilando la classifica delle città o delle regioni che hanno registrato i maggiori rincari annui per quanto riguarda le scuole materne ed elementari (la voce include la scuola dell’infanzia e l’istruzione primaria, pubblica e privata).In testa alle classifica delle città più rincarate (tabella n. 1) c’è Macerata che registra un rialzo record rispetto a settembre 2019 del 13,2%. Al secondo posto Cosenza con un incremento del 10%, al terzo Belluno, +8,1% l’aumento annuo. Seguono Venezia al quarto posto, +6,2%, Ascoli Piceno (+6,1%), al sesto Bolzano (+6%), poi Cagliari (+5,8%) e Trento (+4,8%).”Un dato presumiamo legato anche all’emergenza Covid e alla necessità di dover rispettare i vari protocolli in materia di distanziamento e sanificazione, ma che purtroppo finisce per gravare sulle famiglie già in difficoltà. Se a questo si aggiunge che in molti istituti è spuntata l’illegittima clausola Covid, ossia le famiglie, pena l’esclusione, hanno dovuto firmare un contratto nel quale si impegnano a pagare l’intero anno anche qualora la scuola dovesse chiudere per nuove emergenze sanitarie, il quadro è completo” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.Nella parte bassa della classifica, la città più virtuosa è Lecco, dove c’è un ribasso del 2%, segue Ancona, -1,4% e al terzo posto Bergamo, -1,3%. Solo 4 città sono in deflazione (Sassari, -0,2%). In media nazionale i prezzi della Scuola dell’infanzia ed istruzione primaria salgono dell’1,6%.A livello regionale, la regione peggiore, tanto per cambiare, è il Trentino, +5,9% il rincaro dal settembre 2019, segue la Calabria, +5,3% e sul gradino più basso del podio le Marche, +4,8%. Le regioni migliori, con una variazione nulla sono, Abruzzo e Basilicata.

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Salute: no alle borracce nelle scuole, intervenga il Ministero

Posted by fidest press agency su sabato, 24 ottobre 2020

L’Unione Nazionale Consumatori ha presentato un’istanza al ministero dell’Istruzione, a quello della Salute e a quello dello Sviluppo Economico perché nelle scuole si blocchi la distribuzione di borracce di acciaio e di alluminio. In molti istituti scolastici, infatti, spesso in collaborazione con le Istituzioni, pur se per la giusta finalità di ridurre l’uso della plastica, stanno distribuendo agli studenti migliaia di borracce. “Preservare il pianeta è sacrosanto, ma non possiamo farlo sulle spalle dei nostri figli -è quanto dichiara Massimiliano Dona, Presidente di Unione Nazionale Consumatori, che aggiunge: tutti sappiamo che se la plastica non viene correttamente riciclata può causare danni enormi all’ambiente, ma non conosciamo ancora le conseguenze per la nostra salute dell’utilizzo prolungato di borracce realizzate con materiali di dubbia provenienza. Non è quindi con scelte demagogiche che si salva il pianeta, ma lavorando per aumentare i numeri del riciclo e contemporaneamente costruendo una normativa su prodotti come le borracce per salvaguardare la salute pubblica”. “Per le borracce manca una certificazione ed una normativa di riferimento specifica. Ci siamo rivolti già nel mese di giugno scorso ai vari ministeri competenti in materia, chiedendo loro un intervento, che tuttavia stiamo attendendo. Al Ministero dell’Istruzione chiediamo ora, a titolo precauzionale, di bloccare la distribuzione selvaggia delle borracce, in attesa che gli altri ministeri facciano la dovuta chiarezza sull’uso e su una normativa che garantisca la sicurezza di questi contenitori”, conclude Dona.

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“Le scuole elementari? Nella Casa del gufo”

