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“Il nuovo secolo sarà all’insegna dell’Asia: opportunità post-pandemia”

Posted by fidest press agency su venerdì, 12 marzo 2021

A cura di Patrick Zweifel, Chief Economist, e Luca Paolini, Chief Strategist di Pictet Asset Management. A un anno dallo sconvolgimento sociale ed economico provocato dalla pandemia di COVID-19, l’Asia sta emergendo dalla crisi più forte di prima e con un’influenza maggiore sulla scena mondiale, spostando sempre più a oriente il centro di gravità economico del pianeta. Grazie alla gestione esemplare della pandemia, l’attività economica in tutta la regione è tornata ai livelli pre-COVID-19. (La sicurezza e la resilienza al COVID asiatiche sono considerate le migliori al mondo.) Inoltre, le politiche economiche anticrisi del blocco asiatico sono state prudenti e misurate, a differenza di quanto avvenuto in Occidente, dove i governi e le banche centrali sono stati costretti ad adottare misure estreme. Prendiamo la Cina. Sebbene sia stata l’epicentro della pandemia, le istituzioni politiche della regione non hanno dovuto ricorrere a un’eccessiva generosità fiscale o monetaria. La Cina non ha assistito a un aumento dei prestiti di proporzioni simili a quello delle economie sviluppate. La seconda economia mondiale è entrata in crisi con il debito pubblico al di sotto del 50% del PIL, che prevediamo salirà al 67,7% entro il 2022.Il quadro è simile nel resto dell’Asia emergente, più favorevole rispetto a quello delle economie del G5, in cui il rapporto debito-PIL medio dovrebbe superare il 150% entro il 2022. In altre parole, l’Asia è riuscita a sostenere la crescita senza gettare i semi di rischi finanziari futuri. Prevediamo un forte rimbalzo della crescita del PIL del blocco pari all’8,9% nel 2021, ben al di sopra delle economie avanzate, che dovrebbero crescere solo del 4,9%. Questo risultato appare ancora più solido prendendo in considerazione anche la lieve contrazione registrata dall’economia della regione durante lo scorso anno, appena dello 0,2%, rispetto al 5,2% delle controparti sviluppate. L’efficace gestione della pandemia da parte dell’Asia e la sua resilienza economica sono la naturale conseguenza di una serie di riforme strutturali rivoluzionarie che la regione ha promosso negli ultimi 20 anni, un processo a nostro avviso destinato a proseguire a ritmo ancora più elevato nel prossimo decennio. Dalla crisi valutaria alla fine degli anni ’90, le nazioni asiatiche hanno rafforzato le loro basi per una prosperità a lungo termine, riformando il proprio contesto istituzionale, normativo e del mercato dei capitali e promuovendo la competitività a livello internazionale.Un altro pilastro della ripresa economica post-pandemia è un’integrazione regionale più profonda. Nel mese di novembre i mercati emergenti asiatici hanno presentato un nuovo ambizioso accordo commerciale, il Regional Comprehensive Economic Partnership Agreement (RCEP), che riguarda gli scambi di merci, servizi e investimenti tra 15 Paesi che insieme rappresentano il 30% della popolazione mondiale. L’accordo dovrebbe contribuire a stimolare ulteriormente la crescita a lungo termine, riducendo le barriere commerciali e aumentando ulteriormente gli investimenti diretti esteri.Nonostante la pandemia, gli investimenti esteri diretti (foreign direct investment, FDI) asiatici rimangono resilienti. Nel 2020 la Cina ha superato gli Stati Uniti come maggior destinatario di FDI al mondo, attirando 163 miliardi di dollari. I Paesi del sud-est asiatico, come il Vietnam, meno sviluppati delle controparti settentrionali, dovrebbero trarre il massimo vantaggio dal nuovo accordo, in quanto rappresentano la base manifatturiera che approfitterà della domanda degli importatori desiderosi di diversificare al di fuori della Cina.
Il Vietnam è una delle nazioni asiatiche più dinamiche: offre un’elevata stabilità politica, un mercato globale profondamente integrato e abbondante manodopera, con la sua giovane popolazione di 100 milioni di persone. Inoltre, la gestione efficace della pandemia ha contribuito a rafforzare le credenziali del Paese. Grazie alla posizione geografica strategica per i collegamenti tra la Cina e il resto dell’Asia, il Vietnam dovrebbe attrarre una quota maggiore di FDI nei prossimi anni. A livello di macro-regione, gli standard di vita asiatici stanno migliorando rapidamente e la sua popolazione sta diventando sempre più urbana e benestante. Entro la fine del prossimo decennio l’Asia avrà due terzi della classe media del pianeta , le cui abitudini di consumo e di investimento trasformeranno il panorama economico.La crescente importanza dell’Asia sulla scena economica mondiale avrà conseguenze di ampia portata per gli investitori, non ultimo perché i mercati finanziari non ne hanno ancora preso atto. Uno sguardo agli indici azionari e obbligazionari mondiali mostra che l’Asia è sorprendentemente sottorappresentata. L’Asia emergente costituisce solo il 10% dell’indice dei mercati azionari globali e solo il 3% di quello obbligazionario, sebbene rappresenti circa il 24% sia dell’economia mondiale, sia degli utili societari globali. Si dice da tempo che se il XIX secolo è appartenuto all’Europa e il XX secolo agli Stati Uniti, il XXI secolo appartiene all’Asia. La regione è pronta ad aggiudicarsi una fetta sempre maggiore degli investimenti internazionali, man mano che i suoi strumenti finanziari si vanno trasformando in una classe di attivi strategica. Gli investitori dovranno modificare la composizione del proprio portafoglio per riflettere il peso crescente dell’economia asiatica.