Posted by fidest press agency su sabato, 24 ottobre 2020

A lezione nella Casa del Gufo. Non è una favola, ma la realtà vissuta ogni giorno dai 22 bambini della terza elementare di Ghiarda ospiti dell’agriturismo reggiano Cia dove, oltre alla classica didattica, imparano ‘sul campo’ l’amore per gli animali e la natura. Il tutto, lontano dai rischi Covid causati in primis dai temuti assembramenti dentro e fuori le scuole. “È un’esperienza molto positiva che rappresenta un esempio per tutto il territorio -annuncia Antenore Cervi, presidente Cia Reggio-. Siamo a disposizione per mettere in contatto istituti scolastici che necessitano di spazi e agriturismi dove svolgere le lezioni. I nostri uffici sono pronti per sbrigare tutte le pratiche burocratiche”.“I piccoli hanno iniziato l’anno scolastico nell’agriturismo e qui lo termineranno -aggiunge Dallari-. Visto che si tratta di un tempo pieno, le lezioni sono dal lunedì al venerdì. Oltre all’aula, abbiamo ricavato lo spazio mensa e, possibilità assai gradita, la classe può occupare anche gli spazi verdi esterni dove sono iniziate una serie di attività come l’aratura, la semina, il contatto con gli animali, la messa a dimora di piante, la creazione di un orto”.Dallari annuncia poi che “questa esperienza non rimarrà unica: l’intenzione è proseguire con i campi estivi e la fattoria didattica”. “In questa fase dove crescono le preoccupazioni per la diffusione del virus e la necessità di intervenire sulla scuola -sottolinea Cervi-, gli agriturismi e le fattorie didattiche Cia possono essere importanti spazi alternativi alle aule, spazi dove viene garantito il distanziamento sociale necessario all’attività didattica e vengono rispettati tutti i requisiti di capienza, sicurezza e igiene. Le aziende agrituristiche potrebbero, così, svolgere un ruolo fondamentale nel sostenere i Comuni in difficoltà e, allo stesso tempo, ricavarne una fonte di reddito, andando a compensare le perdite di una stagione irrimediabilmente compromessa dal Covid-19, che ha colpito in modo drammatico tutto il settore del turismo rurale ed enogastronomico”.

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L’odio insegnato nelle scuole palestinesi

Posted by fidest press agency su giovedì, 22 ottobre 2020

Nelle scuole gestite dall’Autorità Nazionale Palestinese si continua a insegnare l’odio nei confronti di Israele e del popolo ebraico. Lo rivela uno studio di IMPACT-se (un ente di ricerca che analizza programmi e testi scolastici in base agli standard UNESCO su pace e tolleranza), secondo cui l’istruzione palestinese è permeata di antisemitismo e incitamento alla violenza e al “martirio”. Stando a questo studio, quindi, nulla sarebbe cambiato rispetto all’anno passato, dove già si era riscontrato l’imperversare dell’avversione per Israele e per gli ebrei. L’“insegnamento” più antisemita presente nei libri di testo palestinesi è la totale assenza di Israele dalle mappe geografiche. Su 200 mappe analizzate, infatti, non si fa menzione dello Stato ebraico, della sua capitale Gerusalemme, della sua storia e delle sue eccellenze (clicca qui per consultare l’intero rapporto). Per questo più di 20 membri del Parlamento europeo, provenienti da 15 nazioni, hanno chiesto alla Commissione dell’Unione Europea di trattenere parzialmente i finanziamenti all’Autorità Palestinese fino a quando non eliminerà i contenuti antisemiti dai testi scolastici. Ma c’è di più, perché un rapporto dall’Istituto Georg Eckert, con sede in Germania, affermava che all’interno dei libri scolastici studiati dai ragazzi palestinesi non ci fossero contenuti di odio contro Israele e il popolo ebraico. Peccato che quei libri non fossero forniti dall’Autorità Nazionale Palestinese, ma da Israele, che li distribuiva alle scuole della cosiddetta Gerusalemme est.Libri di testo israeliani in lingua araba destinati alle scuole palestinesi falsamente spacciati per testi scolastici palestinesi.Le domande sono molteplici.L’Istituto Georg Eckert quali libri ha analizzato? E chi doveva controllare l’operato dell’Istituto con sede in Germania? Come mai la comunità internazionale punta spesso il dito contro Israele e non c’è alcuna levata di scudi contro l’insegnamento esercitato nelle scuole palestinesi?

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Progetto dell’”Archivio Nazionale dei monumenti adottati delle scuole italiane”