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Goffredo Fofi: Il secolo dei giovani

Posted by fidest press agency su martedì, 27 ottobre 2020

James Dean e gli altri collana le Onde, pp. 160, 10 euro La nave di Teseo. Con il rifiuto delle borghesie che avevano mandato a morire milioni di giovani, dopo la I e la II guerra mondiale nacque una “questione giovanile” che invase le arti e la società ed ebbe il suo sbocco nel ’68, e terminò con l’amara sconfitta negli anni ’70 e ’80 di ogni illusione di poter “cambiare il mondo e cambiare la vita”. James Dean ne fu un esempio rivelatore nei film e nella vita, tormentato adolescente dentro la società del benessere.Gli incauti ed entusiasti studiosi che hanno osato chiamare il ’900 “il secolo dei giovani” non pensavano certamente al numero dei giovani morti nelle due guerre (e nelle tante altre che lo hanno insanguinato, col pretesto di questa o quella ideologia), ma alle nuove forme di protagonismo giovanile che si affermarono in reazione alle due “grandi” guerre, e ai modi di neutralizzarle messi in atto nel mondo occidentale capitalista dopo la seconda, con la diffusione o imposizione dei modelli della american way of life, infine vincenti. Il dominio parte sempre dai giovani, si serve dei giovani, manda al massacro i giovani per primi, e questo il Novecento ha saputo ben ricordarcelo, insegnarcelo.

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La lezione che viene dal XX secolo

Posted by fidest press agency su domenica, 23 agosto 2020

E’ il secolo che ha visto affermarsi, come portato e degenerazione dell’hegelismo, di destra e di sinistra, e come reazione a gravi squilibri economici e sociali, il fascismo, il nazismo, il comunismo. Anche se occorrerà attendere la fine del “secolo breve” per assistere al definitivo crollo di queste visioni, già nel 1936 Maritain prevedeva che il comunismo, nella sua concreta attuazione in Russia secondo gli schemi della teoria marxista-leninista, sarebbe caduto perché non vivibile, perché contrario alla più profonda natura dell’uomo. Attingendo anche alla tradizione americana e muovendo lungo linee di pensiero che passano attraverso Rosmini e Newman, e in Italia attraverso Toniolo e Sturzo, egli dimostrò il fondamentale accordo tra democrazia, libertà e cristianesimo, riconducendo la sovranità dello Stato al popolo. È senza dubbio un passaggio, ma temiamo non si possa considerare l’ultimo dato che la democrazia, come la stiamo vivendo, lascia ampi margini di insoddisfazione. Per certi versi la democrazia è diventata un alibi per favorire gli abusi in nome del garantismo. In questo contesto ci avviciniamo di più al concetto di “società aperta” vagheggiata da Popper che si fonda sull’idea della fallibilità umana, sulla necessità della tolleranza e dell’educazione degli individui. In questa concezione, il mercato è più efficiente e produttivo di un sistema di pianificazione centralizzata, che fatalmente conduce al totalitarismo. Per certi versi all’opposto incontriamo Hayek secondo cui la dimensione economica prevale su quella filosofica e spirituale. Nel suo sistema di pensiero, infatti, la libertà è importante, non come valore in sé ma in primo luogo per le sue conseguenze economiche. Per Sen, premio Nobel per l’economia, l’individuo tende all’eudaimonia, ovvero alla felicità come scopo della vita.
Se ne deduce che l’economia è parte integrante della vita di una comunità; l’elevata disponibilità di beni materiali e soprattutto una loro equa distribuzione sono una componente importante del benessere della società. Non si tratta di contrapporre l’avere all’essere, ma in un contesto concreto riflettere in che misura l’avere può contribuire all’essere. La partecipazione alla vita civile si sostanzia soprattutto nell’attività lavorativa.
Dobbiamo ora chiederci se la “formula capitalistica” non diventi un’altra “non vivibilità” come lo è stato il marxismo-leninismo e se dobbiamo attenderci un altro collasso mentre ancora stiamo ruotando intorno ad un’idea ancora vaga e poco tracciata di una società diversa e più adatta a essere indossata dalla società del futuro. (Riccardo Alfonso)

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Depressione: sfida del secolo