Posted by fidest press agency su martedì, 20 ottobre 2020

I ragazzi del Petronio, guidati dalle professoresse Raffaella Iovine e Maria Teresa Urso, hanno realizzato una video-guida dedicata al Rione Terra. In tre minuti i ragazzi hanno sintetizzato le informazioni più importanti del sito di Pozzuoli. Il video del Petronio – che è risultata l’unica scuola vincitrice dell’area flegrea – è stato inserito nell’”Archivio Nazionale dei monumenti adottati dalle scuole italiane”.Queste le indicazioni che gli alunni hanno dato presentando il loro lavoro: “Il Rione Terra rappresenta da sempre il cuore di Pozzuoli. È il luogo dove il percorso storico della città si rende visibile attraverso la stratificazione dei tempi e coinvolge pienamente il visitatore calandolo nella realtà antica. Partendo da questa evidenza, la progettazione educativo-didattica della nostra scuola ha inserito nel curricolo la realizzazione di una guida turistica della città con lo studio dei principali siti di interesse storico-archeologico”.La scuola ringrazia per la collaborazione don Roberto Della Rocca direttore dei Beni Culturali della Diocesi di Pozzuoli e la dottoressa Maria Luisa Tardugno della Soprintendenza per i Beni Archeologici, paesaggistici e Belle Arti per l’area Metropolitana di Napoli.

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Scuola: Covid, contagi in crescita anche nelle scuole

Posted by fidest press agency su domenica, 18 ottobre 2020

Il record dei contagi a livello nazionale non risparmia le scuole, dove comunque il numero di positivi al Covid19 rimane relativamente basso. Ne dà notizia oggi il ministero dell’Istruzione, pubblicando i dati risalenti a cinque giorni fa, “alla data del 10 ottobre”, e che quindi non tengono conto dell’impennata di questo inizio settimana: “gli studenti contagiati – riferiscono dal dicastero dell’Istruzione – sono pari allo 0,080% (5.793 casi di positività), per il personale docente la percentuale è dello 0,133% del totale (1.020 casi), per il personale non docente si parla dello 0,139% (283 casi)”. ​​​​​​​Il sindacato reputa, alla luce dei casi crescenti di contagio, sempre più rilevante far riconoscere al personale scolastico, che ogni giorno rischia la propria salute, l’indennità di rischio biologico: “Una indennità forfetaria – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – servirebbe a ripagare almeno in parte del rischio biologico e del lavoro gravoso che i dipendenti degli oltre 8.200 istituti scolastici italiani sono chiamati a svolgere, ancora di più in tempo di Covid19, e per i quali continuiamo ad auspicare una uscita anticipata a 61-62 anni senza decurtazioni, tenendo anche conto dell’alta percentuale di lavoratori potenzialmente fragili e con un’alta vulnerabilità psico-fisica confermata dai dati ufficiali emessi dalle strutture preposte. Considerando anche le somme già destinate al comparto scuola, abbiamo calcolato che l’indennità si aggirerebbe sui 450 euro: una somma che, tra l’altro, permetterebbe di innalzare gli stipendi assegnati ai nostri docenti e Ata, tra i più bassi dell’area Ocse ed europea, e pertanto, alla luce della complessità della professione docente, sarebbe anche da considerare strutturale e quindi permanente”. Non sono affatto rassicuranti i dati odierni del monitoraggio, condotto dal Ministero dell’Istruzione con la collaborazione dei dirigenti scolastici, condivisi con l’Istituto Superiore di Sanità, precisano ancora dal ministero di viale Trastevere: considerando che si fermano al 10 ottobre, prima del brusco innalzamento dei casi di positività degli ultimi giorni, la tendenza sembra confermare – seppure con proporzionalità minori – i dati assoluti nazionali che hanno fatto riscontrare il record di casi di positività, seppure in presenza del numero maxi, mai riscontrato, di tamponi effettuati.

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Covid-19: numeri crescenti che arrivano dalle scuole

Posted by fidest press agency su venerdì, 9 ottobre 2020

“In Francia, dove le scuole sono state aperte appena due settimane prima di noi, la Santé Publique ha reso noto che l’apporto degli istituti scolastici sul totale dei cluster è arrivato al 32 per cento, con 285 focolai sugli 899 totali. E’ un dato emblematico per un paese con 17mila contagi. Da noi, dove manca un censimento ufficiale in quanto il ministero dell’Istruzione ha appena iniziato a farlo, un dato significativo è quello del Lazio, diffuso dall’assessore regionale Alessio D’Amato: 336 contagiati in 296 plessi scolastici. Se grossolanamente proiettassimo il dato a livello nazionale, saremmo già a non meno di tremila casi, con circa 55mila studenti e docenti in quarantena”.Il presidente dell’Unsic, ricordando che un nuovo lockdown sarebbe funesto per l’economia e richiamando il difficile equilibrio tra salvaguardia della salute pubblica e tutela economica, propone interventi per rafforzare la digitalizzazione, specie nel Mezzogiorno. E il conseguente contenimento di spostamenti e contatti diretti.“Anziché investire nei banchetti, sarebbe più utile migliorare e incrementare la didattica a distanza, almeno nelle scuole superiori, per ridurre trasbordi sui mezzi pubblici e assembramenti. Si garantirebbe così la continuità scolastica, lasciando eventualmente in presenza a scuola le interrogazioni per evitare copiature agevolate dal digitale. Certo, la presenza è importante, ma il problema è che stiamo vivendo una fase emergenziale e non la normalità: arrivare al punto di dover chiudere anche piccole aree equivarrebbe a nuovi ingenti danni economici – conclude Mamone. Preservare maggiormente studenti, professori e personale ausiliario – circa dieci milioni di persone in totale – tutelerebbe maggiormente genitori e nonni a causa dei possibili contagi familiari, prima modalità d’infezione.