Posted by fidest press agency su sabato, 19 ottobre 2019

Nel nostro Paese oltre 3 milioni di persone soffrono di depressione. Tra queste più di 2 milioni sono donne. Nonostante la depressione sia stata riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come la prima causa di disabilità a livello mondiale, solo 1 paziente su 2 riceve un trattamento corretto e tempestivo.Eppure, soprattutto quando parliamo delle forme più severe di depressione – in particolare quella maggiore che colpisce circa il 2% della popolazione italiana, con una netta prevalenza femminile – ci riferiamo ad una malattia fortemente invalidante che ha un elevato impatto sia sulla qualità di vita di chi ne soffre e dei caregiver, sia sui costi sociali. Basti pensare che da una recente indagine su più di 300 pazienti italiani, le giornate di lavoro perse ogni anno sono mediamente 42, circa 1 giorno a settimana. Risulta quindi doveroso da parte di tutti gli attori prendere parte ad una call to action concreta per un impegno concreto.In occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale – che si celebrerà il 10 ottobre – si svolge oggi a Milano “Depressione sfida del secolo, verso un piano nazionale per la gestione della malattia” organizzato da Janssen, farmaceutica del gruppo Johnson&Johnson, impegnata da oltre 60 anni nell’area della salute mentale e da Onda, Osservatorio Nazionale sulla salute della donna e di genere.Obiettivo dell’incontro è accendere i riflettori sulla depressione maggiore, una patologia grave ma molto spesso dimenticata e sottovalutata nonostante secondo l’OMS – Organizzazione Mondiale della Sanità – è la prima causa di disabilità ed è destinata a diventare la prima causa di spesa sanitaria entro il 2030. E non è un caso se la Giornata Mondiale di quest’anno è dedicata alla prevenzione del suicidio (1 ogni 40 secondi ci dice l’OMS), una realtà purtroppo legata a doppio filo alle forme di depressione più severe e resistenti ai trattamenti. La depressione maggiore – se non correttamente trattata – è infatti associata a un’elevata mortalità, stimata intorno al 15%. Nei pazienti affetti da disturbi dell’umore, la messa in atto di almeno un tentativo suicidario nel corso della vita arriva a coinvolgere un individuo ogni tre.

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Il tratto distintivo del nostro secolo

Posted by fidest press agency su lunedì, 29 agosto 2011

E di quello che ci ha preceduti. Il secolo XX è stato quello dell’esplosione demografica. Il secolo XXI lo sarà per l’invecchiamento della popolazione. Sta ora da vedere quanto rapido sarà questo processo dato che se sarà troppo rapido rischierà di tramutarsi in un invecchiamento sociale ed economico e, quindi, di una involuzione dell’intera società. Va, tuttavia, fatta una precisazione. Il processo d’invecchiamento è positivo perché deriva da due vittorie che l’umanità ha inseguito per millenni, cioè eliminare le morti precoci e controllare le nascite non desiderate. Si tratta quindi, di farlo procedere con una maggiore gradualità per trovare un adattamento dinamico a questa mutazione demografica. Questo rallentamento è imposto dalla lentezza dei nostri processi istituzionali. Pensiamo a quanto lente sono state le prime riforme del mercato del lavoro in Italia per il lavoro interinale, per il lavoro part-time e via di questo passo. Ma la democrazia avanza e non sta ad aspettare. Tutto questo per dire che le mutazioni demografiche sono silenziose e dirompenti e, se sono troppo veloci, diventano ingestibili.(Riccardo Alfonso http://www.fidest.it)

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Un secolo d’arte da Sartorio a Scialoja

Posted by fidest press agency su lunedì, 18 ottobre 2010

Roma, 20 ottobre 2010 ore 11.30 Complesso del Vittoriano Salone Centrale Via San Pietro in Carcere  Intervengono:  Cesare Romiti, Presidente dell’Accademia di Belle Arti di Roma Gerardo Lo Russo, Direttore dell’Accademia di Belle Arti di Roma Antonio Abbate, Assessore alla Cultura della Provincia di Frosinone   i Curatori della Mostra  Tiziana D’Acchille Anna Maria Damigella Gabriele Simongini
Gli artisti-maestri selezionati sono una cinquantina con circa 110 opere tra dipinti, progetti decorativi, acquerelli, disegni, incisioni e sculture, provenienti da musei, collezioni private e da eredi di artisti, in massima parte conservati in sedi romane, con molti inediti di grande qualità.  L’esposizione, che si avvale del patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Comune di Roma – Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione -, è promossa dall’Accademia di Belle Arti di Roma, presieduta da Cesare Romiti e diretta da Gerardo Lo Russo, dalla Regione Lazio – Dipartimento Sociale, Direzione Istruzione, Programmazione dell’Offerta scolastica e formativa e Diritto allo studio -, dal Ministero dell’Istruzione e dell’Università – Direzione Generale per l’Alta Formazione Artistica e Musicale.

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