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Scuola: Recovery Plan, si punta a potenziare asili nido, ricerca e formazione docenti

Posted by fidest press agency su giovedì, 24 settembre 2020

Fibra ottica in tutti gli istituti scolastici, più digitalizzazione ed e-learning, ristrutturazioni per migliorare l’efficienza energetica e antisismica, più asili nido e ricerca, formazione del personale docente e valorizzazione del patrimonio culturale: sono alcuni degli ambiti tematici previsti dalla missione “Istruzione, Formazione, Ricerca e Cultura” delle linee guida per il Recovery Plan, la cui bozza sarà presto sotto esame del Parlamento italiano in vista della consegna alla Commissione europea prevista per il prossimo mese di gennaio. Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “fa bene l’esecutivo a progettare la realizzazione di interventi strutturali mirati appositamente per stoppare la politica-vergogna dei tagli e del dimensionamento sfrenato prodotti negli ultimi anni, non solo per mano dell’ultimo Governo Berlusconi che li ha ideati e legiferati, ma anche dai successivi che non hanno mosso un dito per ritornare allo stato di offerta formativa precedente alla Legge 133 del 2008. Riteniamo, tuttavia, che il raggio di azione debba allargarsi ad altri obiettivi, come l’ampliamento degli organici e delle scuole autonome, la cancellazione delle classi pollaio e della supplentite e l’introduzione di tutte quelle figure professionali previste per legge ma mai attuate. Sono punti fondamentali: non tenerne conto nemmeno in questa occasione sarebbe grave”.
Secondo Orizzonte Scuola, la proposta dell’Italia per l’ambito scolastico ed universitario riguarderà “il cablaggio con fibra ottica delle infrastrutture scolastiche e universitarie da riqualificare anche in chiave di efficienza energetica e antisismica, ma anche l’arrivo di infrastrutture per e-learning e il potenziamento degli asili e i nidi tra zero e sei anni. Tra i ‘capitoli’” previsti c’è “anche il potenziamento della ricerca, la riqualificazione e formazione del personale docente, la digitalizzazione dei processi e degli strumenti di apprendimento. Si punta anche a nuovi strumenti digitali per la tutela del patrimonio culturale”.

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Riaprono le scuole e ripartono, in grande, anche i nuovi progetti didattici delle Gallerie degli Uffizi

Posted by fidest press agency su martedì, 22 settembre 2020

Firenze. Proprio nell’anno segnato dalla pandemia, i programmi per le scuole del museo fiorentino crescono e si ampliano, estendendosi oltre il territorio di Firenze e toccando potenzialmente altre regioni grazie ad una nuova modalità da effettuarsi “a distanza”. È il percorso “Ambasciatori digitali dell’arte”, ora lanciato dagli Uffizi: alle classiche attività programmate per i ragazzi negli spazi museali (ed ora declinate in modo che possano svolgersi nel pieno rispetto del distanziamento sociale e delle norme anti-Covid) se ne affiancano adesso molte altre, da svolgere in collegamento con il museo attraverso internet, direttamente nella propria sede scolastica. Questo consente agli Uffizi di coinvolgere per la prima volta, oltre agli istituti del territorio fiorentino (da sempre protagonisti di questi programmi) anche scuole toscane ed extraregionali, ampliando esponenzialmente il numero di alunni coinvolti.I nuovi programmi, ora pubblicati online, sono consultabili all’indirizzo https://www.uffizi.it/pagine/didattica; i docenti interessati potranno presentare richiesta di partecipazione inviando il modulo di iscrizione, debitamente compilato, via mail a ga-uff.scuolagiovani@beniculturali.it dal 5 al 25 ottobre 2020.

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